CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Wednesday, August 01, 2018

ISOLA DELLE FEMMINE ROSA SPATOLA E GIOVANNI D'ANGELO RICORSO AL TAR SENTENZA N N. 01731/2018 REG.PROV.COLL N. 01045/2014 REG.RIC

ISOLA DELLE FEMMINE ROSA SPATOLA E GIOVANNI D'ANGELO RICORSO AL TAR SENTENZA N N. 01731/2018 REG.PROV.COLL N. 01045/2014 REG.RIC

Pubblicato il 01/08/2018



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1045 del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da 
Rosa Spatola e Giovanni D'Angelo, rappresentati e difesi dall'avvocato Massimo Blandi, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Emilia n. 23; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Principe Granatelli, n. 37; 
quanto al ricorso principale per l'annullamento
- dell'ordinanza n. 17 del 21.3.2014, notificata il 25 marzo successivo, con cui il Responsabile del Settore 3° - Tecnico - Urbanistica - ha ingiunto il ripristino dello stato dei luoghi mediante lo smontaggio delle strutture che vi insistono, costituite da due chioschi in legno, in Isola delle Femmine, via lungomare Eufemio;
- di ogni altro provvedimento presupposto, connesso e consequenziale
e la conseguente condanna al risarcimento del danno
quanto al ricorso per motivi aggiunti, per l’annullamento
- della determinazione n.35 del 5.6.2014, notificata il 10 giugno 2014, con cui il Dirigente del Settore Economico e Finanziario del Comune di Isola delle Femmine, ha respinto la richiesta di suolo pubblico avanzata dal ricorrente D'Angelo Giovanni per il mantenimento dei due chioschi oggetto dell'ordinanza di sgombero n. 17 del 21.3.2014, notificata il 25 marzo successivo ed impugnata con il ricorso principale.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 giugno 2018 il dott. Calogero Commandatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
1. Con ricorso ritualmente notificato e depositato presso la Segreteria di questo T.A.R., Rosa Spatola, in quanto affittuaria di azienda, e Giovanni D'Angelo, nella qualità di concedente, hanno impugnato l’ordinanza indicata in oggetto.
2. I ricorrenti hanno premesso che la Sig.ra Spatola Rosa svolgeva, nel territorio comunale di Isola delle Femmine, l'attività di ristorazione in due chioschi in legno oggetto di un contratto di affitto di azienda stipulato con il Sig. D'Angelo Giovanni.
Parte ricorrente ha evidenziato di avere sempre svolto l’attività munita di regolare certificato di agibilità da ultimo rilasciato il 4 marzo 2010, (n. 2/2010) con validità fino al 25 maggio 2010.
Ha aggiunto che il Sig. D’Angelo Giovanni, in data 16 novembre 2010, aveva richiesto il formale rinnovo senza ottenere espresso e puntuale riscontro da parte dell’amministrazione comunale.
A seguito di un controllo da parte dei vigili urbani del 13 gennaio 2014, accertata la carenza di tale certificazione, era stata emessa l’ordinanza impugnata con il ricorso principale.
3. L’amministrazione intimata, costituendosi in giudizio, chiedeva il rigetto del ricorso.
4. Con ricorso per motivi aggiunti, parte ricorrente impugnava, inoltre, il provvedimento di rigetto di concessione del suolo pubblico.
5. Il Comune intimato replicava a tali motivi eccependone l’inammissibilità per mancanza di connessione con il ricorso principale; nel merito chiedeva il rigetto del ricorso.
6. Accolta l’istanza cautelare sul provvedimento impugnato con il ricorso principale, all’udienza del 12 giugno 2018 la causa è stata posta in decisione.
DIRITTO
1. Il ricorso principale deve essere rigettato.
2. Ed invero, con il primo motivo la parte ricorrente evidenzia l’illegittimità dell’ordinanza giacché, a fronte dell’istanza depositata il 16 novembre 2010, l’agibilità avrebbe dovuto considerarsi sussistente in ragione del silenzio assenso formatosi ex art. 25, comma 4, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
2.1 La doglianza è infondata.
2.2 Come puntualmente evidenziato dalla difesa del Comune resistente, pur volendo affermarsi la formazione del silenzio assenso in ordine all’istanza depositata il 16 novembre 2010, deve evidenziarsi come tale certificazione avrebbe avuto validità temporale limitata poiché indefettibilmente correlata alla temporanea validità dei titoli edilizi rilasciati per i chioschi (cfr. T.A.R. Piemonte, Sez. II, 17 gennaio 2018, n. 93 e Cons. Stato, Sez. IV, 13 febbraio 2017, 602).
Sottolinea in modo condivisibile la difesa del Comune come l’autorizzazione edilizia, connessa e costituente presupposto giuridico dell’istanza per il rilascio della certificazione di agibilità richiesta il 16 novembre 2010, fosse scaduta il 31 dicembre 2010, sicché, da tale data, per gli anni successivi (2011, 2012 e 2013) e fino alla data della verifica operata dai vigili urbani, la certificazione di agibilità deve reputarsi senza dubbio insussistente e, ogni caso, non concedibile (neppure tramite il meccanismo del silenzio - assenso [cfr. T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 9 giugno 2017, n. 3119).
3.2. Evidenzia, inoltre, l’amministrazione resistente che anche i titoli edilizi erano ormai scaduti alla data del 31 dicembre 2011, sicché l’attività di ristorazione era ormai svolta non solo in carenza di regolare certificato di agibilità, ma altresì in assenza di regolare titolo edilizio per i chioschi e l’annessa piattaforma.
Tale assunto non è stato in alcun modo contestato dalla parte ricorrente.
3.3 L’assoluta carenza del titolo di agibilità e dei titoli edilizi autorizzativi hanno imposto l’adozione dell’ordinanza impugnata con il ricorso principale quale espressione di un potere vincolato che non riserva in capo all’amministrazione nessun margine di comparazione d’interessi (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. II, 4 aprile 2018, n. 2168 e Cons. Stato, Sez. VI, 3 ottobre 2017, n. 4580).
La giurisprudenza citata dalla parte ricorrente in seno all’atto introduttivo del presente giudizio appare del tutto inconferente poiché relativa ad ipotesi, diverse rispetto a quella che ci occupa, di pendenza di procedimenti di rilascio del titolo autorizzativo o di concessione in sanatoria o, ancora, di violazioni di prescrizioni di un titolo autorizzativo valido ed efficace.
4. Non pertinente appare, allora, il secondo motivo di doglianza, poiché l’ordinanza impugnata con il ricorso principale si fonda sull’assenza dei titoli edilizi e di agibilità, non inerendo i profili di illegittima occupazione del suolo pubblico.
5. Il ricorso per motivi aggiunti è inammissibile e, in ogni caso, infondato.
5.1 Ed invero, come evidenziato dalla parte resistente, non si rinviene nessuna connessione ex art. 43 c.p.a. tra l’ordinanza impugnata con ricorso principale che si fonda sull’assenza dei titoli edilizi e di agibilità e l’impugnazione del rigetto di concessione del suolo. Nessun collegamento sussiste tra il provvedimento impugnato con il ricorso principale e quello impugnato con motivi aggiunti giacché anche ove quest’ultimo venisse, in tesi, accolto, nessun effetto si produrrebbe in capo all’ordinanza poiché persisterebbero le violazioni afferenti all’assenza dei titoli edilizi e di agibilità.
Tale ricorso non può neppure qualificarsi come ricorso autonomo poiché notificato al domicilio eletto ai sensi dell’art. 43, comma 2, c.p.a. e non direttamente all’amministrazione intimata, sicché, sotto tale profilo, sarebbe tardivo e, quindi, irricevibile.
5.2 Pur accertata inammissibilità del ricorso per motivi aggiunti, il Collegio ne evidenzia, in ogni caso, l’infondatezza.
5.3 Relativamente al primo motivo, la ricorrente afferma che in ragione del disposto dell’art. 32 del regolamento del Consiglio Comunale dell’Isola delle Femmine n. 69 del 18.12.2009 si dovrebbe ritenere rilasciata, per silenzio-assenso, la concessione del suolo pubblico. Come correttamente evidenziato dalla difesa dell’amministrazione resistente, tale specifica previsione regolamentare può operare solo a fronte di concessioni e autorizzazioni per occupazione di suolo pubblico e di aree private soggette a servitù di servizio pubblico già rilasciate al momento di entrata in vigore del regolamento, ossia il 1° gennaio 2010. Tale circostanza è stata documentalmente smentita dalla difesa dell’amministrazione resistente che ha puntualmente eccepito come il dante causa dell’odierna ricorrente abbia ottenuto l'ultimo provvedimento autorizzazione temporanea di spazi ed aree pubbliche il 27.2.2008 con efficacia fino al 31.12.2008.
Ne consegue, pertanto, l’inapplicabilità del meccanismo di rinnovo tacito previsto dal citato art. 32 del regolamento comunale.
Le istanze avanzate in data 18.5.2011 e in data 4.10.2011 dal dante causa della ricorrente e volte ad ottenere le concessioni di suolo pubblico devono qualificarsi come richieste ex novo cui non si può applicare l’istituto del silenzio-assenso di cui all’art. 20, l. n. 241/1990 (Cons. Stato, Sez. V, 9 maggio 2017, n. 2109).
5.4 In ordine alla seconda censura, la stessa ricorrente non nega che le opere insistessero entro nella fascia di 150 metri dalla battigia, reputando però inapplicabile il vincolo di inedificabilità trattandosi di costruzioni che ricadono all'interno dei porti così come previsto dall’art. 89, comma 12, L.R. n. 6/2001 secondo cui “Per l'esecuzione delle opere da eseguirsi all'interno dei porti e per la realizzazione degli impianti di depurazione non sussiste l'obbligo di arretramento previsto dall'articolo 15, comma primo, lettera a), della legge regionale 12 giugno 1976, n. 78,
L’assunto della ricorrente non può essere condiviso.
Ed invero, la citata norma regionale non prevede una deroga indiscriminata alla realizzazione di opere all’interno dei porti, ma, in ragione dell’accostamento, di natura tecnica, agli impianti di depurazione, ne consente la realizzazione solo ove strumentali al funzionamento degli stessi (cfr. T.A.R.S., Catania, Sez. III, 28 dicembre 2012, n. 3072 secondo cui «in tal senso depone, altresì, l’uso contenuto nella norma del termine “opere”, maggiormente riferibile a “strutture”, piuttosto che “costruzioni”, che meglio avrebbero indicato la possibilità di una generalizzata “urbanizzazione” all’interno dei porti destinati al diporto») tra cui non rientrano le opere per cui è causa.
Non pertinente appare il richiamo alla disciplina dettata dalla L.R. n. 65/1981 poiché tale normativa regola il conflitto tra strumenti urbanistici generali e piano regolatore portuale (il P.R.P.) prevedendo la prevalenza del secondo, ove adottato.
Nel caso che ci occupa, così come rappresentato dallo stesso ricorrente, il P.R.P. non è stato adottato, sicché devono considerarsi pienamente vigenti e applicabili del prescrizioni del P.R.G. l’argomentazione spesa da parte ricorrente in ordine all’adozione del piano regolatore portuale
A nulla può rilevare che i precedenti provvedimenti di autorizzazione siano stati regolarmente concessi nonostante tale previsione normativa poiché il legittimo affidamento del privato non può intendersi quale limite per l’amministrazione di determinarsi, in occasione del riesercizio del potere amministrativo, in modo conforme alla normativa vigente così correggendo precedenti attività illegittime.
6. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso principale e sul ricorso per motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li rigetta.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che si liquidano in 1.500,00 (millecinquecento) EUR per compensi, comprensivi del rimborso delle spese ex art. 2, comma 2, del d.m. n. 55/2015, oltre al rimborso della C.P.A. e dell’I.V.A., nella misura di legge, se dovute.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 12 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Maria Cappellano, Consigliere
Calogero Commandatore, Referendario, Estensore

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=3I3SI6THDT2YAPZQ53AX6VJAGA&q=ISOLA%20or%20DELLE%20or%20FEMMINE 
 


L'ESTENSORE 
ISOLA DELLE FEMMINE ROSA SPATOLA RICORSO AL TAR SENTENZA N. 01732/2018 REG.PROV.COLL N. 00833/2014 REG.RIC


Pubblicato il 01/08/2018 .
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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 833 del 2014, proposto da 
Rosa Spatola, rappresentata e difesa dall'avvocato Massimo Blandi, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Emilia, n. 23; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Principe Granatelli, n. 37; 
per l'annullamento
-dell’ordinanza n. 7 del 21.1.2014, notificata in pari data, con cui il Responsabile del Settore 5° - Tecnico e Lavori Pubblici - ha disposto la cessazione dell'attività e la chiusura dell'esercizio pubblico di somministrazione di alimenti e bevande, tipologia A, nel locale sito in Isola delle Femmine, via lungomare Eufemio, condotto dalla Sig.ra Spatola Rosa;
- di ogni altro provvedimento presupposto, connesso e conseguenziale, quali il verbale di accertamento violazione alle norme sul commercio su aree pubbliche n. 1 del 13.1.2014, ed il Verbale di ispezione di esercizio pubblico dello stesso giorno, redatti dal Comando Polizia Municipale dello stesso Comune.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 giugno 2018 il dott. Calogero Commandatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
1. Con ricorso ritualmente notificato e depositato presso la Segreteria di questo T.A.R. la ricorrente ha impugnato l’ordinanza indicata in oggetto premettendo di condurre in affitto, nel territorio del Comune di Isola delle Femmine, l'azienda del Sig. D'Angelo Giovanni, avente ad oggetto l’attività di ristorazione svolta in due chioschi di legno.
Ha evidenziato di avere sempre svolto l’attività munita di regolare certificato di agibilità da ultimo rilasciato il 4 marzo 2010, (n. 2/2010) con validità fino 25 maggio 2010.
Ha aggiunto che il concedente, in data 16 novembre 2010, aveva richiesto il formale rinnovo di tale certificazione, senza ottenere espresso riscontro dall’amministrazione.
A seguito di un controllo da parte dei vigili urbani del 13 gennaio 2014, accertata la carenza di tale certificazione, era stata emessa l’ordinanza impugnata.
2. L’amministrazione intimata, costituendosi in giudizio, chiedeva il rigetto del ricorso.
3. Rigettata l’istanza cautelare, all’udienza del 12 giugno 2018 la causa è stata posta in decisione.
DIRITTO
1. Il ricorso deve essere rigettato.
2. Il gravame è, infatti, affidato ad un unico motivo con il quale la ricorrente evidenzia l’illegittimità dell’ordinanza giacché, a fronte dell’istanza depositata il 16 novembre 2010, l’agibilità avrebbe dovuto considerarsi sussistente in ragione del silenzio assenso formatosi ex art. 25, comma 4, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
3. La doglianza è infondata.
3.1 Ed invero, come puntualmente evidenziato dalla difesa del Comune resistente, pur volendo affermarsi la formazione del silenzio assenso in ordine all’istanza depositata il 16 novembre 2010, deve evidenziarsi come tale certificazione avrebbe avuto validità temporale limitata poiché indefettibilmente connessa e dipendente con la temporanea validità dei titoli edilizi rilasciati per i chioschi (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, 24 marzo 2017, n. 1624).
Sottolinea la difesa del Comune come l’autorizzazione edilizia, connessa all’istanza per il rilascio del certificato di agibilità del 16 novembre 2010, fosse scaduta il 31 dicembre 2010, sicché, da tale data e per gli anni successivi (2011, 2012 e 2013), non può dubitarsi dell’assoluta impossibilità di ottenere il rilascio di tale certificazione, per la quale, tra l’altro, non è stata avanzata nessuna specifica istanza.
3.2 L’assoluta carenza del titolo di agibilità ex art. 17 ter, comma 3, del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 impone l’adozione dell’ordinanza impugnata quale espressione di un potere vincolato che non riserva in capo all’amministrazione nessun margine di comparazione d’interessi.
La giurisprudenza citata dalla parte ricorrente in seno all’atto introduttivo del presente giudizio appare del tutto inconferente poiché inerente alle diverse ipotesi, rispetto a quella che ci occupa, di pendenza di procedimenti di rilascio del titolo autorizzativo o di concessione in sanatoria o, ancora, di violazioni di prescrizioni di un titolo autorizzativo valido ed efficace.
4. Consegue, pertanto, il rigetto del ricorso e della connessa domanda risarcitoria.
5. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore dell’amministrazione resistente che si liquidano in 1.500,00 (millecinquecento/00) EUR per compensi, comprensivi di rimborso spese forfettarie ex art. 2, comma 2, del d.m. n. 55/2014, oltre al rimborso della C.P.A. dell’I.V.A., nella misura di legge, se dovute.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 12 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Maria Cappellano, Consigliere
Calogero Commandatore, Referendario, Estensore
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Calogero CommandatoreMaria Cristina Quiligotti


2014 21 GENNAIO ORDINANZA 6 21 GENN 2014 CHIUSURA ESERCIZIO SPATOLA ROSA 24 03 72 RISTORANTE EX POMIERO LUNGOMARE EUFEMIO ASSENZA AGIBILITA'

2014 2 APRILE GIUNTA 45 2014 26 MARZO GIUNTA 45 AVV PELLEGRINO TAR PA 831 833 1045 2014 SPATOLA ROSA DANGELO GIOVANNI CL ED DE RICORSO AL TAR DI PALERMO

2014 21 GENNAIO ORDINANZA 6 21 GENN 2014 CHIUSURA ESERCIZIO SPATOLA ROSA 24 03 72 RISTORANTE EX POMIERO LUNGOMARE EUFEMIO ASSENZA AGIBILITA'

2014 21 GENNAIO ORDINANZA 7 21 GENN 2014 CHIUSURA ESERCOIZO SPATOLA ROSA 24 03 72 RISTORANTE EX POMIERO LUNGOMARE EUFEMIO ASSENZA AGIBILITA' albpdf

2014 21 MARZO COMMISSIONE ORDINANZA DI RIPRISTINO n 18 D'ANGELO GIOVANNI CL ED DE SAS PONTILE ABUSIVISMO LUNGOMARE EUFEMIO ISOLA DELLE FEMMINE

2014 21 MARZO ORDINANZA GIAMBRUNO 17 GAZEBO PONTILE E DARSENA D'ANGELO GIOVANNI SPATOLA ROSA CL ED DE S.A.S. D'AMGELO GIOVANNI

2014 25 LUGLIO CL ED DE SAS D'AMGELO SENT 412 2014 RIC 613 14 29 04 14 ROSA SPATOLA SENT 373 14 RIC 1045 14 2014 2 MAGGIO SPATOLA ROSA SENT 368 14 RIC 833 14 CL ED DE

2014 25 LUGLIO SENT 412 14 RIC 613 14 SENT 369 14 RIC 831 14 D'ANGELO GIOVANNI Cl Ed De s.as. di D'ANGELO GIOVANNI PONTILE RICORSO TAR 412 2014 (1)

2014 25 LUGLIO SENTENZA 413 2014 RIC 614 2014  2014 29 APRILE SENTENZA 373 2014 RIC 1045 2014 D'ANGELO GIOVANNI 2015 2 MAGGIO ROSA SPATOLA SENTENZA 368 2014 RIC 833 2014 2014
ABUSIVISMO, BOLOGNA, BRUNO MARIA LAURA, CHIOSCHI, CL ED DE SAS, D'ANGELO GIOVANNI, DARSENA, DEMANIO, GIAMBRUNO, IL PONTILE, MELIA, messina, MINAFRA,ORDINANZA RIPRISTINO, pomiero, PORTOBELLO,SOPRALUOGO, SPATOLA ,SUAP

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