CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Saturday, September 30, 2017

2015 23 SETTEMBRE VICESINDACO MANNINO DETRMINA 104 INCARICO DITTA FERRANTE GIACOMO PASS DELL'AQUILA 00747370823 GIARDINELLO MINAFRA 181 DETERMINA PAGAMENTO

2015 23 SETTEMBRE VICESINDACO MANNINO DETRMINA 104 INCARICO DITTA FERRANTE GIACOMO PASS DELL'AQUILA 00747370823 GIARDINELLO MINAFRA 181 DETERMINA PAGAMENTO
2015 11 DICEMBRE FERRANTE GIUSEPPE 17. 04 1980 FIGLIO DI GIACOMO  CASSAZIONE  SENTENZA 2741 2016  SENTENZA APPELLO PA 3765 12 02 2014 FURTO A ISOLA 1 MARZO 2009 
Riceviamo e pubblichiamo:
DICHIARAZIONE A VERBALE DEL SINDACO SIGNOR STEFANO BOLOGNA AL CONSIGLIO COMUNALE DEL 5 OTTOBRE CHE RIVELA LE MOTIVAZIONI DELL'INEFFICIENZA DELLA MACCHINA BUROCRATICA AMMINISTRATIVA DEL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE 


Addio a Gianna Franco, anima del teatro torinese

Addio a Gianna Franco, anima del teatro torinese

E' stata fondatrice del Gran Serraglio, sua la prima idea dello Juvarra

Instancabile organizzatrice, capace di raccogliere attorno alle sue idee persone altrettanto appassionate, "donna di teatro" prima di tutto ma anche curiosa di temi apparentemente lontani come la scienza, la psicologia, la medicina alternativa: è morta oggi Gianna Franco, una delle anime dell'ex Teatro Juvarra.


Gianna Franco, nata a Torino nel 1951, laureata in psicologia, ha fondato nel 1971, con Mariano Meli, Richi Ferrero e gli attori della compagnia sperimentale Zoo di Michelangelo Pistoletto, il Gran Serraglio, una delle compagnie storiche del teatro di ricerca italiano.  Nel 1985, assieme a Ferrero, divenuto nel frattempo suo marito, fonda "Il Magnifico Atelier”, gigantesca struttura industriale dove si allestiscono le installazioni di teatro urbano, si progettano e si costruiscono le scenografie per realtà esterne, come il Teatro Regio di Torino e il Museo della Scala di Milano.



Da  lei viene la spinta a occupare gli spazi del teatro Artigianelli, proprietà dei padri Giuseppini, e farne la casa del Teatro Juvarra e del Café Procope, di cui affidò la direzione a Sergio Martin, divenuto poi suo compagno di vita e da cui ha avuto un figlio.



Quando lo Juvarra fu chiuso, Gianna Franco non si diede per vinta e immaginò una nuova casa del teatro al Rettilario, nell'ex zoo di Torino: un progetto purtroppo mai andato in porto.



http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/09/30/news/addio_a_gianna_franco_anima_del_teatro_torinese-176965393/


Rassegna stampa su Giovanni Rissone

da La Repubblica del 08-03-1990

Prende il via allo Juvarra la rassegna "Follia a teatro"

Spunta dietro al sipario la passione della mente

Si comincia stasera con "La doppia vita di Anna O." Il contributo negato dell'assessorato alla Sanità




Il progetto "Follia a teatro" prende il via questa sera al teatro Juvarra con La doppia vita di Anna 0. della cooperativa Tne di Bologna, spettacolo scritto e diretto da Luigi Gozzi e ispirato a un caso psicanalitico irrisolto. La proposta viene dalla compagnia Granserraglio, e nasce da un'idea della sua presidente, Gianna Franco, grande appassionata delle tematiche psicanalitiche e dei nessi che legano il teatro con quelle che Freud definiva "le passioni della mente".
Le tecniche di concentrazione, di immedesimazione e di finzione che si esprimono nei seminari teatrali attoriali, si legge nella presentazione del progetto, sono oggi utilizzate sia in psichiatria che in psicanalisi poiché consentono risultati terapeutici di grande interesse nel percorso di riappropriazione dell'io disturbato. E non è un caso che il maggior esponente della psicanalisi italiana, Cesare Musatti, abbia scritto per il teatro tre lavori ispirati a problematiche psicanalitiche. Una conferma di come il fatto teatrale possa riprodurre nel rapporto attore-spettatore condizioni simili ai meccanismi che regolano il rapporto tra analista e paziente. "Follia a teatro" si presenta in forma ridotta rispetto alle ambizioni iniziali. Infatti è venuto a mancare, a poche settimane dall'inizio, un concreto contributo economico da parte dell'Assessorato per la Sanità della Regione Piemonte. Questo spiega l'assenza del gruppo Stalker, che da molti anni agisce all'interno degli ex Ospedali Psichiatrici di Collegno e di Grugliasco, una vera autorità in materia dei rapporti tra teatro e malattia mentale, tra "diversi" e "normali". Mancherà anche Michele di Mauro, che insieme al regista milanese Roberto Petrolini avrebbe dovuto coordinare un seminario della durata di alcuni mesi da cui sarebbe poi nato uno spettacolo. Resta immutata tuttavia la struttura portante del progetto: tre spettacoli e altrettanti dibattiti ai quali parteciperanno numerosi esponenti delle varie tendenze e scuole che compongono il variegato mondo della psicanalisi, della psichiatria e della psicoterapia.
Dopo La doppia vita di Anna 0., in scena fino all'11, sarà riproposto Ella di Herbert Achternbush, produzione '89 del Granserraglio per la regia di Richi Ferrero. E infine, solo per un giorno, il 27 marzo, sarà presentato Nemico mio -anagramma di manicomio- di e con Dario D'Ambrosi. Autore e attore molto stimato e rappresentato negli Stati Uniti, fondatore del "Teatro Patologico", D'Ambrosi sostiene che esistono strettissime parentele fra il malato di mente e l'attore, affetti entrambi da un'identica schizofrenia che confonde il piano di realtà e irrealtà, costringendo gli uni e gli altri a identità irreali e immaginarie. Tra i partecipanti ai dibattiti che seguiranno ogni prima, Nico Casagrande, uno dei sei componenti del gruppo di Basaglia; Pier Maria Furlan, che rappresenta invece la psichiatria tradizionale; Giovanni Rissone, vice-presidente di "Psichiatria democratica"; Roberto Beneduce, esponente della scuola napoletana; Paolo Henry ed Eugenio Calvi, presidente dell'albo degli psicologi recentemente fondato in Italia.
Claudia Apostolo




Quando il palcoscenico diventa un laboratorio

La doppia vita di Anna 0.Ella e l'uomo di Nemico mio che saluta tutti prima di una sua impossibile e onirica gita al mare, saranno l'occasione di un incontro-dibattito che si svolgerà al termine di ogni debutto delle tre piéces.
"Sul palcoscenico - spiega Gianna Franco, presidente del Granserraglio - compariranno i protagonisti di quel teatro che è anche la follia: psicanalisti, psichiatri, psicologi per confrontarsi col pubblico. Il teatro è inteso come esempio, testimonianza, indispensabile laboratorio d'analisi e lente d'ingrandimento delle ragioni della follia".
"Mettiamo in scena l'affannoso e tragico regno del disagio mentale in un complesso disegno che va dagli aspetti di schizofrenia, alle varie forme di nevrosi ed isteria, alla terapia mancata".
"Crediamo quindi - aggiunge Gianna Franco - che il nostro lavoro teatrale possa essere messo a disposizione del pubblico e che, tramite la presenza di operatori specifici nel cameo delle malattie mentali, si possa condurre quel confronto che è contributo all'approfondimento del problema. Ciascuna rappresentazione, dunque, sarà argomento di studio sui differenti metodi terapeutici. Registi, attori, pubblico e "addetti ai lavori" saranno coinvolti in questo teatro-verità. Non per nulla il dibattiti hanno un unico tema: "Follia e verità"".
"Il fatto teatrale - prosegue Gianni Franco - riproduce nel rapporto attore-spettatore condizioni simili ai meccanismi tipici del rapporto analista-paziente".
Agli spettacoli che proseguiranno a sipario chiuso partecipano, fra gli altri, Nico Casagrande, Paolo Henry, Pier Maria Furlan, Giovanni Rissone, Roberto Beneduce, Antonio Avagnina, Giovanni Callegari, Eugenio Calvi, Giovanni Castaldi, Giancarlo Ricci, Valeria La Via e Riccardo Vasconi.
R. P.

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http://www.giovannirissone.it/manager-sanita-pubblica-emergenza-rassegna-stampa/giovanni-rissone-19900308LaRepubblica.htm





FRANCA GIANNA,GRANSERRAGLIO,RICHI FERRERO,MELIU MARIANO,GIANNI MILANO,TORINO,TEATRO,ANNA CUCULO,CLAUDIO BONDIOLI,GIAMPAOLO BODO,DARIO TUCCI,,EZIO VERNA,MAURIZIO CAVAGLIA ,JUVARRA 

2017 25 SETTEMBRE Vuoi diventare direttore senza averne i titoli? Vieni all’ARPA Sicilia, ci pensiamo noi! 2017 13 SETTEMBRE Nella ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, dove i funzionari diventano dirigenti promossi sul campo…2017 18 MAGGIO Possibile che in Sicilia panifici e pizzerie inquinano di più delle automobili? 2017 20 MAGGIO Piano regionale per la tutela dell’aria : l’ARPA conferma il contenuto del nostro articolo

2017 25 SETTEMBRE Vuoi diventare direttore senza averne i titoli? Vieni all’ARPA Sicilia, ci pensiamo noi! 2017 13 SETTEMBRE Nella ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, dove i funzionari diventano dirigenti promossi sul campo…  


L’ARPA Sicilia è diventata la mecca delle nomine. Non hai i titoli? Futtitinni! Si applica a umma umma una legge ‘magica’, fino ad oggi anche a prova di Corte dei Conti: l’articolo 15 septies del D.lgs 502/92. Sei un semplice funzionario? E voilà: diventi dirigente! Se in conflitto di interessi? Beviamoci su un bel bicchiere di vino. Ma a quanto pare i revisori dei conti dell’ARPA non vogliono brindare…Il testo integrale della mozione all’Ars dei grillini nella quale si chiede la revoca della nomina del direttore generale dell’ARPA  

Ricordate l’articolo che abbiamo scritto lo scorso 13 settembre sulla “Repubblica indipendente dell’ARPA Sicilia”? E’ l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ormai universalmente riconosciuta come la mecca delle nomine con triplo salto mortale (QUI IL NOSTRO ARTICOLO NEL QUALE RACCONTIAMO LE ‘GESTA’ DI PIETRO MARIA TESTAI’, CHE DOPO ESSERE STATO ‘PROMOSSO’ DIRIGENTE SUL CAMPO, DOPO AVER OCCUPATO IL POSTO DI AVVOCATO SENA ESSERE AVVOCATO E’ STATO NOMINATO DIRETTORE AMMINISTRATIVO!). Ebbene, ci sono novità.

Le indiscrezioni fresche fresche di giornata raccontano che, da oggi, i revisori dei conti dell’ARPA, particolarmente allarmati dalle notizie che vengono fuori sulla stampa, dovrebbero iniziare a chiedere ‘lumi’ sulle nomine illegittime.

La cosa è un po’ comica, perché, ad esempio, dovrebbero parlare della nomina del già citato direttore amministrativo, Testaì, con il direttore della stessa Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Francesco Carmelo Vazzana, sulla cui nomina non mancano perplessità, se è vero che i quattordici parlamentari dell’Ars del Movimento 5 Stelle hanno presentato una mozione per revocare l’incarco di direttore generale allo stesso dottore Vazzana (in calce trovate il testo integrale della mozione).


Se la nomina del dottore Testaì alla direzione amministrativa dell’ARPA Sicilia è già singolare, la nomina del direttore generale, dottore Vazzana, non è di meno…

Alcuni passaggi della mozione grillina sono illuminanti. Per esempio:

“Il dottor Francesco Carmelo Vazzana – si legge nella mozione – risulta essere titolare e amministratore unico dal 2005 della società a fini di lucro pH3 Engineering S.r.l. con sede in Messina”; tale società risulta essere “affidataria di incarichi conferiti da amministrazioni pubbliche, dalla Regione, da enti regionali, da Comuni e da strutture commissariali”.

“Le attività professionali ed economiche della pH3 Engineering S.r.l. – si legge sempre nella mozione presentata a Sala d’Ercole dai parlamentari del Movimento 5 Stelle – sono soggette all’esercizio del controllo e del monitoraggio dell’ARPA Sicilia”.


Insomma, a giudicare da quanto si legge in questa mozione, il direttore amministrativo sarebbe in conflitto di interessi. Per i revisori dei conti non sarà essere semplice affrontare la questione delle nomine illegittime all’ARPA con Testaì e Vazzana…

Come direbbero dalle nostre parti, i revisori dei conti vorrebbero iniziare a ‘quartiarsi’ (leggere guardarsi le spalle), visto che di mezzo ci sono nomine illegittime? Domanda non certo oziosa, considerato che la Corte dei Conti per la Sicilia non fa certo sconti.

Infatti il problema non è che la mozione verrà discussa dall’Ars (cosa impossibile ormai); e nemmeno che qualcuno chieda al Governo regionale il rispetto dell Legge. Il vero problema è che la Corte dei Conti metta in naso in questa storia per eventualmente avviare azioni di responsabilità. E allora…

E’ noto che all’ARPA sono specializzati nel ricorso all’articolo 15 septies del D.lgs 502/92 ss.mm.ii. L’hanno utilizzato prima per il passaggio, come dirigente, del funzionario Testaì dal Bonino Pulejo di Messina all’ARPA; poi per l’immediata nomina a direttore di Unità Operativa Complessa e, da ultimo, a direttore amministrativo.

Negli uffici dell’assessorato alla Salute-Sanità sanno benissimo che l’art. 15 septies consente sì di stipulare contratti dirigenziali a tempo determinato, in via del tutto eccezionale e per compiti particolari; ma tali contratti non possono essere utilizzati per coprire posti di normale amministrazione, meno che mai per affidare incarichi di Unità Operative Complesse. Ma, si sa, nella ‘Repubblica indipendente dell’ARPA Sicilia’ tutto è concesso.

Stando sempre a indiscrezioni, corre voce che due dirigenti della sanità siciliana che operano a Palermo, idonei nella selezione per direttore amministrativo dell’ARPA, ma superati in ‘curva’ dal funzionario Testaì, sarebbero stati contattati da Vazzana per essere ‘insigniti’ di incarichi di Unità Operative Complesse all’ARPA, utilizzando sempre la ‘specialità’ della stessa ARPA: i contratti ex art. 15 septies vietati per legge.

La cosa divertente, così sin sussurra, è che i due dirigenti godrebbero già, nelle rispettive aziende che operano nella sanità di tali contratti…

Dicono che tutti questi contratti sarebbero al vaglio della Corte dei Conti per la Sicilia.

Ultima indiscrezione: sembrerebbe che all’ARPA, nei prossimi giorni, si potrebbero materializzare una quindici o forse più nuovi incarichi sempre con il ricorso allo stesso articolo…

Insomma, all’ARPA Sicilia la ‘festa’ del 15 septies del D.lgs 502/92 continua!



MOZIONE



XVI Legislatura ARS

MOZIONE

Oggetto: Revoca in autotutela del D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017, con il quale è stato nominato Direttore Generale dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana.
L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE



la legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 ed in particolare l’art. 90, ha istituito l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA Sicilia);
con D.A. n. 165/Gab. dell’1 giugno 2005, è stato approvato il Regolamento di organizzazione dell’ARPA Sicilia con il quale si stabilisce che il Direttore Generale è nominato dall’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente dopo aver esperito una selezione, tra soggetti in possesso di una comprovata esperienza in materia di protezione ambientale e che siano in possesso di esperienza almeno quinquennale di Direttore Tecnico o Amministrativo in enti, aziende, strutture pubbliche o private, svolta nei dieci anni precedenti la pubblicazione dell’avviso.
VISTO

l’avviso pubblico per il conferimento dell’incarico di Direttore Generale dell’ARPA Sicilia, pubblicato per estratto nella G.U.R.S. del 26/5/2017 n. 6 – Serie Speciale concorsi e nella G.U.R.I. del 9/6/2017 n. 43 – Serie speciale;
il D.A. n. 222/Gab. del 12 luglio 2017, con il quale è stata istituita la commissione di valutazione delle istanze presentate in esito alla pubblicazione dell’avviso approvato con DA n° 141/gab del 19/5/2017;
Il D.A. n. 254/GAB, con il quale sono stati approvati i lavori della Commissione di valutazione istituita con D.A. n. 222/Gab. del 12 luglio 2017 e l’elenco dei candidati idonei al conferimento dell’incarico di Direttore Generale dell’ARPA Sicilia, e dei candidati non idonei al conferimento dell’incarico;
Il D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017, con il quale viene nominato DG dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana a decorrere dal 14 agosto 2017;
CONSIDERATO CHE

gli artt. 3 e 97 della Costituzione garantiscono i principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, va da sé che le regole di un pubblico concorso per l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si basino sull’imparzialità al fine di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione; 
l’ARPA Sicilia è parte integrante del sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente, in collegamento con le altre agenzie regionali, che costituiscono il sistema dei controlli ambientali del Paese con al centro l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), con l’obiettivo di assicurare omogeneità ed efficacia all’esercizio dell’azione conoscitiva e di controllo pubblico della qualità dell’ambiente a supporto delle politiche di sostenibilità ambientale e di prevenzione sanitaria a tutela della salute pubblica;
l’ARPA assicura il monitoraggio dello stato dell’ambiente e della sua evoluzione; il controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento; esercita attività di ricerca, di trasmissione ai diversi livelli istituzionali e di diffusione al pubblico dell’informazione ambientale; svolge il compito di supporto tecnico-scientifico per l’esercizio di funzioni amministrative in materia ambientale, nonché per il coordinamento degli interventi per la tutela della salute e dell’ambiente; compie attività istruttoria per il rilascio di autorizzazioni e per l’irrogazione di sanzioni, nel rispetto delle competenze degli altri enti previste dalla normativa vigente; esegue attività di supporto nell’individuazione, descrizione e quantificazione del danno ambientale;
l’autonomia e l’indipendenza dell’Arpa sono stabilite dalla legge del 21 gennaio 19994, n.61, che assegna all’Agenzia un ruolo terzo in quanto supporto tecnico-scientifico esperto e competente alle decisioni di policy;
all’Arpa spetta il compito di fornire le misure, le informazioni e le valutazioni che consentono di comprendere quello che accade, nonché compiere le verifiche e indicare le condizioni che garantiscono la correttezza dell’esercizio delle attività che possono creare nocumento ai beni pubblici, in quanto Ente tecnico a supporto del decisore politico, per fornire tutte le informazioni necessarie ad assumere le migliori decisioni, per questo è necessario assicurare un elevato livello di competenze e di indipendenza;
le attività demandate all’ARPA Sicilia di controllo, monitoraggio e di protezione dell’ambiente, sono costituzionalmente garantite dai principi contenuti dagli articoli 9, 32, 41 e 44, posti a presidio della protezione dell’ambiente e dei diritti fondamentali della persona, che possono essere soddisfatti solamente da un’Agenzia, autorevole e indipendente; 
la commissione di valutazione delle istanze di cui al D.A. n. 254/GAB, non è stata composta da esperti indipendenti esterni e qualificati in materia di protezione ambientale, così come è stato garantito nelle altre regioni italiane per effettuare la selezione dei candidati idonei, al fine di garantire – l’indipendenza e la comprovata esperienza in materia di protezione dell’ambiente; 
negli atti pubblicati sul sito istituzionale dall’Assessore Regionale del Territorio e dell’ambiente non sono esplicitati e resi noti i criteri e le modalità di selezione con le quali la Commissione nominata con D.A. n. 222/Gab. del 12 luglio 2017, ha provveduto ad escludere ed includere nella lista degli idonei i candidabili alla nomina del DG Arpa Sicilia; 
nel D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017, pubblicato sul sito istituzionale, con il quale è stato nominato DG dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana, non è allegato alcun curriculum dell’interessato e che nel decreto non sono indicati analiticamente i titoli specifici a supporto delle motivazione della nomina, in relazione a quanto stabilito dall’ordinamento, e cioè, il “possesso di una comprovata esperienza in materia di protezione ambientale”, e di una esperienza “almeno quinquennale di Direttore Tecnico o Amministrativo”, inoltre, la declaratoria contenuta nel D.A. 263- 2/8/2017, è scarna e priva di argomentazioni, oltre ad essere carente sotto il profilo dell’indicazioni delle specifiche competenze possedute dal prescelto, nel decreto si indica come aspetto distintivo a supporto della nomina, il solo e semplice possesso della laurea in Chimica, difatti, si legge “il Dott. Francesco Carmelo Vazzana, in possesso di laurea in Chimica industriale, particolarmente idonea per il ruolo da svolgere”;
RILEVATO CHE

il Dott. Francesco Carmelo Vazzana, risulta essere titolare e amministratore unico dal 2005 della società a fini di lucro “pH3 Engineering S.r.l.” con sede in Messina che risulta affidataria di incarichi conferiti da amministrazioni pubbliche, dalla Regione, da enti regionali, da Comuni e da strutture commissariali;
le attività professionali ed economiche della SRL “pH3 Engineering S.r.l.” sono soggette all’esercizio del controllo e del monitoraggio dell’ARPA Sicilia;
il dott. Francesco Vazzana ha ricoperto solo per poche settimane il ruolo di Presidente dell’Ente “Parco Regionale delle Madonie”, insufficienti a dimostrare l’esperienza in “materia di protezione ambientale”, e che le altre attività curriculari si connotano come consulente o consulente e sostituto dell’Assessore Croce, quest’ultima nell’ambito della struttura commissariale decisa con DPCM del 10/12/2010, ma attività queste che non sono in alcuna misura assimilabili al ruolo di Direttore Tecnico o Amministrativo;
le attività curriculari del dott. Francesco Carmelo Vazzana si caratterizzano, come si legge nel CV scaricabile dal sito del Ministero dell’ambiente, per ruoli di consulenza o ruoli di surroga politica e non già di Direttore Tecnico o Amministrativo;
SI EVIDENZIA CHE

il rapporto contrattuale di consulenza stilato dal dottor Francesco Carmelo Vazzana, in base DPCM del 10/12/2010, riguarda un periodo che va dal 12 marzo 2014 (Decreto n.126/2014), al 31 maggio 2015, (Decreto n. 269/2015) e che la procedura per la nomina del direttore generale dell’ARPA Sicilia è stata avviata con decreto D.A. n. 141/GAB. del 19 maggio 2017, e cioè, meno di due anni dalla chiusura del rapporto contrattuale tra la Regione e l’interessato, termine necessario per poter partecipare al bando come stabilito dal Lgs. 8 aprile 2013 n° 39, in materia di inconferibilità e di incompatibilità di incarichi pubblici;
sono intercorsi meno di due anni di interruzione contrattuale anche nel caso dei lavori di messa in sicurezza della discarica di RSU in località Sant’Agata Comune di San Filippo del Melo (ME), solo in data 24 luglio 2015 si è concluso il rapporto di contrattuale tra la Regione e la società “pH3 Engineering Srl”;
sono intercorsi meno di due anni di interruzione contrattuale anche nel caso di “Rinziano”, difatti il 18 dicembre 2015 con DDS n. 2510, il dipartimento regionale dell’acqua e dell’energia provvedeva a liquidare le fatture alla “pH3 Engineering srl”, per la direzione dei lavori di “Messa in sicurezza” per la discarica in contrada Rinziano nel comune di Caltavuturo (PA);
con decreto n.126 a firma Croce il dottor Francesco Carmelo Vazzana, in base DPCM del 10/12/2010, è nominato consulente e sostituto dell’assessore Croce a partire dal 12 marzo 2014 e con decreto n. 162 del 31 marzo, mentre il dott. Vazzana risultava sostituto dell’assessore, veniva liquidata la prestazione fornita alla struttura commissariale dalla pH3 Engineering Srl, di cui il dottor Vazzana è amministratore unico;
dal Cv della società del dr. Vazzana non emerge in alcun modo la “comprovata esperienza di protezione ambientale” ma una comprovata esperienza nel gestire quale “amministratore unico” della propria società a fini di lucro, la “pH3 Engineering Srl”, che è cosa ben diversa dal possedere una “comprovata esperienza in campo di protezione ambientale” o di direttore tecnico o amministrativo.
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

per l’evidente carenza dei requisiti posseduti da Francesco Carmelo Vazzana, previsti dal D.A. n. 165/Gab. dell’1 giugno 2005 per la nomina del Direttore generale dell’Arpa Sicilia;
per il conflitto d’interessi tra Francesco Carmelo Vazzana e la sua società con la regione Sicilia e l’ARPA Sicilia;
in applicazione della legge “Severino”, D. Lgs. 8 aprile 2013 n° 39, in materia di inconferibilità e di incompatibilità di incarichi pubblici;
Alla revoca in auto tutela del D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017 con il quale è stato nominato Direttore Generale dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana a decorrere dal 14 agosto 2017.

(Palermo, 10 agosto 2017)

PALMERI

TRIZZINO

CANCELLERI

CAPPELLO

CIANCIO

FERRERI

FOTI

MANGIACAVALLO

SIRAGUSA

TANCREDI

ZAFARANA

ZITO




2017 13 SETTEMBRE Nella ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, dove i funzionari diventano dirigenti promossi sul campo…  


13 settembre 2017
Concorsi? Leggi? Legalità? Parole che all’ARPA Sicilia si ‘interpretano’ in funzione delle esigenze e dei capricci dei ‘capi’. Vi raccontiamo l’incredibile storia di un funzionario con contratto a tempo determinato – Pietro Maria Testaì – che dopo essere stato ‘promosso’ dirigente, dopo aver occupato un posto di avvocato senza essere avvocato, viene nominato direttore amministrativo! 
Cos’è l’ARPA Sicilia? L’acronimo sta per Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. E’ presente in tutte le Regioni. Nella nostra Isola presenta una particolarità: si tratta di una sorta di ‘Repubblica indipendente’ dove le leggi non contano, ma dove contano soltanto la volontà e i capricci di chi la gestisce.
Un’esagerazione? Niente affatto! La storia che vi raccontiamo dimostra che quello che diciamo è la pura verità.
Il protagonista ‘assoluto’ di questa storia è Pietro Maria Testaì, ‘unto’ non si capisce bene da chi. E’ lui che, grazie ai potenti vecchi e nuovi dell’ARPA, fa una carriera veloce, bruciando tutte le tappe (e, soprattutto, in barba alla Legge!).
Prima di arrivare all’ARPA Pietro Maria Testaì lavorava all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Dall’ISPRA passa al Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina. In questo Centro prende servizio con un contratto a tempo determinato di due anni circa.
Il suo contratto va dal 12 agosto 2015 all’ottobre di quest’anno. Tenete bene a mente questo contratto a tempo determinato, perché è fondamentale. 
Il dottore Testaì, dal Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina, passa all’ARPA. Come? In questo passaggio si consuma la prima ‘magia’.
Il 19 luglio del 2016 l’ARPA – retta all’epoca da Francesco Licata di Baucina – fa un atto di interpello. L’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente cerca un dirigente amministrativo per il personale.
‘Scavando’ tra le carte si scopre che il Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina ha risposto all’interpello prima: l’8 luglio del 2016!
In pratica, i messinesi del Bonino Pulejo rispondono all’interpello prima dell’esistenza stessa dell’interpello! Hanno a disposizione una macchina del tempo e nessuno lo sa?
I messinesi rispondono che sì, loro hanno a disposizione quello che cerca l’ARPA Sicilia: si tratta, per l’appunto, del Nostro Pietro Maria Testaì, che, però, è un funzionario di quinto livello.
Ora, a parte che l’atto di interpello non è previsto, a parte la ‘magia’ del Bonino Pulejo di Messina che risponde prima che l’ARPA formuli lo stesso interpello, scopriamo un’ulteriore stranezza: l’ARPA chiede un dirigente e i messinesi mettono a disposizione un funzionario!
A questo punto va in scena la cosiddetta “cessione del contratto”: in pratica, i messinesi cedono il contratto di Pietro Maria Testaì all’ARPA.
Agli atti c’è il Decreto ARPA n. 448 del 6 settembre 2016 con il quale Pietro Maria Testaì viene inquadrato all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente come dirigente di struttura semplice: per la precisione, dirigente dell’Unità Operativa Risorse umane e politiche del personale.
Insomma, da funzionario, Pietro Maria Testaì viene ‘promosso sul campo’ dirigente. Viene incardinato nella struttura, mentre il Nostro può svolgere funzioni speciali al di fuori della struttura, come stabilisce il suo contratto originario.
Pietro Maria Testaì si insedia per svolgere compiti di ordinaria amministrazione: cosa che non può fare!
Intervengono i Revisori dei conti che, in un verbale, fanno sapere che la nomina di Pietro Maria Testaì è illegittima, perché si configura come una nuova assunzione. I Revisori chiedono quindi il ritiro della nomina a dirigente di Pietro Maria Testaì.
La stessa cosa fanno gli uffici dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente (l’ARPA viene pagata con i fondi della sanità siciliana, circa 30 milioni di euro all’anno, ma fa capo all’assessorato al Territorio e Ambiente).
Anche gli uffici dell’assessorato al Territorio e Ambiente chiedono all’ARPA di ritirare la nomina di Pietro Maria Testaì.
E all’ARPA che dicono? Non gliene può fregare di meno!
Il dottore Pietro Maria Testaì ha preso servizio l’1 ottobre del 2016. Un sabato.
Due giorni dopo – lunedì 3 ottobre – altro salto pindarico del Nostro funzionario-dirigente, che viene nominato dirigente di un struttura complessa!
Il Decreto dell’ARPA che lo nomina dirigente di struttura complessa è il n. 497 del 3 ottobre 2016: affidamento incarico ex articolo 18 del contratto della sanità.
In pratica, Pietro Maria Testaì diventa, come per magico incanto, dirigente di tutta la struttura del personale dell’ARPA!
Ricordiamoci che il contratto originario di Pietro Maria Testaì è a tempo determinato. Il passaggio è fondamentale. All’articolo 15, comma 7 quinques del Decreto legislativo n. 502 del 1992 si legge:
Non possono essere nominati soggetti con contratto a tempo determinato.
Evidentemente questa legge non vale per la ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, dove i ‘capi’ fanno quello che vogliono.
Solo i Revisori pensano che l’ARPA Sicilia dipenda ancora dalle leggi dello Stato italiano e della Regione siciliana: e lo mettono per iscritto.
E all’ARPA? Vanno avanti lo stesso. Altrimenti che ‘Repubblica indipendente’ sarebbe?
Il Nostro dottore Pietro Maria Testaì viene così nominato ad interim capo della struttura complessa Affari generali e legali. Per ricoprire tale incarico bisogna essere laureati in Giurisprudenza, essere avvocati con tanto di iscrizione all’Ordine con la facoltà di difendere l’amministrazione.
Qui sembra di essere passati alla Segreteria generale della presidenza della Regione siciliana, dove i titoli, da qualche anno a questa parte, si ‘interpretano’: Pietro Maria Testaì, infatti, è sì laureato, ma non in Giurisprudenza. E se non è laureato in Giurisprudenza non dovrebbe essere avvocato.
Ma all’ARPA Sicilia di Licatone di Baucina queste sono ‘sottigliezze’…
Siamo arrivati al luglio di quest’anno. Il caldo e gli incendi che colpiscono la Sicilia non sfiorano la ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, che ‘partorisce’ un nuovo Decreto: è il Decreto n. 314 del 28 luglio di quest’anno con il quale Pietro Maria Testaì ‘incassa’ la proroga, per cinque anni, di tutti gli incarichi dirigenziali!
Ricordate? Il contratto a termine di Pietro Maria Testaì va dal 12 agosto 2015 all’ottobre di quest’anno. E lo nominano per altri cinque anni!
Intanto Licata di Baucina va via e arriva il nuovo numero uno dell’ARPA Sicilia: Francesco Verzana. Ed è proprio quest’ultimo che, la scorsa settimana, nomina Pietro Maria Testaì direttore amministrativo.
Ancora non abbiamo avuto il piacere di leggere tale atto di nomina. Vero è che la legge dice che gli atti vanno pubblicati sul sito istituzionale. Ma non dimentichiamo che l’ARPA Sicilia è una ‘Repubblica indipendente’…
Invitiamo i nostri lettori ad avere pazienza. Appena verrà fuori l’atto della nuova, ‘mirabolante’ nomina del Nostro-funzionario-dirigente plurinominato vi delizieremo. La ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia ha tempi di pubblicazione degli atti diversi dal resto del mondo…
Che dire? Chi è, in realtà, questo signor Pietro Maria Testaì? Chi lo protegge? Ci sarà un giudice, magari a Palermo, per far rispettare la Legge anche all’ARPA Sicilia?

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2017 18 MAGGIO Possibile che in Sicilia panifici e pizzerie inquinano di più delle automobili?














Ricordate il Piano per la qualità dell’aria della Regione siciliana del 2006? Quello in parte copiato dalla Regione Veneto? Ebbene, la vicenda – che finì anche su Striscia la notizia – non è ancora chiusa. Stando a quanto c’è scritto in questo Piano, le polveri sottili (PM10 e PM2,5), ovvero l’invisibile killer quotidiano, nei maggiori centri urbani (Palermo e Catania in testa) sono dovute ai caminetti delle abitazioni, ai panifici ed alle pizzerie in misura fino quasi a 3 volte in più rispetto al traffico autoveicolare…  
L’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) della Sicilia predispone il nuovo Piano e sembra che negli agglomerati urbani le polveri sottili provenienti dalla combustione della legna nel settore domestico (stufe, caminetti) e non industriale (panifici, pizzerie), superano di quasi 3 volte quelle del traffico autoveicolare. Siamo sicuri di essere ancora in Sicilia?
Marine Le Pen ha copiato in campagna elettorale il discorso di Fillon? Poca roba. Ha rimediato una figuraccia, ma rimane pur sempre una dilettante al confronto della Regione siciliana che, nell’arte non edificante del copia e incolla resta, purtroppo, un’antesignana che non teme confronti, tanto da averci lasciato alla fine finanche le pen…ne.
Chi non ricorda il Piano contro l’inquinamento atmosferico copiato in buona parte da quello del Veneto circa 10 anni addietro? Tornano alla mente “il sistema aerologico padano” della Sicilia, l’incremento delle “piste ciclabili sugli argini dei fiumi e dei canali che si immettono nei centri storici”, la limitazione degli “orari di riscaldamento degli impianti termici civili”, “l’intero territorio pianeggiante” dell’Isola ed altre amenità del genere, assurte a risate nazionali anche per un esilarante servizio di Striscia la notizia.
Vicenda finita? Macché! Il famoso o, meglio, famigerato Piano siculo-padano continua a produrre ancora i suoi effetti giudiziari, poiché da poco è arrivata l’ennesima condanna del Tribunale civile di Palermo, la quarta per la cronaca, a carico del dirigente regionale, Salvatore Anzà, coordinatore di quello che la stessa Amministrazione siciliana ha sempre giustificato goffamente come “canovaccio” veneto, con la novità aggravante che questa volta è stata chiamata a pagare, in concorso, la somma di oltre 20 mila euro di risarcimento (spese legali comprese) anche l’assessorato Territorio e Ambiente.
E’ quanto ha stabilito la sentenza del Tribunale di Palermo, Sezione Civile, (n. 2034/2017), giudice Salvatore Trombetta, nella causa promossa dall’ex segretario regionale di Legambiente, Domenico Fontana, contro Salvatore Anzà e l’assessorato Territorio e Ambiente.
I fatti sono noti e risalgono al 2007. Nel corso di una conferenza stampa, Legambiente aveva denunciato che numerose parti del Piano di Coordinamento della qualità dell’aria della Regione siciliana, approvato con un decreto dell’allora assessore del Governo regionale di Raffaele Lombardo, Rossana Interlandi, erano state testualmente copiate dall’omologo Piano della Regione Veneto, senza neppure tenere in conto che si trattava di un Piano antecedente di 7 anni e che era stato già bocciato dalla Commissione Europea.
Per esorcizzare la smascherata padanità sicula i vertici dell’assessorato al Territorio e Ambiente non avevano esitato a sovvertire persino la lingua italiana, sostenendo con un decreto assessoriale che si trattava solo di refusi, in barba al significato stesso della parola “refuso” e, ovviamente, senza spiegare di che cosa fossero refusi le padanità copiate.
Una perizia del Tribunale ha successivamente accertato che quasi 1800 righe del Piano siciliano erano identiche a quello del Veneto. Insomma, 1800 righe di refusi!
Invece di prendere atto dell’evidenza (o dell’indecenza?), il coordinatore del “canovaccio”, Salvatore Anzà, si era scagliato con tre note iperesagitate, con tanto di protocollo e carta intestata dell’assessorato Territorio e Ambiente, contro i responsabili di Legambiente, Giuseppe Messina e Domenico Fontana, e del dirigente regionale Gioacchino Genchi, rei, a suo dire, di avere denunciato la scopiazzatura, definendoli “banda di lestofanti”, “banda di canaglie”, “banda di cialtroni, incompetenti ed in malafede”, “cricca di mascalzoni”, “gruppo di manigoldi “, “emeriti cialtroni “e via con altre contumelie diffamatorie dello stesso tenore, in numero tale da riempire complessivamente, se messe assieme, quasi una pagina.
Tutto con l’inspiegabile e silente acquiescenza dei vertici dell’assessorato di allora e di quanti si sono avvicendati nel tempo, sia riguardo ai termini inauditi e sprezzanti adoperati, sia riguardo all’uso improprio ed abusivo della carta intestata e del protocollo dell’Amministrazione.
Da allora Salvatore Anzà è stato soccombente in 4 diverse cause civili per diffamazione promosse contro di lui dai diffamati Messina, Genchi, Legambiente Sicilia e, da ultimo, Fontana, con il ristoro complessivo di alcune decine di migliaia di euro a loro favore.
La vicenda ha avuto anche un risvolto penale, con Anzà condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi, assolto in appello, ma con l’assoluzione annullata dalla Corte di Cassazione.
La sentenza Fontana ha aggiunto un fatto nuovo, poiché nella condanna per diffamazione è stato chiamato a correo l’assessorato Territorio e Ambiente che, quindi, ha finito anche lui con lasciarci le pen…ne nel copia e incolla.
Adesso c’è da sperare che la Procura della Corte dei Conti faccia sì che a pagare siano i responsabili e non già l’Amministrazione in astratto, che ha tollerato fino ad oggi l’indecorosa vicenda con danno della sua stessa immagine, oltre ad evitare la beffa che il danno procurato finiscano per pagarlo i cittadini siciliani!
Il Giudice, infatti, ha ritenuto sussistente la responsabilità della Pubblica Amministrazione poiché il fatto lesivo posto in essere dal suo dipendente si è manifestato come esplicazione dell’attività dell’ente pubblico e, cioè, pur se con abuso di potere, nell’ambito delle attribuzioni dell’ufficio o del servizio cui il dipendente era addetto.
“Le note a firma di Salvatore Anzà, infatti, sono state redatte su carta intestata dell’assessorato, con spendita della qualifica di dirigente, munite di numerazione di protocollo ed indirizzate a vari organi ed enti per la difesa di un’attività dell’ufficio ed al fine di sollecitare provvedimenti punitivi a carico dell’associazione ambientalista regionale… con effettiva commissione di una condotta contra ius”.
Ebbene, nonostante le condanne, ancor oggi il “canovaccio” veneto – cose da non crederci – continua a rimanere, imperterrito, un documento ufficiale dell’Assessorato Territorio e Ambiente, mai ritirato dal sito web (come potete leggere qui), emendato sì delle padanità più pacchiane, ma mantenendo pur sempre i riferimenti al “Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale”, alla “Sperimentazione di intonaci decorativi e rivestimenti stradali fotocatalitici” oggetto di una deliberazione della Giunta della Lombardia (che non è veneta, ma sempre padana è!), alla Giunta regionale “tenuta ad effettuare uno studio di verifica della situazione viabilistica in corrispondenza di tutti i caselli autostradali e a proporre interventi di miglioramento” e ad altre simili amenità.
A febbraio del 2015 l’attuale assessore regionale al Territorio e Ambiente, Maurizio Croce, senza disconoscere affatto il “canovaccio”, contesta all’ufficio del Dipartimento Ambiente deputato alla redazione del Piano – notate bene, non al Dirigente Generale, come gerarchicamente dovuto, e quindi facendone salve le responsabilità – di essere rimasto inerte ed inadempiente al suo aggiornamento e nomina il direttore dell’ARPA, Licata di Baucina, commissario ad acta per predisporre il piano.
Cultore, come il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dell’amministrazione creativa, Croce ispirandosi al celebre rigoletto verdiano “questa o quella per me pari sono” gli conferisce l’incarico con una semplice nota, mentre un anno dopo provvede alla proroga con un decreto.
Ma non è tutto. L’ARPA, infatti, è un ente strumentale dell’assessorato Territorio e Ambiente, sottoposto a sua vigilanza e controllo. Croce, pertanto, commissaria un ufficio del Dipartimento Ambiente con il direttore dell’ARPA che, a sua volta, è vigilato e controllato dal Dipartimento commissariato. Ed il commissario Licata di Baucina, a chi affida il compito di redigere il Piano? All’ARPA, cioè all’ente di cui è direttore e che è vigilato e controllato dal Dipartimento commissariato. Al confronto il gioco delle tre carte è uno scherzo da bambini!
E il dirigente generale del Dipartimento Ambiente in questo bailamme amministrativo che fa? Ovviamente sta a guardare, tace ed acconsente.
A febbraio 2017 il commissario Licata di Baucina ha consegnato la proposta di Piano. Non si sa se qualcuno in assessorato e, ancor più, in Giunta regionale abbia dato anche una rapida lettura delle oltre 1700 pagine di cui è composto il documento, oppure lo si è apprezzato in fede ed a scatola chiusa prima di avviare la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Di certo, un Piano che indica ancora a riferimento normativo regionale il “canovaccio” veneto-siculo del 2007 ed i refusi padani definiti modifiche non sostanziali qualche disorientamento lo crea. La vistosa assenza di qualche impianto industriale di grandi dimensioni non è da meno, come pure non si trova spiegazione di che fine abbiano fatto ed in che cosa si siano materializzati le decine e decine di milioni di euro stanziati tra la metà degli anni ’90 ed il 2002 per gli interventi di risanamento delle tre Aree ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo).
Su di un punto il Piano non sembra avere dubbi. Le polveri sottili (PM10 e PM2,5), ovvero l’invisibile killer quotidiano, nei maggiori centri urbani (Palermo e Catania in testa) sono dovute ai caminetti delle abitazioni, ai panifici ed alle pizzerie in misura fino quasi a 3 volte in più rispetto al traffico autoveicolare.
Almeno per quanto riguarda i caminetti ci sarà stata un’escalation di installazioni e cambiamenti meteoclimatici che probabilmente ci sono sfuggiti. I Sindaci dei Comuni siciliani ora sapranno come regolarsi.
Prima ancora delle ZTL dovranno pensare alle ZCL (Zone a Caminetti Limitati) ed alle ZPPL (Zone a Panifici e Pizzerie limitati).
I candidati sindaci di Palermo sono avvisati. A rassicurarci ci pensa l’allegato 13 del Piano:
“Regione Toscana – Linee guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC)”. Lo sguardo non è più alla Padania, ma alla toscana.
Siamo sicuri di essere sempre in Sicilia, o no?

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2017 20 MAGGIO Piano regionale per la tutela dell’aria : l’ARPA conferma il contenuto del nostro articolo 




Le precisazioni inviateci dall’ARPA Sicilia confermano quello che abbiamo scritto. E conferma, soprattutto, i nostri dubbi. Non solo: l’Agenzia Regionale per la tutela Ambientale non dà, ad esempio, una risposta agli interrogativi che abbiamo sollevato sui stanziati dagli anni ’90 in poi per il risanamento delle Aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo). Il ‘caso’ del cementificio di Isola delle Femmine
La replica al nostro articolo ricevuta dall’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) della Sicilia non solo non smentisce, ma conferma il contenuto del nostro articolo.
1) Le polveri sottili dalla combustione della legna domestica (stufe, caminetti, ecc.)
Se la precisazione dell’ARPA consiste nel fatto che nelle aree urbane siciliane, in primis Palermo e Catania, il contributo delle polveri sottili originate dalla combustione domestica della legna è in quantità superiore fino quasi a 3 volte (da 2,2 a 2,81 volte) quello derivante dal traffico autoveicolare solo perché sarebbe in linea con altre città italiane, i dubbi e le perplessità che abbiamo espresso nel nostro articolo ci appaiono ancor più accresciuti e confermati per la semplice e ovvia considerazione che si vengono a mettere sullo stesso piano aree geografiche e città dai fattori climatici del tutto differenti. 
Quale sarebbe, infatti, la similitudine o l’affinità termica giornaliera/mensile/stagionale di città come Palermo e Catania con città del centro o del nord Italia? A meno che all’ARPA risultino avvenuti nella nostra regione stravolgimenti meteoclimatici tali da avere comportato un’escalation di installazioni di stufe, caminetti, ecc. e, soprattutto, un’impennata dei mesi di loro intenso e prolungato utilizzo a causa di rigidità termiche, che – riteniamo di non essere i soli – ci sono francamente sfuggiti. Né ci pare che il Piano fornisca referti analitici sulla composizione chimica delle polveri sottili dei nostri centri urbani tali da supportare e confermare l’affermazione della loro prevalente origine dalla combustione domestica di legna. Se poi l’ARPA fosse in possesso di queste analisi ed esse fossero statisticamente significative e rappresentative non dovrebbe far altro che renderle di pubblico dominio.

2) Il Piano siciliano dell’aria del 2007 “canovaccio” di quello veneto

L’ARPA non fa che confermare quanto riportato nel nostro articolo, cioè che il Piano “canovaccio” siculo-veneto “con le sue successive modifiche [vale a dire con i refusi padani cancellati e quelli rimasti] non è mai stato revocato dall’Amministrazione Regionale”. Constatiamo con soddisfazione che dell’anomala sopravvivenza amministrativa se n’è accorta anche l’Agenzia, che, tuttavia, non spende un solo appunto critico o una qualsivoglia osservazione su quella sorta di “refuseria” (di cui, in effetti essa stessa risultava tra gli autori), la qual cosa ci conferma, in negativo, che si procede pur sempre all’insegna del tutto va bene madama la marchesa. L’ARPA precisa anche di avere esplicitamente indicato nell’allegato 13 del Piano 2017, a titolo esemplificativo, le Linee Guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC) della Regione Toscana. Ebbene, anche noi, nell’articolo, ci eravamo semplicemente chiesti, a puro titolo esemplificativo, se fossimo sicuri di essere in Sicilia.
3) Impianti industriali
Il nostro articolo segnalava l’assenza nel Piano 2017 di qualche impianto industriale di grandi dimensioni e poneva l’interrogativo, inoltre, su che fine abbiano fatto le decine e decine di milioni di euro stanziati fin dagli anni 90 per il risanamento delle Aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo). Riguardo al primo punto, è singolare il caso del cementificio Italcementi di Isola delle Femmine, che appare e scompare, un po’ qui, in po’ là, tra le pagine del Piano. Viene citato in qualche parte, ma non figura, anzi, è del tutto assente, inspiegabilmente, nella “analisi delle sorgenti emissive per singolo stabilimento”, nella “valutazione della qualità dell’aria”, non sta neppure nel previsto “progetto di razionalizzazione del monitoraggio della qualità dell’aria in Sicilia ed il relativo programma di valutazione”, ecc., pur trattandosi di un impianto di notevole grandezza ed impatto ambientale, ubicato, per di più, all’interno del perimetro urbano del Comune di Isola e prospiciente a quello del Comune di Capaci. Sul destino dei finanziamenti per le aree a rischio registriamo semplicemente risposta non pervenuta


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2018 16 DICEMBRE ARPA, i grillini, alla buon’ora, scoprono che nelle nomine qualcosa non va… 


Dopo poco più di un anno di silenzi la politica siciliana torna ad accendere i riflettori sulla “Repubblica indipendente dell’ARPA Sicilia”, entità amministrativa che si amministra da sé, tra assunzioni & promozioni tanto al chilo. Dopo una mozione presentata lo scorso anno (poi caduta nel ‘dimenticatoio’), i grillini dell’Ars hanno presentato un’interrogazione
Meglio tardi che mai, si diceva una volta. Adagio che, almeno per le avventure dell’ARPA Sicilia (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), vale per i parlamentari del Movimento 5 Stelle all’Ars che vanno riscoprendo il gusto dell’opposizione.
I grillini denunciano che dieci assunzioni, o giù di lì, sarebbe state effettuate in modo irregolare. da qui un’interrogazione per chiedere ‘lumi’ al Governo regionale retto da Nello Musumeci e un esposto alla Corte dei Conti.
Ma cosa denunciano i deputati del Movimento 5 Stelle a Sala d’Ercole? Assunzioni di impiegate a tempo determinato “nelle attività legate alla conduzione e gestione delle unità navali oceanografiche a disposizione di ARPA Sicilia”.
Stefania Campo, parlamentare regionale, nota, come leggiamo sul Giornale di Sicilia on line, “la mancata pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, anche per estratto, del decreto del direttore generale dell’ARPA del 31 luglio scorso con cui l’Ente manifestava l’avviso di interesse. La pubblicazione è stata fatta solo sul sito dell’Agenzia”.
La deputata “denuncia che con successivi decreti – leggiamo sempre nel Giornale di Sicilia – era stata nominata la commissione esaminatrice e approvate la selezione e le relative graduatorie, nonché l’immediata immissione in servizio di 12 collaboratori per la durata di quattro mesi (scadenza il 31/12/2018) e per una spesa complessiva di poco più di € 120 mila euro2.
“Tutto ciò – afferma Stefania Campo – nonostante il Collegio dei revisori dei conti di ARPA avesse ampiamente manifestato, e verbalizzato, forti perplessità su tale reclutamento. In particolare il collegio dei revisori contestava che il decreto del direttore generale facesse riferimento a documentazione contabile inopportuna, contestava pure la mancata compatibilità con le norme vigenti e che non apparisse per nulla evidente il fabbisogno di personale. Veniva inoltre contestata la mancata indicazione dell’assegnazione di risorse finanziarie”.
“Il Collegio – continua Campo – ha messo pure in evidenza come la pubblicazione delle graduatorie sul sito dell’Arpa fosse avvenuta con estremo ed ingiustificabile ritardo e che l’atto del direttore decretasse, stranamente, anche l’immediata immissione in servizio dei 12 collaboratori, nonostante non fosse indicata in oggetto. Per tali motivazioni certificava, nel verbale n. 23 del 27 settembre scorso, che anche l’esercizio di controllo della regolarità amministrativa e contabile non appariva esser stato garantito con dovizia e necessario scrupolo”.
“Nell’interrogazione che abbiamo presentato – aggiunge la deputata- facciamo rilevare come ARPA Sicilia, paradossalmente, abbia revocato tutti i bandi di concorso approvati il 30 agosto scorso a causa di criticità di gran lunga molto meno gravi ed evidenti di quelle evidenziate. Tra questi bandi è stato ritirato anche quello che, grazie ad un nostro emendamento approvato con l’ultima in Finanziaria, consentiva all’ARPA di potenziare il suo organico”.
Bandi revocati, altri bandi che vanno avanti, assunzioni clientelari. Per I Nuovi Vespri non si tratta di novità. E, volendo, non è un novità nemmeno per i grillini dell’Ars che lo scorso anno, a settembre, hanno presentato una mozione che, in effetti, poi è stata un po’ abbandonata.
Noi lo scorso anno abbiamo dato ampio risalto a tale mozione (COME POTETE LEGGERE QUI). Solo che poi questa battaglia, lo ribadiamo, è stata un po’ tralasciata dalla politica.
Lo scorso anno, il 25 settembre, scrivevamo:
“L’ARPA Sicilia è diventata la mecca delle nomine. Non hai i titoli? Futtitinni! Si applica a umma umma una legge ‘magica’, fino ad oggi anche a prova di Corte dei Conti: l’articolo 15 septies del D.lgs 502/92. Sei un semplice funzionario? E voilà: diventi dirigente! Se in conflitto di interessi? Beviamoci su un bel bicchiere di vino. Ma a quanto pare i revisori dei conti dell’ARPA non vogliono brindare…Il testo integrale della mozione all’Ars dei grillini nella quale si chiede la revoca della nomina del direttore generale dell’ARPA”.
Oggi i grillini riprendono quanto scritto dai revisori dei conti. Ribadiamo: meglio tardi che mai. Chissà, magari andando avanti verranno fuori altri fatti ben più ‘sostanziosi’: per esempio, le nomine dei dirigenti ARPA diventati tutti direttori e, oltre al ‘caso’ del direttore generale, anche la nomina del direttore amministrativo: giusto per fare chiarezza sulla sua qualifica di dirigente. Magari si parlerà anche del direttore tecnico. Chissà.




AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE DELL'AMB'ENTE

UOC ST2 Monitoraggi Amblentali UO ST2.2 Qualità dell'aria
Via San Lorenzo 312/G - Palermo

I Nuovi Vespri n: http:/Awww.inuovivespri.it/

Oggetto: Riscontro articolo del 18 maggio 2017
In riferimento all'articolo del 18 maggio 2017 pubblicato sul sito | Nuovi Vespri (http://www.inuovivespri.it/2017/05/18/possibile-che-in-sicilia-panifici-e-pizzerie-inguinano-di-piu-delle-automobili/# _), per quanto concerne i contenuti della proposta di Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’aria in Sicilia del gennaio 2017 (408 pagine e 13 allegati), strumento esclusivamente di natura tecnica, si precisa quanto segue.

  • Il contributo alla formazione del particolato primario degli impianti di combustione non industriale (riscaldamento e processi di combustione domestici) rispetto a quello dei trasporti stradali è circa il doppio nei principali agglomerati siciliani, così come evidenziato anche a livello nazionale in diversi documenti, tra cui "Impatto energetico e ambientale dei combustibili nel settore residenziale", redatto nel 2015 dall’ENEA. 
  • Inoltre, come è noto dalla letteratura scientifica (https://Wwww.arpae.it/dettaglio notizia.asp?id=6489&idlivello=1171 è rilevante il contributo nei processi di combustione domestici delle emissioni derivanti dalla combustione delle biomasse. La frazione inorganica del particolato secondario si forma poi dall'ammoniaca, dal biossido di zolfo e dagli ossidi di azoto (derivanti in gran parte dai trasporti), come riportato nel Piano 2017. Sulla base di ciò il Piano 2017 prevede come prima misura da adottare una riduzione drastica del traffico negli agglomerati di Palermo, Catania, Messina e Siracusa nonché altre 5 misure connesse sempre con la riduzione del trasporto su gomma. Inoltre sono state previste altre misure atte a ridurre tutti i precursori del particolato. Un'ulteriore misura, come supporto informativo per la penetrazione degli interventi di sostituzione di sistemi tradizionali con sistemi avanzati, è infine stata prevista nel Piano 2017 per la riduzione delle emissioni derivanti dalla combustione di biomassa.  
  • Inoltre il Piano del 2017, al paragrafo 1.3.1.5 (pag.75), riporta fedelmente i provvedimenti amministrativi emessi negli anni dal Dipartimento Ambiente, tra cui il Piano del 2007 e le sue successive modifiche, poiché lo stesso non è mai stato revocato dall’Amministrazione Regionale. Ad ogni buon fine si precisa che il Piano 2017 non costituisce una modifica di quello del 2007 bensì è un nuovo documento elaborato ai sensi del D.Lgs. 155/2010 e secondo quanto previsto dalle Linee Guida per la redazione dei Piani di QA approvate il 29/11/2016 dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA). Analogamente nell'allegato 13, come esplicitamente indicato nel Piano 2017, si riportano a titolo esemplificativo le Linee Guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC) della Regione Toscana.
  • Relativamente agli impianti industriali il Piano 2017 prevede tra le misure di risanamento una revisione sostanziale dei limiti emissivi previsti nelle AIA di 10

Regione Siciliana - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente i" C.F. 97169170822 — P.IVA 05086340824
Vai URL: Www.arpa.sicilia.it - e-mail: arpa@arpa sicilia.
impianti (pag. 310), in atto operativi, ricadenti nelle maggiori aree industriali della nostra regione. Non si comprende quindi quali impianti, peraltro non indicati nell'articolo, non siano stati oggetto di valutazione.
Tanto si rappresenta per correttezza scientifica al fine di veicolare informazioni rispondenti a quanto contenuto nei Piano 2017 che valuta tutti i contributi antropici emissivi presenti nel territorio siciliano per l'individuazione delle misure necessarie a migliorare la qualità dell’aria, che sostanzialmente riguardano la riduzione del traffico su gomma e la riduzione dei limiti emissivi dei grandi impianti industriali.
Si chiede pertanto di pubblicare sul vs sito la presente risposta.
Il Direttore della ST2 Monitoraggi Ambientali
Dottoressa Anna Abita 
Il Direttore ddel'arp Sicilia
Dottor Francesco Licata di Baucina




Che segreti si nascondono dietro il Cementificio di Isola delle Femmine?






Incredibile ma vero: il gruppo che gestisce la cementeria di Isola delle Femmine, alle porte di Palermo, si rifiuta di consegnare alcuni documenti (nel caso in questione l’Autorizzazione Integrata Ambientale) alla parlamentare nazionale del gruppo misto eletta in Sicilia, Claudia Mannino. A parte che non soltanto un parlamentare, ma tutti i cittadini possono accedere agli atti, sorge spontanea una domanda: che cosa tentano di nascondere i gestori di questa cementeria? E che parte gioca in questa storia il Comune?
Che cosa nasconde il cementificio di Isola delle Femmine, piccolo centro a due passi da Palermo? La domanda è legittima, alla luce di un comunicato diffuso dalla parlamentare nazionale eletta in Sicilia, Claudia Mannino, alla quale Italcementi spa – il gruppo imprenditoriale che gestisce il cementificio – si rifiuta di consegnare la documentazione riguardante alcune autorizzazioni.
“Ho ricevuto dallo Studio Gianni-Origoni-Grippo-Cappelli, per conto della Italcementi spa – scrive Claudia Mannino in un comunicato – una comunicazione con la quale si sostiene che io non abbia diritto ad accedere agli atti riguardanti la Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del cementificio di Isola delle Femmine. Da oltre 4 anni seguo la vicenda con accesso agli atti e confrontandomi con le amministrazioni e la presunta impossibilità di cui parlano i legali di Italcementi non è mai emersa. Cosa avranno mai da nascondere?”.
“Mi risultano davvero oscure – prosegue la parlamentare nazionale – le motivazioni per le quali Italcementi Spa arriva a scomodare uno studio legale composto da esimi principi del foro, insigniti di prestigiosi premi di caratura internazionale, per impedirmi di visionare la documentazione. Di cosa si spaventano? Le motivazioni da loro addotte sono comunque pretestuose e assolutamente non pertinenti. Secondo i legali io, in quanto deputato, non avrei uno speciale diritto all’accesso agli atti. Non capisco come sia possibile che tali esperti di giurisprudenza ignorino che io abbia diritto ad accedere agli atti in quanto semplice cittadina”.
“Esiste infatti un decreto legislativo, il n. 33 del 2013, detto anche, e non a caso, ‘decreto trasparenza’ – precisa sempre Claudia Mannino – secondo il cui articolo 3, comma 1, ‘tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di accesso civico, ivi compresi quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo’. Con buona pace di Italcementi e del sindaco di Isola delle Femmine, che mi chiedeva a quale titolo io partecipassi alla Conferenza, senza rivolgere lo stesso rilievo alla delegazione del Partito Democratico”.
Claudia Mannino conclude così: “Saranno forse le criticità da me rilevate negli anni precedenti ad indurre Italcementi Spa a compiere il tentativo abbastanza goffo di impedirmi l’accesso agli atti? Chissà. Io comunque non ho alcun dubbio nel confermare la mia richiesta di ottenere copia degli atti e la mia presenza, il prossimo 25 maggio 2017, alla Conferenza di servizi”.
Confessiamo che siamo molto perplessi. A che titolo, adesso, si ignora la legge sulla ‘trasparenza amministrativa’?
E perché i vertici di Italcementi non vuole rendere nota l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)?
Cosa c’è sotto questa storia?
Che parte ha, in questa vicenda, il Comune di Isola delle Femmine?
E come mai non sono intervenuti i parlamentari regionali eletti nel collegio di Palermo del Movimento 5 Stelle?
Foto tratta da economiasicilia.com




A.I.A..DECRETO 693 2008, ANZA, BOLOGNA, DECADENZA, DI SALVO, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, MANNINO, OSSERVAZIONI, PARTECIPAZIONE, PETCOKE, PIRILLO, Polizzi, PRESCRIZIONI, RIESAME, RINNOVO, Sansone, TUMORI, VERACE,TOLOMEO  


2017 24 MAGGIO Che segreti si nascondono dietro il cementificio di Isola delle Femmine?

ABITA ANNA, ANZA' SALVATORE, ARPA SICILIA, Bertolino, BONINO PULEJO, CALDARA, CONCORSI, CONDO' MICHELE, FRANCESCO, GENCHI GIOACCHINO.TESTAI MARIA PIETRO, ITALCEMENTI, LAUDICINA, O, SANSONE VINCENZO, VERZANA, ABITA ANNA,ARPA SICILIA,CONDO' MICHELE,CALDARA,LAUDICINA,ITALCEMENTI,BERTOLINO,GENCHI GIOACCHINO.TESTAI MARIA PIETRO,O,VERZANA ,BONINO PULEJO,FRANCESCO,CONCORSI,ANZA' SALVATORE,SANSONE VINCENZO,
2017 25 SETTEMBRE Vuoi diventare direttore senza averne i titoli? Vieni all’ARPA Sicilia, ci pensiamo noi! 2017 13 SETTEMBRE Nella ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, dove i funzionari diventano dirigenti promossi sul campo…  


L’ARPA Sicilia è diventata la mecca delle nomine. Non hai i titoli? Futtitinni! Si applica a umma umma una legge ‘magica’, fino ad oggi anche a prova di Corte dei Conti: l’articolo 15 septies del D.lgs 502/92. Sei un semplice funzionario? E voilà: diventi dirigente! Se in conflitto di interessi? Beviamoci su un bel bicchiere di vino. Ma a quanto pare i revisori dei conti dell’ARPA non vogliono brindare…Il testo integrale della mozione all’Ars dei grillini nella quale si chiede la revoca della nomina del direttore generale dell’ARPA  

Ricordate l’articolo che abbiamo scritto lo scorso 13 settembre sulla “Repubblica indipendente dell’ARPA Sicilia”? E’ l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ormai universalmente riconosciuta come la mecca delle nomine con triplo salto mortale (QUI IL NOSTRO ARTICOLO NEL QUALE RACCONTIAMO LE ‘GESTA’ DI PIETRO MARIA TESTAI’, CHE DOPO ESSERE STATO ‘PROMOSSO’ DIRIGENTE SUL CAMPO, DOPO AVER OCCUPATO IL POSTO DI AVVOCATO SENA ESSERE AVVOCATO E’ STATO NOMINATO DIRETTORE AMMINISTRATIVO!). Ebbene, ci sono novità.

Le indiscrezioni fresche fresche di giornata raccontano che, da oggi, i revisori dei conti dell’ARPA, particolarmente allarmati dalle notizie che vengono fuori sulla stampa, dovrebbero iniziare a chiedere ‘lumi’ sulle nomine illegittime.

La cosa è un po’ comica, perché, ad esempio, dovrebbero parlare della nomina del già citato direttore amministrativo, Testaì, con il direttore della stessa Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, Francesco Carmelo Vazzana, sulla cui nomina non mancano perplessità, se è vero che i quattordici parlamentari dell’Ars del Movimento 5 Stelle hanno presentato una mozione per revocare l’incarco di direttore generale allo stesso dottore Vazzana (in calce trovate il testo integrale della mozione).


Se la nomina del dottore Testaì alla direzione amministrativa dell’ARPA Sicilia è già singolare, la nomina del direttore generale, dottore Vazzana, non è di meno…

Alcuni passaggi della mozione grillina sono illuminanti. Per esempio:

“Il dottor Francesco Carmelo Vazzana – si legge nella mozione – risulta essere titolare e amministratore unico dal 2005 della società a fini di lucro pH3 Engineering S.r.l. con sede in Messina”; tale società risulta essere “affidataria di incarichi conferiti da amministrazioni pubbliche, dalla Regione, da enti regionali, da Comuni e da strutture commissariali”.

“Le attività professionali ed economiche della pH3 Engineering S.r.l. – si legge sempre nella mozione presentata a Sala d’Ercole dai parlamentari del Movimento 5 Stelle – sono soggette all’esercizio del controllo e del monitoraggio dell’ARPA Sicilia”.


Insomma, a giudicare da quanto si legge in questa mozione, il direttore amministrativo sarebbe in conflitto di interessi. Per i revisori dei conti non sarà essere semplice affrontare la questione delle nomine illegittime all’ARPA con Testaì e Vazzana…

Come direbbero dalle nostre parti, i revisori dei conti vorrebbero iniziare a ‘quartiarsi’ (leggere guardarsi le spalle), visto che di mezzo ci sono nomine illegittime? Domanda non certo oziosa, considerato che la Corte dei Conti per la Sicilia non fa certo sconti.

Infatti il problema non è che la mozione verrà discussa dall’Ars (cosa impossibile ormai); e nemmeno che qualcuno chieda al Governo regionale il rispetto dell Legge. Il vero problema è che la Corte dei Conti metta in naso in questa storia per eventualmente avviare azioni di responsabilità. E allora…

E’ noto che all’ARPA sono specializzati nel ricorso all’articolo 15 septies del D.lgs 502/92 ss.mm.ii. L’hanno utilizzato prima per il passaggio, come dirigente, del funzionario Testaì dal Bonino Pulejo di Messina all’ARPA; poi per l’immediata nomina a direttore di Unità Operativa Complessa e, da ultimo, a direttore amministrativo.

Negli uffici dell’assessorato alla Salute-Sanità sanno benissimo che l’art. 15 septies consente sì di stipulare contratti dirigenziali a tempo determinato, in via del tutto eccezionale e per compiti particolari; ma tali contratti non possono essere utilizzati per coprire posti di normale amministrazione, meno che mai per affidare incarichi di Unità Operative Complesse. Ma, si sa, nella ‘Repubblica indipendente dell’ARPA Sicilia’ tutto è concesso.

Stando sempre a indiscrezioni, corre voce che due dirigenti della sanità siciliana che operano a Palermo, idonei nella selezione per direttore amministrativo dell’ARPA, ma superati in ‘curva’ dal funzionario Testaì, sarebbero stati contattati da Vazzana per essere ‘insigniti’ di incarichi di Unità Operative Complesse all’ARPA, utilizzando sempre la ‘specialità’ della stessa ARPA: i contratti ex art. 15 septies vietati per legge.

La cosa divertente, così sin sussurra, è che i due dirigenti godrebbero già, nelle rispettive aziende che operano nella sanità di tali contratti…

Dicono che tutti questi contratti sarebbero al vaglio della Corte dei Conti per la Sicilia.

Ultima indiscrezione: sembrerebbe che all’ARPA, nei prossimi giorni, si potrebbero materializzare una quindici o forse più nuovi incarichi sempre con il ricorso allo stesso articolo…

Insomma, all’ARPA Sicilia la ‘festa’ del 15 septies del D.lgs 502/92 continua!



MOZIONE



XVI Legislatura ARS

MOZIONE

Oggetto: Revoca in autotutela del D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017, con il quale è stato nominato Direttore Generale dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana.
L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE



la legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 ed in particolare l’art. 90, ha istituito l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA Sicilia);
con D.A. n. 165/Gab. dell’1 giugno 2005, è stato approvato il Regolamento di organizzazione dell’ARPA Sicilia con il quale si stabilisce che il Direttore Generale è nominato dall’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente dopo aver esperito una selezione, tra soggetti in possesso di una comprovata esperienza in materia di protezione ambientale e che siano in possesso di esperienza almeno quinquennale di Direttore Tecnico o Amministrativo in enti, aziende, strutture pubbliche o private, svolta nei dieci anni precedenti la pubblicazione dell’avviso.
VISTO

l’avviso pubblico per il conferimento dell’incarico di Direttore Generale dell’ARPA Sicilia, pubblicato per estratto nella G.U.R.S. del 26/5/2017 n. 6 – Serie Speciale concorsi e nella G.U.R.I. del 9/6/2017 n. 43 – Serie speciale;
il D.A. n. 222/Gab. del 12 luglio 2017, con il quale è stata istituita la commissione di valutazione delle istanze presentate in esito alla pubblicazione dell’avviso approvato con DA n° 141/gab del 19/5/2017;
Il D.A. n. 254/GAB, con il quale sono stati approvati i lavori della Commissione di valutazione istituita con D.A. n. 222/Gab. del 12 luglio 2017 e l’elenco dei candidati idonei al conferimento dell’incarico di Direttore Generale dell’ARPA Sicilia, e dei candidati non idonei al conferimento dell’incarico;
Il D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017, con il quale viene nominato DG dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana a decorrere dal 14 agosto 2017;
CONSIDERATO CHE

gli artt. 3 e 97 della Costituzione garantiscono i principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, va da sé che le regole di un pubblico concorso per l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si basino sull’imparzialità al fine di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione; 
l’ARPA Sicilia è parte integrante del sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente, in collegamento con le altre agenzie regionali, che costituiscono il sistema dei controlli ambientali del Paese con al centro l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), con l’obiettivo di assicurare omogeneità ed efficacia all’esercizio dell’azione conoscitiva e di controllo pubblico della qualità dell’ambiente a supporto delle politiche di sostenibilità ambientale e di prevenzione sanitaria a tutela della salute pubblica;
l’ARPA assicura il monitoraggio dello stato dell’ambiente e della sua evoluzione; il controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento; esercita attività di ricerca, di trasmissione ai diversi livelli istituzionali e di diffusione al pubblico dell’informazione ambientale; svolge il compito di supporto tecnico-scientifico per l’esercizio di funzioni amministrative in materia ambientale, nonché per il coordinamento degli interventi per la tutela della salute e dell’ambiente; compie attività istruttoria per il rilascio di autorizzazioni e per l’irrogazione di sanzioni, nel rispetto delle competenze degli altri enti previste dalla normativa vigente; esegue attività di supporto nell’individuazione, descrizione e quantificazione del danno ambientale;
l’autonomia e l’indipendenza dell’Arpa sono stabilite dalla legge del 21 gennaio 19994, n.61, che assegna all’Agenzia un ruolo terzo in quanto supporto tecnico-scientifico esperto e competente alle decisioni di policy;
all’Arpa spetta il compito di fornire le misure, le informazioni e le valutazioni che consentono di comprendere quello che accade, nonché compiere le verifiche e indicare le condizioni che garantiscono la correttezza dell’esercizio delle attività che possono creare nocumento ai beni pubblici, in quanto Ente tecnico a supporto del decisore politico, per fornire tutte le informazioni necessarie ad assumere le migliori decisioni, per questo è necessario assicurare un elevato livello di competenze e di indipendenza;
le attività demandate all’ARPA Sicilia di controllo, monitoraggio e di protezione dell’ambiente, sono costituzionalmente garantite dai principi contenuti dagli articoli 9, 32, 41 e 44, posti a presidio della protezione dell’ambiente e dei diritti fondamentali della persona, che possono essere soddisfatti solamente da un’Agenzia, autorevole e indipendente; 
la commissione di valutazione delle istanze di cui al D.A. n. 254/GAB, non è stata composta da esperti indipendenti esterni e qualificati in materia di protezione ambientale, così come è stato garantito nelle altre regioni italiane per effettuare la selezione dei candidati idonei, al fine di garantire – l’indipendenza e la comprovata esperienza in materia di protezione dell’ambiente; 
negli atti pubblicati sul sito istituzionale dall’Assessore Regionale del Territorio e dell’ambiente non sono esplicitati e resi noti i criteri e le modalità di selezione con le quali la Commissione nominata con D.A. n. 222/Gab. del 12 luglio 2017, ha provveduto ad escludere ed includere nella lista degli idonei i candidabili alla nomina del DG Arpa Sicilia; 
nel D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017, pubblicato sul sito istituzionale, con il quale è stato nominato DG dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana, non è allegato alcun curriculum dell’interessato e che nel decreto non sono indicati analiticamente i titoli specifici a supporto delle motivazione della nomina, in relazione a quanto stabilito dall’ordinamento, e cioè, il “possesso di una comprovata esperienza in materia di protezione ambientale”, e di una esperienza “almeno quinquennale di Direttore Tecnico o Amministrativo”, inoltre, la declaratoria contenuta nel D.A. 263- 2/8/2017, è scarna e priva di argomentazioni, oltre ad essere carente sotto il profilo dell’indicazioni delle specifiche competenze possedute dal prescelto, nel decreto si indica come aspetto distintivo a supporto della nomina, il solo e semplice possesso della laurea in Chimica, difatti, si legge “il Dott. Francesco Carmelo Vazzana, in possesso di laurea in Chimica industriale, particolarmente idonea per il ruolo da svolgere”;
RILEVATO CHE

il Dott. Francesco Carmelo Vazzana, risulta essere titolare e amministratore unico dal 2005 della società a fini di lucro “pH3 Engineering S.r.l.” con sede in Messina che risulta affidataria di incarichi conferiti da amministrazioni pubbliche, dalla Regione, da enti regionali, da Comuni e da strutture commissariali;
le attività professionali ed economiche della SRL “pH3 Engineering S.r.l.” sono soggette all’esercizio del controllo e del monitoraggio dell’ARPA Sicilia;
il dott. Francesco Vazzana ha ricoperto solo per poche settimane il ruolo di Presidente dell’Ente “Parco Regionale delle Madonie”, insufficienti a dimostrare l’esperienza in “materia di protezione ambientale”, e che le altre attività curriculari si connotano come consulente o consulente e sostituto dell’Assessore Croce, quest’ultima nell’ambito della struttura commissariale decisa con DPCM del 10/12/2010, ma attività queste che non sono in alcuna misura assimilabili al ruolo di Direttore Tecnico o Amministrativo;
le attività curriculari del dott. Francesco Carmelo Vazzana si caratterizzano, come si legge nel CV scaricabile dal sito del Ministero dell’ambiente, per ruoli di consulenza o ruoli di surroga politica e non già di Direttore Tecnico o Amministrativo;
SI EVIDENZIA CHE

il rapporto contrattuale di consulenza stilato dal dottor Francesco Carmelo Vazzana, in base DPCM del 10/12/2010, riguarda un periodo che va dal 12 marzo 2014 (Decreto n.126/2014), al 31 maggio 2015, (Decreto n. 269/2015) e che la procedura per la nomina del direttore generale dell’ARPA Sicilia è stata avviata con decreto D.A. n. 141/GAB. del 19 maggio 2017, e cioè, meno di due anni dalla chiusura del rapporto contrattuale tra la Regione e l’interessato, termine necessario per poter partecipare al bando come stabilito dal Lgs. 8 aprile 2013 n° 39, in materia di inconferibilità e di incompatibilità di incarichi pubblici;
sono intercorsi meno di due anni di interruzione contrattuale anche nel caso dei lavori di messa in sicurezza della discarica di RSU in località Sant’Agata Comune di San Filippo del Melo (ME), solo in data 24 luglio 2015 si è concluso il rapporto di contrattuale tra la Regione e la società “pH3 Engineering Srl”;
sono intercorsi meno di due anni di interruzione contrattuale anche nel caso di “Rinziano”, difatti il 18 dicembre 2015 con DDS n. 2510, il dipartimento regionale dell’acqua e dell’energia provvedeva a liquidare le fatture alla “pH3 Engineering srl”, per la direzione dei lavori di “Messa in sicurezza” per la discarica in contrada Rinziano nel comune di Caltavuturo (PA);
con decreto n.126 a firma Croce il dottor Francesco Carmelo Vazzana, in base DPCM del 10/12/2010, è nominato consulente e sostituto dell’assessore Croce a partire dal 12 marzo 2014 e con decreto n. 162 del 31 marzo, mentre il dott. Vazzana risultava sostituto dell’assessore, veniva liquidata la prestazione fornita alla struttura commissariale dalla pH3 Engineering Srl, di cui il dottor Vazzana è amministratore unico;
dal Cv della società del dr. Vazzana non emerge in alcun modo la “comprovata esperienza di protezione ambientale” ma una comprovata esperienza nel gestire quale “amministratore unico” della propria società a fini di lucro, la “pH3 Engineering Srl”, che è cosa ben diversa dal possedere una “comprovata esperienza in campo di protezione ambientale” o di direttore tecnico o amministrativo.
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

per l’evidente carenza dei requisiti posseduti da Francesco Carmelo Vazzana, previsti dal D.A. n. 165/Gab. dell’1 giugno 2005 per la nomina del Direttore generale dell’Arpa Sicilia;
per il conflitto d’interessi tra Francesco Carmelo Vazzana e la sua società con la regione Sicilia e l’ARPA Sicilia;
in applicazione della legge “Severino”, D. Lgs. 8 aprile 2013 n° 39, in materia di inconferibilità e di incompatibilità di incarichi pubblici;
Alla revoca in auto tutela del D.A. n. 263/Gab. del 2 agosto 2017 con il quale è stato nominato Direttore Generale dell’Arpa Sicilia il dott. Francesco Carmelo Vazzana a decorrere dal 14 agosto 2017.

(Palermo, 10 agosto 2017)

PALMERI

TRIZZINO

CANCELLERI

CAPPELLO

CIANCIO

FERRERI

FOTI

MANGIACAVALLO

SIRAGUSA

TANCREDI

ZAFARANA

ZITO




2017 13 SETTEMBRE Nella ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, dove i funzionari diventano dirigenti promossi sul campo…  


13 settembre 2017
Concorsi? Leggi? Legalità? Parole che all’ARPA Sicilia si ‘interpretano’ in funzione delle esigenze e dei capricci dei ‘capi’. Vi raccontiamo l’incredibile storia di un funzionario con contratto a tempo determinato – Pietro Maria Testaì – che dopo essere stato ‘promosso’ dirigente, dopo aver occupato un posto di avvocato senza essere avvocato, viene nominato direttore amministrativo! 
Cos’è l’ARPA Sicilia? L’acronimo sta per Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente. E’ presente in tutte le Regioni. Nella nostra Isola presenta una particolarità: si tratta di una sorta di ‘Repubblica indipendente’ dove le leggi non contano, ma dove contano soltanto la volontà e i capricci di chi la gestisce.
Un’esagerazione? Niente affatto! La storia che vi raccontiamo dimostra che quello che diciamo è la pura verità.
Il protagonista ‘assoluto’ di questa storia è Pietro Maria Testaì, ‘unto’ non si capisce bene da chi. E’ lui che, grazie ai potenti vecchi e nuovi dell’ARPA, fa una carriera veloce, bruciando tutte le tappe (e, soprattutto, in barba alla Legge!).
Prima di arrivare all’ARPA Pietro Maria Testaì lavorava all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Dall’ISPRA passa al Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina. In questo Centro prende servizio con un contratto a tempo determinato di due anni circa.
Il suo contratto va dal 12 agosto 2015 all’ottobre di quest’anno. Tenete bene a mente questo contratto a tempo determinato, perché è fondamentale. 
Il dottore Testaì, dal Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina, passa all’ARPA. Come? In questo passaggio si consuma la prima ‘magia’.
Il 19 luglio del 2016 l’ARPA – retta all’epoca da Francesco Licata di Baucina – fa un atto di interpello. L’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente cerca un dirigente amministrativo per il personale.
‘Scavando’ tra le carte si scopre che il Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina ha risposto all’interpello prima: l’8 luglio del 2016!
In pratica, i messinesi del Bonino Pulejo rispondono all’interpello prima dell’esistenza stessa dell’interpello! Hanno a disposizione una macchina del tempo e nessuno lo sa?
I messinesi rispondono che sì, loro hanno a disposizione quello che cerca l’ARPA Sicilia: si tratta, per l’appunto, del Nostro Pietro Maria Testaì, che, però, è un funzionario di quinto livello.
Ora, a parte che l’atto di interpello non è previsto, a parte la ‘magia’ del Bonino Pulejo di Messina che risponde prima che l’ARPA formuli lo stesso interpello, scopriamo un’ulteriore stranezza: l’ARPA chiede un dirigente e i messinesi mettono a disposizione un funzionario!
A questo punto va in scena la cosiddetta “cessione del contratto”: in pratica, i messinesi cedono il contratto di Pietro Maria Testaì all’ARPA.
Agli atti c’è il Decreto ARPA n. 448 del 6 settembre 2016 con il quale Pietro Maria Testaì viene inquadrato all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente come dirigente di struttura semplice: per la precisione, dirigente dell’Unità Operativa Risorse umane e politiche del personale.
Insomma, da funzionario, Pietro Maria Testaì viene ‘promosso sul campo’ dirigente. Viene incardinato nella struttura, mentre il Nostro può svolgere funzioni speciali al di fuori della struttura, come stabilisce il suo contratto originario.
Pietro Maria Testaì si insedia per svolgere compiti di ordinaria amministrazione: cosa che non può fare!
Intervengono i Revisori dei conti che, in un verbale, fanno sapere che la nomina di Pietro Maria Testaì è illegittima, perché si configura come una nuova assunzione. I Revisori chiedono quindi il ritiro della nomina a dirigente di Pietro Maria Testaì.
La stessa cosa fanno gli uffici dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente (l’ARPA viene pagata con i fondi della sanità siciliana, circa 30 milioni di euro all’anno, ma fa capo all’assessorato al Territorio e Ambiente).
Anche gli uffici dell’assessorato al Territorio e Ambiente chiedono all’ARPA di ritirare la nomina di Pietro Maria Testaì.
E all’ARPA che dicono? Non gliene può fregare di meno!
Il dottore Pietro Maria Testaì ha preso servizio l’1 ottobre del 2016. Un sabato.
Due giorni dopo – lunedì 3 ottobre – altro salto pindarico del Nostro funzionario-dirigente, che viene nominato dirigente di un struttura complessa!
Il Decreto dell’ARPA che lo nomina dirigente di struttura complessa è il n. 497 del 3 ottobre 2016: affidamento incarico ex articolo 18 del contratto della sanità.
In pratica, Pietro Maria Testaì diventa, come per magico incanto, dirigente di tutta la struttura del personale dell’ARPA!
Ricordiamoci che il contratto originario di Pietro Maria Testaì è a tempo determinato. Il passaggio è fondamentale. All’articolo 15, comma 7 quinques del Decreto legislativo n. 502 del 1992 si legge:
Non possono essere nominati soggetti con contratto a tempo determinato.
Evidentemente questa legge non vale per la ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, dove i ‘capi’ fanno quello che vogliono.
Solo i Revisori pensano che l’ARPA Sicilia dipenda ancora dalle leggi dello Stato italiano e della Regione siciliana: e lo mettono per iscritto.
E all’ARPA? Vanno avanti lo stesso. Altrimenti che ‘Repubblica indipendente’ sarebbe?
Il Nostro dottore Pietro Maria Testaì viene così nominato ad interim capo della struttura complessa Affari generali e legali. Per ricoprire tale incarico bisogna essere laureati in Giurisprudenza, essere avvocati con tanto di iscrizione all’Ordine con la facoltà di difendere l’amministrazione.
Qui sembra di essere passati alla Segreteria generale della presidenza della Regione siciliana, dove i titoli, da qualche anno a questa parte, si ‘interpretano’: Pietro Maria Testaì, infatti, è sì laureato, ma non in Giurisprudenza. E se non è laureato in Giurisprudenza non dovrebbe essere avvocato.
Ma all’ARPA Sicilia di Licatone di Baucina queste sono ‘sottigliezze’…
Siamo arrivati al luglio di quest’anno. Il caldo e gli incendi che colpiscono la Sicilia non sfiorano la ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia, che ‘partorisce’ un nuovo Decreto: è il Decreto n. 314 del 28 luglio di quest’anno con il quale Pietro Maria Testaì ‘incassa’ la proroga, per cinque anni, di tutti gli incarichi dirigenziali!
Ricordate? Il contratto a termine di Pietro Maria Testaì va dal 12 agosto 2015 all’ottobre di quest’anno. E lo nominano per altri cinque anni!
Intanto Licata di Baucina va via e arriva il nuovo numero uno dell’ARPA Sicilia: Francesco Verzana. Ed è proprio quest’ultimo che, la scorsa settimana, nomina Pietro Maria Testaì direttore amministrativo.
Ancora non abbiamo avuto il piacere di leggere tale atto di nomina. Vero è che la legge dice che gli atti vanno pubblicati sul sito istituzionale. Ma non dimentichiamo che l’ARPA Sicilia è una ‘Repubblica indipendente’…
Invitiamo i nostri lettori ad avere pazienza. Appena verrà fuori l’atto della nuova, ‘mirabolante’ nomina del Nostro-funzionario-dirigente plurinominato vi delizieremo. La ‘Repubblica indipendente’ dell’ARPA Sicilia ha tempi di pubblicazione degli atti diversi dal resto del mondo…
Che dire? Chi è, in realtà, questo signor Pietro Maria Testaì? Chi lo protegge? Ci sarà un giudice, magari a Palermo, per far rispettare la Legge anche all’ARPA Sicilia?

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2017 18 MAGGIO Possibile che in Sicilia panifici e pizzerie inquinano di più delle automobili?














Ricordate il Piano per la qualità dell’aria della Regione siciliana del 2006? Quello in parte copiato dalla Regione Veneto? Ebbene, la vicenda – che finì anche su Striscia la notizia – non è ancora chiusa. Stando a quanto c’è scritto in questo Piano, le polveri sottili (PM10 e PM2,5), ovvero l’invisibile killer quotidiano, nei maggiori centri urbani (Palermo e Catania in testa) sono dovute ai caminetti delle abitazioni, ai panifici ed alle pizzerie in misura fino quasi a 3 volte in più rispetto al traffico autoveicolare…  
L’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) della Sicilia predispone il nuovo Piano e sembra che negli agglomerati urbani le polveri sottili provenienti dalla combustione della legna nel settore domestico (stufe, caminetti) e non industriale (panifici, pizzerie), superano di quasi 3 volte quelle del traffico autoveicolare. Siamo sicuri di essere ancora in Sicilia?
Marine Le Pen ha copiato in campagna elettorale il discorso di Fillon? Poca roba. Ha rimediato una figuraccia, ma rimane pur sempre una dilettante al confronto della Regione siciliana che, nell’arte non edificante del copia e incolla resta, purtroppo, un’antesignana che non teme confronti, tanto da averci lasciato alla fine finanche le pen…ne.
Chi non ricorda il Piano contro l’inquinamento atmosferico copiato in buona parte da quello del Veneto circa 10 anni addietro? Tornano alla mente “il sistema aerologico padano” della Sicilia, l’incremento delle “piste ciclabili sugli argini dei fiumi e dei canali che si immettono nei centri storici”, la limitazione degli “orari di riscaldamento degli impianti termici civili”, “l’intero territorio pianeggiante” dell’Isola ed altre amenità del genere, assurte a risate nazionali anche per un esilarante servizio di Striscia la notizia.
Vicenda finita? Macché! Il famoso o, meglio, famigerato Piano siculo-padano continua a produrre ancora i suoi effetti giudiziari, poiché da poco è arrivata l’ennesima condanna del Tribunale civile di Palermo, la quarta per la cronaca, a carico del dirigente regionale, Salvatore Anzà, coordinatore di quello che la stessa Amministrazione siciliana ha sempre giustificato goffamente come “canovaccio” veneto, con la novità aggravante che questa volta è stata chiamata a pagare, in concorso, la somma di oltre 20 mila euro di risarcimento (spese legali comprese) anche l’assessorato Territorio e Ambiente.
E’ quanto ha stabilito la sentenza del Tribunale di Palermo, Sezione Civile, (n. 2034/2017), giudice Salvatore Trombetta, nella causa promossa dall’ex segretario regionale di Legambiente, Domenico Fontana, contro Salvatore Anzà e l’assessorato Territorio e Ambiente.
I fatti sono noti e risalgono al 2007. Nel corso di una conferenza stampa, Legambiente aveva denunciato che numerose parti del Piano di Coordinamento della qualità dell’aria della Regione siciliana, approvato con un decreto dell’allora assessore del Governo regionale di Raffaele Lombardo, Rossana Interlandi, erano state testualmente copiate dall’omologo Piano della Regione Veneto, senza neppure tenere in conto che si trattava di un Piano antecedente di 7 anni e che era stato già bocciato dalla Commissione Europea.
Per esorcizzare la smascherata padanità sicula i vertici dell’assessorato al Territorio e Ambiente non avevano esitato a sovvertire persino la lingua italiana, sostenendo con un decreto assessoriale che si trattava solo di refusi, in barba al significato stesso della parola “refuso” e, ovviamente, senza spiegare di che cosa fossero refusi le padanità copiate.
Una perizia del Tribunale ha successivamente accertato che quasi 1800 righe del Piano siciliano erano identiche a quello del Veneto. Insomma, 1800 righe di refusi!
Invece di prendere atto dell’evidenza (o dell’indecenza?), il coordinatore del “canovaccio”, Salvatore Anzà, si era scagliato con tre note iperesagitate, con tanto di protocollo e carta intestata dell’assessorato Territorio e Ambiente, contro i responsabili di Legambiente, Giuseppe Messina e Domenico Fontana, e del dirigente regionale Gioacchino Genchi, rei, a suo dire, di avere denunciato la scopiazzatura, definendoli “banda di lestofanti”, “banda di canaglie”, “banda di cialtroni, incompetenti ed in malafede”, “cricca di mascalzoni”, “gruppo di manigoldi “, “emeriti cialtroni “e via con altre contumelie diffamatorie dello stesso tenore, in numero tale da riempire complessivamente, se messe assieme, quasi una pagina.
Tutto con l’inspiegabile e silente acquiescenza dei vertici dell’assessorato di allora e di quanti si sono avvicendati nel tempo, sia riguardo ai termini inauditi e sprezzanti adoperati, sia riguardo all’uso improprio ed abusivo della carta intestata e del protocollo dell’Amministrazione.
Da allora Salvatore Anzà è stato soccombente in 4 diverse cause civili per diffamazione promosse contro di lui dai diffamati Messina, Genchi, Legambiente Sicilia e, da ultimo, Fontana, con il ristoro complessivo di alcune decine di migliaia di euro a loro favore.
La vicenda ha avuto anche un risvolto penale, con Anzà condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi, assolto in appello, ma con l’assoluzione annullata dalla Corte di Cassazione.
La sentenza Fontana ha aggiunto un fatto nuovo, poiché nella condanna per diffamazione è stato chiamato a correo l’assessorato Territorio e Ambiente che, quindi, ha finito anche lui con lasciarci le pen…ne nel copia e incolla.
Adesso c’è da sperare che la Procura della Corte dei Conti faccia sì che a pagare siano i responsabili e non già l’Amministrazione in astratto, che ha tollerato fino ad oggi l’indecorosa vicenda con danno della sua stessa immagine, oltre ad evitare la beffa che il danno procurato finiscano per pagarlo i cittadini siciliani!
Il Giudice, infatti, ha ritenuto sussistente la responsabilità della Pubblica Amministrazione poiché il fatto lesivo posto in essere dal suo dipendente si è manifestato come esplicazione dell’attività dell’ente pubblico e, cioè, pur se con abuso di potere, nell’ambito delle attribuzioni dell’ufficio o del servizio cui il dipendente era addetto.
“Le note a firma di Salvatore Anzà, infatti, sono state redatte su carta intestata dell’assessorato, con spendita della qualifica di dirigente, munite di numerazione di protocollo ed indirizzate a vari organi ed enti per la difesa di un’attività dell’ufficio ed al fine di sollecitare provvedimenti punitivi a carico dell’associazione ambientalista regionale… con effettiva commissione di una condotta contra ius”.
Ebbene, nonostante le condanne, ancor oggi il “canovaccio” veneto – cose da non crederci – continua a rimanere, imperterrito, un documento ufficiale dell’Assessorato Territorio e Ambiente, mai ritirato dal sito web (come potete leggere qui), emendato sì delle padanità più pacchiane, ma mantenendo pur sempre i riferimenti al “Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale”, alla “Sperimentazione di intonaci decorativi e rivestimenti stradali fotocatalitici” oggetto di una deliberazione della Giunta della Lombardia (che non è veneta, ma sempre padana è!), alla Giunta regionale “tenuta ad effettuare uno studio di verifica della situazione viabilistica in corrispondenza di tutti i caselli autostradali e a proporre interventi di miglioramento” e ad altre simili amenità.
A febbraio del 2015 l’attuale assessore regionale al Territorio e Ambiente, Maurizio Croce, senza disconoscere affatto il “canovaccio”, contesta all’ufficio del Dipartimento Ambiente deputato alla redazione del Piano – notate bene, non al Dirigente Generale, come gerarchicamente dovuto, e quindi facendone salve le responsabilità – di essere rimasto inerte ed inadempiente al suo aggiornamento e nomina il direttore dell’ARPA, Licata di Baucina, commissario ad acta per predisporre il piano.
Cultore, come il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dell’amministrazione creativa, Croce ispirandosi al celebre rigoletto verdiano “questa o quella per me pari sono” gli conferisce l’incarico con una semplice nota, mentre un anno dopo provvede alla proroga con un decreto.
Ma non è tutto. L’ARPA, infatti, è un ente strumentale dell’assessorato Territorio e Ambiente, sottoposto a sua vigilanza e controllo. Croce, pertanto, commissaria un ufficio del Dipartimento Ambiente con il direttore dell’ARPA che, a sua volta, è vigilato e controllato dal Dipartimento commissariato. Ed il commissario Licata di Baucina, a chi affida il compito di redigere il Piano? All’ARPA, cioè all’ente di cui è direttore e che è vigilato e controllato dal Dipartimento commissariato. Al confronto il gioco delle tre carte è uno scherzo da bambini!
E il dirigente generale del Dipartimento Ambiente in questo bailamme amministrativo che fa? Ovviamente sta a guardare, tace ed acconsente.
A febbraio 2017 il commissario Licata di Baucina ha consegnato la proposta di Piano. Non si sa se qualcuno in assessorato e, ancor più, in Giunta regionale abbia dato anche una rapida lettura delle oltre 1700 pagine di cui è composto il documento, oppure lo si è apprezzato in fede ed a scatola chiusa prima di avviare la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Di certo, un Piano che indica ancora a riferimento normativo regionale il “canovaccio” veneto-siculo del 2007 ed i refusi padani definiti modifiche non sostanziali qualche disorientamento lo crea. La vistosa assenza di qualche impianto industriale di grandi dimensioni non è da meno, come pure non si trova spiegazione di che fine abbiano fatto ed in che cosa si siano materializzati le decine e decine di milioni di euro stanziati tra la metà degli anni ’90 ed il 2002 per gli interventi di risanamento delle tre Aree ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo).
Su di un punto il Piano non sembra avere dubbi. Le polveri sottili (PM10 e PM2,5), ovvero l’invisibile killer quotidiano, nei maggiori centri urbani (Palermo e Catania in testa) sono dovute ai caminetti delle abitazioni, ai panifici ed alle pizzerie in misura fino quasi a 3 volte in più rispetto al traffico autoveicolare.
Almeno per quanto riguarda i caminetti ci sarà stata un’escalation di installazioni e cambiamenti meteoclimatici che probabilmente ci sono sfuggiti. I Sindaci dei Comuni siciliani ora sapranno come regolarsi.
Prima ancora delle ZTL dovranno pensare alle ZCL (Zone a Caminetti Limitati) ed alle ZPPL (Zone a Panifici e Pizzerie limitati).
I candidati sindaci di Palermo sono avvisati. A rassicurarci ci pensa l’allegato 13 del Piano:
“Regione Toscana – Linee guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC)”. Lo sguardo non è più alla Padania, ma alla toscana.
Siamo sicuri di essere sempre in Sicilia, o no?

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2017 20 MAGGIO Piano regionale per la tutela dell’aria : l’ARPA conferma il contenuto del nostro articolo 




Le precisazioni inviateci dall’ARPA Sicilia confermano quello che abbiamo scritto. E conferma, soprattutto, i nostri dubbi. Non solo: l’Agenzia Regionale per la tutela Ambientale non dà, ad esempio, una risposta agli interrogativi che abbiamo sollevato sui stanziati dagli anni ’90 in poi per il risanamento delle Aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo). Il ‘caso’ del cementificio di Isola delle Femmine
La replica al nostro articolo ricevuta dall’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) della Sicilia non solo non smentisce, ma conferma il contenuto del nostro articolo.
1) Le polveri sottili dalla combustione della legna domestica (stufe, caminetti, ecc.)
Se la precisazione dell’ARPA consiste nel fatto che nelle aree urbane siciliane, in primis Palermo e Catania, il contributo delle polveri sottili originate dalla combustione domestica della legna è in quantità superiore fino quasi a 3 volte (da 2,2 a 2,81 volte) quello derivante dal traffico autoveicolare solo perché sarebbe in linea con altre città italiane, i dubbi e le perplessità che abbiamo espresso nel nostro articolo ci appaiono ancor più accresciuti e confermati per la semplice e ovvia considerazione che si vengono a mettere sullo stesso piano aree geografiche e città dai fattori climatici del tutto differenti. 
Quale sarebbe, infatti, la similitudine o l’affinità termica giornaliera/mensile/stagionale di città come Palermo e Catania con città del centro o del nord Italia? A meno che all’ARPA risultino avvenuti nella nostra regione stravolgimenti meteoclimatici tali da avere comportato un’escalation di installazioni di stufe, caminetti, ecc. e, soprattutto, un’impennata dei mesi di loro intenso e prolungato utilizzo a causa di rigidità termiche, che – riteniamo di non essere i soli – ci sono francamente sfuggiti. Né ci pare che il Piano fornisca referti analitici sulla composizione chimica delle polveri sottili dei nostri centri urbani tali da supportare e confermare l’affermazione della loro prevalente origine dalla combustione domestica di legna. Se poi l’ARPA fosse in possesso di queste analisi ed esse fossero statisticamente significative e rappresentative non dovrebbe far altro che renderle di pubblico dominio.

2) Il Piano siciliano dell’aria del 2007 “canovaccio” di quello veneto

L’ARPA non fa che confermare quanto riportato nel nostro articolo, cioè che il Piano “canovaccio” siculo-veneto “con le sue successive modifiche [vale a dire con i refusi padani cancellati e quelli rimasti] non è mai stato revocato dall’Amministrazione Regionale”. Constatiamo con soddisfazione che dell’anomala sopravvivenza amministrativa se n’è accorta anche l’Agenzia, che, tuttavia, non spende un solo appunto critico o una qualsivoglia osservazione su quella sorta di “refuseria” (di cui, in effetti essa stessa risultava tra gli autori), la qual cosa ci conferma, in negativo, che si procede pur sempre all’insegna del tutto va bene madama la marchesa. L’ARPA precisa anche di avere esplicitamente indicato nell’allegato 13 del Piano 2017, a titolo esemplificativo, le Linee Guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC) della Regione Toscana. Ebbene, anche noi, nell’articolo, ci eravamo semplicemente chiesti, a puro titolo esemplificativo, se fossimo sicuri di essere in Sicilia.
3) Impianti industriali
Il nostro articolo segnalava l’assenza nel Piano 2017 di qualche impianto industriale di grandi dimensioni e poneva l’interrogativo, inoltre, su che fine abbiano fatto le decine e decine di milioni di euro stanziati fin dagli anni 90 per il risanamento delle Aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo). Riguardo al primo punto, è singolare il caso del cementificio Italcementi di Isola delle Femmine, che appare e scompare, un po’ qui, in po’ là, tra le pagine del Piano. Viene citato in qualche parte, ma non figura, anzi, è del tutto assente, inspiegabilmente, nella “analisi delle sorgenti emissive per singolo stabilimento”, nella “valutazione della qualità dell’aria”, non sta neppure nel previsto “progetto di razionalizzazione del monitoraggio della qualità dell’aria in Sicilia ed il relativo programma di valutazione”, ecc., pur trattandosi di un impianto di notevole grandezza ed impatto ambientale, ubicato, per di più, all’interno del perimetro urbano del Comune di Isola e prospiciente a quello del Comune di Capaci. Sul destino dei finanziamenti per le aree a rischio registriamo semplicemente risposta non pervenuta


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2018 16 DICEMBRE ARPA, i grillini, alla buon’ora, scoprono che nelle nomine qualcosa non va… 


Dopo poco più di un anno di silenzi la politica siciliana torna ad accendere i riflettori sulla “Repubblica indipendente dell’ARPA Sicilia”, entità amministrativa che si amministra da sé, tra assunzioni & promozioni tanto al chilo. Dopo una mozione presentata lo scorso anno (poi caduta nel ‘dimenticatoio’), i grillini dell’Ars hanno presentato un’interrogazione
Meglio tardi che mai, si diceva una volta. Adagio che, almeno per le avventure dell’ARPA Sicilia (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), vale per i parlamentari del Movimento 5 Stelle all’Ars che vanno riscoprendo il gusto dell’opposizione.
I grillini denunciano che dieci assunzioni, o giù di lì, sarebbe state effettuate in modo irregolare. da qui un’interrogazione per chiedere ‘lumi’ al Governo regionale retto da Nello Musumeci e un esposto alla Corte dei Conti.
Ma cosa denunciano i deputati del Movimento 5 Stelle a Sala d’Ercole? Assunzioni di impiegate a tempo determinato “nelle attività legate alla conduzione e gestione delle unità navali oceanografiche a disposizione di ARPA Sicilia”.
Stefania Campo, parlamentare regionale, nota, come leggiamo sul Giornale di Sicilia on line, “la mancata pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, anche per estratto, del decreto del direttore generale dell’ARPA del 31 luglio scorso con cui l’Ente manifestava l’avviso di interesse. La pubblicazione è stata fatta solo sul sito dell’Agenzia”.
La deputata “denuncia che con successivi decreti – leggiamo sempre nel Giornale di Sicilia – era stata nominata la commissione esaminatrice e approvate la selezione e le relative graduatorie, nonché l’immediata immissione in servizio di 12 collaboratori per la durata di quattro mesi (scadenza il 31/12/2018) e per una spesa complessiva di poco più di € 120 mila euro2.
“Tutto ciò – afferma Stefania Campo – nonostante il Collegio dei revisori dei conti di ARPA avesse ampiamente manifestato, e verbalizzato, forti perplessità su tale reclutamento. In particolare il collegio dei revisori contestava che il decreto del direttore generale facesse riferimento a documentazione contabile inopportuna, contestava pure la mancata compatibilità con le norme vigenti e che non apparisse per nulla evidente il fabbisogno di personale. Veniva inoltre contestata la mancata indicazione dell’assegnazione di risorse finanziarie”.
“Il Collegio – continua Campo – ha messo pure in evidenza come la pubblicazione delle graduatorie sul sito dell’Arpa fosse avvenuta con estremo ed ingiustificabile ritardo e che l’atto del direttore decretasse, stranamente, anche l’immediata immissione in servizio dei 12 collaboratori, nonostante non fosse indicata in oggetto. Per tali motivazioni certificava, nel verbale n. 23 del 27 settembre scorso, che anche l’esercizio di controllo della regolarità amministrativa e contabile non appariva esser stato garantito con dovizia e necessario scrupolo”.
“Nell’interrogazione che abbiamo presentato – aggiunge la deputata- facciamo rilevare come ARPA Sicilia, paradossalmente, abbia revocato tutti i bandi di concorso approvati il 30 agosto scorso a causa di criticità di gran lunga molto meno gravi ed evidenti di quelle evidenziate. Tra questi bandi è stato ritirato anche quello che, grazie ad un nostro emendamento approvato con l’ultima in Finanziaria, consentiva all’ARPA di potenziare il suo organico”.
Bandi revocati, altri bandi che vanno avanti, assunzioni clientelari. Per I Nuovi Vespri non si tratta di novità. E, volendo, non è un novità nemmeno per i grillini dell’Ars che lo scorso anno, a settembre, hanno presentato una mozione che, in effetti, poi è stata un po’ abbandonata.
Noi lo scorso anno abbiamo dato ampio risalto a tale mozione (COME POTETE LEGGERE QUI). Solo che poi questa battaglia, lo ribadiamo, è stata un po’ tralasciata dalla politica.
Lo scorso anno, il 25 settembre, scrivevamo:
“L’ARPA Sicilia è diventata la mecca delle nomine. Non hai i titoli? Futtitinni! Si applica a umma umma una legge ‘magica’, fino ad oggi anche a prova di Corte dei Conti: l’articolo 15 septies del D.lgs 502/92. Sei un semplice funzionario? E voilà: diventi dirigente! Se in conflitto di interessi? Beviamoci su un bel bicchiere di vino. Ma a quanto pare i revisori dei conti dell’ARPA non vogliono brindare…Il testo integrale della mozione all’Ars dei grillini nella quale si chiede la revoca della nomina del direttore generale dell’ARPA”.
Oggi i grillini riprendono quanto scritto dai revisori dei conti. Ribadiamo: meglio tardi che mai. Chissà, magari andando avanti verranno fuori altri fatti ben più ‘sostanziosi’: per esempio, le nomine dei dirigenti ARPA diventati tutti direttori e, oltre al ‘caso’ del direttore generale, anche la nomina del direttore amministrativo: giusto per fare chiarezza sulla sua qualifica di dirigente. Magari si parlerà anche del direttore tecnico. Chissà.




AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE DELL'AMB'ENTE

UOC ST2 Monitoraggi Amblentali UO ST2.2 Qualità dell'aria
Via San Lorenzo 312/G - Palermo

I Nuovi Vespri n: http:/Awww.inuovivespri.it/

Oggetto: Riscontro articolo del 18 maggio 2017
In riferimento all'articolo del 18 maggio 2017 pubblicato sul sito | Nuovi Vespri (http://www.inuovivespri.it/2017/05/18/possibile-che-in-sicilia-panifici-e-pizzerie-inguinano-di-piu-delle-automobili/# _), per quanto concerne i contenuti della proposta di Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’aria in Sicilia del gennaio 2017 (408 pagine e 13 allegati), strumento esclusivamente di natura tecnica, si precisa quanto segue.

  • Il contributo alla formazione del particolato primario degli impianti di combustione non industriale (riscaldamento e processi di combustione domestici) rispetto a quello dei trasporti stradali è circa il doppio nei principali agglomerati siciliani, così come evidenziato anche a livello nazionale in diversi documenti, tra cui "Impatto energetico e ambientale dei combustibili nel settore residenziale", redatto nel 2015 dall’ENEA. 
  • Inoltre, come è noto dalla letteratura scientifica (https://Wwww.arpae.it/dettaglio notizia.asp?id=6489&idlivello=1171 è rilevante il contributo nei processi di combustione domestici delle emissioni derivanti dalla combustione delle biomasse. La frazione inorganica del particolato secondario si forma poi dall'ammoniaca, dal biossido di zolfo e dagli ossidi di azoto (derivanti in gran parte dai trasporti), come riportato nel Piano 2017. Sulla base di ciò il Piano 2017 prevede come prima misura da adottare una riduzione drastica del traffico negli agglomerati di Palermo, Catania, Messina e Siracusa nonché altre 5 misure connesse sempre con la riduzione del trasporto su gomma. Inoltre sono state previste altre misure atte a ridurre tutti i precursori del particolato. Un'ulteriore misura, come supporto informativo per la penetrazione degli interventi di sostituzione di sistemi tradizionali con sistemi avanzati, è infine stata prevista nel Piano 2017 per la riduzione delle emissioni derivanti dalla combustione di biomassa.  
  • Inoltre il Piano del 2017, al paragrafo 1.3.1.5 (pag.75), riporta fedelmente i provvedimenti amministrativi emessi negli anni dal Dipartimento Ambiente, tra cui il Piano del 2007 e le sue successive modifiche, poiché lo stesso non è mai stato revocato dall’Amministrazione Regionale. Ad ogni buon fine si precisa che il Piano 2017 non costituisce una modifica di quello del 2007 bensì è un nuovo documento elaborato ai sensi del D.Lgs. 155/2010 e secondo quanto previsto dalle Linee Guida per la redazione dei Piani di QA approvate il 29/11/2016 dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA). Analogamente nell'allegato 13, come esplicitamente indicato nel Piano 2017, si riportano a titolo esemplificativo le Linee Guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC) della Regione Toscana.
  • Relativamente agli impianti industriali il Piano 2017 prevede tra le misure di risanamento una revisione sostanziale dei limiti emissivi previsti nelle AIA di 10

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Vai URL: Www.arpa.sicilia.it - e-mail: arpa@arpa sicilia.
impianti (pag. 310), in atto operativi, ricadenti nelle maggiori aree industriali della nostra regione. Non si comprende quindi quali impianti, peraltro non indicati nell'articolo, non siano stati oggetto di valutazione.
Tanto si rappresenta per correttezza scientifica al fine di veicolare informazioni rispondenti a quanto contenuto nei Piano 2017 che valuta tutti i contributi antropici emissivi presenti nel territorio siciliano per l'individuazione delle misure necessarie a migliorare la qualità dell’aria, che sostanzialmente riguardano la riduzione del traffico su gomma e la riduzione dei limiti emissivi dei grandi impianti industriali.
Si chiede pertanto di pubblicare sul vs sito la presente risposta.
Il Direttore della ST2 Monitoraggi Ambientali
Dottoressa Anna Abita 
Il Direttore ddel'arp Sicilia
Dottor Francesco Licata di Baucina




Che segreti si nascondono dietro il Cementificio di Isola delle Femmine?






Incredibile ma vero: il gruppo che gestisce la cementeria di Isola delle Femmine, alle porte di Palermo, si rifiuta di consegnare alcuni documenti (nel caso in questione l’Autorizzazione Integrata Ambientale) alla parlamentare nazionale del gruppo misto eletta in Sicilia, Claudia Mannino. A parte che non soltanto un parlamentare, ma tutti i cittadini possono accedere agli atti, sorge spontanea una domanda: che cosa tentano di nascondere i gestori di questa cementeria? E che parte gioca in questa storia il Comune?
Che cosa nasconde il cementificio di Isola delle Femmine, piccolo centro a due passi da Palermo? La domanda è legittima, alla luce di un comunicato diffuso dalla parlamentare nazionale eletta in Sicilia, Claudia Mannino, alla quale Italcementi spa – il gruppo imprenditoriale che gestisce il cementificio – si rifiuta di consegnare la documentazione riguardante alcune autorizzazioni.
“Ho ricevuto dallo Studio Gianni-Origoni-Grippo-Cappelli, per conto della Italcementi spa – scrive Claudia Mannino in un comunicato – una comunicazione con la quale si sostiene che io non abbia diritto ad accedere agli atti riguardanti la Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del cementificio di Isola delle Femmine. Da oltre 4 anni seguo la vicenda con accesso agli atti e confrontandomi con le amministrazioni e la presunta impossibilità di cui parlano i legali di Italcementi non è mai emersa. Cosa avranno mai da nascondere?”.
“Mi risultano davvero oscure – prosegue la parlamentare nazionale – le motivazioni per le quali Italcementi Spa arriva a scomodare uno studio legale composto da esimi principi del foro, insigniti di prestigiosi premi di caratura internazionale, per impedirmi di visionare la documentazione. Di cosa si spaventano? Le motivazioni da loro addotte sono comunque pretestuose e assolutamente non pertinenti. Secondo i legali io, in quanto deputato, non avrei uno speciale diritto all’accesso agli atti. Non capisco come sia possibile che tali esperti di giurisprudenza ignorino che io abbia diritto ad accedere agli atti in quanto semplice cittadina”.
“Esiste infatti un decreto legislativo, il n. 33 del 2013, detto anche, e non a caso, ‘decreto trasparenza’ – precisa sempre Claudia Mannino – secondo il cui articolo 3, comma 1, ‘tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di accesso civico, ivi compresi quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo’. Con buona pace di Italcementi e del sindaco di Isola delle Femmine, che mi chiedeva a quale titolo io partecipassi alla Conferenza, senza rivolgere lo stesso rilievo alla delegazione del Partito Democratico”.
Claudia Mannino conclude così: “Saranno forse le criticità da me rilevate negli anni precedenti ad indurre Italcementi Spa a compiere il tentativo abbastanza goffo di impedirmi l’accesso agli atti? Chissà. Io comunque non ho alcun dubbio nel confermare la mia richiesta di ottenere copia degli atti e la mia presenza, il prossimo 25 maggio 2017, alla Conferenza di servizi”.
Confessiamo che siamo molto perplessi. A che titolo, adesso, si ignora la legge sulla ‘trasparenza amministrativa’?
E perché i vertici di Italcementi non vuole rendere nota l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)?
Cosa c’è sotto questa storia?
Che parte ha, in questa vicenda, il Comune di Isola delle Femmine?
E come mai non sono intervenuti i parlamentari regionali eletti nel collegio di Palermo del Movimento 5 Stelle?
Foto tratta da economiasicilia.com




A.I.A..DECRETO 693 2008, ANZA, BOLOGNA, DECADENZA, DI SALVO, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, MANNINO, OSSERVAZIONI, PARTECIPAZIONE, PETCOKE, PIRILLO, Polizzi, PRESCRIZIONI, RIESAME, RINNOVO, Sansone, TUMORI, VERACE,TOLOMEO  


2017 24 MAGGIO Che segreti si nascondono dietro il cementificio di Isola delle Femmine?

ABITA ANNA, ANZA' SALVATORE, ARPA SICILIA, Bertolino, BONINO PULEJO, CALDARA, CONCORSI, CONDO' MICHELE, FRANCESCO, GENCHI GIOACCHINO.TESTAI MARIA PIETRO, ITALCEMENTI, LAUDICINA, O, SANSONE VINCENZO, VERZANA, ABITA ANNA,ARPA SICILIA,CONDO' MICHELE,CALDARA,LAUDICINA,ITALCEMENTI,BERTOLINO,GENCHI GIOACCHINO.TESTAI MARIA PIETRO,O,VERZANA ,BONINO PULEJO,FRANCESCO,CONCORSI,ANZA' SALVATORE,SANSONE VINCENZO, Bertolino, BONINO PULEJO, CALDARA, CONCORSI, CONDO' MICHELE, FRANCESCO, GENCHI GIOACCHIN.TESTAI MARIA PIETRO, ITALCEMENTI, LAUDICINA, LEGALITA', O, VERZANA,