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Thursday, July 20, 2017

L'intervista smarrita di Borsellino. Si preferiscono le fiction ai filmati veri Berlusconi e la mafia. Paolo Borsellino, la sua ultima intervista censur...





di Sigfrido Ranucci
Pubblichiamo oggi, riprendendolo dal sito del Premio Roberto Morrione, il documento inedito scritto dall’attuale conduttore di Report in occasione dell’uscita nel 2010 del libro “Il patto. Da Ciancimino a Dell’Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato”  (edizioni Chiarelettere) scritto insieme a Nicola Biondo. Nel 2000 Ranucci era nella redazione di Rainews24 diretta da Roberto Morrione. Il direttore di Rainews24 decide di preparare lo speciale di un’ora sulle stragi di Capaci e via d’Amelio con la messa in onda dell’ultima intervista al giudice Borsellino realizzata dai giornalisti francesi Calvi e Moscardo. Nel suo racconto la ricostruzione di quanto accadde (e quanto invece restò silente e immobile) nelle stanze Rai, nei mezzi di informazione del nostro Paese e nei palazzi del potere a seguito di questa coraggiosa decisione.


E’ la primavera  del  2000, il direttore di Rainews24Roberto Morrione, decide di preparare uno speciale di un’ora in occasione dell’ottavo anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio e incarica Arcangelo Ferri e me. Tra le “concause” dell’accelerazione dell’attentato al giudice gli inquirenti segnalano  anche un’intervista che Paolo Borsellino ha rilasciato a due giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo, il 21 maggio del ’92, ad appena 48 ore da Capaci. I due francesi avevano realizzato un’inchiesta sui canali utilizzati dalla mafia per riciclare. Borsellino parla dei rapporti tra Mangano, Berlusconi e Dell’Utri, del fatto che Vittorio Mangano era considerato la “testa di ponte” dei finanziamenti di Cosa nostra al nord. Dopo la morte di Falcone e Borsellino, i due  giornalisti accelerano il lavoro. L’inchiesta dei  francesi però non andrà mai in onda: viene acquistata da Canal Plus, all’epoca in affari con la Fininvest per i diritti delle partite di calcio, e rimane in archivio. Due anni dopo, nel marzo 1994, a pochi  giorni dalle elezioni, Calvi chiama l’Espresso e offre uno stralcio dell’intervista inviandone anche una copia su Vhs.  L’articolo viene pubblicato a firma di Chiara Beria di Argentine. Il video viene inutilmente offerto ai vari tg della Rai. Alla fine Beria di Argentine si rassegna e pensa che forse quel video può avere un valore affettivo e lo regala alla famiglia del giudice scomparso. L’intervista pubblicata da l’Espresso suscita anche l’attenzione di Brusca che chiede conferma a Mangano su quanto scritto e lo stalliere di Arcore  gli conferma tutto.
Per sei lunghi anni il vhs con quell’intervista cade nel dimenticatoio. Lo trovo io casualmente nella primavera del 2000 nell’archivio del giudice. E’ Fiammetta Borsellino a consegnarmelo. E’ un filmato dal valore incredibile. La voce di Borsellino è calma e serena; a volte il giudice abbozza anche qualche sorriso. Totalmente diversa dall’immagine che appare in  tv dopo la morte di Falcone, pervasa dal dolore e dalla tensione per la consapevolezza che la stessa sorte sarebbe toccata a lui.
Ma poi ci sono i contenuti dell’intervista. In quel periodo Dell’Utri  è sotto inchiesta a Palermo  per i suoi presunti rapporti con la mafia. Mentre la Procura di Caltanissetta sta per archiviare la sua posizione e quella di Berlusconi, quali mandanti esterni alle stragi di mafia. Decido quindi di portare la mia copia alla Procura. Il Pm Luca Tescaroli che indaga sui mandanti a volto coperto delle stragi, quando vede l’intervista a Borsellino compie un balzo sulla sedia e acquisisce copia del filmato.
Intanto bisogna pensare a come mandare in onda l’eccezionale e sconosciuto documento. Al direttore Morrione  tocca decidere: “si va avanti” – è la sua risposta. L’intervista fa parte dello speciale sulle stragi del ‘92, dove si parla anche di tutto quanto sarebbe poi emerso nella sentenza che  sette anni dopo avrebbe condannato Dell’Utri a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nell’inchiesta ci sono due interviste inedite a Salvatore Cancemi e a Ezio Cartotto. E poi una ricostruzione sulla base di testimonianze della trattativa tra Stato e Mafia e sulla strategia di Cosa nostra di liberarsi dei vecchi referenti politici e agganciarne nuovi.
Quell’intervista a Borsellino, che con la sua voce parlava di Mangano, Dell’Utri e Berlusconi si incastra perfettamente. Tutto deve essere pronto per il 19 luglio anniversario della morte del giudice e della sua scorta.  Ma Morrione, trattandosi di materiale delicato, decide di farlo vedere al Direttore generale della RaiPier Luigi Celli, che, durante la visione, sprofonda sempre di più nella poltrona. Alla fine decide di far venire da Palermo un giornalista esperto delle vicende giudiziarie siciliane, per sapere se quel filmato rappresenta un rischio per la Rai. Ma anche dopo le rassicurazioni del perito, Celli decide ugualmente di non mandare in onda lo speciale. Mentre per l’intervista a Borsellino si può fare un’eccezione e s’impegna a divulgarla il più possibile sui tg nazionali.
E’ ormai vicino il 19 luglio, lo speciale sulla mafia rimane per sempre in un cassetto, Morrione decide di mettere in atto quanto suggerito da Celli e comincia a fare il giro delle redazioni dei telegiornali. Parte dal Tg1 dove c’è Gad Lerner. Lerner dopo un consulto con il suo vice Mario Giordano, che poi passerà a guidare le testate Mediaset e il Giornale di Paolo Berlusconi, decide di non trasmettere l’intervista. Così il 19 luglio il Tg1 apre il notiziario con la notizia della guarigione di Silvio Berlusconidal cancro alla prostata. L’intervista di Borsellino non viene  trasmessa dai tg nazionali. Ma la notizia inizia a girare. Il primo agosto un articolo sul “Foglio” di Giuliano Ferrara, dal titolo ambiguo denuncia: “Gli ultimi complottisti che non mollano a Palermo e dintorni”.  Viene anche tirato in ballo il giudice nisseno Tescaroli: “Anche a Caltanissetta –scrive il Foglio- non manca chi rincorre i complotti. Il pm Luca Tescaroli, trasferito sulla carta da tempo a Roma , ma tuttora in attività in  Sicilia continua a indagare…”. Il pezzo ha tutte le caratteristiche di quello che nell’ambiente viene definito “un articolo preventivo”. Alla fine,  il 21 settembre l’intervista inedita di Borsellino viene  trasmessa da Rainews24, su satellite e alle 23.05. La vede solo chi è munito di parabola e sofferente d’insonnia. Alla trasmissione partecipano Antonio Ingroia, sostituto procuratore a Palermo e  braccio destro di Borsellino, e Luca Tescaroli. Sono invitati anche Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi che ringraziano ma fanno sapere che preferiscono non intervenire. Viene delegato Enrico Trantino difensore di Dell’Utri.
Pochi sanno quello che è accaduto nei momenti  precedenti la messa in onda del servizio. Il giorno prima della trasmissione, la Rai invia all’Ansa il lancio della puntata con il testo dell’intervista di Borsellino: nel video il magistrato siciliano è seduto dietro la sua scrivania e indossa una Lacoste verde, davanti a lui sono seduti i due francesi che gli fanno le domande:
… e questo Vittorio Mangano faceva traffico di droga a Milano?

“Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa tra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche come “magliette” o “cavalli”.


Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di Cavalli al telefono vuol dire droga…

“Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata dalla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tant’è che Mangano fu condannato al dibattimento del Maxi processo per traffico di droga”.


Dell’Utri non c’entra in questa storia?

“Dell’Utri non è stato imputato nel Maxi processo per quanto io mi ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme a Mangano” .


A Palermo?

“Si, credo che ci sia stata un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mano de giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari”.


Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri?

“Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, di entrambi”…


Quelli della Publitalia?

“Si”.


Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione tra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli.

“Beh, nella conversazione inserita nel Maxi Processo si parla di cavalli da consegnare in Albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita nell’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo”.


C’è un socio di Marcello Dell’Utri, tal Filippo Alberto Rapisarda, che dice che questo Dell’Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.

“Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo di almeno 2000 uomini d’onore, con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti ad un un’unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera….”


Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

“All’inizio degli anni ’70, Cosa nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole che a un certo punto diventò addirittura monopolistico nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, cercò lo sbocco perché questi capitali venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa nostra e finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitale”.


Lei mi dice che è normale che Cosa nostra si interessa a Berlusconi?

“E’ normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro”.


Mangano era un pesce pilota?

“Si, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia”.


Si dice che ha lavorato per Berlusconi?

“Non le saprei dire in proposito, anche se le debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco quali atti sono ormai conosciuti, ostensibili, e quali debbano rimanere segreti, questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dire nulla” ….


C’è un’inchiesta ancora aperta?

“So che c’è un’inchiesta ancora aperta”


Su Mangano e Berlusconi? A Palermo?

“Si.”


Il lancio d’agenzia esce solo  a tarda sera, quando cioè nessun giornale può riprenderlo e  pubblicarlo. Infatti il giorno seguente la notizia non compare sui quotidiani, nessuna reazione, l’unica a muoversi è la Procura di  Caltanissetta,  guidata all’epoca da Giovanni Tinebra che il 20 settembre del 2000 dispone il sequestro, su richiesta inviata via fax dal difensore di Dell’Utri, il quale pur essendo estraneo in quel momento agli atti di indagine, teme  che la messa in onda da parte della Rai il giorno dopo potesse recare danno al suo assistito che è sotto processo a Palermo per concorso esterno alla mafia. Così due agenti della DIA partono dalla Sicilia per sequestrare il video di Borsellino. Rainews24 pensa di opporsi minacciando una denuncia per interruzione di pubblico servizio. E’ un susseguirsi frenetico di telefonate e tutto si gioca sul filo delle ore, anzi dei minuti. Alla fine quel mandato di sequestro ordinato dalla procura di Caltanissetta si trasforma, durante la strada per Roma, in un’acquisizione di copia. Ma a che scopo? Visto che la Procura ne aveva già acquisita una copia a giugno proprio dai  giornalisti della Rai. Insomma alla fine la Procura di Caltanissetta acquisisce una copia che già possiede.
Nella stessa serata la trasmissione con il video di Borsellino va in onda, ma, come già detto, il giorno dopo nessuno ne parla. E neppure il giorno seguente. Ed è così per un mese fino a quando Elio Veltri, all’epoca membro della Commissione parlamentare antimafia in quota Italia dei Valori, mi chiama, chiede spiegazioni su quel video e ne acquisisce una copia. Ma non segue nessuna iniziativa parlamentare. Dopo pochi giorni, nel mese di ottobre del 2000 viene battuta un’agenzia stampa in cui si annuncia che Antonio Di Pietro porterà l’intervista di Borsellino al Parlamento Europeo per presentarla in una conferenza stampa visto il silenzio stampa in Italia. Il giorno dopo uno dei legali di Dell’Utri inoltra alle agenzie  un comunicato dove si dice che l’intervista a Borsellino mandata in onda da Rainews24 è manipolata. In sostanza si tratterebbe della risposta di  Borsellino sulla telefonata tra Dell’Utri e Mangano sui “cavalli”. Secondo Dell’Utri, nel suo caso si trattava di cavalli veri e non droga. L’avvocato di Dell’Utri giunge a quella conclusione facendo un paragone con quanto era stato scritto nel 1994 da l’Espresso da Chiara Beria. In trasmissione nessuno però ha obiettato nulla. Ora che Di Pietro minaccia di portare il video davanti la stampa europea si parla di manipolazione e il giorno dopo il Giornale della famiglia Berlusconi rincara la dose. Esce il primo di una serie di articoli a firma di Paolo Guzzanti dove accusa Rainews24  di aver mandato in onda un’intervista manipolata  e parla di un “giallo nei tagli”.  In realtà quell’intervista trasmessa è la versione che era stata montata dai giornalisti francesi pronta per essere trasmessa, è una versione di circa 12 minuti che Rainews24 non ha mai modificato.  L’unica operazione fatta dalla Rai è stata quella di  dividerla  in tre parti per facilitare il dibattito durante la trasmissione con i magistrati e con l’avvocato Trantino. E quando Morrione, direttore di Rainews24, risponde alle accuse di “manipolazione” proponendo un’intera trasmissione  su quella che veniva considerata la versione “integrale ” dell’intervista a Borsellino pubblicata dal l’Espresso nel ’94, il suo invito cade nel vuoto.
Il quotidiano di Berlusconi un risultato  intanto lo ottiene: Di Pietro non fa la conferenza stampa annunciata. Tutta la vicenda cade nuovamente nel dimenticatoio, almeno apparentemente, perché qualcuno prende il testimone da Rainews24 e lavora in silenzio fino alla sera del 14 marzo del 2001. A pochi giorni dalle elezioni, Marco Travaglio presenta il suo libro “L’odore dei soldi” scritto a quattro mani con Elio Veltri, nella  trasmissione Satyricon condotta da Daniele Luttazzi. Travaglio è un fiume in piena, parla delle origini della Fininvest, del meccanismo delle 22 holding che la controllavano e della gestione finanziaria  per come era stata ricostruita da un perito della Banca d’Italia. Ma proprio Cosa nostra è il piatto forte  servito nella trasmissione.  Travaglio ricorda le origini del partito Forza Italia, le dichiarazioni di Cartotto, la partecipazione alla creazione di Forza Italia di Craxi. Ma parla anche del boss Vittorio Mangano, assunto come stalliere ad Arcore e dell’intervista a Borsellino che Rainews24ha trasmesso mesi prima e che è stata oscurata dai media.  Luttazzi chiude la trasmissione ringraziando Travaglio: “Con questo libro dimostri di essere un uomo libero. E non è facile trovare uomini liberi in quest’Italia di merda”.  Pochi minuti dopo scoppia il putiferio. I centralini della Raiimpazziscono. Il Polo attacca la Rai e chiede le dimissioni dei vertici. Gianfranco Fini invoca l’intervento del Presidente della Repubblica Ciampi,  Cossiga dice che è stato  “un crimine politico in Tv”. Interviene anche il noto ex-dissidente sovietico Vladimir Bukovskij che parla di “uno sporco artificio  dei comunisti, che tendono a dipingere l’avversario politico come l’autore di crimini contro l’umanità”.  Invece Silvio Berlusconi sorprendentemente se la prende con il meno comunista di tutti, ha una certezza assoluta:  è stata una trappola del “guru americano” consulente della campagna elettorale di Rutelli, Stan Greenberg, poi  afferma che l’intervista a Borsellino è “notoriamente manipolata, lo sanno tutti”,  e conclude vietando ai suoi di partecipare alle trasmissioni della Rai.
Così, quando  il 16 marzo Michele Santoro decide di trasmettere  per la prima volta su un canale nazionale l’intera intervista di Borsellino, la trasmissione si apre indicando tre sedie vuote, quelle che sarebbero spettate agli uomini di Berlusconi. Ma nel corso della trasmissione, mentre dibattono Di Pietro, il direttore di Rainews24 Morrione  e Paolo Guzzanti sull’intervista al magistrato appena trasmessa, arriva una telefonata in diretta. Sono le  22.15 e dall’altro filo del telefono c’è il Cavaliere. Rompe la sua stessa consegna: il divieto per tutti gli esponenti del Polo di partecipare a trasmissioni. Berlusconi saluta con voce squillante ma è furioso e attacca. “Complimenti, la Rai continua  i suoi processi televisivi…” Ma  prima di dargli la linea Santoro l’ha fatto aspettare dieci minuti. Giusto il tempo di mandare in onda un’altra tranche dell’inedita intervista a Borsellino, quella in cui il giudice siciliano spiega i motivi del perché la mafia “che negli anni settanta si era fatta impresa essa stessa” si mette in contatto con imprenditori del calibro di Berlusconi, e indica in Vittorio Mangano la testa di ponte di Cosa nostra per i finanziamenti che arrivano nel Nord Italia. Berlusconi è furibondo anche per questo ma perde la pazienza quando Santoro gli chiede se aveva interrotto l’embargo. “Non partecipiamo a trasmissioni trappola” dice Berlusconi. Santoro minaccia: “Allora chiudo il collegamento”. Il Cavaliere alza il tono: “Lei è un dipendente pubblico, si contenga”. E Santoro, duro: “Appunto, non sono un suo dipendente”.
Il giorno dopo le polemiche si fanno ancora più infuocate. An e Dell’Utri tornano alla carica,“quell’intervista è manipolata”, il presidente di Mediaset Confalonieri chiede 50 miliardi di danni alla Rai. Il Messaggero scrive un articolo in cui raccoglie le indiscrezioni di una gola profonda della Procura di Caltanissetta: “L’ipotesi del ‘Patto Scellerato’ è  vicina all’archiviazione…due anni di indagini del procuratore Tinebra sui mandanti occulti delle stragi del ’92, ma l’inchiesta non ha fatto passi avanti”. Nell’articolo si legge che, per le posizioni di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, la procura nissena “sarebbe sul punto di fare richiesta al Gip di archiviazione”. La storia finisce oltre confine, e ne parlano The IndependentEl Pais e il Guardian. Ma le reti Mediaset e Il Giornale continuano a parlare e scrivere per giorni di “manipolazione”. Per la prima volta nella vicenda entra la voce di un componente della famiglia del giudice: “Quell’intervista  la conosco bene, è autentica” dice la sorella del magistrato, Rita Borsellino.
Interviene, su richiesta dei legali di Dell’Utri, la Procura di Roma che invia gli ufficiali giudiziari a sequestrare, presso la redazione di RaiNews24, copia della trasmissione e apre un’inchiesta contro ignoti con l’ipotesi di reato di falsificazione e manipolazione di documenti e attentato ai diritti politici del cittadino. Anche la Procura di Palermo vuole vederci chiaro e apre un’inchiesta proprio per accertare se la cassetta sia stata manipolata.
Il 19 marzo l’Ansa batte un’agenzia dal titolo: “Figlia Borsellino su video cassetta, nessuna difformità”. E poi all’interno si specifica: Fiammetta  Borsellino, figlia minore di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia nel ’92, ha confermato oggi al pubblico ministero di Palermo Antonio Ingroia la sostanziale autenticità della videocassetta che riproduce l’intervista del padre. … avrebbe detto di non avere riscontrato difformità tra la versione in suo possesso e quella trasmessa dalla tv”.
Una notizia importante che però non viene ripresa da nessun organo di stampa, come non sarà ripresa un anno dopo anche un’altra agenzia in prossimità del decimo anniversario della strage di via d’Amelio: quella del 16 luglio 2002, dal titolo “Rai non manipolo’ intervista a borsellino”. All’interno poi si specifica che “la Procura di Palermo ha prodotto nel processo a Marcello Dell’ Utri la videocassetta integrale dell’ intervista resa da Paolo Borsellino. I pm hanno prodotto una perizia comparativa del contenuto dell’ intervista mandata in onda lo scorso anno dal canale satellitare ‘RaiNews24’, con la quale escludevano la manipolazione da parte dei giornalisti Rai. Ormai le elezioni sono lontane e la vicenda non interessa più, su quel video hanno indagato di volta in volta le procure di Roma, Palermo, Caltanissetta, Catania, Milano, si sono tutte concluse con un nulla di fatto escludendo manipolazioni, falsi, violazioni di segreto istruttorio.
Oggi quell’intervista ufficialmente non c’è più. E’ sparita incredibilmente anche la copia che aveva acquisito la Procura di Caltanissetta nel procedimento sui mandanti a volto coperto delle stragi, come si legge nel decreto che archivia le posizioni di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Perché è sparita? Certo è che chi l’ha portata via ha  tolto  un mezzo di prova, sicuramente non probante, ma altrettanto sicuramente  ingombrante.  Ascoltare  la voce di Paolo Borsellino che poche settimane prima di morire fa i nomi di Mangano, Dell’Utri e Berlusconi avrebbe potuto creare qualche imbarazzo a chi voleva scrivere la parola fine a tutta questa vicenda. Oggi il video si trova negli archivi Rai ma un vincolo lo rende di fatto inutilizzabile, la voce del giudice  morto per lo Stato, invece, sopravvive sulla memoria del web, come fosse un clandestino.
Tratto da: articolo21.org
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