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Tuesday, July 04, 2017

Adolfo Messina, il profilo del crocettiano in manette Pubbliservizi, anche l’immancabile Rolex per Adolfo Maria Messina. Bianco e Ontario: “Precedente gestione con molte zone d’ombra” In politica i “trombati” trovano sempre un “posto”

Adolfo Messina, il profilo  del crocettiano in manette

Da Firrarello a Lombardo: ecco chi è l'ex presidente della Pubbliservizi arrestato questa mattina.





CATANIA – Crocettiano di ferro, dopo essere stato firrarelliano e lombardiano, ecco il profilo di Adolfo Messina, l'ex presidente della Pubbliservizi arrestato con l'accusa di corruzione. In provincia di Catania Adolfo Messina è noto per essere stato braccio destro di Pino Firrarello prima e consulente della Regione guidata da Raffaele Lombardo dopo, ma anche per essere stato intercettato con il mafioso di Forza Italia Carmelo Frisenna, con il quale era in strettissimi rapporti. Messina, però, ha sempre sottolineato di aver agito in buona fede. Dopo l'arresto di Frisenna, Messina ha mollato Forza Italia ed è stato scelto tra i consulenti dell'era Lombardo, alle ultime politiche è stato capolista dei Moderati al Senato e poi, sotto la bandiera della legalità crocettiana è stato nominato alla guida della Pubbliservizi, una nomina fortemente condivisa dai vertici del Megafono.


LE MINACCE – Nel giugno 2015 Adolfo Messina, proprio nel periodo in cui avrebbe commesso il reato di corruzione, subisce un attentato. La sua macchina viene presa a colpi di pistola e al vicepresidente della Pubbliservizi viene recapitata la testa di un coniglio con due proiettili conficcati. Fu proprio Crocetta a intervenire, convocando i giornalisti, al fianco del suo pupillo: “Deve essere stato toccato qualcosa di grosso dentro questa azienda – disse il presidente della Regione - e anche fuori da questa azienda, ho una grande capacità di intuizione, Adolfo ci ha messo la faccia è andato alla Procura, ha presentato dei dossier che denunciano fatti gravi, un sistema catanese che ha avallato queste porcherie”.

RIFONDAZIONE CROCETTIANA – Dopo le minacce Adolfo Messina ha partecipato alla fondazione di Riparte Sicilia, sempre in prima linea, al fianco di Rosario Crocetta.




Pubbliservizi, anche l’immancabile Rolex per Adolfo Maria Messina. Bianco e Ontario: “Precedente gestione con molte zone d’ombra”

CATANIA –  Una mega festa in una villa di Trecastagni e l’immancabile Rolex in regalo, pare del valore di circa 25.000 euro, per l’allora presidente della Pubbliservizi Adolfo Maria Messina,  finito in manette, con custodia cautelare in carcere,  insieme ad  Alfio Massimo Trombetta (1965), entrambi promotori ed organizzatori del sodalizio criminale, secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza.

Arresti domiciliari per: Raffaello Giovanni Pedi (1974), nella sua qualità di responsabile di una delle quattro  posizioni organizzative  (manutenzione edilizia) in cui si struttura la Pubbliservizi, nonché componente di commissione di alcune gare d’appalto rivelatesi “pilotate”; Rosario Simone Graziano Reitano (19819 e Santo Nicotra (1973), imprenditori e amministratori di fatto della ditta individuale “Rennergy di Reitano Rosario” di San Giovanni la Punta e della società “Light and Power SRLS di San Giovanni la Punta;   e Alfio Giuffrida (1958),amministratore di fatto della società “MA.GI srl”, con sede a Trecastagni. Tra gli indagati anche Salvatore Branchina (1959), dipendente della Pubbliservizi, che ha offerto agli investigatori ampia collaborazione e non è destinatario di nessun provvedimento restrittivo.
Il sindaco della Città Metropolitana: “Avevamo intuito già un anno fa che nell’azienda e nella sua gestione ci fosse qualcosa che non andava per il verso giusto, che ci fossero gravi irregolarità a partire dal bilancio. Lo abbiamo denunciato. Ringraziamo Procura e Guardia di Finanza per il lavoro svolto”. “Un altro cancro che minacciava la vita di questa città è stato estirpato”. Così il sindaco della Città Metropolitana di Catania Enzo Bianco commentando l’azione della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto dei vecchi vertici di Pubbliservizi e di alcuni suoi dipendenti. “Avevamo intuito già un anno fa – ha dichiarato Bianco – quando mi sono insediato come sindaco metropolitano che nell’azienda e nella sua gestione ci fosse qualcosa che non andava per il verso giusto, che ci fossero gravi irregolarità a partire dal bilancio. Lo abbiamo denunciato in maniera chiara fornendo atti e documenti sotto la gestione del professore Muscarà e quella attuale di Silvio Ontario. Abbiamo anche bocciato il bilancio del 2015. Un’azione necessaria, obbligata da numerose irregolarità riscontrate: il parere negativo della società di revisione, il mancato visto dal Collegio sindacale, i gravi rilievi espressi dal “Controllo analogo” che analizza gli atti di Pubbliservizi. Ci siamo mossi per porre rimedio attraverso le nostre specifiche competenze ed abbiamo iniziato un’azione di cambiamento radicale anche per tutelare l’azienda ed i lavoratori. Sono certo che la capillare azione investigativa porterà alla luce ulteriori irregolarità nella gestione dell’organizzazione, per individuare i soggetti coinvolti in malaffare e restituire dignità agli onesti lavoratori. Ringraziamo la Procura della Repubblica e la Guardia di Finanza – ha detto ancora il Sindaco Metropolitano – per l’azione condotta che conferma tutti i dubbi circa una condotta non corretta nel passato, una gestione “familiare” a danno dell’interesso pubblico. I fatti di oggi confermano che abbiamo percorso la strada giusta e continueremo a procedere con ancora più serenità lungo il percorso del cambiamento, del risanamento e del rilancio economico di Pubbliservizi al cui interno sono state estirpate le mele marce per dare possibilità alla stragrande maggioranza dei lavoratori onesti di operare nella massima tranquillità”.
«Illuminate le zone d’ombra in Pubbliservizi» «Quando due mesi e mezzo fa circa ho accettato l’incarico di amministratore unico della Pubbliservizi, ho presto avuto contezza di alcune possibili zone d’ombra, per così dire, riguardanti una precedente gestione. Zone d’ombra che la magistratura ha “illuminato a giorno” con l’operazione di stamattina. Sono qui, su esplicita richiesta del sindaco metropolitano di Catania, Enzo Bianco, per dare una sferzata di trasparenza e legalità all’azienda e imprimere una rotta nuova, modernizzandola e rendendola realmente efficiente, nel contempo riducendo le spese e azzerando i rischi di possibile corruzione. In momenti come questi, al di là delle frasi di rito, non si può che affidarsi in pieno alla magistratura e al suo operato, nella certezza che gli inquirenti chiariranno una pagina triste e per nulla edificante della storia della partecipata. Oltre ai doverosi ringraziamenti alla Procura di Catania e alla guardia di finanza, la mia gratitudine va a Enzo Bianco. Non bisogna infatti dimenticare che è proprio grazie alle sue denunce se il calderone maleodorante di taluni pseudo affari è stato scoperchiato. Bianco ha con forza chiesto chiarezza su di una precedente gestione di Pubbliservizi e oggi la Procura ha dato una risposta inequivocabile. Un sistema di controllo c’è, questo sia da monito per tutti: una azienda pubblica, se rispetta le regole, può portare avanti la sua mission, se non le rispetta rischia il tracollo». Lo ha dichiarato Silvio Ontario, amministratore unico della Pubbliservizi Spa.
“Fedelissimo” del potente di turno, da Raffaele Lombardo che lo nominò consulente alla Regione, a Rosario Crocetta, che gli aveva affidato la presidenza della Pubbliservizi, l’ammiraglia tra le partecipate della Città metropolitana, forse per sdebitarsi per l’impegno profuso a favore del Megafono, in campagna elettorale, Adolfo Maria Messina, di Paternò, ha costruito la sua carriera di aspirante politico muovendosi con disinvoltura da uno schieramento all’altro. Dispensatore di opinioni e di scoop tramite i suoi blog, non testate giornalistiche, aveva cercato, di recente, anche di “agganciare” Enzo Bianco, diventato sindaco metropolitano e, quindi, suo riferimento istituzionale proprio per Pubbliservizi. Corteggiamento maldestro e frettoloso (un paio di articoli ruffiani, dopo aver scritto peste e corna)respinto da Bianco che lo mise subito in difficoltà non approvando il Bilancio della partecipata che lo stesso Messina aveva miracolosamente risanato, a suo dire.
Oggi, le manette per Adolfo Maria Messina, un’altra persona, con lui in carcere, ed altre quattro persone, queste ultime agli arresti domiciliari. Le indagini della Guardia di finanza, avviate da tempo e su almeno due filoni, coordinate dalla procura della Repubblica, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale,  per appalti pilotati gestiti dallaPubliservizi S.p.a. di Catania, società “in house” della Città Metropolitana di Catania,per fatti accaduti negli anni 2015 e 2016. Sequestrati beni per oltre 200.000,00 euro, pari al profitto corruttivo. Ai destinatari delle misure personali e anche reali è contestata la corruzione continuata con il vincolo associativo. Messina aveva denunciato intimidazioni nei mesi scorsi  ottenendo la solidarietà del presidente Rosario Crocetta e dei sindacati interni.
Per completezza d’informazione, il Rolex al quale si fa riferimento nel titolo aveva un valore di circa 23.000 euro. Dopo averlo ricevuto  per il compleanno, Adolfo Maria Messina lo restituì per cambiarlo  con un regalo più modesto in seguito alle polemiche scaturite tra gli stessi dipendenti della Pubbliservizi che in parte avevano contributi al “cadeau”.


In politica i “trombati” trovano sempre un “posto”

D’altronde si sa, la politica è un “io ti do, tu mi dai”. Lo sa bene chi starebbe per diventare (secondo indiscrezioni) il  prossimo presidente di Pubbliservizi, la società partecipata della ex Provincia regionale di Catania che “fornisce servizi di gestione integrata del patrimonio dell’Ente provinciale garantendo efficienza, efficacia ed economicità delle prestazioni” (dal sito ufficiale di Pubbliservizi Spa).
Parliamo di Adolfo Maria Messina, paternese e vecchia personale conoscenza, che pare essersi presentato in Provincia a braccetto con l’ex assessore regionale Giovanni Pistorio, ex delfino di Raffaele Lombardo. Verosimilmente, Messina si sarebbe portato dietro lo sponsor per ottenere maggiore considerazione in ambito provinciale, non si sa mai.
Uno sponsor col quale lo stesso Adolfo Messina deve aver fatto pace proprio nelle ultime settimane. Ricordiamo, infatti, ciò perché non molto tempo fa (esattamente il 22 gennaio scorso), proprio di Giovanni giovanni pistorioPistorio (foto a destra) sul suo blog Messina ne scriveva peste e corna. Un piccolo estratto: “Giovanni Pistorio non ci sta ad andare a lavorare, a guadagnarsi il pane come fa la gente laboriosa, sceglie la strada di farsi pagare profumatamente, circa 82.000 euro, dai contribuenti, per non fare nulla, o meglio, per zampettare ancora nella (mala)politica, malgrado sia stato trombato più volte dalla gente che lo conosce bene, che di lui non vuol sentire parlare, che sfrutta la propria attuale posizione politica regalatagli da D’Alia (Gianpiero D’Alia dell’Udc, ndR), per piazzare gli ultimi colpi nauseanti come fosse il suo canto del cigno. Chi lo conosce lo evita”.
Il riferimento economico di Messina – quando parla di Pistorio – è al recente incarico da segretario ottenuto dal neo assessore regionale all’Agricoltura, Ettore Leotta. Quest’ultimo (secondo una ricostruzione sostenuta e trascritta altrove anche da Messina), avrebbe ottenuto tale incarico dietro indicazione di Pistorio, che ne ha quindi successivamente beneficiato diventandone collaboratore più stretto, a libro paga regionale. Una critica fortissima e dall’indubbio valore etico, quella di Messina. Se non fosse per due piccoli particolari.
Particolare uno: come Giovanni Pistorio, anche Adolfo Messina è stato pagato coi soldi dei contribuenti. Ebbene, è stato consulente esterno durante il governo regionale siciliano presieduto da Raffaele Lombardo (“amico quarantennale”, dice lui), con la qualifica di un non meglio precisato “Consulente esperto del Presidente”. Un incarico durato un anno e dieci mesi (dal marzo 2009 al dicembre 2010) e pagato 10.329,15 euro.
Particolare due: come Giovanni Pistorio, anche Adolfo Messina può essere definito un trombato della politica. Infatti, fu candidato alle elezioni amministrative nella sua Paternò nel 2007 in una lista civica dal nome “Liberali e Riformatori per Paternò” (in una coalizione alternativa al centrodestra), ottenendo soltanto 51 preferenze personali ed ovviamente non centrando l’elezione in assise civica. Nei cinque anni precedenti, però, il centrodestra paternese adottò Adolfo Messina come uno dei “massimi esponenti cittadini di Forza Italia” (citazione del quotidiano La Sicilia). C’è da dire che alle amministrative in cui Messina fu candidato, il partito di Berlusconi era in coalizione con il fu sindaco Pippo Failla (An), contrapposto alla coalizione dentro cui Adolfo Messina fu successivamente candidato.
Ma la “trombata politica” più significativa Messina l’ha collezionata alle scorse elezioni Politiche del 2013, in occasione delle quali è stato ancora candidato ma questa volta col centrosinistra di Pierluigi Bersani nella lista “Moderati” (di cui era capolista). Quello dei “Moderati” – per quel che se ne sa – fu un progetto politico cucito addosso ad Adolfo Messina, che con l’eventuale attribuzione del premio di maggioranza sarebbe approdato in Senato – in quanto capolista col sistema bloccato – anche se l’intera lista avesse ottenuto numeri da prefisso telefonico. Sfortuna volle che l’obiettivo di ottenere tanti voti quanto un prefisso telefonico fu raggiunto (9356 preferenze con lo 0,41% in tutta l’Isola), ma il premio di maggioranza per il Senato in Sicilia lo prese il centrodestra. Messina restò fregato un’altra volta (a vantaggio del giarrese Pippo Pagano ndR).
Che dire, quindi? Chi si somiglia si piglia (Pistorio-Messina). E fu così che tra un’intervista farlocca ed un’altra, tra un amico presunto ed un altro, tra un fotomontaggio ed un altro, Adolfo Messina giungerebbe al suo nuovo impegno politico. Questa volta dietro le quinte, però. Vale a dire in Pubbliservizi, una società da centinaia di dipendenti ed il cui consiglio di amministrazione e la presidenza costano ai siciliani decine di migliaia di euro ogni anno. Niente male.
Se replicherà, al solito suo, l’interessato lo farà raccontandovi di qualche canzone cantata dal sottoscritto al karaoke (che volete? Ho il vizio del microfono), oppure attribuendomi il titolo di barzellettiere (ho la risata facile). Togliamoci il dente, replico subito: meglio essere estrosi in casa propria (e con soldi propri) che saltimbanco in casa d’altri (coi soldi di tutti).
Unico interrogativo serio rimasto senza risposta altrettanto seria: perché la presidenza di Pubbliservizi di Catania resta sempre a Paternò? Mistero della (mala)politica?
Andrea Di Bella
fonte sito partner www.siciliajournal.it

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