CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Saturday, May 13, 2017

MONREALE 12 MAGGIO 2017 CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE 92 2017 PRSP DISSESTO FINANZIARIO

Deliberazione n.92/2017/PRSP

REPUBBLICA ITALIANA La Corte dei conti Sezione di controllo per la Regione siciliana Nell’adunanza pubblica del 4 aprile 2017 composta dai Magistrati: Maurizio Graffeo Antonio Nenna Francesco Albo Sergio Vaccarino Gioacchino Alessandro - Presidente - Consigliere - Consigliere– relatore - Primo referendario - Primo referendario ******

Visto il Regio Decreto 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni; vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;

visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;

visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recante il testo unico delle leggi sugli enti locali e successive modificazioni (Tuel);

vista la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

vista la legge 5 giugno 2003, n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

visto l’art. 243-bis del Tuel – Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale – introdotto dall’art. 3, comma 1 lett. r), del decreto legge del 10 ottobre 2012 n.174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213;

visto l’art. 243-quater del Tuel - Esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e controllo sulla relativa attuazione - introdotto dall’art. 3, comma 1 lettera r) del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213 che, nell’ambito della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, prevede l’adozione di Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, ai fini dell’istruttoria e dell’esame del piano di riequilibrio da parte della Commissione per la stabilità degli enti locali di cui all’art. 155 del Tuel;

vista la deliberazione della Sezione delle Autonomie della Corte n. 16/SEZAUT/2012/INPR, avente ad oggetto “Approvazione delle Linee guida per l’esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e per la valutazione della sua congruenza (art. 243-quater, TUEL commi 1-3) “;

visto il piano di riequilibrio adottato dal comune di Monreale (PA) con deliberazione consiliare n. 11 del 22 febbraio 2013;

vista la successiva deliberazione consiliare n. 45 del 30 luglio 2013, con la quale il predetto comune ha proceduto alla rimodulazione del piano di riequilibrio ai sensi dell’articolo 1, comma 15, del DL 8 aprile 2013, n. 35;

vista la successiva deliberazione di questa Sezione 182/2015/PRSP del 18 maggio 2015, con la quale è stato approvato il piano di riequilibrio presentato dal citato ente;

visto l’articolo 243 quater, comma 3, del Tuel che, nel caso di approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, stabilisce che la Corte dei conti vigila sull’esecuzione del piano adottando in sede di controllo apposita pronuncia ai sensi dell’articolo 243 bis, comma 6, lettera a);

visto l’articolo 243 quater, comma 6, del Tuel che pone l’obbligo, a carico dell’organo di revisione economico – finanziaria, di trasmettere, entro il termine di quindici giorni successivi alla scadenza di ogni singolo semestre, una relazione sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi;

visto l’art. 243 quater, comma 7, del Tuel, che, nel caso di accertamento da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano (ovvero di mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell'ente al termine del periodo di durata del piano stesso), dispone l'applicazione dell'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011, con l'assegnazione al Consiglio dell'ente, da parte del Prefetto, del termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto;

vista la deliberazione n. 84/2016/PRSP, relativa al monitoraggio del primo semestre, con la quale, nei termini ivi indicati, sono stati accertati significativi scostamenti rispetto agli obiettivi di riequilibrio; vista la deliberazione n. 190/2016/PRSP, relativa al monitoraggio del secondo semestre, con la quale è stata accertata la presenza di rilevanti scostamenti rispetto agli obiettivi intermedi fissati dal piano, nei termini ivi indicati;

vista la nota prot. n. 664 del 18 gennaio 2017 con cui è stato sollecitato l’inoltro della terza relazione semestrale; 3 vista la nota del Collegio dei revisori prot. Cdc n. 946 del 25 gennaio 2017 di richiesta proroga del termine, riscontrata con nota prot. Cdc n. 1106 del 27 gennaio 2017;

vista la relazione del Collegio dei revisori sul terzo ciclo di monitoraggio, pervenuta con nota prot. Cdc n. 1825 del 7 febbraio 2017;

vista, inoltre, la relazione dell’Organo di revisione ai fini del controllo di cui all’art. 1, comma 166 e ss., della legge n. 266/2005, acquisita, allo stato degli atti, tramite sistema Siquel;

vista la relazione prot. n. 63131215 del 2 marzo 2017, con la quale il Magistrato istruttore, in sede di verifica, trasmetteva le proprie osservazioni al Presidente della Sezione per i provvedimenti conseguenti; vista l'ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 35/2017/CONTR del 2 marzo 2017 con la quale la Sezione medesima è stata convocata il giorno 24 marzo 2017 per gli adempimenti di cui al menzionato art. 243 – quater del Tuel, con assegnazione all’amministrazione del termine improrogabile del 17 marzo 2017 (sette giorni antecedenti l’adunanza) per la trasmissione di controdeduzioni; viste le memorie dell’ente, trasmesse via PEC ed acquisite con prot. Cdc 3273 e prot. n. 3290 del 22 marzo 2017;

vista l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 54/2017/CONTR del 23 marzo 2017, con la quale, per via del ritardo nella trasmissione dei documenti, è stata disposta la cancellazione dell’adunanza dal ruolo del 24 marzo 2017 e il contestuale rinvio al 4 aprile 2017;

udito il relatore, Consigliere Francesco Albo; uditi, per il comune di Monreale, il vice Sindaco, dott. Giuseppe Cangemi –, il Segretario generale, dott.ssa Domenica Ficano e il funzionario contabile, dott. Salvatore Modica, delegati dal legale rappresentante;

1. PREMESSA

1.1 Il legislatore, con l’art. 3 del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, successivamente convertito dalla legge n. 213 del 2012, ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, finalizzata al ripristino degli equilibri finanziari ed alla prevenzione del dissesto negli enti locali negli enti locali in condizione di grave squilibrio strutturale. L’articolo 243 bis del Tuel e le successive norme inserite all’interno dello stesso testo normativo hanno, così, regolamentato un ulteriore strumento per assicurare l’obiettivo del risanamento finanziario, prevedendo un’articolata disciplina di cui gli enti locali possono avvalersi.

Dopo l’approvazione del piano di riequilibrio da parte della competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, l’articolo 243 quater, comma 3, del Tuel, dispone che quest’ultima vigili sulla successiva esecuzione del piano, adottando apposita pronuncia. Il controllo sull’attuazione del piano di riequilibrio viene svolto sulla base delle periodiche relazioni svolte dall’organo di revisione economico–finanziaria che è tenuto, entro i quindici giorni successivi alla scadenza di ciascun semestre, a riferire, alla Sezione regionale di controllo, sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi.
Nel caso d’infruttuoso esperimento della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, l’ente è tenuto a formalizzare il dissesto finanziario che mediante la procedura di cui all’art. 243 bis e ss. del Tuel aveva tentato, senza esito, di scongiurare. A tal fine, il comma 7 del medesimo articolo 243 quater stabilisce che, in caso di accertamento di un grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi del piano, la Sezione regionale della Corte dei conti attiva la procedura per la dichiarazione di dissesto dell’ente.

1.2 Ai fini del riequilibrio, riveste primaria importanza la rappresentazione della situazione economico-finanziaria dell’ente in osservanza dei principi di veridicità ed attendibilità (Sezione delle autonomie, delibere n. 36/SEZAUT/2016/QMIG e n. 9/2017/QMIG, Sezione regionale di controllo per la Campania, deliberazione n.60/2016), che impongono “una quantificazione veritiera e attendibile dell’esposizione debitoria”, in stretta ottemperanza a quanto previsto dalle norme che stabiliscono il contenuto obbligatorio del piano, ”onde evitare che la procedura di riequilibrio si riveli un dannoso escamotage con il quale si evita la dichiarazione di dissesto” (Sezione delle autonomie, deliberazione n.16/SEZAUT/2012/INPR).

Questa Sezione ha già osservato (delibera n. 41/2014/PRSP) che qualsivoglia valutazione sulla congruenza del piano postula, sul piano logico, una quantificazione attendibile dei fattori di squilibrio rilevati. D’altronde, una visione dettagliata e globale della situazione dell’ente locale è richiesta dal legislatore sin dalla fase preparatoria del piano di riequilibrio ed è confermata dalle linee guida predisposte, ai sensi dell’art. 243-quater, comma 1, del Tuel, ai fini dello svolgimento dell’istruttoria della commissione ministeriale e finalizzate ad indicare i criteri per verificare: “l’esatta determinazione dei fattori di squilibrio presenti nella gestione dell’ente, nonché l’attendibilità e sostenibilità delle misure rivolte al superamento della situazione critica” (Sezione delle autonomie, deliberazione n.16/SEZAUT/2012/INPR). A tal fine, come già osservato dalla Sezione delle autonomie (delibera n. 36/2016/QMIG) le Sezioni regionali, destinatarie della relazione sullo stato di attuazione dei piani di riequilibrio, vigilano sull’esecuzione degli stessi (art. 243-quater, comma 6, del Tuel) avendo riguardo ad “una visione globale della situazione finanziaria, patrimoniale ed economica dell’ente locale che deve essere in grado di fotografarne le reali condizioni”.

In fase di monitoraggio della successiva attuazione, in coerenza con i basilari postulati contabili, diviene parimenti fondamentale una rappresentazione veritiera del reale andamento gestionale dell’ente, che costituisce parametro di raffronto rispetto agli obiettivi di riequilibrio programmati. Il piano di riequilibrio deve, pertanto, essere sempre proporzionato alle reali problematiche finanziarie esistenti sia al momento della relativa approvazione che nella fase della relativa esecuzione (Sezione regionale di controllo per la Puglia, deliberazioni n. 164/PRSP/2014 e n.163/PRSP/2016), nel pieno rispetto dei principi di veridicità, attendibilità e correttezza. A questo riguardo, non appare secondario ricordare che i documenti di programmazione e di rendicontazione degli enti pubblici sono atti pubblici, destinati a far fede della situazione finanziaria dell’ente, talchè ricorre la fattispecie di cui all’art. 479 c.p. nel caso in cui essi diano una rappresentazione della situazione diversa da quella reale (cfr. Cass. Pen., Sez. VI, 20 novembre 2012, n. 11425, in dejure.giuffre.it, Tribunale penale Catania, sez. I, n. 2914/11del 10 ottobre 2011, Cass. Pen., Sez. VI, 5 novembre 1979, in Giust. pen., 1980, II, p. 698). 1.3 Particolare attenzione deve essere rivolta, durante la fase attuativa del piano, alle eventuali fattispecie di concreto aggravamento del quadro complessivo della finanza dell’ente, che possano compromettere l’essenziale finalità di risanamento evidenziando un trend negativo difficilmente reversibile.

Ed è proprio al verificarsi di tale stato di aggravamento che il legislatore contempla, tra fattispecie legali tipiche di dissesto definite dall’art. 243-quater, comma 7, del Tuel, il “grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano”. A questo riguardo, la Sezione delle autonomie, con delibera n. 36/2016/QMIG, ha recentemente avuto modo di chiarire che “l’obiettivo primario della procedura di riequilibrio finanziario deve individuarsi nell’attuazione di un percorso graduale di risanamento dell’ente atto a superare gli squilibri strutturali di bilancio che potevano condurre allo stato di dissesto, così come imposto dall’art. 243-bis, comma 1, del Tuel” e che “l’eventuale aggravamento del quadro complessivo della situazione finanziaria dell’ente preclude la realizzazione del percorso di risanamento che costituiva l’obiettivo primario del ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario”.

2. LA VERIFICA DEL PIANO - CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

2.1 Il piano di riequilibrio finanziario pluriennale del comune di Monreale è stato esitato dal Consiglio comunale con deliberazione n. 11 del 22 febbraio 2013 e successivamente rimodulato con deliberazione C.C. n. 45 del 30 luglio 2013 ai sensi dell’art. 1, comma 15, del DL 8 aprile 2013, n. 35. 6 Successivamente, è stato sottoposto all’approvazione di questa Sezione, avvenuta con deliberazione n. 182 del 18 maggio 2015. Con il predetto provvedimento, il Collegio, pur giudicando congruo il piano ai fini del riequilibrio, ha posto l’accento su alcuni aspetti problematici, in grado di compromettere il ripristino degli equilibri, che si è riservato di monitorare accuratamente e che si riassumono di seguito:
Ø obbligazioni di cassa afferenti al 2013
-2014 per euro 2.093.701,33 non ancora estinte;
Ø ulteriori debiti fuori bilancio ancora da riconoscere e non inseriti nel piano di riequilibrio per euro 28.315,89;
Ø accantonamento per la copertura di debiti potenziali per euro 11.400.000;
Ø obbligazioni passive da sentenze, alla data del 7 aprile 2015, per euro 1.532.454,50;
Ø passività potenziali nei confronti di Alto Belice Ambiente spa per euro 4.734.662,05; Ø conciliazione stragiudiziale con AMIA spa, per euro 3.000.000 da liquidare in tre tranches;
Ø posizione debitoria nei confronti dell’acquedotto consortile Biviere (debito di cassa) per euro 382.307,00.

2.2 Con delibera 84/2016/PRSP questa Sezione, all’esito del monitoraggio del primo semestre, ha osservato rilevanti scostamenti rispetto agli obiettivi fissati dal piano con riferimento ai seguenti aspetti:
ü bassa percentuale di riscossione tributaria;
ü sensibile disallineamento degli accertamenti correnti (pari ad euro -1.633.237,39 nel 2014 e addirittura ad euro -4.654.795,66 nel 2015), a fronte, tuttavia, di una corrispondente minore spesa (euro - 2.595.921 nel 2014, euro -7.122.504 nel 2015);
ü mancata estinzione di debiti fuori bilancio di cui era previsto il pagamento;
ü emersione di nuove passività da contenzioso (al 7 aprile 2015, euro 1.532.454,50) e in sede di allineamento contabile con Alto Belice ambiente spa (euro 1.981.569,01);
ü rilevante scostamento in ordine agli impieghi programmati per il ripiano dei fattori di squilibrio: tra il 2013 e il 2015, a fronte di previsioni per euro 7.500.000, risultano impegnati euro 6.144.192,32 (- 1.355.807) e pagati solamente euro 3.499.857,53 (- 4.000.142,47).
All’esito del monitoraggio, la Sezione ha rinviato le verifiche più approfondite al secondo ciclo di controllo, soprattutto con riferimento ai dati 2015, in considerazione dell’ufficiosità di quelli allora disponibili, provenienti dal pre – consuntivo.

2.3 All’adunanza del 22 settembre 2016, al termine del secondo ciclo di monitoraggio, non erano ancora disponibili i dati definitivi del rendiconto di gestione 2015, il cui schema era stato riapprovato dalla Giunta comunale con delibera di Giunta n. 228 del 19 agosto 2016, a seguito delle incongruenze ed inesattezze rilevate dal Collegio dei revisori.
Con deliberazione n. 190/2016/PRSP è stata nuovamente accertata la presenza di rilevanti scostamenti rispetto agli obiettivi intermedi fissati dal piano, nei termini che di seguito si riassumono:
ü passività residue, in termini di cassa, di euro 2.093.701,33 relative al 2013 e 2014, non ancora estinte alla data di approvazione del piano, di cui rimanevano da pagare euro 451.889,67;
ü insufficiente accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità, per l’anno 2015, rispetto a quello stimato congruo dalla Giunta comunale (euro 1.257.083,97 a fronte di euro 1.940.000);
ü obbligazioni passive da sentenze per euro 1.328.490,69 (determinazione AIG n. 198 del 23.12.2015); ü insorgenza di nuovi debiti, per euro 160.000,00, non inseriti nel piano;
ü passività potenziali nei confronti di Alto Belice Ambiente spa per euro 4.734.662,05; ü conciliazione stragiudiziale con AMIA spa, per euro 3.000.000 da liquidare in tre tranches;
ü elevato disallineamento rispetto alle previsioni di ripiano del passivo in termini sia di competenza che di cassa; ü rallentamento dei pagamenti per la parte di debiti non in contestazione. Il predetto rendiconto è stato approvato dall’organo consiliare con successiva deliberazione n. 69 del 4 ottobre 2016, con un ritardo di oltre sei mesi rispetto al termine ultimo previsto dall’art. 227 del Tuel.

2.4 Merita osservare che l’intera fase di monitoraggio delle misure di riequilibrio programmate è stata resa particolarmente difficile da un quadro finanziario e gestionale opaco e, soprattutto, dalle peculiari modalità di interlocuzione adottate dall’ente, poco improntate, invero, a chiarezza e linearità. Già nel monitoraggio del primo semestre, questa Sezione, con deliberazione n. 84/2016/PRSP, osservava: “Sul punto, la Sezione richiama la massima attenzione dell’ente sulla necessità di attuare il piano di riequilibrio in maniera lineare, ossia attraverso un percorso procedimentale corretto da un punto di vista giuscontabile (programmazione delle passività da estinguere in sede di piano; stanziamento delle risorse nei relativi bilanci di previsione; riconoscimento dei debiti fuori bilancio programmati da parte del Consiglio comunale; impegno di spesa; pagamento; relazione periodica da parte del Collegio dei revisori), riferendo con chiarezza espositiva dei relativi esiti”.

2.5 Ed invero, non è apparso immune da analoghe censure anche l’operato dell’Organo di revisione, più volte richiamato sulla necessità di una più proficua interlocuzione con questa Sezione.
Già nella deliberazione n. 84/2016, questa Corte osservava: “Con la nota prot. n. 1575 del 10.02.2016, il Magistrato istruttore ha chiesto una serie di elementi conoscitivi sul grado di raggiungimento degli obiettivi di riequilibrio fissati dal piano e sull’evoluzione dei profili problematici sopra elencati. Ha richiesto, altresì, dettagliate informazioni sull’impatto del D. Lgs. n. 118/2011 sugli equilibri di bilancio, con particolare riferimento agli esiti del riaccertamento straordinario dei residui ed alla consistenza degli accantonamenti prudenziali effettuati per far fronte al contenzioso passivo. In data 26.02.2016 (prot. n. 826 Cdc), è pervenuto il riscontro da parte dell’Organo di revisione. La prospettazione dell’ente, tutt’altro che chiara ed organica, non ha consentito in sede istruttoria un efficace raffronto tra le misure programmate e quelle attuate, rendendo particolarmente difficoltose le valutazioni sul processo di risanamento intrapreso e sul superamento dei profili problematici indicati nella deliberazione di approvazione del piano”.

Inoltre, osservava che “Gli elementi conoscitivi che l’Organo di revisione ritiene di fornire, inoltre, devono essere esposti con chiarezza ed esaustività, al fine di mettere il proprio interlocutore istituzionale nelle condizioni di monitorare l’andamento dell’azione di riequilibrio rispetto agli obiettivi intermedi fissati nel piano, analizzando eventuali scostamenti, le relative cause, nonché eventuali fattori – endogeni od esogeni – sopravvenuti, in grado di incidere sul processo di riequilibrio in atto. Tale fase di verifica assume quale necessario parametro di riferimento le previsioni del piano formalmente varate dal Consiglio comunale, nonché tutti quegli ulteriori elementi – in primis, riserve, criticità e prescrizioni - che la Sezione, pur approvando il documento, ha ritenuto porre in evidenza, ritenendole espressamente oggetto di prioritario monitoraggio”.

2.5 Nell’ultima sessione di monitoraggio, gli esiti istruttori hanno messo in evidenza un possibile profilo di grave anomalia riguardante la composizione del Collegio dei revisori, eletto con delibera C.C. n. 42 del 21 luglio 2014 e chiamato ratione officii a riferire con cadenza semestrale sullo stato di attuazione del piano. In particolare, a seguito di attento riscontro, è emerso che il presidente dell’Organo di revisione - dott. A.P. – risultava omonimo del precedente dirigente del servizio finanziario dell’ente. In sede di adunanza, il funzionario contabile dell’ente, espressamente interpellato su questo profilo, ha riferito che l’odierno Presidente del Collegio dei revisori ha ricoperto in precedenza, presso l’ente, la carica apicale presso i servizi finanziari, ma non ha materialmente predisposto il piano di riequilibrio. Il Collegio, pur prendendo atto di tale ultima circostanza - peraltro comprovata dalla documentazione in atti - osserva che la persona in questione, nella qualità di responsabile del servizio finanziario pro tempore, ha comunque sottoscritto la relazione e la proposta di avvio 9 della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale da parte della Giunta, corredata da relativo parere favorevole di regolarità tecnica e contabile (cfr. nota prot. n. 1624 AGR del 27/11/2012 ad oggetto “relazione sulla situazione economico finanziaria dell’ente propedeutica ad eventuale dichiarazione di stato di pre-dissesto finanziario” e delibera della Giunta comunale n. 285 I.E. del 18 dicembre 2012, ad oggetto “adesione al piano di riequilibrio pluriennale ai sensi del D.L. n. 174/2012”, allegata alla delibera del Consiglio comunale n. 128 del 27 dicembre 2012, da cui prende le mosse la procedura).

Tali circostanze inducono a nutrire più di una perplessità non solo sul possesso degli imprescindibili requisiti di imparzialità, indipendenza ed estraneità rispetto all’apparato organizzativo dell’ente che ciascun controllore interno (e, a fortiori, esterno) deve garantire, ma anche sullo stesso rispetto della normativa vigente. Rilevano, in questo contesto, non solo le disposizioni di contrasto al conflitto d’interessi introdotte dall’art. 1, commi 41 e ss., della legge n. 190/2012 (legge anticorruzione), ma anche – e soprattutto - l’art. 236, comma 2, del Tuel, in tema di ineleggibilità e incompatibilità dell’organo di revisione, che testualmente recita: ”l'incarico di revisione economico-finanziaria non può essere esercitato dai componenti degli organi dell'ente locale e da coloro che hanno ricoperto tale incarico nel biennio precedente alla nomina, dal segretario e dai dipendenti dell'ente locale presso cui deve essere nominato l'organo di revisione economico-finanziaria (…)”.

2.6 Alla stregua di tali premesse, si ritiene necessario demandare al Consiglio comunale dell’ente ogni conseguente valutazione a riguardo, riferendo degli esiti a questa Sezione. *******

3. PREMESSA METODOLOGICA

3.1 L’attuale fase di monitoraggio semestrale, la terza, prende a riferimento i dati definitivi di rendiconto 2015 – approvato dopo l’ultimo ciclo di monitoraggio da parte di questa Sezione - e quelli di pre consuntivo 2016, ossia la quarta annualità prevista dal piano di riequilibrio, sulle dieci complessive. L’attuale ciclo di monitoraggio – il terzo - ha preso in considerazione non solo i dati di rendiconto 2015 e quelli di pre consuntivo 2016, ma anche tutti quegli aspetti problematici emersi nelle precedenti sessioni di verifica che l’ente, per effetto delle poco chiare e talvolta contraddittorie prospettazioni, non era riuscito a chiarire e che la Sezione si era riservata di verificare successivamente. A tal fine, è stata potenziata la fase istruttoria, attraverso l’utilizzo di tabelle pre compilate, che l’amministrazione si è limitata a completare e/o a confermare.
Nella medesima prospettiva, per esigenze di completezza istruttoria, di semplificazione, di concentrazione degli adempimenti e di massima tempestività dei controlli in riferimento alle realtà particolarmente problematiche, sono stati utilizzati anche i dati contenuti nei questionari redatti dall’Organo di revisione ai fini del controllo di cui all’art. 1, comma 166 e ss., della l. n. 266/2005, in linea anche con le indicazioni della Sezione delle autonomie contenute nella deliberazione n. 16/2012/INPR. Conformemente alla prassi già seguita nelle precedenti sessioni di monitoraggio (delibere n. 84/2016/PRSP e n. 190/2016/PRSP), pertanto, nella presente deliberazione, adottata dopo formale contraddittorio con l’ente, trovano esito anche i controlli finanziari di cui all’art. 148 bis del Tuel. Tale attività di massima implementazione istruttoria, che ha rinvenuto preziosi elementi di riscontro anche nelle banche dati della Sezione, ha consentito in alcuni casi di evidenziare gravi profili di contraddittorietà, anche interna (rispetto, cioè, a risultanze contabili trasmesse dallo stesso ente in riferimento al medesimo oggetto), di alcuni elementi conoscitivi, che, in assenza di validi chiarimenti da parte del comune, sono stati ritenuti inattendibili. A causa della pluralità delle fonti conoscitive a disposizione, pertanto, i dati che di seguito si passeranno in rassegna recheranno la specificazione della relativa fonte di provenienza.

4. ANDAMENTI GESTIONALI E FATTORI DI SQUILIBRIO

4.1.1 Il rendiconto 2015 Nel precedente ciclo di controllo (delibera n. 190/2016/PRSP nell’adunanza del 22 settembre 2016), l’ente, sulla base dei dati di preconsuntivo 2015, ha rappresentato la seguente situazione: Tabella 1: risultato di amministrazione 2015 11 RESIDUI COMPETENZA TOTALE € 4.144.984,82 RISCOSSIONI € 8.673.371,51 € 82.134.532,90 € 90.807.904,41 PAGAMENTI € 9.452.956,09 € 80.100.309,23 € 89.553.265,32 € 5.399.623,91 € 0,00 € 5.399.623,91 RESIDUI ATTIVI € 1.742.610,80 € 53.018.241,50 € 54.760.852,30 RESIDUI PASSIVI € 12.162.946,39 € 36.964.160,44 € 49.127.106,83 € 5.633.745,47 € 4.672,95 € 5.063.641,37 € 5.965.055,06 € 4.707.971,09 € 1.257.083,97 € 0,00 Fondi vincolati: Fondi per finaziamento spese in conto capitale Fondi vincolati da FCDE Fondi non vincolati Consuntivo 2015 FONDO DI CASSA AL 31 DICEMBRE Avanzo/Disavanzo di amministrazione al 31 dicembre 2015 FPV per spese correnti FPV per spese in conto capitale PAGAMENTI per azioni esecutive non regolarizzate al 31 dicembre Fondo di cassa al 1° gennaio DIFFERENZA DIFFERENZA

Fonte: relazione Collegio revisori In tale occasione, l’ammontare del Fondo crediti di dubbia esigibilità confluito nella quota accantonata del risultato di amministrazione (€ 1.257.083,97) risultava di gran lunga inferiore a quello computato dalla Giunta comunale in sede di approvazione del prodromico schema di rendiconto. Nella delibera n. 228 del 19 agosto 2016, la Giunta comunale dava atto che il FCDE, calcolato sulle risultanze contabili del rendiconto 2015, ammontava ad € 1.940.000 e che, alla stregua dell’avanzo disponibile, pari ad euro 1.257.083,97, “determinava una differenza negativa di euro 682.916,03”. Quest’ultima, in coerenza con l’art. 187, comma 1, ultimo periodo, del Tuel1 , dava luogo al disavanzo di amministrazione. Constatata tale contraddizione, questa Sezione, nel precedente ciclo di monitoraggio, in vista dell’imminente approvazione definitiva del rendiconto, aveva richiamato l’attenzione dell’amministrazione sulla corretta stima del fondo in questione rispetto a quella effettuata dalla Giunta comunale, osservando testualmente quanto segue: “L’avanzo di amministrazione, pari ad euro 5.965.055,06, è vincolato per 4.707.971,09 ad investimenti e accantonato al FCDE per euro 1.257.083,97. Tale ultimo importo, tuttavia, risulta inferiore all’accantonamento dovuto, di euro 1.940.000, quale quantificato nella deliberazione di Giunta comunale n 228 del 19.08.2016. In assenza di chiarimenti in sede di adunanza, il Collegio si riserva a riguardo più approfondite verifiche nel corso del prossimo ciclo di monitoraggio”.

4.1.2. Nonostante già nell’adunanza del 22 settembre 2016 fossero state richieste, senza esito, spiegazioni su questa possibile sottostima, il Consiglio comunale, nella successiva seduta del 4 1 Tale norma, come noto, dispone che “nel caso in cui il risultato di amministrazione non sia sufficiente a comprendere le quote vincolate, destinate e accantonate, l'ente è in disavanzo di amministrazione. Tale disavanzo è iscritto come posta a sè stante nel primo esercizio del bilancio di previsione secondo le modalità previste dall'art. 188” 12 ottobre 2016, con la delibera n. 69 di approvazione del rendiconto 2015, disattendeva le risultanze ufficiali approvate dalla Giunta comunale, accantonando solamente l’importo di euro 1.257.083,97.

4.1.3. Inspiegabilmente, anche il parere del Collegio dei revisori al rendiconto 2015 stima congruo il Fondo crediti di dubbia esigibilità in euro 1.940.000 (pag. 25), ma, ai fini della determinazione del risultato di amministrazione (pag. 10-11), considera tale posta solamente per l’importo di euro 1.257.083,97. La diversa quantificazione del FCDE presenta inevitabili refluenze sul calcolo del risultato di amministrazione, determinato per differenza, che, come si evince dala tabella seguente (tab. 2), in un caso (del. GM n. 228 del 19 agosto 2016) è pari a – 682.916,03, nell’altro (parere revisori e delibera CC n. 69 del 4 ottobre 2016) è pari a zero. Tab. 2

Raffronto risultato di amministrazione Risultato di amministrazione fonte: elaborazione Corte dei conti su dati comunicati dall'ente d) per fondo svalutazione crediti 0,00 0,00 e) parte disponibile (+/-) * -682.916,03 0,00 b) parte vincolata 4.707.971,09 4.707.971,09 c) parte destinata 0,00 0,00 1.257.083,97 2015 (schema rendiconto) 2015 (parere rev. e delibera consiliare) Risultato di amministrazione (+/-) 5.965.055,06 5.965.055,06 di cui:
a) parte accantonata 1.940.000,00

4.1.4. Merita osservare che la voce sub e), relativa alla parte disponibile (art. 187, c.1, del Tuel), è stata inserita in questa sede, in quanto i quadri riassuntivi della gestione finanziaria, formalmente approvati dall’ente in delibera, non recano alcun totale, benchè previsto dagli schemi ufficiali2 e, ancora prima, dai basilari principi dell’aritmetica.
Anche a seguito del deposito della deliberazione n. 190/2016/PRSP, avvenuto il 13 ottobre 2016, l’amministrazione non ha adottato alcun provvedimento in autotutela. In sede di controdeduzioni (nota prot. n. 3290 del 22 marzo 2017), il comune, come si evince dalla tabella seguente (tab. 3), ha confermato la stima ufficiale del FCDE in euro 1.257.083,97, limitandosi ad indicare ufficiosamente, mediante un asterisco, il reale importo che il predetto fondo dovrebbe avere (euro 1.940.000). 2 Il modello ufficiale, contenuto nell’all. 5/2 al d.lgs. n. 118/2011, reca in calce un saldo finale, denominato “Totale parte disponibile” che, se negativo, deve essere iscritto tra le spese del bilancio di previsione. 13 Di tale importo, al pari del conseguente disavanzo, non si rinviene alcuna traccia nella citata delibera consiliare n. 69. Tab. 3 – stima FCDE nel risultato di amministrazione 2015 e 2016 anno 2015 anno 2016 preconsuntivo € 5.965.055,06 € 14.806.648,91 1.257.083,97 3.440.000,00 parte vincolata - 7.899.863,79 4.707.971,09 3.466.785,12 - - parte del risultato di amministrazione destinata agli investimenti * € 1.940.000 es 2015 ed € 1.500.000 es 2016 i dati 2016 sono da preconsuntivo e potranno subire variazioni a seguito di definizione vincoli a chiusura definitiva esercizio 2016 parte libera del risultato di amministrazione/ disavanzo da ripianare parte accantonata (FCDE)* Risultato di amministrazione al 31-12

Fonte: controdeduzioni ente (riproduzione testuale) Il contraddittorio comportamento adottato dall’ente assume connotazioni di estrema gravità sotto molteplici profili.

4.1.5 In primo luogo, emerge chiaramente una sottostima del fondo crediti dubbia esigibilità, il cui ammontare originario - euro 1.940.000 –, giudicato congruo dal Collegio dei revisori nel parere al rendiconto, non può certamente definirsi tale nel suo nuovo ammontare ufficialmente determinato in euro 1.257.083,97, fino a concorrenza della quota disponibile. A questo riguardo, la giurisprudenza contabile ha più volte chiarito (SRC Puglia, deliberazione n. 188/PRSP/2016) che il FCDE costituisce, ai sensi dell’art. 167, comma secondo, del Tuel, una quota accantonata del risultato di amministrazione; conseguentemente, eventuali errate determinazioni o la sottostima di esso sono destinate ad incidere sul risultato finale di amministrazione alterandone la trasparenza, veridicità ed attendibilità.

4.1.6 Il ridimensionamento di questa fondamentale posta contabile impedisce una corretta svalutazione dei crediti contabilizzati integralmente nel conto del bilancio, anche se di dubbia e difficile esazione (principio contabile applicato 3.3), generando un’indebita capacità di spesa. Come già autorevolmente chiarito dalla Corte costituzionale (sentenza n. 279/2016), il fondo crediti dubbia esigibilità costituisce un fondo rettificativo (in diminuzione di una posta di entrata), finalizzato a correggere il valore nominale dei crediti dell’ente in relazione alla parte di essi che si prevede di non incassare in corso di esercizio, precludendo, in tal modo, l’impiego di risorse di incerta acquisizione. Per queste ragioni, anche dalla Sezione delle autonomie, già in sede di linee d’indirizzo per il 14 passaggio alla nuova contabilità armonizzata (delibera n. 4/2015/INPR), hanno osservato che l’istituzione di un “idoneo” Fondo crediti di dubbia esigibilità, costituisce strumento basilare “per la partenza della nuova contabilità e per la salvaguardia dell’equilibrio unitario della finanza pubblica, che trova nei novellati artt. 81, 97, 117 e 119 Cost. il parametro cui deve informarsi l’attuazione della predetta disciplina (in tal senso, cfr. C. cost., sentenza n. 88 del 2014)”. Chiaramente, la ridotta operatività di tale fondamentale presidio per la tutela - anche dinamica (Corte costituzionale, sentenza n. 70/2012) - degli equilibri di bilancio, assume connotazioni di ulteriore gravità in un contesto di “predissesto” e di progressivo aggravamento degli scostamenti rispetto agli obiettivi di riequilibrio. Già nel precedente ciclo di monitoraggio (delibera n. 169/2016/PRSP, cit.), il Collegio aveva richiamato, senza esito, l’attenzione dell’ente su questo delicato aspetto, osservando, testualmente, che “in considerazione dell’importanza delle prescrizioni del principio contabile applicato n. 3.3, un’eventuale sottostima del fondo, ove confermata, concreterebbe un rilevante fattore di rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio (cfr. Sezione regionale di controllo per la Toscana, delibera n. 116/2016/PRSP), in grado anche di compromettere l’attendibilità del risultato contabile (art. 187, comma 1, ultimo periodo, del Tuel)”.

4.1.7 Tale circostanza, purtroppo, si è verificata. La sottostima del FCDE, nei termini anzidetti, altera il risultato di amministrazione 2015 che, pertanto, non può essere considerato veritiero. A seguito di deferimento, il comune, nelle proprie controdeduzioni, ha riconosciuto la fondatezza della contestazione, riferendo quanto segue:
“Dall’esame dei documenti contabili, l’elaborazione della Corte dei conti in ordine al disavanzo di esercizio 2015 ammontante ad € - 682.689,03 è corretto. L'errore dell’Ente riportante pari a zero il disavanzo è frutto di un errore materiale, infatti la bontà dell'azione dell'Ente si ha con l'esame dell'applicazione del disavanzo al bilancio 2016_2018 per € 500.000,00 nell’annualità 2016 e per € 391.176,21 nell'annualità 2017 come possibile rilevare dalla delibera di approvazione del bilancio n. 78 del 10_11_2016 (….)”.
Tale affermazione, alla luce di quanto si riferirà più avanti, è non corretta e fuorviante. Anche in sede di adunanza, il Segretario generale ha ammesso l’errata determinazione del risultato di amministrazione 2015, di cui, alla luce anche della prodromica deliberazione della Giunta, ha dichiarato di non riuscire a comprendere le cause.

4.1.8 Il fattore appena analizzato, comunque, non esaurisce i profili di perplessità sull’attendibilità del risultato di amministrazione 2015. Dall’analisi delle risultanze istruttorie, infatti, emergeva, innanzitutto, la mancata specificazione delle varie quote in cui, in base a quanto previsto dall’art. 187, comma 1, del Tuel, si scompone il risultato di amministrazione. 15 Conseguentemente, è stato richiesto all’ente di trasmettere un prospetto indicante: ü le specifiche quote accantonate (Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, fondo rischi contenzioso, fondo copertura perdite società partecipate ed eventuali altri fondi); ü le quote vincolate (vincoli derivanti da leggi e dai principi contabili, vincoli derivanti da trasferimenti, vincoli derivanti dalla contrazione di mutui, altri vincoli); ü le quote da destinare a investimenti. In risposta, l’ente ha trasmesso la tabella n. 3, dalla quale emerge, pertanto, non solo la minore consistenza del FCDE, ma anche l’assenza di qualsivoglia ulteriore accantonamento, di quote vincolate e di quote destinate ad investimenti.

4.1.9. Desta evidenti perplessità l’assenza di un fondo “anticipazioni di liquidità”, da allocare nella quota accantonata del risultato di amministrazione, che, come autorevolmente chiarito anche dalle Sezioni riunite in speciale composizione con sentenza n. 26/2016/EL, ha lo scopo di sterilizzare il risultato di amministrazione a seguito di un’erogazione destinata ad incidere solo sulla liquidità dell’ente. Tale fondo, che si riduce su base annuale in ragione della quota rimborsata, impedisce indebite operazioni di finanziamento del disavanzo ovvero di spese diverse e ulteriori rispetto alla finalità tipica del pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili, che, determinando illeciti effetti espansivi della capacità di spesa, si porrebbero in contrasto con il divieto di indebitamento per il finanziamento di spesa corrente sancito dall’art. 119, comma 6, della Costituzione. Dall’esame della normativa introdotta dall’art. 2, comma 6, del d. l. n. 78/2015 che consente di utilizzare la quota accantonata nel risultato di amministrazione, a seguito dell'acquisizione delle erogazioni da anticipazione di liquidità, ai fini dell'accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità nel risultato di amministrazione, si desume una precisa scelta del legislatore per la necessaria costituzione del fondo “anticipazioni di liquidità” da allocare nella quota accantonata del risultato di amministrazione. Tali considerazioni appaiono ulteriormente confermate dal Decreto del ministero dell’economia del 4 agosto 2016 che, nel definire gli aggiornamenti degli allegati al d. lgs. n. 118/2011, ha espressamente previsto, per la composizione del risultato di amministrazione al 31 dicembre l’inserimento della voce “fondo anticipazioni liquidità decretolegge n. 35 del 2013 e successive modifiche e rifinanziamenti, di cui non si rinviene traccia nelle risultanze contabili trasmesse. Di tale fondo non si rinviene traccia neppure all’interno del FCDE. 4.1.11. Particolarmente grave appare l’assenza, confermata in adunanza, di accantonamenti a titolo di fondo rischi contenzioso (all. 4/2, principio contabile applicato n. 5.2 lett. h), soprattutto ove si consideri il rilevante ammontare di quello passivo, che al 31.12.2016 è par ad € 11.366.423,86. In sede istruttoria, è stato richiesto all’ente di produrre una specifica relazione in ordine alla confluenza o meno nel risultato di amministrazione degli “spazi vincolati” annualmente di cui 16 parla l’organo di revisione nella sua relazione, stanziati a titolo di fondo rischi contenzioso (euro 2.200.000,00 annui). In risposta, l’amministrazione produce un prospetto ove si prevede, a decorrere dal 2016 e fino al 2022, una quota annua oscillante tra 3.000.000 e 3.600.000 (ultimo anno €3.477.487,81) che consentirebbe il ripiano anche di queste passività potenziali, in aggiunta a quelle per AMIA e per contenzioso ATO (totale: 23.877.487,81). Precisa, infine, che “Già nell’esercizio 2016 è stato adottato provvedimento di impegno per € 1.741.000,00 per eventuali debiti potenziali di € 1.000.000,00 per pagamento, già effettuato, 2° rata contenzioso AMIA ed € 259.000 per contenzioso ATO. Nella stesura del rendiconto 2016 la parte non utilizzata confluirà nel risultato di amministrazione nel fondo rischi contenzioso”. A tal riguardo, il Collegio osserva che tale ipotesi di ripiano prevede un meccanismo di funzionamento del tutto difforme da quello previsto dai richiamati principi contabili applicati. In ogni caso, l’estemporanea ipotesi di ripiano introduce sicuramente un elemento di novità rispetto alle previsioni del piano di riequilibrio, ove era prevista una quota annua di euro 2.200.000 per ripiano debiti (oltre ad un’ulteriore quota di euro 500.000 annui per ripiano disavanzo di amministrazione 2012). Nulla riferisce l’amministrazione – se non nel 2016 - in ordine alla confluenza nel risultato di amministrazione degli “spazi finanziari” non utilizzati. Dall’esame della scomposizione del risultato di amministrazione 2015, non risulta alcuna economia confluita in quota accantonata del risultato di amministrazione. 4.1.12 Pertanto, in aggiunta alla sottostima del FCDE, si registrano ulteriori fattori di anomalia che depongono per l’inattendibilità del risultato di amministrazione 2015 e che sono riconducibili all’omessa contabilizzazione di: - quote accantonate, benchè obbligatorie per legge; - quote vincolate, nei termini previsti dall’art. 187, comma 3 ter, del Tuel; - quote destinate ad investimenti, sebbene contemplate dall’art. 187, comma 1, secondo cpv, del Tuel. 

4.2.IL MANCATO RIPIANO DEL DISAVANZO DI AMMINISTRAZIONE 2015

4.2.1. In base alla richiamata disposizione contenuta nell’art. 187, comma 1, ultimo periodo, del Tuel, nell’ipotesi in cui il rendiconto di gestione evidenzi un risultato di amministrazione che, al netto delle quote accantonate, vincolate e destinate, risulta negativo, tale disavanzo deve essere iscritto come posta a sè stante nel primo esercizio del bilancio di previsione 17 secondo le modalità previste dall'art. 188, che ne prescrive l’immediata applicazione all'esercizio in corso di gestione contestualmente alla delibera di approvazione del rendiconto3 . Nella fattispecie in esame, la mancata emersione del reale disavanzo di amministrazione 2015 (considerando solo la sottostima del FCDE, almeno pari ad euro - 682.916,03) ha avuto quale naturale conseguenza la mancata iscrizione di tale posta negativa nel pertinente bilancio di previsione. L’assenza del prioritario appostamento in bilancio delle quote di recupero del disavanzo, richiesto dagli art. 187 e 188 del Tuel nonché dagli elementari principi di competenza mista e di equilibrio finanziario (art. 162, comma 6, Tuel4 ), finiscono inevitabilmente per compromettere la veridicità ed attendibilità dei bilanci che avrebbero dovuto prevederla, oltre che l’idoneità a garantire il loro equilibrio di bilancio.

4.2.2. Con specifico riferimento al bilancio di previsione 2016, approvato con delibera CC n. 78 del 10 novembre 2016, l’amministrazione, in sede di controdeduzioni, ha escluso irregolarità, riferendo quanto segue: “l'errore dell’Ente riportante pari a zero il disavanzo è frutto di un errore materiale, infatti la bontà dell'azione dell'Ente si ha con l'esame dell'applicazione del disavanzo al bilancio 2016_2018 per € 500.000,00 nell’annualità 2016 e per € 391.176,21 nell'annualità 2017 come possibile rilevare dalla delibera di approvazione del bilancio n. 78 del 10_11_2016 (….)”. Tale prospettazione, come osservato in precedenza, è non veritiera e fuorviante. La tabella seguente (tab. n. 4) illustra l’ammontare del disavanzo di amministrazione accertato a partire dal 2012 – prima annualità di riequilibrio - e la quota di ripiano iscritta in bilancio. 

A partire dal 2015, viene riportata anche la quota annuale di ripiano del maggior disavanzo di cui all’art. 3, comma 15, del d.lgs. n. 118/2011 e al DM 2 aprile 2015, di cui si riferirà più avanti (par. 4.3). 
3 Il citato art. 188 dispone che l'eventuale disavanzo di amministrazione, accertato ai sensi dell'articolo 186, debba essere “immediatamente applicato all'esercizio in corso di gestione contestualmente alla delibera di approvazione del rendiconto. La mancata adozione della delibera che applica il disavanzo al bilancio in corso di gestione è equiparata a tutti gli effetti alla mancata approvazione del rendiconto di gestione. Il disavanzo di amministrazione può anche essere ripianato negli esercizi successivi considerati nel bilancio di previsione, in ogni caso non oltre la durata della consiliatura, contestualmente all'adozione di una delibera consiliare avente ad oggetto il piano di rientro dal disavanzo nel quale siano individuati i provvedimenti necessari a ripristinare il pareggio. Il piano di rientro è sottoposto al parere del collegio dei revisori. Ai fini del rientro possono essere utilizzate le economie di spesa e tutte le entrate, ad eccezione di quelle provenienti dall'assunzione di prestiti e di quelle con specifico vincolo di destinazione, nonché i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili e da altre entrate in c/capitale con riferimento a squilibri di parte capitale. Ai fini del rientro, in deroga all'art. 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, contestualmente, l'ente può modificare le tariffe e le aliquote relative ai tributi di propria competenza. La deliberazione, contiene l'analisi delle cause che hanno determinato il disavanzo, l'individuazione di misure strutturali dirette ad evitare ogni ulteriore potenziale disavanzo, ed è allegata al bilancio di previsione e al rendiconto, costituendone parte integrante. Con periodicità almeno semestrale il sindaco o il presidente trasmette al Consiglio una relazione riguardante lo stato di attuazione del piano di rientro, con il parere del collegio dei revisori.

L'eventuale ulteriore disavanzo formatosi nel corso del periodo considerato nel piano di rientro deve essere coperto non oltre la scadenza del piano di rientro in corso”. A tutela degli equilibri di bilancio, il comma 1 quater dispone che “agli enti locali che presentino, nell'ultimo rendiconto deliberato, un disavanzo di amministrazione ovvero debiti fuori bilancio, ancorché da riconoscere, nelle more della variazione di bilancio che dispone la copertura del disavanzo e del riconoscimento e finanziamento del debito fuori bilancio, è fatto divieto di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge.

Sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi”.

4 Dispone a riguardo, l’art. 162, comma 5, del Tuel che il bilancio di previsione debba essere redatto nel rispetto dei princìpi di veridicità ed attendibilità (principio, peraltro, esteso al rendiconto di gestione dal postulato n. 5 del d.lgs. n. 118/2011). Il successivo comma 6 prevede che “il bilancio di previsione è deliberato in pareggio finanziario complessivo per la competenza, comprensivo dell'utilizzo dell'avanzo di amministrazione e del recupero del disavanzo di amministrazione e garantendo un fondo di cassa finale non negativo”. 

 Orbene, dall’esame del citato prospetto, elaborato sulla base dei dati testuali forniti dall’ente in sede istruttoria, appare evidente che la quota di 500.000 euro iscritta nel bilancio di previsione 2016 non è relativa al disavanzo 2015, di ammontare ben diverso e peraltro mai ufficializzato, bensì alla quota di ripiano del disavanzo di amministrazione 2012, pari ad euro – 4.226.676,84, di cui l’ente, in sede di predisposizione del piano di riequilibrio ai sensi dell’art. 243 bis, comma 6, lett. d, del Tuel, aveva diluito la copertura dal 2014 al 2022. Tabella n.4 - distinzione disavanzi e modalità di rispettivo ripiano 2012 2013 2014 2015 2016 Risultato di amministrazione al 31 dicembre (indicare il disavanzo con il segno "-") - 4.226.676,84 - 3.348.816,98 - 1.491.176,21 5.965.055,06 14.806.648,91 Parte accantonata 1.257.083,97 3.440.000,00 Parte vincolata 7.899.863,79 Parte del risultato di amministrazione destinata agli investimenti 4.707.971,09 3.466.785,12 Parte libera del risultato di amministrazione /Disavanzo di amministrazione da ripianare (indicare il disavanzo con il segno "-") - 4.226.676,84 - 3.348.816,98 - 1.491.176,21 - - 2012 2013 2014 2015 2016 2017 quota disavanzo ordinario iscritto in bilancio 200.000,00 500.000,00 500.000,00 quota maggiore disavanzo iscritto in bilancio 325.549,63 325.549,63 Fonte: memorie ente 2012 2013 2014 2015 2016 2017 226.676,64 200.000,00 500.000,00 500.000,00 500.000,00 2018 2019 2020 2021 2022 Totale 500.000,00 500.000,00 500.000,00 500.000,00 300.000,00 4.226.676,64 Fonte: delibera di C.C. 16 I/E del 11/02/2014 ripiano disavanzo 2012 da piano di riequilibrio pluriennale

4.2.3. IL DISAVANZO DI AMMINISTRAZIONE 2012 Come si evince chiaramente dalla tabella n. 4, anche il disavanzo di amministrazione 2012, oggetto di ripiano pluriennale (2013-2022) ai sensi dell’art. 243 bis, comma 6, lett. d, del Tuel, non risulta valorizzato in sede di bilancio di previsione 2013, ove era prevista una quota di € 226.676,64. Contrariamente a quanto affermato nei precedenti cicli di controllo, tale quota di disavanzo accertato non risulta stanziata nel predetto bilancio di previsione, con la conseguenza che tale documento contabile non risultava veritiero e coerente con la manovra di riequilibrio e che il relativo risultato di amministrazione che ne scaturiva al termine dell’esercizio (- € 3.348.816,98) non teneva in alcun conto di tale quota di deficit da recuperare. In sede di adunanza, sulla base dei dati acquisiti in via istruttoria, sono state richieste spiegazioni ai rappresentanti dell’ente, i quali, tuttavia, non hanno fornito alcun riscontro, limitandosi ad invocare la buona fede.

Sotto altro profilo, non appare secondario osservare, sulla base della predetta tabella, che i risultati di amministrazione 2012, 2013, 2014 non evidenziano la quota vincolata a fondo 19 svalutazione crediti di cui all’art. 6, comma 17, del d.l. n. 95/2012, nella versione pro tempore vigente. Sarà cura dell’ente verificare tale circostanza e, in caso affermativo, porre rimedio al predetto profilo d’incongruenza afferente al risultato di amministrazione accertato negli esercizi antecedenti al 2015.

4.3. IL MANCATO RIPIANO DEL MAGGIOR DISAVANZO DA RIACCERTAMENTO STRAORDINARIO DEI RESIDUI, LA MANCATA RIMODULAZIONE DEL PIANO DI RIEQUILIBRIO AI SENSI DELL’ART.1, COMMA 714, L. N. 208/2015 E LA DILUIZIONE DELL’INTERO DISAVANZO IN UN ARCO TRENTENNALE.

4.3.1. L’obbligo di iscrizione del disavanzo nel bilancio di previsione (sia pur entro un arco trentennale, a seguito della deroga prevista dall’art. 3, comma 15, del d.lgs. n. 118/2011) e di monitoraggio del relativo andamento vale anche per il maggior disavanzo da riaccertamento straordinario.

L’art. 1 del DM 2 aprile 2015, recante “criteri e modalità di ripiano dell’eventuale maggiore disavanzo di amministrazione derivante dal riaccertamento straordinario dei residui e dal primo accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità, di cui all’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo n. 118 del 2011”, nel caso in cui, come nella fattispecie (-1.491.176,21), il risultato di amministrazione al 31 dicembre 2014, determinato in sede di rendiconto, sia negativo, definisce tale maggior disavanzo come “la differenza algebrica tra la voce «totale parte disponibile» e la voce «risultato di amministrazione al 31 dicembre 2014 determinato nel rendiconto 2014» del prospetto di cui all’allegato 5/2 al decreto legislativo n. 118 del 2011”. Il comune, almeno inizialmente, sembra aver dato corretta applicazione a questa disposizione, dal momento che, all’esito della procedura di riaccertamento straordinario dei residui, con delibera del Consiglio comunale n. 77/2015 accerta un maggior disavanzo di euro 8.275.312,75, di cui prevede il ripiano in trent’anni, con quote annuali di euro 275.843,76, a partire dal 2015. Tale decisione, come si evince dalla precedente tabella n. 4, risulta del tutto disattesa nel 2015, ove non viene prevista alcuna quota di ripiano del cd.”extra deficit”, con ciò determinando un ulteriore fattore di non veridicità del bilancio di previsione e del rendiconto 2015, nonchè di compromissione degli equilibri di bilancio. In sede di adunanza, il Segretario generale ha confermato tale circostanza, ammettendo l’errore. In una simile evenienza, l’art. 4, comma 1, del citato decreto dispone quanto segue: “In sede di approvazione del rendiconto 2015 tutti gli enti che a seguito del riaccertamento straordinario dei residui hanno registrato un maggiore disavanzo verificano se il risultato di amministrazione al 31 dicembre 2015 risulta migliorato rispetto al disavanzo al 1° gennaio 2015 derivante dal riaccertamento straordinario, per un importo pari o superiore rispetto 20 all’ammontare di disavanzo applicato al bilancio di previsione 2015, aggiornato ai risultati del riaccertamento straordinario e dell’approvazione del consuntivo 2014.
Se da tale confronto risulta che il disavanzo applicato all’esercizio 2015 non è stato recuperato, la quota non recuperata nel corso del 2015, e l’eventuale maggiore disavanzo registrato rispetto al risultato al 1° gennaio 2015, è interamente applicata al primo esercizio del bilancio di previsione 2016- 2018, in aggiunta alla quota del recupero del maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario prevista per l’esercizio 2016, in attuazione dell’art. 3, comma 16, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e di eventuali quote di recupero di disavanzo previste da piani di rientro in corso di attuazione”.

4.3.2 Dall’esame della tabella n. 3, appare evidente che l’ente, dopo aver pretermesso del tutto la quota di recupero del maggior disavanzo 2015, ha disatteso le prescrizioni dell’anzidetto decreto ministeriale, in quanto nel bilancio di previsione 2016 risulta stanziato solamente l’importo di euro 325.549,23, anziché quello di euro 551.687,52, pari alla somma tra la quota di euro 275.843,76 non recuperata nel 2015 e quella, di analogo ammontare, di pertinenza dell’esercizio 2016). Interpellato sulle ragioni di tale insufficiente stanziamento, il comune, in sede di controdeduzioni, riferisce della “applicazione della quota annuale del disavanzo tecnico a seguito del riaccertamento straordinario iscritto per € 325.549.63 anziché per € 275.843,76”. “Tale differenza”, soggiunge l’amministrazione, “deriva dal fatto che l'Ente in sede di prima compilazione anno 2016 aveva sommato la quota di disavanzo d'esercizio (piano di riequilibrio) con quella derivante dal riaccertamento straordinario dei residui”. A riprova di quanto affermato, produce una tabella, che si riporta di seguito (tab. n. 5). Tabella n. 5 - recupero maggior disavanzo da riaccertamento straordinario Disavanzo 2014 (PRF) 1.491.176,15 Maggior disavanzo da riaccertamento 8.275.312,75 TOTALE 9.766.486,90 30 annualità 325.549,63 Fonte: controdeduzioni ente Tale modalità di calcolo risulta, però, errata. L’ente, dopo aver pretermesso la quota di extra deficit in sede di bilancio di previsione 2015 (€ 275.843,76), negli anni 2016 e seguenti5 contravviene a quanto dallo stesso stabilito nella citata delibera CC n. 77/2015 in coerenza con il DM 2.4.2015, prevedendo un ripiano in 5 In base alla tabella n. 4, lo stanziamento di € 325.549,63 è confermato anche nel 2017. 21 trent’anni che include non solo la quota di maggior disavanzo da riaccertamento, bensì anche il disavanzo di amministrazione 2014, con conseguente ennesima violazione di legge ed alterazione delle risultanze contabili. Pertanto, dopo aver correttamente calcolato il maggior disavanzo da riaccertamento (- 8.275.312,75) e la quota da ripartire nell’arco trentennale (€ 275.843,76), ha proceduto, nel 2016, a cumulare i due differenti disavanzi, giungendo ad un deficit complessivo di € - 9.766.486,90 di cui in seguito ha arbitrariamente previsto il ripiano in trent’anni.

4.3.3. Tale condotta risulta in aperto contrasto con l’art. 3, commi 15 e 16, del d.lgs. n. 118/2011 e con l’art. 1 del d.m. 2 aprile 2015. Tale decreto, come noto, dopo aver stabilito le modalità di calcolo del maggior disavanzo da riaccertamento, prevede a carico degli enti specifici obblighi di costante distinzione e separato monitoraggio delle varie tipologie di disavanzo. Risultano nella fattispecie disattese le prescrizioni contenute nei commi 4 e 5 dell’art. 4 del DM, i quali dispongono: “4. Il recupero dell’eventuale quota del disavanzo non derivante dal riaccertamento straordinario può essere ripianato negli esercizi considerati nel bilancio di previsione, in ogni caso non oltre la durata della consiliatura, contestualmente all’adozione di una delibera consiliare avente ad oggetto il piano di rientro di tale quota del disavanzo, secondo le modalità previste dall’art. 42, comma 12, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 per le regioni e gli enti regionali e dall’art. 188 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 per gli enti locali. 5. La relazione sulla gestione al rendiconto analizza la quota di disavanzo ripianata nel corso dell’esercizio, distinguendo il disavanzo riferibile al riaccertamento straordinario da quello derivante dalla gestione.

La relazione analizza altresì la quota ripianata dell’eventuale disavanzo tecnico di cui all’art. 3, comma 13, del citato decreto legislativo n. 118 del 2011. In caso di mancato recupero del disavanzo, la relazione indica le modalità di copertura da prevedere in occasione dell’applicazione al bilancio in corso di gestione delle quote non ripianate”. Orbene, secondo il disposto dell’art. 3, comma 16, del d. lgs. n. 118/2011, soltanto l'eventuale maggiore disavanzo di amministrazione al 1° gennaio 2015, determinato dal riaccertamento straordinario dei residui e dal primo accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità, è ripianato in non più di 30 esercizi a quote costanti l'anno (SRC Puglia, deliberazione n. 188/PRSP/2016). Infatti, la natura eccezionale di tali modalità di ripiano del disavanzo (Corte costituzionale, sentenza n. 6/2017) rende impossibile un’estensione analogica ad altre fattispecie non espressamente contemplate dalla legge, che determinirebbero “inevitabilmente un indebito allargamento – in contrasto con l’art. 81 Cost. – della spesa di enti già gravati dal ripiano pluriennale di disavanzi di amministrazione pregressi (in tal senso, sentenza n. 279 del 22 2016). In quanto eccezione al principio generale dell’equilibrio del bilancio, la disciplina del disavanzo tecnico è comunque di stretta interpretazione e deve essere circoscritta alla sola irripetibile ipotesi normativa del riaccertamento straordinario dei residui nell’ambito della prima applicazione del principio della competenza finanziaria potenziata, in ragione delle particolari contingenze che hanno caratterizzato la situazione di alcuni enti territoriali”. Tali importanti principi sono stati ribaditi, da ultimo, anche dalla Sezione delle autonomie (delibera n. 13/2016/QMIG), nella parte in cui, con riferimento alla citata disposizione di cui al comma 714, hanno chiarito espressamente che “il sopravvenuto intervento normativo attuato con l’introduzione dei commi 714 e 715 riconosce la facoltà di riformulare o rimodulare il piano già approvato o presentato solo per consentire il ripiano del disavanzo scaturito dal riaccertamento straordinario dei residui nei termini e con le modalità stabilite dall’art. 3 del decreto legislativo n. 118 del 2011 e dal decreto ministeriale 2 aprile 2015 ma lascia impregiudicati i vincoli normativi e gli impegni già assunti da ciascun ente al momento dell’approvazione del piano”.

4.3.4 Sotto altro profilo, non appare ultroneo osservare che sempre l’art. 1, comma 714, della legge 208/2015, nel caso di emersione di un maggior disavanzo da riaccertamento straordinario, prevedeva, nella versione pro tempore vigente, che entro il trenta giugno 2016 gli enti, “ferma restando la durata massima del piano di riequilibrio, potessero provvedere a rimodulare o riformulare il precedente piano in coerenza con l'arco temporale di trenta anni previsto per il riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118”. Sulla portata di tale facoltà, la Sezione delle autonomie, con delibera n. 13/2016/QMIG (in risposta, peraltro, alla questione di massima sollevata da questa Sezione di controllo con delibera n. 53/2016/QMIG) ha chiarito che “la proposta di rimodulazione o di riformulazione del piano già approvato o di quello adottato, corredata del parere dell’Organo di revisione economico-finanziaria deve essere presentata, rispettivamente, alla pertinente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti (nel caso di piano già approvato) o alla competente Commissione ministeriale (nell’ipotesi di piano solo adottato)”.

4.3.5 Al fine di accertare la corretta applicazione di questi principi, in fase istruttoria è stato richiesto all’ente di “riferire delle determinazioni formalmente assunte dal Consiglio comunale ai fini della rimodulazione del Piano di riequilibrio finanziario ai sensi della legge 208/2015 art. 1 comma 714, a seguito della emersione del maggiore disavanzo tecnico derivante dal riaccertamento straordinario dei residui. Trasmettere copia del parere dell’Orano di revisione in ordine alla copertura e sostenibilità finanziaria della quota di maggiore disavanzo da recuperare annualmente (euro 275.843,76)”. In risposta, l’ente ha riferito, testualmente, quanto segue:

”Con riferimento al comma 714 legge 208/2015 l'Ente si era già espresso con l'approvazione del bilancio di previsione 2015 2017 approvato con delibera di Consiglio Comunale n. 77 del 09/12/2015, stabilendo che il maggiore disavanzo di € 8.275.312,75 sarebbe stato ripianato in trenta annualità costanti garantendo la piena copertura del maggiore risultato negativo fino all'esercizio finanziario 2044. Quanto statuito dal Consiglio Comunale derivava dalla delibera di G..M. 225 del 05/10/2015 supportata dal parere dei Revisori reso in data 01/10/2015, e ripreso nel parere al bilancio di previsione 2015_2017 allegato alla deliberazione n. 77/2015 di cui si inviano stralci. Da quanto sopra si è ritenuto di non dovere effettuare alcun altro atto deliberativo in ordine al comma 714 della legge 208/2015 pubblicata sulla GURS del 20 gennaio 2016 in quanto lo stesso comma formulava una facoltà per gli Enti locali che quest'Ente ha ritenuto, forse erroneamente, di avere già espresso precedentemente e non volendo variare, portandoli a trenta anni, né gli anni necessari alla restituzione delle anticipazioni di liquidità pervenuti all'Ente ai sensi dell' art. 243 ter d. lgs 267/2000, né gli anni relativi a ripianare la quota di disavanzo applicata al piano di riequilibrio. D'altronde il bilancio di previsione si prestava quale espressione della volontà consiliare entro i termini previsti dal D.M. 2 aprile 2015 essendo lo stesso stato approvato in Giunta il 20 ottobre 2015 e in Consiglio Comunale in data 09/12/2015. La stessa delibera di Consiglio espressamente riportava quale modalità di ripianamento le entrate provenienti dall'alienazione di beni immobili patrimoniali di cui alla delibera n. 42 del 12 giugno 2015, cosi come indicato dal citato decreto”. L’amministrazione, dunque, non si è pronunciata formalmente sulla facoltà prevista dal comma 714, né si è munita comunque di un parere dell’organo di revisione – obbligatorio nell’ipotesi di rimodulazione del piano – teso a suffragare la sostenibilità finanziaria nel trentennio della quota annuale di ripiano, in considerazione dell’impatto di un importo così rilevante (€ 275.843,76 annui, peraltro indebitamente lievitato, in seguito, ad euro 325.549,63) su equilibri di bilancio già deteriorati. A riguardo, il Collegio, pur prendendo atto della scelta, peraltro non esplicitata e dunque non motivata, di non avvalersi della facoltà di rimodulare il piano, ritiene che, in un contesto di marcato deterioramento dei conti, l’amministrazione avrebbe dovuto quantomeno esplicitare, sul piano metodologico, le fonti di finanziamento di tale maggiore onere, corredando le proprie valutazioni da un parere dell’organo di revisione in ordine alla sostenibilità della spesa annua e al relativo impatto sulla manovra in itinere. Di tali elementi non si rinviene traccia nella documentazione in atti di questa Sezione. 24 Interpellato in adunanza, il Segretario generale ha confermato la sostanziale assenza di pareri, o comunque di giudizi tecnici del Collegio dei revisori sui non secondari aspetti, prima richiamati.

5. ESPOSIZIONE DEBITORIA

5.1 Le considerazioni già svolte in precedenza (par. 4.1.11) in ordine alle passività potenziali da contenzioso (€ 11.400.000, rideterminate dal Collegio dei revisori in € 11.729.569,30, a fronte delle quali non sussiste un vero e proprio fondo rischi passività potenziali) non esauriscono gli aspetti problematici relativi all’esposizione debitoria del comune, da sempre oggetto di prioritaria attenzione nei precedenti cicli di verifica. Ed invero, questa Sezione, già in quelle sedi, ha avuto modo di constatare una notevole incertezza nella quantificazione del passivo, soggetta a continue ridefinizioni a causa di non meglio precisate transazioni in corso. Alla stregua di quanto già acclarato con le deliberazioni n. 182/2015, n. 116/2016 e n. 190/2016, ritiene necessario approfondire di seguito alcuni specifici profili di criticità, di cui si era riservata un ulteriore monitoraggio. 5.2 Passività residue, in termini di cassa, di euro 2.093.701,33 relative al 2013 e 2014, non ancora estinte alla data di approvazione del piano. Con riferimento a questi debiti, originati “da un’inesatta ricognizione delle passività da inserire nel piano da parte dei dirigenti”, il Collegio dei revisori, nella precedente relazione semestrale, aveva riferito di “un evidente profilo di disallineamento rispetto alle previsioni del piano”. Tale situazione, alla stregua dei più aggiornati elementi conoscitivi, non risulta superata. Benché la Sezione, già in sede di approvazione del piano, avesse raccomandato (delibera n. 182, punto 6.4) l’immediata estinzione di tali passività, tuttavia, permane, allo stato, un debito residuo quantificato nell’ultima relazione semestrale in euro 409.211,72. In sede di controdeduzioni, l’ente ha rideterminato tale importo in euro 333.259,55, nei termini di seguito specificati: Ø euro 247.864,73 per debiti Regione Sicilia; Ø euro 4.207,75 per cartelle esattoriali di cui il Comune sta chiedendo la rottamazione; Ø euro 28.567,72 per debiti nei confronti del Consorzio Sviluppo e legalità ancora non riconosciuto dal Consiglio comunale nonostante sia stato inserito più volte all’o.d.g.; Ø euro 38.213,78 per debiti nei confronti di AMAT con la quale si sta procedendo all’allineamento dei dati debiti/crediti. In sede di adunanza, i rappresentanti hanno chiarito che la parte residua dell’importo, pari ad euro 14.405,57, riguarda creditori minori. Risultano condivisibili, pertanto, le valutazioni del Collegio dei revisori nell’ultima relazione semestrale, ove riferisce che “rimane ancora un profilo di disallineamento rispetto alle previsioni del piano e ciò, nonostante il periodo intercorso”. 25 5.3 Per quanto concerne i debiti fuori bilancio da riconoscere a seguito di sentenze, nella delibera di approvazione del piano (del. cit., punto 6.5) si faceva riferimento a nuove passività da soccombenza giudiziale medio tempore emerse alla data del 7 aprile 2015 per euro 1.532.454,50 (inclusivi di ulteriori euro 160.000 emersi nell’ultimo monitoraggio), di cui era stata prescritta la tempestiva riconduzione al sistema di bilancio. Anche questa prescrizione risulta, allo stato, disattesa, come si evince dall’elenco aggiornato delle passività da soccombenza giudiziale fornito dall’Organo di revisione, dal quale, a fronte del predetto importo di euro 1.534.612,39, risultano ancora da pagare euro 854.357,76 , così composti: ü “debiti in corso di contrattazione” € 83.935,10; ü “giudizio sospeso” (giudizio Giordano di opposizione a D.I. con sospensione esecutività) € 701.206,26; ü “transazioni alla firma” € 69.216,40. Nel primo ciclo di monitoraggio, l’ente aveva prodotto copia della determinazione AIG n. 198 del 23.12.2015, avente ad oggetto “sentenze da liquidare alla data del 23 dicembre 2015 – impegno di spesa”, nella quale aveva impegnato semplicemente la somma di euro 477.768,79 al fine di procedere alla “proposizione di transazioni… o, in caso negativo, al riconoscimento delle stesse”. Siffatto modus operandi era stato già censurato da questa Sezione nei precedenti cicli di controllo. 5.4. In termini generali, deve constatarsi un andamento del ripiano del passivo sensibilmente difforme da quanto programmato nella manovra di riequilibrio approvata. Tale disallineamento, se può essere in qualche modo giustificato per i pagamenti prudenzialmente sospesi in attesa di ulteriori verifiche, non appare spiegabile con riferimento alla sottostima degli impegni di spesa. Allo stato, tra il 2013 e il 2016, a fronte di previsioni per euro 10.300.000, risultano impegnati solamente euro 8.944.192,32 e pagati euro 6.019.225,77. Nel 2016, a fronte di una previsione di euro 2.800.000 (più 500.000 per ripiano quota disavanzo 2012), risulta impegnata la somma di euro 2.800.000 a fronte della quale risultano pagati euro 1.059.000. Il seguente prospetto, fornito dal Collegio dei revisori nell’ultima relazione semestrale, riepiloga l’andamento dell’estinzione delle passività del piano. 26 Tabella n. 6 - stato di estinzione dei debiti del piano di riequilibrio finanziario esercizio Previsto nel piano Impegnato in bilancio Pagato al 31/12/2016 Scostamento impegnato / previsto Scostamento pagato / impegnato Scostamento pagato / previsto 2013 2.200.000 1.697.000 1.223.870,85 -503.000 -473.129,15 -573.126,44 2014 2.600.000 2.347.192,32 2.099.327,59 -252.807,68 -247.864,73 -1.409.590,43 2015 2.700.000 2.100.000 1.637.027,33 -600.000 -462.972,67 -1.345.0697,13 2016 2.800.000 2.800.000 1.059.000 0 -1.741.000 -1.741.000 TOTALE 10.300.000 8.944.192,32 6.019.225,77 -1.355.807,68 -2.924.966,55 -4.280.774,23

Fonte: Collegio dei revisori, relazione terzo semestre Da un esame della tabella, risulta evidente come le previsioni del piano siano rimaste, nella fattispecie, palesemente disattese con riferimento sia agli importi impegnati in bilancio, sia, soprattutto, a quelli pagati. In particolare, allo stato, può osservarsi che:
Ø lo scostamento tra gli importi impegnati in bilancio e quelli previsti nel piano ammonta ad euro -1.355.807,68;
Ø lo scostamento tra gli importi pagati e quelli impegnati in bilancio ammonta ad euro -2.924.966,55;
Ø lo scostamento tra gli importi pagati e quelli previsti nel piano è pari ad euro -4.280.774,23.

Ed invero, già nell’ultimo ciclo di monitoraggio, questa Sezione aveva osservato che “il sensibile scostamento registrato tra la fase programmatoria e quella attuativa, in assenza di idonei correttivi, appare in grado di compromettere in futuro la concreta azione di riequilibrio e merita pertanto prioritaria attenzione nel prossimo ciclo di monitoraggio”.

Il disallineamento tra le passività estinte e quelle di cui era stata programmata l’estinzione appare peraltro in progressivo aumento negli anni (1,7 milioni di euro solo nel 2016), anche per effetto dell’evidente deficit di cassa, di cui si riferirà in seguito. 5.5 Con riferimento alla transazione Alto Belice Ambiente spa (€ 4.734.662,05), la delibera di approvazione del piano (punto 6.6) aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di addivenire con gli organi fallimentari alla celere definizione delle pendenze in atto con la società.

In quella sede, il Collegio aveva già constatato la presenza di un “importante fattore d’incognita” nel mancato allineamento contabile nei reciproci rapporti di debito / credito e nell’unilaterale rideterminazione, da parte del comune, del debito in euro 4.700.000, senza alcun riscontro da parte della curatela fallimentare. Nel monitoraggio del primo semestre, era anche emerso un gruppo di fatture – di importo pari ad euro 1.981.569,01 - emesse dalla società e mai pervenute all’ente, che sarebbero state oggetto di tempestiva verifica. 27 Sul punto, l’organo di revisione riferisce che “ad oggi nessun atto è stato definito e rimane il mancato allineamento contabile e il successivo mancato riscontro da parte della curatela fallimentare”, concludendo che “rimane, pertanto, un importante fattore d’incognita nell’attuazione del piano”. Conferma, peraltro, quanto già espresso nella precedente relazione: “l’ente riferisce ancora una volta di incontri intervenuti con la curatela fallimentare ma che, ad oggi, nulla è stato raggiunto. Con le ovvie considerazioni di una difficile riconciliazione dei saldi, anche se, a parere di questo Collegio, risulta inammissibile, stante la natura delle due entità (comune e società d’ambito), sulla parte del debito in contestazione, l’ente dovrebbe effettuare i pagamenti, limitatamente a quanto previsto nel piano di riequilibrio, anche nell’interesse dei creditori – privilegiati e non – della procedura fallimentare”. Il prospetto seguente, fornito dal predetto organo di controllo interno e di cui si riportano testualmente i passaggi, mette in evidenza la persistenza di rilevanti poste debitorie da estinguere e l’esistenza di una parte di debito - pari ad euro 408.097,83 – del tutto sprovvista di qualsivoglia proposta deliberativa di riconoscimento tra i debiti fuori bilancio dell’ente. Tabella n. 7 allineamento contabile Alto belice ambiente spa descrizione importo fatture liquidate e da pagare 1.474.849,10 fatture non liquidate oggetto di contestazione 5.867.070,43 note di credito a detrarre - 1.059.649,52 sub totale 6.282.270,01 a detrarre: Anticipazione dipartimento acque e rifiuti da compensare (vedi nota 24193 del 29_06_2014 Dipartimento Acque e rifiuti) - 1.786.994,08 totale 4.495.275,93 somme impegnate, liquidate e da pagare 1.474.849,10 impegni disponibili a residuo per l'Alto Belice Ambiente 2.612.329,00 somme da impegnare tra debiti fuori bilancio del piano 408.097,83 4.495.275,93 Fonte: III^ relazione semestrale organo di revisione In sede di controdeduzioni, l’ente ha confermato le predette risultanze, riferendo che “in ordine a tale punto l’Assessorato all'Energia ha fornito ufficialmente l'importo dell'ulteriore anticipazione concessa e non contabilizzata dalla curatela pari ad € 1.786.994.08, pertanto il prospetto indicato risulta al momento confermato”. 28 Conclusivamente, può allo stato affermarsi che, nonostante l’ampio lasso di tempo intercorso per dar modo all’amministrazione di convenire con la curatela fallimentare le modalità di estinzione del debito, ancora non risulta venuto meno tale rilevantissimo fattore d’incognita per l’attuazione del piano, né avviata l’estinzione di passività non contestate.

6. LE MISURE DI RISANAMENTO: LE ENTRATE

6.1 Ai fini del reperimento delle risorse necessarie al finanziamento delle passività esistenti e, più in generale, del ripristino degli equilibri finanziari, il Piano di riequilibrio del comune di Monreale ha attribuito particolare rilevanza all’incremento delle entrate, in termini sia di competenza che di cassa e, segnatamente, dell’IMU, di cui prevedeva un maggior introito di euro 3.000.000 annui. Il seguente prospetto analitico (tab. 8) mette in raffronto l’andamento delle entrate correnti desumibili dai rendiconti 2014 e 2015 e preconsuntivo 2016 rispetto ai livelli di entrata programmati nel piano. Tabella n. 8 - Andamento delle Entrate Correnti rispetto al Piano di riequilibrio Piano di riequilibrio Rendiconto Scostamento Piano di riequilibrio Rendiconto Scostamento Piano di riequilibrio Rendiconto Scostamento Piano di riequilibrio Preconsuntivo Scostamento Entrate titolo I € 20.088.000,00 € 17.989.320,00 -€ 2.098.680,00 € 19.566.000,00 € 18.930.271,00 -€ 635.729,00 € 20.315.777,00 € 18.306.740,00 -€ 2.009.037,00 € 20.315.776,79 € 18.159.779,56 -€ 2.155.997,23 Entrate titolo II € 10.087.573,00 € 8.717.006,00 -€ 1.370.567,00 € 9.744.377,00 € 8.938.419,00 -€ 805.958,00 € 11.188.985,00 € 9.103.087,00 -€ 2.085.898,00 € 10.281.087,21 € 7.689.441,03 -€ 2.591.646,18 Entrate titolo III € 4.385.900,00 € 4.264.532,00 -€ 121.368,00 € 4.239.100,00 € 4.047.549,00 -€ 191.551,00 € 3.897.900,00 € 4.355.300,00 € 457.400,00 € 3.962.215,00 € 3.183.212,02 -€ 779.002,98 Totale Entrate Correnti € 34.561.473,00 € 30.970.858,00 -€ 3.590.615,00 € 33.549.477,00 € 31.916.239,00 -€ 1.633.238,00 € 35.402.662,00 € 31.765.127,00 -€ 3.637.535,00 € 34.559.079,00 € 29.032.432,61 -€ 5.526.646,39 2014 2015 2016 Fonte: pag. 9 III^ relazione semestrale Organo di revisione e delibera n. 190/2016/PRSP 2013 Aggregando i dati comunicati dall’Organo di revisione per il triennio 2014/2016 con quelli, relativi al 2013, già contenuti nella delibera n. 190/2016/PRSP, emerge che le entrate tributarie, al netto del FSC, pur essendo considerate la principale leva ai fini del riequilibrio, segnano nel quadriennio un minor gettito di 6,9 milioni di euro.

6.2. Le entrate da trasferimenti, sulla cui contabilizzazione era stata raccomandata massima prudenza alla stregua del trend in atto da anni, fanno registrare un minor accertamento di 6,8 milioni di euro.

6.3. Meno problematico appare, invero, l’andamento di quelle extra tributarie, che, anche per i ridotti volumi, fanno registrare un deficit di euro 634.522 euro rispetto alle previsioni. In tale ambito, l’organo di revisione segnala che le entrate del titolo III non includono l’accertamento del servizio idrico 2° semestre, di circa euro 1.200.000,00 che, secondo quanto riportato dagli uffici, per effetto dei nuovi principi contabili di cui al d.lgs. n. 118/2011 verrà effettuata nel corso del 1° bimestre 2017.

6.4 Complessivamente, nel quadriennio 2013-16, le previsioni di entrata corrente fanno registrare, in termini di competenza, un minor accertamento di euro 29 -14.388.034,39, che, per la sua entità, costituisce un grave fattore di compromissione dell’azione di risanamento programmata. Negli ultimi due anni, il divario rispetto alle previsioni subisce, anche in questo caso, un progressivo incremento, atteso che il deficit di entrate correnti arriva, rispettivamente, ad euro -3.637.535,00 e ad euro -5.526.646,39.

6.5 Per quanto concerne la capacità di riscossione, sterilizzando gli importi riscossi in conto residui e l’ammontare del fondo di solidarietà comunale – oggetto di apposita codifica SIOPE -, la percentuale di riscossione di competenza dell’IMU passa dal 65,8% del 2013 al 48,7% nel 2015 e al 55,5% nel 2016. Nel 2014, 2015 e 2016, a fronte di accertamenti per 9 milioni di euro, risultano riscossi in conto competenza, rispettivamente, 4,8;4,6;5 milioni di euro.

6.6 Ancora più preoccupante appare l’andamento della TARI, che presenta percentuali di riscossione ancora più basse, passano dal 51,1% del 2015 al 30% nel 2016. La Sezione, a riguardo, considerata l’entità e l’importanza strategica delle voci d’entrata in esame, aveva più volte espresso forte preoccupazione per la presenza di percentuali così basse di gettito riscosso. Anche in considerazione del progressivo decremento, i predetti volumi di cassa si sono rivelati inidonei a sostenere nel tempo non solo un’efficace azione di risanamento, con conseguente compromissione della stessa continuità nella resa di funzioni e servizi.

6.7 Situazione diversa viene registrata in riferimento alla TASI, il cui gettito, di importanza quasi residuale ove raffrontato alle altre voci, è riscosso in misura soddisfacente. La tabella seguente illustra i dati comunicati dall’ente, peraltro lievemente difformi da quelli trasmessi dall’Organo di revisione nella propria relazione semestrale. Tab. 9 – entrate tributarie - velocità di riscossione (competenza) Accertamento Riscossione % Accertamento Riscossione % Accertamento Riscossione % Accertamento Riscossione % IMU (al netto FSC) € 8.000.000,00 € 5.260.075,96 65,8% € 9.000.000,00 € 4.878.812,21 54,2% € 9.000.000,00 € 4.653.644,00 51,7% € 9.054.831,28 € 5.028.590,79 55,5% TARI € 6.020.000,00 € 2.020.667,27 33,6% € 6.020.000,00 € 2.836.214,88 47,1% € 6.743.040,00 € 3.444.609,00 51,1% € 6.200.000,00 € 1.859.969,90 30,0% TASI / / / € 720.000,00 € 693.515,43 96,3% € 710.000,00 € 723.345,00 101,9% / / 2013 2014 2015 2016 Analisi delle principali voci di entrata del Titolo I Fonte: elaborazione Corte conti su dati comunicati dall’ente 6.8 Per quanto concerne le entrate da recupero evasione tributaria, in base a quanto segnalato dall’Organo di revisione, si registrano disallineamenti tra quanto comunicato dall’ufficio Tributi e quanto contabilizzato in bilancio. L’ente sta procedendo ad una verifica dei flussi pervenuti dall’Agenzia delle Entrate in ordine ai singoli contribuenti.

7. LE MISURE DI RISANAMENTO: LE SPESE

7.1 Con riferimento all’andamento dei volumi di spesa rispetto a quelli programmati, nei precedenti cicli di monitoraggio era stata riscontrata una certa difficoltà di lettura dei dati, spesso non comparabili per via dei diversi regimi contabili –armonizzato e non – succedutisi nel tempo. Nonostante questa Sezione avesse già richiesto, nella delibera n. 190/2016, una prospettazione omogenea degli andamenti, l’ente, anche nell’ultima relazione semestrale, ha fornito all’Organo di revisione il seguente prospetto, che, con riferimento al 2015, riporta ancora dati al lordo delle reimputazioni contabili. Tab. 10 - Spesa Corrente per interventi 2013 2014 2015 (con reimputazioni) 2016 (preconsuntivo ) 2016 (preconsuntivo - solo competenza) Personale € 9.958.795,17 € 9.612.861,00 € 9.311.362,72 € 9.634.773,87 € 9.225.522,08 Acquisto di beni di consumo e/o di materie prime € 304.081,41 € 265.324,31 € 379.233,45 Acquisto di beni e servizi € 11.500.975,94 € 11.163.035,45 Prestazioni di servizi € 11.533.423,17 € 11.655.338,29 € 21.414.957,04 Utilizzo di beni di terzi € 863.209,50 € 863.291,17 € 1.119.667,74 € 0,00 Trasferimenti € 2.180.499,74 € 2.028.641,43 € 3.066.614,72 € 2.099.751,27 € 2.099.751,27 Interessi passivi e oneri finanziari diversi € 1.231.322,60 € 1.299.357,37 € 1.395.879,46 € 1.345.826,39 € 1.345.826,39 Imposte e tasse € 646.491,43 € 605.383,04 € 610.102,34 € 655.182,35 € 600.673,28 Oneri straordinari della gestione corrente € 1.871.906,38 € 2.604.846,42 € 6.156.685,41 € 2.820.934,67 € 2.812.454,04 Totale € 28.589.729,40 € 28.935.043,03 € 43.454.502,88 € 28.057.444,49 € 27.247.262,51

Fonte: pagine 6 e 7 memorie ente
7.2 Per quanto concerne la spesa del personale, i dati forniti dall’ente sembrano evidenziare una progressiva diminuzione della stessa. Dalle risultanze riportate nella tab. 11, sembrerebbe rispettato anche il limite di cui all’art. 1, commi 557 e 557 quater, della legge n. 296/2006, in quanto risulterebbe sostenuta, nel 2015 e 2016, una spesa, soggetta a limite, inferiore alla corrispondente media del triennio 2011/13, pari ad euro 9.310.886,63. Anche in questo caso, tuttavia, deve registrarsi un’inspiegabile oscillazione di dati rispetto a quelli forniti nel precedente ciclo di controllo (delibera n. 190/2016) e nell’ultima relazione del Collegio dei revisori, ove la medesima media è stata comunicata in euro 6.148.524,27. 31 Tale sensibile scarto - oltre tre milioni di euro – appare ancora meno giustificabile, ove si consideri che gli importi sono relativi ad un triennio ormai abbondantemente trascorso (2011/2013) e che, pertanto, dovrebbero avere carattere di definitività ed incontrovertibilità. Tabella n.11 - andamento spesa di personale Rendiconto 2011 Rendiconto 2012 Rendiconto 2013 Rendiconto 2014 Rendiconto 2015 non armonizzato Preconsuntivo 2016 al 13 febb 2017 spesa intervento 01 10.432.280,04 10.254.896,42 9.958.795,17 9.612.861,00 € 9.305.147,28 spese incluse nell'intervento 03 40.000,00 40.000,00 40.000,00 50.000,00 € 61.000,00 IRAP 708.635,30 684.663,83 646.491,43 605.383,17 € 588.837,86 altre spese incluse Totale spese per il personale 11.180.915,34 10.979.560,25 10.645.286,60 10.268.244,17 € 9.954.985,14 € 9.826.195,36 spese escluse (Rimborsi e trasferimenti regionali) 1.684.918,58 1.520.950,21 1.667.233,51 1.301.319,88 € 1.188.000,00 € 1.187.137,16 Spese straordinario x n. 2 referendum a carico stato € 74.657,91 Spese soggette al limite 9.495.996,76 9.458.610,04 8.978.053,09 8.966.924,29 € 8.766.985,14 € 8.564.400,29 spesa media triennio 9.310.886,63 % media triennio 2011-2013 33,89

Fonte: pag. 10 memorie ente € 9.225.522,08 € 600.673,28
7.3 Per quanto concerne, più in generale, le politiche di spending review, l’ente, solo a seguito dei rilievi dell’Organo di revisione in sede di parere al rendiconto 2015, con delibera della G.C. n. 248/2016 si è conformato alle prescrizioni adottando il piano triennale di razionalizzazione della spesa, di cui all’art. 2, comma 594, della legge n. 244/2007.

7.4 Profili di grave problematicità emergono dalla gestione corrente anche in termini di cassa. Analizzando i dati SIOPE, che, come noto, registrano le movimentazioni di cassa complessive (competenza e residui), è agevole osservare il grave disavanzo corrente registrato a partire dal 2013. In tale annualità, la differenza tra riscossioni e pagamenti complessivi ammonta ad euro -5.840.707,55, che si riduce nell’anno seguente a -216.082,82, per poi riespandersi nel 2015 ad euro -5.984.906,42. Nel 2016, il disavanzo corrente, in termini di cassa, è di -672.797,61. Tabella 12 - andamento riscossioni e pagamenti correnti complessivi (CP+RS) andamento riscossioni e pagamenti correnti complessivi (CP+RS) 2014 2015 2016 Tit. I € 16.904.767,22 € 12.376.742,33 € 14.324.018,55 Tit. II € 7.250.758,01 € 8.101.872,53 € 9.400.977,55 Tit. III € 3.354.452,52 € 3.308.949,16 € 3.323.819,19 Entrate Correnti € 27.509.977,75 € 23.787.564,02 € 27.048.815,29 Tit. I € 26.617.105,99 € 28.611.133,78 € 27.124.150,63 Tit. III (rimborso prestiti) € 1.108.954,58 € 1.161.336,66 € 597.462,27 Spesa corrente € 27.726.060,57 € 29.772.470,44 € 27.721.612,90 Differenza di parte corrente -€ 216.082,82 -€ 5.984.906,42 -€ 672.797,61 Fonte: banca dati SIOPE Tit. IV € 1.507.790,42 € 1.641.576,67 € 1.287.088,67 Tit. V (cat. 2,3,4) € 210.318,79 € 46.851,27 Entrate Correnti € 1.718.109,21 € 1.641.576,67 € 1.333.939,94 Tit. II € 1.333.248,74 € 1.683.307,79 € 939.148,26 Spesa capitale € 1.333.248,74 € 1.683.307,79 € 939.148,26 Differenza di parte capitale € 384.860,47 -€ 1.725.038,91 -€ 544.356,58 Fonte: banca dati SIOPE 32 Analogo squilibrio si verifica nella gestione in conto capitale, sia nel 2015 (€-1.725.038) che nel 2016 (€-544.356).

8. GLI EQUILIBRI DELLA GESTIONE DI CASSA

8.1 L’andamento particolarmente critico della gestione di cassa induce ad un esame più approfondito delle risultanze trasmesse dall’Organo di revisione nell’ultima relazione semestrale. In tale documento, riferisce che l’ente, già dal 2015, ha superato la crisi di cassa, invertendo il trend negativo precedente e ha chiuso l’esercizio finanziario 2016, con una disponibilità liquida pari ad euro 4.771.229,45, come rappresentata nel seguente prospetto (tab. 13): Tabella 13 - giacenza di cassa A parziale rettifica di quanto appena riportato, l’ente precisa che il fondo di cassa, al 31/12/2016, ammonta ad euro 4.775.519,46, come da verbale di chiusura del tesoriere in atti, anzichè ad euro 4.771.229,45, come sopra riportato. In sede istruttoria, è stato richiesto al comune di trasmettere il provvedimento di rideterminazione della giacenza di cassa vincolata all’1.1.2016 e, al contempo, di compilare la tabella seguente (tab. 14), che specifica in dettaglio la consistenza della cassa vincolata. Tab. 14 – Consistenza della cassa vincolata Consistenza cassa vincolata +/- 2015 2016 (preconsuntivo) Consistenza di cassa vincolata effettiva all'1.1 + - - Somme utilizzate in termini di cassa all'1.1 + 7.860.293,13 11.454.804,11 Fondi vincolati all'1.1 = 7.860.293,13 11.454.804,11 Incrementi per nuovi accrediti vincolati + 3.594.510,98 - Decrementi per pagamenti vincolati - - 2.961.990,09 Fondi vincolati al 31.12 = 11.454.804,11 8.492.814,02 Somme utilizzate in termini di cassa al 31.12 - 6.055.180,20 3.717.304,56 Consistenza di cassa effettiva al 31.12 = 5.399.623,91 4.775.509,46 Fonte: memorie ente Al di là del mancato allineamento della consistenza all’1.1, che dovrebbe coincidere con quella al 31.12 dell’anno precedente e che l’amministrazione imputa ad un errore di compilazione, appare evidente come l’ente abbia omesso di specificare che la giacenza di cassa al 31.12.2016, pari ad euro 4.775.509, è interamente vincolata; inoltre, risultano fondi vincolati ancora da ricostituire a tale data per euro 3.717.304,56. In sede di adunanza, il Segretario generale ha confermato le predette risultanze. Il comune, pertanto, essendosi avvalso della facoltà, concessa dall’art. 195 del Tuel, di utilizzare per cassa entrate a destinazione vincolata nei limiti dell’art. 222 del Tuel, a causa di carenza di liquidità non ha potuto ricostituire integralmente, entro l’esercizio, la consistenza di tali fondi vincolati presso la tesoreria. Pur avendo fatto un limitato ricorso all’anticipazione di tesoreria, l’ente, all’1.1.2017, con i primi introiti non soggetti a vincolo di destinazione, deve ancora ripristinare fondi vincolati per oltre 3,7 milioni di euro. Tale importo costituisce a tutti gli effetti un debito – tuttora perdurante - in termini di cassa.

9. GLI EQUILIBRI NELLA GESTIONE RESIDUI

9.1 Tra le cause della situazione, appena analizzata, di grave deficitarietà di cassa, vi è la ridotta velocità di riscossione non solo in termini di competenza, ma anche in conto residui (cd. “tasso di realizzazione dei residui attivi”). Quest’ultima, nonostante il principio di competenza finanziaria potenziata imponga di imputare le poste creditorie (e debitorie) all’esercizio in cui le predette obbligazioni vengono a scadenza, risulta anormalmente bassa, in quanto si attesta – al pari del corrispondente indicatore sul lato passivo - al 24,5%.
In sede istruttoria, è stato richiesto di compilare il seguente prospetto (tab. 15), che illustra in dettaglio l’andamento dei residui nel 2016, con specificazione dell’ammontare dei residui attivi e passivi iniziali, riscossi e pagati, riaccertati6 , eliminati, di nuova formazione e da riportare al 31.12. Tab. 15 – entità dei residui al 31/12/2016 iniziali riscossi/pagati % riaccertati eliminati di nuova formazione da riportare RESIDUI ATTIVI 48.831.403,17 11.969.689,88 24,51% 42.732.115,46 - 5.870.402,17 18.082.750,09 60.814.865,55 RESIDUI PASSIVI 39.408.953,85 9.661.292,89 24,52% 29.713.077,64 9.346.415,87 20.401.245,09 50.114.322,73 Fonte: memorie ente Entità dei residui al 31/12/2016 (valori a preconsuntivo) Appare evidente, innanzitutto, come il passaggio al regime armonizzato non abbia avuto un grande impatto gestionale sul versante dei residui attivi, in quanto il relativo stock, a seguito delle operazioni di riaccertamento e di reimputazione, risente di un’evidente asimmetria tra poste creditorie in scadenza o scadute (€42.732.115,46) e quelle debitorie aventi le medesime caratteristiche, pari ad € 29.713.077,64. Il basso tasso di realizzazione dei residui attivi (24,51%) – relativi a crediti in scadenza nell’esercizio - induce a nutrire più di una perplessità sulla correttezza dei criteri di contabilizzazione adottati e si connota di ulteriori profili di criticità in quanto tali poste creditorie, anche di difficile o dubbia esazione, non risultano adeguatamente svalutate mediante idoneo accantonamento a fondo crediti di dubbia esigibilità, come già precedentemente osservato al paragrafo 4.1.

Chiaramente, una così consistente mole di residui attivi da riportare - oltre 60,8 milioni – di cui 42,7 già contabilizzati in entrata all’1.1.2016, fornisce un ulteriore elemento di inattendibilità anche delle risultanze contabili del 2016. Sul versante dei residui passivi, il volume di obbligazioni debitorie in scadenza si estingue molto lentamente per effetto dell’evidente deficitarietà di cassa conseguente alla bassa velocità di riscossione (in conto competenza e residui), che trova nella giacenza di cassa interamente vincolata e nei fondi vincolati da ricostituire uno degli indici sintomatici più eloquenti. Ancora più preoccupante appare l’andamento dei residui di nuova formazione nel 2016, in cui le poste passive di nuova formazione ammontano ad oltre 20,4 milioni di euro, per effetto, principalmente, della mancata estinzione di obbligazioni debitorie già scadute e regolarmente assistite da impegno contabile. I residui passivi da riportare al 31/12/2016 ammonta ad oltre 50,1 milioni di euro, una buona parte dei quali - 27,9 milioni - già contabilizzati all’1/1/2016 come obbligazioni passive giuridicamente perfezionate e scadute o in scadenza nell’esercizio, nei termini previsti dall’art. 183, comma 5, del Tuel. 6 L’ente, in sede di adunanza, ha riconosciuto un errore di compilazione ed ha rettificato l’importo dei residui riaccertati, indicato, rispettivamente, in € 5.870.402,17 e -€ 34.583,32 anziché in € 42.732.115,46 ed € 29.713.077,64). 35 Un volume così consistente di passività scadute ed esigibili da terzi, ma non ancora pagate, ove messo in correlazione con la grave carenza di cassa, dà la misura dello stato di insolvenza dell’ente. Interrogato a riguardo in sede di adunanza, il Segretario generale ha confermato le difficoltà solutorie dell’ente e, più in generale, il difficile mantenimento degli equilibri di cassa, dovuto anche al basso livello di riscossione delle entrate tributarie ed alla crisi generalizzata del sistema economico locale.

10.CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

10.1 L’attuale fase di monitoraggio semestrale, la terza, prende a riferimento i dati definitivi di rendiconto 2015 e quelli di pre consuntivo 2016, ossia la quarta annualità - sulle dieci complessive - prevista dal piano di riequilibrio. All’esito delle prime due sessioni di verifica, la Sezione, con delibere n. 84/2016/PRSP e n. 190/2016/PRSP, aveva accertato la presenza di gravi scostamenti rispetto agli obiettivi di riequilibrio stabiliti nel piano approvato dal comune di Monreale, approvato con deliberazione consiliare n. 11 del 22 febbraio 2013 e successivamente rimodulato con deliberazione consiliare n. 45 del 30 luglio 2013, a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 1, comma 15, del dl 8 aprile 2013, n. 35. Poiché i precedenti cicli di verifica sono stati caratterizzati da un quadro finanziario e gestionale opaco e, soprattutto, da modalità interlocutorie dell’ente poco improntate a chiarezza e linearità, è stata potenziata la fase istruttoria, attraverso l’utilizzo di tabelle pre compilate, che l’ente si è limitato a completare e/o a confermare. In alcuni casi, l’indicazione da parte dell’ente di dati palesemente errati e/o contraddittori ha impedito qualsivoglia utilizzo degli stessi .

10.2 All’esito del formale contraddittorio con l’amministrazione, sono state acclarate una serie di gravi criticità che compromettono la veridicità dei bilanci di previsione 2014, 2015 e 2016, 7 E’ il caso, ad esempio, della tabella relativa agli equilibri complessivi (punto n. 6 deferimento), nella quale, solo per fare alcuni esempi: - la spesa del titolo I del 2015, indicata in euro 23.183.694 non collima né con l’omologa spesa al lordo delle reimputazioni (€43.454.502,88), né con quella al netto delle stesse, pari ad euro 27.328.354,02, né con l’omologo dato fornito nel precedente monitoraggio, seppur su dati di pre consuntivo (delibera n. 190/2016, tab. 7), in cui è stata comunicata in euro 24.063.321; - la spesa del Tit. I dell'anno 2015 è relativa agli impegni di competenza; quella per l'anno 2016 contiene gli impegni da riaccertamento; - la spesa del tit. I 2016 - € 25.255.329 - non coincide né con il totale della spesa per interventi comunicata dall'ente stesso in euro 27.247.262,51, né con quello comunicato dall’organo di revisione nella relazione semestrale, in cui è pari ad € 28.057.444,49; - sempre nel 2016, non risulta computata né la quota di ripiano del disavanzo 2014 (€500.000), né quella – peraltro di ammontare errato - di euro 325.549,63, che l’ente ha comunicato aver iscritto nel bilancio 2016; - ciononostante, lo scostamento indicato tra piano di riequilibrio e rendiconto viene indicato in zero, anziché essere pari - sulla base dei dati inseriti - ad almeno € 500.000; - gli importi delle entrate 2015 e 2016 non coincidono con quelli comunicati nell’ultima relazione dell’organo di revisione (pag. 7), basata su dati comunicati dall’ente stesso; - sia nel 2015 che nel 2016 risulta una quota annuale di ripiano pagata (rispettivamente, €1.266.071 ed € 1.059.000), che appare difficilmente comprensibile. 36 nonché delle risultanze del rendiconto 2015 e dello schema di rendiconto 2016, nei termini che di seguito si riassumono:
Ø Sottostima del fondo crediti di dubbia esigibilità nel rendiconto 2015, che, sebbene giudicato congruo in euro 1.940.000, è confluito nella quota accantonata del risultato di amministrazione solamente per l’importo di euro 1.257.083,97;
Ø Conseguente mancata emersione, nel 2015, di un disavanzo di amministrazione almeno pari ad euro -682.916,03, come peraltro quantificato nella delibera GC n. 228/2016;
Ø Mancata confluenza, nella quota accantonata del risultato di amministrazione 2015, del fondo anticipazioni di liquidità di cui al dl n. 35/2013;
Ø Mancata confluenza, nella quota accantonata del risultato di amministrazione 2015, del fondo rischi spese legali, a fronte di un contenzioso passivo quantificato in euro 11.366.423,86.
In ogni caso, non risulta confluita, nella quota accantonata del risultato di amministrazione, la quota degli “spazi finanziari” (€ 2.200.000 annui) non utilizzata in ciascun esercizio;
Ø Mancata specificazione, nel risultato di amministrazione 2015, di ulteriori quote accantonate, nonché di quote vincolate e destinate ad investimenti;
Ø Mancata iscrizione, nei bilanci di previsione, della quota integrale di ripiano del disavanzo di amministrazione 2012, nei termini previsti dal piano di riequilibrio;
Ø Mancato stanziamento e ripiano, nel bilancio di previsione 2015, della quota trentennale di maggior disavanzo da riaccertamento straordinario pari ad euro 275.843,76;
Ø Stanziamento, nel 2016, di un importo di euro 325.549,63, di ammontare insufficiente rispetto alla somma tra la quota di pertinenza dell’esercizio e quella pretermessa nel 2015;
Ø Indebita inclusione, nella quota di ripiano trentennale del maggior disavanzo di cui all’art. 3, commi 15 e ss., del d.lgs. n. 118/2011, anche della quota di disavanzo di amministrazione 2014, a partire dall’esercizio 2016.

10.3 Orbene, a questo riguardo, ritiene il Collegio che l’evidente pretermissione di poste debitorie così ingenti non possa essere privo di conseguenze sugli esiti della presente verifica, la quale, come osservato in precedenza, postula una quantificazione attendibile non solo della reale esposizione debitoria complessiva da cui rientrare, ma anche del reale andamento gestionale dell’ente in relazione agli obiettivi intermedi di riequilibrio fissati.

L’intera operazione di monitoraggio, essendo diretta a verificare il grado di rispetto, in sede gestionale, degli obiettivi intermedi di risanamento, si basa, sul piano logico anche sulla veridicità delle risultanze contabili, il cui andamento costituisce parametro di raffronto rispetto ai target di rientro prestabiliti. Nel merito, le gravi criticità riscontrate, per la loro pregnanza, sono in grado di compromettere l’intera azione di riequilibrio, in quanto dissimulano il reale andamento gestionale rispetto agli obiettivi di risanamento prestabiliti attraverso l’occultamento di ulteriori e rilevantissime passività, che finiscono per aumentare considerevolmente il divario rispetto agli obiettivi di risanamento prefissati. Muovendo da questo presupposto, appare prioritario il ripristino della veridicità delle risultanze contabili, che l’amministrazione dovrà necessariamente garantire mediante la riapprovazione dei documenti contabili precedentemente specificati. Tali indispensabili misure correttive, rispetto alle gravi disfunzioni riscontrate dovranno essere poste in essere prima di procedere all’approvazione definitiva del rendiconto 2016, che, come visto, è affetto da dinamiche vizianti sia in via derivata che in via propria.

10.4 La totale inattendibilità della quantificazione dei fattori di squilibrio rilevati, pur dirimente a giudizio di questa Sezione, non esaurisce, tuttavia, gli aspetti di forte problematicità. Risultano, infatti, acclarati in questa sede una serie di gravi disallineamenti rispetto agli obiettivi di ripiano delle passività, già segnalati nelle precedenti sessioni di monitoraggio e che, al 31/12/2016, sono riassumibili nei seguenti termini:
Ø scostamento tra gli importi impegnati in bilancio e quelli previsti nel piano pari ad euro -1.355.807;
Ø scostamento tra gli importi pagati e quelli impegnati in bilancio pari ad euro -2.924.966,55;
Ø scostamento tra gli importi pagati e quelli previsti nel piano pari ad euro -4.280.774,23;
Ø Permanenza di passività residue, in termini di cassa, di euro 333.259,55, risalenti al 2013 e 2014, dovute ad inesatta ricognizione delle passività da inserire nel piano e di cui la delibera n. 182/2015/PRSP, di approvazione del piano di riequilibrio, aveva raccomandato l’immediata estinzione;
Ø Permanenza di ulteriori passività da soccombenza giudiziale, il cui importo residuo è attualmente stimato in euro 854.357,76, di cui la citata delibera n. 182/2015 aveva sollecitato l’immediata riconduzione al sistema di bilancio;
Ø Persistente mancata riconciliazione dei rapporti di debito credito con la curatela della società Alto Belice ambiente spa, di cui la delibera n. 182/2015 aveva sollecitato la celere definizione. In riferimento al passivo, attualmente stimato in euro 4.495.275,93 a seguito dell’insorgenza di nuove passività non conosciute, non risulta avviata neppure l’estinzione dei debiti non contestati. Il mancato ripiano delle predette, consistenti, passività - i cui effetti si cumulano a quelli dell’emersione di nuove passività dissimulate dall’ente – è in parte imputabile anche ad un afflusso di risorse necessarie al risanamento in misura minore rispetto ai livelli programmati.

10.5 In questo contesto, i gravi e reiterati disallineamenti rispetto agli obiettivi intermedi di riequilibrio, anch’essi segnalati nei precedenti cicli di controllo, al 31/12/2016, sono riassumibili nei seguenti termini:
Ø Mancata realizzazione del maggior gettito IMU, che costituiva la principale leva strategica di risanamento (€ 3.000.000 annui aggiuntivi), atteso che, nel quadriennio 2013/2016, l’ente realizza, già in termini di competenza, un minor introito di 6,9 milioni di euro;
Ø Minor accertamento di entrate correnti, nel quadriennio 2013/2016, per complessivi euro 14.388.034,39 rispetto alle previsioni del piano, con andamento progressivamente crescente negli ultimi anni;
Ø Bassa velocità di riscossione tributaria, che, per l’IMU, passa dal 65,8% del 2013 al 51,7% del 2015 e al 55,5% del 2016, nonostante il regime armonizzato; Ø Bassa velocità di riscossione della TARI/TARES, che passa dal 33,6% del 2013 al 30% del 2016 (51,1% nel 2015), nonostante il regime armonizzato;
Ø Grave disavanzo tra riscossioni e pagamenti complessivi (competenza e residui) pari ad euro -5.840.707 nel 2013, -216.082,82 nel 2014, a -5.984.906,42 nel 2015 e - 672.797,61 nel 2016;
Ø Grave deficit di cassa, desumibile da una giacenza di cassa, al 31.12.2006, pari ad euro 4.775.509 interamente vincolata, cui si aggiungono euro 3.717.304,56 di fondi vincolati da ricostituire;
Ø Basso tasso di realizzazione dei residui attivi e passivi (24,5%); 39 Ø Anomalo volume di residui attivi da riportare al 31.12.2016, pari ad oltre 60,8 milioni, di cui 42,7 già contabilizzati in entrata all’1.1.2016, nonostante le modalità di contabilizzazione armonizzate.

10.6 Da ultimo, sono stati riscontrati, quale indici sintomatici di protratta difficoltà solutoria, anomali volumi di:
Ø residui passivi da riportare al 31/12/2016, pari ad oltre 50,1 milioni di euro, una buona parte dei quali - 29,7 milioni - già contabilizzati all’1/1/2016;
Ø residui passivi di nuova formazione, pari ad oltre 20,4 milioni di euro. 10.7 L’esito negativo, sotto i molteplici profili richiamati, del tentativo di prevenzione del dissesto finanziario attraverso una manovra di riequilibrio finanziario pluriennale comporta per l’ente l’obbligo di formalizzare la delibera di cui all’art. 244 del Tuel.
A tal fine, l’art.243-quater, comma 7, del Tuel prevede che l’accertamento, da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti, del grave e mancato reiterato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano comporta l’applicazione della fase terminale dell’art. 6, comma 2, del D.Lgs. 149/2011, con assegnazione al Consiglio dell’ente, da parte del Prefetto, di un termine non superiore a 20 giorni per la deliberazione del dissesto.
A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 219 del 16 luglio 2013, per le motivazioni già espresse nella deliberazione n. 321/2013/PRSP, cui si rinvia, la Sezione, nel caso di definitività dell’accertamento dei presupposti del dissesto, potrà attivare, per il relativo adempimento, la procedura sostitutiva prevista dall’art. 109 bis dell’OREL. In tale evenienza, trasmetterà gli atti al competente Assessorato regionale ai fini degli adempimenti strettamente conseguenziali, ossia la diffida e l’eventuale commissariamento dell’ente inottemperante, senza alcuna possibilità di interposizione di ulteriori adempimenti e/o verifiche di tipo amministrativo.

P. Q. M. la Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana, all’esito della verifica condotta, ai sensi dell’art. 243 - quater, comma 6, del Tuel, sulla terza relazione semestrale del piano di riequilibrio finanziario pluriennale del comune di Monreale (PA), accerta: a) il venir meno dei presupposti del riequilibrio finanziario pluriennale, nei termini indicati in narrativa, e, in ogni caso, il grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano, con le conseguenze previste dall’art. 243 quater, comma 7, del Tuel; b) la non veridicità dei documenti contabili indicati in narrativa, con conseguente necessità di corretto ricalcolo del risultato di amministrazione 2015 e successivi.

DISPONE

- la sospensione degli adempimenti di cui all’art. 243 quater, comma 7, ultimo cpv del Tuel, per trenta giorni decorrenti dal deposito della presente deliberazione ovvero, in caso di ricorso alle Sezioni riunite in speciale composizione, fino ad intervenuta comunicazione dell’esito dell’impugnazione, secondo l’orientamento espresso dalla Sezione delle autonomie nella deliberazione n. 22/SEZAUT/2013/QMIG del 2 ottobre 2012;

ORDINA

-che alla scadenza della sospensione succitata, la presente deliberazione sia trasmessa all’Assessorato regionale delle Autonomie Locali e della Funzione pubblica per gli adempimenti strettamente conseguenziali al presente deliberato, ossia la diffida e gli ulteriori adempimenti di cui all’art. 109 bis dell’O.R.EE.LL., richiamato dall’art. 58 della legge regionale 1 settembre 1993, n. 26; ORDINA - altresì che, a cura del servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente deliberazione sia comunicata, contestualmente al deposito, al Sindaco, al Consiglio comunale per il tramite del suo Presidente e al Collegio dei revisori del comune di Monreale. Analoga trasmissione sarà curata nei confronti della Commissione del Ministero dell’interno di cui all’art. 155 del Tuel, nonché della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo e della Procura regionale della Corte dei conti. Così deliberato in Palermo, nella Camera di consiglio del 4 aprile 2017.

IL RELATORE IL PRESIDENTE (Francesco Albo) (Maurizio Graffeo) Depositato in segreteria il 12 maggio 2017 IL FUNZIONARIO RESPONSABILE (Boris Rasura)
http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sicilia/2017/delibera_92_2017.pdf



Deliberazione n.41/2017/PRSP

 

REPUBBLICA ITALIANA

La Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
nell’adunanza del 21 dicembre 2016, composta dai seguenti magistrati:

Maurizio Graffeo
Francesco Albo
Giovanni Di Pietro
- Presidente
- Consigliere – relatore
- Primo referendario

******
VISTO l’art. 100, comma 2, della Costituzione;
VISTA la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;
VISTA la legge 5 giugno 2003, n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3;
VISTO il T.U. delle leggi sull’ordinamento della Corte dei conti, approvato con R.D. 12 lu-glio 1934, n. 1214 e le successive modificazioni ed integrazioni;
VISTA la legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti e successive modificazioni ed integrazioni;
VISTO l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decre-to legislativo 18 giugno 1999, n. 200;
VISTO il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recante il Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti locali;
VISTO il D.L. n. 174 del 10 ottobre 2012, come convertito dalla legge n. 213 del 7 dicembre 2012 e s.m.i.;
VISTO in particolare l’art. 148 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, novellato dall’art. 3, co. 1, sub e) del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla legge n. 213/2012;
VISTO l’art. 33 del D.L. n. 91/2014;
VISTA la deliberazione della Sezione delle autonomie di questa Corte n. 6/SEZAUT/2016/INPR avente ad oggetto “Approvazione delle linee guida per il referto annuale del sindaco per i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e del presidente della provincia sul funzionamento dei controlli interni”;
VISTA la deliberazione n. 67/2016/INPR, con la quale questa Sezione, conseguentemente, ha adottato:
-    le “Linee guida per il referto annuale (art. 148 tuel) sul funzionamento dei controlli interni nei Comuni siciliani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e nei Liberi consorzi comunali per l’anno 2015”;
-    lo “Schema di relazione per il referto annuale sul funzionamento dei controlli interni nei Comuni siciliani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e nei Liberi consorzi comunali – esercizio 2015”.
RICORDATO che, ai fini dell’inoltro, era fissato il termine del 30 aprile 2016;
VISTO il referto annuale sul funzionamento dei controlli interni (art. 148 TUEL) per l’esercizio 2015, trasmesso dal Sindaco del comune di Monreale in data 29/04/2016;
VISTA l'ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 376/2016/CONTR del 13 dicembre 2016 con la quale la Sezione medesima è stata convocata nell’adunanza del 21 dicembre 2016 per gli adempimenti di cui al menzionato art. 148 del D. Lgs. n. 267/2000, con invito all’ente a presentare memorie entro tre giorni liberi antecedenti;
VISTE le memorie dell’ente, acquisite al prot. Cdc n. 12233 del 20 dicembre 2016;
UDITO il relatore, Cons. Francesco Albo;
UDITI, in rappresentanza dell’ente, il Sindaco, Dott. Piero Capizzi, e il Segretario generale, dott.ssa Domenica Ficano;
******
Premesso in fatto
All’esito dell’istruttoria condotta sul predetto referto per l’esercizio 2015, sono emersi i seguenti aspetti problematici, evidenziati in sede di deferimento:
2. Controllo di gestione:
a. mancanza di indicatori di efficacia, efficienza e di economicità;
b. mancanza di un sistema di contabilità economica per la misurazione dei costi e dei ricavi per valutare l’efficienza dell’azione amministrativa;
c. il persistere di problematiche gestionali che hanno, di fatto, impedito l’approvazione del PEG e il controllo di gestione, vista anche l’assenza di profili valutativi ulteriori.
3. Controllo strategico:
a. mancata definizione di metodologie di controllo strategico;
4. Controllo sugli equilibri finanziari:
Dalle poche risposte fornite dall’ente emergerebbe la mancata attivazione di controlli sugli equilibri finanziari;
5. Controllo sugli organismi partecipati:
Dagli scarni elementi di giudizio forniti, risulterebbe che l’ente si sia dotato di una struttura specifica con n. 15 (?) unità di personale per il controllo degli organismi partecipati, ma che, di fatto, manca la definizione di un sistema di controllo degli organismi partecipati;
6. Controllo di qualità dei servizi:
a. il mancato controllo della qualità dei servizi erogati.
Considerato in diritto
L’art. 148 del TUEL mira a conferire compiutezza al rafforzato sistema dei controlli sulle autonomie locali, disegnato dal legislatore del 2012, al fine anche di garantire effettiva funzionalità al sistema di programmazione, gestione e controllo nell’ambito delle mutate esigenze di governance finanziaria.
Tale norma, nel testo previgente, prevedeva che “Le sezioni regionali della Corte dei conti verificano, con cadenza semestrale, la legittimità e la regolarità delle gestioni, nonché il funzionamento dei controlli interni ai fini del rispetto delle regole contabili e dell'equilibrio di bilancio di ciascun ente locale. A tale fine, il sindaco, relativamente ai comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, o il presidente della provincia, avvalendosi del direttore generale, quando presente, o del segretario negli enti in cui non è prevista la figura del direttore generale, trasmette semestralmente alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti un referto sulla regolarità della gestione e sull'efficacia e sull'adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato, sulla base delle linee guida deliberate dalla sezione delle autonomie della Corte dei conti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione; il referto è, altresì, inviato al presidente del consiglio comunale o provinciale”.
A seguito delle modifiche introdotte dall’art. 33 del DL n. 91/2014, in un’ottica di semplificazione e razionalizzazione, l’oggetto di tale tipologia di controllo è stato circoscritto al funzionamento dei controlli interni ed alla relativa adeguatezza ed efficacia; al contempo, è stata stabilita una diversa periodicità della relazione, che, da semestrale, assume oggi cadenza annuale.
Il comma IV del citato articolo 148 stabilisce, altresì, che “In caso di rilevata assenza o inadeguatezza degli strumenti e delle metodologie di cui al secondo periodo del comma 1 del presente articolo, fermo restando quanto previsto dall'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e successive modificazioni, e dai commi 5 e 5-bis dell'articolo 248 del presente testo unico, le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti irrogano agli amministratori responsabili la condanna ad una sanzione pecuniaria da un minimo di cinque fino ad un massimo di venti volte la retribuzione mensile lorda dovuta al momento di commissione della violazione”.
Nel delineato contesto, la Sezione di controllo per la Regione siciliana, con deliberazione n. 67/2016/INPR ha adottato le Linee guida per il referto 2015 e il relativo schema di relazione, che il comune di Monreale ha compilato e trasmesso entro il termine di scadenza del 30 aprile 2016.
******
Analisi dei fattori di criticità oggetto di deferimento
1     – Controllo di gestione
Per quanto concerne il controllo di gestione, in sede di deferimento sono stati evidenziati tre possibili profili di criticità:
a. mancanza di indicatori di efficacia, efficienza e di economicità;
b. mancanza di un sistema di contabilità economica per la misurazione dei costi e dei ricavi per valutare l’efficienza dell’azione amministrativa;
c. il persistere di problematiche gestionali che hanno, di fatto, impedito l’approvazione del PEG e il controllo di gestione, vista anche l’assenza di profili valutativi ulteriori.
Con riguardo al primo aspetto, l’ente riferisce che “ha utilizzato indicatori finanziari di efficacia, efficienza ed economicità”, ricavabili dal bilancio di previsione.
Nel 2015, ha effettuato un controllo di gestione sul servizio raccolta rifiuti, rilevando scostamenti di costi e qualità del servizio, anche in relazione ad eventuali reclami. In sede di adunanza, il Segretario generale ha riferito di analoghe iniziative per i servizi di acquedotto e per i servizi a domanda individuale (nell’ambito, probabilmente, degli adempimenti previsti dall’art. 243 del Tuel). 
 Il Collegio non ignora che, in riferimento a ciascun programma di spesa, il piano degli indicatori di bilancio (DM Interno 22 dicembre 2015) indica gli obiettivi che l'ente si propone di realizzare per il triennio della programmazione finanziaria. Ben altra cosa, tuttavia, è il controllo di gestione, che ha un ambito di operatività ben diverso.  
Un sistema in linea con gli standards richiesti dagli artt. 196 e ss. del Tuel dev’essere in grado di consentire la valutazione dell’efficacia, intesa come analisi dello scostamento tra obiettivi raggiunti e quelli programmati, ma anche dell’efficienza dell’azione amministrativa, intesa come rapporto tra prodotto finale e costo dei fattori della produzione impiegati, misurando, per ciascun servizio e centro di costo, i mezzi finanziari acquisiti, i costi dei singoli fattori produttivi, i risultati qualitativi e quantitativi ottenuti e, per i servizi a carattere produttivo, i ricavi.
Ai fini dell’attuazione della previsione normativa, si rende pertanto indispensabile un idoneo sistema informativo in grado di rilevare – direttamente in contabilità economico patrimoniale – tutte quelle voci (costi, ricavi, proventi, ecc.), non desumibili dalla contabilità finanziaria, se non a prezzo di rilevante approssimazione.
A regime, esso deve essere in grado di consentire:
Ø  Un controllo dei costi e dei rendimenti connessi all’utilizzo delle risorse dell’ente pubblico reso possibile attraverso l’introduzione della contabilità economica che deve affiancarsi alla contabilità finanziaria, al fine di effettuare analisi concomitanti e sistematiche sull’andamento generale dell’attività operativa e sull’ottimale e razionale utilizzo delle risorse;
Ø La verifica del livello di economicità, efficienza e di efficacia della gestione;
Ø La verifica del raggiungimento degli obiettivi quali-quantitativi assegnati ad unità organizzative specificatamente responsabilizzate;
Ø L’analisi comparata con altri enti al fine di migliorare i livelli qualitativi e quantitativi dei servizi per la collettività (anche studi ed applicazioni di benchmarking);
Ø Le scelte di convenienza economica comparata (ad es., analisi make or buy), volte a prendere decisioni riguardo la possibilità o meno per l’ente di continuare ad erogare un determinato servizio oppure esternalizzarlo. 
Il Collegio, pertanto, sollecita l’ente a ricorrere a sistemi di rilevazioni più evolute, implementando l’attuale sistema di controllo, in quanto lo stesso costituisce un imprescindibile strumento per un uso oculato delle risorse disponibili ed assume particolare importanza strategica in presenza di un quadro congiunturale caratterizzato da una loro progressiva riduzione e, soprattutto, di un quadro finanziario e gestionale problematico ed in costante monitoraggio da parte dei questa Corte.
Alla stregua delle considerazioni che precedono, appare evidente che il semplice sistema di contabilità economico – patrimoniale, che affianca - peraltro inizialmente solo a fini conoscitivi - quello di contabilità finanziaria, appare di per sé insufficiente a raggiungere gli obiettivi imposti dal legislatore con gli art. 196 e ss. del Tuel.
Con riferimento al terzo profilo, l’ente conferma di non aver approvato il Peg 2015 per il notevole ritardo nell’approvazione del bilancio di previsione (9.12.2015).
Il Collegio ritiene tale omissione di elevata gravità, anche per le ripercussioni che ha sul processo di programmazione e controllo, nonchè sulla valutazione del personale e sulla correlata erogabilità delle quote di trattamento economico accessorio (non ammissibile, già da un punto di vista contrattuale, in assenza di una chiara definizione ed assegnazione di obiettivi). 

2.CONTROLLO STRATEGICO
In sede di deferimento, è stata contestata l’assenza di metodologie di controllo strategico.
L’ente ha contro dedotto che tale controllo “è stato caratterizzato dalla relazione previsionale e programmatica allegata al bilancio, attraverso la quale sono stati descritti obiettivi e programmi da conseguire nell’anno di riferimento”.
Agli obiettivi del piano di riequilibrio, inoltre, si affiancano quelli “ordinari”, “ai fini di un’analisi economico sociale dei vari servizi forniti (ufficio legale, manutenzione, ecc.)”.    
Il Collegio, nel prendere atto, osserva che la metodologia di controllo cui fa riferimento il Tuel ed oggetto della presente verifica, deve necessariamente risultare da un insieme di norme regolamentari, in grado di:
Ø  Individuare la struttura deputata, il sistema di programmazione e controllo, di declinazione degli obiettivi dal DUP, il sistema di reporting, il sistema di indicatori per la misurazione del grado di raggiungimento degli obiettivi;
Ø  rilevare i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi predefiniti;
Ø  Rilevare gli aspetti economico-finanziari connessi ai risultati ottenuti;
Ø  Rilevare i tempi di realizzazione rispetto alle previsioni;
Ø  Rilevare le procedure operative attuate confrontate con i progetti elaborati;
Ø  Analizzare la qualità dei servizi erogati ed il grado di soddisfazione della domanda espressa;
Ø  Analizzare l’impatto socio-economico delle scelte e l’evoluzione dei fabbisogni della collettività amministrata.
  
3. CONTROLLO SUGLI EQUILIBRI FINANZIARI
Per quanto concerne il controllo sugli equilibri finanziari, in sede di deferimento è stato stimolato il contraddittorio sulla possibile mancata attivazione di tale controllo.
L’ente riferisce di non aver approvato una formale delibera ex art. 193 in considerazione della mancanza di un bilancio approvato alla data del 30 luglio, ma di aver dato atto del permanere degli equilibri alla data di approvazione del bdp (6.12.2015).
Ciononostante, ha effettuato un costante monitoraggio di entrate e spese, anche in riferimento alla gestione vincolata ed alla gestione di cassa.
Il Collegio, anche in considerazione della peculiare situazione gestionale in cui versa l’ente, richiama l’attenzione sulle indicazioni della Sezione delle autonomie in tema di verifica degli equilibri in esercizio provvisorio (ex multis, delibera 23/2013/INPR).
 Anche in questo caso, osserva che l’espletamento di questa fondamentale tipologia di audit interno, a tutela di interessi assurti a rango costituzionale, deve necessariamente collocarsi all’interno di un insieme di norme regolamentari, tese a declinare le concrete modalità attuative di questo sistema di controllo all’interno della specifica realtà organizzativa dell’ente. 

4.CONTROLLO SUGLI ORGANISMI PARTECIPATI
Con specifico riferimento al controllo sugli organismi partecipati, l’ente riferisce dell’avvenuta costituzione, all’interno della macrostruttura (area III servizio I) un ufficio “Rapporti società partecipate e gestione quote associative”.
Precisa che l’intero servizio – e non solo l’ufficio in questione – ha un organico di 15 unità e che l’ente ha inoltre adottato il piano di razionalizzazione di cui all’art. 1, comma 611, della legge n. 190/2014, pur detenendo una sola partecipazione (5% del capitale sociale) in Alto belice corleonese.
La Sezione prende atto degli elementi acquisiti.
5. CONTROLLO DI QUALITA’ DEI SERVIZI
Un ultimo profilo di problematicità è stato evidenziato con riferimento all’assenza di una puntuale regolamentazione del controllo sulla qualità dei servizi - erogati sia direttamente che mediante organismi esterni – come previsto all’art. 147 del Tuel.
Allo stato, sulla base di quanto documentato, tale controllo è inserito nell’ambito del piano della performance e nella relazione previsionale e programmatica.
L’ente riferisce di aver affinato negli anni il servizio, consentendo alla collettività amministrata di conoscere i servizi offerti e le modalità di fruizione.
A questo riguardo, la Sezione, nel prendere atto, invita l’ente a regolamentare questa tipologia di audit nel nuovo regolamento sui controlli interni, definendone con precisione ambiti di operatività e metodologie in relazione agli strumenti (contratti di servizio, standard qualitativi programmati, carta dei servizi, processi di customer satisfaction, ecc.)
Conclusivamente, questa Sezione ritiene, allo stato, di dover confermare, nei termini evidenziati in narrativa, le disfunzioni riscontrate ai punti 1, 2, 3, 5, per le quali sollecita idonee misure correttive, da modulare sulla base della specifica realtà organizzativa e gestionale dell’ente, e da trasmettere a questa Corte ai fini delle valutazioni di cui all’art. 148, comma 4, del Tuel. 
P. Q. M.
La Corte dei conti - Sezione di controllo per la Regione siciliana
DELIBERA
di segnalare gli evidenziati aspetti al Consiglio comunale, per il tramite del suo Presidente, ai fini dell’adozione delle necessarie misure correttive, nonché al Sindaco e all'Organo di Revisione dei conti del comune di Monreale, per i profili di rispettiva pertinenza.
DISPONE
che, a cura della Segreteria, copia della presente deliberazione, da pubblicare sul sito istituzionale dell’ente, ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. n. 33/2013, sia trasmessa ai predetti organi del Comune di Monreale.
Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2016.
IL MAGISTRATO RELATORE                               IL PRESIDENTE                                                                                                            Francesco Albo                                      Maurizio Graffeo

  Depositato in segreteria il 7 febbraio 2017
       IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
                   (Boris Rasura)

                      
                                                                                                      DETTAGLIO DELIBERAZIONE
IDENTIFICATIVO GENERALE : 415-08/02/2017-SRCSIC
IDENTIFICATIVO LOCALE : 
ESITO : 
ORGANO EMITTENTE : 
DESCRIZIONE : 
DATA ADUNANZA : 
DATA DEPOSITO : 
TIPO DELIBERAZIONE : 
PRESIDENTE : 
FILE PRINCIPALE :                                                           






http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/chi_siamo/legge_20_del_1994.pdf


                                                            Deliberazione n.190/2016/PRSP

REPUBBLICA ITALIANA
La Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
Nella camera di consiglio del 22 settembre 2016 composta dai Magistrati:

Maurizio Graffeo
Anna Luisa Carra
Francesco Albo
Giuseppe di Pietro
Sergio Vaccarino
- Presidente
- Consigliere
- Consigliere– relatore
- Primo referendario
- Primo referendario

******

Visto il Regio Decreto 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;

visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recante il testo unico delle leggi sugli enti locali e successive modificazioni (Tuel);

vista la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

vista la legge 5 giugno 2003, n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

visto l’art. 243-bis del Tuel – Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale – introdotto dall’art.3, comma 1 lett. r), del decreto legge del 10 ottobre 2012 n.174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213;
visto l’art. 243-quater del Tuel - Esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e controllo sulla relativa attuazione - introdotto dall’art. 3, comma 1 lettera r) del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213 che, nell’ambito della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, prevede l’adozione di Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, ai fini dell’istruttoria e dell’esame del piano di riequilibrio da parte della Commissione per la stabilità degli enti locali di cui all’art. 155 del Tuel;

vista la deliberazione della Sezione delle Autonomie della Corte n. 16/SEZAUT/2012/INPR, avente ad oggetto “Approvazione delle Linee guida per l’esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e per la valutazione della sua congruenza (art. 243-quater, TUEL commi 1-3) “;

visto il piano di riequilibrio adottato dal comune di Monreale (PA) con deliberazione consiliare n. 11 del 22 febbraio 2013;
vista la successiva deliberazione consiliare n. 45 del 30 luglio 2013  con la quale il predetto comune ha proceduto alla rimodulazione del piano di riequilibrio ai sensi dell’articolo 1, comma 15, del DL 8 aprile 2013, n. 35;
vista la successiva deliberazione di questa Sezione 182/2015/PRSP del 18 maggio 2015, con la quale è stato approvato il piano di riequilibrio presentato dal citato ente;
visto l’articolo 243 quater, comma 6, del Tuel che pone l’obbligo, a carico dell’organo di revisione economico – finanziaria, di trasmettere, entro il termine di quindici giorni successivi alla scadenza di ogni singolo semestre, una relazione sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi;
visto l’articolo 243 quater, comma 3, del Tuel che, nel caso di approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, stabilisce che la Corte dei conti vigila sull’esecuzione del piano adottando in sede di controllo apposita pronuncia ai sensi dell’articolo 243 bis, comma 6, lettera a);
vista la deliberazione n. 84/2016/PRSP, relativa al monitoraggio del primo semestre;
vista le relazioni dell’Organo di revisione ai fini del controllo di cui all’art. 1, comma 166 e ss. , della legge n. 266/2005;
vista la nota prot. n. 6619 del 19 luglio 2016 con cui è stato sollecitato l’inoltro della relazione semestrale;
vista la relazione “provvisoria” pervenuta con nota prot. Cdc n. 6932 del 9 agosto 2016;
vista la nota prot. Cdc n. 7201 del 05 settembre 2016 con la quale è stato richiesto al Collegio dei revisori di completare il documento precedentemente inoltrato con ogni notizia utile a consentire a questa Sezione la verifica dello stato di attuazione del piano;
vista la relazione prot. n. 58821090 del 16 settembre 2016, con la quale il Magistrato istruttore, in sede di verifica, allo stato degli atti, trasmetteva le proprie osservazioni al Presidente della Sezione per i provvedimenti conseguenti;
vista l'ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 195/2016/CONTR con la quale la Sezione medesima è stata convocata il giorno 22 settembre 2016 per gli adempimenti di cui al menzionato art. 243 – quater del Tuel;

vista la documentazione trasmessa dall’Organo di revisione via pec, acquisita al prot. Cdc n. 7429 del 19 settembre 2016;
udito il relatore, Consigliere Francesco Albo;
uditi, per il comune di Monreale, il Sindaco, dott. Pietro Capizzi, il Segretario generale, dott.ssa Domenica Ficano e il funzionario contabile, dott. Salvatore Modica;
PREMESSA
Il legislatore, con l’art. 3 del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, successivamente convertito dalla legge n. 213 del 2012, ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, finalizzata al ripristino degli equilibri finanziari ed alla prevenzione del dissesto negli enti locali negli enti locali in condizione di grave squilibrio strutturale.

L’articolo 243 bis del Tuel e le successive norme inserite all’interno dello stesso testo normativo hanno, così, regolamentato un ulteriore strumento per assicurare l’obiettivo del risanamento finanziario, prevedendo un’articolata disciplina di cui gli enti locali possono avvalersi.

Dopo l’approvazione del piano di riequilibrio da parte della competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, l’articolo 243 quater, comma 3, del Tuel, dispone che quest’ultima vigili sulla successiva esecuzione del piano, adottando apposita pronuncia.

Il controllo sull’attuazione del piano di riequilibrio viene svolto sulla base delle periodiche relazioni svolte dall’organo di revisione economico–finanziaria che è tenuto, entro i quindici giorni successivi alla scadenza di ciascun semestre, a riferire, alla Sezione regionale di controllo, sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi.

Il comma 7 del medesimo articolo 243 quater stabilisce che, in caso di accertamento di un grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi del piano, la Sezione regionale della Corte dei conti può attivare la procedura per la dichiarazione di dissesto dell’ente.
LA VERIFICA DEL PIANO

Il piano di riequilibrio finanziario pluriennale del comune di Monreale è stato esitato dal Consiglio comunale con deliberazione n. 11 del 22 febbraio 2013 e successivamente rimodulato con successiva deliberazione C.C. n. 45 del 30 luglio 2013 ai sensi dell’art. 1, comma 15, del DL 8 aprile 2013, n. 35.

Successivamente, è stato sottoposto all’approvazione di questa Sezione, avvenuta con deliberazione n. 182 del 18 maggio 2015.

Con il predetto provvedimento, il Collegio, pur giudicando congruo il piano ai fini del riequilibrio, ha posto l’accento su alcuni aspetti problematici, in grado di compromettere il ripristino degli equilibri, che si è riservato di monitorare accuratamente e che si riassumono di seguito:

Ø  obbligazioni di cassa afferenti al 2013 -2014 per euro 2.093.701,33 non ancora estinte;
Ø  ulteriori debiti fuori bilancio ancora da riconoscere e non inseriti nel piano di riequilibrio per euro 28.315,89;
Ø accantonamento per la copertura di debiti potenziali per euro 11.400.000;
Ø  sentenze definite alla data del 7 aprile 2015 per euro 1.532.454,50;
Ø passività potenziali nei confronti di Alto Belice Ambiente spa per euro 4.734.662,05;
Ø conciliazione stragiudiziale con AMIA spa, per euro 3.000.000 da liquidare in tre tranches;
Ø  posizione debitoria nei confronti dell’acquedotto consortile Biviere (debito di cassa) per euro 382.307,00.

Con delibera 84/2016/PRSP questa Sezione, all’esito del monitoraggio del primo semestre, ha osservato rilevanti scostamenti rispetto agli obiettivi fissati dal piano con riferimento ai seguenti aspetti:

ü  bassa percentuale di riscossione tributaria;
ü sensibile disallineamento degli accertamenti correnti (pari ad euro -1.633.237,39 nel 2014 e addirittura ad euro -4.654.795,66 nel 2015), a fronte, tuttavia, di una corrispondente minore spesa (euro - 2.595.921 nel 2014, euro -7.122.504 nel 2015);
ü  mancata estinzione di debiti fuori bilancio di cui era previsto il pagamento;
ü emersione di nuove passività da contenzioso (al 7 aprile 2015, euro 1.532.454,50) e in sede di allineamento contabile con Alto Belice ambiente spa (euro 1.981.569,01);
ü  rilevante scostamento in ordine agli impieghi programmati per il ripiano dei fattori di squilibrio: tra il 2013 e il 2015, a fronte di previsioni per euro 7.500.000, risultano impegnati euro 6.144.192,32 (- 1.355.807) e pagati solamente euro 3.499.857,53 (-4.000.142,47).

All’esito del monitoraggio, la Sezione ha rinviato le verifiche più approfondite al secondo ciclo di controllo, soprattutto con riferimento ai dati 2015, in considerazione dell’ufficiosità dei dati disponibili, provenienti dal pre – consuntivo.

Alla scadenza del secondo ciclo di monitoraggio (primo semestre 2016), dopo sollecito, sono pervenuti sommari elementi informativi da parte dell’organo di revisione, che ha sottolineato la natura provvisoria del documento per via della riedizione dell’iter di approvazione del rendiconto 2015, non ancora ultimato.

Il magistrato, stante l’eccessivo protrarsi delle tempistiche del monitoraggio, ha invitato l’organo di revisione a completare la relazione entro il termine di dieci giorni; quest’ultima è pervenuta a seguito del deferimento. 

Il comune, alla data odierna, non ha ancora approvato il rendiconto di gestione 2015, il cui schema, esitato con delibera G.C. n. 203 del 19/7/2016, è stato riapprovato con delibera di Giunta n. 228 del 19 agosto 2016, a seguito della scoperta di incongruenze ed inesattezze da parte del Collegio dei revisori.

La perdurante indisponibilità di dati definitivi di rendiconto 2015 – a distanza di quasi cinque mesi dal termine ultimo di approvazione previsto dall’art. 227 del Tuel - suscita più di una perplessità anche per il non lineare processo di approvazione sino ad ora seguito.

In ogni caso, la non definitività delle risultanze contabili del 2015 impone una doverosa cautela nell’analisi dei dati concernenti la gestione del predetto esercizio (e, a fortiori, del 2016, ove presenti).
*******

Il Collegio dei revisori ha relazionato in ordine al rispetto del Patto di stabilità 2015, certificato al competente Ministero e, per quanto concerne l’attività gestionale, sulla base dei dati di preconsuntivo 2015 disponibili, ha rappresentato la seguente situazione:

L’avanzo di amministrazione, pari ad euro 5.965.055,06, è vincolato per 4.707.971,09 ad investimenti e accantonato al FCDE per euro 1.257.083,97.
Tale ultimo importo, tuttavia, risulta inferiore all’accantonamento dovuto, di euro 1.940.000, quale quantificato nella deliberazione di Giunta comunale n 228 del 19.08.2016.
In assenza di chiarimenti in sede di adunanza, il Collegio si riserva a riguardo più approfondite verifiche nel corso del prossimo ciclo di monitoraggio.
In considerazione dell’importanza delle prescrizioni del principio contabile applicato n. 3.3, un’eventuale sottostima del fondo, ove confermata, concreterebbe un rilevante fattore di rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio (cfr. Sezione regionale di controllo per la Toscana, delibera n. 116/2016/PRSP), in grado anche di compromettere l’attendibilità del risultato contabile (art. 187, comma 1, ultimo periodo, del Tuel).

******
ESPOSIZIONE DEBITORIA
Necessario punto di partenza deve essere costituito dall’evoluzione dell’esposizione debitoria rispetto agli obiettivi prefissati di rientro dalla stesse.
A questo riguardo, è stata già rilevata una certa incertezza nella quantificazione del passivo, soggetta a continue ridefinizioni a seguito di transazioni in corso.
Alla stregua di quanto osservato nelle deliberazioni n. 182/2015 e n. 116/2016, meritano prioritaria attenzione i seguenti profili di criticità:
a) Passività residue, in termini di cassa, di euro 2.093.701,33 relative al 2013 e 2014, non ancora estinte alla data di approvazione del piano.
Il Collegio dei revisori riferisce, a riguardo, che “l’ente sta per concludere transazioni per i debiti residui. Pertanto rimane un evidente profilo di disallineamento rispetto alle previsioni del piano”.   
Nonostante la Sezione avesse raccomandato (delibera n. 182, punto 6.4) l’immediata estinzione di tali passività, permane, allo stato, un debito residuo che, da euro 1.295.492,41 è passato ad euro 451.889,67, nei termini di seguito specificati:

Con riferimento all’esproprio Mandalà, risulta un debito residuo di euro 112.936,65, nonostante l’organo di revisione non abbia riscontrato pagamenti in merito.

Invitato a fornire chiarimenti, il Segretario generale, in sede di adunanza, ha spiegato che il ridimensionamento del debito da euro 253.561,83 ad euro 112.936,65 sarebbe dovuto al rinvenimento, a seguito di più attenta ricognizione, di precedenti importi già depositati presso la Cassa DDPP.

a) Risultano pagati i debiti di euro 28.315,89, creditore principale Maggioli, di cui era stata espressamente prescritta l’immediata integrale estinzione.

b) Per quanto concerne i debiti fuori bilancio da riconoscere a seguito di sentenze, nella delibera di approvazione del piano (del. cit., punto 6.5) si fa riferimento a nuove passività da soccombenza giudiziale medio tempore emerse alla data del 7 aprile 2015 per euro 1.532.454,50, di cui era stata prescritta la tempestiva riconduzione al sistema di bilancio.

Nel precedente ciclo di monitoraggio, l’ente aveva prodotto copia della determinazione AIG n. 198 del 23.12.2015, avente ad oggetto “sentenze da liquidare alla data del 23 dicembre 2015 – impegno di spesa”, nella quale aveva indicato sentenze da riconoscere per euro 1.328.490,69 (le sentenze definite alla data del 7 aprile erano per euro 1.532.454,50) a fronte delle quali aveva impegnato la somma di euro 477.768,79 al fine di procedere alla “proposizione di transazioni… o, in caso negativo, al riconoscimento delle stesse”.

L’organo di controllo interno riferisce che il dirigente ha trasmesso l’elenco delle sentenze pervenute fino a luglio 2016, il quale “altro non è che un aggiornamento di quello già inserito nella determinazione AIG n. 198 del 23.12.2015”.

In tale ambito, riferisce dell’insorgenza di ulteriori 160.000 euro rispetto a quanto inserito nel piano, dovuti ad “inesatta ricognizione delle passività da parte dei dirigenti” (importo, quest’ultimo, che in realtà, in base delle risultanze documentali in possesso della Sezione, ammonterebbe ad euro 179.752,56).

Richiama, inoltre, la necessità di una gestione virtuosa per consentire la copertura finanziaria dei nuovi debiti fuori bilancio nel redigendo bilancio di previsione.

Il Segretario generale, interpellato in adunanza, ha affermato che tutti i debiti in questione sono stati ricondotti al sistema di bilancio.

Il Collegio, nel ricordare preliminarmente le raccomandazioni già espresse nella delibera n. 84/2016 in ordine alla correttezza dell’iter procedimentale di riconoscimento dei debiti fuori bilancio, richiama la massima attenzione dell’ente sull’art. 188, comma 1 quater, del Tuel, a norma del quale “agli enti locali che presentino, nell'ultimo rendiconto deliberato, un disavanzo di amministrazione ovvero debiti fuori bilancio, ancorché da riconoscere, nelle more della variazione di bilancio che dispone la copertura del disavanzo e del riconoscimento e finanziamento del debito fuori bilancio, è fatto divieto di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge. Sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi”.

In presenza dei relativi presupposti, l’ente, in presenza di nuove passività da finanziare non incluse nel piano, dovrà dare puntuale attuazione alla predetta norma, ferma restando la sua autonomia decisionale nell’individuare, responsabilmente e doverosamente, le poste interessate dall’effetto inibitorio dei programmi di spesa disposto ex lege.

Questa Corte si riserva, a riguardo, opportuni riscontri nel prossimo ciclo di controllo.

c)Transazione Alto Belice Ambiente spa (€ 4.734.662,05): la delibera di approvazione del piano (punto 6.6) aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di addivenire con gli organi fallimentari alla celere definizione delle pendenze in atto con la società. In quella sede, il Collegio aveva osservato come il mancato allineamento contabile e l’unilaterale rideterminazione dell’importo in euro 4.700.000, non riscontrata dalla curatela fallimentare, determinassero un importante fattore d’incognita.  

Nel monitoraggio del primo semestre, era anche emerso un gruppo di fatture – di importo pari ad euro 1.981.569,01 - emesse dalla società e mai pervenute all’ente, che sarebbero state oggetto di tempestiva verifica.

Sul punto, l’organo di revisione riferisce che “ad oggi nessun atto è stato definito e che rimane sussistente il mancato allineamento contabile e il successivo mancato riscontro da parte della curatela fallimentare. Rimane pertanto un importante fattore d’incognita nell’attuazione del piano. L’ente riferisce ancora una volta di incontri intervenuti con la curatela fallimentare ma che, ad oggi, nulla è stato raggiunto. Con le ovvie considerazioni di una difficile riconciliazione dei saldi, anche s e a parere di questo collegio risulta inammissibile stante la natura delle due entità (Comune e società d’ambito), sulla parte del debito non in contestazione, l’ente dovrebbe effettuare i pagamenti, limitatamente a quanto previsto nel piano di riequilibrio, anche se nell’interesse dei creditori – privilegiati e non – della procedura fallimentare”. 

Con riferimento alla ritardata estinzione delle passività, anche nei confronti di Alto Belice ambiente spa, il Sindaco, in sede di adunanza, ha riferito che l’amministrazione, a seguito di verifiche interne, ha potuto constatare che una parte delle passività quantificate dagli uffici era stata in realtà già pagata in precedenza. Al fine, dunque, di scongiurare il rischio di doppi pagamenti per la medesima causale, il rappresentante dell’ente ritiene doveroso che il comune, prima di pagare, effettui accurati riscontri con la documentazione in atti, peraltro talvolta difficilmente reperibile.

Il Collegio, nel prendere atto di tale circostanza, invita l’amministrazione ad effettuare i doverosi controlli – anche in sede di riconoscimento dei debiti fuori bilancio - e ad adottare ogni iniziativa utile non solo a scongiurare danni alla finanza comunale, ma anche a ripristinare celermente l’assoluta correttezza, trasparenza e legalità dell’azione amministrativa, nella piena padronanza delle dinamiche di prevenzione – e, ove necessario, di repressione - di eventuali fattori di devianza.

Raccomanda, pertanto, la massima accuratezza dei controlli, da espletare in termini ragionevoli e senza pregiudizio per le pretese di terzi che vantano crediti di sicura esigibilità.

In una prospettiva di equilibrato contemperamento con gli obiettivi di riequilibrio programmati si pone certamente l’invito, da parte del Collegio dei revisori, a sbloccare i pagamenti “sulla parte del debito non in contestazione”, che merita adeguata considerazione con riferimento ai debiti di cui sia stata acclarata la piena liquidabilità.

Per quanto concerne la conciliazione stragiudiziale con AMIA spa, il programma dei pagamenti appare in questo caso in linea con le tempistiche convenute con la società, avendo il Sindaco confermato in adunanza l’intervenuta liquidazione della seconda tranches da un milione di euro, con scadenza settembre 2016.

e) In termini generali, invece, deve constatarsi un andamento del ripiano del passivo sensibilmente difforme da quanto programmato nella manovra di riequilibrio approvata.

Tale disallineamento, se può essere in qualche modo giustificato per i pagamenti prudenzialmente sospesi in attesa di ulteriori verifiche, non appare spiegabile con riferimento alla sottostima degli impegni di spesa.

Dalla tabella seguente, che analizza in dettaglio i disallineamenti in termini sia di competenza che di cassa, emerge che, allo stato, tra il 2013 e il 2015, a fronte di previsioni per euro 7.500.000, risultano impegnati solamente euro 6.144.192,32 e pagati euro 4.083.586,00.

Nel 2016, a fronte di una previsione di euro 3.300.000, risulta impegnata la somma di euro 1.059.000 a valere della quale non risultano, ad oggi, pagamenti (€ 0,00).

Ne discende, complessivamente, che:
Ø  lo scostamento tra gli importi impegnati in bilancio e quelli previsti nel piano ammonta ad euro -3.596.807,68;
Ø   lo scostamento tra gli importi pagati e quelli impegnati in bilancio ammonta ad euro  -3.119.606,32;
Ø  lo scostamento tra gli importi pagati e quelli previsti nel piano è pari ad euro -6.716.414,00. 
Pur alla luce della particolari circostanze addotte dall’ente, risulta evidente come le previsioni del piano siano rimaste, nella fattispecie, palesemente disattese con riferimento sia agli importi impegnati in bilancio, sia, soprattutto, a quelli pagati.
Il sensibile scostamento registrato tra la fase programmatoria e quella attuativa, in assenza di idonei correttivi, appare in grado di compromettere in futuro la concreta azione di riequilibrio e merita pertanto prioritaria attenzione nel prossimo ciclo di monitoraggio.

ENTRATE

Ai fini della sostenibilità del piano, la delibera di approvazione ha attribuito particolare rilevanza alla capacità dell’ente di pervenire a un sostanziale miglioramento delle entrate, in termini di competenza e di cassa, al fine di reperire le risorse necessarie al finanziamento delle passività esistenti.

Sotto il primo profilo, la tabella seguente riepiloga l’andamento degli accertamenti correnti, rispetto alle previsioni del piano, nel triennio 2013-2015.
Le entrate tributarie, al netto del FSC, pur essendo considerate la principale leva ai fini del riequilibrio, segnano nel triennio un minor gettito di euro 4.742.996 (-2.009.037 nel 2015).

Le entrate da trasferimenti, sulla cui contabilizzazione era stata raccomandata massima prudenza alla stregua del trend in atto da anni, fanno registrare un minor accertamento di euro 4.262.423,00 (-2.085.898 nel 2015).
Meno problematico l’andamento di quelle extra tributarie, che, per l’andamento dell’ultimo anno (+457.400), sembrano registrare un surplus di euro 144.481,00 rispetto alle previsioni.

Complessivamente, nel triennio 2013-15, le previsioni di entrata corrente fanno registrare, in termini di competenza, un minor accertamento di euro 8.860.938,00, che, per la sua entità, costituisce un grave fattore di squilibrio, in grado di compromettere l’azione di risanamento programmata.

L’andamento particolarmente negativo delle entrate tributarie e l’importanza strategica attribuita dall’ente ai fini del programmato riequilibrio (basato principalmente su un maggior gettito IMU per euro 3.000.000 annui), impongono un necessario approfondimento anche in relazione alla capacità di riscossione.

Sterilizzando gli importi riscossi in conto residui e l’ammontare del fondo di solidarietà comunale – oggetto di apposita codifica SIOPE -, la percentuale di riscossione di competenza dell’IMU non è pari al 78%, come comunicato dall’ente in via istruttoria, bensì al 54,2% nel 2014 e al 48,7% nel 2015.

Nel 2014 e 2015, a fronte di accertamenti per 9 milioni di euro, risultano riscossi in conto competenza, rispettivamente, 4,8 e 4,3 milioni di euro. 

Le riscossioni complessive IMU a valere sull’accertato 2015 ammontano ad euro 4.653.644 (con una conseguente velocità di riscossione del 51,7%).

Anche la TARI presenta percentuali di riscossione molto basse, che si attestano su un preoccupante 27,7 per cento (51,1% complessivo).

La Sezione, a riguardo, considerata l’entità e l’importanza strategica delle voci d’entrata in esame, non può esimersi dall’esprimere forte preoccupazione per la presenza di percentuali così basse di gettito riscosso.

Anche in considerazione del progressivo decremento, i predetti volumi di cassa appaiono, allo stato, inidonei a sostenere nel tempo non solo un’efficace azione di risanamento, ma anche la stessa continuità nella resa di funzioni e servizi.

Situazione diversa viene registrata in riferimento alla TASI, il cui gettito, di importanza quasi residuale ove raffrontato alle altre voci, è riscosso in misura soddisfacente (94,5%, con addirittura un extragettito - 101,9% - ove si considerino le riscossioni complessive).  
Per quanto concerne le entrate da recupero evasione tributaria, l’Organo di revisione riferisce della presenza di scostamenti “tra quanto riscosso per anno e comunicato dall’ufficio tributi e quanto contabilizzato dall’ufficio finanziario. Il disallineamento deriva dalla mancata certezza dei dati trasferiti dal Ministero in termini di IMU riscossa senza che diano evidenza nell’anno di competenza”.

Invita, pertanto, gli uffici a risolvere tale problematica, onde avere certezza degli importi riscossi sia in competenza che in conto residui.

Il Collegio invita l’organo di revisione a riferire degli esiti nel prossimo ciclo di controllo.

SPESE

Con riferimento alla spesa, l’organo di revisione riferisce dell’impossibilità, allo stato, di disporre di dati contabili in regime pre armonizzato, da estrapolare manualmente, ai fini di una comparazione con le annualità pregresse.

Il Collegio, nel prendere atto dell’indisponibilità di tali elementi conoscitivi, raccomanda, per i successivi cicli di controllo, una prospettazione che consenta gli opportuni raffronti.

Per quanto concerne la spesa del personale, dal prospetto seguente, fornito dall’Organo di revisione, non appare condivisibile, allo stato, l’affermazione circa l’avvenuto rispetto del limite di cui all’art. 1, comma 557 e 557 quater, della legge n. 296/2006, risultando sostenuta, nel 2015, una spesa soggetta a limite di euro 8.507.275,56, ben superiore alla corrispondente media (6.148.524,279) del triennio 2011/13.

In considerazione della natura provvisoria dei dati 2015 e delle riserve espresse sul punto in sede di adunanza dal Segretario generale, il Collegio si riserva opportuni approfondimenti nel successivo ciclo di controllo. 

Profili di ulteriore, grave, problematicità emergono dalla gestione corrente sotto il profilo della cassa.

Analizzando i dati SIOPE, che, come noto, registrano le movimentazioni di cassa complessive (competenza e residui), è agevole osservare il grave disavanzo corrente registrato a partire dal 2013.

In tale annualità, la differenza tra riscossioni e pagamenti complessivi ammonta ad euro -5.840.707,55, che si riduce nell’anno seguente a -214.068,82, per poi rie spandersi nel 2015 ad euro -5.982.891,42.

Nonostante le consistenti anticipazioni di liquidità ricevute a vario titolo, i cui effetti si riverberano positivamente sulla giacenza 2015, pari ad euro +5.399.623,91, risulta evidente il grave disallineamento tra riscossioni e pagamenti correnti, complessivamente intesi, che, pur alla luce delle dinamiche estintive di passività pregresse, rischia di consolidare una situazione di grave squilibrio.

Interpellati a riguardo in adunanza, i rappresentanti dell’ente hanno motivato tale disavanzo con la difficile congiuntura economica in atto. 

Per quanto concerne gli equilibri complessivi, in termini di competenza, allo stato permane la drastica riduzione delle entrate rispetto alle previsioni del piano, che però, come già osservato nel primo ciclo di controllo, trova compensazione in una più che proporzionale contrazione delle spese.

Difatti, nel 2014e nel 2015, a fronte di una contrazione di entrata corrente – rispettivamente -di euro 1.633.237 e di 3.637.535, si ha una corrispondente minore spesa corrente – rispettivamente- di euro 2.595.921 e di euro 7.122.504.

Nell’ottica degli equilibri complessivi, pertanto, le menzionate economie di spesa neutralizzano gli effetti derivanti dalle minori entrate, generando addirittura un avanzo economico, che consente di raggiungere l’equilibrio complessivo (parte corrente + conto capitale).

Merita particolare considerazione che, nell’ambito della sensibile riduzione delle spese, rientrano anche le quote annuali di ripiano di disavanzo e di rientro dal debito (impieghi), di cui si è trattato in precedenza (lett. e).   

La preoccupazione già espressa dalla Sezione per la contrazione così radicale dei volumi di esborso rispetto agli andamenti previsti nel piano sembra avvalorata non solo dalle esigue disponibilità correnti in termini di cassa, ma anche dall’insorgenza di nuovi debiti fuori bilancio nel 2016 per euro 160.000, di cui si è riferito in precedenza (lett. c).   

I predetti fattori di criticità costituiranno oggetto di prioritaria verifica nei successivi cicli di monitoraggio.

Conclusivamente, la Sezione, all’esito della verifica della seconda relazione semestrale, accerta, nei termini indicati in narrativa, la presenza di rilevanti scostamenti della gestione rispetto alle previsioni del piano con riferimento ad entrate, spese e debiti da ripianare.

Si riserva più approfondite verifiche nel successivo ciclo di controllo, che avrà ad oggetto i dati di rendiconto 2015 (di cui è intervenuta l’approvazione nelle more del deposito), e quelli di pre consuntivo, relativi all’intero esercizio 2016.

P. Q. M.
la Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana, all’esito della verifica condotta, ai sensi dell’art. 243 - quater, commi 3 e 6, del Tuel, sulla seconda relazione semestrale (primo semestre 2016), del piano di riequilibrio, accerta la presenza di rilevanti scostamenti rispetto agli obiettivi intermedi fissati dal piano, nei termini indicati in narrativa.

Si riserva ulteriori valutazioni all’esito della verifica relativa al secondo semestre 2016 e delle successive determinazioni assunte dall’ente.

Dà atto che il presente monitoraggio tiene luogo anche delle verifiche di cui all’art. 1, commi 166 e ss., della legge n. 266/2005.

O R D I N A

che, a cura del servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente deliberazione sia comunicata al Sindaco, al Presidente del Consiglio comunale, al Collegio dei revisori del comune di Monreale, nonché all’Assessorato regionale delle Autonomie locali e della funzione pubblica.

Così deliberato in Palermo, nella Camera di consiglio del 22 settembre 2016.

                       IL RELATORE
IL PRESIDENTE
                     (Francesco Albo)
(Maurizio Graffeo)

Depositato in segreteria il 13 ottobre 2016

     IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
                 (Boris Rasura)

DETTAGLIO DELIBERAZIONE
IDENTIFICATIVO GENERALE : 3160-19/10/2016-SRCSIC
IDENTIFICATIVO LOCALE : 
ESITO : 
ORGANO EMITTENTE : 
DESCRIZIONE : 
DATA ADUNANZA : 
DATA DEPOSITO : 
TIPO DELIBERAZIONE : 
PRESIDENTE : 
FILE PRINCIPALE : 


Legge 31 dicembre 2009, n. 196 ARTICOLO 14 comma 1, lettera d) Controllo e monitoraggio dei conti pubblici

1.   In relazione alle esigenze di controllo e di monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica, utilizzando anche i dati di cui al comma 1 dell'articolo 13, il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato provvede a:
…………..
d) effettuare, tramite i servizi ispettivi di finanza pubblica, verifiche sulla regolarità della gestione amministrativo-contabile delle amministrazioni pubbliche, ad eccezione delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. I referti delle verifiche, ancorché effettuate su richiesta delle amministrazioni, sono documenti accessibili nei limiti e con le modalità previsti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241. In ogni caso, per gli enti territoriali i predetti servizi effettuano verifiche volte a rilevare eventuali scostamenti dagli obiettivi di finanza pubblica e procedono altresì alle verifiche richieste dal Ministro competente all'avvio della procedura di cui all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131. I referti delle verifiche di cui al terzo periodo sono inviati alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica affinché possa valutare l'opportunità di attivare il procedimento denominato «Piano per il conseguimento degli obiettivi di convergenza» di cui all'articolo 18 della legge 5 maggio 2009, n. 42, come modificato dall'articolo 51, comma 3, della presente legge;



Articolo 1  comma 168  della legge 23 dicembre 2005  n. 266 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2006 ) 

  168. Le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, qualora accertino, anche sulla base delle relazioni di cui al comma 166, comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria o il mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto, adottano specifica pronuncia e vigilano sull’adozione da parte dell’ente locale delle necessarie misure correttive e sul rispetto dei vincoli e limitazioni posti in caso di mancato rispetto delle regole del patto di stabilità interno.



DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2000, n. 267 
TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL’ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI a norma dell'articolo 31 della legge 3 agosto 1999, n. 265 

Art. 141. Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali


1. I consigli comunali e provinciali vengono sciolti con d.P.R., su proposta del Ministro dell'interno:

a) quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico;

b) quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi per le seguenti cause:

1) impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso del sindaco o del presidente della provincia;

2) dimissioni del sindaco o del presidente della provincia;

3) cessazione dalla carica per dimissioni contestuali, ovvero rese anche con atti separati purché contemporaneamente presentati al protocollo dell'ente, della metà più uno dei membri assegnati, non computando a tal fine il sindaco o il presidente della provincia;

4) riduzione dell'organo assembleare per impossibilità di surroga alla metà dei componenti del consiglio;

c) quando non sia approvato nei termini il bilancio;
c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio è adottato su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
(lettera aggiunta dall'articolo 32, comma 7, legge n. 326 del 2003)

2. Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.


2-bis. Nell’ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al Prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all’obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo Statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.

(comma aggiunto dall'articolo 32, comma 8, legge n. 326 del 2003)
3. Nei casi diversi da quelli previsti dal numero 1) della lettera b) del comma 1, con il decreto di scioglimento si provvede alla nomina di un commissario, che esercita le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso.

4. Il rinnovo del consiglio nelle ipotesi di scioglimento deve coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge.

5. I consiglieri cessati dalla carica per effetto dello scioglimento continuano ad esercitare, fino alla nomina dei successori, gli incarichi esterni loro eventualmente attribuiti.

6. Al decreto di scioglimento è allegata la relazione del Ministro contenente i motivi del provvedimento; dell'adozione del decreto di scioglimento è data immediata comunicazione al parlamento. Il decreto è pubblicato nella "Gazzetta Ufficiale" della Repubblica italiana.

7. Iniziata la procedura di cui ai commi precedenti ed in attesa del decreto di scioglimento, il prefetto, per motivi di grave e urgente necessità, può sospendere, per un periodo comunque non superiore a novanta giorni, i consigli comunali e provinciali e nominare un commissario per la provvisoria amministrazione dell'ente.

8. Ove non diversamente previsto dalle leggi regionali le disposizioni di cui al presente articolo si applicano, in quanto compatibili, agli altri enti locali di cui all'articolo 2, comma 1 ed ai consorzi tra enti locali. Il relativo provvedimento di scioglimento degli organi comunque denominati degli enti locali di cui al presente comma è disposto con decreto del Ministro dell'interno.

http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2000_0267.htm#01.06.02

Art. 143. Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. Responsabilità dei dirigenti e dipendenti

(articolo così sostituito dall'art. 2, comma 30, legge n. 94 del 2009)
1. Fuori dai casi previsti dall’articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all’articolo 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.

2. Al fine di verificare la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti ed ai dipendenti dell’ente locale, il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di norma promuovendo l’accesso presso l’ente interessato. In tal caso, il prefetto nomina una commissione d’indagine, composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del Ministro dell’interno ai sensi dell’articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. Entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie conclusioni.

3. Entro il termine di quarantacinque giorni dal deposito delle conclusioni della commissione d’indagine, ovvero quando abbia comunque diversamente acquisito gli elementi di cui al comma 1 ovvero in ordine alla sussistenza di forme di condizionamento degli organi amministrativi ed elettivi, il prefetto, sentito il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica competente per territorio, invia al Ministro dell’interno una relazione nella quale si dà conto della eventuale sussistenza degli elementi di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti e ai dipendenti dell’ente locale. Nella relazione sono, altre sì, indicati gli appalti, i contratti e i servizi interessati dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica. Nei casi in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al presente articolo o per eventi connessi sia pendente procedimento penale, il prefetto può richiedere preventivamente informazioni al procuratore della Repubblica competente, il quale, in deroga all’articolo 329 del codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per le esigenze del procedimento.

4. Lo scioglimento di cui al comma 1 è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della relazione di cui al comma 3, ed è immediatamente trasmesso alle Camere. Nella proposta di scioglimento sono indicati in modo analitico le anomalie riscontrate ed i provvedimenti necessari per rimuovere tempestivamente gli effetti più gravi e pregiudizievoli per l’interesse pubblico; la proposta indica, altre sì, gli amministratori ritenuti responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di sindaco, di presidente della provincia, di componente delle rispettive giunte e di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte, anche se diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di ordinamento e funzionamento degli organi predetti.

5. Anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti o ai dipendenti a qualunque titolo dell’ente locale, con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente, ivi inclusa la sospensione dall'impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell’autorità competente.

6. A decorrere dalla data di pubblicazione del decreto di scioglimento sono risolti di diritto gli incarichi di cui all'articolo 110, nonché gli incarichi di revisore dei conti e i rapporti di consulenza e di collaborazione coordinata e continuativa che non siano stati rinnovati dalla commissione straordinaria di cui all'articolo 144 entro quarantacinque giorni dal suo insediamento.

7. Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo scioglimento o l’adozione di altri provvedimenti di cui al comma 5, il Ministro dell’interno, entro tre mesi dalla trasmissione della relazione di cui al comma 3, emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell’attività di accertamento. Le modalità di pubblicazione dei provvedimenti emessi in caso di insussistenza dei presupposti per la proposta di scioglimento sono disciplinate dal Ministro dell’interno con proprio decreto.

8. Se dalla relazione prefettizia emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra singoli amministratori e la criminalità organizzata di tipo mafioso, il Ministro dell’interno trasmette la relazione di cui al comma 3 all'autorità giudiziaria competente per territorio, ai fini dell’applicazione delle misure di prevenzione previste nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575.

9. Il decreto di scioglimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Al decreto sono allegate la proposta del Ministro dell’interno e la relazione del prefetto, salvo che il Consiglio dei ministri disponga di mantenere la riservatezza su parti della proposta o della relazione nei casi in cui lo ritenga strettamente necessario.

10. Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici mesi a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali, dandone comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, al fine di assicurare il regolare funzionamento dei servizi affidati alle amministrazioni, nel rispetto dei principi di imparzialità e di buon andamento dell’azione amministrativa. Le elezioni degli organi sciolti ai sensi del presente articolo si svolgono in occasione del turno annuale ordinario di cui all'articolo 1 della legge 7 giugno 1991, n. 182, e successive modificazioni. Nel caso in cui la scadenza della durata dello scioglimento cada nel secondo semestre dell’anno, le elezioni si svolgono in un turno straordinario da tenersi in una domenica compresa tra il 15 ottobre e il 15 dicembre. La data delle elezioni è fissata ai sensi dell’articolo 3 della citata legge n. 182 del 1991, e successive modificazioni. L’eventuale provvedimento di proroga della durata dello scioglimento è adottato non oltre il cinquantesimo giorno antecedente alla data di scadenza della durata dello scioglimento stesso, osservando le procedure e le modalità stabilite nel comma 4.

11. Fatta salva ogni altra misura interiettiva ed accessoria eventualmente prevista, gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento di cui al presente articolo non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora la loro insindacabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo. Ai fini della dichiarazione insindacabilità il Ministro dell’interno invia senza ritardo la proposta di scioglimento di cui al comma 4 al tribunale competente per territorio, che valuta la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con riferimento agli amministratori indicati nella proposta stessa. Si applicano, in quanto compatibili, le procedure di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di procedura civile.

12. Quando ricorrono motivi di urgente necessità, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende gli organi dalla carica ricoperta, nonché da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell’ente mediante invio di commissari. La sospensione non può eccedere la durata di sessanta giorni e il termine del decreto di cui al comma 10 decorre dalla data del provvedimento di sospensione.

13. Si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi, a norma del presente articolo, quando sussistono le condizioni indicate nel comma 1, ancorché ricorrano le situazioni previste dall’articolo 141.


Art. 242. Individuazione degli enti locali strutturalmente deficitari e relativi controlli


1. Sono da considerarsi in condizioni strutturalmente deficitarie gli enti locali che presentano gravi ed incontrovertibili condizioni di squilibrio, rilevabili da un apposita tabella, da allegare al rendiconto della gestione, contenente parametri obiettivi dei quali almeno la metà presentino valori deficitari. Il rendiconto della gestione è quello relativo al penultimo esercizio precedente quello di riferimento. 

(comma così sostituito dall'art. 3, comma 1, lettera p), decreto-legge n. 213 del 2012)



2. Con decreto del Ministro dell'interno di natura non regolamentare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono fissati i parametri obiettivi, nonché le modalità per la compilazione della tabella di cui al comma 1. Fino alla fissazione di nuovi parametri si applicano quelli vigenti nell'anno precedente.

(comma così sostituito dall'art. 3, comma 1, lettera p), legge n. 213 del 2012)



3. Le norme di cui al presente capo si applicano a comuni, province e comunità montane.

Art. 243. Controlli per gli enti locali strutturalmente deficitari, enti locali dissestati ed altri enti


1. Gli enti locali strutturalmente deficitari, individuati ai sensi dell'articolo 242, sono soggetti al controllo centrale sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale da parte della Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali. Il controllo è esercitato prioritariamente in relazione alla verifica sulla compatibilità finanziaria.

2. Gli enti locali strutturalmente deficitari sono soggetti ai controlli centrali in materia di copertura del costo di alcuni servizi. Tali controlli verificano mediante un'apposita certificazione che:

a) il costo complessivo della gestione dei servizi a domanda individuale, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con i relativi proventi tariffari e contributi finalizzati in misura non inferiore al 36 per cento; a tale fine i costi di gestione degli asili nido sono calcolati al 50 per cento del loro ammontare;

b) il costo complessivo della gestione del servizio di acquedotto, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con la relativa tariffa in misura non inferiore all'80 per cento;

c) il costo complessivo della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con la relativa tariffa almeno nella misura prevista dalla legislazione vigente.


3. I costi complessivi di gestione dei servizi di cui al comma 2, lettere a) e b), devono comunque comprendere gli oneri diretti e indiretti di personale, le spese per l'acquisto di beni e servizi, le spese per i trasferimenti e per gli oneri di ammortamento degli impianti e delle attrezzature. Per le quote di ammortamento si applicano i coefficienti indicati nel decreto del Ministro delle finanze in data 31 dicembre 1988 e successive modifiche o integrazioni. I coefficienti si assumono ridotti del 50 per cento per i beni ammortizzabili acquisiti nell'anno di riferimento. Nei casi in cui detti servizi sono forniti da organismi di gestione degli enti locali, nei costi complessivi di gestione sono considerati gli oneri finanziari dovuti agli enti proprietari di cui all'articolo 44 del d.P.R. 4 ottobre 1986, n. 902, da versare dagli organismi di gestione agli enti proprietari entro l'esercizio successivo a quello della riscossione delle tariffe e della erogazione in conto esercizio. I costi complessivi di gestione del servizio di cui al comma 2, lettera c), sono rilevati secondo le disposizioni vigenti in materia.

3-bis. I contratti di servizio, stipulati dagli enti locali con le società controllate, con esclusione di quelle quotate in borsa, devono contenere apposite clausole volte a prevedere, ove si verifichino condizioni di deficitarietà strutturale, la riduzione delle spese di personale delle società medesime, anche in applicazione di quanto previsto dall'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008.

(comma introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera q), legge n. 213 del 2012)



4. Con decreto del Ministro dell'interno, sentita la Conferenza Stato-città e autonomie locali, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono determinati i tempi e le modalità per la presentazione e il controllo della certificazione di cui al comma 2.

5. Alle province ed ai comuni in condizioni strutturalmente deficitarie che, pur essendo a ciò tenuti, non rispettano i livelli minimi di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2 o che non danno dimostrazione di tale rispetto trasmettendo la prevista certificazione, è applicata una sanzione pari all'1 per cento delle entrate correnti risultanti dal certificato di bilancio di cui all'articolo 161 del penultimo esercizio finanziario precedente a quello in cui viene rilevato il mancato rispetto dei predetti limiti minimi di copertura. Ove non risulti presentato il certificato di bilancio del penultimo anno precedente, si fa riferimento all'ultimo certificato disponibile. La sanzione si applica sulle risorse attribuite dal Ministero dell'interno a titolo di trasferimenti erariali e di federalismo fiscale; in caso di incapienza l'ente locale è tenuto a versare all'entrata del bilancio dello Stato le somme residue. 

(comma così sostituito dall'art. 4, comma 9, legge n. 44 del 2012)



5-bis. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano a decorrere dalle sanzioni da applicare per il mancato rispetto dei limiti di copertura dei costi di gestione dell'esercizio 2011.
(comma introdotto dall'articolo 4, comma 9, legge n. 44 del 2012)


6. Sono soggetti, in via provvisoria, ai controlli centrali di cui al comma 2:

a) gli enti locali che, pur risultando non deficitari dalle risultanze della tabella allegata al rendiconto di gestione, non presentino il certificato al rendiconto della gestione, di cui all'articolo 161

(lettera così sostituita dall'articolo 3, comma 1, lettera q-bis), legge n. 213 del 2012)

b) gli enti locali per i quali non sia intervenuta nei termini di legge la deliberazione del rendiconto della gestione, sino all'adempimento.


7. Gli enti locali che hanno deliberato lo stato di dissesto finanziario sono soggetti, per la durata del risanamento, ai controlli di cui al comma 1, sono tenuti alla presentazione della certificazione di cui al comma 2 e sono tenuti per i servizi a domanda individuale al rispetto, per il medesimo periodo, del livello minimo di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2, lettera a).
Art. 243-bis. Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale
(articolo introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera r), legge n. 213 del 2012)


1. I comuni e le province per i quali, anche in considerazione delle pronunce delle competenti sezioni regionali della Corte dei conti sui bilanci degli enti, sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario, nel caso in cui le misure di cui agli articoli 193 e 194 non siano sufficienti a superare le condizioni di squilibrio rilevate, possono ricorrere, con deliberazione consiliare alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dal presente articolo. La predetta procedura non può essere iniziata qualora sia decorso il termine assegnato dal Prefetto, con lettera notificata ai singoli consiglieri, per la deliberazione del dissesto, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. 

(comma così modificato dall'art. 3, comma 3, legge n. 68 del 2014)



2. La deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale è trasmessa, entro 5 giorni dalla data di esecutività, alla competente sezione regionale della Corte dei conti e al Ministero dell'interno.

3. Il ricorso alla procedura di cui al presente articolo sospende temporaneamente la possibilità per la Corte dei conti di assegnare, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, il termine per l'adozione delle misure correttive di cui al comma 6, lettera a), del presente articolo.

4. Le procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente sono sospese dalla data di deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale fino alla data di approvazione o di diniego di approvazione del piano di riequilibrio pluriennale di cui all'articolo 243-quater, commi 1 e 3.

5. l consiglio dell'ente locale, entro il termine perentorio di novanta giorni dalla data di esecutività della delibera di cui al comma 1, delibera un piano di riequilibrio finanziario pluriennale della durata massima di 10 anni, compreso quello in corso, corredato del parere dell'organo di revisione economico-finanziario. Qualora, in caso di inizio mandato, la delibera di cui al presente comma risulti già presentata dalla precedente amministrazione, ordinaria o commissariale, e non risulti ancora intervenuta la delibera della Corte dei conti di approvazione o di diniego di cui all’articolo 243-quater, comma 3, l’amministrazione in carica ha facoltà di rimodulare il piano di riequilibrio, presentando la relativa delibera nei sessanta giorni successivi alla sottoscrizione della relazione di cui all’articolo 4-bis, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149.
(comma modificato dall'art. 49-quinquies, comma 1, lettera a), legge n. 98 del 2013, poi dall'articolo 3, comma 3-bis, legge n. 68 del 2014)


6. Il piano di riequilibrio finanziario pluriennale deve tenere conto di tutte le misure necessarie a superare le condizioni di squilibrio rilevate e deve, comunque, contenere:

a) le eventuali misure correttive adottate dall'ente locale ai sensi dell'articolo 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, in considerazione dei comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria e del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno accertati dalla competente sezione regionale della Corte dei conti; 

b) la puntuale ricognizione, con relativa quantificazione, dei fattori di squilibrio rilevati, dell'eventuale disavanzo di amministrazione risultante dall'ultimo rendiconto approvato e di eventuali debiti fuori bilancio; 

c) l'individuazione, con relative quantificazione e previsione dell'anno di effettivo realizzo, di tutte le misure necessarie per ripristinare l'equilibrio strutturale del bilancio, per l'integrale ripiano del disavanzo di amministrazione accertato e per il finanziamento dei debiti fuori bilancio entro il periodo massimo di dieci anni, a partire da quello in corso alla data di accettazione del piano; 

d) l'indicazione, per ciascuno degli anni del piano di riequilibrio, della percentuale di ripiano del disavanzo di amministrazione da assicurare e degli importi previsti o da prevedere nei bilanci annuali e pluriennali per il finanziamento dei debiti fuori bilancio.


7. Ai fini della predisposizione del piano, l'ente è tenuto ad effettuare una ricognizione di tutti i debiti fuori bilancio riconoscibili ai sensi dell'articolo 194. Per il finanziamento dei debiti fuori bilancio l'ente può provvedere anche mediante un piano di rateizzazione, della durata massima pari agli anni del piano di riequilibrio, compreso quello in corso, convenuto con i creditori.

7-bis. Qualora, durante la fase di attuazione del piano, dovesse emergere, in sede di monitoraggio, un grado di raggiungimento degli obiettivi intermedi superiore rispetto a quello previsto, è riconosciuta all'ente locale la facoltà di proporre una rimodulazione dello stesso, anche in termini di riduzione della durata del piano medesimo. Tale proposta, corredata del parere positivo dell'organo di revisione economico-finanziaria dell'ente, deve essere presentata direttamente alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei conti. Si applicano i commi 3, 4 e 5. 

(comma introdotto dall'articolo 3, comma 3-ter, legge n. 68 del 2014)


7-ter. In caso di esito positivo della procedura di cui al comma 7-bis, l'ente locale provvede a rimodulare il piano di riequilibrio approvato, in funzione della minore durata dello stesso. Restano in ogni caso fermi gli obblighi posti a carico dell'organo di revisione economico-finanziaria previsti dal comma 6.

(comma introdotto dall'articolo 3, comma 3-ter, legge n. 68 del 2014)



8. Al fine di assicurare il prefissato graduale riequilibrio finanziario, per tutto il periodo di durata del piano, l'ente:

a) può deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita, anche in deroga ad eventuali limitazioni disposte dalla legislazione vigente; 

b) è soggetto ai controlli centrali in materia di copertura di costo di alcuni servizi, di cui all'articolo 243, comma 2, ed è tenuto ad assicurare la copertura dei costi della gestione dei servizi a domanda individuale prevista dalla lettera a) del medesimo articolo 243, comma 2; 

c) è tenuto ad assicurare, con i proventi della relativa tariffa, la copertura integrale dei costi della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e del servizio acquedotto; 

d) è soggetto al controllo sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale previsto dall'articolo 243, comma 1; 

e) è tenuto ad effettuare una revisione straordinaria di tutti i residui attivi e passivi conservati in bilancio, stralciando i residui attivi inesigibili o di dubbia esigibilità da inserire nel conto del patrimonio fino al compimento dei termini di prescrizione, nonché una sistematica attività di accertamento delle posizioni debitorie aperte con il sistema creditizio e dei procedimenti di realizzazione delle opere pubbliche ad esse sottostanti ed una verifica della consistenza ed integrale ripristino dei fondi delle entrate con vincolo di destinazione; 

f) è tenuto ad effettuare una rigorosa revisione della spesa con indicazione di precisi obiettivi di riduzione della stessa, nonché una verifica e relativa valutazione dei costi di tutti i servizi erogati dall'ente e della situazione di tutti gli organismi e delle società partecipati e dei relativi costi e oneri comunque a carico del bilancio dell'ente; 

g) può procedere all'assunzione di mutui per la copertura di debiti fuori bilancio riferiti a spese di investimento in deroga ai limiti di cui all'articolo 204, comma 1, previsti dalla legislazione vigente, nonché accedere al Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali di cui all'articolo 243-ter, a condizione che si sia avvalso della facoltà di deliberare le aliquote o tariffe nella misura massima prevista dalla lettera a), che abbia previsto l'impegno ad alienare i beni patrimoniali disponibili non indispensabili per i fini istituzionali dell'ente e che abbia provveduto alla rideterminazione della dotazione organica ai sensi dell'articolo 259, comma 6, fermo restando che la stessa non può essere variata in aumento per la durata del piano di riequilibrio.


9. In caso di accesso al Fondo di rotazione di cui all'articolo 243-ter, l'Ente deve adottare entro il termine dell'esercizio finanziario le seguenti misure di riequilibrio della parte corrente del bilancio:

a) a decorrere dall'esercizio finanziario successivo, riduzione delle spese di personale, da realizzare in particolare attraverso l'eliminazione dai fondi per il finanziamento della retribuzione accessoria del personale dirigente e di quello del comparto, delle risorse di cui agli articoli 15, comma 5, e 26, comma 3, dei Contratti collettivi nazionali di lavoro del 1° aprile 1999 (comparto) e del 23 dicembre 1999 (dirigenza), per la quota non connessa all'effettivo incremento delle dotazioni organiche; 

b) entro il termine di un quinquennio, riduzione almeno del 10 per cento delle spese per acquisti di beni e prestazioni di servizi di cui al macroaggregato 03 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse proprie. Ai fini del computo della percentuale di riduzione, dalla base di calcolo sono esclusi gli stanziamenti destinati:
(lettera così sostituita dall'art. 1, comma 436, legge n. 232 del 2016)

1) alla copertura dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani; 
2) alla copertura dei costi di gestione del servizio di acquedotto; 
3) al servizio di trasporto pubblico locale; 
4) al servizio di illuminazione pubblica; 
5) al finanziamento delle spese relative all'accoglienza, su disposizione della competente autorità giudiziaria, di minori in strutture protette in regime di convitto e semiconvitto;

c) entro il termine di un quinquennio, riduzione almeno del 25 per cento delle spese per trasferimenti di cui al macroaggregato 04 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse proprie. Ai fini del computo della percentuale di riduzione, dalla base di calcolo sono escluse le somme relative a trasferimenti destinati ad altri livelli istituzionali, a enti, agenzie o fondazioni lirico-sinfoniche;
(lettera così modificata dall'art. 1, comma 436, legge n. 232 del 2016)

c-bis) ferma restando l'obbligatorietà delle riduzioni indicate nelle lettere b) e c), l'ente locale ha facoltà di procedere a compensazioni, in valore assoluto e mantenendo la piena equivalenza delle somme, tra importi di spesa corrente, ad eccezione della spesa per il personale e ferme restando le esclusioni di cui alle medesime lettere b) e c) del presente comma. Tali compensazioni sono puntualmente evidenziate nel piano di riequilibrio approvato;
(lettera introdotta dall'art. 1, comma 436, legge n. 232 del 2016)


d) blocco dell'indebitamento, fatto salvo quanto previsto dal primo periodo del comma 8, lettera g), per i soli mutui connessi alla copertura di debiti fuori bilancio pregressi.

9-bis. In deroga al comma 8, lettera g), e al comma 9, lettera d), del presente articolo e all'articolo 243-ter, i comuni che fanno ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dal presente articolo possono contrarre mutui, oltre i limiti di cui al comma 1 dell'articolo 204, necessari alla copertura di spese di investimento relative a progetti e interventi che garantiscano l'ottenimento di risparmi di gestione funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati nel piano di riequilibrio finanziario pluriennale, per un importo non superiore alle quote di capitale dei mutui e dei prestiti obbligazionari precedentemente contratti ed emessi, rimborsate nell'esercizio precedente.
(comma aggiunto dall'articolo 3, comma 3, legge n. 68 del 2014)

Art. 243-ter. Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali
(articolo introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera r), legge n. 213 del 2012)


1. Per il risanamento finanziario degli enti locali che hanno deliberato la procedura di riequilibrio finanziario di cui all'articolo 243-bis lo Stato prevede un'anticipazione a valere sul Fondo di rotazione, denominato: "Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali

2. Con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare entro il 30 novembre 2012, sono stabiliti i criteri per la determinazione dell'importo massimo dell'anticipazione di cui al comma 1 attribuibile a ciascun ente locale, nonché le modalità per la concessione e per la restituzione della stessa in un periodo massimo di 10 anni decorrente dall'anno successivo a quello in cui viene erogata l'anticipazione di cui al comma 1.

3. I criteri per la determinazione dell'anticipazione attribuibile a ciascun ente locale, nei limiti dell'importo massimo fissato in euro 300 per abitante per i comuni e in euro 20 per abitante per le province o per le città metropolitane, e della disponibilità annua del Fondo, devono tenere anche conto:

a) dell'incremento percentuale delle entrate tributarie ed extratributarie previsto nell'ambito del piano di riequilibrio pluriennale; 
b) della riduzione percentuale delle spese correnti previste nell'ambito del piano di riequilibrio pluriennale.

Art. 243-quater. Esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e controllo sulla relativa attuazione
(articolo introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera r), legge n. 213 del 2012)


1.   Entro dieci giorni dalla data della delibera di cui all'articolo 243-bis, comma 5, il piano di riequilibrio finanziario pluriennale è trasmesso alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, nonché alla Commissione di cui all'articolo 155, la quale, entro il termine di sessanta giorni dalla data di presentazione del piano, svolge la necessaria istruttoria anche sulla base delle Linee guida deliberate dalla sezione delle autonomie della Corte dei conti. All'esito dell'istruttoria, la Commissione redige una relazione finale, con gli eventuali allegati, che è trasmessa alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

(comma così sostituito dall'art. 10-ter della legge n. 64 del 2013)

2.   In fase istruttoria, la commissione di cui all'articolo 155 può formulare rilievi o richieste istruttorie, cui l'ente è tenuto a fornire risposta entro trenta giorni. Ai fini dell'espletamento delle funzioni assegnate, la Commissione di cui al comma 1 si avvale, senza diritto a compensi aggiuntivi, gettoni di presenza o rimborsi di spese, di cinque segretari comunali e provinciali in disponibilità, nonché di cinque unità di personale, particolarmente esperte in tematiche finanziarie degli enti locali, in posizione di comando o distacco e senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
(comma così modificato dall'art. 49-quinquies, comma 1, lettera b), legge n. 98 del 2013)

3. La sezione regionale di controllo della Corte dei conti, entro il termine di 30 giorni dalla data di ricezione della documentazione di cui al comma 1, delibera sull'approvazione o sul diniego del piano, valutandone la congruenza ai fini del riequilibrio. In caso di approvazione del piano, la Corte dei conti vigila sull'esecuzione dello stesso, adottando in sede di controllo, effettuato ai sensi dell'articolo 243-bis, comma 6, lettera a), apposita pronuncia.

4. La delibera di accoglimento o di diniego di approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale è comunicata al Ministero dell'interno.

5. La delibera di approvazione o di diniego del piano può essere impugnata entro 30 giorni, nelle forme del giudizio ad istanza di parte, innanzi alle Sezioni riunite della Corte dei conti in speciale composizione che si pronunciano, nell'esercizio della propria giurisdizione esclusiva in tema di contabilità pubblica, ai sensi dell'articolo 103, secondo comma, della Costituzione, entro 30 giorni dal deposito del ricorso. Fino alla scadenza del termine per impugnare e, nel caso di presentazione del ricorso, sino alla relativa decisione, le procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente sono sospese. Le medesime Sezioni riunite si pronunciano in unico grado, nell'esercizio della medesima giurisdizione esclusiva, sui ricorsi avverso i provvedimenti di ammissione al Fondo di rotazione di cui all'articolo 243-ter. 
(comma così modificato dall'art. 3, comma 1, legge n. 68 del 2014)


6. Ai fini del controllo dell'attuazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale approvato, l'organo di revisione economico-finanziaria dell'ente trasmette al Ministero dell'interno e alla competente Sezione regionale della Corte dei Conti, entro quindici giorni successivi alla scadenza di ciascun semestre, una relazione sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi fissati dal piano stesso, nonché, entro il 31 gennaio dell'anno successivo all'ultimo di durata del piano, una relazione finale sulla completa attuazione dello stesso e sugli obiettivi di riequilibrio raggiunti. 

(comma così modificato dall'art. 10-ter della legge n. 64 del 2013)



7. La mancata presentazione del piano entro il termine di cui all'articolo 243-bis, comma 5, il diniego dell'approvazione del piano, l'accertamento da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano, ovvero il mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell'ente al termine del periodo di durata del piano stesso, comportano l'applicazione dell''articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011, con l'assegnazione al Consiglio dell'ente, da parte del Prefetto, del termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto.


http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2000_0267.htm#01.06.02




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