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Saturday, May 13, 2017

Banca Etruria, scontro Renzi-de Bortoli: “Ossessionato da me”. M5s: “Delrio s’interessò al caso. Ora commissione inchiesta” Come ho scoperto quel magistrale anaffettivo di Ferruccio de Bortoli. Parla Cesare Lanza Paola Sacchi

Banca Etruria, scontro Renzi-de Bortoli: “Ossessionato da me”. M5s: “Delrio s’interessò al caso. Ora commissione inchiesta” 



A tre giorni dall'uscita dell'ultimo libro di de Bortoli - Poteri forti. (O quasi) - non si placa l'onda lunga delle polemiche successive alla rivelazione che l'ex numero uno di via Solferino fa nel saggio. Lo scontro a colpi di interviste ed editoriali tra l'ex premier e l'ex direttore del Corsera, tra l'altro, arriva nel giorno in cui il ministro delle Infrastrutture conferma di essersi attivano nel 2015 per trovare un acquirente a Banca Etruria

Il filosofo Massimo Cacciari, ospite a Otto e mezzo (La7) dopo aver espresso dubbi sulle reali intenzioni del neopresidente francese Emmanuel Macron, in particolare sul futuro dell’Europa, ribadisce: “Dopo Brexit e Trump era impossibile che vincesse la Le Pen, non c’è mai stato questo pericolo”. E aggiunge: “Come è impensabile che vinca Grillo in Italia”. “Spero che Cacciari abbia ragione”, replica il giornalista Ferruccio De Bortoli, ospite in studio di Lilli Gruber. Che copia e incolla: “Speriamo che abbia ragione”. Salvo correggersi subito dopo: “Speriamo che gli elettori scelgano il meglio per il paese”

Boschi, Meli (Corriere): “Il Fatto? Non lo leggo più, sto in cura disintossicante”. E litiga con D’Attorre (Mdp)



Faccia a faccia a Otto e Mezzo (La7) sulla vicenda De Bortoli-Boschi tra il deputato M5S, Danilo Toninelli, e il sindaco Pd di Firenze, Dario Nardella. “Ghizzoni non ha ancora smentito” – osserva il parlamentare pentastellato – “Non si vede che vantaggio possa avere De Bortoli ad affermare una cosa non vera. E comunque resta il conflitto di interessi enorme dell’allora ministro Boschi sulla vicenda di Banca Etruria. Peraltro, Boschi, insieme al suo partito, ha bloccato la legge sul conflitto d’interessi al Senato. L’avrà fatto per questo motivo? Se ci fosse stata quella legge, Boschi non avrebbe potuto essere ministro”. Nardella accusa: “Ma come si può in un paese civile fare un’accusa grave come quella che l’ex direttore ha avanzato contro la Boschi, senza portare le prove? Stimo De Bortoli, ma non fatemi diventare cattivo. E’ già successo che De Bortoli abbia scritto delle cose false su Carrai e Mps, di cui dopo si è dovuto scusare. Io non trovo giusto che la dimostrazione dei fatti spetti all’accusato e non all’accusa, come sta accadendo in questo caso”. Toninelli, che viene rimbrottato dalla conduttrice Lilli Gruber perché si rivolge alle telecamere, rincara: “Perché Boschi non ha querelato De Bortoli? Quando è stato approvato il decreto che salvava la banca del papà, lei, assieme a Renzi, non era presente nel Consiglio dei ministriSiamo tornati al berlusconismo del salva-processi, quando, come ammise lo stesso Berlusconi, alla votazione di leggi che favorivano le sue tv o i suoi processi, lui usciva dall’Aula”. E aggiunge: “Noi chiediamo al presidente del Consiglio Gentiloni di venire a riferire in Aula e di ritirare momentaneamente le deleghe a Maria Elena Boschi. Chiediamo anche di aprire una commissione d’inchiesta sulle banche, così almeno potremo chiamare in audizione Ghizzoni (ex ad Unicredit, ndr), il “pericoloso soggetto” De Bortoli e la stessa Boschi”. Nardella ribatte: “Renzi e Gentiloni dovrebbero reagire a questa vicenda, anche perché questo polverone ha tutto il sapore del tentativo di indebolire questo governo, che sta lavorando bene”

Boschi, Meli (Corriere): “Il Fatto? Non lo leggo più, sto in cura disintossicante”. E litiga con D’Attorre (Mdp)

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Polemica vivace a L’Aria che Tira (La7) tra la giornalista de Il Corriere della Sera, Maria Teresa Meli, e il deputato di Articolo 1, Alfredo D’Attorre, sulla vicenda De Bortoli-Boschi. Il dibattito è innescato dall’articolo di Giorgio Meletti, pubblicato su Il Fatto Quotidiano e riguardante la riunione in casa Boschi per difendere Banca Etruria. Il giornalista del Fatto, Ferruccio Sansa, riassume il contenuto dell’articolo, ma Meli commenta: “Non l’ho letto, perché sono in cura disintossicante dal Fatto e non lo leggo più“. Sansa, sul caso, osserva: “Maria Elena Boschi ha sempre sostenuto che non si è mai occupata di banche, ma quanto raccontato da Meletti e da De Bortoli stride con quanto ha detto l’ex ministra. Siamo di fronte a un conflitto d’interessi nello stato più elementare“. “Lei ha sempre negato” – insorge Meli – “Stiamo facendo un processo alle intenzioni. Boschi ha ragione, come De Bortoli ha ragione. Non è che l’una è contro l’altro”. “Avrà ragione uno dei due“, ironizza D’Attorre. “No” – replica la firma del Corriere – “le fonti possono aver torto. Non abbiamo nessuna prova per dire che Boschi abbia mentito. Ci stiamo inventando un processo”. “Di De Bortoli mi fido” – ribatte Sansa – “perché è un ottimo giornalista e peraltro anche una persona prudente nel senso positivo del termine. Se scrive quel resoconto, sono portato a credergli. Giorgio Meletti è un ottimo giornalista e collega e scrive di un incontro nel 2014. Sono due fatti riferiti da due ottimi giornalisti che vanno nella stessa direzione: la Boschi si è stra-occupata di Banca Etruria, in cui c’era il padre. Qui si parla di querele e di responsabilità giudiziaria, ma ricordo che esiste anche una responsabilità politica“. “E’ anche un disagio” – osserva D’Attore – “confesso di essere a disagio qui nel parlare da mezz’ora di fatti sui quali nessuno di noi ha gli strumenti per dire che siano veri definitivamente. Ma il punto è che non possiamo stare in una situazione in cui il governo, uscito dalla sconfitta referendaria del Pd, si regge su equilibri molto precari. Siamo in un mare di guai e di problemi. Ma ci possiamo consentire di andare avanti con un governo in cui ci sono figure così discusse come la Boschi?“. E Meli protesta: “Sì, perché altrimenti finisce come Tempa Rossa, per cui sono stati tutti assolti”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/11/boschi-toninelli-m5s-vs-nardella-pd-gentiloni-riferisca-in-aula-polverone-per-indebolire-il-governo/3578450/?pl_id=65681&pl_type=category

Come ho scoperto quel magistrale anaffettivo di Ferruccio de Bortoli. Parla Cesare Lanza  
Paola Sacchi

Erano gli anni ’70, gli anni di piombo ma anche quelli degli abbigliamenti hippie, Ferruccio de Bortoli aveva 22 anni e fu l’unico giovane aspirante giornalista a presentarsi in giacca e cravatta, fin da allora, per passare “l’esame”: l’assunzione da Cesare Lanza, il suo talent scout, al Corriere d’informazione, ovvero l’edizione pomeridiana del Corriere della Sera. “Impulsivo e appassionato”, Lanza, come lui stesso si definisce in questa intervista con Formiche.net; “freddo, chirurgico, dirigente nato”, l’allievo che fu subito assunto.
È un po’ la storia degli opposti che si attraggono quella tra l’effervescente Lanza, giornalista e scrittore, nonché autore televisivo, direttore della rivista “L’attimo fuggente”, editorialista del quotidiano di Maurizio Belpietro La Verità e il due volte direttore del Corsera, ex anche del Sole 24 ore, oggi sotto i riflettori dello scontro politico per il suo j’accuse all’ex ministro Maria Elena Boschi su Banca Etruria nel libro “Poteri forti (o quasi)” (La nave di Teseo). Dove “Ferruccio” accusa Boschi, che ha annunciato querela, di aver “chiesto – scrive l’ex direttore del Corriere – a Federico Ghizzoni (ex amministratore delegato di Unicredit, ndr) di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria”. Ovvero la banca di cui il padre della ministra era vicepresidente. Ma ecco chi è de Bortoli, secondo il racconto che ne fa il suo “mentore”. Pregi e virtù ma anche difetti: “Uno su tutti: l’anaffettività. Solo che Ferruccio non ha mai sbagliato un colpo in vita sua”.
Lanza, come scoprì il giornalista che ora ha messo in fibrillazione la politica?
È uno dei miei ricordi più cari. Nel 1975-’76 io ho assunto una nidiata di giornalisti e ho l’orgoglio di dire che ho assunto sempre tutti senza la minima raccomandazione, solo sulla base di colloqui personali. Io sulla base di questi ritengo di capire se un giovane di vent’anni ha le qualità per diventare giornalista oppure no. E quindi ho inventato de Bortoli, Massimo Donelli, Gian Antonio Stella, Francesco Cevasco, Edoardo Raspelli, critico gastronomico e ce ne sono tanti altri…
Ferruccio de Bortoli a quale requisito rispose?
Lui era un dirigente nato. Erano gli anni di piombo, tutti in redazione erano in jeans, camicioni, robe allucinanti e anche io non scherzavo, benché fossi il direttore. E, invece, lui arrivava in blazer, camicia e cravatta.
Un direttore nato?
No, attenzione: un dirigente nato. In poche settimane diventò il cocco della direzione. Tra l’altro i miei due vice non andavano d’accordo, però tutti uniti con me nel considerarlo il nostro cocco come redattore e poi fu così tanto apprezzato dai colleghi che entrò nel comitato di redazione. Quindi: blazer, cocco dei vertici, cocco della redazione come sindacalista.
Perfetto?
Sì, e quando lo incontravo gli dicevo: io non so se tu diventerai un grande giornalista, ma sicuramente farai una carriera straordinaria come dirigente. O nei giornali, o nella Chiesa, potresti anche diventare cardinale, oppure sindaco o ministro o anche presidente di una banca. Lui aveva 22 anni.
La caratteristica principale?
Non commetteva errori, era una specie di robot, per me lui è anaffettivo, è una specie di chirurgo, gelido che non prova emozioni. Quando osa e ha osato più volte, ad esempio verso Renzi – tutti si ricordano il famoso articolo d’addio sul Corriere – ha in mano il poker d’assi, sennò è prudentissimo. Io credo che non abbia mai commesso un errore o abbia avuto una smentita significativa.
Ma un difetto de Bortoli lo avrà o no?
Io l’ho mandato a quel paese più di una volta per il suo limite che è anche la sua grandezza: la mancanza, l’assenza di emozioni, di passioni. Io come allievo lo avrei voluto simile a me: impulsivo, sanguigno. Però io ho commesso decine di errori. Lui neanche uno. E ha fatto il direttore del Corriere della sera per quindici anni.
Neppure stavolta ha sbagliato?
Escludo assolutamente che de Bortoli abbia scritto quello che ha scritto senza aver riflettuto e senza essere certo delle sue fonti.
E però ha detto di averlo anche mandato a quel paese…
Sì, perché sgarbi me ne ha fatti. Può citare anche l’ultimo…
Che le ha fatto?
Quando ho festeggiato i 60 anni di carriera, l’ho invitato e lui mi ha risposto con un ineccepibile, gelido, anzi asettico – perché è come un chirurgo – che aveva altri impegni e non poteva venire. Allora mi sono incavolato e l’ho mandato a quel paese. C… – gli ho detto – mi chiami maestro ecc. e allora non mandarmi sms asettici, mi mandi una parola affettuosa, un saluto, qualsiasi cosa, ma non mi tratti come se fossi uno su cui operare da chirurgo. Essendo io sanguigno, passionale, calabrese, gli ho quindi scritto che non gli avrei più rivolto la parola.
E lui?
Si è mostrato superiore. È venuto a chiedermi scusa. Lo ha fatto prima al telefono, poi di persona e quindi adesso abbiamo ricucito, fino al prossimo errore.
Lo definirebbe un vero borghese?
Lui è un dirigente nato. Uno che assorbe, riflette, decide, con prudenza. E questo, secondo me, sul piano umano è un grandissimo errore, tant’è che lo giudico pressoché anaffettivo. Ma magistrale, eccezionale come dirigente.
Intende dire che anche de Bortoli sul piano umano rischia di essere “un maleducato di talento”, come definì Matteo Renzi in quel celebre editoriale di commiato sul Corriere della sera?
No, perché Ferruccio reagì con me sul piano formale in modo ineccepibile, scusandosi. Ineccepibile era anche quell’sms che però con uno come me non funziona perché a uno che lo ha assunto, lo ha aiutato nei suoi primi anni di lavoro una frase carina almeno per i suoi 60 anni di carriera gliela dici.
De Bortoli è vendicativo?
No, non credo. Lui è come Piero Ottone che pur essendo stato insultato da Pasolini, il quale lo definì “una laida puttana”, poi dopo un anno lo invitò a scrivere. Diciamo che Ferruccio è uno che prima valuta, riflette, in questo senso è un calcolatore.
Una mania, un tic?
È attento in tutto, nell’alimentazione, nelle regole, nella puntualità. Uomo troppo attento e misurato. Cose che per me sono un difetto enorme…(ride ndr).
http://formiche.net/2017/05/11/vi-svelo-tutti-pregi-difetti-ferruccio-de-bortoli-parla-cesare-lanza/


Il nemico allo specchio

di Ferruccio de Bortoli


 Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante.
Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi. Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto. L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato.
L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria. Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra.
RENZI.FERRUCCIO DE BORTOLI, IL NEMICO ALLO SPECCHIO,IL CORRIERE DELLA SERA,.MASSONERIA.CERCHIO MAGICO FIORENTINO.VERDINI,.D'ALEMA.,PADOAN,DELRIO,REFERENDUM,IL PATTO DEL NAZZARENO,BERLUSCONI, BANCA ETRURIA,CONSIP,,UNICREDIT,GHIZZONI


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