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Sunday, April 30, 2017

2017 30 MARZO Omicidio Mattei, depistaggi e bugie su un delitto di Stato raccontati dal magistrato che ha scoperto la verità Giorgio Gaber - Non insegnate ai bambini



Esclusivo – Omicidio Mattei, depistaggi e bugie su un delitto di Stato raccontati dal magistrato che ha scoperto la verità
30/3/2017 11:09:04 PM


La copertina del libro edito da Chiarelettere
Manomissione dell’altimetro” o “bomba a bordo”. Sono le due ipotesi formulate a caldo in una perizia dell’officina riparazioni motori dell’aeronautica di Novara condotta sui resti dei reattori dell’aereo precipitato il 27 ottobre 1962 a Bascapè, nei pressi di Milano-Linate. Tenuta nascosta per decenni e scoperta nella seconda metà degli anni Novanta da Vincenzo Calia, il sostituto procuratore di Pavia che riaprì le indagini sulla morte di Enrico Mattei, la perizia dell’aeronautica è una delle prove più lampanti dell’occultamento dei fatti e del depistaggio avvenuti intorno all’assassinio del fondatore dell’Eni.
Perché di assassinio si tratta, con buona pace dei negazionisti di ieri e di oggi.
Come ha accertato la Procura di Pavia nel 2003, al termine delle indagini, il Morane Saulnier 760precipitato a Bascapè era stato sabotato la sera precedente con una piccola carica di esplosivomentre era parcheggiato nell’aeroporto di Fontanarossa, a Catania. Mattei era stato convinto a recarsi in Sicilia dove pernottò la notte tra il 26 e 27 ottobre 1962 e dove scattò la trappola della sua eliminazione. Cosa nostra, attraverso Stefano Bontate e il boss di Riesi Giuseppe Di Cristina, fece solo un lavoro di fiancheggiamento.
Il velivolo fu manomesso da mani molto esperte. A fare da innesco fu il sistema di apertura dei carrelli, che il pilota Irnerio Bertuzzi azionò quando il piccolo jet era già allineato alla pista di Linate, pronto per l’atterraggio.


Conferimento della cittadinanza onoraria di Matelica al magistrato Vincenzo Calia. Cronache Maceratesi
La perizia e varie altre carte ineditesulla sciagura di Bascapè figurano ora in un saggio di Chiarelettere che Business Insider Italia ha ricevuto in anteprima e che esce il 31 marzo in libreria: “Il caso Mattei”, lo stesso titolo del film diretto nel 1972 da Francesco Rosi, con Gian Maria Volontè nella parte del protagonista. Ed è un saggio che non passerà inosservato, perché uno dei due autori è Calia. Il magistrato, che oggi è procuratore aggiunto della Procura di Genova, ha scritto la prima parte del libro, che contiene il racconto dell’inchiesta e le sue convinzioni profonde.
Della seconda parte è invece autrice la giornalista di Euronews Sabrina Pisu che avanza una serie di ipotesi sui presunti mandanti dell’omicidiofrutto della massa di indizi emersa dalle indagini.


31/03/1977. Amintore Fanfani, Presidente del Senato e Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio. AGF

Smontata la tesi dell’incidente
Calia smonta la tesi dell’incidente – accreditata dalla commissione amministrativa di inchiesta istituita dall’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti – e dimostra come l’aereo cadde per un’”esplosione limitata non distruttiva” all’interno del velivolo, innescata dal congegno di apertura del carrello anteriore. Gli accertamenti eseguiti dall’esperto di tecnologia dei metalli Donato Firrao su piccoli frammenti dell’aereo, su oggetti personali di Mattei e su schegge estratte dai corpi riesumati, hanno evidenziato sui vari reperti la “presenza di modificazioni” riconducibili a “una sollecitazione termica e meccanica di notevole intensità ma di breve durata, caratteristica dei fenomeni esplosivi”. In pratica, la certezza di un’esplosione.  L’ingegner Firrao ha anche partecipato al collegio peritale sulla sciagura di Ustica.
La carica esplosiva era stata sistemata nel cruscotto, proprio davanti al sedile del pilota Irnerio Bertuzzi, a destra del quale era seduto Mattei. Bertuzzi perse il controllo del velivolo a causa della piccola deflagrazione, che invalidò tutti i passeggeri. Viaggiava a bordo anche il giornalista statunitense di Time-Life William McHale, che stava realizzando un reportage su Mattei e che accettò all’ultimo momento l’invito del presidente dell’Eni di ritornare con lui a Milano. I corpi furono in parte spappolati dall’esplosione, e frammenti umani furono espulsi all’esterno, per la disintegrazione del tettuccio in plexigas che chiudeva la cabina di pilotaggio, e ritrovati sparsi per i campi lungo la traiettoria opposta a quella di caduta dell’aereo. Uno dei testimoni chiave, l’agricoltore Mario Ronchi, che aveva visto nel buio della sera l’aereo in fiamme girare a vuoto nel cielo e che fu il primo ad arrivare sul luogo del disastro, fu convinto a ritrattare le interviste che aveva rilasciate al Corriere della Sera e alla Rai.


Il Genenerale Giovanni Allavena, capo del Sifar. Screenshot da “La vera storia della loggia massonica P2”. Youtube
Intorno al relitto – scrive Calia sulla base delle testimonianze – c’era un brulicare di uomini delle forze dell’ordine, di personale dell’Eni e di agenti in borghese del Sifar, il servizio segreto militare dell’epoca, a capo del quale il presidente del Consiglio in carica, Amintore Fanfani, aveva nominato due settimane prima il generale Giovanni Allavena, il cui nome figurerà molti anni dopo nelle liste della loggia massonica segreta P2.
Ordini dall’alto
Testimoni ripescati da Calia a distanza di oltre trentacinque anni hanno dichiarato che l’ordine proveniente dalle alte sfere militari e politiche era di dimostrare che l’aereo fosse venuto giù per il maltempo o per una manovra errata del pilota, anche se su Linate la visibilità era buona, quella sera scendeva solo una leggera pioggia, come dimostrano le prove raccolte dal magistrato.

Amintore Fanfani con Enrico Mattei. Sceenshot. Orizzonti tv

Parti dell’aereo, tra cui il carrello anteriore tranciato di netto con la gomma integra, furono ritrovati a molte centinaia di metri dal relitto, come conferma il vastissimo repertorio fotografico rinvenuto da Calia, mai consultato dalla commissione di inchiesta né dai magistrati che indagarono all’epoca. Se l’aereo si fosse fracassato nell’impatto violento con il suolo, i rottami sarebbero dovuti rimanere intorno al relitto e i corpi all’interno della cabina, mentre la macabra presenza di arti e brandelli di carne penzolanti dagli alberi e della mano di Mattei trovata tranciata provavano l’esatto contrario. Era inoltre evidente che se l’aereo fosse esploso e si fosse incendiato a terra – come sosteneva la commissione di inchiesta presieduta dal generale dell’Aeronautica Ercole Savi –  le foglie dei pioppi a pochi metri di distanza avrebbero dovuto presentare almeno qualche segno di bruciatura. Invece gli alberi erano integri, come ha accertato Calia.
E i resti umani trattenuti dai rami, sparpagliati in un raggio molto ampio, non potevano che essere “piovuti” dall’alto: dimostrazione ulteriore che il piccolo jet fu danneggiato in volo nel momento in cui il pilota, già in fase di atterraggio, aveva azionato la leva di comando delle ruote, che fu infatti rinvenuta in posizione “carrello giù”.
Il racconto di Calia è sorprendente per la quantità di prove e di testimonianze che il magistrato riesce a recuperare a distanza di così tanti anni e nonostante tutte le reticenze, le resistenze, i silenzi che ancora oggi avvolgono la vicenda di Enrico Mattei.
Enorme e sistematica attività di depistaggio
L’aspetto più interessante e sconcertante è l’enorme e sistematica attività di depistaggio e occultamento delle prove fatta emergere da Calia con la sua tenace azione giudiziaria frutto di centinaia di interrogatori avvenuti nel più assoluto riserbo e della consultazione di documenti che fanno luce sul delitto.
Un delitto maturato nelle alte sfere dello Stato, i cui mandanti non andavano ricercati all’esterno, tra le “sette sorelle” del petrolio con cui il presidente dell’Eni era ormai in procinto di scendere a compromesso, ma all’interno: nei potentati della Dc e negli apparati dello Stato più esposti nella lotta internazionale contro il comunismo, i quali vedevano in Mattei – nella sua straordinaria capacità di manovrare il parlamento e i partiti e di condizionare la politica estera – un nemico da abbattere.




Il regista Francesco Rosi, con Claudia Cardinale, presenta il suo film ‘Il Caso Mattei’ al Festival del Cinema di Cannes Film Festival, 13 Maggio 1972. Keystone/Hulton Archive/Getty Images
Nell’immaginario collettivo la sciagura di Bascapé era stata fissata come un incidente e tale doveva restare.
tutti coloro che si discostarono dalla narrazione ufficiale dei fatti furono in qualche modo neutralizzati. Alcuni ci rimisero la vita, forse s’erano avvicinati troppo alla verità. Altri si lasciarono comprare con consulenze, prebende, libri e articoli ricattatori pubblicati, poi ritirati o solo minacciati.
Una scia di sangue
Il cadavere di Mattei lascia sul campo una scia di sangue impressionante. La più inquietante è la morte di Marino Loretti, il motorista dei due Morane Saulnier con cui viaggiava Mattei, molto amico del comandante Bertuzzi. Loretti fu accusato di aver dimenticato un cacciavite nel motore di uno dei due jet durante un’attività di manutenzione (vicenda su cui si è molto ironizzato, passata alla storia come ”attentato del cacciavite”). In realtà il cacciavite era stato lasciato apposta da qualcun altro affinché la responsabilità potesse ricadere su Loretti: il quale fu rimosso dall’incarico e trasferito in Africa. Un tecnico di grande esperienza, uomo di estrema fiducia di Bertuzzi, veniva così allontanato dai Morane Saulnier prima dell’ottobre 1962, mentre il presidente dell’Eni riceveva pesanti minacce di morte e l’efficienza e la vigilanza sui suoi aerei divenivano ancora più importanti per la sua sicurezza. Loretti finì per dimettersi dall’Eni e per andare a lavorare per una piccola compagnia aerea. Morì nel 1969 pilotando un piccolo aereo tra Ciampino e Roma Urbe. I due motori si piantarono in fase di decollo e l’aereo precipitò.
Gian Maria Volonté ne Il caso Mattei (1972)
Qui comincia un’altra storia: Calia acquisisce agli atti le carte della commissione d’inchiesta che aveva accertato come causa dell’incidente di Loretti la mancanza di carburante e scopre, attraverso documenti e testimonianze, che l’aereo aveva cherosene più che sufficiente e che i motori s’erano piantati perché qualcuno durante la notte, a Ciampino, aveva versato parecchi litri d’acqua nel serbatoio. Loretti fa in sostanza la stessa fine di Mattei.
E muore pochi mesi dopo aver inviato una lettera a Italo Mattei, fratello del fondatore dell’Eni, dove scrive di essere stato allontanato in modo intenzionale dall’incarico di motorista e di poter suggerire con le informazioni di cui è in possesso una nuova pista investigativa sulla morte di Enrico Mattei.
Perché la commissione d’inchiesta tacque sull’acqua nel serbatoio dell’aereo nonostante l’esame di un campione di carburante effettuato dai laboratori dell’aeronautica militare ne avesse rilevato la presenza?
Perché collaborarono alle indagini un ingegnere e un capitano dei servizi segreti?
Uno dei due, Romualdo Molinari, si trovava peraltro in Sicilia nell’ottobre 1962 come pilota di un gruppo di volo del comando dell’aeronautica militare antiSom di Fontanarossa nei cui hangar era stato ricoverato, nella notte tra il 26 e il 27, l’aereo di Mattei. Tante. Troppe coincidenze.
Il rapimento di De Mauro
Mauro De Mauro. Wikipedia
La scia di sangue avanza con la morte di Mauro De Mauro, il cronista del quotidiano di Palermo “L’Ora”, il cui rapimento trascinerà con sé altre morti. La sera del 16 settembre 1970, De Mauro si allontana sulla sua Bmw con alcuni uomini di Cosa nostra che lo aspettavano sotto casa e sparisce nel nulla. Il suo corpo non sarà mai ritrovato. Era stato incaricato dal regista Francesco Rosi di ricostruire, per la produzione del film su Mattei, gli ultimi due giorni di vita del presidente dell’Eni, trascorsi in Sicilia.
De Mauro ripercorre il tragitto di Mattei. Va a Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna e poi a Riesi, il paese del mafioso Di Cristina, di cui era stato testimone di nozze Graziano Verzotto, il segretario regionale della Dc che curava le relazioni esterne dell’Eni in Sicilia.Va a Gela. E incontra a Palermo i potenti dell’epoca, tra cui Verzotto e l’avvocato Vito Guarrasi, una delle figure più ambigue della storia siciliana e nazionale, che nel 1943 aveva partecipato alla missione italiana presso il comando alleato ad Algeri. Ad amici e parenti De Mauro confida di avere in tasca uno scoop che farà tremare l’Italia.
Come scrisse Leonardo Sciascia, forse aveva detto la cosa giusta alla persona sbagliata o forse la cosa sbagliata alla persona giusta.
Il rinvenimento dell’auto di Mauro De Mauro. Wikipedia
Sta di fatto che le indagini della polizia, indirizzate fin dal primo momento sulla pista Mattei, furono presto abbandonate a favore di quelle dei carabinieri, i quali sostenevano che De Mauro fosse stato rapito per i suoi articoli sui traffici di stupefacenti della mafia. L’allora colonnello Carlo Aberto Dalla Chiesta, comandante della legione dei carabinieri di Palermo, ebbe uno scontro verbale con la moglie di De Mauro, che imputava invece il rapimento del marito al lavoro sulla ricostruzione degli ultimi giorni di Mattei in Sicilia che lo aveva assorbito nei mesi precedenti.
Come De Mauro era scomparso nel nulla, così si dissolsero le indagini sul suo conto.
L’avvocato Vito Guarrasi. Carlo Carino/Imagoeconomica
Annacquare le indagini
Calia studia le carte e nel 1988 chiama a deporre tra gli altri il sostituto procuratore di Palermo Ugo Saito incaricato delle indagini.Saito dichiara che l’ordine di annacquare le ricerche era partito dal capo dei servizi segreti, Vito Miceli, durante una riunione cui aveva partecipato il vicequestore Boris Giuliano (a sua volta ucciso dalla mafia), e che l’ultimo anello della catena delittuosa su cui indagava la Procura di Palermo era Amintore Fanfani.
Saito aggiunge che era in procinto di trasmettere gli atti delle indagini su De Mauro alla Procura di Pavia, chiedendo l’arresto di Fanfani per l’omicidio di Enrico Mattei.
E tira in ballo anche un altro nome: “Ho anche memoria del fatto che dagli atti potevano emergere ipotesi di responsabilità a carico di alcuni personaggi di rilevo della vita italiana. Fanfani, Cefis…”. Peraltro, stando alla ricostruzione di Junia De Mauro, figlia del giornalista, sembra che anche Mauro De Mauro attribuisse a Cefis “precise responsabilità sulla morte di Mattei”.
1968 – Eugenio Cefis Vice Presidente dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi). Keystone Pictures USA/ZUMAPRESS.com
Il braccio destro
Eugenio Cefis era stato l’ombra di Mattei all’Eni. Allievo della scuola militare di Modena e poi agente del Sim, il controspionaggio militare fascista, Cefis è in Valdossola durante la resistenza come vicecomandante della divisione Valtoce e come organizzatore delle brigate “Di Dio”. Durante la guerra partigiana conosce Mattei, che è a capo delle formazioni cattoliche, il quale dopo la liberazione lo vorrà al suo fianco all’Agip.
Quando nel 1953 nasce l’Eni, Cefis diventa il numero due del gruppo. E’ l’uomo delle operazioni riservate di Mattei. La sua interfaccia in Sicilia è l’avvocato Guarrasi, il suo acerrimo nemico il senatore Verzotto. Fulvio Bellini, autore di un famoso libro su Mattei, diceva che Cefis traesse il proprio potere non sono dal fatto di tenere in pugno un certo numero di deputati e senatori, ma anche dalla capacità di gestire somme di denaro rilevanti al di fuori dei fini istituzionali dell’Eni. Aveva il culto della segretezza ed erano suoi amici alcuni esponenti di punta dei servizi, da cui riceveva informazioni di prima mano e per i quali rappresentava a sua volta un punto di riferimento, come se avesse ricevuto una qualche investitura superiore. Un appunto dei servizi ritrovato da Calia, il cui grado di attendibilità è tutto da dimostrare, lo indica come fondatore della P2. Di certo conosceva parecchi esponenti della loggia e il maestro venerabile Licio Gelli, con il quale restò in contatto fino al momento in cui questi non fu arrestato in Svizzera.
L’originale del documento dei servizi in cui si indica Eugenio Cefis come fondatore della loggia P2 (evidenziato da Business Insider Italia) .

Chiarelettere
Chiarelettere
Chiarelettere
La sua carriera sembrava dovesse cessare nel gennaio 1962, quando Cefis lasciò l’Eni per ragioni mai chiarite. Ufficialmente si dimise per motivi personali. Italo Mattei sostenne invece che il fratello lo avesse allontanato perché ne aveva scoperto i maneggi e lo considerava un doppiogiochista asservito agli americani.
La sua uscita di scena dura però appena nove mesiSubito dopo la morte di Mattei, Fanfani lo nomina infatti capo dell’Eni, dove resterà – prima come vicepresidente esecutivo e poi come presidente – fino al momento del suo sbarco in Montedison. L’Eni aveva scalato con i soldi dello Stato la più grande impresa chimica privata, che Cefis guidò con piglio risoluto fino al 1977, finché non decise di uscire per sempre dalla scena pubblica, andando a vivere in Svizzera ma continuando a curare i propri affari di famiglia sparsi tra l’Italia e il Canada.
Enrico Mattei a un raduno di partigiani. Wikipedia
L’accusa di PPP
Cosa sapeva Cefis della morte di Mattei? Cosa aveva capito? Mario Reali, che è stato a lungo rappresentante dell’Eni a Mosca nel periodo sovietico e che aveva rapporti con il primo ministro Aleksej Kossighin e con altre personalità dell’Urss, sostiene che Cefis conoscesse la verità sulla morte di Mattei. Sabrina Pisu cita fra le altre cose un appunto riservato trasmesso il 9 dicembre 1970 dal questore di Milano al ministero dell’Interno e alla divisione Affari riservati, dove si afferma che la responsabilità di Cefis nella morte di Mattei fosse molto più diretta di quanto si credesse allora e che nell’Eni più d’uno ne era convinto.
Calia da magistrato non si pronuncia. Per lui parla l’inchiesta, anche se conclude il libro con una citazione di “Petrolio”, il romanzo di Pier Paolo Pasolini pubblicato postumo, di cui uno dei personaggi è Carlo Troya, alias Eugenio Cefis. La citazione è emblematica: “In questo preciso momento storico Troya sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore”.
L’ombra del caso Mattei con la sua sequenza di delitti si allunga fino alla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, dove nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 lo scrittore “corsaro” è assassinato in modo efferato. E ancora una volta il nome di Cefis è accostato, in tempi non sospetti, alla morte del fondatore del gruppo del “cane a sei zampe”: non da un magistrato, ma dal più grande intellettuale di quegli anni, il quale nelle sue opere andava denunciando la natura violenta, brutale e omologante del potere.
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CALIA VINCENZO, MATTEI ENRICO, TAG, ENI, OMICIDIO, DEPISTAGGIO, CEFIS EUGENIO, PASOLINI PIER PAOLO, 1975 2 NOVEMBRE IDROSCALO OSTIA OMICIDIO PIER PAOLO PASOLINI, PETROLIO, TROYA CARLO
REALI MARIO, MOSCA,KOSSIGHIN ALEKSEJ,FANFANI AMINTORE,MONTEDISON,SVIZZERA CANADA,URSS,MATTEI ITALO,SERVIZI SEGRETI,PISU SABRINA,MONISTERO KNTERNI AFFARI RISERVATI,MASSONERIA,LOGGIA P2,GELLI LICIO,MILANO,1953 NASCITA ENI,CEFIS EUGENIO DOPPIOGIOCHISTA AMERICANO,VERZOTTO,BELLINI FULVIO,SENATORI,ONOREVOLI,SICILIA,GUARRASI,ODDO GIUSEPPE,CHIARELETTERE,VERITÀ,STATO,MANOMISSIONE DELL'ALTIMETRO,BOMBA A BORDO,1962 27 OTTOBRE PRECIPITA L'AEREO MORANE SAULNIER 760 CON MATTEI ENRICO,BONTADE STEFANO,DI CRISTINA GUUSEPPE,LINATE,FONTANAROSSA,CATANIA,BERTUZZI IRNERIO,SAVI ERCOLE,PROCURA GENOVA,PROCURA PAVIA,EURONEWS,TANGENTI,ANDREOTTI GIULIO,MINISTERO DELLA DIFESA,FIRRAO DONATO,USTICA,EILLIAM MCHALE,TIME LIFE,RONCHI MARIO,CORRIERE DELLA SERA,RAI,ALLAVENA GIOVANNI,SIFAR,DC, LE SETTE SORELLE,ROSI FRANCESCO,FILM,IL CASO MATTEI,CARDINALE CLAUDIA,LORETTI MARINO,AFRICA,CIAMPINO, ROMA URBE,MOLINARI ROMUALDO,COINCIDENZE,DE MAURO MAURO,L'ORA,DE MAURO JUNIA,1970 16 SETTEMBRE SPARISCE DE MAURO NAURO,GAGLIANO CASTELFERRATO,SIM,AGIP,RIESI, GUARASI VITO,ALGERI,SCIASCIA LEONARDO
MATTEI ENRICO,ENI,TAG,PETROLIO,LIBIA,VILLAGGIO TURISTICO ENI BOCCA DI CADORE,DIPENDENTI,STATO CIALE,BENEFIT,SINDACATI,FIDELIZZAZIONE,OLIVETTI,OLIVETTI ADRIANO,IVREA,MINOTER,PRIVATIZZAZIONE,GELLNER,SCARPA CARLO,HOTEL BOITE,RESIDENCE CORTE,MOTEL AGIP,COLONIA,DOLOMITI,VENETO,
2017 30 MARZO Omicidio Mattei, depistaggi e bugie su un delitto di Stato raccontati dal magistrato che ha scoperto la verità Giorgio Gaber - Non insegnate ai bambini 1975 2 NOVEMBRE IDROSCALO OSTIA OMICIDIO PIER PAOLO PASOLINI, CALIA VINCENZO, CEFIS EUGENIO, DEPISTAGGIO, ENI, MATTEI ENRICO, omicidio, PASOLINI PIER PAOLO, Petrolio, TAG, TROYA CARLO REALI MARIO,

2017 28 APRILE DETERMINA MINAFRA ENRICO 209 IMPIANTI ELETTRICI COMUNALI 2005 RUP SANDRO D'ARPA

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
(Provincia di Palermo)
5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
Determinazione n. 209 del 28-04-2017
Oggetto: lavori per le opere di manutenzione degli impianti elettrici comunali ed illuminazione pubblica per l’anno 2015 – codice CIG 6037343D0A” – approvazione certificato di regolare esecuzione
e svincolo cauzione definitiva.

IL RESPONSABILE DEL 5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
 con determina n. 207 del 03/12/2014 del responsabile del settore V, è stato incaricato l’arch. Sandro D’Arpa progettista esecutivo e RUP per i lavori di manutenzione degli impianti elettrici comunali ed illuminazione pubblica per l’anno 2015;
 L’Arch. Sandro D’Arpa ha redatto il progetto esecutivo costituito dai seguenti elaborati:
1. Relazione tecnica e quadro economico
2. Computo metrico estimativo
3. Elenco prezzi unitari
4. Analisi dei prezzi
5. Capitolato speciale
6. Schema di contratto
7. Planimetria generale e localizzazione impianti
8. Elenco elaborati
e con il seguente quadro economico:
A Lavori, suddivisi in: € 99.883,45
A1 lavorazioni € 97.924,95
A2 sicurezza (2%) € 1.958,50
A3 incidenza mano d'opera (27 %) € 32.063,89
A4 somme soggette a ribasso € 65.861,06
B Somme a disposizione € 28.966,20
B1 IVA su A (22%) € 21.974,36
B2 imprevisti (5%) € 4.994,17
B3 incentivo 2% di A € 1.997,67
C A + B € 128.849,65
 il progetto è finanziato utilizzando somme dell'Amministrazione;
 con determina del responsabile del settore V n. 39 del  4/04/2015 è stato assunto l’impegno di spesa imputandola all'intervento  2.08.01.01 capitolo 3110.3 "MESSA IN SICUREZZA STRADE VIE E PIAZZE 3110.3" del bilancio 2014, successivamente  reimputato al
n. 146/2015; 
a seguito di procedura aperta espletata mediante il portale CEV acquisti centralizzati è stato aggiudicato provvisoriamente l’appalto alla ditta CMC Impianti, con sede in Misilmeri via del Bosco n. 40, p.iva 05335130828, che ha offerto il ribasso percentuale del  29,5689%, offrendo, quindi l’importo di € 80.409,06 inclusi oneri di sicurezza e incidenza mano d’opera non soggetti a ribasso, oltre IVA;
 con determina del responsabile del settore V n. 53 del 7/04/2016 è stata aggiudicato definitivamente l’appalto alla ditta CMC  impianti;
 con verbale del 12/05/2016 è stato consegnato l’appalto sotto riserva di legge nelle more del perfezionamento del contratto di appalto, per far fronte ad alcuni interventi urgenti da realizzare;
 in data 23 maggio 2016 è stato stipulato il contratto d’appalto rep. n. 917/2016;
 con nota prot. 4617 del 22 marzo 2017 il DL ha comunicato la fine dei lavori (entro il tempo utile e senza ritardi);
 Durante il corso dei lavori si sono evidenziate alcune  problematiche legate, fondamentalmente, alle necessità di apportare variazioni alle originarie previsioni di progetto per fatti imprevisti ed imprevedibili al momento dell’affidamento dei lavori. Considerato che si tratta di contratto aperto si è deciso di utilizzare le economie provenienti dal ribasso d’asta e dagli imprevisti, senza che ciò comportasse alcun aumento della spesa originariamente approvata dall’Organo Amministrativo di questo Comune;
Visto il quadro economico finale dei lavori seguente:
A Lavori, suddivisi in: € 117.411,10
A1 lavorazioni € 115.062,88
A2 sicurezza (2%) € 2.348,22
A3 incidenza mano d'opera € 32.258,03
A4 somme soggette a ribasso € 82.804,85
B Somme a disposizione
B1 Ribasso 29,5689% € 24.484,48
B2 Netto per lavori € 92.926,62
IVA sui lavori netti € 20.443,86
B3 incentivo 2% di A € 2.348,22
totale € 115.718,70
Importo approvato ed impegnato € 128.849,65
economie € 13.130,95
 con determina n. 94 del 27/05/2016 è stata corrisposta alla ditta l’anticipazione contrattuale interamente decurtata dalla liquidazione del primo SAL;
 con determina n. 135 del 11/08/2016 è stato liquidato parzialmente il primo SAL al netto dell’anticipazione contrattuale;
 con determina n. 158 del 08/09/2016 è stato liquidato il saldo relativo al primo SAL;
 con determina n. 165 del 23/09/2016 è stato liquidato il saldo relativo al secondo SAL;
 con determina n. 187 del 27/10/2016 è stato liquidato il saldo relativo al terzo SAL;
 con determina n. 45 del 17/02/2017 è stato liquidato il saldo relativo al quarto SAL;
 con determina n. 164 del 31/03/2017 è stato liquidato il saldo relativo al quinto ed ultimo SAL;
visti i certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti e la richiesta di informativa antimafia (prot. 3476 del 22/03/2016);
 L’ impresa, a garanzia degli obblighi da assumere con il contratto, ha costituito cauzione definitiva n. 360988659 rilasciata dalla compagnia Generali agenzia Certaldo 326 00 per l’importo di euro 31.163,62;
 con determina del responsabile del V settore n.182 del 06/04/2017 è stata approvata
la contabilità finale ed i relativi atti contabili;
 in data 12/04/2017 è stato redatto il certificato di regolare esecuzione a cura del DL sottoscritto dall’impresa e dal RUP;
 Che è possibile, quindi, procedere alla formale approvazione del certificato di regolare esecuzione ed allo svincolo della cauzione definitiva;
 visti i documenti attestanti la regolarità contributiva;
Il RUP
arch. Sandro D’Arpa
Tutto ciò premesso,
Il responsabile del settore V, visto ed approvati il superiore documento
DETERMINA
 approvare il certificato di regolare esecuzione redatto dal Direttore dei Lavori congiuntamente al RUP ed al responsabile della ditta;
 svincolare la cauzione definitiva n. 360988659 rilasciata dalla compagnia Generali agenzia Certaldo 326 00 per l’importo di euro 31.163,62.
Il Responsabile del V Settore
Arch. Enrico Minafra  

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
(Provincia di Palermo)
5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
DETERMINAZIONE N. 201 DEL 13-04-2017
Proposta n.271/2017
Oggetto: lavori per le opere di manutenzione degli impianti elettrici comunali ed illuminazione pubblica per l’anno 2015 – codice CIG 6037343D0A” – liquidazione incentivo per RUP e DL
IL RESPONSABILE DEL 5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
 con determina n. 207 del 03/12/2014 del responsabile del settore V, è stato incaricato
l’arch. Sandro D’Arpa progettista esecutivo e RUP per i lavori di manutenzione degli impianti elettrici comunali ed illuminazione pubblica per l’anno 2015;
 L’Arch. Sandro D’Arpa ha redatto il progetto esecutivo costituito dai seguenti elaborati:
1. Relazione tecnica e quadro economico
2. Computo metrico estimativo
3. Elenco prezzi unitari
4. Analisi dei prezzi
5. Capitolato speciale
6. Schema di contratto
7. Planimetria generale e localizzazione impianti
8. Elenco elaborati
e con il seguente quadro economico:
A Lavori, suddivisi in: € 99.883,45
A1 lavorazioni € 97.924,95
A2 sicurezza (2%) € 1.958,50
A3 incidenza mano d'opera (27 %) € 32.063,89
A4 somme soggette a ribasso € 65.861,06
B Somme a disposizione € 28.966,20
B1 IVA su A (22%) € 21.974,36
B2 imprevisti (5%) € 4.994,17
B3 incentivo 2% di A € 1.997,67
C A + B € 128.849,65
 il progetto è finanziato utilizzando somme dell'Amministrazione;
 con determina del responsabile del settore V n. 39 del 24/04/2015 è stato assunto l’impegno di spesa imputandola all'intervento 2.08.01.01 capitolo 3110.3 "MESSA IN SICUREZZA STRADE VIE E PIAZZE 3110.3" del bilancio 2014, successivamente reimputato al n. 146/2015;
 a seguito di procedura aperta espletata mediante il portale CEV acquisti centralizzati è stato aggiudicato provvisoriamente l’appalto alla ditta CMC Impianti, con sede in Misilmeri via del Bosco n. 40, p.iva 05335130828, che ha offerto il ribasso percentuale del 29,5689%, offrendo,
quindi l’importo di € 80.409,06 inclusi oneri di sicurezza e incidenza mano d’opera non soggetti a
ribasso, oltre IVA;
 con determina del responsabile del settore V n. 53 del 07/04/2016 è stata aggiudicato
definitivamente l’appalto alla ditta CMC impianti;
 con verbale del 12/05/2016 è stato consegnato l’appalto sotto riserva di legge nelle
more del perfezionamento del contratto di appalto, per far fronte ad alcuni interventi urgenti da
realizzare;
 in data 23 maggio 2016 è stato stipulato il contratto d’appalto rep. n. 917/2016;
 con nota prot. 4617 del 22 marzo 2017 il DL ha comunicato la fine dei lavori (entro il tempo
utile e senza ritardi);
 Durante il corso dei lavori si sono evidenziate alcune problematiche legate,
fondamentalmente, alle necessità di apportare variazioni alle originarie previsioni di progetto per
fatti imprevisti ed imprevedibili al momento dell’affidamento dei lavori. Considerato che si tratta di
contratto aperto si è deciso di utilizzare le economie provenienti dal ribasso d’asta e dagli
imprevisti, senza che ciò comportasse alcun aumento della spesa originariamente approvata
dall’Organo Amministrativo di questo Comune;
Visto il quadro economico finale dei lavori seguente:
A Lavori, suddivisi in: € 117.411,10
A1 lavorazioni € 115.062,88
A2 sicurezza (2%) € 2.348,22
A3 incidenza mano d'opera € 32.258,03
A4 somme soggette a ribasso € 82.804,85
B Somme a disposizione
B1 Ribasso 29,5689% € 24.484,48
B2 Netto per lavori € 92.926,62
IVA sui lavori netti € 20.443,86
B3 incentivo 2% di A € 2.348,22
totale € 115.718,70
Importo approvato ed impegnato € 128.849,65
economie € 13.130,95
 con determina n. 94 del 27/05/2016 è stata corrisposta alla ditta l’anticipazione contrattuale interamente decurtata dalla liquidazione del primo SAL;
 con determina n. 135 del 11/08/2016 è stato liquidato parzialmente il primo SAL al netto dell’anticipazione contrattuale;
 con determina n. 158 del 08/09/2016 è stato liquidato il saldo relativo al primo SAL;
 con determina n. 165 del 23/09/2016 è stato liquidato il saldo relativo al secondo SAL;
 con determina n. 187 del 27/10/2016 è stato liquidato il saldo relativo al terzo SAL;
 con determina n. 45 del 17/02/2017 è stato liquidato il saldo relativo al quarto SAL;
 con determina n. 164 del 31/03/2017 è stato liquidato il saldo relativo al quinto ed ultimo SAL;
 visti i certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti e la richiesta di informativa antimafia (prot. 3476 del 22/03/2016);
 L’ impresa, a garanzia degli obblighi da assumere con il contratto, ha costituito cauzione definitiva n. 360988659 rilasciata dalla compagnia Generali agenzia Certaldo 326 00 per l’importo di euro 31.163,62; 
Che l'impresa ha firmato il registro di contabilità senza riserve;
 Che i lavori sono finiti in tempo utile;
 Che durante l'esecuzione dei lavori non si sono verificati infortuni per i lavoratori;
 Che non sono risultati errori rilevanti;
 Che l'impresa ha adempiuto in modo soddisfacente gli obblighi derivanti dal contratto e dagli ordini e disposizioni impartite dalla direzione lavori durante il loro corso;
 Che tutte le singole categorie di lavoro eseguite si confanno in tutto e per tutto alle
registrazioni che sono state fatte sui documenti contabili;
 Che nella contabilità dei lavori sono stati applicati regolarmente e unicamente, i prezzi di contratto e quelli successivamente concordati e approvati;
 visti i documenti attestanti la regolarità contributiva;
 considerato che l’appalto può considerarsi concluso e si può, quindi, procedere alla liquidazione delle competenze per il RUP, per il DL e per la quota dei maggiori lavori realizzati al progettista;
 vista la tabella relativa alla liquidazione dell’incentivo ex art. 18 della L. 109/94 che segue:
a 2% dell’importo dei lavori 2.348,22
B Oneri riflessi su a (IRAP, Contributi previdenziali) 573,30
C a-b 1.774,92
Da suddividere in: 1c 25% di c per responsabile del procedimento e collaboratori ( art. 18 L. 109/94 – Det. Osservatorio 43/2000 – 50% R.P. , 50% cool. ) 443,73
2c Per progettisti ( 55% di c-1c secondo la Tab. B del D.L. 4 aprile 2000 732,15 3c Per DL ( 45% di c – 1c secondo la tab. B del D.L. 4 aprile 2000, 10% assistenti, 35% DL ) 599,04
 considerato che le figure interne all’amministrazione che hanno preso parte all’appalto sono l’arch. Sandro d’Arpa nella qualità di progettista e RUP, e l’arch. Enrico Minafra in qualità di direttore dei lavori;
 vista la determina n. 147/2015 con la quale è stata liquidata l’aliquota relativa alla progettazione pari ad € 557,87 oltre oneri riflessi;
 considerato che secondo la tabella sopra riportata, a seguito dell’aumento dei lavori realizzati l’aliquota per il progettista è pari ad € 732,15, e risulta dovuta la differenza pari ad € 174,28 oltre oneri riflessi;
Il RUP
arch. Sandro D’Arpa
Tutto ciò premesso,
Il responsabile del settore V, visto ed approvato il superiore documento
DETERMINA
di liquidare l’incentivo ex art. 18 L. 109/94 nella maniera seguente:
€ 599,04 oltre oneri riflessi all’arch. Enrico Minafra nella sua qualità di Direttore dei Lavori;
€ 618,01 all’arch. Sandro D’Arpa nella sua qualità di progettista (esclusivamente per l’aliquota dovuta all’aumento dei lavori) e RUP;
Trasmettere copia del presente al responsabile del settore finanziario ed al responsabile del settore personale, per i provvedimenti di competenza e per l'emissione dei mandati di pagamento in favore dell’Arch. Sandro D’Arpa ed Enrico Minafra.
 IMP. 146/2016
Il Responsabile del V Settore
arch. Enrico Minafra
Visto di regolarità contabile 
In ordine alla regolarità contabile, il sottoscritto, ai sensi dell’art. 151, comma 4, del T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (DLgs n. 267/2000) attesta la copertura finanziaria, come da impegno di spesa assunto:
IMP=146/2016.
Si attesta altresì che il programma dei pagamenti conseguenti alla presente determinazione è compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le regole di finanza pubblica, ai sensi dell’art. 9, comma 1, del D. L. n. 78/2009, convertito dalla legge n. 102/2009.
Isola delle Femmine lì, 12-04-2017
Il Responsabile del Settore
Economico Finanziario
Dr. CROCE ANTONIO

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
(Provincia di Palermo)
5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
DETERMINAZIONE N. 182 DEL 06-04-2017
PROPOSTA n.268/2017
Oggetto: lavori per le opere di manutenzione degli impianti elettrici comunali ed illuminazione pubblica per l’anno 2015 – codice CIG 6037343D0A” – approvazione del conto finale 
IL RESPONSABILE DEL 5^ SETTORE LAVORI PUBBLICI
 con determina n. 207 del 03/12/2014 del responsabile del settore V, è stato incaricato l’arch. Sandro D’Arpa progettista esecutivo e RUP per i lavori di manutenzione degli impianti elettrici comunali ed illuminazione pubblica per l’anno 2015;
 L’Arch. Sandro D’Arpa ha redatto il progetto esecutivo costituito dai seguenti elaborati:
1. Relazione tecnica e quadro economico
2. Computo metrico estimativo
3. Elenco prezzi unitari
4. Analisi dei prezzi
5. Capitolato speciale
6. Schema di contratto
7. Planimetria generale e localizzazione impianti
8. Elenco elaborati
e con il seguente quadro economico:
A Lavori, suddivisi in: € 99.883,45
A1 lavorazioni € 97.924,95
A2 sicurezza (2%) € 1.958,50
A3 incidenza mano d'opera (27 %) € 32.063,89
A4 somme soggette a ribasso € 65.861,06
B Somme a disposizione € 28.966,20
B1 IVA su A (22%) € 21.974,36
B2 imprevisti (5%) € 4.994,17
B3 incentivo 2% di A € 1.997,67
C A + B € 128.849,65
 il progetto è finanziato utilizzando somme dell'Amministrazione;
 con determina del responsabile del settore V n. 39 del 24/04/2015 è stato assunto l’impegno di spesa imputandola all'intervento 2.08.01.01 capitolo 3110.3 "MESSA IN SICUREZZA STRADE VIE E PIAZZE 3110.3" del bilancio 2014, successivamente reimputato al n. 146/2015;
 a seguito di procedura aperta espletata mediante il portale CEV acquisti centralizzati è stato aggiudicato provvisoriamente l’appalto alla ditta CMC Impianti, con sede in Misilmeri via del Bosco n. 40, p.iva 05335130828, che ha offerto il ribasso percentuale del 29,5689%, offrendo,
quindi l’importo di € 80.409,06 inclusi oneri di sicurezza e incidenza mano d’opera non soggetti a ribasso, oltre IVA;
 con determina del responsabile del settore V n. 53 del 07/04/2016 è stata aggiudicato definitivamente l’appalto alla ditta CMC impianti;
 con verbale del 12/05/2016 è stato consegnato l’appalto sotto riserva di legge nelle
more del perfezionamento del contratto di appalto, per far fronte ad alcuni interventi urgenti da realizzare;
 in data 23 maggio 2016 è stato stipulato il contratto d’appalto rep. n. 917/2016;
 con nota prot. 4617 del 22 marzo 2017 il DL ha comunicato la fine dei lavori (entro il tempo utile e senza ritardi);
 Durante il corso dei lavori si sono evidenziate alcune problematiche legate, fondamentalmente, alle necessità di apportare variazioni alle originarie previsioni di progetto per fatti imprevisti ed imprevedibili al momento dell’affidamento dei lavori. Considerato che si tratta di contratto aperto si è deciso di utilizzare le economie provenienti dal ribasso d’asta e dagli imprevisti, senza che ciò comportasse alcun aumento della spesa originariamente approvata dall’Organo Amministrativo di questo Comune;
Visto il quadro economico finale dei lavori seguente:
A Lavori, suddivisi in: € 117.411,10
A1 lavorazioni € 115.062,88
A2 sicurezza (2%) € 2.348,22
A3 incidenza mano d'opera € 32.258,03
A4 somme soggette a ribasso € 82.804,85
B Somme a disposizione
B1 Ribasso 29,5689% € 24.484,48
B2 Netto per lavori € 92.926,62
IVA sui lavori netti € 20.443,86
B3 incentivo 2% di A € 2.348,22
totale € 115.718,70
Importo approvato ed impegnato € 128.849,65 economie € 13.130,95
 con determina n. 94 del 27/05/2016 è stata corrisposta alla ditta l’anticipazione 
contrattuale interamente decurtata dalla liquidazione del primo SAL;
 con determina n. 135 del 11/08/2016 è stato liquidato parzialmente il primo SAL al netto dell’anticipazione contrattuale;
 con determina n. 158 del 08/09/2016 è stato liquidato il saldo relativo al primo SAL;
 con determina n. 165 del 23/09/2016 è stato liquidato il saldo relativo al secondo SAL;
 con determina n. 187 del 27/10/2016 è stato liquidato il saldo relativo al terzo SAL;
 con determina n. 45 del 17/02/2017 è stato liquidato il saldo relativo al quarto SAL;
 con determina n. 164 del 31/03/2017 è stato liquidato il saldo relativo al quinto ed ultimo SAL;
 visti i certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti e la richiesta di informativa antimafia (prot. 3476 del 22/03/2016);
visto il DURC richiesto d’ufficio attestante la regolarità contributiva fino al 02/05/2017;
 L’ impresa, a garanzia degli obblighi da assumere con il contratto, ha costituito cauzione definitiva n. 360988659 rilasciata dalla compagnia Generali agenzia Certaldo 326 00
per l’importo di euro 31.163,62;
 Che l'impresa ha firmato il registro di contabilità senza riserve;
 Che i lavori sono finiti in tempo utile;
 Che durante l'esecuzione dei lavori non si sono verificati infortuni per i lavoratori;
 Che non sono risultati errori rilevanti;
 La pubblicazione degli avvisi ad opponendum, come prescritti dall’art. 189 del D.P.R. 554/1999, è stata sostituita dalla certificazione del direttore dei lavori trattandosi di lavori che non hanno dato luogo ad occupazioni temporanee o permanenti di proprietà private e non essendo stati arrecati danni diretti ed indiretti alle medesime
 Che l'impresa ha adempiuto in modo soddisfacente gli obblighi derivanti dal contratto e dagli ordini e disposizioni impartite dalla direzione lavori durante il loro corso;
 Che tutte le singole categorie di lavoro eseguite si confanno in tutto e per tutto alle registrazioni che sono state fatte sui documenti contabili;
 Che nella contabilità dei lavori sono stati applicati regolarmente e unicamente, i prezzi di contratto e quelli successivamente concordati e approvati;
 visti i documenti attestanti la regolarità contributiva;
Il RUP
arch. Sandro D’Arpa
Tutto ciò premesso,
Il responsabile del settore V, visto ed approvati il superiore documento
DETERMINA
 approvare la contabilità finale redatta dal DL in contraddittorio con la ditta appaltatrice, e dare atto che i lavori, sono stati realizzati entro il tempo utile.
Imp. 146/2016
Il Responsabile del Settore
Arch. Enrico Minafra
BOLOGNA STEFANO, CIG 6037343D0A, CMC MISILMERI, Croce Antonio, D'Arpa Sandro, GIAMBRUNO MONICA, IMPIANTI ILLUMINAZIONE 2015, MINAFRA ENRICO, RUP, VALGUARNERA SERGIO, 2017 28 APRILE DETERMINA MINAFRA ENRICO 209 IMPIANTI ELETTRICI COMUNALI 2005 RUP SANDRO D'ARPA

28 APRILE 2017 ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE CONFERENZA DEI SERVIZI DECISORIA AUTORIZZAZIONE A.I.A. ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE

LO SHOW DEL SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE STEFANO BOLOGNA 



27 APRILE 2017 ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE CONFERENZA DEI SERVIZI DECISORIA AUTORIZZAZIONE A.I.A. ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE.IL SINDACO STEFANO BOLOGNA METTE IN DISCUSSIONE IL DIRITTO DI PARTECIPAZIONE DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE DELLA DEPUTATA CLAUDIA MANNINO E DEI RAPPRESENTANTI  DEL P.D. " io non non riesco a capire chi rappresenti tu di isola pulita se non te stesso sei celebroleso................."  " per il fatto di essere onorevole Mannino non gli da il diritto di partecipare.........." non contento alla fine della conferenza si produce in uno show senza senso rivolro a Pino Bruno: " stai zitto tu cognato del mafioso sei un mafioso ..." urlando ormai fuori dalla sala  mentre percorre il corridoio urlando " mafioso cognato del boss mafioso.........anzi superboss superbossssssssss" ma lasciamo parlare l'audio.......

https://drive.google.com/file/d/0B5sK2PuWwE5iWWtOSXluYzRVZFJzUU9sSHQwU29fWlEtYjN3/view?ts=59e9d063


27 APRILE 2017 ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE CONFERENZA DEI SERVIZI DECISORIA AUTORIZZAZIONE A.I.A. ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE 28 APRILE 2017, AIA, ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE, BOLOGNA, CACCETTA, ciampolillo, INSULTI, ITALCEMENTI, LICATA, PINO BRUNO, pizzo, RAPPA ROCCO, SEI IL COGNATO DEL MAFIOSO, TOIA,GENIO CIVILE TRAPANI,

Thursday, April 27, 2017

2017 23 Giugno Facebook Pino Ferrante Monti Maximo i Vigliacci i 4 Amici Al Bar Le Terrazze Il Comitato Della Legalita' Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitatirocco Rappa Croce

2017 23 Giugno Facebook Pino Ferrante Monti Maximo i Vigliacci i 4 Amici Al Bar Le Terrazze Il Comitato Della Legalita' Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati rocco Rappa Croce


2017 5 Giugno Facebook Monti Maximo Bologna Stefano Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia

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2017 5 Giugno Facebbok Marco Razzetti Ha Commentato Il Post Di Maximo Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia



2017 5 Giugno Facebook Marco Razzetti Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia

2017 5 Giugno Facebook Monti Maximo Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia

2017 5 Giugno Facebook Maximo Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia CALTANISETTA 



2017 5 Giugno Facebook Maximo Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia
2017 5 Giugno Facebook Maximo Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia

2017 5 Giugno Facebook Maximo Monti Ferrante Ciampolillo Dionisi Gradino Bologna 4 Amici Al Bar Terrazze Comitati Rocco Rappa Croce Antonio Equitalia

1970 17 Novembre Relazione Pio La Torre Commissione Parlamentare Antimafia Leoluca Orlando Cascio Ciancimino d.c. Lima Vassallo Falcone Csm

1970 17 Novembre Relazione Pio La Torre Commissione Parlamentare Antimafia Leoluca Orlando Cascio Ciancimino d.c. Lima Vassallo Falcone Csm



Dottor Giuseppe Lima, fratello del deputato Salvo Lima, nasce a Palermo il 26 aprile 1935 assume la carica di direttore sanitario dell’ospedale civico di palermo dal 1974 al 1988.

Sindaco di Isola delle Femmine dal 1956 al 1960 dopo una legislatura di antonio di maggio viene rieletto lima giuseppe dal 1964 al 1968


 Beppe Lima al ministro: "Non rompermi i c... e fai atterrare a Punta Raisi il tuo aereo". E il malato atterrò a Napoli due ore dopo con l' aereo del ministro. Tempi andati, un' altra èra. Allora comandavano, i Lima.

6 novembre 1981 Omicidio di Sebastiano Bosio. A Palermo, è ucciso il chirurgo Sebastiano Bosio. Secondo le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, aveva curato male Pietro Fascella nato a Palermo il 10.04.1935;, ferito dalla polizia in un blitz durante un summit di mafia.


NINO MADONIA Fu arrestato nel 1987, tuttavia nonostante l'ergastolo inflittogli al maxiprocesso di Palermo, il più importante boss della Commissione dei mafiosi siciliani trascorse diversi mesi non nel Carcere dell'Ucciardone, ma all'Ospedale Civico di Palermo. Il direttore dell'edificio sanitario era Giuseppe Lima, fratello di Salvo Lima, membro del parlamento e sospettato di legami con la Mafia


TRIBUNALE PENALE E CIVILE DI PALERMO  I^ SEZIONE PENALE VERBALE DI TRASCRIZIONE UDIENZA

Proc. Penale
Ud. del 22/05/96
A CARICO DI GIULIO ANDREOTTI


BONFERRARO S.:
E allora, ripeto il padre dell'onorevole Lima Salvatore si identifica per Lima Vincenzo  di Giuseppe e Pergola Maria nato a Palermo l'08/02/1894 deceduto il 03/06/1979. Lo stesso si è coniugato in prime nozze l'1/07/1922 con Rao Vittoria di Salvatore e Taormina Domenica nato a Patti l'1/07/1906, deceduto a Palermo il 06 agosto 1972; entrambi erano già residenti in questo viale Lazio. Il 02/10/1972 Lima Vincenzo si è risposato con Chiarello Anna fu Francesco e fu Milazzo Rosalia nato a Palermo l'11 gennaio 1926. Gli stessi, dopo le nozze andavano a risiedere in questa via Tascalanza; via Tascalanza sarebbe una, diciamo parallela della via Regione Siciliana. Chiarello Anna, alla morte del coniuge, invece andava ad abitare in via Carmelo Trassello, una traversa di Corso Calatafimi. Dall'unione con la prima moglie, quindi Rao Vittoria, sono nati Lima Giuseppe il 26/04/1923 ivi residente in via Pignatelli D'Aragona, già direttore e sanitario dell'ospedale Civico di Palermo, pregiudicato per furto, coniugato lo stesso in prime nozze con Bergomi Caterina di Bartolo e Sidoti Giuseppa, nata a Palermo l'11 febbraio del 1925 che è deceduta nel 1989. Alla morte di questa il Lima Giuseppe si è rispostato nel 1922 con Gucciardo Giuseppa nata a Termini Imerese il 02/12/1938. Poi abbiamo Lima Maria....



Palermo.  20 dicembre 2011 Tra il primario dell'ospedale Civico Sebastiano Bosio, ucciso il 6 novembre 1981 sotto il suo studio medico da Cosa nostra, e l'allora direttore sanitario del Civico Beppe Lima c'erano rapporti tesi. «Tra i due c'era un rapporto di discussioni accese e Bosio durante le riunioni tra primari si alzava spesso per contestarlo». A confermarlo in aula, davanti ai giudici della Corte d'assise di Palermo, al processo per l'omicidio Bosio, è il professor Renato Albiero, ex collega di Bosio. Interrogato dal pm Lia Sava, Albiero, oggi settantenne, ricorda i rapporti non idilliaci tra Bosio e Lima, fratello dell'ex deputato Dc ucciso nel '92 dalla mafia. Alla sbarra un unico imputato, Antonino Madonia, collegato in videoconferenza. «Bosio non faceva parte dell'entourage di Lima - dice Albiero - e non gliele mandava a dire». Alla domanda se Lima avrebbe fatto pressioni per il ricovero di personaggi vicini alla mafia, Albiero ha risposto: «A me personalmente no, ma io arrivavo da Verona ed ero ritenuto »inaffidabile«. Quindi non mi è mai stato chiesto nulla». Lo stesso Albiero ricorda poi di avere avuto tra i suoi pazienti personaggi 'eccellentì vicini a Cosa nostra, tra cui uno dei fratelli Greco. Nell'ultima udienza la vedova di Bosio, Rosalba Patania, ha ricordato una telefonata «molto accesa» tra il marito e Beppe Lima. «Mio marito gli disse con tono arrabbiato: 'se continui ti denuncio'. Io ero agitata. Sicuramente si trattava di un ricovero che mio marito non voleva fare». E alla domanda se si è fatto un'idea sul motivo che ha portato Cosa nostra all'uccisione del medico, Albiero ha detto: «Secondo le chiacchiere che giravano avrebbe rifiutato di fare delle prestazioni sanitarie».
Alla domanda se ricorda dei ricoveri di personaggi mafiosi nel reparto della vittima, il medico risponde: «Sì, certo. Ricordo, ad esempio, il ricovero di
Pietro Fascella. Gli abbiamo salvato la gamba che era in condizioni disastrose. Fu ricoverato poco prima dell'omicidio del professor Bosio». Non ha saputo rispondere, così come poco prima l'altro teste, Renato Albiero, se ci fossero state delle pressioni da parte dell'allora dirigente sanitario Beppe Lima per il ricovero di qualcuno. «Non mi risulta», si limita a dire Aricò. Occhi puntati anche sulla permanenza dei detenuti nei reparti. Così, poco prima, durante la prima testimonianza, Renato Albiero ha ricordato dui avere ricoverato nel suo reparto uno dei due fratelli Greco. «Lo tenemmo nel reparto meno del solito e qualcuno si era meravigliato. Non era frequente che chi entrava nel reparto del detenuto restava poco tempo. C'era l'abitudine dei detenuti di allungare i tempi di permanenza»




1964 21 GENNAIO RAPPORTO BEVIVINO PREFETTO PALERMO ISPEZIONE AL COMUNE DI PALERMO LICENZE EDILIZIE ABUSIVISMO CIANCIMINO LIMA VASSALLO GIOIA



      Dalla relazione della commissione ispettiva I nominata con decreto del presidente della Regione siciliana n. 25719 del 15 novembre 1963, integrata con decreto n. 0212 del 21 gennaio 1964, per una « Ispezione straordinaria presso il comune di Palermo » (Relazione Bevivino). (Relazione Bevivino - pagina 21)




 Situazione amministrativa delle pratiche relative alle costruzioni sprovviste di licenza o comunque abusive. Nel corso della costruzione di un edificio, gli uffici tecnici comunali sono tenuti ad effettuare ispezioni allo scopo di verificare l'esatta rispondenza dei lavori al progetto approvato. Normalmente i rilievi che si contestano riguardano o la difformità dei lavori dal progetto approvato o la mancanza di licenza di costruzione. A richiesta della commissione, era stato rimesso in un primo tempo un elenco dei verbali contravvenzionali per infrazioni edilizie relative agli anni dal 1959 (novembre) al 1963, dal quale risultava che per tutti i verbali elencati, in numero di 213, non era stato ancora adottato alcun provvedimento definitivo da parte dell'amministrazione. Ciò anche per atti che risalivano a molti anni addietro. 

Sollecitato di chiarimenti su tale circostanza, il direttore dell'ufficio tecnico ha chiesto di poter disporre un riesame dei fascicoli ed ha quindi ripresentato alla commissione lo stesso prospetto ma aggiornato (allegato 13), dal quale risulterebbe che le pratiche contravvenzionali tuttora in corso di espletamento sono 110, di cui soltanto 10 interessano edifici ubicati nel centro urbano e costituenti le infrazioni più onerose (allegato 14). 

Come si può rilevare, molti progetti figurano « regolarizzati » a distanza di molti mesi dall'accertamento dell'infrazione. È ancora da notare che le comunicazioni alla sezione urbanistica del provveditorato alle opere pubbliche con la richiesta del parere di competenza ai sensi dell'articolo 32 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, hanno avuto corso soltanto in questi giorni. 

A tale proposito il responsabile del servizio (dirigente della sezione III/S) al quale la commissione ha fatto rilevare il notevole ritardo con cui si sta procedendo a questo adempimento, ha giustificato l'evidente inerzia con la carenza di personale, ammettendo inoltre esplicitamente che si sta dando corso alla mancata procedura amministrativa dopo gli accertamenti di questa commissione. Anche il capo dell'ufficio tecnico ebbe ad avvertire tale deficienza. Talché nel luglio dello scorso anno, ritenne necessario diramare un ordine di servizio (allegato 15), con il quale si davano disposizioni ai dipendenti uffici per la esecuzione delle procedure previste dalla legge. Peraltro, come si è visto, con assai scarso risultato.

(Relazione Bevivino - pagina 31) Convenzione tra il comune e i signori Terrosi e Consorti per l'approvazione di un piano di zona di iniziativa privata riguardante l'appezzamento dì terreno in località Cirato delle Ròse. 

L'ingegner Colaianni e l'ingegner Ferretti, del gruppo consiliare comunista, hanno presentato alla commissione ispettiva un " promemoria (allegato 19) nel quale, al punto 1), viene segnalato che il piano regolatore generale 1959 definisce « zona convenzionata » un'area di proprietà Terrasi e Consorti, che non risulterebbe, agli esponenti, ancora convenzionata con atto pubblico. La commissione ispettiva ha potuto accertare, sull'argomento, quanto segue. Con delibera n. 133 del 12 ottobre 1955, il commissario del comune di Palermo approvò un compromesso tra il comune ed i signori Terrasi e Consorti, stipulato tra l'allora sindaco Scaduto ed i predetti. La giunta provinciale amministrativa, nella seduta del 9 dicembre dello stesso anno, rinviò la delibera commissariale in considerazione della eccessiva ed ingiustificata onerosità del compromesso nei confronti dell'amministrazione comunale. Il comune, in data 29 febbraio 1956, controdedusse e la giunta provinciale amministrativa accogliendo le osservazioni, approvò la delibera nella seduta del 23 marzo 1956 (n. 24975 Div. 4'). 

Tuttavia, nell'agosto del 1957, l'ufficio comunale dei lavori pubblici propose la revoca di tale delibera, ritenendola superata dal piano regolatore generale del 1956; la giunta municipale, in accoglimento di tale proposta, con sua delibera n. 4983 del 14 novembre 1957, revocò la delibera commissariale n. 133. La commissione provinciale di controllo non riscontrò in tale provvedimento vizi di legittimità. Il provvedimento di revoca adottato, come sopra detto, dalla giunta municipale fu ratificato dal consiglio comunale con delibera n. 486 del 23 novembre 1959. Il provvedimento di revoca era ispirato alla necessità di salvaguardare il piano regolatore generale. Ma nel 1962, e precisamente il 30 aprile, il consiglio comunale, con delibera n. 290, decise inopinatamente di approvare la convenzione Terrasi. 

La commissione provinciale di controllo, peraltro, in data 25 luglio 1962 pronunciò l'annullamento della delibera ed il segretario generale del comune, con sua lettera del 22 aprile 1963 diretta all'assessore ai lavori pubblici comunicò che lo schema di convenzione Terrasi, dopo l'annullamento da parte della commissione provinciale di controllo doveva essere riproposto ex novo. Ciò non pertanto, il piano regolatore generale del 1959, come risulta dall'elaborato al 1:2000, foglio 19, riporta una zona convenzionata sui terreni di Terrasi e Consorti (allegato 20). Non risulta, a tutt'oggi, stipulata, con atto pubblico, alcuna regolare convenzione. Infatti la nuova convenzione non è stata ancora approvata dal consiglio comunale. 

(Relazione Bevivino - pagina 35) La Lomia Vittorio - Tagliavia Romano - Hugonj Vincenzo - Costruzione di un edificio per civile abitazione in via Notarbartolo angolo via Libertà. 

La pratica ha inizio il 25 luglio 1960, quando i nominati in oggetto presentarono all'ufficio tecnico comunale un piano di lottizzazione, relativo alle particelle catastali, 63, 65, 66, 68, 73 e 74. La sezione per il piano regolatore dell'ufficio tecnico rilevò che il progetto ricadeva parte in zona di edilizia a densità fondiaria di 21 metri cubi/metri quadrati, classe F6 e parte in zona edilizia a densità 16 metri cubi/metri quadrati, classe FA secondo il piano regolatore generale approvato dal presidente della Regione (allegato 21). Tale piano di lottizzazione venne approvato dalla commissione edilizia nella seduta del 25 luglio 1960 (lo stesso giorno della presentazione del progetto) a condizione «che per una profondità di metri 40 dall'allineamento di via Notarbartolo, l'altezza dell'edificio prevista nel lotto A non superi i metri 28 e che il distacco dal confine Moncada sia portato a metri 14». Tale condizione rispecchiava il dettato dell'articolo 19, lettera A), del regolamento edilizio integrativo.


Successivamente, in data 12 ottobre 1960, la commissione edilizia diede parere favorevole a che il distacco, già previsto in metri 14, dal confine Moncada, venisse ridotto a metri 10. Il 29 dicembre 1960, i proprietari presentavano una variante al piano di lottizzazione, con la quale il progetto si adeguava alle condizioni dettate dalla commissione edilizia nella seduta del 25 luglio. Prevedeva, inoltre, l'aggiunta di un corpo alto metri 24 sul fronte di via Notarbartolo. La commissione edilizia, su conforme parere degli uffici tecnici, concesse il nulla osta di sua competenza nella seduta del 9 gennaio 1961. Questa, la fase relativa all'approvazione del piano di lottizzazione. Il 16 gennaio 1961 venne presentato dai proprietari un progetto per la costruzione di un fabbricato di civile abitazione, uffici e negozi (allegato 22). 

Nella stessa giornata la commissione edilizia diede parere favorevole al progetto per la parte strutturale, a condizione che venisse presentato un dettagliato studio dei progetti, e venne rilasciata regolare licenza di costruzizone il 23 febbraio, con n. 202. Tuttavia ancor prima di venire in possesso della licenza e precisamente il 18 gennaio 1961, il signor La Lomia presentò una variante al progetto edilizio approvato, consistente in un diversa distribuzione interna e nella determinazione ad appartamenti del piano tipo ed a magazzini del piano terra per l'ultimo tronco dell'edificio di metri 38 prospettante via Notarbartolo angolo via Libertà. Inoltre era prevista la progettazione di un piano attico, non indicato nel precedente progetto. La variante presentava anche un dettagliato studio dei prospetti, come richiesto dalla commissione edilizia. La commissione edilizia, il 6 febbraio 1962 esaminava il progetto e lo rinviava per un migliore esame. Il 10 luglio dello stesso anno, in seguito a tale decisione, i proprietari presentavano un altro progetto di variante (allegato 23).


La commissione edilizia lo prendeva in esame il 17 luglio e così si esprimeva: « sentito il relatore, il quale illustra le particolari condizioni in cui si trova l'area, sia in rapporto alle prescrizioni dell'articolo 19 del regolamento integrativo sia in rapporto alle previsioni del piano regolatore generale quale è risultato dal decreto presidenziale di approvazione dello stesso, così come si legge nella relazione d'ufficio dell'I 1 luglio 1962, esprime parere — in linea d'interpretazione delle prescrizioni di piano regolatore generale — che in quella cantonata posta all'angolo sud-est tra via Libertà e via Notarbartolo debba sorgere un edificio che risolva il problema del raccordo con il complesso edilizio fronteggiante sulla cantonata .apposta a nord-est, e tenga conto di tutti i problemi estetici relativi alla visione dei prospetti su via Notarbartolo, su via Libertà e sul verde privato. Pertanto, poiché il progetto di variante non corrisponde a tali requisiti, la commissione edilizia non ritiene di approvarlo ». Tre giorni dopo, e precisamente il 20 luglio, il La Lomia ripresentava altro progetto di variante dei progetti e delle piante del piano terra e del piano quinto. 

Lo stesso giorno 20 luglio, la commissione edilizia, mentre confermava il parere espresso il 17 luglio sulla necessità che nell'angolo sorgesse un edificio che assicurasse il raccordo armonico con l'altra cantonata, riteneva che: a) per consentire la costruzione 'dell'edificio sarebbe stato necessario derogare alle norme dei distacchi e consentire che in questo caso la distanza tra il confine di verde privato e il fronte dell'edificio fosse quello di metri 1,50 stabilito dal codice civile; . b) che tale riduzione, nel mentre avrebbe consentito che sulla via Libertà potesse prospettare un corpo di fabbrica di larghezza appena sufficiente ai fini estetici, non avrebbe arrecato inconveniente di ordine igienico nel distacco, essendo quest'ultimo confinante con una zona di verde privato; ed esprimeva pertanto parere favorevole a che il consiglio comunale, a norma dell'articolo 19, lettera h), del regolamento edilizio integrativo, approvasse il progetto, che avrebbe assicurato il raccordo armonico con il complesso edilizio posto nell'altra cantonata. 

Il consiglio comunale, con atto deliberativo n. 340 del 20 luglio (lo stesso giorno — quindi — in cui fu presentato il progetto ed ebbe luogo la seduta della commissione edilizia) a seguito anche del parere favorevole espresso dall'ufficio legale, approvò, ad unanimità di voti con l'intervento di 51 consiglieri sui 60 assegnati al comune di Palermo, il progetto per la costruzione dell'edificio. È da mettere in evidenza che l'ordine del giorno per la seduta del consiglio comunale del 20 luglio 1962 porta la data del 14 luglio stesso anno ed al n. 48 è registrato l'affare « approvazione, a norma dell'articolo 19 del regolamento edilizio integrativo, del progetto per la ricostruzione dell'edificio posto ad angolo sud-est fra via Notarbartolo e via Libertà ». Il progetto in esame, come si è visto sopra, fu presentato il 20 luglio. La commissione provinciale di controllo, con provvedimento emesso nella seduta del 10 agosto 1962, e trasmesso al comune con il foglio n. 12578/15421 dell'I 1 agosto stesso anno, annullò tale delibera consiliare. L'amministrazione comunale, senza nulla innovare al contenuto dell'atto deliberativo annullato, con due deliberazioni della giunta municipale n. 2789 del 18 settembre 1962 e n. 2988 del 19 ottobre stesso, anno riprodusse l'argomento dell'approvazione del progetto La Lomia conformemente alla deliberazione consiliare del 20 luglio. Con lettera datata 20 novembre 1962 n. 7767, il presidente della commissione provinciale di controllo, a seguito di carteggio intercorso, comunicava al sindaco di Palermo « che la deliberazione in oggetto (ricostruzione dell'edificio di civile abitazione di proprietà La Lomia e Consorti sito in via Notarbartolo angolo via Libertà) è stata riconosciuta legittimamente adottata nella seduta di questa commissione di controllo del 9 novembre 1962 ». Corre l'obbligo a questa commissione di rilevare che fino al 25 gennaio 1964 (data della presente indagine), le due delibere di giunta municipale sopra citate, adottate con i poteri del consiglio, non sono state ratificate. 

Risulta che la deliberazione n. 2988 è già iscritta all'ordine del giorno del consiglio comunale, che sarà diramato nei primi giorni del corrente mese di febbraio (allegato 24). (Relazione Bevivino - pagina 62) Vassallo Francesco - Edificio in via Quarto dei Mille 9. 

L'impresa Francesco Vassallo, il giorno 18 aprile 1961, presentò un progetto per la costruzione di un edificio in via Quarto dei Mille, comprendente uno scantinato, un piano terra, sei piani elevati ed un piano attico. L'edificio ricadeva in zona a densità fondiaria di 14 metri cubi/metri quadrati della classe F3, secondo il piano regolatore generale del 1959. La costruzione doveva sorgere in zona già edificata. La sezione III/B dell'ufficio, tecnico espresse il parere che il progetto doveva essere esaminato secondo le norme del regolamento edilizio ordinario; secondo tali norme il progetto risultava regolare. In data 16 maggio 1961, la commissione edilizia espresse parere favorevole, e venne rilasciata la licenza di costruzione n. 856 per un piano scantinato, un piano terra, sei piani elevati ed un piano attico. La ditta Vassallo ripresentò, per altro, un nuovo progetto il 4 febbraio 1963, con una variante consistente nella aggiunta di un superattico ed in modifiche planimetriche al piano terreno e al primo piano.


Con questa variante, inoltre, venivano ridotti i cortili in corrispondenza del piano terreno e del primo piano e ciò allo scopo di poter ampliare l'edifìcio. La commissione edilizia, in data 12 febbraio 1963, espresse parere favorevole alla variante. La commissione ispettiva ha ritenuto di disporre un sopralluogo (allegato 33), dal quale è risultato che la costruzione eseguita è difforme dal progetto approvato. E precisamente: a) il piano superattico non è arretrato nel retro prospetto, come era previsto nel progetto di variante; b) sono stati eseguiti nel retroprospetto piccoli corpi aggiunti lungo i corpi di fabbrica fino al confine e per l'altezza del solo primo piano (allegato 34). I rapporti per l'abitabilità (allegato 35) ed il certificato di fine lavori (allegato 36) compilati dall'ufficio tecnico rispettivamente il 3 ottobre 1962 ed il 1° dicembre 1962 dichiarano' invece che la costruzione è conforme al progetto approvato. Su quest'ultima circostanza, il capo dell'ufficio tecnico — a richiesta della commissione ispettiva — ha fornito alcuni chiarimenti (allegato 37), secondo i quali i corpi abusivi risultano tecnicamente costruiti dopo il rilascio del certificato, che non è « coperto » da licenza e per cui non è stato rilasciato il rapporto di abitabilità. 

(Relazione Bevivino - pagina 64) Moncada Girolamo - Costruzione in via Lazio - Edificio F. La costruzione rientra in zona edilizia a densità fondiaria 12,5 metri cubi/metri quadrati - classe £8, secondo il piano regolatore generale del 1959 (variante n. 3). 

L'edificio fa parte della lottizzazione Lipari e Taormina (allegato 39); i corpi bassi ed il piano attico del costruendo edificio non erano previsti nella lottizzazione. II progetto venne presentato il 12 giugno 1961 (periodo di vacanza delle norme di salvaguardia). La commissione edilizia, esaminatolo il 20 giugno 1961, espresse parere favorevole, con l'esclusione dei corpi bassi e del piano attico. Venne, quindi, rilasciata la licenza di costruzione 1457 del 30 ottobre 1961, per scantinato, piano terra e sette piani elevati. Il 4 agosto 1961, e cioè prima del rilascio della licenza, venne presentata una variante al progetto originario; consisteva nella aggiunta di uno stenditoio coperto e di corpi bassi. La commissione edilizia espresse parere favorevole alla variante il 6 settembre 1961. La commissione ispettiva ha ritenuto opportuno disporre una ispezione in data 18 gennaio corrente anno dalla quale è risultato che: a) è stato costruito il piano attico; b) il corpo basso di cui al grafico di progetto è stato modificato ed ampliato, come dalle linee rosse segnate nello stesso grafico di piano terreno (allegato 39). Detti lavori di modifica ed ampliamento sono tuttora in corso di esecuzione; le nuove strutture murarie sono state presumibilmente aggiunte dopo la ultimazione dell'edificio principale. 

La commissione ispettiva ha chiesto chiarimenti su tale circostanza al dirigente dell'ufficio tecnico, il quale ha presentato una dichiarazione del competente servizio (allegato 40) dalla quale emerge che, ove la ditta avesse presentato spontaneamente nel 1960 progetto di variante per la costruzione del detto piano attico, questa avrebbe potuto approvarsi. Si ricorda che la commissione edilizia nella seduta del 20 giugno 1961 aveva escluso la costruzione del piano attico. 

(Relazione Bevivino - pagina 66) Natoli Anna in Cataliotti - Costruzione in corso Calatafimi angolo via Marinuzzi Il progetto di costruzione venne presentato il 2 febbraio 1960. 

Secondo quanto osservato dalla sezione V dell'ufficio tecnico, l'edificio ricadeva in zona di espansione a densità 3,5 metri cubi/ metri quadrati - classe i?10, secondo il piano regolatore generale del 1599 (allegato 41). La sezione II1/B, per quanto di sua competenza, osservò che l'edificio aveva una cubatura di 16734 metri cubi, mentre la cubatura calcolata secondo le norme dello stesso piano regolatore generale era di 5000 metri cubi. 

Esaminato con il regolamento edilizio, il progetto sarebbe risultato conforme; mentre, come si è detto, per il piano regolatore generale la cubatura risultava molto superiore a quella consentita. La commissione edilizia diede parere favorevole il 22 febbraio stesso anno senza porre alcuna condizione, per un piano terra, sette piani ed un piano attico. Si osserva che la commissione edilizia non ritenne di doversi adeguare ai rilievi della sezione III/B dell'ufficio tecnico e non ritenne di applicare le norme del piano regolatore generale che, nel periodo in esame, erano salvaguardate. Inoltre, in data 24 ottobre 1960, venne presentato, questa volta a nome di Vassallo Francesco, un progetto di variante per la costruzione di un ottavo piano sul corso Calatafimi. La sezione 1II/B e lo stesso dirigente dell'ufficio tecnico confermarono che tanto il progetto quanto la variante non rispettavano, per cubatura ed altezza, le norme del piano regolatore generale. La commissione edilizia, tuttavia, non tenendo conto, ancora una volta, del parere degli uffici tecnici, espresse il voto favorevole alla variante. In sostanza, la commissione edilizia e, successivamente, gli amministratori, non hanno ritenuto, per il progetto in esame e per gli altri casi analoghi, di avvalersi delle norme di salvaguardia, perché — a loro avviso — le soluzioni dei progetti in esame non "sconvolgevano" il piano regolatore generale. Al contrario, secondo questa commissione ispettiva, una notevole diversa den sità fondiaria in un dato lotto, turba gravemente l'equilibrio urbanistico della zona. 

Nel caso in esame, il volume è stato più che triplicato (16.734 metri cubi), oltre l'ottavo piano della variante, in confronto ai 5000 metri cubi previsti e concessi dal piano regolatore generale. Mentre, sia nel certificato di fine lavori (allegato 42) sia nel rapporto di abitabilità (allegato 43) viene affermato che la costruzione è conforme ai progetti approvati, da un sopralluogo disposto da questa commissione ispettiva (allegato 44) è risultato che l'impresa: a) ha unificato gli ingressi; b) ha costruito dei corpi bassi; e) ha aumentato lo spessore dei corpi di fabbrica; d) ha ridotto la terrazza del piano attico; tutto ciò senza che, dal fascicolo, risulti alcuna approvazione da parte degli organi comunali. Il capo dell'ufficio tecnico, a richiesta della commissione ispettiva, ha fornito in merito alcuni chiarimenti (allegato 45), dai quali risulterebbe che i corpi abusivi sarebbero stati costruiti in epoca posteriore agli accertamenti degli uffici. 

(Relazione Bevivino - pagina 69) Moncada Girolamo e Messina Eugenio - Costruzione di due fabbricati in via Nino Bixio. 

Il progetto venne presentato il 14 ottobre 1959. La costruzione, secondo il parere espresso dalla sezione V dell'ufficio tecnico, rientrava in zona di espansione a densità edilizia urbana fino a 2,5 metri cubi/metri quadrati, secondo il piano regolatore del 1956. La sezione III/B, osservato che l'edificio rientrava nella lottizzazione D'Arpa e fratelli, approvata dalla commissione edilizia nella seduta del 1° dicembre 1958, rilevava che il progetto non si uniformava a detto piano di lottizzazione per la maggiore lunghezza prevista negli edifici: tre metri per l'edificio B e due metri per l'edificio C, con conseguente aumento di 1.000 metri cubi di volume. Non si uniformava inoltre allo stesso piano di lottizzazione per il minore distacco dagli edifici stessi in corrispondenza del collegamento a terrazza (metri 4,70 anziché metri 6). Il progetto prevedeva, inoltre, un piano rientrante che non risultava arretrato in maniera regolamentare. Entrambi i piani attici risultavano arretrati, su tre fronti, di metri 2 anziché di metri 3,40; in corrispondenza del quarto fronte erano a filo del fabbricato. La commissione edilizia, il 9 novembre 1959, espresse parere favorevole alla unica condizione che venise eliminato il piano attico. 

' Successivamente, in data 23 marzo 1960, il signor Moncada presentò un progetto di variante. La sezione llllB, esaminato il progetto di variante, osservò che la planimetria non corrispondeva alle previsioni del progetto e che era prevista una maggiore altezza' di quella indicata nel piano di lottizzazione D'Arpa e fratelli (metri 25,40 anziché metri 21). La commissione edilizia, il 31 gennaio 1961, espresse parere favorevole, a condizione che il piano attico venisse arretrato su tutti i fronti in misura regolamentare e che fossero rispettati i distacchi e gli arretramenti previsti nel piano di lottizzazione. Venne ancora presentata altra variante, in data 1" luglio 1961, consistente nella costruzione di un piano attico nei due edifici e di ulteriori ambienti sopra il piano attico (già escluso come si è detto sopra, dalla commissione edilizia). La sezione III/B osservò che la variante non era regolamentare, perché non solo non venivano arretrate le fabbriche, come aveva prescritto la commissione edilizia, ma anche perché venivano ulteriormente ridotti gli arretramenti e l'interpiano (ridotto a metri 2,90).

La commissione edilizia espresse, peraltro, parere favorevole alla variante il 4 luglio 1961, senza porre alcuna condizione. La licenza di costruzione (n. 1006) venne concessa il 25 luglio 1961. 

(Relazione Bevivino - pagina 72) Vassallo Francesco - Edificio A, B, C e D in via Lazio. Il progetto di costruzione degli edifici sopra indicati fu presentato all'ufficio tecnico il 27 gennaio 1961. 

Faceva parte di un piano di lottizzazione a nome Lipari e Citarda, approvato dalla commissione edilizia il 13 giugno 1960. Comprendeva uno scantinato, un piano terra, un ammezzato, sei piani elevati ed un attico. Rientrava, secondo la relazione della competente sezione V, in zona edilizia a densità fondiaria di 9 metri cubi/metri quadrati della classe E7, secondo il piano regolatore generale del 1959. Secondo le osservazioni della sezione 1II/B, la superficie coperta con corpi bassi superava quella ammessa dalle norme di attuazione di metri quadrati 1,50, su metri quadrati 680. La commissione edilizia, nella seduta del 30 stesso mese (tre giorni dopo la presentazione del progetto) si espresse favorevolmente senza porre alcuna condizione. Il 3 giugno 1962, l'impresa presentò una variante relativa a tutti e quattro gli edifici, consistente nella creazione di uno scantinato, di un seminterrato e di un piano rialzato facente parte dei corpi accessori. Con tale variante, si superava di circa metri quadrati 200 la superficie, e di centimetri 80 l'altezza ammissibile. La commissione edilizia il giorno 5 successivo (due giorni dopo la presentazione della variante) diede parere favorevole senza porre alcuna condizione. Si osserva che l'impresa, con i corpi bassi di metri 4,80 di altezza, anziché di metri 4, ha potuto realizzare due elevazioni (piani) al posto di una. In data 17 novembre 1962 l'impresa presentò un'altra variante per gli edifici B e C, consistente di una diversa distribuzione interna; la commissione edilizia espresse parere favorevole il 20 stesso mese. Si rileva che l'amministrazione comunale ha concesso la licenza al progetto originario e alle successive varianti nelle more della stipulazione della convenzione. 

Questa procedura, è stata seguita dalla amministrazione nella maggior parte dei casi esaminati dalla commissione ispettiva. Per quanto riguarda il progetto delle costruzioni in esame, si osserva che esso prevedeva un fronte di metri 115. Tale fronte era regolamentare nel momento della presentazione del progetto (gennaio 1961). Ma, nelle more del rilascio della licenza, era stato approvato dal presidente della Regione il nuovo piano regolatore generale, nel quale veniva tra l'altro determinato in non più di 100 metri (articolo 72 delle norme di attuazione) il fronte degli edifici del tipo di quello in esame. Da ciò, la perplessità, che si evince dalla lettura degli atti del fascicolo, delle sezioni tecniche competenti, circa il rilascio della licenza con la detta norma della lunghezza infinita e con quella successiva, che limitava a 100 metri la lunghezza infinita (115 metri). In questo modo, è stato possibile all'impresa edificare con una volumetria superiore a quella stabilita dal decreto presidenziale. 

(Relazione Bevivino - pagina 75) Vassallo Francesco - Edifìcio in corso Calatafimi angolo via Torrazzi. 

L'impresa presentò il progetto il 27 aprile 1959. La costruzione rientrava in zona  di espansione a densità edilizia urbana sino a 2,5 metri cubi/metri quadrati del tipo R6 e venne esaminato dai servizi competenti secondo le norme del regolamento edilizio ordinario, al quale il progetto si uniformava. La commissione edilizia concesse parere favorevole il 18 maggio 1959 e venne rilasciata la licenza n. 1208 per un pianterreno e sette piani elevati. Fu presentato successivamente, il 27 ottobre 1960, un progetto di variante consistente in modifiche alla distribuzione dei piani; nella copertura di una" parte del cortile; nella creazione della portineria al di sopra di tale ambiente e nell'ampliamento del settimo piano che si arretrava di metri 2,60 con l'altezza di metri 3. La sezione 11I/B riteneva, nel suo rapporto, insufficiente questo arretramento. 

La commissione edilizia il 3 novembre 1960, espresse parere favorevole, senza porre alcuna condizione ed applicando le norme del piano regolatore generale. Sta di fatto che, dal sopralluogo disposto da questa commissione ispettiva (allegato 46) e contrariamente a quanto dichiarato nel rapporto di abitabilità (allegato 47), l'edificio risulta costruito in difformità al progetto e alle varianti approvate. Infatti, sono stati aggiunti dei corpi al primo piano, come risulta dai disegni allegati (allegato 48). Il capo dell'ufficio tecnico, a richiesta della commissione ispettiva, ha fornito in merito alcuni chiarimenti (allegato 49) secondo i quali sarebbero state effettivamente compiute alcune irregolarità all'atto della costruzione del fabbricato.
                                                                                                                                          


CIANCIMINO, VASSALLO FRANCESCO,,TERRASI,ZANGHI' VINCENZO,LIMA,BEVIVINO,PROVENZANO,PALERMO,ANDREOTTI,ORLANDO LEOLUCA ZANGHI' SANTO,MASSONERIA



1964 21 GENNAIO RAPPORTO BEVIVINO PREFETTO PALERMO ISPEZIONE AL COMUNE DI PALERMO LICENZE EDILIZIE ABUSIVISMO CIANCIMINO LIMA VASSALLO GIOIA