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Thursday, March 09, 2017

Inchiesta Consip, spunta il nome di un consulente di Baccei Rewind/La Consip gestirà gli appalti del G7 e l’ex ad della Consip arriva in Sicilia…Consip, si cerca la svolta su fondi, ruolo dei «faccendieri» e fuga di notizie –di Ivan Cimarrusti e Sara Monaci










Inchiesta Consip, spunta il nome di un consulente di Baccei


Si tratta di Domenico Casalino, ex ad della centrale acquisti del Tesoro che secondo gli inquirenti, “starebbe continuando a dare il suo contributo sulle gare”. Perché gli interessa la Sicilia? Qualcosa a che vedere con il G7? 
Non è indagato. Ma è un personaggio di primo piano nei palazzi del potere: è stato, infatti, amministratore delegato di Consip, la centrale acquisti del Tesoro in questi giorni nell’occhio del ciclone e che si occuperà degli appalti (25 milioni di euro) per il G7 di Taormina.
Parliamo di Domenico Casalino, oggi amministratore delegato di Techno Sky (gruppo Enav) che da due mesi è consulente, a titolo gratuito, dell’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei.
Casalino compare in alcune intercettazioni nell’inchiesta Consip delle Procure di Roma e Napoli, cosa che avrebbe spinto il governatore, Rosario Crocetta, a chiedere conto e ragione a Baccei sulla nomina.
Secondo quanto riportato dall’Ansa, l’assessore non si sarebbe scomposto: “Conosco Casalino da alcuni anni, quando gli ho parlato della carenza di professionalità all’interno della nostra Centrale unica di committenza, s’è offerto di darci una mano nell’individuazione merceologica non sanitaria”.Centrale unica di committenza, va sé, significa appalti. 
“E’ una persona – continua Baccei- che ha molta esperienza, non capisco dove stia il problema. Ci dà qualche consiglio, è ceo di una società pubblica quindi il suo impegno come consulente è limitato”. “Le intercettazioni dell’inchiesta Consip? Non è indagato, se lo sarà si vedrà”, afferma Baccei.
Secondo Vincenzo Figuccia, deputato di Forza Italia, la mossa di Crocetta sarebbe squisitamente politica:”Mentre è evidente che l’entourage del presidente sia schierato su Emiliano e non su Renzi, si sta per chiudere l’esperienza da assessore di Alessandro Baccei. Anche oggi il governatore non ha mancato di prendere le distanze dal tecnico voluto da Faraone tirandolo in ballo per la nomina di un consulente di cui si parla nell’inchiesta Consip. Un modo come un altro, questo, per allontanarlo dal suo governo”.A noi pare più inquietante constatare, ancora una volta, che la rete di relazioni dell’assessore toscano inviato in Sicilia dal Governo Renzi, nonché ex partner di Ernst & Young (cosa che aveva suscitato dubbi poiché si tratta di una società che potrebbe trarre vantaggi dalla dismissione di partecipate regionali tanto cara a Baccei) sia quanto meno discutibile.
Domenico Casalino
In questi giorni si è parlato anche di una sua vicinanza al Monte dei Paschi di Siena con riferimento ai guai che questa banca (leggasi debiti) ha lasciato sul groppone di Riscossione Sicilia quando è uscita dalla compagine azionaria e alle difficoltà di recuperare i soldi dovuti alla società siciliana.
Tornando all’inchiesta Consip, non possiamo scordare che c’è anche un rivolo siciliano:l’appalto per le pulizie all’aeroporto di Palermo da quasi 9 milioni di euro, aggiudicato il 26 aprile dell’anno scorso alla “Romeo gestioni” di Alfredo Romeo. I giornali citano un passaggio dell’informativa redatta dagli investigatori per la Procura di Napoli che definisce la gara una di quelle “gravate, a vario titolo, da forme turbative riferibili potenzialmente a terzi”. Dall’aprile del 2016 l’aggiudicazione è stata bloccata, hanno fatto sapere dalla Gesap.
E a proposito di Casalino,sul Fatto quotidiano leggiamo che “a pagina 510 dell’informativa in cui riportano stralci delle intercettazioni tra l’ex numero uno di Consip (Casalino, ndr) e Italo Bocchino, l’ex parlamentare di Futuro e Libertà diventato consulente di Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano al centro dell’inchiesta sulla centra acquisti della pubblica amministrazione, gli investigatori scrivono che Casalino starebbe continuando a dare il suo contributo sulle gare”. “Casalino continua a vantare ingerenze in seno a tale organismo”. Tale organismo, va da sé, è la Consip, alias appalti ed amicizie altisonanti….
Che cosa è venuto a fare in Sicilia Mr Casalino, l’amico di Baccei? Beneficenza?
Sul tema:

Rewind/La Consip gestirà gli appalti del G7 e l’ex ad della Consip arriva in Sicilia…







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Maledettissime coincidenze! Che Dio vi fulmini!!!! Una bellissima storia di amicizia e di beneficenza diventa spunto di pensieri maliziosi solo per alcune combinazioni spazio-temporali…Che tristezza!
Mannaggia alle coincidenze e a chi le ha inventate! Ma non si può fare una petizione per abolirle? Si presentano sempre e ovunque,  con una faccia tosta che fa saltare i nervi, difficili da spiegare, ambigue, irriverenti, sfacciate, odiose! Istigano alla malizia, partono in quarta.
Prendete, ad esempio, questa sgradevole coincidenza che investe in pieno l’assessore, Alessandro Baccei, sant’uomo, che proprio un paio di mesi fa ha nominato come suo consulente l’amico Domenico Casalino. Ovviamente si tratta di una storia di amicizia, stima e competenze. Ma cosa vanno a pensare i maliziosi?Sentite un po’ come ragionano: Casalino è l’ex amministratore delegato della Consip, la centrale acquisti del Tesoro in questi giorni nel mirino di due Procure per le solite storiacce di appalti e di politici. Lui non è indagato, ma ascoltando alcune intercettazioni, come vi raccontiamo qui, gli investigatori si sarebbero convinti che “Casalino starebbe continuando a dare il suo contributo sulle gare”. Che “continua a vantare ingerenze in seno a tale organismo”.
Sempre le male lingue fanno notare che sarà proprio la Consip a gestire gli appalti, per 25 milioni di euro, per il G7 di Taormina. E che la nomina di Casalino a consulente dell’assessore all’Economia in Sicilia potrebbe non essere casuale. 
Ma che vanno a pensare? E’ assurdo! Cattivi e maliziosi! Casalino fa il consulente gratis, è solo amore per la Sicilia, amicizia per Baccei e opere buone da raccontare al prete!
Maledettissime coincidenze! Che Dio vi fulmini!!!!
Consip, si cerca la svolta su fondi, ruolo dei «faccendieri» e fuga di notizie –di Ivan Cimarrusti e Sara Monaci
Un'’inchiesta partita a fine 2016 da Napoli e poi sviluppatasi ulteriormente a Roma, che vede coinvolti come indagati principali un imprenditore napoletano, Alfredo Romeo e un funzionario della società degli appalti pubblici Consip, Marco Gasparri, ma che poi si estende ad una serie di personaggi “intermedi” legati al mondo politico - dal padre dell’ex premier Matteo Renzi fino al ministro allo Sport Luca Lotti, indagati per un reato più difficilmente catalogabile, il traffico illecito di influenze. Ecco la vicenda, le accuse e le contraddizioni.
La vicenda da Napoli a Roma 

L’imprenditore Romeo è stato arrestato con l’accusa di aver corrotto un funzionario della Consip, Marco Gasparri, pagando una tangente da 100mila euro. È lo stesso Gasparri ad ammettere la dazione di denaro, che sarebbe stata finalizzata a vincere i lotti più onerosi della maxi gara Fm4. In realtà Romeo se ne aggiudica altri 3, per un totale di 400 milioni. Nei lotti oggetto di attenzione sono arrivati primi i francesi del raggruppamento Cofely. L’inchiesta è partita da Napoli, con l’ipotesi di associazione a delinquere. Quando poi è emerso che l’imprenditore avrebbe cercato degli intermediari - Carlo Russo e, attraverso di lui, Tiziano Renzi - per pressare i vertici Consip, il fascicolo è stato trasmesso alla procura di Roma.

Le prove della corruzione 

L’accusa ha portato in carcere Romeo. Oltre all’ammissione di colpevolezza di Gasparri, la Procura di Roma può contare su svariate intercettazioni ambientali oltre che su segnalazioni di operazioni sospette da parte di Bankitalia. Risulta che nel periodo in cui sono state pagate le presunte tangenti è stato prelevato «denaro contante per oltre 400mila euro (dal 9 novembre 2015 al 2 novembre 2016, ndr)». Fonti difensive di Gasparri, però, rilevano che potrebbe non trattarsi di corruzione ma solo di «consulenze».

L’area grigia delle influenze 

L’ad di Consip, Luigi Marroni, ascoltato come persona informata dei fatti, ha confermato di aver subito pressioni: dall’imprenditore di Scandicci Carlo Russo e poi da Tiziano Renzi. Romeo avrebbe cioè contattato Russo, il quale avrebbe poi contattato Renzi, e insieme avrebbero fatto pressioni su Marroni per favorire l’imprenditore napoletano. Questo ricostruiscono gli atti dell’inchiesta. È vero che Russo e Renzi sono amici di famiglia. Russo, definito dagli inquirenti un «faccendiere», è stato ascoltato in molte conversazioni intercettate con Romeo. È anche vero che il padre dell’ex premier e Marroni si conoscono da tempo, e sarebbe secondo l’accusa proprio questo il legame che Russo voleva sfruttare per favorire Romeo. Non ci sono negli atti intercettazioni di Tiziano Renzi, citato sempre da altri. Peraltro lui nega di aver mai incontrato Russo e Romeo insieme.

Tiziano Renzi e Carlo Russo sono indagati per traffico illecito di influenze, il reato che compie colui che, sfruttando il legame con persone importanti, vuole portare vantaggi a se stesso o a terze persone. Gli inquirenti ritengono verosimile il fatto che sia Russo che Renzi abbiano preso dei soldi: lo indicherebbero ad esempio dei pizzini scritti a mano da Romeo e gettati nella pattumiera («30mila per T e 5mila al mese per CR»). Tuttavia non ci sarebbero prove di passaggi di denaro a loro favore. Ci sono anche ambiguità da chiarire: Romeo avrebbe sostenuto con Gasparri sia la società Cofely che la Romeo Gestioni. Nella vicenda entra anche l’ex parlamentare Italo Bocchino, accusato anche lui di traffico illecito di influenze, più volte intercettato mentre parla con Romeo e mentre dice di cercare bacini elettorali tramite le gare.
Le «soffiate» sull’inchiesta 

Il capitolo sulla rivelazione del segreto d’ufficio coinvolge i più alti vertici delle istituzioni: il ministro allo Sport Luca Lotti, il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dell’Arma, Emanuele Saltalamacchia. L’accusa arriva dall’ad di Consip Marroni. Nel suo verbale come persona informata sui fatti ha detto che «nel luglio 2016 Lotti mi ha detto di stare attento perché aveva appreso che vi era una indagine sull’imprenditore Romeo di Napoli e sul mio predecessore Domenico Casalino, dicendomi espressamente che erano state espletate operazioni di intercettazioni». Il riferimento a Casalino potrebbe suffragare le ipotesi della Procura sul coinvolgimento di esponenti di governo. Negli uffici di Consip è stata poi compiuta una bonifica per individuare le microspie piazzate dagli investigatori. Prima di Natale scorso si è presentato in Procura il ministro Lotti: ha negato di aver mai saputo dell’indagine e di non aver detto nulla a Marroni. Il nodo da sciogliere, dunque, è tra i più delicati.



Consip, Emanuele Saltalamacchia: chi è il generale indagato che Matteo Renzi voleva ai vertici dei servizi segreti




Comandante provinciale dei carabinieri a Firenze negli anni in cui l’ex premier era presidente della Provincia, dal 5 novembre 2014 diventa comandante della Legione Toscana. Oggi è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento nell’inchiesta Consip. Secondo La Verità, lo scorso ottobre durante un pranzo a casa di Tiziano Renzi avrebbe dato un consiglio al padrone di casa: “Non parlare con Alfredo Romeo”
La scorsa primavera Matteo Renzi provò a metterlo al vertice dell’Aisi, i servizi segreti interni, senza riuscirci. Finora il suo nome è rimasto in filigrana, tra le pieghe delle migliaia di pagine alla base dell’indagine. Di Emanuele Saltalamacchia, nodo di primaria importanza in quella rete di personaggi delle istituzioni legati all’ex premier nella sua Toscana, si è parlato poco. Eppure il comandante dei carabinieri della Legione Toscana è uno dei fulcri sui quali i pm di Napoli hanno imperniato l’inchiesta Consip. E giorno dopo giorno sul generale emergono nuovi elementi.
Saltalamacchia è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento in compagnia di Luca Lotti e del comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Il generale della brigata d’Arma viene tirato in ballo da Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, che il 19 dicembre aveva rivelato ai pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo tutti i nomi di quelli che gli riferirono dell’esistenza dell’inchiesta, facendo in modo che l’ad potesse bonificare i suoi uffici dalle cimici piazzate dalla procura di Napoli: il ministro dello Sport, Filippo Vannoni (amico di Matteo Renzi e presidente della municipalizzata delle acque di Firenze e dei comuni toscani, Publiacqua, ndr), Del Sette e, appunto, Emanuele Saltalamacchia.
Gli inquirenti hanno in mano le parole di Marroni, sentito come teste e non indagato. Parole fino a oggi, a quanto è dato sapere, in attesa di riscontro. Ma tra le carte pubblicate dai quotidiani ora emerge un nuovo elemento. Durante una grigliata tra amici in casa Renzi senior alla fine di ottobre 2016, scrive il quotidiano La Verità, il generale Saltalamacchia avrebbe dato un consiglio preciso al padrone di casa. Tra un piatto e l’altro, davanti alla tavola imbandita cui sedevano diversi notabili del luogo (Daniele Lorenzini, sindaco di Rignano, Andrea Conticini, genero di Renzi senior indagato a Firenze per riciclaggio, e Massimo Mattei, ex assessore del Comune di Firenze) e a portata delle microspie piazzate dai carabinieri del Noe, Saltalamacchia avrebbe suggerito a Tiziano: “Non parlare con Alfredo Romeo“.
Un’indicazione che apre una serie di scenari e fa nascere nuovi interrogativi, anche in relazione a un altro episodio che emerge dagli atti e che ha come protagonista il padre dell’ex presidente del Consiglio. Il 7 dicembre, infatti, Roberto Bargilli, autista del camper sul quale Matteo Renzi girava l’Italia al tempo delle primarie del Pd, chiama Carlo Russo, il faccendiere di Scandicci protagonista dell’inchiesta, e lo avvisa: “Scusami, ti telefonavo per conto di babbo – dice, intercettato – mi ha detto di dirti di non chiamarlo e di non mandargli messaggi”. “Babbo” Renzi, quindi, sa di essere intercettato e le operazioni sul suo telefono erano state disposte solo due giorni prima, il 5 dicembre. Il primo quesito: da chi viene avvisato Tiziano Renzi? A pagina 675 dell’informativa inviata ai pm e pubblicata sempre da La Verità, gli inquirenti annotano: “La domanda più ovvia da farsi è quella relativa ai motivi per cui una persona come Renzi Tiziano venga avvisato di essere intercettato ma la risposta, altrettanto scontata, appare solo una, ovvero che il figlio Matteo Renzi, presidente del Consiglio pro tempore, abbia messo in campo tutte le risorse disponibili per tutelare la sua famiglia e quindi anche il padre che, da una ricerca su fonti aperte sul web, è da considerarsi sicuramente un personaggio con diversi trascorsi singolari“.
La seconda domanda: chi è Emanuele Saltalamacchia? Le cronache lo vedono al comando della “compagnia Vomero” a Napoli negli anni ’80 con i gradi di tenente,  e poi nei primi anni 2000 guida il gruppo di Castello di Cisterna, nel napoletano. Dall’ottobre 2008 al settembre 2012 – con Renzi astro nascente della politica nazionale – è comandante provinciale a Firenze (Renzi guida la Provincia dal 2004 al 2009), prima di essere spostato al Comando Generale di Roma alla guida del quinto reparto Relazioni Esterne in qualità di generale di brigata. Eoliano di nascita, 60 anni, dal 5 novembre 2014 viene messo alla testa degli oltre 5mila uomini dell’Arma in Toscana. La scorsa primavera il suo nome è il primo della lista stilata da Renzi per la direzione dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna. Sorge un problema, come scriveva il Fatto Quotidiano: Saltalamacchia è un generale di brigata e secondo la legge il capo dell’Aisi dovrebbe essere un generale di Corpo d’armata. Così il governo, che a Saltalamacchia non vuole rinunciare, pensa a un’altra soluzione: farlo prefetto. A quel punto, però, nasce un altro intoppo: in quel caso si sarebbe trovato a dirigere un suo superiore come l’allora numero due dell’Aisi, Mario Parente, ex capo del Ros dei Carabinieri e generale di Divisione. Allora si pensa alla mediazione: un ticket di due anni – Parente al vertice, Saltalamacchia vice – in attesa di andare a occupare la poltrona più alta all’Aise, Agenzia informazioni e sicurezza esterna, ovvero per l’estero. Niente da fare, gli ostacoli sono troppi, così il 29 aprile Renzi ufficializza la nomina di Parente.
Altri dubbi sorgono rileggendo ex post uno dei provvedimenti più discussi adottati dal governo lo scorso anno. A fine estate l’esecutivo approvò una norma che obbliga gli ufficiali di polizia giudiziaria a riferire ai loro superiori i contenuti delle indagini segrete. E’ il decreto legislativo n. 177 del 19 agosto 2016che impone l’assorbimento della Forestale nell’Arma dei carabinieri. Il quinto comma dell’articolo 18 prevede che “il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre Forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale”. Una normativa simile toccava già i carabinieri, che sono già sottoposti al Testo unico dell’ordinamento militare del 2010, ma il dlgs 177 estende l’obbligo anche alla Guardia di Finanza che è stata impegnata nell’indagine su Consip a Napoli. Immediatamente si levavano le critiche di chi denunciava come un’inchiesta in grado di mettere in imbarazzo un ministro, un parlamentare o un amministratore locale, avrebbe potuto risalire le gerarchie e sarebbe potuta arrivare sul tavolo della politica prima che fosse stata resa nota all’interessato. Casualmente a Luigi Marroni le prime notizie vengono date da Lotti a luglio, mentre le altre soffiate proseguono almeno fino a dicembre.
Ora la Procura di Roma ha deciso di muoversi e, a seguito di ripetute violazioni del segreto istruttorio riguardanti l’inchiesta, ha avviato una serie di procedimenti, per il momento contro ignoti. Nel mirino degli inquirenti, quei pubblici ufficiali che hanno avuto a che fare con l’inchiesta e che dovessero risultare responsabili della fuga di notizie. Proprio ieri piazzale Clodio ha revocato ai carabinieri del Noe la delega per ulteriori indagini.

Inchiesta Consip tolta al Noe dei carabinieri. I pm: «Violato il segreto»

Clamorosa decisione della Procura di Roma. Che con una nota annuncia la revoca del mandato, trasferito ora al Nucleo investigativo di Roma. «Ripetute fughe di notizie». Romeo: «Accuse false, io strumentalizzato per lotte politiche». E Tiziano Renzi avvia indagini difensive
Con una decisione clamorosa e inedita per indagini di così ampio rilievo, la Procura di Roma ha deciso di revocare al Noe il mandato investigativo per l’inchiesta Consip. La grave decisione è stata assunta alla luce delle continue fughe di notizie. O, per dirla con la durissima nota di Piazzale Clodio, per le «ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto». È un passo che rischia di segnare non solo il percorso di questa indagine ma più in generale il rapporto tra attività inquirente e informazione. La revoca avviene, come spiega la Procura guidata da Giuseppe Pignatone, per una «esigenza di chiarezza». A eseguire gli ordini dei magistrati romani sarà d’ora in poi il Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma. Il tutto mentre il principale indagato, l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, interviene per la prima volta attraverso i propri legali, a cui affida una dichiarazione: «In questa vicenda non c’è nulla di vero, mi sento vittima di una strumentalizzazione legata ad una aspra contesa, tutta di natura politica». L’interrogatorio di garanzia per Romeo è previsto per lunedì prossimo, quando sarà ascoltato dal gip di Roma Gaspare Sturzo e dal pm Mario Palazzi. Non è escluso possa decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. «Sta organizzando e valutando la linea difensiva alla luce degli atti e sotto tutti gli aspetti», fanno sapere i suoi avvocati Alfredo Sorge, Francesco Carotenuto e Giovan Battista Vignola. I quali aggiungono: «Ha una grande forza fisica e morale».
Le tensioni nell’Arma e il trasferimento del “Capitano Ultimo”
Dopo giorni in cui ogni genere di notizia sull’inchiesta Consip è passata con grande fluidità dagli organi inquirenti alle pagine dei giornali, si rompe dunque il rapporto fiduciario tra i pm e il nucleo dell’Arma che conduceva materialmente le indagini. Il comunicato di piazzale Clodio lascia trapelare tutta l’irritazione del procuratore Pignatone: «Gli accertamenti fin qui espletati hanno evidenziato che le indagini del procedimento a carico di Alfredo Romeo e altri sui fatti (poi) di competenza di questa Procura sono state oggetto di ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto sia prima che dopo la trasmissione degli atti a questo Ufficio, sia verso gli indagati o comunque verso persone coinvolte a vario titolo, sia nei confronti degli organi di informazione». È stata insomma consumata ogni possibile forma di violazione del segreto. Un reato penale punito con il carcere fino a 6 anni. Non è affatto da escludere che la stessa Procura capitolina possa aprire un fascicolo per individuare i materiali responsabili delle continue fughe di notizie. Di certo nella struttura investigativa fin qui impegnata sul caso Consip pesano anche alcune tensioni tutte interne all’Arma dei carabinieri. Quando l’indagine era ancora in capo ai pm napoletani, alla guida del Noe c’era il 56enne Sergio De Caprio, il celebre “Capitano Ultimo”, figura che ha ispirato anche produzioni cinematografiche e che è conosciuta per l’arresto di Totò Riina nel 1993. De Caprio è stato trasferito dal Noe ad altro incarico a inchiesta già in stato di avanzamento. E a decidere della sua destinazione è stato il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette, a sua volta indagato proprio nell’indagine Consip. L’iniziale fuga di notizie sull’inchiesta, a fine 2016, ha reso noto tra l’altro proprio il coinvolgimento di Del Sette, ed è avvenuta quando De Caprio era già stato trasferito. Coincidenze che però a questo punto impongono un ulteriore approfondimento da parte della magistratura.
Tiziano Renzi farà indagini difensive
La fuga di notizie permanente è ormai un ordigno piazzato nel cuore dell’inchiesta. Negli ultimi giorni è emerso ogni possibile dettaglio sugli accertamenti che fanno emergere un interessamento di Tiziano Renzi per l’aggiudicazione di un lotto del ricchissimo appalto Consip ad Alfredo Romeo. Adesso la difesa del padre dell’ex premier, affidata all’avvocato Federico Bagattini, ha ricevuto incarico dallo stesso Renzi senior di effettuare indagini difensive ai sensi dell’articolo 391 del codice di procedura penale. Nel’ambito di questa attività parallela a quella inquirente e regolarmente disciplinata dal diritto processuale, il legale di Tiziano Renzi ascolterà l’ad di Consip Luigi Marroni. Il massimo vertice della Centrale di acquisti per la pubblica amministrazione aveva riferito ai pm napoletani, all’epoca titolari dell’inchiesta, di pressioni per far vincere la gara a Romeo subite dall’imprenditore Carlo Russo, amico dei Renzi. Sollecitazioni che secondo Marroni avevano acquisito la configurazione di veri e propri ricatti, esercitati indirettamente da Tiziano Renzi e Denis Verdini. Il contenuto dell’interrogatorio era incredibilmente stato pubblicato due giorni fa dal settimanale l’Espresso. L’ennesima fuga di notizie. Che però adesso, insieme con le altre, rischia di provocare un autentico terremoto nell’Arma dei carabinieri.

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