CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Friday, March 24, 2017

Misterbianco e Motta Sant’Anastasia presto saranno ‘Capitali della monnezza’…




Misterbianco e Motta Sant’Anastasia presto saranno ‘Capitali della monnezza’…


Questa volta il ‘primato’ non glielo toglierà nessuno. Finalmente il Governo regionale ha deciso di trasferire ‘a munnizza della Sicilia occidentale nella Sicilia orientale. E ha deciso di farlo in Primavera, quando cominciano ad arrivare i turisti e aumenta, di pari passo, la produzione di rifiuti. Il tutto per la gioia degli abitanti di Misterbianco e di Motta Sant’Anastasia che si potranno fregiare del titolo di ‘Capitali della monnezza’…
C’è chi diventa ‘Capitale della cultura’ (Palermo), chi ‘Capitale degli appalti per il G7’ (Taormina) e c’è chi, nel silenzio generale, sta per diventare ‘Capitale della monnezza’. Quest’ultimo traguardo della Sicilia che affonda, ma che riesce comunque a promuovere nuove ‘Capitali’ dovrà essere diviso in due: toccherà, infatti, a due Comuni della nostra Isola ‘fregiarsi’ di questo primato: parliamo di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, due cittadine ai piedi dell’Etna, entrambe in provincia di Catania, legate indissolubilmente dalla discarica nota con il nome di Valanghe d’Inverno.
La discarica Valanghe d’Inverno dovrebbe essere già chiusa. Anzi, in realtà, non dovrebbe esistere, se è vero quello che, da tempo, va ripetendo il sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo, secondo il quale l’attuale discarica è fuori legge, visto “che non possiede alcuna autorizzazione”.
In questa vicenda ci sono anche risvolti psicanalitici-politici non ancora chiariti. Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha già disposto la chiusura di questa discarica. ma, così come l’ha chiusa, l’ha riaperta, proprio perché, alla base, c’è ancora un problema ‘non risolto’…
E’ di questi giorni la sua intenzione – l’intenzione di Rosario da Gela, che ormai ha sostituito, nelle decisioni sulla monnezza, l’assessore regionale con delega ai rifiuti, Vania Contraffatto – di inviare nella discarica Valanghe d’Inverno i rifiuti di Palermo. Nel capoluogo dell’Isola, infatti, la discarica di Bellolampo è ormai prossima alla saturazione.
In realtà, la saturazione di Bellolampo è una condizione più ‘esoterica’ che scientifica, dal momento che è in ‘emergenza’ dal 1986. Da allora, di vasca in vasca è arrivata alla sesta vasca, in via di saturazione anche questa.
Satura oggi e satura domani, il risultato è che Bellolampo è diventata una straordinaria ‘bomba ecologica’ che, ogni tanto, si confronta anche con il fuoco di Eraclito, non disdegnando di inquinare anche la falda idrica e di arrivare perfino in mare!
Insomma, in questa fase Bellolampo – che quando prende fuoco è una specie di brutta copia dell’Etna – non avrebbe più spazio per seppellire immondizia. Cosicché il presidente Crocetta ha deciso che i rifiuti di Palermo dovranno andare nella ‘ridente’ discarica che unisce da un insolito destino Motta Sant’Anastasia e Misterbianco.
Non solo. A quanto pare anche dalle parti di Trapani la discarica di Borranea sarebbe in via di saturazione. Così anche in questo caso il governatore dell’Isola ha pensato bene di trasferire pure i rifiuti di questa parte della Sicilia nella discarica Valanghe d’Inverno, per rendere ancora più felici gli abitanti di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, che potranno ‘godersi’ sia i rifiuti di Palermo, sia i rifiuti di Trapani. 
Da notare che la decisione ‘fatidica’ il presidente Crocetta l’ha adottata con l’arrivo della Primavera, proprio quando la Sicilia comincia ad ospitare turisti, che aumenteranno di numero fino a settembre. Con l’aumento di turisti – che, si sa, mangiano e bevono – aumenterà anche la massa di mondezza.
Munnizza che il Governo regionale vorrebbe trasferire dalla Sicilia occidentale alla Sicilia orientale.
Morale: i problemi di Palermo e dintorni e di Trapani e dintorni li trasferiamo nel Catanese. Con un aumento della TARI a Palermo e a Trapani per il costo del trasporto della munnizza e con unh contestuale aumento, sempre della TARI, nei Comuni del Catanese per pagare i costi maggiorati della discarica. Geniale, no?
Ma c’è un ma. A quanto pare il trasporto dei rifiuti di Palermo e di Trapani nella discarica Valanghe d’Inverno non sarebbe gratuito. Bisognerebbe investire un bel po’ di quattrini. Ma sembra che né il Comune di Palermo (o meglio, la società del Comune di Palermo che dovrebbe far viaggiare questi rifiuti, la RAP), né il Comune di Trapani (o meglio, la società del Comune di Trapani che dovrebbe far viaggiare i rifiuti trapanesi verso Catania, Trapani Servizi) avrebbero la disponibilità finanziaria per affrontare questa spesa.
A noi la cosa non ci stupisce: ci stupisce, semmai’, che questo possa essere un problema. In questi casi si fa così: gli amministratori comunali vanno in banca e chiedono una scopertura di tesoreria dicendo: tranquilla banca, tanto aumentiamo la TARI: e, magari, la aumentiamo in ragione più che proporzionale al costo di questo servizio aggiuntivo, così ci vengono pure un po’ di promesse di pagamenti con debiti fuori bilancio che in campagna elettorale fanno sempre bene…
Insomma, i cittadini di Misterbianco e di Motta Sant’Anastasia possono stare tranquilli, i rifiuti di Palermo e Trapani arriveranno, il trasporto lo pagheranno gli ignari cittadini di Palermo e di Trapani, nessuno ‘insedierà’ ai due ‘ridenti’ Comuni del Catanese il primato di ‘Capitali della monnezza’…
Domanda: ma Crocetta e compagni sono così sicuri che i cittadini di questi due Comuni – quasi 50 mila abitanti a Misterbianco e circa 2 mila abitanti a Motta sant’Anastasia – saranno felici di questo primato?
A noi risulta che non siamo moto contenti. E che, addirittura!, ci sarebbero anche i comitati No discarica. Che dire? Magari ci sbagliamo…



I rifiuti e la discarica di Melilli: l’intreccio tra mafia, politica, imprenditoria e funzionari pubblici


Quello che succede a Melilli è un esempio del sistema di gestione dei rifiuti descritto dall’editore di questo blog, il dottore Franco Busalacchi. La dimostrazione – ammesso che ci sia bisogno di questa, ulteriore dimostrazione – che in Sicilia se non si rompe questo sistema non avremo mai una corretta gestione dei rifiuti. Non siamo davanti solo al fallimento del Governo Crocetta – fallimentare in quasi tutto il resto – ma a qualcosa di più profondo che vede come protagonisti alcuni politici siciliani
Così, egregio presidente della Regione Rosario Crocetta, in Sicilia sono arrivate 350 mila tonnellate di rifiuti speciali da Taranto. In effetti, nel ‘triangolo’ Melilli-Priolo-Augusta, dove da decenni i malati e i morti di cancro non si contano più, dove i bambini nascono deformi, ci mancavano solo i rifiuti ‘importati’. Non ci bastavano le industria chimiche e le raffinerie.  Anche i rifiuti dell’ILVA. Pure questi fanno parte della sua ‘Rivoluzione’, presidente? Ne parlerà con Massimo Giletti?
Parliamo dell’indagine della Procura della Repubblica di Catania. Ne ha sentito parlare, presidente? Uno dei protagonisti si chiama Carmelo Paratore, un personaggio in grado di incontrare parlamentari e ministri della Repubblica. Uomini potenti: così potenti, i Paratore, da riuscire, perfino, a piazzarsi al seguito della missione in Cina dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, suo compagno di partito (quello con il quale ha firmato due ‘Patti’ incaprettando i Siciliani, ricorda?).
Sa perché ricordiamo questa vicenda, presidente Crocetta? Perché l’editore di questo blog sostiene che in Sicilia esiste ed è operativo un legame stretto tra politica, imprenditoria, mafia e alcuni funzionari della pubblica amministrazione. Non ci crederà, ma è quello che emerge da questa incredibile vicenda dei rifiuti tossici stoccati nella discarica di Melilli.
Che strana, la ‘sua’ Sicilia, presidente Crocetta. Nei momenti di ‘piena’, quando non si sa più dove mettere i due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti che la Sicilia produce ogni anno, ‘esportiamo’ i rifiuti fuori dalla Sicilia pagando un sacco di soldi (quei soldi che poi non si trovano per i disabili gravi, per esempio). Esportiamo sempre fuori dalla nostra Isola ordinariamente anche il percolato, ovvero il liquido velenoso prodotto dalle discariche nelle quali, in barba alla legge, sotterrano anche la frazione umida dei rifiuti. Il tutto pagando la solita barca di soldi. Poi, improvvisamente, importiamo a Melilli i rifiuti tossici di Taranto.
In entrambi i passaggi – ‘export’ e ‘import’ di rifiuti – ci sono sempre gli ignari contribuenti Siciliani che pagano e gli imprenditori che incassano. Con la Sicilia – ma guarda che combinazione – al centro di questi affari. 
Dalle carte dell’inchiesta di Catania emergono rapporti tra parlamentari, qualche ministro e altri burocrati. E naturalmente la criminalità organizzata: proprio quello che dice il dottore Busalacchi.
Fa una certa impressione leggere un comunicato diffuso dai parlamentari del Movimento 5 Stelle all’Ars:
“L’intreccio criminalità e rifiuti si ripresenta puntuale anche sotto il Governo Crocetta. L’operazione Piramidi, di queste ore, non svela nulla di diverso rispetto a quanto aveva provato a fare l’ex assessore Niccolò Marino, messo gentilmente alla porta dallo stesso Crocetta durante uno degli innumerevoli rimpasti a cui ci ha tristemente abituati”.
Ricorda, presidente Crocetta? Il magistrato era assessore del suo Governo. Si occupava di rifiuti. Poi ha iniziato a polemizzare con l’allora numero due di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, oggi promosso a numero uno di questa organizzazione imprenditoriale, Giuseppe Catanzaro, sì, proprio lui, il titolare dell’impresa – insieme con i suoi fratelli – che gestisce la discarica di Siciliana: la discarica nata pubblica e finita nelle mani dei privati (cioè della stessa famiglia Catanzaro).
Insomma, a un certo punto lei, presidente Crocetta, ha deciso di mettere fuori dalla Giunta l’assessore Marino. Proprio mentre lo stesso Marino era impegnato in una dura polemica con Catanzaro. Questa è storia, presidente Crocetta (anche se questa storia non l’ha mai raccontata a L’Arena di Giletti).
“È di tutta evidenza – spiegano i deputati del Movimento 5 Stelle all’Ars – che la criminalità è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi perché il Governo Crocetta non ha mai puntato il faro su un’attenta programmazione dei rifiuti, sostituendola anzi con un caos organizzato. A tal proposito, stigmatizziamo le dichiarazioni dell’assessore Contrafatto (Vania Contraffatto, magistrato, assessore regionale della Giunta Crocetta in ‘quota’ Davide Faraone, ‘capo’ dei renziani siciliani ndr) che punta il dito contro il Parlamento siciliano, dato che gli strumenti per una programmazione virtuosa sarebbero già in mano della Regione, se solo volessero applicarli politicamente. Grazie a questa situazione, anche questa volta è riuscita ad annidarsi la criminalità e la corruzione dei dirigenti regionali. Lo abbiamo denunciato migliaia di volte in tutte le sedi, abbiamo depositato esposti sia alla Corte dei conti che alla Procura della Repubblica ed oggi, laddove ce ne fossero i presupposti, siamo pronti a chiedere la revoca di tutte le autorizzazioni agli impianti che furono emesse dai soggetti coinvolti in questo ennesimo procedimento penale”.
Vogliamo commentare assieme, presidente Crocetta, ciò che scrive l’europarlamentare dei grillini eletto in Sicilia Ignazio Corrao? Leggiamo assieme quello che scrive:
“Sulla questione polverino ILVA Taranto in Sicilia abbiamo scomodato nientemeno che la Commissione Europea, peccato che ad essere scomodate dovevano essere le Procure, dato che grazie ad alcuni politici siciliani, imprenditori corrotti e corruttori, incontravano il Ministro dell’Ambiente per concordare lo stoccaggio in Sicilia di oltre 350 mila tonnellate di polverino tossico. Gli ingredienti ci sono tutti, politica, appalti, rifiuti, mafia e camorra (ancora gli ‘ingredienti’ segnalati dalleditore di questo blog ndr). Mentre i cittadini protestano e le famiglie piangono i morti vittime di inquinamento ambientale nel triangolo della morte di Augusta, Priolo e Melilli, questi balordi fanno affari. Ovviamente, da un punto di vista territoriale la responsabilità è pienamente del presidente della Regione Rosario Crocetta, dato che uno dei suoi dirigenti era già stato arrestato. Parliamoci chiaramente, se un rappresentante delle istituzioni vuol voltare pagina nella gestione del sistema dei rifiuti, può farlo, altrimenti si rimane ai soli annunci, così come ha fatto Crocetta in Sicilia. Esistono vergognose responsabilità sulla relazione tra appalti, politica ed interessi privati da collezionare grazie alla cosa pubblica. In queste ore intanto sto predisponendo la terza interrogazione alla Commissione Europea, mentre i miei colleghi all’Ars stanno tentando la strada della richiesta di revoca in autotutela di tutte le autorizzazioni rilasciate da Cannova e Verace”.
E poiché la nostra politica ha ‘scelto’ Melilli come luogo dove stoccare le 350 mila tonnellate di polverino tossico, leggiamo assieme quello che c’è scritto nella pagina facebook “Io sto con don Palmiro Prisutto”, il sacerdote che da anni si batte contro l’inquinamento che uccide in questo angolo di Sicilia:
“L’assedio – I silos industriali sulla costa di Augusta

I venti chilometri di costa sono sotto assedio. La costa delle ciminiere fuma senza tregua. In gran parte è in mano ai russi. Le emissioni sforano i parametri.

Il procuratore Giordano ha ammesso: sono 16 i punti di emissione. Tuttavia, sono 191 i pozzi di scarico, ed è impossibile controllarli tutti. E’ una resa.
La penisola di Thapsos ha un fenicottero rosa sulla punta. È un terribile trompe-l’oeil. La penisola dei primordi della civiltà non è stata risparmiata. E’ un trapasso collettivo, segreto, a scansione. Il fenicottero guarda verso il mare contaminato, tutta la baia lo è, nei fondali sono seppelliti 18 milioni di metri cubi di fanghi tossici.
In un pauroso post atomico, la città sta morendo. Per questo è diventata il caso Augusta.

Palmiro Prisutto, il parroco della resistenza, è tornato a elencare i defunti, uccisi dal cancro, il 28 del mese. Occorre ogni forma di retorica in Sicilia per identificare i baluardi del diritto. Tant’è, padre Prisutto

nella chiesa della Matrice celebra la messa e una specie di censimento clandestino dei vivi e dei morti. La lista ne ha 860 in totale, numeri provvisori, per difetto.

Sono 9 mila i malati o i possibili malati o morti, su 36 mila abitanti, almeno uno a famiglia. Ma anche in questo caso si pecca di ottimismo.
Su dieci funerali, dice padre Prisutto, otto sono per morti di cancro, tre in una settimana. Cinquantenni. Augusta è una città di vecchi comunque. Rimane ben poco.
A ogni festa di paese, padre Prisutto stringe la fronte, ogni squillo di tromba o fanfara è il trillo inverecondo di un lutto che si vuole tacere. Le confraternite organizzano le feste di paese, in un braccio di ferro con il sacerdote riformista, un irriducibile che vuole salvare quel che resta.
“C’è solo da riflettere oramai – ammette cupo – Perché ci si ostina a voler cancellare questa città?”.
Nel frattempo, gli ambientalisti corroborano la sua battaglia. Prende posizione anche Fabio Granata, già parlamentare e leader del movimento ambientalista e no Triv. Sta accadendo qualcosa di nuovo, di segreto, come la città che muore.
Una due volte a settimana, nel porto di Catania, con la nave Grimaldi, la notte, arrivano carichi di polverino, dall’Ilva di Taranto, da lì proseguono con i camion, 9 mila tonnellate, trenta camion in tutto, verso il triangolo delle industrie, ripartono.
Granata denuncia con un post su facebook:
“I nostri deputati e i Sindaci di Augusta e di Priolo cosa aspettano ad andare dal Prefetto e pretendere la convocazione dei vertici ILVA e della zona industriale? Siamo nelle mani di nessuno”.
Il Ministro dell’ambiente Galletti minimizza. Tutto regolare. La gente non sa nulla. E muore. E i dati non sono mai ufficiali, spiega Prisutto.
Se si sapesse veramente, dice, sarebbe il panico, la disperazione. La città sparirà presto persino dalle mappe urbane, sarà un cimitero, se non accadrà un’inversione repentina e coraggiosa. Ma non succede.
L’ambulatorio oncologico sopravvive a un ospedale in corso di smantellamento. Dunque Augusta perde la sua gente e i suoi presidi sanitari. Padre Prisutto riferisce di investimenti per bonifiche mai iniziate, già dal governo Berlusconi, con l’allora ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo (quella che Berlusconi e Gianfranco Miccichè vorrebbero candidare alla presidenza della Regione siciliana ndr). Investimenti pari a 760 milioni di euro. “Che fine hanno fatto?”, si chiede Prisutto.
Ad Augusta si muore prima, l’aspettativa è di almeno cinque anni in meno rispetto al resto del Paese. Le cifre sono superate, risalgono a dossier vecchi di almeno un decennio. Nel frattempo, l’avvelenamento in corsa non ha smesso di elaborare neonate mutazioni. E’ spaventoso. Gli abitanti di Augusta sono contaminati. Soltanto Padre Prisutto ha nel corpo quantità anomale di alluminio, piombo, cadmio, mercurio.
Ogni abitante di Augusta conterrà questa specie di adulterazione. Come i pesci con la gobba, pescati nella rada.
Non si ha la più pallida idea del livello di emissione in acqua aria terra. E’ tutto fuori controllo. Le bonifiche, diceva Prisutto, non partono: quella alla discarica di cenere di perite a Priolo, quella a Thapsos, o quella alle saline.

“Rifiuti che non si saprebbe dove destinare. Bisognerebbe chiudere il porto di Augusta. Dove farli finire quei reflui? “ si chiede Prisutto.
Battaglie solitarie, che passano ora anche per i social. Il tam tam avverte sull’arrivo del cargo a Catania. Ci sono le sentinelle. Si vorrebbe salvare quel che resta, l’assillo è sempre lo stesso, salvarla Augusta,

prima che diventi l’esteso cimitero dei morti dei cancro e dei silenzi colpevoli”.



Sanzioni UE per le discariche abusive: fino ad oggi hanno pagato i cittadini, ma…


Ma se la Giustizia ha un senso – grazie a una battaglia politica condotta da un gruppo di parlamentari del Movimento 5 Stelle – in testa la parlamentare eletta in Sicilia, Claudia Mannino – a pagare potrebbero essere gli amministratori pubblici che hanno causato il danno erariale
Mancata bonifica delle discariche abusive: chi deve pagare? Fino ad oggi l’Unione Europea ha fatto pagare all’Italia 141 milioni di Euro di di sanzioni. Chi ha pagato? Finora i cittadini. Sì, la politica sbaglia, ma a pagare sono i cittadini. Però, adesso, c’è la possibilità che a pagare non siano più i cittadini, ma gli amministratori pubblici responsabili della mancata bonifica delle discariche abusive.
Una battaglia, questa, condotta dai parlamentari del Movimento 5 Stelle e, in particolare, dalla deputata nazionale eletta in Sicilia, Claudia Mannino. Si tratta di una parlamentare che segue da vicino i problemi legati alla gestione dei rifiuti. E’ merito suo se, in Sicilia, da quattro-cinque anni a questa parte, non c’è più il regime commissariale in materia di gestione dei rifiuti.
E’ stata Claudia Mannino a presentare un emendamento alla legge Finanziaria nazionale, poi approvato dal Parlamento (Camera e Senato) che ha posto fine alla gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia. Dove per gestione commissariale s’intende il presidente della Regione siciliana nominato commissario da Roma, che nomina un vice commissario (ruolo che in Sicilia, per anni, è stato ricoperto da Marco Lupo, che andava bene sia al centrodestra, sia al centrosinistra…).
Con la risultante finale di appalti gestiti con le procedure della somma urgenza: della serie, ci siamo capiti…
“Mentre siamo sempre in attesa di conoscere l’ammontare della quarta multa semestrale per la mancata bonifica delle discariche abusive (l’Italia, per ora, ha versato già 141 milioni di euro alla Commissione Europea) – scrive Claudia Mannino sul proprio sito – lo scontro tra il Governo (in particolare il MEF) e gli enti locali è passato dalla Conferenza Unificata alle aule dei Tribunali amministrativi. Materia del contendere: chi deve pagare le sanzioni?”
Bella domanda! “Il TAR del Lazio – scrive sempre la parlamentare nazionale siciliana – con una serie di sentenze con le quali ha accolto i ricorsi proposti dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dai Comuni di Leonforte, Paternò, Siculiana, Racalmuto e de La Spezia ha disposto che nessuna azione di rivalsa dovrà essere esperita dallo Stato su Regioni e Comuni dopo la condanna milionaria inflitta al nostro Paese dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea per non esserci adeguati alla direttiva rifiuti sulle discariche ‘abusive’ situate nel territorio italiano. Tale giudizio è giustificato poiché – con chiara evidenza del corpus normativo in materia – si richiede lo svolgimento di una fase propedeutica a quella dell’esercizio dell’azione di rivalsa, vale a dire l’individuazione delle relative responsabilità, che postulano il mancato esercizio del potere di provvedere, e che possono astrattamente sussistere sia in capo allo Stato, sia in capo alle Regioni, sia in capo agli enti locali”.
Stop, insomma, allo scaricabarile che, partendo dallo Stato, arrivava ai cittadini, chiamati a pagare per gli errori commessi dalla politica.
“In parole povere – scrive sempre Claudia Mannino – i giudici amministrativi sottolineano che, prima di attivare il procedimento di rivalsa, bisognava avviare un’attività per accertare la sussistenza della responsabilità dei Comuni coinvolti e delle Regioni, caso per caso, e con apposita istruttoria, in contraddittorio con gli stessi, e, accertato se sia dovuto, avrebbe dovuto procedere, sempre in contraddittorio, alla ripartizione delle responsabilità fra i livelli coinvolti. Questo perché per l’individuazione delle relative responsabilità assumono rilievo gli artt. 250 e 252 del T.U. in materia ambientale (D.lgs. n. 152 del 2006)”.

Insomma, ci sono casi in cui il responsabile è lo Stato: da qui la sentenza del TAR che chiede una istruttoria prima di procedere all’eventuale attivazione del procedimento di rivalsa.
“Detto questo – scrive sempre la parlamentare grillina – appare evidente che parliamo di una procedura di infrazione aperta nel 2003, e di una prima condanna della Corte di giustizia datata 2007, quindi i poteri sostitutivi potevano (e dovevano) essere attivati prima! Dopodiché, ritornando alla domanda su chi deve pagare, la nostra posizione è molto chiara ed è stata avanzata attraverso atti ufficiali: le sanzioni devono essere versate da coloro che negli anni hanno ricoperto ruoli riguardanti la materia in oggetto, quindi non puntiamo il dito genericamente contro lo Stato o contro gli enti locali, ma denunciamo (e lo abbiamo già fatto) funzionari, amministratori locali, ministri e politici che, con le loro omissioni, hanno causato un ingente danno erariale!”.
“Proprio per questo – precisa Claudia Mannino – più che il TAR attendiamo le varie Procure regionali della Corte dei Conti. A pagare non devono essere i cittadini, ma coloro che non hanno attivato i processi di bonifica”.
Fino ad ora la politica ha caricato tutto sulla bolletta della TARI, la Tassa sui rifiuti che pagano i cittadini. Adesso a pagare potrebbero essere gli amministratori pubblici inadempienti.
“Piccoli passi vanno verso questa direzione – scrive sempre Claudia Mannino: il parere della Ragioneria dello Stato, il lavoro della Corte dei Conti della Campania ed oggi anche il TAR del Lazio. I miei esposti (cofirmati da diversi colleghi) stanno facendo strada. Su questa importante sentenza avevo depositato la richiesta di un’interpellanza urgente al Ministero dello Sviluppo economico, ma prima abbiamo appreso che il Ministero non parteciperà ai lavori d’aula… Poi ho saputo che questa settimana non avranno luogo le interpellanze urgenti! Coincidenza? paziento ancora un po’… la settimana prossima è vicina”.

No comments: