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Monday, March 20, 2017

Arresto funzionari del settore rifiuti, la Regione: "Adesso verifiche su tutte le autorizzazioni ambientali"

Arresto funzionari del settore rifiuti, la Regione: "Adesso verifiche su tutte le autorizzazioni ambientali"



Dopo le indagini che hanno coinvolto i dipendenti del dipartimento che si occupano di certificazioni, il dirigente generale Pirillo avvia una ispezione. Al vaglio i decreti sulla discarica di Melilli ma anche le certificazioni sugli impianti di Lentini e Terrasini. Tensioni tra il dirigente e l'assessore Contrafatto

Dopo la mega indagine che ha portato all'arresto dei manager della discarica di Melilli e di alcuni funzionari del dipartimento Acque e rifiuti, la Regione avvia un controllo su tutte le certificazioni rilasciate a discariche e impianti. A partire da quelli di Lentini e Terrasini, molto contestati da ambientalisti e comitati di cittadini. A disporre l'avvio dei controlli è il dirigente generale Maurizio Pirillo. Nel mirino l'ufficio guidato da Mauro Verace (coinvolto nell'indagine della procura di Catania) che si occupa di Autorizzazioni integrate ambientali. Da verificare innanzitutto c'è il via libera, dato in piena emergenza rifiuti la scorsa estate, al conferimento nella discarica di Melilli non solo di rifiuti speciali ma anche di rifiuti urbani. Un via libera che imbarazza il governatore Rosario Crocetta, che ha firmato l'ordinanza che in deroga alle norme ambientali e sugli appalti autorizza la società Cisma ad accogliere rifiuti urbani. Ma non solo. Nel mirino della verifica disposta da Pirillo ci cono anche altre autorizzazioni, come quella sulla contestata discarica di rifiuti speciali di Lentini e l'impianto di trasferenza rifiuti di Terrasini: per entrambi le comunità locali sono state sul piede di guerra e hanno contestato i procedimenti autorizzativi.


A Terrasini il Wwf si è opposto all'autorizzazione dell'impianto di trasferenza perché insiste in una riserva naturale. Stesso discorso per il Movimento 5 stelle: "Nelle conferenze di servizio, organizzate dall'ufficio della Regione adesso coinvolto nelle indagini, abbiamo contestato i provvedimenti di via libera all'impianto rilasciati dal Comune di Terrasini e dalla Regione, ricevendo in cambio risposte vaghe e a nostro avviso non corrette - dice Eva Deak -  chiediamo chiarezza e trasparenza".

Il sindaco di Lentini, Saverio Bosco, ha invece revocato in autotutela  l'autorizzazione alla discarica di rifiuti speciali nel suo territorio proprio perché a rilasciare le certificazioni sono stati Varace e Gianfranco Cannova, (quest'utimo già arrestato nel 2014 per presunte tangenti ricevute dai Proto, gestori della discarica di Motta Sant'Anastasia): "Da ultimo, precisamente ieri 15 marzo 2017 - si legge nella nota di revoca firmata dal sindaco Bosco -  la procura distrettuale Antimafia di Catania ha chiesto ed ottenuto dal giudice delle indagini preliminari, la misura cautelare dell’arresto, fra gli altri, dei Funzionari regionali Ingegnere Mauro Verace e dell’Architetto Gianfranco Cannova nell’ambito di una importante e vasta indagine a carico di oltre 14 persone tra i quali anche il funzionario regionale Ingegnere Giuseppe Latteo, per reati che vanno dalla corruzione, al traffico illecito di rifiuti, alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico di influenze illecite, nel rilascio di autorizzazioni come quelle qui in rilievo in favore della società Cisma, in contrada Bagali del Comune di Melilli, agevolando così la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali. L’Ingegnere Mauro Verace, è firmatario del parere favorevole numero 3 del 12 marzo 2015 alla realizzazione della discarica sotto il profilo urbanistico, come risulta dal Decreto AIA.  L’Architetto Cannova, è il funzionario che ha sottoscritto il decreto Via 874/2013 ed è inoltre sottoposto ad altro ed analogo procedimento penale dinanzi al Tribunale di Palermo, circostanza già segnalata con la precedente istanza di autotutela come ragione di per sé ampiamente sufficiente ed idonea a giustificare lo ius poenitendi. L’ingegnere Giuseppe Latteo, è il cofirmatario del decreto Via assieme a Cannova".

Intanto prosegue il clima teso tra Pirillo e l'assessore Vania Contrafatto, che oggi ha inviato una nota  al dirigente: "Nonostante i reiterati solleciti dallo scorso agosto senza mai alcuni risposta, torna a chiedere conto delle autorizzazioni rilasciate". I due ormai non si parlano quasi. Pirillo chiederà un chiarimento con il governatore Rosario Crcoetta ed è pronto a lasciare l'incarico se non "avrà la necessaria fiducia". Ma anche la Contrafatto chiederà una verifica con Crocetta. Il caso rifiuti sta esplodendo a Palazzo d'Orleans.  


Sicilia, nuova inchiesta sul ciclo dei rifiuti


di Alessio Di Florio


Quattordici arresti, sette in carcere e sette ai domiciliari, sequestro preventivo di sei imprese valutate almeno 50 milioni di euro, traffico di rifiuti, tra cui il polverino Ilva di Taranto. Sono questi i numeri e i fatti principali dell’inchiesta rifiuti in Sicilia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania.

A gestire tutto un imprenditore, considerato dagli inquirenti presunto prestanome di un boss della mafia. Traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, usura, corruzione, falso in atto pubblico e traffico di influenze illecite, questi i reati contestati. Enormi guadagni sono stati ricavati da gestione e trattamento irregolare di tonnellate di rifiuti di varia provenienza. Coinvolti anche funzionari della Regione Sicilia deputati al rilascio delle autorizzazioni. Durissimo, infatti, il governatore Rosario Crocetta: “non faremo sconti, i funzionari saranno sospesi nelle more della procedura di licenziamento.
L’imprenditore coinvolto è Nino Paratore, arrestato insieme al figlio Carmelo, proprietario della Cisma Ambiente. Avrebbe agito come prestanome di Maurizio Zuccaro, esponente della famiglia Santapaola. Secondo la Procura l’attività di smaltimento dei rifiuti sarebbe avvenuta corrompendo funzionari regionali, che avrebbero permesso di duplicare i volumi dello smaltimento. L’inchiesta è partita nel 2009 a seguito di una indagine del Nucleo ecologico dei Carabinieri di Firenze sui rifiuti provenienti dall’area di Priolo. Gli inquirenti hanno riscontrato, la gestione illecita di tonnellate do rifiuti derivanti dal processo di raffinazione del petrolio. Nel corso dell’attività investigativa sono emersi prestiti a tasso di usura ed è stata contestata l’estorsione per “condotte violente ed intimidatorie” finalizzate alla richiesta di restituzione del prestito. Non solo: la discarica di Melilli non avrebbe rispettato autorizzazioni e norme e la capienza dei centri di smaltimento sarebbe stata raddoppiata. I funzionari regionali Gianfranco Cannova e Mauro Verace – unitamente al dirigente del Comune di Melilli, Salvatore Salafia, sono accusati di non essersi attivati nonostante informati di quel che stava succedendo nel sito. Le procedure di spostamento dei materiali sarebbero avvenute “senza il rispetto delle norme di sicurezza” e le sostanze sottoposte a un procedimento di “miscelazione per ottenere una modificazione del codice ed essere così smistati e incenerite in altri stabilimenti.” L’incenerimento avveniva alla Gespi di Augusta con un “procedimento – riporta la Procura – effettuato con non poco danno dei lavoratori che sono venuti da noi per raccontare i loro problemi di salute connessi all’esposizione, ma che procurava guadagni enormi ai responsabili.
Non solo rifiuti siciliani

I rifiuti smaltiti sono arrivati da varie parti d’Italia. Da Taranto è giunto il polverino dell’Ilva. Un approdo già contestato nei mesi scorsi da ambientalisti e cittadini. Don Palmiro Prisutti – il parroco di Augusta in prima linea nella difesa dell’ambiente -, Legambiente Augusta, il Comitato No Muos-No Sigonella, la Confederazione Cobas di Siracusa, insieme ad altre organizzazioni, nel novembre scorso hanno promosso una petizione per chiedere “al ministro dell’Ambiente il blocco immediato del traffico di rifiuti dall’Ilva verso la Sicilia.” Già ad aprile del 2015, 9 mila tonnellate di polverino Ilva erano approdate al porto di Augusta per essere smaltite dalla discarica Cisma di Melilli. Un anno e mezzo dopo, la ripetizione con regolarità e intensità (da giugno a dicembre 2016 oltre 30 mila tonnellate sono arrivate in Sicilia) ha provocato la protesta ambientalista. Una protesta, specificarono, non legata ad egoismi locali e aperta alla collaborazione e al sostegno delle lotte tarantine. Auspicio realizzato nella fortissima collaborazione nata tra il Comitato Stop Veleni e l’associazione ecopacifista tarantina Peacelink. Il 19 dicembre 2016, il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, comunicò la sospensione degli arrivi a Catania dopo che, nei giorni precedenti, la protesta era sfociata in un blocco dei camion da parte di manifestanti. In quell’occasione, ha come sottolineato nelle scorse settimane dal Comitato Stop Veleni, “i manifestanti poterono verificare le assurde condizioni in cui stava avvenendo il trasporto: il carico di scorie era coperto malamente solo da un telone, mentre sulle sponde delle fiancate e del retro c’erano cumuli di polverino nero, che fuoriusciva dal cassone. Con un risultato inevitabile: il disperdersi di parte delle polveri lungo il tragitto che separa il porto di Catania dalla discarica di Melilli; e prima ancora sulla nave e nelle strade pugliesi interessate dal passaggio dei camion.

Peacelink ha sottolineato di recente che, in realtà, oltre al polverino in Sicilia sono arrivati anche fango di acciaieria e di altoforno, classificati tutti come “speciali non pericolosi” e contenenti – da una prima lettura delle analisi chimiche effettuata dall’associazione – notevoli quantità di piombo, zinco, bario, arsenico, mercurio, nichel, cromo, vanadio, idrocarburi totali, oli minerali, naftalene, solfati, cloruri.

Tratto da: terredifrontiera.info

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