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Monday, February 27, 2017

2015 22 Ottobre Bologna Sindaco Lucido Antonino Cimitero Isola Delle Femmine La Mancata Concessione Licenza Edilizia Decadenza Riicorsi Pareri Presidente Della Region

2015 22 Ottobre Bologna Sindaco Lucido Antonino Cimitero Isola Delle Femmine La Mancata Concessione Licenza Edilizia Decadenza Riicorsi Pareri Presidente Della Regione




2015 22 Ottobre Bologna Sindaco Lucido Antonino Cimitero Isola Delle Femmine La Mancata Concessione Licenza Edilizia Decadenza Riicorsi Pareri Presidente Della Regione


AMPLIAMENTO, BOLOGNA, bruno, CIMITERO, CRISCI, FANALE, LUCIDO, MANNINO, nevoloso, OPERE TRIENNALI, ORDINANZE URGENTI E CONTIGIBILI LOCULI CIMITERIALI, Paci, RAPPA ROCCO, REQUISIZIONE, TARANTINO, TRIBOTO, VESCOVO,

Rifiuti, finisce la pacchia: amministratori comunali nel mirino della Corte dei Conti

Rifiuti, finisce la pacchia: amministratori comunali nel mirino della Corte dei Conti



I magistrati contabili trovano il modo per aggirare gli ostacoli posti dal legislatore che, con formule giuridiche ad hoc, li ha tenuti fuori dalle società di gestione: “Abbiamo chiamato in causa gli amministratori comunali per la mancata verifica nella gestione. Presto queste istruttorie approderanno a delle citazioni per diversi amministratori”.
La Corte dei Conti prova ad entrare nel marasma della gestione dei rifiuti in Sicilia. Lo fa annunciando una nuova strategia che dovrebbe consentire ai magistrati contabili di superare gli ostacoli, di certo non casuali, che sono stati posti alla loro azione di controllo. Primo fra tutti, lo status giuridico degli Ato e oggi delle Società per la regolamentazione del Servizio di gestione Rifiuti (S.R.R.) che sembra fatto apposta per tenere lontano il rischio di controlli contabili. Per gli enti di governo di queste società, infatti, si è optato per la forma S.p.A. o S.r.l., ergo sono sottoposte solo alla disciplina del codice civile.
Ma se i nostri ‘Azzeccagarbugli’ sono stati bravissimi a trovare le formule giuridiche anti controlli contabili, non sono da meno i giudici della Corte dei Conti siciliana che, stamattina, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, hanno lanciato, per bocca del Procuratore generale, un messaggio chiarissimo:
“Come si sa la Corte dei Conti sugli Ato– ha detto Giuseppe Aloisio, – non ha alcuna giurisdizione e i gestori degli ambiti territoriali  non sono perseguibili. Per questo abbiamo cambiato strategia e aperto nuove istruttorie sulle raccolta differenziata dei rifiuti in numerosi comuni del palermitano. Abbiamo chiamato in causa gli amministratori comunali per la mancata verifica nella gestione. Presto queste istruttorie approderanno a delle citazioni per diversi amministratori”.
A pagare il conto saranno, quindi, gli amministratori locali? Così pare e non sono certo esenti da responsabilità, anche se il male andrebbe estirpato alla radice. Non a caso, sulla formula giuridica scelta per gli enti di gestione delle società dei rifiuti, di recente si è soffermata anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione sottolineando come questa scelta , oltre a fare venire meno l’obbligo di concorsi pubblici per l’assunzione di personale, costringe la Corte di Cassazione a negare la giurisdizione della Corte dei conti nell’ambito di Ato e Srr” (qui potete leggere le gravissime denunce dell’ANAC in merito alla situazione dei rifiuti in Sicilia).
Ovviamente non è l’unico particolare sul quale l’Autorità si è soffermata. Non poteva mancare, infatti, una condanna sui ritardi nell’implementazione della legge di riforma 8 aprile 2010, n. 9: “Una fase transitoria che rischia di essere interminabile”. Concetto ribadito stamattina dal Procuratore Aloisio.  Questa legge è nota per avere abolito gli Ato e avere dato vita alle Srr, ma rimane sulla carta.  Peggio hanno fatto pure le continue modifiche. Tra queste, la legge regionale 9 gennaio 2013 che, contrariamente allo spirito originario del nuovo disegno normativo, consente ai singoli Comuni di continuare “a gestire il servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti”.
L’ANAC non ha usato eufemismi sugli ATO. La loro gestione si è distinta “per logiche clientelari e si è rivelata disastrosa sotto ogni punto di vista: l’affidamento degli appalti e delle concessioni è avvenuto con procedure opache e le società partecipate sono state sfruttate per reclutamenti incontrollati”.
Ma, nonostante ciò hanno continuato ad operare ed ancora operano. Come? Attraverso i commissari liquidatori: una ordinanza della Presidenza della Regione del 2013, infatti, ha affidato loro l’incarico di “garantire la continuità del servizio, prorogando – in buona sostanza – le gestioni in essere”.
Con l’annuncio di oggi del cambio di strategia della Corte dei Conti può darsi che, almeno gli amministratori locali, non faranno più squadra con chi ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo che nel settore dei rifiuti pone la Sicilia agli ultimi posti in una classifica immaginaria dei Paesi civili.
 Procura della Repubblica presso il Tribunale Santa Maria Capua Vetere COMUNICATO STAMPA

In data odierna, oltre 150 militari appartenenti ai Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, hanno dato esecuzione a 20 ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - su richiesta della locale Procura della Repubblica – nei confronti di pubblici funzionali e noti imprenditori operanti nella provincia di Casetta.
In particolare, la complessa ed imponente indagine ha portato all'emissione di 13 ordinanze applicative della misura cautelare della custodia in carcere e di 7 ordinanze applicative della misura cautelare degli arresti domiciliari. Oltre ai provvedimenti cautelari personali è stato, altresì, disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre un milione e mezzo di euro.
Tra i soggetti attinti dai gravi provvedimenti giudiziali (il cui elenco completo è riportato in calce al presente comunicato) vi sono, tra gli altri, l'attuale Presidente della Provincia di Casella e Sindaco del comune di Alvignano, Angelo DI COSTANZO, l'Assessore all'ambiente dello stesso Comune, GIANNETTI Simone Luigi, il Sindaco del Comune di Piedimonte Matese, CAPPELLO Vincenzo, l'ex Sindaco del Comune di Casagiove, Elpidio RUSSO e il Presidente del Consorzio di Bonifica
del Sannio Alifano, CAPPELLA Pietro Andrea.
L'attività investigativa, diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria e dal Reparto Operativo dell'Arma dei Carabinieri di Caserta, ha consentito di portare alla luce un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di turbata libertà degli incanti, corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai loro doveri d'ufficio, truffa ai danni di enti pubblici e abuso d'ufficio, tutti compiuti nell'interesse o, comunque, a vantaggio della TERMOTETTI S.a.s. e di altre società riconducibili al gruppo TERMOTETTI, colosso imprenditoriale operante in vari settori e in varie regioni d'Italia, il cui dominus s'identifica nell'imprenditore originario di San Potito Sannitico, Luigi IMPERADORE.
Invero, le indagini hanno dimostrato che la TERMOTETTI S.a.s., è riuscita ad aggiudicarsi artatamente, tra il 2013 e il 2015, le gare d'appalto per l'affidamento del servizio d'igiene urbana, nonché, altre commesse pubbliche relative al delicato settore del ciclo integrato dei rifiuti, nei Comuni di Alvignano, Piedimonte Matese e Casagiove.
Un'altra società del gruppo e, precisamente, il CONSORZIO STABILE SANNIO APPALTI S.c.a.r.L, attraverso le medesime modalità criminali, sempre previa corresponsione di utilità illecite a pubblici funzionari, si è aggiudicata, altresì, l'appalto di lavori relativo al Lotto Presenzano I, presso il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano, diretto da CAPPELLA Pietro Andrea.
Più nel dettaglio, le complesse e articolate attività investigative hanno consentito di disvelare un collaudato e sofisticato meccanismo fraudolento, essenzialmente fondato sull'accordo illecito tra Luigi IMPERADORE e i vari amministratori e dirigenti pubblici coinvolti (sindaci, assessori o dirigenti apicali). L'accordo de quo si è sostanziato in un vero e proprio mercimonio di commesse pubbliche a fronte della corresponsione di denaro e altre utilità illecite ad amministratori e funzionari pubblici, i quali - grazie alla posizione ricoperta all'interno delle pubbliche amministrazioni interessate - hanno pilotato l'aggiudicazione di numerosi appalti a vantaggio del gruppo TERMOTETTI.
Con specifico riferimento agli appalti concernenti il ciclo integrato dei rifiuti, i minuziosi accertamenti - condotti anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni locali, indagini finanziarie, nonché, mediante la disamina della copiosa documentazione cartacea e informatica sequestrata presso la sede del predetto gruppo societario e dei predetti enti pubblici - hanno evidenziato, infatti, come le procedure di gara per l'assegnazione del servizio di igiene urbana (raccolta, conferimento, trattamento e smaltimento) e di altri servizi collaterali, nei Comuni di Alvignano, Piedimonte Matese e Casagiove, siano state profondamente contaminate ab origine e in itinere, attraverso la concretizzazione dei predetti accordi, favoriti dall'intermediazione dell'ex dirigente del CUB, Francesco RAUCCI, esperto del settore dei rifiuti, entrato nelle fila del gruppo TERMOTETTI col precipuo compito di elaborare e realizzare - nella qualità di coordinatore operativo della TERMOTETTI S.a.s. di Tedesco Antonella & co. - i connotati essenziali del programma criminale finalizzato a garantire l'aggiudicazione, alla predetta società, di un numero indeterminato di procedure ad evidenza pubblica, relative all'affidamento di appalti aventi ad oggetto la gestione dei servizi di igiene urbana ed altre commesse pubbliche orbitanti nell'ambito del ciclo integrato dei rifiuti. Proprio il RAUCCI, infatti, su mandato dei vertici societari - Luigi IMPERADORE e Antonella TEDESCO - si è pervicacemente ed insidiosamente ingerito nelle procedure di gara oggetto d'indagine, in quanto, antecedentemente o successivamente alla pubblicazione degli atti di gara, ha orientato - o addirittura personalmente elaborato o modificato - il contenuto degli stessi, in modo tale da creare dei veri e propri ''''abiti su misura", confezionati ad arte per valorizzare le caratteristiche e le peculiarità tecniche della società riconducibile alla famiglia IMPERADORE. Il tutto con la connivenza degli amministratori e dei funzionari pubblici direttamente coinvolti nelle procedure stesse o, comunque, collocati ai vertici delle amministrazioni comunali.
In buona sostanza, quindi, gli amministratori e i funzionari comunali corrotti, hanno aderito a un vero e proprio protocollo criminale messo a punto dai vertici imprenditoriali ed operativi del gruppo TERMOTETTI; protocollo in base al quale, già prima dell'inizio della procedura di gara (o, attraverso una vera e propria negoziazione, dopo la pubblicazione dei primigeni atti), la società di Gioia Sannitica - designata per l'aggiudicazione grazie alla stipulazione di un accordo illecito con amministratori o funzionari pubblici - si è mostrata disposta a concedere, quale corrispettivo dell'affidamento, denaro o altre utilità. Altre utilità che spesso hanno riguardato assunzioni o promesse di assunzioni presso la TERMOTETTI S.a.s. o altre società del gruppo, di parenti od amici dei pubblici amministratori, come accaduto, ad esempio, ad Alvignano e a Piedimonte Matese.
In tutte le vicende oggetto d'indagine, l'accordo tra i vertici dell'amministrazione e la compagine imprenditoriale si è perfezionato "in corso d'opera", ragion per cui, dopo la formalizzazione del pactum sceleris, gli atti della procedura hanno subito pregnanti modifiche finalizzate ad attribuire alla società predesignata un vantaggio competitivo invincibile e determinante per l'aggiudicazione delle gare.
Per di più, la predisposizione ad hoc degli atti generali della procedura ha perseguito l'ulteriore e deprecabile finalità di determinare un grave vulnus ai principi - di matrice comunitaria – di concorrenza, trasparenza e massima partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica.
Infatti, l'inserimento di clausole ambigue e la carente pubblicità delle modifiche apportate agli atti in corso d'opera, ha sortito l'effetto di rendere gli appalti poco appetibili per imprese e società nazionali o internazionali, così disincentivandole a partecipare, o perché non in possesso di alcuni requisiti appositamente ed inspiegabilmente richiesti dal disciplinare e dal bando di gara, o perché non messe nelle condizioni di valutare la convenienza economica dell'appalto.
Ciò è avvenuto, ad esempio, mediante la previsione dell'attribuzione di punteggi sproporzionati per alcuni servizi aggiuntivi, come la realizzazione di un'isola ecologica, vera e propria "carta vincente" del gruppo TERMOTETTI, che ha consentito allo stesso di sbaragliare del tutto la concorrenza.
Sebbene l'attività investigativa de qua abbia avuto ad oggetto precipuamente le commesse pubbliche affidate alle società del gruppo TERMOTETTI, in realtà - come irrefutabilmente dimostrato dalla richiesta di misura cautelare e come pienamente condiviso dal giudice delle indagini preliminari - è l'intero sistema di aggiudicazione degli appalti relativi alla gestione del c.d. ciclo integrato dei rifiuti che, nella provincia di Casetta, è caratterizzato da dinamiche profondamente illecite e penalmente rilevanti.
La ricostruzione analitica delle dinamiche criminali che connotano, a livello generale, l'universo dei rifiuti è stata possibile grazie alle dichiarazioni di numerosi imprenditori del settore che hanno, infatti, descritto in modo compiuto tutte le molteplici modalità di contaminazione delle procedure ad evidenza pubblica e degli affidamenti diretti, le clausole contrattuali in grado di offrire all'imprenditore designato per l'aggiudicazione i più ampi margini di redditività dell'appalto e, soprattutto, tutte le molteplici utilità oggetto di "fungenti" a vantaggio di amministratori e funzionali pubblici corrotti.
La designazione della società aggiudicataria di ogni singola gara bandita da comuni della provincia di Caserta, infatti, per un certo periodo, è stata avvantaggiata dalla configurazione di un vero e proprio accordo di cartello tra le maggiori società operanti nel settore, le quali, onde evitare di entrare in conflitto nelle varie procedure, hanno preferito stringere un vero e proprio patto di spartizione del territorio.
Tale patto ha visto una suddivisione tra imprese che hanno operato in regime di oligopolio nei comuni ubicati a sud del fiume Volturno ed imprese che hanno operato, viceversa, nei comuni posti a nord del Volturno.
Proprio la TERMOTETTI S.a.s, anche grazie ai rapporti con uno dei colossi del settore, ovverosia la IMPRESUD S.r.l. dei fratelli IAVAZZI, ha iniziato ad aggiudicarsi numerosissime commesse pubbliche nell'area del matesino e dell'alto casertano.
In un secondo momento, a seguito della rottura tra la stessa IMPRESUD S.r.l. e un'altra impresa leader del settore, ovverosia, la OHI, la TERMOTETTI S.a.s. - con l'aggiudicazione del servizio di igiene urbana presso il comune di Casagiove (favorita proprio dall'interessamento di Francesco IAVAZZI) - ha iniziato ad ottenere affidamenti in comuni ubicati a sud del fiume Volturno,
accingendosi così a diventare il nuovo partner di elezione della IMPRESUD S.r.l. ed accrescendo sempre più la sua affermazione nel settore del ciclo integrato dei rifiuti.
Quanto al generale meccanismo di contaminazione delle procedure esso è sostanzialmente identico a quello riscontrato nelle gare ad evidenza pubblica aggiudicate alla TERMOTETTI S.a.s. e prevede essenzialmente due fasi: la prima fase della turbativa è quella relativa alla predisposizione - originaria o sopravvenuta all'accordo - di un disciplinare e/o di un bando che si attaglino
perfettamente all'impresa prescelta per l'aggiudicazione della gara.
Il meccanismo illecito ha origine nell'accordo tra // soggetto che detiene il potere decisionale nell'ambito della materia desii appalti relativi ai rifiuti" (che, a seconda del comune, può essere il sindaco, l'assessore delegato al ramo ecologia-ambiente o il dirigente del settore) e /'imprenditore disposto ad assiudicarsi la commessa pubblica corrispondendo al primo denaro od altre utilità.
Tali soggetti, sostanzialmente, pianificano i tratti essenziali del programma criminale che vede, da un lato, la predisposizione degli atti di gara in modo tale da garantire l'aggiudicazione all'impresa designata e, dall'altro, la corresponsione all'amministratore pubblico di utilità indebite.
L'imprenditore, infatti, per il tramite del suo entourage tecnico - formato da veri e propri esperti del settore (RAUCCI per la TERMOTETTIS.a.s.) - provvede direttamente alla predisposizione o alla modifica del contenuto del disciplinare e del bando di gara, adattando i requisiti necessari per l'aggiudicazione a quelli che solo la sua impresa possiede, in modo tale da ottenere un significativo ed invincibile "vantaggio competitivo ".
Sovente - com'è avvenuto, ad esempio, per gli appalti aggiudicati alla TERMOTETTI S.a.s. - l'impresa predesignata fa in modo che la futura procedura ad evidenza pubblica venga aggiudicata, anziché con il criterio del massimo ribasso, con quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, che consente un margine di discrezionalità più ampio nella valutazione dell' offerta.
Nel disciplinare di gara, invero, sono valorizzati dei requisiti tecnico-professionali ed economico finanziari posseduti esclusivamente dall'impresa designata.
In particolare, nelle ipotesi in cui sia prevista l'aggiudicazione tramite il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa (e quindi i partecipanti alla gara sono chiamati a presentare il e. d. progetto offerta), il più delle volte, i disciplinari preconfezionati dai tecnici dell'impresa designata indicano dei criteri e dei sub-criteri di valutazione che danno ampia discrezionalità ai componenti delle commissioni chiamati ad assegnare i punteggi. Tale previsione è funzionale alla seconda fase del meccanismo illecito.
Infatti, la seconda fase della turbativa fa riferimento alla nomina della commissione giudicatrice che, dati gli amplissimi margini di discrezionalità valutativa ad essa devoluti, (specie, per quanto prima evidenziato, nelle procedure ad evidenza pubblica aggiudicate attraverso il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa) deve necessariamente essere composta da membri che siano per la maggioranza, se non addirittura per la totalità, consapevoli del meccanismo criminale in atto e disposti a portarlo a compimento.
I commissari nominati, dunque, sono dei veri e propri "vigilantes deli'illegalità ", in quanto hanno il fondamentale compito di preservare l'impresa designata da qualsiasi possibile deviazione rispetto all'iter procedurale prestabilito attraverso la predisposizione degli atti di gara su misura.
Tale ruolo i commissari lo rivestono sia nell'ambito delle gare che si svolgono presso i comuni, sia nell'ambito delle gare demandate alla gestione della c.d. SUA, ovverosia, della centrale di committenza che, sovente, cura, per conto degli enti aderenti, l'aggiudicazione di contratti pubblici per la realizzazione di lavori, la prestazione di servizi e l'acquisizione di forniture.
Nell'ottica del legislatore, la S.U.A. è stata istituita al fine di "assicurare la trasparenza, la regolarità e l'economicità della gestione dei contratti pubblici e di prevenire il rischio di infiltrazione mafiose ".
L'istituzione della S.U.A. su base regionale avrebbe dovuto consentire agli enti locali di avvalersi di un soggetto sufficientemente vicino alla realtà territoriale ma, nello stesso tempo, rigorosamente vincolato al rispetto della normativa vigente in materia di contratti pubblici, che avesse, tra i suoi precipui obiettivi, quello di garantire l'uniformità delle procedure di scelta del contraente nell'ambito del bacino di competenza.
Tali pregevoli propositi, tuttavia, non sono stati affatto rispettati in quanto, almeno nella provincia di Casetta, il funzionamento della S.U.A. è stato negativo, soprattutto perché la composizione delle commissioni giudicatrici, anche con riferimento alle procedure demandate alla centrale unica di committenza, hanno visto l'assoluto predominio dei membri nominati dal singolo comune che, pertanto, hanno orientato le attività della S.U.A. a loro piacimento.
Il pregiudizio è stato, ovviamente, massimo nelle ipotesi in cui i membri delle commissioni giudicatrici di nomina comunale fossero al corrente del meccanismo illecito alla base della predisposizione degli atti di gara e avessero il compito di salvaguardare, in seno alla S.U.A., gli interessi dell'impresa predesignata. Una tale situazione si è verificata, ad esempio, con riferimento
all'appalto per il servizio di igiene urbana del comune di Casagiove, aggiudicato alla TERMOTETTI S.a.s. proprio grazie alla connivenza dei commissari nominati presso la S.U.A.
Come è emerso irrefutabilmente dall'attività investigativa, uno degli aspetti essenziali del sistema illecito descritto è rappresentato dalla sistematica ed indebita ingerenza dei vertici politici degli enti locali nell'attività amministrativa, che dovrebbe essere prerogativa esclusiva dei dirigenti, così
determinandosi una profonda e deprecabile frustrazione dei principi solennizzati dalle leggi Bassanini che vogliono nettamente distinte le funzioni di indirizzo politico da quelle gestorie.
In tale quadro generale, si collocano le specificità del meccanismo illecito elaborate per le gare destinate ad essere aggiudicate dalla TERMOTETTI S.a.s.
Tale meccanismo si sostanzia nel c.d. "sistema Rauccf che, in estrema sintesi, si dipana in questa dinamica: il RAUCCI stesso induce gli amministratori pubblici, ed in particolare i sindaci, a predisporre - sempre per il suo diretto tramite - atti di gara che prevedano l'aggiudicazione attraverso il criterio "dell 'offerta economicamente più vantaggiosa''' e, soprattutto, che valorizzino macroscopicamente il punteggio attribuito "all'offerta tecnica'''' rispetto a quello attribuito all'offerta economica, di modo che, quand'anche le altre ditte offrano il massimo ribasso, l'appalto sia aggiudicato sempre alla ditta che presenti la migliore offerta tecnica.
Negli appalti in cui partecipa la TERMOTETTI S.a.s., RAUCCI fa in modo che gli atti di gara prevedano che l'offerta tecnica migliore sia sempre caratterizzata dall'attribuzione di un punteggio maggiore per chi realizzi un 'isola ecologica. L'isola ecologica è la vera e propria "carta vincente" del connubio RAUCCl-TERMOTETTI S.a.s., in quanto, da un lato, la società in questione - provenendo dal settore dell'edilizia - ha la possibilità di realizzarla a costi inferiori rispetto alle concorrenti e, dall'altro, proprio la realizzazione di un'isola ecologica consente di attribuire alla stessa TERMOTETTI S.a.s. la c.d. "proprietà del rifiuto".
L'immotivata attribuzione della "proprietà del rifiuto'" alla ditta aggiudicataria del servizio, invero, è evocativa di un'ulteriore e significativa condotta criminale, perché vendere il rifiuto, in base agli accordi ANCI-CONAI, è attività particolarmente remunerativa. Evidentemente, lasciare che l'impresa affidataria gestisca il provento della vendita del rifiuto, consente di offrire un'utilità enorme all'imprenditore: utilità che non gli sarebbe spettata se fosse stato il comune a gestire i proventi della vendita del rifiuto che, evidentemente, sarebbero confluiti nelle casse comunali.
Al di là dell'attribuzione della proprietà del rifiuto un ulteriore e centrale momento del sistema illecito in genere - e del microsistema creato per la TERMOTETTI S.a.s. in specie - è rappresentato dal rapporto invischiato tra le società affidatane dei servizi di igiene urbana e le società affidatarie del servizio di trattamento dei rifiuti (in particolare della c.d. frazione umida o organica – codice CER 200108 - ), tra le quali spiccano la IMPRESUD S.r.l. e le società riconducibili a Luciano SORBO (detto Luca).
Infatti, una delle maggiori preoccupazioni e dei maggiori successi strategici di RAUCCI è costituito dall'ottenimento, in via di affidamento diretto o tramite gara, del servizio aggiuntivo di intermediazione nel servizio di smaltimento.
In questo modo - proprio come accaduto Piedimonte Matese, Alvignano e Casagiove – la TERMOTETTI S.a.s. ha ottenuto l'incarico dal comune di consegnare i rifiuti riciclabili e non riciclabili e, in particolare, l'umido - per il successivo trattamento - alle piattaforme di conferimento.
Successivamente, grazie ad un sistema di "trucco delle pesate", si riescono ad ottenere macroscopici guadagni illeciti.
Le dinamiche concernenti gli accordi tra società affidatarie del servizio di igiene urbana ed il meccanismo del "trucco delle pesate" rappresenta un momento cruciale dell'intero sistema di contaminazione del ciclo integrato dei rifiuti.
Non a caso le misure cautelari personali applicate hanno riguardato, altresì, i due maggiori imprenditori operanti nell'oligopolio imprenditoriale delle piattaforme di conferimento venutosi a creare in provincia di Caserta: IAVAZZI Francesco e SORBO Luciano (detto Luca).
Gli anzidetti soggetti - rispettivamente titolari delle società IMPRESUD S.r.l e Ge.SIA S.p.a. - hanno concorso nelle turbative d'asta realizzate nell'ambito dei comuni di Piedimonte Matese e Casagiove al fine di garantirsi che il servizio di igiene urbana fosse aggiudicato alla TERMOTETTI S.a.s., la quale avrebbe successivamente conferito la frazione umida dei rifiuti alle piattaforme di loro proprietà, consentendo la perpetuazione del redditizio meccanismo del trucco delle pesate.
Misure Cautelari Applicate:
misura della custodia cautelare in carcere nei confronti dei seguenti indagati:
- IMPERADORE Luigi
- RAUCCI Francesco
- IAVAZZI Francesco
- SORBO Luciano
- CAPPELLO Vincenzo
- TERRERI Pietro
- DI COSTANZO Angelo
- RAUSO Gaetano
- MANCA Antonio
- CAPPELLA Pietro Andrea
- GIANNETTI Simone Luigi
- PALERMITI Ernesto
- FRANCO Vincenzo Mario
misura cautelare degli arresti domiciliari, nei confronti dei seguenti indagati:
- TEDESCO Antonella
- SIMONETTI Giuseppe
- RUSSO Elpidio
- IMPERATORE Giuseppe
- MENDITTO Fabio
- D'ONOFRIO Gennaro
- MARRA Domenico
Santa Maria C.V., il 13 settembre 2016
// Procuratore della Repubblica
Dotlssa M. Antonietta TRONCON M.


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MADDALONI,SINDACO, TEVEROLA,VITULAZIO,VOTO DI SCAMBIO,DI MATTEO DARIO,PARENTOPOLI,CRISCIONE FRANCO ,GIOVANNI FALCO,PIANO TRIENNALE ANTICORRUZIONE,PUC,CONSULENTI,AVVOCATI,ROMANO LUIGI,DI COSTANZO ANGELO,

Corruzione, arrestati due sindaci nel casertano: “Mercimonio della funzione pubblica piegata a interessi privati” 

Giustizia & Impunità di Luisiana Gaita | 15 febbraio 2017 IL FATTO QUOTIDIANO

I carabinieri hanno eseguito l’ordinanza nei confronti del primo cittadino di Vitulazio Luigi Romano del Pd, l’unico che si trova ai domiciliari, dell’assessore comunale all’Ecologia Antonio Catone, del geologo Franco Aurilio Criscione, marito di un altro assessore dello stesso comune e del sindaco di Teverola, di area centrodestra, Dario Di Matteo. Le indagini hanno consentito di accertare "una nuova forma di richiesta di tangenti, modalità utile ad accrescere il consenso elettorale”
La seconda fase dell’inchiesta sulla tangentopoli casertana porta all’arresto di altri due sindaci, quelli dei comuni di Vitulazio e Teverola, ma anche di un assessore e di un geologo. Otto, in totale, gli indagati. L’indagine è la stessa coordinata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, che a marzo dello scorso anno aveva chiesto e ottenuto l’arresto del primo cittadino e di due componenti della giunta comunale di Maddaloni, oltre che di un amministratore giudiziario di beni confiscati alla criminalità organizzata. Ma quello che nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi viene descritto come un “consolidato sistema di corruzione” riguarda anche altri comuni della provincia. La materia è quella degli appalti pubblici. I carabinieri hanno eseguito l’ordinanza nei confronti del primo cittadino di Vitulazio Luigi Romano del Pdl’unico che si trova ai domiciliari, dell’assessore comunale all’Ecologia Antonio Catone, del geologo Franco Aurilio Criscione, marito di un altro assessore dello stesso comune e del sindaco di Teverola, di area centrodestra, Dario Di Matteo (i tre sono tutti in carcere). I destinatari dell’ordinanza firmata dal gip Sergio Enea sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio, indebita induzione a dare o promettere utilità.
LA PROCURA: “UNO SCENARIO AVVILENTE” – Le indagini hanno consentito di accertare che “nell’affidamento diincarichi e servizi pubblici – si legge nell’ordinanza – il sindaco di Vitulazio ha violato le più elementari regole ditrasparenza e imparzialità” per soddisfare interessi propri e di chi gli era vicino. Il risultato? “Un vero e propriomercimonio della funzione pubblica”. Nel frattempo, a Teverola, il primo cittadino “cerca di guadagnare (e non poco) dall’affidamento del servizio di igiene urbana”. Il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone sottolinea come l’indagine condotta tra giugno 2015 e marzo 2016, attraverso intercettazioni, pedinamenti etestimonianze chiave, abbia svelato, com’era già accaduto per Maddaloni “un avvilente scenario in cui amministratori pubblici, eletti o nominati a garanzia e tutela degli interessi della collettività, pieghino la loro funzione a meri interessi privati”.

DAGLI ARRESTI DI MADDALONI ALLE TESTIMONIANZE – Il vaso di Pandora si è aperto dopo l’arresto, a marzo 2016, del sindaco di Maddaloni Rosa De Lucia di Forza Italia per presunte tangenti per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Cinque gli indagati: oltre al primo cittadino, anche un assessore, due consiglieri comunali e l’imprenditore Alberto Di Nardi, proprietario della DHI Holding industriale spa, a cui era stato affidato il servizio diigiene urbana sia a Maddaloni, sia in altri comuni del Casertano. Di Nardi, tra l’altro, è anche testimone dell’inchiesta Assopigliatutto che ha coinvolto il presidente della provincia di Caserta, Angelo Di Costanzo e diversi sindaci del territorio. Dopo l’arresto di marzo scorso, l’imprenditore di Vitulazio ha iniziato a collaborare, accusando politici e amministratori comunali. Le sue dichiarazioni hanno avuto un peso notevole in questa seconda fase dell’inchiesta, insieme a quelle di altri personaggi chiave. Di fatto l’indagine è scattata dopo la denuncia presentata il 25 giugno 2015 da un altro imprenditore.

GLI EPISODI CONTESTATI A VITULAZIO – Per quanto riguarda il comune di Vitulazio, nell’ordinanza si fa riferimento a due vicende particolari, il cui trait d’union “è la gestione privatistica da parte del sindaco Luigi Romano e di alcuni amministratori a lui vicini” con “l’asservimento delle funzioni pubbliche all’interesse personale di pochi altri, a discapito dell’interesse collettivo”. Prova ne è, secondo l’accusa, il fatto che con la complicità dell’assessore all’Ecologia Catone, il sindaco abbia indirizzato l’assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti a beneficio della DHI “previo accordo con il titolare Di Nardi (anche lui indagato), al quale ha chiesto come contropartita sia denaro, sotto forma di sponsorizzazioni, sia l’assunzione di personale”. Lo stesso imprenditore ha consegnato in una occasione 500 euro nelle mani del figlio del sindaco “per un’asserita sponsorizzazione” a un comitato da lui guidato. L’altra faccenda riguarda la “gestione illecita di una gara indetta dal comune per l’affidamento dell’incarico (per un importo di 19.500 euro) di predisporre una relazione geologica preliminare alla redazione del Puc del Comune”. Un affidamento secondo gli inquirenti “pilotato per favorire gli interessi di Franco Antonio Criscione, geologo e marito dell’assessore comunale Giovanna Falco”. Il tutto aggirando le norme del Piano triennale anticorruzione che la stessa amministrazione si era data. In quel caso, secondo le accuse, in accordo con l’assessore Falco, il primo cittadino ha promesso a un professionista l’aggiudicazione della gara, a condizione che la maggior parte del corrispettivo (12mila euro) fosse destinata al coniuge del componente della giunta che, proprio per il suo legame familiare, non avrebbe potuto ricevere l’incarico direttamente. Non solo: Criscione avrebbe indirizzato la gara di appalto preselezionando i concorrenti, dettando loro le offerte che dovevano presentare e, dopo l’assegnazione, provando a condizionare anche il metodo scientifico utilizzato per redarre il documento. L’obiettivo? “Carpire il maggior utile possibile a discapito del numero di sondaggi da effettuare” come hanno rilevato le intercettazioni. Con i soldi pubblici stanziati dal Comune per l’incarico, infatti, Criscione avrebbe soddisfatto un debito privato nei confronti dell’imprenditore titolare della ditta di sondaggi. Su questa vicenda fu presentata anche un’interrogazione da parte dell’opposizione, rimasta senza risposta.

A TEVEROLA STESSO SISTEMA – A Teverola non andava meglio. Secondo gli inquirenti il sindaco Dario Di Matteo, ha abusato dei suoi poteri in modi diversi. Ritardando la liquidazione dei mandati di pagamento e presentando lamentele e contestazioni alla ditta DHI Holding di Di Nardi, incaricata del servizio di raccolta dei rifiuti, disponendo continue e illegittime proroghe “per costringerlo ad assumere il nipote di un assessore comunale e a promettere l’assunzione di altri due dipendenti”, oltre al pagamento “di 1.500 euro sotto forma di sponsor”. Solo una volta ricevuti questi favori, il sindaco avrebbe sbloccato il pagamento degli stipendi degli operatori ecologici e prorogato, senza alcuna procedura, il servizio alla DHI. Ma le richieste di sponsorizzazioni e assunzioni del sindaco di Teverola (come di altri coinvolti nell’inchiesta) non si esaurivano nel clientelismo. “Si sostanziavano – scrive la Procura – in una nuova forma di richiesta di tangenti, modalità utile ad accrescere il consenso elettorale”. Nel caso di Teverola non si è neppure provato a dare una parvenza di legalità alla continua proroga del servizio di raccolta di rifiuti alla ditta di Di Nardi, definito dal gip un vero e proprio bancomat. A differenza di quanto fatto a Vitulazio e Maddaloni, infatti, la proroga non è stata attuata con ordinanze urgenti, ma con semplici determine del dirigente.


2016 14 DICEMBRE MUNNEZZA SANTA MARIA CAPA VETERE ARRESTO CLAN CASALESI DEL GAUDIO TOMMASO Eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso





Procura della Repubblica presso il Tribunale Santa Maria Capua Vetere COMUNICATO STAMPA

In data odierna, oltre 150 militari appartenenti ai Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, hanno dato esecuzione a 20 ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - su richiesta della locale Procura della Repubblica – nei confronti di pubblici funzionali e noti imprenditori operanti nella provincia di Casetta.
In particolare, la complessa ed imponente indagine ha portato all'emissione di 13 ordinanze applicative della misura cautelare della custodia in carcere e di 7 ordinanze applicative della misura cautelare degli arresti domiciliari. Oltre ai provvedimenti cautelari personali è stato, altresì, disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre un milione e mezzo di euro.
Tra i soggetti attinti dai gravi provvedimenti giudiziali (il cui elenco completo è riportato in calce al presente comunicato) vi sono, tra gli altri, l'attuale Presidente della Provincia di Casella e Sindaco del comune di Alvignano, Angelo DI COSTANZO, l'Assessore all'ambiente dello stesso Comune, GIANNETTI Simone Luigi, il Sindaco del Comune di Piedimonte Matese, CAPPELLO Vincenzo, l'ex Sindaco del Comune di Casagiove, Elpidio RUSSO e il Presidente del Consorzio di Bonifica
del Sannio Alifano, CAPPELLA Pietro Andrea.
L'attività investigativa, diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria e dal Reparto Operativo dell'Arma dei Carabinieri di Caserta, ha consentito di portare alla luce un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di turbata libertà degli incanti, corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai loro doveri d'ufficio, truffa ai danni di enti pubblici e abuso d'ufficio, tutti compiuti nell'interesse o, comunque, a vantaggio della TERMOTETTI S.a.s. e di altre società riconducibili al gruppo TERMOTETTI, colosso imprenditoriale operante in vari settori e in varie regioni d'Italia, il cui dominus s'identifica nell'imprenditore originario di San Potito Sannitico, Luigi IMPERADORE.
Invero, le indagini hanno dimostrato che la TERMOTETTI S.a.s., è riuscita ad aggiudicarsi artatamente, tra il 2013 e il 2015, le gare d'appalto per l'affidamento del servizio d'igiene urbana, nonché, altre commesse pubbliche relative al delicato settore del ciclo integrato dei rifiuti, nei Comuni di Alvignano, Piedimonte Matese e Casagiove.
Un'altra società del gruppo e, precisamente, il CONSORZIO STABILE SANNIO APPALTI S.c.a.r.L, attraverso le medesime modalità criminali, sempre previa corresponsione di utilità illecite a pubblici funzionari, si è aggiudicata, altresì, l'appalto di lavori relativo al Lotto Presenzano I, presso il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano, diretto da CAPPELLA Pietro Andrea.
Più nel dettaglio, le complesse e articolate attività investigative hanno consentito di disvelare un collaudato e sofisticato meccanismo fraudolento, essenzialmente fondato sull'accordo illecito tra Luigi IMPERADORE e i vari amministratori e dirigenti pubblici coinvolti (sindaci, assessori o dirigenti apicali). L'accordo de quo si è sostanziato in un vero e proprio mercimonio di commesse pubbliche a fronte della corresponsione di denaro e altre utilità illecite ad amministratori e funzionari pubblici, i quali - grazie alla posizione ricoperta all'interno delle pubbliche amministrazioni interessate - hanno pilotato l'aggiudicazione di numerosi appalti a vantaggio del gruppo TERMOTETTI.
Con specifico riferimento agli appalti concernenti il ciclo integrato dei rifiuti, i minuziosi accertamenti - condotti anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni locali, indagini finanziarie, nonché, mediante la disamina della copiosa documentazione cartacea e informatica sequestrata presso la sede del predetto gruppo societario e dei predetti enti pubblici - hanno evidenziato, infatti, come le procedure di gara per l'assegnazione del servizio di igiene urbana (raccolta, conferimento, trattamento e smaltimento) e di altri servizi collaterali, nei Comuni di Alvignano, Piedimonte Matese e Casagiove, siano state profondamente contaminate ab origine e in itinere, attraverso la concretizzazione dei predetti accordi, favoriti dall'intermediazione dell'ex dirigente del CUB, Francesco RAUCCI, esperto del settore dei rifiuti, entrato nelle fila del gruppo TERMOTETTI col precipuo compito di elaborare e realizzare - nella qualità di coordinatore operativo della TERMOTETTI S.a.s. di Tedesco Antonella & co. - i connotati essenziali del programma criminale finalizzato a garantire l'aggiudicazione, alla predetta società, di un numero indeterminato di procedure ad evidenza pubblica, relative all'affidamento di appalti aventi ad oggetto la gestione dei servizi di igiene urbana ed altre commesse pubbliche orbitanti nell'ambito del ciclo integrato dei rifiuti. Proprio il RAUCCI, infatti, su mandato dei vertici societari - Luigi IMPERADORE e Antonella TEDESCO - si è pervicacemente ed insidiosamente ingerito nelle procedure di gara oggetto d'indagine, in quanto, antecedentemente o successivamente alla pubblicazione degli atti di gara, ha orientato - o addirittura personalmente elaborato o modificato - il contenuto degli stessi, in modo tale da creare dei veri e propri ''''abiti su misura", confezionati ad arte per valorizzare le caratteristiche e le peculiarità tecniche della società riconducibile alla famiglia IMPERADORE. Il tutto con la connivenza degli amministratori e dei funzionari pubblici direttamente coinvolti nelle procedure stesse o, comunque, collocati ai vertici delle amministrazioni comunali.
In buona sostanza, quindi, gli amministratori e i funzionari comunali corrotti, hanno aderito a un vero e proprio protocollo criminale messo a punto dai vertici imprenditoriali ed operativi del gruppo TERMOTETTI; protocollo in base al quale, già prima dell'inizio della procedura di gara (o, attraverso una vera e propria negoziazione, dopo la pubblicazione dei primigeni atti), la società di Gioia Sannitica - designata per l'aggiudicazione grazie alla stipulazione di un accordo illecito con amministratori o funzionari pubblici - si è mostrata disposta a concedere, quale corrispettivo dell'affidamento, denaro o altre utilità. Altre utilità che spesso hanno riguardato assunzioni o promesse di assunzioni presso la TERMOTETTI S.a.s. o altre società del gruppo, di parenti od amici dei pubblici amministratori, come accaduto, ad esempio, ad Alvignano e a Piedimonte Matese.
In tutte le vicende oggetto d'indagine, l'accordo tra i vertici dell'amministrazione e la compagine imprenditoriale si è perfezionato "in corso d'opera", ragion per cui, dopo la formalizzazione del pactum sceleris, gli atti della procedura hanno subito pregnanti modifiche finalizzate ad attribuire alla società predesignata un vantaggio competitivo invincibile e determinante per l'aggiudicazione delle gare.
Per di più, la predisposizione ad hoc degli atti generali della procedura ha perseguito l'ulteriore e deprecabile finalità di determinare un grave vulnus ai principi - di matrice comunitaria – di concorrenza, trasparenza e massima partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica.
Infatti, l'inserimento di clausole ambigue e la carente pubblicità delle modifiche apportate agli atti in corso d'opera, ha sortito l'effetto di rendere gli appalti poco appetibili per imprese e società nazionali o internazionali, così disincentivandole a partecipare, o perché non in possesso di alcuni requisiti appositamente ed inspiegabilmente richiesti dal disciplinare e dal bando di gara, o perché non messe nelle condizioni di valutare la convenienza economica dell'appalto.
Ciò è avvenuto, ad esempio, mediante la previsione dell'attribuzione di punteggi sproporzionati per alcuni servizi aggiuntivi, come la realizzazione di un'isola ecologica, vera e propria "carta vincente" del gruppo TERMOTETTI, che ha consentito allo stesso di sbaragliare del tutto la concorrenza.
Sebbene l'attività investigativa de qua abbia avuto ad oggetto precipuamente le commesse pubbliche affidate alle società del gruppo TERMOTETTI, in realtà - come irrefutabilmente dimostrato dalla richiesta di misura cautelare e come pienamente condiviso dal giudice delle indagini preliminari - è l'intero sistema di aggiudicazione degli appalti relativi alla gestione del c.d. ciclo integrato dei rifiuti che, nella provincia di Casetta, è caratterizzato da dinamiche profondamente illecite e penalmente rilevanti.
La ricostruzione analitica delle dinamiche criminali che connotano, a livello generale, l'universo dei rifiuti è stata possibile grazie alle dichiarazioni di numerosi imprenditori del settore che hanno, infatti, descritto in modo compiuto tutte le molteplici modalità di contaminazione delle procedure ad evidenza pubblica e degli affidamenti diretti, le clausole contrattuali in grado di offrire all'imprenditore designato per l'aggiudicazione i più ampi margini di redditività dell'appalto e, soprattutto, tutte le molteplici utilità oggetto di "fungenti" a vantaggio di amministratori e funzionali pubblici corrotti.
La designazione della società aggiudicataria di ogni singola gara bandita da comuni della provincia di Caserta, infatti, per un certo periodo, è stata avvantaggiata dalla configurazione di un vero e proprio accordo di cartello tra le maggiori società operanti nel settore, le quali, onde evitare di entrare in conflitto nelle varie procedure, hanno preferito stringere un vero e proprio patto di spartizione del territorio.
Tale patto ha visto una suddivisione tra imprese che hanno operato in regime di oligopolio nei comuni ubicati a sud del fiume Volturno ed imprese che hanno operato, viceversa, nei comuni posti a nord del Volturno.
Proprio la TERMOTETTI S.a.s, anche grazie ai rapporti con uno dei colossi del settore, ovverosia la IMPRESUD S.r.l. dei fratelli IAVAZZI, ha iniziato ad aggiudicarsi numerosissime commesse pubbliche nell'area del matesino e dell'alto casertano.
In un secondo momento, a seguito della rottura tra la stessa IMPRESUD S.r.l. e un'altra impresa leader del settore, ovverosia, la OHI, la TERMOTETTI S.a.s. - con l'aggiudicazione del servizio di igiene urbana presso il comune di Casagiove (favorita proprio dall'interessamento di Francesco IAVAZZI) - ha iniziato ad ottenere affidamenti in comuni ubicati a sud del fiume Volturno,
accingendosi così a diventare il nuovo partner di elezione della IMPRESUD S.r.l. ed accrescendo sempre più la sua affermazione nel settore del ciclo integrato dei rifiuti.
Quanto al generale meccanismo di contaminazione delle procedure esso è sostanzialmente identico a quello riscontrato nelle gare ad evidenza pubblica aggiudicate alla TERMOTETTI S.a.s. e prevede essenzialmente due fasi: la prima fase della turbativa è quella relativa alla predisposizione - originaria o sopravvenuta all'accordo - di un disciplinare e/o di un bando che si attaglino
perfettamente all'impresa prescelta per l'aggiudicazione della gara.
Il meccanismo illecito ha origine nell'accordo tra // soggetto che detiene il potere decisionale nell'ambito della materia desii appalti relativi ai rifiuti" (che, a seconda del comune, può essere il sindaco, l'assessore delegato al ramo ecologia-ambiente o il dirigente del settore) e /'imprenditore disposto ad assiudicarsi la commessa pubblica corrispondendo al primo denaro od altre utilità.
Tali soggetti, sostanzialmente, pianificano i tratti essenziali del programma criminale che vede, da un lato, la predisposizione degli atti di gara in modo tale da garantire l'aggiudicazione all'impresa designata e, dall'altro, la corresponsione all'amministratore pubblico di utilità indebite.
L'imprenditore, infatti, per il tramite del suo entourage tecnico - formato da veri e propri esperti del settore (RAUCCI per la TERMOTETTIS.a.s.) - provvede direttamente alla predisposizione o alla modifica del contenuto del disciplinare e del bando di gara, adattando i requisiti necessari per l'aggiudicazione a quelli che solo la sua impresa possiede, in modo tale da ottenere un significativo ed invincibile "vantaggio competitivo ".
Sovente - com'è avvenuto, ad esempio, per gli appalti aggiudicati alla TERMOTETTI S.a.s. - l'impresa predesignata fa in modo che la futura procedura ad evidenza pubblica venga aggiudicata, anziché con il criterio del massimo ribasso, con quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, che consente un margine di discrezionalità più ampio nella valutazione dell' offerta.
Nel disciplinare di gara, invero, sono valorizzati dei requisiti tecnico-professionali ed economico finanziari posseduti esclusivamente dall'impresa designata.
In particolare, nelle ipotesi in cui sia prevista l'aggiudicazione tramite il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa (e quindi i partecipanti alla gara sono chiamati a presentare il e. d. progetto offerta), il più delle volte, i disciplinari preconfezionati dai tecnici dell'impresa designata indicano dei criteri e dei sub-criteri di valutazione che danno ampia discrezionalità ai componenti delle commissioni chiamati ad assegnare i punteggi. Tale previsione è funzionale alla seconda fase del meccanismo illecito.
Infatti, la seconda fase della turbativa fa riferimento alla nomina della commissione giudicatrice che, dati gli amplissimi margini di discrezionalità valutativa ad essa devoluti, (specie, per quanto prima evidenziato, nelle procedure ad evidenza pubblica aggiudicate attraverso il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa) deve necessariamente essere composta da membri che siano per la maggioranza, se non addirittura per la totalità, consapevoli del meccanismo criminale in atto e disposti a portarlo a compimento.
I commissari nominati, dunque, sono dei veri e propri "vigilantes deli'illegalità ", in quanto hanno il fondamentale compito di preservare l'impresa designata da qualsiasi possibile deviazione rispetto all'iter procedurale prestabilito attraverso la predisposizione degli atti di gara su misura.
Tale ruolo i commissari lo rivestono sia nell'ambito delle gare che si svolgono presso i comuni, sia nell'ambito delle gare demandate alla gestione della c.d. SUA, ovverosia, della centrale di committenza che, sovente, cura, per conto degli enti aderenti, l'aggiudicazione di contratti pubblici per la realizzazione di lavori, la prestazione di servizi e l'acquisizione di forniture.
Nell'ottica del legislatore, la S.U.A. è stata istituita al fine di "assicurare la trasparenza, la regolarità e l'economicità della gestione dei contratti pubblici e di prevenire il rischio di infiltrazione mafiose ".
L'istituzione della S.U.A. su base regionale avrebbe dovuto consentire agli enti locali di avvalersi di un soggetto sufficientemente vicino alla realtà territoriale ma, nello stesso tempo, rigorosamente vincolato al rispetto della normativa vigente in materia di contratti pubblici, che avesse, tra i suoi precipui obiettivi, quello di garantire l'uniformità delle procedure di scelta del contraente nell'ambito del bacino di competenza.
Tali pregevoli propositi, tuttavia, non sono stati affatto rispettati in quanto, almeno nella provincia di Casetta, il funzionamento della S.U.A. è stato negativo, soprattutto perché la composizione delle commissioni giudicatrici, anche con riferimento alle procedure demandate alla centrale unica di committenza, hanno visto l'assoluto predominio dei membri nominati dal singolo comune che, pertanto, hanno orientato le attività della S.U.A. a loro piacimento.
Il pregiudizio è stato, ovviamente, massimo nelle ipotesi in cui i membri delle commissioni giudicatrici di nomina comunale fossero al corrente del meccanismo illecito alla base della predisposizione degli atti di gara e avessero il compito di salvaguardare, in seno alla S.U.A., gli interessi dell'impresa predesignata. Una tale situazione si è verificata, ad esempio, con riferimento
all'appalto per il servizio di igiene urbana del comune di Casagiove, aggiudicato alla TERMOTETTI S.a.s. proprio grazie alla connivenza dei commissari nominati presso la S.U.A.
Come è emerso irrefutabilmente dall'attività investigativa, uno degli aspetti essenziali del sistema illecito descritto è rappresentato dalla sistematica ed indebita ingerenza dei vertici politici degli enti locali nell'attività amministrativa, che dovrebbe essere prerogativa esclusiva dei dirigenti, così
determinandosi una profonda e deprecabile frustrazione dei principi solennizzati dalle leggi Bassanini che vogliono nettamente distinte le funzioni di indirizzo politico da quelle gestorie.
In tale quadro generale, si collocano le specificità del meccanismo illecito elaborate per le gare destinate ad essere aggiudicate dalla TERMOTETTI S.a.s.
Tale meccanismo si sostanzia nel c.d. "sistema Rauccf che, in estrema sintesi, si dipana in questa dinamica: il RAUCCI stesso induce gli amministratori pubblici, ed in particolare i sindaci, a predisporre - sempre per il suo diretto tramite - atti di gara che prevedano l'aggiudicazione attraverso il criterio "dell 'offerta economicamente più vantaggiosa''' e, soprattutto, che valorizzino macroscopicamente il punteggio attribuito "all'offerta tecnica'''' rispetto a quello attribuito all'offerta economica, di modo che, quand'anche le altre ditte offrano il massimo ribasso, l'appalto sia aggiudicato sempre alla ditta che presenti la migliore offerta tecnica.
Negli appalti in cui partecipa la TERMOTETTI S.a.s., RAUCCI fa in modo che gli atti di gara prevedano che l'offerta tecnica migliore sia sempre caratterizzata dall'attribuzione di un punteggio maggiore per chi realizzi un 'isola ecologica. L'isola ecologica è la vera e propria "carta vincente" del connubio RAUCCl-TERMOTETTI S.a.s., in quanto, da un lato, la società in questione - provenendo dal settore dell'edilizia - ha la possibilità di realizzarla a costi inferiori rispetto alle concorrenti e, dall'altro, proprio la realizzazione di un'isola ecologica consente di attribuire alla stessa TERMOTETTI S.a.s. la c.d. "proprietà del rifiuto".
L'immotivata attribuzione della "proprietà del rifiuto'" alla ditta aggiudicataria del servizio, invero, è evocativa di un'ulteriore e significativa condotta criminale, perché vendere il rifiuto, in base agli accordi ANCI-CONAI, è attività particolarmente remunerativa. Evidentemente, lasciare che l'impresa affidataria gestisca il provento della vendita del rifiuto, consente di offrire un'utilità enorme all'imprenditore: utilità che non gli sarebbe spettata se fosse stato il comune a gestire i proventi della vendita del rifiuto che, evidentemente, sarebbero confluiti nelle casse comunali.
Al di là dell'attribuzione della proprietà del rifiuto un ulteriore e centrale momento del sistema illecito in genere - e del microsistema creato per la TERMOTETTI S.a.s. in specie - è rappresentato dal rapporto invischiato tra le società affidatane dei servizi di igiene urbana e le società affidatarie del servizio di trattamento dei rifiuti (in particolare della c.d. frazione umida o organica – codice CER 200108 - ), tra le quali spiccano la IMPRESUD S.r.l. e le società riconducibili a Luciano SORBO (detto Luca).
Infatti, una delle maggiori preoccupazioni e dei maggiori successi strategici di RAUCCI è costituito dall'ottenimento, in via di affidamento diretto o tramite gara, del servizio aggiuntivo di intermediazione nel servizio di smaltimento.
In questo modo - proprio come accaduto Piedimonte Matese, Alvignano e Casagiove – la TERMOTETTI S.a.s. ha ottenuto l'incarico dal comune di consegnare i rifiuti riciclabili e non riciclabili e, in particolare, l'umido - per il successivo trattamento - alle piattaforme di conferimento.
Successivamente, grazie ad un sistema di "trucco delle pesate", si riescono ad ottenere macroscopici guadagni illeciti.
Le dinamiche concernenti gli accordi tra società affidatarie del servizio di igiene urbana ed il meccanismo del "trucco delle pesate" rappresenta un momento cruciale dell'intero sistema di contaminazione del ciclo integrato dei rifiuti.
Non a caso le misure cautelari personali applicate hanno riguardato, altresì, i due maggiori imprenditori operanti nell'oligopolio imprenditoriale delle piattaforme di conferimento venutosi a creare in provincia di Caserta: IAVAZZI Francesco e SORBO Luciano (detto Luca).
Gli anzidetti soggetti - rispettivamente titolari delle società IMPRESUD S.r.l e Ge.SIA S.p.a. - hanno concorso nelle turbative d'asta realizzate nell'ambito dei comuni di Piedimonte Matese e Casagiove al fine di garantirsi che il servizio di igiene urbana fosse aggiudicato alla TERMOTETTI S.a.s., la quale avrebbe successivamente conferito la frazione umida dei rifiuti alle piattaforme di loro proprietà, consentendo la perpetuazione del redditizio meccanismo del trucco delle pesate.
Misure Cautelari Applicate:
misura della custodia cautelare in carcere nei confronti dei seguenti indagati:
- IMPERADORE Luigi
- RAUCCI Francesco
- IAVAZZI Francesco
- SORBO Luciano
- CAPPELLO Vincenzo
- TERRERI Pietro
- DI COSTANZO Angelo
- RAUSO Gaetano
- MANCA Antonio
- CAPPELLA Pietro Andrea
- GIANNETTI Simone Luigi
- PALERMITI Ernesto
- FRANCO Vincenzo Mario
misura cautelare degli arresti domiciliari, nei confronti dei seguenti indagati:
- TEDESCO Antonella
- SIMONETTI Giuseppe
- RUSSO Elpidio
- IMPERATORE Giuseppe
- MENDITTO Fabio
- D'ONOFRIO Gennaro
- MARRA Domenico
Santa Maria C.V., il 13 settembre 2016
// Procuratore della Repubblica
Dotlssa M. Antonietta TRONCON M.


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