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Friday, December 09, 2016

Referendum, un altro sconfitto è Fabrizio Ferrandelli, un personaggio ora in cerca




Referendum, un altro sconfitto è Fabrizio Ferrandelli, un personaggio ora in cerca 


Fabrizio Ferrandelli, oggi candidato a sindaco di Palermo, è stato tra i primi, lo scorso gennaio di quest’anno, a costituire un Comitato siciliano per sostenere le riforme costituzionali volute da Matteo Renzi. Ricordiamo anche il nome di questo Comitato: #CoraggioSì. Chissà quanti palermitani, alle elezioni comunali previste nella primavera del prossimo anno, avranno il ‘coraggio’ di votare per un candidato renziano   
Tra i silenzi più assordanti, dopo la débâcle di Matteo Renzi al referendum del 4 dicembre scorso, c’è anche quello di Fabrizio Ferrandelli, la cui candidatura come sindaco di Palermo è già stata resa nota da tempo.
Ferrandelli, infatti, è stato un così convinto promotore del Sì da avere istituito a gennaio il primo comitato siciliano per sostenere le riforme costituzionali renziane, battezzato con il nome di #CoraggioSì.
Iniziativa che fu spiegata dallo stesso ex deputato regionale all’Ars in questo modo:
Vogliamo un’Italia più semplice e più forte, così come vogliamo una Sicilia più moderna e più competitiva. Ci impegneremo affinché dalla Sicilia del coraggio arrivi un Sì forte e chiaro, un incoraggiamento al premier Matteo Renzi ad andare avanti nella strada delle riforme e del cambiamento“. Insomma, un appoggio della prima ora che, però, undici mesi dopo non ha dato affatto i frutti sperati, visto che oltre il 70% dei siciliani ha scelto di votare per il NO.
Una sconfitta doppiamente sonora per Ferrandelli: da un lato, infatti, sembra andato in alto mare il tentativo di aggraziarsi – con i comitati dei Coraggiosi – Matteo Renzi, magari con la speranza di avere un tornaconto personale in vista delle amministrative del prossimo anno (ma con Davide Faraone i rapporti non sono più buoni); dall’altro, i numeri del referendum hanno di certo assestato un duro colpo alla convinzione dell’ex consigliere comunale di Italia dei Valori – la stessa in cui ‘militava’ l’odierno acerrimo nemico, Leoluca Orlando – di attrarre su di sé un consenso significativo.
Ferrandelli, quindi, è in difficoltà, soprattutto perché non può più tirarsi indietro nella corsa a Palazzo delle Aquile, sede del Consiglio comunale di Palermo: più che la faccia, rischia di bruciarsi politicamente in maniera definitiva, dopo la scelta azzardata di lasciare il Parlamento siciliano (pensando che il voto regionale fosse dietro l’angolo) e di annunciare altrettanto presto la propria candidatura alle amministrative palermitane.
Ecco perché si vocifera la scelta di cercare nuovi orizzonti di sostegno e, a tal proposito, non è affatto un mistero la simpatia di Gianfranco Miccichè per Ferrandelli (così come quella di Totò Cuffaro): Forza Italia, però, non potrà appoggiarlo sin dall’inizio ma, magari, in un eventuale secondo turno, dopo la sconfitta del proprio candidato di riferimento.
Un’ipotetica alleanza che, comunque, dal punto di vista ideologico cozza e non poco con le idee politiche sia di Ferrandelli, sia di chi lo sta sostenendo nel progetto Palermocrazia.
La morale di questa storia? Semplice… non dire gatto, se non ce l’hai nel sacco…




Ode a Davide Faraone caduto col Governo


Sopra un basso rilievo moderno e sepolcrale dove un non più giovane Faraone incredulo e piangente è rappresentato in atto di partire accomiatandosi dal Governo
Davide, rimembri ancora
Il tempo di tua vita ministeriale
Quando papà splendea
Negli occhi tuoi dementi e un po’ cattivi
e tu, testa fottuta, il limitare
Di largo Arenula salivi?
Sonavano le stanze del potere
E le vie d’intorno al tuo perpetuo: “Roma”,
Allor che all’opre d’ascaro intendevi  
Assai contento di quel vago avvenir che in mente avevi?
Era il 3 di dicembre e tu speravi
Che mai finisse la tua bella vita.
Tu, mentre che l’erba inaridisce il verno,
da chiuso morbo combattuto e vinto
perisci, o deficiente!
All’apparir del NO, tu, misero, cadesti
E con la fredda mano le dimission firmavi.






Anatomia patologica del voto del PD siciliano: Cracolici, Lumia e Crisafulli hanno fatto votare Sì?


In un post su facebook del 20 novembre – esattamente 14 giorni prima del voto per il referendum sulle riforme costituzionali – l’esponente di Sinistra Italiana, Angelo Forgia, manifestava dubbi sull’impegno di alcuni autorevoli esponenti del PD siciliano in favore del Sì. Sembrerebbe proprio che che le sue ‘premonizioni’ avrebbero colpito nel segno… Che fine hanno fatto a Catania i voti di Enzo Bianco e della CGIL? Assisteremo all’ira funesta del Pelide Renzi? 
Dobbiamo riconoscere che Angelo Forgia, esponente di Sinistra italiana, aveva, in un certo senso, anticipato il flop del Sì in Sicilia. Negli ultimi giorni della campagna elettorale, quando Renzi si precipitava nella nostra Isola cercando voti – con il reparto celere della Polizia che manganellava i giovani Siciliani che protestavano contro il Governo – Angelo Forgia, sulla sua pagina facebook, in totale solitudine, ironizzava sui ‘capi’ del PD siciliano. Il 20 novembre sulla sua pagina facebook scriveva:
“Pensate veramente che Mirello Crisafulli, Rosario Crocetta, Antonello Cracolici, Beppe Lumia, Domenico Giannopolo voteranno SI’ al referendum del 4 dicembre?”.
I fatti sembra che gli abbiano dato ragione. Il 71,58 per cento degli elettori siciliani che si sono recati alle urne ha votato No. E’ verosimile pensare che il centrosinistra, in Sicilia, sia ormai molto debole. Una debolezza che è frutto della consapevolezza – da parte dei Siciliani – dei limiti del Governo regionale di Rosario Crocetta e degli scippi finanziari operati dal Governo Renzi ai danni della Sicilia.
Tutto questo è vero. Ma tutto questo può spiegare il tracollo del Sì in Sicilia? Il dubbio – che è più di un dubbio – è che i ‘capi’ del PD siciliano, ogni volta che Renzi arrivava dalle nostre parti, si fiondavano nei luoghi rigorosamente chiusi dove il capo del Governo e del PD si esibiva per fare vedere che loro erano lì ad acclamarlo (i luoghi chiusi, protetti dai celerini della Polizia, sono gli unici dove Renzi può esibirsi in Sicilia: all’aperto verrebbe travolto dalle proteste popolari). Poi, però…
Poi, però, finita la manifestazione con Renzi – questo è il dubbio manifestato da Forgia – tornando tra le proprie ‘truppe cammellate’, si premuravano di spiegare:
“Matteo? La nostra lì, con lui, è stata solo ‘panza e presenza’: liberi tutti…”.
Sarà stato così? Il dubbio presocratico manifestato da Forgia, se proprio la dobbiamo dire tutta, non ci convince molto per Giannopolo, che è sempre stato, come dire?, l’intellettuale del gruppo. A differenza di Cracolici e di Crisafulli, Giannopolo, una vita nel vecchio Pci, oggi sindaco di Caltavuturo e già parlamentare dell’Assemblea regionale siciliana, il marxismo non l’ha studiato sul Bignami.
Del resto, i post che Giannopolo ha pubblicato su facebook in favore dei Sì – e l’ardore con il quale difendeva le proprie tesi dalla maggioranza dei suoi amici che se lo volevano ‘mangiare’ – lascerebbe pensare alla sua buona fede. Certo, poi il gesuitismo può trovare ricettacolo in tutte le menti…
Diverso è il discorso per Cracolici, Crisafulli e Lumia. Le ‘code’ di questi tre personaggi sono notoriamente lunghissime. Due di loro – Cracolici e Crisafulli – negli ultimi anni, hanno preso sonore batoste dai vertici del loro partito.
Cracolici – un cinico di rara fattezza – alle ultime elezioni europee avrebbe voluto prendere il primo volo per Strasburgo. Pochi sanno che un parlamentare europeo – tra indennità, benefit, fondi per i collaboratori e ‘ammennicoli’ vari – ha a disposizione qualcosa come 60 mila Euro al mese. Soldi ‘mansi’.
Pensate che nemmeno i grillini – che vogliono risparmiare su tutto – hanno mai aperto bocca sui costi stratosferici del Parlamento Europeo!
Insomma, un parlamentare europeo ha a disposizione un budget triplo rispetto a un parlamentare nazionale o regionale.
Il sogno di Antonello, però – leggere ‘aggiuccarsi’ per dieci anni al Parlamento europeo (la ricandidatura, dopo la prima legislatura, è quasi automatica) – si è infranto sugli equilibri romani del suo partito. Per non parlare del suo sogno di ripiego: la presidenza dell’Ars che gli è stata ‘soffiata’ dall’UDC (poltrona andata al ‘genio’ post democristiano di Giovanni Ardizzone). Ma se Antonello, pur non riuscendo nel suo intento, è rimasto parlamentare di Sala d’Ercole, arraffando anche l’assessorato alle mance del PSR, Mirello da Enna è rimasto, come si usa dire, con il deterano poggiato sul freddo suolo. Gli hanno tolto la poltrona di parlamentare. E l’hanno pure ‘trombato’ alle elezioni comunali di Enna (Mirello era candidato a sindaco). E hanno persino messo a ‘dieta’ la ‘Crisafullide’ universitaria di Enna, ovvero il polo universitario Kore, l’invenzione mirabolante del “Cuffaro rosso” di Enna.
Certo, Mirello è stato visto e fotografato insieme con il sottosegretario, Davide Faraone, capo dei renziani siciliani. Quadretto ‘storico’, perché Faraone e i renziani sono stati gli indiscussi protagonisti della ‘trombatura’ di Crisafulli alle elezioni comunali di Enna.
Tanto che tutti si chiedevano: “Ma Mirello dice vero o li sta prendendo tutti in giro?”. Il mistero è destinato a restare tale…
Su Lumia, invece, non c’è molto da dire. Nonostante le sua clientele ‘scientifiche’, il senatore non ha mai avuto tanti voti. Beppe Lumia è il più ‘artistico’ dei tre. Già otto anni fa era considerato in uscita. Sia tra i Ds, sia nel PD, due legislature al Parlamento nazionale bastano. A meno che non ricorrano particolari situazioni. E Lumia le “particolari” situazioni le trova sempre sciorinando la solfa dell’antimafia.
Alle ultime elezioni politiche – nel 2012 – pur di non partecipare alle primarie del PD, dove sarebbe stato ‘trombato’, si è inventato la lista del Megafono con la quale è stato eletto al Senato.
Anche Lumia avrebbe fatto finta di far votare Sì? Lui, in fondo, è giustificato: chi glieli dovrebbe dare ‘sti voti? Forgia, con Lumia, è stato due volte ‘cattivo’…
E Crocetta? Ragazzi: ma chi lo vota più a questo qui? I maligni sussurrano che Crocetta, dicendo che avrebbe votato Sì, avrebbe addirittura fatto perdere voti a Renzi. Su di lui il giudizio tecnico-elettorale l’ha dato il ministro Graziano Delrio: “Crocetta? In Sicilia non sposta nemmeno un voto”.
Ieri, intanto, commentando un articolo dell’edizione siciliana de la Repubblica,sempre sulla sua pagina facebook, Forgia, come in una partita a briscola in cinque – secondo a giocare dopo un ‘carico’ – ha messo sul tavolo il due di briscola:
“Non conosco la nota, ma se Repubblica Palermo riporta le parti più significative mi pare che, come al solito, manca l’analisi del perché, in Sicilia, ha vinto il NO con il 71%. Forse l’attuale classe politica governativa lo sa, ma non lo dice”.
Della serie, interpellate i ‘capi’ del PD siciliano, magari quelli con la coda lunga lunga lunga…
P.S.
Vuoi vedere – come si direbbe nella Palermo degli anni ’70 del secolo passato – che Renzi “se la squara”? (cioè capisce che i suoi, in Sicilia, l’hanno preso in giro?).
Guarda caso a Messina, il 14 novembre, il sottosegretario Faraone ‘accucchiava’ (raccoglieva per i non siciliani ndr) una ‘malafiura’ storica (brutta figura, sempre per i non siciliani ndr). Nella Città dello Stretto, ad una manifestazione per il Sì, il salone era mezzo vuoto, come abbiamo raccontato noi quel giorno nel seguente articolo:

Il flop del Sì a Messina: e il sottosegretario Davide Faraone restò solo (ragazzi, chi malafiura!)

Un vero ‘fuoriclasse’ Renzi, soprattutto in Sicilia…
Ah, dimenticavamo: che fine hanno fatto a Catania i voti di Enzo Bianco e della CGIL? Se non ricordiamo male, la CGIL della provincia Etnea è l’unica che riesce ancora ad eleggere un parlamentare regionale (per ora c’è Concetta Raia). Insomma, ‘sti voi unni eru a finiri?




Rimpasto in vista nel Governo Crocetta: una ciaone a Baccei e alla divina Vania?


Dopo essersi schierato con i renziani per il Sì alla riforma, adesso il Presidente di se stesso, accarezza l’idea di farli fuori dalla Giunta. Un’ipotesi, quella del rimpasto, che aveva definito ‘fantascienza’. Ma non fatevi illusioni: il loro siluramento sarebbe solo una mossa di opportunismo politico. Nulla a che fare con l’interesse dei Siciliani…
Aveva definito “fantascienza” l’ipotesi di un rimpasto del Governo rispondendo, piccato, ad un articolo di Manlio Viola su Blogsicilia.it pubblicato il 23 Novembre scorso.  Alla base di questo scenario, secondo il collega che ha anticipato la notizia, la voglia di Rosario Crocetta di sbarazzarsi di quegli esponenti del PD che non hanno raccolto la palla di una sua possibile ricandidatura. L’articolo accennava alla possibilità che il rimpasto potesse andare in scena prima del referendum. Alla fine, però, il governatore (di se stesso) ha deciso di aspettare l’esito delle urne e non avrebbe potuto fare diversamente visto che lui stesso si è schierato per il Sì (anche se, adesso, tenta di ridimensionare la portata della sua scelta:”L’ho fatto solo per rispetto al mio partito”).
La fantascienza (e la coerenza) a cui lui ci ha abituato, adesso è quasi realtà. E, all’orizzonte, si staglia un altro rimpasto della sua Giunta. Parola d’ordine: fuori i renziani: “Non cerco vendette e non apro le Antifaraoniadi. Ma alcuni toni utilizzati dai renziani nei miei confronti sono stati eccessivi, e se non sono diventato il leader del No in questo referendum è solo per il mio senso di appartenenza al Partito democratico e il rispetto per Renzi. Se avesse vinto il Sì, oggi Faraone e i suoi chiederebbero le mie dimissioni” dice Crocetta a Repubblica Palermo. Sorvolando, ovviamente, sul fatto che in questo referendum lui con Faraone, comunque la voglia mettere, si è schierato.
Chi rischierebbe, dunque, la poltrona? Alessandro Baccei, l’assessore-commissario all’Economia, le cui dimissioni sarebbero d’uopo per i motivi che vi abbiamo esposto in questo articolo in cui noi stessi invochiamo un suo ritorno a Roma con il primo aereo. Per inciso, un vero Presidente dei Siciliani, non lo avrebbe mai imbarcato in Giunta, né gli avrebbe consentire di far  tutte le cose che ha fatto. Il suo eventuale siluramento da parte di Crocetta, ancora una volta, non sarebbe un atto in difesa dei diritti dei Siciliani, ma solo una mossa di opportunismo politico. Poi, la faraoniana per antonomasia: Vania Contrafatto, alla guida dell’assessorato all’Energia e ai Rifiuti, dove si è cambiato tutto per non cambiare nulla. E, a quanto pare, pure Baldo Gucciardi, titolare della Sanità (è renziano?).
Va da sé che nessuno rimpiangerebbe questi assessori. Ma non si illuda Crocetta di potere fare come Checco Zalone in ‘Cado dalle Nubi’, né di scaricare solo su di loro i misfatti. Ha già dato prova del suo attaccamento alla Sicilia facendo il servo del Governo nazionale. Si è schierato per il Sì alla riforma bocciata dal 72% dei Siciliani. Cosa pensa, che basta muovere qualche pedina al fotofinish, per recuperare un credito che ha già perso da tempo?
AGGIORNAMENTO:

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SUL TEMA:

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