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Monday, December 12, 2016

Legge nazionale di stabilità: ecco il testo (oscuro) approvato in poche ore dal Senato!









E’ più fallimentare Crocetta o Ardizzone? La scelta è veramente difficile…


Entrambi hanno portato la Regione siciliana a sbattere. Entrambi non hanno fatto altro che ‘inginocchiarsi’ ai voleri di Renzi. Ora che quest’ultimo ha lasciato Palazzo Chigi che faranno? Si pentiranno di avere piegato gli interessi di 5 milioni di Siciliani a un personaggio e a un partito che esemplificano e sintetizzano il fallimento dell’Italia? 
Si apre oggi, per la Sicilia, un’altra settimana politica e parlamentare. Per fare che cosa? L’Ars ha impiegato quasi quattro mesi per ‘partorire’ una legge di assestamento di Bilancio 2016 che è un esempio di confusione contabile, amministrativa, politica e perfino istituzionale. Ormai è chiaro, ad esempio, che i debiti fuori Bilancio – previsti dalla riforma nazionale della contabilità pubblica (il Decreto n. 118 del 2011) per fare chiarezza sui conti – sono diventati, almeno nel Parlamento siciliano, un modo per aggirare la contabilità pubblica e per coprire magagne che politica e alta burocrazia mettono in campo per favorire amici e parenti.
Quello che è avvenuto e che continua ad avvenire con i debiti fuori Bilancio in salsa siciliana è incredibile. Prima i deputati di Sala d’Ercole (il riferimento è ai parlamentari che appoggiano il Governo, ovvero quelli di centrosinistra) hanno approvato oltre 100 milioni di Euro di debiti fuori Bilancio dei quali si hanno notizie molto scarne: in alcuni casi, addirittura!, non si sa nemmeno chi ha percepito tali fondi regionali; nell’ultima seduta l’Ars ha ‘trasformato’ i debiti contratti durante la partecipazione della Regione all’Expo di Milano (il riferimento è al contestato Cluster Biomediterraneo) – circa 2 milioni e 600 mila Euro – in debiti fuori Bilancio!
Ci rendiamo conto che, ormai, l’Amministrazione regionale della Sicilia è ‘sbracata’: perché quando si trovano deputati disposti ad approvare, con un voto d’Aula, i debiti fuori Bilancio dei quali non si conosce nemmeno l’origine, tutto diventa fattibile: anche che un’Amministrazione regionale partecipi a una manifestazione e si comporti da soggetto privato prendendo prodotti in prestito e mettendoli in vendita, per poi, con il ricavato, pagare i fornitori.
Questo è ciò che sarebbe successo con la gestione del Cluster Biomediterraneo. Le aziende che hanno fornito i beni poi venduti durante la manifestazione sono state selezionate con un’evidenza pubblica? Noi, se dobbiamo essere sinceri, non l’abbiamo capito.
Quello che abbiamo capito è che la partecipazione all’Expo è costata alla Regione un bel po’ di soldi e che, in questo scenario, c’è anche la vicenda, un po’ grottesca, di un’Amministrazione regionale che si trasforma in putiara (leggere bottegaio) per vendere prodotti di altri – i fornitori – diventati tali non abbiamo capito in base a quale procedura.
Dopo di che sono venuti a dire che i fornitori verranno pagati con gli ‘incassi’ della vendita di tali prodotti! Una storia incredibile alla quale il Parlamento siciliano sta mettendo una pietra sopra trasformando i debiti verso i fornitori in debiti fuori Bilancio della Regione!
Inghippi a parte, che cosa prepara l’Ars? Ormai siamo a metà mese. Come questo blog ripete da tempo, l’esercizio provvisorio è ormai nelle cose. Della legge di stabilità regionale (cioè di Bilancio e Finanziaria 2017) se ne parlerà a febbraio, forse a marzo, chissà.
Ci chiediamo e chiediamo: alla luce di tutto quello che è successo il presidente del Parlamento siciliano, Giovanni Ardizzone, e il presidente della Regione, Rosario Crocetta, hanno contezza di tutti i danni che hanno prodotto?
Crocetta, nel giugno scorso, si è sentito in dovere di firmare un secondo ‘Patto scellerato’ con l’allora capo del Governo nazionale, Renzi (il primo l’ha firmato nel giugno del 2014, regalando a Roma circa 5 miliardi di Euro). Ancora una volta – le penalizzazioni che il suo Governo ha inflitto alla Regione siciliana non si contano più – ha agevolato Roma contro gli interessi della Sicilia.
Il presidente Ardizzone non è stato di meno, se è vero che ha fatto in modo che il secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta finisse in una bella legge dello Stato che sancisce la ‘rivisitazione’ delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto. Regalando allo Stato – figuriamoci! – oltre 2 miliardi di Euro all’anno. Il ‘Patto scellerato’ Atto secondo – che viene citato nella legge di stabilità nazionale approvata in frett’e furia dal Parlamento nazionale la scorsa settimana, dopo la sconfitta di Renzi al referendum – viene considerato una sorta di ‘legge’: e la cosa è strana, perché un richiamo di legge in una legge deve essere rintracciabile come legge. Solo che in questo caso non si capisce dove andare a rintracciare il secondo ‘Patto’ Renzi-Crocetta, che I Nuovi Vespri hanno illustrato e commentato in un’inchiesta in tre puntate che trovare qui di seguito:

‘Patto’ Renzi-Crocetta3/ La Sicilia saluta l’Autonomia finanziaria: a Roma a 90°…

Tutta questa storia è strana. Perché il Parlamento siciliano – presieduto da Ardizzone – avrebbe dovuto contestare la procedura anomala seguita dal presidente Crocetta. L’Ars, infatti, avrebbe dovuto essere informata prima del ‘Patto’ che Crocetta ha firmato a nome di 5 milioni di Siciliani e non dopo!
Invece Ardizzone ha ritenuto legittima una procedura che il professore Massimo Costa, leader di Siciliani Liberi (ma non solo lui) ritiene illegittima.
Tutto questo è avvenuto mentre due siciliani si trovano ai vertici dello Stato italiano: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il presidente del Senato, Piero Grasso.
In tutto questo, nel ‘Patto’ hanno ‘infilato’ la legge di riforma della pubblica amministrazione – che prende il nome della ministra del Governo dimissionario, Marianna Madia – che la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale!
Lo stesso Ardizzone, in occasione della riforma delle ex Province, ha ‘piegato’ la volontà del Parlamento siciliano agli interessi romani, facendo approvare una legge che assegna ai sindaci di Palermo, Catania e Messina le presidenze delle tre rispettive e già grottesche Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.
Tutto questo perché il presidente Ardizzone, ‘piegato’, a propria volta, agli ‘ordini’ che gli arrivavano da Roma, ha dovuto sacrificare la potestà legislativa del Parlamento siciliano per recepire la legge nazionale di riforma delle Province che prende il nome del ministro Graziano Delrio.
Debolezza politica e istituzionale, inadeguatezza, ‘ascarismo’. Il problema è che, adesso, con la ‘bocciatura’ della riforma costituzionale da parte dei cittadini italiani a Roma, proprio con le ex Province, a Roma non sanno che fare e che farsene.
Almeno in questo il Parlamento siciliano avrebbe potuto mantenere la propria dignità legislativa, approvando un testo meno irrazionale delle legge Delrio.
Ma nemmeno questo ha saputo fare il centrosinistra che oggi governa la Regione siciliana. ‘Inginocchiati’ fino all’ultimo agli interessi di Roma





Legge nazionale di stabilità: ecco il testo (oscuro) approvato in poche ore dal Senato!


Con l’approvazione della legge più importante del 2017, il Parlamento nazionale ha dimostrato che gli italiani hanno fatto bene a ‘bocciare’ la riforma costituzionale voluta (peraltro impropriamente) dal Governo Renzi. La dimostrazione che non è vero che il bicameralismo rallenta l’iter dell’approvazione delle leggi, se è vero che la legge più importante dell’anno è stata approvata in poche ore!
Ricordate? Lo scorso 4 dicembre gli italiani hanno detto No a una folle riforma costituzionale che avrebbe dovuto rendere veloce il processo legislativo. Basta con il bicameralismo perfetto, ci dicevano Renzi e i suoi amici. Le leggi vanno approvate in quattro e quattr’otto: basta con il ‘palleggiamento’ tra Camera e Senato.
Meno male che gli italiani non sono caduti in questo tranello.
E che si trattasse di un tranello lo ha dimostrato proprio il Governo Renzi che, dopo aver perso rovinosamente il referendum, ha chiesto e ottenuto che il Senato approvasse in un giorno – in un giorno! – la legge nazionale di stabilità che potete leggere qui di seguito:
Ci chiediamo e chiediamo: un documento così importante, che tocca la vita di ogni italiano, non avrebbe dovuto essere illustrato ai cittadini del nostro Paese, articolo per articolo, in un dibattito, con una diretta streaming? Ma come, presidente Renzi (anzi, ex presidente del Consiglio del ministri) e ‘compagni’ del PD renziano: ci avete detto che la Costituzione italiana non funziona perché impedisce l’approvazione celere delle leggi e poi la legge più importante dell’anno è stata approvata al Senato in un paio di ore?
Così facendo, avete dimostrato che gli italiani hanno fatto bene a ‘bocciare’ la vostra legge di riforma della Costituzione. 
Detto questo: cosa prevede questa legge di stabilità 2017? Noi la pubblichiamo e la mettiamo a disposizione dei nostri lettori. Ma diciamo subito che, in molte parti, è incomprensibile. Così lanciamo un appello ai parlamentari nazionali eletti in Sicilia: qualcuno di voi ci spiega cosa avete approvato? Perché noi siamo certi che ognuno di voi si sarà letto, articolo per articolo, questa legge e sa cosa prevede.
La Sicilia, infine. In questa legge di stabilità è stato inserito il ‘Patto scellerato atto II’ sottoscritto con Renzi da quel genio del nostro presidente della Regione, Rosario Crocetta.
Ebbene, qualcuno di voi ci può spiegare se, rispetto alle previsioni – la legge di riforma della pubblica amministrazione, che porta il nome della ministra Madia dichiarata incostituzionale – ci sono delle novità?
Intanto, cari lettori, ‘godetevi’ questa legge nazionale di stabilità, godetevi la ‘chiarezza’ con la quale i nostri parlamentari di Camera e Senato hanno scritto la legge più importante del 2017…




‘Patto’ Renzi-Crocetta3/ La Sicilia saluta l’Autonomia finanziaria: a Roma a 90°…


Concludiamo con questo articolo il nostro ‘viaggio’ nel secondo ‘Patto scellerato’ che il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha siglato con Roma. Dai ‘numeri’ che leggerete emerge la volontà non solo di Crocetta, ma delle forze politiche che lo sostengono, PD in testa, di sbaraccare l’Autonomia finanziaria della nostra Regione. Perché stanno facendo questo? Perché questo attacco senza precedenti al futuro dei giovani Siciliani? I 500 milioni di Euro ‘fantasma’, lo split payament sull’IVA e l’incredibile rinuncia ai contenziosi
Care lettrici  e cari lettori, siete sicuri di volere andare avanti? Sì? Bene.
Nell’attesa messianica che le norme di attuazione dello Statuto siciliano, sempre quelle, sempre belle, si incartino in un documento scritto e sottoscritto, lo Stato e la Regione, impersonata da Rosario Crocetta, colpevolmente lasciato solo dai suoi badanti, decidono che alla Regione – la quale, ve lo ricordate, ha pieno diritto a tutte le sue entrate patrimoniali – di quell’intero andranno “entrate pari a 5,61 decimi per l’anno 2016, a 6,74 decimi per l’anno 2017 e a 7,10 decimi a decorrere dall’anno 2018”.
Ma vi rendete conto? C’è un Presidente della Regione che, senza essere costretto, per quanto ne possiamo sapere, né con la minaccia delle armi, né sotto altri abominevoli ricatti personali, rinuncia, in nome  e per conto della Regione siciliana, e nel superiore interesse dei Siciliani e dei loro figli, al 7,65 dell’intero nei due anni 2016 e 2017 e, a regime, al 2,90.
Ovviamente, questo generoso nuovo sistema presuppone la chiusura di ogni pendenza col passato. E infatti “nel rispetto della leale collaborazione”, la Commissione paritetica, da organo sovrano e deliberante col potere di emanare, essa sola, il provvedimento finale, diventa esecutore bovino di quanto pattuito tra la volpe e il lemure e tradurrà questo nobile accordo  in “Norme  d’attuazione” (eccole!!).
E’ giunto il momento di parlare dei mitici 500 milioni, o 550, fate voi, non ha importanza, che ora ci sono, ora ci sono, che  verranno, che non verranno, forse su Rete 4, forse a Chi l’ha visto. I nostri parlamentari di Sala d’Ercole, o almeno quelli totalmente decerebrati, si stanno azzuffando come se questi soldi fossero lì, a portata di mano.
Nessuno di loro ha ovviamente letto attentamente l’accordo siglato dal lemure.
Che cosa dice l’accordo? Che questi soldi “sono accreditati in un sottoconto infruttifero della contabilità speciale di tesoreria unica intestata alla Regione”. E che “nel corso del 2016 la Regione non può utilizzare le predette risorse che restano depositate sulla contabilità speciale se non in carenza di altra liquidità disponibile per esigenze indifferibili legate al pagamento delle competenze fisse al personale dipendente…”
Nessuno nel dibattito all’Ars ha fatto cenno a questa clausola perché nessuno di quei ritardati lo ha capito e quelli che  l’hanno capito hanno preferito stare zitti. Lo diciamo chiaro e tondo noi.
Questi soldi, oltre che a destinazione vincolata e con l’obbligo di essere reintegrati con il gettito delle entrate (che ovviamente diminuiranno per la Sicilia del tanto quanto), non sono soldi nostri, ma un’anticipazione. Possono essere usati se finiscono gli altri soldi della Regione.
Vediamo come funzionerà. La Regione si spara le sue disponibilità per quello che le conviene. Questo conto l’abbiamo già fatto nelle prima due puntate del nostro approfondimento su questo secondo ‘Patto scellerato’ siglato da Crocetta con il Governo Renzi (che potete leggere qui). Esaurite le disponibilità, e non potendo pagare gli stipendi dei suoi impiegati, la Regione chiederà l’anticipazione a valere sui 500 milioni, ma solo per le spese obbligatorie, cioè gli stipendi. Per tutto il resto c’è il Tram (quello di Leoluca Orlando a Palermo…). Quanto ci metterà lo Stato a darceli? Giorni? Mesi? Pazienza, cari ex colleghi, stringerete la cinghia.
Per quelli che non si sono ancora armati c’è un’altra chicca.
Anche lo Stato nella sua frettolosa avidità talvolta sbaglia. Infatti con l’istituzione dello split payament in tema di IVA (se non sapete che cos’è, il sottosegretario Davide Faraone lo sa, fatevelo spiegare da lui) non si è reso conto che le somme dovute in forza di quel meccanismo sono finite, com’era ed è giusto che sia, nelle ‘casse’ della Regione. Lo Stato, grazie alla disponibilità a 90° di Crocetta & compagni, ha rimediato anche a questo.
La Regione restituirà allo Stato 285 milioni di Euro annui, pari a quanto incassa su questo tipo di IVA. Al solito, se la Regione non paga, l’Agenzia delle Entrate si rivale.. et cet.  et cet.
E veniamo alla rinuncia ai ricorsi che, in questa tragedia pirandelliana, se non fosse una “tagliatina di faccia”, sarebbe il minimo.
La madre di tutte le condizioni per dare gambe a questo generoso ‘Patto’ pro Sicilia è la dimostrazione da darsi entro il 30 Settembre 2016 della rinuncia a tutti i ricorsi in materia di finanza pubblica promossi nei confronti dello Stato.
Senza questo atto di umiliante sottomissione nulla delle belle cose che lo Stato farà per noi nel nostro esclusivo interesse  avrà corso.
Ultima perla. Le somme riconosciute (bontà sua!) alla Regione “dal presente accordo sono comprensive degli effetti finanziari delle sentenze in materia di finanza”.
Notare la finezza. Ci riconoscono dei soldi, che non si assommano agli altri soldi che ci spettano per via di una sentenza a noi favorevole, ma vi vengono compresi. Il fatto che ce li mandano e noi li incassiamo è uguale alla rinuncia agli effetti della sentenza. Si tratta di poca roba in tanto benessere, quasi non contano, sono solo 25 milioni di Euro.
Perché lo Stato ci tratta così? Che cosa c’è sotto? Come è possibile che la politica siciliana subisca praticamente senza reagire, oltre allo sterile bla bla?
Chi si è fatto un’idea ce la comunichi. Le confronteremo con la nostra. E ne scriveremo.
sul tema:

Regione/ Il nuovo ‘Patto’ Renzi-Crocetta è frutto di circonvenzione di incapace

Il ‘Patto’ Renzi-Crocetta due: vi raccontiamo come Rosario ha ‘incaprettato’ 5 milioni di Siciliani






Regione/ Il nuovo ‘Patto’ Renzi-Crocetta è frutto di circonvenzione di incapace


Il dibattito in corso all’Assemblea regionale siciliana sul nuovo ‘Patto’ siglato da Crocetta con il Governo Renzi ci offre l’occasione per illustrare, partendo dagli albori dell’Autonomia, come si articolano i rapporti finanziari tra Stato e Regione. Scopriremo che Stato e Regione non hanno bisogno di firmare alcun ‘Patto’. E scopriremo anche che lo Stato, da sempre – e soprattutto dagli anni ’90 – blocca con scuse varie le norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria
La circonvenzione di incapace è un delitto previsto e punito dall’art 643 del codice penale italiano. Consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Completa la fattispecie la circostanza per cui la condotta dell’incapace deve consistere in un atto dannoso per sé o per altri.
La procedibilità è d’ufficio, perseguibile dal Tribunale Monocratico; il reato è punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa da 206 euro a 2.065 euro.
Questo è il quadro normativo. Se io dimostrerò che qualcuno ha abusato  dello stato di minorità psichica di Rosario Crocetta e del suo perenne stato confusionale per estorcergli una firma sotto un documento dannosissimo per la Sicilia è fatta. Lui verrà interdetto e chi lo ha abusato si becca la pena edittale.
Sto parlando ovviamente del mirabolante accordo tra lo Stato e la Regione siciliana in materia di Finanza pubblica sottoscritto in data 20 Giugno dal Presidente della Regione Crocetta per conto della medesima Regione e, per lo Stato, da un ignoto, forse un usciere di via XX settembre a Roma, sede dell’Ministero dell’Economia, “per”  il Presidente del consiglio dei Ministri.
Prima di iniziare permettetemi di mandare al diavolo quanti, senza averne letto nemmeno un rigo, lo difendono o lo attaccano senza averne alcun titolo. Due esempi per tutti basteranno: tra gli “aggressori” brilla per chiarezza e icasticità di linguaggio il redivivo Gianfranco Miccichè (a volte ritornano), il quale quando era “a cavallo” non ha fatto NULLA per la Sicilia e TANTO per il suo principale Berlusconi e per i suoi amicioni; tra i difensori spicca, per ricchezza e profondità di argomentazioni (Roma ci aiuterà, eh eh, Roma ci aiuterà), il sotto segretario Davide Faraone, che parla senza sapere di che cosa sta parlando.
Proprio a questi due sportivi della politica dedico la prima lezione.
A termini dello Statuto regionale, in materia finanziaria non si fanno accordi, né tantomeno sono previsti patti tra lo Stato e la Regione. L’unico strumento cerniera tra Stato e Regione è la Commissione paritetica, un organo costituzionale previsto dall’articolo 43 dello Statuto. Innanzitutto: che cosa significa paritetica? Ripetete lentamente p a r i t e t i c a. Non lo sapete? Significa che non ha un presidente, i membri sono uguali, hanno uguali poteri, uguali doveri e uguali diritti. È composta per l’appunto, di 4 membri, due nominati dallo Stato e due dalla Regione.
Ha la funzione di determinare  le norme per l’attuazione dello Statuto. Dovete sapere, cari ragazzi che non tutti gli articoli dello Statuto sono immediatamente operativi, alcuni hanno bisogno di una fase transitoria, di qualche norma che chiarisca alcuni punti importanti in fase applicativa. Gli articoli finanziari dello Statuto, e in particolare, l’art 36 è uno di questi “bisognosi”. Oddio, per me è già fin troppo chiaro così, ma comunque…
Che dice questo articolo, cari ragazzi? Che al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione. Sapete che significa? Forza, non è difficile. Un piccolo sforzo. Faraone, Miccichè, ce la potete fare. Niente? Vi aiuto io. Significa che tutte le entrate fiscali derivanti da redditi patrimoniali della Regione sono della Regione. Il che significa che la Regione gode di finanza propria. Non di finanza derivata (dallo Stato), né di finanza trasferita (come fa la Regione agli enti locali).Tutto chiaro? Come se fosse… Andiamo avanti lo stesso. Le norme d’attuazione in materia finanziaria furono emanate nell’ormai lontano luglio del 1965, a distanza di quasi 20 anni dall’emanazione dello Statuto (meglio che niente!).
E allora, mi chiederete, che problema c’è? C’è che, cari ragazzi, negli anni ’70 del secolo scorso, voi eravate in fasce, entrò in vigore la riforma tributaria, riforma che imponeva un adeguamento della norme di attuazione del 1965. Ebbene, queste nuove norme non sono mai state emanate. Sono passati quasi 40 anni e lo Stato italiano, nonostante la Corte Costituzionale raccomandasse leale collaborazione tra Stato e Regione, ha dolosamente impedito che queste norme vedessero la luce. Come?
Si inventò uno ufficio come strumento istruttorio preliminare ai lavori della Commissione, che costituisce un colpevole e ingiustificato aggravamento del procedimento. L’ufficio veniva convocato, e non lavorava per le assenze dei funzionari statali. Nonostante questo, per la tenacia di alcuni funzionari dell’allora assessorato regionale delle Finanze, negli anni ’90 del secolo scorso, un decreto sulle nuove norme, concordato in Commissione paritetica, stava per essere firmato dal capo dello Stato. La Ragioneria generale dello Stato lo avocò a sé lo fece sparire. Alla faccia della leale collaborazione!
Sottosegretario Faraone, la sfido! Se la sente di  recuperare quel decreto negli archivi dell’assessorato dell’Economia, farlo aggiornare e portarlo direttamente dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la firma?
Bene: oggi lo Stato sfrutta i risultati della sua 40ennale malafede carognesca come si fosse trattato di una calamità naturale. In un articolo della legge di stabilità 208/2015 (quello dei famigerati 900 milioni), si legge che questi soldi ci vengono assegnati (avete letto bene, Faraone e Miccichè, assegnati, i nostrisoldi ci vengono assegnati), a condizione che…
Fine prima puntata/ Continua
sul tema:

Sicilia ‘incaprettata’: i veri responsabili sono i parlamentari e i dirigenti del PD siciliano

Lady Ascar colpisce ancora: “Al fianco del prode Baccei”

Micciché: “Con Baccei la Sicilia è fottuta”. Sfiducia in vista?

Sorpresa: i 500 milioni di Euro del Governo Renzi arriveranno nel 2017!


Accordo Stato-Regione, Cgil: “Clausole oppressive per la Sicilia”


Lumia pensa al modello Scozia per la Sicilia. Scarica Crocetta?


La ‘bomba’ grillina: “I 900 milioni erogati alla Regione dal Governo Renzi sono un prestito”


Renzi e il PD: depredare la Sicilia in barba alla Corte Costituzionale


La fine dell’Autonomia/ Crocetta e il PD li conosciamo: e di lei, presidente Ardizzone, ne vogliamo parlare?




Il ‘Patto’ Renzi-Crocetta due: vi raccontiamo come Rosario ha ‘incaprettato’ 5 milioni di Siciliani


Ieri abbiamo iniziato il nostro ‘viaggio’ nel nuovo accordo-capestro firmato dal presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, con il capo del Governo del nostro Paese, Matteo Renzi (qui potete leggere la prima puntata). Oggi vi ‘deliziamo con la seconda puntata. Come ora leggerete, piano piano entriamo nel merito del come il solito Crocetta-firma-facile ha ‘incaprettato’ 5 milioni di Siciliani. I dipendenti regionali lo sanno che con questo ‘Patto’ siglato da Crocetta la Regione non ha più competenza esclusiva in materia di organizzazione amministrativa e del personale?
Dove eravamo rimasti? Ah, sì, al punto che lo Stato ci assegnava i nostri soldi  a determinate condizioni. Questi soldi, si legge in una delle premesse dell’accordo, ci vengono graziosamente assegnati nelle more (altri 40/50 anni?) che si facciano le nuove norme d’attuazione e che si omogeneizzi il comparto delle autonomie speciali. Purtroppo per Renzi e per Rosario Crocetta, lo Statuto della Sicilia non è un alimento per neonati che va omogeneizzato, il nostro Statuto non è speciale, è specialissimo, e tale deve restare e se un giorno cambierà sarà solo per trasformarsi in una Costituzione.
Alla faccia degli ascari e dei venduti.
Quei soldi ci sono stati assegnati nelle more della  revisione (Udite! Udite!) della compartecipazione al gettito tributario.
Ma di quale compartecipazione stanno farneticando? Non c’è nessuna compartecipazione per la Sicilia: tutti i soldi maturati e riscossi in Sicilia sono tutti  nostri, fino all’ultimo centesimo.
Noi non siamo, ad esempio, come la Sardegna, che pure si prende i 9/10 del gettito. Lo sapete che noi invece stiamo peggio? Lo sapete che a noi lo Stato restituisce i 5/10 del nostro gettito che, per Statuto, è tutto nostro?
E in Sardegna stanno ancora ridendo della mitica imbecillità di Crocetta e del PD siciliano.
Torneremo sulla questione più avanti.
Le premesse dell’accordo concludono con un “Considerata l’urgenza di provvedere”
Voi che vi aspettereste nel cosiddetto dispositivo? Che finalmente ora si chiudono in conclave e non escono fino a che non sono pronte le leggendarie nuove norme d’attuazione.
Sì, domani! Comincia invece un elenco dettagliato di obblighi e impegni che nemmeno si impongono ad Paese sconfitto militarmente.
  • La Regione deve pareggiare il suo bilancio a decorrere dall’anno 2018. Risparmiando nell’arco del periodo 2016-2017, rispettivamente, Euro  227. 879 .000 ed Euro 577.512.000.
In caso di inadempienza, questi stessi soldi – sempre soldi nostri – lo Stato se li tratterrà dalle nostre entrate come se fossero suoi (Crocetta ha firmato!)
  • La Regione si impegna a ridurre la spesa corrente del 3% all’anno per ciascun anno dal 2017 a 2020 (totale 12%!)
Brillano tra questi impegni:
la riduzione dei costi del pubblico impiego regionale (il famoso muretto basso);
il recepimento di una serie di norme nazionali che comportano: l’abolizione, di fatto, della competenza esclusiva della Regione in materia di organizzazione amministrativa e del personale, compresa (Udite! Udite!) la contrazione degli spazi occupati dai pubblici uffici: si dovrà passare dalle stanze ai loculi o, in alternativa, alle fosse a muro), nonché l’abolizione di fatto della potestà legislativa esclusiva in materia di autonomie locali che andranno omologate a quelle del Paese (Crocetta ha firmato).
Vi faccio grazia di altre delicate piccole perle e passo al carico da 11:
la Regione, come uno scolaretto, dovrà fare annualmente il suo bravo rapportino sui compitini svolti e il Ministero  dell’Economia-Ragioneria generale dello Stato, che passa all’incasso dei trenta denari del suo antico tradimento (VV. parte prima), verifica il rispetto degli impegni presi.
Se la Regione non ha fatto bene i compiti (= non ha risparmiato secondo le istruzioni), l’Agenzia delle Entrate-Ufficio struttura di gestione è “autorizzata a trattenere il corrispettivo importo dello sforamento a valere sulle somme a qualsiasi titolo spettanti alla Regione.
Vi prego di fare particolare attenzione alla precisazione sull’Ufficio che dovrà operare la trattenuta. E’ identificato con estrema chiarezza. Perché? Semplice. Voi pensate che occorrerà qualche norma di legge per dare esecuzione a quella  clausola capestro? No! Così come è impostata la disposizione, basterà una semplice telefonata da Roma e il gioco sarà fatto. Ma c’è di più.
Per raggiungere l’obbiettivo della riduzione della spesa corrente del 12% nel triennio occorre raggiungere obbiettivi   difficilmente quantificabili sul piano delle cifre (recepimento di normative statali, attuazione di legislazione in vari settori in cui sarà pressoché impossibile dare un quantificazione monetarie). Resta facilmente quantificabile invece la riduzione di una sola voce, quella dei costi del pubblico impiego regionale, termine assai vago e onnicomprensivo in cui ci possono  essere stipendi, straordinari, incentivi, premi di produttività, missioni e quant’altro.
Anche in questo caso, se la Regione non riduce la spesa corrente del 12% in tre anni, gli importi corrispondenti a questa mancata riduzione se li tratterrà lo Stato sulle nostre spettanze! (e Crocetta ha firmato anche questo!).
E il peggio deve ancora venire.
Fine seconda puntata/Continua
http://www.inuovivespri.it/2016/06/30/il-patto-renzi-crocetta-due-vi-raccontiamo-come-rosario-ha-incaprettato-5-milioni-di-siciliani/



Corte dei Conti: i soldi ‘concessi da Roma’ tornano a Roma. Il silenzio dei politicantes…


I magistrati contabili hanno parlato dell’accordo Stato-regione. Dicendo a chiare lettere che se pure la Sicilia incassa qualcosa, – sempre meno di quanto dovrebbe- serve solo a pagare il contributo alla finanza pubblica…Dinnanzi a questo ennesimo scandalo, regna un silenzio che definire complice è poco
Siamo davvero preoccupati. La distrazione dei nostri politicantes (e dei giornaloni) dinnanzi ai moniti della Corte dei Conti siciliana è talmente grande da farci venire un sospetto: hanno problemi di comprendonio? Soffrono di deficienze intellettive? Oppure, che è peggio, semplicemente considerano i magistrati contabili inutili parolai?
Dubbi leciti se si considera che tutte le osservazioni sulle truffe subite dalla Sicilia che arrivano da questa istituzione vengono puntualmente ignorate.Come dimenticare, ad esempio, la reprimenda sulla slealtà dello Stato in materia di tributi che spetterebbero alla nostra regione ma trattenuti da Roma? La leggete qui. Ce n’era abbastanza per fare insorgere politici e giornali, invece niente.
Un silenzio assordante che si protrae da anni e che si è ripetuto nei giorni scorsi, quando  Maurizio Graffeo, Presidente della sezione regionale di controllo,ascoltato in Commissione Bilancio, ha praticamente bocciato in toto  l’ultimo Documento economico-finanziario della Regione. Non solo per la tempistica, ma soprattutto per la approssimazione dell’intero documento: “Non si tratta – precisa la Corte dei Conti – di un inadempimento di carattere meramente formale, in quanto la programmazione posta alla base del Defr dovrebbe necessariamente essere costruita sulla scorta degli elementi contabili e finanziari fissati con la legge di assestamento; peraltro,  quest’ultima, poiché deve dare atto del permanere degli equilibri di bilancio alla data della sua approvazione, costituisce l’indispensabile punto di partenza per la costruzione della manovra per il triennio successivo”.
Altro che rilievi formali, come ha sostenuto l’assessore Baccei. Ma  il punto più interessante e sul quale si registra un silenzio vergognoso è quello che riguarda l’ormai famigerato accordo Stato-regione dello scorso Giugno,quello con cui prima Crocetta e Baccei  e poi l’Ars, hanno rinunciato ai contenziosi con lo Stato, ovvero a quei soldi che la Sicilia potrebbe incassare grazie ai pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzionale, e a una parte sostanziosa di tributi che spetterebbero ai Siciliani.
L’attribuzione   – scrivono i giudici contabili –  di risorse ulteriori rispetto a quelle riconosciute alla Regione siciliana nell’esercizio 2015, stimate dai 1,4 milioni di euro per gli anni 2016 e 2017 ai 1,6 milioni per il 2018 ed anni successivi, tuttavia, interviene solamente a mitigare i pesanti effetti recati dalle disposizioni relative alla compartecipazione della Regione al risanamento della finanza pubblica, che ammontano, per gli esercizi 2017-2019, rispettivamente a 1,445 – 1,510 – 1,206 milioni di euro”.

Quindi non solo ci riconoscono solo una parte ridotta di quanto ci spetta (a regime dovrebbero essere  sei decimi), ma questi soldi comunque torneranno a Roma quale contributo per la finanza pubblica. Ricordiamo che, come ammesso dallo stesso Baccei, la Sicilia è la regione che paga di più questa voce.
ll dubbio è che a Roma abbiano riconosciuto queste somme solo per garantirsi il contributo siciliano annuale alle casse romane.
La certezza è che, dinnanzi a questo ennesimo scandalo cui hanno fatto esplicito riferimento i giudici, regna ancora un silenzio che definire complice è poco.

L’Agenzia delle Entrate affama la Sicilia: ecco la delibera della Corte dei Conti


Lo Stato deruba la Sicilia. E l’informazione? Falsa? Depistante? O semplice ignoranza?


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