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Friday, December 09, 2016

Corte dei Conti: i soldi ‘concessi da Roma’ tornano a Roma. Il silenzio dei politicantes…




Corte dei Conti: i soldi ‘concessi da Roma’ tornano a Roma. Il silenzio dei politicantes…


I magistrati contabili hanno parlato dell’accordo Stato-regione. Dicendo a chiare lettere che se pure la Sicilia incassa qualcosa, – sempre meno di quanto dovrebbe- serve solo a pagare il contributo alla finanza pubblica…Dinnanzi a questo ennesimo scandalo, regna un silenzio che definire complice è poco
Siamo davvero preoccupati. La distrazione dei nostri politicantes (e dei giornaloni) dinnanzi ai moniti della Corte dei Conti siciliana è talmente grande da farci venire un sospetto: hanno problemi di comprendonio? Soffrono di deficienze intellettive? Oppure, che è peggio, semplicemente considerano i magistrati contabili inutili parolai?
Dubbi leciti se si considera che tutte le osservazioni sulle truffe subite dalla Sicilia che arrivano da questa istituzione vengono puntualmente ignorate.Come dimenticare, ad esempio, la reprimenda sulla slealtà dello Stato in materia di tributi che spetterebbero alla nostra regione ma trattenuti da Roma? La leggete qui. Ce n’era abbastanza per fare insorgere politici e giornali, invece niente.
Un silenzio assordante che si protrae da anni e che si è ripetuto nei giorni scorsi, quando  Maurizio Graffeo, Presidente della sezione regionale di controllo,ascoltato in Commissione Bilancio, ha praticamente bocciato in toto  l’ultimo Documento economico-finanziario della Regione. Non solo per la tempistica, ma soprattutto per la approssimazione dell’intero documento: “Non si tratta – precisa la Corte dei Conti – di un inadempimento di carattere meramente formale, in quanto la programmazione posta alla base del Defr dovrebbe necessariamente essere costruita sulla scorta degli elementi contabili e finanziari fissati con la legge di assestamento; peraltro,  quest’ultima, poiché deve dare atto del permanere degli equilibri di bilancio alla data della sua approvazione, costituisce l’indispensabile punto di partenza per la costruzione della manovra per il triennio successivo”.
Altro che rilievi formali, come ha sostenuto l’assessore Baccei.  Ma  il punto più interessante e sul quale si registra un silenzio vergognoso è quello che riguarda l’ormai famigerato accordo Stato-regione dello scorso Giugno,quello con cui prima Crocetta e Baccei  e poi l’Ars, hanno rinunciato ai contenziosi con lo Stato, ovvero a quei soldi che la Sicilia potrebbe incassare grazie ai pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzionale, e a una parte sostanziosa di tributi che spetterebbero ai Siciliani.
L’attribuzione   – scrivono i giudici contabili –  di risorse ulteriori rispetto a quelle riconosciute alla Regione siciliana nell’esercizio 2015, stimate dai 1,4 milioni di euro per gli anni 2016 e 2017 ai 1,6 milioni per il 2018 ed anni successivi, tuttavia, interviene solamente a mitigare i pesanti effetti recati dalle disposizioni relative alla compartecipazione della Regione al risanamento della finanza pubblica, che ammontano, per gli esercizi 2017-2019, rispettivamente a 1,445 – 1,510 – 1,206 milioni di euro”.

Quindi non solo ci riconoscono solo una parte ridotta di quanto ci spetta (a regime dovrebbero essere  sei decimi), ma questi soldi comunque torneranno a Roma quale contributo per la finanza pubblica. Ricordiamo che, come ammesso dallo stesso Baccei, la Sicilia è la regione che paga di più questa voce.
ll dubbio è che a Roma abbiano riconosciuto queste somme solo per garantirsi il contributo siciliano annuale alle casse romane.
La certezza è che, dinnanzi a questo ennesimo scandalo cui hanno fatto esplicito riferimento i giudici, regna ancora un silenzio che definire complice è poco.

L’Agenzia delle Entrate affama la Sicilia: ecco la delibera della Corte dei Conti


Lo Stato deruba la Sicilia. E l’informazione? Falsa? Depistante? O semplice ignoranza?




L’Agenzia delle Entrate affama la Sicilia: ecco la delibera della Corte dei Conti

Nella deliberazione di fine anno la Corte dei Conti Siciliana parla di risorse trattenute unilateralmente “che privano la Regione della liquidità necessaria ai pagamenti della PP.AA e alla chiusura dei programmi comunitari”. Pubblichiamo il documento integrale

E’ proprio vero: non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire. In questo caso il ‘sordo’ è il Governo regionale che si ostina a non volere ascoltare i richiami della Corte dei Conti siciliana che, già nel giudizio di parifica dello scorso Giugno, aveva indicato nella slealtà dello Stato uno dei motivi principali delle difficoltà finanziarie che sta vivendo la Sicilia.
Ricordate? Come abbiamo scritto in questo articolo pubblicato su lavocedinewyork.comi magistrati contabili avevano accusato l’Agenzia delle Entrate di avere trattenuto 585,5 milioni di euro che spettavano alla Regione riversandole, con una procedura unilaterale, direttamente al bilancio dello Stato. “Un operato degli anzidetti Uffici statali – aveva dichiarato il giudice Diana Calaciura – che mal si concilia con il principio di “leale collaborazione” che deve presidiare i rapporti istituzionali tra Stato e Regione”.
Un’accusa che torna puntuale nella deliberazione della Sezione di controllo della Corte dei Conti Siciliana depositata lo scorso 23 Dicembre e che potete leggere per intero qui.
Nel documento, firmato dal presidente Maurizio Graffeo, innanzitutto si parla di una situazione economico-finanziaria che nel corso del 2015 si è aggravata al punto da rendere necessaria la convocazione della Sezione di controllo per una audizione dell’assessore all’Economia e dei vertici dei Dipartimenti delle finanze e della programmazione oltre che del ragioniere generale.
Insomma, lo stato comatoso dei conti regionali preoccupa non poco. Non a caso i giudici contabili parlano di “criticità” che incidono sulla tenuta dei conti pubblici e “suscettibili di compromettere gli equilibri”.
E a cosa sono dovute queste criticità? La risposta è chiara: “le criticità riguardano la progressiva riduzione delle entrate tributarie”.
E come mai questa diminuzione? La crisi? La Corte dei Conti in questa deliberazione fa solo un generico riferimento alla congiuntura economica negativa.
Ma parla nel dettaglio di entrate che sono state trattenute, in maniera unilaterale, dallo Stato. Once again, direbbero gli inglesi.
A pagina 7, ad esempio, si parla di entrate erariali di spettanza regionale trattenute, a titolo di concorso alla finanza pubblica, in maniera unilaterale dalla Agenzia delle Entrate “privando conseguentemente la Regione della liquidità necessaria per fare fronte alla chiusura del programma comunitario e ai pagamenti della PP.AA”.
Detto in altri termini, se i comuni sono sull’orlo del default lo si deve a codesti uffici statali.
Dai dati dei riversamenti al 31 Ottobre risultavano “trattenuti” (le virgolette sono della Corte dei Conti) già 747 milioni di euro. 
Nel documento si spiega che il contributo è fissato in 1,287 miliardi di euro: 613 milioni a carico del bilancio regionale, il resto a carico delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione che però ancora non sono state deliberate dal Cipe, quindi sono state prelevate in maniera forzosa dalle casse regionali. Per inciso va ricordato che il contributo della Sicilia alla finanza pubblica, per ammissione dello stesso assessore all’Economia, alias il pretoriano Alessandro Baccei, è il più alto d’Italia e che le risorse del Fondo di coesione andrebbero utilizzate per fare crescere la Sicilia non per ingrassare le casse romane. Ma tant’è. Ancora, i magistrati contabili ricordano che la Sicilia attende il riconoscimento delle entrate relative alle ritenute sui redditi delle persone fisiche che hanno residenza fiscale nel territorio della Regione “venute meno per effetto delle disposizioni statali che hanno trasferito fuori dall’Isola il sostituto di imposta”. La compensazione fiscale è stimata in 300 milioni per il 2015 e 250 per il 2016. Ma non si è visto nulla.
Discorso simile per l’Ires: l’Agenzia delle entrate “ha incontrato difficoltà nella quantificazione degli importi da versare alla Regione”. Poverini! Pensate un pò, tanti scienziati che non riescono a definire quanto spetta alla Sicilia. Una risata sarebbe d’uopo se non si trattasse di cose serie.
Però, in base ad un accordo del 2013 (firmato da Alessandro Bianchi, altro romano inviato in Sicilia a guidare l’assessorato all’Economia) per il 2014 sono stati versati 50 milioni di euro, per il 2015 nemmeno un euro in attesa “della ridefinizione dei rapporti Stato – Regione”. 
Una mancia l’anno scorso, un bel niente quest’anno en attendant Godot.
Insomma, un quadro impietoso che parla, e non solo tra le righe, di risorse scippate alla Sicilia in maniera sleale.
Ma a nessuno importa.
Né al Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta che deve tenersi buono il Governo Renzi in attesa di un ricollocamento, né al resto dei suoi assessori interessati alla carriera. Nè ai deputati dell’Ars, di tutti partiti, che dinnanzi a queste ingiustizie si limiteranno a qualche comunicato stampa che non metta però a rischio la loro poltrona (saremmo felici di essere smentiti). Idem per i deputati nazionali eletti in Sicilia che continueranno a fregarsene con coerenza. Né tantomeno a Davide Faraone, il sottosegretario renziano che pur di fare carriera cambierebbe pure residenza (d’altronde mancano le prove di un suo attaccamento alla Sicilia). Va da sé che non può importare nulla a Baccei,mandato in Sicilia proprio per fare in modo che tutto questo passi in silenzio.
E, intanto, la Sicilia muore. I Comuni sono in ginocchio, i servizi in tilt, oltre 30 mila persone sono rimaste senza stipendio e senza tredicesima. L’Irap rimane ai massimi livelli e chiudono pure i punti nascita per “risparmiare”. Il danno e la beffa.
NDR
OGGI 6 GENNAIO E’ L’ANNIVERSARIO DELL’ASSASINIO DEL PRESIDENTE PIERSANTI MATTARELLA. NELL’ARTICOLO SOTTO (CLICCATE SUL TITOLO IN ROSSO) RICORDIAMO LA SUA BATTAGLIA IN DIFESA DELLA SICILIA E L’IPOCRISIA DI CHI LO HA COMMEMORATO

I politici tacciano su Piersanti Mattarella, strenuo difensore dell’Autonomia





Lo Stato deruba la Sicilia. E l’informazione? Falsa? Depistante? O semplice ignoranza?

Oggi tante categorie sociali e alcuni soggetti istituzionali della nostra Isola sono in rivolta. Comuni, ex Province, precari, forestali, per citarne solo alcune. Però quando si tratta di difendere la Regione dagli scippi dello Stato, tacciono. Anche perché alla ‘grande informazione siciliana’ interessa poco informare la gente sul fatto – ad esempio – che lo Stato, per restituirci una parte dei nostri soldi che ci ha scippato, impone, di fatto, lo smantellamento dell’Autonomia. Quand’è che i Siciliani capiranno che si debbono liberare della vecchia politica fatta di ‘ascari’? 
Chi è più pericoloso per la società, un giornalista corrotto, o un giornalista ignorante? E’ una  brutta domanda. Diciamo che “se la battono”.
La “grande informazione regionale” ha riportato i contenuti  di un “patto” stipulato  tra il governo regionale e quello nazionale.
Non si può certo dire che questo “patto” rientri nella “leale collaborazione” tra due “pezzi” della Repubblica, Stato e Regione, per come la definisce in una sentenza la Corte Costituzionale.
Che i cronisti dei maggiori quotidiani regionali ignorino la differenza tra finanza propria, finanza derivata e finanza trasferita è un fatto gravissimo e inaccettabile. Questa ignoranza induce a non capire che lo Stato, stipulando quel “patto”, ha fatto il  gioco delle tre carte.
Prima carta: lo Stato si trattiene le tasse pagate dai siciliani, quelle che, ai sensi dello Statuto, sono finanza propria,  usando come clava l’Agenzia  delle entrate che è un ufficio (teoricamente) a  disposizione della Regione (lo sapevate?).
A questo riguardo consentitemi un ricordo personale di quando gli Intendenti di finanza, i capi degli Uffici che oggi si chiamo Agenzie dell’entrata, correvano se li convocava  l’allora assessore regionale del Bilancio e delle Finanze.
Oggi i capi dell’Agenzia delle entrate manco rispondono alle telefonate del Presidente della Regione. E’ colpa della ‘Autonomia? Non ditemi che c’entra l’Autonomia, perché “metto mano alla pistola”. E’ colpa di tutti  questi omuncoli politici,  nati per servire, “purché se magna”.
Seconda carta: lo Stato, invece di restituirci pari pari il maltolto, se lo tiene stretto e, per darcene un po’, ci ricatta, imponendo, per la restituzione di una parte dei nostri soldi, una serie di condizioni che vanno in direzione dell’abolizione, di fatto, dell’Autonomia.
Terza carta: lo Stato fa questo ragionamento: “Grazie a questi pupi di politici, l’Autonomia regionale è diventata odiosa a tutti, italiani e siciliani. Io mi ergo a paladino del buon governo e impongo regole che tutti quelli che odiano l’Autonomia approvano, e condiziono l’effettiva erogazione dei soldi (che sono loro) all’attuazione delle condizioni. Siccome quei deficienti non sono in grado di fare nulla, meno che meno di attuare le regole che gli impongo, ecco che io mi tengo i loro soldi e per l’opinione pubblica passa il concetto che è colpa loro”. Per un semplice cronista politico la cosa è troppo sottile. Ma non per l’editore o il direttore. Ma siccome il “Sicilia delenda est” fa tanti lettori, va bene  così. E così se il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dice che “è un fatto storico”, la stampa ripete bovinamente la “sparata”.
E’ ovvio: non sanno di che cosa si sta parlando e quindi va bene quello che si inventa uno che è stato inventato presidente della Regione.
Ho fatto giorni fa un chiacchierata con un cronista politico d’altri tempi, un mito. Tra amarcord e indignazione abbiano ripercorso questa discesa agli inferi, tra siciliani ministri della Repubblica che fanno finta di niente, sottosegretari che per  guadagnarsi la candidatura a Palazzo d’0rleans si  prestano ad ogni bassezza e politici nazionali e regionali di maggioranza e di opposizione che, non capendo nulla, se ne stanno zitti.
Qualche settimana fa il settimanale L’Espresso – L’Espresso, non Topolino, o il Pif  Paf – ha pubblicato un’intervista in cui Alessandro Baccei, “il nostro agente all’Avana”, ha confermato candidamente che lo Stato scippa annualmente alla Regione 7 miliardi di Euro (7 miliardi! Lo sapete che cosa si può fare di buono con 7 miliardi?).
Nessun organo di informazione siciliano ha ripreso la notizia, che è oggettivamente una bomba di notizia. Gelosia? Invidia? E’ stato come non dare la notizia di un grande terremoto in una  grande città solo perché non si è stati i primi a riportarla! Un silenzio glaciale ha sepolto la notizia.
Il presidente del Parlamento siciliano, Giovanni Ardizzone, che pur di fare il sindaco metropolita di Messina sta perdendo l’anima, non ha convocato in Aula in Parlamento né Crocetta, né Baccei a rendere le dovute spiegazioni. Il sottosegretario Davide Faraone se ne è stato zitto, perché altrimenti il suo slogan e cavallo di battaglia, “Roma ci aiuterà”, non servirebbe più a niente, e con lui tutto il PD siciliano e tutta l’opposizione.
Semu in manu a nuddu!
Volete la misura della miseria morale del governo nazionale e di quello regionale? Tra le condizioni capestro per darci una parte dei nostri soldi, Renzi e il Ministro dell’Economia Padoan pongono quella della rinuncia ai ricorsi regionali contro le norme statali che ci sottraggono risorse finanziarie. Che uomini sono questi, che senso dello Stato hanno?
In questi casi, una volta avviati i ricorsi, tutto deve essere lasciato nelle mani della Corte Costituzionale. Nessuno al mondo ha il potere di rinunciare a qualcosa che non è suo e i soldi a cui Crocetta, sotto ricatto, rinuncerebbe non sono di Crocetta: sono soldi dei siciliani. Lui non ha alcun potere su questi ricorsi.
l ricorsi sono atti dovuti e non negoziabili. Se Crocetta si azzardasse, sarebbe passibile di un accusa di violazione dello Statuto.
Disoccupati, pensionati sotto i livelli minimi, dipendenti pubblici, precari di tutto il mondo, forestali stagionali, non fatevi addormentare dalle notizie che vi danno gli scrittori e i giornalisti prezzolati. Quando capirete che i nostri soldi, ripeto, i nostri soldi, basterebbero a risolvere tutti i problemi che vi angustiano?
Siciliani tutti, quando capirete che, se siamo gli ultimi, è perché lo Stato, con la complicità  dei nostri ominicchi politici, ci rapina del nostro?
Quando capiremo che, per vivere meglio, a noi siciliani basta mandarli a casa?


Finis Sicilie: “500 e uno, 500 e due, 500 e tre, aggiudicata!”

Dopo un’asta ingloriosa la Sicilia è stata venduta allo Stato per soli 500 milioni di Euro. Così ha deciso la cordata del PD siciliano, capeggiata da Davide Faraone, procuratore di Renzi in Sicilia. In cambio, gli accattoni dell’attuale politica-politicante della Sicilia hanno avuto garantita la sopravvivenza politica, diaria compresa, fino al 2017. Vanno o no cacciati via?
“500 e uno, 500 e due, 500 e tre, aggiudicata”.
E così, dopo un’asta ingloriosa, la Sicilia è stata venduta allo Stato per soli 500 milioni di Euro.
Con toni trionfali lo ha annunciato il procuratore di Renzi, Davide Faraone, che rappresentava la cordata del PD regionale che ha negoziato la propria sopravvivenza politica e che l’ha avuta garantita fino al 2017, senza scossoni.
Con 900 milioni prima e con 500 milioni adesso (1400 milioni di Euro, in tutto, pochi maledetti e subito) la Regione siciliana, in persona di Rosario Crocetta, presidente dei Siciliani, ha rinunciato a ben 5,400 miliardi (differenza tra 7 miliardi di Euro che ogni anno ci spettano di diritto, per ammissione dell’assessore regionale Alessandro Baccei, infiltrato da Renzi nel governo regionale per tenere il sacco allo stato italiano, e i 1.400 che ci hanno graziosamente dato.
E’ stata una transazione proficua. Vediamo per chi. I 500 milioni vanno interamente a finanziare spese correnti, e più esattamente stipendi e regalie in genere al blocco elettorale che vota per questi politicanti d’accatto, ne garantisce la sopravvivenza, garantendosi nel contempo la propria.
Volete vedere il dettaglio?
180 milioni andranno per stipendi agli ex provinciali e ai comunali, 115 milioni andranno ai precari di tutte le razze, religioni e generi sessuali, 80 milioni ai forestali, spicci all’Eas (3,7), 23 milioni di Euro alla SAS, 17 ai Consorzi  di bonifica, 15 ai PIP  e 95 agli enti, enticini, entucoli, entucci, alle fondazioni, associazioni, società, camarille, consorterie, congregazioni  della ex tabella H tanto cara ai nostri politici.
E ancora: per l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle scuole, 0; per il tempo pieno nelle scuole, 0; per la lotta alla dispersione scolastica, 0; per i buoni libro, 0; per le mense scolastiche, 0 ; per le piccole e medie imprese giovanili, 0; per i giovani artigiani, 0; per i giovano agricoltori 0.
Siccome, come dicevano i nostri nonni, a questi gli pare che noi il pane lo imbocchiamo dalla nuca, questi personaggetti ci vorrebbero far credere che è stata una vittoria e che addirittura sarà fatta una modifica allo Statuto per fare in modo che  questi soldi, i 1.400 milioni, non i 7 miliardi, ci siano garantiti in futuro. Che bello! Non contento di averci scippato con la prona acquiescenza di Crocetta e di tutto il PD 5,400 miliardi di Euro, lo Stato ha ottenuto dai nostri strenui difensori l’impegno a  rinunciare all’autonomia statutaria, Infatti Crocetta e il PD si sono impegnati  a varare un piano di riforme che allineeranno la Regione al resto di Italia nei principali settori.
Purtroppo la triste verità è che questi politici non hanno né la forza morale, né l’autorevolezza politica, né la lungimiranza storica per fare valere in ogni sede le ragioni della nostra Sicilia. Sono tanto piccini da non comprendere e tanto miopi da non vedere che, avendo a disposizione per intero le risorse che ci spettano e delle quali siamo spogliati, saremmo in grado di assicurare la costruzione  e il mantenimento di una condizione sociale dignitosa e serena a tutti i Siciliani, eliminando senza traumi  tutte le ingiustizie sociali, le storture e le disparità che hanno diviso gli stessi Siciliani e su cui la mala politica in questi ultimi 20 anni ha costruito le sue fortune.
Ecco perché li dobbiamo cacciare via al più presto!

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