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Friday, December 09, 2016

Monte Sant’Angelo, a 3 mesi scioglimento Consiglio CC denunciarono 4 capisettori

Monte Sant’Angelo, a 3 mesi scioglimento Consiglio CC denunciarono 4 capisettori




Attesa per la prosecuzione delle indagini o per l'archiviazione del fascicolo


Monte Sant’Angelo. SCIOGLIMENTO del Consiglio comunale di Monte Sant’Angelo (deliberato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 17 luglio 2015, su proposta del Ministro dell’Interno, a norma dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267): nell’ambito delle indagini dei Carabinieri del Comando Compagnia di Manfredonia – correlate alla relazione della Commissione di accesso agli atti – formata a suo tempo dal presidente della Commissione dr. Mariani, nominato dal Ministero degli Interni, dal dottor D’Introno della Questura di Foggia, vice Prefetto vicario di Catanzaro, dal Tenente Ugo Chiosi del Comando Compagnia dei Carabinieri di Manfredonia – a fine ottobre 2015, sono stati denunciati in stato di libertà – per il reato di cui all’articolo 323 c.p. – Giampietro Bisceglia (Responsabile del settore gestione del territorio), Domenico Trotta (Responsabile del settore lavori pubblici), Domenico Rignanese (Responsabile del Settore Affari Generali) e Antonio Prezioso (già comandante della polizia locale e resonsabile del settore demanio, attualmente in quiescenza). La notizia è stata confermata dagli inquirenti.
Il procedimento sarebbe attualmente in corso. Attesa per la prosecuzione delle indagini o per l’archiviazione del fascicolo.
Si ricorda come per la redazione conclusiva della relazione erano stati “effettuati degli accurati accertamenti, screening, verifiche, sulle attività dell’attuale Amministrazione del Comune di Monte Sant’Angelo, con analisi tra l’altro delle delibere, delle determine dirigenziali, delle licenze e permessi di costruire rilasciati, dei bandi di gara“.
FOCUS SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE DI MONTE SANT’ANGELO E INCANDIDABILITA’ 3 EX AMMINISTRATORI

Ritornando allo scioglimento del Consiglio comunale, come anticipato, la Corte d’Appello di Bari ha accolto il ricorso del Ministero dell’Interno dichiarando incandidabili Antonio Di Iasio (ex sindaco), Vincenzo Totaro (ex assessore ai Lavori Pubblici) e Damiano Totaro (politico)”. Come ricordato, nello scorso maggio il Tribunale di Foggia aveva annullato il provvedimento relativo all’incandidabilità dell’ex sindaco di Monte, di Vincenzo e Damiano Totaro. Come noto, “in seguito alle vicende relative allo scioglimento del Comune di Monte Sant’Angelo per infiltrazioni della criminalità organizzata era scattato anche il provvedimento di incandidabilità per tre componenti la maggioranza”.
Lo scioglimento del Consiglio comunale, la conferma. Il ricorso

Si ricorda come l’ex maggioranza del Comune di Monte Sant’Angelo aveva presentato ricorso al TAR avverso lo scioglimento del Consiglio Comunale di Monte Sant’Angelo.
In seguito, con sentenza dello scorso ottobre 2016, il Tar del Lazio – Sezione Prima – definitivamente pronunciando sul ricorso – ha respinto il ricorso dei già Consiglieri e Assessori Comunali del Comune di Monte Sant’Angelo (Antonio di Iasio, Pietro Accarrino, Giuseppe Ciuffreda, Mimmo Ciuffreda, Michele Ferosi, Marco Galli, Franco Granatiero, Giovanni Granatiero, Antonio Pettinicchio, Felice Scirpoli, Vincenzo Totaro, Mario Troiano) contro il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio Territoriale del Governo – Prefettura di Foggia, per l’annullamento – previa sospensione dell’esecuzione – del D.P.R. 20 luglio 2015, registrato alla corte dei Conti il 30 luglio 2015 al foglio n. 1637, pubblicato in g.u. n. 187 del 13 agosto 2015, con cui si è disposto, previa delibera del Consiglio dei Ministri del 17/7/2015, lo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Monte S. Angelo, della relazione del Prefetto di Foggia prot. 296/2013 del 23 aprile 2015; della relazione del Ministro dell’Interno del 10 luglio 2015; della relazione della Commissione d’indagine presso il Comune di Monte S. Angelo;

del provvedimento del Prefetto di Foggia prot. n. 9044/03 del 2 settembre 2014; del provvedimento del Prefetto di Foggia prot. n. 37411 dell’11 dicembre 2014; del parere del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza del 21 aprile 2015, con il quale è stata ritenuta la sussistenza delle condizioni di cui all’art. 143 del t.u.e.1.; della copia delle note e delle informative di Polizia giudiziaria richiamate negli atti sopra indicati, in particolare quelli citati nel provvedimento di nomina della Commissione d’accesso, ovverosia: nota della Questura di Foggia prot. n. Cat. A3B/2014 del 10 giugno 2014; nota del Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia n. 03203/232P del 26 maggio 2014; nota del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia n. 0292078/14 del 2 luglio 2014.
Ministero dell’Interno, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ufficio Territoriale del Governo – Prefettura di Foggia si erano costituiti in giudizio.
”(..) Non meritevoli di considerazione si appalesano le contestazioni rivolte all’analisi di contesto – effettuata nella relazione del Prefetto – e basate sull’affermazione che gli interessi della mafia si sarebbero spostati negli anni verso realtà economiche più aggredibili, nell’area di Manfredonia, e sul rilievo che dagli anni novanta le famiglie -OMISSIS- non vivrebbero più a -OMISSIS-; si osserva in contrario che i suddetti clan hanno mantenuto nella zona in considerazione non solo le loro famiglie ma anche il centro degli interessi anche economici, come risulta dall’accertamento effettuato dal Comando Provinciale Carabinieri di Foggia, contenuto in atti (..)”, si legge tra l’altro nella citata sentenza.
Secondo i ricorrenti “Lo scioglimento del Consiglio di -OMISSIS- non si fonderebbe su elementi chiari e concordanti di collegamento e/o condizionamento mafioso, capaci di dimostrare che la P.A. comunale presenti lacune e inefficienze riconducibili al condizionamento e/o collegamento mafioso. Tali condizioni non sarebbero sussistite, considerando, complessivamente e/o in modo separato, gli elementi addotti negli atti amministrativi impugnati; detti elementi sarebbero incrinati da rilevanti omissioni ed erroneità fattuali.”
In una nota, la coalizione “Monte nel Cuore” aveva comunicato di “rispettare la sentenza ma di non condividerla perché ingiusta e del tutto infondata”. “Gli ex Amministratori sentono forte il dovere morale di continuare a difendere la storia millenaria e la dignità della Nostra Città e a dimostrare che hanno governato nell’esclusivo interesse della Comunità locale, senza farsi condizionare da forze mafiose e malavitose, e, per queste ragioni, presenteranno ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Lazio”, avevano riportato nella nota.
FOCUS SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE MONTE SANT’ANGELO


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