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Thursday, November 24, 2016

Le firme ‘false’ dei grillini a Palermo? Una storia strana che sembra fatta apposta per colpire chi ha colpito su rifiuti e abusivismo edilizio Flop della differenziata a Palermo e in parecchi Comuni limitrofi. Aperta inchiesta dalla Corte dei Conti Rifiuti, danno erariale per le multe Ue

Le firme ‘false’ dei grillini a Palermo? Una storia strana che sembra fatta apposta per colpire chi ha colpito su rifiuti e abusivismo edilizi

Time Sicilia




Alla politica siciliana la fine della stagione ‘commissariale’ in materia di gestione dei rifiuti ha fatto perdere la gestione in caduta libera di centinaia e centinaia di milioni di Euro. Così sarebbe maturata un’operazione a largo raggio per eliminare chi ha prodotto questo ‘danno’ alla politica siciliana. Mettendo fuori gioco i grillini che hanno fatto bene il proprio lavoro, colpendo duro invece di vendere aria fritta (come succede spesso all’Ars). I ‘casi’ emblematici di Claudia Mannino, Loredana Lupo e Riccardo Nuti. Vediamo cosa ci potrebbe essere dietro questa storia. Facendo parlare i fatti La storia delle firme ‘falsificate’ da un gruppo di militanti del Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali di Palermo del 2012 non ci ha mai convinto. Sulla vicenda c’era già stata un’indagine della magistratura. Che aveva chiuso il caso. Oggi la vicenda è stata riaperta. Ci sono altre indagini in corso. Nel frattempo alcuni dei militanti sono diventati parlamentari nazionali e regionali. Una vicenda strana. Non dobbiamo dimenticare che nel 2012 i grillini non erano ancora entrati nel Parlamento nazionale (Camera e Senato) e nemmeno nel Parlamento siciliano. I fatti oggi ‘ricontestati’ accadono nella primavera del 2012. Quando si sarebbe consumato questo ‘reato’ i grillini non erano presenti con propri rappresentanti nelle istituzioni. E, con riferimento alle elezioni comunali di Palermo, resteranno fuori dal Consiglio comunale. Di fatto, si sta contestando ad alcuni militanti del Movimento 5 Stelle di Palermo e provincia – oggi parlamentari nazionali e regionali – fatti che riguardano una tornata elettorale nella quale non hanno eletto nemmeno un proprio rappresentante. Quale sarebbe il ‘reato’ contestato? Avrebbero ricopiato delle firme a sostegno delle liste. Stando a quello che abbiamo capito – visto che in questa storia ci sono anche email – gli allora militanti grillini (peraltro alla loro prima esperienza elettorale) avevano pasticciato tra numero delle carte di identità, data di rilascio e data di scadenza. Di mezzo cv’erano anche alcune patenti. A un certo punto hanno presentato la documentazione che è stata accettata. Ma alle elezioni – come già ricordato – il candidato sindaco grillino – Riccardo Nuti – non arrivò nemmeno al ballottaggio. Mentre la lista del Movimento 5 Stelle per il Consiglio comunale non ha superato il quorum e non ha preso nemmeno un consigliere. Questi i fatti che noi ricordiamo (in realtà, non possiamo non ricordare anche che, per proclamare gli eletti al Consiglio comunale, passarono non ricordiamo più quante settimane: alla fine, tra mille proteste – con candidati che sostenevano di aver preso voti in questo o quel seggio: voti che, però, erano stati annullati – 30 consiglieri sono stati assegnati alla lista a sostegno di Leoluca Orlando e gli altri 20 seggi divisi tra le varie forze politiche, tra le quali, come accennato, non c’era il Movimento 5 Stelle). Oggi si contesta un ‘reato’ ad alcuni soggetti – allora semplici militanti alla prima esperienza elettorale – per un elezione che per loro andata a vuoto. Fatte salve le considerazioni dei magistrati, a noi, di questa storia, non convincono i risvolti politici. Intanto non ci convince l’atteggiamento di alcuni dirigenti del PD, che invece di guardare – evangelicamente parlando – alle ‘travi’ che ci sono nel proprio partito tra banche, risparmiatori truffati e le tante inchieste che riguardano personaggi del Partito Democratico, fanno la morale ai grillini. Semplicemente penosi! Ma ancora di meno ci convince l’atteggiamento di alcuni ex grillini e degli stessi grillini. La nostra sensazione è che questa vicenda venga utilizzata per colpire alcuni parlamentari che hanno creato problemi alla vecchia politica: vecchia politica con la quale il Movimento di Beppe Grillo, anche se in modo non esattamente ‘trasparente’, dialoga. Non ci inventiamo nulla se ricordiamo che, a fasi alterne, il gruppo parlamentare all’Ars del Movimento 5 Stelle ha ‘dialogato’ con il Governo di Rosario Crocetta. E’ stato così, ad esempio, per la vicenda acqua. Quando assessore regionale con delega a questo settore era Nicolò Marino i grillini gestivano la presidenza della commissione Ambiente dell’Ars. Correva l’anno 2013 e noi non ricordiamo iniziative forti dei grillini siciliani in favore dell’acqua pubblica: ricordiamo, invece, che tergiversavano con l’assessore Marino, che a propria volta tergiversava… Insomma, già allora si capiva che di gestione dell’acqua non se ne doveva nemmeno parlare… E infatti, a distanza di tre anni, la gestione dell’acqua, in Sicilia, è ancora nelle mani dei privati. Ci vorrebbero fare credere che, nel 2013, i grillini dell’Ars, autonomamente, tergiversavano con la questione acqua per lasciare tutto immutato? Non ci crediamo. Il nostro dubbio è che certi ‘ordini’ arrivavano dai vertici nazionali del Movimento 5 Stelle. Vogliamo parlare dei rifiuti? Il Parlamento siciliano si è insediato nel novembre del 2013. Allora la gestione dei rifiuti era ‘commissariale’. C’era il commissario – Marco Lupo – piazzato in Sicilia dal Governo Berlusconi 2008-2011 (per la precisione, dal ministero dell’Ambiente retto allora dalla forzista, Stefania Prestigiacomo). Per tutto il 2013 non ricordiamo una battaglia del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars per eliminare l’anomalia della gestione commissariale. Con la gestione commissariale – per la cronaca – il ‘commissario’ gestisce appalti a nove zeri con le procedure della somma urgenza, alla faccia dell’evidenza pubblica. Ancora oggi – e siamo nel 2016 – non ricordiamo un’azione politica da parte di un gruppo parlamentare dell’Ars, compresi i grillini, per fare luce su quanti milioni di Euro (tanti milioni di Euro: decine, decine e decine) spesi per opere pubbliche che riguardano la raccolta differenziata (centri di compostaggio e altro ancora) rimaste incomplete o completate e inutilizzate. Perché ricordiamo questo? Perché a chiudere la lunga e ‘allegra’ stagione ‘appaltizia’ del commissariamento della Sicilia in materia di rifiuti non è stata una battaglia politica e parlamentare condotta dai grillini dell’Ars, ma un emendamento presentato al Parlamento nazionale alla legge Milleproroghe. E’ stato questo emendamento – presentato dalla parlamentare nazionale grillina, Claudia Mannino – che, nei primi mesi del 2014, ha fatto saltare la gestione commissariale dei rifiuti della Regione siciliana. E’ in seguito all’approvazione di questa legge, che elimina la gestione commissariale dei rifiuti nella nostra Isola, che salta Marco Lupo, che era stato il grande ‘tessitore’ degli appalti in caduta libera alla siciliana in materia di rifiuti. Piazzato alla gestione di rifiuti & appalti in Sicilia dal centrodestra, Marco Lupo ha ‘garantito’ tutti, compreso il centrosinistra del Governo di Raffaele Lombardo che non l’ha toccato. E non l’ha toccato nemmeno il Governo di centrosinistra di Rosario Crocetta. Certo, quando, nel 2014 ‘a pentola chi vugghia pi tutti è stata astutata, con la fine della stagione commissariale nella gestione dei rifiuti, non c’era più motivo di tenere Marco Lupo. Ma a mandarlo a casa non sono stati né il Governo Crocetta, né il PD siciliano, né i grillini dell’Ars. Anzi erano tutti preoccupati, vecchia a nuova’ politica siciliana, perché registravano ‘contraccolpi’ nei territori. Noi ricordiamo molto bene quei giorni. Ricordiamo che la lunga stagione del commissariamento nella gestione dei rifiuti in salsa sicula andava di pari passo con le ‘mirabolanti’ avventure degli ATO rifiuti, ‘carrozzoni mangiasoldi’ dove i sindaci di quegli anni facevano il bello e, soprattutto, il cattivo tempo. Ricordiamo la ‘preoccupazione’ di certi amministratori che, vedendo interrotto il flusso di appalti nel settore si chiedevano: E ora ‘sti picciuli cun s’annu spinnutu unni vannu? Ovviamente – questo non ci sarebbe nemmeno bisogno di scriverlo – la ‘preoccupazione’ non era per la gestione ‘virtuosa’ dei rifiuti siciliani, che infatti sono ancora tra strade e discariche, ma per altre cose che non è difficile immaginare… Secondo voi perché, da due anni, il Governo Crocetta cerca disperatamente di riottenere da Roma la gestione commissariale dei rifiuti? Per tornare ai ‘gloriosi’ tempi di Marco Lupo. Perché ricordiamo tutto questo? Perché, guarda caso, Claudia Mannino – che peraltro non è nemmeno palermitana – una parlamentare che ha fatto seriamente una battaglia politica e parlamentare contro chi specula sulla gestione dei rifiuti, è stata tirata in ballo nella storia delle firme ‘false’ alle elezioni comunali del 2012. Questa coincidenza non è strana? Tra l’altro, sempre in materia di rifiuti, Claudia Mannino è la prima firmataria di un esposto alla Corte dei Conti (che potete leggere qui) nel quale si punta l’attenzione sui disastri ambientali ed economici di Palermo ATO 1. Grazie al quale gli amministratori comunali inadempienti verranno chiamati a pagare, di tasca propria, là dove dovessero essere accertate le responsabilità. Questo esposto non è da sottovalutare. Riguarda i Comuni che, da Isola delle Femmine arrivano fino a Partinico. Per essere più chiari, si tratta dei rifiuti che, da anni, stazionano lungo le strade che collegano Isola delle Femmine, Capaci, Carini, Villagrazia di Carini, aeroporto di Palermo ‘Falcone-Borsellini’ (già Punta Raisi). Grazie a questo esposto, quando si accerterà la responsabilità di quanto accaduto (e di quanto ancora accade) qualcuno verrà chiamato a pagare.Vi sembra poco? A noi, no. C’è anche un esposto sulla mancata raccolta differenziata. I fatti risalgono al 2015. Assieme a Claudia Mannino c’è il parlamentare regionale, Giampiero Trizzino. Obiettivo:  fare pagare il conto a quei sindaci che non hanno rispettato la legge. Si tratta di un evidente danno erariale dovuto ai maggiori costi sostenuti per il conferimento in discarica di materiale che avrebbe dovuto essere oggetto di riciclo. Sono le spese sostenute per la tariffa legata allo smaltimento rifiuti e all’addizionale del 20 per cento al tributo speciale (come potete leggere qui nel dettaglio). Lo stesso discorso vale per le discariche abusive. L’Unione Europea detta prescrizioni, l’Italia non si adegua e arrivano le multe. Fino ad oggi sono stati 30 milioni di Euro ogni sei mesi. Lo Stato ha ‘girato’ il pagamento di queste multe alle Regioni. E le Regioni fanno pagare le proprie inadempienze agli ignari cittadini. Così ha funzionato anche in Sicilia fino a quando non è partito un esposto dei grillini alla Corte dei Conti (i dettagli li potete leggere qui). A pagare non saranno più gli ignari cittadini con l’aumento delle imposte locali. Saranno gli amministratori. Tra le firme, in calce a questo esposto, c’è anche quella di Claudia Mannino. Che di ‘danni’ alla vecchia politica siciliana, soprattutto in materia di rifiuti, ne ha fatti proprio tanti. Secondo voi perché Crocetta e l’assessore con delega alla gestione dei rifiuti, Vania Contraffatto, hanno improvvisamente preso a cuore la raccolta differenziata dei rifiuti? Perché, adesso, c’è il pericolo di rispondere direttamente…Anche i protagonisti degli abusi edilizi – che in Sicilia sono tantissimi – non debbono amare molto Claudia Mannino. E’ lei, infatti, la protagonista di un emendamento inserito nel decreto Sblocca Italia del 2014. Grazie a questo emendamento chi non demolisce l’abitazione abusiva entro 90 giorni dall’ordine di demolizione deve pagare una sanzione che va da 2 mila a 20 mila Euro. Di più: chi ha realizzato un edificio abusivo in una zona vincolata, magari in un’area dove c’è dissesto idrogeologico accertato, deve pagare il massimo della sanzione. Non solo. Se il proprietario paga e non demolisce gli appioppano una seconda multa. Vita dura anche per i sindaci. Che fino ad ora, in verità, a parte qualche caso – per esempio a Licata – hanno fatto finta di non aver capito. Ma lo capiranno presto, quando saranno chiamati a pagare pesanti sanzioni per non aver firmato le ordinanze di demolizione. L’emendamento di Claudia Mannino, che nella vita fa l’architetto e qualche cosa di questi temi la ‘mastica’, non risparmia gli amministratori comunali inadempienti. Ma non c’è solo Claudia Mannino tra i parlamentari nazionali di Palermo sui quali si è abbattuta la strana polemica sulle firma ‘false’. C’è anche Loredana Lupo, che ha messo il dito nella piaga del palazzotto dello sport di Palermo. E c’è Riccardo Nuti, che a Palermo ha ‘toccato’ i fili della Tecnis, gruppo imprenditoriale considerato ‘intoccabile’ da una certa politica (di centrosinistra). Nuti ha anche ‘toccato’ un ‘intoccabile’ della politica siciliana: il sottosegretario Davide Faraone, che si può permettere di fare cose che altri politici, in Sicilia, non potrebbero fare… Insomma, per dirla tutta, ‘sta polemica sulle firme ‘false’ sembra sia stata confezionata apposta per fare fuori, guarda caso, i grillini che hanno dato più fastidio. Magari perché Grillo, che vive tra Roma e Genova, di cose siciliane – a parte qualche nuotata nella acque dello Stretto – non capisce molto. Bastano le informazioni ‘giuste’: magari da parte di chi non fa nulla. E magari ha o ha già fatto accordi: tipo niente liste per le comunali di Palermo per non fare ‘ombra’ ai grillini della Regione 8o per lasciare campo libero a qualche ‘Nuovo che avanza’, come sussurrano i maligni: ma questa è un’altra storia).
Flop della differenziata a Palermo e in parecchi Comuni limitrofi. Aperta inchiesta dalla Corte dei Conti 

L’indagine in seguito ad alcuni esposti fatti da attivisti e deputati palermitani del M5S, che hanno rilevato come i dati dell’operazione fossero fallimentari, procurando maggiori costi di smaltimento. La deputata alla Camera Claudia Mannino: ”A pagare siano i sindaci che non hanno rispettato la legge”. Trizzino: “Era ora: è inaccettabile che i cittadini debbano pagare ingenti somme per un servizio che, di fatto, non esiste”.
La raccolta differenziata di Palermo e di un’altra dozzina di Comuni del Palermitano sotto i riflettori della magistratura contabile. La Procura della Corte dei conti ha aperto un’inchiesta sul mega-flop della differenziata dei rifiuti nel capoluogo isolano e in altri 12 Comuni limitrofi, dove i numeri dell’operazione sono nettamente al di sotto dei livelli minimi stabiliti per legge.

L’indagine parte da alcuni esposti presentati da attivisti e deputati del Movimento 5 Stelle.
In particolare, secondo dati Istat, a Palermo la differenziata si sarebbe attestata in un range che oscilla dal 6,2 per cento del 2003 al 10,2 per cento del 2012, molto al di sotto dagli obiettivi stabiliti dalla normativa vigente in materia di riciclo dei rifiuti solidi urbani. La raccolta fissata per legge prevedeva, infatti, per ogni ambito territoriale ottimale percentuali che partivano dal 35 per cento per gli anni dal 2003 al 2006, fino al 65 per cento del 2012.
I Comuni per i quali sono partite le segnalazioni del M5S ai magistrati contabili oltre a Palermo sono Balestrate, Borgetto, Capaci, Carini, Cinisi, Giardinello, Isola delle Femmine, Montelepre, Partinico, Terrasini, Torretta, Tappeto e Termini Imerese.
Apprendo con soddisfazione – dice la deputata palermitana M5S alla Camera, componente della commissione Ambiente di Montecitorio, Claudia Mannino – dell’indagine. Come prima firmataria delle denunce depositate presso la magistratura contabile spero che a pagare siano quei sindaci che non hanno rispettato la legge, giacché esiste un danno erariale molto evidente, dovuto ai maggiori costi sostenuti per il conferimento in discarica di materiale che avrebbe dovuto essere oggetto di riciclo. Faccio riferimento alle spese sostenute in particolare a titolo di tariffa smaltimento rifiuti e all’addizionale del 20 per cento al tributo speciale”.
L’inchiesta – continua la Mannino – è un fatto veramente importante, alla luce di quello che in materia di rifiuti avviene in Sicilia, dove oggi il dibattito si limita ad uno scontro miope ed affaristico tra chi vuole le maxi discariche a proprietà pubblica e chi le vuole a proprietà privata, prescindendo completamente da quelli che sono gli obblighi di legge in materia di raccolta differenziata. Su questo punto la Corte dei Conti, a mio avviso, partendo proprio dalle denunce del Movimento 5 Stelle, può dare un contributo importante e forse risolutivo”.
Il flop della differenziata, secondo i deputati M5S, si inquadra in una logica dominata dalla totale assenza di volontà e capacità di gestire la preziosa risorsa che potrebbero e dovrebbero essere i rifiuti.
Ci si pone il problema – dice la Mannino – solo alla fine del processo. Manca completante una programmazione seria. Prova ne sia che siamo al terzo piano rifiuti e mai nessuno di questi è entrato in funzione”.
Era ora – commenta il presidente Cinquestelle della commissione Ambiente dell’Ars, Giampiero Trizzino – che la magistratura contabile procedesse ad una seria ricognizione sulla gestione dei fondi a favore dei servizio integrato dei rifiuti del Comune di Palermo. Che sia stata una iniziativa del M5S ad avviare questo percorso giudiziario, la dice lunga sulla classe politica che fino ad oggi ha dominato il sistema. Mi auguro che le indagini mettano in luce tanto le responsabilità, quanto gli errori commessi, al fine di correggerli e restituire dignità alla città. E’ inaccettabile che i cittadini di Palermo debbano pagare ingenti somme per un servizio che, di fatto, non esiste. La scusa che il palermitano è incivile non regge: il Comune, negli anni, ha giovato di personale e denaro a iosa. Adesso si chiarisca come è stato utilizzato.



Aperta inchiesta dalla Corte dei Conti   Rifiuti, danno erariale per le multe Ue


Segnalazione della Ragioneria dello Stato alla procura della Corte dei conti Discariche abusive ed emergenza in Campania sono già costate 160 milioni








Non può pagare sempre Pantalone. La Ragioneria generale dello Stato ha mandato una segnalazione di danno erariale alla procura della Corte dei conti del Lazio per le centinaia di milioni di euro che lo Stato è costretto a sborsare per non essersi adeguato alle regole dell’Unione Europea in materia di rifiuti. Sono già due le condanne che la Corte di giustizia europea ha inflitto all’Italia nell’arco di pochi mesi: quella del 2 dicembre 2014 sulle discariche abusive e quella del 16 luglio 2015 sull’emergenza rifiuti in Campania. In totale se ne sono andati, ad ora, circa 160 milioni di euro, tra sanzioni e penali. Ma non finisce qui, perché ogni giorno che passa, senza che il nostro Paese si adegui alle prescrizioni imposte dalla comunità europea, fa andare in fumo altre centinaia di migliaia di euro. Ora la Ragioneria dello Stato, che ha come obbligo istituzionale quello di garantire la corretta gestione delle risorse pubbliche, ha chiesto ai pm contabili di Roma di occuparsi della questione e di individuare chi sia a monte della catena di responsabilità che ha portato a questo salasso. Insomma, l’Unione europea ha presentato un conto salato all’Italia, ma ora il Governo vuole capire a chi debba essere addebitato.
La procedura è questa: se uno Stato membro non rispetta la normativa comunitaria, la Commissione europea apre una procedura d’infrazione; se dopo un determinato lasso di tempo quello Stato non si mette «in regola», la Corte di giustizia di Lussemburgo irroga la multa e a quel punto lo Stato deve pagare. Al momento il numero delle procedure d'infrazione a carico del nostro Paese è salito a 91, di cui 69 per violazione del diritto dell'Unione e 22 per mancato recepimento di direttive. Le ultime due sono state aperte lo scorso 26 gennaio e riguardano la materia fiscale. In linea generale, però, l’Italia sgarra prevalentemente sulle direttive che hanno come obiettivo la tutela dell’ambiente e, di conseguenza, della salute umana. Basti pensare che sulle 91 procedure d’infrazione aperte, 19 hanno riguardano le tematiche ambientali. Due di queste si sono chiuse con una sentenza di condanna.
La prima risale al 2 dicembre 2014. Per i ritardi nella messa a norma degli invasi fuorilegge, i giudici della Corte hanno emesso a carico dell’Italia una maxi sanzione da 40 milioni di euro, più 42,8 milioni per ogni sei mesi di ulteriore ritardo. Considerato che il 2 giugno 2015, alla scadenza del primo semestre, erano state messe a norma solo 15 discariche irregolari su un totale di 198 sparse su tutto il territorio nazionale, il nostro Paese ha dovuto sborsare altri 39 milioni e 800 mila euro. Adesso che anche il secondo semestre è scaduto, lo scorso 2 dicembre, si attende di sapere quale sia l’ammontare della nuova sanzione comminata che, plausibilmente, dovrebbe aggirarsi intorno a un importo simile a quella di luglio, visto che sul fronte delle bonifiche poco o nulla di nuovo è stato fatto.
La seconda condanna, invece, risale al 16 luglio 2015. La Corte di giustizia europea ha irrogato all'Italia una multa di 20 milioni di euro per il mancato adeguamento alle regole Ue del sistema di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania. Per ogni giorno di ritardo, il nostro Paese deve pagare una penale di 120.000 euro. Considerato che dalla sentenza sono passati 200 giorni, il conto è già lievitato di altri 24 milioni di euro.

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