CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Wednesday, November 16, 2016

Cassazione SS.UU. civile del 15 novembre 2016, n. 23225 Corte di cassazione Sezioni unite civili Sentenza 15 novembre 2016, n. 23225

Corte di cassazione
Sezioni unite civili
Sentenza 15 novembre 2016, n. 23225
Presidente: Canzio - Estensore: Chiarini
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Il Tribunale di Venezia, con sentenza n. 1160 in data 27 aprile 2009, accolse l'opposizione della societa' Beta al decreto ingiuntivo ottenuto dalla societa' Alfa e condanno' quest'ultima al pagamento delle spese di giudizio (euro 2.240,29).
La societa' Beta, con atto notificato l'11 febbraio 2010, intimo' alla societa' Alfa precetto per il pagamento, oltre le spese. L'intimata si oppose all'esecuzione dinanzi al giudice di Pace di Venezia contestando alcuni diritti di procuratore richiesti ed eccependo la compensazione legale del debito, fino alla concorrenza, con un credito di minor importo ex altera causa, ma omogeneo - condanna della societa' Beta a rimborsarle le spese giudiziali, emessa con sentenza n. 16 del Tribunale di Venezia il 5 gennaio 2010 - e chiese di accertare l'inefficacia o la nullita' del precetto per le somme non dovute, con vittoria di spese, quantificando il residuo credito della societa' Beta in euro 1.640,35.
La societa' Beta eccepi' la cessazione della materia del contendere perche' il 15 marzo 2010 la Alfa aveva pagato all'ufficiale giudiziario senza riserve l'importo intimato. Si oppose alla compensazione perche' il controcredito - spese giudiziali - non era certo in quanto la sentenza del Tribunale n. 16 del 5 gennaio 2010 non era passata in giudicato, e contesto' la voce "spese per registrazione sentenza".
2. Con sentenza del 16 luglio 2010 il Giudice di Pace accolse l'opposizione poiche' a decorrere dalla pubblicazione della sentenza a favore della Alfa. - 5 gennaio 2010 - era venuto a coesistenza il credito, liquido ed esigibile, di detta societa'; dichiaro' percio' l'estinzione dei crediti, fino alla concorrenza, accerto' il residuo credito della societa' Beta (euro 1.140) e dichiaro' la nullita' del precetto per l'eccedenza. Poiche' la societa' Alfa aveva pagato all'ufficiale giudiziario la somma intimata, condanno' la societa' Beta a restituire alla societa' Alfa la somma di euro 2.183,33 oltre agli interessi dal giorno del pagamento all'ufficiale giudiziario.
La societa' Beta propose appello per erronea applicazione dell'art. 1243 c.c. perche' il credito opposto in compensazione dalla Alfa non era certo si' che il giudice dell'opposizione all'esecuzione non poteva dichiarare l'estinzione di ogni reciproca ragione fino alla concorrenza, travalicando l'ambito del relativo giudizio, e sconfinando nella potestas iudicandi del giudice dell'impugnazione.
3. Con sentenza del 19 giugno 2012 il Tribunale di Venezia ha respinto l'appello della s.n.c. Beta nei confronti della Alfa s.a.s.
Ha proposto ricorso per cassazione la societa' Beta, con atto del 25 ottobre 2012. Ha proposto controricorso la s.r.l. Alfa RE, gia' Alfa Immobiliare s.a.s. per atto di scissione del 2 maggio 2011, gia' Alfa s.a.s. per atto di scissione dell'11 marzo 2010.
La ricorrente ha depositato memoria.
4. La Terza Sezione Civile di questa Corte, con ordinanza n. 18001 del 2015, ritenuta l'ammissibilita' del ricorso notificato alla s.a.s. Alfa, societa' scissa e percio' non estinta, e la facolta' della s.r.l. Alfa RE di intervenire nel giudizio a norma dell'art. 111 c.p.c., allegando i presupposti della sua legittimazione, rilevava il contrasto tra l'orientamento di legittimita', secondo il quale se il credito opposto in compensazione non e' certo, e cioe' se il titolo giudiziale non e' definitivo, non opera la compensazione, e la sentenza n. 23573 del 2013, secondo cui tale circostanza non e' di ostacolo alla possibilita' di opporre il controcredito in compensazione, e rimetteva la relativa questione al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.
Fissata l'udienza dinanzi alle Sezioni Unite, la ricorrente ha depositato altra memoria.
5. Il P.M., ritenuta l'ammissibilita' del ricorso, ha pregiudizialmente rilevato l'estraneita' al thema decidendum della questione di contrasto perche' si e' formato il giudicato interno sulla premessa giuridica della sentenza impugnata secondo cui possono essere compensati esclusivamente i crediti certi, che, se contestati in giudizio, divengono tali solo a seguito del passaggio in cosa giudicata della sentenza che ne riconosca l'an e il quantum. Da questa premessa, costituente autonoma ratio decidendi, non impugnata, il Tribunale ha pero' addossato al creditore, che contesti il controcredito, l'onere probatorio del mancato passaggio in giudicato della sentenza che lo accerta, e questa statuizione e' stata impugnata dalla societa' Beta sul presupposto che alla data del 5 gennaio 2010 non era ancora infruttuosamente elasso il termine per impugnare la sentenza che l'aveva condannata a pagare le spese giudiziali alla societa' Alfa Percio', essendosi formato il giudicato interno sulla non deducibilita' in compensazione di un credito litigioso, la questione in contrasto - ossia la opponibilita' o meno in compensazione di un credito contestato - non puo' esser rimessa in discussione sollevandola ex officio.
In subordine, il P.M. ha concluso per la riaffermazione dei principi di diritto consolidati di questa Corte, argomentandone le ragioni.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Va pregiudizialmente disatteso il rilievo della societa' Alfa RE s.r.l. di inammissibilita' del ricorso della societa' Beta s.n.c. in quanto proposto nei confronti della societa' Alfa. s.a.s. anziche' della Alfa RE s.r.l., nuovo soggetto risultante dalla scissione del 2 maggio 2011 della societa' Alfa Immobiliare s.a.s., gia' Alfa s.a.s. per scissione dell'11 marzo 2010.
Ed invero, la scissione, disciplinata dagli artt. 2506 e segg. a decorrere dal 1° gennaio 2004 per effetto dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, consistente nel trasferimento del patrimonio a una o piu' societa', preesistenti o di nuova costituzione, contro l'assegnazione delle azioni o delle quote di queste ultime ai soci della societa' scissa, si traduce in una fattispecie traslativa, che, sul piano processuale, non determina l'estinzione della societa' scissa ed il subingresso di quella risultante dalla scissione nella totalita' dei rapporti giuridici della prima, ma si configura come una successione a titolo particolare nel diritto controverso, che, ove intervenga nel corso del giudizio, comporta l'applicabilita' della disciplina di cui all'art. 111 c.p.c. (Cass. 30246 del 2011); con la conseguenza che il processo prosegue fra le parti originarie (Cass. 6471 del 2012), con facolta' per il successore di resistere con controricorso all'impugnazione ex adverso proposta davanti alla Corte di cassazione nei confronti del suo dante causa, pur non avendo partecipato al processo nei precedenti gradi di giudizio (tra le altre, Cass. 11757 del 2006, 10902 del 2004, 2889 del 2002, 5822 del 1999, 4742 del 1998).
2. Con il primo motivo di ricorso la societa' Beta lamenta: "Art. 360 n. 3 c.p.c. Violazione dell'art. 1243 c.c. per difetto di presupposto della compensazione legale".
3. Con il secondo motivo lamenta: "Art. 360 n. 3 c.p.c. - Violazione dell'art. 2697 c.c. per errata attribuzione di un onere probatorio inesistente".
4. Con il terzo motivo la medesima deduce: "Art. 360 n. 3 c.p.c. - Violazione e falsa applicazione dell'art. 615 c.p.c." per avere il Giudice di Pace non soltanto pronunciato la compensazione legale tra contrapposti crediti non ancora certi, ma altresi' accertato il residuo credito della societa' Beta di euro 1.140, cosi' incidendo sui titoli costitutivi giudiziali e modificandone il decisum.
5. Con il quarto motivo censura: "Art. 360 n. 3 c.p.c. - Violazione della norma di diritto di cui all'art. 112 c.p.c." per avere il giudice dell'opposizione illegittimamente rilevato eccezioni di ufficio.
6. Con il quinto motivo si duole: "Art. 360 n. 5 c.p.c. in relazione all'art. 494 c.p.c. Motivazione insufficiente sulla mancata declaratoria di cessazione della materia del contendere conseguente all'avvenuto pagamento del debito della societa' Alfa eseguito a mani dell'ufficiale giudiziario senza riserva di ripetizione".
7. I motivi, congiunti, sono inammissibili per carenza di interesse non essendovi piu' controversia tra le parti sulla certezza dei reciproci crediti.
Ed infatti la controricorrente rileva che la sentenza n. 16 del 2010 - titolo costitutivo del suo credito opposto in compensazione - era passata in giudicato il 21 giugno 2010 in quanto notificata ai sensi degli artt. 170 e 285 c.p.c. il 21 maggio 2010 e quindi prima della notifica del 26 ottobre 2010 dell'appello della societa' Beta, cosi' come era divenuto incontrovertibile il credito di quest'ultima societa', fondato sulla sentenza n. 1160 del 2009, notificata il 19 novembre 2009 e non impugnata dalla Alfa. E la ricorrente - in specie nella memoria del 27 gennaio 2015 - e' d'accordo sulla circostanza che i rispettivi titoli costitutivi - sentenze di condanna al rimborso delle spese giudiziali - sono divenuti incontrovertibili prima della sentenza di primo grado del 16 luglio 2010 che ha definito il giudizio di opposizione all'esecuzione, dichiarando l'avvenuta estinzione per compensazione del credito della societa' Beta dalla coesistenza, e fino alla concorrenza, del controcredito della Alfa Percio' e' ormai venuto meno l'interesse della ricorrente alla decisione delle censure proposte.
8. Tuttavia le Sezioni Unite ritengono di comporre il contrasto originato dalla sentenza 23573/2013 della Terza Sezione Civile ai sensi dell'art. 363, terzo comma, c.p.c. ribadendo i consolidati principi di diritto.
8.1. La compensazione e' disciplinata dal libro quarto, capo IV - Dei modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall'adempimento - Sezione III del codice civile (dopo la novazione e la remissione).
L'art. 1241 - Estinzione per compensazione - dispone: "Quando due persone sono obbligate l'una verso l'altra, i due debiti si estinguono per le quantita' corrispondenti, secondo le norme degli articoli che seguono". L'art. 1242, primo comma, prosegue: "La compensazione estingue i due debiti dal giorno della loro coesistenza. Il giudice non puo' rilevarla d'ufficio". L'art. 1243 - Compensazione legale e giudiziale - continua: "La compensazione si verifica solo tra due debiti che hanno per oggetto una somma di danaro o una quantita' di cose fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed esigibili". Il secondo comma stabilisce: "Se il debito opposto in compensazione non e' liquido ma e' di facile e pronta liquidazione, il giudice puo' dichiarare la compensazione per la parte del debito che riconosce esistente, e puo' anche sospendere la condanna per il credito fino all'accertamento del credito opposto in compensazione".
Per credito liquido - espressione letterale del primo comma dell'art. 1243 c.c., che si attaglia alle obbligazioni pecuniarie o omogenee e fungibili - deve intendersi il credito determinato nell'ammontare in base al titolo, come si desume anche dall'identica espressione contenuta in altre norme: l'art. 1208, n. 3, c.c. sui requisiti di validita' dell'offerta reale dell'obbligazione prevede una somma per le spese "liquide" e un'altra somma per quelle "non liquide"; l'art. 1282 c.c. stabilisce che i crediti liquidi (ed esigibili) producono interessi; l'art. 633 c.p.c. stabilisce come condizione di ammissibilita' del provvedimento monitorio un credito di una somma liquida di danaro.
L'ulteriore requisito della certezza sull'esistenza del credito non si desume dalla formulazione dell'art. 1243 c.c., primo comma, perche' la liquidita' attiene all'oggetto della prestazione, mentre la certezza attiene all'esistenza dell'obbligazione, e quindi al titolo costitutivo del credito. Percio' la contestazione del titolo non e' in se' contestazione sull'ammontare del credito, come determinato in base al titolo, ma se questo e' controverso la liquidita' e l'esigibilita' sono temporanee e a rischio del creditore. E allora, attesa la finalita' dell'istituto della compensazione - estinzione satisfattoria reciproca (il che peraltro postula che anche il credito principale sia certo, liquido ed esigibile), che non puo' verificarsi se la coesistenza del controcredito e' provvisoria, la giurisprudenza, da tempo risalente (Cass. n. 620 del 1970) ha affermato che non ricorre il requisito della liquidita' del credito non solo quando esso non sia certo nel suo ammontare, ma anche quando ne sia contestata l'esistenza. Da qui l'ormai consolidato principio che per l'operativita' della compensazione legale il titolo del credito deve essere incontrovertibile, ossia non essere piu' soggetto a modificazioni a seguito di impugnazione (Cass. 6820 del 2002, 8338 del 2011) non solo nella sua esattezza, ma anche nella sua esistenza (credito certus nell'an, quid, quale, quantum debeatur).
Percio' accanto ad una nozione di liquidita' sostanziale del credito in base al titolo, si e' aggiunta una nozione di "liquidita'" processuale stabilizzata che non sussiste se il creditore principale contesta, non pretestuosamente, nell'an e/o nel quantum, il titolo che accerta il controcredito o potrebbe contestarlo (credito litigioso).
La locuzione contenuta nel secondo comma dell'art. 1243 c.c. - "Se il debito opposto in compensazione... e' di facile e pronta liquidazione..." - e' stata interpretata dalla prevalente giurisprudenza di legittimita' nel senso che soltanto l'"accertamento" - nel senso di determinabilita' - pronto, ossia in tempo processuale breve, e facile, ossia metodicamente semplice (es. mediante calcolo degli interessi), del controcredito - e per questo riservato dalla norma al giudice dinanzi al quale il processo deve proseguire - puo' giustificare il ritardo della decisione sul credito principale - certo, liquido ed esigibile - onde dichiarare estinti entrambi i rispettivi crediti per compensazione, secondo la ratio dell'istituto: il vantaggio delle parti di risolvere celermente in unica soluzione le reciproche pretese salvaguardando una ragione di equita', perche' non e' giusto che sia condannato all'adempimento chi a sua volta ha un concorrente credito.
Questa Corte, con orientamento pressoche' unanime, ha enunciato i seguenti principi:
1) la compensazione legale opera di diritto, su eccezione di parte, e per avere efficacia estintiva "satisfattoria" deve avere ad oggetto due contrapposti crediti certi, liquidi, ossia determinati nella consistenza ed ammontare, omogenei ed esigibili (requisiti desumibili dai rispettivi titoli costitutivi: Cass. 22 ottobre 2014, n. 22324; Cass. 11 gennaio 2006, n. 260);
2) se il requisito della liquidita' del controcredito opposto in compensazione manca, ma il giudice dinanzi al quale e' formulata l'eccezione ne ritiene la facile e pronta liquidabilita' - giudizio di fatto, insindacabile in cassazione - puo' dichiarare la compensazione fino alla concorrenza per la parte del controcredito che riconosce esistente, e puo' anche sospendere cautelativamente la condanna per il credito principale fino all'accertamento - id est liquidazione - del controcredito;
3) la provvisorieta' dell'accertamento del controcredito in separato giudizio non puo' provocare l'effetto dell'estinzione del credito principale, la quale investe - elidendola irrimediabilmente - la stessa sussistenza, ontologicamente considerata, della ragione di credito e non soltanto la sua tutela esecutiva;
4) l'eseguibilita' del titolo giudiziale che accerta il credito non attiene alla certezza, ma solo alla tutela anticipata del medesimo, mediante la sua immediata azionabilita' (Cass. 8338 del 2011);
5) la compensazione legale si distingue da quella giudiziale perche' per la ricorrenza della prima i due crediti contrapposti devono essere certi, liquidi ed esigibili anteriormente al giudizio, mentre per la seconda il credito opposto in compensazione non e' liquido, ma viene liquidato dal giudice nel processo, purche' reputato di "pronta e facile liquidazione";
6) se l'accertamento del credito opposto in compensazione pende dinanzi ad altro giudice, e' questi che deve liquidarlo (Cass. 1695 del 2015, 9608 del 19 aprile 2013);
7) in quest'ultimo caso il giudice dell'eccezione di compensazione non puo' sospendere il giudizio sul credito principale ai sensi dell'art. 295 c.p.c. o 337, secondo comma c.p.c., qualora nel giudizio avente ad oggetto il credito eccepito in compensazione sia stata emessa sentenza non passata in giudicato (Cass. n. 325 del 1992), ma, non potendo realizzarsi la condizione prevista dal secondo comma dell'art. 1243 c.c. - che costituisce disciplina processuale speciale ai fini della reciproca elisione dei crediti nel processo instaurato dal creditore principale - (il giudice) deve dichiarare l'insussistenza dei presupposti per elidere il credito agito e rigettare l'eccezione di compensazione;
8) se la certezza del controcredito - il cui onere della prova spetta all'eccipiente (Cass. 5444/2001) - si matura nel corso del giudizio sul credito principale, anche in appello, gli effetti estintivi della compensazione legale decorrono dalla coesistenza dei crediti;
9) l'eccezione di compensazione non configura un presupposto di natura logico-giuridica sui requisiti del credito principale il cui accertamento giustifichi il sacrificio delle ragioni di tutela di questo oltre i limiti previsti dalla stessa norma - ossia la possibilita' di procrastinare, cautelativamente (Cass. 5319 del 9 agosto 1983), la condanna ad adempiere del debitore fino alla pronta e facile liquidazione, nel medesimo processo, del credito opposto in compensazione - consentendo di sospendere la decisione sulla causa principale fino al passaggio in giudicato del giudizio sul controcredito come se questo pregiudicasse, in tutto o in parte, l'esito della causa sul credito principale (Cass., 3 ottobre 2012, n. 16844, Cass., 4 dicembre 2010, n. 25272).
9. La Terza Sezione civile, con sentenza n. 23573 del 2013, si e' consapevolmente discostata da questi principi collegando la disciplina sostanziale dell'eccezione di compensazione con quella processuale ed in particolare:
art. 35 - "Eccezione di compensazione" -: "Quando e' opposto in compensazione un credito che e' contestato ed eccede la competenza per valore del giudice adito, questi, se la domanda e' fondata su un titolo non controverso o facilmente accertabile, puo' decidere su di essa e rimettere le parti al giudice competente per la decisione relativa all'eccezione di compensazione, subordinando, quando occorre, l'esecuzione della sentenza alla prestazione di una cauzione; altrimenti provvede a norma dell'articolo precedente";
art. 34 - Accertamenti incidentali -: "Il giudice se per legge o per esplicita domanda di una delle parti e' necessario decidere con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale che appartiene per materia o per valore alla competenza di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest'ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa dinanzi a lui";
art. 40 c.p.c. - Connessione -: "Se sono proposte dinanzi a giudici diversi piu' cause le quali, per ragioni di connessione, possono essere decise in un solo processo...; Nei casi previsti dagli artt. 34, 35 e 36 le cause cumulativamente proposte o successivamente riunite debbono essere trattate con il rito ordinario...";
art. 295 c.p.c. - Sospensione necessaria -: "Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa";
art. 337, secondo comma, c.p.c. - Sospensione dell'esecuzione e dei processi -: "Quando l'autorita' di una sentenza e' invocata in un diverso processo questo puo' esser sospeso se tale sentenza e' impugnata".
9.1. L'applicabilita' delle suddette norme processuali alle innanzi richiamate norme sostanziali non e' condivisibile.
Muovendo dalla considerazione contenuta nella sentenza n. 23573 del 2013, secondo cui, se l'art. 35 c.p.c. disciplina la competenza a decidere il controcredito eccepito nel giudizio sul credito principale, la stessa norma deve applicarsi allorche' il controcredito e' gia' sub judice poiche' eccepito ai sensi dell'art. 1243, secondo comma, c.c., emerge che i piani tra le norme sulla competenza, a cui appartiene il sucitato art. 35, e la disciplina sostanziale sulla compensazione - art. 1241 e segg. c.c. - non si intersecano.
Ed invero, pacifico per giurisprudenza e dottrina che i requisiti prescritti dall'art. 1243, primo comma, c.c., per la compensazione legale, e cioe' l'omogeneita' dei debiti, la liquidita', l'esigibilita' e la certezza, devono sussistere necessariamente anche per la compensazione giudiziale, il secondo comma di detta norma si limita a consentire al giudice del credito principale di liquidare il controcredito opposto in compensazione soltanto se il suo ammontare e' facilmente e prontamente liquidabile in base al titolo. Ma per esercitare questo potere discrezionale - esclusivo e specifico (Cass., 3 ottobre 2012, n. 16844, Cass., 4 dicembre 2010, n. 25272) - al fine di dichiarare la compensazione giudiziale, il controcredito deve essere certo nella sua esistenza e cioe' non controverso.
Se il controcredito e' contestato, come prevede l'art. 35 c.p.c., allora non e' certo, e quindi non e' idoneo ad operare come compensativo sul piano sostanziale, e l'eccezione di compensazione va respinta.
L'ambito di contestazione del controcredito opposto in compensazione secondo l'art. 1243 c.c., secondo comma, e' infatti limitato alla liquidita' del credito, mentre la contestazione sulla sua esistenza - a meno che essa sia prima facie pretestuosa e infondata (Cass. 6237 del 1991) - lo espunge dalla compensazione giudiziale (Cass. 10352 del 1993). Soltanto la contestazione sulla liquidita' del credito opposto in compensazione consente al giudice del credito principale - con accertamento discrezionale di merito, che presuppone la sua competenza, ed incensurabile in Cassazione - di determinarne l'ammontare se e' facile e pronto, sopperendo alla mancanza di questo requisito mediante un'attivita' ricognitiva-attuativa del titolo, funzionale all'eccezione di compensazione.
La disciplina contenuta nell'art. 1243, secondo comma, c.c. consiste nell'inoperativita' dell'eccezione di compensazione, sia legale che giudiziale, se e' controverso l'an del controcredito, analogamente al caso in cui il credito opposto in compensazione non e' di pronta e facile liquidazione (Cass. 10352/1993, cit.). Il giudice del credito principale ha o la possibilita' di dichiarare la compensazione per la parte di controcredito gia' liquida, o di sospendere, eccezionalmente, la condanna del credito principale fino alla liquidazione di tutto il credito opposto in compensazione, ma non di ritardare la decisione sul credito principale fino all'accertamento, da parte di egli stesso o di altro giudice, dell'esistenza certa di quello opposto in compensazione; altrimenti sarebbe pleonastico il sintagma "di pronta e facile liquidazione" richiesto dalla norma. Ne' d'altro canto a tal fine puo' applicarsi analogicamente la disciplina dell'art. 35 c.p.c. non potendosi ravvisare il canone interpretativo dell'eadem ratio.
9.2. Peraltro, neanche le norme sulla modificazione della competenza per ragioni di connessione, contenute nel libro Primo, Sezione IV, del codice di rito legittimano il meccanismo processuale della condanna con riserva e della sospensione del giudizio sulla compensazione che la sentenza n. 23573/2013 ritiene applicabile onde consentire di poter sempre opporre, davanti al giudice investito del credito principale, la compensazione con un credito la cui esistenza sia in corso di accertamento in separato giudizio, in modo da garantire comunque l'operativita' della compensazione pur se al momento della relativa eccezione il credito opposto non era ancora accertato con provvedimento giudiziale definitivo, e cosi' impedire che il passaggio in cosa giudicata del titolo giudiziale definitivo sull'esistenza del credito opposto in compensazione intervenga in un momento in cui non sia piu' possibile farlo valere, a quel titolo e a quei fini, per essere stato definitivamente esitato il giudizio promosso dal creditore-debitore contrapposto.
9.2.1. Da un lato, e' principio immanente, innucleato nell'art. 1243, secondo comma, c.c., che la compensazionegiudiziale e' processualmente rilevante soltanto quando il giudice del credito principale sia competente anche per il credito opposto in compensazione, con conseguente esclusione dell'eccezione di compensazione fondata su un credito la cui certezza dipenda dall'esito di un separato giudizio in corso. Non solo la disciplina speciale contenuta nell'art. 1243 c.c. consente la sospensione cautelativa della decisione sul credito principale soltanto se il credito opposto in compensazione e' di facile e pronta liquidazione, ma sia il conferimento di questo potere al giudice del credito principale, sia la finalita' con esso perseguita, postulano che il giudizio prosegua dinanzi al giudice del credito principale per consentirgli di effettuare la valutazione e la liquidazione del controcredito prevista dalla norma. E quindi, come nel caso in cui l'accertamento del credito opposto in compensazione non sia facile e pronto il giudice del credito principale, per espressa previsione normativa, non ha il potere di sospendere la decisione su quest'ultimo, ma deve immediatamente decidere su di esso, cosi' a maggior ragione non puo' sospenderne la decisione a norma degli artt. 295 o 337, secondo comma, c.p.c. che certamente gli precludono qualsiasi valutazione di pronta o facile liquidazione del controcredito in quanto spettante al giudice competente.
9.2.2. Dall'altro, l'interpretazione del secondo comma dell'art. 1243 c.c. non solo non collide con la disposizione contenuta nell'art. 35 c.p.c., ma ne costituisce conferma. Detta norma processuale prevede che se il giudice non e' competente sull'eccepito controcredito contestato ed il credito principale e' fondato su titolo non controverso o facilmente accertabile, decide prontamente su di esso - (conformemente all'esigenza desumibile anche dall'art. 1243, secondo comma, c.c. di decidere il piu' rapidamente possibile sul credito, se del caso subordinando la condanna ad una cauzione, analogamente alla sospensione cautelativa dell'art. 1243, secondo comma, c.c.) - e quindi non ne sospende la decisione, ne' ai sensi dell'art. 295, ne' ai sensi dell'art. 337, secondo comma, c.p.c. e rimette la decisione sull'eccezione al giudice competente. Se invece il credito principale non e' fondato su titolo non controverso o facilmente accertabile, rimette la decisione su entrambi i crediti al giudice competente sul credito opposto in compensazione, a norma dell'art. 34 c.p.c. - a cui rinvia l'ultimo comma dell'art. 35 c.p.c. - che cosi' assume la configurazione di eccezione riconvenzionale di compensazione.
Riassumendo, sia l'art. 1243, secondo comma, c.c., sia l'art. 35 c.p.c., prevedono che a decidere i contrapposti crediti sia il giudice dinanzi al quale essi sono contemporaneamente dedotti, mentre il meccanismo previsto dall'art. 35 c.p.c. e' attivabile nel solo caso in cui il giudice del credito principale non possa conoscere di quello opposto in compensazione.
Pertanto, alla luce dell'esaminata disciplina, cade anche l'argomento contenuto nella sentenza n. 23573 del 2013 della disparita' di trattamento tra credito opposto contestato nel giudizio sul credito principale e credito opposto gia' contestato in giudizio pendente davanti ad altro giudice. La disparita' di trattamento non attiene a fattispecie identiche sul piano processuale; sussisterebbe laddove vi fossero norme che, contraddittoriamente, prevedessero la possibilita' di dedurre un credito in compensazione non contestato e altre norme che escludessero tale possibilita' per un credito contestato giudizialmente davanti ad un giudice competente per vagliare entrambe le posizioni.
Ne' infine alcuna norma di quelle scrutinate dalla sentenza n. 23573/2013 prevede, in via analogica, che la causa in cui sia pronunciata condanna con riserva venga rimessa sul ruolo - il che presuppone sempre la competenza del giudice che ha deciso con riserva - per verificare l'esistenza delle condizioni della compensazione e poi sospendere la decisione ai sensi degli artt. 295 o 377, secondo comma, c.p.c. in attesa della decisione incontrovertibile di altro giudice sul controcredito. Senza sottacere che, poiche' anche il credito accertato definitivamente potrebbe essere contestato dal creditore principale per fatti sopravvenuti, l'attivita' del giudice potrebbe nuovamente paralizzarsi se non competente a verificare la fondatezza del fatto sopravvenuto ed egli dovrebbe nuovamente sospendere il processo in attesa della decisione definitiva sul controcredito. E poiche' nell'attuale regime processuale - art. 42 c.p.c. - non vi e' piu' spazio per una discrezionale, e non sindacabile, facolta' di sospensione del processo, esercitabile dal giudice al di fuori dei casi tassativi di sospensione legale, che, ove ammessa, si porrebbe in insanabile contrasto sia con il principio di eguaglianza e della tutela giurisdizionale sia con il canone della durata ragionevole, che la legge deve assicurare nel quadro del giusto processo (Sez. un. 14670 del 2003, 23906/2010 22324/2014), deve ritenersi preclusa la configurazione di una nuova ipotesi di sospensione del processo non prevista espressamente da una norma del rito civile, nemmeno in via di analogia, come invece ritiene la decisione n. 23573/2013.
10. Si deve quindi concludere che le norme di cui agli artt. 34, 35, 36, 40, 295 e 337 c.p.c., sia che la controversia sull'esistenza del controcredito sorga nel giudizio sul credito principale, sia che gia' penda dinanzi ad un giudice di pari grado o superiore, non rilevano sulla speciale disciplina delineata dall'art. 1243, secondo comma, c.c. perche' le norme sulla competenza per accertare l'esistenza del controcredito sono estranee alla compensazione giudiziale, come da tempo risalente avvertito da questa Corte.
Con la decisione n. 4129 del 1956 si rilevo' infatti che: "Se il convenuto chiede non soltanto il rigetto della domanda dell'attore per compensazione con un suo credito di ammontare superiore, ma anche la condanna dell'attore a pagargli la differenza, ricorre l'ipotesi dell'art. 36 c.p.c. di domanda riconvenzionale che dipende dal titolo che gia' appartiene alla causa come mezzo di eccezione. In tal caso, poiche' la compensazione giudiziale prevista dal secondo comma dell'art. 1243 c.c. e' ammessa solo se sussiste la facile e pronta liquidazione del credito opposto, egli, coordinando gli artt. 35, 36, 112 c.p.c. deve emettere condanna per il credito principale certo e liquido, rigettare l'eccezione di compensazionegiudiziale, ed iniziare l'istruttoria per il controcredito, ove competente, ovvero rimettere la causa su di esso al giudice competente non potendo allo stato il controcredito operare come compensativo, avendo il convenuto chiesto per esso la condanna dell'attore. Quindi il giudice, operata la valutazione insindacabile e discrezionale di non liquidabilita' facile e pronta del controcredito, e per tale ragione respinta l'eccezione di compensazione, deve provvedere sulla domanda riconvenzionale di condanna per il controcredito".
11. Queste Sezioni Unite, confermano, in conformita' alle conclusioni del P.M., il consolidato orientamento di legittimita' e ai sensi dell'art. 363, terzo comma, c.p.c. affermano i seguenti principi di diritto:
A) "Le norme del codice civile sulla compensazione stabiliscono i presupposti sostanziali, oggettivi, del credito opposto in compensazioneliquidita' - che include il requisito della certezza - ed esigibilita'. Verificata la ricorrenza dei predetti requisiti, il giudice dichiara l'estinzione del credito principale per compensazione - legale - a decorrere dalla coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda.
B) Se il credito opposto in compensazione e' certo, ma non liquido, nel senso di non determinato, in tutto o in parte, nel suo ammontare, il giudice puo' provvedere alla relativa liquidazione se e' facile e pronta; quindi, o puo' dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, o puo' sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.
C) Se e' controversa, nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio gia' pendente, l'esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35 c.p.c.) il giudice non puo' pronunciare la compensazione, ne' legale ne' giudiziale.
D) La compensazione giudiziale, di cui all'art. 1243, secondo comma, c.c., presuppone l'accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la medesima compensazione e' fatta valere, mentre non puo' fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall'esito di un separato giudizio in corso e prima che il relativo accertamento sia divenuto definitivo. In tale ipotesi, pertanto, resta esclusa la possibilita' di disporre la sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale, e va parimenti esclusa l'invocabilita' della sospensione contemplata in via generale dall'art. 295 c.p.c. o dall'art. 337, secondo comma, c.p.c. in considerazione della prevalenza della disciplina speciale del citato art. 1243 c.c.".
12. Sussistono ragioni per compensare le spese del giudizio di cassazione.
P.Q.M.
Le Sezioni Unite dichiarano inammissibile il ricorso.
Ai sensi dell'art. 363, terzo comma, c.p.c. affermano i seguenti principi di diritto:
A) "Le norme del codice civile sulla compensazione stabiliscono i presupposti sostanziali, oggettivi, del credito opposto in compensazioneliquidita' - che include il requisito della certezza - ed esigibilita'. Verificata la ricorrenza dei predetti requisiti, il giudice dichiara l'estinzione del credito principale per compensazione - legale - a decorrere dalla coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda.
B) Se il credito opposto in compensazione e' certo, ma non liquido, nel senso di non determinato, in tutto o in parte, nel suo ammontare, il giudice puo' provvedere alla relativa liquidazione se e' facile e pronta; quindi, o puo' dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, o puo' sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.
C) Se e' controversa, nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio gia' pendente, l'esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35 c.p.c.) il giudice non puo' pronunciare la compensazione, ne' legale ne' giudiziale.

D) La compensazione giudiziale, di cui all'art. 1243, secondo comma, c.c., presuppone l'accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la medesima compensazione e' fatta valere, mentre non puo' fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall'esito di un separato giudizio in corso e prima che il relativo accertamento sia divenuto definitivo. In tale ipotesi, pertanto, resta esclusa la possibilita' di disporre la sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale, e va parimenti esclusa l'invocabilita' della sospensione contemplata in via generale dall'art. 295 c.p.c. o dall'art. 337, secondo comma, c.p.c. in considerazione della prevalenza della disciplina speciale del citato art. 1243 c.c.".

No comments: