CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, October 13, 2016

MONREALE DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI 190 2016 PRSP DISSESTO FINANZIARIO

                                                            Deliberazione n.190/2016/PRSP

REPUBBLICA ITALIANA
La Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
Nella camera di consiglio del 22 settembre 2016 composta dai Magistrati:

Maurizio Graffeo
Anna Luisa Carra
Francesco Albo
Giuseppe di Pietro
Sergio Vaccarino
- Presidente
- Consigliere
- Consigliere– relatore
- Primo referendario
- Primo referendario

******

Visto il Regio Decreto 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;

visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recante il testo unico delle leggi sugli enti locali e successive modificazioni (Tuel);

vista la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

vista la legge 5 giugno 2003, n. 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

visto l’art. 243-bis del Tuel – Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale – introdotto dall’art.3, comma 1 lett. r), del decreto legge del 10 ottobre 2012 n.174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213;
visto l’art. 243-quater del Tuel - Esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e controllo sulla relativa attuazione - introdotto dall’art. 3, comma 1 lettera r) del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213 che, nell’ambito della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, prevede l’adozione di Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, ai fini dell’istruttoria e dell’esame del piano di riequilibrio da parte della Commissione per la stabilità degli enti locali di cui all’art. 155 del Tuel;

vista la deliberazione della Sezione delle Autonomie della Corte n. 16/SEZAUT/2012/INPR, avente ad oggetto “Approvazione delle Linee guida per l’esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e per la valutazione della sua congruenza (art. 243-quater, TUEL commi 1-3) “;

visto il piano di riequilibrio adottato dal comune di Monreale (PA) con deliberazione consiliare n. 11 del 22 febbraio 2013;
vista la successiva deliberazione consiliare n. 45 del 30 luglio 2013  con la quale il predetto comune ha proceduto alla rimodulazione del piano di riequilibrio ai sensi dell’articolo 1, comma 15, del DL 8 aprile 2013, n. 35;
vista la successiva deliberazione di questa Sezione 182/2015/PRSP del 18 maggio 2015, con la quale è stato approvato il piano di riequilibrio presentato dal citato ente;
visto l’articolo 243 quater, comma 6, del Tuel che pone l’obbligo, a carico dell’organo di revisione economico – finanziaria, di trasmettere, entro il termine di quindici giorni successivi alla scadenza di ogni singolo semestre, una relazione sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi;
visto l’articolo 243 quater, comma 3, del Tuel che, nel caso di approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, stabilisce che la Corte dei conti vigila sull’esecuzione del piano adottando in sede di controllo apposita pronuncia ai sensi dell’articolo 243 bis, comma 6, lettera a);
vista la deliberazione n. 84/2016/PRSP, relativa al monitoraggio del primo semestre;
vista le relazioni dell’Organo di revisione ai fini del controllo di cui all’art. 1, comma 166 e ss. , della legge n. 266/2005;
vista la nota prot. n. 6619 del 19 luglio 2016 con cui è stato sollecitato l’inoltro della relazione semestrale;
vista la relazione “provvisoria” pervenuta con nota prot. Cdc n. 6932 del 9 agosto 2016;
vista la nota prot. Cdc n. 7201 del 05 settembre 2016 con la quale è stato richiesto al Collegio dei revisori di completare il documento precedentemente inoltrato con ogni notizia utile a consentire a questa Sezione la verifica dello stato di attuazione del piano;
vista la relazione prot. n. 58821090 del 16 settembre 2016, con la quale il Magistrato istruttore, in sede di verifica, allo stato degli atti, trasmetteva le proprie osservazioni al Presidente della Sezione per i provvedimenti conseguenti;
vista l'ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 195/2016/CONTR con la quale la Sezione medesima è stata convocata il giorno 22 settembre 2016 per gli adempimenti di cui al menzionato art. 243 – quater del Tuel;

vista la documentazione trasmessa dall’Organo di revisione via pec, acquisita al prot. Cdc n. 7429 del 19 settembre 2016;
udito il relatore, Consigliere Francesco Albo;
uditi, per il comune di Monreale, il Sindaco, dott. Pietro Capizzi, il Segretario generale, dott.ssa Domenica Ficano e il funzionario contabile, dott. Salvatore Modica;
PREMESSA
Il legislatore, con l’art. 3 del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, successivamente convertito dalla legge n. 213 del 2012, ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, finalizzata al ripristino degli equilibri finanziari ed alla prevenzione del dissesto negli enti locali negli enti locali in condizione di grave squilibrio strutturale.

L’articolo 243 bis del Tuel e le successive norme inserite all’interno dello stesso testo normativo hanno, così, regolamentato un ulteriore strumento per assicurare l’obiettivo del risanamento finanziario, prevedendo un’articolata disciplina di cui gli enti locali possono avvalersi.

Dopo l’approvazione del piano di riequilibrio da parte della competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, l’articolo 243 quater, comma 3, del Tuel, dispone che quest’ultima vigili sulla successiva esecuzione del piano, adottando apposita pronuncia.

Il controllo sull’attuazione del piano di riequilibrio viene svolto sulla base delle periodiche relazioni svolte dall’organo di revisione economico–finanziaria che è tenuto, entro i quindici giorni successivi alla scadenza di ciascun semestre, a riferire, alla Sezione regionale di controllo, sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi.

Il comma 7 del medesimo articolo 243 quater stabilisce che, in caso di accertamento di un grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi del piano, la Sezione regionale della Corte dei conti può attivare la procedura per la dichiarazione di dissesto dell’ente.
LA VERIFICA DEL PIANO

Il piano di riequilibrio finanziario pluriennale del comune di Monreale è stato esitato dal Consiglio comunale con deliberazione n. 11 del 22 febbraio 2013 e successivamente rimodulato con successiva deliberazione C.C. n. 45 del 30 luglio 2013 ai sensi dell’art. 1, comma 15, del DL 8 aprile 2013, n. 35.

Successivamente, è stato sottoposto all’approvazione di questa Sezione, avvenuta con deliberazione n. 182 del 18 maggio 2015.

Con il predetto provvedimento, il Collegio, pur giudicando congruo il piano ai fini del riequilibrio, ha posto l’accento su alcuni aspetti problematici, in grado di compromettere il ripristino degli equilibri, che si è riservato di monitorare accuratamente e che si riassumono di seguito:

Ø  obbligazioni di cassa afferenti al 2013 -2014 per euro 2.093.701,33 non ancora estinte;
Ø  ulteriori debiti fuori bilancio ancora da riconoscere e non inseriti nel piano di riequilibrio per euro 28.315,89;
Ø accantonamento per la copertura di debiti potenziali per euro 11.400.000;
Ø  sentenze definite alla data del 7 aprile 2015 per euro 1.532.454,50;
Ø passività potenziali nei confronti di Alto Belice Ambiente spa per euro 4.734.662,05;
Ø conciliazione stragiudiziale con AMIA spa, per euro 3.000.000 da liquidare in tre tranches;
Ø  posizione debitoria nei confronti dell’acquedotto consortile Biviere (debito di cassa) per euro 382.307,00.

Con delibera 84/2016/PRSP questa Sezione, all’esito del monitoraggio del primo semestre, ha osservato rilevanti scostamenti rispetto agli obiettivi fissati dal piano con riferimento ai seguenti aspetti:

ü  bassa percentuale di riscossione tributaria;
ü sensibile disallineamento degli accertamenti correnti (pari ad euro -1.633.237,39 nel 2014 e addirittura ad euro -4.654.795,66 nel 2015), a fronte, tuttavia, di una corrispondente minore spesa (euro - 2.595.921 nel 2014, euro -7.122.504 nel 2015);
ü  mancata estinzione di debiti fuori bilancio di cui era previsto il pagamento;
ü emersione di nuove passività da contenzioso (al 7 aprile 2015, euro 1.532.454,50) e in sede di allineamento contabile con Alto Belice ambiente spa (euro 1.981.569,01);
ü  rilevante scostamento in ordine agli impieghi programmati per il ripiano dei fattori di squilibrio: tra il 2013 e il 2015, a fronte di previsioni per euro 7.500.000, risultano impegnati euro 6.144.192,32 (- 1.355.807) e pagati solamente euro 3.499.857,53 (-4.000.142,47).

All’esito del monitoraggio, la Sezione ha rinviato le verifiche più approfondite al secondo ciclo di controllo, soprattutto con riferimento ai dati 2015, in considerazione dell’ufficiosità dei dati disponibili, provenienti dal pre – consuntivo.

Alla scadenza del secondo ciclo di monitoraggio (primo semestre 2016), dopo sollecito, sono pervenuti sommari elementi informativi da parte dell’organo di revisione, che ha sottolineato la natura provvisoria del documento per via della riedizione dell’iter di approvazione del rendiconto 2015, non ancora ultimato.

Il magistrato, stante l’eccessivo protrarsi delle tempistiche del monitoraggio, ha invitato l’organo di revisione a completare la relazione entro il termine di dieci giorni; quest’ultima è pervenuta a seguito del deferimento. 

Il comune, alla data odierna, non ha ancora approvato il rendiconto di gestione 2015, il cui schema, esitato con delibera G.C. n. 203 del 19/7/2016, è stato riapprovato con delibera di Giunta n. 228 del 19 agosto 2016, a seguito della scoperta di incongruenze ed inesattezze da parte del Collegio dei revisori.

La perdurante indisponibilità di dati definitivi di rendiconto 2015 – a distanza di quasi cinque mesi dal termine ultimo di approvazione previsto dall’art. 227 del Tuel - suscita più di una perplessità anche per il non lineare processo di approvazione sino ad ora seguito.

In ogni caso, la non definitività delle risultanze contabili del 2015 impone una doverosa cautela nell’analisi dei dati concernenti la gestione del predetto esercizio (e, a fortiori, del 2016, ove presenti).
*******

Il Collegio dei revisori ha relazionato in ordine al rispetto del Patto di stabilità 2015, certificato al competente Ministero e, per quanto concerne l’attività gestionale, sulla base dei dati di preconsuntivo 2015 disponibili, ha rappresentato la seguente situazione:

L’avanzo di amministrazione, pari ad euro 5.965.055,06, è vincolato per 4.707.971,09 ad investimenti e accantonato al FCDE per euro 1.257.083,97.
Tale ultimo importo, tuttavia, risulta inferiore all’accantonamento dovuto, di euro 1.940.000, quale quantificato nella deliberazione di Giunta comunale n 228 del 19.08.2016.
In assenza di chiarimenti in sede di adunanza, il Collegio si riserva a riguardo più approfondite verifiche nel corso del prossimo ciclo di monitoraggio.
In considerazione dell’importanza delle prescrizioni del principio contabile applicato n. 3.3, un’eventuale sottostima del fondo, ove confermata, concreterebbe un rilevante fattore di rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio (cfr. Sezione regionale di controllo per la Toscana, delibera n. 116/2016/PRSP), in grado anche di compromettere l’attendibilità del risultato contabile (art. 187, comma 1, ultimo periodo, del Tuel).

******
ESPOSIZIONE DEBITORIA
Necessario punto di partenza deve essere costituito dall’evoluzione dell’esposizione debitoria rispetto agli obiettivi prefissati di rientro dalla stesse.
A questo riguardo, è stata già rilevata una certa incertezza nella quantificazione del passivo, soggetta a continue ridefinizioni a seguito di transazioni in corso.
Alla stregua di quanto osservato nelle deliberazioni n. 182/2015 e n. 116/2016, meritano prioritaria attenzione i seguenti profili di criticità:
a) Passività residue, in termini di cassa, di euro 2.093.701,33 relative al 2013 e 2014, non ancora estinte alla data di approvazione del piano.
Il Collegio dei revisori riferisce, a riguardo, che “l’ente sta per concludere transazioni per i debiti residui. Pertanto rimane un evidente profilo di disallineamento rispetto alle previsioni del piano”.   
Nonostante la Sezione avesse raccomandato (delibera n. 182, punto 6.4) l’immediata estinzione di tali passività, permane, allo stato, un debito residuo che, da euro 1.295.492,41 è passato ad euro 451.889,67, nei termini di seguito specificati:

Con riferimento all’esproprio Mandalà, risulta un debito residuo di euro 112.936,65, nonostante l’organo di revisione non abbia riscontrato pagamenti in merito.

Invitato a fornire chiarimenti, il Segretario generale, in sede di adunanza, ha spiegato che il ridimensionamento del debito da euro 253.561,83 ad euro 112.936,65 sarebbe dovuto al rinvenimento, a seguito di più attenta ricognizione, di precedenti importi già depositati presso la Cassa DDPP.

a) Risultano pagati i debiti di euro 28.315,89, creditore principale Maggioli, di cui era stata espressamente prescritta l’immediata integrale estinzione.

b) Per quanto concerne i debiti fuori bilancio da riconoscere a seguito di sentenze, nella delibera di approvazione del piano (del. cit., punto 6.5) si fa riferimento a nuove passività da soccombenza giudiziale medio tempore emerse alla data del 7 aprile 2015 per euro 1.532.454,50, di cui era stata prescritta la tempestiva riconduzione al sistema di bilancio.

Nel precedente ciclo di monitoraggio, l’ente aveva prodotto copia della determinazione AIG n. 198 del 23.12.2015, avente ad oggetto “sentenze da liquidare alla data del 23 dicembre 2015 – impegno di spesa”, nella quale aveva indicato sentenze da riconoscere per euro 1.328.490,69 (le sentenze definite alla data del 7 aprile erano per euro 1.532.454,50) a fronte delle quali aveva impegnato la somma di euro 477.768,79 al fine di procedere alla “proposizione di transazioni… o, in caso negativo, al riconoscimento delle stesse”.

L’organo di controllo interno riferisce che il dirigente ha trasmesso l’elenco delle sentenze pervenute fino a luglio 2016, il quale “altro non è che un aggiornamento di quello già inserito nella determinazione AIG n. 198 del 23.12.2015”.

In tale ambito, riferisce dell’insorgenza di ulteriori 160.000 euro rispetto a quanto inserito nel piano, dovuti ad “inesatta ricognizione delle passività da parte dei dirigenti” (importo, quest’ultimo, che in realtà, in base delle risultanze documentali in possesso della Sezione, ammonterebbe ad euro 179.752,56).

Richiama, inoltre, la necessità di una gestione virtuosa per consentire la copertura finanziaria dei nuovi debiti fuori bilancio nel redigendo bilancio di previsione.

Il Segretario generale, interpellato in adunanza, ha affermato che tutti i debiti in questione sono stati ricondotti al sistema di bilancio.

Il Collegio, nel ricordare preliminarmente le raccomandazioni già espresse nella delibera n. 84/2016 in ordine alla correttezza dell’iter procedimentale di riconoscimento dei debiti fuori bilancio, richiama la massima attenzione dell’ente sull’art. 188, comma 1 quater, del Tuel, a norma del quale “agli enti locali che presentino, nell'ultimo rendiconto deliberato, un disavanzo di amministrazione ovvero debiti fuori bilancio, ancorché da riconoscere, nelle more della variazione di bilancio che dispone la copertura del disavanzo e del riconoscimento e finanziamento del debito fuori bilancio, è fatto divieto di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge. Sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi”.

In presenza dei relativi presupposti, l’ente, in presenza di nuove passività da finanziare non incluse nel piano, dovrà dare puntuale attuazione alla predetta norma, ferma restando la sua autonomia decisionale nell’individuare, responsabilmente e doverosamente, le poste interessate dall’effetto inibitorio dei programmi di spesa disposto ex lege.

Questa Corte si riserva, a riguardo, opportuni riscontri nel prossimo ciclo di controllo.

c)Transazione Alto Belice Ambiente spa (€ 4.734.662,05): la delibera di approvazione del piano (punto 6.6) aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di addivenire con gli organi fallimentari alla celere definizione delle pendenze in atto con la società. In quella sede, il Collegio aveva osservato come il mancato allineamento contabile e l’unilaterale rideterminazione dell’importo in euro 4.700.000, non riscontrata dalla curatela fallimentare, determinassero un importante fattore d’incognita.  

Nel monitoraggio del primo semestre, era anche emerso un gruppo di fatture – di importo pari ad euro 1.981.569,01 - emesse dalla società e mai pervenute all’ente, che sarebbero state oggetto di tempestiva verifica.

Sul punto, l’organo di revisione riferisce che “ad oggi nessun atto è stato definito e che rimane sussistente il mancato allineamento contabile e il successivo mancato riscontro da parte della curatela fallimentare. Rimane pertanto un importante fattore d’incognita nell’attuazione del piano. L’ente riferisce ancora una volta di incontri intervenuti con la curatela fallimentare ma che, ad oggi, nulla è stato raggiunto. Con le ovvie considerazioni di una difficile riconciliazione dei saldi, anche s e a parere di questo collegio risulta inammissibile stante la natura delle due entità (Comune e società d’ambito), sulla parte del debito non in contestazione, l’ente dovrebbe effettuare i pagamenti, limitatamente a quanto previsto nel piano di riequilibrio, anche se nell’interesse dei creditori – privilegiati e non – della procedura fallimentare”. 

Con riferimento alla ritardata estinzione delle passività, anche nei confronti di Alto Belice ambiente spa, il Sindaco, in sede di adunanza, ha riferito che l’amministrazione, a seguito di verifiche interne, ha potuto constatare che una parte delle passività quantificate dagli uffici era stata in realtà già pagata in precedenza. Al fine, dunque, di scongiurare il rischio di doppi pagamenti per la medesima causale, il rappresentante dell’ente ritiene doveroso che il comune, prima di pagare, effettui accurati riscontri con la documentazione in atti, peraltro talvolta difficilmente reperibile.

Il Collegio, nel prendere atto di tale circostanza, invita l’amministrazione ad effettuare i doverosi controlli – anche in sede di riconoscimento dei debiti fuori bilancio - e ad adottare ogni iniziativa utile non solo a scongiurare danni alla finanza comunale, ma anche a ripristinare celermente l’assoluta correttezza, trasparenza e legalità dell’azione amministrativa, nella piena padronanza delle dinamiche di prevenzione – e, ove necessario, di repressione - di eventuali fattori di devianza.

Raccomanda, pertanto, la massima accuratezza dei controlli, da espletare in termini ragionevoli e senza pregiudizio per le pretese di terzi che vantano crediti di sicura esigibilità.

In una prospettiva di equilibrato contemperamento con gli obiettivi di riequilibrio programmati si pone certamente l’invito, da parte del Collegio dei revisori, a sbloccare i pagamenti “sulla parte del debito non in contestazione”, che merita adeguata considerazione con riferimento ai debiti di cui sia stata acclarata la piena liquidabilità.

Per quanto concerne la conciliazione stragiudiziale con AMIA spa, il programma dei pagamenti appare in questo caso in linea con le tempistiche convenute con la società, avendo il Sindaco confermato in adunanza l’intervenuta liquidazione della seconda tranches da un milione di euro, con scadenza settembre 2016.

e) In termini generali, invece, deve constatarsi un andamento del ripiano del passivo sensibilmente difforme da quanto programmato nella manovra di riequilibrio approvata.

Tale disallineamento, se può essere in qualche modo giustificato per i pagamenti prudenzialmente sospesi in attesa di ulteriori verifiche, non appare spiegabile con riferimento alla sottostima degli impegni di spesa.

Dalla tabella seguente, che analizza in dettaglio i disallineamenti in termini sia di competenza che di cassa, emerge che, allo stato, tra il 2013 e il 2015, a fronte di previsioni per euro 7.500.000, risultano impegnati solamente euro 6.144.192,32 e pagati euro 4.083.586,00.

Nel 2016, a fronte di una previsione di euro 3.300.000, risulta impegnata la somma di euro 1.059.000 a valere della quale non risultano, ad oggi, pagamenti (€ 0,00).

Ne discende, complessivamente, che:
Ø  lo scostamento tra gli importi impegnati in bilancio e quelli previsti nel piano ammonta ad euro -3.596.807,68;
Ø   lo scostamento tra gli importi pagati e quelli impegnati in bilancio ammonta ad euro  -3.119.606,32;
Ø  lo scostamento tra gli importi pagati e quelli previsti nel piano è pari ad euro -6.716.414,00. 
Pur alla luce della particolari circostanze addotte dall’ente, risulta evidente come le previsioni del piano siano rimaste, nella fattispecie, palesemente disattese con riferimento sia agli importi impegnati in bilancio, sia, soprattutto, a quelli pagati.
Il sensibile scostamento registrato tra la fase programmatoria e quella attuativa, in assenza di idonei correttivi, appare in grado di compromettere in futuro la concreta azione di riequilibrio e merita pertanto prioritaria attenzione nel prossimo ciclo di monitoraggio.

ENTRATE

Ai fini della sostenibilità del piano, la delibera di approvazione ha attribuito particolare rilevanza alla capacità dell’ente di pervenire a un sostanziale miglioramento delle entrate, in termini di competenza e di cassa, al fine di reperire le risorse necessarie al finanziamento delle passività esistenti.

Sotto il primo profilo, la tabella seguente riepiloga l’andamento degli accertamenti correnti, rispetto alle previsioni del piano, nel triennio 2013-2015.
Le entrate tributarie, al netto del FSC, pur essendo considerate la principale leva ai fini del riequilibrio, segnano nel triennio un minor gettito di euro 4.742.996 (-2.009.037 nel 2015).

Le entrate da trasferimenti, sulla cui contabilizzazione era stata raccomandata massima prudenza alla stregua del trend in atto da anni, fanno registrare un minor accertamento di euro 4.262.423,00 (-2.085.898 nel 2015).
Meno problematico l’andamento di quelle extra tributarie, che, per l’andamento dell’ultimo anno (+457.400), sembrano registrare un surplus di euro 144.481,00 rispetto alle previsioni.

Complessivamente, nel triennio 2013-15, le previsioni di entrata corrente fanno registrare, in termini di competenza, un minor accertamento di euro 8.860.938,00, che, per la sua entità, costituisce un grave fattore di squilibrio, in grado di compromettere l’azione di risanamento programmata.

L’andamento particolarmente negativo delle entrate tributarie e l’importanza strategica attribuita dall’ente ai fini del programmato riequilibrio (basato principalmente su un maggior gettito IMU per euro 3.000.000 annui), impongono un necessario approfondimento anche in relazione alla capacità di riscossione.

Sterilizzando gli importi riscossi in conto residui e l’ammontare del fondo di solidarietà comunale – oggetto di apposita codifica SIOPE -, la percentuale di riscossione di competenza dell’IMU non è pari al 78%, come comunicato dall’ente in via istruttoria, bensì al 54,2% nel 2014 e al 48,7% nel 2015.

Nel 2014 e 2015, a fronte di accertamenti per 9 milioni di euro, risultano riscossi in conto competenza, rispettivamente, 4,8 e 4,3 milioni di euro. 

Le riscossioni complessive IMU a valere sull’accertato 2015 ammontano ad euro 4.653.644 (con una conseguente velocità di riscossione del 51,7%).

Anche la TARI presenta percentuali di riscossione molto basse, che si attestano su un preoccupante 27,7 per cento (51,1% complessivo).

La Sezione, a riguardo, considerata l’entità e l’importanza strategica delle voci d’entrata in esame, non può esimersi dall’esprimere forte preoccupazione per la presenza di percentuali così basse di gettito riscosso.

Anche in considerazione del progressivo decremento, i predetti volumi di cassa appaiono, allo stato, inidonei a sostenere nel tempo non solo un’efficace azione di risanamento, ma anche la stessa continuità nella resa di funzioni e servizi.

Situazione diversa viene registrata in riferimento alla TASI, il cui gettito, di importanza quasi residuale ove raffrontato alle altre voci, è riscosso in misura soddisfacente (94,5%, con addirittura un extragettito - 101,9% - ove si considerino le riscossioni complessive).  
Per quanto concerne le entrate da recupero evasione tributaria, l’Organo di revisione riferisce della presenza di scostamenti “tra quanto riscosso per anno e comunicato dall’ufficio tributi e quanto contabilizzato dall’ufficio finanziario. Il disallineamento deriva dalla mancata certezza dei dati trasferiti dal Ministero in termini di IMU riscossa senza che diano evidenza nell’anno di competenza”.

Invita, pertanto, gli uffici a risolvere tale problematica, onde avere certezza degli importi riscossi sia in competenza che in conto residui.

Il Collegio invita l’organo di revisione a riferire degli esiti nel prossimo ciclo di controllo.

SPESE

Con riferimento alla spesa, l’organo di revisione riferisce dell’impossibilità, allo stato, di disporre di dati contabili in regime pre armonizzato, da estrapolare manualmente, ai fini di una comparazione con le annualità pregresse.

Il Collegio, nel prendere atto dell’indisponibilità di tali elementi conoscitivi, raccomanda, per i successivi cicli di controllo, una prospettazione che consenta gli opportuni raffronti.

Per quanto concerne la spesa del personale, dal prospetto seguente, fornito dall’Organo di revisione, non appare condivisibile, allo stato, l’affermazione circa l’avvenuto rispetto del limite di cui all’art. 1, comma 557 e 557 quater, della legge n. 296/2006, risultando sostenuta, nel 2015, una spesa soggetta a limite di euro 8.507.275,56, ben superiore alla corrispondente media (6.148.524,279) del triennio 2011/13.

In considerazione della natura provvisoria dei dati 2015 e delle riserve espresse sul punto in sede di adunanza dal Segretario generale, il Collegio si riserva opportuni approfondimenti nel successivo ciclo di controllo. 

Profili di ulteriore, grave, problematicità emergono dalla gestione corrente sotto il profilo della cassa.

Analizzando i dati SIOPE, che, come noto, registrano le movimentazioni di cassa complessive (competenza e residui), è agevole osservare il grave disavanzo corrente registrato a partire dal 2013.

In tale annualità, la differenza tra riscossioni e pagamenti complessivi ammonta ad euro -5.840.707,55, che si riduce nell’anno seguente a -214.068,82, per poi rie spandersi nel 2015 ad euro -5.982.891,42.

Nonostante le consistenti anticipazioni di liquidità ricevute a vario titolo, i cui effetti si riverberano positivamente sulla giacenza 2015, pari ad euro +5.399.623,91, risulta evidente il grave disallineamento tra riscossioni e pagamenti correnti, complessivamente intesi, che, pur alla luce delle dinamiche estintive di passività pregresse, rischia di consolidare una situazione di grave squilibrio.

Interpellati a riguardo in adunanza, i rappresentanti dell’ente hanno motivato tale disavanzo con la difficile congiuntura economica in atto. 

Per quanto concerne gli equilibri complessivi, in termini di competenza, allo stato permane la drastica riduzione delle entrate rispetto alle previsioni del piano, che però, come già osservato nel primo ciclo di controllo, trova compensazione in una più che proporzionale contrazione delle spese.

Difatti, nel 2014e nel 2015, a fronte di una contrazione di entrata corrente – rispettivamente -di euro 1.633.237 e di 3.637.535, si ha una corrispondente minore spesa corrente – rispettivamente- di euro 2.595.921 e di euro 7.122.504.

Nell’ottica degli equilibri complessivi, pertanto, le menzionate economie di spesa neutralizzano gli effetti derivanti dalle minori entrate, generando addirittura un avanzo economico, che consente di raggiungere l’equilibrio complessivo (parte corrente + conto capitale).

Merita particolare considerazione che, nell’ambito della sensibile riduzione delle spese, rientrano anche le quote annuali di ripiano di disavanzo e di rientro dal debito (impieghi), di cui si è trattato in precedenza (lett. e).   

La preoccupazione già espressa dalla Sezione per la contrazione così radicale dei volumi di esborso rispetto agli andamenti previsti nel piano sembra avvalorata non solo dalle esigue disponibilità correnti in termini di cassa, ma anche dall’insorgenza di nuovi debiti fuori bilancio nel 2016 per euro 160.000, di cui si è riferito in precedenza (lett. c).   

I predetti fattori di criticità costituiranno oggetto di prioritaria verifica nei successivi cicli di monitoraggio.

Conclusivamente, la Sezione, all’esito della verifica della seconda relazione semestrale, accerta, nei termini indicati in narrativa, la presenza di rilevanti scostamenti della gestione rispetto alle previsioni del piano con riferimento ad entrate, spese e debiti da ripianare.

Si riserva più approfondite verifiche nel successivo ciclo di controllo, che avrà ad oggetto i dati di rendiconto 2015 (di cui è intervenuta l’approvazione nelle more del deposito), e quelli di pre consuntivo, relativi all’intero esercizio 2016.

P. Q. M.
la Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana, all’esito della verifica condotta, ai sensi dell’art. 243 - quater, commi 3 e 6, del Tuel, sulla seconda relazione semestrale (primo semestre 2016), del piano di riequilibrio, accerta la presenza di rilevanti scostamenti rispetto agli obiettivi intermedi fissati dal piano, nei termini indicati in narrativa.

Si riserva ulteriori valutazioni all’esito della verifica relativa al secondo semestre 2016 e delle successive determinazioni assunte dall’ente.

Dà atto che il presente monitoraggio tiene luogo anche delle verifiche di cui all’art. 1, commi 166 e ss., della legge n. 266/2005.

O R D I N A

che, a cura del servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente deliberazione sia comunicata al Sindaco, al Presidente del Consiglio comunale, al Collegio dei revisori del comune di Monreale, nonché all’Assessorato regionale delle Autonomie locali e della funzione pubblica.

Così deliberato in Palermo, nella Camera di consiglio del 22 settembre 2016.

                       IL RELATORE
IL PRESIDENTE
                     (Francesco Albo)
(Maurizio Graffeo)

Depositato in segreteria il 13 ottobre 2016

     IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
                 (Boris Rasura)

DETTAGLIO DELIBERAZIONE
IDENTIFICATIVO GENERALE : 3160-19/10/2016-SRCSIC
IDENTIFICATIVO LOCALE : 
ESITO : 
ORGANO EMITTENTE : 
DESCRIZIONE : 
DATA ADUNANZA : 
DATA DEPOSITO : 
TIPO DELIBERAZIONE : 
PRESIDENTE : 
FILE PRINCIPALE : 


Legge 31 dicembre 2009, n. 196 ARTICOLO 14 comma 1, lettera d) Controllo e monitoraggio dei conti pubblici

1.   In relazione alle esigenze di controllo e di monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica, utilizzando anche i dati di cui al comma 1 dell'articolo 13, il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato provvede a:
…………..
d) effettuare, tramite i servizi ispettivi di finanza pubblica, verifiche sulla regolarità della gestione amministrativo-contabile delle amministrazioni pubbliche, ad eccezione delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. I referti delle verifiche, ancorché effettuate su richiesta delle amministrazioni, sono documenti accessibili nei limiti e con le modalità previsti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241. In ogni caso, per gli enti territoriali i predetti servizi effettuano verifiche volte a rilevare eventuali scostamenti dagli obiettivi di finanza pubblica e procedono altresì alle verifiche richieste dal Ministro competente all'avvio della procedura di cui all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131. I referti delle verifiche di cui al terzo periodo sono inviati alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica affinché possa valutare l'opportunità di attivare il procedimento denominato «Piano per il conseguimento degli obiettivi di convergenza» di cui all'articolo 18 della legge 5 maggio 2009, n. 42, come modificato dall'articolo 51, comma 3, della presente legge;



Articolo 1  comma 168  della legge 23 dicembre 2005  n. 266 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2006 ) 

  168. Le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, qualora accertino, anche sulla base delle relazioni di cui al comma 166, comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria o il mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto, adottano specifica pronuncia e vigilano sull’adozione da parte dell’ente locale delle necessarie misure correttive e sul rispetto dei vincoli e limitazioni posti in caso di mancato rispetto delle regole del patto di stabilità interno.




TESTO UNICO DELLE LEGGI SULL’ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI a norma dell'articolo 31 della legge 3 agosto 1999, n. 265 


1. I consigli comunali e provinciali vengono sciolti con d.P.R., su proposta del Ministro dell'interno:

a) quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico;


b) quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi per le seguenti cause:



1) impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso del sindaco o del presidente della provincia;



2) dimissioni del sindaco o del presidente della provincia;



3) cessazione dalla carica per dimissioni contestuali, ovvero rese anche con atti separati purché contemporaneamente presentati al protocollo dell'ente, della metà più uno dei membri assegnati, non computando a tal fine il sindaco o il presidente della provincia;



4) riduzione dell'organo assembleare per impossibilità di surroga alla metà dei componenti del consiglio;



c) quando non sia approvato nei termini il bilancio;


c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio è adottato su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
(lettera aggiunta dall'articolo 32, comma 7, legge n. 326 del 2003)



2. Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.


2-bis. Nell’ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al Prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all’obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo Statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.


(comma aggiunto dall'articolo 32, comma 8, legge n. 326 del 2003)

3. Nei casi diversi da quelli previsti dal numero 1) della lettera b) del comma 1, con il decreto di scioglimento si provvede alla nomina di un commissario, che esercita le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso.


4. Il rinnovo del consiglio nelle ipotesi di scioglimento deve coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge.



5. I consiglieri cessati dalla carica per effetto dello scioglimento continuano ad esercitare, fino alla nomina dei successori, gli incarichi esterni loro eventualmente attribuiti.



6. Al decreto di scioglimento è allegata la relazione del Ministro contenente i motivi del provvedimento; dell'adozione del decreto di scioglimento è data immediata comunicazione al parlamento. Il decreto è pubblicato nella "Gazzetta Ufficiale" della Repubblica italiana.



7. Iniziata la procedura di cui ai commi precedenti ed in attesa del decreto di scioglimento, il prefetto, per motivi di grave e urgente necessità, può sospendere, per un periodo comunque non superiore a novanta giorni, i consigli comunali e provinciali e nominare un commissario per la provvisoria amministrazione dell'ente.



8. Ove non diversamente previsto dalle leggi regionali le disposizioni di cui al presente articolo si applicano, in quanto compatibili, agli altri enti locali di cui all'articolo 2, comma 1 ed ai consorzi tra enti locali. Il relativo provvedimento di scioglimento degli organi comunque denominati degli enti locali di cui al presente comma è disposto con decreto del Ministro dell'interno.





Art. 143. Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. Responsabilità dei dirigenti e dipendenti

(articolo così sostituito dall'art. 2, comma 30, legge n. 94 del 2009)
1. Fuori dai casi previsti dall’articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell’articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all’articolo 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica.

2. Al fine di verificare la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti ed ai dipendenti dell’ente locale, il prefetto competente per territorio dispone ogni opportuno accertamento, di norma promuovendo l’accesso presso l’ente interessato. In tal caso, il prefetto nomina una commissione d’indagine, composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del Ministro dell’interno ai sensi dell’articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. Entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie conclusioni.

3. Entro il termine di quarantacinque giorni dal deposito delle conclusioni della commissione d’indagine, ovvero quando abbia comunque diversamente acquisito gli elementi di cui al comma 1 ovvero in ordine alla sussistenza di forme di condizionamento degli organi amministrativi ed elettivi, il prefetto, sentito il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica competente per territorio, invia al Ministro dell’interno una relazione nella quale si dà conto della eventuale sussistenza degli elementi di cui al comma 1 anche con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti e ai dipendenti dell’ente locale. Nella relazione sono, altre sì, indicati gli appalti, i contratti e i servizi interessati dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica. Nei casi in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di cui al presente articolo o per eventi connessi sia pendente procedimento penale, il prefetto può richiedere preventivamente informazioni al procuratore della Repubblica competente, il quale, in deroga all’articolo 329 del codice di procedura penale, comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per le esigenze del procedimento.

4. Lo scioglimento di cui al comma 1 è disposto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della relazione di cui al comma 3, ed è immediatamente trasmesso alle Camere. Nella proposta di scioglimento sono indicati in modo analitico le anomalie riscontrate ed i provvedimenti necessari per rimuovere tempestivamente gli effetti più gravi e pregiudizievoli per l’interesse pubblico; la proposta indica, altre sì, gli amministratori ritenuti responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di sindaco, di presidente della provincia, di componente delle rispettive giunte e di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte, anche se diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di ordinamento e funzionamento degli organi predetti.

5. Anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti o ai dipendenti a qualunque titolo dell’ente locale, con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente, ivi inclusa la sospensione dall'impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell’autorità competente.

6. A decorrere dalla data di pubblicazione del decreto di scioglimento sono risolti di diritto gli incarichi di cui all'articolo 110, nonché gli incarichi di revisore dei conti e i rapporti di consulenza e di collaborazione coordinata e continuativa che non siano stati rinnovati dalla commissione straordinaria di cui all'articolo 144 entro quarantacinque giorni dal suo insediamento.

7. Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo scioglimento o l’adozione di altri provvedimenti di cui al comma 5, il Ministro dell’interno, entro tre mesi dalla trasmissione della relazione di cui al comma 3, emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell’attività di accertamento. Le modalità di pubblicazione dei provvedimenti emessi in caso di insussistenza dei presupposti per la proposta di scioglimento sono disciplinate dal Ministro dell’interno con proprio decreto.

8. Se dalla relazione prefettizia emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra singoli amministratori e la criminalità organizzata di tipo mafioso, il Ministro dell’interno trasmette la relazione di cui al comma 3 all'autorità giudiziaria competente per territorio, ai fini dell’applicazione delle misure di prevenzione previste nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575.

9. Il decreto di scioglimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Al decreto sono allegate la proposta del Ministro dell’interno e la relazione del prefetto, salvo che il Consiglio dei ministri disponga di mantenere la riservatezza su parti della proposta o della relazione nei casi in cui lo ritenga strettamente necessario.

10. Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici mesi a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali, dandone comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, al fine di assicurare il regolare funzionamento dei servizi affidati alle amministrazioni, nel rispetto dei principi di imparzialità e di buon andamento dell’azione amministrativa. Le elezioni degli organi sciolti ai sensi del presente articolo si svolgono in occasione del turno annuale ordinario di cui all'articolo 1 della legge 7 giugno 1991, n. 182, e successive modificazioni. Nel caso in cui la scadenza della durata dello scioglimento cada nel secondo semestre dell’anno, le elezioni si svolgono in un turno straordinario da tenersi in una domenica compresa tra il 15 ottobre e il 15 dicembre. La data delle elezioni è fissata ai sensi dell’articolo 3 della citata legge n. 182 del 1991, e successive modificazioni. L’eventuale provvedimento di proroga della durata dello scioglimento è adottato non oltre il cinquantesimo giorno antecedente alla data di scadenza della durata dello scioglimento stesso, osservando le procedure e le modalità stabilite nel comma 4.

11. Fatta salva ogni altra misura interiettiva ed accessoria eventualmente prevista, gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento di cui al presente articolo non possono essere candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono nella regione nel cui territorio si trova l’ente interessato dallo scioglimento, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora la loro insindacabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo. Ai fini della dichiarazione insindacabilità il Ministro dell’interno invia senza ritardo la proposta di scioglimento di cui al comma 4 al tribunale competente per territorio, che valuta la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 con riferimento agli amministratori indicati nella proposta stessa. Si applicano, in quanto compatibili, le procedure di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di procedura civile.

12. Quando ricorrono motivi di urgente necessità, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende gli organi dalla carica ricoperta, nonché da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell’ente mediante invio di commissari. La sospensione non può eccedere la durata di sessanta giorni e il termine del decreto di cui al comma 10 decorre dalla data del provvedimento di sospensione.

13. Si fa luogo comunque allo scioglimento degli organi, a norma del presente articolo, quando sussistono le condizioni indicate nel comma 1, ancorché ricorrano le situazioni previste dall’articolo 141.


Art. 242. Individuazione degli enti locali strutturalmente deficitari e relativi controlli


1. Sono da considerarsi in condizioni strutturalmente deficitarie gli enti locali che presentano gravi ed incontrovertibili condizioni di squilibrio, rilevabili da un apposita tabella, da allegare al rendiconto della gestione, contenente parametri obiettivi dei quali almeno la metà presentino valori deficitari. Il rendiconto della gestione è quello relativo al penultimo esercizio precedente quello di riferimento. 

(comma così sostituito dall'art. 3, comma 1, lettera p), decreto-legge n. 213 del 2012)


2. Con decreto del Ministro dell'interno di natura non regolamentare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono fissati i parametri obiettivi, nonché le modalità per la compilazione della tabella di cui al comma 1. Fino alla fissazione di nuovi parametri si applicano quelli vigenti nell'anno precedente.

(comma così sostituito dall'art. 3, comma 1, lettera p), legge n. 213 del 2012)


3. Le norme di cui al presente capo si applicano a comuni, province e comunità montane.

Art. 243. Controlli per gli enti locali strutturalmente deficitari, enti locali dissestati ed altri enti


1. Gli enti locali strutturalmente deficitari, individuati ai sensi dell'articolo 242, sono soggetti al controllo centrale sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale da parte della Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali. Il controllo è esercitato prioritariamente in relazione alla verifica sulla compatibilità finanziaria.

2. Gli enti locali strutturalmente deficitari sono soggetti ai controlli centrali in materia di copertura del costo di alcuni servizi. Tali controlli verificano mediante un'apposita certificazione che:

a) il costo complessivo della gestione dei servizi a domanda individuale, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con i relativi proventi tariffari e contributi finalizzati in misura non inferiore al 36 per cento; a tale fine i costi di gestione degli asili nido sono calcolati al 50 per cento del loro ammontare;

b) il costo complessivo della gestione del servizio di acquedotto, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con la relativa tariffa in misura non inferiore all'80 per cento;

c) il costo complessivo della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati, riferito ai dati della competenza, sia stato coperto con la relativa tariffa almeno nella misura prevista dalla legislazione vigente.


3. I costi complessivi di gestione dei servizi di cui al comma 2, lettere a) e b), devono comunque comprendere gli oneri diretti e indiretti di personale, le spese per l'acquisto di beni e servizi, le spese per i trasferimenti e per gli oneri di ammortamento degli impianti e delle attrezzature. Per le quote di ammortamento si applicano i coefficienti indicati nel decreto del Ministro delle finanze in data 31 dicembre 1988 e successive modifiche o integrazioni. I coefficienti si assumono ridotti del 50 per cento per i beni ammortizzabili acquisiti nell'anno di riferimento. Nei casi in cui detti servizi sono forniti da organismi di gestione degli enti locali, nei costi complessivi di gestione sono considerati gli oneri finanziari dovuti agli enti proprietari di cui all'articolo 44 del d.P.R. 4 ottobre 1986, n. 902, da versare dagli organismi di gestione agli enti proprietari entro l'esercizio successivo a quello della riscossione delle tariffe e della erogazione in conto esercizio. I costi complessivi di gestione del servizio di cui al comma 2, lettera c), sono rilevati secondo le disposizioni vigenti in materia.

3-bis. I contratti di servizio, stipulati dagli enti locali con le società controllate, con esclusione di quelle quotate in borsa, devono contenere apposite clausole volte a prevedere, ove si verifichino condizioni di deficitarietà strutturale, la riduzione delle spese di personale delle società medesime, anche in applicazione di quanto previsto dall'articolo 18, comma 2-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008.

(comma introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera q), legge n. 213 del 2012)


4. Con decreto del Ministro dell'interno, sentita la Conferenza Stato-città e autonomie locali, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono determinati i tempi e le modalità per la presentazione e il controllo della certificazione di cui al comma 2.

5. Alle province ed ai comuni in condizioni strutturalmente deficitarie che, pur essendo a ciò tenuti, non rispettano i livelli minimi di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2 o che non danno dimostrazione di tale rispetto trasmettendo la prevista certificazione, è applicata una sanzione pari all'1 per cento delle entrate correnti risultanti dal certificato di bilancio di cui all'articolo 161 del penultimo esercizio finanziario precedente a quello in cui viene rilevato il mancato rispetto dei predetti limiti minimi di copertura. Ove non risulti presentato il certificato di bilancio del penultimo anno precedente, si fa riferimento all'ultimo certificato disponibile. La sanzione si applica sulle risorse attribuite dal Ministero dell'interno a titolo di trasferimenti erariali e di federalismo fiscale; in caso di incapienza l'ente locale è tenuto a versare all'entrata del bilancio dello Stato le somme residue. 

(comma così sostituito dall'art. 4, comma 9, legge n. 44 del 2012)


5-bis. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano a decorrere dalle sanzioni da applicare per il mancato rispetto dei limiti di copertura dei costi di gestione dell'esercizio 2011.
(comma introdotto dall'articolo 4, comma 9, legge n. 44 del 2012)


6. Sono soggetti, in via provvisoria, ai controlli centrali di cui al comma 2:

a) gli enti locali che, pur risultando non deficitari dalle risultanze della tabella allegata al rendiconto di gestione, non presentino il certificato al rendiconto della gestione, di cui all'articolo 161

(lettera così sostituita dall'articolo 3, comma 1, lettera q-bis), legge n. 213 del 2012)

b) gli enti locali per i quali non sia intervenuta nei termini di legge la deliberazione del rendiconto della gestione, sino all'adempimento.


7. Gli enti locali che hanno deliberato lo stato di dissesto finanziario sono soggetti, per la durata del risanamento, ai controlli di cui al comma 1, sono tenuti alla presentazione della certificazione di cui al comma 2 e sono tenuti per i servizi a domanda individuale al rispetto, per il medesimo periodo, del livello minimo di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2, lettera a).
Art. 243-bis. Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale
(articolo introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera r), legge n. 213 del 2012)


1. I comuni e le province per i quali, anche in considerazione delle pronunce delle competenti sezioni regionali della Corte dei conti sui bilanci degli enti, sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario, nel caso in cui le misure di cui agli articoli 193 e 194 non siano sufficienti a superare le condizioni di squilibrio rilevate, possono ricorrere, con deliberazione consiliare alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dal presente articolo. La predetta procedura non può essere iniziata qualora sia decorso il termine assegnato dal Prefetto, con lettera notificata ai singoli consiglieri, per la deliberazione del dissesto, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. 

(comma così modificato dall'art. 3, comma 3, legge n. 68 del 2014)


2. La deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale è trasmessa, entro 5 giorni dalla data di esecutività, alla competente sezione regionale della Corte dei conti e al Ministero dell'interno.

3. Il ricorso alla procedura di cui al presente articolo sospende temporaneamente la possibilità per la Corte dei conti di assegnare, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, il termine per l'adozione delle misure correttive di cui al comma 6, lettera a), del presente articolo.

4. Le procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente sono sospese dalla data di deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale fino alla data di approvazione o di diniego di approvazione del piano di riequilibrio pluriennale di cui all'articolo 243-quater, commi 1 e 3.

5. l consiglio dell'ente locale, entro il termine perentorio di novanta giorni dalla data di esecutività della delibera di cui al comma 1, delibera un piano di riequilibrio finanziario pluriennale della durata massima di 10 anni, compreso quello in corso, corredato del parere dell'organo di revisione economico-finanziario. Qualora, in caso di inizio mandato, la delibera di cui al presente comma risulti già presentata dalla precedente amministrazione, ordinaria o commissariale, e non risulti ancora intervenuta la delibera della Corte dei conti di approvazione o di diniego di cui all’articolo 243-quater, comma 3, l’amministrazione in carica ha facoltà di rimodulare il piano di riequilibrio, presentando la relativa delibera nei sessanta giorni successivi alla sottoscrizione della relazione di cui all’articolo 4-bis, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149.
(comma modificato dall'art. 49-quinquies, comma 1, lettera a), legge n. 98 del 2013, poi dall'articolo 3, comma 3-bis, legge n. 68 del 2014)


6. Il piano di riequilibrio finanziario pluriennale deve tenere conto di tutte le misure necessarie a superare le condizioni di squilibrio rilevate e deve, comunque, contenere:

a) le eventuali misure correttive adottate dall'ente locale ai sensi dell'articolo 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, in considerazione dei comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria e del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno accertati dalla competente sezione regionale della Corte dei conti; 

b) la puntuale ricognizione, con relativa quantificazione, dei fattori di squilibrio rilevati, dell'eventuale disavanzo di amministrazione risultante dall'ultimo rendiconto approvato e di eventuali debiti fuori bilancio; 

c) l'individuazione, con relative quantificazione e previsione dell'anno di effettivo realizzo, di tutte le misure necessarie per ripristinare l'equilibrio strutturale del bilancio, per l'integrale ripiano del disavanzo di amministrazione accertato e per il finanziamento dei debiti fuori bilancio entro il periodo massimo di dieci anni, a partire da quello in corso alla data di accettazione del piano; 

d) l'indicazione, per ciascuno degli anni del piano di riequilibrio, della percentuale di ripiano del disavanzo di amministrazione da assicurare e degli importi previsti o da prevedere nei bilanci annuali e pluriennali per il finanziamento dei debiti fuori bilancio.


7. Ai fini della predisposizione del piano, l'ente è tenuto ad effettuare una ricognizione di tutti i debiti fuori bilancio riconoscibili ai sensi dell'articolo 194. Per il finanziamento dei debiti fuori bilancio l'ente può provvedere anche mediante un piano di rateizzazione, della durata massima pari agli anni del piano di riequilibrio, compreso quello in corso, convenuto con i creditori.

7-bis. Qualora, durante la fase di attuazione del piano, dovesse emergere, in sede di monitoraggio, un grado di raggiungimento degli obiettivi intermedi superiore rispetto a quello previsto, è riconosciuta all'ente locale la facoltà di proporre una rimodulazione dello stesso, anche in termini di riduzione della durata del piano medesimo. Tale proposta, corredata del parere positivo dell'organo di revisione economico-finanziaria dell'ente, deve essere presentata direttamente alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei conti. Si applicano i commi 3, 4 e 5. 

(comma introdotto dall'articolo 3, comma 3-ter, legge n. 68 del 2014)


7-ter. In caso di esito positivo della procedura di cui al comma 7-bis, l'ente locale provvede a rimodulare il piano di riequilibrio approvato, in funzione della minore durata dello stesso. Restano in ogni caso fermi gli obblighi posti a carico dell'organo di revisione economico-finanziaria previsti dal comma 6.

(comma introdotto dall'articolo 3, comma 3-ter, legge n. 68 del 2014)


8. Al fine di assicurare il prefissato graduale riequilibrio finanziario, per tutto il periodo di durata del piano, l'ente:

a) può deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita, anche in deroga ad eventuali limitazioni disposte dalla legislazione vigente; 


b) è soggetto ai controlli centrali in materia di copertura di costo di alcuni servizi, di cui all'articolo 243, comma 2, ed è tenuto ad assicurare la copertura dei costi della gestione dei servizi a domanda individuale prevista dalla lettera a) del medesimo articolo 243, comma 2; 



c) è tenuto ad assicurare, con i proventi della relativa tariffa, la copertura integrale dei costi della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e del servizio acquedotto; 



d) è soggetto al controllo sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale previsto dall'articolo 243, comma 1; 



e) è tenuto ad effettuare una revisione straordinaria di tutti i residui attivi e passivi conservati in bilancio, stralciando i residui attivi inesigibili o di dubbia esigibilità da inserire nel conto del patrimonio fino al compimento dei termini di prescrizione, nonché una sistematica attività di accertamento delle posizioni debitorie aperte con il sistema creditizio e dei procedimenti di realizzazione delle opere pubbliche ad esse sottostanti ed una verifica della consistenza ed integrale ripristino dei fondi delle entrate con vincolo di destinazione; 



f) è tenuto ad effettuare una rigorosa revisione della spesa con indicazione di precisi obiettivi di riduzione della stessa, nonché una verifica e relativa valutazione dei costi di tutti i servizi erogati dall'ente e della situazione di tutti gli organismi e delle società partecipati e dei relativi costi e oneri comunque a carico del bilancio dell'ente; 



g) può procedere all'assunzione di mutui per la copertura di debiti fuori bilancio riferiti a spese di investimento in deroga ai limiti di cui all'articolo 204, comma 1, previsti dalla legislazione vigente, nonché accedere al Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali di cui all'articolo 243-ter, a condizione che si sia avvalso della facoltà di deliberare le aliquote o tariffe nella misura massima prevista dalla lettera a), che abbia previsto l'impegno ad alienare i beni patrimoniali disponibili non indispensabili per i fini istituzionali dell'ente e che abbia provveduto alla rideterminazione della dotazione organica ai sensi dell'articolo 259, comma 6, fermo restando che la stessa non può essere variata in aumento per la durata del piano di riequilibrio.


9. In caso di accesso al Fondo di rotazione di cui all'articolo 243-ter, l'Ente deve adottare entro il termine dell'esercizio finanziario le seguenti misure di riequilibrio della parte corrente del bilancio:

a) a decorrere dall'esercizio finanziario successivo, riduzione delle spese di personale, da realizzare in particolare attraverso l'eliminazione dai fondi per il finanziamento della retribuzione accessoria del personale dirigente e di quello del comparto, delle risorse di cui agli articoli 15, comma 5, e 26, comma 3, dei Contratti collettivi nazionali di lavoro del 1° aprile 1999 (comparto) e del 23 dicembre 1999 (dirigenza), per la quota non connessa all'effettivo incremento delle dotazioni organiche; 


b) entro il termine di un quinquennio, riduzione almeno del 10 per cento delle spese per acquisti di beni e prestazioni di servizi di cui al macroaggregato 03 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse proprie. Ai fini del computo della percentuale di riduzione, dalla base di calcolo sono esclusi gli stanziamenti destinati:
(lettera così sostituita dall'art. 1, comma 436, legge n. 232 del 2016)



1) alla copertura dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani; 

2) alla copertura dei costi di gestione del servizio di acquedotto; 
3) al servizio di trasporto pubblico locale; 
4) al servizio di illuminazione pubblica; 
5) al finanziamento delle spese relative all'accoglienza, su disposizione della competente autorità giudiziaria, di minori in strutture protette in regime di convitto e semiconvitto;


c) entro il termine di un quinquennio, riduzione almeno del 25 per cento delle spese per trasferimenti di cui al macroaggregato 04 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse proprie. Ai fini del computo della percentuale di riduzione, dalla base di calcolo sono escluse le somme relative a trasferimenti destinati ad altri livelli istituzionali, a enti, agenzie o fondazioni lirico-sinfoniche;
(lettera così modificata dall'art. 1, comma 436, legge n. 232 del 2016)



c-bis) ferma restando l'obbligatorietà delle riduzioni indicate nelle lettere b) e c), l'ente locale ha facoltà di procedere a compensazioni, in valore assoluto e mantenendo la piena equivalenza delle somme, tra importi di spesa corrente, ad eccezione della spesa per il personale e ferme restando le esclusioni di cui alle medesime lettere b) e c) del presente comma. Tali compensazioni sono puntualmente evidenziate nel piano di riequilibrio approvato;


(lettera introdotta dall'art. 1, comma 436, legge n. 232 del 2016)


d) blocco dell'indebitamento, fatto salvo quanto previsto dal primo periodo del comma 8, lettera g), per i soli mutui connessi alla copertura di debiti fuori bilancio pregressi.


9-bis. In deroga al comma 8, lettera g), e al comma 9, lettera d), del presente articolo e all'articolo 243-ter, i comuni che fanno ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dal presente articolo possono contrarre mutui, oltre i limiti di cui al comma 1 dell'articolo 204, necessari alla copertura di spese di investimento relative a progetti e interventi che garantiscano l'ottenimento di risparmi di gestione funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati nel piano di riequilibrio finanziario pluriennale, per un importo non superiore alle quote di capitale dei mutui e dei prestiti obbligazionari precedentemente contratti ed emessi, rimborsate nell'esercizio precedente.
(comma aggiunto dall'articolo 3, comma 3, legge n. 68 del 2014)



Art. 243-ter. Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali

(articolo introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera r), legge n. 213 del 2012)

1. Per il risanamento finanziario degli enti locali che hanno deliberato la procedura di riequilibrio finanziario di cui all'articolo 243-bis lo Stato prevede un'anticipazione a valere sul Fondo di rotazione, denominato: "Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali

2. Con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare entro il 30 novembre 2012, sono stabiliti i criteri per la determinazione dell'importo massimo dell'anticipazione di cui al comma 1 attribuibile a ciascun ente locale, nonché le modalità per la concessione e per la restituzione della stessa in un periodo massimo di 10 anni decorrente dall'anno successivo a quello in cui viene erogata l'anticipazione di cui al comma 1.

3. I criteri per la determinazione dell'anticipazione attribuibile a ciascun ente locale, nei limiti dell'importo massimo fissato in euro 300 per abitante per i comuni e in euro 20 per abitante per le province o per le città metropolitane, e della disponibilità annua del Fondo, devono tenere anche conto:

a) dell'incremento percentuale delle entrate tributarie ed extratributarie previsto nell'ambito del piano di riequilibrio pluriennale; 
b) della riduzione percentuale delle spese correnti previste nell'ambito del piano di riequilibrio pluriennale.


Art. 243-quater. Esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e controllo sulla relativa attuazione

(articolo introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera r), legge n. 213 del 2012)

1.   Entro dieci giorni dalla data della delibera di cui all'articolo 243-bis, comma 5, il piano di riequilibrio finanziario pluriennale è trasmesso alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, nonché alla Commissione di cui all'articolo 155, la quale, entro il termine di sessanta giorni dalla data di presentazione del piano, svolge la necessaria istruttoria anche sulla base delle Linee guida deliberate dalla sezione delle autonomie della Corte dei conti. All'esito dell'istruttoria, la Commissione redige una relazione finale, con gli eventuali allegati, che è trasmessa alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

(comma così sostituito dall'art. 10-ter della legge n. 64 del 2013)

2.   In fase istruttoria, la commissione di cui all'articolo 155 può formulare rilievi o richieste istruttorie, cui l'ente è tenuto a fornire risposta entro trenta giorni. Ai fini dell'espletamento delle funzioni assegnate, la Commissione di cui al comma 1 si avvale, senza diritto a compensi aggiuntivi, gettoni di presenza o rimborsi di spese, di cinque segretari comunali e provinciali in disponibilità, nonché di cinque unità di personale, particolarmente esperte in tematiche finanziarie degli enti locali, in posizione di comando o distacco e senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
(comma così modificato dall'art. 49-quinquies, comma 1, lettera b), legge n. 98 del 2013)

3. La sezione regionale di controllo della Corte dei conti, entro il termine di 30 giorni dalla data di ricezione della documentazione di cui al comma 1, delibera sull'approvazione o sul diniego del piano, valutandone la congruenza ai fini del riequilibrio. In caso di approvazione del piano, la Corte dei conti vigila sull'esecuzione dello stesso, adottando in sede di controllo, effettuato ai sensi dell'articolo 243-bis, comma 6, lettera a), apposita pronuncia.

4. La delibera di accoglimento o di diniego di approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale è comunicata al Ministero dell'interno.

5. La delibera di approvazione o di diniego del piano può essere impugnata entro 30 giorni, nelle forme del giudizio ad istanza di parte, innanzi alle Sezioni riunite della Corte dei conti in speciale composizione che si pronunciano, nell'esercizio della propria giurisdizione esclusiva in tema di contabilità pubblica, ai sensi dell'articolo 103, secondo comma, della Costituzione, entro 30 giorni dal deposito del ricorso. Fino alla scadenza del termine per impugnare e, nel caso di presentazione del ricorso, sino alla relativa decisione, le procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente sono sospese. Le medesime Sezioni riunite si pronunciano in unico grado, nell'esercizio della medesima giurisdizione esclusiva, sui ricorsi avverso i provvedimenti di ammissione al Fondo di rotazione di cui all'articolo 243-ter. 
(comma così modificato dall'art. 3, comma 1, legge n. 68 del 2014)

6. Ai fini del controllo dell'attuazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale approvato, l'organo di revisione economico-finanziaria dell'ente trasmette al Ministero dell'interno e alla competente Sezione regionale della Corte dei Conti, entro quindici giorni successivi alla scadenza di ciascun semestre, una relazione sullo stato di attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi fissati dal piano stesso, nonché, entro il 31 gennaio dell'anno successivo all'ultimo di durata del piano, una relazione finale sulla completa attuazione dello stesso e sugli obiettivi di riequilibrio raggiunti. 

(comma così modificato dall'art. 10-ter della legge n. 64 del 2013)


7. La mancata presentazione del piano entro il termine di cui all'articolo 243-bis, comma 5, il diniego dell'approvazione del piano, l'accertamento da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano, ovvero il mancato raggiungimento del riequilibrio finanziario dell'ente al termine del periodo di durata del piano stesso, comportano l'applicazione dell''articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011, con l'assegnazione al Consiglio dell'ente, da parte del Prefetto, del termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto.






No comments: