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Sunday, September 11, 2016

OPERAZIONE EOS



Un'altra importante operazione antimafia che ha sventato una nuova, possibile guerra dentro Cosa nostra palermitana

Questa mattina i carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno portato a segno una nuova ed importante operazione antimafia, durante la quala sono state eseguite 21 ordinanze di custodia cautelare a carico di esponenti dei clan di Resuttana e San Lorenzo, il feudo dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Le accuse formulate sono state: associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni e al narcotraffico. Secondo i carabinieri, i mafiosi gestivano la cassa del 'mandamento' e reinvestivano nell'acquisto di droga gli incassi del 'pizzo'. Dalle indagini, coordinate dalla Dda di Palermo, è emerso anche un progetto di omicidio che era stato messo a punto da alcuni capimafia attualmente detenuti in regime di 41 bis e che ciò nonostante erano riusciti a tenersi in contatto tra di loro e a far pervenire agli affiliati le loro decisioni. Il blitz di questa mattina ha dunque sventato il piano di eliminazione progettato dal boss Carmelo Militano ai danni dell'ex capo mandamento di San Lorenzo, Pino Lo Verde, "colpevole" di essersi schierato contro i capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, dopo il loro arresto.
Un filone investigativo ha riguardato anche rapporti tra alcuni degli arrestati ed esponenti politici.

Nel blitz, denominato 'Eos', sono stati impegnati 200 carabinieri del comando provinciale di Palermo e elicotteri. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni video e ambientali, appostamenti e pedinamenti, e delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Dalle intercettazioni è emersa anche la disponibilità di un arsenale che sarebbe stato nascosto da uno degli arrestati, e che doveva servire ai sicari di Cosa nostra per mettere a segno omicidi. Proprio per questo motivo, i carabinieri hanno effetuato ricerche nel parco della villa Malfitano a Palermo, in via Dante, dove sarebbe stato nascosto l'arsenale. Nel parco ha sede la fondazione Whitaker. Le armi sarebbero state sotterrate dal giardiniere della fondazione, Agostino Pizzuto, arrestato stamani. Ci sarebbero fucili mitragliatori, pistole e munizioni. L'elenco delle armi emerge da una conversazione registrata in carcere fra indagati coinvolti in questa inchiesta, che dovevano servire per commettere omicidi, i cui corpi dovevano poi essere sciolti nell'acido.
Stamani durante le perquisizioni i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato una pistola calibro 7.65 con silenziatore.

I carabinieri hanno fermato anche Stefano Fidanzati, con un passato da narcotrafficante, fratello del boss mafioso latitante Gaetano. Fidanzati è accusato di traffico di droga e mafia.
Per gli investigatori dopo l'arresto dei boss Lo Piccolo, c'erano forti tensioni nel mandamento di San Lorenzo, e in questo contesto si stavano progettando omicidi. La cosca continuava a imporre il "pizzo" a commercianti e imprenditori e reimpiegava gli utili nell'acquisto di partite di cocaina da immettere sul mercato palermitano.
L'indagine, coordinata dal procuratore Francesco Messineo, dall'aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Gaetano Paci e Lia Sava, si è sviluppata dopo l'arresto dei Lo Piccolo.

border=Indagati due politici di primo piano dell'Udc siciliana - Nell'ambito dell'inchiesta di oggi è stato indagato anche, per voto di scambio, l'assessore regionale ai Beni culturali, Antonello Antinoro (Udc). I carabinieri hanno notificato questa mattina all'esponente politico un avviso di garanzia. Dalle intercettazione, effettuate nel corso dell'indagine, è emerso che Antinoro avrebbe pagato somme di denaro per ottenere voti nel corso della campagna elettorale per le ultime regionali. Indagato, inoltre, ma per concorso esterno in associazione mafiosa, il deputato regionale, Nino Dina (Udc).
"Continuo a svolgere il mio lavoro come ho sempre fatto negli ultimi dieci anni". Queste le prime parole di Antinoro. "La magistratura ha il dovere di compiere il proprio lavoro e ne prendo atto. Rispetto a ciò che sta scritto dalle agenzie di stampa dove si legge che avrei ricevuto una "messe di voti" faccio presente che nell'avviso di garanzia notificatomi stamattina vi è scritto che avrei pagato 3 mila euro per 60 voti. Ricordo che nel 2006 i cittadini mi hanno sostenuto con 30.357 voti e nel 2008 con 28.250. Ogni commento è pertanto superfluo". "La settimana scorsa, inoltre - ha concluso Antinoro - il mio legale era tornato dal magistrato per rinnovare la mia disponibilità ad essere sentito rispetto alle notizie che avevo appreso, soltanto dai giornali, due mesi fa".

Questi i nomi delle persone arrestate o destinatarie di un provvedimento cautelare in carcere: Vincenzo Troia, 71 anni, capo della famiglia di Pallavicino; Pasquale Gambino, 55 anni, capo della famiglia di Torretta; Stefano Fidanzati, 61 anni, Antonino Caruso 47 anni, Riccardo Milano 54 anni, Sergio Giannusa 52 anni, Agostino Pizzuto 41 anni , Salvatore Baucina, 45 anni, Francesco Costa 43 anni, Nicolò Ferrara 56 anni, Antonino Genova 22 anni, Pietro Cugino 57 anni, Francesco Militano 21 anni, Antonino Orlando 57 anni, Michele Patti 40 anni, Letterio Ruvolo 38 anni, Nunzio Sammaritano 43 anni, Antonino Tarantino 60 anni, Michele Visita 30 anni, Carmelo Militano 39 anni, Giovanni Razzanello, 43 anni.

border=L'importanza dei metodi investigativi - "Le intercettazioni, telefoniche e ambientali, e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono strumenti fondamentali per proseguire lungo la strada vincente degli ultimi anni nel contrasto alla mafia. E' indispensabile che questi strumenti siano mantenuti così come sono". Sono le parole del procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i particolari del blitz di questa mattina. Ingroia ha sottolineato che "l'inchiesta si è basata prevalentemente su metodi tradizionali come le intercettazioni e i pedinamenti che hanno consentito di ascoltare, in diretta, dalla viva voce degli indagati i movimenti e le fibrillazioni di cosa nostra".
"La mafia vive un momento di grandissima difficoltà finanziaria e organizzativa. Non siamo più ai tempi in cui le cosche erano forti e lo Stato impotente"
, ha aggiunto Ingroia. "La mafia - ha detto ancora - va a caccia di denaro ed è in crisi di accumulazione finanziarie sul territorio. Gli arresti degli ultimi anni, inoltre, ne hanno decapitato i vertici: non c'è un organismo di comando unitario, ma più capi che operano in uno stato di fibrillazione organizzativa senza precedenti, come testimoniano i progetti di omicidi e le lotte di potere emersi da questa indagine".

[Informazioni tratte da AGI, La Siciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

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