CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Wednesday, September 07, 2016

IL TAR SI PRONUNCIA DOPO ANI E DA RAGIONE ALLA ITALGEN ITALCEMENTI

N. 01135/2016 REG.PROV.COLL








N. 00274/2008 REG.RIC










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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 274 del 2008, proposto da:
Italgen S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Riccardo Montanaro C.F. MNTRCR57L25A124E, Raffaele Ingicco C.F. NGCRFL54E04L219P, Ignazio Bonomi C.F. BNMGNZ36E10A794L, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Riccardo Montanaro in Torino, via del Carmine, 2;
Italcementi S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Riccardo Montanaro C.F. MNTRCR57L25A124E, Raffaele Ingicco C.F. NGCRFL54E04L219P, Ignazio Bonomi C.F. BNMGNZ36E10A794L, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Riccardo Montanaro in Torino, via del Carmine, 2; 
contro
Comune di Borgo San Dalmazzo, Regione Piemonte non costituiti in giudizio; 
per l'annullamento
della deliberazione del Comune di Borgo San Dalmazzo C.C. n 40 del 25.9.2003 - Adozione della variante strutturale al vigente P.R.G. nonchè della deliberazione g.r.p. 19.11.2007 n. 24-7467 - Approvazione della variante strutturale al P.R.G.C. del Comune di Borgo San Dalmazzo sopra indicata; nonchè della variante stessa in tutte le sue componenti in parte qua, con ogni loro atto e provvedimento pregresso e comunque connesso ed in particolare la deliberazione del C.C. del Comune di Borgo San Dalmazzo n. 12 del 7 aprile 2005 e la deliberazione del C.C. del Comune di Borgo San Dalmazzo n. 79 del 19.12.2006.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 luglio 2016 la dott.ssa Silvana Bini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
La società Italgen S.p.A. e la società Italcementi hanno impugnato con un unico ricorso (notificato in data 30.1.2008 e depositato in data 22.2.2008) le delibere in oggetto, con cui il Consiglio Comunale del Comune di Borgo San Dalmazzo ha approvato la variante strutturale al PRG di adeguamento al PAI.
Le società deducono di essere proprietarie dell’intero comparto nel suddetto Comune, di 241.000 mq, su cui è insediato l’impianto di produzione di cemento.
Nel 2001 Italcementi ha ceduto parte dell’area, (circa 85.000mq) a Italgen, in previsione della realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica.
Il compendio immobiliare, catastalmente identificato la fg.18, in base al PRG del 1996 era classificato zona P1, normata dall’art 17 della NTA quale zona già occupata da insediamenti produttivi confermati e aree di completamento.
In base all’art 17 NTA erano ammessi interventi sugli edifici esistenti, anche di ampliamento e nuova costruzione, nel rispetto dei parametri edilizi fissati in RC 0,5 mq/ma e UF 0,5 mq/mq; era ammesso in ogni caso una tantum un ampliamento del 20% di SUL con il limite di 500 mq anche in eccedenza.
La disciplina dell’area trovava poi un completamento nell’art 37 NTA comma 13, dettata per particolari aree, tra cui quella in esame, in base alla quale l’area era classificata come unica entità, assoggettata ad unico regime ed erano ammessi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento, ristrutturazione interna e totale, ampliamento degli impianti esistenti per indispensabili esigenze tecnico-funzionali nella misura massima del 10% della SUL esistente.
Costituiva parte integrante del PRG la documentazione geologico tecnica, con classificazione delle aree, in classe III b.
In base al DPCM 24 maggio 2001, di approvazione del piano stralcio dell’assetto idrogeologico del bacino del Fiume Po (PAI), le aree delle società ricorrenti sono state qualificate nell’ambito Eb, ai sensi dell’art 9 della N.T.A. del PAI stesso.
La Regione con delibera 63-5679 del 25.3.2002, preso atto del PAI, disponeva in merito agli adempimenti e approvava l’elenco dei comuni esonerati dall’adeguamento del proprio strumento urbanistico al PAI, poiché già dotati di un quadro del dissesto esaustivo.
Tra questi è stato incluso anche il Comune di Borgo San Dalmazzo.
Il consiglio comunale, con delibera n. 40 del 25 settembre 2003, ha però ritenuto, attraverso l’adozione della variante di adeguamento al PAI, di definire un nuovo quadro del dissesto idraulico e idrogeologico, che, per quanto riguarda l’area delle ricorrenti, prevede la suddivisione delle aree in due sub comparti, il primo identificato con la sigla 6P1.6 interessante l’area edificata e l’altro privo di edificazione e rispettivamente qualificati aree EbA coinvolgibili da fenomeni con pericolosità molto elevata (85.00mq) e area EeA, con pericolosità elevata; la variante fa discendere differenti potenzialità edificatorie negli ambiti Ee e Eb.
Le osservazioni presentate dalla ricorrente sono state respinte, per cui a seguito della definitiva approvazione della variante strutturale, con deliberazione g.r.p. 19.11.2007 n. 24-7467, l’area delle società ricorrenti viene distinta in due zone, una parte Eb – pericolosità elevata – e una parte Ee- pericolosità molto elevata – secondo una direttrice est-ovest che non risulta giustificata dalla conformazione delle aree.
Queste le censure proposte avverso gli atti del procedimento di variante:
1) violazione di legge: violazione del DPCM 24 maggio 2001, di approvazione del PAI adottato dal comitato istituzionale dell’Autorità di bacino di fiume Po nonché della delibera stessa di approvazione del PAI; violazione della delibera della giunta regionale del Piemonte 25.3.2002 n. 63-5679, della delibera della giunta regionale del Piemonte 15.7.2002, n 45-6656; eccesso di potere sotto l’aspetto dell’errore, difetto di motivazione, illogicità e sviamento: il Comune ha adottato la variante strutturale al fine della definizione del nuovo quadro di dissesto per adeguamento del PAI e la giunta regionale ha approvato la variante; questo procedimento è stato avviato partendo dall’erroneo presupposto che il Comune dovesse adeguare lo strumento urbanistico al PAI, mentre era esonerato dalla verifica di compatibilità, perché già in possesso della carta di sintesi della pericolosità; l’adeguamento operato non solo non doveva essere effettuato, ma si è tradotto nella limitazione del diritto di proprietà;
2) violazione del PAI approvato con DPCM 24.5.2001, in particolare dell’art della NTA, in relazione ai rischi idrogeologici e idraulici, limitazione alle fasce di dissesto, Fg. 226 sez. IV, eccesso di potere per illogicità, carenza di motivazione: il PAI classifica l’area di parte ricorrente a pericolosità elevata, come già in precedenza; risulta quindi immotivata la scelta di distinguere l’area in due comparti, con differente pericolosità, visto che non sono interessate da una fascia di rispetto fluviale; viene infatti tracciata una direttrice (est-ovest), che non trova una giustificazione sulla base della fascia fluviale.
3) violazione del DPCM 24 maggio 2001 di approvazione del PAI adottato dal comitato istituzionale dell’autorità di bacino di fiume Po, nonché del PAI; violazione della delibera della giunta regionale del Piemonte 25.3.2002 n. 63-5679, della delibera della giunta regionale Piemonte 15.7.2002, n 45 6656; violazione della L.R. 56/77, eccesso di potere sotto l’aspetto dell’errore, della carenza di motivazione, disparità di trattamento, travisamento dei fatti, perplessità e sviamento: la classificazione dei due comparti è illogica, in quanto non si comprende la ragione della differente classificazione tra aree edificate e non edificate; non vengono neppure rispettati i confini delle differenti proprietà, né viene motivata la ragione della distinzione e della diversa classificazione, in quanto le aree hanno la stessa caratteristica. Inoltre la variante che avrebbe dovuto adeguare lo strumento urbanistico al PAI, ha invece introdotto una classificazione parzialmente differente da quella della Circolare Ministeriale, che prevede solo la sotto classi a, b e c.
Ne risulta una disciplina poco chiara, per cui per il comparto delle società ricorrenti non si comprende quali siano le possibilità di utilizzazione delle aree: in base all’art 17 NTA l’area classificata come area Italcementi è finalizzata all’insediamento industriale, con possibilità di uso esclusivo al servizio dell’insediamento; al contrario per l’altra area si prevede l’inedificabilità assoluta: a seguito della variante di adeguamento al PAI viene quindi modificata la disciplina urbanistica delle aree, comprimendo le capacità edificatorie;
4) violazione della L.R. n. 56/1977, dell’art 1 L. 241/90, eccesso di potere per carenza di motivazione: le previsioni della variante non si limitano all’adeguamento al PAI, ma viene introdotta una nuova disciplina urbanistica, priva però di una motivazione.
Parte ricorrente chiede anche il risarcimento dei danni, stante la inutilizzabilità dell’area.
L’amministrazione comunale e la Regione, seppur ritualmente evocate in giudizio, non si sono costituite.
Con ordinanza n. 74 del 25 febbraio 2008 è stato disposto che l’Amministrazione Comunale producesse la documentazione della variante strutturale 2003 e della variante del PRG 1996.
In data 24 luglio 2008 Italcementi ha depositato l’atto di rinuncia al ricorso, a seguito di accordi societari.
Con decreto presidenziale n. 1782 del 28.7.2008 si è preso atto della rinuncia di Italcementi.
All’udienza del 13 luglio 2016 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
1) Il presente ricorso è stato proposto avverso gli atti della variante al PRG di adeguamento al PAI del Comune di Borgo San Dalmazzo.
Dopo l’approvazione del PAI da parte della Regione, il Comune ha ritenuto, pur non essendovi obbligato, in quanto incluso tra le amministrazione già dotate di carta di sintesi della pericolosità geomorfologica e dell’utilizzabilità urbanistica, di avviare una variante di compatibilità di cui al comma 3 art 18 NTA del PAI, al fine di definire il nuovo quadro del dissesto.
La circostanza che il Comune fosse tra le Amministrazioni “esonerate dalla suddetta verifica”, ma abbia in ogni caso proceduto ad avviare il procedimento, non costituisce un vizio di illegittimità del procedimento stesso, in quanto l’inserimento nell’elenco dei “non obbligati” non privava l’Amministrazione Comunale della facoltà di adottare una variante, al fine di verificare la congruenza del piano vigente al PAI.
Infatti il PAI è un piano generale, ma settoriale, in quanto relativo alla sola disciplina dell’assetto idrogeologico, che si interseca con la pianificazione regionale, provinciale e comunale.
L’art 18 della NTA del PAI prevede che le Regioni provvedano all’indicazione dei Comuni esonerati in quanto già dotati di strumenti urbanistici compatibili con le condizioni di dissesto presente o potenziale, anche sulla base di quanto individuato nel presente Piano.
Ma dal comma 2 dell’art 18 si deduce che ogni Comune ha la facoltà di verificare la compatibilità idraulica e idrogeologica delle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti con le condizioni di dissesto presenti o potenziali rilevate nella cartografia di Piano, avvalendosi, tra l’altro, di analisi di maggior dettaglio eventualmente disponibili in sede regionale, provinciale o della Comunità montana di appartenenza.
Quindi per garantire il coordinamento tra i diversi livelli pianificatori e assicurare una pianificazione del territorio come azione unitaria, era facoltà dell’Amministrazione adottare una variante di adeguamento al PAI.
Pertanto il primo motivo è infondato.
2) Nei motivi successivi viene sollevata invece l’illegittimità della nuova destinazione impressa all’area.
L’art 7 della NTA del PAI prevede le classi di rischio idraulico (molto elevato, elevato, medio e moderato), mentre l’art 9 delimita le aree interessate da dissesto, distinguendole in varie tipologie.
Le aree a rischio esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio lungo le aste dei corsi d’acqua, sono così suddivise:
- Ee, aree coinvolgibili dai fenomeni con pericolosità molto elevata,
- Eb, aree coinvolgibili dai fenomeni con pericolosità elevata,
- Em, aree coinvolgibili dai fenomeni con pericolosità media o moderata.
Con la variante in esame l’Amministrazione ha diviso l’area di proprietà della ricorrente in due zone, una parte Eb – pericolosità elevata – e una parte Ee- pericolosità molto elevata – secondo una direttrice est-ovest che non risulta giustificata dalla conformazione delle aree.
La scelta dell’Amministrazione risulta illegittima, perché non si comprende in base a quale criterio l’area sia stata distinta e sottoposta ad una disciplina differente, non avendo l’Amministrazione indicato le differenze morfologiche delle due zone che comporterebbero anche una così radicale diversa disciplina edilizia.
In sostanza, l’Amministrazione ha fatto un uso strumentale dell’adeguamento del PRG al piano di assetto idrogeologico, al fine di introdurre una disciplina urbanistica nuova, più restrittiva in punto di edificabilità, ma senza una ragione di natura idrogeologica che giustifichi la divisione in due zone dell’area.
Come noto il PAI quale piano territoriale di settore prevale sui piani e programmi di livello regionale provinciale e comunale in quanto finalizzato alla salvaguardia di persone, beni, ed attività dai pericoli e dai rischi idrogeologici; tuttavia nel caso di specie la variante non ha operato alcun “adeguamento al PAI”, né ha effettuato un recepimento di disposizioni del PAI relative alla zona de qua, che possano giustificare la divisione delle due aree.
Risultano quindi fondati i motivi in cui parte ricorrente lamenta l’illogicità e la carenza di motivazione, nonché lo sviamento del potere amministrativo dalla sua causa tipica, poiché l'impressa disciplina data all’area non sarebbe pertinente al procedimento di adeguamento al PAI.
3) Il ricorso va quindi accolto con annullamento della delibera del Comune di Borgo San Dalmazzo C.C. n 40 del 25.9.2003 di adozione della variante strutturale al P.R.G..
All’annullamento della delibera comunale di adozione della variante al Piano regolatore comunale, comportando il venir meno di uno degli elementi necessari di un atto complesso, il cui procedimento si conclude solo con l'approvazione regionale, esplica effetti automaticamente caducanti, e non meramente vizianti, sul successivo provvedimento regionale, la deliberazione g.r.p. 19.11.2007 n. 24-7467, nella parte in cui lo stesso si limita a confermare le previsioni già contenute nel piano adottato e fatto oggetto di impugnativa.
La domanda di risarcimento generica e priva di prova, va invece respinta.
Va dichiarata la irripetibilità delle spese del presente giudizio, stante la mancata costituzione delle Amministrazioni Regionale e Comunale.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla la delibera del Comune di Borgo San Dalmazzo C.C. n 40 del 25.9.2003.
Respinge la domanda di risarcimento dei danni.
Spese irripetibili.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Domenico Giordano, Presidente
Silvana Bini, Consigliere, Estensore
Giovanni Pescatore, Primo Referendario
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Silvana BiniDomenico Giordano
IL SEGRETARIO

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