CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, September 29, 2016

TOMMASO SORGE Penale Sent. Sez. 5 Num. 44991 Anno 2016 Presidente: NAPPI ANIELLO Relatore: SCARLINI ENRICO VITTORIO STANISLAO Data Udienza: 29/09/2016

Penale Sent. Sez. 5 Num. 44991 Anno 2016 Presidente: NAPPI ANIELLO Relatore: SCARLINI ENRICO VITTORIO STANISLAO Data Udienza: 29/09/2016

SENTENZA sul ricorso proposto da: 

SORGE TOMMASO nato il 13/05/1962 a PALERMO z--" avverso la sentenza del 04/11/2015 della CORTE APPELLO di PALERMO visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita in PUBBLICA UDIENZA del 29/09/2016, la relazione svolta dal Consigliere ENRICO VITTORIO STANISLAO SCARLINI Udito il Procuratore Generale in persona del AGNELLO ROSSI , che ha concluso per Penale Sent. Sez. 5 Num. 44991 Anno 2016 Presidente: NAPPI ANIELLO Relatore: SCARLINI ENRICO VITTORIO STANISLAO Data Udienza: 29/09/2016   

RITENUTO IN FATTO 

1 - Con sentenza del 4 novembre 2015 la Corte di appello di Palermo riduceva la pena inflitta a Tommaso Sorge dal locale Tribunale, con sentenza del 13 maggio 2014, confermando nel resto l'impugnata sentenza che aveva ritenuto il medesimo responsabile del delitto di lesioni aggravate cagionate a Gaspare Portobello, all'epoca sindaco del comune di Isola delle Femmine, agendo in concorso con persona rimasta ignota, indossando un casco che ne nascondeva le fattezze e colpendolo con bastoni e spranghe. Il fatto era accaduto in Isola delle Femmine il 12 maggio 2011. Il compendio probatorio si basava sulle dichiarazioni della persona offesa, costituitasi parte civile, che aveva descritto l'azione e che aveva riferito che uno degli aggressori aveva pronunciato il proprio nome ("Sorge Tommaso") durante il pestaggio, perché l'aggressione stessa gli servisse da monito. Peraltro egli l'aveva comunque riconosciuto, conoscendosi i due da tempo anche perché Sorge, durante la campagna elettorale, era stato uno dei suoi sostenitori. In epoca successiva però vi erano stati degli screzi e Sorge aveva assunto un fare aggressivo nei suoi confronti perché pretendeva che venissero liquidati da parte dell'amministrazione dei compensi alla associzione di protezione civile da lui presieduta. Quello stesso pomeriggio poi (l'aggresione era avvenuta nelle ore serali) Portobello aveva notato la presenza del Sorge durante la seduta del consiglio comunale. La persona offesa riferiva anche che Sorge ed il suo complice, nel consumare il pestaggio, erano travisati con dei caschi, uno dei quali, proprio quello indossato dal ricorrente, era stato abbandonato sul posto (a seguito della sua reazione difensiva). Le successive indagini avevano consentito di rinvenire all'interno del casco repertato, che Sorge aveva riconosciuto essere di sua proprietà (ma che assumeva di aveva abbandonato), del materiale biologico parte del quale riconducibile al Sorge medesimo ed altra parte a soggetto non individuato. Completavano il quadro le dichiarazioni della moglie dell'imputato in ordine ai vestiti indossati quella sera dal marito, risultati coincidere con la descrizione fattane dal Portobello e la deposizione del teste oculare Matteo Lo Monaco che aveva confermato l'aggressione patita dal sindaco. I giudici del merito, poi, ritenevano irrilevanti gli elementi valorizzati dalla difesa a confutazione dell'accusa perché attenevano a particolari descrittivi facilmente equivocabili: l'altezza riferita (175 cm invece dei reali 184), il capo di abbigliamento indossato (una camicia piuttosto che una maglietta). Irragionevole era anche la versione fornita dal ricorrente circa la presenza del casco di sua proprietà nel luogo in cui si era consumata l'aggressione: l'aveva semplicemente  abbandonato in altro luogo perché consunto e, qualcuno, l'aggressore, se ne era appropriato. I testi indotti dalla difesa a supporto dell'alibi del Sorge, poi, non avevano saputo indicare orari precisi e così non si poteva concludere che questi, al momento dell'aggressione del Portobello, si trovasse altrove. 

2 - Avverso tale sentenza propone ricorso l'imputato, a mezzo del suo difensore, articolandolo in tre motivi. 

2 - 1 - Con il primo, complesso, motivo lamenta il difetto di motivazione non avendo la Corte territoriale preso atto delle discrasie fra le fattezze ed i vestiti indossati dall'imputato e la descrizione fattane dalla persona offesa. Né si era tenuto conto che, nel casco, erano state individuate tracce biologiche appartenenti anche a soggetti diversi dal Sorge. Né si era provato che esistessero ancora motivi di rancore dell'imputato nei confronti del sindaco Portobello posto che questi, in precedenza, ne aveva accettato le scuse inviategli per lettera. 

2 - 2 - Con il secondo motivo deduce la violazione di legge ed in particolare degli artt. 533 e 530 cod. proc. pen., non avendo la Corte preso atto della insufficienza del quadro probatorio. 

2 - 3 - Con il terzo motivo censura la violazione di legge, ed in particolare dell'art. 62 bis cod. pen., non avendo la Corte riconosciuto le circostanze attenuanti generiche sulla base dell'erroneo presupposto che l'imputato nutrisse rancore nei confronti del sindaco per le pregresse vicende già ricordate, e per il buon comportamento processuale. 

CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. 

1 - I primi due motivi vanno trattati unitariamente perché relativi entrambi alla valutazione delle prove ed alla conseguente ricostruzione del fatto. E sono entrambi inammissibili perché versati in fatto. Secondo il costante insegnamento di questa Suprema Corte, infatti, esula dai poteri della Corte di cassazione quello di una "rilettura" degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessinnone, riv. 207944; tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 - 06/02/2004, Elia, Rv. 229369). I motivi proposti tendono, appunto, ad ottenere una inammissibile ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le ragioni del suo convincimento. 

2 Corte di Cassazione - copia non ufficiale La novella codicistica, introdotta con la L. del 20 febbraio 2006, n. 46 ,che ha riconosciuto la possibilità di deduzione del vizio di motivazione anche con il riferimento ad atti processuali specificamente indicati nei motivi di impugnazione, non ha mutato la natura del giudizio di cassazione, che rimane pur sempre un giudizio di legittimità, sicchè gli atti eventualmente indicati, che devono essere specificamente allegati per soddisfare il requisito di autosufficienza del ricorso, devono contenere elementi processualmente acquisiti, di natura certa ed obiettivamente incontrovertibili, che possano essere considerati decisivi in rapporto esclusivo alla motivazione del provvedimento impugnato e nell'ambito di una valutazione unitaria, e devono pertanto essere tali da inficiare la struttura logica del provvedimento stesso. Resta, comunque, esclusa la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze acquisite, da contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia pure anch'essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione storica dei fatti o un diverso giudizio di rilevanza o attendibilità delle fonti di prova. Alla luce di tali principi di diritto è allora evidente la congruità logica del percorso che ha condotto i giudici del merito, ed in particolare la Corte territoriale, a valutare le prove ed a ritenere la colpevolezza dell'imputato. Perché partendo dall'esistenza di precedenti comportamenti aggressivi del Sorge nei confronti del Portobello, si era giunti alla lezione impartita a quest'ultimo, la cui attribuibilità all'imputato non derivava dalle sole affermazioni della persona offesa ma trovava ampio riscontro anche nel rinvenimento sul posto del suo casco con, all'interno, il suo materiale biologico. Era allora evidente che le trascurabili discrasie nella descrizione dell'aggressore, il tentativo d'alibi (fallito), la ragione (illogica ed inattendibile) esposta dal Sorge circa la presenza del suo casco sul posto, non potevano essere elementi atti a confutare un quadro probatorio che aveva consentito di superare ogni ragionevole dubbio sulla responsabilità del ricorrente. 

2 - Anche il terzo motivo è inammissibile perché la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche è giustificata da motivazione esente da manifesta illogicità, che, pertanto, è insindacabile in cassazione (Cass., Sez. 6, n. 42688 del 24/9/2008, Rv. 242419), anche considerato il principio affermato da questa Corte secondo cui non è necessario che il giudice di merito, nel motivare il diniego della concessione delle attenuanti generiche, prenda in considerazione tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente che egli faccia riferimento a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo disattesi o superati tutti gli altri da tale valutazione (Sez. 2,   n. 3609 del 18/1/2011, Sermone, Rv. 249163; Sez. 6, n. 34364 del 16/6/2010, Giovane, Rv. 248244). Deve inoltre rilevarsi che il movente individuato (l'inesistenza del quale secondo la difesa imporrebbe la riduzione della pena), lungi dall'essere smentito, è pienamente atto a spiegare l'azione punitiva realizzata dal Sorge a danno del Portobello. 

4 - All'inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali del grado e, versando il medesimo in colpa, anche alla somma di euro 2.000 da versarsi alla Cassa delle Ammende. 

P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 2.000 in favore della Cassa delle ammende.


Così deciso in Roma, il 29 settembre 2016.

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