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Thursday, September 29, 2016

Fra’ Dolcino un eretico sulle Alpi Biellesi

Fra’ Dolcino un eretico sulle Alpi Biellesi

Nel 1300 Fra’ Dolcino (a sin) inizia a viaggiare e diffondere il suo pensiero libertario. In Trentino conosce la sua compagna Margherita e con lei e i suoi discepoli giunge all’imbocco della Valsesia (sopra il cippo commemo-rativo). Nel 1307 viene catturato e giustiziato


Ogni settembre una compagnia eterogenea lo commemora alla Bocchetta di Margosio
Pubblicato il 29/09/2016
Ultima modifica il 30/09/2016 alle ore 08:18
Or dì a Fra Dolcin dunque che s’armi… s’egli non vuole qui tosto seguitarmi…». Con le parole pronunciate da Maometto nel canto XXVIII dell’Inferno, quello destinato ai seminatori di discordie, Dante trovò il modo di coinvolgere Fra’ Dolcino in un versetto della Divina Commedia nonostante l’eretico a quel tempo fosse ancora in vita. Comprendiamo così l’importanza del personaggio, nato tra le montagne del Biellese, e perché ancora oggi venga commemorato alla Bocchetta di Margosio in un angolo sperduto del Piemonte, nel ritrovo annuale di settembre. Verso la fine del 1200, in prevalenza tra le popolazioni dell’Italia settentrionale e del Sud della Francia, si diffondono religiosità differenti e trasversali, spesso in contrapposizione con la Chiesa Cattolica: più o meno in quel periodo appaiono Càtari, Apostolici, Valdesi, Fraticelli, Spirituali, Giovannali che predicano l’adesione a un «cristianesimo delle origini» basato sui principi della povertà, dell’astinenza e del non riconoscimento dell’autorità ecclesiastica.  
L’ambientazione storica è esattamente quella raccontata da Umberto Eco nel Nome della Rosa dove alcuni dei frati protagonisti sono proprio dei Dolciniani. La Chiesa disapprova, cerca di ridurre al silenzio questi «evangelizzatori itineranti» che potrebbero creare grossi problemi ai privilegi delle gerarchie ecclesiastiche. Nel 1252, con una bolla dall’eloquente titolo Ad Extirpanda, il papa Innocenzo IV autorizza l’uso della tortura. Nasce l’Inquisizione.  


(Il falcetto simbolo di Fra Dolcino)

Ieri e oggi  
La strada per arrivare alla Bocchetta di Margosio è semplicemente strepitosa: da Biella sono ancora circa tre quarti d’ora di salite immerse nel verde, tornanti, squarci di orizzonti padani che arrivano finalmente in cresta in un tratto definito Panoramica Zegna. Il monte Rosa appartiene all’altro orizzonte, quello alpino, e sembra di essere sul tetto del mondo già a 1300 m di quota. L’Oasi Zegna è il risultato di lungimiranti scelte fatte da Ermenegildo Zegna poco meno di un secolo fa con l’obiettivo di valorizzare i territori in cui era situato il suo lanificio: strade e sentieri che si inerpicano per l’Alta Valsessera e la uniscono alle valli di Mosso, Cervo, Oropa ed Elvo.  

Gherardino Segalello, fondatore degli Apostolici, viene messo al rogo il 7 luglio del 1300 e da quel momento Fra’ Dolcino inizia a viaggiare e diffondere il suo pensiero libertario. In Trentino conosce la sua compagna Margherita e con lei e i suoi discepoli procede, a seconda della tolleranza delle autorità locali, in un lento spostamento verso Ovest. Dopo tre anni giunge all’imbocco della Valsesia. La Valsessera ricorda un po’ i Pirenei ed è forse l’incisione più selvaggia tra quelle che formano le Alpi Biellesi: boschi e montagne a perdita d’occhio che rendono complicato arrivarci ma anche andarsene via. Chi vive qui ha fatto una scelta ben precisa, come Valentina e Nicola per esempio, che gestiscono l’agriturismo Alpe Margosio allevando due splendidi bambini e tante capre. Storie di fatica, di polenta concia, di lingue che si incrociano e uomini cocciuti e immensi. Uno di questi è stato sicuramente Gustavo Buratti (da queste parti lo chiamano Tavo Burat) che ha lavorato tutta la vita per valorizzare le radici culturali delle sue valli, ma anche per sostenere e preservare le minoranze linguistiche e tanto altro. Basti pensare che quando è morto nel 2009 ha voluto essere avvolto nella bandiera dei Sinti piemontesi. È stato proprio lui a porre il nuovo cippo dedicato a Fra’ Dolcino sui ruderi del precedente obelisco: costruito nel 1907 dal popolo biellese e valsesiano fu distrutto solo vent’anni più tardi da un gruppo di fascisti che non tolleravano quel simbolo socialista. Alla sua inaugurazione avevano partecipato diecimila persone. 

Il mito  
Il cippo invece è stato battezzato nel 1974 da Franca Rame e Dario Fo che proprio in uno dei suoi lavori più famosi, il Mistero Buffo, racconta le gesta dell’eretico predicatore. Inverno 1306. A poca distanza dal cippo, più precisamente sul monte Rubello, si svolge l’ultima resistenza di Dolcino e dei suoi seguaci assediati e oggetto di una vera e propria crociata da parte di clero, feudatari e truppe mercenarie. Nel marzo del 1307, dopo mesi di stenti, si consuma la resa definitiva: Dolcino viene catturato, torturato e bruciato vivo dopo aver assistito al rogo della sua compagna.  

Sono passati oltre sette secoli e la sua figura carismatica, che qualcuno è arrivato a definire come antesignana del movimento hippy, riesce ancora a rappresentare ideali di libertà, giustizia e anticonformismo sempre più indeboliti ma sempre più necessari per mantenere un margine di autonomia critica verso il potere. Al ritrovo annuale alla Bocchetta di Margosio partecipa un pubblico molto trasversale, sia dal punto di vista generazionale sia ideologico. Non è quindi un caso che tra le tante bandiere attorno al cippo, mentre la gente canta l’Internazionale tradotta in piemontese dall’indomabile Tavo, vi sia anche quella dei No Tav della Val di Susa. Non è un caso che un grande eretico del ’900, Pier Paolo Pasolini, pochi giorni prima di essere assassinato, avesse partecipato con il Buratti a un incontro il cui resoconto fu poi inserito nel libro Volgar’eloquio. Il punto di partenza era un articolo dello scrittore friulano pubblicato sul Corriere della Sera, dal titolo: «Abolire la scuola dell’obbligo e la tv». Chissà cosa ne avrebbe pensato Fra’ Dolcino. 


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