CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, September 19, 2016

SENTENZA TAR PALERMO 2183 206 19 SETTEMBRE Concessioni minerarie, la legge siciliana non introduce deroghe al potere pianificatorio del Comune

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE SICILIA - PALERMO, SEZIONE 3 

SENTENZA 19 SETTEMBRE 2016, N. 2183

DATA UDIENZA 8 GIUGNO 2016  INTEGRALE


CAVE E MINIERE - ESPROPRIAZIONE - COLTIVAZIONE MINERARIA - ART. 36 

L.R. SICILIA N.  54/1996 - OPERE NECESSARIE PER LA COLTIVAZIONE E LA 

SICUREZZA -  PUBBLICA UTILITÀ - 


CORRETTA INTERPRETAZIONE.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
Sezione Terza
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2870 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
"It." S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso, per procura in calce al ricorso, dall'avv. Gi. Pe. e dall'avv. Nu. Pi., elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in Palermo, piazza (...);
contro
- Comune di (omissis), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso, per delibera della giunta comunale n. 154 del 13 ottobre 2015 e mandato a margine della memoria di costituzione, dall'avv. Gi. Ru., presso il cui studio in Palermo, via (...), è elettivamente domiciliato;
- Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, in persona dell'Assessore pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici in via (...), è domiciliato per legge;
per l'annullamento
quanto al ricorso principale:
- della delibera consiliare n. 18 del 29 giugno 2015, avente ad oggetto "Atto di indirizzo e manifestazione di volontà politica in ordine ad un provvedimento espresso relativo alla nota n. 10064 del 21.11.2012";
- della presupposta proposta del 22 giugno 2015 redatta dal Responsabile del IV Settore dell'UTC;
- della successiva nota 3 luglio 2015 n. 5821, con cui il Sindaco del Comune ha trasmesso ad It. la predetta delibera consiliare;
- di ogni altro atto eventualmente presupposto, connesso e/o consequenziale
nonché per la declaratoria dell'obbligo:
- del responsabile del IV Settore dell'UTC del Comune di (omissis) di adottare i provvedimenti dovuti in esecuzione della sentenza n. 745 del 2015 della III Sezione del TAR Palermo e dell'Assessore regionale del territorio e dell'ambiente di provvedere in via sostitutiva;
quanto al ricorso per motivi aggiunti:
- del provvedimento reso dal sostituto del Responsabile del IV settore - urbanistica ed edilizia, sviluppo economico e ambiente del Comune di (omissis) prot. n. 9847 del 29 ottobre 2015, con il quale è stato espresso diniego alla richiesta di cui alla nota n. 10064 del 21/11/2012;
- nonché di ogni altro atto connesso, presupposto o conseguente.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente;
Visti l'atto di costituzione in giudizio e la memoria del Comune di (omissis);
Vista l'ordinanza cautelare n. 1365 dell'11 dicembre 2015;
Vista la memoria della ricorrente;
Vista la memoria del Comune di (omissis);
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica dell'8 giugno 2016 il consigliere Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato.
FATTO
Con ricorso, notificato il 1° ottobre 2015 e depositato il giorno 9 successivo, la società It. (Società italiana sa. al.) s.p.a., titolare della concessione mineraria "(omissis)", esponeva di avere predisposto un progetto per la realizzazione di un impianto di produzione di sali potassici, che prevedeva l'utilizzo dell'acqua marina per la lavorazione della kainite e il mare come recapito dei reflui della lavorazione.
Le opere previste avrebbero occupato una piccola parte del soprassuolo del complessivo giacimento e, in particolare, un fondo esteso circa 23 ettari, ubicato a (omissis) in località (omissis), avente destinazione agricola.
L'Assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità, con DDG n. 46957 dell'11 luglio 2012 e DDG n. 63911 del 25 ottobre 2012, aveva dichiarato la pubblica utilità delle opere, ex art. 36 della l.r. n. 54/1956, subordinandone l'efficacia all'apposizione, da parte del Comune di (omissis), del vincolo preordinato all'esproprio ai sensi degli artt. 10 e 12 del DPR n. 327/2001.
In tali decreti era stato precisato che: la tipologia dell'impianto era ascrivibile tra le opere indicate nell'art. 36 della l.r. n. 54/1956; l'art. 12, comma 3, del DPR n. 327/2001ammetteva, in deroga al principio generale, che la dichiarazione di pubblica utilità poteva essere disposta anche prima dell'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio, ma diventava efficace solo successivamente alla sua apposizione.
La ricorrente aveva trasmesso al Comune di (omissis) il progetto in questione, sul quale il responsabile dell'UTC aveva espresso parere favorevole sotto il profilo della regolarità tecnica.
In tale parere era stato precisato che era stata presentata una "relazione illustrativa completa di elaborati planimetrici e d'impianto" e che dall'istruttoria era emerso che, qualora il consiglio comunale avesse espresso "volontà politica positiva", si sarebbe dovuto acquisire un progetto esecutivo, che avrebbe reso necessario l'avvio di una procedura espropriativa e l'approvazione di una variante urbanistica, trattandosi di opera non prevista nel vigente strumento urbanistico.
La proposta di approvazione del progetto era stata sottoposta al consiglio comunale, che, nella seduta del 14 novembre 2012, aveva deliberato di: ritirare il punto all'ordine del giorno; non accogliere "l'ubicazione del sito proposto dall'It."; istituire un tavolo tecnico per verificare la "compatibilità del territorio con un impianto industriale del genere e verificati gli effetti su salute, territorio, ambiente e potenzialità lavorative e il sito su cui dovrebbe sorgere l'impianto".
In considerazione della situazione determinatasi e nella previsione dell'inconcludenza del "tavolo tecnico", con nota prot. n. 10064 del 20 novembre 2012, aveva chiesto al Comune di "identificare" il perimetro della propria concessione mineraria, come determinato con decreto assessoriale n. 184 del 30 gennaio 1984, "a tutti gli effetti" di cui all'art. 36 della l.r. n. 54/1956, nel programma di fabbricazione.
Non avendo ottenuto alcun riscontro e permanendo l'inerzia del Comune, aveva proposto innanzi a questo TAR il ricorso RG n. 3588 del 2014 con cui, precisato che veniva in rilievo non la dichiarazione di pubblica utilità connessa all'approvazione del progetto industriale, ma il vincolo sul territorio derivante dalla concessione mineraria, aveva chiesto che venisse: dichiarato illegittimo il silenzio mantenuto dal Comune di (omissis) sulla istanza prot. n. 10064 del 21 novembre 2012 avente ad oggetto la perimetrazione della cava "(omissis)"; accertato l'obbligo dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente di intervenire in via sostitutiva.
Tale ricorso era stato accolto con la sentenza di questa sezione n. 745 del 26 marzo 2015, la quale aveva dichiarato l'illegittimità del silenzio mantenuto dal Comune di (omissis) e l'obbligo dello stesso di pronunciarsi, positivamente o negativamente, con un provvedimento espresso sull'istanza della ricorrente entro il termine di sessanta giorni, nominando, per il caso di persistente inottemperanza alla scadenza del termine predetto, quale commissario ad acta, il Prefetto di Agrigento.
Non era stata, invece, scrutinata l'istanza finalizzata all'accertamento dell'obbligo di intervento sostitutivo dell'Amministrazione regionale sulla base del presupposto del carattere satisfattivo della declaratoria di illegittimità dell'inerzia del Comune e del conseguente obbligo di provvedere.
In esecuzione di tale sentenza, con delibera n. 18 del 29 giugno 2015, il consiglio comunale aveva rigettato la richiesta di perimetrazione, ex art. 36 della l.r. n. 54 del 1956, dell'area della concessione considerato che l'area oggetto della concessione: ricomprendeva parte del centro abitato, diverse zone di completamento e di espansione; era gravata da numerosi vincoli.
Aveva, altresì, confermato la volontà politica espressa nella precedente delibera n. 38 del 14 novembre 2012, con la quale non era stata approvata la proposta di variante finalizzata alla realizzazione del medesimo progetto già presentata dalla ricorrente.
La ricorrente ha chiesto l'annullamento di tale delibera e degli ulteriori atti impugnati per i seguenti motivi:
1) Violazione dell'obbligo di provvedere derivante dalla sentenza n. 745/2015. Eccesso di potere.
Non sarebbe stata data corretta esecuzione alla sentenza n. 745/2015, in quanto il Comune avrebbe erroneamente riqualificato l'istanza di perimetrazione come variante, rigettandola. Avrebbe, invece, dovuto provvedere a identificare il perimetro della concessione mineraria, come determinato con decreto assessoriale n. 184 del 30 gennaio 1984, nel programma di fabbricazione.
Tale erronea qualificazione avrebbe comportato anche una carenza di motivazione, in quanto le ragioni addotte a sostegno del diniego erano state riferite alle ragioni per le quali non poteva essere approvata una variante. La (carente) motivazione sarebbe, inoltre, stata basata sul falso presupposto che la richiesta di perimetrazione riguardava l'intera area della concessione e non solo i 23 ettari interessati dal progetto per la realizzazione di un impianto di produzione di sali potassici.
Ne deriverebbe la perduranza dell'inerzia e la necessità di un riscontro all'istanza di perimetrazione.
2) Incompetenza del consiglio comunale anche in relazione agli artt. 13 e 17 dello statuto.
In base al principio di separazione tra politica e gestione, la competenza a provvedere in ordine all'istanza di perimetrazione era del dirigente e non del consiglio comunale.
3) Violazione dell'art. 36 della l.r. n. 54/1956.
L'art. 36 della l.r. n. 54/1956 andrebbe interpretato nel senso che, al fine di garantire il prevalente interesse pubblico all'utilizzo delle risorse minerarie dell'ipogeo, al concessionario deve essere riconosciuta la "facoltà" di utilizzare il soprassuolo della miniera per realizzare le opere necessarie per lo sfruttamento della stessa.
Ne deriva che: il Comune di (omissis) avrebbe dovuto semplicemente limitarsi a prendere atto dell'estensione della concessione mineraria e riportarla nei propri strumenti urbanistici; doveva aversi l'intervento dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente in caso di inerzia.
4) Eccesso di potere.
Dovendosi procedere esclusivamente alla riproduzione del perimetro della concessione nelle planimetrie del Programma di fabbricazione, ultronee sarebbero le considerazioni riferite alle preclusioni asseritamente esistenti con riferimento all'approvazione di una variante urbanistica finalizzata a consentire la realizzazione del progettato impianto industriale.
Tale problema sarebbe, peraltro, stato superato dall'istituzione di un apposito tavolo tecnico da parte del Presidente della Regione, il quale, con nota prot. n. 12153 del 4 settembre 2014, facendo seguito alle richieste formalizzate dalla III commissione legislativa ARS (Attività produttive), aveva dato incarico allo stesso di definire le "tematiche emerse nel corso delle audizioni in cui sono state discusse le problematiche It./Italcementi".
Le ragioni addotte dal Comune a sostegno del proprio diniego sarebbero, comunque, illegittime, considerato che il progetto industriale in questione: non interesserebbe un'area vasta, ma solo 23 ettari; non avrebbe incidenza sulla vocazione di tipo turistico - ricettiva del territorio, in quanto riferito a una zona senza interesse paesaggistico non visibile dalla costa; non riguarderebbe fondi gravati da vincoli.
Nessuna efficacia preclusiva deriverebbe, infine, dalla mancata impugnazione della delibera consiliare n. 38 del 14 novembre 2012 che non aveva rigettato, ma solo ritirato la proposta di approvazione del progetto.
Si è costituito in giudizio il Comune di (omissis) che ha depositato la nota prot. n. 9847 del 29 ottobre 2015 con cui, nelle more del giudizio, il (sostituto del) responsabile del IV settore aveva rigettato la richiesta di perimetrazione della concessione, richiamando la delibera consiliare del 29 giugno 2015 e rilevando che la stessa costituiva un "inutile aggravio dell'azione amministrativa" considerata la connessione con una proposta di impianto industriale "irrealizzabile in ragione degli impatti devastanti sul territorio" e "visti i vincoli che dallo stesso progetto sarebbero violati".
Con motivi aggiunti, notificati il 9 novembre 2015 e depositati il giorno 12 successivo, la ricorrente ha chiesto l'annullamento di tale provvedimento, oltre che per illegittimità derivata, anche per i seguenti vizi propri:
1) Incompetenza.
In base al principio di separazione tra politica e gestione, il responsabile del servizio sarebbe dovuto intervenire in via autonoma e non sulla base di un atto di indirizzo consiliare.
Essendo l'atto stato sottoscritto non dal responsabile del servizio, ma da un suo sostituto, avrebbe dovuto essere espressamente indicato l'atto legittimante la sostituzione.
2) Eccesso di potere ed incompetenza sotto altro profilo.
Sarebbero fuorvianti i riferimenti all'impatto sul territorio e ai vincoli esistenti considerato che il Comune avrebbe dovuto limitarsi a riprodurre sulle planimetrie il perimetro della concessione mineraria.
La decisione sulla localizzazione dell'impianto esulerebbe, peraltro, dalle competenze comunali, essendo stata rimessa alle determinazioni del tavolo tecnico istituito con nota del Presidente della Regione n. 12153/2014.
Sarebbe, comunque, falsa l'affermazione secondo la quale sarebbero violati una serie di vincoli, considerato che il progetto non riguarda l'intera estensione della concessione, ma esclusivamente un fondo di 23 ettari.
Il Comune di (omissis) ha depositato una memoria con la quale, fatte alcune precisazioni in punto di fatto, ha preliminarmente rilevato che il Comune aveva dato esecuzione alla sentenza n. 745 del 26 gennaio 2015, riscontrando con un provvedimento espresso (di rigetto) la richiesta di inclusione del perimetro della concessione mineraria nel programma di fabbricazione.
Sempre in via preliminare ha eccepito l'inammissibilità del ricorso in quanto proposto avverso atti confermativi della delibera consiliare n. 38 del 14 novembre 2012 (non tempestivamente impugnata) di rigetto della proposta di variante finalizzata alla realizzazione del medesimo impianto.
Ha, comunque, chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, rilevando come il Comune aveva fatto un corretto uso dei propri (indiscutibili) poteri di pianificazione urbanistica, tenuto conto del considerevole impatto del progetto sul territorio e dei vincoli gravanti sulla vasta zona oggetto di concessione. Ha, inoltre, prodotto la documentazione attestante il conferimento di poteri sostitutivi al sottoscrittore dell'atto oggetto dei motivi aggiunti. Ha, conclusivamente, rilevato l'erroneità del riferimento alla competenza del tavolo tecnico considerato che la stessa riguarderebbe al massimo la localizzazione dell'impianto, mentre oggetto della controversia è l'indicazione nel programma di fabbricazione del perimetro della concessione mineraria, presupponente l'esercizio di poteri di tipo urbanistico.
Con ordinanza n. 1365 dell'11 dicembre 2015, è stata fissata l'udienza per la trattazione del merito del ricorso.
In vista dell'udienza, la ricorrente ha depositato una memoria con la quale ha: replicato alle deduzioni avversarie; rinunciato alla censura avente a oggetto la mancata dimostrazione della fonte del potere sostitutivo del sottoscrittore dell'atto oggetto dei motivi aggiunti; insistito per l'accoglimento del ricorso.
Anche il Comune di (omissis) ha depositato una memoria conclusiva con la quale ha insistito nelle proprie domande.
Alla pubblica udienza dell'8 giugno 2016, su conforme richiesta dei difensori delle parti presenti come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
1. La controversia ha ad oggetto la trasposizione del perimetro della concessione mineraria "(omissis)", della quale l'It. s.p.a. è titolare, nel piano di fabbricazione del Comune di (omissis) al fine essenzialmente di consentire la realizzazione di un impianto di produzione di sali potassici.
La richiesta di perimetrazione è stata riscontrata negativamente dal Comune di (omissis), il quale, in esecuzione di una sentenza di questa sezione in materia di silenzio, ha addotto motivazioni di tipo urbanistico.
2. Prima di affrontare il merito della controversia, che involve principalmente la questione del coordinamento tra le norme in materia di concessioni minerarie e quelle urbanistiche, va esaminata l'eccezione preliminare sollevata dal Comune di (omissis), il quale sostiene che il ricorso sarebbe inammissibile, in quanto proposto avverso atti confermativi della delibera n. 38 del 14 novembre 2012 (non impugnata), con la quale il consiglio comunale aveva rigettato la proposta di variante finalizzata alla realizzazione del medesimo impianto.
L'eccezione è infondata.
Come emerge dal parere reso dal responsabile dell'ufficio tecnico, la proposta sottoposta al consiglio comunale si riferiva a una "relazione illustrativa completa di elaborati planimetrici e d'impianto", cosicchè, in caso di "volontà politica positiva", si sarebbe dovuto acquisire un progetto esecutivo, che avrebbe reso necessario l'avvio di una procedura espropriativa e l'approvazione di una variante urbanistica, trattandosi di opera non prevista nel vigente strumento urbanistico.
Si richiedeva, in altri termini, un assenso di massima su un'iniziativa non ancora definita in tutti i suoi aspetti tecnici.
Su tale richiesta si è pronunciato il consiglio comunale il quale, con la delibera n. 38 del 14 novembre 2012, si è determinato nel senso di: ritirare il punto all'ordine del giorno; non accogliere "l'ubicazione del sito proposto dall'It."; istituire un tavolo tecnico per verificare la "compatibilità del territorio con un impianto industriale del genere e verificati gli effetti su salute, territorio, ambiente e potenzialità lavorative e il sito su cui dovrebbe sorgere l'impianto".
A ben vedere la proposta relativa all'iniziativa imprenditoriale della ricorrente non è stata rigettata, ma ritirata e il consiglio comunale ha espresso un dissenso di massima sull'ubicazione dell'impianto, rinviando a una fase successiva all'istruttoria effettuata da un istituendo tavolo tecnico la determinazione finale in ordine all'approvazione del progetto esecutivo (ancora non redatto).
3. Ciò premesso, il collegio ritiene opportuno anticipare la trattazione del terzo motivo con cui si deduce che l'art. 36 della l.r. n. 54/1956 riconoscerebbe ai titolari di concessioni minerarie la "facoltà" di utilizzare il soprassuolo per realizzare le opere necessarie per lo sfruttamento della miniera, la cui realizzabilità sarebbe condizionata esclusivamente dalla funzionalità all'utilizzazione economica delle risorse dell'ipogeo.
Ne conseguirebbe: sotto un primo profilo, che il Comune di (omissis), nell'esaminare l'istanza di perimetrazione, avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto dell'estensione della concessione mineraria, riproducendola nel proprio strumento urbanistico generale; sotto un secondo profilo, che, in caso di inerzia, avrebbe dovuto aversi l'intervento sostitutivo dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente.
La prospettazione, seppur suggestiva, non è condivisibile.
L'art. 36 della l.r. n. 54/1956 prevede, per quanto di interesse, al comma 1, che: "Entro il perimetro della zona concessa per la coltivazione... tutte le opere necessarie per la coltivazione e la sicurezza sono considerate di pubblica utilità a tutti gli effetti dellalegge 25 giugno 1865, n. 2359 e successive modificazioni"; al successivo comma 2, dispone, invece, che: "In caso di contestazione circa la necessità e le modalità delle opere anzidette decide l'ingegnere capo del Distretto minerario".
Il problema fondamentale che il Collegio deve affrontare è se la norma su riportata comporti - come sostenuto dalla ricorrente - il venir meno dei poteri di pianificazione urbanistica del Comune, in considerazione dell'attribuzione ai titolari delle concessioni minerarie della facoltà (o, meglio, del diritto) di realizzare tutte le opere funzionali allo sfruttamento del sottosuolo, purchè: ritenute necessarie dall'Autorità mineraria; ubicate entro il perimetro della concessione.
La soluzione è negativa.
L'art. 36 non introduce alcuna deroga alla normativa urbanistica, ma molto più semplicemente prevede un'eccezione al principio generale secondo cui la dichiarazione di pubblica utilità presuppone l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio da parte del Comune.
Ne consegue che tale norma deve essere coordinata con quella di cui all'art. 12, comma 3, del DPR n. 327/2001 (contenente il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità) laddove si prevede che, qualora non sussista ancora il vincolo preordinato all'esproprio, la dichiarazione di pubblica utilità diventa efficace al momento della sua apposizione.
In tal senso si è chiaramente espresso il Dipartimento regionale dell'energia che, con DDG n. 46957 dell'11 luglio 2012 e DDG n. 63911 del 25 ottobre 2012, ha dichiarato la pubblica utilità delle opere di cui al progetto della ricorrente ai sensi del succitato art. 36, subordinando, però, l'efficacia della dichiarazione all'apposizione da parte del Comune di (omissis) del vincolo preordinato all'esproprio.
Orbene, l'apposizione di tale vincolo non ha, come sostenuto dalla ricorrente, carattere vincolato, in quanto presuppone l'esercizio dei poteri pianificatori in materia di urbanistica facenti capo al Comune, che, come noto, sono caratterizzati da elevata discrezionalità, in quanto tendono al contemperamento di una pluralità di interessi di diversa natura.
Tale discrezionalità non viene meno per effetto del rilascio della concessione mineraria, né tanto meno quale conseguenza della valutazione della necessità delle opere da realizzare per lo sfruttamento dell'ipogeo da parte dell'autorità titolare di competenze in materia mineraria.
Le competenze in materia di sottosuolo, facenti capo alla Regione, devono, infatti, essere mantenute distinte rispetto a quelle riferite al soprassuolo, che rientrano nel governo del territorio e sono di titolarità esclusiva dell'ente locale.
Spetta, pertanto, esclusivamente al Comune valutare se e dove le opere finalizzate allo sfruttamento del sottosuolo possono essere realizzate e non esiste alcun obbligo dello stesso di riprodurre nel proprio strumento urbanistico generale il perimetro della concessione mineraria.
E' questa, peraltro, la conclusione alla quale è addivenuto il Dipartimento regionale dell'urbanistica, che, con nota prot. n. 16198 del 31 luglio 2014, ha rigettato la richiesta di intervento sostitutivo fatta da It., rilevando che la concessione mineraria non era un vincolo urbanistico, in quanto interessava il sottosuolo e non il soprassuolo.
Deve, inoltre, tenersi conto del fatto che la delimitazione dell'area della concessione mineraria è stata fatta in maniera precisa nel piano topografico allegato al decreto concessorio n. 184 del 30 gennaio 1984, da cui risulta un'estensione pari a Ha 1.098.
Ne deriva che la riproduzione del perimetro della stessa nel Piano di fabbricazione del Comune di (omissis) sarebbe funzionale non a un'esatta individuazione dei suoi confini, sui quali non esiste alcun dubbio, ma a privare l'ente locale dei propri poteri di pianificazione urbanistica.
Tale privazione avrebbe una notevole incidenza sul governo del territorio, in quanto la concessione occupa una vastissima area del sottosuolo comunale.
Con il succitato decreto dell'Assessore regionale dell'industria n. 184/1984, l'area di estensione della concessione, che era stata fissata dal precedente omologo atto n. 1740 del 26 novembre 1970 in Ha 348, è stata, infatti, estesa a ben Ha 1.098.
Si tratta di un'area particolarmente vasta, tant'è che il Dipartimento regionale dell'urbanistica, nella succitata nota prot. n. 16198 del 31 luglio 2014, afferma che "l'area interessata dalla concessione mineraria si estende nel sottosuolo di una vasta estensione del territorio, all'interno della quale ricade tutto il centro abitato di (omissis), nonché parte dei territori comunali dello stesso Comune e di (omissis)".
Come evidenziato nella parte narrativa della delibera contestata, tale area include vastissime aree di elevatissimo pregio paesaggistico.
Ne deriva che la perimetrazione comporterebbe di fatto un'inaccettabile inversione dei ruoli dato che non sarebbe più il Comune di (omissis), nell'esercizio dei propri poteri di pianificazione urbanistica, a decidere dove ubicare gli impianti per lo sfruttamento della miniera, ma la società ricorrente a collocarli in qualunque parte del territorio previa approvazione del progetto da parte della Regione.
Naturalmente ciò non vuol dire che il Comune può impedire la realizzazione del progetto in questione, il quale, è bene precisarlo, è stato approvato dall'Assessorato regionale dell'energia, che lo ha ritenuto di pubblica utilità.
Sussiste, infatti, un preciso obbligo dell'ente locale di individuare, d'intesa con la ricorrente, un sito idoneo alla realizzazione degli impianti necessari per lo sfruttamento delle risorse minerarie.
4. Così risolta la questione principale oggetto della controversia, può adesso procedersi all'esame del primo motivo con cui si deduce: sotto un primo profilo, che non sarebbe stata data corretta esecuzione alla sentenza n. 745/2015, che aveva accertato l'obbligo di provvedere sull'istanza di perimetrazione, in quanto il Comune avrebbe erroneamente riqualificato la stessa come variante, rigettandola; sotto un secondo profilo, la carenza di motivazione, in quanto le ragioni addotte a sostegno del diniego sono state riferite ai motivi per i quali non poteva essere approvata una variante e sono, inoltre, state basate sul falso presupposto che la richiesta di perimetrazione riguardava l'intera area della concessione e non solo i 23 ettari interessati dal progetto per la realizzazione di un impianto di produzione di sali potassici.
Le censure sono infondate.
4.1 Va preliminarmente precisato che con la sentenza succitata la sezione si è limitata a rimarcare l'obbligo del clare loqui del Comune senza entrare nel merito della vicenda.
Ciò chiarito, come detto al punto precedente, non esisteva alcun obbligo di riprodurre nel Piano di fabbricazione il perimetro della concessione mineraria, cosicchè legittimamente il Comune, nell'esercizio dei propri poteri discrezionali, ha ritenuto che tale operazione comportasse la sottoposizione di una larga parte del territorio comunale a un vincolo urbanistico, che non riteneva di apporre.
4.2 Infondato è anche il secondo profilo riferito alla carenza di motivazione, in quanto il Comune, avvedutosi della circostanza che la perimetrazione avrebbe comportato nei fatti un vincolo urbanistico, non ha ritenuto, nell'esercizio dei propri poteri di governo del territorio, di approvarla.
4.3 Per quanto riguarda, poi, il riferimento alla falsità del presupposto del diniego, in quanto il progetto riguardava un'area non vasta, limitata del territorio comunale, valga quanto segue.
La presente controversia nasce dalla richiesta di riprodurre nello strumento urbanistico generale l'intero perimetro della concessione mineraria e non solo quella parte necessaria per la realizzazione dell'impianto di produzione di sali potassici in discussione.
Ne deriva che correttamente il Comune non si è limitato a prendere in considerazione l'area di scarso interesse paesaggistico interessata dalla realizzazione del progetto, ma tutta quella oggetto di concessione la quale, come detto, ricomprende tutto il centro abitato e gran parte del territorio comunale.
Sotto tale profilo, è stato rilevato che l'area compresa nella delimitazione include il vincolo idrogeologico, quello sismico, nonché quello paesaggistico derivante dal piano adottato con decreto assessoriale n. 7 del 2013.
Deve, peraltro, rilevarsi che il diniego del Comune è stato motivato anche con riferimento alle ragioni per le quali non condivideva l'ubicazione dell'impianto indicata dalla ricorrente.
Sotto tale profilo, va preliminarmente precisato che si trattava di un impianto di produzione di sali potassici, che prevedeva l'utilizzo dell'acqua marina per la lavorazione della kainite e il mare come recapito dei reflui della lavorazione.
Orbene, il consiglio comunale ha richiamato la relazione di consulenza commissionata dal Comune dalla quale emergeva che l'impianto, come ubicato, era invasivo, in quanto causa di alterazioni biologiche di impatto su flora e fauna marina in considerazione del rapporto funzionale tra il ciclo produttivo e l'esigenza di scambio termico basato su utilizzo acqua del mare "che già vive di equilibrio precario".
Trattasi di una motivazione dettagliata adeguata a sorreggere il diniego adottato.
A ben vedere il Comune non si è opposto strumentalmente alla realizzazione degli impianti necessari per la realizzazione del progetto, ma ha contestato semplicemente la loro ubicazione.
Ne deriva che, fermo restando l'obbligo dell'ente locale d'individuare un idoneo sito alternativo, la pretesa della ricorrente di individuare autonomamente lo stesso incontra un ostacolo insormontabile nei poteri di pianificazione urbanistica, espressione del governo del territorio, facenti capo al Comune.
5. Infondato è anche il secondo motivo con cui si deduce che il principio di separazione tra politica e gestione comportava l'incompetenza in materia del consiglio comunale, dato che veniva in considerazione la mera trasposizione nello strumento urbanistico del perimetro della concessione.
Come spiegato al punto precedente, la perimetrazione comportava l'assoggettamento di gran parte del territorio comunale a vincolo espropriativo, cosicchè si trattava di una scelta di pianificazione urbanistica di rilevante impatto politico ascrivibile alla competenza consiliare.
6. Infondato è anche il quarto motivo con cui si deduce l'eccesso di potere sotto due distinti profili: in primo luogo, in quanto, dovendosi procedere esclusivamente alla riproduzione del perimetro della concessione nelle planimetrie del Programma di fabbricazione, ultronee sarebbero le considerazioni riferite alle preclusioni asseritamente esistenti con riferimento all'approvazione di una variante urbanistica finalizzata a consentire la realizzazione del progettato impianto industriale; in secondo luogo, in quanto per la risoluzione delle problematiche connesse alla realizzazione delle opere in questione sarebbe stato istituito un tavolo tecnico regionale al quale spetterebbero, pertanto, le determinazioni finali.
6.1 In merito al primo profilo, è sufficiente il rinvio a quanto ampiamente esposto al punto 3.
6.2 Per quanto riguarda il secondo, va precisato, in punto di fatto, che, con nota prot. n. 12153 del 4 settembre 2014, il Presidente della Regione, facendo seguito alle richieste formalizzate dalla III commissione legislativa dell'Assemblea regionale siciliana (Attività produttive), ha istituito un tavolo tecnico con l'incarico di definire le "tematiche emerse nel corso delle audizioni in cui sono state discusse le problematiche It./Italcementi".
In tale nota è stato, in particolare, previsto che, nell'arco massimo di 15 giorni dall'insediamento, avrebbero dovuto darsi "esaustive e chiare risposte" sul progetto di estrazione della kainite anche con riferimento agli aspetti urbanistici e ambientali.
Il tavolo tecnico ha, però, effettuato una sola riunione il 26 settembre 2014, nel corso della quale i Sindaci dei Comuni di (omissis) e (omissis) hanno rappresentato la loro opposizione alla localizzazione prescelta da It.; malgrado le sollecitazioni della ricorrente, nessun'ulteriore riunione si è avuta.
A ben vedere trattasi di un tentativo di soluzione di una questione complessa, che non rinviene, però, in alcuna norma il suo fondamento e non può, pertanto, comportare la privazione del Comune di quei poteri di pianificazione urbanistica dei quali è titolare.
E', peraltro, significativo che dal 2014 a oggi si sia tenuta una sola riunione e che, pertanto, non si sia addivenuti a nessuna soluzione condivisa.
Al di là di tale elemento fattuale, ad assumere rilievo troncante è la circostanza che, come detto, l'ubicazione del progetto implica valutazioni urbanistiche demandate al Comune di (omissis) la cui competenza non viene meno per effetto dell'istituzione di un tavolo tecnico.
6.3 Infondato è anche il terzo profilo con cui si contesta nel merito la scelta urbanistica fatta dal Comune, deducendo che il progetto: non interesserebbe un'area vasta, ma solo 23 ettari; non avrebbe incidenza sulla vocazione di tipo turistico - ricettiva del territorio, in quanto riferito a una zona senza interesse paesaggistico non visibile dalla costa; non riguarderebbe fondi gravati da vincoli.
Valga, con riferimento al profilo in esame, quanto detto al punto 3 in ordine alla circostanza che la ricorrente ha chiesto la riproduzione dell'intero perimetro della concessione mineraria la quale interessa tutto il centro abitativo e larghe aree del territorio comunale.
7. Deve ora essere esaminato il primo profilo del primo motivo aggiunto con cui si deduce l'incompetenza del responsabile del servizio, che ha adottato l'atto di diniego della perimetrazione, in quanto, in base al principio di separazione tra politica e gestione, sarebbe dovuto intervenire in via autonoma e non sulla base di un atto di indirizzo consiliare.
Orbene, l'intervento del responsabile del servizio si è chiaramente avuto in via prudenziale tenuto conto della contestazione della competenza consiliare contenuta nel ricorso introduttivo, che il collegio ha ritenuto infondata.
Ne deriva l'infondatezza della censura.
7.2 Può prescindersi dall'esame del secondo profilo, avente ad oggetto la fonte dei poteri sostitutivi del sottoscrittore del diniego contestato, in quanto fatto oggetto di formale rinuncia con la memoria conclusiva.
8. Infondato è anche il secondo motivo aggiunto con cui si deduce l'eccesso di potere, rilevando come sarebbero fuorvianti i riferimenti all'impatto sul territorio e ai vincoli esistenti considerato che il Comune avrebbe dovuto limitarsi a riprodurre sulle planimetrie il perimetro della concessione mineraria. La decisione sulla localizzazione dell'impianto esulerebbe, peraltro, dalle competenze comunali essendo stata rimessa alle determinazioni del tavolo tecnico istituito con nota del Presidente della Regione n. 12153/2014.
Trattasi essenzialmente della riproduzione delle censure di cui al terzo e al quarto motivo del ricorso introduttivo da ritenersi infondate per le medesime ragioni.
Concludendo, per le ragioni suesposte, fermo restando l'obbligo del Comune di (omissis) d'individuare, d'intesa con la ricorrente, un sito alternativo per la realizzazione del progetto, il ricorso è infondato e va rigettato.
Si ritiene di compensare le spese tenuto conto della particolare complessità delle questioni esaminate.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nelle camere di consiglio dei giorni 8 e 29 giugno 2016 con l'intervento dei magistrati:
Solveig Cogliani - Presidente
Giovanni Tulumello - Consigliere
Aurora Lento - Consigliere, Estensore
Da: Pubblica Amministrazione 24

No comments: