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Monday, August 01, 2016

Ars/ La sanatoria edilizia lungo le coste: l’ipocrisia del PD e di Mariella Maggio




Ars/ La sanatoria edilizia lungo le coste: l’ipocrisia del PD e di Mariella Maggio

La presidente della Commissione Territorio e Ambiente dell’Ars, Mariella Maggio (non a caso esponente del PD), sapeva benissimo – perché gliel’avevano comunicato – che l’emendamento che prevede la sanatoria edilizia lungo le coste è incostituzionale. Nonostante ciò l’ha messa ai voti. Un messaggio lanciato alle migliaia di abusivi che hanno massacrato le coste siciliane? (votano anche loro, no?). In ogni caso, siamo davanti a ipocrisia politica allo stato puro. Vicenda che la dice lunga su quello che potrebbe succedere domani, quando a Sala d’Ercole inizierà il dibattito sulla riforma urbanistica. Quante altre ‘schifezze’ si nascondono tra gli emendamenti? 
Incredibile e ineffabile, la presidente della Commissione Ambiente e Territorio dell’Ars Mariella Maggio. Ricordate? Una decina di giorni fa si è fatta bella raccontando ai quattro venti che se la Commissione legislativa che presiede ha ‘bocciato’ la sanatoria edilizia lungo le coste, ebbene, il merito era suo. Il merito non era suo, ma dei deputati del Movimento 5 Stelle che sono stati decisivi perinchiummare questo assurdo provvedimento. Poi la presidente Mariella Maggio ha fatto di più: pur sapendo che la sanatoria edilizia lungo le coste è incostituzionale, l’ha messa ai voti. Quando si è accorta che, soprattutto a Roma, stava per scatenarsi un putiferio, ha fatto marcia indietro!
Incredibile Mariella Maggio. E incredibili e ipocriti gli esponenti del PD. Questi signori, che oggi fanno i ‘verginelli’ – addirittura ponendo la questione ‘pregiudiziale’ – erano i primi ad essere d’accordo con l’emendamento presentato dal parlamentare di centrodestra, Girolamo Fazio. E’ Fazio, già sindaco di Trapani, noto produttore di vini, che ha presentato il ‘geniale’ emendamento che prevede la sanatoria edilizia lungo le coste della Sicilia.
“La sanatoria edilizia lungo le coste è incostituzionale – sottolinea il parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Giampiero Trizzino, già presidente della Commissione Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana, avvocato ed esperto proprio in diritto ambientale -. Quando, da presidente della Commissione Ambiente, mi comunicavano l’incostituzionalità di un provvedimento, lo cestinavo senza perdere tempo. Ricordo che il presidente di una Commissione legislativa ha il dovere di non mettere in discussione e ai voti iniziative parlamentari incostituzionali. La presidente Maggio sapeva benissimo che l’emendamento dell’onorevole Fazio era incostituzionale. Ma l’ha messo ai voti lo stesso”.
Perché? Semplice: perché così gli esponenti del PD e del centrodestra (Fazio, come già ricordato, fa parte di questo schieramento politico) possono andare dalle migliaia di cittadini siciliani titolari di abitazioni abusive costruite lungo le coste e dire:
“Avete visto? Noi l’emendamento l’abbiamo presentato, ma è stato ‘bocciato’ perché lo hanno dichiarato incostituzionale. Ma la nostra buona volontà c’è”.
Siamo al festival dell’ipocrisia. Del resto, cos’è oggi il Parlamento siciliano se non il luogo ideale di certe bassezze?
Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, calpestando i regolamenti d’Aula, ha ‘infilato’ nella legge sulle variazioni di Bilancio il ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta. L’ha fatto per dare la possibilità alla Commissione Bilancio e Finanze della Camera dei deputati di inserire in una legge nazionale – e quindi di votare e approvare – lo stesso ‘Patto scellerato’ Renzi Crocetta che ‘incapretta’ 5 milioni di Siciliani. Il relatore di questa legge a Montecitorio ha infatti detto: “Se l’ha approvato il Parlamento siciliano perché non dovremmo approvarlo noi?”.
Ora, se Ardizzone ha fatto questo, perché la presidente della Commissione Ambiente dell’Ars non avrebbe dovuto mettere ai voti l’emendamento sulla sanatoria edilizia lungo le coste anche se incostituzionale? E infatti l’ha fatto.
Ora c’è l’ultima ‘puntata’ della sceneggiata parlamentare piddina: i parlamentari del Partito Democratico che pongono la questione pregiudiziale. Insomma, non solo questa sanatoria edilizia lungo le coste non verrà discussa in Aula, ma non se ne deve parlare più. Sennò i titolari delle case costruite lungo le coste siciliane – tutte fuori legge – ‘rischierebbero’ di capire che chi ha presentato e sponsorizzato l’emendamento sulla sanatoria edilizia l’ha fatto esclusivamente per prenderli in giro…
C’è qualcuno disposto a spiegare a questi migliaia e migliaia di titolari di abitazioni realizzate lungo le coste siciliane che le loro abitazioni non sono solo abusive, ma sono insanabili e, quindi, fuori legge? E che la sanatoria edilizia proposta da alcune forze politiche (in testa quelle che oggi presentano l’ipocrita ‘pregiudiziale’) è stata solo una presa in giro elettorale?
In tutto questo – lo possiamo affermare senza tema di smentite – la presidente Mariella Maggio ha fatto una pessima figura: pessima sotto tutti i punti di vista.
Questa vicenda ci dice che cosa potrebbe succedere domani, quando l’Ars inizierà a discutere la riforma urbanistica (l’emendamento sulla sanatoria edilizia lungo le coste è stato presentato nell’ambito di questo disegno di legge). Chissà quante altre ‘schifezze’ arriveranno dalla maggioranza e dall’opposizione. E non è nemmeno da escludere che tutto questo polverone sia stato sollevato ad arte per nascondere chissà quali altri provvedimenti.
Un fatto è certo: ci sarà da divertirsi…




Il Sì dell’Ars alla sanatoria edilizia lungo le coste. Un assist alla mafia in vista delle elezioni?

Al provvedimento manca solo il Sì definitivo dell’Aula, previsto per il 2 Agosto. Gli interessi speculativi (e di altro genere…) inseguono questo obiettivo dal 2001. Dovevano aspettare l’avvento al Governo della Regione del centrosinistra per raggiungerlo. Vi raccontiamo la lunga e tormentata storia della ‘cementificazione’ delle coste della Sicilia. Partendo da chi ha difeso la nostra Isola dal cemento, con riferimento a Piersanti Mattarella. Fino ad arrivare ai nostri giorni, con PD e Forza Italia che avranno già stretto accordi con il diavolo…
Così, dopo aver svenduto un pezzo di Autonomia siciliana in cambio di un prestito di 500 milioni di Euro (soldi che ancora non sono arrivati), dopo aver regalato allo Stato oltre 10 miliardi di crediti che la Regione vantava verso lo Stato, dopo aver ‘asfaltato’ la Formazione professionale, dopo aver azzerato le politiche attive del lavoro, dopo aver riempito la nostra Isola di discariche e di rifiuti che rimangono per le strade, dopo questi ed altri disastri sociali, economici e finanziari il Governo regionale e la maggioranza di centrosinistra, ieri, a Sala d’Ercole, hanno quasi approvato l’ultima canagliata: la sanatoria edilizia lungo le coste.
Una premessa: non abbiamo ancora letto l’articolo o gli articoli del disegno di legge approvato ieri dal Parlamento siciliano: cosa che proveremo a fare oggi. Ma già qualche considerazione è possibile farla. Con l’aggiunta di alcune notazioni storiche che ci riporteranno agli anni di Piersanti Mattarella. Anche per far notare la differenza siderale che intercorre tra il presidente della Regione che sognava “la Sicilia con le carte in regola”, ucciso in circostanze e per finalità mai del tutto chiarite il 6 Gennaio del 1980, e i ‘nani’ che oggi amministrano la nostra Regione.
La Sicilia introduce l’inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia nel 1976. Lo fa con la legge regionale n. 78 del 1976. In quegli anni c’era una pressione fortissima dell’attività edilizia lungo le coste. La politica siciliana dell’epoca – presidente della Regione era Angelo Bonfiglio – decise di salvaguardare le zone costiere dell’Isola per non lasciare solo macerie alle generazioni future (se ci riflettiamo, l’esatto contrario di quello che sta facendo oggi il PD siciliano che governa la Regione siciliana).
Due anni dopo il posto di Bonfiglio verrà preso da Piersanti Mattarella. Che, per mettere ordine nel ‘complicato’ mondo dell’edilizia, allora in piena espansione, si intesta una grande riforma urbanistica tutt’oggi in vigore. E’ la legge n. 71 del 1978. I passaggi importanti di questa legge sono tanti. Noi ne vogliamo ricordare due che, con molta probabilità, potrebbero avere qualche legame con la tragica fine di Piersanti Mattarella.
Il primo punto è la drastica riduzione dell’attività edilizia nelle aree verdi.Prima di questa legge nel verde agricolo della nostra Isola regnava il caos. Ognuno, con la copertura politica del Comune di appartenenza, faceva quello che voleva. La legge riduce drasticamente le volumetrie nelle aree a verde agricolo, a prescindere dalla volontà dei Comuni.
Il secondo punto è la riproposizione del vincolo di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia. In tanti pensavano che, con la grande legge urbanistica, i vincoli sulle coste sarebbero stati allentati. Ma così non fu.
Su questi due passaggi-cardine l’allora presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella tenne la barra del timone dritta. Ci mise la faccia: nelle ultime settimane del 1978 se ne andava in Aula – a Sala d’Ercole – per difendere la legge dagli ‘assalti’ dei ‘lanzichenecchi’ (spesso interni al suo partito, la DC) che avrebbero voluto stravolgere il provvedimento (soprattutto su verde agricolo e coste).
La legge passò per come lui e la sua maggioranza (che, in realtà, nel tormentato iter parlamentare, aveva perso qualche ‘pezzo’) l’avevano pensata e voluta.
I mafiosi la presero malissimo. Soprattutto nel Trapanese (la famiglia Mattarella è originaria di Castellammare del Golfo) Piersanti Mattarella dovette affrontare non pochi problemi.
Ma non era solo una questione di Trapani e dintorni. Tutta la mafia siciliana e i vari potentati (tra questi, ad esempio, i potenti della Curia arcivescovile di Palermo che nemmeno l’arcivescovo dell’epoca, Salvatore Pappalardo,riusciva allora a controllare) chiesero e ottennero che la legge fosse pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regione dopo oltre tre mesi. Il tempo occorrente per ‘chiudere’ alcune operazioni di edilizia speculativa sul verde agricolo.
Per la cronaca, la speculazione edilizia di Pizzo Sella (che in realtà si chiama Pizzo della Sella) – la collina che sovrasta Mondello – si consuma in quei tre mesi.
Da allora ad oggi la pressione della speculazione edilizia lungo le coste siciliane – in testa la speculazione mafiosa – non si è mai arrestata. La ‘capitale’ di queste speculazioni, sino alla fine degli anni ’80 del secolo passato, è stata la provincia di Trapani: basti pensare a Triscina, a Marinella di Selinunte e a Tre Fontane.
In pratica, nonostante la legge vieti espressamente di costruire entro i 150 metri dalla battigia, hanno costruito lo stesso. Tutto fuori legge. Ma questo non ha impedito agli abitanti di tali case abusive di usufruire di acqua ed energia elettrica.
Tra le fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 la speculazione edilizia lungo le coste si è estesa in quasi tutta la Sicilia. Basti pensare a quello che è avvenuto in tante aree del Catanese e del Siracusano.
A metà anni ’80 la Sicilia registra la rivolta degli “Abusivi per necessità”, capeggiata dall’allora sindaco di Vittoria, Paolo Monello, che verrà eletto al Parlamento nazionale nelle file del Pci. Lo ricordiamo per sottolineare che, nell’assalto al territorio – compreso quello costiero – le responsabilità della sinistra siciliana non sono inferiori a quelle di altre forze politiche.
La pressione edilizia sulle coste, negli anni ’90, è stata così forte che, a un certo punto, qualcuno – non si è mai capito se ironicamente o credendoci per davvero – ha teorizzato che con le Norme tecniche di attuazione urbanistica si poteva andare in deroga all’inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia.
In pratica, con i Piani regolatori generali dei Comuni – normati dalla legge regionale n. 78 del 1971 – si sarebbe potuto derogare a quella parte della stessa legge n. 71 che reitera i principi della legge regionale n. 78 del 1976. Una follia che, però, ha trovato ‘scienziati’ disposti a sostenerla.
In alcuni casi – che sono comunque un’esigua minoranza – c’è stata molta confusione creata dalla sovrapposizione di norme nazionali e regionali: norme che, a metà degli anni ’80, alcuni Comuni hanno interpretato in modo ‘estensivo’.
E’ importante sottolineare un elemento: tra la metà degli anni ’80 e la fine degli anni ’90, in molte aree costiere della Sicilia sono spuntati come funghi insediamenti abusivi. Chilometri e chilometri di abitazioni fuori legge – servite di acqua ed energia elettrica (da qui il vezzo, molto diffuso in Sicilia, di non pagare l’acqua, mentre con l’ENEL gli abusivi hanno sempre pagato: non ci chiedete come può un’abitazione rigorosamente abusiva a usufruire del contratto con l’ENEL perché non l’abbiamo mai capito).
Quello che va detto è che questi insediamenti abusivi oggi hanno basso valore di mercato. Con la sanatoria edilizia acquisteranno valore. Non solo. Se verrà consentita la ‘riqualificazione’, assisteremo a un incremento delle compravendite e alla trasformazione di queste aree costiere edificate – oggi trasandate – in villaggi turistici.
Cosa vogliamo dire? Che dietro questa sanatoria edilizia – presentata in modo dimesso come un’esigenza sociale, spesso di ceti meno abbienti – si cela, in realtà, una speculazione alla quale sono direttamente interessati ambienti mafiosi.
Nel 2001 quando si insedia il primo Governo regionale con un presidente della Regione eletto direttamente dal popolo – il Governo è quello di Totò Cuffaro – le pressioni speculative e mafiose si fanno sentire. Soprattutto dalla solita provincia: Trapani.
Per la cronaca, va ricordato che il Governo Cuffaro e la maggioranza che lo sostenevano non hanno nemmeno provato a ipotizzare una sanatoria.
Dal 2008 al 2012 opera il Governo di Raffaele Lombardo. I questi anni la Sicilia rischia. Una cordata nazionale, con agganci internazionali, vorrebbe impossessarsi di tutte le coste siciliane. Il progetto prevede di tutto. Va da sé che l’inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia andrebbe a farsi benedire.
Noi ricordiamo la battaglia condotta in solitudine dal parlamentare del PD, Pino Apprendi. Battaglia coraggiosa, perché il suo partito appoggiava il Governo Lombardo, che non era certo estraneo, almeno in parte, a questa iniziativa speculativa.
Operazione sfumata, la speculazione lungo tutte le coste siciliane (sembra anche grazie all’ex assessore Pier Carmelo Russo). Forse anche per questo Apprendi, nel 2012, non è stato rieletto? Chissà.
E oggi? Due giorni addietro abbiamo incontrato Pino Apprendi. Ha tenuto una conferenza stampa inseme con i suoi avvocati. E’ vittima di una mezza canagliata da parte dei vertici dell’Ars (come potete leggere qui). Gli abbiamo detto:
“Guardi che all’Ars vogliono approvare la sanatoria edilizia”.
Ci ha risposto:
“Non è così. Parlate con Mariella Maggio”.
Mariella Maggio, deputata del PD, presidente della Commissione Ambiente dell’Ars si è opposta, in effetti, alla sanatoria, ‘bocciata’ dalla Commissione con il voto dei grillini.
Noi abbiamo replicato:
“Guardi che l’approveranno comunque”.
Apprendi:
“Se dovesse succedere una cosa del genere la sinistra siciliana potrà andare a nascondersi. Perderebbero la faccia”.
Noi ieri abbiamo sentito Mariella Maggio. Che con noi è molto fredda. Ha ragione: fa parte di un partito che questo blog accusa di ‘ascarismo’ un giorno sì e l’altro pure.
Mariella Maggio ci ha detto (le ultime parole famose):
“Sanatoria? Per ora non se ne parla”.
Poche ore dopo la sanatoria edilizia lungo le coste è stata approvata. Manca solo il voto finale dell’Ars, previsto il 2 Agosto.
Che dire, di altro? Che, con molta probabilità, questo provvedimento è prodromico a un accordo tra PD e Forza Italia, con il corollario di tutte le altre ‘frattaglie’ di centrodestra e centrosinistra. Tutti contro i grillini e contro gli Autonomisti e Indipendentisti che ci saranno pure.
In questa partita, per il centrodestra e il centrosinistra, avere dalla propria parte gli ‘ambienti’ che dal 2001 pressano per la sanatoria edilizia lungo le coste è importante. Questi ‘ambienti’ contano ancora tanto, tanto, tanto…
P.S.
A dimenticavamo due cose.
Prima cosa: la sanatoria è stata proposta da un deputato guarda caso trapanese: Girolamo Fazio.
Seconda cosa: chi voterà questa sanatoria farà l’esatto contrario di quanto fatto nel 1978 da Piersanti Mattarella: sarà cura di questo blog pubblicare i nomi e i cognomi dei deputati che hanno votato e che voteranno sì il 2 Agosto a questa legge.  


Ars/ Sulla mancata decadenza del deputato Francesco Riggio i ‘califfi’ di Sala d’Ercole difendono se stessi?

E’ la tesi degli avvocati di Pino Apprendi, che ieri hanno tenuto una conferenza stampa. Apprendi dovrebbe prendere il posto del parlamentare Francesco Riggio, condannato lo scorso gennaio dalla Corte dei Conti. Ma, a quanto pare, il Parlamento siciliano si rifiuta di applicare una legge che manderebbe a casa altri deputati, impedendo anche la ricandidatura a parlamentari uscenti. La storia di un grande inghippo
Ragazzi, una novità fresca fresca: a quanto pare i ‘califfi’ dell’Assemblea regionale siciliana – con in testa il presidente, Giovanni Ardizzone – che si sono stretti attorno al deputato Francesco Riggio, bloccando la sua decadenza da Sala d’Ercole dopo che la Corte dei Conti gli ha appioppato una condanna per danno erariale pari a 3 milioni e 700 mila Euro circa, non starebbero difendendo lo stesso Riggio, ma se stessi! Si è scoperto, infatti, che una legge nazionale (il Decreto legislativo n. 267 del 2000: per la cronaca, il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), che dovrebbe trovare applicazione anche in Sicilia, non viene applicata. E perché non viene applicata? Perché ai ‘califfi’ dell’Assemblea regionale siciliana non gli piace.
Possibile? Possibile. Questa legge, a quanto pare, per molti deputati dell’Ars risulterebbe, come si dice dalle nostre parti, ‘acitigna’. In parole semplici, se venisse applicata per Riggio, dovrebbe essere applicata per altri deputati in carica: con effetti non ancora del tutto chiari. Ci potrebbero essere altre decadenze e, soprattutto, alcuni deputati regionali non potrebbero ricandidarsi alle prossime elezioni.
Insomma non si possono escludere sorprese dietro la mancata dichiarazione di decadenza, da parte dell’Ars, dell’onorevole Francesco Riggio. Tema affrontato ieri, a Palermo, nel corso di una conferenza stampa tenuta da Pino Apprendi,che nel caso in cui Riggio dovesse essere dichiarato decaduto dovrebbe prendere il suo posto.
Apprendi è passato all’attacco e ieri, alla conferenza stampa, si è presentato con tre agguerriti avvocati, che hanno annunciato battaglia sul piano amministrativo e penale.
Gli avvocati sono Stefano Giordano, penalista, e Francesco Leone e Simona Fell. Proviamo a riassumere la vicenda con parole semplici, senza entrare nei tecnicismi.
Pino Apprendi, figura storica della sinistra post comunista di Palermo e provincia, era parlamentare dell’Ars uscente nella passata legislatura. Abituato a ragionare con la propria testa, Apprendi, com’è nel suo stile, non ha guardato in faccia nessuno. Nemmeno gli inciuci che i suoi compagni di partito, nella passata legislatura, hanno imbastito con il Governo regionale di Raffaele Lombardo.
Non solo. Da deputato dell’Ars Pino Apprendi ha anche difeso i lavoratori: cosa, questa, che andava bene ai tempi del Pci, ma non ai tempi di Renzi e del renzismo.
Morale: alle elezioni regionali del 2012 i ‘capi’ del PD gli hanno presentato il conto e Apprendi non è stato eletto. E’ risultato eletto Fabrizio Ferrandelli che, dopo aver girato tre o quattro schieramenti politici, quattro anni fa era approdato nel Partito Democratico.
Lo scorso anno Ferrandelli – forse pensando che il Parlamento siciliano era alla frutta – si è dimesso da deputato. Il suo posto doveva andare a Davide Faraone, che nel frattempo è stato eletto al Parlamento nazionale (e vedi che mangi…). Così è toccato a Riggio prendere il posto di Ferrandelli.
Solo che Riggio – come già ricordato – nel Gennaio di quest’anno si è beccato una condanna dalla Corte dei Conti. Dovrebbe pagare circa 3 milioni e 700 mila Euro. La vicenda nella quale Riggio è infognato è quella del Ciapi, l’ente di formazione della Regione dove negli anni passati ne sono successe di tutti i colori.
Sul piano penale la vicenda Ciapi sembra giù di tono. Mentre i giudici contabili sono andati avanti come rulli compressori, come dimostra la condanna di Riggio.
Dopo la condanna di Riggio, Apprendi pensava di andare a prendere il suo posto all’Ars. Ma la commissione verifica di poteri del Parlamento siciliano ha deciso che Riggio può restare dov’è.
“Una vicenda che mi ha amareggiato – ha detto ieri Apprendi -. Sono sdegnato dall’atteggiamento di autoconservazione della classe politica”.
Apprendi ha accusato il Parlamento siciliano di “atteggiamento pilatesco”. In realtà, come ieri hanno dimostrato, carte alla mano, i suoi legali, in questa storia c’è molto di più: c’è una politica siciliana che, quando gli conviene, applica le leggi nazionali (è successo con la riforma delle Province: pur avendo potestà esclusiva sugli enti locali, la presidenza del Parlamento siciliano ha preferito recepire – a quanto pare sulla base di un ricatto politico – la legge nazionale che porta il nome dell’attuale Ministro, Graziano Delrio); nel caso del già citato Decreto legislativo n. 267 del 2000, lo stessa Parlamento dell’Isola ha deciso di non applicarlo.
Insomma, due pesi e due misure, a seconda della convenienza: il modo peggiore per difendere le prerogative autonomistiche: prerogative autonomistiche che hanno senso e sostanza sui grandi principi giuridici, non certo per difendere i condannati che dovrebbero andare a casa.
Su questo punto i legali di Apprendi sono stati chiarissimi nel segnalare la situazione di “incompatibilità con mantenimento della carica nel caso in cui, con sentenza passata in giudicato, il soggetto in questione – in questo caso l’onorevole Riggio – “sia stato dichiarato responsabile nei confronti dell’ente di appartenenza, ovvero di istituti o aziende da esso dipendenti o vigilati, e non abbia estinto il debito”.
Secondo i legali di Apprendi questo è proprio il caso di Riggio, visto che il Ciapi è un ente vigilato dalla Regione. Seconso i legali, Riggio dovrebbe essere dichiarato decaduto (per inciso, sui debiti non pagati, applicando questa legge, alcuni attuali deputati dell’Ars rischiano di non potere essere ricandidati).
Insomma, non è detto che, stavolta, la politica dell’autoconservazione, come la definisce Apprendi, ne esca bene. L’avvocato Giordano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. E se un penalista si muove, è chiaro che ci sono profili penali. Si muovono anche i già citati avvocati Leone e Simona Fell. In questa storia, che adesso si complica, c’è da giurarci, ne vedremo delle belle.


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