CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Tuesday, June 07, 2016

BAGNARA CALABRA SCIOGLIMENTO COMUNE BAGNARA CALABRA TAR 1 SEZIONE SENTENZA 06520 2015

N. 06520/2016 REG.PROV.COLL








N. 08457/2015 REG.RIC













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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 8457 del 2015, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentati e difesi dagli avv. Lorenzo Gatto e Loredana Scarfo', con domicilio eletto presso la Segreteria del Tar Lazio in Roma, Via Flaminia, 189; 
contro
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell'Interno, U.T.G. - Prefettura di Reggio Calabria, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale Dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12; Comune di Bagnara Calabra, rappresentato e difeso dall'avv. Gaetano Callipo, con domicilio eletto presso Alessandro Fusco in Roma, largo Messico, 3; 
per l'annullamento
del decreto del 14 aprile 2015, con il quale il Presidente della repubblica ha disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Bagnara, con conseguente nomina di una Commissione straordinaria per la gestione provvisoria dell’ente; della proposta del Ministero dell’interno e della Relazione del 9 aprile 2015, allegata allo stesso decreto del Presidente della Repubblica e che ne costituisce parte integrante; della deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 10 aprile 2015, in parte qua; della relazione n. 218/2015 del 20 gennaio 2015 della Prefettura di Reggio Calabria indirizzata al Ministero degli interni, pure pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 6 maggio 2015 n. 103, in allegato al citato decreto del Presidente della Repubblica, recante proposta dell’amministrazione straordinaria ai sensi dell’art. 143, d.lgs. n. 267 del 2000; del parere del Comitato provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica, non costituito in giudizio; della Relazione conclusiva della Commissione di accesso rassegnata al Prefetto di Reggio Calabria, conosciuta parzialmente attraverso la richiesta del Prefetto al Ministro dell’interno per l’incandidabilità di cinque amministratori; del provvedimento del Prefetto di Reggio Calabria del 14 aprile 2015 n. 40793/W/Area II, notificato il 30 maggio c.a., di sospensione del Consiglio comunale di Bagnara Calabra nelle more dell’emanazione del decreto di scioglimento; di tutti gli atti presupposti, collegati, connessi e consequenziali comunque lesivi degli interessi e dei diritti dei ricorrenti, ivi compresi i verbali della Commissione di Accesso e delle Forze dell’ordine, anche non conosciuti.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell'Interno e di U.T.G. - Prefettura di Reggio Calabria e di Comune di Bagnara Calabra;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 maggio 2016 il dott. Raffaello Sestini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1 - Con il gravame in epigrafe i ricorrenti hanno impugnato, tra gli altri, il decreto del 14 aprile 2015, con il quale il Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell’interno, ha disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Bagnara Calabra, con conseguente nomina di una Commissione straordinaria per la gestione provvisoria dell’ente.
2 - Avverso i predetti provvedimenti i ricorrenti hanno dedotto i seguenti motivi di ricorso:
a) Violazione dell’art. 51 Cost. in relazione all’art. 143, commi 1, 2 e 5, t.u. n. 267 del 2000, sviamento di potere e/o eccesso di potere per travisamento, erronea valutazione di presupposti di fatto e difetto di motivazione: il provvedimento di scioglimento del Comune di Bagnara sarebbe affetto da violazione di legge atteso che la ricostruzione dei fatti, posti a suo fondamento, ignora le profonde modifiche introdotte con riferimento all’art. 143, t.u. n. 267 del 2000. La normativa sopravvenuta ha sancito il principio secondo cui, anche in presenza dell’ampia discrezionalità di cui gode la Pubblica amministrazione, in ogni caso è necessaria la presenza di elementi univoci e coerenti, capaci di dimostrare l’effettiva esistenza di un collegamento fra l’Amministrazione e i gruppi criminali. Ciò che è indispensabile era la verifica da parte dell’Amministrazione dell’interno e dei suoi organi, che hanno proceduto all’istruttoria, di un ragionevole livello di certezza circa la sussistenza di elementi indiziari di infiltrazione mafiosa. Tutto questo nel caso in esame è mancato;
b) Violazione dell’art. 143, t.u. n. 267 del 2000. Eccesso di potere per erronea valutazione dei presupposti di fatto e per difetto di motivazione. Per quanto riguarda il contesto territoriale sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, nel provvedimento impugnato si accennerebbe a famiglie del posto ritenute mafiose senza però indicare quale attività illecita sarebbe stata da esse compiuta e quali procedimenti penali conclusisi con sentenza di condanna le avrebbe viste protagoniste. Per quanto riguarda gli organi comunali e l’apparato burocratico, tutte le notizie raccolte dalla Commissione riguarderebbero fatti risalenti nel tempo e che nulla hanno a che vedere con la presunta e paventata ingerenza mafiosa all’interno del Comune di Bagnara. In pratica le notizie raccolte non si spingerebbero mai oltre semplici sospetti e nulla verrebbe scritto per avere certezze. Per quanto attiene alla gestione del servizio per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, l’affidamento sarebbe, poi, sempre avvenuto a conclusione di gara pubblica, che da ultimo ha visto come aggiudicataria una società avente sede nel Comune di Scafati. Per quanto riguarda i rapporti di parentela, che legano i titolari delle ditte appaltanti lavori pubblici, innanzi tutto essi non erano noti all’Amministrazione comunale; in secondo luogo è insussistente un automatismo fra un legame familiare e l’inequivoca volontà dell’organizzazione criminosa di condizionare le scelte e gli indirizzi sociali. Infine, i lavori commissionati ed i pagamenti effettuati dall’Amministrazione comunale a favore di determinate ditte riguardano rapporti risalenti nel tempo, e comunque le modalità e i tempi di pagamento sono ragionevolmente variati a seconda dell’ampiezza dei lavori e dell’entità delle cifre, specie se irrisorie.
3- Si sono costituiti in giudizio la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’interno, l’Ufficio territoriale del Governo-Prefettura di Reggio Calabria, per resistere al ricorso mediante ampie memorie che, dopo una puntuale ricostruzione dei fatti di causa e del quadro normativo di riferimento, hanno esposto le ragioni che inducono a concludere per l’infondatezza del ricorso.
4 - Si è altresì costituito in giudizio il Comune di Bagnara Calabra, in persona della Commissione straordinaria, legale rappresentante pro tempore nominata con d.P.R. 14 aprile 2015, il quale ha preliminarmente osservato che la mancata conoscenza da parte dei ricorrenti del contenuto della Relazione di indagine avrebbe riverberato i suoi effetti sui motivi di ricorso, che infatti risulterebbero estremamente vaghi, generici, infondati e volti a dare una interpretazione discrezionale della Relazione, nella quale sarebbero invece chiaramente descritte le reali vicende sintomatiche dell’infiltrazione e del condizionamento mafioso.
5 - Con ordinanza n. 10504 del 30 luglio 2015 sono stati disposti incombenti istruttori. Con memoria depositata il 9 ottobre 2015 i ricorrenti hanno brevemente contestato le argomentazioni dei resistenti e riproposto le ragioni che, a loro avviso, conducono all’annullamento del provvedimento impugnato. Alla Camera di consiglio del 21 ottobre 2015, su istanza della parte ricorrente, l’esame dell’istanza di sospensione cautelare è stato abbinato al merito. All’udienza del 27 gennaio 2016 è stata adottata l’ordinanza istruttoria n. 1906/2016, in quanto in data 29 luglio 2015 parte ricorrente ha depositato il dispositivo della sentenza del Tribunale di Palmi, sez. penale, n. 1155 del 25 luglio 2015, relativo all’udienza del 24-25 luglio 2015. Il deposito è stato reiterato il 19 ottobre 2015 unitamente ad una memoria con la quale si chiarisce che la collusione tra il ricorrente dott. -OMISSIS- ed altro soggetto, richiamata tra le ragioni a supporto del disciolto scioglimento, oggi appare ampiamente superata dalla sentenza del Tribunale di Palmi del 25 luglio 2015, con la quale il predetto soggetto è stato assolto da ogni capo di imputazione.
Il Collegio ha quindi rilevato la necessità, al fine di decidere circa l’incidenza della sentenza del Tribunale di Palmi sulla legittimità dell’impugnato decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Bagnara, di acquisirne copia integrale, non essendo certamente sufficiente allo scopo il mero dispositivo. Il Collegio ha altresì ritenuto necessario acquisire copia della sentenza della Corte di appello di Reggio Calabria n. 10160 del 5 marzo 2015, versata in atti da parte ricorrente il 19 ottobre 2015 in forma illeggibile.
Ai fini del predetto incombente il Tribunale ha fissato il termine di quaranta giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione in via amministrativa dell’ordinanza, fissando la successiva udienza di trattazione della causa per il giorno 4 maggio 2016. In tale data, a seguito dell’esperimento istruttorio e delle ulteriori memorie di parte depositate al riguardo, il ricorso è stato infine introitato per la decisione.
6 – Come sopra indicato, con il ricorso in epigrafe viene impugnato il decreto del 14 aprile 2015 con il quale il Presidente della Repubblica ha disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Bagnara Calabra, con conseguente nomina di una Commissione straordinaria per la gestione provvisoria dell’ente, su proposta del Ministro dell’interno.
7 – Al riguardo, considera il Collegio che la relazione del Ministro dell’interno al Presidente della Repubblica trova supporto nella relazione redatta dalla Commissione di indagine costituita con atto prefettizio del 12 giugno 2014, nella quale si fa riferimento alla continua ingerenza della criminalità organizzata all’interno del Comune di Bagnara, che in tal modo comprometterebbe le libere determinazioni e l’imparzialità degli organi elettivi, il buon andamento dell’Amministrazione e il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica. Si fa ancora riferimento, nella suddetta Relazione, ad un territorio caratterizzato da atti intimidatori indirizzati ad esponenti dell’Amministrazione locale, a collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità di tipo mafioso e a forme di condizionamento degli stessi, in essi ravvisando i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale ai sensi dell’art. 143, t.u. 18 agosto 2000, n. 267. Elementi di supporto per le conclusioni rassegnate dalla commissione di indagine sono inoltre state due operazioni di polizia giudiziaria, una denominata Arca e l’altra Xenipolis. In particolare, ad avviso della commissione le operazioni della polizia giudiziaria avrebbero evidenziato stretti rapporti intercorrenti fra alcuni amministratori locali (compreso il sindaco), esponenti della cosca predominante e imprenditori del posto.
8 – Pertanto a giudizio del Collegio l’influenza della criminalità organizzata sugli organi elettivi del Comune è stata chiaramente dimostrata dalla predetta Relazione, nella quale è stata anche rappresentata una serie di vicende che dimostra in modo obiettivo l’esistenza di un condizionamento di tipo ambientale derivante dall’accertata presenza di pericolose cosche mafiose, in grado di compromettere la libera determinazione degli organi elettivi.
9 – Viene quindi in rilievo la giurisprudenza del giudice amministrativo, per la quale il potere di scioglimento dei Consigli comunali, previsto dall’art. 143, t.u. n. 267 del 2000 per infiltrazioni della criminalità organizzata, ha una valenza di alta amministrazione e implica, in quanto tale, un elevato tasso di discrezionalità sia nell’accertamento sia nella valutazione dei fatti acquisiti, che ove non manifestamente errato, incongruo o sproporzionato, si sottrae a un sindacato di merito da parte del giudice, atteso che il sistema istituzionale previsto per l’esercizio di tale potere garantisce già di per sé il massimo d’imparzialità amministrativa.
10 – Resta da valutare se le predette conclusioni possano essere mutate dalla sopravvenuta giurisprudenza penale che avrebbe assolto dalle imputazioni loro ascritte taluni soggetti i cui legami con gli amministratori sono stati ritenuti indice del condizionamento che ha condotto allo scioglimento del Consiglio comunale.
La conclusione del Collegio, in esito alla disposta istruttoria, è peraltro negativa al riguardo, in quanto le assoluzioni penali in parola non riguardano direttamente i fatti oggetto della soprarichiamata relazione della Commissione d’indagine, ma fatti ad essi estranei (sentenza del Tribunale di Palmi del 25/7-21/10 2015, che esclude la sussistenza del reato di cui all’art. 416 bis c.p. a carico degli imputati ma non i rapporti fra le ditte ad essi riferibili e l’Amministrazione comunale), o episodi ad essi solo marginalmente connessi, come nel caso del Vigile urbano comunale assolto in appello dai reati ascrittigli per aver accettato e trasportato con l’auto di servizio un pesce offertogli in quanto aveva consentito ad un camion di entrare nel porto contromano (sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria del 5/3-3/6 2015), operando, per consolidata giurisprudenza, le cause d’imputazione penale e gli indici di condizionamento mafioso delle amministrazioni comunali su profili non necessariamente coincidenti.
11 – Alla stregua delle precedenti considerazioni il ricorso deve essere respinto. Le spese seguono la soccombenza, nella misura liquidata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese di giudizio in favore, in pari quota, dell’Amministrazione centrale e dell’Amministrazione comunale costituitesi in giudizio, complessivamente liquidate in Euro duemila oltre IVA, CPA ed accessori.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare i soggetti indicati nella decisione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 maggio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Carmine Volpe, Presidente
Raffaello Sestini, Consigliere, Estensore
Rosa Perna, Consigliere
 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/06/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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