CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, June 30, 2016

RICORSO AL T.A.R. ROSALBA MANCUSO ACQUAVENTO

N. 01592/2016 REG.PROV.COLL



N. 01984/2015 REG.RIC


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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1984 del 2015, proposto da Rosalba Mancuso nella qualità di titolare dell’impresa individuale Acquavento, rappresentata e difesa dall'avv. Aldo Spatafora, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo in Palermo, via Libertà n. 78; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Domenico Cantavenera, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo in Palermo, via Notarbartolo n. 5; 
per l'annullamento
- dell'Ordinanza Sindacale recante il n° 58 del 09.06.2015, notificata in data 11.06.2015, avente ad oggetto "ordinanza contingibile e urgente al fine di prevenire ed eliminare una situazione di pericolo dovuto alle carenze igienico sanitarie e di sicurezza per la pubblica incolumità di alcuni tratti della scogliera dove risulta allocato il solarium denominato Acquavento di Mancuso Rosalba", con la quale il Sindaco del Comune di Isola delle Femmine ha ordinato "l'immediato smontaggio di tutte le strutture al fine di potere tempestivamente eliminare la situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità, nonché le gravi carenze igienico sanitarie riscontrate;
- di tutti gli eventuali atti, prodromici e/o consequenziali, ancorchè non conosciuti.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del resistente Comune;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 maggio 2016 il dott. Luca Lamberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
La ricorrente, attuale titolare della concessione demaniale marittima n. 230/2006 su un tratto del litorale del Comune di Isoladelle Femmine ove gestisce una “attrezzatura per la balneazione mediante solarium di mq 290, capanna in legno adibita a bar, n. 4 box doccia, n. 2 box wc e recinzione del lotto con paletti in legno e cordicella”, ha impugnato l’ordinanza contingibile ed urgente indicata in epigrafe, con cui il Sindaco del Comune tirrenico le ha imposto l’immediato smontaggio di tutte le strutture del lido “al fine di poter tempestivamente eliminare situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità, nonché le gravi carenze igienico-sanitarie riscontrate”.
In particolare, nell’atto impugnato si sostiene che, come in tesi accertato nel corso di un sopralluogo congiunto svolto da personale della locale P.M., della competente A.S.P. e dell’Ufficio Locale Marittimo di Mondello in data 15 maggio 2015, la struttura verserebbe “in pessime condizioni igienico-strutturali tali da costituire pericolo per la pubblica incolumità”; inoltre, una successiva relazione del Comandante della locale P.M. in data 8 giugno 2015 avrebbe attestato che la ricorrente non avrebbe eseguito le attività di ripristino – consistenti nello smontaggio totale della struttura, nel ripristino della sottostante scogliera con sabbiatura e nel montaggio di tubi nuovi zincati – frattanto imposte dall’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente, ai sensi dell’art. 3-ter, d.lgs. 152/2006, con nota prot. n. 24343 del 22 maggio 2015 e ribadite dallo stesso Sindaco con nota prot. n. 6821 del successivo 29 maggio.
La ricorrente - premesso che il Comune avrebbe avanzato al competente Assessorato, nel mese di marzo 2015, domanda di rilascio di concessione demaniale marittima relativa proprio all’area ove insiste il lido de quo, in tal modo dimostrando di essere un “potenziale concorrente” - censura in rito la mancanza della comunicazione di avvio del procedimento, nel merito l’assenza dei presupposti per l’emanazione della gravata ordinanza, giacché il Sindaco non avrebbe concretamente e precisamente indicato né le lamentate carenze igienico-sanitarie né, tanto meno, la natura dell’allegato pericolo per l’incolumità pubblica.
Al contrario, si sostiene in ricorso, i lavori ordinati dall’Assessorato con la nota prot. n. 24343 del 22 maggio 2015 sarebbero stati intrapresi in data 28 maggio 2015 (come da contestuale comunicazione inoltrata all’Assessorato), ossia con assoluta tempestività, posto che il lido sarebbe stato sottoposto a sequestro dal 2010 sino al novembre 2014, periodo nel quale, evidentemente, non sarebbe stato possibile svolgere alcun intervento manutentivo.
Inoltre, si prosegue, l’atto impugnato cozzerebbe con i principi di “libera concorrenza, libertà di esercizio, migliore fruizione del territorio demaniale, garanzia dello sviluppo e della valorizzazione delle attività imprenditoriali, tutela degli investimenti” proclamati dalla Direttiva UE 2006/123 (meglio nota come “Direttiva Bolkenstein”).
Il Comune resistente si è costituito anche con memoria e documenti, osservando: che l’attenzione alla vicenda sarebbe scaturita dalla segnalazione scritta, in data 1 aprile 2015, da parte di un locale comitato; che la situazione di degrado del lido sarebbe stata confermata dall’A.S.P. con nota prot. n. 1962 del successivo 16 aprile, nella quale, a seguito delle risultanze di un sopralluogo svolto in data 7 aprile congiuntamente con personale dell’Ufficio Locale Marittimo di Mondello e della P.M. del Comune di Isola delle Femmine, si invitava espressamente il Sindaco ad emettere ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi; che il Sindaco avrebbe allora chiesto un sopralluogo urgente, poi svolto in data 15 maggio da personale di P.M., dell’Ufficio Locale Marittimo di Mondello e dell’A.S.P., che avrebbe accertato che “la struttura, seppure debitamente delimitata con nastro bicolore, versa in pessime condizioni igienico-strutturali tali da costituire possibile pericolo per la pubblica incolumità”; che ancora, in data 5 giugno, il Comandante della locale P.M. avrebbe attestato che “ad oggi la ditta Acquavento non ha eseguito le operazioni di ripristino così come imposte dall’A.R.T.A. e ribadite dalla S.V., consistenti nello smontaggio totale della struttura, nel ripristino roccia con sabbiatura e successivo montaggio di tubi nuovi zincati. Di fatto, la struttura balneare risulta ancora montata in ogni sua parte … Sono stati effettuati dei semplici lavori di manutenzione ordinaria, nel senso che una parte dei tubi in ferro sono stati smontati e contestualmente tinteggiati e rimontati”; che, oltretutto, in data 3 luglio di nuovo il Comandante della locale P.M., in esito ad un ulteriore sopralluogo congiunto con personale dell’Ufficio Locale Marittimo di Mondello e dell’A.S.P., avrebbe accertato che “le condizioni generali igienico-sanitarie non hanno subito alcuna variazione migliorativa rispetto ai precedenti sopralluoghi. Inoltre, si fa presente che la struttura in ferro di cui è parte integrante il lido è formata da tubi del tipo “innocenti” con evidenti tracce di ruggine che si va distaccando unitamente alla vernice di colore bianco. Alla base della struttura sita sulla scogliera vengono riscontrate tracce di ruggine e vernice … Inoltre la pavimentazione effettuata in tavolato in alcuni punti si presenta usurata e sicuramente di vecchia fattura a discapito della sicurezza e della stabilità della struttura”.
In data 9 luglio 2015 la ricorrente ha depositato la “relazione tecnica di fine lavori” ed il “certificato di collaudo statico” a firma del proprio tecnico di fiducia, ad assunta dimostrazione dell’ottemperanza alle prescrizioni assessoriali.
Alla Camera di consiglio del 10 luglio 2015 l’istanza cautelare è stata accolta con ordinanza non impugnata recante la seguente motivazione: “Ritenuto opportuno, anche in considerazione del pregiudizio prospetticamente gravante sull’impresa ricorrente dall’esecuzione dell’ordinanza in questa sede gravata, disporre che il Comune provveda senza indugio ad un riesame complessivo della vicenda, verificando, in particolare, se ed in quale misura, allo stato, pur dopo gli interventi effettuati dalla ricorrente come documentati in atti, sussistono ancora i rischi per l’incolumità, l’igiene e la sicurezza pubblica e la salubrità ambientale posti a fondamento dell’atto medesimo;
Ritenuto opportuno sospendere l’efficacia dell’atto impugnato nelle more dell’effettuazione del citato riesame;
Ritenuto congruo fissare per la trattazione nel merito del ricorso la prima udienza pubblica del mese di maggio 2016 e compensare le spese di lite della fase”.
Il Comune non ha provveduto al disposto riesame, ma ha depositato, in data 30 marzo 2016, varia documentazione, fra cui copia del verbale di sopralluogo svolto in data 1 marzo 2016 da personale di P.M. e della Capitaneria di Porto di Palermo su delega dell’Autorità Giudiziaria, in cui – in un concreto “riesame” della situazione dei luoghi e delle strutture - è precisato che “sostanzialmente la parte non ha provveduto a quanto dettato nella Ordinanza Sindacale”, giacché “la struttura in metallo risultava in avanzato stato di ossidazione con scolature di ossido di ferro direttamente sulla sottostante scogliera, la stessa non risultava essere stata zincata né tanto meno trattata con prodotti antiruggine”, ma solo “dipinta mediante vernice di colore bianco … Non risulta essere stata effettuata, mediante sabbiatura, alcuna pulizia della sottostante scogliera, né tantomeno essere stata effettuata alcuna manutenzione alla sovrastante struttura in legno, che appare in condizioni di sostanziale ammaloramento”.
Inoltre, risulta versata in atti pure la copia di una lettera indirizzata dal marito della ricorrente, quale suo procuratore generale dal 21 luglio 2015, al Comune di Isola delle Femmine in data 1 marzo 2016, in cui si comunica “che i lavori di manutenzione della struttura, anche a causa delle avverse condizioni atmosferiche, si protrarranno presumibilmente per ulteriori 20 giorni, e quindi sino al 20.03.2016”.
In vista dell’udienza di trattazione, quindi, ambedue le parti hanno svolto difese scritte: la ricorrente, in particolare, ha sostenuto la “nullità assoluta” del verbale di sopralluogo dell’1 marzo 2016, in quanto “atto irripetibile effettuato senza alcun preventivo avviso all’indagato” e, come tale, in tesi non spendibile neppure nel presente giudizio amministrativo; la ricorrente, inoltre, ha depositato, in uno con la memoria di replica ex art. 73 c.p.a., documentazione (una perizia giurata circa l’attuale stato della struttura) che non può essere presa in considerazione giacché, con ogni evidenza, fuori termine.
Il ricorso è stato discusso all’udienza pubblica del 12 maggio 2016 e, quindi, trattenuto in decisione su conforme richiesta dei difensori delle parti, presenti come da verbale.
DIRITTO
Il ricorso non merita accoglimento.
Non ha, anzitutto, pregio l’osservazione di parte ricorrente circa una presunta natura di “potenziale concorrente” da parte del Comune, che determinerebbe una “torsione funzionale” dell’ordinanza, impropriamente ed illegittimamente utilizzata quale mezzo per eliminare la ricorrente.
A quanto consta in atti, di contro, la domanda di rilascio di concessione, avanzata dall’Ente locale in data 13 marzo 2015, era stata, con ogni ragionevolezza, formulata per il caso di decadenza della ricorrente: l’Assessorato Regionale per il Territorio e l’Ambiente (di seguito A.R.T.A.), infatti, aveva, in data 26 novembre 2014, comunicato alla sig.ra Mancuso l’avvio del procedimento di decadenza ex art. 47 c. nav..
Tale procedimento, peraltro, non è poi esitato in alcun formale provvedimento; anzi, l’A.R.T.A., con nota prot. n. 20679 del 5 maggio 2015, ha da ultimo significato alla ricorrente la propria volontà di “dare continuità al rapporto concessorio”.
Inoltre, l’atto gravato tende a proteggere interessi – quali la pubblica e privata incolumità, l’igiene pubblica e la salubrità ambientale – propri dell’intera comunità locale, non già dell’Ente quale persona giuridica e, comunque, presuppone giuridicamente il riconoscimento, da parte del Comune, della qualità di attuale concessionario della ricorrente; per di più, in nessun modo il Sindaco lascia intendere che, in caso di ottemperanza della sig.ra Mancuso alle prescrizioni rese nell’ordinanza, si attiverà presso le competenti Autorità per farla decadere dalla concessione.
Non può non rilevarsi, infine, che il procedimento esitato nella gravata ordinanza non è iniziato ex officio, bensì a seguito di documentata segnalazione di un comitato di cittadini e che le condizioni del lido gestito dalla ricorrente erano già state formalmente segnalate all’A.R.T.A. ed al Comune dall’Ufficio Locale Marittimo di Mondello sin dal febbraio 2014, che le definiva espressamente come “pessime”.
Nel merito, si osserva che l’atto gravato è stato emanato in considerazione degli esiti di un sopralluogo svolto in data 15 maggio 2015 da personale della P.M., dell’Ufficio Locale Marittimo di Mondello e dell’A.S.P., nel corso del quale sono state (ancora una volta) riscontrate le “pessime condizioni igienico-strutturali” dell’impianto di balneazione.
Com’è noto, gli atti redatti da pubblici ufficiali nell’esercizio delle funzioni sono dotati di pubblica fede circa le circostanze di fatto rilevate nel corso delle attività d’ufficio: in assenza di querela di falso, nella specie non formulata da parte della ricorrente, deve dunque ritenersi che le osservate deficienze strutturali del lido fossero effettivamente presenti alla data del sopralluogo (15 maggio 2015).
Peraltro, il Comandante della P.M., in data 5 giugno, ha comunicato al Sindaco che, “dalle relazioni di sopralluogo redatte dal personale in servizio a far data dal 28 maggio”, era emerso che la situazione dei luoghi era rimasta sostanzialmente analoga, essendo state svolte solo semplici operazioni di “manutenzione ordinaria” che avevano lasciato “l’intera piattaforma esattamente nelle condizioni in cui si trova da svariati anni”; in particolare, non risultavano poste in essere le attività frattanto dettagliatamente indicate ed imposte dall’A.R.T.A. proprio in applicazione delle norme poste a protezione del bene “ambiente”.
Pertanto, anche alla data dell’emanazione dell’ordinanza, momento cui deve riferirsi lo scrutinio di legittimità demandato al Giudice dell’esercizio del potere amministrativo, devono ritenersi sussistenti le condizioni fattuali menzionate nel provvedimento sindacale.
Non hanno rilievo, in senso contrario, le dichiarazioni del professionista di fiducia della ricorrente: gli atti di un privato, oltretutto legato all’interessato da un contratto d’opera e, quindi, teso al perseguimento di un interesse di parte, non possono, infatti, prevalere sulle risultanze degli accertamenti svolti dalle competenti pubbliche Autorità nell’esercizio imparziale delle attribuzioni loro demandate ex lege.
Né, per altro verso, ha fondamento la censura di carenza dei presupposti legittimanti il ricorso a provvedimento extra ordinemper la ritenuta generica indicazione dei pericoli che si intendeva fronteggiare: la spendita dei poteri conferiti al Sindaco dall’art. 54 T.U.E.L. non richiede – come sostiene la ricorrente – l’indicazione delle specifiche “circostanze integranti l’emergenza sanitaria ovvero le ragioni di igiene pubblica locale”, bensì, più semplicemente, la puntuale, analitica e documentata descrizione (nello stesso provvedimento o, come nel caso de quo, negli atti richiamati ob relationem) della situazione di fatto e la motivata assunzione - all’esito di un iter argomentativo privo di salti logici, illazioni o travisamenti - della potenziale, pur se ontologicamente indistinta, pericolosità della medesima.
Nella specie, il complessivo degrado della struttura ben giustifica il timore di una prospettica “compromissione di valori e beni fondamentali quali quello dell’igiene pubblica e della salubrità ambientale”, tanto più alla luce da un lato del carattere “fondamentale” del bene salute, quale precipuo “interesse della collettività” (art. 32 Cost.), dall’altro dei “principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione in via prioritaria alla fonte” (cfr. art. 3-ter d.lgs. 152/2006) sottesi alla disciplina apprestata dall’ordinamento a tutela del bene ambientale.
Parimenti, la precaria situazione strutturale del lido rende concreto, oggettivo ed attuale il “pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza”, anche in considerazione della massiva frequentazione del litorale nel corso della stagione estiva.
Tali argomentazioni valgono, peraltro, a lumeggiare l’infondatezza del richiamo, ad opera della ricorrente, delle norme europee in punto di valorizzazione della posizione del concessionario demaniale marittimo: tale valorizzazione, infatti, èevidentemente subordinata al rispetto, da parte del concessionario, della normativa dettata dall’ordinamento a presidio di interessi (salute, pubblica incolumità, salubrità ambientale) conformanti a monte l’esercizio dell’attività economica privata.
Ancora, la circostanza della sottoposizione a sequestro della struttura sino al novembre 2014 e la conseguente impossibilità di attendere ad operazioni manutentive non priva il Sindaco della potestà di intervenire a protezione di fondamentali interessi della collettività locale: l’ordinanza contingibile ed urgente, del resto, ha finalità preventiva e non sanzionatoria e prescinde, pertanto, da un addebito di colpa in capo al soggetto attinto.
Infine, pur a voler prescindere dall’orientamento giurisprudenziale che esclude in radice, per le ordinanze ex art. 54 T.U.E.L. emanate a tutela del bene ambiente, il dovere di confezionare la comunicazione di avvio (cfr. C.d.S., V, 21 giugno 2007, n. 3431), si osserva che il notevole afflusso di bagnanti nella stagione estiva lungo il litorale del Comune e la necessità di prevenire l’inquinamento della scogliera sottostante alla struttura rappresentano un’oggettiva e qualificata ragione di particolare urgenza che giustifica, nella specie, l’omissione della comunicazione in parola.
Peraltro, osserva il Collegio, la legittimità della gravata ordinanza è viepiù confermata dai successivi sviluppi della vicenda: consta, infatti, che ancora nel marzo 2016 la struttura non fosse stata fatta oggetto dei necessari interventi.
Sul punto, il Collegio rileva incidentalmente che categorie ed istituti processualpenalistici non sono espiantabili sic et simpliciternel processo amministrativo, retto da regole proprie di carattere così speciale da aver fatto stimare opportuna la redazione di un apposito codice di rito: il verbale di sopralluogo del 1 marzo 2016 (da cui si evince la perdurante precaria situazione ambientale dei luoghi), quindi, è acquisibile agli atti del presente giudizio e può essere valutato ai fini della decisione.
Possono comunque compensarsi le spese di lite, in considerazione sia dell’esito della fase cautelare, sia della mancata ottemperanza, da parte del Comune, all’ordine istruttorio disposto da questo Tribunale.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente
Roberto Valenti, Consigliere
Luca Lamberti, Referendario, Estensore
 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 30/06/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


Wednesday, June 29, 2016

Monday, June 27, 2016

Siracusa, Zappulla e Princiotta: "Tangenti, corruzione, affari poco puliti al Comune... tutti a casa"




Siracusa, Zappulla e Princiotta: "Tangenti, corruzione, affari poco puliti al Comune... tutti a casa"


Tangenti, corruzione, affari poco puliti e una gestione della cosa pubblica torbida. Da questi presupposti il consigliere comunale Simona Princiotta e il deputato Pippo Zappulla hanno chiesto l'azzeramento della Giunta, di tutte le cariche dei presidenti di commissioni, le dimissioni del capogruppo del Pd Francesco Pappalardo e, in ultimo, le dimissioni del sindaco. Ma solo dopo che i rinvii a giudizio arriveranno a destinazione.
Ecco di seguito la sintesi delle dichiarazioni rese dal parlamentare e dal consigliere nel corso delle conferenza stampa odierna, che può essere vista sulla pagina Facebook di SiracusaNews.
"Proprio in premessa intendiamo sottolineare che non siamo delle belve affamate di sangue giustizialista né siamo alla ricerca di sentenze da tribunali del popolo. Manteniamo il massimo del rispetto non solo per il diritto di ognuno a difendersi e tutelare la propria posizione ma anche dell’amarezza che si prova nel ricevere avvisi e rinvii. Nel farlo riteniamo, però, di dovere sottolineare che un conto è il sostegno amichevole altro è non prendere atto che siamo in presenza di comunicazioni di conclusioni delle indagini in cui si ravvisano chiare e precise ipotesi di reato che preannunziano possibili e probabili rinvio a giudizio e aperture di veri e propri processi. Altro è non rendersi conto che quello che ormai è clamorosamente evidente a tutta la città che siamo in presenza di una grande questione morale e politica.
In ogni caso, i provvedimenti che la Procura della Repubblica di Siracusa sta assumendo fanno giustizia di tutta la letteratura patetica e vittimista, falsamente garantista di questi ultimi due anni. Le interrogazioni consiliari di Simona Princiotta, gli interventi in aula e in commissione, le nostre conferenze stampa con richieste urgenti di risposte e interventi non erano né inventate né strumentali, né volevano rappresentare la via giudiziaria alla battaglia politica. Quell’asticella della legalità evidentemente era aveva ceduto troppe volte lasciando ampi margini di equivoco e di limacciosità.
Certo i rinvii a giudizio non sono condanne e in uno stato di diritto sono le sentenze ad accertare innocenza o colpevolezza. E non possiamo che rispettare procedure, tempi e diritti di ognuno. Ma alla politica occorre riconoscere il compito di fare valutazioni, riflessioni e assumere comportamenti e decisioni di competenza. Se, come ormai chiaro, almeno tre fascicoli di indagini si concludono con diverse richieste di rinvio a giudizio, se cioè si intercettano ipotesi concrete di reato direttamente riconducibili all’attività amministrativa, alla gestioni di servizi e di appalti pubblici, è venuto il tempo delle decisioni della politica.
Consideriamo la proposta avanzata di azzerare la giunta comunale importante, ma solo un primo atto politico. Pensiamo, altresì, fondamentale affermare che ogni iscritto e dirigente del Pd che riceverà rinvii a giudizio nell’ambito dell’attività amministrativa si debba dimetta dal ruolo ricoperto e, cautelativamente, sospedersi dal partito; si azzerino, inoltre, tutte le presidenze delle commissioni consiliari, il capogruppo Pappalardo lasci il ruolo. Ma, soprattutto, qualsiasi cosa potrà apparire puro tecnicismo, se non si darà il senso e il valore più autentico ad un partito che non ha paura di fare i conti con se stesso, anche con i suoi limiti ed errori, che sul terreno della trasparenza e coerenza non ha cedimenti né accomodamenti.
Il Pd si rimetta, dunque, alla testa di una nuova stagione di legalità per la crescita e lo sviluppo della città di Siracusa. Per farlo seriamente bisogna smetterla con i pannicelli caldi, con le mediazioni inutili e pericolose. E lo vogliamo dire con la franchezza e la durezza che occorre: la mediazione e il compromesso sono arti nobili nella politica, ma sulla legalità non si media.
In presenza di rinvii a giudizio il Comune si deve costituire parte civile; se il sindaco si rifiuta, come pare avere dichiarato, di azzerare la Giunta è del tutto evidente che si mette di fatto fuori dal partito e il Pd, tutto il Pd, ne deve trarre le dovute conseguenze. Si apra, inoltre, nel pd, ma allargando a tutte le forze politiche e sociali che si richiamano al centro sinistra e alla società civile,una verifica programmatica sull’amministrazione comunale di Siracusa: si riprendano i valori e i principi fondamentali del programma politico-elettorale del centrosinistra. E la si smetta con il patetico vittimismo: nessuno sostiene che la giunta comunale e l’intero consiglio è un covo di delinquenti e di corrotti. Anche perché quando si dice che 'tutto è mafia nulla è mafia'. Nessun processo di piazza ma per carità si evitino paradossali processi di beatificazione.
Le responsabilità penali sono sempre personali e ognuno risponde degli eventuali reati commessi; ma se sono diversi i soggetti e le ipotesi di reato, sarebbe forse il caso di sospettare che un intero sistema non ha funzionato, sarebbe forse il caso di sospettare che si è operato con troppa spregiudicatezza e superficialità, e per dirla con brutalità, forse si potrebbe configurare un sistema sbagliato che alimenta e consente comportamenti anomali e talvolta pure illegali. Queste riflessioni avevamo stimolato in decine di conferenze stampa al sindaco Garozzo. Abbiamo ricevuto, al contrario, risposte sempre nervose, stizzite, talvolta condite con offese e insulti.
Invece della disponibilità a parlarne, invece di risposte di merito sulle questioni poste, abbiamo letto di dichiarazioni di solidarietà all’ex presidente del consiglio comunale, indagato per reati pesanti, abbiamo assistito all’espulsione della consigliera Princiotta dal gruppo consiliare del pd, all'isolamento politico e personale della stessa, agli attacchi continui al deputato Zappulla, reo di interessarsi troppo delle vicende comunali e di ostinarsi a condividere iniziative e conferenze con Simona Princiotta.
Abbiamo incassato il no alla commissione consiliare di inchiesta sulla gestione degli asili nido, la richiesta di espulsione dal pd della consigliera Princiotta, denunzie per calunnie, etc. In una dichiarazione Garozzo auspicava che prima o dopo gli si dovevano delle scuse: bene oggi lui le deve a noi, ai tanti iscritti e militanti del Pd, all’intero partito, alla città. E un’altra leggenda metropolitana va snidata e svelata: non è chi denunzia, chi fa notare le criticità, chi evidenzia rischi, chi propone correttivi a ledere l’immagine dell’amministrazione e del Pd in città. Sono i comportamenti anomali e scorretti, sono le delibere sbagliate, gli appalti non trasparenti, sono gli attachi piu’ o meno velati alla magistratura.
Oggi sono gli iscritti al Pd, la stragrande maggioranza dei militanti e iscritti al Pd di Siracusa e non solo che chiedono conto e ragione a chi sta contribuendo a questo danno. Infine chiariamo il rapporto tra politica e magistratura. Più persone (rammento l’assemblea cittadina del 4 giugno al Mater Dei) ci hanno accusato di parlare troppo con i magistrati e con il Procuratore della Repubblica come se questo fosse un reato. In verità pensiamo siano altri i reati di cui provare imbarazzo, vergogna e dare conto e ragione alla giustizia e ai cittadini. Quello di rubare, di coltivare interessi personali in ruoli pubblici, di alterare le gare, etc. Fermo restando che sarebbe il caso di preoccuparsi di chi mantiene rapporti troppo stretti con affaristi, corrotti e corruttori, non ci vogliamo sottrarre al merito del rilievo.
Consideriamo sbagliato ipotizzare la via giudiziaria nella battaglia politica e non crediamo che chi svolge attività politica ad ogni livello debba considerare la denunzia legale la normalità (peraltro il nostro giudizio rimane negativo su grande parte dell’operato della giunta comunale a prescindere dalle vicende giudiziarie). Le denunzie presentate sono, infatti, il frutto di situazioni limite, di mancate risposte alle sollecitazioni politiche, a interrogazioni in commissione e in aula, insomma un ultima ratio rispetto e vicende considerate non chiare e trasparenti che non trovavano soluzioni politiche. Consideriamo però delirante solo immaginare che la Magistratura si possa prestare alle diatribe interne alla politica e ai partiti.
Chiediamo rispetto serio e rigoroso dei ruoli e per quanto ci riguarda pieno, convinto e serio sostegno all’azione della Magistratura e un particolare apprezzamento va al procuratore della Repubblica, Giordano, per il coraggio e la serietà che sta dimostrando in queste così come in tante altre vicende importanti e delicate per la giustizia siracusana. Immaginare e teorizzare, come ci pare di avere letto e sentito, di chissà quali complotti, di atteggiamenti persecutori della Magistratura è non solo sbagliato e di cattivo gusto ma rappresenta la precisa volontà di chi vuole continuare a non misurarsi nel merito delle vicende e dei contenziosi riportando tutti alla mente i periodi e le argomentazioni berlusconiani.
Ognuno è libero di scegliere la tecnica di difesa che ritiene, ma quella di attaccare la Magistratura ci appare la peggiore, quella che allontana ancora di più gli interessati dalla gente e dai cittadini. Quando sentiamo e leggiamo di più di 12 fascicoli di indagini non emettiamo sentenze e non assumiamo certo atteggiamenti giustizialisti ma è inaccettabile gridare allo scandalo evocando chissà quali poteri forti e manovre occulte.
No, care amiche e amici, anche del nostro partito: noi vogliamo esercitare e contribuire a riaffermare il primato della politica, non ci ergiamo a tutori e paladini della legalità né impartiamo lezioni di moralità, ma nessuno si può permettere di dirci se possiamo o meno rivolgerci alla Magistratura e alla Procura della Repubblica quando riteniamo giusto e doveroso farlo. Questo vale per tutti e per Simona Princiotta che non ha fatto altro che difendersi dalle intimidazioni, che ha fatto il suo dovere di pubblico ufficiale e di cittadina onesta, cioè segnalare alla magistratura eventuali ipotesi di reato; ci viene semmai da chiedere conto a chi eventualmente si è colpevolmente sottratto ad un diritto ma anche ad un preciso dovere.
E a scanso d’ogni dubbio ed equivoco: abbiamo aderito (e con noi la stragrande maggioranza degli iscritti) al Partito democratico della lotta al malaffare, alla corruzione, alla criminalità organizzata, al Partito democratico della legalità e non a quello dell’omertà e dell’accomodamento. Ci è parso, infine, di avere letto e ascoltato di dichiarazioni del sindaco che sinceramente ci hanno lasciato sgomenti, sconcertati e fortemente contrariati.
Nessuna autocritica, neanche il barlume di una riflessione sulle ragioni di così tanti provvedimenti e indagini; un attacco palese alla magistratura che non è riuscito a nascondere dietro generici attestati di rispetto; pare che addirittura ci sia certa stampa che si sia accanita contro di lui e la sua giunta. Sinceramente dichiarazioni inaccettabili e imbarazzanti. Anche ai rappresentanti dell’informazione va la nostra incondizionata stima e solidarietà e lo facciamo anche quando non parlano bene di noi. Ci siamo consolati, confessiamo, solo quando pare abbia dichiarato polemicamente che quella che dirige non è una amministrazione di sinistra. Qualcuno lo informi che è stato eletto da un programma e un’alleanza di centrosinistra, che si trova in un partito progressista con una delle componenti culturali e politiche fondanti e fondamentali proprio della sinistra democratica. Quale giunta pensa di dirigere Garozzo or dunque? Si sente a capo di una giunta civica e del Partito della Nazione?
Anche in questo caso a chi gli sta vicino chiediamo di informarlo urgentemente che non è né l’uno né l’altro e che il partito della nazione è già fallito. Pare che abbia pure interpretato le posizioni di Sinistra Riformista come una implicita richiesta di ottenere un assessorato in giunta. Abbiamo avuto modo di dire più volte che non è aggiungendo un posto a tavola che si risolvono evitano politici, programmatici, giudiziari e morali. Che non confonda eventuali aspettative personali sempre possibili con le scelte serie e rigorose di una intera componente.
Area che oggi si pone non certo l’interesse di parte ma dell’intero partito e del centrosinistra siracusano. Perché il modo migliore per favorire i populismi, la demagogia e consegnare ad altri il governo della città è proprio quello di gestire così il comune e di rispondere in tal modo ai provvedimenti della Magistratura. Per tutto questo e per quanto ci riguarda la battaglia dunque continua".

APPALTI,COMMISSIONE ANTIMAFIA, BONAFEDE,BOTTARO ATTANASIO,COMUNE, CORRIZIONE,DI PAOLA, DOSSIER,FRANZO' ALFREDO, GAROZZO, MAFIA, PD,PICCIONE ROSARIO, PRINCIOTTA, RENZI, SIRACUSA,SULLO ANTONIO, TANGENTI, TAURO,ZAPPULLA,

Audizione DIRIGENTE REGIONE SICILIA DR GAETANO GULLO COMMISSIONE Parlamentare DI inchiesta SULLE ATTIVITÀ ILLECITE Connesse AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI

Audizione DIRIGENTE REGIONE SICILIA DR GAETANO GULLO COMMISSIONE Parlamentare DI inchiesta SULLE ATTIVITÀ ILLECITE Connesse AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI

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191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 20 27 02 2015 PROROGA AGESP CASTELLAMARE ISOLA ECOLOGICA LIQUIGAS RICOVERO MEZZI FOGLIO 5 PARTIC 90 SUB 48 FOGLIO 2 PART 1050

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 20 27 02 2015 PROROGA AGESP CASTELLAMARE ISOLA ECOLOGICA LIQUIGAS RICOVER...

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 10 16 01 2015 PROROGA AGESP CASTELLAMARE ISOLA ECOLOGICA LIQUIGAS RICOVERO MEZZI FOGLIO 5 PARTIC 90 SUB 48 FOGLIO 2 PART 1050

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 10 16 01 2015 PROROGA AGESP CASTELLAMARE ISOLA ECOLOGICA LIQUIGAS RICOVER...

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 68 03 12 2014 AGESP CASTELLAMARE ISOLA PULITA

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191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 58 28 10 2014 AMMIRAGLIA RECUPERI PALERMO DISCARICA TRAPANI SERVIZI

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 58 28 10 2014 AMMIRAGLIA RECUPERI PALERMO DISCARICA TRAPANI SERVIZI

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 41 10 07 2014 AMMIRAGLIA RECUPERI PALERMO DISCARICA TRAPANI SERVIZI

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 41 10 07 2014 AMMIRAGLIA RECUPERI PALERMO DISCARICA TRAPANI SERVIZI

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 46 27 08 2014 AMMIRAGLIA RECUPERI PALERMO DISCARICA TRAPANI SERVIZI

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RIFIUTI AFFIDAMENTO DETERMINA 118 03 08 2015 DITTA ECOGESTIONI SRL BAGHERIA MINAFRA SERVIZIO RACCOLTA DIFFERENZIATA ISOLA DELLE FEMMINE 6 MESI 73MILA 350 EURO

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RAPPA GIUSEPPE BAR LO BIANCO GRAN BAR BRUNO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE,TRIBUTI ABUSIVISMO EDILIZIO

RAPPA GIUSEPPE BAR LO BIANCO GRAN BAR BRUNO

ART. 191 DOSSIER 2015 2014 2012 2011 2010 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZE CONTIGIBILI E URGENTI POTERI SOSTITUTIVI AGESP SER ECO TRADE ECO BELLOLAMPO ISOLA ECOLOGICA TRAPANI SERVIZI SICULIANA AMMIRAGLIA

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ART. 191 DIOSSIER 2015 2014 2012 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZE CONTIGIBILI E URGENTI POTERI SOSTITUTIVI AGESP SER ECO BELLOLAMPO ISOLA ECOLOGICA TRAPANI SERVIZI SICULIANA AMMIRAGLIA,GARE AFFIDAMENTI ORDINANZE ART 191 DOSSIER ISOLA DELLE FEMMINE DAL 2010 AL 2016  PORTOBELO COMMISSIONE BOLOGNA AGESP ATOA PA 1 TRADE ECO SERVICE ECO BURGUS AGESP AMMIRAGLIA SER ECO ISOLA ECOLOGICA 
ART. 191 DIOSSIER 2015 2014 2012 2011 2010 ISOLA DELLE FEMMINE  ORDINANZE CONTIGIBILI E URGENTI POTERI SOSTITUTIVI AGESP SER ECO TRADE ECO BELLOLAMPO ISOLA ECOLOGICA TRAPANI SERVIZI SICULIANA AMMIRAGLIA,
ART. 191 DIOSSIER 2015 2014 2012 ISOLA DELLE FEMMINE  ORDINANZE CONTIGIBILI E URGENTI POTERI SOSTITUTIVI AGESP SER ECO BELLOLAMPO ISOLA ECOLOGICA TRAPANI SERVIZI SICULIANA AMMIRAGLIA,OPERAZIONE GENIO CIVILE TRAPANI CACCETTA E PIZZO IN MANETTE INTERCETTATO AL TELEFONO IN CANDIDATO SINDACO STEFANO BOLOGNA GIUGNO 2009  ACQUE CALIDADE DEL GOLFO SRL TOIA SOLEMAR 1400 POSTI LETTO, INCENDIO SICAR, ZUCCARELLO, ISPEZIONE TURANO,ALLOGGI FANTASMI,USTICANO,BOLOGNA,LICATA,LUPO,SCAFIDI,CASSA DEPOSITI E PRESTITI,CUTINO,DEBITI FUORI BILANCIO,SANZIONI,MULTE,SCIOGLIMENTO C.C. ISOLA ORDINANZA LUCIDO SALVATORE CONSIGLIERE DI MAGGIORANZA MARITO BRUNO MARIA V.C. VIGILI URBANI ISOLA  N.64, LUCIDO SALVATORE BOLOGNA,CROCE,VIGILI URBANI,GUARDIA COSTIERA MOGAVERO,BRICOMAN,SICAR LIQUIGAS SOLEMAR TOIA 1974 1. LA FATA, PIETRO -UCCISIONE - 1974 2. ISOLA DELLE FEMMINE - FATTI DI CRONACA - 1974. 1 FOTOGRAFIA DI RITRATTO DEL LA FATA, 1 FOTOGRAFIA RIGUARDANTE IL LUOGO DOVE È UBICATO IL SUPERMERCATO. LA FATA PIETRO. PROPRIETARIO DEL SUPERMERCATO DI ISOLA DELLE FEMMINE UCCISO SABATO SERA DA TRE RAPINATORI. 11- 2-1974. PARTICELLA 48 FOGLIO 2 MONTICCIOLO SICAR BRICOMAN DISCARICA SOLEMAR TOIA LA FATA PARTICELLA 48 FOGLIO 2 BRUNO GIUSEPPE PADRE BRUNO GIOVANNI FIGLIO BRUNO PIETRO 1946 FIGLIO BRUNO ANTONINO 1 12 1945 LO BIANCO 19 FEBBRAIO 1950 LA SORELLA GRAZIELLA  MOGLIE DI BRUNO FRANCESCO 1943 8 GIUGNO BRUNO GIUSEPPE IMPIEGATO 1949 25 GIUGNO MARITO DI BRUNO GIOVANNA  1951 13 LUGLIO FIGLIA DI BRUNO GIUSEPPE (IL VECCHIO) 1930 19 MARZO  BADALAMENTI SALVATORE 14 MARZO 1967 GRILLI ELSA  BOLOGNA 28 FEBBRAIO 1960 NUOVA ISOLA ISOLA PER TUTTI 1983  RAPPA ROCCO 1 GENNAIO 1961 COGNATO DI PIETRO BRUNO 1946 BRUNO FRANCESCO 8 GIUGNO 1943 FRATELLO DI PIETRO BRUNO COGNATO DI LO BIANCO BRUNO GIOVANNA 1951  13 LUGLIO BRUNO GIUSEPPE 14 NOVEMBRE 1910 BRUNO ANTONINO 1919 13 GIUGNO ALIMENA PROVVIDENZA 5 SETTEMBRE 1929 LETTERA ANONINA 11 APRILE 1984 PROTOCOLLO CARABINIERI 1149 LA MAFIA A ISOLA POMIERO 31 LUGLIO 1937 VOTI  81  IMPASTATO 21 MARZO 1951 VOTI 61  BRUNO FRANCESCO 1951 BOLOGNA 28 FEBBRAIO 1960 VOTI  120 BRUNO ANTONINO 163 NUOVA ISOLA 1270 TORRE 1070 TORRE RUBINO 89 ENEA IL FILO ROSSO MANNINO BOLOGNA FOTOVOLTAICO MANSIONI SUPERIORI OMER OLYMPUS VERANDE TERRAZZE BALCONI CODICE CIVILE 1125 CODICE CIVILE 1126 PALCO MANIFESTAZIONI ESTIVE ISOLA DELLE FEMMINE ARENA JOE DI MAGGIO ATO PA 1 CATANZARO COSTRUZIONI BOLOGNA CROCE SCAFIDI PARCHEGGI STRISCE BLU ENEA 1082 2007 1996 NUOVA ISOLA ELEZIONI 26 27 GIUGNO 1983 BOLOGNA ISOLA PER TUTTI ELEZIONI 1995 DECRETO INGIUNTIVO CATANZARO COSTRUZIONI DISCARICA TROVATO ARMETTA BURGUS ATO PA 1
ISOLA DELLE FEMMINE DOSSIER ELEZIONI 1983 1995  ISPEZIONE REGIONE ENTI LOCALI A. PROVENZANO 26 OTTOBRE 1997 SINDACO BOLOGNA STEFANO ARCH ALBERT GIOVANNI LICENZE EDILIZIE  ILLEGITTIME
AGUECI, ALFANO, BASILE ROSARIO, BERTOLINO ATONIA, BERTOLINO CARMELA, CAMPOBELLO, CITTA' DEL MARE, GALASSO, GEMMA ANDREA, ITALCEMENTI, PATTI CARMELO, SELINUNTE, SIINO, SOMMA ENRICO, VALTUR, ALFANO ANGELINO CORRIERE DELLA SERA 12 05 08 PIU' ROSSO D'ITALIA DIRETTA DAL PROF ALFREDO GALASSO DIFENSORE DELLA BERTOLINO COGNATA DI SINO CUGINA DI AGUECI SOMMA ENRICO
ELENA BERTOLINO GIOVANNI FIANDANCA AGUECI PRESIDENTE ISTITUTO REGIONALE PER LA VITE E DEL VINO PROFESSOR MESSINA ARENA RICCARDO VINCENZO LEONE AMMINISTRATORE BENI SIINO VINCENZO BONOMO FRANCESCO INGARGIOLA PALAZZOLO ALFANO ANGELINO AGLIASTRO MIRELLA MADONIA SOMMA ENRICO 984 RIVELAZIONI BUSCETTA MANDATI DI CATTURA 1984 FIRMATI DA FALCONE CAPONNETTO GUARNOTTA DI LELLO ARCHIVIO L'ORA

BERTOLINO GIUSEPPE 04 02 1902  FU GASPARE 323 194 FALCONE BORSELLINO GUARNOTTA CAPONNETTO DI LELLO MANDATI DI CATTURA TRIBUNALE DI PALERMO BRUNO FRANCESCO DI ANTONINO 27 05 51 LATITANTE FICARRA GIUSEPPE FU NICOLO' 24 07 21 VIA MATTEOTTI 8 ISOLA DELLE FEMMINE LO IACONO PIETRO 19 08 27 LOTTIZZAZIONE LO BIANCO DELIBERAZIONE CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE N 3 28 GENNAIO 2003 ARCH GIAMBRUNO UTC PIANO DI LOTTIZZAZIONE REDATTO DALL'ING PIETRO RISO E DAL GEOM LUCIDO ANTONINO SINDACO STEFANO BOLOGNA http://isoladellefemminepulita.blogspot.it/2011/10/isola-delle-femmine-lottizzazione-lo.html



1984 1. Mafiosi - MANDATI DI CATTURA  - 1984 FIRMATI DA FALCONE CAPONNETTO GUARNOTTA DI  LELLO 

BLITZ DI S. MICHELE. Foto. Emessi 366 ordini di cattura per le rivelazioni rese da Tommaso Buscetta. 29-9-1984. 
FRANCESCO BRUNO di Antonino NATO A ISOLA DELLE FEMMINE 27 05 1951 LATITANTE figlio di Alimena Provvidenza 05 09 1929 e di Antonino Bruno 13 06 1919 


Alimena Provvidenza. 05 09 1929 residente in Isola delle Femmine, via Volta n.6. Bruno Antonino 13 06 1919  marito della Alimena dichiarava che detta auto era stata prelevata il mattino del ottobre dal figlio Bruno Francesco.

6 ritagli di giornale con le immagini di alcuni degli arrestati, 4 fotografie, 3 documenti cartacei (mappa -firmata Donarelli- delle famiglie mafiose di Palermo, in triplice copia). Un ritaglio di giornale adeso alla busta.

BERTOLINO GIUSEPPE 04 02 1902 FU GASPARE 323 194 FALCONE BORSELLINO GUAROTTA CAPONNETTO DI LELLO MANDATI DI CATTURA TRIBUNALE DI PALERMO BRUNO FRANCESCO DI ANTONINO 27 05 51 LATITANTE FICARRA GIUSEPPE fonte archivio L'ORA 






AGUECI,ALIMENA PROVVIDENZA, Bertolino, BERTOLINO ELENA,BOLOGNA, BORSELLINO, Bruno Francesco, BRUNO ANTONINO, Caponnetto, DI LELLO, Enea, Falcone, FICARRA, GUARNOTTA,LEONE,LO IACONO, LUCIDO, RISO, SIINO, SOMMA ENRICO,

191 ISOLA DELLE FEMMINE ORDINANZA 46 27 08 2014 AMMIRAGLIA RECUPERI PALERMO DISCARICA TRAPANI SERVIZI,191,BOLOGNA,AGESP,DOSSIER,RIFIUTI,ISOLA ECOLOGICA,LIQUIGAS

LE COOPERATIVE EDILIZIE A ISOLA DELLE FEMMINE

Palermo società cooperative ammesse e finanziate:


Cooperativa Stam Isola delle Femmine Punteggi 0,357 Numero 
Alloggi 28
Cooperativa Nova Locus Isola delle Femmine Punteggi 0,400 Numero
Alloggi 25
Cooperativa Apollonia Isola delle Femmine Punteggi 0,333 Numero 
Alloggi 30
Cooperativa Casa futura Isola delle Femmine Punteggi 0,300 Numero
Alloggi 30
Cooperativa Domus Aurea Isola delle Femmine Punteggi 0,266 Numero
Alloggi 30
Cooperativa La Tiziana Isola delle Femmine Punteggi 0,200 Numero
Alloggi 40
DE SILVA SOCIETA' COOPERATIVA EDILIZIA 
Amministratore CANGELOSI SALVATORE  
Vice Presidente VALENZA ROSA  
Consiglieri TULIPANO FRANCESCO Conti Giuseppe GAMBINO PIETRO  
Alloggi 53 

http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g05-09/g05-09-d.pdf


Sunday, June 26, 2016

1984 11 APRILE 1149 LETTERA ANONIMA CLAM NUOVA ISOLA TORRE FALCONE CARABINIERI PARTINICO PREFETTO QUESTORE GUARDI DI FINANZA BRUNO PIETRO GIUSEPPE GIOVANNI BBP MORGANTINA-4-5

1984 11 APRILE 1149 LETTERA ANONIMA CLAM  NUOVA ISOLA TORRE FALCONE CARABINIERI PARTINICO PREFETTO QUESTORE GUARDI DI FINANZA  BRUNO PIETRO GIUSEPPE GIOVANNI  BBP MORGANTINA-4-5

1984 11 APRILE 1149 LETTERA ANONIMA CLAM NUOVA ISOLA TORRE FALCONE CARABINIERI PARTINICO PREFETTO QUESTORE... by Pino Ciampolillo on Scribd

1982, 1983, 1984 ARRESTATI DI MAGGIO, 1986, 1992, 1995, 1999, 2000, 2001, BOLOGNA, bruno, DE FRANCISCI, DI MAGGIO FRANCESCO, ELEZIONI AMMINISTRATIVE, Enea, GIUSYLENIA, IL FILO ROSSO, PER ISOLA, PORTOBELLO, RAPPA ROCCO,

Isola Pulita: Sigilli al patrimonio del costruttore Alamia. “Ha fatto carriera grazie a Cosa nostra” Alamia e il giallo dei Maiorana '... fare sparire due persone'


MAIORANA CALLIOPE VARIANTE SEQUESTRO ABITABILITA' di isolapulita


















 Sigilli al patrimonio del costruttore Alamia. “Ha fatto carriera grazie a Cosa nostra”







Sigilli al patrimonio del costruttore Alamia. “Ha fatto carriera grazie a Cosa nostra”






I pentiti lo indicano come socio e prestanome dell'ex sindaco Vito Ciancimino, di cui fu anche assessore al Turismo. E' stato in affari con l’imprenditore Maiorana, scomparso con il figlio nel 2007. Sequestrati 100 immobili e tre imprese che valgono 15 milioni di euro. Altri sei milioni sequestrati dai carabinieri a un fiancheggiatore dei boss
















Sigilli al patrimonio del costruttore Alamia. “Ha fatto carriera grazie a Cosa nostra”



http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/06/23/news/sigilli_al_patrimonio_del_costruttore_alamia_la_finanza_ha_fatto_carriera_grazie_a_cosa_nostra_-142689164/





Alamia e il giallo dei Maiorana  "... fare sparire due persone"



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Il nome dell'imprenditore salta fuori nell'indagine sull'omicidio dei due costruttori scomparsi nel nulla.



PALERMO - La mattina del 3 agosto 2007 si perdono le tracce di Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio.Pochi mesi fa dal buco nero che ha ingoiato i costruttori sono emerse delle tracce. Per la precisione, la suola in gomma di una scarpa e un sacco con delle macchie di colore rosso. Non conosciamo l'esito delle analisi scientifiche dei carabinieri del Ris. Presto, però, potrebbe arrivare la svolta investigativa. Se così fosse saremmo di fronte alla più macabra delle conclusioni: i Maiorana sarebbero stati ammazzati.







La scarpa e il sacco sono stati trovati in un terreno non lontano da Palermo di cui non è trapelata mai la localizzazione. Un particolare, però, è saltato subito all'occhio degli inquirenti coordinati dai pubblici ministeri Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene. La suola e il sacco erano coperti da una grossa quantità di ghiaia, di quella usata per il calcestruzzo. Ghiaia “pulita”, cioè mai utilizzata. Qualcuno, dunque, potrebbe avrebbe potuto utilizzare il materiale nella speranza di consegnare all'oblio i segni di un omicidio.









Come sono arrivati i carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo, che avevano già scavato fra Carini, Villagrazia di Carini e Isola delle Femmine, fino al logo del ritrovamento? Ed è in questo contesto che è saltato fuori il nome di Francesco Paolo Alamia. Il dichiarante Massimo Ciancimino e il pentito Francesco Campanella hanno contribuito a indirizzare le indagini sul mondo degli affari, ma la svolta sarebbe arrivata da altri.




Il figlio dell'ex sindaco di Palermo, morto nel 2002, ha raccontato dei propri legami con Antonio Maiorana nella cooperativa Coreca 2000 e della paura che l'imprenditore gli avrebbe manifestato un mese e mezzo prima della scomparsa: temeva che gli accadesse qualcosa. Alamia e Maiorana si conoscevano dagli Ottanta, quando erano soci nella Progea, proprietaria anche del residence “Baia dei sette emiri” di Cefalù. Ed ancora Alamia era pure presente nella Calliope srl, la società che stava costruendo alcune villette a Isola delle Femmine.

Il cantiere della Calliope è l'ultimo posto in cui furono visti i due costruttori. La loro auto, una Smart, fu poi ritrovata nel parcheggio dell'aeroporto di Palermo, ma dai controlli risultò che i due non avevano preso alcun volo. L'inchiesta è stata chiusa e riaperta. E adesso si indaga per omicidio.

Dieci giorni prima della scomparsa, Alamia e la famiglia Bandiera, proprietaria del terreno, avevano firmato la cessione delle quote della Calliope a Dario Lopez, che ne deteneva già il 50%, e da questi a Karina Andrè, ex compagna di Maiorana padre.

Nel fascicolo dei pm c'è poi l'intreccio di sms e telefonate il giorno della scomparsa: Stefano e Antonio Maiorana, rispettivamente alle 5.51 e alle 5.21, si trovavano in via Primo Carnera a Capaci. Hanno chiamato e ricevuto un sms da Alamia. Alle 6.23 Alamia entrò in contatto con Lopez. La telefonata durò 200 secondi. Non è tutto. L'auto dei Maiorana, una Smart, fu ritrovata nel parcheggio dell'aeroporto tanto da giustificare, almeno a primo acchito, l'ipotesi dell'allontanamento volontario dei due imprenditori. Un personaggio tra quelli vicini ai Maiorana, un'ora e mezzo dopo (alle 7.52), attivò con il suo telefono la stessa cella che copre la bretella autostradale in uscita dall'aerostazione di Punta Raisi. Poco dopo, alle 8.11, venne filmato mentre prendeva un caffè dalle telecamere di un rifornimento di benzina Erg lungo la statale 113 tra Isola e Sferracavallo. E se fosse partito dall'aeroporto dove è stata ritrovata la Smart?

Infine c'è il capitolo intercettazioni. Uno dei primi telefoni a finire sotto controllo è stato quello di Alamia. Che il 4 ottobre 2007 lasciava intendere ad un amico che Antonio Maiorana poteva essere stato vittima del racket, rifiutandosi di pagare il 3% dei lavori ai boss (“E poi presto veniva lui... lo scienziato che era... ci sono andati a parlare di soli... no nascondili nella tasca... a te che ti costa il 3%? Mettiti d'acco... che hanno i coglioni più grossi di lui... basta fare 4 fatture... quattro cose... per raccogliere... avrebbe avuto”).

Alamia non escludeva una lupara bianca: “Una cosa così grave... fare sparire due persone... una che poverino non c'entrava niente... ma perché devo andare a fare queste cose... significa essere belve umane... quindi se il male è proporzionato all'errore che ha fatto, quanto deve essere questo errore?”. Poi aggiungeva che c'erano problemi da risolvere: “C'è merce da pagare... centinaia di milioni di contravvenzioni di cose...”.

Gli investigatori, a quel punto, misero il naso nel mondo dei fornitori. E scoprirono che nel cantiere di Isola avevano lavorato i fratelli Giuseppe e Antonio Di Maggio e Pietro Cinà, considerati vicini ai Lo Piccolo. A ciò si aggiungeva che alcuni sms anonimi, inviati al telefonino di Marco Maiorana, secondogenito di Antonio che decise di togliersi la vita, annunciavano che padre e fratello erano stati ammazzati dal boss di San Lorenzo. Del cantiere di Isola si parlava in una lettera trovata nel covo di Salvatore Lo Piccolo a Giardinello. Pietro Cinà, che si firmava Alfa, scriveva al capomafia per incassare un credito di 74 mila euro per i lavori fatti nel cantiere di Isola. I carabinieri interrogarono i pentiti. Uno di loro, Andrea Bonaccorso, disse: “Con riferimento alla scomparsa dei Maiorana so che i Lo Piccolo avevano fatto pervenire un biglietto da recapitare a Franco Zizo, socio dei Maiorana, per avere informazioni. Ma Zizo aveva risposto dicendo che non ne sapeva nulla. Lo Piccolo non si spiegava l'episodio visto che il cantiere era già a posto. Non era a conoscenza di nulla, precisano che probabilmente si trattava di problemi all'interno del cantiere”.

Nel corso delle indagini saltò fuori anche una lettera scritta da un'altra donna con cui Maiorana aveva intrattenuto una relazione sentimentale. La donna avvertiva la Andrè che il costruttore stava lavorando ad un progetto per un villaggio turistico a Selinunte. Per risolvere alcuni problemi burocratici, aveva cercato agganci con l'amministrazione comunale di Castelvetrano, con un deputato regionale della zona e pure con Giuseppe Grigoli, uomo Despar in Sicilia occidentale, braccio economico di Matteo Messina Denaro. Il ruolo di Maiorana nell'affare di Selinunte è rimasto finora poco chiaro. È emerso che la società incaricata a trattare era stata la Me Svil di cui Maiorana è stato amministratore unico fino al 2004. Successivamente le quote societarie sono passate ad un'altra proprietà. I nuovi soci hanno raccontato di non avere avuto mai a che fare con Maiorana.




http://livesicilia.it/2016/06/24/maiorana_762057/











Giallo Maiorana, svolta nelle indagini: indagati i 2 soci

Accusati di omicidio dalla procura Dario Lopez e Francesco Paolo Alamia, soci dei Maiorana del cantiere di Capaci dal quale scomparvero il 3 agosto del 2007
Giallo Maiorana, svolta nelle indagini:  indagati i 2 soci
ANTONIO MAIORANA 
È la svolta che si attendeva da tempo. La scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana è un caso di omicidio. È con quest'accusa che la procura ha indagato Dario Lopez e Francesco Paolo Alamia, soci dei Maiorana del cantiere di Capaci dal quale scomparvero il 3 agosto del 2007. Una svolta sulla quale trapela molto poco. Di certo c'è che carabinieri e magistrati hanno le idee abbastanza chiare.













A portarli sulla strada giusta sarebbe stata un'intuizione felice che avrebbe aperto le porte del movente. L'omicidio sarebbe maturato nell'ambito di contrasti per grossi affari legati ai cantieri edili. Si tratta di contrasti per grosse somme e nei quali si sarebbero inserite anche questioni private. Una storia molto cruda sulla quale è importante lasciare spazio al silenzio, per adesso, per non compromettere le indagini. Gli accertamenti del Ris su una suola di gomma e un sacco, ritrovati a Villagrazia di Carini a gennaio, sono state rinviate a giugno per motivi d'indagine.









L'inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dai pm Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, sarebbe molto complessa e non è escluso nemmeno che ci sia anche la mano della mafia dietro al delitto. Alamia, socio in affari di Maiorana dagli anni Ottanta, è stato anche assessore comunale a Palermo e avrebbe avuto rapporti d'affari con l'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Indagato per concorso in associazione mafiosa insieme a Dell'Utri e Berlusconi, la sua posizione venne archiviata nel 1997. Dario Lopez, invece, sarebbe stato uomo di mediazione, colui che garantiva la tranquillità del cantiere.



Giacomo Frazzitta, l'avvocato che difende l'ex moglie di Maiorana, Rossella Accardo, aveva offerto spunti investigativi sui soci delle due vittime: messaggi e contatti telefonici sospetti. Gli approfondimenti poi si erano inabissati e l'indagine era stata archiviata. Della pista che portava al cantiere nel 2008 parlò anche il pentito Gaspare Pulizzi, ex braccio destro del boss Salvatore Lo Piccolo: «Lo Piccolo mi aveva detto che la scomparsa dei Maiorana è stata determinata da contrasti interni al cantiere».









Nel  gennaio del 2009, poi, si suicida il fratello di Stefano, Marco. Si ricostruì che il ragazzo non aveva retto al dolore, adesso sembra chiaro che era depositario dei segreti del padre e del fratello. D'altronde in una copia di un Topolino era stata trovata anche questa frase: «Con Karina (la donna del padre, ndr) abbiamo distrutto la memoria del pc…Sapevo che quella mattina mio fratello andava a discutere qualcosa di grave e non sono riuscito a trattenerlo».




 

Pulizzi, ritenuto uno dei collaboratori più stretti di Lo Piccolo, in pratica ha ricostruito le strategie del boss, le alleanze e gli obiettivi 
Il pentito rivela anche i retroscena della sparizione dell'imprenditore edile Antonio Maiorana e del figlio Stefano, spariti il 3 agosto scorso. Dietro la scomparsa non ci sarebbe la mano della mafia, ma dei contrasti sorti nell'ambito lavorativo. Pulizzi racconta che "Lo Piccolo aveva detto che la scomparsa dei Maiorana è stata determinata da contrasti interni al cantiere". 

L'imprenditore e il figlio stavano realizzando alcune palazzine a Isola delle Femmine, nel Palermitano, e il 3 agosto si erano allontanati dal cantiere. 
continua su.... 

Comitato Cittadino Isola Pulita 

01/02/2008 
http://www.lasiciliaweb.com/index.php?id=1305 

http://la-rinascita-a-isola-delle-femmine.blogspot.com/2008/01/calliope-italcementi-prefabbricati-nord.html#links 


































http://liberaisoladellefemmine.blogspot.it/2016/03/maiorana-calliope-variante-sequestro.html









PULIZZI EDILIA CALLIOPE LEGNO PIU' LO PICCOLO BANDIERA LOPEZ ACCARDO TRUPIA SALVATORE



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 Sigilli al patrimonio del costruttore Alamia. “Ha fatto carriera grazie a Cosa nostra” Alamia e il giallo dei Maiorana "... fare sparire due persone"

Maiorana 1 agosto a Palermo dal notaio... 2 giorni precedono la sparizione

Maiorana dal notaio 2 giorni prima della... di isolapulita











Il 1 agosto 2007 due giorni prima della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana dal Cantiere di Isola delle Femmine dove stavano costruendo un complesso di 50 appartamenti. I Maiorana con Karina (convivente di Antonio e titolare di un pacchetto del 50% delle azioni della Calliope) e DARIO LOPEZ ( Titolare dal luglio 2007 del 50% delle azioni della Calliope ed è genero di Salvatore Bandiera proprietario dell'area edificata della Caliope).
Sono dal notaio per stipulare alcuni rogiti, Antonio Maiorana, appartatosi con DARIO LOPEZ ha un furioso e violento litigio verbale e fisico. MOTIVO?

La sera del 2 agosto 2007 1 giorno prima della sparizione, dal cantiere della Calliope di Isola delle Femmine, di Stefano e Antonio Maiorana.
In un ristorante di sferracavallo si danno appuntamento con il carabiniere Ignazio Pepati uno degli acquirenti di un appartamento della Calliope. Motivo dell'incontro trovare la maniera di far fuori tutte le ditte che avevano appalti di lavoro all'interno del cantiere della Calliope in quanto, secondo il Maiorana dette ditte erano referenti di Dario Lopez, genero di Salvatore bandiera proprietario dell'area su cui si era edificato ed inoltre dal luglio/07 era detentore del 50% delle azioni della Calliope.
Il filmato mette in risalto il carattere violento e sbruffone delll'Antonio Maiorana.
Non si comprende il ruolo che nelle intenzioni di Antonio dovrebbe svolgere il Signor Ignazio Pepati. perchè Antonio Maiorana si rivolge proprio al Signor Pepati?
Non si comprende il ruolo che nelle intenzioni di Antonio dovrebbe svolgere il Signor Ignazio Pepati. perchè Antonio Maiorana si rivolge proprio al Signor Pepati?
Nei giorni precedenti la scomparsa, Antonio Maiorana aveva avuto problemi con l'ex socio in affari Dario Lopez.

Torniamo al massimo tra mezz'ora". Così ha detto Antonio Maiorana al suo capocantiere di Isola delle Femmine (Palermo) mentre si allontanava con il figlio Stefano quel 3 agosto 2007 . Da quel giorno dei due si è persa ogni traccia.

L'auto con cui l'uomo, 47 anni, e suo figlio maggiore, 22, hanno lasciato il cantiere è statra trovata parcheggiata all'aeroporto di Punta Raisi "Falcone e Borsellino". Il Ris dei carabinieri di Messina che l'ha analizzata ha rilevato soltanto le impronte dei due scomparsi.

I loro nomi non figurano negli elenchi dei passeggeri in partenza. Antonio Maiorana, consulente per una società immobiliare di Isola delle Femmine, la "Calliope", la mattina della scomparsa ha lasciato il suo appartamento alle 6,30 di via delle Croci a Palermo, dove vive insieme alla compagna argentina Karina Gabriela André. per recarsi in cantiere con il suo scooter.

Intorno alle 7 è arrivato con la sua Smart bianca nuova il figlio Stefano, che vive in un appartamento di via Arimondi con il fratello Marco, l'altro figlio nato dal matrimonio con Rossella Accardo. Alle 7 e un quarto i due hanno preso un un caffè con il capocantiere. Poi sono andati via con l'auto, che aveva ancora la targa provvisoria, lasciando lo scooter. I telefoni cellulari di Stefano e Antonio Maiorana sono risultati risultano irraggiungibili rispettivamente dalle 8 e dalle 10.

La chiave della duplice scomparsa per gli inquirenti sarebbe da individuare nella vicenda della "Calliope Immobiliare". La ditta stava costruendo a Isola delle Femmine una cinquantina di appartamenti finanziati come edilizia popolare ma venduti in realtà come residenziali. Antonio Maiorana, che ha lavorato fin da giovane nell'edilizia a fianco dello zio, un uomo vicino a Vito Ciancimino, era consulente della Calliope.

Un mese circa prima della scomparsa ha rilevato metà delle quote della società intestandole a Karina André, non potendo farlo lui direttemente perchè protestato. A pochi giorni del 3 agosto l'uomo avrebbe dettto alla compagna non farsi vedere in giro. Il 6 agosto Karina André, insieme con Marco Maiorana, si è recata dai genitori di Antonio Maiorana per lasciare una busta sigillata, dicendo che sarebbe tornata da loro venti giorni dopo per riprenderla.

Ci sono i movimenti, innanzitutto. I tabulati, ricostruiti dal legale con la consulenza tecnica dell'esperto Pietro Indorato, indicano la presenza di Stefano e Antonio Maiorana, fra le 5,21 e le 5,51 della mattina del 3 agosto 2007, in via Primo Carnera a Capaci, da dove hanno chiamato e ricevuto un sms da Francesco Paolo Alamia. Alle 7,52, poi, un personaggio vicino ai Maiorana attiva la cella della bretella autostradale in uscita da Punta Raisi e una ventina dopo viene filmato fra Isola delle Femmine e Sferracavallo. Elementi, questi, che hanno spinto Frazzitta a chiedere un controllo sulla zona dismessa di una vecchia fabbrica. Dove ritengono che possano essere seppelliti i corpi.


Maiorana 2 agosto 2007 sera ristorante... di isolapulita







Ci sono i movimenti, innanzitutto. I tabulati, ricostruiti dal legale con la consulenza tecnica dell’esperto Pietro Indorato, indicano la presenza di Stefano e Antonio Maiorana, fra le 5,21 e le 5,51 della mattina del 3 agosto2007, in via Primo Carnera a Capaci, da dove hanno chiamato e ricevuto un sms da Francesco Paolo Alamia. Alle 7,52, poi, un personaggio vicino ai Maiorana attiva la cella della bretella autostradale in uscita da Punta Raisi e una ventina dopo viene filmato fra Isola delle Femmine e Sferracavallo. Elementi, questi, che hanno spinto Frazzitta a chiedere un controllo sulla zona dismessa di una vecchia fabbrica. Dove ritengono che possano essere seppelliti i corpi.

La novità verrebbe dall’incrocio tra i tabulati che indicano la presenza di Stefano e Antonio Maiorana, fra le 5.21 e le 5.51 della mattina del 3 agosto2007, in via Primo Carnera a Capaci, da dove hanno chiamato e ricevuto un sms da Francesco Paolo Alamia, con quelli che individuano un personaggio vicino ai Maiorana nella zona della bretella autostradale in uscita da Punta Raisi alle 7.52.
Lo stesso personaggio viene filmato una ventina di minuti dopo fra Isola delle Femmine e Sferracavallo. Elementi, questi, che hanno spinto Frazzitta a chiedere un controllo sulla zona dismessa di una vecchia fabbrica dove potrebbero essere seppelliti i corpi.
La sera del 2 agosto 2007 1 giorno prima della sparizione, dal cantiere della Calliope di Isola delle Femmine, di Stefano e Antonio Maiorana.
In un ristorante di sferracavallo si danno appuntamento con il carabiniere Ignazio Pepati uno degli acquirenti di un appartamento della Calliope. Motivo dell'incontro trovare la maniera di far fuori tutte le ditte che avevano appalti di lavoro all'interno del cantiere della Calliope in quanto, secondo il Maiorana dette ditte erano referenti di Dario Lopez,  genero  di Salvatore bandiera proprietario dell'area su cui si era edificato ed inoltre dal luglio/07 era detentore del 50% delle azioni della Calliope.
Il filmato mette in risalto il carattere violento  e sbruffone delll'Antonio Maiorana.
Non si comprende il ruolo che nelle intenzioni di Antonio dovrebbe svolgere il Signor Ignazio Pepati. perchè Antonio Maiorana si rivolge proprio al Signor Pepati?


La sera del 2 agosto 2007 1 giorno prima della sparizione, dal cantiere della Calliope di Isola delle Femmine, di Stefano e Antonio Maiorana.
In un ristorante di sferracavallo si danno appuntamento con il carabiniere Ignazio Pepati uno degli acquirenti di un appartamento della Calliope. Motivo dell'incontro trovare la maniera di far fuori tutte le ditte che avevano appalti di lavoro all'interno del cantiere della Calliope in quanto, secondo il Maiorana dette ditte erano referenti di Dario Lopez,  genero  di Salvatore bandiera proprietario dell'area su cui si era edificato ed inoltre dal luglio/07 era detentore del 50% delle azioni della Calliope.

Il filmato mette in risalto il carattere violento  e sbruffone delll'Antonio Maiorana.

Non si comprende il ruolo che nelle intenzioni di Antonio dovrebbe svolgere il Signor Ignazio Pepati. perchè Antonio Maiorana si rivolge proprio al Signor Pepati?

Nei giorni precedenti la scomparsa, Antonio Maiorana aveva avuto problemi con l’ex socio in affari Dario Lopez.

Torniamo al massimo tra mezz’ora”. Così ha detto Antonio Maiorana al suo capocantiere di Isola delle Femmine (Palermo) mentre si allontanava con il figlio Stefano quel 3 agosto 2007 . Da quel giorno dei due si è persa ogni traccia.

L’auto con cui l’uomo, 47 anni, e suo figlio maggiore, 22, hanno lasciato il cantiere è statra trovata parcheggiata all’aeroporto di Punta Raisi “Falcone e Borsellino”. Il Ris dei carabinieri di Messina che l’ha analizzata ha rilevato soltanto le impronte dei due scomparsi.

I loro nomi non figurano negli elenchi dei passeggeri in partenza. Antonio Maiorana, consulente per una società immobiliare di Isola delle Femmine, la “Calliope”, la mattina della scomparsa ha lasciato il suo appartamento alle 6,30 di via delle Croci a Palermo, dove vive insieme alla compagna argentina Karina Gabriela André. per recarsi in cantiere con il suo scooter.

Intorno alle 7 è arrivato con la sua Smart bianca nuova il figlio Stefano, che vive in un appartamento di via Arimondi con il fratello Marco, l’altro figlio nato dal matrimonio con Rossella Accardo.  Alle 7 e un quarto i due hanno preso un un caffè con il capocantiere. Poi sono andati via con l’auto, che aveva ancora la targa provvisoria, lasciando lo scooter. I telefoni cellulari di Stefano e Antonio Maiorana sono risultati risultano irraggiungibili rispettivamente dalle 8 e dalle 10.

La chiave della duplice scomparsa per gli inquirenti sarebbe da individuare nella vicenda della “Calliope Immobiliare”. La ditta stava costruendo a Isola delle Femmine una cinquantina di appartamenti finanziati come edilizia popolare ma venduti in realtà come residenziali. Antonio Maiorana, che ha lavorato fin da giovane nell’edilizia a fianco dello zio, un uomo vicino a Vito Ciancimino, era consulente della Calliope.

Un mese circa prima della scomparsa ha rilevato metà delle quote della società intestandole a Karina André, non potendo farlo lui direttemente perchè protestato. A pochi giorni del 3 agosto l’uomo avrebbe dettto alla compagna non farsi vedere in giro. Il 6 agosto Karina André, insieme con Marco Maiorana, si è recata dai genitori di Antonio Maiorana per lasciare una busta sigillata, dicendo che sarebbe tornata da loro venti giorni dopo per riprenderla.

In seguito la donna ha negato di averla ritirata, smentita dal padre di Antonio Maiorana, precisando che il compagno le aveva detto di consegnarla ai genitori e che sarebbe servita a settembre. Sul contenuto della busta non è mai stata fatta chiarezza.
Il territorio da cui i Maiorana sono scomparsi è notoriamente sotto stretto controllo mafioso, in particolare, all’epoca,  dei Lo Piccolo. La pista mafiosa sarebbe confermata da un sms ricevuto da Marco Maiorana (“Sono stati vittime della lupara bianca”),  ma sembrerebbe smentita dalle risultanze di indagini e arresti di personaggi di spicco della cosca dominante a Isola delle Femmine.





'Non archiviate il caso Maiorana'

DARIO Lopez, socio in affari di Antonio Maiorana, era a Cinisi la mattina del 3 agosto del 2007, il giorno della scomparsa dell' imprenditore e del figlio Stefano. A sostenerlo davanti al gip Maria Pino è stato l' avvocato Giacomo Frazzitta, che difende l' ex moglie di Maiorana, Rossella Accardo, durante l' udienza per decidere sulla richiesta di archiviazione del fascicolo contro ignoti, presentata dalla Procura. Il difensore ha presentato i tabulati dei contatti telefonici di Lopez e l' altro socio, Paolo Alamia, ma il giudice ha deciso di non mettere agli atti tutta la documentazione. Intanto, dopo oltre tre anni dalle indagini, ieri è emerso che una telecamera dell' aeroporto di Punta Raisi haripreso i Maiorana poco prima della scomparsa. È proprio in aeroporto che la loro Smart è stata ritrovata il 3 agosto. Un giallo dato che i tecnici quel giorno avevano rilevato che le telecamere non erano funzionanti. Dai contatti telefonici emerge che il cellulare di Lopez alle 7,52 del giorno della scomparsa ha agganciato la cella di via Regia Trazzera Marinaa Cinisi, proprio vicino l' aeroporto. Cosa diversa rispetto a quella raccontata da Lopez, che ha sempre detto di avere lasciato Cinisi dopo avere incontrato Maiorana nel cantiere di Isola delle Femmine intorno alle 6. Qualcuno, però, avrebbe chiamato Lopez, ma lui non ha risposto. Nella memoria difensiva presentata al giudice ci sono altre richieste di accertamenti. Antonio Maiorana il giorno della scomparsa ha utilizzato un cellulare diverso dal suo, nel quale ha inserito la sua carta simper mandare un messaggio a Paolo Alamia, un altro socio. Frazzitta ha chiesto di acquisire i dati relativi all' Imei. I telefonini di padre e figlio non sono mai stati ritrovati. L' avvocato ha anche richiesto che venga risentito uno degli impiegati del cantiere di Isola delle Femmine. Nell' officina di un suo amico il giorno della scomparsa dei Maiorana è stata riparata la Mercedes Classe A di Dario Lopez. Inoltre, i Maiorana - emerge dai tabulati dei loro cellulari - sono stati localizzati vicino ad uno stabilimento di Isola delle Femmine, di proprietà del suocero di Lopez. E su questo stabilimento si chiedono delle nuove indagini con un georadar. Il sospetto è che i resti dei corpi di padre e figlio possano trovarsi lì. Infine, l' avvocato ha anche presentato un accertamento dei carabinieri sul tappetino lato guida della Smart di Stefano Maiorana nel parcheggio dell' aeroporto di Punta Raisi. C' è il genotipo di un uomo, al momento ignoto, e per il quale Frazzitta chiede la comparazione con Pietro Cinà, Giuseppe Zerzo e Dario Lopez. Il gip si è riservato la decisione, che dovrebbe arrivare prima dell' estate.
ROMINA MARCECA

La storia della sparizione di Antonio e Stefano Maiorana e del Suicidio di Marco attraverso la ricostruzione di Rossella Accardo
ANTEFATTO:




Cronistoria caso Maiorana di isolapulita






Antonio Maiorana conosce F.sco Paolo Alamia grazie allo zio materno Giuseppe Contarini.
Poco più che adolescente Antonio, figlio unico di Vincenzo Maiorana e Rosalia Contarini(entrambi nativi della provincia di Messina), fortemente motivato dal desiderio di affermazione personale…si in termini professionali (puntava al conseguimento di una laurea in Ingegneria edile)che economici;
riconosce nello Zio Pippo il perfetto riferimento per costruire la sua scalata, all’interno di una realtà operativa che si afferma nell’ambito dell’edilizia cooperativistica.
Trascorreranno circa 10 anni prima che lo Zio Pippo venga meno in circostanze alquanto repentine:
la sua morte improvvisa sarà comunque addebitata ad un infarto folgorante!…il giorno precedente la notte della dipartita, lo trascorremmo insieme in giro per sopralluoghi nel trapanese.
Ci riferì, fra l’altro, della sua salute di ferro e del recentissimo “CEKAP” che aveva effettuato in Svizzera…a conferma di una condizione fisica che faceva invidia ad un giovane!
Il giorno dopo era non era più fra i vivi.

Da quel momento Antonio cercò riferimento fra le persone più vicine allo Zio… fra questi Francesco Paolo Alamia, gli dava più affidabilità anche a fronte della conoscenza acquisita sin dall’inizio del rapporto lavorativo con lo Zio materno.

Presumibile che, nel tempo, l’interazione tra i due (F.sco Paolo ed Antonio) abbia affinato e costruito complicità a tanti livelli…tant’è che all’atto dell’avvio del cantiere in via Del Levriere nel comune di Isola delle Femmine(PA), Antonio Maiorana già fungeva da Consulente finanziario… in termini di interfaccia tra l’Istituto di Credito preposto per l’erogazione del finanziamento agevolato e l’Impresa che concretamente eseguiva i lavori edili .
Circa venti giorni prima della scomparsa di Stefano ed Antonio Maiorana, il subentro di Karina Gabriela Andrè – proprietaria del 50% delle quote della Società Calliope – permise ad Antonio di intestarsi il ruolo di Procuratore e di gestire anche “stipendi” per i miei Figli… e per la sig.ra Karina… in ragione di Euro 500,00 alla settimana!
Fui tenuta all’oscuro di tutto…mi fu negato l’accesso in via del Levriere…Mentre Marco si portava giornalmente in cantiere, Stefano si occupava di pratiche legali e notarili…finchè:

3 AGOSTO 2007 h 6:00
- Stefano Maiorana si accinge ad uscire da casa (un appartamento posto al 7° piano di Via Arimondi a Palermo)Si muove e si veste velocemente…vuole essere in cantiere prima che arrivino gli operai.
Sveglia il Fratello Marco e gli porge una busta formato A4 affinchè cerchi all’interno della stessa un documento(scrittura privata traducibile in riscossione di Euro 100.000,00 per varianti in corso d’opera e “gettone” da riconoscere al primo acquirente) intestato a tale Sig. Culella, subentrante acquirente di un appartamento in corso di realizzazione all’interno del cantiere edile in via Levriere ad Isola delle Femmine(PA)
h 6:50
- raggiunto il cantiere edile, Stefano invia un sms alla Sua ragazza informandoLa d’essere arrivato a destinazione e confermando che avrebbero pranzato insieme.
h 7:00
- sopraggiunto Dario Lopez, si porteranno al bar Time con l’auto di Stefano per un caffè.
Anche il barista riferirà che alla guida c’era Dario…pare che Stefano abbia voluto fargli provare l’auto nuova per ” …prìo…”(gergo siciliano per esprimere il piacere di condividere con gli altri ciò che è tuo).
h 7:30(quanto di seguito sempre riferito da Dario Lopez)
- Stefano ed Antonio Maiorana(aveva raggiunto il cantiere con la sua moto, partendo da via delle Croci dove abitava con Karina Gabriela Andrè) si allontanano, dal cantiere edile – in via del Levriere - gestito dalla “Calliope”, con l’auto di Stefano(una Smart nuova fiammante…ancora con targa prova). Antonio avrebbe detto: “…mi allontano con mio Figlio per una decina di minuti…”
h 8:00
- Marco Maiorana, quella mattina particolarmente preoccupato, prova a chiamare Stefano al n° 3495759060ma il telefonino risulta spento o irraggiungibile…Prova a chiamare il padre, ma il tel. squilla a vuoto finchè non s’interrompe la linea. Insisterà, invano, per più di un’ora nel cercare un contatto con il fratello e con il padre
h 9:45
- Marco decide di andare personalmente ad Isola delle Femmine; sapeva che il padre avrebbe incontrato il direttore del Banco di Sicilia di Isola alle h.10:00
h 10:15 circa
- Marco raggiunge la Banca di Isola ma di suo padre e di suo fratello nessuna traccia, né telefonate di rinvio dell’appuntamento; si dirige verso il cantiere di via del Levriere, che raggiungerà in pochi minuti. Stranamente troverà il cantiere “deserto”…a Suo dire non c’era nessuno dei responsabili che abitualmente vi stazionavano, per sovrintendere i lavori, come aveva constatato nei 20 giorni precedenti…
La sua preoccupazione aumentò a dismisura, per cui pensò di informare Karina
N.B. per volontà del padre Antonio, Marco si era portato giornalmente in cantiere per disbrigare una serie d’incombenze per conto dello stesso…a fronte del nuovo ruolo che questi aveva maturato: procuratore di Karina Gabriela Andrè, nuova socia al 50% della società edile Calliope.
La “Calliope” vedeva soci: Maria Bandiera – in rappresentanza di Salvatore Bandiera, proprietario dell’area su cui si realizza il complesso residenziale – e Gaetano Alamia – in rappresentanza dell’Ing. Paolo Alamia, curatore della cooperativa dal finanziamento al progetto. Antonio Maiorana, a fronte di un contratto d’incarico professionale, era designato al ruolo di consulente finanziario…quale interfaccia tra il Banco di Sicilia e la cooperativa edile, al fine di gestire i S.a.L.
Nel tempo, Antonio Maiorana, si era dichiarato insoddisfatto della remunerazione contrattuale ( € 50.000,00) ed aveva ambito al raddoppio vantando meriti nell’espletamento del ruolo che altri consulenti non avrebbero saputo maturare.
Troveranno un compromesso, lievitando di altri € 25.000,00 a favore di Maiorana, l’importo iniziale…Con l’avanzamento dei lavori , nonché il buon esito dell’operazione imprenditoriale, Antonio Maiorana torna a chiedere che gli sia riconosciuto un “gettone premio”e/o cmq un ulteriore integrazione economica alle sue spettanze pena:
avrebbe congelato l’ultima trance di mutuo che la banca doveva elargire, a fronte del
“fine lavori”…, causando il fallimento di tutta l’operazione.
Offrirà, come alternativa, il subentro di Karina Gabriela Andrè (sua compagna di vita)
in ragione del 50% delle quote societarie.
I vecchi soci, “frastornati” dall’incalzare del Maiorana, provano a ricondurre tutto a più miti consigli…ma il Maiorana (forte, fra l’altro, di elementi di ricatto aggiunti…pare anche rispetto alla vita privata dei vecchi soci) rilancia e riesce – con la compiacenza apparente di Dario Lopez, genero di Salvatore Bandiera - a far trasferire le quote dei
Bandiera a Karina Gabriele Andrè, mentre le quote degli Alamia passano a Dario Lopez.
Il notaio Li Puma, amico di vecchia data di Antonio Maiorana, sarà arbitro di questo evento…avallando il trasferimento delle quote anche in assenza dei Bandiera e degli Alamia.
Mio Figlio Marco stesso – dissociandosi dai comportamenti di Antonio Maiorana - mi riferirà che il padre aveva fatto una “furbata”in barba a tutti!
h 13:30 circa
- rientrato in città, dove incontrerà Karina, decide di ritornare in cantiere insieme alla compagna di suo padre. Raggiunto il cantiere, dopo la pausa pranzo, si confronteranno con Dario Lopez che, preso atto di quanto riferito da Marco e interrogato rispetto a cosa possa essere successo, condivide la scelta di fare una denuncia di scomparsa.
Quella sera Marco Maiorana e Karina Gabriela Andrè andarono al commissariato di polizia (pare Commissariato Libertà) ma la lunga attesa e l’ora tarda, suggerì loro di rinviare tutto al giorno dopo.

4 AGOSTO 2007 h 9:30 circa
- Marco, con fare circostanziato, chiama Franco Tusa…invitandolo a portarsi in via Delle Croci, presso l’appartamento in cui vivevano Suo padre e Karina Gabriela Andrè.
Raggiuntili in breve, il Sig. Tusa raccoglie le istanze di Marco che gli riferisce quanto accaduto il giorno prima ed aggiunge : “ non so come dirlo alla mamma…so che ne morirebbe…credi che io e Karina siamo in pericolo?…”
Intanto, mattino presto, Karina aveva già chiamato qualcuno per sostituire la serratura di casa e chiedeva scrupolosamente - anche al Sig. Tusa – di staccare la batteria del telefono temendo d’ essere intercettati rispetto a quello che stavano discutendo.
h 14:00 circa
Incontro il sig.Tusa che mi riferisce: “ Tuo Figlio Stefano è scomparso insieme ad Antonio…da ieri mattina non rispondono neanche al telefono…”
Marco non ebbe il coraggio d’informarmi e dovette affidare ad altri l’onere di darmi la notizia che non avrei mai voluto ricevere…laddove, peraltro, allertavo continuamente i miei Figli :”…se papà Vi chiede di firmare qualcosa… se vuol coinvolgerVi in qualche attività che attiene il suo lavoro…DISERTATE!…condividete il momento in pizzeria, al cinema, al mare…ma DISERTATE qualunque invito che possa portare le vostre giovani vite in guadi, con la promessa di facili guadagni…”

Pensai ad un incidente con l’auto…solo questo poteva impedire a mio Figlio Stefano un contatto con suo fratello…
Senza preoccupare oltremodo Marco, gli dissi di portarsi dai carabinieri di zona per la denuncia…io lo avrei raggiunto li.

Marco arrivò prima di me…io mi trovavo a Pioppo-Monreale e la strada era intasata. Durante il tragitto sollecitavo il maresciallo Collura, che già si trovava al cospetto di Marco, di stornare un elicottero in perlustrazione nel territorio circostante il cantiere da cui si erano allontanati Stefano ed il padre…convinta che avrebbero trovato l’auto di mio figlio ribaltata da qualche parte…con i passeggeri, privi di sensi, imprigionati dalle lamiere contorte.
La richiesta restò disattesa adducendo mille formalità da esperire. Si effettuò la denuncia. Restammo in caserma fino a notte. Quando fui ascoltata, la prima cosa che mi fu detta mi lasciò totalmente frastornata : “…signora…lei lo sa…Isola delle Femmine è sotto la giurisdizione dei Lo Piccolo…” ; “…chi sono??” risposi io ignara di tutto.

Furono invitati a fare delle dichiarazioni sull’accaduto, dai titolari dell’impresa(Alamia-Bandiera) che ha realizzato le famose palazzine al capocantiere. I genitori di Antonio arrivarono dalla provincia di Messina, dove si erano portati qualche giorno prima per villeggiare.

5 AGOSTO 2007 h 1:30 circa
Le attività svolte dai carabinieri, portarono alla segnalazione di una Smart bianca…con targa prova posteggiata in un area custodita all’interno dell’aereoporto di Puntaraisi, regolarmente chiusa ed in ordine.
Mi chiedo:
- Perché, in prima battuta mi fu detto che le telecamere aeroportuali – all’interno di un parcheggio custodito - non funzionavano?!e successivamente questa verità viene rettificata: “…non esistevano telecamere in quell’area…” Quale tecnico, incaricato di progettare l’impianto per la sicurezza aereoportuale, avrebbe lasciato aree lacunose in termini di “controllo” !?
- Perché anche le telecamere poste all’uscita dello svincolo autostradale di Isola delle Femmine non funzionavano?
- perché la richiesta di destinare un elicottero alla perlustrazione dall’alto del territorio intorno al cantiere Calliope è stata disattesa?
- perché le unità cinofile non potevano essere poste in forza, annusando la camicia che Stefano aveva indossato la notte precedente alla scomparsa, per comprendere se effettivamente, raggiunto il parcheggio custodito presso l’aereoporto Falcone Borsellino(ex Puntaraisi!?)se ne fosse allontanato!?
- perché il 23 settembre 2007, Alessandra Zinniti di Repubblica scrisse:

Giallo ad Isola delle Femmine. Un testimone ha visto il sequestro
Incontratola, riferirà che c’era stata una fuga di notizie dalla Procura!!??
- perché nel mese di dicembre 2007 vengo raggiunta da una telefonata che m’informa di un video registrato da una telecamera a circuito chiuso…
Il video – a detta dell’informatore – è chiaro ed esaustivo per “…comprendere la dinamica di quanto accaduto in aeroporto…”
Riferito agli organi competenti, sarò liquidata semplicemente con: ”…non dia credito all’informazione…il soggetto è inaffidabile…”
- perché l’”avvistamento” di Barcellona è stato distribuito dai mass-media prima che effettivamente fossero stati rintracciati mio Figlio Stefano e/o il padre Antonio?
tanto rumore… non avrebbe solo accelerato l’allontanamento di chi – se fuggiva da
qualcosa o da qualcuno – deve solo continuare a sparire per salvarsi?
- perché mio Figlio Marco avrebbe riferito agli amici di sempre…che il giorno di Natale(2008) una telefonata lo avrebbe sconvolto tanto da farlo precipitare in uno stato di angoscia profonda…perché a me non ne fece cenno?
- perché ogni qualvolta mi trovo nel territorio di Isola delle Femmine succede qualcosa?!
Per esempio:
*Partecipo ad una manifestazione inneggiando alla Verità…Qualcuno mi avvicina e mi sussurra: “…signora…ancora i va cercannu?…avi ‘ca su sutta terra!…”
la mia auto è riconoscibilissima…tappezzata dalle foto di mio Figlio Marco, ucciso il 6 gennaio 2009 dal silenzio di chi sa e non parla!…Ebbene…
*Rientrata a Palermo, l’auto mi viene rubata nell’arco di dieci minuti.
La restituiranno dopo quattro giorni…laddove, grazie ad i giornalisti, ho informato i possibili “ladri” della volontà di regalare loro l’auto se mai ne avessero realmente bisogno…Faccio volontariato da tempo immemore ed, insieme ai mie Figli, abbiamo sempre donato ed aiutato il nostro prossimo!
Al momento del recupero dell’auto tutto è apparentemente in ordine!
N.B. L’auto è ancora accantonata per mantenere l’impegno nei confronti di chi l’ha rubata.
*Partecipo ad un convegno per la legalità - sempre ad Isola delle Femmine - colgo l’occasione per presentare alle scolaresche presenti EDEN PROJECT, il progetto pilota autosostenibile al quale lavoriamo da ben 5 anni per restituire dignità all’Uomo ed alla Natura…Ebbene…
• Intorno alle h 16:00, era l’11 dicembre 2009, mi arriva una telefonata dalla Colombia.
L’informatore del momento…pronto e solerte mi riferirà che mio Figlio Stefano è “sequestrato” dal padre Antonio, fuggito da realtà criminali siciliane grazie alla compiacenza di fazioni opposte(con esplicito riferimento a Matteo Messina Denaro che Antonio Maiorana “avrebbe potuto abboccare” a fronte di un momento edificatorio che vedeva la realizzazione di un albergo alla foce del Belice, grazie ad un contributo a fondo perduto pari a venti miliardi delle vecchie lire che la Regione Sicilia avrebbe erogato a favore di …Procreo…una società intestata ad Antonio e Stefano Maiorana – il notaio Li Puma ha i documenti camerali)…che continuerebbero a proteggerli…
Se mai contemplassero un rientro in Sicilia…la loro morte sarebbe sicura!
Va detto che, Antonio Maiorana, si rivolse a tanti nell’ambito regionale…da riferimenti nel messinese…al catanese…al trapanese(tra gli altri, a detta di mio Figlio Marco, anche tale Avv. Di Ganci a tutt’oggi è creditore di piu di Euro 850.000,00)
……………………………………………………………………………………………
Queste e tante altre contraddizioni!
Invito Tutti coloro che leggeranno questo pro-memoria, sintesi di quanto è accaduto i questi tre anni a suggerire una possibile Verità.
Sarà un vero e proprio sondaggio all’interno della Coscienza Collettiva…la stessa che qualche minuto prima dell’attentato alle Torri Gemelle in America…percepì che stava accadendo qualcosa di grave.
Con Amore Rossela Accardo


CALLIOPE il gran business del verde agricolo di Isola delle Femmine che diventa come d'incanto edificabile. Il cantiere di Isola delle Femmine controllato dalla MAFIA ( è dell’agosto del 2009 la notizia del sequestro dei beni all’imprenditore elettricista Pietro Cinà uomo di fiducia dei Lo Piccolo che all’interno del cantiere la Calliope aveva ottenuto l’appalto per l’impianto elettrico). Dopo il “colpo di mano” del Commissario ad Acta che si sostituisce al C.C. iniziano i lavori senza alcuna licenza , durante la gestione del “Sindaco” Portobello viene concessa il 1 giugno del 2005 la licenza edilizia, nel giugno del 2007 viene presentata alla C.E.C. la variante su tutti i 50 appartamenti, poi spariscono i Maiorana padre e figlio. Ne aveva parlato in un “acceso e sempre urlante” dibattito con il “Sindaco” il geometra ex oppositore (vedasi il comizio tenuto in piazza solo qualche mese prima delle elezioni) ed attuale V.P. del Consiglio geom Vincenzo Dionisi che lo accusava di essere stato l’artefice di...... ? L’incontro scontro, tra il “Sindaco” e attuale ex oppositore geom Vincenzo Dionisi, avvenne nella sala parrocchiale per ricordare il sacrificio del maresciallo Monteleone. I cittadini di Isola delle Femmine sono ancora in attesa di una risposta del “Sindaco” tesa a difendere l’onorabilità della Istituzione Comune Isola delle Femmine, circa la notizia che sull’affare Calliope “…… e ben 5 appartamenti ceduti a figli di ex amministratori locali per mettere a tacere ogni cosa e sistemare i documenti alla bisogna…”.( notizia del 17 dicembre 2008) Documentazione articoli vai a ……..
vai al link leggi:
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