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Friday, May 27, 2016

TAR PALERMO RICORSO 01653 2015 SENTENZA 01313 2016 STABILIMENTO BALNEARE ISOLA DELLE FEMMINE SIKULO DITTA B&C DI BELLANTE FABIO, VIALE MARINO

N. 01313/2016 REG.PROV.COLL.






N. 01653/2015 REG.RIC.


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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1653 del 2015, proposto da:
B&C S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Fabio Mazzola, con domicilio eletto presso lo studio del predetto difensore in Palermo, Via Siracusa n. 38; 
contro
- il Comune di Isola della Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, e il Sindaco quale Ufficiale di Governo, rappresentati e difesi dall’avv. Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso lo studio del predetto difensore in Palermo, via Principe di Granatelli n. 37;
- il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici, siti in Palermo, via A. De Gasperi n. 81, è per legge domiciliato; 
per l'annullamento
- dell’ordinanza sindacale n. 32 del 13/04/2015 emessa dal Sindaco di Isola delle Femmine quale ufficiale di Governo, conosciuta in data 22 aprile 2015 a seguito di comunicazione di pari data;
- di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali per la parte relativa al disposto nei confronti della B&C s.r.l. odierna ricorrente, con richiesta di risarcimento di tutti i danni cagionati dal provvedimento impugnato;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione statale intimata;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine, con le relative deduzioni difensive;
Viste la documentazione prodotta dalla ricorrente e la memoria depositata dall’Avvocatura dello Stato per il Ministero dell’Interno;
Vista l’ordinanza cautelare n. 777/2015;
Vista la documentazione depositata dall’Avvocatura dello Stato, e viste la memoria e la documentazione prodotte dal Comune di Isola delle Femmine;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore il consigliere dott.ssa Maria Cappellano;
Uditi all’udienza pubblica del giorno 12 maggio 2016 i difensori delle parti, come specificato nel verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
A. – Con il ricorso in epigrafe la B&C s.r.l. - in qualità di proprietaria di una struttura destinata allo svolgimento di attività ludico ricreative, di ristorazione e svago nel Comune di Isola delle Femmine, denominata “Open Sea”, ricadente in area demaniale marittima – ha impugnato il provvedimento del 13.04.2015, con il quale il Sindaco del Comune di Isola delleFemmine ha ordinato l’immediato smontaggio della stessa struttura, al fine di eliminare tempestivamente una presunta situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità, nonché le carenze igienico sanitarie (asseritamente) riscontrate.
Espone:
- di essere titolare della concessione demaniale marittima n. 164/2009, rilasciata in data 17.03.2010 dall’Assessorato regionale Territorio e Ambiente; e dell’autorizzazione edilizia n. 20 del 13.06.2013 rilasciata dal Comune intimato;
- di avere proseguito la propria attività anche nella stagione invernale, in assenza di diniego da parte del predetto Assessorato regionale; e di avere comunicato, con nota del 13.04.2015 e con successiva raccomandata datata 20.04.2015, l’intenzione di procedere alla pulizia del sito e alla manutenzione della struttura, senza smontaggio.
Ricevuta la notifica dell’ordinanza sindacale emessa ai sensi dell’art. 54 del d. lgs. n. 267/2000, si duole di tale provvedimento, articolando le censure di:
violazione e falsa applicazione di legge (art. 7 della legge 1865 n. 2248 all. E, art. 54 d. lgs. n. 267/2000, TUEL) – eccesso di potere per sviamento e difetto assoluto dei presupposti, in quanto non sussisterebbero i presupposti di fatto per l’adozione dell’ordinanza contingibile e urgente, né si ravviserebbero situazioni di urgenza o un imminente pericolo di danno grave per l’incolumità pubblica; e, inoltre, l’ordine di smontaggio conferirebbe un assetto definitivo, e non provvisorio, agli interessi coinvolti;
violazione e falsa applicazione di legge (art. 7 della legge 1865 n. 2248 all. E, art. 54 d. lgs. n. 267/2000, TUEL) – eccesso di potere per motivazione insufficiente irragionevole e contraddittoria, in quanto contraddittoriamente si indicherebbe la struttura come in stato di abbandono, laddove nella suddetta struttura, al tempo stesso definita in discreto stato di conservazione, si è svolta l’attività durante il periodo invernale;
- violazione e falsa applicazione degli artt. 7, 8, 9, 10 e 11 della legge 7/8/1990 n. 241 e legge reg.le sic.na n. 10/1991 – eccesso di potere per vizio del procedimento, in quanto non risulterebbe comunicato l’avvio del procedimento poi definito con la gravata ordinanza;
incompetenza e violazione di legge - art. 2 comma 1 legge regionale sic.na 15/2005 – art. 54 TUEL) – eccesso di potere per sviamento presupposti, in quanto la ricorrente avrebbe pieno titolo a proseguire l’attività nel periodo invernale, avendo effettuato la relativa comunicazione al competente Assessorato regionale;
violazione di legge (art. 7 della legge 1865 n. 2248 all. E, art. 54 d. lgs. n. 267/2000, TUEL) – eccesso di potere per assenza dei presupposti e motivazione insufficiente e irragionevole – illogicità manifesta, in quanto, venendo in rilievo un problema di pulizia del sito, l’ordine di smontaggio dell’intera struttura sarebbe immotivato e non adeguato al problema da risolvere;
violazione di legge (art. 7 della legge 1865 n. 2248 all. E, art. 54 d. lgs. n. 267/2000, TUEL) – eccesso di potere per difetto di motivazione, in quanto il riferimento alla struttura come possibile sede di bivacco e preda di atti vandalici, oltre che all’assenza delle condizioni igienico sanitarie, sarebbe del tutto generico.
Contestualmente alla domanda di annullamento del provvedimento impugnato, la ditta ricorrente ha chiesto il risarcimento dei danni, sia come danno emergente, che come lucro cessante, proponendo detta domanda anche nei confronti del Ministero dell’Interno.
B. – Si è costituito in giudizio il Comune di Isola delle Femmine, avversando il ricorso in quanto infondato, eccependo, altresì, la disintegrità del contraddittorio per mancata evocazione in giudizio dell’Ufficio Locale Marittimo di Mondello e dell’ASL di Carini.
Parte ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione, anche relativa al sequestro conservativo della struttura in argomento.
Si è costituito in giudizio anche il Ministero dell’Interno, eccependo il difetto di legittimazione passiva dell’intimato Ministero, e chiedendo il rigetto del ricorso e della connessa domanda risarcitoria.
Il Comune ha prodotto ulteriore documentazione.
C. – Con ordinanza n. 777/2015 è stata accolta l’istanza cautelare.
D. – In vista della discussione del ricorso nel merito, entrambe le resistenti Amministrazioni hanno prodotto carteggio relativo all’evoluzione dei fatti di causa; e il Comune di Isola delle Femmine, con memoria conclusiva, ha ulteriormente contrastato la domanda risarcitoria.
Quindi, all’udienza pubblica del 12 maggio 2016 il difensore di parte ricorrente ha dichiarato il persistente interesse della propria assistita ad una decisione del ricorso, sebbene la struttura in interesse risulti ormai smontata, in quanto è stata formulata domanda risarcitoria; quindi, il ricorso è stato posto in decisione su conforme richiesta dei difensori delle parti, presenti come da verbale.
E. – Come emerge dalla documentazione prodotta in atti dalle resistenti Amministrazioni, nonché dalla stessa dichiarazione resa dal difensore di parte ricorrente (v. verbale d’udienza), la struttura oggetto dell’ordine di smontaggio, di cui al gravato provvedimento, risulta essere stata smontata, in quanto alla ricorrente è stata irrogata una sanzione pecuniaria, da parte dell’Autorità marittima, per non avere provveduto allo smontaggio della stessa struttura, in violazione della clausola inserita nell’atto concessorio (v. verbale di contestazione del 23.02.2016, in atti).
Ne consegue che la domanda di annullamento del provvedimento sindacale, avente ad oggetto proprio l’ordine di smontaggio di tale struttura, è divenuta improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Deve anche darsi atto che la struttura, già sottoposta a sequestro conservativo al momento di proposizione del ricorso, è stata assegnata in via definitiva al creditore procedente – il quale non è parte del presente giudizio - con provvedimento del Giudice dell’esecuzione del 15.10.2015 (v. produzione del Comune depositata il 31.03.2016; v. anche ordinanza di sequestro conservativo, depositata dalla ricorrente in data 15.06.2015); e, che, tuttavia, detta struttura sarebbe ancora in uso alla ditta ricorrente, in base ad un atto stragiudiziale di febbraio 2016 - non presente in atti – citato nella comunicazione inviata dalla ricorrente al Comune in occasione dello smontaggio della struttura (v. mail della ditta ricorrente al Comandante di PM del Comune di Isola delle Femmine, datata 24.03.2016, prodotta dal Comune in data 31.03.2016).
F. – Resta da esaminare la domanda risarcitoria, sulla quale la difesa di parte ricorrente ha insistito.
Detta domanda non può trovare accoglimento, il che esime il Collegio dall’esaminare le eccezioni sollevate da entrambe le parti pubbliche.
Deve preliminarmente osservarsi che la società istante ha chiesto il ristoro dei danni asseritamente subiti, facendo riferimento ai seguenti dati: a) l’interruzione dell’attività in fase di avvio della stagione, con conseguente perdita delle potenzialità di guadagno della struttura, sia in termini di danno emergente, che di lucro cessante; b) i costi di smontaggio e dimora delle strutture, oltre a tasse, imposte e tributi già pagati; quantificando detto danno in € 100.000,00, e sostenendo, altresì, di non aver potuto stipulare un contratto di affitto di azienda con un’associazione, per l’importo di € 40.000,00.
Ciò premesso, ritiene il Collegio che, nel caso di specie, non si ravvisa, né è stato provato, alcun concreto pregiudizio economico, né a titolo di danno emergente, né a titolo di lucro cessante, derivante dal provvedimento sindacale impugnato.
Deve, infatti, rammentarsi che questa Sezione ha accolto l’istanza cautelare con ordinanza n. 777 del 25.06.15, sicché il provvedimento impugnato non ha prodotto alcun effetto.
Invece, per quanto attiene all’attività di bonifica del sito - di cui la ricorrente ha documentato sia la comunicazione al Comune in concomitanza con l’adozione del gravato ordine di smontaggio, sia l’avvenuta realizzazione (v. relazione tecnica prodotta in data 15.06.2015) - stando alla stessa prospettazione della predetta istante, l’inizio di detta attività era stata comunicata evidenziando la necessità della chiusura della struttura balneare al fine di potere effettuare la manutenzione (v. comunicazione del 13.04.2015, e comunicazione pervenuta al Comune il 21.04.2015, in atti).
Ne consegue che non è provato, quanto al danno emergente, che la predetta abbia dovuto affrontare, per effetto dell’ordinanza sindacale impugnata, alcun costo per lo smontaggio della struttura, la quale è stata smontata solo dopo il verbale di contestazione dell’Autorità marittima, datato 23.02.2016; né risulta che, sempre a causa di tale provvedimento, la società non abbia potuto svolgere l’attività nella stagione estiva.
Per quanto attiene al lucro cessante – e, in particolare, alla presunta mancata stipulazione di un contratto di affitto dell’azienda – nel richiamare quanto appena rilevato in ordine alla mancata esecuzione del provvedimento impugnato, in forza dell’ordinanza cautelare n. 777/15, in ogni caso deve osservarsi che:
- risulta prodotta in atti solo una copia informale di tale bozza di contratto di affitto di azienda, senza alcun ulteriore dato;
- dall’esame di tale bozza si evince come non fosse neppure prevista una precisa data di inizio, sicché, una volta sospesa l’efficacia dell’ordine di smontaggio con l’ordinanza di questa Sezione, depositata il 25.06.2015, la ricorrente ben avrebbe potuto definire le (presunte) trattative intercorse con l’associazione, delle quali, peraltro, non fornisce alcuna documentazione, limitandosi a chiedere l’assunzione della prova per testi su dati (avvio trattative; mancata sottoscrizione a causa dell’ordine di smontaggio), i quali, al fine di supportare una domanda di risarcimento del danno sotto il profilo del lucro cessante, devono risultare da adeguata prova documentale.
Ugualmente non documentati sono i presunti mancati introiti, di cui non si fornisce alcuna indicazione.
Conclusivamente, la società istante non ha fornito alcuna prova, neppure in vista della discussione del merito, idonea a dimostrare la sussistenza di un danno concreto ed attuale subito dalla predetta a causa del provvedimento impugnato, la cui efficacia – vale la pena ribadirlo – è stata sospesa.
La domanda risarcitoria va, pertanto, respinta.
G. – Per tutto quanto esposto e rilevato, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, per quanto attiene alla domanda di annullamento dell’ordinanza sindacale n. 32 del 13.04.2015; deve essere rigettato, con riguardo alla domanda risarcitoria.
H. – Tenuto conto dell’evoluzione della vicenda contenziosa – e, in particolare, dell’avvenuto smontaggio della struttura per ragioni del tutto indipendenti dal provvedimento che ha dato origine alla controversia – sussistono i presupposti per compensare tra tutte le parti le spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse; per il resto, lo rigetta, secondo quanto precisato in motivazione.
Compensa tra tutte le parti le spese di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente
Caterina Criscenti, Consigliere
Maria Cappellano, Consigliere, Estensore
 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 27/05/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



STABILIMENTO BALNEARE ISOLA DELLE FEMMINE Sikulo  Ditta B&C di Bellante Fabio, viale Marino

N. 00777/2015 REG.PROV.CAU.
N. 01653/2015 REG.RIC.    
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REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 1653 del 2015, proposto da:


B&C S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Fabio Mazzola, con domicilio eletto presso lo studio del predetto difensore in Palermo, Via Siracusa n. 38;


contro
- il Comune di Isola della Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, e il Sindaco quale Ufficiale di Governo, rappresentati e difesi dall’avv. Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso lo studio del predetto difensore in Palermo, via Principe di Granatelli n. 37;
- il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici, siti in Palermo, via A. De Gasperi n. 81, è per legge domiciliato; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
- della ordinanza sindacale n. 32 del 13/04/2015 emessa dal Sindaco di Isola delle Femmine quale ufficiale di Governo, conosciuta in data 22 aprile 2015 a seguito di comunicazione di pari data;
- di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali per la parte relativa al disposto nei confronti della B&C s.r.l. odierna ricorrente, con richiesta di risarcimento di tutti i danni cagionati dal provvedimento impugnato;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista l’istanza di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine, con le relative deduzioni difensive;
Viste la documentazione prodotta dalla ricorrente e la memoria depositata dall’Avvocatura dello Stato per il Ministero dell’Interno;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore il primo referendario dott.ssa Maria Cappellano;
Uditi alla camera di consiglio del giorno 25 giugno 2015 i difensori delle parti, come specificato nel verbale;

Ritenuto che, ad una sommaria cognizione, le censure presentano sufficienti profili di fumus boni iuris, avuto riguardo, in particolare:
- alla dedotta violazione dell’art. 54, co. 4, d. lgs. n. 267/2000, la cui applicazione postula la sussistenza di una situazione di effettivo pericolo di danno grave ed imminente per la pubblica incolumità, non adeguatamente prospettato, in termini di “gravità” e di “urgenza”, nel provvedimento impugnato, avente carattere discrezionale; e tenuto conto che, con riferimento al problema centrale – tracce di inquinamento per la corrosione del ferro poggiato sulla scogliera e carenze igieniche – la misura adottata appare sproporzionata rispetto all’obiettivo, raggiungibile attraverso rimedi ordinari, quale la manutenzione straordinaria della struttura e la pulizia periodica del sito, come, del resto, suggerito dalla ASP di Palermo (v. nota ASP di Palermo, U.O. di Carini, datata 16.04.2015, prodotta dal Comune);
- il riferimento, contenuto nella memoria difensiva del Comune, all’attuale assetto urbanistico della zona (art. 19 N.T.A. del P.R.G. vigente), asseritamente preclusivo al mantenimento della struttura oltre la stagione estiva, costituisce una motivazione postuma, non presente nel provvedimento impugnato;
Ritenuto, altresì, che, per quanto attiene al periculum in mora, nel bilanciamento tra i contrapposti interessi può darsi prevalenza a quello del privato al mantenimento della struttura, in considerazione sia della ormai iniziata stagione estiva; sia del contenuto dell’ultima perizia del 10.06.2015 depositata dalla ricorrente, dalla quale risultano effettuati gli interventi necessari per la bonifica del sito (v. documentazione depositata dalla ricorrente il 15.06.2015);
Ritenuto, pertanto, che
- va sospeso il provvedimento impugnato, limitatamente alla posizione della società ricorrente e con particolare riferimento all’obbligo di smontaggio della struttura utilizzata dalla predetta, fermo restando il potere-dovere, in capo al Sindaco, di adottare tutti gli atti necessari per la eliminazione di eventuali ulteriori carenze, comunque riscontrate nel sito – ove non già eliminate dalla ditta ricorrente - attraverso l’adozione di adeguate misure di carattere ordinatorio;
- deve essere fissata la data della discussione del ricorso nel merito;
- le spese della presente fase cautelare possono, in atto, essere compensate tra tutte le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Prima:
a) accoglie l’istanza di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato secondo quanto specificato in motivazione;
b) fissa, per la discussione del ricorso nel merito, la prima udienza pubblica del mese di maggio 2016, come da emanando calendario;
c) spese compensate.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 25 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:
Nicolo' Monteleone, Presidente
Caterina Criscenti, Consigliere
Maria Cappellano, Primo Referendario, Estensore

L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE


DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 25/06/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

  




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