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Wednesday, May 11, 2016

Onda Pazza . Radio Aut . La voce di Peppino. "Registrazione Originale" (...





Peppino Impastato, 38 anni dopo. Cronologia di una storia italiana



Film, canzoni, fumetti, ricordi d’ogni sorta. Oggi – 9 maggio – sono 38 anni dall’assassinio di Peppino Impastato. E in 38 anni, Peppino Impastato, non sono riusciti a cancellarlo. Anzi. Ma quando la mattina del 9 maggio 1978 il suo corpo esanime fu ritrovato a Cinisi, il fatto passò quasi inosservato. Perché un altro fatto ben più sensazionale era avvenuto in via Caetani, a Roma. Oggi è anche l’anniversario del ritrovamento di Aldo Moro.
Quando ritrovano Peppino, alla ferrovia, il suo corpo è steso sui binari e sotto c’è una carica di tritolo. Suicidio, è la prima ipotesi. Anzi, peggio: stava preparando un attentato, dicono, e ha approfittato per ammazzarsi. Infame due volte: suicida e terrorista. Lo dicono le forze dell’ordine, lo dice la magistratura, lo dicono pure i colleghi di Peppino: i giornalisti.


Sono serviti decenni, le due intere vite – spese da vivi – del fratello Giovanni e della madre Felicia, e il lavoro certosino dei compagni di Peppino, quelli del Centro siciliano di documentazione di Palermo, per mettere nero su bianco quello che “sapevano tutti”:
Che nel 1984 il tribunale di Palermo sentenzia che la matrice dell’omicidio è mafiosa, ma lo attribuisce però ad ignoti.
Che nel 1988, il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti.
Che nel 1992 quel Tribunale archivia il caso Impastato, ribadisce la matrice mafiosa del delitto ma esclude la possibilità di individuare i colpevoli pur ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.
Che nel 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per riaprire l’inchiesta, forte di una petizione popolare.
Che nel 1996, dopo le dichiarazioni del pentito Palazzolo, venga indicato Gaetano Badalamenti come mandante dell’omicidio, assieme al suo vice, Vito Palazzolo. Che l’inchiesta viene formalmente riaperta e un anno dopo venga emesso un ordine di cattura per Gaetano Badalamenti.
Che nel 1999 i familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti si costituiscono parte civile e Gaetano Badalamenti rinuncia all’udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Che un anno dopo vengano respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.
Che nel 2001 la Corte d’assise riconosce Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent’anni di reclusione.
Che, infine, nel 2002, l’11 aprile Gaetano Badalamenti venga finalmente condannato all’ergastolo.
Oggi lo sappiamo che lo hanno ammazzato di notte, la notte tra l’8 e il 9 maggio. Proprio quell’anno Peppino aveva deciso di presentarsi alle elezioni comunali, nelle liste di Democrazia proletaria. Quanti voti ha preso non lo saprà mai, non farà in tempo. Ma Peppino è diventato consigliere comunale, gli elettori di Cinisi lo hanno votato anche da morto. Lo avrebbero fatto da vivo? Non lo sapremo mai.


Provate a immaginare che queste righe siano uno dei racconti di Peppino su Radio Aut, in una delle sue puntate di Onda pazza. Rileggetele ascoltando la voce quasi in farsetto che avrebbe fatto per sfottere il potere, anche quello subito da se stesso. Ne avrebbe di avuta di carne da mettere sul fuoco della sua dissacrante ironia.
Tanto più è inverosimile, quanto è vero. Vero come il fatto che lungo le strade del suo paese si sia svolta la prima manifestazione d’Italia contro la mafia. Nel 1979, il 9 di maggio, quando duemila persone hanno sfilato per le strade di Cinisi.





Il 9 maggio del 1978, mentre l'Italia è sotto choc per il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, in un piccolo paesino della Sicilia affacciato sul mare, Cinisi, a 30 km da Palermo, muore dilaniato da una violenta esplosione Giuseppe Impastato. Ha 30 anni, è un militante della sinistra extraparlamentare e sin da ragazzo si è battuto contro la mafia, denunciandone i traffici illeciti e le collusioni con la politica. A far uccidere Impastato è il capo indiscusso di Cosa Nostra negli anni Settanta, Gaetano Badalamenti, bersaglio preferito delle trasmissioni della Radio libera che egli ha fondato a Cinisi.

Cento passi separano, in paese, la casa degli Impastato da quella dell'assassino di PeppinoTano Badalamenti, come ricorda il titolo del film di Marco Tullio Giordana che ha fatto conoscere al grande pubblico, attraverso il volto di Luigi Lo Cascio, la figura di Peppino Impastato.


Secondo lo storico Salvatore Lupo, in un piccolo paese come Cinisi, la mafia funge da centro di mediazione sociale in cui personaggi localmente influenti si presentano come intermediari sempre disponibili a trovare la soluzione del problema sia con il povero contadino sia con il grande avvocato. Ma questa bonomia apparente ha sempre dietro la minaccia della soluzione violenta. Un clima di intimidazioni e di omertà chePeppino Impastato respira sin dalla nascita. Suo padre, Luigi Impastato, pur non avendo mai avuto un ruolo di primo piano, è strettamente legato a Cosa Nostra attraverso suo cognato, Cesare Manzella, il capo della cupola negli anni Sessanta; Manzella è colui che sposta gli interessi della mafia dalle campagne alla città ed è soprattutto colui che avvia il traffico di droga con gli Stati Uniti.


Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe: "La mia famiglia era di origine mafiosa. Mio zio Cesare Manzella, sposato con una sorella di mio padre, capo della cupola negli anni Sessanta, viene ucciso nell'aprile del 1963 con la prima autobomba nella storia dei delitti di mafia. Peppino sin da subito mi disse che si sarebbe battuto tutta la vita contro la mafia. E iniziò la sua rottura all'interno della società, del suo paese ma soprattutto della propria famiglia."

In questo senso Peppino Impastato rappresenta un caso particolare, quello di un militante, una attivista che combatte la mafia pur provenendo da una famiglia mafiosa. Una circostanza anomala, dato che la famiglia rappresenta di solito la cellula più compatta e più impermeabile della struttura mafiosa. Peppino è un ragazzo che si pone il problema del suo stesso sangue, delle sue radici, della sua stessa esistenza. Come ricorda il fratello Giovanni ci furono alcune figure che esercitarono sul giovane Giuseppe un fascino particolare, quella dello zio Matteo, un liberale dalle idee molto aperte, ma soprattutto quella di Stefano Venuti, pittore anticonformista, fondatore della sezione del PCI di Cinisi.

Negli anni Sessanta, insieme ad un gruppo di amici e compagni, Peppina fonda il giornale Idea Socialista, in cui mette in evidenza i rapporti tra gli amministratori locali e la mafia. Nonostante la madre Felicia cerca didissuaderloPeppino è deciso a intraprendere la sua personale guerra, e niente sembra poterlo fermare. Anche se il prezzo da pagare è subito altissimo. Dopo aspri conflitti suo padre lo caccia di casa. La madreFelicia cerca di fare un mediazione tra padre e figlio, e in qualche occasione il padre tenta un riavvicinamento. Ma non basta; Peppino non torna sui suoi passi e non rinuncia alla sua guerra e usa anzi strumenti sempre più efficaci per mettere a nudo la vera natura di Cosa Nostra.

Il Sessantotto è alle porte e anche Peppino Impastato scopre una nuova dimensione dell'impegno politico.Intraprende delle battaglie di carattere sociale, come ad esempio la difesa dei terreni dei contadini che venivano espropriati per permettere l'ampliamento dell'aeroporto di Punta Raisi. Una questionedelicatissima; nell'aeroporto si concentravano, infatti, gli interessi mafiosi dato che il controllo dello scalo siciliano implicava il controllo di tutti i traffici tra la Sicilia, il resto d'Italia e soprattutto verso l'America.

L'esperienza di Musica e Cultura
Intorno a Peppino si raccoglie un gruppo di giovani, animati dallo stesso spirito di ribellione, che organizza a Cinisi il circolo Musica e Cultura, che promuove attività di vario genere e che diventa un punto di riferimento fondamentale per tutti i giovani di Cinisi, attratti dall'unico luogo di aggregazione della zona. Musica e Cultura diventa il centro da cui partono le denunce verso l'operato mafioso, le devastazioni delle coste, l'abusivismo, tutti gli scempi subiti dal territorio. All'interno del circolo c'è anche il collettivo femminista, che discute della libertà della donna in un contesto particolarmente arretrato.
Oltre a quello impegnato, però, c'è un aspetto scanzonato nel carattere di Peppino Impastato; attraverso Musica e Cultura organizza concerti, cineforum, e finanche un carnevale alternativo.

Radio Aut e la trasmissione Onda Pazza
Nel 1977, con il boom delle radio libere, Peppino Impastato decide di fondarne una propria, a Cinisi. Con gli amici si procura in maniera rocambolesca l'attrezzatura e inizia le trasmissioni. La chiama Radio Aut e, nella trasmissione Onda Pazza, usa la satira per sbeffeggiare i capimafia e i politici locali rivelando trame illecite e attività illegali. Il bersaglio preferito è don Tano Badalamenti, l'erede di Cesare Manzella nonché l'amico di suo padre Luigi, soprannominato Tano Seduto.
Peppino Impastato per la prima volta fa nomi e cognomi, senza reticenze, cercando di rompere il tabù dell'intoccabilità dei mafiosi, in un paese dove la gente, al passaggio di Tano Badalamenti, quasi si inchina e dei boss non è  prudente nemmeno pronunciare il nome.

La reazione di Tano Badalamenti
A quel punto don Tano Badalamenti convoca il padre di Impastato. Il messaggio è chiaro: tuo figlio la deve smettere, altrimenti lo ammazziamo. Il padre di Peppino, senza comunicare il motivo alla famiglia, va negli Stati Uniti a chiedere oltreoceano protezione per suo figlio. Ma pochi mesi dopo il suo ritorno, il 19 settembre 1977, Luigi Impastato muore, investito da una macchina.
Peppino Impastato si scaglia contro la gente che si reca a casa della famiglia per fare le condoglianze domandando come facessero, proprio loro che lo avevano ucciso, a presentarsi a casa sua.

Dopo la morte del padre Peppino non ha più nessuno che lo protegge dalle minacce di Badalamenti. Ma nonostante il dolore per la perdita del padre e il pericolo che sente crescere intorno a sé, Impastato non rinuncia alla sua battaglia. Nel 1978 si candida alle elezioni comunali nelle liste di Democrazia Proletaria, ma ormai il suo destino è segnato.

La morte di Peppino Impastato
L'8 maggio 1978 Peppino passa l'intera giornata e l'intera notte a Radio Aut, come spesso accadeva. Il giorno successivo va a salutare dei parenti americani in paese, poi si sarebbe dovuto incontrare con gli amici la sera per un comune impegno politico. Gli amici, non vedendolo arrivare, si mettono a cercarlo. A casa non sanno niente di lui. Così passa la notte; gli amici sono ormai certi che sia successo qualcosa. E in effetti qualcosa è successo, l'irreparabile: Peppino Impastato è stato ucciso, dilaniato da una bomba piazzata sulla ferrovia Palermo-Trapani.

Le indagini deviate
I familiari e gli amici non hanno dubbi, ad uccidere Peppino è stato Gaetano Badalamenti, eppure le indagini prendono tutt'altra direzione; si ipotizza il suicidio oppure che il giovane sia morto saltando per aria mentre preparava un attentato dinamitardo. Si indaga negli ambienti della sinistra extraparlamentare di Cinisi, si perquisiscono le case dei familiari e dei compagni alla ricerca di prove. Impastato è un terrorista o un suicida; questo è l'ultimo oltraggio della mafia contro il giovane che ha osato sfidarla. Nessuna indagine viene fatta sull'esplosivo, mentre vengono portati in caserma e interrogati i suoi più cari amici. La scena del crimine viene alterata, contrariamente ad ogni corretta procedura investigativa. Le prove, gli occhiali, le chiavi diPeppino Impastato, due pietre insanguinate sul luogo della morte, scompaiono nel nulla. Secondo Vincenzo Gervasi, legale della famiglia Impastato, si trattò di un vero depistaggio.

Al funerale di Peppino Impastato si presenta spontaneamente una folla di giovani, accorsi da tutta la Sicilia;Felicetta Vitale, la cognata di Peppino lo ricorda come 'un momento di un'emozione unica'. Ma la gente diCinisi non si presenta, e lascia la famiglia sola. 'Neanche i vicini di casa' sottolinea con amarezza Felicia, la madre del giovane ucciso.


Le condanne tardive
Nel gennaio del 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Gaetano Badalamenti. Quattro anni dopo, però, l'inchiesta viene archiviata. Ci vogliono altri 7 anni perché Badalamenti venga effettivamente processato per l'omicidio di Peppino Impastato; ad inchiodarlo, questa volta, è la testimonianza di un pentito eccellente della mafia di Cinisi, Salvatore Palazzolo.
L'11 aprile del 2002, finalmente, il Tribunale emette la sentenza contro don Tano Badalamenti: ergastolo per l'omicidio Impastato, di cui viene identificato come mandante. Trent'anni per il suo luogotenente, SalvatorePalazzolo.

'Quello che ho fatto in vita mia lo ritornerei a fare. Credo di non avere fatto male e avere sempre cercato di fare bene. Possibilmente facendo bene ho fatto male.' Così diceva Tano Badalamenti nel 1997, intervistato da Ennio Remondino.

Gaetano Badalamenti è morto per arresto cardiaco il 29 aprile 2004, all'età di 80 anni, nel carcere di Ayer, negli Stati Uniti.

Salvatore Palazzolo è morto l'11 dicembre 2001.
Gli esecutori materiali di quell'omicidio non sono mai stati condannati.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/peppino-impastato/787/default.aspx


INVIAMO MAIL DI SOLIDARIETA' A CHI LOTTA

Post n°1450 pubblicato il 29 Luglio 2008 da cile54

UN MESE E MEZZO
IN CASA DOPO LE MINACCE, MENTRE
I MEDIA SONO MUTI
Intervista a Pino Ciampolillo, blogger ambientalista che vive a Isola delle Femmine, vicino Palermo e ha portato in questi anni la propria battaglia «per la difesa del territorio, della salute dei cittadini, della legalità e della trasparenza» nelle stanze del Parlamento e delle Procure, ma non è riuscito a farsi ascoltare dai giornali.

Pino Ciampolillo, l'ambientalista che dopo aver ricevuto minacce di morte per le sue battaglie nell'Isola delle Femmine ha “congelato” il suo blog , da un mese e mezzo vive tappato in casa. Ha deciso che le minacce ricevute in piazza da due persone che lavorerebbero nel cementificio contro il cui inquinamento si batte da una vita («La bara per te è già pronta»), non sono da prendere alla leggera. Non in Sicilia, dove è sempre difficile capire dove finisce il confine della sbruffonata e inizia quello dell'evento possibile, quando “l'atteggiamento” mafioso coincide con lo “status” del mafioso vero, quando uno agisce per conto suo o per interessi di altri. Allora, se non si ha chiara la situazione, è meglio piantarla lì, spegnere il computer grazie al quale per anni si sono riversate denunce su denunce a favore dell'ambiente e chiudersi in casa con quelle parole s ibilate che ancora ronzano nelle orecchie.

L'odissea di Pino comincia con la creazione del Comitato Cittadino Isola Pulita, che utilizza i moderni strumenti offerti da internet - dai blog alle mailing list - per denunciare «il clima di malaffare e illegalità che pervade Isola delle Femmine», cittadina di 5 mila abitanti a 10 minuti d'auto da Palermo.

Al centro dell'azione di “Isola Pulita” la lotta contro corruzione e illegalità, ma soprattutto i danni all'ambiente causati, secondo il Comitato, da un cementificio costruito, praticamente, nel centro del paese.

«Noi non siamo nati - spiega Ciampolillo - per combattere l'impianto della Italcementi. Non è nostra intenzione chiederne la chiusura.

Noi vogliamo soltanto che vengano rispettate le normative in materia ambientale, quelle a livello italiano ed europee. In particolare tenendo conto della salvaguardia del territorio - l'Italcementi addirittura è inserita in siti Sic (cioè di iportanza comunitaria, ad alta protezione ambientale certificati dalla Ue) - e della salvaguardia della salute dei cittadini. 

Abbiamo sempre chiesto questo, ma in un paesino di 5 mila abitanti una grande industria per il politico della zona vuol dire - siamo in Sicilia - il posto di lavoro, il favore...

Il sostegno dei politici le è insomma mancato.

E quello della gente?

Il meccanismo di cui parlavo prima si riflette anche nella mancata solidarietà della cittadinanza. Ma non è che i cittadini non siano con noi. Un piccolo episodio: io sono venuto qui in Sicilia 30 anni fa - vivevo a Torino –-al funerale di Peppino Impastato e di Cinisi mi sembrava non ci fosse nessuno. Poi un “cinisaro” ci ha spiegato: «Non è che non c'è nessuno, sono tutti dietro la finestra. Non escono di casa, non scendono in piazza, ma nel momento in cui aprono la finestra, alzano la tapparella, fanno capire al mafioso di turno, alla gente e al vicino di casa, che si sono schierati con Peppino Impastato».

La stessa cosa è capitata adesso. Se si schierano con Isola pulita... il certificato fatto in tempo reale, il loculo al cimitero, qualsiasi cosa guardi, qui è tutto contrattabile in termine di voti e di favoritismi personali. La gente si condiziona psicologicamente, perché a Isola delle Femmine, come in Sicilia in generale, c'è lo “stato di necessità”. Lei ha scritto una lettera di appello alle autorità alcune settimane fa, denunciando le minacce ricevute e annunciando che, senza l'aiuto dello Stato, Isola Pulita si sarebbe dovuta arrendere alle intimidazioni subite. 

Avete avuto qualche risposta?

C'è stata solidarietà trasversale, devo riconoscere che non è stata una questione di appartenze politiche o associative.

Dai vari comitati, dai vari partiti dalle organizzazione sindacali, da Veltroni, tanto per fare un nome. Siamo stati ricevuti dalla Commissione antimafia, la prossima settimana andiamo dal Presidente della Regione Sicilia, saremo ricevuti fra 15 giorni alla Procura della Repubblica, dal Prefetto. Ci stiamo muovendo.

Nei mesi scorsi sono state presentate interrogazioni parlamentari sul cementificio di Isola delle Femmine.Tutto questo nel silenzio dell'informazione. Come mai, secondo lei, i grandi giornali e le grandi televisioni ignorano la battaglia del Comitato?Abbiamo dovuto combattere, per vedere pubblicato qualcosa. Ma più che l'interesse di alcune televisioni locali e qualche trafiletto non abbiamo ottenuto. Forse perché questa storia è stata presa come Isola Pulita contro Italcementi. E naturalmente con l'Italcementi, specialmente i giornali nazionali, hanno qualche difficoltà. Almeno questa probabilmente è stata, forse, la notizia che è ar rivata nelle redazioni.

Ieri dopo tanto insistere finalmente è apparso un piccolo trafiletto nelle brevi di un giornale nazionale. È uscito un pezzo su una rivista locale, e poi altro niente. Ho chiamato ieri l'Ansa e mi hanno detto che l'hanno lanciata, ma che non era stata ripresa.Ha avuto difficoltà insomma.A noi l'attenzione dei giornali servirebbe per uscire dall'isolamento, per liberare, come uso dire, le forze sane del Paese. Per ora nessuno si espone.

Tornando al discorso di prima, di Cinisi e Peppino Impastato, nessuno apre le finestre se non c'è chi guarda. Quindi secondo lei i media la ignorano perchè è conivolta una grande industria?In questo periodo tenga presente che l'Italcementi è sotto torchio. Ha avuto anche problemi nelle varie aste, ha una sorta di calo di produzione... ci sono problemi, in particolare in tutto il meridione. Per esempio a Reggio Calabria, Messina...Quindi forse a livello di management la situazione meridionale... forse c'è stato anche questo, non dico che c'è il coivolgimento diretto della Italcementi, per carità, ma forse una scelta autonoma dei giornali di non parlarle contro.Io veramente non sono riuscito a spiegarmi come mai, ma le posso raccontare un episodio. Due anni fa, c'è stata la storia delle alghe rosse. Tra i corresponsabili di questo problema c'era sicuramente l'inquinamento causato dal deposito del Pet Coke della Italcementi che, per la conformazione del terreno, inquina fino al mare. E neanche di questo avevano parlato i giornali? No, nemmeno di questo.

C'è stata un'interrogazione parlamentare, io avevo avuto dei contatti con una cronista di un grande giornale. C'era un esame geologico del terreno... mi dicono domani, domani, e non esce mai. A un certo punto mi arrabbio, e vado in redazione a Palermo. 
Sa cosa mi han no detto? 

«Abbiamo ricevuto delle disposizioni da Roma che non dobbiamo pubblicare nulla sulla Italcementi». 

Non di Pino Ciampolillo o di Isola Pulita... insomma, sulla questione Italcementi i giornali devono stare molto attenti, perché siamo in un periodo molto delicato.
29-07-2008
100 PASSI, 9 MAGGIO 1978, ALDO MORO, BADALAMENTI, CINISI, DEL CARPIO, DEMOCRAZIA PROLETARIA, Feltrinelli, Impastato Peppino, ONDA PAZZA, RADIO AUT, VIA FANI, VIA GAETANI, VITALE SALVATORE,

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