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Monday, May 09, 2016

Crocetta, il governatore che non sa governare

Crocetta, il governatore  che non sa governare


Roma lo sbeffeggia, l'Ars lo mortifica, la maggioranza lo rinnega.

PALERMO - L'ennesimo schiaffo di Roma stavolta è arrivato con un ampio preavviso. Quello della lettera del Ministero dell'Economia che ha “notificato” a Crocetta ciò che avverrà tra pochi giorni: la solita, prevedibile, ormai persino scontata impugnativa di una legge regionale. La Finanziaria, tra l'altro, da dove quasi certamente verrà “espiantata”, per poi magari essere reintrodotta dopo la revisione del governo Renzi, una nuova norma sull'Ecotassa ai Comuni. Norma che Crocetta aveva proposto, voluto, difeso anche nel dettaglio. Ad esempio, facendo scudo a difesa delle sanzioni previste dall'articolo: “Una norma che non preveda sanzioni – disse a Sala d'Ercole rispondendo alle critiche dei deputati - credete davvero che possa essere rispettata?”.

Ma proprio quei parametri sono stati “bocciati” dal Mef e presto questo giudizio potrebbe tramutarsi nell'ennesima impugnativa. Che certificherebbe, in maniera evidente, l'incapacità del presidente di governare i più importanti settori dell'amministrazione regionale. Perché quel ricorso di fronte alla Consulta, andando a memoria certi di dimenticare qualcosa, e ignorando le decine di norme cancellate nella prima parte della legislatura dal Commissario dello Stato, si aggiunge alle sonore bocciature di Palazzo Chigi della riforma delle Province, di quella dei rifiuti, dell'acqua, degli appalti, senza contare anche le precedenti impugnative su alcune norme contenute nella manovra finanziaria. Impugnative di fronte alle quali, lo ha ricordato in Aula il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone proprio per togliere ogni alibi al governo e demolire l'immagine di un esecutivo difensore dell'autonomia siciliana, Crocetta non ha mai reagito andando allo scontro dinanzi la Corte Costituzionale. Ma in modi più o meno convinti, si è sempre limitato a eseguire quanto dettato da Roma, prima in giunta, poi passando la palla al parlamento.

Ma il parlamento ormai va dritto per conto suo. Ignorando e sotto certi aspetti “mortificando” lo stesso presidente. Pochi giorni fa a Sala d'Ercole l'esempio evidente di un'Assemblea che ignora le posizioni e le disposizioni del governo. La norma in questione era quella sul contestato Irsap, l'ente prima amato e recentemente odiato da Crocetta e dal suo governo. Un'altalena di emozioni che ha ricalcato la parabola dei rapporti tra il governatore e l'ex fedelissimo Alfonso Cicero. O, per meglio dire, la curva della sintonia tra il presidente e la Confindustria siciliana. Ecco, pochi giorni fa col voto segreto il parlamento ha smontato, pezzo per pezzo, la norma voluta dal governo e illustrata in aula da Mariella Lo Bello. Mandata avanti da Crocetta, sul proscenio di Sala d'Ercole per recitare due, tre, quattro volte la parte dell'agnello sacrificale. “Come si dichiara il governo di fronte all'ipotesi di abrogare questo comma?” domandava Ardizzone. “Contrario”, rispondeva la Lo Bello. Ed ecco il parlamento cancellare due, tre, quattro volte proprio la norma difesa dall'esecutivo. Un governo al quale non corrisponde alcuna maggioranza. Anche a causa dell'incapacità dello stesso Crocetta di governare una coalizione tenuta su grazie agli umori estemporanei, agli equilibri durevoli il tempo di uno spot, alle simpatie e alle idiosincrasie del momento, alle voglie di “rivoluzione” e di “responsabilità” tra le quali questo governo non ha fatto che oscillare senza alcuna costanza. E così, ecco il risultato: un parlamento ridotto a giungla. Un mosaico di tribù eternamente in lotta. Un teatro ideale per le imboscate, che arrivano e sono più volte arrivate, grazie al fogliame di fico del voto segreto.

Segnale di una patologia che è, ovviamente, soprattutto quella di una maggioranza che, nell'includere tutto ciò che il parlamento potesse offrire in termini di storia, storie e partiti, dai cuffariani ai seguaci di Lombardo, dai berlusconiani ai deputati per caso, ha finito per frantumarsi in tante piccole enclave (il Partito democratico in questo senso meriterebbe un capitolo a parte), entro le quali far maturare i frutti del prossimo consenso, ignorando il governatore, tenuto lì solo perché condizione necessaria a garantirsi questa parentesi di potere.

E anche in questo caso, le cronache politiche degli ultimi giorni non hanno fatto altro che rendere più netti i contorni di questa tragicomica condizione.Nonostante le smentite del governatore, a sua volta smentito nella maniera più plateale da Ardizzone, Crocetta si era detto contrario all'applicazione della legge Delrio nella norma sui sindaci metropolitani. Una posizione illustrata anche nel dettaglio, pochi giorni fa, dal governatore, che ha ad esempio rivendicato la difesa dell'autonomia del parlamento siciliano contro le ingerenze di Roma. Martedì scorso, invece, quasi tutti i capigruppo di maggioranza hanno deciso di applicare la Delrio in Sicilia anche per i sindaci metropolitani. Rinnegando così il presidente. Anche se nella giungla dell'Ars le imboscate sono pronte. E nei prossimi giorni potrebbero persino capovolgere la decisione dei capigruppo. Riesumando e difendendo così la posizione del governatore grazie, magari, alle solite divisioni tra i partiti. Comunque vada, sia che l'Ars decidesse di fare per conto suo, sia che scegliesse di dividersi ancora una volta difendendo la norma voluta dal presidente, Sala d'Ercole certificherà l'incapacità del governatore di scandire l'iter di una riforma ridotta a caos perenne, guidare una maggioranza litigiosa ed egoista, curare i rapporti con lo Stato segnati invece da umorali conflitti e repentine rese. Certificherà, insomma, l'incapacità del presidente di governare la Sicilia.

http://livesicilia.it/2016/05/09/crocetta-il-governatore-che-non-sa-governare_746050/



E’ ufficiale: il Bilancio della Regione siciliana 2016 è falso!

Lo ha certificato nei giorni scorsi, con molta probabilità senza rendersene conto, l’assessorato alle Autonomia locali, che ha inviato ai sindaci una circolare nella quale – e qui sta l’incredibile! – dice che i 340 milioni di Euro iscritti nel Bilancio regionale 2016 in favore dei Comuni non ci sono. I sindaci dei Comuni siciliani, nel redigere i Bilanci 2016, dovranno tenere conto che in ‘cassa’ ci saranno solo 105 milioni di Euro. La Corte dei Conti interverrà? E come mai il Governo Renzi non ha impugnato un Bilancio falso? Forse perché l’ha voluto l’assessore-commissario Baccei?

E’ ufficiale: il Bilancio regionale 2016 è falso. A certificarne la falsità è una circolare dell’assessorato alle Autonomie locali. In questo documento – l’ha scritto l’assessore regionale Luisa Lantieri o i burocrati? – c’è scritto che i Comuni siciliani, nel redigere i Bilanci 2016, non debbono tenere conto dello stanziamento previsto nel Bilancio regionale 2016, ovvero di 340 milioni di Euro, ma solo di 105 milioni di Euro. Il motivo è semplice: i soldi non ci sono!
Dunque il Bilancio regionale 2016 è falso. Questo blog manifesta dubbi sul Bilancio regionale 2016 dal giorno in cui è stato approvato dall’Assemblea regionale siciliana. Per un motivo semplice: perché il decreto nazionale n. 118 del 2011 – che la Regione sta applicando da quest’anno – non prevede il ricorso ad accantonamenti negativi.
Invece Governo regionale e Parlamento siciliano hanno inserito nel Bilancio 2016 circa 500 milioni di Euro che non ci sono. Sono soldi che lo Stato non ha ancora erogato alla Regione. Di fatto, lo ribadiamo ancora una volta, il Bilancio regionale 2016 è falso.
Ora sorgono i primi problemi. Con l’assessorato regionale alle Autonomia locali che, in un documento ufficiale, dice ai sindaci: sappiate che nel Bilancio regionale, contrariamente a quanto c’è scritto, non vi mette a disposizione 340 milioni di Euro, ma solo 105 milioni di Euro.
La prova – lo ribadiamo ancora una volta – che il Bilancio regionale 2016 è falso a tutto gli effetti.
Che succederà, a questo punto? Interverrà la Corte dei Conti?
Ancora: il Governo nazionale ha annunciato due o tre impugnative a carico della manovra economica e finanziaria 2016 approvata dal Parlamento siciliano. Come mai Renzi e compagni non hanno impugnato i 500 milioni di Euro che non ci sono ma che sono stati iscritti nel Bilancio regionale 2016? Forse perché questo falso appostamento nel Bilancio regionale 2016 è stato voluto dall’assessore-commissario Alessandro Baccei, lunga ani di Renzi in Sicilia?
Siamo o no davanti a una pagliacciata istituzionale? Le ‘alte’ autorità di quello che resta dell’Italia non hanno nulla da dire?  
Tutto questo avviene in uno scenario in cui i Comuni siciliani sono sempre senza soldi e senza Bilanci 2016. E senza la possibilità di proseguire ad amministrare con l’esercizio provvisorio. L’esercizio provvisorio – o gestione dell’amministrazione con il Bilancio in dodicesimi – è scaduto l’1 Maggio scorso. E non può essere rinnovato senza una proroga del Ministero degli Interni. Per una Regione autonoma non è il massimo.
La follia è che i Comuni senza Bilancio e senza possibilità di utilizzare l’esercizio provvisorio possono spendere solo risorse per scongiurare danni economici. Tutti le altre attività amministrative sono bloccare.   
E’ così ormai da sei giorni. Ma questo tema non riscuote l’attenzione della ‘grande informazione’. E non c’è da rimanere stupiti. A volere il blocco della spesa dei Comuni siciliani – perché di questo si tratta – è il Governo nazionale di Matteo Renzi. Che così raggiunge un risultato: impedire ai Comuni siciliani di spendere: così si ‘risparmia’. E risparmiare sulla Sicilia – che è il ‘bancomat’ del Governo Renzi – è sempre importante.
Ora arriva la notizia che i Comuni dell’Isola avranno a disposizione, per quest’anno, non più 340 milioni di Euro, ma solo 105 milioni di Euro. Che significa tutto questo? Semplice: che i Comuni, nel redigere i Bilanci dovranno tagliare servizi ai cittadini. 
Non mancano le pressioni dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani). I vertici d dell’ANCI Sicilia, ieri, hanno incontrato l’assessore regionale alle Autonomie Locali, Luisa Lantieri.Tema, neanche a dirlo, l’emergenza finanziaria, ovvero l’impossibilità di poter procedere all’approvazione dei Bilanci di previsione 2016, il riparto ed l’erogazione del Fondo perequativo 2016, le risorse finanziarie per gli investimenti, i precari, la tenuta finanziaria e personale delle ex Province (ricordiamo che il posto delle Province dovrebbe essere preso dai Consorzi di Comuni che esistono solo sulla carta).
All’incontro di ieri erano presenti il presidente di ANCI Sicilia e sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, Mario Emanuele Alvano, segretario di ANCI Sicilia, e i vice presidenti, Paolo Amenta, Sindaco di Canicattini Bagni, eSalvatore Lo Biundo, sindaco di Partinico. Presente anche Vito Marsala, componente del Direttivo.
“Abbiamo chiesto di avere certezze sull’entità delle risorse del Fondo perequativo 2016 – dice il vice presidente, Paolo Amenta – che, in base alla Legge di Stabilità regionale, ammontano a 340 milioni di Euro. Altrettanto importante risulta il problema legato alle spese di investimento, 165 milioni di Euro, di cui è necessario conoscere modalità e tempi di erogazione”.
Ovviamente, anche Amenta fa finta di non sapere che questi soldi non ci sono, perché se li è messi nel ‘saccoccio’ Roma. Anzi, in realtà se lo ricorda: tant’è vero che chiede ‘notizie’ dei “tanto discussi e annunciati 500 milioni di Euro”: sono i soldi che il Governo Renzi si è impegnato ad erogare alla Regione siciliana nel Febbraio scorso: soldi che, fino ad oggi, il Pinocchio di Firenze e i suoi ‘sgherri’ non hanno ancora ‘restituito’ alla Sicilia (si tratta infatti di una parte degli 8 miliardi di Euro che ogni anno Roma scippa dal Bilancio della nostra Regione calpestando lo Statuto).
Amenta ricorda che la mancanza di queste risorse (dei 500 milioni di Euro che il Governo Renzi si rifiuta di erogare alla Regione, circa 180 milioni di Euro dovrebbero andare ai Comuni siciliani), “alla luce dei principi previsti dalla riforma sull’armonizzazione contabile dei bilanci degli enti territoriali, pone di fatto gli amministratori locali nelle condizioni di non poter approvare i Bilanci di previsione 2016”.
Insomma, per essere chiari, sono proprio i 500 milioni di Euro che lo Stato si trattiene – per la parte che riguarda i Comuni (i circa 180 milioni di Euro) – ad impedire ai Comuni siciliani di approvare i Bilanci 2016.
“Un problema reale non solo per i Sindaci – aggiunge Amenta – ma anche per eventuali Commissari che la Regione potrebbe nominare. Si tenga conto che l’esercizio provvisorio si è concluso il primo Maggio, per cui per evitare nei prossimi giorni conseguenze drammatiche sul piano della tenuta sociale, rispetto all’erogazione dei servizi essenziali al cittadino ed in termini di salvaguardia dei livelli occupazionali del personale precario e non, abbiamo ribadito l’urgenza di un intervento che consenta la proroga dei termini per l’approvazione dei Bilanci di previsione 2016″.
“Inoltre – prosegue il vice presidente di ANCI Sicilia – per quanto riguarda il mantenimento in servizio del personale precario è necessario che Regione e Comuni stipulino un vero e proprio patto per la salvaguardia del personale e per una progressiva stabilizzazione che consenta di tutelare gli equilibri finanziari degli enti. Vanno riprese le ragioni della proposta congiunta tra ANCI e sindacati, fatta propria dalla stessa Regione durante il confronto avuto in seguito alla manifestazione svoltasi nel Dicembre scorso. Molti Comuni si sono trovati e si trovano ancora a dover rinnovare contratti senza avere minimamente a disposizione un quadro normativo e finanziario chiaro e dovendo, pertanto, fare i conti con una conflittualità crescente, che spesso si traduce oltre che in dramma sociale in un aumento del contenzioso”.

Nell’incontro si è parlato anche delle Province siciliane, ‘derubate’ e abbandonate: il Governo Renzi ha provveduto a scippare alle Province della nostra Isola anche i 220 milioni di della RC Auto. Soldi con i quali le Province pagavano i circa 6 mila e 500 dipendenti.
Nessuno sa, in questo momento, con quali soldi viene pagato questo personale: anche se il dubbio è che i commissari delle Province (che operano in attesa che si insedino i Consorzi di Comuni e le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina) si stiano indebitando.
Che succederà? Ieri l’assessore Lantieri si è impegnata a trasferire la 4° trimestralità del 2015 (90 milioni di Euro), le accise Enel 2015 (10 milioni di Euro) e le anticipazioni 2016 (circa 40 milioni di Euro)”.
Sarà vero?
Di fatto i Comuni siciliani sono senza Bilanci. E con 225 milioni di Euro di tagli accertati sul 2016. Il resto, per ora, sono solo chiacchiere & promesse.

REGIONE 2016 FONDI PER I COMUNI PASSANO DA 340 MILIONI A 105 MILIONI 66 MILA EURO PER L'ANNO 2016 by Pino Ciampolillo

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