CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Friday, May 06, 2016

Caro Ingroia ti scrivo…







Caro Ingroia ti scrivo…

di 

Da pm inflessibile ad avvocato ipergarantista, l'iperbolica parabola di un uomo pronto a tutto. Anche a sconfessare se stesso. E a tenere a bada la propria coscienza. E quella oscura cosa che si chiama senso dell'opportunitàIngroia 1 | Blog diPalermo.it


Caro Antonio Ingroia, sono Ennio Tinaglia. Mi conosci perfettamente. Abbiamo affrontato insieme il più lungo processo della storia giudiziaria italiana. Quello a Marcello Dell’Utri. Io ero difensore di parte civile e tu, insieme a Nico Gozzo, il pubblico ministero.
Qualche giorno fa ho assistito alla trasmissione Bersaglio Mobile e voglio subito dirti che ogni volta che ti sentivo dare dell’avvocato, avvertivo la stessa sensazione che produce lo stridere di un’unghia sulla superficie di una lavagna. Probabilmente era la stessa sensazione che provavano Enrico Mentana e Marco Damilano, il cui imbarazzo nel rivolgersi a te era più che palpabile. Persino tu hai candidamente ammesso di esserti confuso, durante l’interrogatorio di garanzia di Pino Maniaci. Tu, avvocato difensore, “ti sei dato del pubblico ministero”.
Ti ho sentito pure esporre tesi garantiste, peraltro assolutamente condivisibili. Ma sentirle esporre da te mi produceva una sorta di disorientamento. È che io non mi sono abituato all’idea che tu sia diventato un avvocato. È passato troppo poco tempo. Sapevo di questa tua nuova vocazione. Ma mi ero fermato a un paio di clamorosi scivoloni nei quali eri incorso, come quando avevi assunto l’incarico di difensore di parte civile dell’associazione dei familiari della strage di via dei Georgofili senza ancora avere prestato il giuramento nell’ambito del processo della trattativa Stato-mafia, quello stesso processo che avevi istruito come pubblico ministero. Un bel know how, non c’è che dire, un vantaggio niente male, rispetto a tutti gli altri avvocati. Potevi capitalizzarlo, ma ti è andata male
O come quando avevi detto che non avresti mai difeso corrotti o mafiosi, così dimostrando di non avere capito il senso di questa professione il cui primo comandamento è che l’avvocato non è mai il primo giudice del proprio cliente. È l’ABC.
Sono cose che capitano. Tu non hai avuto un maestro che ti indirizzasse e ti prendesse per mano, come capita a tutti gli avvocati. Non hai fatto la gavetta. E non hai avuto nessuno che ti spiegasse che non basta conoscere il codice a menadito per fare l’avvocato. Poi però, mi ero scordato della tua vocazione forense. Sì, perché ti ho visto fondare un partito politico, ti ho visto concorrere alla carica di premier, alla presidenza di società partecipate.
Ecco perché non riuscivo a capire come si potesse passare così disinvoltamente a sostenere quelle posizioni garantiste che ti erano lontane mille miglia quando facevi il pm. Perché le conferenze stampa in Procura in occasione delle operazioni in grande stile contro la criminalità anche tu le tenevi, vero? Sì, quelle conferenze in assenza di contraddittorio. Quelle che sputtanano gli indagati e li consegnano al pubblico ludibrio, alla gogna.
Forse, se avessi avuto più tempo a mia disposizione, avrei potuto afferrare ciò che tu hai detto solo in coda alla trasmissione, e cioè che da quando eserciti la professione hai una visione differente. Perché è proprio così, nella vita è tutta questione di prospettive. Ma c’è una cosa che davvero non riesco a capire. Hai detto che vuoi denunciare i carabinieri, che senti aria di complotto, che ci sono strane coincidenze, poteri più o meno forti che rappresenterebbero una sorta di sottotraccia in tutta questa vicenda che riguarda Pino Maniaci.
Sono cose che direttamente o indirettamente rappresentano una chiamata in reità di quegli stessi carabinieri a cui tu, fino a poco tempo fa, hai delegato indagini delicatissime, e che finiscono col posizionare in un inquietante cono d’ombra quegli stessi tuoi colleghi con i quali hai lavorato fianco a fianco, con i quali inevitabilmente hai intrattenuto relazioni amicali, affettive, con i quali hai preso un caffè, con i quali hai fatto squadra quando, a torto o ragione, la Procura veniva accusata di prestarsi a strumentalizzazioni politiche.
Come hai potuto fare questo? Non ti è passato per la mente che c’è un valore che si chiama senso dell’opportunità? E non dirmi che c’è un valore sovrastante, che è quello della difesa di una persona. Lo so benissimo. Ma so pure che esistono incarichi che non si possono accettare. Non te lo vieta nessuna norma. Te lo vieta la coscienza Ed è questo che fa la differenza tra un avvocato ed un iscritto all’albo.
http://www.dipalermo.it/2016/05/10/caro-ingroia-ti-scrivo/

No comments: