CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Sunday, April 17, 2016

Procedimenti penali di rilievo nel periodo interessato Cataldo Salvatore, iscritto al n°7635/2011 R.G.N.R. e n°2137/2015 Reg.Gen.App. "ADDIO PIZZO".

Procedimenti penali di rilievo nel periodo interessato 

Relazione del Cons. Maurizio De Lucia La DDA di Palermo ha competenza territoriale, per i reati di cui all’art. 51 comma 3 c.p.p. sulle province di Palermo, Trapani e Agrigento, che includono rispettivamente i circondari di Palermo, Termini Imerese, Trapani, Marsala, Agrigento e Sciacca; La DDA è diretta dal Procuratore della Repubblica che si avvale della collaborazione di quattro Procuratori Aggiunti. L’organico teorico dei magistrati assegnati alla DDA è stabilito, in base a vari documenti organizzativi e tabellari dell’Ufficio succedutisi nel tempo, in ventidue sostituti, e quattro aggiunti. Tale considerevole numero di magistrati addetti è necessaria conseguenza della rilevanza quantitativa e qualitativa delle indagini in corso e costituisce ineludibile condizione di efficienza nella conduzione delle indagini stesse; In atto, a causa della consistente scopertura di organico, il numero dei Sostituti addetti alla DDA è ridotto a 16 unità. La DDA è strutturata in quattro ripartizioni interne su base territoriale ed in un gruppo destinatario di tutte le indagini relative al traffico di sostanze stupefacenti (art. 74 D.P.R. 309/90). Le quattro articolazioni sono: x Palermo Ovest, comprendente i quartieri sottoposti all’influenza dei mandamenti mafiosi di Resuttana, San Lorenzo-Tommaso Natale, NoceCruillas e Boccadifalco-Passo di Rigano ed i comuni compresi nella zona sud occidentale della provincia; x Palermo Est, comprendente i mandamenti mafiosi di Porta Nuova, Pagliarelli, Brancaccio e Santa Maria di Gesù-Villagrazia ed i comuni situati nella parte orientale della provincia; x Trapani e provincia; x Agrigento e provincia. Per quanto riguarda i reati in materia di stupefacenti (art. 74 DPR 309/90) di competenza di questa DDA le relative indagini sono coordinate in tutto il territorio del distretto dal Procuratore Aggiunto dr.ssa Teresa Maria Principato che si avvale, per le indagini stesse, di magistrati delle relative aree territoriali preventivamente indicati nel documento organizzativo. Nell’ambito della Procura opera altresì un gruppo di lavoro “Misure di prevenzione”, la cui proficua attività, nel corso dell’anno in considerazione, si ritiene utile inserire nella presente relazione.


I. Con specifico riguardo al mandamento di San Lorenzo–Resuttana, nel periodo di riferimento vanno segnalati: x Proc. n. 7635\2011 R.G.N.R. DDA (stralcio del prot.n. 11213\2008 R.G.N.R. DDA cd. Addiopizzo 5) –) nei confronti di ACQUISTO Michele + 65 (tra cui LO PICCOLO Salvatore e Sandro) per artt. 416 bis c.p., artt. 81 cpv., 110 e 629 co. 2° in rel. al n. 3 co. 3 dell’art. 628 c.p. e art. 7 D.L. 13 maggio 1991 n. 152 conv. in legge n. 203/91, nonché artt. 73 e 74 D.P.R. 309/90, commessi in gran parte nel mandamento di Tommaso Natale San Lorenzo, per il quale si è svolto il giudizio abbreviato avanti al GUP MATASSA e il processo ordinario innanzi alla IV^ Sez. pen. Pres. FONTANA – che ha condannato gran parte degli imputati a pene fino a 30 anni di reclusione in data 30 giugno 2014 (tra cui LO PICCOLO Salvatore e Sandro ad anni 30, ACQUISTO Michele, BAUCINA Salvatore, BIONDO Mario, D’ANNA Salvatore (reggente della famiglia di Terrasini), DI MAGGIO Procopio (della famiglia di Cinisi), MESSINA Giuseppe e PALAZZOLO Vito Mario ad anni 12 di reclusione, CUSIMANO Nicolò, LO CASCIO Giuseppe, LO PICCOLO Filippo e TOGNETTI Felisiano ad anni 13 di reclusione, BRUNO Pietro (reggente della famiglia di Capaci e Isola delle Femmine) e DI BELLA Giuseppe (della famiglia di Montelepre) ad anni 14 di reclusione; 

Proc. n.10350/2010 R.G.D.D.A. a carico di BIONDINO Girolamo + altri, per il delitto di cui agli artt. 416 bis c.p., per detenzione di armi, per diversi episodi di fittizia intestazione di beni, di illecita concorrenza e di estorsione aggravata dal metodo mafioso per conto dei mandamenti di Tommaso Natale-San Lorenzo e Resuttana, nonché il tentato omicidio di un collaboratore di giustizia. Le indagini hanno riguardato la riorganizzazione del suddetto sodalizio per i territori di Resuttana, San Lorenzo e Tommaso Natale per il periodo 2011-2013 sotto la direzione di BIONDINO Girolamo, esponente carismatico e autorevole di Cosa Nostra, recentemente scarcerato dopo avere interamente espiato una condanna ad una lunga pena detentiva per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p.. BIONDINO Girolamo è fratello di BIONDINO Salvatore (nato a Palermo il 10.1.1953) tratto in arresto il 15 gennaio 1993, unitamente al capo di Cosa Nostra RIINA Salvatore di cui era fido collaboratore. 

BIONDINO Salvatore è stato condannato con sentenza irrevocabile alla pena dell’ergastolo, oltre che per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., anche per diversi omicidi e per strage ed è attualmente sottoposto allo speciale regime di cui all’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Le attività di indagine svolte nell’ambito del proc. 10350/2012 R.G.N.R. da ben tre forze di polizia, la Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Palermo, il R.O.N.I. dei Carabinieri di Palermo e il nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Palermo, hanno consentito di accertare che BIONDINO Girolamo, dopo la sua scarcerazione, aveva assunto la “reggenza” del mandamento mafioso di Tommaso Natale - San Lorenzo, organizzandolo, gestendolo e coordinando per esso le attività estorsive ed il reinvestimento del denaro frutto delle illecite attività. La riorganizzazione del mandamento ha portato BIONDINO Girolamo alla nomina dei reggenti della famiglie che ne fanno parte e dei responsabili di alcuni quartieri come lo Zen, la Marinella e Sferracavallo che, seppur dipendendo dalla famiglia di Tommaso Natale, evidentemente sia per l’estensione territoriale che per l’elevato tasso di criminalità che li caratterizza, hanno una specifica autonomia gestionale e necessitano di un preciso “responsabile”. Si è pertanto accertato che GUERRERA Silvio è stato nominato reggente della famiglia mafiosa di Tommaso Natale-Cardillo; 

CONTINO Tommaso reggente della famiglia mafiosa di Partanna – Mondello; Sandro DIELE è stato responsabile dello Zen fino alla data del suo arresto avvenuto il 7 giugno 2013; 
FAVALORO Gioacchino ha preso il posto di BATTAGLIA Giuseppe come responsabile del quartiere Sferracavallo; 
CIARAMITARO Gaetano è risultato responsabile del quartiere Marinella (dopo aver preso il posto di DI MAGGIO Antonino anche lui arrestato per il delitto di tentata estorsione aggravata e continuata); 
FRICANO Giuseppe è emerso come referente del mandamento di Resuttana. Per la famiglia dell’Arenella risultava invece reggente PALAZZOTTO Gregorio, ex genero del boss Gaetano FIDANZATI che a seguito del suo arresto per la condanna definitiva per estorsione aggravata all’imprenditore TRAMUTO Francesco, designava quale suo successore il cugino PALAZZOTTO Domenico, che veniva però “scalzato” dall’altro affiliato della stessa famiglia MAGRI’ Pietro. 

All’Acquasanta la reggenza spettava invece per investitura “familiare” a GALATOLO Vito, figlio dello storico boss Vincenzo detenuto, che si faceva supportare e coadiuvare dal suocero MATASSA Filippo e dal fratello di questi MATASSA Agostino. In data 23 giugno 2014 il GIP del Tribunale di Palermo ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 95 soggetti per i delitti sopra indicati. Il Tribunale della libertà ha confermato quasi tutti i provvedimenti restrittivi confermando la bontà della tesi accusatoria.

Le fonti di prova sono costituite prevalentemente dalle risultanze di attività tecniche di intercettazione ambientale e telefonica, nonché dagli esiti degli accertamenti della P.G. x Proc. n. 7077/2011 R.G.N.R. a carico di LO PICCOLO Salvatore e LIGA Salvatore per il delitto di cui agli artt. 110, 575, 577 c.p. per l’omicidio in pregiudizio del maresciallo della Polizia Penitenziaria DI BONA Calogero, scomparso con il metodo della lupara bianca nell’agosto del 1979. 

Il procedimento è stato avviato dall’istanza di riapertura delle indagini dei familiari della vittima. In data 20 luglio 2014 la Corte di Assise di Palermo ha emesso sentenza di condanna alla pena dell‘ergastolo nei confronti di Salvatore LO PICCOLO e Salvatore LIGA, esponente della famiglia mafiosa di Tommaso Natale e persona di fiducia del LO PICCOLO, responsabili dell’eliminazione di DI BONA il cui cadavere è stato sciolto nell’acido nel terreno di LIGA come accertato in sede dibattimentale. x Proc. n. 2303/2013 RGNR DDA a carico del collaboratore di giustizia SPATARO Maurizio per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa ed in particolare al mandamento di Resuttana, unitamente, tra le altre numerose persone, a LO PICCOLO Salvatore, LO PICCOLO Sandro, BONANNO Giovanni e FIDANZATI Gaetano. 

Allo stato è stata emessa richiesta di rinvio a giudizio. x Proc. n. 18227/2009 RGNR DDA a carico di FIDANZATI Stefano (fratello dello storico boss dell’Arenella di recente deceduto FIDANZATI Gaetano), AIELLO Daniele ed Epifanio e RUSSO Sergio per i delitti di estorsione e concorrenza sleale aggravata commessi in danno dell’imprenditore TRAMUTO Francesco, titolare della ditta individuale “Nautica Tramuto”, costretto ad affidare l’appalto per i lavori presso il porticciolo dell’Arenella, di completamento della banchina della diga foranea e la collocazione di pontili galleggianti, a ditte riconducibili ad AIELLO Epifanio, come la “EPIDAN Costruzioni di AIELLO Daniele”.

Allo stato è stata emessa richiesta di rinvio a giudizio. x Proc. n. 11306/2011 R.G.N.R. Si riferisce ad una intensa attività investigativa nel territorio dello Zen, avviata a seguito della collaborazione di GIORDANO Salvatore e ARNONE Sebastiano, che ha portato all’adozione nel febbraio 2013 di ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di numerosi soggetti, accusati di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso in relazione alle forniture di beni e servizi (acqua, luce, gas) nel predetto quartiere, totalmente sottomesso al controllo dell’organizzazione mafiosa. Va registrata in tale contesto degradato la denunzia della testimone di giustizia (GIAMBONA) che ha riferito dell’occupazione abusiva e assegnazione delle abitazioni dello I.A.C.I.P. di Palermo ad iniziativa di esponenti mafiosi. x Proc. n. 4323/2010 R.G.D.D.A. a carico di SPINA Guido + altri, per il delitto di cui agli artt. 416 bis c.p., associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (art. 74 D.P.R. 309/90) e numerosi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso. 

Le indagini hanno riguardato le molteplici attività delittuose, segnatamente il traffico di sostanze stupefacenti, del quartiere degradato dello Zen, inserito nel mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo. In particolare SPINA Guido, reggente dello Zen 2, unitamente a COSENZA Vincenzo ha diretto ed organizzato il sodalizio criminoso dedito alla richiesta di pizzo nel quartiere ed al traffico di sostanze stupefacenti, svolgendo un ruolo di coordinatore dell’altrui attività, mantenendo i contatti con i fornitori, sia in Calabria che in Puglia, fissando autorevolmente, per la carica mafiosa rivestita, il costo della sostanza stupefacente da smerciare nel territorio di competenza dello Zen, impartendo agli altri associati le direttive atte a reperire, confezionare e consegnare la sostanza stupefacente ad altri soggetti che, a loro volta, acquistavano a fini dispaccio. Tra gli associati di Guido SPINA vi sono la moglie LI CALSI ALBA, i figli SPINA Antonino e SPINA Angela, che unitamente a FIRENZE Francesco, si sono occupati di detenere ai fini di spaccio, occultare, tagliare confezionare e cedere la sostanza stupefacente, reperire fornitori e acquirenti della stessa, recuperare i pagamenti delle forniture. 

Gli altri associati LETO Giuseppe e VITALE Pietro (genero di SPINA Guido), hanno assolto ai compiti di operare viaggi per le forniture anche in Calabria ed in Puglia, trasportare, detenere ai fini di spaccio, occultare, tagliare e cedere la sostanza stupefacente, reperire fornitori e acquirenti della stessa e recuperare i pagamenti delle forniture; anche le mogli dei predetti associati PASSAFIUME Loredana (moglie di LETO Giuseppe) e VALENTI Maria (moglie di COSENZA Vincenzo) si sono prodigate nel coadiuvare il sodalizio criminale nel rifornimento, trasporto, occultamento, detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente. 

Nello specifico, SPINA Angela e VALENTI Maria, si recavano in Calabria, unitamente a COSENZA Vincenzo e VITALE Pietro, allo scopo di consentire ai loro congiunti, di rifornirsi di sostanza stupefacente e di eludere, grazie alla loro presenza, eventuali controlli delle forze dell’ordine.

Il tutto con la circostanza aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis C.P. e di avere operato anche al fine di avvantaggiare l'organizzazione mafiosa Cosa Nostra, affermando specificamente SPINA Guido, nelle conversazioni intercettate nella sua abitazione, ove il regime detentivo non sortiva alcuna remora alla attività criminale, che tutto quanto lo stesso decideva promanava dall’alto, dai vertici di Cosa Nostra che lo avevano designato alla reggenza dello Zen. I delitti attengono al trasporto, detenzione, spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed hashish a partire dal dicembre 2011. Agli indagati veniva applicata la misura custodiale in carcere in forza di OCC concessa dal GUP Pino in data 11 giugno 2014. Il Tribunale della Libertà ha confermato tutti i provvedimenti restrittivi impugnati. Le fonti di prova sono costituite dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, dalle risultanze di attività tecniche di intercettazione ambientale e telefonica, dal sequestro di sostanza stupefacente, nonché dagli esiti degli accertamenti della P.G. II. 

In relazione al mandamento di Carini, nel periodo di riferimento va segnalato: x Proc. n. 2106\2013 R.G.N.R. DDA nei confronti del boss di Carini PIPITONE Angelo Antonino + 7 per artt. 416 bis c.p., artt. 81 cpv., 110 e 629 co. 2° in rel. al n. 3 co. 3 dell’art. 628 c.p. e art. 7 D.L. 13 maggio 1991 n. 152 conv. in legge n. 203/91, nonché artt. 423 c.p. e 378 c.p. aggravato dall’art. 7 legge 203/91), per il quale è stata richiesta di OCC al GIP JANNELLI per 8 indagati per partecipazione ad associazione mafiosa, incendio ed estorsioni aggravate, favoreggiamento reale ed intestazioni fittizie aggravate, tutti delitti ruotanti intorno agli interessi dello storico boss di Carini PIPITONE Angelo Antonino che ha continuato dal carcere a dettare legge nel suo territorio. Il GIP ha accolto le richieste della DDA emettendo ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati. III. 

Con riferimento al mandamento della Noce, nel periodo interessato va segnalato: x Proc. n. 1788/2008 R.G.N.R. a carico di CHIOVARO Fabio + altri. In data 23 ottobre 2012 nell’ambito del proc. Sopr indicato è stata emessa ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 40 soggetti, fra i  quali è emersa la figura del capo mandamento CHIOVARO Fabio, per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., numerosi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di esercizi commerciali ed imprese edili, traffico di sostanze stupefacenti, fittizia intestazione di beni soprattutto di natura economica. Le indagini hanno evidenziato il condizionamento di ogni attività economica della zona compresa anche una società nazionale di produzione cinematografica, con specifico riguardo alla realizzazione di una fiction girata a Palermo. 

Il procedimento riguarda la fase di riorganizzazione del mandamento mafioso della Noce, diretta da CHIOVARO Fabio, soggetto già condannato con sentenza definitiva per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. In data 23.10.2012 il G.I.P. del Tribunale di Palermo ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 40 soggetti appartenenti alle famiglie mafiose della Noce, di Cruillas e di Altarello. Nel corso delle indagini sono state accertati numerosi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso e numerosi episodi di fittizia intestazione di esercizi commerciali e di agenzie di scommesse, destinatari di provvedimenti di sequestro da parte del G.I.P. del Tribunale di Palermo. Le fonti di prova sono costituite prevalentemente dalle risultanze di attività di intercettazione ambientale e telefonica, riscontrate dagli accertamenti e servizi di osservazione della P.G. sul territorio. In data 27 maggio 2014 il GUP del Tribunale di Palermo ha emesso sentenza di condanna a seguito di celebrazione del giudizio abbreviato nei confronti di 44 imputati per i delitti di cui agli artt. 416 bis c.p. e estorsione aggravata dal metodo mafioso. x Proc. n. 21887/2013 R.G.N.R. a carico di CASTELLUCCIO Giuseppe + altri per il delitto di cui agli artt. 416 bis c.p., 629 c.p., art. 7 D.L. 152/91 e due episodi di tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso. In data 3 dicembre 2013 il GIP del Tribunale di Palermo ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 soggetti indagati per i reati sopra indicati e responsabili di un violento pestaggio nei confronti di un imprenditorie che si era rifiutato di pagare il “pizzo”. Le fonti di prova sono costituite dalle risultanze delle attività di intercettazione ambientale e telefonica, dalle precise e analitiche dichiarazioni della persona offesa vittima di attività di estorsione, infine dalle video-riprese che hanno documentato una violentissima aggressione fisica all’esito della quale le vittime hanno rischiato di perdere la vita.

IV. Con riferimento al territorio di San Giuseppe Jato e Partinico, si segnala:

Proc. n. 17810/2010 R.G.N.R. In data 4 aprile 2013 è stata emessa ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di circa 40 soggetti, indagati, oltre che per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., anche per estorsioni aggravate dal metodo mafioso poste in essere nell’interesse di quel sodalizio criminale mafioso operante in quel territorio. E’ emerso il forte condizionamento mafioso in occasione delle elezioni amministrative dei comuni di Montelepre e Giardinello. Le indagini hanno fatto luce, altresì, su un episodio di “lupara bianca” in danno di BILLITTERI Giuseppe, scomparso nel marzo 2012, nonché hanno accertato la ristrutturazione in un unico mandamento delle famiglie mafiose di San Giuseppe Jato, Monreale, Camporeale, Altofonte, Montelepre e Partinico, sotto la direzione di un soggetto carismatico come SCIORTINO Antonino, solo nel novembre 2011 scarcerato dopo avere espiato la pena per una lunga condanna detentiva per il delitto associativo. In data 10.10. 2013 è stata eseguita altra ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 indagati. Nell'ambito delle indagini è stato conclamato l'interesse di “Cosa Nostra” a gestire direttamente ed in prima persona le coltivazioni di marijuana nella provincia di Palermo. In sede di giudizio abbreviato sono state formulate richieste di condanna complessivamente per circa 200 anni; sentenza prevista tra ottobre e novembre 2014. x Proc. n. 829/09 R.G.N.R. DDA. In data 10 marzo 2014, la III Sezione del Tribunale, a seguito di una lunga, articolate e complessa istruzione dibattimentale, riguardante il territorio di Partinico, ha emesso sentenza di condanna nei confronti di un imputato per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., numerosi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso per avere monopolizzato il settore delle forniture di calcestruzzo, e di assoluzione nei confronti di 5 altri soggetti imputati del delitto di cui all’art. 416 bis c.p. Le indagini per il periodo dal 2009-2010 hanno riguardato la riorganizzazione della famiglia mafiosa di Partinico ad opera dei fratelli Leonardo e Giovanni VITALE, figli di Vito e nipoti di Leonardo VITALE, esponenti di primissimo piano di Cosa Nostra, entrambi condannati con sentenza irrevocabile per numerosi omicidi. Nella fase delle indagini preliminari il GIP presso il Tribunale di Palermo ha emesso, su richiesta del sottoscritto, in data 25 novembre 2010 ordinanza di custodia cautelare in carcere per 23 soggetti affiliati alla famiglia mafiosa di Partinico, nonché per diversi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti.


Le fonti di prova sono costituite dalle risultanze di attività di intercettazione ambientale e telefonica e dagli accertamenti a riscontro della P.G. In data 11.4.2012 il G.U.P. del Tribunale di Palermo, a seguito della celebrazione del giudizio abbreviato, aveva emesso sentenza di condanna a pene particolarmente elevate nei confronti, tra gli altri, di VITALE Giovanni, VITALE Leonardo, nuovi reggenti del mandamento mafioso di Partinico, ed altri soggetti per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., nonché di assoluzione nei confronti di 5 soggetti. V. Procedimenti per il reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 12 quinquies D.Lgv. 8.6.1992 n. 306). 

x Proc. n. 8042/09 R.G.N.R. DDA nei confronti di MANISCALCO Francesco Paolo + 13 per il reato di cui agli artt. 110, 629, c.p. 12 quinquies 306/92 e art. 7 L. 152/91. In tale procedimento si è accertato che il principale indagato, Francesco Paolo Maniscalco, ritenuto da sempre vicino a Totò Riina, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa, gestiva attività commerciali formalmente intestate a familiari o terzi. Per questa ragione è stata avanzata una richiesta di sequestro preventivo (che si allega alla presente) accolta dal GIP avente ad oggetto non solo tre società (Caffè Floriò, Cieffe Group, Cieffe Cialde) avente ad oggetto la commercializzazione del caffè che nel corso del tempo sono subentrate l’una il luogo dell’altra, ma anche per altre attività commerciali che Maniscalco avrebbe gestito tramite prestanome: il bar "Trilly"  " di via Giacomo Cusmano 36, il bar "Intralot" di via Carlo Pisacane 10, la palestra "Body Club" di via Dante 58. Tutti gli indagati sono stati rinviati a giudizio (si allega alla presente copia della r.r.g.); al Maniscalco, inoltre, è stata contestata la condotta di estorsione aggravata dall’art. 7 L.152\1991 per avere imposto la fornitura del caffe ad un esercizio commerciale, avvalendosi di modalità mafiose. x Proc. n. 9358\10 R.G.N.R. DDA nei confronti di Minniti Gaetano per il reato di interposizione fittizia con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare Cosa Nostra (artt. 110 c.p., 12 quinquies D.L. n. 306\1990 7 D.L. 152/91). Il procedimento merita di essere segnalato, oltre che per la complessità dell’istruzione dibattimentale – gli elementi probatori si fondavano sul contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, ambientali, e accertamenti patrimoniali – per il fatto che l’imputato è un prestanome di Giuseppe Biondino - nipote di Salvatore, l'autista di Totò Riina – esponente di vertice del mandamento mafioso di di San Lorenzo, per conto del quale Minniti gestiva il centro "Gold Bet" di via Savagnone. Il procedimento si è concluso in data 2.4.2014 con la condanna dell’imputato ad anni 4 e mesi 6 di reclusione e con la confisca, ai sensi del 12 sexies D.L. 306\92, del complesso dei beni aziendali, in conformità alle richieste formulate in sede di requisitoria protrattasi per circa tre ore di discussione orale. 

x Proc. n. 18521\10 R.G.N.R. DDA nei confronti di Mineo Francesco + 2 per il reato di cui agli artt. 110, 644 c.p. 12 quinquies L. 306/92 e art. 7 D.L. 152/91 ed altro; in tale procedimento, l’imputato Mineo, esponente politico regionale era stato rinviato a giudizio, tra l’altro, per essersi fittiziamente intestato diversi beni immobili nell’interesse di Galatolo Angelo (esponente di vertice della famiglia mafiosa dell’AcquasantaArenella). Nel corso delle indagini preliminari i suddetti immobili sono stati sottoposti a sequestro preventivo sulla base di una richiesta del p.m. (che si allega alla presente) accolta dal Gip. Nel corso della requisitoria orale, protrattasi per diverse ore, è stata depositata una memoria conclusiva (che si allega alla presente) anche in formato digitale, ricorrendo allo strumento dei collegamenti ipertestuali, al fine di consentire al lettore un immediata e contestuale visione delle contestazione e delle conversazioni telefoniche richiamate nella discussione. Il procedimento dopo una lunga e complessa istruttoria dibattimentale è concluso in data 16.06.2014 con la condanna dell’imputato alla pena di anni 8 e mesi 2 di reclusione, con l’assoluzione, in conformità alle richieste assolutorie del p.m. per il delitto di usura e con la confisca dei beni in sequestro. 

x Proc. n. 8419/07 R.G.N.R. DDA nei confronti di Faraone Paolo, + altri, per il reato di interposizione fittizia con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare Cosa Nostra (artt. 110 c.p., 12 quinquies D.L. n. 306\1990 7 D.L. 152/91). In tale procedimento Lo Cricchio Salvatore era accusato di avere reinvestito in beni immobili ed attività commerciali, con il concorso del Faraone, i proventi illecitomafiosi dei “Madonia”, esponenti di vertice della Famiglia mafiosa di Resuttana. Il procedimento merita di essere segnalato, innanzitutto, per la complessità del coordinamento delle indagini, atteso che le stesse sono consistite in attività, sia di natura tecnica (intercettazioni telefoniche ed ambientali in carcere), sia di natura patrimoniale, svolte da diversi organi di Polizia Giudiziaria: la Direzione Investigativa Antimafia C.O. di Palermo, Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri di Terni, Comando Provinciale Carabinieri di Palermo. Nel corso del procedimento, attraverso il combinato disposto degli artt. artt. 321, comma Il c.p.p. e 12 sexies D.L. n. 306/92 è stata richiesta una misura cautelare reale (che si allega alla presente), accolta dal Gip, avente ad oggetto il sequestro preventivo di beni, di valore superiore ai 2 milioni di €, ubicati in Sicilia e Umbria, tra cui terreni, già precedentemente sottratti alla famiglia mafiosa di Resuttana, che la stessa, attraverso prestanomi, era riuscita a riacquistare. Il procedimento si è concluso in data 31.10.2013 con la condanna di Faraone e Lo Cricchio Salvatore e l’assoluzione per prescrizione di Lo Cricchio Pietro in piena conformità alle richieste di condanna ed assoluzione formulata in sede di requisitoria, nonché con la confisca di quanto in sequestro.

Direzione Nazionale Antimafia – Relazione Annuale 2014
(periodo 01/07/2013 – 30/06/2014
Pagina 601-611

http://freeweed.it/wp-content/uploads/2015/07/RELAZIONE-DNA-2015-361-730.pdf

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