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Friday, April 01, 2016

Spese pazze Sicilia, soldi per alberghi e ristoranti: Bufardeci condannato a restituire 65 mila euro all’Ars


Spese pazze Sicilia, soldi per alberghi e ristoranti: Bufardeci condannato a restituire 65 mila euro all’Ars


Posted on 1 aprile 2016
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L'ex deputato berlusconiano, braccio destro di Micciché e assessore regionale di Lombardo è accusato di aver usato soldi pubblici per attività non fossero connesse al lavoro istituzionale. E' la quinta sentenza di condanna emanata dalla corte dei Conti nell'ambito dell'inchiesta
di Giuseppe Pipitone
Alberghi, ristoranti, carburante per fiammanti fuoriserie, rimborsi elargiti ai deputati e persino i necrologi pubblicati sui giornali. Tutte spese coperte dai fondi riservati ai gruppi parlamentari, nonostante non fossero connesse all’attività istituzionale. È per questo motivo che la sezione giurisdizionale della Corte dei conti ha condannato l’ex deputato Giambattista Bufardeci a risarcire l’Assemblea regionale siciliana con 65 mila euro. Denaro speso tra il 2010 e il 2012, quando Bufardeci era il capogruppo di Grande Sud, il partito fondato da Gianfranco Micciché dopo aver abbandonato il Pdl.
Berlusconiano della prima ora, poi braccio destro dello stesso Micciché nell’avventura autonomista e assessore regionale di Raffaele Lombardo, Bufardeci si è quindi riposizionato nell’attuale maggioranza di governo con il Centro Democratico di Bruno Tabacci. Un cambio di casacca fortunato dato che gli ha subito portato in dote una poltrona al Consiglio di giustizia amministrativa: nomina voluta dal governatore Rosario Crocetta e poi ratificata dal premier Matteo Renzi. E pazienza se adesso tra i politici condannati dai giudici contabili per aver scialacquato denaro pubblico ci sia anche un componente del massimo organo di giustizia amministrativa dell’isola: in Sicilia il Cga ha le stesse competenze del Consiglio di Stato.
Nel dettaglio la sentenza emanata dalla corte presieduta dal giudice Luciana Savignone contesta a Bufardeci la spesa di ventimila euro per “alberghi, ristoranti e altre spese non rendicontate”, quasi diecimila euro (9.781,74) utilizzati per pagare i pranzi di deputati ed ex dipendenti del gruppo parlamentare alla buvette dell’Ars, trentamila euro di rimborsi diretti a tre ex parlamentari di Grande Sud. Poi ci sono i 5.576 euro usati per pagare cellulari, carburante, viaggi, alberghi e perfino necrologi pubblicati sui giornali: tutte spese finanziate rigorosamente con denaro pubblico.
Quella del consigliere di giustizia amministrativa è la quinta condanna emanata dalla corte dei Conti nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze all’Ars: prima di lui era toccato a Francesco Musotto (Mpa, condannato a restituire 600 mila euro), Rudi Maira (Udc, 407 mila euro), Innocenzo Leontini (Pdl, 96 mila euro) e Dino Forenza (40 mila euro). E mentre l’inchiesta della magistratura contabile è ormai ai titoli di coda, sta entrando nel vivo la parallela indagine penale: nelle scorse ore il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e il sostituto Sergio Demontis hanno inviato l’avviso di conclusione delle indagini a 31 deputati regionali: sono tutti accusati di peculato.
Già nel luglio scorso gli investigatori avevano chiesto il rinvio a giudizio per altri tredici ex capigruppo al parlamento regionale siciliano: tra questi anche Bufardeci, l’uomo che Crocetta ha voluto fortissimamente installare al Consiglio di giustizia amministrativa, nonostante all’epoca della nomina fosse già indagato per peculato.
SENTENZA
nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 62160 del registro di segreteria, promosso dalla Procura Regionale nei confronti di
·Musotto Francesco, nato a Palermo, l’01.02.1947, rappresentato e difeso dall’avv. Enrico Cadelo e Giuseppe Cozzo, giusta procura a margine della comparsa di costituzione ed elettivamente domiciliato presso lo studio del secondo in Palermo, via Villa Heloise n. 21.
Visto l’atto di citazione.
Letti gli atti ed i documenti di causa.
Uditi, nella pubblica udienza del 16.12.2015, il relatore cons. Giuseppe Colavecchio, il pubblico ministero dott. Gianluca Albo, vice procuratore generale, l’avv. Giuseppe Cozzo e l’avv. Enrico Cadelo per il convenuto.
Ritenuto in
FATTO
1. La Procura Regionale presso questa Sezione, con atto di citazione depositato in segreteria in data 02.12.2014 e ritualmente notificato, citava in giudizio – a seguito di segnalazione effettuata con nota prot. n. 0041662 del 24.01.2014 del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo – l’on. Musotto Francesco per essere condannato al pagamento della somma di € 755.687,08, oltre rivalutazione monetaria e interessi, a titolo di danno erariale patito dall’Assemblea Regionale Siciliana (A.R.S) per le somme erogate al gruppo parlamentare “Movimento per l’Autonomia MPA” nel corso della XV Legislatura (dal 25.05.2008 al 20.12.2012), di cui il citato convenuto aveva ricoperto la carica di presidente dal 13.07.2009 al 09.05.2012, utilizzate per finalità non istituzionali.
1.2. Il pubblico ministero indicava le tipologie di spese oggetto di addebito, classificandole come segue.
1.2.1. “Erogazione somme a titolo di indennità/contributo di funzionamento ai deputati del gruppo”, nella misura complessiva di € 200.432,10.
I deputati iscritti al gruppo MPA ricevevano, in aggiunta al contributo c.d. “portaborse”, altre somme a titolo di “indennità o contributo di funzionamento del Gruppo … a fronte delle quali il Gruppo non” esibiva “alcun documento giustificativo attestante l’impiego delle somme”.
L’on. Musotto dichiarava “di aver gestito il Gruppo, confrontandosi con i colleghi, in ordine alle esigenze sulle iniziative politiche sul territorio dove loro operavano” e che, pertanto, “aveva definito con quasi tutti i colleghi di erogare un importo pari a circa € 1.000,00 mensili, tramite assegni bancari e, dal gennaio 2012 tramite bonifico bancario sul conto corrente da loro indicato”; ciò avveniva, ad avviso dell’organo requirente, senza alcuna valutazione della effettiva utilizzazione di tali somme e della loro inerenza con le finalità istituzionali del gruppo.
1.2.2. “Prelevamenti di somme dal c/c del Gruppo non supportati da documentazione giustificativa”, nella misura di € 178.462,00.
Nel periodo dal 13.07.2009 al 09.05.2012 venivano registrati 133 prelevamenti per complessivi € 195.945,09 sul conto corrente intestato al gruppo, di cui 8 mediante assegni e tutti gli altri in contanti “(come analiticamente indicati nel prospetto di cui alle pag. 471- 476, della segnalazione della GdF)”, “a fronte delle quali il Gruppo” esibiva “documentazione giustificativa per €. 17.483,09”.
1.2.3. “Prelevamenti dal c/c del Gruppo per generico rimborso spese ai Deputati”, per € 75.000,00.
Nel periodo dal 15.12.2009 al 17.03.2010 erano effettuati 3 prelievi in contanti, in ordine ai quali l’on. Musotto dichiarava: “in prossimità della chiusura del conto acceso presso la sede Unicredit dell’ARS, di concerto con alcuni componenti del Gruppo, ho prelevato tali somme al fine di distribuirle tra gli stessi Deputati a titolo di rimborso spese”; “con riferimento poi, al prelevamento di € 45.000,00, effettuato in data 17/3/2010”, dichiarava che: “in effetti ho prelevato tale somma, richiestami dal Presidente Lombardo Raffaele, Segretario nazionale del MPA, poiché il partito doveva affrontare una campagna elettorale per le elezioni amministrative che si dovevano svolgere a breve sull’intero territorio nazionale… Io ho consegnato personalmente tale somma al Presidente Lombardo…”.
L’attore pubblico sosteneva che in atti non vi fosse alcun documento circa la destinazione delle somme di cui sopra né per la campagna elettorale, né per le elargizioni ai deputati, aggiungendo che detti prelievi inerivano l’attività politica del partito, soggetto giuridico diverso e distinto rispetto al gruppo consiliare, e pertanto dovevano considerarsi danno erariale.
1.2.4. “Cena presso Villa Alliata di Palermo” per € 4.700,00.
La cena del 19.10.2010 (ricevute n. 763/2010, per un importo di € 10.499,21 e n. 18/2010 per € 3.600,00) era stata organizzata per la presentazione, da parte dell’allora Presidente della Regione, on. Lombardo, della nuova Giunta Regionale e, pertanto, riguardava “un evento di tipo politico-elettorale” estraneo “ai fini istituzionali dei Gruppi parlamentari”.
1.2.5. “Consumazioni al bar – bouvette dell’ARS” per € 18.413,50.
Il servizio consumazione e bouvette era gestito dalla Hassio Servizi s.c.a.r.l. tramite convenzione che prevedeva l’accollo da parte dell’Assemblea Regionale del 50% del costo dei pasti consumati dai deputati, mentre il rimanente costo era a carico dei suddetti deputati.
La sig.ra Lo Bue, rappresentante della ditta di cui sopra, sentita a sommarie informazioni dichiarava: “in alcuni casi i Deputati hanno richiesto l’addebito della differenza al Gruppo di appartenenza, nei cui confronti è stata quindi emessa fattura, unitamente a note spese predisposte dal cassiere della Hassio” ed ancora che “le diciture in fattura dare per pranzi di rappresentanza tenuti per fini istituzionali presso ristorante dell’ARS o consumazioni bar buvette presso l’ARS erano relative a normali consumazioni effettuate dai dipendenti e/o Deputati dei Gruppi parlamentari che venivano fatturate al Gruppo su esplicita indicazione dei diretti responsabili e/o dei Capi Gruppo interessati”.
1.2.6. “Locazione di un immobile in Palermo, quale sede provinciale e regionale del partito MPA” per € 103.468,58.
In ordine a tale spesa l’on. Musotto dichiarava che “di concerto con gli altri Deputati abbiamo deciso di allestire un’altra sede del Gruppo oltre a quella dell’Assemblea Regionale Siciliana che non è sufficientemente grande per soddisfare le esigenze del Gruppo. Pertanto, abbiamo deciso di aprire una sede in via Libertà a Palermo, per la quale ho sottoscritto personalmente il contratto di affitto, probabilmente nel 2011. Le utenze erano pagate tramite fondi del Gruppo. Tengo a precisare che i locali del Gruppo di via Libertà vengono utilizzati anche per le esigenze del partito MPA che non dispone di una sede propria a Palermo”.
La locazione del citato immobile, ad avviso della procura, era in realtà finalizzata alla costituzione di una sede del partito e solo strumentalmente utilizzata dal gruppo a copertura della stessa.
1.2.7. “Contributi erogati, sotto varia forma, al partito” per € 58.405,22.
Si trattava di contributi erogati al partito MPA anche in modo indiretto, ad esempio mediante il pagamento di fornitori per la realizzazione di un convegno sul tema “Regioni, Riforme e Autonomie” (svoltosi a Palermo, presso l’hotel Villa Igea, in data 12 e 13 marzo 2010, cui partecipavano esponenti anche di altre formazioni politiche, per la creazione del c.d. Partito del Sud), per la manifestazione del partito MPA “La politica evviva” (svoltosi a Palermo, presso l’Astoria Palace Hotel, in data 28.07.2011), e per due eventi organizzati uno a Catania presso la sede del partito MPA (14 e 15 aprile 2012) e l’altro organizzato dal partito stesso dal titolo “Giù le mani dalla Sicilia” (23 luglio 2012).
I contributi venivano così utilizzati per finanziare spese di funzionamento del partito, travalicando le finalità istituzionali del gruppo all’interno dell’Assemblea elettiva.
1.2.8. “Contributi ad associazioni e/o comitati locali” per € 28.200,00.
Trattavasi di somme elargite in favore di associazioni e comitati locali, tra le quali singolare era la spesa, per il pubblico ministero, di € 2.400,00 per il pagamento di materiale tipografico (volantini, locandine e manifesti) in occasione delle elezioni degli organismi interni dell’Università degli Studi di Palermo.
1.2.9. “Erogazioni in favore di soggetti terzi” per € 27.620,00.
Si trattava di somme erogate, senza alcuna documentazione, sotto la presidenza dell’on. Musotto, in favore di soggetti non appartenenti al gruppo parlamentare, tra i quali gli on. Antonino Amendolia e Giuseppe Basile, il sig. Sebastiano Molino, capo ufficio stampa dell’on. Lombardo e capo ufficio stampa del Comune di Catania.
1.2.10. “Acquisti di beni vari” per € 4.114,18.
Della somma di cui sopra € 1.732,22 era utilizzata per spese sostenute da singoli deputati per acquisto di beni vari tra cui un computer per l’on. Arena, fotografie per l’on. Romano, una fattura del negozio Migliore s.p.a. intestata all’on. Musotto, mentre € 2.381,96 era impiega per acquisti di vario genere (regalie, alimentari e libri).
Si trattava di spese di tipo personale o attinenti all’attività politica del singolo deputato e come tali non rientranti nei fini istituzionale del gruppo.
1.2.11. “Necrologi” per € 5.470,48.
Di tale spesa € 2.962,28 era riferita a necrologi intestati al gruppo parlamentare e € 2.508,20 a necrologi personali dell’on. Musotto.
1.2.12. “Rimborso spese per alberghi e ristoranti” per € 9.753,54.
L’organo requirente puntualizzava che di tale spesa non era dato conoscere le finalità, aggiungendo che i singoli deputati già usufruivano di indennità e rimborsi spese per il loro soggiorno a Palermo, erogati in misura forfettaria.
1.2.13. “Spese riferite al sen. Oliva, nella qualità di Commissario Regionale del partito MPA” per € 17.500,00.
Si trattava di somma sborsata mediante assegni tratti sul conto corrente bancario del gruppo, emessi nel periodo dal 07.04.2010 al 03.08.2011, per rimborso spese al sen. Oliva che aveva sostenuto sia in Sicilia che a Roma per ristorazione, soggiorni, carburante, taxi, libri, giornali, necrologi e per manutenzione dell’autovettura Mercedes tg. ED501DS, intestata a tale Oliva Giulia.
L’on. Musotto dichiarava che il sen. Oliva era il commissario regionale del partito MPA e che lo stesso veniva frequentemente a Palermo giacché si occupava di coordinare le attività politiche del partito.
Tali spese, per l’attore pubblico, non rientravano tra le finalità istituzionali del gruppo.
1.2.14. “Spese per autovetture” per € 22.289,48.
La somma di cui sopra si riferiva al contratto di locazione finanziaria dell’autovettura Audi A6 targata DB091DH messa dapprima a disposizione dell’on. Oliva e poi, “rimasta” a Catania a disposizione dell’on. D’agostino, vice capo gruppo.
Anche tale voce di spesa riguardava oneri a carico del partito MPA e non del gruppo parlamentare e, pertanto, costituiva illecito erariale.
1.2.15. “Spese per ospitalità” per € 1.858,00.
Si trattava di una spesa sostenuta dal gruppo MPA per conto dell’on. Musotto, nella sua qualità di presidente pro-tempore della Commissione UE all’Assemblea Regionale Siciliana, per l’ospitalità offerta, dal 16 al 18 febbraio 2011, ad una delegazione del COTER – Commission for Territorial Cohesion – che incontrava anche il Presidente della Regione pro-tempore, on. Lombardo.
L’attore pubblico non rinveniva “una stretta pertinenza della spesa in questione con il Gruppo MPA attesa, viceversa, la natura di rappresentanza a livello di governo regionale della stessa, derivante dalle cariche rivestite e dalle personalità che la delegazione” incontrava.
1.3. L’attore pubblico, contestate le singole spese, tracciava il quadro giurisprudenziale e normativo di riferimento.
1.3.1. I gruppi parlamentari, con natura bivalente ovverosia privatistica limitatamente alla matrice politica dalla quale traggono origine e pubblicistica in rapporto all’attività che li attrae nell’orbita della funzione istituzionale dell’Assemblea Regionale nel cui ambito sono destinati ad operare (Corte di cassazione, sezioni unite, n. 23257/2014), ricevevano per l’esercizio delle funzioni loro attribuite una dotazione di mezzi e di risorse “con un vincolo di destinazione funzionale e qualitativo, di cui è garante il presidente del Gruppo stesso” (Corte costituzionale n. 1130/1988), con la conseguenza che “ogni utilizzazione delle risorse erogate dall’Assemblea regionale, per scopi o fini diversi da quelli inerenti i lavori parlamentari dell’Assemblea stessa costituiva, pertanto, sviamento illegale dalle finalità pubbliche, con conseguente danno erariale”, la cui cognizione per la natura pubblica delle risorse utilizzate, non poteva che spettare alla giurisdizione contabile quale effetto dell’instaurarsi di un rapporto di servizio tra il soggetto percettore di erogazioni a carico del bilancio regionale e l’Assemblea stessa.
1.3.2. Poi, i decreti del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che prevedevano e disciplinavano i contributi economici ai gruppi, individuavano specifiche tipologie di spese sostenibili dagli stessi e inerenti l’attività del parlamentare, per cui ogni diversa spesa doveva essere qualificata come non giustificata.
Le disposizioni dell’Assemblea Regionale Siciliana prevedevano, infatti, per le spese necessarie al funzionamento dei gruppi, per l’attività degli stessi e dei singoli deputati ad essi iscritti, l’erogazione di tre diverse tipologie di contributi a ciascun deputato: il contributo c.d. “unificato”, il contributo c.d. “portaborse” ed il contributo per i lavoratori c.d. “stabilizzati”.
1.3.2.1. Il contributo “unificato”, finalizzato al funzionamento del gruppo parlamentare, istituito con D.P.A. n. 654 del 26.11.2003 in esecuzione della deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 12 del 25.07.2002, era parametrato alla consistenza numerica di ciascun gruppo.
Con D.P.A. n. 82 del 23.10.2006, il suddetto contributo era fissato in € 3.350,00 per ogni deputato iscritto e il 10% era destinato alle esigenze delle Presidenze dei gruppi.
Con D.P.A. n. 46 del 17.02.2009, l’ammontare era determinato in € 3.750,00, per poi essere ridotto a decorrere dall’01.10.2012 a € 3.000,00.
1.3.2.2. Il contributo c.d. “portaborse” era istituito con D.P.A. n. 364 del 21.12.1991 quale rimborso delle spese sostenute dal gruppo e/o dai deputati ad esso iscritti per l’attività di ricerca, di consulenza e di collaborazione nonché per i relativi servizi di supporto all’attività inerente il mandato parlamentare.
L’originaria disciplina prevedeva che le spese ammesse a rimborso dovessero essere regolarmente documentate e potessero riguardare l’assunzione e/o l’utilizzazione di collaboratori per studi e consulenze, l’organizzazione di convegni e seminari, l’affitto di locali, le spese telefoniche e per l’acquisto di pubblicazioni, le spese editoriali, le apparecchiature d’ufficio e – a seguito del D.P.A. n. 424 del 22.11.1995 – anche per la fornitura di beni strumentali e non.
Il D.P.A. 231 del 17.10.2002 rideterminava l’importo del contributo nella misura massima omnicomprensiva di € 4.678,36 mensili per ogni deputato, contributo che avrebbe dovuto essere richiesto dal deputato al gruppo di appartenenza per ottenere il rimborso delle spese sostenute; nello stesso tempo, per semplificare le procedure, il citato D.P.A. stabiliva che le spese fossero liquidate sulla base di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, attestanti l’effettivo sostenimento delle stesse, rese dai deputati al Presidente del gruppo di appartenenza; dell’acquisizione di dette dichiarazioni doveva essere fatta menzione nella richiesta di concessione del contributo indirizzata all’amministrazione, tramite i deputati questori, per la conseguente erogazione; inoltre, sempre il D.P.A. in questione imponeva ai deputati di presentare, alla fine di ogni anno, ai rispettivi gruppi una relazione politico-istituzionale sull’attività svolta in ordine all’utilizzazione dei rimborsi loro erogati, relazione che non risultava essere stata presentata.
Con D.P.A. 95 del 29.02.2012, in esecuzione della deliberazione del Consiglio di presidenza dell’A.R.S. n. 38 del 28.02.2012, detto contributo era soppresso con decorrenza marzo 2012 ed era istituito il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, con diversa modalità di erogazione in quanto una quota pari al 50% era erogata al gruppo e il restante 50% direttamente al deputato.
1.3.2.3. Con il contributo per i lavoratori c.d. “stabilizzati” l’Assemblea erogava ai gruppi le somme necessarie al pagamento degli stipendi al personale stabilmente assunto alle dipendenze di ciascun gruppo.
1.3.3. L’organo requirente aggiungeva che le disposizioni dell’Assemblea Regionale Siciliana prevedevano altre indennità e rimborsi spese per i deputati.
1.3.3.1. “Rimborso spese di soggiorno a Palermo”.
Si trattava di “diaria” la cui erogazione avveniva mensilmente, considerando una componente fissa e una variabile, quest’ultima ridotta in ragione della presenza o meno del deputato alle attività parlamentari nelle sedute d’aula.
1.3.3.2. “Rimborso spese di viaggio”.
Istituito con D.P.A. n. 709/2003, era erogato per anno solare a parziale ristoro delle spese necessarie allo svolgimento delle funzioni parlamentari (treno, aereo, nave, taxi, pedaggi autostradali); era abolito a far data dall’01.10.2012.
1.3.3.3. “Indennità di trasporto su gomma”.
Istituita con D.P.A. n. 709/2003, con decorrenza 01.01.2002, a copertura delle spese derivanti dal trasporto con auto, su tutto il territorio regionale, era erogata in importo variabile (€ 13.293,60 e € 15.979,18) a seconda della distanza chilometrica tra la città di residenza del singolo deputato e la città di Palermo, unitamente alle competenze mensili; veniva erogata su richiesta del deputato stesso, da farsi entro il 15 novembre di ogni anno, e valevole per l’anno successivo.
Con D.P.A. n. 57 del 12.02.2007 era, altresì, previsto, in aggiunta all’indennità di che trattasi, l’espresso rimborso dei pedaggi autostradali.
Con D.P.A. n. 401/2010, a decorrere dall’01.09.2010, era stato stabilito che la richiesta per l’attribuzione di tale indennità dovesse essere presentata dai deputati, all’inizio del mandato ed era valevole per tutta la legislatura.
A far data dall’01.10.2012 l’importo dell’indennità era rideterminato rispettivamente in € 6.646,80 per distanze inferiori a 100 Km ed € 7.989,59 per distanze superiori.
1.3.3.4. “Rimborso spese telefoniche”.
Istituito con D.P.A. n. 74/2007, era un rimborso forfettario annuo per spese telefoniche e per servizi di connettività fonia e dati, sia su rete fissa che mobile, compresi i canoni per palmari forniti dall’A.R.S. e i canoni linea A.D.S.L. installata presso la sede scelta dai singoli deputati. Il rimborso, pari ad € 4.150,00, era erogato in rate mensili unitamente alle competenze del singolo deputato.
1.3.3.5. “Rimborso spese per acquisto di beni e servizi informatici”.
Istituito con D.P.A. n. 74/2007, prevedeva il rimborso delle spese per l’acquisto di beni e servizi informatici, e veniva effettuato dietro presentazione di domanda corredata dagli originali delle fatture.
Con D.P.A. n. 448/2012 veniva prevista la cessazione di ogni disposizione in materia di rimborsi per traffico telefonico, dati e informatica.
1.4. Circa l’elemento psicologico, il pubblico ministero contestava all’on. Musotto la colpa grave nella gestione delle risorse pubbliche poiché i contributi erano stati versati al gruppo con preciso vincolo di destinazione (funzionamento, aggiornamento e documentazione) “vincolo che deve dal Gruppo, e per esso, dal capogruppo essere rispettato, non potendo prescindere dalla pertinenza con l’attività istituzionale del gruppo stesso e/o comunque, con la presenza di un nesso funzionale con la vita e le esigenze del gruppo ( Cass. Pen., Sez. VI, n. 33069/2003)”.
Le spese contestate, invece, erano effettuate per esigenze riconducibili al partito “ma non rientranti nelle categorie individuate dai decreti del Presidente dell’ARS e non riconducibili in alcun modo a finalità istituzionali dell’Assemblea Regionale”; in diversi casi, peraltro, si trattava di voci di spese per le quali i deputati percepivano già le apposite indennità erogate dall’A.R.S. con conseguente ingiustificato duplicazione di rimborso.
Il pubblico ministero concludeva che gravava sul capogruppo l’onere del rispetto dei vincoli di destinazione delle somme al gruppo assegnate.
2. L’on. Musotto Francesco si costituiva in giudizio con memoria depositata in data 28.05.2015, con il patrocinio dell’avv. Enrico Cadelo e dell’avv. Giuseppe Cozzo ed eccepiva, in via preliminare il difetto assoluto di giurisdizione; nel merito, chiedeva l’assoluzione da ogni addebito, la rideterminazione del danno in misura inferiore a quella indicata nell’atto di citazione, nonché l’esercizio del potere riduttivo.
2.1. Il difetto assoluto di giurisdizione era eccepito in relazione all’art. 122 della Costituzione e all’art. 6 dello Statuto della Regione Siciliana.
All’uopo, la difesa ricostruiva il quadro giurisprudenziale e normativo di riferimento.
I gruppi parlamentari costituivano, secondo l’assunto difensivo, articolazioni dell’Assemblea Regionale Siciliana e i contributi contestati – secondo la normativa al tempo vigente – erano erogati sulla base di decreti del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, emanati in conformità alle deliberazioni del Consiglio di presidenza e del Collegio dei deputati questori, che si limitavano a stabilire in maniera generica e imprecisa la loro destinazione, senza distinguere specificamente tra il finanziamento destinato alle attività che i gruppi svolgevano all’interno dell’assemblea e il finanziamento delle attività politiche; in particolare, poi, nessuna disposizione statutaria o regolamentare stabiliva l’obbligo dei gruppi parlamentari di rendicontare le spese effettuate, né le modalità di tale rendicontazione.
Il D.P.A. n. 231 del 17 ottobre 2002 prevedeva soltanto che le spese avrebbero dovuto essere ammesse a rimborso sulla base di una semplice dichiarazione sostitutiva di atto notorio da parte di ciascun deputato che, alla fine di ogni anno, avrebbe dovuto inoltrare una relazione sull’attività svolta in ordine all’utilizzazione dei rimborsi percepiti.
Il D.P.A. n. 12 del 21 gennaio 2011, che da un lato aveva soppresso il contributo in favore dei gruppi parlamentari per le attività di supporto dei deputati, e dall’altro aveva istituito il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, di cui il 50% era erogato direttamente ai gruppi, mentre la restante parte ai deputati, prevedeva che questi ultimi ogni quadrimestre inoltrassero una dichiarazione sostitutiva di atto notorio da presentare al Servizio ragioneria per le spese sostenute e che fossero tenuti a conservare la relativa documentazione giustificativa; se all’esito delle verifiche da parte del Collegio dei deputati questori fossero emerse delle carenze documentali, gli uffici avrebbero dovuto provvedere al recupero totale o parziale delle somme erogate nei confronti del singolo deputato.
Soltanto con le modifiche al regolamento dell’A.R.S. approvate il 6 febbraio 2014, successivamente ai fatti di causa, erano introdotte disposizioni specifiche dirette a disciplinare le spese dei gruppi parlamentari e la relativa rendicontazione.
Ne conseguiva, secondo la tesi difensiva del convenuto, che durante il periodo in cui aveva rivestito la carica di capogruppo non doveva autorizzare le spese effettuate autonomamente dai singoli deputati, attestandone la veridicità e la correttezza, né sottoscrivere alcun rendiconto; aveva semplicemente il compito di organizzare l’attività del gruppo e di ripartire i fondi, posti a disposizione del gruppo dall’A.R.S., tra i singoli deputati per le loro attività istituzionali e politiche.
Orbene, la bivalenza della natura dei gruppi consiliari, da un lato articolazioni interne dell’organo assembleare, dall’altro proiezioni nell’Assemblea delle forze politiche alle quali appartenevano, non poteva che riflettersi anche sulla natura e sul regime giuridico delle spese effettuate sia per lo svolgimento dell’attività parlamentare in senso stretto, sia per l’esercizio di attività politiche di vario genere (congressi, convegni, studi, manifestazioni, ecc…..) all’esterno all’Assemblea Regionale Siciliana.
Conseguentemente, le spese anche quando effettuate dai gruppi parlamentari e non dall’Assemblea rientravano nelle guarentigie di cui al comma 4 dell’art. 122 della Costituzione e dell’art. 6 dello Statuto Siciliano giacché strumentali rispetto all’esercizio delle funzioni primarie delle quali l’organo regionale di rappresentanza politica era investito.
L’addebito dell’organo requirente non era formulato in termini di estraneità o, comunque, di non riconducibilità, alla stregua di un criterio di ragionevolezza, delle spese effettuate dal gruppo parlamentare all’autonomia funzionale dell’Assemblea Regionale, ma era imperniato su valutazioni relative alla presunta non riconducibilità delle spese stesse, in mancanza di rendicontazione, agli scopi istituzionali dell’Assemblea Regionale, individuati, esplicitamente, nei fini “inerenti i lavori parlamentari dell’Assemblea”; in altre parole, l’assunto attoreo secondo il quale i finanziamenti erogati ai gruppi parlamentari dell’A.R.S. non avrebbero dovuto essere destinati al pagamento di spese non specificamente inerenti all’esercizio della funzione legislativa era errato poiché anche l’attività di carattere politico e apartitico svolta dai gruppi parlamentari fuori dall’Assemblea Regionale Siciliana doveva ritenersi coperta dalle guarentigie di cui all’art. 122, comma 4, della Costituzione e di cui all’art. 6 dello Statuto Siciliano.
2.2. L’on. Musotto escludeva, poi, l’illeceità della condotta poiché, dopo avere richiamato le sentenze n. 33069/2003 della Corte di cassazione penale, n. 3335/2004 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, nonché n. 29/2014/EL delle Sezioni Riunite di questa Corte, non rispondeva al vero che i gruppi parlamentari avrebbero dovuto utilizzare i contributi ricevuti esclusivamente per scopi inerenti ai lavori parlamentari dell’Assemblea, con la conseguenza che ogni utilizzazione di dette risorse per finalità diverse costituiva illecito erariale; del resto, dall’esame dei decreti presidenziali emergeva che il finanziamento era genericamente destinato a qualsiasi genere di spesa, inerente l’attività istituzionale o politica svolta.
L’illiceità della condotta era esclusa anche perché, prima delle modifiche al regolamento dell’A.R.S. approvate il 6 febbraio 2014, nessuna norma imponeva l’obbligo di rendicontazione delle spese, né indicava le modalità per come operare, con la conseguenza che il capogruppo non doveva autorizzare le spese effettuate dai singoli deputati, né attestarne la veridicità e correttezza; in altri termini, nessun obbligo di rendicontazione gravava sul capogruppo, ma solo un onere di documentazione sui singoli deputati.
Aggiungeva che, in ogni caso, le scelte discrezionali dei gruppi parlamentari erano sindacabili dal giudice contabile solo nell’ipotesi di assoluta e incontrovertibile estraneità al mandato parlamentare, ponendosi la discrezionalità nel solco della sfera di autonomia riconosciuta all’A.R.S. e, quindi, su un piano molto più alto di quanto riconosciuto agli amministratori pubblici dal comma 1 dell’art. 1 della legge n. 20/1994.
Ciò comportava che gravava sul pubblico ministero l’obbligo di provare che la singola spesa non rientrasse nei limiti del mandato istituzionale, senza potere pretendere che fosse il capogruppo a provare per ogni specifica spesa dei deputati l’inerenza al mandato istituzionale.
2.3. Il convenuto si soffermava sull’insussistenza e l’erronea quantificazione del danno, prendendo in esame analiticamente i singoli addebiti mossi dalla Procura, e aggiungeva che non era stato mai provato l’utilizzo personale dei fondi.
2.3.1. Sulla somma di € 200.432,10, versata ai deputati iscritti al gruppo, precisava che l’inerenza alle finalità istituzionali del gruppo era in re ipsa poiché era stata effettivamente erogata ai singoli deputati al solo fine dello svolgimento di attività rientranti nell’ambito delle loro funzioni istituzionali e politiche; infatti, mentre una parte di tale somma (€ 300,00) era corrisposta mensilmente, in aggiunta al cosiddetto contributo portaborse, per affrontare spese per consulenze ed attività varie comunque rientranti nell’ambito delle attribuzioni del gruppo parlamentare, un’altra parte era erogata per consentire lo svolgimento di iniziative di natura politica sul territorio in cui ciascun deputato operava (attività quest’ultima, come in precedenza precisato, ontologicamente attinente alle funzioni proprie dei gruppi parlamentari).
Inoltre, non essendo erogata sotto forma di rimborso spese non era subordinata alla preventiva esibizione di documentazione giustificativa da parte dei deputati, con la conseguenza che la prova della sussistenza dell’illecito erariale gravava sul pubblico ministero.
In subordine, chiedeva che venisse detratta la somma di € 14.400,00 relativa a disposizioni di spese effettuate a valere sui conti correnti bancari accesi presso l’istituto bancario Unicredit S.p.A. dai precedenti capigruppo Leanza e Di Mauro sui quali non aveva alcuna autorizzazione ad operare.
2.3.2. Sul danno di € 208.462,00 (€ 178.462,00 e € 30.000,00) e di € 45.000,00 osservava che le censure attoree muovevano dall’errato presupposto che in mancanza di documentazione idonea a giustificare l’inerenza della spesa alle finalità proprie dei gruppi assembleari, tale spesa doveva essere considerata priva del carattere della inerenza, prescindendo da una reale verifica in ordine alla sussistenza o meno di una relazione tra la spesa e le funzioni proprie del gruppo e dunque, in ultima analisi, dalla sussistenza di un danno concreto, effettivo e attuale all’Assemblea Regionale Siciliana; mancando la prova di un effettivo danno non vi poteva essere alcuna responsabilità poiché le somme non erano state utilizzate per fini personali.
Puntualizzava che con riferimento ai prelevamenti di € 208.462,00 la Guardia di Finanza, con nota prot. 0592796/14 del 10.11.2014, aveva rettificato l’importo in € 160.602,00; chiedeva, poi, che fosse espunta la somma di € 56.000,00 poiché prelevata su conti correnti bancari accessi presso l’Unicredit Banca S.p.A. sui quali non aveva alcuna disponibilità ad operare.
2.3.3. La somma di € 4.700,00 era stata spesa per la cena del 19.10.2010 che non aveva avuto alcuna finalità elettorale ma esclusivamente politica in quanto connessa alle modifiche intervenute sull’assetto politico interno all’A.R.S. che, intervenute senza consultazioni elettorali, avevano comportato una modifica degli obiettivi ed degli indirizzi di politica regionale.
2.3.4. La spesa di € 18.413,50 era stata affrontata per consumazioni alla bouvette presso l’Assemblea Regionale Siciliana in occasione di riunioni del Gruppo, dell’Assemblea e delle Commissioni parlamentari che spesso si protraevano per l’intera giornata.
Puntualizzava che, comunque, doveva essere detratta la spesa di € 11.007,00 effettuata da altri soggetti mediante emissione di assegni circolari con addebito sul conto corrente bancario acceso presso l’istituto bancario Unicredit S.p.A. sul quale non era autorizzato ad operare, nonché la somma di € 734,00 per confezioni di acqua e bicchieri di carta utilizzati durante le riunioni.
2.3.5. Circa la spesa di € 103.468,58 relativa alla locazione di un immobile sosteneva di non avere mai dichiarato che il contratto fosse stato stipulato per costituire una sede del partito; al contrario affermava che l’immobile serviva al fine di sopperire alla mancanza di uno spazio adeguato alle esigenze del gruppo all’interno dell’Assemblea Regionale e che successivamente il locale era stato utilizzato anche dal partito MPA che non disponeva di una sede propria della città di Palermo.
Aggiungeva che sotto la sua presidenza era stata spesa solo la somma di € 79.115,71, mentre la restante parte, pari a € 24.352,87, era stata spesa sotto la presidenza dell’on. D’Agostino.
2.3.6. Circa la somma di € 58.405,22, ritenuta danno erariale poiché erogata quale contributo indiretto al partito MPA per la realizzazione di convegni aventi natura strettamente politica e privi di riferimenti all’attività legislativa presso l’A.R.S., il convenuto contestava l’assunto attoreo secondo cui il contributo erogato dall’Assemblea ai gruppi parlamentari non potesse essere utilizzato per lo svolgimento di attività di carattere politico.
Aggiungeva che le somme in questione non erano mai state erogate direttamente al partito, ma utilizzate per organizzare eventi di carattere politico-istituzionale di interesse del gruppo; comunque, era necessario sottrare la somma di € 12.608,00 erogata dopo l’abbandono del gruppo (09.05.2012).
2.3.7. La contestazione di un danno di € 28.200,00 per erogazioni effettuate in favore di associazioni e comitati locali non sussisteva poiché tra le attività politiche del gruppo parlamentare rientrava sicuramente la necessaria attenzione alle istanze delle associazioni senza fini di lucro operanti in un contesto sociale particolarmente difficile, oppure quelle elargizioni con ricaduta diretta sulla comunità, o per finanziare importanti convegni di interesse locale (in questo contesto si inseriva la spesa di € 2.400,00 elargita non in connessione alle elezioni degli organismi interni dell’Università di Palermo ma per il pagamento dei servizi tipografici svolti nell’ambito di un articolato progetto presentato al gruppo dall’associazione “Giovani Ateneo”, avente ad oggetto dibattiti su tematiche regionali politiche).
2.3.8. L’erogazione della somma di € 27.620,00, dalla quale era necessario sottrarre € 2.000,00 perché imputata su un conto corrente aperto presso l’Unicredit s.p.a. su cui non aveva alcuna autorizzazione ad operare, era avvenuta in favore di soggetti che, pur non appartenenti al gruppo, avevano svolto la propria attività in favore del gruppo stesso per brevi lassi di tempo.
Per quanto riguardava la somma di € 6.000,00, presumibilmente versata con assegno al sig. Amendolia, puntualizzava che non vi era alcuna prova della sua elargizione poiché l’assegno era privo di data di emissione e dunque nullo.
2.3.9. Per l’ulteriore voce di danno di € 4.114,18 per spese sostenute per acquisti di beni vari, occorreva detrarre le somme di € 564,20 (acquisto personal computer) e € 300,00 (mance ristorante) poiché disposte su conti correnti dei quali non aveva alcuna disponibilità, la somma di € 60,50 (acquisto fotografie) perché disposta dopo la cessazione dalla carica (09.05.2012) e la spesa di € 998,02 per il pagamento della fattura del negozio Migliore non rinvenuta in atti.
La restante somma di € 1.135,00 era stata spesa nell’interesse esclusivo del gruppo, per l’acquisito di biglietti da visita, quotidiani e libri per i deputati.
2.3.10. La spesa di € 5.470,48 per necrologi era stata effettuata nell’interesse del gruppo per esprimere partecipazione al lutto e vicinanza delle istituzioni ai familiari superstiti in occasione del decesso di personalità politiche, parlamentari e della società civile o di congiunti degli stessi.
2.3.11. Sulla spesa di € 9.753,54 precisava che una parte, pari ad € 2.890,54, era stata effettuata in contanti e non vi era alcuna prova del suo esborso (la Guardia di Finanza l’aveva dedotta dagli scontrini trovati presso la sede del gruppo), mentre la restante parte di € 6.863,00 era riferibile a scopi istituzionali del gruppo stesso (convegni e cene).
2.3.12. La somma di € 17.500,00 era stata rimborsata al sen. Oliva per le sole attività svolte in favore del gruppo, dietro presentazione di apposita documentazione; del resto, non tutto ciò che lo stesso senatore chiedeva veniva rimborsato (su € 36.413,44 erano rimborsati solo € 17.500,00).
2.3.13. La somma di € 22.289,48, utilizzata per il noleggio dell’autovettura Audi A6 targata DB 091 DH, non poteva ritenersi illecito erariale poiché erroneamente la procura aveva ritenuto che l’autovettura in questione fosse stata utilizzata esclusivamente dal sen. Oliva, mentre era stata sempre nella disponibilità dei deputati appartenenti al gruppo e solo saltuariamente utilizzata dal citato senatore per attività in favore del gruppo.
2.3.14. La contestazione della spesa di € 1.858,00 sostenuta per l’ospitalità offerta alla delegazione della Commissione per la Coesione Territoriale rientrava nelle finalità istituzionali del gruppo poiché le personalità ospitate non facevano parte di una delegazione del COTER, bensì del gruppo politico “Alleanza Europea” costituito da appartenenti ai principali partiti politici autonomisti d’Europa in seno al Comitato delle Regioni; Comitato all’interno del quale i cinque gruppi politici che vi facevano parte svolgevano un importante ruolo nel dare voce alle istanze provenienti dalle comunità regionali e locali; la circostanza che vi era stato l’incontro anche con il Presidente della Regione era irrilevante ai fini della riferibilità della spesa al gruppo.
2.4. Il convenuto, circa l’elemento soggettivo dell’illecito, negava la sussistenza della colpa grave poiché aveva agito in buona fede, in assenza di un quadro preciso di regole, conformandosi ad una prassi antica, consolidata e mai contestata in passato dagli organi di controllo dello Stato e della Regione Siciliana; aggiungeva che con il suo operato aveva sempre perseguito interessi pubblici e non di carattere personale.
3. Il Collegio, con ordinanza n. 109/2015, premetteva:
– che il pubblico ministero nell’atto di citazione aveva menzionato diversi decreti del Presidente dell’Assemblea Regionale che avevano regolamentato la materia dei contributi erogati ai gruppi parlamentari (n. 654 del 26.11.2003, n. 82 del 23.10.2006, n. 46 del 17.02.2009, n. 364 del 21.12.1991, n. 424 del 22.11.1995, n. 231 del 17.10.2002, n. 95 del 29.02.2012), non rinvenuti nel fascicolo processuale;
– che i decreti di cui sopra, come si apprendeva dalla lettura della relazione prot. n. 0011957/14 del 09.10.2014 del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, erano stati allegati all’annotazione di p.g. n. 0736590 del 18.12.2012, non riscontrata nel fascicolo processuale;
– che, come si apprendeva dalla lettura della memoria di costituzione del convenuto, la Guardia di Finanza con relazione prot. n. 0592796/14 del 10.11.2014, non riscontrata nel fascicolo processuale, aveva condotto ulteriori accertamenti investigativi tanto da correggere l’importo dei prelievi effettuati sul conto corrente del gruppo parlamentare da € 208.462,00 (contestazione sub 2 dell’atto di citazione) a € 160.602,00;
Conseguentemente ordinava alla Procura regione, impregiudicata ogni decisione di rito e di merito, di depositare, entro il 14.10.2015, copia dell’annotazione di p.g. n. 0736590 del 18.12.2012, con i relativi allegati, nonché la relazione della Guardia di Finanza prot. n. 0592796/14 del 10.11.2014, con eventuali allegati.
4. Il pubblico ministero depositava in data 17.07.2015 la relazione della Guardia di Finanza prot. n. 0592796/14 del 10.11.2014 e in data 25.09.2015 l’annotazione di p.g. n. 0736590 del 18.12.2012.
5. Parte attrice, nella memoria depositata in data 15.12.2015, chiedeva la sospensione del giudizio in attesa della conclusione del processo penale RGNR n. 373/13 pendente presso il Tribunale di Palermo, ove gli era stato contestato il reato di peculato e ove l’Assemblea Regionale Siciliana, tramite l’Avvocatura dello Stato, si era costituita parte civile per ottenere il risarcimento dei danni subiti.
In particolare, sosteneva che, nonostante i diversi orientamenti della giurisdizione contabile in materia e l’autonomia del giudizio contabile da quello penale, la sospensione del processo contabile, anche se non più rimessa alla valutazione discrezionale del giudice, avrebbe dovuto armonizzarsi con i principi di matrice comunitaria e costituzionale del ne bis in idem (volto a impedire che uno stesso soggetto possa essere chiamato due volte a rispondere di un medesimo fatto, con possibile contrasto tra giudicati, tanto più quando le azioni fossero proposte da organismi di diritto pubblico), nonché del diritto di difesa e del giusto processo (essendo necessario che i fatti fossero “verificati e provati nella loro interezza”, tenuto conto che le azioni risarcitorie a fondamento dei due processi erano “fondate su argomentazioni contraddittorie o, comunque, alternative o oggettivamente subordinate sia per ragioni logiche che giuridiche”, come la contestazione del dolo nel giudizio penale e della colpa grave in quello contabile).
6. All’udienza del 16.12.2015, il pubblico ministero sosteneva che la richiesta di sospensione del presente giudizio in attesa della conclusione di quello penale fosse inammissibile poiché formulata oltre il termine di cui al comma 2 dell’art. 167 c.p.c., ponendo anche in luce che sulla richiesta di costituzione di parte civile non vi era ancora stato alcun pronunciamento da parte del G.I.P. presso il Tribunale di Palermo; nel merito, rimodulava la richiesta di condanna sub 1.2.2. per “Prelevamenti di somme dal c/c del Gruppo non supportati da documentazione giustificativa” da € 178.462,00 a € 160.602,00, tenuto conto della rettifica contenuta nella nota prot. n. 0592796/14 del 10.11.2014 della Guardia di Finanza; per il resto, confermava le conclusioni di cui al libello introduttivo del presente giudizio; l’avv. Giuseppe Cozzo e l’avv. Enrico Cadelo per l’on. Musotto Francesco preliminarmente chiedevano anche un breve differimento dell’udienza in attesa della pronuncia da parte del G.I.P. e per il resto reiteravano le conclusioni contenute nella memoria depositata in data 28.05.2015 e in data 15.12.2015.
Considerato in
DIRITTO
1. La Procura regionale ha contestato all’odierno convenuto, on. Musotto Francesco, presidente del gruppo parlamentare “Movimento per l’Autonomia – MPA” dal 14.07.2009 al 09.05.2012, un danno erariale di € 755.687,08, rettificato all’udienza del 16.12.2015 in € 737.827,08, per l’utilizzo improprio dei contributi economici erogati dall’Assemblea Regionale Siciliana, avendo effettuato spese non rientranti nelle finalità istituzionali del citato gruppo parlamentare.
2. Il convenuto ha eccepito il difetto assoluto di giurisdizione per violazione del comma 4 dell’art. 122 della Costituzione e dell’art. 6 dello Statuto della Regione Siciliana, proponendo una diversa lettura della sentenza n. 23257/2014 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione.
L’eccezione non è fondata.
Innanzitutto, non vi è alcun dubbio che la dazione di risorse pubbliche per finalità di interesse generale, come nel caso specifico per il funzionamento dei gruppi parlamentari, comporta l’instaurazione di un rapporto di servizio con chi le riceve e il suo assoggettamento alla giurisdizione contabile ogniqualvolta le risorse siano state utilizzate per finalità diverse da quelle per le quali erano state concesse, e ciò prescindendo dalla natura pubblica o privata del soggetto che le abbia utilizzate.
Poi, non può ritenersi che il riconoscimento della giurisdizione contabile sull’utilizzo dei contributi erogati ai gruppi parlamentari possa impingere nella guarentigia di cui all’art. 6 dello Statuto della Regione Siciliana, secondo cui “i deputati non sono sindacabili per i voti dati nell’Assemblea regionale e per le opinioni espresse nell’esercizio della loro funzione”; tale guarentigia, infatti, comportando una deroga al principio del controllo giurisdizionale, non può che essere letta, secondo del resto il suo dato letterale, con esclusivo riferimento alla tutela delle più alte funzioni di rappresentanza politica dei deputati sia all’interno (“voti dati” e “opinioni espresse”) che all’esterno (“opinioni espresse”) dell’Assemblea regionale, il cui svolgimento non può essere legato, né tantomeno incidentalmente connesso all’attribuzione di risorse economiche al gruppo di appartenenza (occorre ricordare che i deputati percepiscono apposito appannaggio, nonché usufruiscono di rimborsi spese).
Ne consegue che, diversamente da come opinato dal convenuto, le spese sostenute dai gruppi per lo svolgimento della loro attività sia all’interno che all’esterno dell’Assemblea Regionale Siciliana e per la loro partecipazione alla funzione legislativa non possono ritenersi “strumentali rispetto all’esercizio delle funzioni primarie delle quali l’organo regionale di rappresentanza politica è investito” al fine invocare la guarentigia di cui sopra e così consentire il sindacato giurisdizionale soltanto per le spese e “gli atti non riconducibili, secondo ragionevolezza, all’autonomia della Regione ed alle esigenze ad essa sottese”; ora, non può non evidenziarsi, a ulteriore confutazione della suddetta tesi difensiva, che la riconducibilità – attraverso un’opzione ermeneutica ardita e creativa – dell’attività di spesa del gruppo parlamentare nella guarentigia di cui all’art. 6 dello Statuto ne dovrebbe comportare – senza alcuna ragione e senza un adeguato supporto normativo – non una insindacabilità relativa, come diversamente prospettato, bensì assoluta al pari delle più alte funzioni di rappresentanza politica per le quali tale differenza non è posta.
In ultimo, una cosa è l’esenzione del presidente del gruppo parlamentare dall’obbligo della resa del conto giudiziale e dal relativo giudizio, come riconosciuto nella sentenza n. 30/2014/QM delle Sezioni Riunite di questa Corte e nella sentenza n. 107/2015 della Corte costituzionale, un’altra è l’obbligo di documentare le spese sostenute con fondi pubblici per verificarne la loro riconducibilità alle finalità istituzionali del gruppo; tale ultima attività non può ritenersi esente dal sindacato giurisdizionale qualora sia contestata l’inerenza della spesa con le finalità del gruppo, come è avvenuto nel caso in esame, e attiene esclusivamente al merito della controversia.
3. Rigettata l’eccezione di difetto assoluto di giurisdizione occorre esaminare la richiesta di sospensione del presente giudizio in attesa della conclusione di quello penale, ove vi è stata la dichiarazione di costituzione di parte civile dell’amministrazione danneggiata.
3.1. E’ necessario premettere, come posto in luce dal pubblico ministero all’udienza del 16.12.2015, che l’Avvocatura dello Stato ha depositato, per conto dell’Assemblea Regionale Siciliana, la dichiarazione di costituzione di parte civile, sulla quale il G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, ove è incardinato il processo penale n. 373/2013 instaurato anche nei confronti dell’on. Musotto Francesco, non si è ancora pronunciato; quindi, allo stato degli atti manca una formale costituzione di parte civile e, tuttavia, il Collegio – per come in prosieguo argomenterà – non ritiene di accogliere la richiesta, formulata dal difensori del convenuto all’udienza del 16.12.2015, di un breve differimento in attesa della decisione che sarà assunta dall’organo giudicante penale.
3.2. L’organo requirente contabile ha eccepito l’inammissibilità della richiesta di sospensione perché formulata oltre il termine di cui al comma 2 dell’art. 167 c.p.c.
L’eccezione è priva di pregio per una pluralità di ragioni.
3.2.1. Innanzitutto, la richiesta di sospensione del giudizio non rientra tra le “eccezioni processuali e di merito” che devono essere proposte a pena di decadenza dalle parti entro in termine di cui al comma 2 dell’art. 167 c.p.c. poiché la sospensione del giudizio può essere disposta anche d’ufficio dall’organo giudicante, qualora ne ricorrano i presupposti di legge.
3.2.2. In ogni caso, la richiesta di sospensione del giudizio per l’avvenuto deposito della dichiarazione di costituzione di parte civile nel processo penale non può ritenersi tardiva poiché la prima udienza innanzi a questa Sezione si è celebrata il 17.06.2015, all’esito della quale è stata emessa l’ordinanza n. 109/2015, mentre la dichiarazione di costituzione di parte civile è stata depositata nel processo penale il 27.10.2015.
3.2.3. In ultimo, deve osservarsi che mentre questa Sezione ha ritenuto in passato applicabile al giudizio contabile il disposto di cui al comma 2 dell’art. 167 c.p.c. con riferimento all’eccezione di prescrizione, la locale Sezione di Appello nelle sentenze n. 309/2013 e n. 25/2014 è stata, invece, di contrario avviso.
3.3. La richiesta di sospensione, pur essendo ammissibile, non è meritevole di accoglimento.
3.3.1. In linea generale, il legislatore nel nuovo codice di procedura penale, non avendo riprodotto la disposizione contenuta nel comma 2 dell’art. 3 del codice abrogato, ha eleminato ogni riferimento alla cosiddetta pregiudiziale penale dal contenuto dell’art. 295 c.p.c. (applicabile al presente giudizio in virtù del rinvio dinamico di cui all’art. 26 del regio decreto n. 1038/1933); tale scelta ha reso palese l’intenzione di superare il principio dell’unità della giurisdizione e della prevalenza del processo penale su quello civile, cui risultava ispirato il precedente ordinamento, sostituendolo con il principio della piena autonomia e separazione dei due giudizi, tranne ipotesi particolari e tassative; il processo civile, pertanto, deve seguire il proprio corso e il giudice può procedere ad un’autonoma valutazione ed accertamento dei fatti senza essere vincolato dal giudizio penale.
3.3.2. Nel caso specifico, poi, la richiesta di sospensione non è neanche giustificata da ragioni di opportunità poiché non vi è piena coincidenza tra i fatti posti a fondamento dei due giudizi.
Nel processo penale è stato contestato all’on. Musotto Francesco il reato di cui agli artt. 81 cpv. e 314 c.p. per essersi appropriato dolosamente della somma € 160.602,00 (oggetto di contestazione in questo giudizio al paragrafo dell’esposizione in fatto sub 1.2.2. “Prelevamenti di somme dal c/c del Gruppo non supportati da documentazione giustificativa”) erogata dall’Assemblea Regionale Siciliana per essere destinata esclusivamente a finalità istituzionali di funzionamento del gruppo parlamentare di cui era presidente.
L’odierno giudizio riguarda, come evincibile dalla lettura del fatto della presente decisione, condotte molto più ampie di quelle oggetto dello scrutinio del giudice penale, alle quali è stata data una connotazione psicologia gravemente colposa e non dolosa, con la conseguenza che viene meno la possibilità di contrasto tra giudicati paventata dalla difesa del convenuto.
Del resto, il processo contabile e quello penale, pur potendo presentare elementi di intersecazione, poggiano su presupposti differenti e, quindi, non vi è alcuna necessità di prevedere la sospensione del primo per una sorta di supremazia del secondo (basti pensare che, spesso, per la sussistenza della fattispecie incriminatrice penale è richiesto l’elemento soggettivo del dolo, mentre per la ricorrenza dell’illecito erariale è sufficiente la colpa grave).
Ciò non comporta, poi, alcuna violazione del diritto di difesa e del giusto processo (artt. 24 e 111 della Costituzione) poiché la parte può esercitare innanzi a questa Corte, nell’ambito delle regole procedurali che la stessa è tenuta ad osservare, le sue facoltà difensive senza alcuna limitazione.
La diversità dei presupposti e delle condotte prese in considerazione nell’ambito dei due differenti giudizi esclude anche che l’on. Musotto possa essere chiamato due volte a rispondere di uno “stesso fatto”.
3.3.3. In ultimo, per completezza espositiva deve puntualizzarsi che questa Sezione ha ritenuto che l’unico caso di sospensione necessaria del processo fosse ravvisabile nell’ipotesi di cui al comma 3 dell’art. 75 del c.p.p. qualora il pubblico ministero contabile avesse attivato il giudizio dopo la costituzione di parte civile dell’amministrazione danneggiata.
Pur ribadendo quanto sopra esposto, circa la non piena coincidenza tra i fatti posti a base dei due giudizi, deve osservarsi che la presente fattispecie esula dall’ambito applicativo della norma sopra richiamata perché il giudizio contabile è stato introdotto prima della dichiarazione di costituzione di parte civile che, tra l’altro, non è stata ancora formalmente ammessa dal G.I.P.
In ogni caso, le Sezioni Riunite di questa Corte nella recente ordinanza n. 5/2015 hanno escluso anche nell’ipotesi di cui al comma 3 dell’art. 75 c.p.p. che il giudizio contabile debba essere sospeso in attesa della conclusione di quello penale.
4. Premesso quanto sopra, è necessario soffermarsi brevemente sulla natura dei gruppi, richiamando la sentenza n. 107/2015 della Corte costituzionale che ha compendiato lo stato della giurisprudenza in materia; in verità i gruppi consiliari nella Regione Siciliana sono denominati “gruppi parlamentari” (artt. 23 e ss del regolamento interno dell’Assemblea Regionale Siciliana), ma tale discrepanza terminologica, pur con le differenze dovute per la particolare autonomia riconosciuta all’ente territoriale siciliano dallo Statuto approvato con legge costituzionale, comporta comunque l’applicabilità dei principi contenuti nella citata sentenza anche al presente giudizio.
Il Giudice delle leggi ha da sempre “affermato che «i gruppi consiliari sono organi del consiglio regionale, caratterizzati da una peculiare autonomia in quanto espressione, nell’ambito del consiglio stesso, dei partiti o delle correnti politiche che hanno presentato liste di candidati al corpo elettorale, ottenendone i suffragi necessari alla elezione dei consiglieri. Essi pertanto contribuiscono in modo determinante al funzionamento e all’attività dell’assemblea, assicurando l’elaborazione di proposte, il confronto dialettico fra le diverse posizioni politiche e programmatiche, realizzando in una parola quel pluralismo che costituisce uno dei requisiti essenziali della vita democratica» (sentenza n. 187 del 1990)”; e ancora “più di recente si è ricordato che «I gruppi consiliari sono stati qualificati […] come organi del consiglio e proiezioni dei partiti politici in assemblea regionale (sentenze n. 187 del 1990 e n. 1130 del 1988), ovvero come uffici comunque necessari e strumentali alla formazione degli organi interni del consiglio (sentenza n. 1130 del 1988)» (sentenza n. 39 del 2014)”.
In ultimo, “La figura dei presidenti dei gruppi consiliari, delineata dagli statuti regionali e dai regolamenti consiliari interni, si caratterizza, a sua volta, per il forte rilievo politico e per l’importanza delle funzioni di rappresentanza, direttive e organizzative ad essi attribuite”.
5. Chiarita la natura e la funzione dei gruppi parlamentari, a confutazione della tesi difensiva dell’on. Musotto secondo la quale il quadro organizzativo e normativo di riferimento vigente al tempo dei fatti contestati, ovverosia della sua presidenza protrattasi dal 14.07.2009 al 09.05.2012, fosse carente e poco chiaro è necessario tratteggiare le disposizioni all’epoca vigenti, tenuto conto anche di quanto acquisito a seguito dell’ordinanza n. 109/2015.
5.1. Il regolamento dell’Assemblea Regionale Siciliana tratta dei gruppi parlamentari agli artt. 23, 24 e 25, senza occuparsi del loro finanziamento.
5.2. Il finanziamento dei citati gruppi è disciplinato da decreti adottati dal presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana emessi a seguito di deliberazioni del Consiglio di presidenza che prevedono l’attribuzione, come in prosieguo meglio si esporrà, di un contributo unificato al gruppo per l’esercizio delle proprie funzioni e per i dipendenti cosiddetti stabilizzati, nonché un rimborso spese per quelle sostenute dal gruppo e dai singoli deputati ad esso iscritti.
5.2.1. Il Decreto del Presidente dell’Assemblea (D.P.A.) n. 654 del 26.11.2003 ha previsto, a decorrere dall’01.01.2003, in sostituzione dei contributi ordinari, speciali e aggiuntivi delle presidenze, la corresponsione di un “contributo unificato” mensile a ciascun gruppo parlamentare parametrato al numero degli iscritti, con destinazione del 10% alle esigenze delle presidenze; l’importo è stato modificato con D.P.A. n. 82 del 23.10.2006, con specificazione che il contributo è erogato ai gruppi “per l’esercizio delle proprie funzioni”; il quantum è stato ulteriormente modificato con l’ulteriore D.P.A. n. 46 del 17.02.2009.
5.2.2. Il D.A.P. n. 152 del 05.11.1996 ha previsto per i gruppi parlamentari la concessione, in rate trimestrali anticipate, di un contributo (cosiddetto “dipendenti stabilizzati”) annuo per assicurare la stabilità del rapporto di lavoro dei dipendenti dei gruppi, previa stipula di apposito contratto collettivo; il D.A.P. n. 242 del 6 dicembre 1996 ha individuato nominativamente i dipendenti per i quali sussistevano le condizione per essere stabilizzati così come previste dal precedente decreto; il D.P.A. n. 367 del 16.07.2001, poi modificato dal D.P.A. n. 18 del 07.02.2002, ha approvato il disciplinare riguardante la regolamentazione del rapporto di lavoro.
Sempre in materia di personale alle dipendenze del gruppi parlamentari sono stati emessi, successivamente, numerosi decreti per regolamentare la materia.
5.2.3. Il D.A.P. n. 364 del 21.12.1991 ha riconosciuto, con decorrenza 01.01.1991, a ciascun gruppo il diritto al rimborso (cosiddetto “contributo portaborse”), da parte dell’Assemblea, “delle spese per attività di ricerca, di consulenza, di collaborazione e per i relativi servizi di supporto, approntate dal gruppo medesimo e/o dai deputati ad esso iscritti, per concorrere ad assicurare la più efficace funzionalità dell’Assemblea”; e ancora “sono ammesse a rimborso le spese, regolarmente documentate, sostenute per studi e consulenze, riguardanti il settore legislativo, per l’assunzione e/o utilizzazione di collaboratori … per l’organizzazione di convegni e seminari, per l’affitto di locali, per spese telefoniche, per acquisto di pubblicazioni, per spese editoriali relative a pubblicazioni riguardanti l’attività parlamentare del Deputato o del Gruppo, per apparecchiature d’ufficio”.
Il decreto, inoltre, ha previsto che il presidente di ciascun gruppo inoltri, mensilmente, un’unica richiesta complessiva ai deputati questori, previa acquisizione delle “richieste analitiche avanzate dai singoli deputati e/o le indicazioni specifiche delle spese eventualmente affrontate dallo stesso gruppo per l’attività e i servizi in oggetto e dovrà riscontrare i documenti giustificativi delle spese sostenute”; e ancora “nella richiesta dovrà essere precisato il tipo di spesa da affrontare (ricerca, consulenza, collaborazione, relativi strumenti di supporto) e, in caso di spese affrontate dai propri iscritti, altresì che essi abbiano avanzato al gruppo la relativa domanda di rimborso”.
Il D.P.A. n. 424 del 22.11.1995 ha previsto che “in sostituzione del rimborso ai gruppi parlamentari di cui al D.P.A. n. 364 del 21 dicembre 1991 … è stabilito, con effetto dal 3 agosto 1995, un contributo ai gruppi parlamentari medesimi destinato a finanziare l’opera di ricerca, collaborazioni, attività di segreteria, fornitura di beni strumentali e non, e servizi di supporto all’attività inerente il mandato parlamentare a favore dei deputati appartenenti al gruppo … il contributo … è determinato nella misura massima di £ 6.500.000 mensili, onnicomprensive, per ciascun deputato, che provvederà direttamente, per le finalità sopra citate, a richiedere al gruppo di appartenenza la reintegra delle spese sostenute, nei limiti del contributo medesimo … tale somma sarà corrisposta in favore del gruppi parlamentari il 30 di ogni mese … restano invariate le disposizioni contenute nel citato D.P.A. n. 364 del 21 dicembre 1991 … che non siano in contrasto con il presente decreto”.
Il citato D.P.A. n. 424/1995 ha modificato, quindi, il precedente D.P.A. n. 346/1991 includendo tra le spese rimborsabili anche le attività di segreteria e la fornitura di beni strumentali e non.
Poi, il D.P.A. n. 231 del 17.10.2002 ha stabilito che: “in sostituzione del rimborso per oneri fiscali, e dell’IVA, in particolare connessi allo svolgimento dell’opera di ricerca, collaborazione, attività di segreteria, forniture di beni strumentali e non, e servizi di supporto inerenti il mandato parlamentare, il contributo ai gruppi parlamentari, di cui al D.P.A. n. 99 dell’11 marzo 1998, è stabilito, con effetto dal 1° gennaio 2002, nella misura massima omnicomprensiva di euro 4.678,36 mensile, per ciascun deputato il quale provvederà direttamente, per le finalità sopra citate, a richiedere al gruppo di appartenenza la reintegrazione delle spese sostenute, nei limiti del contributo medesimo … tale somma sarà corrisposta a favore dei gruppi parlamentari il 30 di ogni mese”. Tale decreto ha, poi, puntualizzato: “A decorrere dalla corrente esercizio finanziario, le superiori spese sono ammesse a rimborso sulla base di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, rese dal deputato al presidente del gruppo parlamentare di appartenenza, concernenti l’effettuazione delle stesse. Della relativa acquisizione dovrà essere fatta menzione nella richiesta di concessione del contributo medesimo inoltrata all’amministrazione, tramite i deputati questori, per la consequenziale erogazione”; e ancora “alla fine di ogni anno, i deputati presentano ai rispettivi gruppi parlamentari di appartenenza una relazione politico istituzionale sull’attività svolta in ordine alla utilizzazione effettuata dei rimborsi ad essi erogati per le attività previste dal presente decreto”.
Il D.P.A. n. 95 del 29.02.2012 ha soppresso, a decorrere dal mese di marzo 2012, il contributo di cui al suddetto D.P.A. n. 231 del 17.10.2010, istituendo al suo posto il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato di cui il 50% erogato al gruppo e il restante 50% al singolo deputato, con onere di quest’ultimo di rendicontare, con propria dichiarazione, le spese sostenute direttamente al servizio ragioneria al fine di ottenerne il rimborso; ha inoltre specificato le spese di cui il deputato può chiedere il rimborso, quali spese per collaboratori, consulenze e ricerche, spese per gestione di un ufficio, quali affitto locali e relative utenze, locazione di beni mobili strumentali, spese per l’utilizzo di reti pubbliche di consultazioni dati, spese per convegni e sostegno delle attività politiche; ha previsto l’onere a carico del deputato di conservare la documentazione giustificativa da esibire, qualora sottoposta a controllo, al Collegio dei deputati questori che – in caso di riscontrate irregolarità documentali legittima – gli uffici a procedere al recupero di quanto indebitamente erogato.
5.3. I singoli deputati, poi, hanno personalmente percepito, sempre nell’arco temporale di riferimento della presidenza Musotto, ulteriori indennità e rimborsi, questi ultimi anche in via forfettaria.
5.3.1. In particolare, hanno percepito: una diaria giornaliera fissa e variabile, quest’ultima legata anche alla loro presenza in Assemblea e nelle Commissioni (art. 1 della legge regionale n. 44/1965), una indennità parlamentare, quest’ultima comprensiva del rimborso delle spese di segreteria e di rappresentanza (D.P.A. n. 77/2007 e D.P.A. n. 12/2011), indennità e rimborsi per spese di viaggio e trasporto su gomma (D.P.A. n. 709/2003), per spese telefoniche e di acquisto di beni e servizi informatici (D.P.A. n. 74/2007), i cui importi nel tempo sono stati modificati.
5.3.2. I deputati avevano anche diritto per la consumazione dei pasti presso la bouvettedell’Assemblea Regionale Siciliana ad un buono pasto giornaliero di € 9,00, da lunedì a venerdì, e a due buoni nei giorni di presenza per i lavori in aula.
  1. A fronte delle analitiche disposizioni di cui sopra, i contributi economici concessi dall’Assemblea Regionale Siciliana al gruppo per il raggiungimento delle finalità istituzionali e oggetto di contestazione con il presente giudizio, sono stati gestiti in modo disinvolto, come emerge dalla puntuale e corposa relazione prot. n. 0011957/14 del 09.01.2014 della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo.
Il Collegio, nell’esaminare le singole contestazioni, deve procedere nel rispetto del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato imposto dall’art. 112 c.p.c. e, pertanto, nella disamina delle singole voci di spesa deve tenere conto di quanto addebitato dal pubblico ministero nel libello introduttivo del presente giudizio.
E’ necessario, inoltre, precisare, come evincibile dalla citata relazione della Guardia di Finanza prot. n. 0011957/14 del 09.01.2014, che l’on. Musutto aveva la disponibilità ad operare per il gruppo di cui era presidente solo sul conto corrente n. 241501 acceso presso Banca Nuova il 02.02.2010.
6.1. Danno di € 200.432,10.
La somma di cui sopra, corrisposta ai singoli iscritti al gruppo mediante assegno, accredito o tramite maggiorazione del contributo cosiddetto “portaborse” in importi mensili fissi, a volte con causale generica di “indennità/contributo funzionamento gruppo parlamentare”, dal presidente on. Musotto Francesco, costituisce danno erariale, con le limitazioni che in prosieguo si esporranno.
Si tratta di somme, come evincibile dalla relazione prot. n. 11957/14 del 09.01.2014 della Guardia di Finanza, erogate a pioggia in contrasto con le specifiche disposizioni di cui sub 5.2.1., 5.2.2. e 5.2.3.
Il convenuto ha sostenuto che una parte delle somme contestate è stata corrisposta in aggiunta al contributo cosiddetto portaborse per affrontare le spese di consulenza e una parte per far fronte alle iniziative politiche sul territorio di ciascun deputato, aggiungendo che l’utilizzo del contributo unificato non doveva essere oggetto di alcuna rendicontazione.
Le argomentazioni difensive sono destituite di fondamento.
Le spese di consulenza rientravano nel cosiddetto contributo “portaborse” di cui sub 5.2.3. e potevano essere erogate solo a rimborso delle stesse e dietro presentazione di apposita documentazione che il capogruppo doveva esigere dal singolo deputato.
Non vi è dubbio, poi, che il contributo unificato, come sposto sub 5.2.1., era corrisposto al gruppo per “per l’esercizio delle proprie funzioni” e non ai singoli iscritti che, invece, ricevevano un rimborso spese per l’esercizio dei loro compiti, come esposto sub 5.2.3.
Deve, inoltre, ricordarsi che chi gestisce risorse pubbliche, come l’odierno convenuto in qualità di presidente del gruppo, ha l’onere di utilizzarle esclusivamente per le finalità per le quali sono state erogate e non può sottrarsi in alcun modo dal dovere di giustificare come le abbia utilizzate; in altri termini, se è pacifico – come esposto sub 2 – che il capogruppo è sottratto dall’obbligo della resa del conto a questa Corte, è altrettanto pacifico che non si possa sottrarre dall’onere di documentazione; ecco perché l’utilizzo del contributo unificato di cui sub 5.2.1. non poteva ritenersi svincolato da qualsiasi controllo e onere di allegazione, come pretenderebbe il convenuto.
Né può ritenersi, come dall’on. Musotto Francesco opinato, che vi sia una inerenza in re ipsaalle finalità istituzionali del gruppo dell’utilizzo delle citate somme per il solo fatto che siano state effettivamente corrisposte ai singoli deputati perché altrimenti vi sarebbe una gestione arbitraria delle risorse pubbliche; è stato il convenuto che ha deciso, come dallo stesso dichiarato, di erogare a pioggia le somme in questione e a non pretendere che ciascun destinatario ne giustificasse neanche aposteriori l’utilizzo.
Dalla somma di cui sopra pari a € 200.432,10 deve essere sottratto l’importo di € 14.400,00 poiché corrisposto a seguito di bonifici tratti sul conto corrente di Unicredit sul quale l’on. Musotto non aveva alcuna autorizzazione ad operare, come risulta dalla relazione prot. n. 11957/14 del 09.01.2014 della Guardia di Finanza; del resto, sul punto il pubblico ministero, nonostante la specifica contestazione del convenuto, non ha fornito alcuna necessaria spiegazione delle ragioni per le quali questi debba rispondere anche delle citate somme.
Il danno erariale imputabile all’odierno convenuto è pari, pertanto, a € 186.032,10.
6.2. Danno pari a € 160.602,00.
L’importo, inizialmente contestato nella misura di € 178.462,00 è stato modificato all’udienza del 16.12.2015 dal pubblico ministero che ha preso atto della rettifica contenuta nella nota prot. n. 0592796/14 del 10.11.2014 della Guardia di Finanza.
La somma di cui sopra è stata prelevata dai conti correnti intestati al gruppo ed è pari alla differenza tra i prelievi in contanti, anche a mezzo cambio di assegni tratti a favore dello stesso on. Musotto, per € 195.945,09 e la documentazione giustificativa esibita per € 17.483,09.
Da € 160.602,00 deve essere detratto l’importo di € 26.000,00 prelevato su un conto corrente dell’Unicredit sul quale il convenuto non aveva alcuna disponibilità ad operare, con una rimanenza di € 134.602,00.
Anche in tal caso possono trovare ingresso le argomentazioni esposte sub 5.1. per quanto riguarda l’onere di allegazione; il convenuto, infatti, non ha in alcun modo giustificato documentalmente, né sul punto ha fornito alcun valido elemento indiziario, di come sia stata utilizzata la somma di € 134.602,00, essendosi limitato a sostenere labialmente di avere provveduto all’acquisto di stampanti, toner, cancelleria, quotidiani etc…
6.3. Danno di € 75.00,000
Si tratta di somme prelevate in contanti.
Per quanto riguarda la somma di € 30.000,00 deve rilevarsi che è stata prelevata da un conto corrente accesso preso Unicredit sul quale l’on. Musotto non aveva alcuna disponibilità ad operare, con la conseguenza che nel silenzio del pubblico ministero non può essere effettuato alcun addebito.
La restante somma di € 45.000,00 sarebbe stata corrisposta al Presidente Lombardo per la campagna elettorale del partito politico di appartenenza del gruppo, come riferito dal convenuto.
In disparte la circostanza che dell’utilizzo della somma di € 45.000,00 non vi è alcuna documentazione giustificativa e ciò è sufficiente per integrare gli estremi dell’illecito erariale, deve osservarsi che comunque averla impiegata per finalità estranee allo svolgimento delle funzioni proprie del gruppo parlamentare costituisce illecito erariale, non essendo consentito finanziare con il contributo unificato la campagna elettorale del partito di appartenenza.
Il danno, quindi, imputabile all’on. Musotto ammonta a € 45.000,00.
6.4. Danno di € 4.700,00.
L’illecito è conseguenza dell’esborso per una cena, tenutasi a villa Alliata il 19.10.2010, organizzata per la presentazione da parte del Presidente Lombardo della nuova Giunta Regionale, il cui costo complessivo di € 14.100,00 è stato imputato – quanto al suo pagamento – in quote uguali ai tre gruppi regionali che sostenevano l’organo esecutivo, tra cui il gruppo MPA.
Non si comprende come tale evento di natura conviviale possa farsi rientrare tra le finalità istituzionali del gruppo parlamentare, con onere a carico delle casse pubbliche per il suo svolgimento; è arduo ritenere che per la presentazione di una nuova Giunta Regionale, oltre al giusto clamore mediatico suscitato quale evento che interessa l’intera collettività amministrata, debba essere anche necessaria una cena dal costo di ben € 14.100,00 per la sua presentazione.
Poi, a volere essere proprio tanto indulgenti, al più trattasi di evento di carattere politico riconducibile ai partiti che sostengono la stessa e non certo ai gruppi parlamentari.
6.5. Danno € 18.413,50.
Tale danno è la conseguenza dell’emissione di assegni circolari per rimborsi di pasti e consumazioni varie presso la bouvette dell’Assemblea Regionale Siciliana gestita dalla Hassio Servizi Soc. Coop. a r.l.
Come già esposto sub 5.3.2. i deputati avevano diritto ai buoni pasto i quali dovevano ritenersi satisfattivi nel loro importo delle consumazioni effettuate nei giorni lavorativi presso labouvette; invece, come dichiarato a sommarie informazioni dal rappresentante della ditta e dal cassiere della stessa, i deputati facevano fatturare sistematicamente la differenza, anche per i pasti consumati dai loro ospiti, a carico del gruppo di appartenenza senza che fossero, poi, esplicitate le ragioni di tale modus operandi.
Non vi è, pertanto, alcuna plausibile ragione di ricondurre tali spese alle finalità istituzionali del gruppo anche perché, pur volendo dare credito alle argomentazioni difensive, il protrarsi dei lavori in aula o nelle commissioni, per giustificare eventuali consumazioni di pasti, avrebbero dovuto essere adeguatamente giustificati e documentati; invece, era prassi costante la fatturazione dei pasti al gruppo.
In ultimo, è necessario ricordare che parte del costo effettivo dei pasti e delle consumazioni era a carico dell’Assemblea Regionale, con la conseguenza che il prezzo offerto ai deputati era già minore di quello effettivo.
La presunta somma di € 734,00 per l’acquisto di bicchieri di carta e confezioni di acqua che, secondo la difesa, sarebbero servite per le riunioni del gruppo, non è stata sufficientemente indicata tra le pezze di appoggio.
In ultimo, deve essere detratta la somma di € 11.007,00 poiché corrisposta a seguito di assegni circolari emessi sul conto corrente Unicredit sul quale il convenuto non aveva alcuna disponibilità ad operare.
L’illecito erariale ammonta, quindi, a € 7.406,50.
6.6. Danno di € 103.468,58.
Il danno è conseguenza della stipula, ad opera dell’on. Musotto, di un contratto di locazione per un immobile sito in Palermo, via Libertà n. 62, cui è seguito il pagamento dei canoni e delle relative spese di gestione a carico del gruppo di appartenenza con il contributo unificato.
Non vi è dubbio che l’Assemblea Regionale metta a disposizione dei gruppi parlamentari e dei singoli deputati gli strumenti necessari per consentire l’espletamento delle loro funzioni, con la concessione di locali e attrezzature di vario genere; è notorio, poi, che la stessa Assemblea – nel caso di indisponibilità di locali di proprietà – provveda a reperirli sul mercato tramite la stipula di contratti di locazione; non vi è alcuna prova che i locali messi a disposizione dall’Assemblea non fossero idonei, come sostenuto dalla difesa, alle esigenze del gruppo.
Tali circostanze, già, renderebbero difficilmente compatibile con i fini istituzionali del gruppo la locazione di immobili oltre quelli messi a disposizione dall’Assemblea, con duplicazione di costi a carico del pubblico erario.
Ciò che, però, nel caso in esame rende la spesa contestata del tutto estranea ai fini istituzionali del gruppo è l’utilizzo, come dichiarato dallo stesso convenuto, dei citati locali anche come sede del partito politico di appartenenza che a Palermo non aveva alcuna immobile; in tali locali, come dichiarato dal sig. Luca Eugenio, che ivi ha svolto attività di segreteria politica a titolo gratuito, si recavano politici regionali, nazionali e locali; poi, come anche accertato dalla Guardia di Finanza sul sito internet del partito MPA la sede di Palermo era indicata proprio nello stabile di via Libertà.
Orbene, poiché come esposto sub 4 i gruppi parlamentari sono soggetti del tutto autonomi dai partiti politici dai quali promanano, e che tra le finalità istituzionali dei primi non rientrano certamente quelle di sostegno economico ai secondi, appare del tutto plausibile che l’affitto dell’immobile di via Libertà sia avvenuto in via strumentale per garantire una sede del partito a Palermo, con oneri indebitamente sostenuti con il contributo unificato.
Il convenuto contesta che non possa rispondere delle spese maturate dopo la cessazione dalla carica di presidente del gruppo; la doglianza non ha pregio poiché il contratto dallo stesso stipulato è soggetto a precise scadenze legali, in mancanza delle quali continuano a maturare gli oneri economici; del resto, l’on. Musotto è cessato dalla carica il 09.05.2012 e gli addebiti a lui mossi coprono gli esborsi fino a dicembre del 2012, un arco temporale ragionevole entro il quale comunque un recesso dal contratto ad opera del nuovo presidente non avrebbe potuto avere ancora alcuna efficacia.
6.7. Danno di € 58.405,22.
Il pubblico ministero ha sostenuto che trattasi di contributi erogati sotto varia forma al partito anche in modo indiretto per manifestazioni di carattere politico che avrebbero travalicato “le finalità istituzionali del Gruppo all’interno dell’Assemblea elettiva” per la loro natura strettamente politica “e l’assenza di riferimenti ad attività legislativa presso l’Assemblea”.
Orbene, trattasi di affermazione generica che si scontra con la natura certamente politica di ciascun gruppo parlamentare che svolge la propria attività sia all’interno dell’assemblea Regionale sia all’esterno e per la quale riceve il contributo economico regionale.
Le spese in questione, tutte documentate, sono state effettuate per l’organizzazione di convegni.
Non è stato, pertanto, fornito da parte del pubblico ministero alcun elemento neanche di natura indiziaria – in disparte le generiche considerazioni di cui sopra – per sostenere e avvalorare la tesi secondo la quale si sarebbe trattato di contributi economici indiretti al partito politico di appartenenza.
6.8. Danno di € 28.200,00.
Trattasi di contributi erogati, tra l’altro senza alcuna criterio predeterminato, a singole associazioni e comitati locali che esulano del tutto dalle finalità istituzionali del gruppo parlamentare; non si comprende, infatti, come il sostenere iniziative di soggetti terzi o convegni da questi organizzati possano considerarsi inerenti con le finalità istituzionali del gruppo parlamentare (a titolo di esempio si è trattato di patrocinare manifestazioni religiose, di ristrutturare una chiesa, di elargizioni a circoli culturali, di contributo per un pranzo di beneficenza etc…).
6.9. Danno di € 27.620,00.
Si tratta di somme erogate a soggetti non appartenenti al gruppo parlamentare (Chiaramonte, Sucato, Amendolia, Molino, Cardillo, Mezzatesta) per i quali non è stata esibita alcuna documentazione giustificativa volta a dimostrarne le ragioni.
Il convenuto ha sostenuto, del tutto labialmente, che tali soggetti avrebbero svolto attività lavorativa in favore del gruppo parlamentare per brevi lassi temporali. Tale affermazione, accompagnata da assoluta carenza documentale, è del tutto insufficiente per ritenere la spesa di cui sopra compatibile con le finalità istituzionali del gruppo.
Deve essere, invece, sottratta la somma di € 2.000,00 (Chiaramonte), accogliendo sul punto la contestazione della difesa, poiché l’assegno è stato emesso su un conto corrente Unicredit sul quale il convenuto non aveva alcuna disponibilità ad operare.
Per quanto riguarda la somma di € 6.000,00 (Basile) che la difesa ritiene non incassata a causa della mancanza di data sull’assegno, deve osservarsi che nella relazione della Guardia di Finanza è stata chiaramente indicata la data della valuta di incasso (03.06.2010).
Il danno complessivo da imputare all’on. Musotto ammonta a € 25.620,00.
6.10. Danno di € 4.114,18, di cui € 1.732,22 “per spese sostenute da singoli deputati” e € 2.381,63 “per acquisti di vario genere (regalie, alimentari e libri)”.
6.10.1. Innanzitutto è necessario sottrarre da € 1.732,22 la spesa di € 564,20 poiché disposta su un conto corrente Unicredit sul quale il convenuto non aveva alcuna disponibilità ad operare; poi, la spesa di € 170,00 non risulta costituire illecito erariale poiché, come emerge dalla documentazione agli atti, utilizzata per l’acquisto di quotidiani.
Non trova alcuna giustificazione, invece, la spesa per la fattura n. 644 del negozio Migliore per € 998,02 poiché non può essere posta in alcuna relazione con le finalità istituzionali del gruppo; non può essere condivisa la tesi difensiva secondo la quale la fattura in questione non risulterebbe pagata poiché in contrasto con gli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza.
6.10.2. La restante contestazione di € 2.381,96 appare connotata da genericità poiché non è stato possibile per il Collegio individuare, da un attento esame della relazione della Guardia di Finanza, a quali singole voci di spesa intendeva riferirsi il pubblico ministero e, pertanto, non può essere addebitata al convenuto.
6.11. Danno di € 5.470,48.
La spesa in questione è riferibile per € 2.962,28 a necrologi intestati al gruppo parlamentare e per € 2.508,20 a necrologi personali del convenuto.
Anche in tale ipotesi il contributo unificato è stato impropriamente utilizzato poiché non si ravvisa alcuna relazione funzionale tra l’attività istituzionale del gruppo e la partecipazione pubblica a lutti, non spettando al gruppo alcuna funzione di rappresentanza che possa giustificare una tale spesa con soldi pubblici anziché personali di chi voglia liberamente esprimere pubblico cordoglio; le funzioni di rappresentanza sono svolte, infatti, dagli organi elettivi ed esecutivi della Regione Siciliana e non certamente dai gruppi parlamentari.
6.12. Danno di € 9.753,54.
La spesa attiene al pagamento di fatture per la consumazione di pasti presso ristoranti e alberghi per eventi di natura conviviale e in assenza di qualsiasi documentazione utile al riguardo non possono in alcun modo farsi rientrare tra le finalità istituzionali del gruppo parlamentare, né tantomeno tra le spese di rappresentanza.
Non vi è alcuna ragione di dubitare che alcune di queste fatture, reperite presso la sede del gruppo MPA, siano state effettivamente pagante in contanti per € 2.890,54; il convenuto ne contesta il pagamento e ciò significherebbe, però, sostenere che le citate fatture intestate al gruppo per l’avvenuta consumazione di pasti siano rimaste insolute, circostanza del tutto implausibile.
Deve essere accolta, invece, l’eccezione della difesa circa la duplicazione della spesa di € 1.445,27 nelle pagine 513 e 514 della relazione della Guardia di Finanza.
Il danno da imputare all’on. Musotto è pertanto pari a € 8.308,27.
6.13. Danno di € 17.500,00.
L’esborso di cui sopra è avvenuto a titolo di rimborso spese al sen. Oliva, commissario regionale del partito MPA, per la consumazione di pasti al ristorante, per l’acquisto di carburante, per gli spostamenti in taxi su Roma, per l’acquisto di articoli vari (libri, giornali), per le spese di necrologi etc
In disparte la spesa abnorme per la consumazione di pasti (anche in compagnia di altri soggetti rimasti ignoti) in svariate località siciliane e per il trasporto (taxi su Roma, manutenzione autovettura intestata a tale Olivia Giulia, carburante prelevato su diversi distributori siciliani, messa a disposizione di autovettura del gruppo), non si comprende come l’attività di un organo del partito possa rientrare nelle finalità istituzionali del gruppo parlamentare e quale “attività di supporto al Gruppo” abbia svolto, come genericamente dichiarato dallo stesso on. Musotto.
Che sia stata rimborsata una cifra minore rispetto a quella richiesta dal sen. Oliva, pari a € 36.413,44, non comporta il venir meno dell’illecito erariale per le somme indebitamente rimborsate.
6.14. Danno di € 22.289,48.
Il danno di cui sopra è conseguenza del noleggio dell’autovettura Audi 6 targata DB091DH che sarebbe stata messa a disposizione del sen. Oliva e poi sarebbe rimasta a Catania a disposizione dell’on. D’Agostino, come dichiarato dallo stesso on. Musotto nelle sommarie informazioni rese.
Orbene, il costo di tale autovettura non può rientrare tra le finalità istituzionali del gruppo parlamentare poiché, da un lato posta a disposizione di un organo non del gruppo (si veda sub 5.13.), dall’altro è stata utilizzata a Catania e non a Palermo dove ha sede l’Assemblea Regionale.
6.15. Danno per € 1.858,00.
L’esborso è conseguenza delle spese per l’ospitalità alla delegazione COTER (Commission for Territoarial Cohesion) al tempo in cui l’on. Musotto era presidente della Commissione UE.
Il danno è fatto discendere, secondo la prospettazione accusatoria, dal fatto che la citata delegazione abbia incontrato il Presidente della Regione Siciliana, ma tale circostanza non è da sola sufficiente – in assenza di altri elementi – per ritenere la spesa non inerente ai fini istituzionali del gruppo.
7. Non vi è dubbio che le spese sopra indicate siano riconducibili all’operato dell’on. Musotto, quale presidente del gruppo parlamentare, poiché disposte con assegni bancari dallo stesso sottoscritti, oppure con bonifici bancari, assegni circolari e prelievi sul conto corrente n. 241501 accesso presso Banca Nuova, di cui il citato convenuto aveva la piena disponibilità ad operare.
8. In ultimo, sussiste quantomeno l’elemento psicologico della colpa grave nella condotta dell’on. Musotto Francesco, da intendersi quale accentuato disinteresse e noncuranza degli obblighi di servizio, nonché palese disprezzo del soddisfacimento degli interessi collettivi cui deve essere improntata la gestione delle risorse pubbliche poiché, a differenza di quanto sostenuto dalla difesa, il quadro normativo di riferimento, come sopra esposto, era sufficientemente chiaro sull’utilizzo del contributo unificato per le sole finalità istituzionali del gruppo parlamentare, finalità che non potevano identificarsi con la spendita di denaro non accompagnata da alcuna causa giustificativa pubblicistica.
Il convenuto, infatti, pur sussistendo un’analitica disciplina sul rimborso spese ai deputati, ha posto in essere una condotta caratterizzata da colpevole leggerezza nell’erogare mensilmente a ciascun deputato – in aggiunta a quanto già percepito a tiolo di rimborso spese e con altre indennità varie – ulteriori somme per presunte finalità istituzionali senza alcuna verifica delle modalità di spesa e senza alcuna rendicontazione; ha prelevato somme in contanti senza poi, con grave negligenza, conservare e produrre alcuna documentazione giustificativa che potesse legittimare il loro utilizzo per finalità pubbliche, oppure le ha erogate a terzi per scopi che nulla avevano a che fare con l’attività politica del gruppo; ha effettuato, con totale disinteresse, spese che non potevano essere poste in alcuna relazione con l’attività istituzionale del gruppo parlamentare.
In altri termini, le analitiche contestazioni esposte nei precedenti paragrafi, pongono in luce una condotta dell’on. Musotto tesa più a gestire risorse ritenute a torto di natura “privatistica” e conseguentemente svincolate da qualsiasi controllo anziché “pubblicistica”; è invece proprio la loro indubbia natura pubblicistica che avrebbe dovuto imporre grande oculatezza nella loro gestione, previa attenta verifica degli interessi collettivi da realizzare con lo svolgimento dell’attività del gruppo stesso.
9. Non vi sono i presupposti per la riduzione dell’addebito, ai sensi dell’art. 52, comma 2, del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e dell’art. 83 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, tenuto conto della notevole divergenza tra il paradigma legale cui avrebbe dovuto attenersi l’odierno convenuto e l’utilizzo delle somme che concretamente è stato effettuato.
10. Alla luce di quanto argomentato, ritenuta sussistente la responsabilità per danno erariale, il Collegio condanna l’on. Musotto Francesco a pagare a favore dell’Assemblea Regionale Siciliana la somma di € 589.595,43 con rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo gli indici I.S.T.A.T., dai singoli indebiti esborsi e fino al giorno del deposito della presente sentenza, nonché con gli interessi legali sulla somma così rivalutata dal predetto deposito al soddisfo.
Le spese di causa, liquidate come da dispositivo a favore dello Stato, seguono la soccombenza.
P. Q. M.
La Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana – definitivamente pronunciando, respinta ogni altra contraria istanza, deduzione ed eccezione, in parziale accoglimento della domanda della Procura Regionale, condanna l’on. Musotto Francesco a pagare a favore dell’Assemblea Regionale Siciliana la somma di € 589.595,43, con rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo gli indici I.S.T.A.T., dai singoli indebiti esborsi e fino al giorno del deposito della presente sentenza, nonché con gli interessi legali sulla somma così rivalutata dal predetto deposito al soddisfo…
Omissis



Arrivano le sentenze della Corte dei conti per le “spese pazze” dell’Ars. E il primo a pagare è l’ex capogruppo dell’Mpa Francesco Musotto: per lui la condanna a un maxi-risarcimento da circa 600 mila euro. La sentenza è stata depositata venerdì scorso. Su Musotto, che è stato anche presidente della Provincia di Palermo ed eurodeputato per Forza Italia, gravava la richiesta più pesante da parte della magistratura contabile: circa 750 mila euro. Nelle prossime ore è atteso l’esito delle sentenze che riguardano gli altri ex deputati sotto accusa: l’’ex capogruppo del Pd Antonello Cracolici, oggi assessore all’Agricoltura,  Rudy Maira, Innocenzo Leontini, Giovambattista Bufardeci, Dino Fiorenza e Cateno De Luca.

L’indagine della Corte dei conti, curata da Adriana La Porta, riguardava la precedente legislatura (2008-2012). Un’altra inchiesta, da parte della magistratura ordinaria, ha portato nel luglio scorso a una richiesta di rinvio a giudizio per peculato a carico di 13 ex capigruppo .................................
Antonello Cracolici, ex capogruppo del Pd all'Ars e attuale assessore all'Agricoltura, è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire 346 mila euro per le cosiddette "spese pazze" dell'Assemblea nella scorsa legislatura. La sentenza è della sezione giurisdizionale della magistratura contabile e segue quelle a carico di Bufardeci, Musotto, Leontini, De Luca, Maira e Fiorenza. La richiesta della procura era superiore a 500 mila euro.
"Chi gestisce risorse pubbliche in qualità di presidente del gruppo, ha l'onere di utilizzarle esclusivamente per le finalità per le quali sono state erogate e non può sottrarsi in alcun modo dal dovere di giustificare come le abbia utilizzate", scrive la Corte dei Conti. Il procedimento davanti ai giudici contabili è scattato dopo un'indagine del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, riguardava la precedente legislatura 2008-2012. Quella di Musotto è la prima condanna per danno erariale (mentre è in fase di udienza preliminare il procedimento penale a carico di 14 ex capigruppo all'Ars), ma ne potrebbero seguire altre. Altri sei capigruppo (Antonello Cracolici, Rudy Maira, Innocenzo Leontini, Titti Bufardeci, Francesco Cascio, Cataldo Fiorenza, Cateno De Luca) sono finiti nel mirino della Corte dei Conti per aver pagato con i soldi pubblici non solo tablet, raccolte di fumetti, necrologi, pranzi e regali di nozze, ma anche salumi, bistecche, mazzi di mimose e persino bollette dell'Enel e canone Rai che, secondo i procuratori contabili, avrebbero dovuto pagare di tasca propria.

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Crocetta, Ingroia, Cracolici: arrivano le ‘bastonate’ della Corte dei Conti

Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e il presidente di Sicilia-E Servizi, Antonio Ingroia, pensavano di essersela fatta liscia. Invece la Procura della Corte dei Conti li ha riacciuffati in appello per una storia di assunzioni. L’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici – al pari di altri cinque ex capigruppo dell’Ars – è stato condannato. Per lui una bella ‘botta’: dovrà risarcire oltre 346 mila Euro
Un fatto è certo: con la Corte dei Conti della Sicilia non ci sono sconti. Soprattutto per i potenti. Ne sanno qualche cosa il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici. Il primo dovrà essere giudicato dalla magistratura contabile. Il secondo è già stato condannato: dovrà risarcire oltre 346 mila Euro.
Storie diverse. Legate da un denominatore comune: il denaro pubblico. Su questo punto non è più come un tempo.
Già, il passato. Un tempo alla Regione, nei Comuni e, in generale, nelle società pubbliche si assumeva personale senza concorso. Celebre una legge nazionale in voga nei primi anni ’80 del secolo passato: la ‘mitica’ legge nazionale n 282: la chiave universale per entrare a far parte della pubblica amministrazione siciliana senza alcuna selezione. Una pacchia per chi è stato assunto, una mezza rovina per l’Amministrazione regionale che ha inglobato personale non qualificato. Ovviamente in barba all’articolo 97 della Costituzione.
Celebre il caso di chi contava le targhe delle automobili non siciliane che arrivavano a Siracusa: un lavoro ‘creativo’ che ha fruttato tante assunzioni nei ranghi dell’Amministrazione regionale. I risultati si vedono…
Oggi non è più così. E’ il caso del già citato presidente Crocetta e del presidente di Sicilia-E Servizi, l’ex pubblico ministero Antonio Ingroia. Che hanno assunto personale senza concorso. Con la motivazione che, senza queste assunzioni, si sarebbe bloccata tutta l’Amministrazione regionale.
La storia è un po’ contorta. E risale ai primi del 2000, quando viene creata una Società – la già citata Sicilia-E Servizi – con la Regione nella partecipazione azionaria. A questa società viene affidata la gestione dei servizi informatici della Regione.
A gestire un servizio così importante vengono chiamati i privati di questa società. Perché una Regione metta nelle mani dei privati servizi così importanti non è facile capirlo. Forse la spiegazione sta nel fatto che si era nei primi anni del 2000, quando Berlusconi governava l’Italia. Un periodo in cui il privato contava più del pubblico. Anni in cui – tanto per citare un altro esempio – in Sicilia si stabilisce di cedere a una società privata tutte le infrastrutture idriche pubbliche. Consentendo a questa società privata – Sicilacque – di rivendere ai siciliani l’acqua degli stessi siciliani!
Non vi dovete stupire, perché la stessa cosa sta avvenendo oggi con Renzi e con il PD. Non a caso l’attuale Governo nazionale, di recente, ha impugnato una legge regionale che dava potere ai Comuni in materia di gestione idrica. Insomma, l’acqua la debbono gestire i privati alla faccia del referendum del 2011.
Su questo (e su altri punti) il PD e Renzi la pensano come Berlusconi. Il Governo Renzusconi non è un’invenzione…
Ma torniamo a Sicilia-E Servizi. Quando Ingroia si insedia al vertice di questa società trova una situazione oggettivamente difficile. Se non assume il personale si blocca l’Amministrazione regionale. Se assume ne risponde alla Giustizia. In questo caso alla Giustizia contabile: la Corte dei Conti.
In realtà, c’è già stato un pronunciamento della Sezione Giurisdizionale per la Sicilia della Corte dei Conti, che ha dichiarato il difetto di giurisdizione sulle assunzioni della Società Sicilia e Servizi. Ma il procuratore della Corte dei Conti, Giuseppe Aloisio, e il suo vice, Gianluca Albo, hanno presentato un ricorso che è stato accolto. Con molta probabilità, la parola dovrebbe passare adesso alla Corte di Cassazione.
Più diretta la vicenda che coinvolge Cracolici e, in generale, un bel numero di ex capigruppo dell’Ars della passata legislatura: Francesco Musotto, Dino Fiorenza, Innocenzo Leontini, Rudi Maira e Titti Bufardeci: tutti condannati come Cracolici.
Le accuse mosse ai capigruppo riguardano, neanche a dirlo, la gestione dei fondi dei gruppi parlamentari.
La spesa di questi fondi presenta due volti.
C’è chi li ha utilizzato in modo improprio: acquistando regali, gioielli e altre cose che nulla hanno a che vedere con la politica e con l’attività parlamentare. per questi c’è poco da fare: hanno sbagliato.
Poi c’è un secondo scenario, che è un po’ più complicato. Mettendo da parte le miserie dei cornetti, dei caffè e dei panettoni (che i parlamentari di Sala d’Ercole, che non hanno indennità da fame, potrebbero pagare con i propri soldi), ci sono spese che, magari, non rientrano nell’attività del gruppo parlamentare, ma che potrebbero rientrare nell’attività politica: convegni, spese legali legate all’attività dei deputati e altro ancora.
In generale, queste potrebbero essere spese legittime. Che, però, diventano sbagliate se legate a vicende elettorali. Perché in questo caso i parlamentari e gli amici degli stessi parlamentari, di fatto, grazie a queste risorse finanziarie (che sono significative), si avvantaggiano rispetto ai candidati che non godono di queste risorse.
Da questo punto di vista l’inchiesta della Corte dei Conti e le relative condanne per i politici non sono campate in aria. Anzi.
http://www.inuovivespri.it/2016/04/01/crocetta-ingroia-cracolici-arrivano-le-bastonate-della-corte-dei-conti/#_
Corte dei conti, Sez. giur. per la Regione Sicilia - Sentenza n. 2719 del 23 luglio 2013 Responsabilità amministrativa per danno indiretto.La transazione, se opportuna o necessaria, non interrompe il nesso causale tra la condotta e l’evento dannoso. da www.respamm.it
Corte dei conti, Sez. giur. Sicilia - Sent. n. 221 del 25/01/2012 - Mala gestio di una pubblica amministrazione - Condannato a risarcire oltre 29 milioni di Euro il Direttore generale della Provincia regionale di Palermo per avere investito, perdendolo, denaro pubblico sul mercato dei cambi Invero, tra i possibili modi d’impiego di liquidità di pertinenza del pubblico erario, intrinsecamente non destinabile a speculazioni potenzialmente erosive del capitale investito, la compravendita di valute appare, già in linea astratta, una delle scelte meno appropriate. Quindi, sebbene l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali (art. 1, comma 1, L. 20/1994) precluda una penetrante analisi circa l’adeguatezza della tipologia dell’investimento rispetto agli obiettivi dell’Ente, la soluzione adottata sembra oltrepassare in modo evidente quei margini di ragionevolezza che necessariamente devono caratterizzare l’agire pubblico. da www.respamm.it
CORTE DI GIUSTIZIA CE - SEZIONE VI - Sentenza 4 marzo 2010 C-297-08 INADEMPIMENTO DI UNO STATO – Ambiente – Direttiva 2006/12/CE – Artt. 4 e 5 – Gestione dei rifiuti – Piano di gestione – Regione Campania - Rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento – Pericolo per la salute umana o per l’ambiente – Forza maggiore – Turbative dell’ordine pubblico – Criminalità organizzata.
CORTE DI GIUSTIZIA CE - SEZIONE III - Sentenza 10 settembre 2009 C-573-07 - AFFIDAMENTO IN HOUSE - Appalti pubblici - Procedure di aggiudicazione - Appalto relativo al servizio di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti urbani - Assegnazione senza gara d’appalto - Assegnazione ad una società per azioni il cui capitale sociale è interamente detenuto da enti pubblici, ma il cui statuto prevede la possibilità di una partecipazione di capitale privato.
CORTE DI GIUSTIZIA CE - SEZIONE III - Sentenza 3 settembre 2009 C-2-08 - SENTENZE PASSATE IN GIUDICATO - Iva - Primato del diritto comunitario - Disposizione del diritto nazionale che sancisce il principio dell’autorità di cosa giudicata
CORTE DI GIUSTIZIA CE - SEZIONE III - Sentenza 26 marzo 2009 C-326-07 - PRIVATIZZAZIONI-GODEN SHARE - Inadempimento di uno Stato – Artt. 43 CE e 56 CE – Statuti di imprese privatizzate – Criteri di esercizio di taluni poteri speciali detenuti dallo Stato.
Nel marzo del 2013 il Presidente  della Regione sicilia revoca la nomina di Salvatore Zappalà  come componente dell Consiglio della Giustizia Amministrativa. Il passaggio di Giambattista Bufardeci dal raggruppameno di Micciche' FORZASUD al gruppo del Governatore Crocetta gli valgono la nomina al Consiglio della Giustizia Amministrativa di nomina del Presidente della Regione. Con Giambattista Bufardeci Crocetta nomina anche Elisa Maria Antonia Nuara ex Vice Sindaco di Gela. La sentenza del Consiglio di Stato pone fine alla lunga e contestatissima querelle. 

N. 04404/2015 REG.PROV.COLL.

N. 03039/2015 REG.RIC.

N. 03108/2015 REG.RIC


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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso in appello n. 3039 del 2015, proposto da
Elisa Maria Antonia Nuara, rappresentata e difesa dagli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ed elettivamente domiciliata, unitamente ai difensori, presso l’avv. Fabrizio Paoletti in Roma, via maresciallo Pilsudsky n. 118, come da mandato a margine del ricorso introduttivo;
contro
Salvatore Zappalà, rappresentato e difeso da se stesso e dagli avv.ti Salvatore Trimboli e Marcello Magnano di S. Lio, ed elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, via dei Gracchi n. 187, come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta;
nei confronti di
Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, Regione Sicilia, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, e presso la stessa domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi n.12;
Giambattista Bufardeci, non costituito in giudizio;


sul ricorso in appello n. 3108 del 2015, proposto da
Giambattista Bufardeci, rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Comandè, ed elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, via Pompeo Magno n. 23/A, come da mandato a margine del ricorso introduttivo;
contro
Salvatore Zappalà, rappresentato e difeso da se stesso e dagli avv.ti Salvatore Trimboli e Marcello Magnano di S. Lio, ed elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, via dei Gracchi n. 187, come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta;
nei confronti di
Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, Regione Sicilia, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, e presso la stessa domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi n.12;
Elisa Maria Antonia Nuara, rappresentata e difesa dall’avv. Girolamo Rubino, ed elettivamente domiciliata, unitamente al difensore, presso l’avv. Fabrizio Paoletti in Roma, via maresciallo Pilsudsky n. 118, come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta;
per la riforma
quanto al ricorso n. 3108 del 2015:
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, n. 3923 del 9 marzo 2015;
quanto al ricorso n. 3039 del 2015:
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, n. 3923 del 9 marzo 2015.

Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 2 luglio 2015 il Cons. Diego Sabatino e uditi per le parti gli avvocati Rubino, Comandè, Trimboli e l'avvocato dello Stato Elefante;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso iscritto al n. 3039 del 2015, Elisa Maria Antonia Nuara propone appello avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, n. 3923 del 9 marzo 2015 con la quale è stato accolto, nei limiti di cui in motivazione, il ricorso introduttivo e dichiarati improcedibili i motivi aggiunti proposti nel ricorso proposto da Salvatore Zappalà contro l’attuale appellante e Giambattista Bufardeci, la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa e la Regione Sicilia per conseguire:
- con il ricorso introduttivo del giudizio: l'annullamento del provvedimento del Presidente della Repubblica del 22 luglio 2014 con il quale è stato decretato il diniego della nomina del ricorrente a componente laico della Sezione Consultiva del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana; della deliberazione del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2014; del parere negativo del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa; di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale; nonché il risarcimento del danno discendente dalla mancata nomina quale componente laico della Sezione Consultiva del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia;
- con l’atto per motivi aggiunti: l’annullamento dei provvedimenti del Presidente della Repubblica del 25 settembre 2014 con i quali sono state decretate le nomine dei componenti laici del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia nei confronti dei controinteressati Giambattista Bufardeci e Maria Antonia Nuara; di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale.
Il giudice di prime cure ha così ricostruito in fatto la vicenda in scrutinio:
“Espone in fatto l’odierno ricorrente di essere stato designato, nella qualità di avvocato, dal Presidente della Regione Sicilia quale componente laico della Sezione Consultiva del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (hic inde CGARS).
Intervenuto il parere negativo espresso dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa (hic inde CPGA) nei suoi riguardi per ritenuta assenza dei prescritti requisiti, avendo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con nota del 25 settembre 2012, ritenuto di non dover adottare alcun provvedimento conclusivo, parte ricorrente ha proposto ricorso innanzi al Tar Lazio, deciso con sentenza n. 923 del 28 gennaio 2013, resa nel senso dell’obbligo di adozione di un provvedimento espresso conclusivo del procedimento, cui ha fatto seguito la sentenza n. 7153 del 7 luglio 2014 - resa in sede di ottemperanza alla sentenza n. 963 del 2013 – recante l’ordine alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di adottare un provvedimento espresso.
Nelle more, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con nota dell’8 gennaio 2014, ha richiesto un nuovo parere al Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, il quale, nella seduta del 7 febbraio 2014, ha deliberato il non luogo a provvedere stante la validità del parere precedentemente espresso, non annullato in sede giurisdizionale.
Con provvedimento del Presidente della Repubblica del 22 luglio 2014, è stato decretato il diniego di nomina del ricorrente quale componente laico del CGARS, impugnato con il ricorso introduttivo del giudizio.
Nel contempo, con provvedimento del 19 marzo 2013 del Presidente della Regione Sicilia, è stata revocata la designazione del ricorrente quale componente laico del CGARS, e tale provvedimento è stato annullato con sentenza del TAR Sicilia, Palermo, n. 851 del 24 marzo 2014, mentre con note del 24 aprile 2013 sono stati designati, quali componenti della Sezione Consultiva del CGARS, Giambattista Bufardeci e Maria Antonia Nuara.
Avverso il diniego di nomina quale componente laico della Sezione Consultiva del CGARS, deduce parte ricorrente i seguenti motivi di censura:
1 – Violazione dell’art. 19, punto 2, della legge n. 186 del 1982 in relazione all’art. 6 del D.Lgs. n. 373 del 2003. Violazione dell’art. 2 della legge n. 303 del 1998. Difetto di motivazione e perplessità.
Nell’osservare parte ricorrente come il parere negativo, espresso nei suoi confronti dal CPGA in ordine all’idoneità all’incarico, sia basato sull’assenza dei requisiti per non avere egli svolto attività scientifica e non aver compiuto studi giuridici di elevato livello, afferma che la disciplina di riferimento, come dettata dall’art 19, punto 2, della legge n. 186 del 1982 in relazione all’art. 6 del D.Lgs. n. 373 del 2003, non richieda, tra i requisiti che devono essere posseduti dagli avvocati con almeno 15 anni di esercizio e di iscrizione negli albi speciali per le giurisdizioni superiori, lo svolgimento di attività di carattere scientifico, ovvero di un’attività diversa da quella inerente la professione di avvocato.
2 – Eccesso di potere per disparità di trattamento. Eccesso di potere per illogicità manifesta. Eccesso di potere per carenza motivazionale. Travisamento dei fatti.
Lamenta parte ricorrente come il diniego di nomina si basi sull’affermata assenza di un requisito non previsto dalla normativa e non richiesto dal CPGA con riferimento ad altri soggetti che nel tempo sono stati designati e successivamente nominati, tra cui il Sig. Lo Presti.
Evidenzia, inoltre, parte ricorrente, come successivamente alla revoca della sua designazione, siano stati designati GiambattistaBufardeci e Maria Antonia Nuara, per i quali il CPGA non ha richiesto lo svolgimento dell’attività scientifica né gli studi di elevato livello.
Afferma, quindi, parte ricorrente che, laddove si fossero adottati nei propri confronti i medesimi criteri di valutazione utilizzati nei confronti di tali soggetti – ovvero almeno 15 anni di esercizio della professione e di iscrizione negli albi speciali per le giurisdizioni superiori - egli avrebbe dovuto conseguire la nomina, con conseguente denunciata illegittimità dei gravati provvedimenti in quanto affetti dal vizio di disparità di trattamento.
Tale profilo viziante sarebbe, inoltre, rafforzato alla luce della circostanza che, sulla base dell’esame dei verbali con cui, nel tempo, è stato espresso il giudizio di idoneità nei confronti di componenti non appartenenti al mondo accademico - puntualmente indicati - non sia mai stato richiesto il requisito inerente l’attività scientifica e gli studi di elevato livello.
3 – Difetto di motivazione per illogicità manifesta ed incongruenza.
Parte ricorrente rammenta di essere stato designato quale avvocato e contesta il rilievo negativo attribuito dal CPGA alla sua nomina quale cultore della materia in campo pubblico ed amministrativo, basato sulla considerazione che tale nomina, in quanto avvenuta nel 2006, attesterebbe il recente accesso alle esperienze professionali nell’ambito universitario.
Al riguardo, sostiene parte ricorrente come l’attività universitaria eventualmente svolta – mai richiesta nei confronti degli altri designati, ivi compresi Giambattista Bufardeci e Maria Antonia Nuara - potrebbe costituire un valore aggiunto, ma non già un requisito da richiedere in capo agli avvocati, precisando di aver compiutamente dimostrato lo svolgimento dell’attività professionale, che tuttavia non ha formato oggetto di valutazione, nonché l’attività di docente presso la Scuola di Formazione Vincenzo Geraci e la promozione di seminari in qualità di Presidente della Camera Amministrativa.
4 – Violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990.
Lamenta parte ricorrente la mancata comunicazione dei motivi ostativi alla nomina a garanzia delle proprie prerogative partecipative.
Avanza, infine parte ricorrente azione volta ad ottenere il risarcimento del danno discendente dalla mancata nomina quale componente laico della Sezione Consultiva del CGARS.
Si sono costituite in resistenza le intimate Amministrazioni sostenendo, con articolate controdeduzioni, l’infondatezza del ricorso alla luce delle normativa di riferimento, la quale richiederebbe sia lo svolgimento di attività che di studi giuridico amministrativi, ricordando il carattere discrezionale della valutazione complessiva che il CPGA è chiamato a svolgere sul designato, che nella fattispecie in esame non sarebbe affetta da vizi di incoerenza ed irragionevolezza alla luce del curriculum del ricorrente.
Sottolineano, altresì, le resistenti Amministrazioni l’assenza del presupposto per il positivo riscontro del denunciato vizio di disparità di trattamento, non essendo ravvisabile l’identità assoluta tra le situazioni poste a confronto e, nel controdedurre alle ulteriori censure ed azioni proposte, tra cui quella risarcitoria, ne hanno sostenuto l’infondatezza, con richiesta di corrispondente pronuncia.
Con ricorso per motivi aggiunti parte ricorrente ha impugnato le nomine a componenti laici del CGARS di GiambattistaBufardeci e Maria Antonia Nuara, estendendo l’azione impugnatoria anche al parere di idoneità espresso nei loro confronti.
A sostegno della proposta azione deduce parte ricorrente i seguenti motivi di censura:
1 – Illegittimità derivata. Violazione dell’art. 7 della legge n. 241 del 1990 e successive modifiche. Eccesso di potere per erroneità del procedimento.
Nel rilevare parte ricorrente come le designazioni di Giambattista Bufardeci e Maria Antonia Nuara siano intervenute successivamente alla sentenza di questo Tribunale n. 963 del 2013 e prima che la Presidenza del Consiglio dei Ministri adottasse un provvedimento conclusivo del procedimento, deduce l’illegittimità di tali designazioni in quanto riferite ad un posto da ritenersi congelato stante la pendenza del procedimento di nomina del ricorrente, tenuto conto dell’intervenuto annullamento giurisdizionale della revoca della sua designazione.
2 – Eccesso di potere per disparità di trattamento. Eccesso di potere per illogicità manifesta. Eccesso di potere per carenza motivazionale. Travisamento dei fatti.
Alla luce delle nomine effettuate nei confronti dei controinteressati Bufardeci e Nuara e del parere di idoneità espresso nei loro confronti, lamenta parte ricorrente che i requisiti, la cui assenza è stata ritenuta ostativa alla propria nomina, non siano stati richiesti con riguardo ai predetti controinteressati, i quali non vantano attività scientifica né studi di elevato livello, censurandone anche l’atto di designazione, in quanto riferito a posti di cui uno doveva ritenersi non disponibile, ed evidenziando la disparità di trattamento che caratterizza la contestata azione amministrativa.
3 – Violazione degli artt. 6 e 7 del D.Lgs. n. 373 del 2003. Violazione dei principi di terzietà, autonomia e indipendenza.
Evidenzia parte ricorrente l’esistenza di un rapporto politico e fiduciario tra il Presidente della Regione Sicilia designante e i controinteressati nominati, in violazione dell’autonomia ed indipendenza del ruolo dei componenti laici.
4 – Violazione del principio dell’art. 191 del T.U. n. 3 del 1957. Eccesso di potere per disparità di trattamento sotto altro profilo. Difetto di attività istruttoria.
Denuncia parte ricorrente come il controinteressato Bufardeci sarebbe sottoposto a procedimento penale, il che avrebbe dovuto precludere la possibilità della sua nomina.
In replica ai motivi aggiunti presentati da parte ricorrente, le resistenti Amministrazioni hanno depositato memoria, difendendo la legittimità delle nomine dei controinteressati, la cui idoneità sarebbe stata riscontrata sulla base di un corretto procedimento valutativo basato sui rispettivi curricula, in coerente applicazione della normativa di riferimento.
Si è costituito in giudizio il controinteressato Giambattista Bufardeci eccependo, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio per mancata notifica dello stesso ad almeno uno dei controinteressati, da individuarsi nei soggetti designati all’incarico, conosciuti dal ricorrente in quanto espressamente nominati nel ricorso, i quali vanterebbero un interesse qualificato al mantenimento dell’atto impugnato. Né, secondo il controinteressato, potrebbe valere, a salvare il ricorso da declaratoria di inammissibilità, la successiva notifica dei motivi aggiunti, non essendo stato notificato anche il contenuto sostanziale del ricorso.
Quanto al merito del ricorso, ne deduce il controinteressato, con articolate controdeduzioni, l’infondatezza, con richiesta di corrispondente pronuncia.
Con riferimento ai motivi aggiunti proposti dal ricorrente, ne eccepisce innanzitutto il controinteressato Bufardecil’inammissibilità per tardiva impugnazione dell’atto di designazione, di cui predica l’immediata lesività ed il conseguente onere di immediata impugnazione in quanto avente valenza di avvio della procedura di nomina, mentre con riferimento ai motivi di censura proposti, ne sostiene l’infondatezza.
Analoghe deduzioni vengono mosse avverso il ricorso introduttivo del giudizio ed i motivi aggiunti dalla controinteressata Maria Antonia Nuara, con argomentazioni sovrapponibili a quelle spese da Giambattista Bufardeci.
Parte ricorrente, con memoria depositata in data 19 dicembre 2014, ha puntualmente replicato a quanto dedotto dalle resistenti Amministrazioni e a quanto eccepito dai controinteressati, sostenendo, con riferimento alle eccezioni di inammissibilità, la natura endoprocedimentale degli atti di designazione ed insistendo nelle proprie deduzioni anche alla luce dell’esame dei curricula dei contro interessati, raffrontati, quanto ad attività professionale, con quello dallo stesso vantato, depositando pertinente documentazione.
Censura, inoltre, parte ricorrente, la decisione del CPGA di non esprimere un nuovo parere in ordine alla sua designazione, come sollecitato dalla richiesta di riesame avanzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, procedendo invece all’esame delle designazioni dei controinteressati.
Sia la difesa erariale che i controinteressati costituitisi in giudizio hanno, con memorie successivamente depositate, controdedotto a quanto sostenuto da parte ricorrente – eccependo il controinteressato Bufardeci l’inammissibilità delle nuove censure sollevate avverso il mancato riesame del parere in quanto contenute in memoria non notificata - ulteriormente argomentando e depositando documenti in data 13 gennaio 2015.
Con ordinanza collegiale n. 11162/2014 sono stati disposti incombenti istruttori a carico del CPGA, che via ha dato esecuzione.
Alla pubblica udienza del 4 febbraio 2014 la causa è stata chiamata e, sentiti i difensori delle parti presenti, trattenuta per la decisione, come da verbale.”
Il ricorso veniva deciso con la sentenza appellata, redatta in forma semplificata. In essa, il T.A.R. riteneva fondate le censure proposte con l’atto introduttivo di giudizio, sottolineando l’illegittimità dell’operato della pubblica amministrazione, in relazione alla ritenuta non idoneità del ricorrente dovuta al negativo riscontro dello svolgimento di attività scientifica e dal solo recente accesso ad esperienze professionali in ambito universitario. Per altro verso, in merito alla posizione dei controinteressati, superata una eccezione di inammissibilità del ricorso, il primo giudice accoglieva anche le tesi contenute nell’atto di motivi aggiunti, ritenendo esistente un effetto caducante, dato dalla pronuncia di accoglimento del ricorso, sugli atti successivamente adottati.
Contestando le statuizioni del primo giudice, la parte appellante evidenzia l’errata ricostruzione in fatto e in diritto operata dal giudice di prime cure, riproponendo come motivi di appello le proprie originarie difese.
Nel giudizio di appello, si sono costituiti in posizione adesiva la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa e la Regione Sicilia. Si costituiva altresì Salvatore Zappalà chiedendo di dichiarare inammissibile o, in via gradata, rigettare il ricorso.
Dopo il diniego della domanda di adozione di misure cautelari inaudita altera parte, avutosi con decreto presidenziale n. 1523 del 14 aprile 2015, e dopo un rinvio dato all’udienza del 28 aprile 2015, all’udienza del 19 maggio 2015, l’istanza cautelare veniva accolta con ordinanza n. 2142 del 2015.
Alla successiva udienza del 16 giugno 2015, con ordinanza n. 2657 del 2015, veniva dichiarata inammissibile l’istanza per la revocazione dell’ordinanza cautelare n. 2142 emessa dalla Sezione il 19 maggio 2015 o, in subordine, per l’ottenimento di chiarimenti.
La stessa sentenza veniva impugnata da Giambattista Bufardeci con ricorso iscritto al n. 3108 del 2015.
Nel giudizio di appello, si sono costituiti in posizione adesiva Elisa Maria Antonia Nuara, la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa e la Regione Sicilia. Si costituiva altresì Salvatore Zappalà chiedendo di dichiarare inammissibile o, in via gradata, rigettare il ricorso.
Dopo il diniego della domanda di adozione di misure cautelari inaudita altera parte, avutosi con decreto presidenziale n. 1606 del 16 aprile 2015, e dopo un rinvio dato all’udienza del 28 aprile 2015, all’udienza del 19 maggio 2015, l’istanza cautelare veniva accolta con ordinanza n. 2143 del 2015.
Alla successiva udienza del 16 giugno 2015, con ordinanza n. 2658 del 2015, veniva dichiarata inammissibile l’istanza per la revocazione dell’ordinanza cautelare n. 2142 emessa dalla Sezione il 19 maggio 2015 o, in subordine, per l’ottenimento di chiarimenti.
Alla pubblica udienza del 2 luglio 2015, i ricorsi sono stati congiuntamente discussi e assunti in decisione.
DIRITTO
1. - In via preliminare e a norma dell’art. 96 comma 1 del codice del processo amministrativo, va disposta la riunione dei diversi appelli, giacché proposti contro la stessa sentenza. Deve inoltre evidenziarsi come nella questione in scrutinio non vi siano state contestazioni sulla ricostruzione in fatto, come sopra riportata e ripetitiva di quella operata dal giudice di prime cure, per cui, vigendo la preclusione di cui all’art. 64 comma 2 del codice del processo amministrativo, deve considerarsi assodata la prova dei fatti oggetto di giudizio.
2. - Il tema centrale del presente giudizio, che la Sezione ritiene necessario affrontare prioritariamente poiché ha un impatto esiziale sull’intera decisione, sia dal punto di vista delle eccezioni processuali che in rapporto alle questioni di merito, attiene alla relazione giuridica esistente tra i tre diversi procedimenti (quello coinvolgente Salvatore Zappalà, da un lato, e i due riguardanti Elisa Maria Antonia Nuara e Giambattista Bufardeci, dall’altro), tutti tesi alla nomina dei componente laici della Sezione consultiva del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana. In particolare, si tratta di valutare se i diversi procedimenti, attivati in tempi diversi, possano ritenersi tra loro connessi e, in caso positivo, di accertare quale sia il tipo di connessione che li unisce.
In questo ambito, la decisione del primo giudice non appare del tutto esaustiva. Andando a trattare l’impugnazione dei provvedimenti del Presidente della Repubblica del 25 settembre 2014 con i quali sono state decretate le nomine dei componenti laici del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia nei confronti dei controinteressati Giambattista Bufardeci e Maria Antonia Nuara, il T.A.R. ha esaminato la questione, “pur fuoriuscendo gli atti inerenti la loro nomina dal perimetro del presente giudizio, che si arresta all’accoglimento del ricorso stante la rilevata fondatezza delle censure con lo stesso proposte”. Tuttavia il sindacato di validità non è stato esplicito, visto che il primo giudice non ha direttamente vagliato la loro legittimità, ma ha ritenuto che i detti provvedimenti venissero meno ipso iure visto l’annullamento degli atti gravati con il ricorso introduttivo (che riguardava il provvedimento del Presidente della Repubblica del 22 luglio 2014 con il quale è stato decretato il diniego della nomina del ricorrente a componente laico della Sezione Consultiva del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana; la deliberazione del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2014; il parere negativo del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa; ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale) “la cui efficacia caducante travolge i successivi atti impugnati con motivi aggiunti, che non vengono quindi esaminati”.
Fondamentalmente, pur essendo questo un passaggio essenziale nello snodo decisionale del giudizio, il primo giudice ha dato per scontata l’esistenza di un nesso così stringente tra atti impugnati nel ricorso introduttivo e atti gravati con motivi aggiunti da determinare una preclusione processuale al loro esame, conseguente dalla loro immediata ed automatica espunzione dall’ordinamento giuridico, vigente un vincolo di necessarietà tra gli stessi.
2.1. - L’affermazione del primo giudice appare tanto lapidaria quanto opinabile.
Il ricorso allo schema concettuale della caducazione emerge in giurisprudenza allorquando si tratta di considerare la sorte di provvedimenti che, legati strettamente agli atti precedenti della medesima serie procedimentale, ritraggono la loro legittimità unicamente da questi per cui, annullati i primi, i secondi perdono parimenti i connotati di validità ed efficacia in modo tanto diretto ed automatico da non richiedere la loro diretta impugnazione. Si tratta cioè di una sanzione adottata contro atti ulteriori interni allo stesso procedimento, sanzione che non richiede la previa impugnazione dell’atto, strumento tipico del diritto amministrativo, ma rientra in uno schema lineare di propagazione delle nullità, più vicino alle dinamiche processualcivilistiche di cui all’art. 159 c.p.c..
L’eccezionalità di questo tipo di intervento invalidante, la cui disciplina rende concettualmente inapplicabile il modulo ordinario di impugnazione per singoli atti, fondante il diritto amministrativo e il modo dell’equiparazione, giustifica la particolare rigidità con cui l’elaborazione pratica ha individuato i casi di caducazione. La giurisprudenza del tutto pacifica, dopo aver rimarcato la differenza tra invalidità a effetto caducante e invalidità a effetto viziante, connota la prima forma di vizio, di natura più dirompente, sulla base di due elementi precisi: il primo dato dall’appartenenza, sia dell’atto annullato direttamente come di quello caducato per conseguenza, alla medesima serie procedimentale; il secondo individuato nel rapporto di necessaria derivazione del secondo dal primo, come sua inevitabile ed ineluttabile conseguenza e senza necessità di nuove ed ulteriori valutazioni di interessi, con particolare riguardo al coinvolgimento di soggetti terzi (ex plurimis, indicando le decisioni più recenti, Consiglio di Stato, sez. V, 26 maggio 2015 n. 2611; id., sez. VI , 27 aprile 2015 n. 2116; id., sez. VI , 9 aprile 2015 n. 1782; id., sez. VI , 30 marzo 2015 n. 1652; id. sez. V, 20 gennaio 2015 n. 163; id., sez. III , 19 dicembre 2014 n. 6174).
Pertanto, qualora almeno uno dei due detti presupposti fosse inesistente, sarebbe inapplicabile lo schema concettuale della caducazione e dovrebbero ritenersi utilizzabili unicamente le usuali impugnative tipiche del diritto amministrativo.
Ed è proprio ciò che accade nel caso in esame, dove addirittura nessuno dei due elementi connotanti, individuati dalla giurisprudenza, può essere rinvenuto.
In primo luogo, deve escludersi l’esistenza di una singola serie procedimentale e, anzi, l’esistenza di un contenzioso scaturito da una designazione in tempi diversi di più soggetti per un unico posto evidenzia come ognuna delle procedure di conferimento sia del tutto autonoma dalle altre, atteso che il presupposto fondante (ossia la vacanza del posto in questione) è escludente e quindi incompatibile con la compresenza di un’altra procedura similare. Questo aspetto è ben chiaro alla difesa appellata che ricorre ad un linguaggio metaforicamente suggestivo (il “congelamento” del posto) proprio per evidenziare come, essendo stato già individuato il candidato avente titolo alla nomina, non potessero esservi indicazioni ulteriori vigendo una preclusione in diritto.
Ma anche questa ultima considerazione è erronea, e tale erroneità rende palese l’inesistenza anche del secondo requisito che regge il regime della caducazione, ossia il rapporto di inevitabile ed ineluttabile conseguenzialità, senza necessità di nuove ed ulteriori valutazioni di interessi, tra atto a monte (in questo caso, la designazione) e provvedimento a valle (ossia, l’auspicata nomina).
La disciplina vigente, come esaminata anche dal primo giudice, evidenzia che, stante la previsione dell’art. 3, comma 1, del D.Lgs. n. 373 del 2003, recante norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Siciliana in materia di esercizio di funzioni spettanti al Consiglio di Stato, la nomina dei componenti di cui alla lett. d) dello stesso comma è soggetta ad un presupposto sostanziale e ad un modo procedimentale. Il primo profilo considera il possesso dei requisiti di cui all’art. 106, comma 3, della Costituzione per la nomina a consigliere di Cassazione ovvero di cui all’art. 19, comma 1, n. 2), della legge n. 186 del 1982, riservando così la scelta alle categorie dei professori ordinari di università in materie giuridiche e degli avvocati che abbiano quindici anni d'esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori. Il secondo profilo attiene al rispetto del procedimento descritto dall’art. 6, commi 2 e 3, dello stesso D.Lgs. n. 373 del 2003, per cui la designazione è opera del Presidente della Regione siciliana e la nomina avviene “con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, cui partecipa il Presidente delle Regione siciliana ai sensi dell'articolo 21, terzo comma, dello Statuto.”
L’articolazione del procedimento, anche dopo la designazione, che implica una proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, a sua volta fondata su un parere di carattere tecnico, ovviamente relativo all’effettivo possesso dei requisiti richiesti, del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, cui segue una deliberazione del Consiglio dei Ministri in composizione speciale e che, infine, sfocia nel provvedimento avente forma di decreto a firma del Presidente della Repubblica, evidenzia una complessità di valutazioni, di carattere non strettamente vincolato, che rendono impossibile concretizzare il richiesto rapporto di consequenzialità necessaria e automatica tra designazione e nomina. Detto in altri termini, la mera designazione di Salvatore Zappalà non fa ritenere sussistente alcun “congelamento” del posto e può a limite comportare un esaurimento della potestà di designazione da parte del Presidente della Regione siciliana, avendo questi consumato il suo potere di indicazione del candidato.
L’esame del procedimento consente di ritenere quindi escluso anche il necessario rapporto di immediatezza tra proposta e nomina, per cui è da escludersi radicalmente l’ipotesi che possa farsi uso della tematica della caducazione degli atti.
Va poi aggiunto, a completamento della descrizione della fattispecie, che le successive designazioni di Elisa Maria AntoniaNuara e Giambattista Bufardeci sono avvenute previa revoca, da parte del Presidente della Regione siciliana, della precedente designazione di Salvatore Zappalà (e il T.A.R. di Palermo, nella sentenza n. 851 del 2014, non sospesa dal giudice di quell’appello, con ordinanza n. 511 del 2014, pur annullando successivamente tale revoca ha espressamente considerato l’autonomia dei due diversi procedimenti) per cui, anche dal punto di vista della supposta inesistenza del presupposto della vacanza del posto, la ricostruzione sostenuta dall’attuale appellato non è condivisibile, in quanto alla data del 24 aprile 2013, momento delle designazioni successive alla previa revoca, i due posti nel Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana non erano coperti.
Da quanto appena vagliato emergono due conclusioni.
In primo luogo, chiudendo con il tema della caducazione, deve ritenersi del tutto infondata la ricostruzione che vede l’esistenza di un rapporto tanto stringente tra il procedimento avviato con la designazione di Salvatore Zappalà e i due successivi del 24 aprile 2013, riguardanti Elisa Maria Antonia Nuara e Giambattista Bufardeci.
In secondo luogo, ed in un’ottica di più ampio raggio, si può notare come tali osservazioni non portino solo ad accertare l’inesistenza di un nesso, che il primo giudice ha dato per scontato senza vagliarne i contenuti concreti, ma giungono ad evidenziare una conseguenza ulteriore, quella di escludere anche l’esistenza dell’illegittimità dei procedimenti successivi per inesistenza del loro presupposto, ossia la vacanza di posti assegnabili presso la Sezione consultiva del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana. Il che, conseguentemente, porta a negare la legittimazione dell’attuale appellato a gravare gli atti di nomina di cui al ricorso per motivi aggiunti in prime cure.
Infatti, mentre è del tutto ineccepibile che Salvatore Zappalà agisca affinché il procedimento iniziato con la sua designazione si concluda secondo legge, lo stesso attuale appellato non ha alcuna posizione giuridicamente differenziata, e come tale tutelabile, per opporsi all’avvio di distinti iter di nomina riguardanti gli altri due candidati, vista la natura autonoma e non concorsuale dei diversi iter e l’inesistenza di un anomalo vincolo di prenotazione sull’incarico a seguito della originaria designazione poi (quand’anche illegittimamente) revocata.
In altri termini, stante l’inesistenza di un rapporto giuridicamente rilevante tra i diversi procedimenti (il che esclude il ricorso alla tematica della caducazione come pure la relazione dovuta alla consumazione del presupposto), Salvatore Zappalà è portatore di un interesse di fatto e non giuridico, che non gli attribuisce una legittimazione processuale idonea ad incidere sulle posizioni degli altri due designati. Ovviamente, qualora all’esito del procedimento iniziato con la sua designazione, si riconoscesse l’effettiva spettanza della nomina a componente laico della Sezione consultiva del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, ciò non significherebbe attribuire all’attuale appellato una tutela in forma unicamente risarcitoria, atteso che resterebbero sempre praticabili rimedi più immediati tramite il giudizio di ottemperanza. Tuttavia ciò accadrà solo dopo il riconoscimento giurisdizionale di tale spettanza, non potendosi immaginare una soluzione che, nelle more della decisione finale e sulla base di una aspettativa meramente in fatto, blocchi l’esercizio della funzione del supremo organo di giustizia amministrativa in Sicilia.
Conclusivamente, allo stato attuale Salvatore Zappalà non ha alcun titolo a dolersi dei provvedimenti di nomina a componente laico della Sezione consultiva del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana dati in favore di Elisa Maria Antonia Nuara e Giambattista Bufardeci.
3. - Lo snodo concettuale appena vagliato consente di risolvere agevolmente tutte le questioni sollevate in ricorso, previo inquadramento del thema decidendum risultante dall’applicazione del criterio della devoluzione ai diversi appelli.
Si deve, infatti, porre attenzione al contenuto duplice della sentenza impugnata che, da un lato, ha accolto il ricorso introduttivo del giudizio e, dall’altro, ha ritenuto ex se caducati gli atti impugnati con il ricorso per motivi aggiunti. A fronte di tale doppia statuizione, gli appelli, anche quello erariale, si sono tutti concentrati sulla seconda parte della decisione, trascurando la prima che, stante la già discussa autonomia procedimentale ed in assenza di impugnazioni, deve considerarsi esclusa dal presente appello e passata in giudicato laddove annulla gli atti impugnati con il ricorso introduttivo (ossia il provvedimento del Presidente della Repubblica del 22 luglio 2014 con il quale è stato decretato il diniego della nomina del ricorrente a componente laico della Sezione Consultiva del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana; la deliberazione del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2014; il parere negativo del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa; ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale).
Riguardo a tale prima parte, il giudizio del T.A.R. non è più oggetto di scrutinio per cui, consolidatasi la statuizione, il procedimento inciso dovrà riprendere, secondo l’ordinario meccanismo di adeguamento alle pronunce del giudice amministrativo, dall’atto annullato cronologicamente più risalente, che è in questo caso il parere negativo dato dal Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa in data 19 luglio 2012.
Diversa è invece la decisione sulla seconda parte della decisione, dove si sono concentrati gli interessi dei contendenti, le cui censure devono essere qui espressamente vagliate, secondo la progressione usuale.
4. - Le questioni pregiudiziali evidenziate possono essere sinteticamente valutate, seguendo l’ordine della loro rilevanza ai fini della decisione.
4.1. - A proposito dell’eccezione della difesa appellata, che lamenta l’inammissibilità dei gravami per carenza di interesse, eccezione di valore preliminare in quanto paralizzerebbe lo svolgimento del giudizio di appello, si evidenzia come la sentenza impugnata abbia inciso direttamente sullo svolgimento della funzione giurisdizionale assegnata agli appellanti, che risultano lesi iure proprio dalla decisione del T.A.R. del Lazio.
Pertanto, ferma restando la possibilità anche per le amministrazioni attributarie della funzione incisa di presentare il gravame, va espressamente affermata la sussistenza del diritto a difendersi in sede giurisdizionale anche dei componenti già nominati, che la sentenza ha privato del loro incarico.
4.2. - Riguardo all’eccezione riproposta dagli appellanti principali sull’inammissibilità del ricorso introduttivo di giudizio per mancata notifica ai controinteressati e dei successivi motivi aggiunti, occorre rimarcare come la Sezione, in sede cautelare, abbia già evidenziato la contraddittorietà della decisione del primo giudice “atteso che, da un lato, postula l’intrinseca connessione, tanto da giustificare ‘effetti caducanti’ sugli atti impugnati con motivi aggiunti, tra i diversi procedimenti di nomina dei singoli componenti laici del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana (connessione peraltro esclusa dalla sentenza del T.A.R. di Palermo n. 851 del 2014, non sospesa dal giudice di quell’appello, con ordinanza n. 511 del 2014) e, dall’altro, nega l’esistenza dello stesso tipo di rapporto sul lato processuale, ritenendo così ammissibile il ricorso introduttivo pur non notificato agli stessi controinteressati”.
Come si è sopra rimarcato, il T.A.R. ha ritenuto uno stretto collegamento tra i tre diversi procedimenti, tanto da ritenere caducati gli atti conclusivi dei due ultimi sulla base dell’annullamento degli atti del primo. Appare quindi oggettivamente singolare che fosse possibile procedere all’annullamento degli atti a monte, con esiti devastanti nei confronti degli altri soggetti interessati, senza che questi, benché già individuati al momento della proposizione del ricorso introduttivo (il cui deposito risale al 20 agosto 2014), fossero stati evocati in giudizio. Altrettanto singolare è che la medesima situazione (quella di “mero destinatario di un atto di designazione quale componente laico del CGARS”) escluda per gli attuali appellanti la posizione di controinteressati (“I destinatari dell’atto di designazione sono, pertanto, titolari di una mera aspettativa fondata su una astratta situazione giuridica, ipotizzata dalla legge, ancora in divenire e sganciata dall’esistenza di un rapporto, sfornita di tutela giuridica atta a garantire, attraverso il riconoscimento della qualifica di controinteressati, una posizione sostanziale meritevole di tutela, che sorge solo allorquando la posizione di aspettativa assume la consistenza di interesse”), dove poi la stessa situazione di mera aspettativa consente alla controparte ad azionare un giudizio non solo a tutela della propria posizione, ma anche in modo tale da incidere sulle vicende altrui.
Tuttavia, la Sezione ha già sopra evidenziato come sia la ricostruzione stessa in termini di dipendenza tra i procedimenti ad essere criticabile, viste le ragioni sopra espresse.
Pertanto, se da un lato, deve ritenersi che correttamente Salvatore Zappalà non avesse notificato il ricorso introduttivo agli attuali appellanti, dall’altro, deve rimarcarsi come lo stesso attuale appellato mancasse di qualsiasi posizione giuridica tutelabile che gli permettesse di attaccare le nomine di Elisa Maria Antonia Nuara e di Giambattista Bufardeci.
La doglianza, con cui si è qui riproposta l’eccezione di inammissibilità già presentata al primo giudice, è quindi fondata unicamente in relazione alla proposizione di motivi aggiunti che andavano a gravare i citati atti di nomina.
5. - Venendo ora al merito della questione, ne risulta che questo è fondamentalmente limitato alle sole doglianze sulla parte di sentenza in cui il T.A.R. ha ritenuto caducati gli atti impugnati con il ricorso per motivi aggiunti.
La fondatezza di tali censure, formulata da entrambi gli appellanti e dalla difesa erariale, è stata già valutata sopra, quando si è esaminato il rapporto tra i diversi procedimenti e l’insussistenza di una legittimazione a gravare le successive nomine operata nei confronti di Elisa Maria Antonia Nuara e Giambattista Bufardeci da parte di Salvatore Zappalà.
Le ragioni vanno quindi condivise, per quanto sopra già espresso, sebbene siano superate dalla già intervenuta dichiarazione di inammissibilità del ricorso per motivi aggiunti proposto in prime cure.
Ne consegue poi l’impossibilità di esaminare i motivi riproposti da Salvatore Zappalà nel suo appello incidentale (e impone anche di non tener conto dell’eccezione di tardività sollevata contro lo stesso appello incidentale), tesi a valutare in dettaglio le ragioni delle contestate nomine, in relazione alle quale si ribadisce la persistente carenza di legittimazione.
6. - Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante, ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 1995 n. 3260 e, per quelle più recenti, Cassazione civile, sez. V, 16 maggio 2012 n. 7663). Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso.
7. - Gli appelli riuniti vanno quindi accolti in parte. Sussistono peraltro motivi per compensare integralmente tra le parti le spese processuali, determinati dalla novità della questione decisa.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunziando in merito al ricorso in epigrafe, così provvede:
1. Dispone la riunione degli appelli n. 3039 del 2015 e n. 3108 del 2015
2. Accoglie in parte gli appelli riuniti n. 3039 del 2015 e n. 3108 del 2015 e, per l’effetto, in riforma parziale della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, n. 3923 del 9 marzo 2015, dichiara inammissibile il ricorso per motivi aggiunti proposto per l’annullamento dei provvedimenti del Presidente della Repubblica del 25 settembre 2014 con i quali sono state decretate le nomine dei componenti laici del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia nei confronti dei controinteressati Giambattista Bufardeci e Maria Antonia Nuara;
3. Compensa integralmente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 2 luglio 2015, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Quarta - con la partecipazione dei signori:
Paolo Numerico, Presidente
Diego Sabatino, Consigliere, Estensore
Raffaele Potenza, Consigliere
Silvestro Maria Russo, Consigliere
Alessandro Maggio, Consigliere
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 21/09/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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