CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Friday, April 01, 2016

Federica Guidi, il compagno intercettato: “A quelli di Total gli ho presentato Fede”

Schermata 2016-04-01 alle 07.15.18


da Repubblica in edicola oggi:

Schermata 2016-04-01 alle 07.15.18

E la sindaca dettava legge ai manager del petrolio “Assumete e fatemi felice”


«Giuseppina alla mensa della scuola. Nicola, Rocco, Carla, Rocchina e Immacolata, mi raccomando. Poi: Salvatore me lo devi mettere al numero uno: tiene la terza media ma è come se fosse un diplomato. E’intelligente. E’ bravo. Per il pane devi pigliare anche da De Angelis, è un fornaio di qui. Bravo buon prezzo ed è buono (…) Perché insomma deve essere chiaro: il nostro ruolo dei sindaci è cambiato, è diventato l’ufficio di collocamento (…) E voi a me mi dovete tenere contenta».



Federica Guidi, il compagno intercettato: “A quelli di Total gli ho presentato Fede”


Federica Guidi, il compagno intercettato: “A quelli di Total gli ho presentato Fede”






Nelle carte dell'inchiesta che ha portato alle dimissioni immediate del titolare dello Sviluppo economico nella compagine di Renzi, la commistione tra affari economici e rapporti privati dell'imprenditore. Che per ottenere commesse da Total si fa forte del suo rapporto con un membro del governo. Che a sua volta lo rassicura su un emendamento che favorisce un progetto petrolifero tra Basilicata e Puglia. L'imprenditore al telefono: "La Boschi ha accettato di inserirlo"




Sembrava la solita storia di abusi e mazzette. Invece l’inchiesta partita da Corleto Perticara (Potenza) paesino lucano con poco più di 2500 abitanti, tra un peculato e molte concussioni di cui è accusata l’intraprendente ex sindachessa Pd, è diventata materia così incandescente da bruciare Federica Guidi che ha presentato le dimissioni. Il ministro dello Sviluppo economico compare e ricompare nelle oltre 800 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di sei dipendenti del centro Eni di Viggiano (Potenza) per traffico e smaltimento di rifiuti. Il suo compagno Gianluca Gemelli, titolare della società I.T.S e della Ponterosso Engeneering, indagato nell’inchiesta, è il personaggio principale di una storia che racconta come la lobby del petrolio sia riuscita a ottenere un emendamento favorevole prima bocciato nello Sblocca Italia e poi resuscitato nella Legge di stabilità. L’indagine potentina ha due filoni; quello sul Centro Olio in Val d’Agri (dove è stata sospesa la produzione di petrolio) e l’altro sull’impianto estrattivo della TotalTempa Rossa. Ed è per questa tranche d’inchiesta che Gemelli risponde per traffico di influenze ed è in alcune intercettazioni che viene citato il nome del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
È parlando con lui al telefono che l’ormai ex ministra della compagine di Matteo Renzi è intercettata. Ed è grazie ai buoni uffici di Gemelli che l’ingegner Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, anche lui indagato per traffico d’influenze come Gemelli, la incontra a un convegno e riceve rassicurazioni per sbloccare una questione delicata: il progetto Tempa Rossa, cioè il potenziamento della raffineria Eni di Taranto che  lavora il greggio estratto nell’omonimo campo lucano gestito da Total. Contropartita per Gemelli, secondo l’accusa, l’affidamento di lavori per le infrastrutture del Centro Oli di Corleto Perticara, fulcro dell’attività della società petrolifera per il giacimento di Tempa Rossa.
L’emendamento da reinserire e gli amici da favorire
È il 5 novembre 2014 quando Gemelli parla con la compagna. È lei che gli racconta che sarebbe stato reinserito nella Legge di stabilità un “emendamento”  (per inserire le opere relative al trasporto e allo stoccaggio di idrocarburi) bocciato venerdì 17 ottobre 2014 durante la discussione in commissione parlamentare. Un emendamento, come scrive il gip di Potenza Michela Tiziana Petrocelli, “che sarebbe stato di estremo interesse per la Total proprio in relazione al progetto Tempa Rossa”.


L’intercettazione: “Se riusciamo a sbloccare dall’altra parte si muove tutto”
Le parole della Guidi intercettata non lasciano dubbi sul suo interessamento: “… E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se.. è d’accordo anche “Mariaelena” (ovvero il ministro per le Riforme Boschi) la. .. quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte …! Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla Legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa. .. ehm ..dall’altra parte si muove tutto!”. Ovvero gli appalti per il compagno che, a leggere un’altra intercettazione telefonica, aveva non pochi problemi economici. Alla domanda di lui se la cosa riguardasse pure i propri amici della Total, clienti di Tecnimont (“quindi anche coso … anche … va be’, i miei amici de … i clienti di Broggi”). Il ministro rassicura: “Eh, certo, capito? … certo … te l’ho detto per quello!”.

La lobby del petrolio e gli incontri 
Ma cosa era successo poche settimane prima? Il 18 settembre Gemelli, che punta a ottenere appaltisubappalti per supervisione alle attività di costruzione sul Centro Oli Tempa Rossa, oltre due milioni e mezzo di euro, e vuole entrare nella bidder list (ovvero dei fornitori) delle società di ingegneria e partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo, incontra Cobianchi. Teatro è l’ufficio dell’allora sindaco Pd di Corleto Rosaria Vicino, finita ai domiciliari. L’ingegnere ascolta i progetti imprenditoriali di Gemelli e prospetta la contropartita la questione “Taranto”: dove le normative e i vincoli ambientali preoccupano molto per la questione del potenziamento della raffineria.

Il 23 ottobre c’è un incontro a Roma tra Gemelli e i vertici della Total. L’imprenditore ringrazia per la disponibilità: “… Io la volevo innanzitutto ringraziare perché … è andata benissimo, di una disponibilità allucinante e sono veramente estremamente contento, ma non solo per la collaborazione .. “. Gemelli si informa e chiede se le autorizzazioni già ottenute dalla Total rientrino o meno nello Sblocca Italia e evidenzia come in quest’ultimo caso non ci sarebbero stati grossi problemi. A Cobianchi però preme laTaranto, “questione complessa… So che anche a livello centrale coi i ministeri, insomma i colleghi di Roma hann0 dei contatti continui, frequenti, quindi mi auguro che quello che viene dichiarato a livello governativo poi possa trovare applicazione insomma”. Gemelli quasi non lo lascia finire di parlare: “Ci stanno provando, ci stanno provando, mi creda, c’è da leggere, ci sarà da leggere lo Sblocca Italia che dovrebbe andare oggi alle sei hanno messo la fiducia e quindi speriamo che esce fuori, perché ci sono le correzioni fino all’ultimo secondo, non si sta capendo niente, mi creda, non si sta capendo nulla…”. Quindi le rassicurazioni: “Io poi su questa cosa qua l’aggiorno, l’aggiorn0 e poi lei su qualsiasi cosa lei mi dica… dove… perché ad esempio se quello là diventa veramente Presidente della Regione… cioè è una persona imprenditoriale, imprenditoriale nel cervello, mi segue?”). Infine l’invito a fare una “chiacchierata più approfondita” anche a Roma e a “fare la cortesia” di interessarsi all’eventuale “ok al subappalto” da parte della Tecnimont in favore della sua società.
“Pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni … è tutto sbloccato”
Il 31 ottobre Gemelli invita Cobianchi a partecipare ad un incontro previsto l’11 novembre: “C’è un ambiente interessante che le può servire, perché c’è il ministro dello Sviluppo economico… perché una volta che c’è sto Sblocca Italia e c’è il ministro lì mi è venuto subito in mente lei…”, ottenendo di risposta l’informazione che l’azienda di Gemelli avrebbe avuto l’appalto. Ed è così che il 5 novembre Gemelli, parlando con la Guidi, ottiene la rassicurazione che l’emendamento sarebbe stato reinserito. Un attimo dopo l’imprenditore è pronto a dare la buona notizia su Tempa Rossa: “…La chiamo per darle una buona notizia...ehm… si ricorda che tempo fa c’è stato casino che avevano ritirato un emendamento ragion per cui c’erano nuovi problemi su Tempa Rossa pare che oggi riescano a inserirlo nuovamente al Senato… ragion per cui se passa…e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni … ( … ) se passa quest’emedamento … che pare … siano d’accordo tutti…perché la Boschi ha accettato di inserirlo… ( … ) È tutto sbloccato … Volevo che lo sapessi”. E l’emendamento fu poi approvato nella legge di Stabilità a fine dicembre 2014.

“Gli ho presentato Fede… tutto a posto”
Tra il 4 e il 5 la buona notizia è per Gemelli: perché le sue due società sarebbero rientrate nella bidder list della Total. L’imprenditore è euforico e chiama il socio: “Minchia ti informo che siete già entrati…”, ricorda che c’è il convegno (promosso dalla fondazione Italiani Europei di Massimo D’Alema) in programma a Roma “dove ci sono tutti quelli che contano”, fa i conti: “… stiamo andando nella direzione giusta… dai quant’era sette milioni?”. L’11 novembre, ad affare concluso, Gemelli presenta Cobianchi alla Guidi. Al telefono ne parla con un collaboratore di nome Diego: “A posto! Ieri è andato tutto bene, benissimo, è venuto pure Cobianchi, il suo … un collega… gli ho presentato a “Fede”, tutto a posto, tutti contenti! … Hanno capito un po’ meglio”. Al socio Salvatore Lantieri poi Gemelli racconta i particolari…. “Quando c’è stato il convegno e c’erano questi qua della Total sì, minchia sì, lui…lui, quello del capo delle relazioni esterne… minchia compare… ringraziamenti, alliccamenti che no ti dico, quelli ce li abbiamo ce li abbiamo cioè secondo me, abbiamo un rapporto molto forte, il rapporto è buono… Hai capito!”


L’incontro ufficiale. “Il ministro si è ricordata”
Il 18 c’è anche un incontro ufficiale cui prende parte il presidente della Basilicata Marcello Pittella. Ed è Cobianchi a raccontarlo a Gemelli: “… no io sono stato a Roma…l’incontro con il ministro, c’era il sottosegretario… dovremmo tornare il 26 perché è stato confermato da parte del ministro del governo le intenzioni di procedere c’era anche il presidente della Regione… omissis il ministro si è ricordata, un attimo, che c’eravamo visti la settimana prima e devo dire che abbiamo positivamente verificato, insomma l’intenzione del governo di..di andare avanti ecco. Quindi io la ringrazio, anche a nome dei … della nostra società, un po’ per… intanto per averci fatto conoscere direttamente il ministro Guidi e poi insomma per l’interessamento che ha avuto!”. E Gemelli: “Assolutamente a disposizione! Ce lo siamo detti dal primo giorno”.

L’sms: “L’emendamento è stato inserito”
A questo punto proseguono le trattative. Total però sembra intenzionata a rallentare i lavori. Quindi chiama Cobianchi e lo rassicura nuovamente. “Se lei ha bisogno di una mano lo sa, a disposizione per quello che posso”. Il manager della Total però appare sicuro: “… Da quello che ho capito quindi adesso si cercheràdi far passare nella legge di Stabilità un po’ quello che è necessario far passare”. Il 13 dicembre Gemelli manda un sms a Cobianchi: “Buonasera dott. Cobianchi, Le confermo che Tempa Rossa è stata definitivamente inserita come emendamento del governo nella legge di Satbilità. Buon we Gianluca”. Messaggino che viene immediatamente inoltrato anche all’ad di Total.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti 60 nomi, la procura aveva chiesto misure cautelari per 23 persone, tra cui Gemelli. I reati, stando al capo di imputazione, sono stati commessi in Basilicata e a Roma. Ora c’è da capire chi sono tutti gli altri e se è avvenuta, come potrebbe essere, una trasmissione al Tribunale dei ministri.

viggiano1-586x390
E’ indagato anche Gianluca Gemelli, il compagno del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, nell’inchiesta della Dda di Potenza che ha portato all’arresto di sei persone. E alle dimissioni, arrivate in serata, del ministro stesso.
Gli arrestati, ai domiciliari, sono cinque funzionari e dipendenti del centro oli Eni a Viggiano, in provincia di Potenza, e l’ex sindaco Pd di Corleto Perticara. Gli inquirenti li considerano responsabili a vario titolo di “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti”. E per questo li hanno arrestati (disposti i domiciliari per tutti). Per Gianluca Gemelli, invece, l’accusa è di traffico di influenze, perché – scrivono i giudici – “sfruttando la relazione di convivenza che aveva con il Ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, “vantaggi patrimoniali”. Gli indagati sono in tutto sessanta. L’inchiesta è coordinata dai pm di Potenza Francesco Basentini e Laura Triassi, e dalla pm della Direazione distrettuale antimafia Elisabetta Pugliese.
L’INTERCETTAZIONE DELLA GUIDI: “DOMANI PASSERA’ QUELL’EMENDAMENTO”
Nell’ordinanza del gip Michela Tiziana Petrocelli di Potenza compare un’intercettazione in cui la Guidi parla con il suo convivente. E’ il 5 novembre 2014 quando Gianluca Gemelli, conversando con il ministro, “apprendeva da costei – scrive il giudice – che sarebbe stato reinserito nella legge di stabilità un ‘emendamento”. L’emendamento chiedeva di estendere la semplificazione dell’autorizzazione unica anche alle “opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali”. Era stato inserito nel testo originario del decreto “Sblocca Italia” e bocciato alle ore 5 del giorno venerdì 17 ottobre 2014 durante la discussione in commissione parlamentare”. Il ritocco normativo, poi effettivamente apoprovato nella legge di stabilità, secondo gli inquirenti sarebbe stato di “estremo interesse per la Total soprattutto in relazione al progetto Tempa Rossa”, che in effetti è citata nella relazione tecnica del provvedimento. Tempa rossa è un campo di estrazione petrolifera in Basilicata, interessato da un controverso piano di potenziamento della raffineria Eni di Taranto, che ne tratta il greggio.
La Guidi riferiva in proposito: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche “Mariaelena” (il ministroMaria Elena Boschi, annotano gli investigatori) la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte …! Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa. .. ehm ..dall’altra parte si muove tutto!”.
Alla domanda di Gemelli “se la cosa riguardasse pure i propri amici della Total”, si legge ancora nell’ordinanza, “clienti di Tecnimont (“quindi anche coso … anche … va be’, i miei amici de… i clienti di Broggi”), la Guidi replicava: “eh, certo, capito? … certo … te l’ho detto per quello!”).
Immediatamente dopo il colloquio con la Guidi, Gemelli chiama Cobianchi di Total, al quale “riportava la notizia della volontà del governo di inserire nella Legge di Stabilità – in discussione al Senato – l’emendamento che avrebbe sbloccato Tempa Rossa”.  Ecco la conversazione riportata nelle carte: “La chiamo per darle una buona notizia. Si ricorda che tempo fa c’è stato casino, che avevano ritirato un emendamento … ragion per cui c’erano di nuovo problemi su Tempa Rossa. Pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al Senato… ragion per cui se passa, e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni…. è tutto sbloccato…”.
Il progetto Tempa Rossa, si legge in un documento dell’Arpa Puglia, “consiste nella realizzazione di due nuovi serbatoi di stoccaggio di capacità geometrica complessiva pari a circa 180.000 metri cubi, il prolungamento del pontile esistente, l’integrazione dell’impianto di recupero vapori esistente e la realizzazione di una stazione di pre-raffreddamento del greggio, al fine di raggiungere la capacità di movimentazione greggio pari a 2,7 milioni di tonnelate l’anno”. Sempre l’impianto di Tempa Rossa è interessato dal filone dell’inchiesta di Potenza sull’affidamento di appalti e lavori per le infrastrutture della Total: secondo le indagini delegate alla Polizia, l’ex sindaco di Corleto Perticara si sarebbe adoperata a favore di alcuni imprenditori.
L’emedamento al centro dell’inchiesta fu a suo tempo contestato. “L’emendamento marchetta in legge di stabilità 2015 per il progetto ‘Tempa Rossa’ venne denunciato dal Movimento 5 Stelle”, ricordano in una nota i parlamentari Mirella Liuzzi e Vito Petrocelli. “Questo emendamento vergogna – proseguono – ha una storia che parte con lo ‘Sblocca Italia’ dove fu sempre il Movimento 5 Stelle a scoprirlo ed in quella occasione riuscì a bloccarlo il 17 ottobre 2014 grazie ad una lotta durata tutta la notte “. In seguito, “il governo il 15 dicembre 2014 fu pescato nuovamente con le mani nei pozzi di petrolio e ripresentò l’emendamento nella legge di Stabilità 2015 al Senato dove riuscì a farlo approvare e blindare tramite il voto di fiducia nonostante le nostre proteste e denunce”.
CINQUE FUNZIONARI CENTRO OLI DI VIGGIANO AI DOMICILIARI

L’inchiesta che coinvolge il compagno di un ministro dell’esecutivo di Renzi ha portato all’arresto ai domiciliari di cinque funzionarie dipendenti del centro oli dell’Eni di Viggiano (Potenza), dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri. Gli ordini di custodia sono stati eseguiti dai carabinieri del nucleo per la tutela dell’ambiente. I provvedimenti sono stati eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta.

Gli arrestati sono Rosaria Vicino, ex sindaco del Pd di Corleto Perticara; Vincenzo Lisandrelli (coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano), Roberta Angelini(responsabile Sicurezza e salute dell’Eni a Viggiano), Nicola Allegro (responsabile operativo del Centro oli di Viggiano), Luca Bagatti (responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni) e Antonio Cirelli (dipendente Eni nel comparto ambiente). Il gip ha deciso il divieto di dimora per Salvatore Lambiase, dirigente della Regione Basilicata, e per Giambattista Genovese, all’epoca dei fatti vicesindaco di Corleto Perticara. Infine, il gip ha deciso la sospensione per sei mesi ciascuno dall’attività imprenditoriale per Vincenzo Clemente e Lorenzo Felice Rocco Marsilio.
Due decreti di sequestro, resi noti da fonti investigative e sindacali, hanno interessato l’interno del centro oli, con possibili conseguenze sulla produzione di petrolio in Val d’Agri, dove si trovano giacimenti di idrocarburi di interesse nazionale. Eni “prende atto” dei provvedimenti e, informa una nota della società, “ha provveduto alla sospensione temporanea dei lavoratori soggetto dei provvedimenti cautelari e sta completando ulteriori verifiche interne”. Per quanto riguarda l’attività produttiva in Val d’Agri (75.000 barili al giorno) “al momento è sospesa”, spiega il gruppo pubblico guidato da Emma Marcegaglia, confermando però “sulla base di verifiche esterne commissionate dalla società stessa, il rispetto dei requisiti di legge e delle best practice internazionali”. Eni assicura “la massima cooperazione” con la magistratura.
Quelli di oggi non sono i primi provvedimenti dei pm su ciò che ruota intorno al Centro Oli di Viggiano (leggi)A febbraio 2015 laDda ha voluto far luce su un presunto traffico illecito di rifiuti, poi è stata la volta di emissioni in eccesso: in tutto quasi 50 gli indagati, tra colletti bianchi, ex dirigenti dell’Arpab, funzionari regionali e provinciali.
I SEQUESTRI

Un altro sequestro ha riguardato gli impianti di Tecnoparco, a Pisticci (Matera), sempre nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza. Eni, si legge sul sito del gruppo, “è presente in Basilicata in Val d’Agri e nelle aree di Pisticci e Ferrandina con attività di upstream petrolifero (ricerca e produzione di idrocarburi)”. In particolare, “la produzione complessiva di idrocarburi in Basilicata deriva prevalentemente dal Centro Olio Val d’Agri (Cova) e, in misura minore, dal Centro Olio di Pisticci e dalle 2 centrali a gas (Ferrandina e Pisticci).


Petrolio: Eni di Viggiano nel mirino della DDA di Potenza

20/02/2014



















                                    GUIDI FEDERICA,BOSCHI MARIA ELENA,RENZI,CORRUZIONE,CONCUSIONE,VICINO ROSARIA,CORLERO PERTICARA,AUGUSTA,DISASTRO AMBIENTALE,GEMELLI GIANLUCA,POTENZA,DE GIORGI GIUSEPPE,TOTAL,PETROLIO,COLOCCHI,DE FILIPPO,PITTELLA MARCELLO,BASILICATA,PASOLINI,DELL-UTRI,MATTEI,ENI,


COLLABORATORI E SCOMPARSA DEI FATTI


Nicoletta Forchei
Apprendo dal sito di Massimo Fini (cfr.http://www.ilribelle.com/) la decisione di assumere Marco Travaglio su base regolare per l’editoriale della sua nuova rivista “La voce del Ribelle” e subito mi dico che qualcosa stride. Che cosa stride?
ECCO COSA STRIDE:
La risposta di Marco Travaglio a una mail su Gaza di questi giorni dice:
Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani (di origine ebraica e palestinese, cittadini di uno Stato discutibile finchè si vuole, ma democratico). Da tre anni, dopo il ritiro di tutti i soldati israeliani dalla Striscia, quel che accade a Gaza non è più responsabilità di Israele, ma del governo di Hamas, che anzichè lavorare a costruire lo Stato palestinese, s’è occupato di distruggere quello di Israele. L’ultima volta l’ha fatto un mese fa violando unilateralmente la tregua a suo tempo firmata e riprendendo il lancio di missili su centri abitati e uccidendo civili, anche bambini. Di qui la reazione di Israele.”
Ecco cosa stride, perché no, la questione non è così complicata per chi si fosse doverosamente informato – e dovrebbe essere proprio il compito di giornalisti, opinionisti, intellettuali – altrimenti a cosa servirebbero i vari “ribelli” in rete e i tanti altri siti di (contro)informazione sul net? Chi afferma che la situazione è troppo complicata da capire fa chiaramente il gioco di Israele che si è prefissato di demonizzare e uccidere 125000 miliziani di Hamas, scontando le uccisioni “collaterali” di circa 10 cittadini per ogni miliziano. Se la matematica non è un’opinione e se sarà una operazione lunga come hanno dichiarato i vertici militari israeliani, il risultato matematico è genocidio (essendoci 1600000 di abitanti nella Striscia).
Poi stride che Travaglio si occupi così massicciamente della “questione morale” – in linea con il personaggio per carità – ma ciò facendo fa il gioco di disinformazione dei media che hanno inventato la questione e il “terremoto di Napoli” dal 17 dicembre scorso come metodo di “scomparsa dei fatti” che erano: le indagini di Woodcock sulla cupola internazionale della Total, arrivando su su fino ad Albert Frère, azionista di maggioranza di Suez Gaz de France e socio in affari di BNP Paribas (BNL), degli amministratori Total Italia e delle loro malefatte in Basilicata. Funziona così: i riflettori si spostano dal vero scandalo e creano una “questione morale” preconfezionata ma utilizzata unicamente come metodo per “bruciare” alcuni politici – del resto particolarmente inossidabili i nostri – il cui eventuale “sacrificio” mediatico sarà servito a coprire i veri responsabili e i veri gangli del potere economicofinanziario, spesso oltralpi, e gli stessi meccanismi del potere occulto.
Così nel silenzio e dietro le quinte, i poteri forti internazionali hanno avuto il tempo di soffocare l’affaire, non senza la complicità delle varie istituzioni politiche. Le ipotesi di reato erano: organizzazione a delinquere con turbativa d’asta nella vicenda Centro Oli di Tempa Rossa (scambio di buste per la gara) di cui Total partecipa al 50%, corruzione, concussione, e altri reati molto pesanti. Ne avete sentito parlare oltre a qualche dispaccio stampa scritto il 16 dicembre? No, oscurato ad arte dalla “questione morale”.
Prima si oscurano le notizie, che si fanno sempre più rade e sempre più nel senso di fare scomparire il fatto, il fatto mediatico e il fatto giudiziario (vedi sotto), con una concatenazione operativa e molto efficace dietro alla facciata mediaticopolitica.
Eppure la questione giacimenti idrocarburi dovrebbe essere la Questione di cui tutti i media dovrebbero parlare se non vogliamo finire espropriati della nostra terra, a marcire in un campo profughi in una qualche periferia cittadina, con gli aiuti umanitari di Croce Rossa e Onu, quando l’Italia sarà completamente fallita come l’Argentina. Si, perché le royalties (7%) pagate sono le più basse al mondo e quelle effettivamente corrisposte agli enti locali non vengono assolutamente ridistribuite; perché in Basilicata e Abruzzo vi è un nuovo esodo di massa dei giovani, un nuovo scempio territoriale ed economico per gli “indigeni” che avrebbero potuto tranquillamente vivere di agriturismo e autosostentarsi con l’agricoltura. Senza parlare della selvaggia privatizzazione dell’acqua non senza vari casi di premeditato inquinamento delle falde e dei pozzi, un modo per far risultare “indispensabile” l’intervento di un monopolio “privato” che ha i brevetti per la depurazione idrica (il duopolio che spadroneggia nel mondo e in Italia è Veolia in cartello con Suez Gaz de France).
Chiusa la parentesi sul fatto scomparso, ritorniamo ai nostri pionieri del fatto resuscitato: al riguardo non dimenticherò le prese di posizione – e le tante omissioni – di Travaglio sulla scomparsa della truffa monetaria e che solo ultimamente, ob torto collo, ha accennato qualcosa di confuso proprio costretto dal contesto della crisi finanziaria circostante, che più che una crisi è una enorme piramide truffaldina a schema MADOFF. All’epoca, lo avevo scusato perché effettivamente non ci si può occupare di tutto, e lui era così bravo a spulciare le sentenze, ma sinceramente un’analisi così superficiale del conflitto in atto e un contributo così massiccio alla scomparsa dei fatti nel caso Total, STRIDONO, con le sue prediche e con la linea del Ribelle, a meno che il Ribelle non voglia diventare conforme o sia lì per recuperare un movimento di ricerca della verità tra gli internauti. Ma allora cambi nome. Lo dica chiaramente. Ecco cosa STRIDE.
All’argomento della libertà di espressione e della pluralità di opinioni, rispondo che una cosa è la libertà di espressione, altra cosa è opinare su un dato di fatto che è un massacro etnico in un ghetto, e questo fatto non dovrebbe essere dell’ordine delle opinioni, degli argomenti o dell’opinabile; è un dato di fatto sulla cui ingiustizia, atrocità e responsabilità non dovrebbe esserci alcuno spazio per disquisire. Certi fatti non sono opinabili, tranne per certa stampa di regime. Punto.
Vi è un massacro in corso, e di due cose l’una, o lo si nega, e si fa del negazionismo, o non lo si nega, allora quel che è peggio lo si appoggia e si fa del collaborazionismo.
A meno che non si parta dal presupposto, ma lo si dica chiaramente allora, che la vita dei membri di alcune etnie hanno meno valore di quelle di un’altra che si richiama a una presunta “democrazia”, per non parlare del rivendicato giudaismo dello Stato d’Israele – diritto di sangue contro diritto di suolo degli indigeni – al punto da giustificare una reazione non solo sproporzionata ma una punizione collettiva – e non da ieri – di cui un giorno qualcuno dovrà rispondere davanti a una corte internazionale per crimini contro l’umanità. Ma in questo caso si pecca anche di razzismo, reato contemplato dal codice penale (razzismo e istigazione al razzismo).
Cioè, ben vengano gli scambi di opinioni, argomentate e suffragate dai fatti ma che non si confondano con la libertà di manipolare l’opinione pubblica facendo scomparire i fatti del regime tanto stigmatizzato da Travaglio e Fini. Il fatto, ad esempio, che a interrompere la tregua è stato Israele e non Hamas – uccidendo sei palestinesi ai primi di novembre – che la tregua è stata costantemente violata da Israele che ha proseguito un vergognoso embargo da quando Hamas, partito democraticamente eletto nel 2006 non è mai stato riconosciuto né alcun israeliano ha mai voluto discutere attorno a un tavolo delle sue giuste rivendicazioni: ritiro dai confini del 1967, apertura dei valichi, cessazione della costruzione del muro e degli insediamenti illegali dei coloni, sospensione dell’embargo alimentare, energetico, idrico e monetario, liberazione di tutti i prigionieri politici, di cui le tante donne e i bambini che marciscono nelle prigioni israeliane.
Per tornare ai nostri paladini dei fatti resuscitati, libertà di opinione non dovrebbe essere quella di veicolare sofismi e luoghi comuni per giustificare un crimine contro l’umanità. Né il lavoro onesto e certosino di tanti precari sul net che tentano di sbrogliare la matassa dei ragionamenti capziosi dovrebbe essere vanificato dalla propaganda, almeno non in quegli ultimi spazi liberi che ci sono rimasti sul net!!!
Fosse una collaborazione una tantum, ancora ancora, ma la collaborazione è su base regolare. Non vi sembra sia giunta veramente l’ora per questo martoriato paese di dare spazio ai nuovi talenti del giornalismo che annegano nella precarietà più totale? Travaglio, che io sappia, è un giornalista dell’establishement, ha le sue “poltrone” in televisione o sulla stampa scritta. A meno che anche qua voi della Voce non predichiate bene per razzolare male.
E poi pongo un interrogativo (retorico): chi scrive, e ha visibilità, non ha anche una responsabilità etica? Se una parola va nel senso di sia pur minimamente difendere le giustificazioni faziose di chi sta perpetrando un massacro etnico, non è come collaborarvi, o esserne complici? Insomma così come esiste il reato di mancata assistenza a persona in pericolo, dovrebbe anche esistere il reato di collaborazionismo intellettuale, quando si omettono deliberatamente i fatti, e la libertà di opinione dovrebbe trovare un limite laddove tenta di giustificare le violazioni dei diritti, i soprusi, le violenze, i massacri, le espropriazioni. Qual è la linea etica del Ribelle? Collaborare con un collaborazionista?
E se Travaglio non è ferrato nel conflitto, di due cose l’una, o si informi sui fatti, o taccia. Però strano per un opinionista. Stride soprattutto con la visione implicita che ha della democrazia, agli antipodi di quella dichiarata da Massimo Fini: un regime da ampliare a suon di cannonate. Che fa Massimo Fini assume un infiltrato nella sua testata? Sempre pronto a sparare le sue pallottole eccellenti sugli stessi personaggi, ma mancando sempre regolarmente il quadro globale, i veri mandanti o i veri meccanismi del potere. Premeditato? Fa lo gnorri? L’interrogativo rimane aperto.
Fatto sta che a certi personaggi non si dovrebbe dare più spazio di quanto non abbiano già sui media ufficiali. Largo agli altri. Almeno sul web.
CRONACA DI UN FATTO SCOMPARSO, IL CASO TOTAL:
Prendiamo il fatto accaduto, il 16 dicembre scorso (cfr.http://www.news4.it/speciale/default.asp?speciali=34883) degli arresti, in seguito alle indagini del pm Woodcock di 4 amministratori Total, di cui l’ex ad Lionel Levha di Total Italia, il contumace Jean Paul Juguet, il deputato PD (di cui Margotta) e l’imprenditore Ferrara, oltre al sindaco di Corleto Perticara. Le ipotesi di reato spiccate dal pubblico ministero non sono da poco conto: associazione a delinquere con finalità di turbativa d’asta – scambio di buste per appalti – corruzione e concussione, creazione di una società per pilotare gli appalti di costruzione, stipula di un contratto anticoncorrenziale per 15 milioni di euro e garanzia di rifornimento presso la Total per cinque anni, clausole capestro per l’acquisizione di terreni agricoli a un prezzo fuori mercato, 6 euro al metro cubo pena il pignoramento a 2 euro, con la collaborazione di un funzionario comunale. Esse ruotano attorno al progetto “Tempa Rossa” (vicino alla Val d’Agri in Basilicata) che “prevede lo sviluppo di un giacimento petrolifero all’interno della Concessione Gorgoglione, situato nella Regione Basilicata, nel Sud d’Italia, principalmente nel territorio del Comune di Corleto Perticara (PZ)” dove TOTAL ITALIA SpA, ha la quota del 50% (ESSO Italiana e Shell Italia E&P il 25% ognuna), e comporta la costruzione di un centro di Trattamento Oli, la costruzione e messa in funzione di sei pozzi; la realizzazione di una rete di condotte; la realizzazione di un impianto nell’area industriale di Guardia Perticara, per lo stoccaggio del GPL prodotto; la realizzazione delle condotte di collegamento all’oleodotto “Val d’Agri-Taranto”, per il greggio, alla Rete Gas nazionale per il metano e al centro di stoccaggio per il GPL.

La notizia riportata dal Corriere, il 16 dicembre, è la seguente: “Tangenti sul petrolio in Basilicata, finisce in carcere l’ad di Total Italia.” Coinvolto anche il deputato Pd Margiotta, che si autosospende dall’incarico: «Sono innocente».
Dove si riferisce con tanto di dettagli sulle ipotesi di reato. Incarcerati gli amministratori di Total, latitante Jean Paul Juguet, agli arresti domiciliari il deputato PD Margotta.
La Repubblica mostra subito il suo taglio “giornalistico” del fatto, facendo anche un copia e incolla del comunicato della Total: Basilicata: Total, fiducia in dirigenti e magistrati.
Il 17 dicembre scoppia la “questione morale”: quasi due settimane ininterrotte di sparizione dei fatti economici con tanto di riflettori unicamente sui politici, e deviazione dell’attenzione anche sul “terremoto” di Napoli con l’affaire degli appalti truccati dell’imprenditore napoletano Romeo, sacrificato a dovere sull’altare degli interessi di altri imprenditori più potenti e finito in prigione. Fu una settimana particolarmente ricca in arresti e retate mafiose da Potenza a Firenze, da Napoli a Pescara. E di Juguet neanche più un indizio. Da latitante a fisicamente e virtualmente scomparso del tutto dai dispacci stampa, dal sito della Total e dalle notizie.
E poi il 31 dicembre, dopo due settimane di brainwashing sulla questione morale, il Corriere titola: Inchiesta Total, scarcerati gli indagati«Ma restano le accuse di corruzione». La decisione del Tribunale del Riesame di Potenza. Cancellata l’ipotesi di associazione a delinquere. Dove si riferisce della sospensione degli arresti domiciliari del deputato, della scarcerazione di Lionel Levha, Roberto Arancini e Roberto Pasi, l’imprenditore Francesco Rocco Ferrara, il sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta – che rimangono agli arresti domiciliari – la cancellazione del reato di associazione a delinquere, il dissequestro dei beni immobili (50 milioni di beni mobili e immobili in una lista di 29 pagine dell’ordine di custodia cautelare).
Continuo a chiedermi dove è finito Juguet. Gli hanno annullato l’arresto? Poi l’epilogo, per il quale spiana bene la strada il quotidiano La Repubblica il 2 di gennaio 2009 con conclusioni quanto meno affrettate: Potenza, il Riesame boccia Woodcock «Nessun comitato d’ affari sul petrolio». Niente arresto per il pd Margiotta: così mi restituiscono l’ onore. Le analogie con il caso Pescara. Dove si rassicura la popolazione sull’inesistenza di un comitato d’affari, cupola, associazione a delinquere che dir si voglia.
Sempre letteralmente figurativamente e materialmente scomparso Jean Paul Juguet, di cui non ci sarà mai più l’ombra di un accenno dal 16 dicembre 2008. Sparito completamente dal mondo virtuale.
Nel frattempo il Corriere resiste debolmente, il 3 gennaio, con la versione del bicchiere mezzo pieno, o più accuratamente con la versione del pm: Woodcock difeso dal capo: l’ indagine non è demolita. Il procuratore: la lista dei prosciolti? Non mi occupo del passato. Dopo l’annullamento dell’ ordinanza contro il parlamentare diessino Margiotta. «Non c’ è alcun comitato d’ affari». Il procuratore: Il Riesame dice che la nostra inchiesta è in gran parte confermata.
Per il Riesame rimane intatto l’impianto accusatorio, confermati “i «gravi indizi» per tutti i reati-fine, quelli cioè per i quali si ipotizzava fosse stata messa in piedi l’ associazione a delinquere e tutte le ipotesi di corruzione, concussione e turbativa d’asta per i protagonisti dell’ inchiesta (ora tutti ai domiciliari)” per: l’ amministratore di Total Italia, Lionel Levha, e i dirigenti della compagnia Roberto Francini e Roberto Pasi, l’ imprenditore Francesco Rocco Ferrara e Ignazio Tornetta, sindaco di Gorgoglione (Matera).” Ma Juguet, non era anche lui indagato?
Vi si parla anche della tappa del 7 gennaio dove bisognava discutere della proposta del pm di sospendere per due mesi OGNI ATTIVITA’ DELLA TOTAL ITALIA. Si apprende anche che all’imprenditore Ferrara era contestato il reato, annullato dal Riesame, di associazione a delinquere per detenzione e spaccio di stupefacenti. (Dal petrolio alla droga…un passo non così singolare basti pensare alle colture di papavero in Afghanistan moltiplicate da quando l’esercito “di liberazione occidentale” ha introdotto la guerra per ottenere il diritto di passaggio delle pipelines Chevron Texaco dal Kazakistan al Pakistan… )
E vi si riferisce anche che nell’ordinanza del pm era scritto che “il petrolio doveva essere una «grande occasione di sviluppo per tutta la regione” e che invece è diventato «una occasione di arricchimento di una schiera di soggetti» che ha «svenduto» la Basilicata «a discapito del pubblico interesse»” (3 gennaio 2009) – Corriere della Sera
E poi la stoccata finale, il sospetto di “gravi anomalie” sull’inchiesta di Woodcock sparato dal ministro Mancino :Potenza: la Procura nega «gravi anomalie»
Nessuna notizia sull’ udienza del 7 gennaio e sulla proposta del pm Woodcock di sospendere le attività di Total. Sparita la notizia. Scomparso il fatto.
Cronaca di una scomparsa annunciata, ne parla correttamente il giornalista di Peacelink, Pietro Dommarco, nell’articolo del 20 dicembre (http://www.pietrodommarco.it/fumonegliocchi.htm): Inchiesta petrolio: “Fumo negli occhi”, dove alla probabilità di fare macchia d’olio per “l’inchiesta più pesante ed incisiva degli ultimi anni” si contrappone la possibilità che “l’attenzione dell’opinione pubblica potrebbe essere “dirottata” lontano dai problemi reali. I sentori di “specchietti per le allodole” ci sono. Fumo negli occhi, insomma.”
Dove è finito Juguet? E se è sparito mentre era latitante come mai neanche più una parola e non se ne trova traccia neanche in tutti i siti della Total? Come è finita la richiesta del pm di sospensione delle attività della Total che doveva essere discussa il 7 gennaio? E la ventilata possibilità di ricorrere in Cassazione contro il dissequestro dei beni? Tutto scomparso, una scomparsa fin troppo prevedibile a giudicare dalle gesticolazioni dei media e il gran numero di retate di mafia e corruzione iniziate il 17 di dicembre. Solo una coincidenza?
Nicoletta Forcheri
12 gennaio 2009
https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2009/01/12/collaboratori-e-scomparsa-dei-fatti/





Incroci, parallelismi e subordine



Di Nicoletta Forcheri  22 ottobre 2013



E mo’ me lo voglio togliere un sassolino.
All’epoca avevo fatto un’indagine, mai scritta né pubblicata, in seguito a un report della Gabanelli sullo scandalo dei rifiuti nei campi flegrei e litorale domizio attorno a Napoli.


Avevo già scoperto da tempo che funziona così: una ditta riceve la commessa e poi da in subappalto alla mafia, la quale viene incriminata di tutti i mali. 




In realtà succedette così: la Jacorossi Imprese SpA riceve la commessa dalla Regione Campania (nel 2001) con tanto di finanziamento, 117 di milioni di euro, e un capitolato: assumere 380 lavoratori socialmente utili per bonificare i terreni dei campi flegrei e litorale domizio, e per organizzarne la raccolta (http://www.caleno24ore.it/wordpress/1503/la-controversa-storia-della-jacorossi-la-societa-proprietaria-dellilside.html).

La Jacorossi che fa? Assume i 380 lavoratori costringendoli a incrociarsi le braccia e dopo cinque anni li licenzia, in barba alla convenzione. Non organizza la raccolta e non bonifica i terreni, anzi subappalta a ditte più o meno mafiose per inquinare ancora di più i terreni.Piccolo hic: la Gabanelli aveva omesso di dire che subito dopo avere ricevuto la commessa dalla Regione Campania, praticamente nello stesso anno 2001, la Jacorossi Imprese SpA, controllata della Fintermica Spa della famiglia Jacorossi, costituiva prima una impresa comune con una controllata di Gaz de France (appartenente al governo francese) tramite la sua filiale, la Cofathec Servizi: la Cofathec  & Jacorossi Progetti Spa, e poi tale impresa comune veniva acquisita per oltre il 50% da Cofathec Servizi nel 2003, e cioé la Francia che ne acquisisce il controllo almeno al 75% (delibere AGCM

http://www.agcm.it/concorrenza/concentrazioni/open/41256297003874BD/5C01FB5B3C1560F4C1256B020039B99C.html [1] ehttp://www.agcm.it/concorrenza/concentrazioni/open/41256297003874BD/6CF7E4F4147640F9C1256CC20044A57E.html ).
Onde per cui era la Francia che controllava quell’impresa che inquinava i terreni attorno a Napoli intascando i nostri fondi pubblici e utilizzando la nostra “mafia locale” per portare a termine questo lavoro criminoso, criminale e assassino. Piccolo dettaglio “strano”: la Jacorossi, si legge nella delibera dell’impresa comune, cede i suoi asset materiali e immateriali siti in Italia e in Israele… Cioè per ordine decrescente di responsabilità: Francia, Jacorossi, politici e, in subordine, mafia.
Delle 350 mila tonnellate di rifiuti tossici solo 40 mila furono trasportati per essere infoiati tra Napoli e Caserta nel modo descritto dal Casalese in questo articolo, 




In subordine: la mafia manovalanza della Francia.Cofathec Servizi, che all’epoca era una controllata di Gaz de France e che acquisisce la Jacorossi Imprese,   adesso è scomparsa in Cofely, dopo essere diventata una controllata del gruppo nato dalla mega fusione dei franco-rotti [Rotschilds] GAZ DE FRANCE SUEZ. Tale fusione fu autorizzata dall’antitrust di Bruxelles in barba a qualsiasi buonsenso, logica e normativa antitrust, nel 2008. Si può quindi pacificamente affermare che l’aumento di mortalità dovuto a tumori, malformazioni e malattie degenerative nei terreni inquinati “dalla mafia” non fu solo colpa di mafia e politici camerieri, ma sicuramente del governo francese che schermato dalle scatole cinesi operava nell’ombra, e che all’epoca della commessa era un grosso player della impresa comune Jacorossi Imprese/Cofathec.
Presumibilmente i Rothschild subentrano poi, quando le malefatte sul terreno sono state fatte e per inciso i terreni sono diventati a buon mercato, sempre che Albert Frère, loro fedele alleato, sia il loro effettivo prestanome (in GDF – Suez). Infatti Albert Frère, che è l’azionista di riferimento del colosso nato dalla mega fusione Gaz de France Suez avvenuta nel 2008, condivide (?) con i Rotschilds la proprietà del castello vitivinicolo Domaines Lafite Rothschilds…notoriamente dei Rothschilds…ma dichiaratamente di Albert Frère: che fanno, i rotti[shilds], prestano la proprietà come fa la regina d’Inghilterra che dopo cent’anni se la riprende?

La catena di comando invisibile è quindi: i Rothschilds – “invisibili” proprietari di Domaines Lafite, Albert Frère, “prestanome” o fedele alleato in GDF Suez (controllante la Jacorossi?), la Francia, la Commissione UE che ha permesso la fusione, Jacorossi Imprese (e famiglia Jacorossi), i politici e, in subordine, la “mafia”. A livello dei politici si può tranquillamente aggiungere la magistratura bancaria che non fa il suo dovere esattamente come i giornalisti non fanno le indagini.
LafiteRotschildAlbertFrere1

Ora non mi risulta che gli Jacorossi siano indagati. Non è forse gravissimo che tutti continuino a non citare la vera catena di comando del crimine ambientale e sanitario attorno a Napoli?
Stesso paradigma, altri parallelismi, con gli stessi responsabili, sempre per reati ambientali gravissimi o rapine criminose sorgono ad esempio con il caso del permesso delle trivelle in Toscana e in Val D’Orcia che mi ero studiata all’epoca (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2008/09/svendita-italia-la-toscana-trivellata.html ): omissione di foglio di VIA, e altre strane connivenze, permesso ottenuto da una società australiana misteriosa appartenente a fondi oscuri, EGL o European Gas Limited, una società con sette (7) impiegati, con finto ufficio in Francia e sede in Australia (cfr. http://www.energy-business-review.com/companies/european_gas_limited [5]).


Ebbene questo misterioso fondo costituito da molti nominees (cioé innomabili) fu poi acquisito per un 9% con opzione di ulteriore 9% dalla società di  by saveshare”>tradinghttps://i2.wp.com/cdncache-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10x10.png in carburanti la Transcor Astra, a sua volta una società controllata dal fondo di investimento di… Albert Frère, la CNP o Compagnie Nationale è Portefeuille (cfr. (Cfr. http://fr.wikipedia.org/wiki/Transcor_Astra_Grouphttp://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2008/09/svendita-italia-la-toscana-trivellata.html ).
Nel frattempo la EGL, che non è una piccola holding poiché vanta le seguenti filiali: European Gas S.A.S.; European Gas Limited (UK); ed Heritage Petroleum Ltd – ma sette impiegati (7) – è stata acquisita al 25% da Fitzroy River cosicché qualsiasi informazione sui permessi in Toscana e Val D’Orcia spariscono dal sito (http://www.fitzroyriver.net.au/index.php/our-investments/egl-uk-shareholding ).

Quindi in subordine: Rothschilds/Frère, CNP, Transcor Astra, EGL/Fitzroy, ministero Ambiente e Regione Toscana. La magistratura bancaria dove la mettiamo?Al Ministero per lo Sviluppo Economico, Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche, mi hanno assicurato in un momento di confidenza, che non hanno la sia pur minima possibilità di rifiutare un permesso di trivellare il territorio o il mare. Forse in virtù dell’armistizio del dopo guerra o di altro trattato segreto con i nostri padroni del petrodollaro?
Altra fattispecie è quella di MPS, stesso paradigma, altri parallelismi, anche se per le banche ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, soprattutto per le popolari e cooperative, qual era MPS. Entrano di sguincio e si mettono di piatto. Chi? Sempre loro. In questo caso portano i nomi di Axa SA e JP Morgan Chase, che con poco più del due per cento di quote in realtà stanno dietro a tutta l’operazione rapina di MPS e territorio di Siena. I loro uomini? Caltagirone e Mussari. Poi in subordine ci sono le Unicoop loro complici/servi con una quota simile, i partiti e, in subordine, la fondazione..
Axa SA ha partecipazioni incrociate con BNP Paribas, la banca dealer dello Stato italiano che ha acquisito la BNL e che è in joint venture con Albert Frère nella galassia di cui sopra, quadratura del cerchio (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2010/01/monte-dei-paschi-banca-canaglia.html ). Axa S.A., compagnia assicurativa “francese” detiene importanti azioni in Rio Tinto, e grosse partecipazioni, attraverso la sua controllata (61%) Alliance Bernstein LP, di niente po’ po’ di meno che Goldman Sachs….Il suo attuale presidente Henri De Castries, è un bilderberghino.
AXA S.A. proprietaria di AllianceBernstein LP con il 61% delle quote
AXA S.A. proprietaria di AllianceBernstein LP con il 61% delle quote (tratto dal sito LittleSis.org)
Foto1

AllianceBernstein LP è uno dei proprietari di Goldman Sachs
Le partecipate di AXA SA attraverso la sua controllata AllianceBernstein LP

Le partecipate di AXA SA attraverso la sua controllata AllianceBernstein LPGoldman Sachs, assieme a JP Morgan Chase e BNP Paribas, sono annoverate nella lista dei dealer anche detti specialisti in titoli di stato italiani (ma non solo), sono cioé quei creatori di moneta bancaria dal nulla [circa il 98% di tutta la moneta] che ci prestano a suon di interessi in cambio di titoli del NOSTRO debito che poi cartolarizzano e utilizzano per i loro porci comodi.  Ad esempio corrompere tutti per operazioni come l’acquisizione di Antonveneta bad bank dalla Santander, senza due diligence, consiglieri i Rothschilds…dopo avere spolpato tutti gli asset dell’Antonveneta good bank che di ricchezze ne aveva a iosa….
In subordine: Rotschilds/JP Morgan/Axa-BNP Paribas, prestanomi Caltagirone e Mussari, partiti, fondazione, magistratura bancaria…
Parallelismi, partecipazioni incrociate, e subordini da rimettere in ordine, e avremo il quadro corretto…

Nicoletta Forcheri 22 Ottobre 2013

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2013/10/22/incroci-parallelismi-e-subordine/
ANTOVENETA, Augusta, AXA, BASILICATA, CALTAGIRONE, CORLETO PERTICARA, ENI, FRERE ALBERT, IDROCARBURI, JACOROSSI, MUSSARI,PARIBAS, POTENZA, TEMPA ROSSA, TOTAL, WOODCOCK,
La controversa storia della Jacorossi, la società proprietaria dell’”Ilside”


La storia della Jacorossi non è molto lineare
La storia della Jacorossi non è  molto lineare
BELLONA – Insomma, la Ilside – Gardenia di Bellona, è intestata a tale Ovidio Maria Jacorossi, lo stesso personaggio che si ritrova ad essere protagonista di scandali ambientali come quello della mancata bonifica di alcuni siti del litorale Domitio e del Foro Boario di Maddaloni. È bastata una piccola visura camerale, per entrare nel profilo dell’ingegnere Francesco Morelli, responsabile tecnico della struttura che ancora sta sprigionando diossina sulle nostre teste. Da quel sito, abbiamo capito che la Ilside-Gardenia di Bellona è di proprietà di chi inquina per poi prendersi gli appalti per le bonifiche; bonifiche puntualmente disattese come confermano anche documenti della magistratura.
Sul rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente si legge testualmente che: “…nel 2001 la società romana Jacorossi, leader in Europa in materia di riqualificazione ambientale, ha stipulato, insieme alla società Fintermica, una convenzione con i Ministeri dell’Ambiente e del Lavoro, con il Commissariato emergenza rifiuti e con la Regione Campania per l’esecuzione di interventi di bonifica di siti inquinati del litorale Domitio-Flegreo“.  L’assegnazione dei lavori avvenne senza gara d’appalto: la Jacorossi era stata “scelta” dal governo a patto che la ditta assumesse 380 LSU (lavoratori socialmente utili). Il contratto, del valore di 117 milioni di euro, prevedeva che la Jacorossi rimuovesse 350 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi dal territorio di 80 comuni. Prevedeva anche che lo stipendio dei lavoratori assunti sarebbe stato pagato per i primi tre anni direttamente dallo stato. Questa situazione, incredibilmente vantaggiosa per la Jacorossi, ha permesso alla ditta di giocarsi la partita come voleva. Il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo ha rivelato che “la Jacorossi aveva ottenuto la grande commessa pubblica grazie ad aderenze politiche. Di suo so di certo che non effettuava nessun lavoro ma si limitava a distribuire i lavori tra più ditte. In sede locale la distribuzione avveniva sulla scorta delle conoscenze e vincolo camorristico”. Ma va peggio se si intensifica l’opera di inchiesta giornalistica che stiamo cercando di portare avanti tra fumo tossico e silenzio ancor più velenoso da parte delle autorità preposte. La Jacorossi deve ancora dare risposte sui 380 lavoratori che in 5 anni hanno percepito stipendi senza lavorare perché, a detta di alcuni pentiti, erano altri a prendere concretamente i subappalti. Come gli stessi operai della Jacorossi hanno denunciato, venivano pagati non per lavorare, ma per giocare a carte a “Guantanamo”, come chiamavano il cantiere costruito ad hoc fra Pineta Mare e Baia Verde.
A lavorare erano invece operai di una ventina di ditte subappaltatrici che si presume fossero vicine ai clan. Ma delle 350 mila tonnellate di rifiuti tossici ne sono state portate via solo 40 mila, le quali sono state smaltite in strutture completamente non adatte a questo scopo, altro che bonifica. Su un articolo de l’Espresso si legge che “le scorie raccolte sarebbero state spacciate per scarti di edilizia per poi finire, sistematicamente, in cave della provincia di Caserta e Napoli“, probabilmente parte di quel tonnellaggio è stato stoccato presso la Ilside di Bellona. Stessa musica al Foro Boario di Maddaloni, quando l’assessore all’ambiente Gorgoglio dichiarò: «Tocca alla Jacorossi spa (impresa abilitata a svolgere indagini ambientali e bonifiche) completare la caratterizzazione del sito finalizzata a valutare il grado di contaminazione reale delle matrici ambientali (suolo e falde) causato dallo stoccaggio, accumulo e sepoltura di 4500 tonnellate di rifiuti solidi urbani».
Bastò attendere qualche mese per leggere su PeaceLink Campania questo articolo da far saltare dalla sedia: “…La Jacorossi dovrebbe prelevare 350mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi: fino alla fine di settembre, però, la Jacorossi ne ha portati via solo 40mila: a quasi due anni dalla firma del contestato (dalla magistratura) contratto tra l’azienda e i commissariati alle bonifiche e ai rifiuti e la Regione, la Campania continua a essere il ricettacolo di veleni di ogni tipo”. Anche perché, come spiega il report di giugno del commissario all’ambiente Massimo Menegozzo (anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta Arpac) la Regione non si è ancora dotata una rete di smaltimento dei rifiuti speciali. Perciò continua ad appaltare la rimozione a ditte esterne con risultati catastrofici. Il contratto con la Jacorossi, oltre al prelievo di 350 mila tonnellare di rifiuti speciali e pericolosi, prevede la rinaturalizzazione della cava Cavone di Capua che è tuttora in corso, e una serie di bonifiche che stentano a decollare…”. La Jacorossi lascia che le sostanze inquinanti devastino il territorio, tanto poi la politica affida alla stessa Jacorossi la bonifica di quei rifiuti che proprio l’azienda romana non ha tolto dal terreno. Una delle più grandi pagliacciate italiane, sulla pelle e sulla salute di tutti, bambini compresi. E a Bellona ora cosa diranno i dirigenti della Jacorossi? Conosciamo già la risposta: “Siamo pronti a bonificare, ciò che noi stessi abbiamo distrutto e intossicato”. Tanto pagano i cittadini, anche quelli ammalati di cancro dopo il rogo dell’Ilside.

Salvatore Minieri
 
 




ANTOVENETA, Augusta, AXA, BASILICATA, CALTAGIRONE, CORLETO PERTICARA, ENI, FRERE ALBERT, IDROCARBURI, JACOROSSI, MUSSARI,PARIBAS, POTENZA, TEMPA ROSSA, TOTAL, WOODCOCK
ANTOVENETA, Augusta, AXA, BASILICATA, CALTAGIRONE, CORLETO PERTICARA, ENI, ILSIDE GARDENIA,LEGAMBIENTE,VASSALLO GAETANOJACOROSSI, MUSSARI,PARIBAS,CAMPANIA,, RIFIUTI TOSSICI, TOTAL, WOODCOCK

No comments: