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Thursday, March 10, 2016

Sui rifiuti l’assessore Vania Contraffatto ha tante idee, ma forse un po’ confuse Monnezza di Stato: un dramma che unisce Sicilia, Calabria e Campania





Sui rifiuti l’assessore Vania Contraffatto ha tante idee, ma forse un po’ confuse

Il problema è che la confusione è spesso una cattiva consigliera. L’assessore ha finanziato 40 centri di raccolta differenziata dei rifiuti. Ma i grillini fanno notare che ci sono impianti inattivi dal 2006 per i quali la Regione rischia di restituire quasi 40 milioni di Euro all’Unione Europea. Le ‘bacchettate’ della Corte dei Conti. E le nuove polemiche sulla discarica che ammorba la vita dei cittadini di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia
Appena insediatasi sulla plancia di comando dell’assessorato regionale che si occupa di gestione dei rifiuti, la magistrata Vania Contraffatto, aveva detto: “Lavorerò per rilanciare la raccolta differenziata dei rifiuti”. Ma nei giorni scorsi è stata clamorosamente smentita dalla Corte dei Conti per la Sicilia nella relazione che ha aperto l’anno giudiziario 2016 (come potete leggere qui). Dove, tra le altre cose, si legge che il settore dei rifiuti, in Sicilia, rimane imperniato sulle discariche.
Sulla raccolta differenziata, o meglio, sul flop della raccolta differenziata in Sicilia e sugli strani giochi che ci sono dietro intervengono i portavoce del Movimento 5 Stelle all’Ars, alla Camera dei deputati e al Parlamento Europeo, rispettivamente, Giampiero Trizzino, Claudia La Rocca, Claudia Mannino e Ignazio Corrao.
“Apprendiamo con sorpresa – si legge nella nota dei grillini – che l’assessore Contrafatto annunci il finanziamento di altri 40 centri comunali di raccolta entro aprile con fondi ministeriali quando, contemporaneamente, non esiste un piano per ripristinare e mettere finalmente in funzione quegli impianti che, dal 2006, risultano inattivi e per i quali rischiamo di dover restituire ben 38 milioni di euro alla Commissione Europea”.
I parlamentari del Movimento 5 Stelle ricordano la richiesta di mappatura degli impianti comunali di raccolta effettuata dagli stessi grillini ed oggetto di diffida inviata al direttore dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti, Domenico Armenio, e allo stesso assessore Contrafatto.
“La diffida – affermano i deputati M5S – mette nero su bianco la necessità di una mappatura degli impianti in quanto la Regione, sulla base della documentazione ufficiale, afferma di non essere consapevole di quali di questi oltre 300 impianti, tra isole ecologiche e centri comunali di raccolta, siano effettivamente autorizzati e attivi. Il grosso rischio è che debbano essere restituiti circa 38,2 milioni di Euro di risorse comunitarie del periodo 2000-2006. Riteniamo assurdo che si possa fare una qualsiasi pianificazione sulla gestione dei rifiuti senza avere consapevolezza degli impianti già finanziati e potenzialmente disponibili”.
“Chiediamo all’assessore Contraffatto – continuano i grillini –  che entro il 30 marzo predisponga un crono programma per l’attivazione di questi fondamentali impianti in assenza del quale saremo costretti a rivolgerci all’Olaf e alla Commissione Europea. L’assessore che di certo non è responsabile per i fondi europei e per il modo in cui sono stati certificati e collaudati tali impianti relativi al periodo di programmazione europea 2000-2006, dovrebbe adesso evitare che la Regione Siciliana sia costretta a restituire queste somme. Ci si continua a lamentare della raccolta differenziata come se dovesse cadere dal cielo, quando gli impianti di base sono messi nel dimenticatoio da un decennio. L’assessorato – concludono i parlamentari M5S – ha il potere di sostituirsi ai comuni, operando in danno agli stessi per attivare questi impianti”.
I grillini, di fatto, mettono il dito sulla piaga: ovvero la confusione che oggi regna nell’Amministrazione regionale che, con molta probabilità, non sembra avere contezza dei fondi spesi in questo settore con Agenda 2000 (la Programmazione dei fondi comunitari 2000-2006) e con la Programmazione 2007-2013 e con un futuro contrassegnato da altra confusione. Valga per tutti le continue richieste inoltrate a Roma per commissariare la gestione dei rifiuti in Sicilia nel nome dell’emergenza per poi avallare un progetto per ben due inceneritori da realizzare nella nostra Isola che nulla hanno a che vedere con l’emergenza, vera o presunta, e molto hanno invece a che vedere con l’affarismo.
Dai grillini, poi, arriva un altro ‘siluro’ al Governo regionale sempre in materia di gestione dei rifiuti. Di scena, in questo caso, è la discarica che, da anni, ammorba l’aria dei cittadini di Misterbianco, un grosso centro del Catanese, e di Motta Sant’Anastasia.
Questa discarica, che si trova a Motta Sant’Anastasia, è stata prima chiusa, poi riaperta dal Governo regionale tra le proteste delle popolazioni locali.
Scrivono i parlamentari del Movimento 5 Stelle: “Non ci sono più le condizioni per tenere in attività questa discarica. Ci auguriamo che le istituzioni chiamate ad esprimersi comprendano e accolgano le domande di salute e sicurezza che arrivano di cittadini di Motta e Misterbianco”.
I grillini tornano a fare sentire la loro voce contro la discarica Valanghe d’Inverno, in territorio di Motta Sant’Anastasia e a ridosso del Comune di Misterbianco, alla vigilia della conferenza dei servizi che è chiamata a discutere del suo futuro.
“Ci auguriamo – aggiunge compatto il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars – che vengano esaminate attentamente le carte e si decida in maniera oggettiva, senza tenere conto di presunte emergenze che è stata la Regione a creare col suo comportamento omissivo ed inefficiente. I cittadini di Motta e Misterbianco non posso pagare le colpe di tutti in termini di vivibilità e di salute. Ricordiamo che oltre due anni fa l’Ars ha approvato una mozione che impegnava il governo ad individuare un sito alternativo a quello di Motta, ma, come spesso accade agli atti licenziati da Sala d’Ercole, è rimasta colpevolmente lettera morta”.


Discariche in Sicilia: la Corte dei Conti ha le mani legate e i ‘Signori delle discariche’ fanno quello che vogliono

CORTE DEI CONTI 4/ Di fatto, per la Corte dei Conti, è impossibile contestare il danno erariale a chi gestisce male i rifiuti della Sicilia. A cominciare dagli imbrogli che si riscontrano in tante vicende legate alle discariche. La necessità di aggiornare legge e Giurisprudenza. I pericoli che incombono sulle falde acquifere di Palermo a causa della cattiva gestione della discarica di Bellolampo. I rifiuti speciali che finiscono nelle discariche. C’è questo ed altro nella relazione del procuratore della Corte dei Conti, Giuseppe Aloisio, in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia
La Sicilia che è ancora oggi schiava delle discariche. Lo sversamento di sostanze inquinanti nelle falde acquifere. I rifiuti speciali che finiscono nelle stesse discariche, in barba alla legge. I gravi pericoli d’inquinamento delle falde acquifere di Palermo a causa della pessima gestione della discarica di Bellolampo, con la quinta vaca che- detto per inciso – è stata realizzata in modo irregolare. E l’impossibilità, per la Corte dei Conti, di contestare il danno erariale a chi specula sulla gestione dei rifiuti in Sicilia (leggere discariche) perché la legge e la Giurisprudenza lo impediscono.
Questi, in estrema sintesi, i temi – in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia – sollevati dal procuratore generale della Corte dei Conti per la Sicilia, Giuseppe Aloisio, nella relazione sull’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016.
“Negli ultimi anni – si legge nella relazione del procuratore della Corte dei Conti per la Sicilia, Giuseppe Aloisio – il territorio siciliano è stato interessato sempre più gravemente dall’emergenza rifiuti, caratterizzata da una gestione del ciclo dei rifiuti che ha privilegiato l’utilizzo delle discariche, tralasciando su valori residuali la raccolta differenziata; ciò ha determinato aggravi di costi per la collettività e danni ambientali di proporzioni preoccupanti, tra i quali destano allarme lo sversamento di sostanze inquinanti nelle falde acquifere e il conferimento in discarica di rifiuti speciali. Nel 2015 sono state avviate 13 istruttorie aventi ad oggetto la gestione del ciclo dei rifiuti, che si aggiungono alle numerose già aperte, in corso di definizione”.
“Di particolare rilievo – leggiamo sempre nella relazione – quelle relative al mancato raggiungimento da parte di alcuni Comuni del Palermitano degli obiettivi stabiliti dalla normativa vigente in materia di raccolta differenziata. La disciplina normativa sulla gestione dei rifiuti ha previsto nel tempo, anche in attuazione delle direttive europee, l’adozione di un sistema di raccolta differenziata idoneo a consentire la drastica diminuzione dei rifiuti avviati in discarica e la realizzazione di un modello alternativo di smaltimento, i cui punti qualificanti sono il riciclo dei materiali, il compostaggio della frazione organica e il collocamento in discarica del solo residuo. In quest’ottica: – il D.Lgs. 5 febbraio 1997 n.22 ha disposto, all’art. 24, che in ogni ambito territoriale ottimale la raccolta differenziata venga assicurata in percentuali minime da realizzare entro due anni dall’entrata in vigore del medesimo provvedimento; – il D.Lgs. 3 aprile 2006 n.152, oltre a prevedere requisiti operativi e tecnici per i rifiuti e le discariche unitamente a misure, procedure e orientamenti tesi a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i conseguenti rischi per la salute umana, prescrive per gli anni 2006, 2008 e 2012 le percentuali minime che devono essere assicurate in ogni ambito territoriale ottimale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, pena l’applicazione di un’addizionale del 20% del tributo speciale previsto dall’art. 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995 n.549”.
“Ancora – prosegue il procuratore della Corte dei Conti – la legge regionale 8 aprile 2010 n.9 stabilisce che i Comuni hanno il compito di verificare stato di attuazione e qualità del servizio erogato dal soggetto gestore, prevedendo l’adozione di un Piano regionale di gestione dei rifiuti che definisca le modalità per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, fissandone i livelli minimi rispettivamente per gli anni 2010, 2012, 2015. Con riguardo alle menzionate istruttorie, gli approfonditi accertamenti svolti dal Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, resi ancora più difficoltosi dall’assenza di una compiuta disciplina normativa e dalla mancata approvazione a tutto il 2015 di un organico piano ordinario dei rifiuti, hanno consentito l’acquisizione di concreti elementi per la contestazione di danno a carico dei responsabili delle rispettive gestioni, tenuto conto però dei limiti attualmente fissati dall’ordinamento per la promovibilità dell’azione di responsabilità a carico degli amministratori degli ATO”.
“Infatti, per il rigoroso orientamento giurisprudenziale assunto dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia di giurisdizione della Corte dei Conti sulle società a partecipazione pubblica – sottolinea Aloisio – la tutela del patrimonio della società pubblica resta affidata soltanto alle azioni Pag. 16 Corte dei conti – Procura regionale Sicilia | Relazione inaugurazione anno giudiziario 2016 previste dal codice civile, con preclusione del giudizio innanzi alla Corte dei Conti a carico dei responsabili del danno erariale. Com’è noto, le SS.UU. hanno parzialmente modificato il loro indirizzo nel 2013, affermando la sussistenza della giurisdizione contabile nei confronti delle società in house, nell’ipotesi in cui l’attività societaria sia caratterizzata dalla presenza: – della partecipazione pubblica totalitaria; – dell’incedibilità delle quote a soggetti privati; – del controllo analogo esercitato dall’ente pubblico. Gli statuti di tutti gli ATO siciliani sono caratterizzati dalla mancata previsione del controllo analogo da parte dell’ente proprietario e dalla previsione dell’acquisizione di quote di minoranza da parte dei privati. Ciò ha di fatto reso l’attività dannosa delle società d’ambito impermeabili all’azione di responsabilità esercitata dal pubblico ministero contabile”.
“Come più volte rimarcato dalla Corte dei Conti in diverse sedi istituzionali – sottolinea sempre il procuratore della Corte dei Conti per la Sicilia – tale vicenda esprime l’inadeguatezza del sistema di tutela e la necessità di iniziative normative che esplicitino la sottoposizione alla giurisdizione contabile di tutte le società a prevalente o totalitaria partecipazione pubblica, in quanto enti funzionali a dotazione erariale. Purtroppo, la questione dei limiti dell’attività d’indagine del Procuratore regionale della Corte dei Conti è stata perpetuata con le SRR – Società per la Regolamentazione del servizio di gestione Rifiuti,costituite in esecuzione della legge di riforma degli Ambiti Territoriali Ottimali di cui alla legge regionale n.9/2010, in quanto gli statuti delle nuove società non prevedono l’esercizio del controllo analogo da parte degli enti pubblici soci (o dell’ente pubblico con partecipazione maggioritaria). Sarebbe auspicabile un intervento del legislatore che disponga la modifica statutaria nel senso indicato, che peraltro sarebbe irrilevante per la realizzazione dei fini sociali. Raro, ma significativo esempio in senso opposto è rappresentato dalla RAP (Risorse Ambiente Palermo S.p.A.), il cui statuto la qualifica espressamente come società in house, prevedendo all’art.24 l’esercizio del controllo analogo da parte del socio unico Comune di Palermo”.
“La Procura regionale – si legge sempre nella relazione – è stata destinataria di molte denunce relative ai danni dell’ecosistema, di frequente riconducibili all’irregolare gestione delle discariche adibite alla raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani. Sul danno ambientale, la giurisdizione della Corte dei conti – limitata dall’art.18 della legge n.349/1986 alla sola ipotesi di c.d. “danno indiretto”, disciplinata dall’art.22 del T.U. n.3/1957– è stata introdotta dal Codice dell’ambiente, approvato con il D.lgs n.152/2006, già richiamato, che all’art.311 attribuisce al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, in linea generale, la legittimazione ad attivarsi per il risarcimento del danno. Il successivo art. 313, al comma 6, prevede che ‘…nel caso di danno provocato da soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti, il Ministro (…), anziché ingiungere il pagamento del risarcimento per equivalente patrimoniale, invia rapporto all’Ufficio di Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti competente per territorio…’. Infine, l’art. 318 dispone l’abrogazione pressoché integrale dell’art. 18, della legge n. 349/1986”.
“Secondo la giurisprudenza prevalente – prosegue la relazione – il complesso di queste norme ha sostanzialmente riattribuito alla Corte dei Conti la giurisdizione sul risarcimento del danno ambientale, nei casi in cui lo stesso sia stato cagionato da un soggetto sottoposto alla giurisdizione contabile. E’ stato, altresì, affermato l’importante principio secondo cui, nell’ipotesi di danno ambientale provocato da amministratori o dipendenti pubblici il requirente contabile è tenuto ad attivarsi ‘…anche in assenza della segnalazione del Ministro, il cui rapporto non può considerarsi, in assenza di un inequivoco disposto normativo, quale condizione di procedibilità dell’azione per danno erariale…’ (cfr. Sez. giur. Corte dei conti regione Molise n.144/2010). E’ indubbio, però, che l’acquisizione di un rapporto del Ministro dell’Ambiente rappresenterebbe un atto fondamentale non tanto (e non solo) d’impulso, perché consentirebbe una maggiore definizione degli ambiti delle attività lesive del pubblico erario. Purtroppo, alla data odierna e sin dall’entrata in vigore del Codice dell’ambiente, non è stato mai trasmesso a questa Procura regionale siciliana alcun rapporto che riguardasse in modo specifico l’accertamento di un danno ambientale (presuntivamente) provocato da soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei Conti”.
“Nella specifica materia – scrive sempre Aloisio – sono significative due istruttorie avviate e non ancora definite sul danno ambientale cagionato alla città di Palermo, determinato dal mancato rispetto delle prescrizioni per il trattamento del percolato nella discarica di Bellolampo. Il danno patrimoniale immediatamente quantificabile, corrispondente a illegittime spese di gestione(fra le altre, quelle per l’irregolare realizzazione della quinta vasca),risulterebbe di non rilevante entità, a fronte della grave situazione ambientale determinata dallo sversamento del percolato e dal pericolo di inquinamento delle falde acquifere di Palermo. Sotto quest’ultimo profilo, si è provveduto a richiedere al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare una relazione avente ad oggetto l’accertamento del pregiudizio arrecato alla situazione ambientale e il costo necessario per il suo ripristino, onde consentire l’effettività del ruolo svolto da questa Procura regionale”.
“La sostanziale frustrazione delle esigenze istruttorie manifestate dal mio Ufficio – conclude il procuratore della Corte dei Conti a proposito dei problemi legati all’ambiente – conferma l’assoluta mancanza di collaborazione del Ministro dell’ambiente con il Procuratore regionale, necessaria per la specificità dell’argomento e la difficoltà dell’organo requirente di procedere ad una congrua e attendibile quantificazione dell’effettivo nocumento cagionato all’ambiente”.
Se siete interessati ad approfondire i temi legati all’attività svolta dalla Corte dei Conti in Sicilia
Il nostro ‘viaggio’ tra le relazioni della Corte dei Conti per la Sicilia continuerà nei prossimi giorni con altri servizi.
Monnezza di Stato: un dramma che unisce Sicilia, Calabria e Campania  

A Palermo una tavola rotonda per presentare il libro Monnezza di Stato di Antonio Giordano e Paolo Chiariello. Le denunce sulla Calabria da parte del procuratore aggiunto Gaetano Paci. La Terra dei Fuochi in Campania molto simile alle discariche siciliane mai scoperchiate dalla autorità. Le morti di cancro e la mancanza di soldi che impedisce di scovare queste vergogne di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Lo Stato colluso e sconfitto

Monnezza di Stato: un dramma che unisce Sicilia, Calabria e Campania
di Laura Bercioux - 
Terra dei Fuochi non è solo un dramma campano, ma una questione ancora aperta che coinvolge molte regioni d’Italia. Anche la Sicilia non si salva: una regione priva di un piano per la gestione dei rifiuti che, nel 2015, si ritrova ancora a smaltire i rifiuti nelle discariche a discapito di una raccolta differenziata con percentuali basse, se non bassissime. Nell’Isola, infatti, trionfano ancora le discariche, in molti casi stracolme di rifiuti, con la gestione spesso appannaggio della mafia dei colletti bianchi, legatissima alla politica che conta. Mafia & discariche. Con la presenza di aree industriali fortemente inquinate, da Priolo a Melilli, da Augusta a Gela, da Milazzo alla Valle del Mela, con un’incidenza tumorale che in queste zone è altissima.
I rifiuti e le discariche. La Campania che chiama e la Sicilia che risponde. Su questo tema, l’Università di Palermo, nei giorni scorsi, ha tenuto, a Villa Niscemi, una tavola rotonda, patrocinata dal Comune di Palermo. Appuntamento organizzato dal comitato composto dal professore Antonio Russo, Direttore del Reparto di Oncologia Medica del Policlinico del capoluogo siciliano, “Paolo Giaccone” e Adjunct Full Professor alla Temple University di Filadelfiadiretta dal professore Antonio Giordano, dalla professoressa Renza Vento, Ordinario di Biologia Università degli Studi di Palermo e dal professor Francesco Cappello, associato di Anatomia Umana Università degli Studi di Palermo. Un incontro a cui hanno partecipato molti docenti universitari, ricercatori, direttori di Aziende ospedaliere ed altri esponenti della società civile palermitana, con numerosi interventi a contributo sul tema.
L’occasione per organizzare la tavola rotonda è stata offerta dalla presentazione del libro-denuncia
Gaetano Paci
Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Pci
Monnezza di Stato, scritto dal professore Antonio Giordano e dal giornalista Paolo Chiariello. Il volume spiega che cos’è la Terra dei Fuochi, in una commistione di cronaca e ricerca scientifica. Il libro affronta temi scottanti che legano ad un destino comune Campania e Sicilia. Se in Campania alcune verità sono venute fuori, in Sicilia i ‘Signori delle discariche’ godono di grandi protezioni mafiose, politiche e di altro genere. Tema scottante, dicevamo. Che investe il ruolo della politica – la politica sana, non collusa con la mafia – che dovrebbe combattere la malavita e i suoi traffici illeciti e, conseguentemente, la regolamentazione della gestione dei rifiuti industriali, le difficoltà nel reperimento dei dati epidemiologici sull’incidenza dei tumori nelle diverse aree geografiche (in Sicilia c’è un Osservatorio Epidemiologico che fa capo all’assessorato regionale alla Salute: funziona o no?). Da questa giornata di riflessione e dibattito è venuta fuori una collaborazione scientifica e istituzionale tra Campania e Sicilia. Obiettivo:affrontare insieme le tematiche ambientali-sanitarie.
Monnezza di Stato è diventata, e lo è già da tempo, un’opportunità di dibattito, soprattutto se a partecipare sono gli esponenti più accreditati della scienza, del giornalismo indipendente e di una magistratura attenta. Gaetano Paci, Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha parlato degli affari criminali sui rifiuti in Calabria, la nuova pattumiera di Italia come Terra dei Fuochi. Ha "smontato" la legge sugli ecoreati e si è soffermato sui rapporti tra la tutela dei diritti e le esigenze economiche. “Ho letto il libro –  ha detto Gaetano Paci – e mi sono subito reso conto che quello che è accaduto in Campania è un effetto combinato di una serie di fattori che, a mio giudizio, hanno una valenza universale nel nostro Paese. Uno di questi fattori è la criminalità organizzata. Bene hanno fatto gli autori, in particolar modo il giornalista Paolo Chiariello, a smascherare l’alibi di cui di solito ci si avvale per cercare di allontanare da sé le colpe: questo lo fanno molto abilmente soprattutto i politici e gli amministratori, ma anche gli imprenditori, quando dicono che devono necessariamente arrendersi alla criminalità organizzata sul territorio, ma spesso non è così”.
“Mi sono reso conto che quello che è successo in Campania – ha aggiunto Paci – è anche l’effetto di una politica legislativa e industriale che nel nostro Paese, ormai, subordina la tutela dei diritti fondamentali delle persone rispetto alla logica del mercato. Tema attualissimo di straordinaria rilevanza, se solo pensate che appena pochi giorni fa, sul Corriere della Sera, il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, ha espressamente detto, parlando di alcuni casi particolarmente eclatanti, che riguardano particolarmente l’Ilva di Taranto e alcune grosse industrie del petrolchimico di Venezia e dintorni, che anche la giurisdizione deve, in qualche modo, nell’adottare i provvedimenti, tenere conto dell’impatto che i provvedimenti stessi hanno sul mercato. E soprattutto, ha riferito Legnini, nell’articolo che qui sto riportando in maniera probabilmente meno cruda, ma spero comprensibile, che nell’adottare provvedimenti che riguardano le strutture economiche del Paese, i magistrati devono tenere conto degli orientamenti che emergono nella società. Quindi, non sono sereno perché intravedo una direzione dell’ordinamento che tiene conto di quello che il nostro legislatore produce. Allora se questo è l’insieme degli elementi di cui dobbiamo tenere conto – ha detto ancora Paci – quello che è accaduto in Campania è soltanto la punta di un iceberg molto più acuto e drammatico di ciò che nel nostro Paese varie realtà orami conoscono”.
Poi il procuratore Paci ha posto l’accento sulla sanità siciliana: “In questa regione, in questa città – ha detto il magistrato riferendosi a Palermo – sino a poco tempo fa, e lo ricordo a me stesso perché sono stato titolare di tutte le inchieste che hanno riguardato questi aspetti, le nomine nella sanità pubblica venivano concertate nel salotto dell’abitazione di un medico condannato, pluricondannato per mafia, che interloquiva con vari e stimatissimi personaggi della politica che, in alcuni casi, sono stati anche loro condannati e con sentenze che ora sono passate in giudicato. Questo personaggio interloquiva con un pezzo importante di soggetti della professione medica e della politica – e tra questi anche l’allora governatore della Sicilia – su quelle che dovevano essere le nomine in importanti centri ospedalieri pubblici e privati di Palermo e della Sicilia, secondo criteri che non erano ovviamente di professionalità, di dedizione, di adeguatezza rispetto all’importanza degli incarichi da assumere, ma criteri di mera appartenenza politica o politico-mafiosa”.
Rifiuti in Calabria
Dalla Sicilia alla Calabria. “In questi dieci mesi – ha raccontato Paci – mi sono reso conto che la Calabria sta diventando, o è già diventata, la nuova pattumiera di Italia. Da varie inchieste viene fuori che, nella Piana di Gioia Tauro, ci sono intere aree destinate allo sversamento del percolato, che è un liquido ad altissima tossicità che proviene da tutto il Sud Italia (il percolato è il liquido che si forma nelle discariche ndr)”. Un passaggio della relazione il procuratore Paci l’ha dedicato alla ‘ndrangheta: “La ‘ndrangheta – ha detto – è l’organizzazione criminale più importante al mondo per i traffici di cocaina, è una delle partner paritarie rispetto ai colombiani e asiatici. Ebbene, la ‘ndrangheta gestisce buona parte delle discariche private o dei trasporti privati per conto delle pubbliche amministrazione che si occupano di questo importante segmento del ciclo dei rifiuti. L’area della Piana di Gioia Tauro, così come la Locride è interessata a fenomeni di tipo tumorale svariatissimi che si manifestano con una violenza straordinaria. Mi ha fatto particolarmente piacere vedere che c’è una perfetta similitudine di comportamenti da parte delle popolazioni interessate. I cittadini si attivano, casa per casa, strada per strada, per rilevare la presenza di soggetti afflitti da patologie tumorali diversissime e si trovano profondamente impotenti di fronte a strutture amministrative che dovrebbero già fare, a priori, un rilevamento da un punto di visto epidemiologico”.

Di fatto è quello che succede in alcune aree della Sicilia dove la latitanza dell’assessorato regionale alla Salute, delle strutture sanitarie territoriali e, in generale, della Regione siciliana è totale e dove ad attivarsi sono gli abitanti di questi luoghi. Nella Valle del Mela, in provincia di Messina, l’inquinamento prodotto da un folle elettrodotto ha provocato malattie, in alcuni casi mortali, tra tanti abitanti. Idem nell’area industriale di Siracusa. In questi territori della Sicilia, abbandonati dalle autorità, sono spesso i sacerdoti che scendono in campo in difesa della popolazione.
Insomma, da quello che si è capito nella giornata dedicata all’inquinamento, sono tanti i punti di contatto tra Campania, Calabria e Sicilia. “E’ giusto che voi sappiate – ha raccontato ancora il giudice Paci – che in Calabria il Registro dei Tumori dopo un lavoro enorme, soprattutto di resistenza della parte della politica, di fatto è rimasto lettera morta. Le strutture che dovrebbero realizzarlo non esistono o non si vuole che esistano. Allora è stato il mio ufficio, negli ultimi anni, a stimolare questo tipo di indagini, pressato dalle numerose denunce della popolazione che evidenziava un’insorgenza enorme di queste patologie. Abbiamo coinvolto negli ultimi tempi l’istituto Superiore della Sanità, il programma Sentieri, l’Arpaca con voli aerei per sondare il territorio, palmo a palmo, alla ricerca di interramenti tossici o di natura magnetica o di altro genere”.
“Sapete che esistono leggende metropolitane che si sono alimentate nel corso del tempo – ha proseguito il magistrato – e che hanno alimentato anche una certa letteratura, come la nave dei veleni, gli interramenti voluti dalla famiglia mafiosa dei Piromalli in cambio della tutela del territorio. Non si è mai arrivati a delle certezze definitive, ovvero alla verifica e alla scoperta degli interramenti, così come è accaduto nella Terra dei Fuochi. Di fatto c’è un’incidenza tumorale straordinariamente presente, pervicace e diversificata, che non consente, com’è ben evidenziato nel libro, nella parte del professore Giordano, di trovare quel famoso nesso di eziologia tra i numerosi esempi di tumore e le condizioni geologiche, biologiche del territorio e la sua sanità. Sono stati fatti anche degli interventi sottomarini per cercare di verificare nelle coste della Calabria quali eventuali agenti patogeni potessero considerarsi la concausa di queste patologie. Allo stato, però, da un punto di vista giudiziario non si è arrivati ancora a una conclusione”.
“Pensate, per esempio – ha detto ancora Paci – che per avere una mappatura indicativa di questo tipo di fenomeni, in mancanza di rilevazioni delle Sdo, cioè delle Schede di dimissioni ospedaliere, abbiamo dovuto fare ricorso ad un medico in pensione che, per passione, aveva messo su una sorta di archivio artigianale, raccogliendo tutti i dati. Questo dà l’idea di come le strutture amministrative siano così estremamente inadeguate per fronteggiare questo fenomeno. Anche questo dico non è un fatto legato esclusivamente alla sciatteria o alla mancanza di cultura e preparazione, ma credo sia una volontà ben precisa di carattere politico. Non si vuole aprire un fronte di conoscenza su questo fenomeno grave e importante"
Paci ha concluso il suo intervento evidenziando i limiti della magistratura, per lo più dovuti ai farraginosi impianti legislativi. “L’idea che ci possa essere stato qualcuno che, a livello legislativo, abbia potuto concepire un inquinamento ambientale non abusivo o un disastro ambientale non abusivo, io, onestamente, la rifiuto – ha precisato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria -. Non credo sia umanamente e razionalmente possibile. Penso, però, che nella creazione di queste fattispecie incriminatrici, con il ricorso all’avverbio abusivamente, si introduce nel ruolo del giudice un condizionamento di tipo esclusivamente politico. Chi stabilisce l’abusività della condotta se non il Governo, attraverso l’introduzione dei regolamenti che, di volta in volta, stabiliranno le entità, le misure, i margini di manovra che saranno determinati secondo le esigenze di politiche industriali del momento? Bisogna far comprendere che la tutela dei diritti fondamentali non è negoziabile con nessuna altra esigenza contingente".
Diritti non negoziabili, dunque, la cittadinanza oggi, prova a difendere, con un attivismo concreto e incessante, il proprio territorio devastato dall'inquinamento ambientale, che uccide senza sosta. E se un libro come Monnezza di Stato può essere utile e stimolare dibattiti e coesioni sociali, allora che sia il benvenuto. "Questi convegni – ha commentato il giornalista Paolo Chiariello – su argomenti seri come le neoplasie causate dagli insulti che un sistema produttivo rapace infligge all’ambiente, devono servire ad alimentare il dibattito e a consentire o obbligare la classe dirigente a misurarsi con drammi come la Terra dei Fuochi. Certo, la legge sugli ecoreati a me sembra un esercizio di scrittura creativa. Sentire un procuratore come Paci fare a pezzi questa legge che dovrebbe applicare, beh, fa tremare i polsi per la perizia, la dovizia di particolari e la serenità con cui o stesso magistrato illustra il suo punto di vista. Siamo di fronte a norme balorde che puniscono solo quegli imprenditori che abusivamente trafficano in rifiuti. Io l’ho sentito molto preoccupato anche su un altro delicato aspetto, che meriterebbe l’attenzione dell’Associazione Nazionale Magistrati, oltre che dei cittadini: le norme che il Parlamento, su impulso del Governo, vuole varare. Leggi che consentirebbero all’esecutivo di bloccare o fiaccare provvedimenti della magistratura quando questi vanno a toccare rilevanti interessi pubblici o di mercato. La denuncia di Paci è davvero forte e interessante, peccato che di ciò non si lamenti l’intero ordine giudiziario”.
Se il governo e il Parlamento hanno saputo partorire una legge poco efficace, ancora non riescono a partorire il ‘figlio’ più atteso per risolvere la parte fondamentale del disastro ambientale in Campania: la bonifica che sembra essere figlia di un Dio minore. Bonifiche che languono sui tavoli che contano, politici incuranti delle necessità di sopravvivenza delle popolazioni colpite dal disastro. Bonifiche che, se dovessero mai concretizzarsi, fanno gola anche agli stessi autori dei crimini ambientali. E cosa fa il governo regionale campano? Intanto la Campania, al momento, prende multe dall'Europa e, ai media, ultimamente, il neo governatore della Campania, Vincenzo De Luca, forse in vena sanremese, ha dichiarato che la Terra dei Fuochi diventerà la Terra dei Fiori.
Paolo Chiariello, che da cronista ha il polso della situazione campana, ci ha spiegato come stanno le cose: “Che io sappia, non è stato bonificato un centimetro quadrato di terra inquinata. Non è stata decontaminata una sola falda acquifera. Nulla è stato ancora fatto eccetto la produzione di chiacchiere, qualche decreto legge e mille promesse che però tali sono rimaste. Si continua a trafficare in rifiuti. Si continuano a tombare rifiuti. Si continuano a bruciare rifiuti e a provocare danni incalcolabili con la diossina che ricade sul terreno. Non c’è alcun controllo serio del territorio. E, fatto ancora più sconcertante, ci sono almeno 70 siti inquinati dove è stato sepolto di tutto secondo indicazioni di collaboratori di giustizia affidabili, che non riusciamo a scovare per verificarne il contenuto di rifiuti tombati, perché non ci sono le risorse per farlo. Come dire: se anche ci fosse una bomba ecologica sepolta, noi non riusciamo a saperlo perché non abbiamo risorse sufficienti per scoprirlo. Poi c’è il paradosso che non saprei definire. Ogni anno lo Stato, con la legge di stabilità, stanzia 80 o 90 milioni per pagare le multe dell’Unione europea per le condanne subite a seguito delle procedure di infrazione per l’assenza di un ciclo virtuoso dei rifiuti in molte regioni che espongono i cittadini italiani a rischi seri per la loro salute".
Niente bonifiche, dunque, solo affari sporchi. È fin troppo chiaro che l'affare Monnezza è oro colato per il triangolo mafie, politica e imprese. "Se leggi con un pizzico di attenzione in più – ha precisato Paolo Chiariello – le pagine buie della nostra Repubblica, dalle stragi di mafia in Sicilia nel 1992 alla penetrazione delle mafie nell’economia legale del Paese, vedrai che troverai sempre un filo rosso che amalgama e unisce tutto in una melassa indistinta, dove si fa fatica cogliere la differenza tra bianco e nero, buoni e cattivi, mafia e antimafia".
In uno scenario così apocalittico, al grido spesso inascoltato di un popolo che difende il diritto alla salute e ad un ambiente sano, brillano, le speranze di una cittadinanza attiva, di un giornalismo libero, di una buona scienza e di una ricerca per la lotta al cancro. Il professore Antonio Giordano ha dato e continua a dare il suo contributo di speranza alla Terra dei Fuochi, proseguendo il lavoro di suo padre, scienziato e ricercatore, professore Giovan Giacomo Giordano, con i soli mezzi che conosce: la ricerca, con l'attivismo sociale e con l'informazione. E alla fine della giornata palermitana ha così commentato: "Sono rimasto molto soddisfatto della giornata per la grande partecipazione al dibattito – ha detto il professor Antonio Giordano – e dalla collaborazione nata da questo incontro e l'utilità del libro. Il libro è stato una grande scommessa, perché bisognava riuscire a parlare di argomenti delicati come l’impatto dello smaltimento illegale dei rifiuti sulla salute pubblica, mantenendo da un lato, un rigore scientifico, dall’altro, quello spirito divulgativo che rende accessibile a tutti delle informazioni. Palermo è una città sensibile al tema della legalità, e lo ha dimostrato già anni fa l’attuale, sindaco, Leoluca Orlando. Ricordo che alcuni anni fa Orlando, da parlamentare, è stato l’unico politico a ricevermi, ad ascoltarmi, incoraggiandomi nel proseguire la mia ricerca, iniziata da mio padre, Giovan Giacomo Giordano, 40 anni prima, in Campania. Mi fa piacere che anche la Sicilia si sia adoperata, pubblicando online, i dati del Registro dei Tumori. Un ottimo lavoro. Dati che bisogna studiare attentamente per capirne le cause e che consulterò con attenzione".
I dati disponibili in Italia raccontano l'aumento delle patologie con le morti per tumore e le patologie derivanti dai disastri ambientali per i rifiuti tossici. Non sono solo in Campania, ma si estendono da Nord a Sud. Insomma, la Terra dei Fuochi è solo la punta dell’iceberg. "Federico Cafiero – ha infatti sottolineato il professore Antonio Giordano – il procuratore Capo di Reggio Calabria, mi ha detto, qualche mese fa, che Reggio Calabria è come Casal di Principe 20 anni fa. E non è un caso che il procuratore Franco Roberti, che ha scritto la prefazione di questo libro, ha detto che c’è quasi una legge di contrappasso, perché adesso i rifiuti, le mafie li sversano al Nord, in Veneto, in Lombardia, in Piemonte e in Toscana: in queste zone c’è un aumento di patologie gravi, anche se non sono ancora usciti i dati. Il problema dei rifiuti è un problema serio che va affrontato senza remore. Lo Stato, quando arrivano le denunce, scoperchia i terreni, ma pretende, poi, che i Comuni, senza risorse, vadano a bonificare. Ma la risposta è sempre nella soluzione politica, una politica purtroppo immobile. Da parte nostra, dobbiamo limitarne il danno con un programma di bio monitoraggio su una popolazione che è suscettibile a sviluppare patologie che non sono solo tumorali.Il nostro prossimo lavoro dimostrerà come siano in aumento i tumori dell’infanzia che vedono Milano al primo posto, Roma al secondo, Torino al terzo, Napoli al quarto. La salvaguardia dell’ambiente e della salute è una questione mondiale”.
Su questo sentire comune, alla tavola rotonda di Palermo della giornata, ha commentato alla Voce, il professore Antonio Russo: "Questo incontro è un risultato molto proficuo e partecipato perché ha permesso di esplorare le gravi problematiche campane dell’inquinamento territoriale, permettendo di evidenziare come soltanto, attraverso l’unione di diverse professionalità esperte del settore, sia possibile evitare in futuro che fenomeni come quello della Terra dei Fuochi, investa altri territori ricchi di fragilità come la Sicilia”.
La giornata a Villa Niscemi si è conclusa con la corale partecipazione di adesione, alla proposta del Sindaco di Palermo,  Leoluca Orlando, di scrivere un documento che illustri i lavori della tavola rotonda, con i migliori oncologi della Sicilia, con il professore Antonio Giordano e il giornalista Paolo Chiariello, documento che sarà inviato al Capo dello Stato, Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La comune battaglia a Palermo ha così fatto società, contro le ecomafie, per una strategia che si che si terrà certamente, a colpi di scienza, ricerca e coesione sociale. Ma ci si aspetta, un altro colpo, quello decisivo, che fa più rumore: lo scioglimento della Monnezza di Stato Spa.

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