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Thursday, March 17, 2016

STORIE VERE

   

RAI1: STORIE VERE

La scomparsa di Roberta Ragusa

17/03/2016 - 10:00
Nella puntata di Storie vere, in onda giovedì 17 marzo su Rai1 alle 10.00, Eleonora Daniele  tornerà ad occuparsi della scomparsa di Roberta Ragusa con collegamenti in diretta e ospite in studio Antonio La Scala, Presidente Nazionale "Associazione Penelope". Inoltre, sarà raccontata la storia di otto giornaliste di tutta Italia minacciate dalla criminalità organizzata per il loro lavoro giornaliero di denuncia. L’altra storia sarà quella di  Raffaella Delpoio, che ha avuto il coraggio di denunciare il suo usuraio in stretta collaborazione con la Guardia di Finanza.
Ospiti della puntata Caterina Collovati, Alessandro Cechi Paone, Maria Malucelli, Giovanni Terzi, Antonella Martinelli.


copertina


8 MARZO. #IONONSTOZITTA. LE VOCI DELLE GIORNALISTE MINACCIATE

L’iniziativa si è svolta il 7 marzo 2016 a Roma presso la FNSI. Testimonianze di croniste di ogni parte d’Italia. Firmato un appello a Governo e Parlamento
Incontro alla FnsiGiornaliste minacciate; croniste aggredite, colpite da insulti e discriminazioni sessiste; donne che per anni hanno dovuto affrontare il dramma psicologico ed economico di lunghi processi giudiziari intentati da chi, temerariamente, utilizza mezzi subdoli e apparentemente legali per impedire loro di raccontare la realtà. La “colpa”, oltre a quella di essere donne, è quella di essere reporter.
Un grande problema al quale hanno dato voce le stesse giornaliste vittime di queste pressioni, raccontando in prima persona le loro storie. Di donne e di reporter. Lo hanno fatto nel corso dell’iniziativa #IoNonStoZitta, che si è svolta il 7 febbraio 2016 presso la Federazione Nazionale della Stampa italiana di Roma. L’incontro è stato promosso dalla Commissione Pari Opportunità della FNSI, in collaborazione con Ossigeno per l’Informazione e altre organizzazioni.
Alessia Candito (Calabria), Marilena Natale (Campania), Marilù Mastrogiovanni (Puglia); e ancora Nadia Verdile (Campania), Rosaria Brancato (Sicilia), Amalia De Simone (ancora Campania). Dal profondo Sud, risalendo lo Stivale la situazione non cambia. Graziella Di Mambro (Lazio), Sabrina Pignedoli (Emilia Romagna), Roberta Polese (Veneto). Sono soltanto alcune delle giornaliste che hanno parlato di querele temerarie, pressioni psicologiche, offese e minacce. Minacce che non arrivano soltanto dalla criminalità organizzata ma, sempre più spesso, dal politico o dal potente di turno.
E’ il caso di Rosaria Brancato, direttrice della testata siciliana Tempostretto, che ha raccontato: “contro di noi non si è scatenato il malaffare ma l’antipolitica”. Brancato e le sue colleghe sono state definite dal sindaco di Messina “stampa prostituta”. “Il primo cittadino – ha detto la giornalista – più volte, in manifestazioni pubbliche, ha sbattuto il nostro giornale sul tavolo e ha urlato: ‘Ma io vorrei sapere queste chi le paga?’”
“Io non mi occupo di criminalità ma di cultura, ma le minacce mi sono arrivate ugualmente”,  ha detto Nadia Verdile, che con l’ex Ministro alla Cultura, Massimo Bray, si è occupata della riqualificazione della Reggia di Carditello. “Io ho continuato a scrivere articoli sulla Reggia e il mio giornale (Il Mattino) ne ha fatto una battaglia di civiltà. Massimo Bray quando viene in Campania ha una scorta di 4 uomini armati, sono contenta per lui. Io invece non ho mai avuto alcuna protezione”.
Le querele temerarie restano un aspetto importante del fenomeno. Lo hanno ricordato nei loro interventi sia il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti, sia il segretario Raffaele Lorusso, che proprio il 7 marzo, hanno posto la questione al Presidente del Senato Pietro Grasso, chiedendo l’introduzione di una norma deterrente che preveda il pagamento di una sanzione pecuniaria proporzionale all’entità del risarcimento richiesto nel caso che la querela o la causa promossa si riveli infondata o temeraria .
“L’amore per la libertà non può avere confini”, ha esordito Giulietti nel suo intervento, commentando le testimonianze di due giornaliste straniere; quella della giornalista turca Ceyda Karan che a causa del suo lavoro rischia 4 anni e mezzo di carcere; e quella di Hanan Solayman, giornalista egiziana intervenuta all’iniziativa in collegamento Skype.
Durante l’incontro i presenti hanno firmato il testo di un appello che la Cpo della Fnsi intende rivolgere al Parlamento e al Governo affinché sia posto un freno alla piaga delle querele temerarie.
RDM

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