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Sunday, March 06, 2016

Corradino Mineo: quando mi chiesero 25 mila Euro perché ero stato messo in lista in Sicilia (nel PD) in un posto utile…




Corradino Mineo: quando mi chiesero 25 mila Euro perché ero stato messo in lista in Sicilia (nel PD) in un posto utile…

La storia, il senatore Corradino Mineo, la racconta in un’intervista al Fatto quotidiano. L’allora segretario nazionale del PD, Bersani, l’aveva voluto in lista in Sicilia, al Senato. A lui si presentò subito una “tesoriera siciliana” e gli disse: “Poiché sei stato messo in lista in un posto utile ci devi 25 mila Euro”. Della serie: verrai eletto, quindi paga… “Una vergogna legata al Porcellum e all’Italicum, due leggi antidemocratiche”. Ma chi era questa “tesoriera siciliana”?
“Poiché sei stato messo in lista in un posto utile ci devi 25 mila Euro”.
La frase è incredibile. Eppure a raccontare un fatto avvenuto in Sicilia in occasione delle elezioni politiche nazionali è Corradino Mineo (come potete leggere e ascoltare qui) al Fatto quotidiano. Per la cronaca, Mineo è stato candidato ed eletto nel PD in Sicilia. Oggi i senatore Corradino Mineo non è più in questo partito. Ma vediamo di ricostruire una storia che, lo ribadiamo, sembra incredibile.
“Non trovo nulla di strano su fatto che, una volta eletti, si contribuisca alla vita del partito nei territori – racconta Mineo -. E infatti pagavo con assoluta consapevolezza mille e 500 Euro al mese. Ripeto: mi sembra giusto. Però…”.
Però il senatore Mineo ricorda un episodio spiacevole: “Dopo essere stato invitato da Bersani (Pier Luigi Bersani, che all’epoca era ancora il segretario nazionale del PD ndr) a fare il capolista in Sicilia, nella lista per il Senato, si presenta al mio cospetto una tesoriera. E’ lei che mi consegna una strana lettera. Nella quale si dice che, poiché sono stato messo in lista in un posto utile devo versare in anticipo 25 mila Euro”.
Corradino Mineo ricorda la scena infervorandosi. E non ha tutti i torti: è stato invitato ad entrare in lista e, con quella lettera, sembra che si stesse comprando la candidatura e quindi il seggio al Senato. Il bello è, racconta sempre Mineo, che questa strana tesoriera siciliana ne faceva una questione di principio.
La reazione di Mineo fu furibonda: “Questa lettera la fate scomparire. Perché è una vergogna”.
Il senatore racconta anche che questa storia, allora, non venne ripresa da nessuno: “Dissero che io non volevo pagare. Non era vero. Perché poi, come ho già ricordato, non ho avuto alcun problema a corrispondere mille e 500 Euro al mese al partito”.
Mineo, insomma, contestò la lettera:
“Una vergogna – conclude il senatore – che ha a che fare con il Porcellum e con l’Italicum, che sono due leggi antidemocratiche”.
Ma chi era questa “tesoriera siciliana”? Non sarebbe il caso di far conoscere il suo nome?
Foto tratta da lettera43.it

Tariffario partiti, Misiani (Pd): “Non vendiamo i seggi”. Mineo: “Falso, Pd mi ha chiesto 25mila euro”

Non è vero, come scrive il Fatto, che i partiti si vendono i seggi”, dice l’ex tesoriere del Pd Antonio Misiani. “Ma come no”, replica in diretta Corradino Mineo, ex senatore del Partito Democratico, oggi nel Gruppo Misto. “A me – dice – la tesoreria del Pd, a cose fatte, mi ha mandato una lettera con la richiesta di versare 25mila euro da pagareperché ero stato messo in ‘posizione utile’ in lista. Una richiesta che ho giudicato oscena, perché significa che il partito si sente padrone del seggio e allora il Parlamento non conta nulla”. Nella puntata di Coffee Break in onda questa mattina su La7 si torna a parlare delle obbligazioni in denaro pretese dai partiti ai candidati per uno scranno sicuro in Parlamento. Tema attualissimo, visti gli appuntamenti di questi giorni per le amministrative, di cui si è recentemente occupato il fattoquotidiano.it, riportando anche il “tariffario” delle somme pretese a valere sullo stipendio degli eletti. In studio anche l’ex tesoriere del Pdl, Maurizio Bianconi, che conferma: “Ha ragione il Fatto, anche sul punto per cui quel ‘contributo’ varia in base alla posizione del seggio in lista. Se contribuire alla comunità politica di cui si fa parte è sacrosanto, quelle pretese economiche a condizione della sottoscrizione di candidatura sono un’estorsione vera e propria


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