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Thursday, March 24, 2016

SENTENZA LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA Azione di rivalsa nei confronti di un giudice: un attentato alla imparzialità

Lavoro
Azione di rivalsa nei confronti di un giudice: un attentato alla imparzialità
Tribunale, Catania, ordinanza 06/02/2016
Di Mauro Lanzieri
Pubblicato il 24/03/2016
Il caso sorge da una opposizione di una società, in qualità di datore di lavoro, avverso l'ordinanza emessa dal Giudice del Tribunale di Catania, sez. Lavoro, che, accogliendo la domanda della lavoratrice licenziata, ne disponeva la reintegra nel posto di lavoro, ex art. 18 St. lav., condannando la società datrice al risarcimento del danno.
Ciò che emerge dalle doglianze mosse dalla società datrice condannata, rivolte avverso l'ordinanza di condanna, è che nonostante ricorressero nei confronti della lavoratrice elementi indiziari, il giudice non li riteneva sufficienti accogliendone la domanda senza però andarli a smontare per analizzarli. Ciò che ancor più rileva, evidenzia la società ricorrente, che il giudice della fase sommaria coincidesse con quello dell'opposizione e ne chiedeva la ricusazione ai sensi dell'art. 51 c.p.c., comma 1 la quale veniva rigettata dal Collegio con ordinanza ritenendo che il giudizio di opposizione ex art. 1 della l. 92/2012,, non si struttura come giudizio di impugnazione in senso stretto ma come giudizio ordinario di cognizione in materia di lavoro.
Veniva quindi esperito tentativo di conciliazione ma senza esito e si procedeva con udienza nterlocutoria.nel mentre si avanzava richiesta di celebrazione della discussione in separata sede, veniva promulgata la l. 18/2015 , la quale introduceva importanti modifiche alla l. 117 del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati, prevedendo che anche il travisamento del fatto e della prova costituisse colpa grave, che quindi potesse
essere esercitata l'azione di rivalsa, sopprimendo il preliminare giudizio di ammissibilità della domanda risarcitorie e che la stessa azione potesse essere eseguita previo trattenuta di un terzo dello stipendio netto. Il giudice, dopo la discussione ed il deposito delle note, osservava che la circostanza non aveva prodotto responsabilità alcuna in capo al giudice poiché non era possibile ravvisare un travisamento dei fatti e delle prove, come sostenuto dalla società ricorrente, anche perché la sentenza non risultava difforme rispetto all'ordinanza che aveva concluso e deciso la fase sommaria. In altre parole si dava seguito al giudizio al fine di conferma o meno la decisione assunta al termine della fase sommaria e accertare se i fatti addotti dalla contestazione della società datrice potessero considerarsi provati o meno.
Infatti, l'opponente sosteneva che il Giudice della prima fase, consapevole del fatto che fossero emersi indizi a favore degli addebiti ascritti all'opposta società, li riteneva irrilevanti in quanto non precisi oltre che non concordanti. Motivo questo che portava la società opponente a ravvisarvi un " travisamento del fatto o delle prove" che poteva essere sottoposto soltanto all'attenzione della Corte Costituzionale al fine di valutarne la legittimità della decisione e delle modifiche introdotte dalla l. 18/2015 alla legge 117/1988. Tali modifiche hanno consentito l'esercizio dell'azione risarcitorie anche in caso di travisamento del fatto o delle prove e che quindi il Presidente del Consiglio dei Ministri avesse il dovere di esercitare l'azione di rivalsa nei confronti del magistrato ove il giudice del risarcimento riconosca il ricorrente della fattispecie su descritta. Tali previsioni sostiene la società opponente sono valse a turbare la serenità di giudizio dell'organo giudicante, il quale dovrà valutare se intervenire o meno nel giudizio
risarcitorie contro lo Stato, considerati gli effetti sfavorevoli e l'apporto che il giudice potrebbe rendere al fine di escluderne ogni tipo di responsabilità dello Stato medesimo. Queste le ragioni che rendono le disposizioni di cui alla legge 117 del 1988 , così come modificare, appaiono tali da minare irrimediabilmente la serenitá di giudizio, l'imparzialità ed il libero convincimento ex  art 116 cpc  del giudice della fase decisoria, come per il caso di specie, il quale verrebbe indotto ad adottare una decisione piuttosto che un'altra non perché ritenuta la più corretta dal punto di vista giuridico, ma solo perché, per lui meno rischiosa.
Ecco che per fugare i dubbi sollevati, con riferimento agli art. 4,7 e 9 della legge 117 del 1988 così come modificata dalla Legge n. 18 del 2015, vengano sottoposti alla Corte Costituzionale anche in rapporto alla vicenda verificatasi, sospendendo così il giudizio.


(Altalex, 24 marzo 2016. Nota di  Mauro Lanzieri)




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