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Saturday, March 19, 2016

Caso Andreani Tributi, “Il comune di Tivoli tuteli gli interessi pubblici”

Caso Andreani Tributi, “Il comune di Tivoli tuteli gli interessi pubblici”


Continua ad essere l’Andreani Tributi il centro di gravità permanente della polemica politica tiburtina. A scatenare l’ennesimo polverone ci ha pensato l’amministratore unico di Asa spa, Francesco Girardi, intervenuto la scorsa settimana sulla scadenza dell’appalto con cui la municipalizzata, che gestisce il servizio di raccolta della spazzatura in città, ha affidato alla ditta il servizio di riscossione della tassa sull’immondizia degli anni precedenti al 2012. Sì perché stando a quanto riportato sul contratto sottoscritto proprio nel 2012 tra la società per azioni, al 100% in mano pubblica, e l’azienda maceratese il tutto sarebbe dovuto terminare a novembre del 2015, ma così non è stato. A spiegare il motivo lo stesso Girardi, che verbali di consiglio di amministrazione alla mano, ha evidenziato come le attività da parte della Andreani siano effettivamente partite a maggio del 2013, dunque per mettere la parola fine alla collaborazione con Asa bisognerà aspettare altri due mesi. Una posizione, la sua, che non ha convinto tutti, a partire dal consigliere comunale del gruppo misto, Alessandro Petrini e dal commercialista, ex anima di Progetto Tivoli, Massimo Pacella, che in questi anni ha promosso, e vinto, decine di ricorsi mossi contro le cartelle emesse nei confronti di cittadini e ditte, che si sono viste recapitare richieste decisamente importanti. “Con una nota diffusa a mezzo stampa, l’amministratore dell’ASA Tivoli S.p.A. ha dichiarato che il contratto sottoscritto tra la società e l’Andreani Tributi, per l’accertamento e la riscossione della tassa sui rifiuti, scadrebbe a giugno perché l’attività di accertamento sarebbe partita il 30 maggio 2013, come risulterebbe dai verbali del consiglio di amministrazione di ASA – fanno sapere i due in un comunicato congiunto -. Nel contratto di “appalto”, sottoscritto tra le due società, all’articolo 3 si legge: “La durata dell’affidamento del servizio è stabilita in mesi 36. Detto periodo avrà inizio il mese successivo a quello di stipula del presente atto ed in particolare dal 1° dicembre 2012 e termina il giorno 15 novembre 2015. Dopo la detta scadenza l’affidamento decadrà automaticamente di pieno diritto”. Ci si chiede come è possibile prorogare l’affidamento di un servizio pubblico di rilevanza economica, quale è l’accertamento e la riscossione di un tributo, con un verbale del consiglio di amministrazione di una società privata”. Una domanda suffragata da qualche certezza: “Ricordiamo che la legge sugli appalti prevede che per l’affidamento a terzi di tali servizi il Comune  deve esperire una gara di evidenza pubblica. Inoltre la legge vieta ogni tacita proroga o la modifica di tali affidamenti, se non dopo l’esperimento di un pubblico appalto. Ci chiediamo infine se il Comune di Tivoli non debba prendere provvedimenti per tutelare i pubblici interessi, visto che non sarebbero stati rispettati i termini contrattualmente pattuiti per l’espletamento del servizio.  Sarebbe opportuno che l’amministratore unico di ASA chiarisca con quali modalità sarebbe stato prorogato o addirittura posticipato “l’appalto” affidato ad Andreani Tributi”. E non finisce qui.


I servizi di riscossione tributi al Comune di Benevento: un romanzo nero


La vicenda dell'affidamento del servizio di accertamento e riscossione dell'imposta sulla pubblicità e sul diritto sulle pubbliche affissioni nonché dei servizi di riscossione coattiva delle entrate del Comune di Benevento ha dell'incredibile. Parliamo di un affare non di poco conto, stimato, nella gara di appalto quinquennale, per 2 milioni e 125.000 euro. Parliamo di un servizio importante e di materia sensibile, quello della riscossione coatta dei tributi, non pagati, del Comune di Benevento. Parliamo di un'occasione in cui la ditta aggiudicatrice, secondo il capitolato d'appalto, in potenza, può trattenere fino al 15% delle somme riscosse.
L'ultimo atto di un'intricatissima vicenda è stato scritto solo il 14 maggio appena scorso. Proveremo, se il lettore avrà la voglia e la pazienza di seguirci, a ricostruire l'intero scompigliato fatto.
Il 14 maggio 2012 la Giunta Comunale ha approvato le linee di indirizzo per l'affidamento dei servizi succitati. Essi prevedono che subentri alla Digep srl di Pisa, vincitrice della gara di appalto del 17/3/2011, la Gosaf srl di Montesarchio, seconda classificata. Ciò è reso necessario dalle inottemperanze alle condizioni contrattuali della Digep srl. La Giunta ha così deciso di non espletare una nuova gara d'appalto (come gli è consentito fare dall'art 140 della legge 163/2006, ndr).
Sin qui sembra che il tutto si incanali in un normale intoppo amministrativo: la società aggiudicataria si è rivelata inaffidabile, si passa quindi alla seconda classificata.
Innanzitutto, è dal 2008 che il Comune di Benevento tribola sui servizi in oggetto per società che puntualmente non rispettano gli obblighi assunti. Ripetuti i mancati versamenti delle somme dovute alla Tesoreria Comunale e i mancati pagamenti degli 8 lavoratori (1 funzionario responsabile, 3 impiegati full time, 2 part time e 2 operai affissatori) addetti al servizio affissioni, ma questo lo dettaglieremo in fase finale.
Soprattutto gli Uffici Comunali, proprio nei mesi estivi del 2011, sono stati teatro di un andirivieni di pareri divergenti, tra il segretario generale Antonio Orlacchio e il dirigente del Settore Finanze Andrea Lanzalone, circa le richieste presentate dalla Gosaf srl per annullare la gara che vedeva vincitrice la Digep.
Infine, la situazione societaria ed economica della Digep Srl è ed era quantomeno complessa, visti i protesti iscritti nel registro protesti dalla Camera di Commercio di Pisa a far data dal 1° dicembre 2010, per assegni emessi dal novembre del 2010 sino al marzo del 2011 (per importi che sfiorano il totale di 75.000 euro, ndr) in mancanza totale o parziale di fondi nel momento in cui il titolo, l'assegno, è stato presentato per il pagamento. Quanto appena scritto è visibile in una visura camerale del 16/11/2011.
Fu il consigliere di minoranza, capogruppo di territorio è Libertà, Mario Pasquariello, a puntare per primo i fari sulla Digep srl. Dopo una prima interrogazione urgente, del 25 agosto 2011, in cui chiedeva lumi sull'esplicazione della gara e sui risultati, il 1° dicembre del 2011, sempre con un'interrogazione chiedeva conto della solvibilità finanziaria della Digep, dopo che la stessa aveva inviato cartelle esattoriali con interessi astronomici (faccenda per la quale è poi ritornata sui suoi passi, chiedendo scusa dell'errore, ndr).
In particolare, Pasquariello voleva sapere se la Digep avesse versato la rata di minimo garantito (87.500 euro). Gli rispondeva l'assessore alle Finanze Cosimo Lepore dicendo sostanzialmente che era presto per pretendere, visto che la Digep aveva, sì, vinto a luglio ma solo ad ottobre 2011 il Settore Finanze gli aveva consegnato gli accertamenti da riscuotere. Più precisamente, l'assessore Lepore rispondeva "sarebbe stato impensabile chiedere ad ottobre, considerato l'esiguo incasso, il versamento della rata di minimo garantito, tenuto conto che il precedente concessionario (Equitalia spa), a marzo 2011, aveva riscosso 2 annualità".
Cosa è il minimo garantito? Secondo il punto 4 dell'art.3 del capitolato d'appalto, il concessionario deve versare al Comune di Benevento una percentuale non inferiore al 31% sugli incassi sull'imposta pubblicità e affissioni, in ogni caso non inferiore al minimo garantito di 350.000 euro.
Tale somma è stata ottenuta facendo riferimento ai bilanci in tali materie per il 2008, 2009, 2010 rispettivamente di 575.000 euro; 775.000 euro e per il 2010 di nuovo di 575.000 euro. Altra cosa l'incasso della riscossione coatta dei tributi, la somma annuale, su cui applicare, al massimo, il 15% di trattenute per l'aggio (il guadagno) della società aggiudicataria, è stata stimata in 500.00 euro (150.000 Ici; 250.000 Tarsu; 30.000 Tosap e 75.000 CdS).
La storia, come abbiamo indicato in premessa, racconta come la Digep si sia mostrata insolvente. Ma un'altra storia si innesta su tale vicenda: il ricorso della Gosaf, seconda classificata (per impugnare la gara che vedeva vincitrice la Digep) dapprima in via bonaria al Comune (con la nota 196 del 12/5/2011) poi al Tar a firma dell'avvocato Umberto Del Basso De Caro. Sulla nota della ditta Gosaf circa un presunto vizio di legittimità del bando di gara il segretario generale Antonio Orlacchio, in data 30/5/2011, si esprimeva per la fondatezza della richiesta della Gosaf di annullamento della procedura di gara espletata, caldeggiando in via di autotutela tale soluzione. Il dirigente del Settore Finanze, Andrea Lanzalone, il 6/6/2011 si esprimeva per l'impossibilità di procedere a un eventuale annullamento della procedura di gara.
Il 9 giugno 2011 la Gosaf presentava ricorso al Tar Campania contro il Comune di Benevento e la Digep per l'annullamento della gara.
In sostanza, la Digep ha vinto proponendo come percentuale quella del 12.50% (da aggiungersi al minimo del 31% per i diritti su affissioni e pubblicità e da sottrarsi alla percentuale massima di aggio del 15% sulla riscossione coatta dei tributi al Comune, ndr) mentre la Gosaf aveva proposto il 9.89%. Avrebbe così forse vinto, se il Comune (secondo le ragioni indicate nel ricorso della Gosaf), non avesse eliminato dalla gara le offerte oltrepassanti il limite indicato nella scheda segreta. La Gosaf chiedeva, inoltre, che quel limite venisse reso noto. Il ricorso fu respinto.
Oggi lo stesso Comune, come abbiamo scritto all'inizio di questo articolo, decide di non effettuare una nuova gara (avendone il pieno diritto) e chiede alla Gosaf di subentrare.
Vi appare ingarbugliata la vicenda? Non è finita. Di seguito esponiamo quanto accaduto, per gli stessi servizi, dal 2008 al 2010.
Con il contratto n. 11827 del 2004 veniva affidato alla società Gestor spa il servizio di accertamento e riscossione dell'imposta sulla pubblicità del Comune di Benevento. Nel novembre del 2008 la Gestor Spa, visti i suoi inadempimenti, veniva informata dell'avvio formale del procedimento di decadenza dell'affidamento del servizio non avendo versato il denaro alla Tesoreria Comunale. Il 7 gennaio 2009 veniva formalizzata la decadenza. Il 6 marzo 2009 veniva stilato un atto di definizione della controversia tra il Comune di Benevento e Tributi Italia spa, società che aveva acquisito tutte le attività di Gestor Spa.
Ebbene, anche Tributi Italia spa si rende inadempiente come testimoniato dalla nota con protocollo 1553 del 15/7/2009 ove vengono informati il sindaco, l'assessore alle Finanze e il segretario generale. Con la delibera di Consiglio Comunale n.46 del 25/11/2009 viene incaricato il Settore Finanze a concludere le trattative con Equitalia Spa a cui affidare per 12 mesi il servizio di gestione e riscossione dell'imposta comunale sulla Pubblicità e sulle Pubbliche Affissioni subentrando nei rapporti giuridici ed economici di Tributi Italia spa, ivi compreso il personale addetto alle affissioni.
Entro 12 mesi, tuttavia, riporta la delibera, 'si dovrà individuare un nuovo gestore'. Nel mentre si affida ad Equitalia pure la riscossione dei crediti per l'Ici, vantati nei confronti dell'Iacp e si affida la riscossione coattiva a mezzo ruolo (cioè sulla base della notifica di una cartella esattoriale di pagamento, ndr) della Tarsu (tassa smaltimento rifiuti solidi urbani), della Tosap (tassa occupazione spazi e aree pubbliche) e delle Ingiunzioni di pagamento già affidate a Gestor, poi Tributi Italii con convenzione 10868 del 16/9/2002.
Equitalia, con nota del 24 marzo 2010, ha specificato che avrebbe eseguito gli affidamenti in Rti (Raggruppamento temporaneo di imprese, ndr) con la società Andreani Tributi srl con sede a Macerata. Equitalia sarebbe stata la mandataria, l'Andreani la mandante. I lavoratori delle affissioni trasmigrati a Tributi Italia sarebbero passati ad Andreani srl.
Le difficoltà dei lavoratori in questione, sballottati e senza stipendio a singhiozzo, come avrete capito, sono, dunque,�solo una piccola parte delle problematicità dell'attribuzione di tali servizi.







Parere n.125 del 06/06/2014

PREC 69/14/S
Oggetto: Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 presentata dalla INPA S.p.A.  – Procedura aperta per l’ “Affidamento in concessione del servizio di gestione, accertamento e riscossione ordinaria e coattiva dell’imposta comunale sulla pubblicità, della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, dei diritti sulle pubbliche affissioni, compresa la materiale affissione di manifesti, eventuale gestione dei canoni patrimoniali concessori non ricognitori qualora l’Ente si dotasse di un apposito regolamento”– Criterio di aggiudicazione: Offerta economicamente più vantaggiosa – Importo a base di gara: € 1.620.000,00 – S.A.: Comune di Civitavecchia.

Artt. 41 e 42 D.Lgs. n. 163/2006. Discrezionalità della stazione appaltante. Ragionevolezza e proporzionalità nella fissazione dei requisiti di partecipazione.

Il Consiglio 
Vista la relazione dell’Ufficio del Precontenzioso


Considerato in fatto 
In data 13 marzo 2014 è pervenuta l’istanza di parere indicata in epigrafe, con la quale la ditta INPA S.p.A. assume che i requisiti richiesti dal bando di gara ai fini della partecipazione alla procedura indetta dal Comune di Civitavecchia sarebbero sproporzionati rispetto al servizio richiesto, e tali da avere effetti restrittivi sulla concorrenza. In particolare, l’istante contesta il bando di gara nella parte in cui (punto 12 sub 2)) impone, a fini partecipativi, che il concorrente “…abbia effettuato riscossioni di entrate tributarie per conto di Enti Locali negli ultimi tre esercizi (2010/2012), non inferiori ad  € 10.000.000,00 per ciascun esercizio”. 
Tale requisito, dice l’istante, sarebbe in violazione dell’art. 41 del D.Lgs. n. 163/2006, essendo pari a circa trenta volte l’importo annuo del servizio (€ 324.000,00) e dieci volte il gettito annuo presunto (1.080.000,00). 
La INPA S.p.a. contesta, inoltre, una seconda previsione del bando di gara ovvero quella secondo cui la ditta partecipante deve avere “…avuto alle proprie dipendenze, regolarmente assunte a tempo indeterminato, un numero medio annuo di unità lavorative non inferiore a 100 nell’ultimo triennio” (cfr. punto 13 sub 2). Anche tale requisito, pur rettificato successivamente a 50, sarebbe in contrasto con la citata statuizione normativa contenuta nel Codice dei contratti pubblici perché non proporzionato con la natura e l’oggetto dell’appalto, tanto che soltanto 3 o 4 ditte operanti nel settore sarebbero in grado di partecipare alla selezione. L’istante sostiene che la disciplina di gara, così come concepita, vanificherebbe la ratio stessa dell’obbligo di iscrizione, in capo alle aziende che gestiscono tributi per conto degli Enti locali, nell’apposito Albo istituito presso il Ministero delle Finanze, presupponendo questo la verifica, da parte di una commissione all’uopo istituita, dell’idoneità finanziaria, tecnica e organizzativa nella gestione delle attività di liquidazione ed accertamento dei tributi e delle entrate degli EE.LL..   Avanzata istanza di annullamento in autotutela delle predette disposizioni di bando da parte della società istante, con nota del 23 gennaio 2014, il Comune di Civitavecchia, con atto del 27/02/2014, la respingeva, evidenziando che il requisito di capacità economica contestato riflette l’esigenza di assicurarsi la serietà ed affidabilità dell’azienda affidataria, non garantita dalla mera iscrizione all’Albo, e la intervenuta rettifica della previsione relativa al numero medio annuo di unità lavorative. E’ altresì sottolineato che può essere dimostrato anche attraverso gli istituti dell’avvalimento e del raggruppamento temporaneo di imprese. 
La INPA S.p.A. ritiene che le argomentazioni offerte dalla SA a sostegno del diniego di intervento in autotutela non siano convincenti, osservando che il volume delle riscossioni ed il numero elevato di dipendenti non sarebbero indice di serietà ed affidabilità dell’azienda. 
In sede di istruttoria procedimentale, formalmente avviata da questa Autorità in data 31 marzo 2014, nessuna delle parti del procedimento fa pervenire memoria a sostegno delle rispettive posizioni. 



Ritenuto in diritto 
La questione agitata dalla ditta istante investe la legittimità della disciplina di gara in ordine alla determinazione dei requisiti di capacità economica e finanziaria, da un lato, e tecnica, dall’altro, secondo i paradigmi normativi rinvenibili rispettivamente, agli artt. 41 e 42 del Codice dei contratti pubblici. Prima di esaminare tali rilievi, occorre rammentare che la giurisprudenza amministrativa ha più volte evidenziato che “La stazione appaltante gode di ampio potere discrezionale nella scelta dei requisiti di capacità tecnica ed economica, avendo come unico limite quello della non manifesta irragionevolezza” (Cfr. T.A.R. Aosta Valle d'Aosta, sez. I, 20 giugno 2012, n. 56). Tale diaframma discrezionale non è tuttavia illimitato, tant’è che va considerato illegittimo ogni bando di gara che produca l’effetto di restringere la concorrenza e la massima partecipazione degli operatori del settore, senza un’ammissibile ragione, in violazione dell’articolo 49 (ex 59) del Trattato CE, norma ritenuta applicabile a tutti gli appalti, di qualsiasi importo essi siano. Invero, la possibilità riconosciuta alle stazioni appaltanti di fissare discrezionalmente i requisiti di partecipazione incontra necessariamente i limiti della ragionevolezza, della proporzionalità e del rispetto del principio della libera concorrenza, per scongiurare il rischio di determinare una eccessiva compressione della concorrenza in contrasto con il fondamentale interesse pubblico a realizzare una effettiva apertura del mercato, che si persegue attraverso l’ammissione alle gare di tutti i concorrenti per i quali si possa raggiungere un giudizio complessivo di affidabilità. Questa Autorità (Determinazione 21 maggio 2009, n. 5) ha da parte sua affermato, con riferimento alle procedure di affidamento di forniture e di servizi alla luce proprio degli artt. 41 e 42 del d.lgs. n. 163/2006, che  “il Codice…ha lasciato ampia discrezionalità alle stazioni appaltanti, seppure senza eccedere l’oggetto dell’appalto, circa la scelta dei requisiti, della loro qualificazione e dei relativi mezzi di prova”. Ma questa Autorità si è interrogata anche in ordine alla possibile ricaduta dell’evoluzione normativa in materia. Ha così osservato che la novella legislativa recata dal D.L. n. 70/2011, come integrato dalla relativa legge di conversione n. 106/2011 non elimina né riduce la discrezionalità della Pubblica Amministrazione nell’individuare i requisiti di partecipazione alle procedure di gara. 
Tant’è che con deliberazione n. 92 del 7 novembre 2012, si è affermato che il codice dei contratti pubblici, nel caso di servizi e forniture (artt. 41 e 42 del d.lgs. 163/2006), lascia ampia discrezionalità alle stazioni appaltanti circa la possibilità di prevedere requisiti di partecipazione e di qualificazione più rigorosi e restrittivi di quelli minimi stabiliti dalla legge, purché tali prescrizioni rispettino i principi di proporzionalità e ragionevolezza, in modo tale da non restringere oltre lo stretto indispensabile la platea dei potenziali concorrenti e da non precostituire situazioni di assoluto privilegio (AVCP, parere n. 83 del 29/04/2010 e n. 110 del 27/05/2010, Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza n. 8914 del 29 dicembre 2009, Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza n. 2304 del 3 aprile 2007, Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza n. 6534 del 23 dicembre 2008). 
Pertanto, con espresso riferimento ai requisiti economico finanziari, la scelta dell'amministrazione di indicare la soglia minima di importo economico è espressione di discrezionalità amministrativa non sindacabile in quanto esercitata nell’ambito dei parametri della logicità, ragionevolezza e proporzionalità (parere precontenzioso n. 10 del 13.02.2013).
La ragionevolezza dei requisiti, però, non deve essere valutata in astratto, ma in correlazione al valore dell’appalto ed alle specifiche peculiarità dell’oggetto della gara. L’Autorità, al pari della giurisprudenza, ha più volte affermato che la richiesta di fatturato relativa al triennio pregresso, qualora superi il doppio dell’importo a base della gara, debba ritenersi incongrua o non proporzionata e lesiva della concorrenza (cfr. ex multis, Parere n.59 del 7/05/2009).
Da quanto sopra, quindi, emerge che le perplessità sollevate dall’istante risultano fondate, in quanto la formula di bando, in punto di requisiti di partecipazione, appare esorbitare dai confini entro i quali, come evidenziato, può spiegarsi la discrezionalità che compete al soggetto appaltante, avuto riguardo al notevole ed ingiustificato divario tra il valore del contratto, determinato dal bando di gara (punto 2) in € 1.080.000,00 ed il volume di “riscossioni di entrate tributarie per contro di Enti Locali negli ultimi tre esercizi (2010/2012), non inferiori ad euro 10.000.000,00, per ciascun esercizio”. La portata ineluttabilmente restrittiva del confronto concorrenziale non può ritenersi temperata dalla possibilità, riconosciuta espressamente dallo stesso bando di gara, di riunirsi in associazione temporanea, avuto riguardo ai requisiti finanziari e/o tecnici minimi richiesti in capo alle ditte associate, pari almeno al 60 % per la mandataria e al 40 % per le mandanti (punto 12 del bando), tali ciò da risultare comunque molto superiori al valore dell’appalto. Nemmeno può felicemente soccorrere l’istituto dell’avvalimento, che pure è richiamato dal bando di gara e che è comunque applicabile ope legis alla procedura in esame. Pervero, deve ritenersi ammesso, per i servizi, l’avvalimento frazionato plurimo, a prescindere dal recente intervento del giudice comunitario (Corte di Giustizia, sezione V, sentenza 10 ottobre 2013, in causa C-94/12), riguardando questo il diverso settore dei lavori, oggetto del divieto di cui al comma 6, dell’art. 49 d.lgs. n. 163/2006. Tuttavia, il ricorso all’avvalimento non può di certo comportare la polverizzazione dei requisiti di partecipazione contestati, stante il notevole divario tra questi e il valore dell’appalto, pari, per quanto riguarda il gettito fiscale, ad un rapporto di uno a dieci. Fermo restando che la possibilità di fare ricorso ai predetti istituti per sopperire alla carenza dei requisiti di partecipazione alla gara non vale a temperare la portata applicativa del superiore principio di ragionevolezza e proporzionalità in sede di individuazione dei requisiti di partecipazione alla gara.
Peraltro, i dati forniti dall’istante, non contraddetti dalla SA nelle sue memorie di controdeduzioni, consentono di rilevare il carattere indebitamente sproporzionato anche del requisito relativo al numero medio annuo di unità lavorative impiegato nell’ultimo triennio, in quanto, pur rettificato a 50, verrebbe soddisfatto soltanto da tre o quattro delle oltre cento società iscritte all’Albo di cui al d.lgs. n. 446/97. Inoltre tale coefficiente numerico risulta di gran lunga superiore al numero di dipendenti richiesto dal capitolato d’oneri per l’esecuzione del servizio “nella misura minima di 4 risorse locali oltre un addetto part-time al servizio di mera affissione” (cfr. art. 17).
In base a tutto quanto sopra considerato, pertanto,

Il Consiglio 
ritiene, nei limiti di cui in motivazione, che la disciplina di gara predisposta dal Comune di Civitavecchia non sia conforme alla normativa di settore per quanto attiene ai requisiti di partecipazione alla gara. 

Il Presidente: Sergio Santoro

Depositato presso la segreteria del Consiglio in data 17 giugno 2014
Il Segretario Maria Esposito    



BATTIPAGLIA. La riscossione dei tributi comunali non pagati nelle mani della Novares spa per i prossimi sette anni. Il Comune di Battipaglia, dopo l’aggiudicazione definitiva giunta lo scorso mese di maggio, ha concluso la procedura di gara per l’affidamento in concessione del servizio di accertamento e riscossione coattiva delle entrate tributarie (Ici ed Imu, Tarsu e Tari, Tasi, Icp e Dpa) e patrimoniali (Cosap), dalla data di stipula del contratto alla fine del 2023.
La procedura era stata voluta ed avviata dalla commissione straordinaria nel marzo del 2015. La Novares spa si è aggiudicata la gara d’appalto con un ribasso del 43%, per un importo complessivo di 370.500 euro, su una base d’asta pari a 650mila euro oltre Iva con un aggio nella misura del 10%. Preso atto dell’aggiudicazione definitiva, il dirigente del settore finanziario del Comune ha avviato gli adempimenti per la firma dei contratti. Consegnando il ruolo di esattore delle tasse comunali non pagate all’azienda romana.
La Novares spa è una società del gruppo Fit (Federazione Italiana Tabaccai) prenderà il posto dell’azienda Gefil, che ha curato lo stesso servizio per quasi tre anni. Nel periodo di affidamento (dal febbraio 2012 al dicembre 2014), la Gefil ha emesso ingiunzioni per 12,6 milioni (riscossi 1,7) ed accertamenti per 1,9 milioni (riscossi 60.612 euro). Nel totale, su 14,6 milioni che la Gefil si sarebbe aspettata di riscuotere dall’evasione dei tributi (Ici, Tarsu, Icp, Dpa, Cosap), ne ha portato a casa 1,8. La Novares avrà molto lavoro da fare in una città dove l’evasione fiscale è a livelli altissimi. In base ai dati inseriti dal Comune negli ultimi bilanci, L’Ente riesce ad incamerare ogni anno, in media, non più del 65% sulle tasse.
E nel caso della tassa dei rifiuti, la percentuale spesso non supera il 55%, considerando anche i tentativi messi in piedi dalle ultime amministrazioni comunali al fine di recuperare i tributi non versati con apposite task force. Un dato eloquente è quello che riguarda la Tarsu (tassa dei rifiuti, oggi Tari). Nel corso del 2015, l’amministrazione aveva emesso ingiunzioni di pagamento per un totale di 2,9 milioni. Riuscendo ad incassare appena 110.432 euro. Una miseria rispetto alla portata dell’evasione. La commissione straordinaria aveva scelto di pubblicare un bando di gara per affidare in concessione il servizio di accertamento e riscossione coattiva delle entrate dopo aver scoperto, all’atto dell’insediamento, un tasso di evasione altissimo. Stando agli ultimi dati disponibili, il Comune vanta crediti che risalgono anche a diversi anni fa. Per l’annualità 2009, ad esempio, risultano ancora non riscossi 604.512 euro su 4.980.328 di Ici, 2.518.309 euro di Tarsu su un totale di 9.631.324 euro, 93.266 euro sul totale di 488.962 euro di Cosap.
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Mattinata/Manfredonia – INTERRUZIONE alla prescrizione dei tributi, con richiesta inviata ai cittadini per evitare un possibile danno erariale. Da qui le indagini della Guardia di Finanza di Manfredonia per comprendere il criterio con il quale sarebbero state inviate le interruzioni suddette. E dunque l’invito a pagare. E’ successo a Mattinata, con controlli dei finanzieri che sarebbero avvenuti il 19 febbraio. Con esiti non ancora emersi e indagini in corso.


Alla base della vicenda un vuoto di riscossione, per il Comune, tra il 2010 e l’autunno 2011, a causa dell’affidamento del servizio. Con un ipotetico ammanco di un paio di milioni di euro. La Guardia di Finanza avrebbe chiesto informazioni, nei giorni scorsi, a soggetti che lavorano presso la Andreani Tributi locale (del Gruppo Andreani di Macerata) che si occupa della liquidazione, accertamento dei Tributi, Riscossione e Gestione del contenzioso. In questo caso tanto dei tributi maggiori, (ICI e TARSU) quanto minori (ICP, DPA e TOSAP) e probabilmente, da fine marzo/aprile, della tassa di soggiorno (approvata con recente delibera di giunta).



In seguito – come emerge dalla delibera di Giunta del Comune n.214/28-10-11 – l’autorizzazione ad attivare le procedure per consentire alla Andreani Tributi s.r.l., in qualità di Concessionario dei tributi locali, di accedere agli applicativi web: Anagrafe Tributaria on-line (SIATEL Punto Fisco); Catasto on-line (SISTER); Portale del Comuni (Agenzia del Territorio); Accesso al portale INPS; Accesso a TELEMACO (Camera di Commercio); Accesso intranet Anagrafe Comune di Mattinata.





La vertenza lavoratori. Alla base del ritardo per l’affidamento del servizio l’ipotetica posizione di due lavoratori dell’ex Gestor, omonimi ed appartenenti all’UdC e Sel, dato il paventato licenziamento con l’ingresso della nuova Giunta. In seguito il bando di gara con un ipotetico accordo Sel/UdC contro il licenziamento dei dipendenti. Da qui la soluzione trovata sarebbe stata quella del passaggio da 2 contratti full time a 3 part-time (2 tra i precedenti appartenenti del Sel e UdC, uno per Fli) ed uno full per l’ufficio dirigenziale della Andreani Tributi di Mattinata. Un dato importante perchè proprio dal passaggio dal part al full time deriverebbe l’aggressione subita da un dipendente della società dei tributi (con altra polemica emersa sul caso, vedi in seguito).


L’ANTEPRIMA DI STATO NELL’APRILE 2011, PRIMA DEL BANDO. I CONTRASTI CON LA MANFREDONIA TRIBUTI – L’ASSESSORE AI TRIBUTI DELLA PA DI MATTINATA SACCO : “MEGLIO IL BANDO PUBBLICO PER L’INDIVIDUAZIONE DEL SOGGETTO IDONEO PER IL SERVIZIO” – “Già la precedente amministrazione Iannotta – disse a Stato l’assessore Sacco – aveva deciso di esternare saggiamente il servizio dei tributi con regolare gara alla Tributi Italia Spa (passata in seguito – come noto – in amministrazione straordinaria) fino alla Soget Italia Spa (con scadenza il 31 dicembre 2010, si ricorda che i tributi maggiori erano gestiti dallo stesso Comune)”. In forza alla legge 448/2011, art.8 esternalizzazione servizi, il Comune di Mattinata decise di aderire alla società Gestione Tributi di Manfredonia “anche per una similitudine dell’utenza dei diversi comuni (Manfredonia e Monte Sant’Angelo) che la società serviva”. Dopo l’invio della deliberazione del consiglio comunale (delibera CC n.36-22.07-2010) al Comune sipontino, nello stesso consiglio comunale l’ufficio ragioneria della PA di Mattinata, mediante un calcolo, aveva ritenuto che “il 7,5% dell’aggio stabilito non sarebbe andato a gravare su ulteriori spese, con quota allineata alla precedenti”. In seguito all’approvazione, con delibera di GC di Manfredonia, dell’ingresso nella Gestione tributi Spa del Comune di Mattinata (quota 2% azioni categoria A2, aggio 7,5 %), la gestione Tributi di Manfredonia informa il Comune mattinatese, con relativa missiva, che l’ingresso del nuovo soggetto pubblico sarebbe stato condizionato alla garanzia – della stessa gestione tributi – per la quale l’operazione da definirsi non avrebbe avuto riflessi sugli aspetti economici, finanziari, gestionali e funzionali futuri della stessa Spa.


“La Gestione Tributi Spa – spiegò Sacco – ha chiesto (con missiva del 23.03.2011) di rideterminare sugli assetti di bilancio, l’incidenza dei costi comuni di gestione proporzionalmente alle quote di partecipazione di tutti i soggetti pubblici della stessa Gestione Tributi Spa”. “Il Consiglio comunale di Mattinata sovrano sull’argomento – disse l’assessore – nello stesso atto è stato chiarissimo precisando come l’aggio era stato fissato al 7,5% su tutti i tributi gestiti dalla Spa del Comune di Manfredonia, proprio per non variare il gettito, l’aggio sui tributi in riferimento agli anni precedenti”. “In considerazione della rideterminazioni anche incidenti su ulteriori costi comuni di gestione proporzionali alle quote di partecipazione, l’amministrazione comunale di Mattinata ha ritenuto opportuno di sottoporre al Consiglio comunale una nuova proposta di delibera nella quale si è previsto l’affidamento dei servizi relativi ai tributi locali tramite un bando ad evidenza pubblica (come avvenuto, ndR) utile per l’individuazione di un soggetto idoneo al servizio”. Da qui la revoca dell’ingresso della Pa di Mattinata, come stabilito anche con una revoca della G.C. di Manfredonia.



L’ANTICIPAZIONE: “INDIVIDUARE GLI EVASORI ANCHE PER EVITARE L’INCREMENTO DELLE TASSE” – “Il Comune di Mattinata si riunirà a riguardo il 21 aprile >per approvare oltre ad altri ordini del giorno la proposta succitata (il bando pubblico per la gestione tributi)”, disse Sacco. “L’auspicio dell’amministrazione – terminò l’assessore – resta quello di individuare il soggetto maggiormente idoneo al servizio anche per fronteggiare l’emergere di possibili soggetti evasori”. Il fenomeno a Mattinata non era infatti circoscritto (come del resto a Manfredonia – Ass. Rinaldi: “1000 contribuenti non hanno pagato la Tarsu, mancano 1,5 milioni”, ndr e L’aumento della Tarsu a Manfredonia). L’individuazione degli evasori nell’ambito dei tributi (tarsu/Ici) avrebbe dovuto evitare un possibile incremento delle tariffe dei servizi .




L’invio delle interruzioni alla prescrizione dei tributi. Nel periodo di vuoto dell’affidamento del servizio (per qualcuno dovuto ai possibili licenziamenti dei precedenti dipendenti della Gestor, con opposizione da Manfredonia) molti tributi sarebbero caduti in prescrizione, decorsi i 5 anni per la riscossione. Per non commettere un ipotetico danno erariale la società delegata del Comune avrebbe allora inviato un centinaio di interruzioni alle prescrizioni a cittadini del centro. Le somme non sono conosciute. La segnalazione alla GdF sarebbe partita proprio da questo riscontro: quali i criteri per l’invio per i pagamenti?. Dalla segnalazione i controlli della Guardia di Finanza con delucidazioni chieste alla dirigenza della Andreani di Mattinata e alle forze politiche. Si attendono sviluppi.



LA PRESUNTA AGGRESSIONE AI DANNI DI UN DIPENDENTE DELLA SOCIETA’ DI RISCOSSIONE. LA POLEMICA FRA COORD. SEL RIZZI E SINDACO L.R. PRENCIPE . Ma come detto al servizio tributi a Mattinata si correla un altro episodio. Proprio di recente , il coordinatore Sel di Capitanata D.Rizziaveva inviato una nota nella quale aveva espresso solidarietà al lavoratore mattinatese Vincenzo Di Mauro per una “brutale aggressione subita”. Questi avrebbe chiesto ipoteticamente alla società di riscossione tributaria – dove lavorava part-time – di essere assunto a tempo pieno. Ma in questo modo evitando l’assunzione di un altro soggetto. Da qui due individui avrebbero aggredito l’uomo nel pomeriggio del 28 gennaio (ma il caso non sarebbe stato denunciato alle forze dell’ordine). “Vogliamo mettere in evidenza come il gesto possa annoverarsi quale ennesimo e brutale episodio di una guerra tra poveri, spesso sapientemente innescata, che atteggiamenti ambigui – in questo caso da parte dell’Amministrazione comunale di Mattinata per cui la società in questione svolge l’incarico di riscossione tributaria – contribuiscono a fomentare tra gli stessi lavoratori precari”, disse il coordinatore Sel. “Pare infatti, in base alle informazioni in nostro possesso – continuò Rizzi – che il brutale pestaggio del signor Di Mauro sia maturato a seguito di promesse di assunzione e di miglioramento delle aspettative lavorative alimentate ad arte per chissà quali inconfessabili motivi e che, considerando sia il contesto locale che l’eccezionale ‘fame di lavoro’ che caratterizza Mattinata così come tanti altri piccoli centri del Gargano, essa fosse addirittura prevedibile”.




La replica del sindaco Prencipe. “Faccio presente al sindaco Domenico Rizzi che l’Amministrazione Comunale di Mattinata impronta i suoi comportamenti a principi di correttezza e di trasparenza ed ha a cuore la sorte dei propri concittadini ponendo ai primi posti della propria agenda istituzionale i temi del lavoro e della legalità” “Pertanto, pur riconoscendo pienamente il diritto di critica, invito Rizzi a documentarsi prima di intervenire in maniera sconsiderata nei confronti dell’Istituzione da me rappresentata, la cui immagine ed onorabilità tutelerò in ogni sede”, concluse Prencipe nelle dichiarazioni.

“La Gestione Tributi vuole rideterminare i costi, preferiamo il bando”


Mattinata – “LA Gestione Tributi aveva chiesto di rideterminare, sugli assetti del bilancio, l’incidenza dei costi comuni di gestione proporzionalmente alle quote di partecipazione di tutti i soggetti pubblici della partecipata. Da qui la decisione di affidare i servizi tramite l’indizione di un bando pubblico”. Il Comune di Mattinata, come riferisce a Stato l’assessore ai tributi, al bilancio e alle attività produttive A. Sacco, ha deciso dunque di rinunciare all’ipotesi di ingresso nella Gestione Tributi S.p.A. del Comune di Manfredonia, nella misura del 2% delle azioni di categoria A2. Dopo le precedenti delibere, relative alla partecipazione del Comune del sindaco L.R. Prencipe, il Comune di Manfredonia aveva informato la stessa amministrazione mattinatese di una prossima rideterminazione dei costi di gestione proporzionalmente alle quote di partecipazione dei singoli soggetti interessati al servizio tributi della partecipata. Da qui l’uscita dalla Spa da parte del comune garganico.

LA VICENDA – Come già pubblicato ( Focus ), il Comune di Manfredonia aveva stabilito l’ingresso del Comune di Mattinata nella locale Gestione Tributi Spa, “nella misura del 2% delle azioni di categoria A2″: così in base a quanto stabilito con la delibera di Giunta comunale n.56 del 03.03.2011 su proposta dell’Assessore al Bilancio, Rinaldi Pasquale, che aveva esposto la Relazione del Dirigente del 3° Settore Bilancio, Demanio e Patrimonio, Nigro Michelangelo.

DELIBERA DI CONSIGLIO DEL COMUNE DI MATTINATA DELLO SCORSO 22 LUGLIO 2010 – In precedenza, il Comune di Mattinata (FG), con nota prot. n. 351 del 12 gennaio 2011, acquisita dal Comune di Manfredonia in data 14 gennaio 2011, al prot. n. 1460, aveva trasmesso la Delibera di Consiglio n. 36 del 22 luglio 2010, con la quale l’ente manifestava la volontà di acquisire il 2% delle azioni citate. Prima dell’ingresso del Comune di Mattinata, l’assetto societario della Gestione Tributi S pa di Manfredonia (presidente Pasquale Aulisa, ex consigliere di maggioranza, con uffici a Manfredonia in via delle Antiche Mura , per il servizio di accertamento e riscossione dei tributi locali, delle entrate patrimoniali ed assimilate e a Monte Sant’Angelo in via Per Manfredonia, ufficio) era così composto: 58% Comune di Manfredonia, pari a 6.960 numero azioni, del valore nominale di € 69.600,00, di cui 3.600 numero azioni di categoria A1 e 3.360 di categoria A2; 2% Comune di Monte Sant’Angelo, pari a 240 numero azioni, tutte di categoria A2, del valore nominale di € 2.400,00; 40% AIPA S.p.A., pari a 4.800 numero azioni, tutte di categoria B, del valore nominale di € 48.00,00. Con l’adesione del Comune di Mattinata nel capitale sociale della Gestione Tributi S.p.A. il nuovo assetto societario della Spa, nel rispetto della maggioranza pubblica, sarebbe andato dunque a rideterminarsi con il 56% a favore del Comune di Manfredonia; il 2% per il Comune di Monte Sant’Angelo, il 2% pertanto al Comune di Mattinata, pari a 240 numero azioni, tutte di categoria A2, del valore nominale di € 2.400,00 e il 40% – come in precedenza – all’AIPA S.p.A. Ma l’accordo è ora saltato. Da fonti interne il Comune di Mattinata, tanto la Giunta Prencipe quanto l’opposizione, avrebbe preferito istituire da subito un ufficio interno al Comune per la gestione di tutte le riscossioni per i tributi.

FOCUS GESTIONE TRIBUTI, L’AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA, INSINUAZIONE AL PASSIVO DEL COMUNE DI MANFREDONIA PER 110MILA EURO, GLI APPALTI DELL’AIPA, IL DRAMMA DEGLI EX LAVORATORI, LE INDAGINI DELLA GDF NUCLEO DI PT DI FOGGIA – Focus 

Nella delibera precedente (5.03.11 n.56) della G.C. di Manfredonia si precisava come il capitale sociale della Gestione Tributi debba essere di “maggioranza pubblica per tutta la durata della Società”, così come stabilito dall’art. 8 dello Statuto – Partecipazione pubblica maggioritaria: “Il capitale sociale deve essere costituito, per tutta la durata della Società: nella misura minima complessiva non inferiore al 60%, da un uguale numero di azioni di categoria A1 e A2, detenute da Soggetti Pubblici; per la restante parte, da azioni di categoria B, detenuta da Soci Privati”. L’ingresso del Comune di Mattinata, nella misura del 2% delle azioni di categoria A2, non avrebbero vìolato le percentuali di partecipazione pubblica sancite dallo Statuto, (approvato dal Consiglio Comunale di Manfredonia con Delibera n. 59 del 19 luglio 2006), visto l’art. 9, comma 3 dello Statuto, con il quale si stabilisce che “Ogni azione dà diritto ad un voto, con l’unica eccezione che le azioni di categoria A2 sono prive del diritto di voto nelle assemblee convocate per la nomina delle cariche sociali” e visto l’art. 11 – Trasferimento delle Azioni di categoria “A1” e “A2” – con il quale si stabilisce: “Le azioni di categoria A1 e A2 possono essere trasferite, nei limiti consentiti dal presente Statuto e dalla Legge, esclusivamente a favore di Soggetti Pubblici, fermo restando il diritto di prelazione disciplinato dal successivo art. 14”. Difatti, le azioni di categoria non danno ai soggetti che ne acquisiscono il potere di voto all’interno del Cda. La costituzione della Gestione Tributi Spa discende dalla Delibera del Consiglio Comunale n. 59 del 19 luglio 2006, con la quale si era stabilito di promuovere la costituzione di una Società per Azioni a prevalente capitale pubblico locale per la gestione delle entrate comunali; a seguito dell’espletamento della gara ad evidenza pubblica è stato poi individuato il socio privato, Società AIPA S.p.A. per la costituzione della società mista; tenuto conto della costituzione tra il Comune di Manfredonia e la AIPA S.p.A. della SpA “Gestione Tributi S.p.A.”, iscritta al registro delle imprese di Foggia in data 8 novembre 2007 al n. 255904; mentre con contratto di Servizio Rep. 6655 del 7 dicembre 2007 era stata affidata alla Gestione Tributi S.p.A. l’attività di gestione delle entrate tributarie e patrimoniali, di cui è titolare il Comune di Manfredonia; per il trasferimento delle quote azionarie della Società gestione Tributi S.p.A. detenute dal Comune di Manfredonia è stato nominato il Notaio Antonio Rizzo Corallo. Da qui la Giunta comunale ha deliberato di esprimere il nulla osta alla richiesta di ingresso del Comune di Mattinata nella compagine sociale della Gestione Tributi S.p.A., “a condizione che il Socio Pubblico, Comune di Monte Sant’Angelo, non eserciti il diritto di prelazione“.

Nella delibera del Comune di Manfredonia si precisava come vista la nota prot. n. 6691 del 24 febbraio 2011 che il Dirigente del 3° Settore del Comune di Manfredonia aveva inviato alla Gestione Tributi S.p.A., si chiedeva: “di fare una valutazione relativamente ai riflessi di tale eventuale ingresso su tutti gli aspetti non solo economici e finanziari, ma anche gestionali e funzionali. In altri termini, è necessario conoscere l’impatto derivante dall’eventuale ingresso di un altro socio sulle attività e sui conti del Comune di Manfredonia, al fine di non pregiudicare il livello dei servizi prestati a favore di questo ente”. Con nota prot.n. 7100 del 28 febbraio 2011 la Gestione Tributi S.p.A. garantiva che: “Nessuna interferenza, né qualitativa, né gestionale e neanche economico‐finanziaria, pertanto, potrà derivare al sinallagma contrattuale in essere tra la scrivente società e codesta On.le Amministrazione, rapporto in essere, d‘altra parte, regolato da specifiche condizioni contrattuali individuate – anch’esse – in relazione e proporzione alle diverse misure di impegno e remunerazione oltre che alle differenti caratteristiche economiche e gestionali del Comune di Manfredonia”.

LE NUOVE ENTRATE IN CONTO CAPITALE SAREBBERO STATI PARI A 2.400 EURO – L’ingresso del Comune di Mattinata al capitale sociale della Gestione Tributi S.p.A. avrebbe determinato un’entrata in conto capitale di € 2.400,00 da iscrivere nel Bilancio 2011 nel Comune di Manfredonia.

Ora invece, come del resto precisato nella seduta di G.C. n.20 del 05.04.2011 n.84 la revoca della delibera n.56 del 3 marzo 2011, relativa all’ingresso del Comune di Mattinata nella Gestione Tributi Spa nella misura del 2% delle azioni di categoria A2.


L’ASSESSORE AI TRIBUTI DELLA PA DI MATTINATA SACCO: “MEGLIO IL BANDO PUBBLICO PER L’INDIVIDUAZIONE DEL SOGGETTO IDONEO PER IL SERVIZIO”
 – “Già la precedente amministrazione Iannotta – dice a Stato l’assessore Sacco – aveva deciso saggiamente di esternare il servizio dei tributi con regolare gara alla Tributi Italia Spa (in seguito in amministrazione straordinaria) fino alla Soget Italia Spa (con scadenza il 31 dicembre 2010, si ricorda che i tributi maggiori sono gestiti dallo stesso Comune)”. In forza alla legge 448/2011, articolo 8 esternalizzazione servizi, il Comune di Mattinata decide di aderire alla società Gestione Tributi di Manfredonia “anche per una similitudine dell’utenza dei diversi comuni (Manfredonia e Monte Sant’Angelo) che la società serviva”. Dopo l’invio della deliberazione del consiglio comunale (delibera CC n.36-22.07-2010) al Comune di Manfredonia, nello stesso consiglio comunale l’ufficio ragioneria della PA di Mattinata, mediante un calcolo, aveva ritenuto che “il 7,5% dell’aggio stabilito non sarebbe andato a gravare su ulteriori spese, con quota allineata alla precedenti”. In seguito all’approvazione, con delibera di GC del Comune di Manfredonia, dell’ingresso nella Gestione tributi Spa del Comune di Mattinata (quota 2% azioni categoria A2, aggio 7,5 %), la gestione Tributi Spa di Manfredonia informa il Comune mattinatese, con relativa missiva, che l’ingresso del nuovo soggetto pubblico sarebbe stato condizionato alla garanzia della stessa gestione tributi per la quale l’operazione non avrebbe avuto riflessi in futuro sugli aspetti economici, finanziari, gestionali e funzionali della stessa Spa.

“La Gestione Tributi Spa – spiega Sacco – ha chiesto (con missiva del 23.03.2011) di rideterminare sugli assetti di bilancio, l’incidenza dei costi comuni di gestione proporzionalmente alle quote di partecipazione di tutti i soggetti pubblici della stessa Gestione Tributi Spa”. “Il Consiglio comunale di Mattinata sovrano sull’argomento – dice l’assessore Sacco – nello stesso atto è stato chiarissimo precisando come l’aggio era stato fissato al 7,5% su tutti i tributi gestiti dalla Spa del Comune di Manfredonia, proprio per non variare il gettito, l’aggio sui tributi in riferimento agli anni precedenti. In considerazione della rideterminazioni anche incidenti su ulteriori costi comuni di gestione proporzionali alle quote di partecipazione, l’amministrazione comunale di Mattinata ha ritenuto opportuno di sottoporre al Consiglio comunale una nuova proposta di delibera nella quale si è previsto l’affidamento dei servizi relativi ai tributi locali tramite un bando ad evidenza pubblica utile per l’individuazione di un soggetto idoneo al servizio”. Da qui la revoca dell’ingresso della Pa di Mattinata, come stabilito anche con revoca della G.C. di Manfredonia.

“INDIVIDUARE GLI EVASORI ANCHE PER EVITARE L’INCREMENTO DELLE TASSE” Il Comune di Mattinata si riunirà a riguardo il 21 aprile per approvare oltre ad altri ordini del giorno la proposta succitata (il bando pubblico per la gestione tributi). “L’auspicio dell’amministrazione – termina Sacco – resta quello di individuare il soggetto maggiormente idoneo al servizio anche per fronteggiare l’emergere di possibili soggetti evasori”. Il fenomeno a Mattinata non è infatti circoscritto (come del resto a Manfredonia – Ass. Rinaldi: “1000 contribuenti non hanno pagato la Tarsu, mancano 1,5 milioni”, ndR ). L’individuazione degli evasori nell’ambito dei tributi (tarsu/Ici) potrebbe evitare dunque un possibile incremento delle tariffe dei servizi (come avvenuto ripetendo nello stesso comune sipontino)



g.defilippo@statoquotidiano.it 

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