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Thursday, December 31, 2015

Gela, il Sindaco espulso dal Movimento Cinque Stelle giovedì, 31 dicembre 2015



Gela, il sindaco Domenico Messinese messo alla porta dai grillini perché si è messo d’accordo con l’ENI

Mentre all’Ars i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno avversato in tutti i modi l’accordo con l’ENI per la perforazione di nuovi pozzi e per la produzione di olio di palma, il sindaco grillino, come tutti i suoi predecessori, ha pensato bene di accordarsi con il colosso chimico. Da qui la sua espulsione
A Gela i sindaci non si sono mai messi contro l’ENI. In questa città il colosso chimico italiano, dalla fine degli anni ’50 del secolo passato ai nostri giorni, ha fatto il bello e il cattivo tempo. L’inquinamento è sempre stata la regola di Gela. Negli anni ’60 e ’70 era un inquinamento pesantissimo: mare, aria e terreni. Scenario che non è mai mutato. La differenza è che nel passato l’inquinamento era visibile (in mare nero degli anni ’70), mentre oggi è meno visibile: ma c’è. Negli ultimi anni gli sversamenti di idrocarburi in mare non sono mancati. Si pensava che con l’elezione del sindaco del Movimento 5 Stelle, Domenico Messinese, la situazione sarebbe cambiata. Invece è rimasta tale e quale. Ai grillini la cosa non è andata giù, così hanno messo alla porta quello che avrebbe dovuto essere il loro sindaco del cambiamento.
“Il sindaco di Gela, Domenico Messinese – si legge in un comunicato dei grillini siciliani – è venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel MoVimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”.
“Messinese – prosegue il M5S Sicilia – non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d’impegno in questo senso, col fine ulteriore di generare un effetto domino normativo che avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri”.
“Messinese – aggiunge il M5S Sicilia – ha avallato il protocollo di intesa tra ENI, Ministero dello Sviluppo economico e Regione siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all’Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze, non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica”.
“Il sindaco di Gela, invece di metterlo in discussione e bloccarlo – prosegue la nota del Movimento 5 Stelle – l’ha accettato, consentendo che sul territorio di Gela si avviino attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, con la perforazione di nuovi pozzi e la riapertura dei vecchi. In questo contribuendo a deturpare ulteriormente il paesaggio e compromettendo inevitabilmente l’equilibrio biologico delle acque costiere, oltre al grave danno derivante all’economia turistica della zona”.
“In ultimo – conclude il M5S Sicilia – avallando questo protocollo, Messinese accetta la riconversione degli impianti per la produzione di olio di palma, per avviare i piani di recupero dei livelli occupazionali. Programmi vetusti, totalmente avulsi dalle politiche energetiche e ambientali dettate dai nuovi obiettivi europei e, di conseguenza, piani che si stanno rivelando completamente inutili”.
p.s.
Trasformare lo stabilimento chimico di Gela di un centro per la produzione di olio di palma è quanto di più alluncinante si possa immaginare. 
Ormai da anni la ricerca scientifica ha puntato i riflettori su questo prodotto. Il responso sembra unanime: l’olio di palma fa mala alla salute umana. E’ disastroso per il nostro sistema cardiocircolatorio. Può provocare il diabete. E c’è anche il dubbio che sia pure cancerogeno.
L’olio di palma è un grasso vegetale estratto dalle drupe di alcune varietà di palme. E’ molto usato nell’industria alimentare per la preparazione di biscotti, merendine, farciture dei dolci confezionati. E, ancora, nelle creme spalmabili e in altri cibi pronti. 
Insomma, puntare su un prodotto che è al centro di polemiche non sembra una scelta molto oculata. Forse Gela farebbe bene a chiudere definitivamente il capitolo della chimica – che ha prodotto solo enormi guasti ambientali, economici e sociali – puntando sul recupero dell’ambiente e sulle attività culturali.  
Tra l’altro, la monocoltura intensiva di palma – per produrre proprio l’olio di palma – sarebbe responsabile di un processo deforestazione. Con gravissimi danni in alcune aree del pianeta, come il Borneo e Sumatra. Un altro motivo per dire no all’olio di palma a Gela.
g.a.
http://www.inuovivespri.it/2015/12/31/gela-il-sindaco-domenico-messinese-messo-alla-porta-dai-grillini-perche-si-e-messo-daccordo-con-leni/


Gela, il Sindaco espulso dal Movimento Cinque Stelle 

 giovedì, 31 dicembre 2015

Come anticipato ieri dal Mattino di Sicilia, il Sindaco di Gela è stato espulso dal Movimento Cinque Stelle. Lo annuncia un comunicato di M5S Sicilia diramato in serata.  Domenico Messinese, si legge, “è venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel movimento e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”.









“Messinese – prosegue il M5S Sicilia – non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d’impegno in questo senso, col fine ulteriore di generare un effetto domino normativo che avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri”. 
Il sindaco, è scritto ancora nel comunicato, “ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un’accordo che il gruppo parlamentare all’Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica”.


Quirinale, il 2015 di Sergio Mattarella: un anno di impegni tra banche, riforme, corruzione, mafia e giustizia

Quirinale, il 2015 di Sergio Mattarella: un anno di impegni tra banche, riforme, corruzione, mafia e giustizia


Quirinale, il 2015 di Sergio Mattarella: un anno di impegni tra banche, riforme, corruzione, mafia e giustizia



I primi mesi al Colle del presidente della Repubblica. Dal monito contro il terrorismo “germe della terza guerra mondiale”, all’affondo sulle truffe a danno dei risparmiatori. Dalla corruzione “furto di democrazia”, ai richiami contro il crimine organizzato. Ecco i temi sui quali il capo dello Stato si è speso di più

Era stato chiaro sin dal giorno del suo giuramento. “Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione”. E l’arbitro “deve essere, e sarà, imparziale”. Una frase, quella pronunciata il 3 febbraio scorso davanti al Parlamento riunito in seduta comune, che anticipa e riassume il 2015 di Sergio Mattarella al Quirinale. “Il calmo”, addirittura “l’anti-eroe”, come lo aveva definito Giampaolo Pansa su Repubblica nel 1989, in questi primi dieci mesi ha parlato poco. Proprio come ogni direttore di gara che si rispetti. Mai una parola di troppo né una dichiarazione che potesse prestare il fianco alle strumentalizzazioni. Un fatto nuovo per la politica italiana dopo i nove anni al Colle di Giorgio Napolitano, uno abituato ad entrare a gamba tesa su qualsiasi questione. Anche dopo aver abdicato. Come quando ad aprile, ormai da presidente emerito, è tornato a difendere l’Italicum. Raccontano che Mattarella, che in quell’occasione gli era seduto accanto, non l’abbia presa benissimo. Ma in pubblico non ha detto nulla. Né a caldo né a freddo. Niente di niente. Ma di cosa ha parlato il presidente della Repubblica da quando è in carica? Di corruzione, mafia, giustizia. Ma anche di diritti umani,terrorismo, Corte costituzionale. Banche, economia. Ecco le sue principali dichiarazioni dall’insediamento ad oggi.
Banche. Costituzione alla mano, Mattarella non ha potuto esimersi dall’intervenire sul caso che ha coinvolto i 130 mila risparmiatori delle quattro banche (Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti) in dissesto ‘salvate’ dal decreto del governo del 22 novembre scorso. Non più tardi di dieci giorni fa, il capo dello Stato ha assicurato che “si stanno approntando interventi di possibile sostegno, valutando caso per caso, al fine di tutelare  quanti sono stati indotti ad assumere rischi di cui non erano consapevoli”. Non solo. Perché Mattarella ha anche fatto capire che chi ha sbagliato pagherà. “Occorre un accertamento rigoroso e attento delle responsabilità – ha proseguito –. Sono di importanza primaria la trasparenza, la correttezza e l’etica”, anche se il sistema creditizio italiano si è dimostrato “più solido di altri”. Infine un attacco agli speculatori. “Il risparmio non è soltanto il frutto della fatica del lavoro e la base di sicurezza familiare: è anche una leva di finanziamento cruciale per l’economia reale – ha concluso –. In un contesto che sembra premiare soprattutto la speculazione finanziaria servono capitali pazienti per finanziare investimenti di lungo termine”.
Corruzione. L’ha definita come “un cancro”, addirittura “un furto di democrazia”. Certo che sconfiggerla e “spezzare le catene della complicità” è “possibile”. In che modo? “Dobbiamo porci obiettivi elevati sul piano della moralità pubblica e del senso civico”, ha spiegato Mattarella il 9 dicembre scorso durante la ‘Giornata mondiale contro la corruzione’ indetta dalle Nazioni Unite. Messaggio poi ribadito il 21 dicembre nel corso del tradizionale scambio di auguri di fine anno con i rappresentanti delle istituzioni. Ma non è tutto. La corruzione “crea sfiducia, inquina le istituzioni, altera ogni principio di equità penalizza il sistema economico, allontana gli investitori e impedisce la valorizzazione dei talenti – ha proseguito il capo dello Stato –. L’opacità e il malfunzionamento degli apparati pubblici e di giustizia colpisce ancor di più i poveri e le persone deboli, crea discriminazioni, esclusioni, scarti, distrugge le opportunità di lavoro” e “le speranze dei giovani”.
Corte costituzionale. Il siderale ritardo con cui il Parlamento ha eletto i tre giudici della Consulta ha irritato non poco Mattarella. Che il 2 ottobre scorso ha richiamato le Camere a quello che ha definito un “doveroso e fondamentale adempimento, a tutela del buon funzionamento e del prestigio della Corte e a salvaguardia della responsabilità istituzionale”. Auspicando che con “la massima urgenza” i componenti di Montecitorio e Palazzo Madama provvedessero a trovare un accordo per superare l’impasse. Tutto inutile. Così, il 10 dicembre, il capo dello Stato ha rincarato la dose dalle colonne del Messaggero. “La mancanza di tre giudici incide molto sulla funzionalità della Corte Costituzionale e questo vuoto non può continuare”, ha scandito. Anche perché “la Costituzione prevede una composizione articolata ed equilibrata della Corte”. E “la mancanza di oltre la metà dei giudici di una componente (quella eletta dal Parlamento, ndr) altera l’equilibrio voluto dai Costituenti”, aggiungendo “un ulteriore aspetto di gravità allo stallo che si registra”. Stavolta il messaggio è stato recepito: sei giorni dopo, alla trentaduesima votazione, sono stati eletti Augusto BarberaFranco Modugno e Giulio Prosperetti. Grazie all’accordo fra Pd e M5S.
Diritti umani. Quelli dei migranti (“è un errore storico ritardare la necessaria azione comunitaria in tema di accoglienza”). Ma non solo. Perché il presidente della Repubblica è intervenuto anche per riaffermare “ilprincipio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e affermato nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea” contro ogni forma di omofobia e transfobia. “Rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana”, ha affermato Mattarella il 17 maggio scorso durante la giornata internazionale contro l’omofobia, “è una responsabilità primaria, dalla quale discende la qualità del vivere civile e della stessa democrazia. Le discriminazioni, le violenze morali e fisiche – ha aggiunto – non sono solo una grave ferita ai singoli ma offendono la libertà di tutti, insidiano la coesione sociale, limitano la crescita civile”. L’obiettivo è “costruire una cultura che assuma l’inclusione come obiettivo sociale, che applichi il principio di eguaglianza alle minoranze, che contrasti l’omofobia e la transfobia perché la piena affermazione di ogni persona è una ricchezza inestimabile per l’intera comunità”.
Giustizia. È stato uno dei primi temi trattati dopo l’insediamento. Il 24 febbraio, a Scandicci (Firenze), dove ha sede la Scuola Superiore della Magistratura, Mattarella ha parlato di giustizia, “chiamata a definire ogni giorno l’equilibrio fra diritti e doveri applicando le regole dettate dalla legge”. Sottolineando che quello del magistrato è “un compito né di protagonista assoluto nel processo né di burocratico amministratore di giustizia”. Tradotto: basta protagonismi fra le toghe. Il 26 novembre scorso, in un messaggio inviato alla conferenza nazionale dell’Avvocatura che si è svolto a Torino, Mattarella ha invece spiegato che “le criticità del sistema giustizia incidono sulla capacità di crescita del Paese, sull'amministrazione delle risorse pubbliche e sull’attrattività di investimenti esteri”. Infine a dicembre, in una lettera spedita al leader radicale Marco Pannella, Mattarella ha parlato del cosiddetto ergastolo ostativo. Ricordando come la sua abolizione sia “al centro di un animato dibattito politico e giuridico ed è all'esame del Parlamento una norma di delega che mira a ridurre gli automatismi e le preclusioni che escludono i benefici penitenziari per i condannati all'ergastolo”.
Grazia. Stavolta non ci sono dichiarazioni ma atti. Il 23 dicembre, infatti, Mattarella ha firmato tre decreti di concessione di grazia (una delle prerogative costituzionali del capo dello Stato). Il primo nei confronti di Massimo Romani, condannato a 40 anni per droga in Thailandia (poi ridotti a 30 in Italia). Il secondo e il terzo nei confronti dei due americani Robert Seldon Lady e Betnie Medero, entrambi condannati per il sequestro dell’ex Imam di Milano Abu Omar. Nel 2003, all'epoca dei fatti, Seldon Lady (condannato a 9 anni) era a capo del centro della Cia di Milano, mentre Medero (condannata a 6 anni) era una delle agenti responsabili del sequestro. A novembre, Mattarella aveva concesso la grazia parziale (pena ridotta da 6 a due anni) ad Antonio Monella, l’imprenditore bergamasco che nel 2006 uccise un diciannovenne albanese che tentava di rubargli l’automobile.
Mafia. Si tratta, come noto, di un tema che ha toccato da vicino Sergio Mattarella (nel 1980 suo fratello Piersanti fu assassinato da Cosa nostra). Non è un caso quindi se in questi primi dieci mesi al Quirinale, l’ex giudice della Corte costituzionale ne ha parlato più volte. Il 6 agosto scorso, giorno nel quale è stato ricordato Ninni Cassarà, vice questore e braccio destro di Giovanni Falcone e del pool antimafia di Palermo ucciso nel 1985 da Cosa nostra, il capo dello Stato ha chiesto di “onorare nel modo più concreto la memoria dei tanti magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e singoli cittadini che hanno perso la vita per assicurare l’affermazione dei diritti e il rispetto delle regole”, impegnandosi “nel contrastarerifiutare e denunciare ogni forma di infiltrazione e di ricatto criminale, di malaffare e di corruzione”. Il 28 settembre, inaugurando l’anno scolastico aNapoli, Mattarella è tornato sull’argomento. “La camorra e le mafie – ha affermato il presidente della Repubblica – possono essere sconfitte”. Anzi: “La camorra e le mafie saranno sconfitte” perché “non possiamo rinunciare a essere donne e uomini liberi”.
Riforme. Le ha lodate ad inizio novembre, quando è volato a Saigon e Giacarta. L’Italia è impegnata “in un profondo rinnovamento” e da tre anni a questa parte “sono state impostate ed approvate alcune riforme importanti finalizzate a rendere l’Italia più competitiva”, ha affermato Mattarella. Il quale è tornato a parlarne il 21 dicembre al Colle: “Non posso che augurarmi” che esse “giungano a compimento in questa legislatura” perché “il senso di incompiutezza rischierebbe di produrre ulteriori incertezze conflitti, oltre ad alimentare sfiducia”. Per il capo dello Stato “le riforme non riguardano soltanto l’organizzazione costituzionale, ma dovranno anche imprimere una svolta rispetto all’uso improprio di strumenti e procedure”. Perché “il tema della qualità della legislazione si pone davanti a noi come un dovere inderogabile”. Senza dimenticare i riflessi che l’immobilismo provoca sull’economia reale: “Il 2015 si chiude con un segno positivo per il Pil e per l’occupazione – ha proseguito –. Certo, è ancorainsufficiente per compiacerci della ripresa, sapendo che un gran numero di nostri concittadini cerca ancora lavoro”.
Terrorismo. Ad agosto lo ha apostrofato come “il germe della terza guerra mondiale”. Segno che il tema del terrorismo lo preoccupa non poco. Sergio Mattarella ne ha parlato in più di un’occasione. La prima il 28 marzo in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro, nella quale ha invocato la necessità di un“patto di civiltà” per “contrastare le campagne d’odio e di indottrinamento” dei fondamentalisti islamici. L’ultima il 10 dicembre, un mese dopo gli attentati di Parigi nei quali hanno perso la vita 130 persone. “L’Italia è in prima linea contro l’Isis”, ha assicurato il presidente della Repubblica, che ha comunque escluso (almeno per ora) la possibilità di un intervento militare delle nostre forze armate in Siria e Iraq. “Non ne vedo le condizioni”, ha risposto Mattarella a esplicita domanda, ricordando comunque la necessità di “una piena collaborazione dei servizi di Intelligence dei vari Paesi”.
Twitter: @Antonio_Pitoni @GiorgioVelardi
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/31/quirinale-il-2015-di-sergio-mattarella-un-anno-di-impegni-tra-banche-riforme-corruzione-mafia-e-giustizia/2341630/

“Errore salvare l’AMAT con la tassa occulta delle ZTL alla pasta con le sarde” E’ il Tram la priorità di Palermo? Non sarebbe stato più serio rendere fruibili le strutture sportive abbandonate?




“Errore salvare l’AMAT con la tassa occulta delle ZTL alla pasta con le sarde”


Lo dice il capogruppo del PD al Consiglio comunale di Palermo, Rosario Filoramo. Le reazioni all’inaugurazione del Tram di ieri. La spaccatura del PD, con Antonello Cracolici che corre tra le ‘braccia’ del sindaco Leoluca Orlando. Luisa La Colla che promette “battaglie” contro le ZTL. Le critiche di Angelo Figuccia. Le zone della città rimaste prive del servizio di trasporto passeggeri
Tante le reazioni all’inaugurazione del Tram di Palermo. Il PD è spaccato. In questo partito c’è chi rimprovera all’attuale Amministrazione comunale di Leoluca Orlando di avere gestito questo delicato passaggio con pressappochismo e superficialità: e, in effetti, con l’avvento del Tram sono state sbaraccate alcune linee degli autobus dell’AMAT, lasciando i cittadini di alcuni quartieri della città privi del servizio di trasporto pubblico delle persone, come ha denunciato il presidente della quarta circoscrizione della città, Silvio Moncada, già consigliere provinciale del PD (come potete leggere in questo articolo).     
Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha dimostrato, ancora una volta di essere abile: tiene fuori dalla Giunta il PD, ma riesce a portare dalla sua parte alcuni dirigenti di questo partito. E’ il caso di Fabio Teresi, presidente della quinta Circoscrizione. Che ieri ha diramato il seguente comunicato: “Palermo si prepara a vivere una giornata importante, con l’inaugurazione del Tram si apre una nuova stagione: questo non è il successo ‘di qualcuno’, è il successo di una città che dopo molti sacrifici vede finalmente la nuova opera in funzione”.
Teresi, ieri, era al fianco del ministro Delrio che, a suo dire, rappresenta “un PD che non si limita a dire sterili ‘no’, ma si batte per modificare e, dove possibile, migliorare i provvedimenti di un’Amministrazione che non è la nostra”. Quindi l’attacco al segretario provinciale del PD di Palermo, Carmelo Miceli, che invece ha manifestato perplessità sul Tram. Per Teresi, Miceli dovrebbe evitare “di imbarazzare il PD, lanciando appelli di ‘improbabili alleanze’ al Movimento 5 Stelle, considerato che i grillini non sono in grado di governare nemmeno se stessi. Miceli tenti, piuttosto, di ricompattare il partito in vista delle sfide future, dato che oggi il PD palermitano è diviso a metà”.
(In effetti il PD siciliano, con Rosario Crocetta presidente della Regione, sta dimostrando di saper amministrare la Regione siciliana…).
L’astio verso Miceli nasce dal fatto che il nuovo segretario provinciale del PD sta facendo piazza pulita della vecchia dirigenza consociativa ormai in uscita…
Un altro dirigente del PD che si è letteralmente gettato tra le braccia di Orlando è Antonio Rubino, responsabile dell’Organizzazione del PD siciliano, una sorta di ‘matrioska’ politica con dentro l’assessore regionale, Antonello Cracolici: “L’inaugurazione del tram è una vittoria di Palermo e dei palermitani. A nome della segreteria regionale del PD esprimo innanzitutto un ringraziamento ai cittadini che hanno sopportato con pazienza lungaggini e disagi. Un ‘grazie’ va poi al governo nazionale, e un plauso al governo regionale che ha sostenuto il Comune di Palermo nell’adempimento dei passaggi necessari ad inaugurare il servizio entro il 31 dicembre”.
Luisa la Colla, consigliere comunale del PD, molto critica sull’istituzione delle ZTL ‘pirandelliane’ (le ZTL introdotte dall’Amministrazione Orlando non per ridurre l’inquinamento della città, ma per consentire ai cittadini di inquinare a pagamento per far funzionare i Tram e, soprattutto, per far pagare ai cittadini di Palermo, con una nuova tassa, i ‘buchi’ dell’AMAT, il ‘carrozzone’ che, dopo i ‘successi’ ottenuti nella gestione degli autobus, è stato chiamato a gestire il Tram…).
“Il gruppo consiliare del PD – dice Luisa La Colla – è stato presente all’inaugurazione della prima corsa pubblica del Tram con il ministro Graziano Delrio. Ciò che ci preme sottolineare è che questo non è il Tram di Orlando, è il Tram dei cittadini, il Tram di Palermo, che nasce con il sostegno nazionale del Partito Democratico”.
“Il gruppo consiliare del PD –  è battuto contro la tassa delle ZTL, iniqua nei confronti dei cittadini”. Le zone a traffico limitato per il consigliere “possono andare bene per dei problemi di natura ambientale, ma solo con determinati accorgimenti”. L’idea di città auspicata da Luisa La Colla si dovrebbe basare su “una mobilità sostenibile con un Tram che funzioni come a Grenoble, dove arriva fin dentro alla città”. Un Tram che colleghi le periferie è per La Colla “un inizio per un progetto che diventi sempre più ampio, partendo dalla manutenzione dei marciapiedi e passando per le piste ciclabili”.
“Il tram – conclude la consigliera comunale – c’è, è una infrastruttura importante, ma non è bastevole. Saremo impegnati per la sostenibilità e lotteremo contro le tasse sulla ZTL che, così come sono state pensate, sono un ulteriore balzello per i cittadini palermitani. Si promettono battaglie”.
Il capogruppo  del PD al Consiglio comunale di Palermo, Rosario Filoramo, affronta un po’ tutti i temi del Tram:
“Oggi (ieri per chi legge ndr) festeggiamo l’avvio del servizio Tram. E’ un giorno di festa, si completa un percorso iniziato nel 1999 col contributo determinante di quelle forze politiche di centrosinistra, io stavo nei DS che allora fecero quella scelta. Scelta che non ho mai abiurato, al contrario di altre forze politiche favorevoli all’opera solo quando governando erano in grado di condizionarla e contrari quando stavano all’opposizione. Ho sempre difeso e sostenuto con coerenza il tram, segnalando, al contempo, le criticità strutturali, l’ invasività del modello e le responsabilità del colpevole ritardo nella sua realizzazione. Ho difeso un investimento di circa trecento milioni di Euro, il maggiore investimento degli ultimi venti anni, un opera pubblica che doveva costare novanta milioni di euro in meno. Continuerò a chiedere che venga fatta chiarezza sulla ragione dei ritardi e dei costi cresciuti in modo esagerato, fiducioso che il lavoro fatto dalla magistratura dia le giuste risposte”.
“Nel festeggiare l’avvio del servizio Tram – prosegue Filoramo – e nell’invitare tutti i palermitani e coloro che provengono da fuori città per ragioni lavorative ad usarlo come prima opzione per attraversare la città, al fine di decongestionare il centro cittadino e liberarlo dall’inquinamento, non posso non segnalare le tante criticità del trasporto pubblico cittadini. Troppe le zone della città – precisa il capogruppo del PD al Consiglio comunale – che non sono servite dal trasporto pubblico o che registrano una frequenza dei mezzi inconsistente”.
“Col nuovo piano dell’AMAT e il relativo taglio di trentadue linee – aggiunge Filoramo – ulteriori zone della città verranno abbandonate dal trasporto pubblico”. L’esponente del PD segnala la “mancanza di integrazione dei servizi di trasporto pubblico: “AMAT e Trenitalia – dice – finanziate al novanta per cento con le nostre tasse continuano a non raggiungere un accordo per offrire un servizio integrato e una tariffa integrata. Intervenga la Regione esercitando la competenza sul trasporto pubblico locale e facendosi promotore di un tavolo tecnico che coinvolga Trenitalia e AMAT, affinché si arrivi immediatamente ad un accordo di integrazione sia modale, sia tariffaro di tutti i servizi di trasporto metropolitano”.
“Dobbiamo offrire ai cittadini – dice sempre Filoramo – la possibilità di spostarsi in città passando dal bus al Tram e al treno con certezza delle frequenze e con un unico  titolo di viaggio integrato. AMAT e Trenitalia da dieci anni discutono di integrazione, la Regione li obblighi a trovare un accordo”.
Per Filoramo è un errore salvare l’AMAT “con la tassa occulta e iniqua della ZTL alla pasta con le sarde”. E a proposito delle ZTL ‘pirandelliane, l’esponente del PD dice che anche il sindaco Orlando “oggi ammette che bisogna rivedere le fasce orarie di applicazione, la gradualità in base le cilindrate e la loro sostenibilità ambientale”.
“Infine il dato più evidente – precisa Filoramo -: la cifra di cento Euro non può essere considerata un deterrente all’uso dell’automobile privata. AMAT ha oggi un’ultima possibilità per uscire dalla crisi, per abbandonare il modello cianciminiano della municipalizzata e divenire una vera azienda trasporti che si misura sul gradimento del servizio offerto da parte dell’utenza. Attendiamo ancora una  riorganizzazione del management e l’avvio di una politica che incentivi gli abbonamenti”.
“Dopo vent’anni di attesa Palermo battezza una delle più grandi opere della sua città”, dice Giusi Scafidi, presidente della quarta commissione consiliare. Il Tram, secondo Giusy Scafidi, è un “mezzo che rivoluzionerà il modo di spostarsi ma, soprattutto, il contatto tra il centro e le periferie che, con il nuovo servizio, non saranno più così tanto lontane. Il Tram – aggiunge – è necessario per avere una mobilità più sostenibile, per ridurre il traffico, ma soprattutto l’inquinamento, che sta facendo soffocare la nostra città. Dobbiamo iniziare ad aprirci al cambiamento. In diverse città italiane, anche più piccole, il Tram e la ZTL sono realtà ormai consolidate e con cui la gente riesce a convivere. È inutile continuare ad opporsi, ma osserviamo come andrà. Il Comune sorveglierà e si darà dei tempi non lunghissimi per rimodulare il traffico, le linee dei bus e tutti i servizi nel caso in cui qualcosa non andrà come previsto”.
(Ma Giusy Scafidi lo sa cos’è una ZTL e, soprattutto, a che cosa serve? pensa veramente che le ZTL ‘pirandelliane’ istituite dal Comune ridurranno l’inquinamento?).
“Iniziamo a sperimentare – prosegue Giusy Scafidi -. Stiamo facendo importanti passi avanti per avvicinarci agli standard di città europea con tram, bike sharing, taxi sharing e car sharing. Auspico che dopo tante paure e perplessità, i palermitani sentano questa opera come una loro conquista da tutelare. Come il primo passo verso una dimensione di una città europea. Siamo ancora ai primi passi, ma dobbiamo pur iniziare a camminare verso una meta lontana. E impegnarci, insieme, per raggiungerla. Con le quattro linee del tram, Palermo riuscirà ad abbattere le barriere, cioè quei chilometri che separano il cuore della città dalle sue periferie. È ora di cambiare”
Sul Tram di Palermo intervengono anche Daniela De Luca segretario Cisl Palermo Trapani e Mimmo Perrone segretario provinciale Fit Cisl: “Senza dubbio – dicono i due sindacalisti – l’avvio del Tram era un obiettivo importante per la mobilità di Palermo, e la partenza del servizio non può che vederci soddisfatti, ora prosegua l’impegno dell’amministrazione comunale per l’ integrazione di tutti i nuovi mezzi in modo da realizzare un vero sistema dei trasporti nella città e nell’area metropolitana. Chiediamo un tavolo per discutere di questi punti con il comune”.
“Auspichiamo – aggiungono – di poter discutere adesso con le istituzioni coinvolte come comune e Ferrovie anche dell’introduzione di un biglietto integrato metro e treni e di tutto il piano mobilità”.  De Luca e Perrone non nascondono qualche dubbio: “Resta chiaramente da monitorare la sostenibilità economica del servizio Tram per non gravare sulle ‘casse’ dell’AMAT e ulteriormente sulle tasche dei cittadini”.
Anche la Cisl si è accerta che alcuni quartieri della città sono rimasti privi di servizio di trasporto passeggeri: “Ci sono zone della città – si legge nel comunicato del’organizzazione sindacale – che con il nuovo piano e dopo le soppressioni delle linee dei bus, restano ancora scoperte dai servizi. Si faccia in modo di realizzare e assicurare una copertura  di tutto il territorio per venire incontro alle esigenze di chi deve spostarsi tutti i giorni” concludono i due segretari”.
Critico l’unico consigliere comunale di Forza Italia che fa opposizione alla Giunta Orlando. Parliamo di Angelo Figuccia. Che dice:
“ieri ho partecipato all’evento di inaugurazione del Tram a Palermo, protestando insieme ai cittadini, ai lavoratori, alle associazioni e ai movimenti che hanno deciso di scendere in piazza per manifestare la propria indignazione contro l’ennesima presa in giro del sindaco Orlando chiamata impropriamente ZTL e che invece avrebbe più correttamente dovuto chiamarsi tassa finanziamento Tram”.
“Con il grido ‘vergogna’ – racconta Figuccia – molti dei presenti hanno accolto il trio Orlando, Crocetta, Delrio e all’insegna dei fischi e delle contestazioni si è svolta l’inaugurazione di questa importantissima opera infrastrutturale, che è stata abbondantemente finanziata attraverso fondi europei e che non deve gravare sulle già precarie finanze dei palermitani”.
“Le ragioni del mio dissenzo – continua Figuccia – si fondano, da una parte sulla maldestra applicazione delle ZTL che, in tutte le città del mondo, hanno finalità squisitamente ambientaliste e che a Palermo vengono invece asservite alle esigenze economiche di un’Amministrazione sprecona; dall’altra sul dovere, che il ruolo istituzionale che ricopro mi impone, di tutelare tutti quei cittadini che non vogliono e non possono soccombere ad una vera e propria ingiustizia”.
Sul Tram di Palermo interviene pure Antonino La Barbera, segretario regionale dei Cobas settore trasporti:
“Abbiamo sempre considerato il Tram un’opera strategica per il miglioramento della mobilità cittadina. Tuttavia, coerentemente con l’azione sindacale condotta all’interno dell’Amat, riteniamo che non siano state risolte le incognite relative alla sostenibilità economico-finanziaria dell’infrastruttura”.
“Il sistema tramviario – aggiunge La Barbera – può essere la base di partenza per il rilancio dell’AMAT e, al contempo, un volano occupazionale, a patto che venga ‘messo al sicuro’ con previsioni di entrata certe”. Secondo i Cobas, “è sbagliato aver legato il Tram alle tariffe introdotte con la ZTL. Anche perché ciò espone il provvedimento a ricorsi, che potrebbero avere un impatto negativo sulla gestione del sistema Tram. Siamo certi comunque che l’Amministrazione sia in grado di garantire la tenuta dei conti”.
Sulla riorganizzazione delle linee di trasporto urbano su gomma, infine, La Barbera conclude: “I tagli previsti dall’AMAT, in accordo con il socio unico Comune, produrranno l’effetto di isolare alcune periferie, che non verranno ‘coperte’ dal Tram. Da sempre siamo contrari ad ogni tentativo di comprimere il diritto alla mobilità dei cittadini”.




E’ il Tram la priorità di Palermo? Non sarebbe stato più serio rendere fruibili le strutture sportive abbandonate?


Lo stesso discorso vale per i rifiuti: non sarebbe stato più serio spendere una parte dei 320 milioni di Euro spesi per il Tram per chiudere e risanare la discarica di Bellolampo? Non sarebbe stato più serio investire una parte di queste risorse per la raccolta differenziata invece di continuare a inquinare la città? Ancora: 320 milioni di Euro per 15 chilometri di strada ferrata senza gallerie non sono un’enormità? Era importante il Tram o erano ‘importanti’ gli appalti a ruota libera gestiti nel nome del Tram?
Ieri, non senza polemiche e proteste (a tanti cittadini palermitani l’idea di pagare oltre 100 Euro all’anno di una finta ZTL per mantenere il Tram non va proprio giù: non a caso si prevedono ricorsi alla magistratura amministrativa), è andate in scena l’inaugurazione del Tram. 
Ora, al di là del veleni su una ZTL farsesca (si consentirà agli automobilisti di inquinare la città per ricavare i soldi per finanziare il Tram: un’assurdità), vorremmo porre alcune domande al Consiglio comunale e all’Amministrazione comunale di Palermo.
Il Tram era veramente la priorità di Palermo? Non sarebbe stato più serio utilizzare una parte di questi 320 milioni di Euro e oltre per rendere fruibili tutte le strutture sportive che l’Amministrazione comunale ha abbandonato? L’elenco è lungo. Ne ricordiamo solo alcune: il Velodromo Borsellino, il Diamante e via continuando. Ma chi è che si occupa dei giovani di Palermo?
Possibile che l’Amministrazione comunale ha stipulato un mutuo di oltre 80 milioni di Euro per il Tram e non è riuscito a trovare – in certi casi poche decine di migliaia di Euro – per non lasciare nell’abbandono strutture sportive importantissime per la città? Ci sono strutture sportive per le quali, negli anni passati, sarebbero bastati 300-400 mila Euro. E invece le Amministrazioni comunali che si sono susseguite negli ultimi quindici anni – prima quella di centrosinistra (ci riferiamo agli anni ’90 del secolo passato, quando sindaco eraLeoluca Orlando), poi quella di centrodestra di Diego Cammarata e oggi di nuovo quella di Orlando – hanno allargato le braccia dicendo: “Non ci sono soldi”.
Però 320 milioni di Euro per realizzare appena 15 chilometri di Tram sono stati trovati. Come mai?
Correva l’anno 1986. Trent’anni fa. E la discarica di Palermo – Bellolampo – era in emergenza. Sindaco era Leoluca Orlando. Interveniva il governo nazionale. I Verdi erano entrati in Consiglio comunale. Si cominciava a parlare di raccolta differenziata dei rifiuti. Gli stessi verdi, di lì a poco, sarebbero entrati a far parte dell’Amministrazione comunale. Ci si attendevano grandi cambiamenti…
Trent’anni dopo siamo allo stesso punto. La discarica di Bellolampo è ancora lì. Nel frattempo è diventata una bomba ecologica. Nessuna Amministrazione comunale, da allora ad oggi, si è occupata seriamente della raccolta differenziata.
Ricordiamo che, nella metà degli anni ’90, vennero installati contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti. “Finalmente si comincia”, si disse allora. Per poi scoprire che i contenitori dove i palermitani ammassavano la carta, il vetro e altri rifiuti da ‘differenziare’ finivano tutti a Ballolampo. Una farsa che ha solo rafforzato nei palermitani la convinzione che a Palermo nulla di serio può vedere la luce…
Nel 2009 il governo nazionale – Ministro dell’Ambiente era Stefania Prestigiacomo – ha finanziato un progetto per la raccolta differenziata in una parte di Palermo. Circa 120 mila cittadini coinvolti. Avrebbe dovuto essere l’occasione per estendere in tutta la città la raccolta differenziata.
Questa sperimentazione è andata avanti a fatica. Fino a quando, qualche settimana fa, dopo polemiche sulla strafottenza del Comune di Palermo, la stessa Amministrazione comunale ha sbaraccato l’isola ecologica, che è indispensabile per la raccolta differenziata dei rifiuti.
In tutto in uno scenario in cui i palermitani pagano la TARI (leggere tassa per l’immondizia più cara d’Italia: oltre 120 milioni di Euro più IVA per mantenere in piedi la RAP, un nuovo ‘carrozzone’ che, pur costando un sacco di soldi, lascia la città sporca. Il tutto mentre la discarica di Bellolampo continua a inquinare l’ambiente.
Non era forse la questione rifiuti una delle vere emergenze di Palermo? Invece abbiamo speso 320 milioni di Euro per 15 chilometri di Tram. E ci teniamo l’immondizia nelle strade.
I costi del Tram, infine. Ci siamo informati con i tecnici. Ci hanno spiegato che 15 chilometri di strada ferrata, senza gallerie, non possono costare 320 milioni di Euro. Si può arrivare a 100-120 milioni di Euro. A 150 milioni di Euro considerato che, incredibilmente, l’opera è stata realizzata senza un progetto esecutivo (ma qualcuno conosce il perché di una simile follia?) e sono stati pagati i problemi creati ad ENEL, TELECOM eccetera. Ma 320 milioni di Euro no, una cifra del genere non è normale. Siamo oltre il doppio dei costi ordinari.
E allora – proprio alla luce dei costi a ruota libera – ci chiediamo e chiediamo: era importante il Tram e erano ‘importanti’ gli appalti a ruota libera del Tram di Palermo?
Ultima domanda: chi ha stabilito il tragitto di tale opera? E’ un caso che nelle periferie dove il Tram giunge insistano ben due centri commerciali?   

PROGETTO 2006 FESR 2007 2013 SISTEMA TRAM CITTA' DI PALERMO SCADENZA 12 2015 FINANZIATO 304MILIONI 548 MILA 12 EURO 94 CENTESIMI






BILANCIO AMAT PALERMO 2014 



Amat conti in rosso: "Situazione economica drammatica" di Giancarlo Macaluso— 06 Settembre 2015

AMAT PALERMO DELIBERE DETERMINE ORDINANZE

SISTEMA TRAM CITTA' DI PALERMO CUP: D91I05000010005 FERS FINANZIAMENTO SCADENZA 31 12 2015

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