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Monday, November 30, 2015

Paralisi informatica: ecco cosa fanno i privati a cui pensa Baccei




Paralisi informatica: ecco cosa fanno i privati a cui pensa Baccei


Quello che succedendo in questi giorni in Sicilia è di una gravità estrema. Ci riferiamo alla decisione di una società privata, ex partner della partecipata regionale Sicilia-eservizi, che, senza nessun preavviso e nel nome di un contenzioso, ha staccato la spina ai server regionali mandando in tilt la sanità, Ma questo fanno i privati a cui Baccei vuole aprire le porte anche nelle altre partecipate: pensano al profitto, non ai cittadini

Quello che succedendo in questi giorni in Sicilia è di una gravità estrema. Ci riferiamo alla decisione di una società privata, ex partner della partecipata regionale Sicilia-eservizi, che, senza nessun preavviso e nel nome di un contenzioso, ha staccato la spina ai server regionali mandando in tilt la sanità: dai centri entri unici di prenotazione delle Asp e in parte, quelli che sono alla base delle chiamate del 118. Tradotto, pazienti che non hanno potuto prenotare visite specialistiche ed esami nè pagare il ticket.Scandaloso. Vergognoso, ne converrete. Bloccati anche i programmi per la gestione degli stipendi e altri servizi legati al web.
“E’ gravissimo, inaccettabile e inaudito quello che ha fatto l’ex socio privato di Sicilia e-Servizi, non si può staccare la spina a servizi informatici importantissimi che mettono a rischio anche la salute delle persone. Mi rivolgerò oggi stesso al Prefetto affinché intervenga per porre fine a questa vergogna e ripristinare il servizio al più presto” dice l’ex pm Antonio Ingroia.
E ha ragione. Per inciso, ragione pure ha la società che vanta un credito ultra milionario nei confronti della Regione. Ma non può permettersi di danneggiare i  cittadini. Quello che ha dell’incredibile è, fuor di dubbio,  che servizi di questo genere possano essere in mano ai privati. Ancora più incredibile che i server della Regione siciliana siano fuori dai confini regionali (ad Aosta, per la precisione).
Scelte del passato, direte voi. Vero è. Ma potrebbero essere anche del futuro ed estendersi anche ad altri settori, visto che il proconsole di Renzi in Sicilia, alias l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, ha già detto che per la partecipate regionali la soluzione passa dall’apertura al mercato, dall’affidamento ai privati.
Al di là dei dubbi su quello che potrebbe avere i contorni di un conflitto di interesse (Baccei, come vi ricordiamo qui, ha lavorato a lungo per Ernst & Young di cui si dice abbia anche una piccola quota in questa società che come le altre del genere sarebbe ben felice della privatizzazione di alcuni servizi), questa storia di Sicilia-eservizi dimostra cosa significherebbe: non solo un probabile aggravio per le casse regionali, ma, soprattutto, una dittatura delle logiche del profitto, in un settore, quello dei servizi regionali, che vanno senz’altro razionalizzati, ma che dovrebbe esserne esente.
Ma tant’è. D’altronde, che Baccei abbia a cuore gli interessi dei siciliani resta tutto da provare.

Inquinamento, in Italia record Ue di morti premature: “Nella Penisola 84.400 decessi su 491mila”

Inquinamento, in Italia record Ue di morti premature: “Nella Penisola 84.400 decessi su 491mila

Inquinamento, in Italia record Ue di morti premature: “Nella Penisola 84.400 decessi su 491mila”





Un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente attribuisce il record negativo a tre agenti killer: le micro polveri sottili, il biossido di azoto e l’ozono presente nei bassi strati dell’atmosfera. L'area più colpita è quella della Pianura Padana, in particolare Brescia, Monza e Milano ma anche Torino




Tra i 28 Paesi dell’Unione europea l’Italia è quello con il più alto numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dell’inquinamento dell’aria. Ad attestarlo è un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea): la Penisola nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello Ue. Tre gli agenti killer responsabili del record negativo: le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello presente nei bassi strati dell’atmosfera (O3). A questi inquinanti lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia.
Il bilancio più grave se lo aggiudicano le micropolveri sottili, che provocano 403mila vittime nell’Ue a 28 e 432mila nel complesso dei 40 Paesi europei considerati dallo studio. L’impatto stimato dell’esposizione al biossido di azoto e all’ozono invece è rispettivamente di circa 72mila e 16mila vittime precoci nei 28 Paesi Ue e di 75mila e 17mila per 40 Paesi europei.
L’area più colpita in Italia dal problema delle micro polveri si conferma quella della Pianura padana, in particolare Brescia,Monza Milano ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, sfiorata invece da Venezia. Considerando poi la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari.
L’inquinamento atmosferico, nota l’Aea, è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. Riduce la durata di vita delle persone e contribuisce alla diffusione di gravi patologie come malattie cardiache, problemi respiratori e cancro. “Nonostante i continui miglioramenti negli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico è ancora una minaccia per la salute degli europei, riducendo la loro qualità di vita e la speranza di vita”, ha detto il direttore dell’agenzia, Hans Bruyninckx. Ma lo smog comporta pesanti ricadute anche su costi ospedalieri, perdita digiornate di lavoro, danni agli edifici. Ed è causa di un’inferiore resa dei raccolti.

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/30/inquinamento-in-italia-record-di-morti-premature-nella-ue-84-400-decessi-su-491mila/2264023/

Comuni in quasi default: domani incontro ANCI Sicilia-Baccei: l’assessore ci sarà o si darà alla ‘fuga’? INCHIESTA/ I ‘numeri’ del flop dei fondi europei gestiti dai governi Lombardo e Crocetta Regione Sicilia, il governo commissaria Crocetta anche sulle Autonomie locali




Comuni in quasi default: domani incontro ANCI Sicilia-Baccei: l’assessore ci sarà o si darà alla ‘fuga’?


Per l’ennesima volta i sindaci proveranno a chiedere i fondi 2015 che la Regione non ha ancora versato (oltre 500 milioni di Euro). Non è da escludere che l’assessore Baccei accampi qualche scusa per sfuggire all’appuntamento con il presidente dell’ANCI, Leoluca Orlando, con il vice, Paolo Amenta e con gli altri sindaci
L’ultima volta non si è fatto trovare. Ma i suoi collaboratori giurano che domani il nuovo Verre della Sicilia, al secolo Alessandro Baccei, uomo forte di Matteo Renzi in Sicilia, imposto di suvicchiaria (in lingua italiana soverchieria, cioè con prepotenza o con sopruso) alla guida dell’assessorato regionale all’Economia, si farà trovare. Dovrà o dovrebbe incontrare i vertici dell’ANCI Sicilia, l’associazione nazionale dei Comuni Italiani): il presidente, Leoluca Orlando,sindaco di Palermo, il vice presidente, Paolo Amenta e altri sindaci. Tema: lo scenario quasi fallimento dei Comuni siciliani determinato, in buona parte, dai tagli operati dallo Stato (leggere governo Renzi) e dai mancati trasferimenti della Regione.  
In un comunicato il già citato vice presidente di ANCI Sicilia, Paolo Amenta, che si occupa proprio di questioni finanziarie, definisce “drammatica” la situazione finanziaria dei Comuni siciliani. Il sindaco di Canicattini Bagni (è il Comune del Siracusano del quale Amenta è, per l’appunto, primo cittadino) spiega che i Comuni siciliani “hanno appena ricevuto il 20% dei trasferimenti 2015 della Regione”.
“Per l’anno in corso – aggiunge Amenta – dei 360 milioni di Euro relativi alla Quota corrente, dei 115 milioni delle Quota capitale e dei 200 milioni del Fondo di riequilibrio per il personale (i contrattisti per intenderci), la Regione ha trasferito ai Comuni appena 55 milioni della Quota Corrente e 80 del Fondo di riequilibrio”.
Insomma, a dicembre, all’appello, nelle ‘casse’ dei Comuni siciliani, mancano 305 milioni di Euro di fondi per le spese correnti e 120 milioni di Euro per pagare i circa 24 mila precari. A cui si aggiungono 115 milioni di Quota capitale, come la chiama Amenta: in pratica, i fondi per gli investimenti in infrastrutture. Tirando le somme, a fine anno, la Regione non ha ancora trasferito ai Comuni siciliani oltre 500 milioni di fondi a valere sul 2015, cioè fondi di quest’anno.E’ per questo che l’assessore Baccei, mentre in Sicilia scoppia quella che Amenta definisce, “una guerra tra poveri”, fugge: ovvero rinvia. E’ per questo che domani, ancora una volta, l’assessore potrebbe trovare qualche altra scusa…
Oggi i Comuni siciliani scontano enormi difficoltà nel continuare a garantire stipendi e servizi ai cittadini. “Un’agonia – precisa sempre Amenta – aggravata dalla mancata riscossione della Fiscalità locale (che sostituisce i trasferimenti dello Stato), considerato che in Sicilia si registra il 50% di evasione, a seguito della crescita della disoccupazione e della povertà nelle famiglie”.
Qui emerge la grande beffa mediatica messa in campo dal capo del governo del nostro Paese, il già citato Renzi. Una sorta di Pinocchio che continua a raccontare bugie. Nelle scorse settimane, assecondato da chi gli tiene bordone, ha annunciato un abbassamento delle tasse. Una presa in giro, come dimostrano le parole di Amenta, perché le tasse che Renzi vorrebbe abbassare si stanno traducendo in un impoverimento dei Comuni che non possono pagare il personale e che saranno costretti ad aumentare tasse e imposte locali. Cosa che è avvenuta anche in Sicilia. Solo che l’evasione fiscale, come racconta Amenta, nei Comuni siciliani, si attesta sul 50 per cento. Perché la gente in parte non ne può più di pagare le tasse, in parte perché è così povera che non le può pagare.  
“Con Baccei – si legge ancora nel comunicato – i sindaci siciliani affronteranno anche lo spinoso tema dei fondi europei, soprattutto come salvarli chiedendo all’Europa uno slittamento di qualche mese della rendicontazione che andava fatta entro il 31 dicembre di quest’anno, ma purtroppo non ultimata, e che significherebbe dover restituire all’Europa qualcosa come un miliardo e 200 milioni” (la panoramica sul flop dei fondi europei in Sicilia la potete leggere qui).  
“Infine, l’incontro con l’assessore regionale Baccei – dice sempre Amenta -servirà anche a chiarire quanto ci sia di vero, e quindi realizzabile, nella proposta avanzata dal PD, per bocca del Sottosegretario Davide Faraone, di una stabilizzazione generale dei precari”. Alle bugie di Renzi si aggiungono le sparate di Faraone, che parla di stabilizzare circa 24 mila precari dei Comuni siciliani, ma non dice chi dovrebbe tirare fuori i soldi. Come avete letto, Amenta ha detto che quest’anno, su 200 milioni di Euro del Fondo di riequilibrio (cioè i soldi che servono per pagare i precari), la Regione ha erogato solo 80 milioni di Euro. Il prossimo anno la situazione peggiorerà.
Domanda all’onorevole Faraone: chi dovrebbe pagare il costo di questi 24 mila precari, che si aggira intorno ai 250 milioni di Euro all’anno (e forse pochi sono)? 
La nostra domanda non è campata in aria, perché anche il coordinatore dell’UDC siciliano, il parlamentare nazionale Giampiero D’Alia ha manifestato perplessità sulla proposta di faraone.
“Sul tavolo di confronto – prosegue il comunicato – l’ANCI Sicilia metterà ancora una volta le richieste avanzate al Governo regionale da attuare entro la fine dell’anno, per salvare i Comuni e con essi il sistema del Terzo settore, le imprese ed i fornitori, che operano con la Pubblica Amministrazione”.
E cioè:
“1) Saldo dei trasferimenti della Quota in conto capitale;
2) totale completamento dei trasferimenti del Fondo di Riequilibrio per il personale per garantire gli stipendi dei contrattisti;
3) proroga di qualche mese della rendicontazione dei Fondi europei, per evitare di perderli e doverli restituire”.





INCHIESTA/ I ‘numeri’ del flop dei fondi europei gestiti dai governi Lombardo e Crocetta


Di fatto, per le infrastrutture, su una dotazione di 4,3 miliardi di Euro, i governi Lombardo e Crocetta hanno utilizzato e rendicontato solo un miliardo e mezzo. Un miliardo e 200 milioni sono già finiti in altre parti d’Europa. Mentre un altro miliardo e mezzo di Euro rischia il disimpegno. La sceneggiata sul PSR 2007-2014. E il tentativo del governo Renzi di scippare 9 milioni di Euro a 90 scuole siciliane fondi PON)
  
Con questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza sui fondi europei destinati alla Sicilia. Ci riferiamo, in particolare, ai fondi relativi alla Programmazione 2007-2013. Dimostreremo, con i fatti, che gli ultimi due governi regionali a forte presenza di assessori ‘tecnici’ – cioè di soggetti che sono stati presentati come bravi – hanno combinato solo enormi danni. Due governi che non sono riusciti a utilizzare n miliardo e 200 milioni di Euro per la realizzazione di infrastrutture (soldi già persi). Con il rischio, tutt’altro che remoto, di perdere un altro miliardo e mezzo di Euro, con riferimento sempre a fondi destinati alle infrastrutture. Per non parlare dei fondi destinati al mondo rurale (o quasi): 2 miliardi e 200 milioni più altri tre miliardi di Euro la cui spesa, per alcuni versi, rimane misteriosa. Ritardi si registrano anche nella spesa dei PON destinati alle scuole siciliane. Ma andiamo con ordine.
Cominciamo col dire che stiamo parlando del governo di Raffaele Lombardo, che ha gestito da Regione dalla primavera del 2008 all’estate del 2012; e dell’attuale governo di Rosario Crocetta. Si tratta, in entrambi i casi, di governi di centrosinistra. Proviamo a illustrare, per grandi linee, quello che hanno combinato.
Partiamo da tre premesse.
Prima premessa. Nel 2006 il governo regionale retto all’epoca da Totò Cuffaro, riuscì, da un lato, a spendere tutte le risorse stanziate con Agenda 2000; mentre su quella che si annunciava come la nuova Programmazione – la Programmazione 2007-2013 – il governo Cuffaro perse una battaglia politica contro l’allora governo nazionale di Romano Prodi: non riuscì a bloccare una manovra operata da Roma che, invece, riuscì a trasferire dal Piano Operativo Regionale (POR) ai Piani Operativi Nazionali una ingente fetta dei fondi europei destinati alla Sicilia. Tradotto: una cospicua parte dei fondi europei 2007-2014 destinata alla Sicilia è passata sotto la gestione dei PON da parte del governo nazionale. Con il dubbio – mai fugato – che fondi europei destinati alla Sicilia siano finiti a Roma.
Per fugare questo dubbio i parlamentari nazionali eletti in Sicilia dovrebbero chiedere un report al governo nazionale per capire come (e soprattutto dove) sono stati spesi i fondi dei PON relativi alla Programmazione 2007-2013.
Ancora. Nel 2007 veniva dato per assiomaticamente certo che le risorse dei PON sarebbero state spese senza problemi, proprio per la natura degli interventi previsti: azioni sulla sicurezza gestiti dal Ministero degli Interni e fondi per la scuola. Come vedremo, le cose non sono andate così.
Seconda premessa. La Programmazione 2007-2013 avrebbe dovuto concludersi il 31 dicembre del 2013. Di fatto non è così, perché gli uffici di Bruxelles danno due anni di proroga. Ne consegue che la Programmazione 2007-2013 si concluderà, con la rendicontazione, il 31 dicembre di quest’anno. La proroga di due anni è un bene e, nello stesso tempo, un male. E’ un bene perché dà ‘respiro’ alle amministrazioni. E’ un male perché ritarda la Programmazione successiva: tant’è vero che siamo già a fine 2015 e della Programmazione 2014-2020 è ancora tutto bloccato, al di là degli annunci a effetto dei soli assessori regionali.
Il meccanismo dei fondi europei, per circa l’80 per cento dei casi, funziona a rendicontazione: le Regioni dette ad Obiettivo Convergenza (cioè le Regioni europee economicamente arretrate che usufruiscono di questi fondi: e tra queste c’è la Sicilia) anticipano i fondi, li spendono e poi l’Unione Europea eroga alle Regioni quello che hanno speso. Per i fondi europei è previsto il cofinanziamento dello Stato e delle Regioni. Esempio: su 100 Euro di fondi europei, 20 Euro erano a carico di Stato e Regione. Di questi 20 Euro, l’80% circa era a carico dello Stato, il 20% a carico della Regione. Questo valeva fino alla Programmazione 2007-2014. Con la nuova Programmazione 2014-2020 è aumentata la quota di cofinanziamento a carico degli Stati e delle Regioni. E questo potrebbe creare problemi seri alla Regione siciliana, che sconta una condizioni finanziaria drammatica dovuta agli scippi operati dal Bilancio regionale dallo Stato. Di questo, non si capisce perché, non parla nessuno.
Così come nessuno, finora, si è preoccupato di un’altra anomalia. La quota di cofinanziamento dei fondi europei destinati alle Regioni del Sud Italia a carico dello Stato non è finita in un fondo apposito, ma è stata ‘piazzata’ tra le risorsePAC (Piano di Azione e Coesione), fondi destinati al Sud. Il passaggio non è secondario. Perché quest’anno il governo Renzi ha strappato 12 miliardi di Euro di risorse PAC per finanziare gli sgravi fiscali alle aziende del Centro Nord Italia. Questa mossa lascerebbe presagire che, anche quest’anno, il governo nazionale potrebbe utilizzare una parte dei fondi PAC per finanziare imprese del Centro Nord Italia. Se succederà questo – e lo vedremo quando il disegno di legge di Stabilità verrà esaminato e approvato dalla Camera dei deputati – di fatto, il governo Renzi utilizzerà per il Centro Nord soldi che dovrebbero essere utilizzati per il cofinanziamento dei fondi europei nel Sud. La nostra è solo una previsione che ci auguriamo venga smentita.
Terza premessa. I fondi europei debbono essere aggiuntivi e non sostituitivi dell’interveto ordinario dello Stato. Da anni la SVIMEZ segnala che tale addizionalità non c’è. In altre parole, in Italia è venuto meno il principio di ‘addizionalità’ chiesto dall’Unione Europea agli Stati nella gestione dei fondi strutturali. Tale questione non riguarda solo l’Italia: riguarda soprattutto gli uffici di Bruxelles che, fino ad oggi, non hanno mai stigmatizzato questa anomalia che vanifica il significato stesso dei fondi strutturali.
FONDI EUROPEI PER INFRASTRUTTURE – Andiamo, adesso, ad esaminare la spesa. Cominciamo con le infrastrutture. Su circa 4 miliardi e 300 milioni di Euro, i governi Lombardo e Crocetta non sono riusciti a utilizzare un miliardo e 200 milioni. Questi soldi già non ci sono più. Verranno utilizzati da altre Regioni europee. Di chi è la responsabilità? La colpa viene scaricata sulla burocrazia regionale. La realtà, però, è un po’ diversa. Sia il governo Lombardo, sia il governo Crocetta, in sette anni di governo, hanno cambiato circa 70 assessori (e forse più). Lombardo, in particolare, ha introdotto una ‘novità’: l’alternanza tra dirigenti generali e assessori che si avvicendavano in questi ruoli (cosa che ha fatto anche Crocetta: è il caso della gestione dell’Agricoltura, se è vero cheRosaria ‘Rosa’ Barresi ha ricoperto l’incarico di dirigente generale, poi di assessore e poi di nuovO di dirigente generale: passaggio, quest’ultimo, che la legge Severino vieta: legge che è stata aggirata, se è vero che la dottoressa Barresi è tornata a ricoprire il ruolo di dirigente generale).
Il continuo via vai di assessori e dirigenti generali, frutto di esigenze politiche (di bassa politica, a dir la verità) ha creato confusione e ritardi. Da qui il miliardo e 200 milioni di Euro perso.
Sempre per le infrastrutture sono rimasti 3,1 miliardi. Ma anche in questo caso, le cose non sono andare bene. Anzi. I due governi regionali sono riusciti a impegnare questi fondi. Ma non a spenderli e, soprattutto, non sono riusciti a rendicontarli (in questo caso parliamo del governo Crocetta). Su questo fronte gli imbrogli combinati dalla politica – e non dall’amministrazione regionale, che segue le direttive politica – sono inenarrabili. Ebbene, cari lettori, sappiate che su 3,1 miliardi di Euro disponibili per le infrastrutture, la Regione ne ha spesi e rendicontati poco meno della metà. A dicembre 2015 – e siamo arrivati ai giorni nostri – non è ancora stato rendicontato un miliardo e mezzo di Euro. Tutto questo dopo sette anni!
Noi vogliamo essere ‘buoni’. Vogliamo credere a quello che dice il governo Crocetta. Con riferimento alla parte politica del governo e non alla burocrazia, che anche in questo caso è vittima di questa mala politica. Noi stiamo dando per buono – pur sapendo che non è così – che il governo regionale sia riuscito a spendere questo miliardo e mezzo di Euro e che ora abbia problemi a rendicontarlo. In realtà non è così. A noi, infatti, risulta che questo miliardo e mezzo di Euro sia stato speso solo in parte. E che la parte di fondi spesi riguardi opere non ancora completate e, quindi, impossibili da rendicontare. A noi risulta che sia stata tentata una rendicontazione folle. Sembra che alcuni Comuni siciliani siano stati chiamati a certificare di avere realizzato opere pubbliche con fondi a valere sulla parte di questo miliardo e mezzo di Euro non utilizzata. Opere che magari sarebbero state realizzate dieci-quindici anni fa! Sembra che non tutti i sindaci siano d’accordo a certificare cose non vere. Da qui l’ulteriore confusione.
Riassumendo. Su 4,3 miliardi di Euro di fondi europei destinati alle infrastrutture siciliane, un miliardo e 200 milioni di Euro è già finito ad altre Regioni europee. Dei restanti 3 miliardi e 100 milioni di Euro la Regione ne ha spesi e rendicontato poco più della metà. Resta da rendicontare (e secondo noi ancora in parte da spendere) un miliardo e mezzo di Euro. Ma ormai siamo a fine 2015 e sarà impossibile rendicontare queste somme entro il prossimo 31 dicembre. In queste ore il governo Crocetta starebbe trattando con Bruxelles per avere concessa una proroga che non è prevista dai regolamenti comunitari.
I danni prodotti dagli ultimi due governi regionali in materia di gestione dei fondi europei sono, lo ribadiamo, inenarrabili. La Sicilia ha perso un miliardo e 200 milioni di Euro. E rischia, seriamente, di perdere un altro miliardo e mezzo di Euro. Con un’aggravante. Abbiamo detto che una parte di questo miliardo e mezzo di Euro non è stata utilizzata, mentre la parte utilizzata riguarda opere non ancora completate. Sapete cosa significa questo? Che le imprese che hanno iniziato a realizzare le opere con questi fondi dovranno restituire le eventuali anticipazioni. Su questo punto i regolamenti comunitari sono chiari: la Regione che ha anticipato le somme per opere non completata entro i termini prestabiliti non avrà i fondi da Bruxelles.
Se la UE ha anticipato fondi alle imprese – quello che è avvenuto in Sicilia – ebbene, tali imprese dovranno restituire questi soldi. Ciò significa che in Sicilia – dove l’economia è già un delirio – rischiano di fallire. 
Dicono che, contro ogni regolamento, la Regione siciliana potrebbe usufruire di altri 4 mesi di tempo per la rendicontazione: cosa, questa, che – se avverrà – incasinerà ulteriormente l’avvio della spesa dei fondi della programmazione 2014-2020, già in ritardo di due anni. Insomma, tirando la coperta da un lato, si accorcia dall’altro lato: e viceversa. Tra le opere ancora da rendicontare – e parliamo di centinaia di milioni di Euro – ci sono le tre cervellotiche linea di Tram di Palermo: opera che, oltre ad aver incasinato gli uffici regionali, ha incasinato anche la viabilità cittadina.
In ogni caso – questo va detto per inciso – l’eventuale proroga di quattro mesi per la rendicontazione potrà risolvere una parte dei problemi delle opere già iniziate e quasi completate. Ma non risolverà i problemi delle opere ancora indietro e i problemi legati ai fondi non spesi.
Morale: una parte di questo miliardo e mezzo di Euro si perderà comunque e alcune imprese dovranno restituire le anticipazioni. Ricordate quando Crocetta litigava con il segretario regionale del PD, Fausto Raciti, e con Antonello Cracolici e con altri dirigenti del PD pe rle poltrone della Giunta? Questi sono i risultati finali.
FONDI EUROPEI PER L’AGRICOLTURA – Passiamo al PSR 2007-2014. Sono i fondi del Piano di Sviluppo Rurale. Scrive in un comunicato l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao: “I 2,2 miliardi del nuovo Piano di Sviluppo Rurale per la Sicilia rimangono soltanto cifre con le quali riempirsi la bocca dato che poi l’autorità di gestione, ovvero la Regione siciliana non è in grado di trasferirli ai beneficiari che lei stessa individua con bandi e avvisi paragonabili a trappole mortali per gli agricoltori siciliani. Prima di dare numeri, sarebbe il caso che il neo assessore Antonello Cracolici intervenga per non perdere 100 milioni di euro che andranno in disimpegno automatico entro il 31 dicembre 2015”.
Corrao fa riferimento a fondi che la Regione non ha ancora erogato. In un intervento al Parlamento europeo ha raccolto il grido d’allarme delle associazioni di categoria e ha chiesto una proroga nella gestione di questi fondi direttamente alla Commissione Europea. “Ci sono oltre 400 aziende agricole in Sicilia – dice Corrao – che rischiano la chiusura perché si erano esposte con gli istituti di credito avendo come garanzia per l’appunto i fondi del PSR che invece l’autorità di gestione si è fatta scivolare sotto il naso. In questi giorni leggo di entusiastici annunci da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura, Cracolici, e di alcuni esponenti del PD sulle mirabolanti dotazioni del nuovo PSR”.
Anche noi abbiamo sottolineato l’anomalia del neo assessore Cracolici, che gira la Sicilia magnificando i fondi del nuovo PSR 2014-2020, ignorando quello che è successo con il PSR 2007-2014. A parte i soldi finiti nelle tasche di parenti e amici di politici e burocrati dell’assessorato all’Agricoltura (vicenda della quale nessuno parla), ci sono agricoltori che si sono esposti con le banche e che, ancora oggi, non hanno ricevuto i fondi del PSR 2007-2014. Con il rischio di perdere tale opportunità e di dover restituire, con gli interessi, le anticipazioni alle banche!
Noi abbiamo più volte segnalato le anomalie nella gestione del PSR. Con fondi spesi senza ‘trasparenza’. Con assessori all’Agricoltura che, dal 2009 ad oggi, hanno fatto finta di niente. L’unico che ha capito tutto è stato l’ex assessore Nino Caleca, il quale, dopo aver detto a chiare lettere che il suo assessorato avrebbe potuto aver finanziato i mafiosi, ha salutato tutti e si è dimesso.
LA GESTIONE DEI PON – Ci sono problemi anche per i PON. Il governo Renzi parla di “Buona scuola”. Anche in questo caso la rendicontazione scade il prossimo 31 dicembre. Alcuni istituti scolastici dell’Isola debbono ancora effettuare la rendicontazione, ma sono bloccati dal mancato trasferimento dei fondi da parte del governo nazionale. Si tratta dell’azione F3 del PON relativo alla scuola. Sono coinvolte circa 90 scuole della Sicilia per importi pari a circa 100 mila Euro per scuola.
Che succede? Ve lo riassumiamo noi. Anche i PON funzionano con il cofinanziamento di Stato e Regione. Lo Stato ha pronto il cofinanziamento, la Regione siciliana, no. Così Roma si rifiuta di erogare questi 9 milioni di Euro alle scuole siciliane perché sostiene che la Regione deve metterci il cofinanziamento.
Giustissimo. Il problema – che Roma fa finta di ignorare – è che il governo nazionale ha scippato una barca di soldi alla Regione (circa 9 miliardi di Euro solo quest’anno). E la Regione, oggi, non ha i soldi per il cofinanziamento. La responsabilità è del governo Renzi. Ma questo il governo Crocetta non lo dice.
Si tratta, alla fine, di due governi a guida PD che stanno recitando un gioco della parti per non erogare circa 9 miliardi alle 90 scuole siciliane. In pratica, Renzi – quello che parla della “Buona scuola” – con la connivenza del governo Crocetta e del PD siciliano, sta provando a ‘grattare’ – perché di questo si tratta – 9 milioni di Euro a 90 scuole della Sicilia. E vi abbiamo detto tutto…  
p.s.
Dimenticavamo. Nel disastro della gestione dei fondi europei destinati alla Sicilia ci sono responsabilità – politiche e non soltanto politiche – delle ?autorità di gestione e dei Comitati di sorveglianza.

Regione Sicilia, il governo commissaria Crocetta anche sulle Autonomie locali 

Regione Sicilia, il governo commissaria Crocetta anche sulle Autonomie locali



Tra i nuovi assessori della terza giunta in due anni del governatore, anche Marcella Castronovo, fino a ieri capo dipartimento della segreteria tecnica di Palazzo Chigi. Toccherà a lei risolvere il dualismo tra i Liberi consorzi dei comuni istituiti dal presidente (ma mai definiti) e la riforma Delrio che congela le province



Sembrava che l’occhio lungo di Roma per Rosario Crocetta si fosse fermato ai conti in rosso. È per questo che Alessandro Baccei, economista fiorentino partner di Ernst & Young, era stato spedito in Sicilia a fare l’assessore al Bilancio nella nuova giunta di Crocetta, la terza in due anni di governo. Già stretto collaboratore di Graziano Delrio, gradito a Matteo Renzi, che lo ha definitivamente approvato dietro le quinte dell’ultima edizione della Leopolda, Baccei è nei fatti un subcommissario di Crocetta, inviato a controllare – riferendo solo a Roma – l’esangue bilancio regionale, bisognoso di almeno un miliardo e mezzo di euro prima dell’approvazione della Finanziaria 2015.
“I conti non li ho ancora visti. E nemmeno lo Statuto Autonomo” dice Baccei alla prima uscita pubblica. Ma non è solo il bilancio regionale che Renzi e Delrio hanno nei fatti commissariato. Tra i nuovi dieci assessori nominati da Crocetta dopo il rimpasto, infatti, salta fuori il nome della catanese Marcella Castronovo, ufficialmente indicata nel governo dall’Udc di Gianpiero D’Alia. Castronovo, però, non è soltanto uno dei tanti assessori tecnici indicati dalla politica nelle ultime giunte regionali siciliane. Fino a 24 ore fa, infatti, Castronovo era ancora al lavoro nel suo ufficio romano di capo dipartimento della segreteria tecnica di Palazzo Chigi: un incarico che ha svolto negli ultimi mesi fianco a fianco proprio con Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E non è forse un caso che la neo esponente della giunta di Rosario Crocetta sia stata chiamata a guidare l’assessorato alle Autonomie Locali.
Da lì varerà la riforma delle province, uno dei pasticci più clamorosi che pesano come una spada di Damocle sul governo Crocetta. Fortissimamente voluta dal Movimento Cinque Stelle ai tempi dellaliason con il presidente democratico, l’abolizione degli enti intermedi, ormai considerati simbolo dello spreco di fondi pubblici, era stata raccontata come l’emblema del cosiddetto Modello Sicilia, lo schema che vedeva Crocetta dialogare proficuamente con i deputati pentastellati. E invece, dopo che Crocetta l’aveva annunciata in diretta su Rai Uno, il disegno di legge per abolire le province si era presto accartocciato su se stesso. Poi nel marzo scorso l’Assemblea regionale aveva approvato una legge che definire monca è un eufemismo: le province svaniscono, sostituite da altrettanti Liberi consorzi dei comuni, che però possono scegliere in autonomia di raggrupparsi in maniera diversa dalle province da cui derivano, senza limiti di numero, purché raggruppino una popolazione di almeno 180mila abitanti.
In più il ddl anti province approvato dal Parlamento siciliano non specifica i compiti e le funzioni dei Liberi Consorzi e nemmeno chi deve amministrarli: tutto rinviato ad una legge da approvare successivamente, che si è presto trasformata nell’ennesimo casus belli tra Crocetta e la sua maggioranza. Il governatore vorrebbe mantenere alla fine il ddl che porta il suo nome, mentre i parlamentari dell’Assemblea regionale spingono per recepire la legge Delrio, la norma che ha abolito (di fatto congelandole) le province nel resto d’Italia. La seconda ipotesi è quella maggiormente gradita da Roma e dallo stesso Delrio, che non a caso ha mandato ai vertici dell’assessorato alle Autonomie Locali una sua fedelissima, formalmente indicata dall’Udc di D’Alia. Dopo Baccei spedito a guardia dei cordoni della borsa, insomma, Crocetta dovrà amministrare in compagnia di una altro subcommissario mandato da Roma, che invece disegnerà la nuova riforma degli enti locali. Sarà forse per questo che, presentando la nuova giunta di governo alla stampa, Crocetta ha sottolineato di indossare all’occhiello la spilla della Trinacria, simbolo dell’Autonomia siciliana e del suo Statuto. Un’Autonomia che oggi è più sbiadita che mai, nonostante la spilla indossata dal governatore.


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