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Wednesday, September 30, 2015

Vergogne di Sicilia: i rifiuti, gli affari, la mafia e gli inceneritori dei governi Renzi e Crocetta Giulio Ambrosetti [30 Sep 2015

Vergogne di Sicilia: i rifiuti, gli affari, la mafia e gli inceneritori dei governi Renzi e Crocetta 


Giulio Ambrosetti [30 Sep 2015

Nell’Isola si va avanti con le discariche. Con i governi Renzi e Crocetta che, nel nome degli affari, puntano sugli inceneritori. Le denunce dei grillini sui fallimenti della raccolta differenziata a Palermo e a Catania. La denuncia del sindaco di Misterbianco. La manifestazione popolare nella Valle del Mela contro il progetto di trasformare una centrale a olio combustibile in un termovalorizzatore che brucerebbe rifiuti inquinando mezzo mondo 
La Sicilia è sommersa dai rifiuti dei propri cittadini. Nei Paesi civili i rifiuti sono una risorsa. Si riciclano e si riutilizzano. Dalle nostre parti o vanno seppelliti nelle discariche, o rimangono lungo le strade per giorni e giorni. Di far decollare la raccolta differenziata non se ne parla nemmeno. Dietro le discariche ci sono interessi ‘pesanti’. Anche mafiosi. Ci sono inchieste della magistratura. E proteste. Ma tutto rimane come prima. Per responsabilità di un governo regionale che, in questo dramma, sta pure provando a organizzare un’operazione speculativa: la realizzazione di alcuni inceneritori. Operazione che dovrebbe fruttare un sacco di soldi per qualcuno, continuando a inquinare la Sicilia.
Insomma, l’unico che ha provato a interrompere l’affarismo e l’illegalità nella gestione dei rifiuti in Sicilia è stato l’ex assessore regionale, Nicolò Marino. Sbattuto fuori dal governo della Regione di Rosario Crocetta. Marino aveva messo in discussione le discariche, che in Sicilia, in  buona parte, sono fuori legge. Fermo restando che le discariche sono una follia e che l’immondizia va riciclata, va detto che nelle discariche - semplificando al massimo - non dovrebbe andare la parte morbida dei rifiuti. Accorgimento necessario per evitare che si formi il cosiddetto percolato. Liquido carico di veleni che va a inquinare la falda. Com’è avvenuto, ad esempio, a Palermo nella discarica di Bellolampo. Con il percolato che ha inquinato una falda idrica ed è finito, nel silenzio generale, nel mare dell’Acquasanta dove opera un porto turistico. Una vergogna.
Nei giorni scorsi il sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo, di centrosinistra, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Catania. Tema: la discarica ‘Valanghe d’Inverno’ che continua ad inquinare il territorio di questo grande Comune del Catanese. La denuncia è stata presentata ai Carabinieri dopo “l'intensificazione delle segnalazioni dei cittadini sui miasmi provenienti dalla discarica”. Il sindaco chiede il “rispetto della legge e della salute in un territorio che ha subito per decenni i disagi ambientali”.
Il sindaco racconta che “da oltre un anno la Regione ha dichiarato illegittimo l'impianto di smaltimento in
nino di guardo
Il sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo
contrada Valanghe d'Inverno, ma la stessa Regione, con ripetute ordinanze del presidente Crocetta, ha autorizzato, in virtù dell'emergenza, lo scarico dei rifiuti e quindi il mantenimento in vita della discarica. Quello che sta accadendo da noi, ha dell'inverosimile - aggiunge Di Guardo - come si può spiegare ai cittadini che l'impianto è fuorilegge, ma si continua a scaricare da oltre un anno contravvenendo alle leggi? E poi perché non si mette fine a questi miasmi? Chi controlla questi fenomeni che da trent’anni colpiscono i cittadini di Misterbianco? Si bonifica rispettando le leggi?”.
“La mia comunità - conclude il sindaco di Misterbianco - ha il diritto di pretendere rispetto e legalità da tutti, dai Commissari che gestiscono l'impianto al Presidente della Regione”. Di Guardo, pur essendo di centrosinistra, non esita a criticare il governo regionale di centrosinistra. Rompendo un fronte politico che punta a privilegiare gli affari sulla pelle dei cittadini.  
La vicenda di Misterbianco, grosso Comune alle porte di Catania, è paradigmatica di una Sicilia governata con i piedi. Con un governo regionale di centrosinistra che, invece di tutelare la salute pubblica, tutela gli interessi dei gestori delle discariche, in parte private. Misterbianco è solo uno dei tanti casi. Di discariche, in molti casi private, la Sicilia è piena. Come quella di Siculiana, in provincia di Agrigento. Una discarica pubblica diventata privata dopo una vicenda giudiziaria rocambolesca. E finita nella mani della potente famiglia Catanzaro associata a Confindustria Sicilia, organizzazione oggi nell’occhio del ciclone dopo le indagini per mafia che coinvolgono il suo presidente, Antonello Montante. Accusato anche da un altro esponente di Confindustria Sicilia, l’ex assessore regionale, Marco Venturi.  
A Catania, intanto, si scopre che l’amministrazione comunale - anche in questo caso di centrosinistra, stesso colore politico di chi amministra la Regione - non riesce a far decollare la raccolta differenziata dei rifiuti. Non ci riesce o non vuole farla decollare? Il dubbio è legittimo, a giudicare da quello che scrivono in un comunicato gli esponenti del Movimento 5 Stelle:
“E' un flop la raccolta differenziata a Catania. I numeri della raccolta portata termine nel capoluogo etneo raccontano una disfatta, oscillando in un range che va dal 5,6 per cento del 2011 all'11,3 del 2014 (dati Ispra) su una produzione di rifiuti pro-capite che supera i 700 kg l'anno. Numeri ben lontani - si legge ancora nel comunicato dei grillini - da quelli previsti per legge, che imponevano una raccolta che alla fine del 2012 doveva arrivare al 65 per cento. La raccolta effettuata dal duo è nettamente più bassa anche rispetto alle cifre in base alle quali le società si erano aggiudicate l'appalto”.
Ipi e Oikos sono le società che, a Catania gestiscono la raccolta dei rifiuti. “Il totale delle penali che il Comune di Catania avrebbe dovuto applicare e richiedere alla ditte per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata di materiale organico e Conai potrebbe ammontare a più di 12 milioni di Euro. Penali che il sindaco Bianco si accingerebbe - stando a quanto riportato dalla stampa - a recuperare col prossimo bando di affidamento. Chi paga, intanto, per tale fallimento è il cittadino catanese, su cui ricade il costo del servizio mediante la tassa sui rifiuti che sconta l'aliquota massima”. In pratica, lasciando intendere i grillini, il Comune di Catania, retto da Enzo Bianco, non riesce a far decollare la raccolta differenziata dei rifiuti. E scarica sui cittadini il costo della propria incapacità amministrativa”.
“Il Comune di Catania - si legge sempre nella nota dei grillini - impegna ben 70 milioni l' anno per la gestione dei rifiuti di cui 18 per il solo conferimento in discarica, 35 per pagare le ditte, somme alle quali si aggiungono altri 10 milioni per la parte gestita dal Comune.
angela foti
La deputata del parlamento siciliano, Angela Foti
ll MoVimento 5 Stelle di Catania e i parlamentari nazionali e regionali Ornella Bertorotta, Mario Giarrusso, Giulia Grillo e Angela Foti, auspicano la predisposizione del nuovo bando nel più breve tempo possibile e in maniera ampiamente condivisa con cittadini ed associazioni. Intanto chiedono che il costo delle sanzioni che eventualmente saranno comminate e non ancora determinate dalla Unione Europea non ricadano sui cittadini, ma sugli amministratori. Per questo preannunciano il ricorso alle vie legali nelle sedi opportunamente competenti e diffidano l’amministrazione comunale ad attenersi ai dettami di legge in tema di rifiuti”.
Insomma, dicono i parlamentari del Movimento 5 Stelle: hanno sbagliato gli amministratori comunali di catania? Che paghino loro, di tasca propria, e non i cittadini con la maggiorazione della TASI.
“E’ uno scandalo - dicono le deputate Angela Foti e Giulia Grillo - che, a causa dell'incapacità degli amministratori, si perseveri con il ricorso indiscriminato alle discariche. La stessa Oikos è commissariata, in quanto il suo proprietario è sotto processo, nell'ambito dell’indagine Terra Mia, insieme a Gianfranco Cannova, funzionario regionale dell'assessorato Territorio e Ambiente. Non si può permettere che i commissari della società, inviati dal Ministero degli Interni, guadagnino cifre astronomiche, mentre la città viene messa sotto scacco dalla sporcizia e dal fetore per il mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti. Tutto questo deve cessare”.
Da Catania a Palermo. Dove lo scenario non muta. Anche in questo caso sono sempre i grillini ad andare all’attacco. Nel sito Progeonews si legge: “Il progetto ‘Differenzia 2’ nel Comune di Palermo non decolla. Pur incassando una TARI pari a 124 milioni di Euro (più IVA), l’amministrazione comunale non sembra molto interessata alla raccolta differenziata dei rifiuti. Anzi. Da qui la diffida dei grillini che stanno mettendo in mora il Comune, la Regione siciliana, la RAP (la società del Comune che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in città) e il Conai. Una diffida, quella dei deputati palermitani del M5S, che punta a mettere alle strette i responsabili di queste istituzioni”. 
“Il secondo step della raccolta differenziata - leggiamo sempre nel sito Progeonws - è impantanato da più di un anno e mezzo, nonostante i vari proclami che, di tanto in tanto, ne annunciano l’imminente avvio. Era il 4 dicembre del 2013, quando, in piena emergenza rifiuti a Palermo, veniva siglato un protocollo tra i soggetti destinatari della attuale diffida e il commissario straordinario per avviare il progetto di raccolta differenziata porta a porta nelle zone Strasburgo, Politeama-Massimo, Borgo Vecchio, Costa sud, che avrebbe coinvolto  altri 130.000 cittadini”.
“L’impatto positivo per la gestione della discarica Bellolampo - afferma la deputata M5S alla Camera, Claudia Mannino - sarebbe stato enorme: la media di raccolta differenziata a Palermo è inferiore al 10 per cento, mentre nella zona del porta a porta ‘Palermo differenzia 1’, che coinvolge 130.000 cittadini, si supera il 50 per cento”.
Nel gennaio 2015 è stato stipulato il contratto tra RAP (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti a Palermo), Comune, Regione e impresa aggiudicataria per l’avvio del progetto, con il corollario di una sequela di annunci che ne lasciavano intravedere l’imminente partenza.
“Il dato di fatto - afferma la deputata Mannino - è però che ‘Palermo differenzia 2′, ad oggi, non è partito. Oggi, visto che i termini per l’avvio del progetto sono trascorsi e che, sulla base degli incontri che abbiamo effettuato in questi mesi, ci sembra ci sia un rimpallo di responsabilità tra i vari soggetti coinvolti, abbiamo inviato una diffida a queste amministrazioni, dando loro 30 giorni per avviare il progetto. In mancanza del risultato provvederemo a depositare un esposto presso la Corte dei Conti per il danno erariale legato al maggiore conferimento di rifiuti in discarica e ai minori introiti per la vendita dei materiali differenziati che la città sta patendo per il ritardo del progetto (finanziato interamente con fondi statali). Gli impegni che l’amministrazione pubblica prende devono essere mantenuti. Come sempre utilizzeremo ogni strumento in nostro possesso per garantire risultati e utilizzo efficace delle risorse pubbliche”.(qui potete leggere tutto il servizio pubblicato da progeonews)
vania contraffatto
L'assessore regionale Vania Contraffatto
Discariche di qua, discariche di là. In buona parte fuori legge. E niente raccolta differenziata. E cosa propone il governo regionale Crocetta, con l’assessore Vania Contraffatto, un magistrato prestato alla politica vicina ai renziani siciliani? Gli inceneritori. Peccato che la proposta arrivi con almeno quindici anni di ritardo. Nei primi anni del 2000 gi inceneritori di rifiuti erano di moda. La Germania li aveva realizzati, peraltro nel migliore dei modi possibili. Evitando di incenerire sostanze che, bruciando, provocano l’emissione, nell’aria, di sostanze velenose quali diossine e metalli pesanti. A monte degli inceneritori - presentati anche come termovalorizzatori perché producono energia - c’è una parziale raccolta differenziata che elimina la plastica e altre sostanze che, bruciando, come già ricordato, possono inquinare l’ambiente.
In ogni caso, si tratta di tecnologie superate. Andavano di moda, lo ribadiamo, quindici anni fa, quando la Germania termovalorizzava rifiuti di mezza Europa guadagnandoci. Oggi non è più così. Perché bruciare i rifiuti non conviene. Su 100 chilogrammi di rifiuti che si bruciano (che in parte inquinano comunque l’aria, anche on la raccolta differenziata parziale a monte), si ottiene il 35 per cento di ceneri che vanno smaltite. Oggi si punta sul riciclaggio integrale dei rifiuti e non sull’incenerimento dei rifiuti.
Riassumendo, nei Paesi civili le discariche non esistono da oltre trent’anni. Mentre in Sicilia esistono ancora perché così vogliono gli affaristi che ci guadagnano (con, sullo sfondo, interessi mafiosi). Gli inceneritori sono ormai superati. La Sicilia ha provato a realizzare quattro inceneritori-termovalorizzatori nei primi anni del 2000. Ci ha provato il governo retto all’epoca da Totò Cuffaro. Una vicenda di affari & tangenti finita male perché ‘bocciata’ dalla magistratura europea (invece di bandire una gara europea in Sicilia si sono spartiti gli appalti ed è finita male).
Oggi, invece di chiudere le discariche e di puntare sulla raccolta differenziata dei rifiuti, si va avanti ancora con le discariche (a Palermo sono in corso gli eterni lavori per continuare a seppellire i rifiuti nella discarica di Bellolampo: incredibile!). E si cerca di realizzare alcuni inceneritori per far guadagnare una barca di soldi ad amici e amici degli amici. Incredibile! Tra l’altro, questi inceneritori, che il governo nazionale di Matteo Renzi e il governo regionale di Crocetta spacciano come risoluzione dell’emergenza rifiuti, non risolvono alcuna emergenza. Perché per realizzare un inceneritore passano da cinque a dieci anni. Gli inceneritori servono soltanto agli affaristi per fottersi una barca di soldi. Punto.
Nel Messinese stanno facendo di più: vogliono trasformare una centrale elettrica ad olio combustibile in una centrale elettrica a rifiuti! In pratica, bruciare i rifiuti di mezza Sicilia in una centrale che inquinerà mezzo mondo. E dove lo vogliono realizzare questo ‘gioiello’ con l’avallo del solito governo regionale e del governo nazionale? Nella Valle del Mela, una zona già inquinata dalla raffineria di Milazzo, da una decina di aziende chimiche in parte legate alla raffineria, e da un mega elettrodotto in costruzione i cui tralicci passano a pochi metri dalle abitazioni, provocando danni alla salute degli abitanti con le onde elettromagnetiche.
Contro l’assurdo progetto di un inceneritore per inquinare ancora di più la Valle del Mela è in corso la protesta degli abitanti di questi luoghi, abbandonati dalla politica e difesi sono dalla Chiesa cattolica locale. I cittadini hanno dato vita a comitati di lotta. Tra questi c’è l’ADASD, l’Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini. Nei giorni scorsi c’è stata una grande protesta popolare contro questo progetto folle.   
“Abbiamo scritto una pagina della storia del territorio - scrive il presidente dell’ADASC e del Coordinamento Ambientale Milazzo Valle del Mela Peppe Maimone -. Bambini, anziani, donne e uomini del territorio sono scesi in strada per gridare a gran voce e con fermezza no alla realizzazione dell'inceneritore della Valle del Mela. Un serpentone umano di oltre 3000 persone ha invaso Archi, il centro abitato che soffre maggiormente per la vicinanza al polo industriale.
Accanto ai cittadini tanti sindaci, assessori, consiglieri comunali del comprensorio  e qualche deputato e senatore”. Insomma, in quest’occasione si è visto qualche politico.
“La presenza di molti amministratori del territorio - prosegue Maimone - è un segnale importante. Siamo convinti che oggi si sono gettate le basi per creare un grande percorso di collaborazione fra amministrazioni, associazioni e cittadini per il bene comune. Alla manifestazione del popolo è  stata invitata tutta la deputazione del territorio. Purtroppo molti erano assenti ingiustificati, come l'amministrazione di San Filippo del Mela. Tale assenza crea sospetti e preoccupazioni fra la popolazione, perché non partecipare con i cittadini, fra i cittadini e per i cittadini ad una grande giornata per la difesa del territorio?
Si è ricordato anche il devastante incendio che si è sviluppato un anno fa all'interno della raffineria di Milazzo e a tutt'oggi i cittadini attendono notizie sulle eventuali azioni intraprese”. Ancora oggi, infatti, non si hanno notizie sui responsabili di questo incidente. Di questo dovrebbe farsi carico, in primo luogo, il governo regionale, che dovrebbe difendere gli interessi dei siciliani e non dei gruppi industriali senza scrupoli.  

“Abbiamo dimostrato - dice sempre il presidente dell’ADASC - che la popolazione non vuole assolutamente la realizzazione di un mega inceneritore sul territorio nel quale, secondo l'azienda, devono essere bruciati circa 510 mila tonnellate di Css (spazzatura) con inevitabili impatti negativi sull'ambiente e sulla salute pubblica. La combustione dei rifiuti produce diossine, metalli pesanti, polveri ultra sottili e tanti altri inquinanti dannosi per l'uomo e per il territorio.
Interessante il fronte comune dei sindaci sulle bonifiche e risanamento che rappresentano il futuro per l'intero comprensorio. Ringraziamo i sindaci, le amministrazioni comunali, la deputazione presente, le tante sigle associative e soprattutto tutti i cittadini liberi che hanno deciso insieme a noi di intraprendere questa battaglia per la vita! La manifestazione è stata solo l'inizio di un lungo percorso che dovrà portare ad ottenere uno sviluppo del territorio ecosostenibile e soprattutto meno veleni e più salute!”.
Concludendo. Governo nazionale di Renzi, governo regionale di Crocetta, amministrazioni comunali di Palermo e Catania: tutti di centrosinistra. Tutti, di fatto, contro la raccolta differenziata, che viene scientificamente boicottata. E tutti a trafficare con le discariche. Nell’immediato futuro ci sono gli inceneritori. Operazione che non è riuscita a Cuffaro, ma che potrebbe riuscire a questi signori del centrosinistra. Affari e affaristi sulla pelle della Sicilia. Una schifezza.

emergenza rifiuti, raccolta differenziata, Vania Contrafatto, Sicilia, Sicilia e Regione


Contrafatto: «Tredici nuovi impianti e altre due discariche ecco il piano contro l'emergenza rifiuti» 


di Giacinto Pipitone— 16 Maggio 2015

L'assessore: "La Sicilia avrebbe impianti a sufficienza per far fronte al sistema rifiuti. Si consideri che a brevissimo consegneremo l'impianto per il trattamento meccanico biologico di Bellolampo"

Entro un mese o poco più verranno attivati sei impianti di compostaggio che si aggiungeranno ai sei già attivi e permetteranno di alleggerire il peso dei rifiuti smaltiti in discarica. Entro un anno nasceranno due nuove discariche e almeno altri sette impianti di compostaggio più tre strutture capaci di separare i rifiuti organici da quelli secchi. E così, senza termovalorizzatori ed evitando di spedire l' immondizia in altre regioni, il governo prevede di superare l'emergenza. Ecco il piano rifiuti dell'assessore Vania Contrafatto.
Assessore, qual è il livello dell'emergenza in Sicilia?
«Il problema vero èche si fa poca differenziata. E la colpa è dei Comuni. Se la Sicilia raggiungesse il 45% di differenziata, obiettivo ambizioso ma difficilmente centrabile nel breve periodo, non avremmo alcun problema. Aumentare la differenziata significa ridurre i rifiuti, far pagare meno tasse ai cittadini e proteggere l' ambiente».
Prevedevate di approvare una legge che avrebbe introdotto sanzioni pecuniarie per chi non fa la differenziata e incentivi per chi invece la fa. Perchè non è stata approvata?
«È vero, volevamo la tassa ad hoc in Finanziaria. Ma l' Ars l' ha bloccata. Purtroppo a volte in Assemblea scattano meccanismi che impongono di accettare altre emendamenti per far approvare quelli voluti dal governo. E ora sarà più difficile introdurre sanzioni e incentivi in una legge ordinaria. Resta il fatto che ciascun Comune dovrebbe dotarsi di isole ecologiche destinate alla raccolta di ciò che rifiuto non è. E i cittadini devono abituarsi a differenziare perchè vetro, plastica e carta non sono rifiuti ma prodotti che hanno un valore economico recuperabile».
Come pensate di superare l'attuale emergenza?
«La Sicilia avrebbe impianti a sufficienza per far fronte al sistema rifiuti. Si consideri che a brevissimo consegneremo l'impianto per il trattamento meccanico biologico di Bellolampo e che ci sono sei impianti di compostaggio già realizzati e in fase di attivazione. In pochi mesi potremmo essere fuori dall' emergenza. Abbiamo però bisogno che Roma ci conceda qualche altro mese per attivare gli impianti».
Cosa dovrebbe fare il governo nazionale?
«In questo momento abbiamo raddoppiato o comunque molto aumentato il livello di smaltimento nelle discariche in funzione. Ma queste sono cose che si possono fare per sei mesi e noi stiamo per superare questo limite. Abbiamo bisogno di prorogare questa possibilità per arrivare in tempo al completamento degli impianti che permetteranno dio ridurre la quantità di rifiuti da smaltire in discarica. Serve un'autorizzazione statale».
Dunque non chiedete più i poteri commissariali?
«Questo è un momento critico. Il sistema rifiuti attuale si avvia al collasso ma noi stiamo cercando di riportarlo alla normalità senza una dichiarazione di emergenza tout court. Non vorremmo che la dichiarazione di emergenza diventasse un'opportunità per interessi illeciti che sfruttano il superamento dei limiti di legge. Le deroghe non possono diventare spazi per interessi illeciti. L'emergenza porta con sè controlli più blandi che espongono a possibili rischi».
Che tipo di impianti realizzerete per superare l'emergenza?
«Stiamo realizzando impianti di trattamento meccanico biologico che, accoppiati a opportuni impianti dise lezione e recupero, permettono di dimezzare la quantità di rifiuti che finisce in discarica separando alla base il secco dall' umido. Esiste un impianto a Catania e ne stiamo consegnando uno a Bellolampo. Entro un anno ne saranno pronti altri tre a Enna, Gela e Messina. Contemporaneamente nasceranno due discariche a Enna e Messina a cui saranno collegati altrettanti impianti di Tmb e compostaggio. Inoltre abbiamo già sei impianti di compostaggio per smaltire i rifiuti organici provenienti dalla differenziata: si trovano a Enna, Grammichele, Ramacca, Sciacca, Castelbuono e Castelvetrano. A questi già attivi ne aggiungeremo altri sei realizzati e da attivare in tempi bravissimi. Si trovano a Bisacquino, Gela, Joppolo Giancaxio, Marsala, Ragusa e Vittoria. Gli ultimi sette impianti compostaggio saranno pronti entro un anno, le gare sono già bandite, e nasceranno a Augusta, Calatafimi, Capo d' Orlando, Casteltermini, Noto, Paternò e San Cataldo. Quando tutti saranno attivi saremo in grado di smaltire fra strutture di compostaggio, Tmb e discariche tutti i rifiuti prodotti giornalmente che ammontano a 6.582 tonnellate».
I termovalorizzatori sono un capitolo chiuso?
«Nel piano rifiuti in vigore sono previsti. Ma è una tecnologia superata e se con gli impianti che stiamo realizzando ce la facciamo, non c' è bisogno dei termovalorizzatori».
L'alternativa è portare l' immondizia in altre regioni o all'estero con le navi?
«Non è intenzione della Regione portare i rifiuti all'estero, perché eccessivamente costoso. Questa sarebbe soltanto una soluzione estrema, che abbiamo ottime probabilità di evitare».

Dopo Falcone e Borsellino, arriva il tritolo della mafia per Di Matteo: e lo Stato che fa? Vincenzo Musacchio * [30 Sep 2015 |

Dopo Falcone e Borsellino, arriva il tritolo della mafia per Di Matteo: e lo Stato che fa? 


Vincenzo Musacchio * [30 Sep 2015 |



In quel terribile 1992, dopo la morte di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino seppe che il tritolo era arrivato a Palermo anche per lui. Ora si sa che la mafia ha nascosto in città l'esplosivo per il magistrato Nino Di Matteo. Allora in questa situazione chiedo: cosa fa lo Stato per evitare che la storia si ripeta?
Una immagine di via D'Amelio dopo l'attentato al giudice Paolo Borsellino e la sua scorta
Una immagine di via D'Amelio dopo l'attentato al giudice Paolo Borsellino e la sua scorta
Dopo la strage di Capaci rimasi profondamente scioccato, incredulo, deluso poiché non riuscivo a comprendere come lo Stato avesse potuto abbandonare un uomo come Giovanni Falcone. Il 19 luglio del 1992 smisi in maniera consapevole di credere in questo Stato che non aveva saputo difendere due uomini che lottavano la mafia a viso scoperto come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 
Poi, poco tempo dopo le stragi, ebbi la grande fortuna di conoscere Antonino Caponnetto che mi confermò fatti che rese pubblici subito dopo la strage di via D’Amelio. Mi disse che Borsellino negli ultimi giorni prima della sua morte ebbe la certezza che il tritolo per lui era già arrivato a Palermo. Per prima cosa si attaccò al telefono, chiamò il suo confessore. Disse: "puoi farmi la cortesia di venire subito?" E appena quello lo raggiunse nel suo studio, disse: "senti, per cortesia, confessami e impartiscimi la comunione". 
Caponnetto sostenne sempre, e lo fece anche con me, che quella strage poteva essere evitata perché Paolo Borsellino aveva chiesto già venti giorni prima alla questura di disporre la rimozione degli autoveicoli dalla zona antistante l’abitazione della madre. Caponnetto di questo fatto non è mai riuscito a farsene una ragione. Gli domandai ma come mai lo Stato in cui Borsellino credeva ciecamente non lo ha protetto? Abbassando lo sguardo, mi rispose testuali parole: “Spero di riuscire a saperlo prima di morire”. 
Oggi la storia si ripete. Il tritolo per Nino Di Matteo è giunto a Palermo. A dare conferma di quanto visto e sentito, sono le dichiarazioni dell’ex boss, Francesco Chiarello il quale afferma che l’esplosivo "si trova già a Palermo e che è stato trasferito in un nascondiglio sicuro". Ma la conferma non arriva soltanto dal Chiarello. Sempre l’anno scorso, infatti, anche il collaboratore di giustizia, Carmelo D’Amico, parlò di centocinquanta chili di esplosivo, senza indicarne la sistemazione, perché sostenne che l’unico a sapere dove fosse nascosto, sarebbe Vincenzo Graziano e cioè colui che lo acquistò. 
In questa situazione mi chiedo cosa fa lo Stato? Non solo non crea le condizioni adeguate per lottare la mafia, ma nei fatti non si vede all’orizzonte nessuna volontà di reazione al fenomeno, non si avverte affatto la mobilitazione della politica nell’arginare il crimine organizzato. Come nel 1992 molti politici oggi definiscono i magistrati politicizzati, esibizionisti, egocentrici e molti di loro sono gli stessi che oggi si sciacquano la bocca con i nomi di Falcone e Borsellino e che all’epoca li attaccavano e li isolavano permettendo poi la loro morte. 
Non so cosa farà lo Stato, ma so cosa farò io. Continuerò senza sosta a parlare di mafia, di corruzione, di mala politica sono convinto che servano dibattiti costruttivi per abbattere i muri del silenzio, dell’indifferenza e dell’omertà che nel loro insieme sono un arma letale nelle mani della mafia, poiché siamo di fronte ad un’organizzazione che ha ucciso come in nessun’altra parte del mondo senza mai avere una vera e propria reazione da parte dello Stato. Anzi sembra che lo stesso sia venuto ad accordi con la mafia. Si parla troppo poco, si riflette di meno, noi, invece, abbiamo l’obbligo morale di ricordare, di parlare, di conoscere, soprattutto nei confronti dei più giovani, perché le mafie non solo non sono state sconfitte ma sono molto più forti di prima e oggi fanno le leggi e siedono in Parlamento. Hanno solo cambiato volto ma l’anima resta sempre criminale, quindi: io oggi sto con Di Matteo, come ieri stavo con Falcone e Borsellino!

* Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, direttore della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise

http://www.lavocedinewyork.com/Dopo-Falcone-e-Borsellino-arriva-il-tritolo-della-mafia-per-Di-Matteo-e-lo-Stato-che-fa/d/14818/

L'ULTIMO SEGRETO DI LA BARBERA.....
http://isolapulita.blogspot.it/2015/09/blog-post_2.html

Rifiuti, parla Vania Contrafatto "Sì a sei piccoli termovalorizzatori" Mercoledì 30 Settembre 2015 - 20:54 di Accursio Sabella

Rifiuti, parla Vania Contrafatto  "Sì a sei piccoli termovalorizzatori" 

Mercoledì 30 Settembre 2015 - 20:54 di Accursio Sabella



contrafatto, rifiuti



PALERMO - "Il rischio impugnativa sulla riforma dell'acqua? Io l'avevo detto. Sui rifiuti la Regione è pronta a creare sei piccoli termovalorizzatori".Dal sistema idrico alla gestione delle discariche. Il magistrato Vania Contrafatto, assessore regionale all'Energia, ha fatto il punto sul delicatissimo settore di sua competenza in occasione di una lunga intervista alla festa dell'Unità in corso a Palermo. "Oggi - ha raccontato l'assessore - sono stata ascoltata dalla commissione antimafia che si occupa, tra le altre cose, delle commistioni tra i settori di cui mi occupo e la criminalità organizzata. Ovviamente non posso parlare di fatti che possono essere di interesse delle Procure. Ma si è aperto un importante dialogo. Tra l'altro già alcune gestioni in Sicilia sono finite in alcune inchieste giudiziarie".

Ma su molti comuni dell'Isola si è abbattuta una nuova emergenza legata alla scarsa capienza della discarica di Bellolampo. Questi comuni non potranno conferire lì i rifiuti e dovranno portarli persino in altre Province. "Lo stop del conferimento a Bellolampo? Oggi abbiamo tenuto una riunione in assessorato - ha detto Contrafatto - proprio per evitare l'emergenza. I Comuni che non potranno abbancare i rifiuti li depositeranno altrove. Stiamo cercando di limitare i disagi a pochi giorni. Quando sono arrivata, del resto, - ha aggiunto - in assessorato ho trovato una situazione al collasso. Da quando sono arrivata abbiamo fatto grossi passi avanti, cercando semplicemente di fare rispettare le leggi. Abbiamo ottenuto l'approvazione del Piano per la gestione dei rifiuti e subito dopo è partita l'attività di aggiornamento. Questo significa avere le carte in regola ed essere a posto con l'Unione europea e con lo Stato".

Ma adesso la gestione dei rifiuti passa anche da un progetto nazionale che prevede la creazione di due grossi inceneritori in Sicilia. "Si parla - ha preciso Vania Contrafatto - di termovalorizzatori e inceneritori come se fossero la stessa cosa. Il termovalorizzatore produce energia. Quando in Conferenza stato regioni è stato chiesto il parere della Sicilia abbiamo detto che due grossi termovalorizzatori non sono utili perché al momento la raccolta differenziata qui è molto bassa. Quindi abbiamo pensato a impianti più piccoli e a basso impatto ambientale. Il numero ci consentirebbe di crearli in zone vicine ai Comuni".

Non manca un passaggio sulla riforma del sistema idrico, sul quale il governo centrale è intervenuto con pesanti rilievi fino al rischio impugnativa: "Purtroppo in questo caso - ha detto l'assessore - ho dovuto recitare il ruolo della Cassandra, segnalando le incongruenze con la normativa nazionale. Adesso necessariamente inizierà una interlocuzione per vedere di aggiustare il tiro, perché la legge sia in linea con la legge nazionale. Senza ovviamente tradire il senso della norma, cioè che l'acqua deve essere pubblica. Aprire ai privati? L'importante - ha concluso Vania Contrafatto - è che il servizio sia efficiente e che sia omogeneo in tutta la regione".

ENERGIA DAI RIFIUTI

La Sicilia dice sì agli inceneritori, Assessore Contraffatto: "Ne vogliamo sei"


La Sicilia dice sì agli inceneritori, Assessore Contraffatto: "Ne vogliamo sei"
La Regione ha accettato il decreto nazionale, ultimo passo sarà decidere il numero definitivo degli impianti
Secondo il governo Crocetta, la Regione Sicilia dovrebbe smaltire, ogni anno, circa 700mila tonnellate di rifiuti: sarebbe in parte anche questa la motivazione alla base della decisione di costruire degli inceneritori. Ed era stato proprio lo Sblocca Italia, lo scorso anno, a mettere in evidenza il piano del governo regionale sul ciclo dei rifiuti, e si era anticipata la possibilità di mettere a punto degli impianti per la valorizzazione energetica del rifiuto in determinate parti d'Italia allo scopo di evitare le sanzioni comunitarie e dare avvio a una "gestione europea" da incrementare anche con la diffusione della raccolta differenziata. Ormai è certo, gli impianti si faranno sebbene sia ancora da dibattere ed affrontare l'ipotesi di sostituire due grossi impianti con sei più piccoli ed a più basso impatto ambientale. E' interessante, a questo proposito, indagare le modalità con cui, l'inceneritore, venga definito durante le fasi che portano alla decisione da parte del governo regionale di costruirne ben sei sul suolo siciliano. Sei, ma di piccola entità. E non due di grande entità. Sembra una bella notizia, e l'uso dei termini come "termovalorizzatori" o, ancor di più, "centrali a basso impatto ambientale" o aggiungo, ulteriormente, "impianti per la valorizzazione energetica", dovrebbe farci intuire che qualcosa di importante e positivo stia per accadere nella Trinacria. E' ironico, in realtà, precisare che ogni parola utilizzata sia totalmente inappropriata, oltre che assolutamente fuorviante: -la valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, infatti, è decisamente inferiore, in termini di valorizzazione, al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perché l'intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo)- si legge in una nota di Educambiente. In Italia sono presenti, in totale, 47 inceneritori (sì, chiamiamoli così) la maggior parte di essi è localizzata nella parte settentrionale della penisola e, del Bel Paese, assorbono solo il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a 4 milioni di tonnellate. Un bella percentuale? Beh, non proprio. A fronte di tutto ciò che viene emesso nell'atmosfera: diossine, frani, policlorobifenili, idrocarburi, policiclici, composti organici volatili, cadmio, mercurio.
Articolo di: 
Giada Passanisi


INCENERITORI ASSESSORE CONTRAFFATTO VANIA 16 MAGGIO  2015 NO AGLI INCENERITORI “TECNOLOGIE  SUPERATE” 29 SETTEMBRE 2015  L’ASSESSORE VANIA CONTRAFFATO :



SEI PICCOLI INCENERITORI SICILIANI “Hanno un basso impatto ambientale”
CONTRO I DUE MEGA INCENERITORI SICILIANI DI MATTEO RENZI

La regione Sicilia Assessorato Energia nell'ultima conferenza Stato-Regioni ha proposto la creazione in Sicilia di 6 SEI piccoli inceneritori in luogo dei DUE mega inceneritori proposti dal Governo Renzi   
La motivazione?
Il piccolo inceneritore fa MENO Male del Mega inceneritore. Preso atto che un inceneritore è dannoso alla salute umana seppur meno che il Mega inceneritore.
Viene  spontanea la domanda:
E’ meglio costruire piccoli inceneritori?
Sembra proprio di NO  Negli inceneritori moderni la sezione di depurazione fumi comporta onerosi costi sia per la realizzazione, sia per la gestione. Per questo, costruire impianti piccoli è una strategia che industrialmente non viene seguita.
I moderni impianti hanno taglie attorno alle 100,000 t/anno. Per esempio l’inceneritore di Brescia ha una capacità di trattamento di 750.000 t/anno, ben oltre la produzione della provincia di Brescia, ed è costretto a importare rifiuti.
La provincia di Lucca, dove a seguito del sequestro dell’impianto di incenerimento di Pietrasanta (che aveva avvelenato due torrenti che sfociano dopo pochi chilometri direttamente sulla spiaggia della Versilia) si è deciso di adottare un piano di gestione rifiuti che non prevede l’utilizzo di inceneritori. Gestire in modo corretto i rifiuti senza fare ricorso all’incenerimento è possibile ed auspicabile, ma serve la volontà politica per farlo. (leggi sul nostro sito http://isolapulita.blogspot.it )
La città di San Francisco è all’avanguardia nel recupero di materia, con raccolte differenziata a oltre il 75% e senza inceneritore. Dal 1995 negli Usa non si costruiscono più inceneritori. Sono state bocciate 300 proposte per la costruzione di nuovi impianti.
IN BASE ALL'ESPERIENZA L'AFFERMAZIONE CHE GLI INCENERITORI PRODUCONO ENERGIA HA QUALCHE DIFFICOLTÀ' AD AVERE UN DIRITTO DI CITTADINANZA
I 54 inceneritori italiani producono solo il 2% dell’energia nazionale. Il problema principale è la resa elettrica molto bassa, che negli impianti tradizionali è inferiore al 20%, mentre per impianti a pirolisi o a gassificazione è ancora inferiore, attorno al 10%. Migliore è la resa termica, attorno al 30%, che per essere sfruttata imporrebbe la collocazione degli impianti nei pressi dei centri abitati, con gravi ricadute in termini di inquinamento. (quando si cita a sproposito di Vienna o Torino o…... altre realtà che sono al centro della città, varrebbe la pena quantificarne l'incidenza sull'ambiente e sulla salute umana)


emergenza rifiuti, raccolta differenziata, Vania Contrafatto, Sicilia, Sicilia e Regione


Contrafatto: «Tredici nuovi impianti e altre due discariche ecco il piano contro l'emergenza rifiuti» 


di Giacinto Pipitone— 16 Maggio 2015

L'assessore: "La Sicilia avrebbe impianti a sufficienza per far fronte al sistema rifiuti. Si consideri che a brevissimo consegneremo l'impianto per il trattamento meccanico biologico di Bellolampo"

Entro un mese o poco più verranno attivati sei impianti di compostaggio che si aggiungeranno ai sei già attivi e permetteranno di alleggerire il peso dei rifiuti smaltiti in discarica. Entro un anno nasceranno due nuove discariche e almeno altri sette impianti di compostaggio più tre strutture capaci di separare i rifiuti organici da quelli secchi. E così, senza termovalorizzatori ed evitando di spedire l' immondizia in altre regioni, il governo prevede di superare l'emergenza. Ecco il piano rifiuti dell'assessore Vania Contrafatto.
Assessore, qual è il livello dell'emergenza in Sicilia?
«Il problema vero èche si fa poca differenziata. E la colpa è dei Comuni. Se la Sicilia raggiungesse il 45% di differenziata, obiettivo ambizioso ma difficilmente centrabile nel breve periodo, non avremmo alcun problema. Aumentare la differenziata significa ridurre i rifiuti, far pagare meno tasse ai cittadini e proteggere l' ambiente».
Prevedevate di approvare una legge che avrebbe introdotto sanzioni pecuniarie per chi non fa la differenziata e incentivi per chi invece la fa. Perchè non è stata approvata?
«È vero, volevamo la tassa ad hoc in Finanziaria. Ma l' Ars l' ha bloccata. Purtroppo a volte in Assemblea scattano meccanismi che impongono di accettare altre emendamenti per far approvare quelli voluti dal governo. E ora sarà più difficile introdurre sanzioni e incentivi in una legge ordinaria. Resta il fatto che ciascun Comune dovrebbe dotarsi di isole ecologiche destinate alla raccolta di ciò che rifiuto non è. E i cittadini devono abituarsi a differenziare perchè vetro, plastica e carta non sono rifiuti ma prodotti che hanno un valore economico recuperabile».
Come pensate di superare l'attuale emergenza?
«La Sicilia avrebbe impianti a sufficienza per far fronte al sistema rifiuti. Si consideri che a brevissimo consegneremo l'impianto per il trattamento meccanico biologico di Bellolampo e che ci sono sei impianti di compostaggio già realizzati e in fase di attivazione. In pochi mesi potremmo essere fuori dall' emergenza. Abbiamo però bisogno che Roma ci conceda qualche altro mese per attivare gli impianti».
Cosa dovrebbe fare il governo nazionale?
«In questo momento abbiamo raddoppiato o comunque molto aumentato il livello di smaltimento nelle discariche in funzione. Ma queste sono cose che si possono fare per sei mesi e noi stiamo per superare questo limite. Abbiamo bisogno di prorogare questa possibilità per arrivare in tempo al completamento degli impianti che permetteranno dio ridurre la quantità di rifiuti da smaltire in discarica. Serve un'autorizzazione statale».
Dunque non chiedete più i poteri commissariali?
«Questo è un momento critico. Il sistema rifiuti attuale si avvia al collasso ma noi stiamo cercando di riportarlo alla normalità senza una dichiarazione di emergenza tout court. Non vorremmo che la dichiarazione di emergenza diventasse un'opportunità per interessi illeciti che sfruttano il superamento dei limiti di legge. Le deroghe non possono diventare spazi per interessi illeciti. L'emergenza porta con sè controlli più blandi che espongono a possibili rischi».
Che tipo di impianti realizzerete per superare l'emergenza?
«Stiamo realizzando impianti di trattamento meccanico biologico che, accoppiati a opportuni impianti dise lezione e recupero, permettono di dimezzare la quantità di rifiuti che finisce in discarica separando alla base il secco dall' umido. Esiste un impianto a Catania e ne stiamo consegnando uno a Bellolampo. Entro un anno ne saranno pronti altri tre a Enna, Gela e Messina. Contemporaneamente nasceranno due discariche a Enna e Messina a cui saranno collegati altrettanti impianti di Tmb e compostaggio. Inoltre abbiamo già sei impianti di compostaggio per smaltire i rifiuti organici provenienti dalla differenziata: si trovano a Enna, Grammichele, Ramacca, Sciacca, Castelbuono e Castelvetrano. A questi già attivi ne aggiungeremo altri sei realizzati e da attivare in tempi bravissimi. Si trovano a Bisacquino, Gela, Joppolo Giancaxio, Marsala, Ragusa e Vittoria. Gli ultimi sette impianti compostaggio saranno pronti entro un anno, le gare sono già bandite, e nasceranno a Augusta, Calatafimi, Capo d' Orlando, Casteltermini, Noto, Paternò e San Cataldo. Quando tutti saranno attivi saremo in grado di smaltire fra strutture di compostaggio, Tmb e discariche tutti i rifiuti prodotti giornalmente che ammontano a 6.582 tonnellate».
I termovalorizzatori sono un capitolo chiuso?
«Nel piano rifiuti in vigore sono previsti. Ma è una tecnologia superata e se con gli impianti che stiamo realizzando ce la facciamo, non c' è bisogno dei termovalorizzatori».
L'alternativa è portare l' immondizia in altre regioni o all'estero con le navi?
«Non è intenzione della Regione portare i rifiuti all'estero, perché eccessivamente costoso. Questa sarebbe soltanto una soluzione estrema, che abbiamo ottime probabilità di evitare».










In Conferenza Stato-Regioni la mappatura degli impianti di incenerimento

di Carla Cimoroni

    Le Regioni oggi a Roma per esprimere il proprio parere in seno alla Conferenza Stato-Regioni sulla bozza di decreto sulla mappatura degli impianti di incenerimento, varata ai sensi dell’articolo 35, comma 1, dello Sblocca Italia (Dl n. 133/2014, convertito dalla legge n. 164/2014).
    Il decreto
    Il punto più controverso del decreto riguarda i criteri, individuati nell'Allegato III, con cui gli impianti da realizzare sono assegnati alle varie Regioni. Si tratterebbe di 12 nuovi inceneritori in 10 diverse Regioni: solo la Valle d’Aosta rimarrebbe esclusa, in ragione di un fabbisogno limitato, della ridotta estensione e della scarsa densità abitativa.

    Lo schema di decreto in discussione individua 42 impianti di incenerimento a oggi in esercizio, di cui ben 13 in Lombardia e 8 in Emilia Romagna, più altri 6 già autorizzati, ma non ancora in funzione. In 6 Regioni non esistono inceneritori: si tratta di Valle d’Aosta, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo e Sicilia. Viene quindi calcolata la capacità potenziale nazionale di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati che ammonta a quasi 7 milioni di tonnellate all’anno. Nell’Allegato II è riportata la stima del fabbisogno nazionale di incenerimento e, per sottrazione, l’ammontare del fabbisogno residuo, circa 2,5 milioni di tonnellate in più di rifiuti urbani da incenerire ogni anno.

    L’articolo 35, del Dl Sblocca Italia, che ha disposto l'emanazione del decreto in questione, oltre a riconoscere gli inceneritori quali “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”, ne prevede l'utilizzo fino a saturazione del carico termico e un'ulteriore realizzazione fino a coprire il fabbisogno residuo, da individuarsi appunto tramite il decreto attuativo in discussione appunto oggi. Lo stesso articolo 35 chiarisce poi che tutti i nuovi inceneritori e i vecchi per cui sussistono le condizioni per la classificazione di impianti di recupero energetico (qualifica R1 dell’Allegato C alla Parte IV del Dlgs n. 152/2006), possono essere destinati anche a rifiuti prodotti fuori Regione.

    Criticità 

    Il documento in discussione ha già sollevato parecchi malumori tra amministratori locali e soprattutto nella rete ormai capillare e diffusa di comitati e movimenti che da anni lottano e operano per l’adozione della strategia “Rifiuti Zero”. In occasione della riunione odierna della Conferenza Stato-Regioni sono stati infatti lanciati presidi e mobilitazioni in tutta Italia.

    Ad essere fortemente contestati sono proprio i presupposti su cui si fonda lo schema di decreto che ricorda come nella gerarchia della gestione dei rifiuti stabilita a livello comunitario il recupero energetico sia da preferire al conferimento in discarica, ma non sembra tener conto che la riduzione, il riuso e, soprattutto, il recupero di materia siano opzioni ancora migliori.

    Il documento, inoltre, nel definire il fabbisogno di incenerimento assume che l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% imposto dalla norma comunitaria sia di fatto un limite massimo oltre il quale il residuo non possa che essere destinato al recupero energetico. Alcuni Piani regionali (quello del Veneto, ad esempio) già prevedono, invece, obiettivi superiori al 65% e, dati alla mano, molte esperienze dimostrano che tali scenari sono possibili. Il Catasto Rifiuti nazionale consultabile sul sito dell’Ispra, infatti, evidenzia che nel 2013 Trentino Alto Adige e Veneto raggiungevano il 65% e, se si analizzano i dati a livello provinciale, spuntano esperienze particolarmente virtuose: Treviso e Pordenone oltre il 75%, Mantova e Trento al 70%, Benevento e Medio-Campidano al 66%. Si tratta di risultati a cui tanti Comuni, grandi e piccoli, associati o meno nella gestione dei servizi, contribuiscono implementando efficaci sistemi “porta e porta”, mettendo in atto misure premianti/disincentivanti, promuovendo la cultura della riduzione e del riuso.

    Purtroppo non è la norma. A livello nazionale la raccolta differenziata è poco oltre il 40% e lo smaltimento in discarica interessa il 37% dei rifiuti urbani prodotti: troppo e, tra l’altro, fatto male visto che, in alcuni casi, il mancato rispetto dell’obbligo di pretrattamento ha comportato l’incorrere in procedure d’infrazione comunitaria.

    Il timore maggiore degli oppositori è che l’eccesso di rifiuto residuo prodotto dalle realtà meno virtuose finisca per essere incenerito, in virtù della possibilità di trasferimento da una Regione all’altra, anche nei territori più impegnati nella riduzione e nella gestione dei rifiuti, finendo per deprimere gli sforzi di quelle comunità e per affossare in generale i percorsi che privilegiano il recupero di materia.

    Percorsi che sono in linea, tra l’altro, con il dibattito a livello europeo sull’Economia circolare, un modello per cui, in ragione della scarsità di materie prime, ci si propone di innalzare sensibilmente nei prossimi quindici anni gli obiettivi di riciclaggio per i rifiuti urbani: uno scenario che la bozza di decreto, invece, non prende affatto in considerazione.


    emergenza rifiuti, raccolta differenziata, Vania Contrafatto, Sicilia, Sicilia e Regione


    Contrafatto: «Tredici nuovi impianti e altre due discariche ecco il piano contro l'emergenza rifiuti» 


    di Giacinto Pipitone— 16 Maggio 2015

    L'assessore: "La Sicilia avrebbe impianti a sufficienza per far fronte al sistema rifiuti. Si consideri che a brevissimo consegneremo l'impianto per il trattamento meccanico biologico di Bellolampo"

    Entro un mese o poco più verranno attivati sei impianti di compostaggio che si aggiungeranno ai sei già attivi e permetteranno di alleggerire il peso dei rifiuti smaltiti in discarica. Entro un anno nasceranno due nuove discariche e almeno altri sette impianti di compostaggio più tre strutture capaci di separare i rifiuti organici da quelli secchi. E così, senza termovalorizzatori ed evitando di spedire l' immondizia in altre regioni, il governo prevede di superare l'emergenza. Ecco il piano rifiuti dell'assessore Vania Contrafatto.
    Assessore, qual è il livello dell'emergenza in Sicilia?
    «Il problema vero èche si fa poca differenziata. E la colpa è dei Comuni. Se la Sicilia raggiungesse il 45% di differenziata, obiettivo ambizioso ma difficilmente centrabile nel breve periodo, non avremmo alcun problema. Aumentare la differenziata significa ridurre i rifiuti, far pagare meno tasse ai cittadini e proteggere l' ambiente».
    Prevedevate di approvare una legge che avrebbe introdotto sanzioni pecuniarie per chi non fa la differenziata e incentivi per chi invece la fa. Perchè non è stata approvata?
    «È vero, volevamo la tassa ad hoc in Finanziaria. Ma l' Ars l' ha bloccata. Purtroppo a volte in Assemblea scattano meccanismi che impongono di accettare altre emendamenti per far approvare quelli voluti dal governo. E ora sarà più difficile introdurre sanzioni e incentivi in una legge ordinaria. Resta il fatto che ciascun Comune dovrebbe dotarsi di isole ecologiche destinate alla raccolta di ciò che rifiuto non è. E i cittadini devono abituarsi a differenziare perchè vetro, plastica e carta non sono rifiuti ma prodotti che hanno un valore economico recuperabile».
    Come pensate di superare l'attuale emergenza?
    «La Sicilia avrebbe impianti a sufficienza per far fronte al sistema rifiuti. Si consideri che a brevissimo consegneremo l'impianto per il trattamento meccanico biologico di Bellolampo e che ci sono sei impianti di compostaggio già realizzati e in fase di attivazione. In pochi mesi potremmo essere fuori dall' emergenza. Abbiamo però bisogno che Roma ci conceda qualche altro mese per attivare gli impianti».
    Cosa dovrebbe fare il governo nazionale?
    «In questo momento abbiamo raddoppiato o comunque molto aumentato il livello di smaltimento nelle discariche in funzione. Ma queste sono cose che si possono fare per sei mesi e noi stiamo per superare questo limite. Abbiamo bisogno di prorogare questa possibilità per arrivare in tempo al completamento degli impianti che permetteranno dio ridurre la quantità di rifiuti da smaltire in discarica. Serve un'autorizzazione statale».
    Dunque non chiedete più i poteri commissariali?
    «Questo è un momento critico. Il sistema rifiuti attuale si avvia al collasso ma noi stiamo cercando di riportarlo alla normalità senza una dichiarazione di emergenza tout court. Non vorremmo che la dichiarazione di emergenza diventasse un'opportunità per interessi illeciti che sfruttano il superamento dei limiti di legge. Le deroghe non possono diventare spazi per interessi illeciti. L'emergenza porta con sè controlli più blandi che espongono a possibili rischi».
    Che tipo di impianti realizzerete per superare l'emergenza?
    «Stiamo realizzando impianti di trattamento meccanico biologico che, accoppiati a opportuni impianti dise lezione e recupero, permettono di dimezzare la quantità di rifiuti che finisce in discarica separando alla base il secco dall' umido. Esiste un impianto a Catania e ne stiamo consegnando uno a Bellolampo. Entro un anno ne saranno pronti altri tre a Enna, Gela e Messina. Contemporaneamente nasceranno due discariche a Enna e Messina a cui saranno collegati altrettanti impianti di Tmb e compostaggio. Inoltre abbiamo già sei impianti di compostaggio per smaltire i rifiuti organici provenienti dalla differenziata: si trovano a Enna, Grammichele, Ramacca, Sciacca, Castelbuono e Castelvetrano. A questi già attivi ne aggiungeremo altri sei realizzati e da attivare in tempi bravissimi. Si trovano a Bisacquino, Gela, Joppolo Giancaxio, Marsala, Ragusa e Vittoria. Gli ultimi sette impianti compostaggio saranno pronti entro un anno, le gare sono già bandite, e nasceranno a Augusta, Calatafimi, Capo d' Orlando, Casteltermini, Noto, Paternò e San Cataldo. Quando tutti saranno attivi saremo in grado di smaltire fra strutture di compostaggio, Tmb e discariche tutti i rifiuti prodotti giornalmente che ammontano a 6.582 tonnellate».
    I termovalorizzatori sono un capitolo chiuso?
    «Nel piano rifiuti in vigore sono previsti. Ma è una tecnologia superata e se con gli impianti che stiamo realizzando ce la facciamo, non c' è bisogno dei termovalorizzatori».
    L'alternativa è portare l' immondizia in altre regioni o all'estero con le navi?
    «Non è intenzione della Regione portare i rifiuti all'estero, perché eccessivamente costoso. Questa sarebbe soltanto una soluzione estrema, che abbiamo ottime probabilità di evitare».
    http://gds.it/2015/05/16/contrafatto-tredici-nuovi-impianti-e-altre-due-discariche-ecco-il-piano-contro-lemergenza-rifiuti_356223/



    REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO PER IL TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO DELLA FRAZIONE RESIDUA DI RSU IN LOCALITA' BELLOLAMPO - PALERMO - PROGETTO DEFINITIVO - I° LOTTO FUNZIONALE


     A V V I S O

    Appalto per la progettazione esecutiva e l'esecuzione dei lavori di realizzazione di un impianto per il trattamento meccanico e biologico della frazione residuale e della frazione organica dei rifiuti urbani da realizzare in contrada Bellolampo nel Comune di Palermo - 1° lotto funzionale

    CUP: J74E12000220001
    CIG: 531962121F

    Importo complessivo dell'appalto: €. 32.480.892,54
    Importo dei lavori soggetto a ribasso: €. 31.724.884,92
    Importo oneri di sicurezza non soggetto a ribasso: €. 345.492,06
    Importo per servizi di ingegneria soggetto a ribasso: €. 410.515,56
    Termine per il ricevimento delle domande di partecipazione: 11/11/2013 ore 13:00
    Inizio apertura delle Buste: 13/11/2013 ore 09:00

    AGGIUDICAZIONE GARA

     2014 02 28 - AVVISO DI AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA (Dimensione documento: 1182549 bytes)

    https://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_Bandi/PIR_IMPIANTOPERILTRATTAMENTORSU/Nuovo%20documento%201.pdf






    La direttiva europea “Discariche” 1999/31/CE, recepita in legge con il D.lgs. 13 gennaio 2003, n. 36 vieta il conferimento di rifiuti tal quale in discarica e prescrive opportuni trattamenti (p.es. trattamento meccanico biologico o TMB) allo scopo di ostacolare la produzione di percolato e meglio tutelare l’igiene e la salute pubblica. Pertanto da ben 11 anni molte discariche italiane – ed in particolare quasi tutte le discariche, fra cui quella di Mazzarrà S.Andrea – sono illegali ed hanno operato in deroga. Nel 2007 la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per lo stato di illegalità nel quale 208 discariche hanno operato, e dopo ben 7 anni di pazienza ha comminato all’Italia una sanzione di 40 milioni di euro per il pregresso dal 2007, e ben 42.8 milioni ogni 6 mesi (salvo scontarne quote man mano che discariche vengono messe a norma).
    Da queste circostanze legislative, Messinambiente elaborò il progetto in questione che venne approvato nell’ottobre 2008, in deroga alla ZPS, probabilmente per ragioni emergenziali e sulla quale se ne obietta la legittimità. Zero Waste Sicilia auspica che la magistratura al più presto si pronunci sulla legittimità del progetto e si dichiara incompetente a valutare questa questione.
    Dal punto di vista tecnico gli impianti di TMB servono a separare dalla frazione residua dei rifiuti urbani (R.U.R) la frazione umida (che resta comunque un po’ sporca di metalli, plastiche, vetro, ecc.) e la frazione secca indifferenziata (che resta comunque un po’ sporca di frazione organica).
    La biostabilizzazione serve a sottrarre l’umidità e a rendere la frazione umida il più possibile inerte, e quindi ad impedire la formazione del percolato per alcuni anni. Si producono il cosiddetto compost grigio, che può essere usato per bonificare le discariche non a norma (e.g. Portella Arena). A questo punto sono possibili almeno due opzioni:
    a) quella indicata dal progetto ovvero l’abbancamento nella stessa area di Pace in due invasi opportunamente predisposti e relativamente piccoli, e/o l’eventuale predisposizione per la produzione di combustibile da rifiuti con la frazione secca (C.S.S.);
    b) quella auspicata dalla mia associazione ovvero quella del massimo recupero di materia trasformandolo a costo zero in TMB-RM, cioè TMB a recupero di materia.
    La prima opzione potrebbe far gola ad un gestore privato – che si mormorava fosse l’idea dei vertici di Messinambiente di allora – che mediante il CSS potrebbe realizzare ulteriori interessanti profitti, vendendolo a cementifici o centrali elettriche, eventualità che Zero Waste Sicilia aborrisce per due motivi:
    1) è concorrenziale con la raccolta differenziata e con il recupero di materia;
    2) è un combustibile fortemente inquinante che può produrre emissioni nocive (diossine, furani, PCB, metalli pesanti polveri sottili, ultrasottili, ecc.), tant’è che insieme ad altre 6 associazioni nazionali abbiamo denunciato alla Commissione Europea l’incongruità del Decreto Clini, che ha legalizzato il CSS in Italia, perché in violazione di parecchie direttive europee.
    Una gestione dell’impianto non interessata ad un profitto immediato è invece quello del massimo possibile recupero di materie prime seconde dai materiali scartati ed è coerente con la Strategia Rifiuti Zero 2020, oltre che con la direzione indicata dal Parlamento Europeo con crescente pressione sui governi. Infatti la risoluzione del Parlamento Europeo del 20/05/2012 dal titolo “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse ” al punto 34: …sottolinea che le discariche esistenti potrebbero essere utilizzate come DEPOSITI DI MATERIE PRIME (estrazione mineraria urbana) … . A nostro parere questo comma è di grande rilevanza per la questione in esame. Una discarica messa a norma smette di essere quella bomba ecologica cui siamo abituati, ma diventa un deposito temporaneo da quale è possibile estrarre continuamente materie prime seconde, senza alcun pericolo per igiene e salute pubblica, ed un serio aiuto alla diminuzione del saccheggio delle risorse del pianeta. In Gran Bretagna i comuni concedono già da qualche anno l’ingresso in discarica a compagnie private per questa innovativa estrazione mineraria urbana.
    Alla base di questa risoluzione del Parlamento Europeo c’è l’indicazione di una circolarizzazione dell’economia, esplicitata nella decisione (Gazzetta dell’UE del 28 dicembre 2013) che adotta il VII programma d’azione in campo ambientale (7° PAA).
    Tale programma prevede la realizzazione da parte dell’UE da un lato e degli Stati membri dall`altro, di misure nel quadro di 9 obiettivi prioritari. Citiamo due brevi stralci del piano:
    “…Prosperità e ambiente sano saranno basati su UN’ECONOMIA CIRCOLARE senza sprechi, in cui le risorse naturali sono gestite in modo sostenibile e la biodiversità è protetta, valorizzata e ripristinata in modo tale da rafforzare la resilienza della nostra società. …”
    “…Gli attuali sistemi di produzione e di consumo dell’economia globale generano molti rifiuti e assieme alla domanda crescente di beni e servizi e all’esaurimento delle risorse contribuiscono ad aumentare i costi di materie prime fondamentali, minerali ed energia, generando ancora più inquinamento e rifiuti, aumentando le emissioni globali di gas serra e inasprendo il degrado del suolo, la deforestazione e la perdita di biodiversità. Quasi due terzi degli ecosistemi mondiali sono in declino ed è comprovato che i limiti del pianeta per la biodiversità, i cambiamenti climatici e il ciclo dell’azoto sono già stati superati. “…
    In buona sostanza, come abbiamo avuto modo di sostenere in altre audizioni presso questa commissione, l’Europa ritiene che il recupero di materie prime seconde dai nostri scarti sia una opzione strategica. Il sistema industriale europeo (soprattutto quello italiano) necessita di materie prime che in gran parte vanno importate. Tuttavia i paesi principali fornitori (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), sono in grande sviluppo ed è facile prevedere che in futuro tenderanno ad usare le materie prime sempre più per i loro consumi interni. Pertanto ne esporteranno in Europa sempre meno e sempre a più caro prezzo. In questo scenario l’Europa intravede lo spettro della desertificazione industriale nel medio-lungo periodo e, pertanto, suggerisce quella che ritiene essere l’alternativa più valida e miglire dal punto di vista ambientale.
    In conclusione Zero Waste Sicilia intravede i seguenti:
    Vantaggi:
    1) No spese di trasporto a siti lontani
    2) No emissioni inquinanti nel trasporto, né sgrondi ed altro
    3) Assenza o al peggio limitatezza di emissioni odorigene
    4) Riduzione dell’inquinamento
    5) Questione etica: chi fa rifiuti se li tenga vicino e non ne scarichi i disagi ad altri
    Svantaggi:
    1) Mezzi d’opera nel sito
    2) L’umido non diventa compost (fino a quando non si realizza anche un impianto di compostaggio comunale, o non si procede al revamping del depuratore di Mili per biodigerire anche l’umido di qualità).
    Ne concludiamo che a condizione di una gestione pubblica dell’impianto di Pace, impostata su una concezione dello stesso differente dagli intendimenti iniziali ma dirett al massimo recupero possibile di materia, in accordo a quanto indicato dalla politica ambientale europea sia una opzione accettabile e praticabile.
    Beniamino Ginatempo
    pres. Zero Waste Sicilia
    firmatario Cambiamo Messina dal Basso