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Thursday, July 30, 2015

SENTENZA CASSAZIONE Diffamazione: il danno non si presume

Diffamazione: il danno non si presume


L’offesa all’onore e alla reputazione arrecata con la diffamazione, il danno, la prova, le presunzioni, la quantificazione in base alla professione e alla gravità dell’offesa.   Nel caso di diffamazione a mezzo stampa, il danno all’onore e alla reputazione della vittima non si presume, ma va sempre dimostrato. La prova può essere fornita anche con semplici presunzioni, anche sulla base della gravità dell’offesa, della professione del danneggiato e della diffusione ed autorevolezza del quotidiano su cui viene pubblicato l’articolo diffamatorio. Alla luce poi di tali elementi, se non vi è prova sul “quantitativo” del danno, questo può essere liquidato “in via equitativa” dal giudice. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza di ieri [1]. 



La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 30 aprile – 29 luglio 2015, n. 16055
Presidente Salmé – Relatore Sestini
Svolgimento del processo

A seguito di querela sporta da Y.N. e da A.G.H., il GUP del Tribunale di Milano dispose il rinvio a giudizio di G.O. (giornalista) e di Ferruccio D.B.


(direttore responsabile del (omissis)) in relazione ai reati di diffamazione a mezzo stampa e di omesso controllo loro rispettivamente contestati con riferimento ad un articolo pubblicato il 20.10.1997 sul supplemento (omissis) del (omissis): i querelanti lamentavano che l’articolo, intitolato (omissis), attribuisse loro attività di finanziamento di gruppi terroristici islamici tramite la (omissis) e la (omissis) di cui gli stessi erano ai vertici.



Il Tribunale di Milano mandò assolti entrambi gli imputati, mentre la Corte di Appello, confermata l’assoluzione del D.B., dichiarò l’estinzione del reato ascritto all’O. per intervenuta prescrizione, condannando il giornalista al risarcimento dei danni -da liquidarsi in separata sede- in favore delle parti civili.

A seguito di ricorso proposto dall’O. , la sentenza venne annullata dalla Corte di Cassazione, che dispose il rinvio al giudice di appello in sede civile.

Pronunciando sulla causa riassunta, la Corte di Appello di Milano ha accertato la responsabilità dell’O., condannandolo al risarcimento dei danni e al pagamento della sanzione pecuniaria (quantificati -rispettivamente- in 40.000,00 ed in 6.000,00 euro per ciascuno dei danneggiati).

Ricorre per cassazione l’O., affidandosi a cinque motivi illustrati da memoria; resistono il N. e l’H. a mezzo di controricorso.

Motivi della decisione

1. Risulta infondata l’eccezione di “invalidità e/o inesistenza della procura apposta in calce al ricorso”, che è stata sollevata dai controricorrenti sul duplice rilievo che “la procura difetta del requisito necessario della specialità” e reca una data anteriore a quella del ricorso.

Va considerato, infatti, che, benché abbia un contenuto generico (ma, comunque, esteso anche al ricorso per cassazione), non esistono elementi che consentano di ritenere che la procura non si riferisca allo specifico giudizio per cassazione introdotto dal ricorso (ed in tal senso depone anche l’elezione di domicilio in Roma); non rileva, inoltre, la circostanza che la data della procura (30.4.12) sia anteriore a quella del ricorso (11.5.2012), giacché ciò che esclude sicuramente la specialità è solo l’anteriorità della procura rispetto alla sentenza impugnata.

2. Richiamati i criteri (della pertinenza, della continenza e della verità) che valgono ad integrare la scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca, la Corte di Appello ha preso in esame alcuni passaggi dell’articolo giornalistico ed ha affermato che “risulta ictu oculi … la portata diffamatoria dell’articolo per l’onore e la reputazione (in ispecie professionale) di Y.N. e di A.G.H.”, anche perché l’autore ha “operato un accostamento suggestivo tra le attività finanziarie dirette dagli appellanti e la lotta armata nel nome dell’Islam”; ciò premesso, ha escluso che sia ravvisabile la scriminante del diritto di cronaca giornalistica, in quanto “non appare rispettato il principio di verità delle notizie riferite”, neppure sotto il profilo della verità putativa, che “resta esclusa a priori dalla circostanza che il giornalista -cui incombeva il relativo onere- neppure ë stato in grado di offrire idonea prova delle fonti di prova utilizzate, rimaste essenzialmente non rivelate”; in relazione alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di diffamazione, ha - poi­ osservato che “non soltanto è ravvisabile nel giornalista la volontà della propria condotta e la consapevolezza della sua capacità offensiva …, ma vieppiù la mancanza di prova circa l’attività di diligente verifica delle fonti, attesta l’accettazione da parte dell’autore del rischio della comunicazione di fatti falsi pur di darne la notizia”; quanto, infine ai profili liquidatori, ha affermato che doveva compiersi una “valutazione necessariamente equitativa ex art. 1226 c.c.”, con riferimento alla gravità dell’offesa all’onore e alla reputazione dei soggetti diffamati, alla diffusione e alla autorevolezza del quotidiano e alla professione delle parti lese.

3. Col primo motivo, il ricorrente deduce “violazione e/o falsa applicazione … degli artt. 21 Cost., 51 e 59 c.p., oltre che dell’artt. 627, comma 3 c.p.p. e, comunque dell’art. 384 cpv C.P.C.” e si duole che, con una motivazione “apparente e/o contraddittoria” e disattendendo i principi affermati dalla sentenza di rinvio, non gli sia stata riconosciuta la “scriminante del legittimo esercizio del diritto di cronaca, quantomeno sotto il profilo putativo”: rileva che la sentenza rescindente aveva affermato che, perché sia esclusa la causa di giustificazione dell’esercizio del diritto di cronaca, occorre che risulti la non verità, ovvero la falsità, del fatto narrato ed evidenzia che l’articolo “era basato su fonti confidenziali dell’epoca, rivelatesi poi attendibili” e che -pertanto­ ricorreva la “verosimiglianza delle informazioni assunte dal giornalista e poi divulgate”, senza che tale verosimiglianza potesse essere esclusa dall’esito delle investigazioni (avvenuto molti anni dopo la pubblicazione dell’articolo e risultante da documenti che non avrebbero dovuto trovare ingresso nel giudizio di rinvio).

3.1. Col secondo motivo (che deduce, oltre alla omessa e contraddittoria motivazione sul punto, la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 42 cpv, 47 e 595 c.p.), l’O. si duole che la Corte non abbia valutato, neppure incidenter tantum, la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato ed evidenzia che il giudice di rinvio “confonde” le categorie giuridiche della putatività della scriminante e dell’errore che esclude il dolo.

3.2. Il terzo motivo (“violazione e/o falsa applicazione dell’art. 627, comma 3 c.p.p. e, comunque, dell’art. 384 cpv C.P.C.” e omessa motivazione) ribadisce che il giudice di rinvio avrebbe dovuto “rivalutare tutti gli elementi di fatto già acquisiti … dal Tribunale, ivi compresi i fondamentali … dossier dei servizi informativi”, al fine di “giungere alla affermazione della verità (o comunque della verosimiglianza) dei fatti esposti dal giornalista” e “con la già ricordata avvertenza … che solo la comprovata falsità di quanto riportato nell’articolo avrebbe potuto condurre ad un giudizio negativo sulla condotta del ricorrente”.

3.3. Il quarto motivo prospetta la violazione dell’art. 345 C.P.C. “avendo la Corte d’Appello deciso la causa sulla base di elementi di prova inammissibili e, comunque, avendo valorizzato documenti riportanti fatti successivi rispetto alla data di pubblicazione dell’articolo”: assume l’O. che la verosimiglianza dei fatti narrati può ben essere provata anche con documenti formati successivamente, purché relativi a fatti verificatisi prima della pubblicazione, mentre non possono trarsi elementi negativi, ossia volti a negare l’applicazione della scriminante della verità putativa, “da atti non solo formatisi successivamente, ma aventi ad oggetto fatti verificatisi dopo la pubblicazione dell’articolo e perciò non conoscibili -in allora- da parte dell’autore”.

3.4. L’ultimo motivo prospetta la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 2043 e 2059 c.c. e dell’art. 185 c.p. e censura la sentenza per avere liquidato il danno non patrimoniale “in difetto di alcuna prova al riguardo” e comunque in “totale carenza motivazionale”: afferma che il danno non può “mai essere considerato sussistente in re ipsa” incombendo sul richiedente “l’onere di dedurre e provare gli elementi che attestino la effettiva esistenza di un pregiudizio, anche soltanto di natura non patrimoniale”.

4. I primi quattro motivi risultano inammissibili per difetto di autosufficienza giacché sono incentrati -sotto vari profili- sul contenuto dell’articolo giornalistico, che non risulta tuttavia trascritto -neppure in minima parte- nel ricorso.

Più specificamente, va considerato che i primi tre motivi sono volti -nel loro complesso- a censurare l’affermazione della sussistenza della diffamazione, dolendosi il ricorrente della ritenuta ricorrenza dell’elemento soggettivo del reato e del mancato riconoscimento della scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca (anche in relazione alla verità putativa dei fatti narrati); il quarto motivo -ancorché concernente in via diretta l’ammissione di prove documentali che si assumono tardive- attiene anch’esso all’accertamento della diffamazione (in quanto le prove contestate sono state utilizzate per escludere la verità dei fatti narrati).

Ciò premesso, deve rilevarsi che questa Corte ha avuto modo di affermare che, “in relazione ad una causa risarcitoria avente ad oggetto dichiarazioni asseritamente diffamatorie compiute a mezzo stampa, la parte che muova critiche alla valutazione compiuta dal giudice di appello, sia in fatto che in diritto, circa la natura diffamatoria dello scritto in questione e la sussistenza del relativo reato, è tenuta, in ossequio al c.d. principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, ad individuare – se del caso riproducendolo direttamente, ove necessario in relazione all’oggetto della critica di cui al motivo, ed eventualmente indirettamente, ove l’apprezzamento della critica lo consenta – il contenuto dell’articolo nella parte cui la critica si riferisce, specificando anche dove la Corte possa esaminarlo per verificarne la conformità del contenuto riprodotto rispetto a quello effettivo” (Cass. n. 3338/2009).

Alla luce di tale principio di diritto -che merita continuità- deve ritenersi che, in difetto di trascrizione (anche parziale e per le parti di specifico interesse) del contenuto dell’articolo di cui il ricorrente nega il carattere diffamatorio e in carenza di qualsiasi indicazione utile al suo reperimento nell’ambito degli atti processuali, i motivi siano inammissibili in quanto non pongono la Corte nella condizione di poter valutare la fondatezza o meno delle censure mosse alla sentenza impugnata.

5.       Il quinto motivo è infondato.
A prescindere dall’erronea affermazione che il danno deve considerarsi sussistente in re ipsa (cfr. Cass. n. 24474/2014, che ha sottolineato che “nella diffamazione a mezzo stampa, il danno alla reputazione, di cui si invoca il risarcimento, non è `in re ipsa’, ma richiede che ne sia data prova, anche a mezzo di presunzioni semplici”), deve considerarsi che la Corte ha mostrato di avere correttamente presunto l’esistenza del danno sulla base degli elementi -espressamente richiamati­ della gravità dell’offesa (“tale da determinare … discredito sociale financo a livello di comunità internazionale”), della professione svolta dai danneggiati (“dirigenti bancari e manager di livello internazionale”) e della diffusione ed autorevolezza del quotidiano sul cui supplemento era stato pubblicato l’articolo; altrettanto correttamente -e sulla base degli stessi elementi­la Corte ha proceduto ad una liquidazione necessariamente equitativa del danno.

6. Le spese di lite seguono la soccombenza.

P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere alla parte controricorrente le spese di lite, liquidate in euro 5.800,00 (di cui euro 200,00 per esborsi), oltre rimborso spese forfettarie e accessori di legge.



Vi raccontiamo perché Renzi, Berlusconi e Alfano faranno chiudere la trazzera di Caltavuturo Giulio Ambrosetti [30 Jul 2015 |

Vi raccontiamo perché Renzi, Berlusconi e Alfano faranno chiudere la trazzera di Caltavuturo 


Giulio Ambrosetti [30 Jul 2015 |

Si inaugura la trazzera di Caltavuturo. Una liberazione per i siciliani che percorrono l’autostrada Palermo-Catania. Ma anche un’opera che mette in evidenza l’incapacità del governo Renzi e del governo Crocetta. Quest’ultimo non conta nulla. Ma Renzi e i suoi alleati (Berlusconi e Alfano) non potranno accettare di farsi umiliare dai grillini siciliani. Per questo si inventeranno qualcosa per chiuderla. Il comunicato dei grillini
Il 31 luglio i “coraggiosi”, quelli veri, però, inaugureranno la strada che taglierà dall’isolamento gli abitanti di Caltavuturo, consentendo, contemporaneamente, agli automobilisti che percorrono l’autostrada Palermo-Catania (in entrambe le direzioni) di non arrampicarsi più fino a Polizzi Generosa. Parliamo della trazzera, diventata in questi mesi famosa, realizzata non da uno Stato assente e da una Regione siciliana sempre più inutile, ma da normali cittadini - in testa il sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo - e dai parlamentari del Movimento 5 Stelle. Sono stati questi ultimi - per la precisione, i quattordici deputati grillini del Parlamento siciliano - a mettere a disposizione buona parte della somma (circa 300 mila euro) per realizzare i lavori. Gli altri soldi sono stati raccolti dai cittadini di Caltavuturo con lodevoli iniziative culturali e sociali.
Ricordiamo che tutto questo è avvenuto mentre, a oltre tre mesi dalla frana, il governo nazionale di Matteo Renzi e il governo regionale di Rosario Crocetta non hanno fatto praticamente nulla. Quando parliamo della frana, ovviamente, ci riferiamo alla collina che, oltre tre mesi fa, ha ‘inghiottito’ il viadotto Imera lungo l’autostrada Palermo-Catania, determinando il blocco dell’unica autostrada che collega queste due città. Frana, lo ricordiamo sempre, che era in corso dal 2005 e della quale le tante ‘autorità’ non si sono occupate.
Fatta questa doverosa premessa, arriviamo al significato di questa nostra riflessione. Cominciando col dire che siamo preoccupati. Perché da giorni, sulla rete, non facciamo altro che leggere commenti, da parte di esponenti della cosiddetta ‘sinistra’ rappresentata dal PD renziano, che denigrano i lavori per la stabilizzazione della trazzera. Secondo questi signori - che, ripetiamo, sono tutti riconducibili al Partito Democratico di scuola renziana - i lavori effettuati su questa strada sarebbero insufficienti, la stessa strada sarebbe pericolosa, con una pendenza eccessiva, insicura e bla bla bla. Questo martellamento per denigrare un fatto politico e sociale importante va letto per quello che rappresenta.
Ricordiamoci - l’abbiamo già accennato - che il governo Renzi e il governo Crocetta, a oltre tre mesi dalla frana, hanno solo prodotto chiacchiere. L’unica cosa che è emersa con chiarezza è che, forse, l’autostrada Palermo-Catania verrà riaperta al traffico il prossimo anno, non si sa se in primavera, in estate o in autunno. Ovviamente, dopo che le solite ‘cooperative’ - possibilmente del Centro Italia - avranno lucrato sugli appalti, facendo ‘bagnare il becco’ alle mafie locali.
Non solo. Come ha segnalato più volte il professore Vincenzo Liguori - docente presso la facoltà di Ingegneria di Palermo - i ‘tecnici’ dei governi nazionale e regionale non hanno nemmeno ipotizzato iniziative per consolidare la frana, tutt’ora in corso (come vi abbiamo raccontato qui)
Renzi e Berlusconi
Ebbene, Renzi, Crocetta e i vari tirapiedi di questi due personaggi da tregenda non solo non hanno fatto nulla per riaprire l’autostrada che, da oltre tre mesi, arreca disagi enormi ai cittadini siciliani, ma hanno più volte criticato l’iniziativa dei grillini e degli abitanti di Caltavuturo. Quasi che il ruolo di un presidente della Regione - giusto per parlare di Saro da Gela - davanti a un dramma economico e sociale che colpisce la comunità che amministra, non sia quello di provare a risolvere i problemi, ma di aspettare che tutto vada a catafascio. Occupandosi, magari, di telefonate che prima avrebbe ammesso di aver fatto, ricordando di non aver sentito bene certe affermazioni, per poi negare l’esistenza di stessa di una telefonata che, a rigor di logica, avrebbe dovuto escludere prima e non dopo il pronunciamento dei magistrati che ne negano l'esistenza!.
Insomma, secondo voi, un presidente della Regione che parla al telefono delle nomine ai vertici della sanità, dimostrano tutta la propria inadeguatezza (o la sicurezza che, tanto, la magistratura lo avrebbe protetto comunque?), è in grado di occuparsi di cose serie? E’ in grado di riaprire un’autostrada colpita da una frana? Secondo noi, no. E infatti la Regione retta da lui, come già ricordato, è rimasta con le mani in mano.
Siamo arrivati al cuore del problema. Venerdì, con l’inaugurazione della trazzera stabilizzata - che, piaccia o no, è una risposta al nullismo del governo nazionale e del governo regionale - i protagonisti di tale impresa ridicolizzeranno, in un colpo solo, il governo nazionale, il governo regionale e, in generale, tutta la vecchia politica italiana che oggi governa l’Italia. Il caso ha voluto che mercoledì, al Senato, il PD abbia salvato dalla galera un parlamentare - Azzollini, del Nuovo Centrodestra del Ministro Angelino Alfano - che metteva in riga le suore di una comunità, minacciando di pisciare sulla bocca di chi avrebbe ostacolato i propri disegni (come potete leggere qui).
Ebbene, con la trazzera che si inaugura domani i cittadini italiani avranno davanti agli occhi due modi di
Angelino Alfano
fare politica. Da una parte il PD, il Nuovo Centrodestra Democratico, Berlusconi (è chiaro che dietro Verdini e i suoi nove parlamentari che vanno in sostegno del governo Renzi c’è il placet dell’ex Cavaliere) e ‘frattaglie’ varie che fanno politica derubando i cittadini e utilizzando le prerogative parlamentari per parare il culo ai propri sodali che la magistratura vuole arrestare (è il caso, per l’appunto, del senatore Azzollini); dall’altra parte ci sono politici - i parlamentari del Movimento 5 Stelle - che mettono a disposizione i soldi delle proprie diarie parlamentari per realizzare una strada nell’interesse dei cittadini.
E’ chiaro, è lapalissiano che la vecchia politica italiana che oggi governa (si fa per dire, ovviamente: perché la parola ‘governo’ è una cosa troppo seria per essere associata a personaggi come Renzi & compagnia bella!) non può tollerare la presenza di un’opera pubblica che li umilia. Insomma, in termini metaforici, la trazzera che si inaugura il 31 luglio si configura come la trascrizione simbolica di migliaia di cittadini che pisciano in testa ai vecchi politici italiani: e questo la vecchia politica del nostro Paese non lo può tollerare! I protagonisti di questa vicenda, asfaltando la vecchia trazzera di Caltavuturo, hanno ‘asfaltato’ anche il governo Renzi e i suoi affaristi, il partito degli affari del Ministro Alfano e lo stesso Berlusconi che, ormai, è parte integrante della compagnia governativa.
Ricordiamoci che, da questo week end in poi, ogni cittadino che percorrerà la trazzera lungo l’autostrada Palermo-Catania non potrà fare a meno di pensare all’incapacità dei governi Renzi e Crocetta e alla serietà di chi ha messo a disposizione i propri soldi per realizzare un lavoro utile alla collettività.
Ebbene, questo Renzi, Berlusconi e Alfano non possono reggerlo, perché sanno che ogni automobilista che percorrerà la trazzera significherà - nel 90 per cento dei casi - due o più cittadini che non voteranno per il PD e per Berlusconi (escludiamo dal conto il Nuovo Centrodestra che non verrà votato da nessuno a prescindere: non a caso Alfano e compagni si stanno prenotando i seggi nel PD, ovviamente nelle liste bloccate dell’Italicum: auguri agli elettori del PD che, come tanti ‘crasti’, dovranno votarli…). 
La trazzera aperta sarà un'emorragia di voti per PD, Berlusconi e Nuovo Centrodestra di Alfano. Perché la riflessione sull'incapacità di governo nazionale e regionale verrà fatta da palermitani, catanesi, abitanti dei paesi delle Madonie, nisseni, ennesi e via continuando. 
Cosa vogliamo dire? Che la campagna lanciata sulla rete dai militanti del PD renziano non è casuale. A nostro modesto avviso, in un modo o nell’altro, la trazzera di Caltavuturo verrà chiusa. Ricordiamoci che stiamo parlando di delinquenti della politica. Gente totalmente priva di scrupoli. Questi signori si saranno già fatti quattro conti. E avranno calcolato che la trazzera chiusa gli farà perdere meno voti della trazzera aperta. 
Non sappiamo se faranno intervenire le varie ‘autorità’ che inizieranno a cavillare su staticità della strada e collaudi vari. O se, molto più semplicemente , incaricheranno qualche Zu’ Totò del luogo di sabotare la strada per renderla impercorribile. La sensazione, lo ribadiamo, è che la vecchia politica siciliana non reggerà la presenza di questa trazzera aperta.
Aggiornamento ore 11,55 di giovedì, 30 luglio: Comunicato del Movimento 5 Stelle
Scorciatoia per la A19, domani l'inaugurazione, apertura l'1 agosto
Ci sarà anche Di Maio. M5S: “Lavori in tempi da Guinness”

Sarà inaugurata domani, per essere aperta al traffico il primo agosto la scorciatoia di Caltavuturo che servirà a bypassare l’interruzione della A19,. Alla cerimonia, prevista per le 11, 30, saranno presenti i deputati M5S all'Ars, numerosi deputati Cinquestelle nazionali, tra cui il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, attivisti M5S, i sindaci dei comuni del circondario e semplici cittadini.
A un mese dall’avvio dei lavori, l'opera, finanziata con i soldi che mensilmente restituiscono i deputati del Movimento 5 stelle, è quindi una realtà e farà tirare un grandissimo sospiro di sollievo alle decine di migliaia di automobilisti che con enorme fatica sono costretti ad inerpicarsi sulle montagne di Polizzi per passare dalla Sicilia orientale a quelle occidentale e viceversa.
Da Guinness dei primati, o quasi, i tempi per la realizzazione: 50 giorni dall’annuncio, 37 dall’avvio della prima ruspa.
L’arteria finanziata dal Movimento è la sistemazione di una regia trazzera, riportata in vita da due imprese del luogo nei giorni immediatamente successivi al crollo del ponte. Il tratto è lungo circa un chilometro e largo  cinque metri e mette in comunicazione la Ss 643 con la Sp 24, che a loro volta immettono agli svincoli di Scillato e Tremonzelli. La scorciatoia è costata poco più di 300 mila euro, ed è stata realizzata in calcestruzzo,  con canali di gronda e  guardrail ed un impianto semaforico (il primo nella storia di Caltavuturo) posto a ridosso della trazzera, dove la circolazione avverrà a senso unico alternato.
“Certo – dicono i deputati – ci saranno delle limitazioni, come il limite di velocità a 20 chilometri orari e l’inibizione alla circolazione ai mezzi pesanti, superiori alla tre tonnellate e mezzo. Da qui a dire che potranno circolare solo trattori e mezzi agricoli, come ha voluto far credere qualcuno, ce ne corre. Questa strada è nettamente più agevole, e meno pericolosa di quella per Polizzi, che attualmente percorre chi si sposta da Palermo verso Catania e viceversa. Non è certo la soluzione definitiva al problema dell’autostrada, questo ci teniamo a sottolinearlo, ma sarà certamente una valvola di sfogo, considerato che consentirà agli automobilisti di risparmiare chilometri e tempi di percorrenza (si prevedono almeno 40 minuti in meno rispetto al giro di Polizzi)”.
“La soluzione definitiva – continuano i parlamentari Cinquestelle – è ancora colpevolmente chiusa nei cassetti delle belle intenzioni di chi ci governa, che ha ignorato anche un altro progetto del Movimento 5 Stelle, che sarebbe costato molto meno e sarebbe potuto andare in porto in pochissimo tempo. Archiviata la scorciatoia continueremo a fare un pressing asfissiante  per riavere l'autostrada prima possibile”.


CORTE DEI CONTI SEZIONE Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana MONTEROSSO PATRIZIA GIUSEPPA INCARDONA GENTILE LUIGI SENTENZA 179 A 2015 SENTENZA 401 2014



Repubblica Italiana

In nome del popolo italiano La Corte dei Conti
Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana composta dai magistrati:
dott.
AGOSTINO BASTA
Presidente
dott.
PINO     ZINGALE
Consigliere
dott.ssa
ANNA LUISA CARRA
Consigliere
dott.
VALTER DEL ROSARIO
Consigliere- relatore
dott.ssa
LICIA CENTRO
Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA     N. 179/A/2015


nei giudizi d’appello in materia di responsabilità amministrativa, riuniti  i sensi dell’art. 335 del c.p.c., iscritti nel registro di segreteria ai nn.: 5136, promosso da G. L. OMISSIS…, difeso dall’avv. Girolamo Rubino (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via Oberdan, n.5, Palermo), 5139, promosso da I. C. Omissis, difeso dagli avvocati Giuseppe Cozzo e Pietro Luigi Matta (con domicilio eletto presso lo studio legale dell’avv. Cozzo, in via Villa Heloise, n.21, Palermo), 5140, promosso da D. M. OMISSIS…, difesa dall’avv. Maurizio Lino (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via Libertà, n.171, Palermo), 5146, promosso da M. G. OMISSIS…, difesa dagli avvocati Giovanni Immordino  e  Claudio Alongi (con  domicilio eletto  presso  lo   studio  legale dell’avv. Immordino, in via Libertà, n.171, Palermo),  5152, promosso da R. A. OMISSIS…, difesa dagli avvocati Giuseppe Mazzarella e Alessandro Maggio (con domicilio eletto presso il loro studio legale, in via Caltanissetta, n.1, Palermo), 5154, promosso da D. S. OMISSIS…, difeso dall’avv. Massimiliano Mangano (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via N. Morello, n.40 Palermo), 5158, promosso da L. R. OMISSIS…, difeso dagli avvocati Gaetano  Armao e Tiziana Milana (con domicilio eletto presso il loro studio legale, in via Noto, n.12, Palermo),  5168, promosso da E. A. OMISSIS…, difeso dall’avv. Anna Mannone (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via Alessi, n.22, Palermo), 5173, promosso da F. S. OMISSIS…, difeso dall’avv. Marcello Scurria (con domicilio eletto presso lo studio legale dell’avv. Manuela Billante, in piazzale del Fante, n.22, Palermo), tutti avverso la Procura Generale e la Procura regionale della Corte dei Conti per la Sicilia; 5174, promosso dal Procuratore regionale della  Corte dei  Conti  per la  Sicilia  avverso  E.  L.  OMISSIS…  difesa  dall’avv. Massimiliano Mangano (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via N. Morello, n.40, Palermo), la quale, a sua volta, ha proposto appello  incidentale;

per la riforma della sentenza n. 401/2014, emessa dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana in data 14.3.2014;

visti tutti gli atti e documenti di causa;

uditi nella pubblica udienza del 24 marzo 2015 il consigliere relatore dott. Valter Del Rosario, il Pubblico Ministero dott.ssa Diana Calaciura e gli avvocati: Girolamo Rubino per L. G. ;  Giuseppe Cozzo e Pietro Luigi Matta per C. I; Maurizio Lino per M. C. D.; Giovanni Immordino e Claudio Alongi per G. M.; Giuseppe Mazzarella per A. R. ; Gaetano Armao per R. L.; Anna Mannone per A.  E.; Marcello Scurria per S.  F.; Massimiliano Mangano per S. D. e L. E.

FATTO


Con la sentenza n.401/2014 la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, accogliendo sostanzialmente le tesi e le istanze formulate dal Procuratore regionale, ha condannato i seguenti soggetti a pagare alla Regione Siciliana le somme a fianco di ciascuno indicate (da maggiorarsi della rivalutazione monetaria e degli interessi legali, secondo le modalità specificate nel dispositivo della medesima sentenza): F. S. (ex assessore regionale all’Istruzione ed alla Formazione Professionale): € 378.783,96; I. C. (ex assessore regionale all’Istruzione ed alla Formazione Professionale): € 830.638,60; L. R. (in qualità di ex assessore “ad interim” all’Istruzione ed alla Formazione Professionale, in carica per un brevissimo periodo nel giugno 2009): € 224.184,67; G. L. (ex assessore regionale all’Istruzione ed alla Formazione Professionale): € 224.184,67; R. A. (ex dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale): € 378.783,96;M. G. (ex dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale): € 1.279.007,04; D.           M. (ex dirigente del Servizio Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 473.654,83; E.        A. (ex dirigente dapprima presso il Servizio Rendicontazione e poi presso il Servizio Gestione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 365.430,84; D. S. (funzionario presso il Servizio Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 108.223,99.
I predetti soggetti sono stati, altresì, condannati “pro quota” alla rifusione delle spese processuali in favore dello Stato.
La Sezione di primo grado ha, invece, assolto da ogni addebito E. L. (ex dirigente della Ragioneria Centrale presso l’assessorato all’Istruzione e alla Formazione Professionale).
* * * * *

La complessa vicenda oggetto dell’atto di citazione formulato dalla Procura regionale, su cui s’è pronunziata la sentenza n.401/2014, concerne varie fattispecie di danno erariale, derivanti dall’avvenuta corresponsione, senza valido titolo giuridico ed, anzi, in  contrasto con il quadro normativo di riferimento, di ingenti somme di denaro in favore di numerosi Enti di Formazione Professionale, corresponsione che è stata disposta dall’assessorato regionale alla Formazione Professionale ad integrazione dei finanziamenti che erano stati già assegnati dalla Regione Siciliana ai medesimi Enti nell’ambito del Piano Regionale dell’Offerta Formativa per l’anno 2007 (P.R.O.F. 2007).
A tal proposito, la Sezione di primo grado, riassumendo quanto esposto nell’atto di citazione della Procura nonché gli elementi desumibili dalla ponderosa documentazione acquisita al fascicolo processuale, ha riferito quanto segue.
Con l’Avviso Pubblico n.2/06/FP del 9.6.2006, pubblicato nella G.U. della Regione Siciliana del 16.6.2006, venne avviata la procedura ad evidenza pubblica per l’assegnazione dei finanziamenti inerenti il P.R.O.F. 2007.

A conclusione di una lunga e complessa istruttoria sulle domande inoltrate dai vari Enti interessati (nelle quali i medesimi avevano illustrato i progetti formativi che intendevano realizzare, indicando analiticamente anche le risorse finanziarie a loro avviso occorrenti), con decreto n.852 del 3.4.2007 S. F., assessore regionale alla Formazione Professionale, approvò, nell’esercizio delle competenze attribuitegli dalla L. 6.3.1976, n.24, il P.R.O.F. 2007 e la graduatoria definitiva dei progetti ammessi a finanziamento, in cui venivano specificate le somme spettanti a ciascun Ente di Formazione.
In attuazione del predetto decreto assessoriale, la dott.ssa A. R. (dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale) procedette all’assunzione dei relativi impegni di spesa, a valere sui pertinenti capitoli di bilancio.

Poco tempo dopo l’approvazione della graduatoria e l’assunzione dei correlativi impegni di spesa, iniziarono a pervenire al Dipartimento istanze da parte di vari Enti, con le quali i medesimi chiedevano, sovente con motivazioni piuttosto generiche, sostanziose integrazioni ai finanziamenti loro assegnati.
La maggior parte di tali istanze fu inoltrata nel 2007, ossia quando l’effettuazione da parte degli Enti delle attività formative era ancora in corso od addirittura, in vari casi, non era neppure iniziata.
Altre istanze pervennero, invece, al Dipartimento tra il 2008 e il 2009, ossia quando i progetti formativi erano già stati espletati ed erano state trasmesse le relative rendicontazioni.
A tal proposito, la Procura e la Sezione di primo grado hanno individuato analiticamente:
le procedure d’integrazione finanziaria definibili come “concomitanti” alla fase di realizzazione dei progetti ricompresi nel P.R.O.F. 2007;
le procedure d’integrazione “successive” alla conclusione di tali progetti;
evidenziando che le caratteristiche comuni ad entrambe le tipologie erano ravvisabili nelle richieste, sostanzialmente prive di un valido titolo giuridico, inoltrate dagli Enti interessati, cui corrispondevano incondizionati provvedimenti di accoglimento, anch’essi privi di valido titolo giuridico, emessi dall’Amministrazione regionale.
* * * * *

Per quanto riguarda, in particolare, le procedure d’integrazione finanziaria concomitanti alla fase di realizzazione dei progetti formativi ricompresi nel P.R.O.F. 2007, la Sezione di primo grado ha riferito quanto segue.
In data 6.6.2007 M. C. D. (dirigente del Servizio Programmazione  del Dipartimento della Formazione Professionale) trasmise all’assessore F. la nota (qualificata come “promemoria”) prot. n.924/2007, avente ad oggetto “richieste di integrazioni al finanziamento e variazioni al decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007”, in cui illustrava le istanze pervenute da ventidue Enti di Formazione, già assegnatari di specifiche quote di finanziamento nell’ambito del P.R.O.F. 2007, i quali pretendevano l’erogazione di ulteriori risorse finanziarie per la voce di spesa “Personale” ed in taluni casi anche per la voce “Gestione”.
In calce a tale nota della D. , la dott.ssa A. R. (dirigente generale del Dipartimento) appose il proprio visto, rimettendosi alle valutazioni definitive dell’assessore F. , il quale, dopo aver rilevato che le richieste degli Enti apparivano generiche, si riservò di provvedere in esito all’acquisizione di ulteriori elementi istruttori.
In data 9.11.2007 la D. predispose la nota prot. n.3246, con cui esprimeva valutazioni favorevoli alla concessione di finanziamenti integrativi a quattro enti (Consorzio E-laborando, Mathesis Italia, E.N.F.A.G.A. Palermo, Movimento Apostolico Ciechi) e predisponeva lo schema delle relative modifiche da apportarsi al decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007 (approvativo del P.R.O.F. 2007).
In calce a tale nota della D. apposero i proprii pareri favorevoli sia il dirigente generale R. che l’assessore F.

In data 19.12.2007 il dott. S. D., funzionario presso il Servizio Programmazione, predispose la nota prot. n.3657, con cui segnalava al dirigente generale ed all’assessore che non erano ancora pervenuti dal Servizio Rendicontazione i pertinenti riscontri in ordine alle richieste (formulate dalla dirigente D. ) di verifica delle attività nel frattempo svolte dagli Enti di Formazione che avevano presentato istanze d’integrazione dei finanziamenti loro assegnati.
Nell’evidenziare, altresì, che la residua disponibilità di fondi (pari ad € 1.050.242,20) sul pertinente capitolo di bilancio n.717910 era assai inferiore rispetto all’ammontare complessivo (pari ad € 7.098.870,93) delle integrazioni richieste dagli Enti, il D. osservò che i fondi ancora disponibili avrebbero potuto essere eventualmente assegnati (prima della chiusura dell’esercizio finanziario), in misura proporzionale, esclusivamente agli Enti che avevano richiesto integrazioni per la voce di spesa “Personale”.
In calce alla nota del D. , la dirigente generale R. espresse l’avviso che i suddetti fondi residui dovevano essere impegnati prima della chiusura dell’esercizio finanziario 2007, salvo provvedere agli effettivi pagamenti agli Enti dopo la verifica delle rispettive rendicontazioni; su tale proposta espresse la propria approvazione l’assessore F. .
In data 20.12.2007 il dott. E. A. (all’epoca dirigente dell’U.O. 2 del Servizio Rendicontazione) comunicò al Servizio Programmazione (cui era preposta la D. ) che erano disponibili soltanto le risultanze della rendicontazione dell’Ente “ISSTREF”.
A questo punto, l’assessore F. decretò, senza che peraltro fossero addotte nei relativi atti specifiche motivazioni giuridicamente apprezzabili, una serie di integrazioni finanziarie in favore di vari Enti, ai quali erano già state definitivamente assegnate (mediante il decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007 ed i correlativi decreti d’impegno emessi dalla dirigente generale R. ) le rispettive quote di finanziamento a valere sul P.R.O.F. 2007.
In particolare:

con il decreto assessoriale n.2907 del 21.12.2007 vennero assegnate somme a titolo d’integrazione della voce “spese per il personale” in favore degli enti “C&B s.r.l.” ed “ISSTREF”; con il decreto n.2908 del 21.12.2007 l’assessore, nel richiamare le proprie determinazioni espresse in calce alla nota della D. n.3246  del 9.11.2007, assegnò finanziamenti integrativi agli enti “Consorzio E-laborando” (per la voce “costo del personale”), “Mathesis Italia s.r.l.” (per la voce “costo di gestione”), “Movimento Apostolico Ciechi” (per la voce “costo del personale”) ed “E.N.F.A.G.A. Palermo” (per la voce “costo di gestione”); infine, con il decreto assessoriale n.2909 del 21.12.2007 fu disposta l’assegnazione di finanziamenti integrativi (nei limiti della somma complessiva di € 1.050.242,20, che sarebbe stata ancora disponibile al 31.12.2007 sul pertinente capitolo di bilancio) in favore dei seguenti enti: “INTEREFOP”, “Associazione Nuovo Cammino”, “Fondazione C.A.S.”, “Cormorano Felix soc. coop.”, “Geoinformatica soc. coop. a r.l.”, “Asaform”, “ECAP Agrigento”, “Associazione Politea”, “C.I.R.S. Onlus Messina”, “ECAP Palermo”, “Endofap”, En.A.I.P. Palermo”, “I.R.A.P.S.”, “A.N.F.E. Catania”, “Associazione ERIS”,   “A.R.A.M.”,   “E.CO.FORM.   CISAL”,   “A.N.F.E.   Siracusa”, “CE.SI.FO.P.”, “IRIPA Sicilia”, “Consorzio Noè”, “En.A.I.P. Agrigento”, “C.F.P. San Pancrazio Onlus”, “ECAP Caltanissetta”, “A.E.G.E.E. Palermo”.
Con il decreto n.1911 del 24.12.2007 la dirigente generale R. assunse (con riferimento ai predetti decreti assessoriali) un impegno complessivo di spesa di € 1.338.887,48 sul capitolo di bilancio n.717910 dell’esercizio finanziario 2007.
A fronte di tale impegno di spesa, risulta, tuttavia, che furono concretamente versati agli Enti di Formazione interessati somme ammontanti complessivamente ad € 1.103.682,81.
* * * * *

Per quanto riguarda le procedure d’integrazione finanziaria attivate in epoca successiva alla realizzazione dei progetti formativi ricompresi nel P.R.O.F. 2007, la Sezione di primo grado le ha descritte suddividendole in due gruppi.
Relativamente al primo gruppo, è stato riferito quanto segue.

Con nota prot. n.1664 del 20.5.2008 il dott. E. A. , dirigente  dell’U.O.2 del Servizio Rendicontazione del Dipartimento della Formazione Professionale, comunicò al Servizio Programmazione (cui era preposta la D. ) che, a seguito della revisione della rendicontazione delle attività svolte dall’ente “Cormorano Felix”, risultava “congrua” ed “ammissibile”, in conformità alla richiesta avanzata dall’Ente, un’integrazione pari ad € 33.122,29 per la voce “spesa per il personale”.
Con successive note prot. n.293/U.O.2 del 10.2.2009, n.295/U.O.2 del 10.2.2009 e n.383/U.O.2 del 16.2.2009, il medesimo E. (in qualità di dirigente del Servizio Gestione) comunicò al Servizio Programmazione (cui era preposta la D. ) ed al dirigente generale del Dipartimento che, a seguito della revisione delle rendicontazioni delle attività da essi rispettivamente svolte, risultavano “pertinenti”, “congrue” e “giustificate” le integrazioni, supplementari rispetto ai finanziamenti a suo tempo loro assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007, richieste dai seguenti Enti:
“E.N.F.A.G.A. Palermo”, per complessivi € 86.756,49 (per la voce “spese per il personale”);
“A.R.A.M.”, per complessivi € 760.736,80 (per la voce “spese per il personale”);
“CE.FO.P.”, per complessivi € 2.120.000,00 (per la voce “spese per il personale”).
Con nota prot. n.325 del 18.2.2009 la D. , dirigente del Servizio Programmazione, nel richiamare espressamente le predette note dell'E. :
comunicò all’assessore C. I. che il fabbisogno complessivo, necessario per la concessione dei finanziamenti integrativi agli enti “Cormorano Felix”, “ENFAGA Palermo”, “A.R.A.M.” e “CE.FO.P.”, ammontava ad € 2.336.051,61 (al netto delle economie, pari ad € 324.564,07, realizzate sulla voce “gestione” dei progetti formativi curati dal “CE.FO.P.”);

evidenziò che tali risorse finanziarie avrebbero dovuto essere reperite utilizzando, secondo le modalità previste dall’art. 9 della L.R. 21/2007, le economie che erano state realizzate nell’ambito del
P.R.O.F. 2007, così come risultanti sul capitolo di bilancio n.717910.

Sulla predetta nota della D. vennero apposti il parere favorevole  della dott.ssa G. M. , dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale, ed il visto per approvazione dell’assessore I. .
In data 7.4.2009 il medesimo assessore emanò, quindi, il decreto n.1062, con cui dispose che fossero concesse le integrazioni finanziarie (aggiuntive rispetto ai finanziamenti loro già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007) agli enti: “Cormorano Felix”,  “ENFAGA Palermo”, “A.R.A.M.” e “CE.FO.P.”, per un importo complessivo di € 2.282.287,17.
Il decreto assessoriale n.1062 venne registrato dalla Ragioneria Centrale dell’assessorato in data 15.6.2006.
In tale occasione, la dott.ssa L. E. , dirigente della Ragioneria, inviò al Servizio Programmazione la nota prot. n.33511 del 15.6.2009, contenente l’avvertenza n.406, in cui si segnalavano rettifiche “in pejus” di modesta entità relativamente alle integrazioni previste in favore dell’ente “E.N.F.A.G.A. Palermo” e veniva, altresì, evidenziato che non poteva ritenersi ammissibile, in quanto non rientrante tra le spese che potevano essere ricomprese nel P.R.O.F. 2007, una  quota di € 262.236,67 richiesta dall’A.R.A.M..  
Con decreto n.1116 del 18.6.2009 la dirigente generale M. diede, quindi, attuazione (con alcune rettifiche) a quanto disposto, in favore dei predetti Enti, dal decreto dell’assessore I. n.1062 del 7.4.2009, impegnando sul capitolo 717910 del bilancio per l’esercizio 2009 la somma complessiva di € 2.373.253,13 (superiore per € 90.965,96 rispetto all’importo indicato nel predetto decreto assessoriale).
Risulta che ai quattro enti sopra menzionati è stata concretamente distribuita la somma complessiva di € 2.373.253,13.
* * * * *

Relativamente all’altro gruppo delle integrazioni finanziarie disposte in epoca successiva alla realizzazione dei progetti formativi ricompresi nel P.R.O.F. 2007, risulta quanto segue.
Con note prot. n.694/U.O.2, n.695/U.O.2 e n.696/U.O.2, datate 12.3.2009, E. A. (dirigente del Servizio Gestione) comunicò al Servizio Programmazione (cui era preposta la D. ) ed al dirigente generale del Dipartimento che, a seguito della revisione delle rendicontazioni delle attività da essi rispettivamente svolte, risultavano “pertinenti”, “congrue” e “giustificate” le integrazioni, supplementari rispetto ai finanziamenti a suo tempo loro concessi nell’ambito del P.R.O.F. 2007, richieste dai seguenti Enti:
“A.N.F.E. Sicilia” di Palermo, per complessivi € 703.519,51; “CIOFS-FP” di Catania, per complessivi € 205.525,79; “I.A.L.-C.I.S.L.” di Palermo, per complessivi € 403.234,89.
A tal proposito, l’E. sottolineava che le relative risorse finanziarie avrebbero dovuto essere reperite utilizzando, secondo le modalità previste dall’art. 9 della L.R. 21/2007, le economie che erano state realizzate nell’ambito del P.R.O.F. 2007, così come risultanti sul capitolo di bilancio n.717910.
Con nota n.1242 del 4.6.2009 la D. (dirigente del Servizio Programmazione), nel richiamare espressamente le predette note dell’E. :
evidenziò che il fabbisogno complessivo necessario per la concessione dei finanziamenti integrativi agli enti “A.N.F.E. Sicilia” di Palermo, “CIOFS-FP” di Catania e “I.A.L.-C.I.S.L.” di Palermo ammontava ad € 1.281.055,26;
confermò che le relative risorse finanziarie avrebbero dovuto essere reperite utilizzando, secondo le modalità previste dall’art. 9 della L.R. 21/2007, le economie che erano state realizzate nell’ambito del
P.R.O.F. 2007, così come risultanti sul capitolo di bilancio n.717910.

Sulla predetta nota della D. vennero apposti il parere favorevole  della dott.ssa G. M. , dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale, e la sottoscrizione, non accompagnata da alcuna dicitura, di R. L. , presidente della Regione Siciliana, che in quel momento (nelle more della costituzione di una nuova Giunta di governo) svolgeva anche le funzioni di assessore “ad interim” alla Formazione Professionale.
La pratica (che era rimasta, nel frattempo, inesitata) venne successivamente sottoposta all’attenzione di L. G. , nuovo assessore alla Formazione Professionale, il quale emise il decreto n.1804 del 28.7.2009, con il quale furono concretamente concesse le integrazioni finanziarie (aggiuntive rispetto ai finanziamenti loro già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007) agli enti “A.N.F.E. Sicilia”, “CIOFS-FP” e “I.A.L.-C.I.S.L.”, per un importo complessivo di € 1.281.055,26.
Con decreto n.3427 del 30.12.2009 la dirigente generale M. diede attuazione al decreto dell’assessore G. , impegnando sul capitolo 717910 del bilancio per l’esercizio 2009 la somma complessiva di € 1.281.055,26.
La Ragioneria Centrale dell’assessorato inviò al Servizio Programmazione ed al dirigente generale la nota n.29 del 4.1.2010 con l’allegata avvertenza n.1046/2009, in cui, comunicandosi che il decreto assessoriale n.1804 del 28.7.2009 ed il decreto del dirigente generale n.3427 del 30.12.2009 erano stati registrati, venivano formulate alcune osservazioni.
Risulta che ai tre Enti sopra indicati è stata concretamente distribuita la somma complessiva di € 1.281.055,26.
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Dopo aver esposto i fatti di causa ed aver illustrato le tesi della Procura e le argomentazioni difensive dei convenuti, la Sezione di primo grado ha preliminarmente respinto, ritenendole giuridicamente infondate, le eccezioni riguardanti:
la presunta nullità dell’atto di citazione per asserita violazione dell’art. 17, comma 30-ter, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, e dell’art. 1, comma 1, lett. C, n.1, del D.L. n.103/2009, conv. in L. n.141/2009 (concernenti la necessità di una specifica e concreta notizia di danno affinchè la Procura della Corte dei Conti possa avviare attività istruttoria per l’accertamento di una fattispecie di responsabilità amministrativa);
la cessazione della materia del contendere e/o l’improcedibilità dell’azione di responsabilità amministrativa per sopravvenuta carenza di interesse, in considerazione del fatto che l’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale (dopo la citazione in giudizio degli amministratori e funzionari pubblici ritenuti dalla Procura responsabili del danno erariale) aveva provveduto ad annullare in autotutela i decreti dirigenziali, con cui erano stati a suo tempo concessi i finanziamenti integrativi richiesti dai vari Enti di Formazione, ad intimare ai medesimi Enti la restituzione di quanto era stato loro erogato a tale titolo ed, infine, ad attivare il recupero delle somme non ancora restituite, mediante l’effettuazione di appositi “accantonamenti” sulle quote di finanziamento che sarebbero spettate agli Enti per la realizzazione dei nuovi progetti di formazione, approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011, ed il successivo “incameramento” di tali somme tramite “mandati verdi” emessi in favore della Regione Siciliana;
la presunta disintegrità del contraddittorio, in quanto avrebbero dovuto essere chiamati nel giudizio di responsabilità amministrativa anche gli Enti di Formazione che avevano ottenuto le integrazioni finanziarie nell’ambito del P.R.O.F. 2007 nonché altri soggetti (quali i componenti della Commissione Regionale per l’Impiego), che, ad avviso di alcuni amministratori e dirigenti regionali inquisiti, avrebbero assunto un ruolo concausale nella produzione del danno erariale in questione;
la maturata prescrizione quinquennale delle partite di danno correlate ai finanziamenti integrativi concessi agli Enti con i provvedimenti emessi nel corso del 2007.
* * * * *

Passando alla disamina delle questioni di merito, la Sezione di primo grado ha preliminarmente illustrato in maniera dettagliata la normativa vigente nell’ambito della Regione Siciliana in materia di organizzazione e di finanziamento delle attività inerenti la formazione professionale, con particolare riferimento: ai principii generali sanciti dalla L.R. n.24/1976; alle disposizioni contenute nella circolare dell’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale n.6 dell’11.6.2004 (recante le “Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la rendicontazione dei progetti formativi”); alle statuizioni di cui all’art. 1 della L.R. n.25/1993; alle disposizioni contenute nell’art. 9 della L.R. n.21/2007.
Sulla scorta di tale ricostruzione normativa, la Sezione di primo grado (facendo, altresì, espresso riferimento ai “principii di diritto” enunziati nella sentenza n.259/2013 di questa Sezione d’Appello, concernente una fattispecie sostanzialmente analoga a quelle oggetto del presente giudizio) ha evidenziato quanto segue.
La Formazione Professionale costituisce indubbiamente un “servizio pubblico”, finalizzato a favorire l’incremento della cultura e delle capacità tecniche dei lavoratori, onde agevolare le loro possibilità di occupazione.

In tale ambito viene ad assumere un ruolo fondamentale l’assessorato regionale all’Istruzione ed alla Formazione Professionale, il quale provvede ad organizzare i corsi di formazione, avvalendosi, tra l’altro, degli “enti giuridicamente riconosciuti o  di fatto e delle loro relative forme associative, che abbiano per fine, senza scopo di lucro, la formazione professionale” (art. 4 della L.R. n.24/1976).
In tale ottica, l’assessorato provvede annualmente all’elaborazione del Piano Regionale per l’Offerta Formativa (P.R.O.F.), mediante una “rigorosa selezione delle iniziative da ammettere a contributo, sotto i profili dell’efficienza e dell’idoneità tecnica dei Centri di Formazione e dell’aderenza delle loro proposte ai programmi regionali” (art. 5 della L.R. n.24/1976).
Per il finanziamento delle attività formative commissionate ad enti esterni, l’Amministrazione deve predisporre specifici stanziamenti, finalizzati a coprire le varie categorie di spese elencate nell’art. 9 della L.R. n.24/1976.
Una volta approvato definitivamente, il P.R.O.F. assume valenza vincolante e può essere modificato soltanto in presenza di  “condizioni particolari” (art. 6 della L.R. n.24/1976).
In applicazione dei predetti principii generali, l’assessorato ha emanato la circolare n.6 dell’11.6.2004, recante “Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la rendicontazione dei progetti formativi”, con cui ha inteso fornire prescrizioni dettagliate in ordine ai modelli di comportamento che avrebbero dovuto seguire sia gli enti interessati a partecipare al P.R.O.F. sia soprattutto i competenti Organi ed Uffici dell’Amministrazione.
Orbene, tra i punti più rilevanti della circolare figurano i seguenti: ciascun Ente di formazione interessato a partecipare alla selezione pubblica          annualmente                   bandita              deve indicare                quali   corsi    sia disponibile ad organizzare e specificare analiticamente gli importi dei finanziamenti all’uopo occorrenti (ovviamente nei limiti delle categorie di spese ammissibili, così come individuate dall’art. 9 della L.R. n.24/1976 e dalle relative disposizioni applicative);
una volta operata la selezione comparativa delle proposte pervenute dagli Enti, l’assessorato redige il Piano Regionale dell’Offerta Formativa per l’anno di riferimento, in cui, per ciascun progetto approvato, viene specificato l’ammontare del finanziamento concesso all’Ente attuatore;
in tale contesto, vige tassativamente il principio secondo cui: “Per i progetti inseriti nel P.R.O.F. il tetto massimo delle risorse finanziarie riconoscibili è rappresentato dagli importi assegnati con il provvedimento di finanziamento” (v. capo II, par. 6, 3° cpv.);
i rapporti giuridici tra il Dipartimento della Formazione Professionale e l’Ente attuatore del progetto ammesso al finanziamento debbono essere formalmente disciplinati da un apposito “atto di adesione” (v. capo V, par. 9);
nel sottoscrivere l’atto di adesione, l’Ente deve, tra l’altro, accettare espressamente le clausole secondo cui: “Il finanziamento assegnato con il provvedimento amministrativo viene riconosciuto spettante soltanto provvisoriamente e costituisce, altresì, il limite massimo di spesa” e “Il finanziamento concesso rappresenta la misura massima del contributo erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese ammissibili e documentate superino quelle preventivate”.
Ciò precisato, la Sezione di primo grado ha sottolineato che il contenuto della circolare n.6 dell’11.6.2004 (ed, in particolare, il principio secondo cui la consistenza del finanziamento assegnato a ciascun Ente inserito nel P.R.O.F. annuale costituisce una soglia non superabile) era stato concretamente recepito nei provvedimenti che avevano approvato il P.R.O.F. 2007 nonché negli “atti di adesione” sottoscritti dai singoli Enti interessati ed era, pertanto, vincolante sia per l’Amministrazione che per gli Enti.
In tale contesto, quindi, non potevano considerarsi giuridicamente ammissibili finanziamenti integrativi, finalizzati a soddisfare pretese avanzate estemporaneamente dal singolo Ente dopo la concessione del finanziamento pubblico in suo favore e la sottoscrizione del relativo atto di adesione.
La Sezione di primo grado ha, altresì, evidenziato che (contrariamente a quanto sostenuto dai soggetti convenuti in giudizio) una corretta esegesi dell’art. 9 della L.R. 21/2007 (secondo cui le economie realizzate sugli stanziamenti finalizzati, in base alla
L.R. n.24/1976, all’espletamento delle attività di formazione professionale possono essere reiscritte in bilancio per essere destinate  ad  altri  interventi   in   materia)   induce  a   ritenere che  il legislatore non abbia affatto inteso consentire indiscriminatamente che le economie realizzate possano essere utilizzate dall’Amministrazione per erogare finanziamenti integrativi a qualsiasi Ente che asserisca di aver effettuato spese in misura maggiore rispetto a quella che era stata da esso stesso preventivata e che era stata autorizzata dalla medesima Amministrazione, previa effettuazione di una rigorosa istruttoria, in sede di ammissione al finanziamento disposto con l’approvazione del P.R.O.F. annuale.
La norma contenuta nell’art. 9 della L.R. n.21/2007 va, infatti, interpretata nel senso che le economie realizzate possono essere destinate, in osservanza dei fondamentali principii di sana programmazione, di economicità e d’ineludibile trasparenza, soltanto all’effettuazione di nuovi interventi formativi, finalizzati a soddisfare preminenti interessi pubblici e da definirsi secondo le modalità e con l’osservanza delle procedure previste dalla legge (v., in particolare, l’art. 6 della L.R. n.24/1976).
La Sezione di primo grado ha, pertanto, affermato che debbono ritenersi illegittime nonché foriere di danno erariale, in quanto avevano comportato ingiustificati ed inutili esborsi di ingenti risorse finanziarie pubbliche, le procedure (sopra illustrate) con cui l’assessorato alla Formazione Professionale aveva concesso, in varie fasi, a fine anno 2007 e poi nel 2009, a numerosi Enti finanziamenti integrativi rispetto a quelli loro già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007.
In tale contesto, il danno erariale va, quindi, individuato nell’importo globale dei finanziamenti integrativi illegittimamente erogati, detratte esclusivamente le somme che, nel frattempo, l’Amministrazione regionale è riuscita a recuperare effettivamente nei confronti degli Enti, così come precisato dal Pubblco Ministero nelle conclusioni formulate nell’udienza del 18.12.2013.
A tal proposito, la Sezione di primo grado ha ribadito di non ritenere giuridicamente condivisibile la tesi prospettata da alcuni amministratori e dirigenti convenuti in giudizio, secondo cui le quote di danno loro imputate sarebbero, nel frattempo, venute meno, in quanto l’assessorato alla Formazione Professionale (dopo l’emissione, da parte della Procura, dell’atto di citazione in giudizio a carico dei soggetti reputati responsabili del danno erariale) aveva provveduto ad annullare in autotutela i decreti dirigenziali, con i quali erano stati a suo tempo concessi i finanziamenti integrativi pretesi  dai vari Enti di Formazione, ad intimare ai medesimi Enti la restituzione di quanto era stato loro erogato a tale titolo ed, infine, ad attivare il recupero delle somme risultate non ancora restituite, mediante l’effettuazione di appositi “accantonamenti” sulle quote di finanziamento che sarebbero spettate agli stessi Enti per la realizzazione dei nuovi progetti di formazione approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011 ed il successivo “incameramento” di tali somme, tramite “mandati verdi” emessi in favore della Regione Siciliana.
Ad avviso del Giudice di primo grado, non può ritenersi che il danno sia realmente venuto meno, non essendo ravvisabili nelle fattispecie in esame i presupposti previsti dalla legge per il configurarsi di una forma di “compensazione” tra i crediti vantati  dall’Amministrazione nei confronti degli Enti (a seguito dell’annullamento in autotutela dei decreti dirigenziali, con i quali erano stati a suo tempo concessi i finanziamenti integrativi pretesi dai vari Enti di Formazione) ed  i debiti gravanti su di essa nei riguardi dei medesimi Enti (per le somme loro spettanti a titolo di quote di finanziamento per la realizzazione dei nuovi progetti di formazione, recentemente approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011), dato che tali  partite creditorie e debitorie non appaiono tra loro omogenee e non presentano, comunque, congiuntamente le caratteristiche della certezza, della liquidità e dell’esigibilità.
Infatti, da un lato, i vari provvedimenti emessi dall’Amministrazione in sede di autotutela (dai quali trarrebbero origine i crediti vantati dalla medesima nei confronti degli Enti) sono stati contestati in sede giudiziaria da quasi tutti i destinatari e sono tuttora “sub judice” e, da un altro lato, i crediti degli Enti (per le somme che spetterebbero loro a titolo di quote di finanziamento per la realizzazione dei nuovi progetti di formazione recentemente approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011) sono indubbiamente subordinati sia all’effettivo espletamento dei progetti di formazione sia alle risultanze delle verifiche delle relative rendicontazioni (che, all’epoca dell’emanazione da parte dell’Amministrazione dei provvedimenti di autotutela, non erano state ancora effettuate).
Passando all’individuazione dei soggetti responsabili del danno erariale, il Giudice di primo grado ha ritenuto condivisibile la prospettazione della Procura, secondo cui nella “catena causale” si erano venuti ad inserire in maniera efficiente e determinante i comportamenti tenuti da: D. M.(dirigente del Servizio Programmazione) e (più marginalmente) D.  S. (funzionario presso il medesimo Servizio), i quali con le loro note e promemoria avevano avallato e, quindi, dato seguito alle richieste di finanziamenti integrativi inoltrate dagli Enti, senza rilevare che trattavasi di istanze sprovviste di un valido titolo giuridico;
E.  A. (dirigente dapprima presso il Servizio Rendicontazione e poi presso il Servizio Gestione), il quale aveva più volte dichiarato che apparivano pertinenti, congrue, plausibili e giustificate le integrazioni finanziarie (supplementari rispetto ai finanziamenti a suo tempo loro concessi nell’ambito del P.R.O.F. 2007) richieste “sine titulo” dai vari Enti interessati;
R. A. e M. G. (dirigenti generali presso il Dipartimento della Formazione Professionale, rispettivamente, nel 2007 e nel 2009), che dapprima avevano avallato le richieste degli Enti e dato impulso ai procedimenti finalizzati alla concessione in loro favore degli illegittimi finanziamenti integrativi e successivamente avevano assunto i relativi impegni di spesa in attuazione dei decreti assessoriali;
F. S. (assessore alla Formazione Professionale nel 2007), I. C. (assessore nei primi mesi del 2009), G. L. (assessore nel secondo semestre del 2009) e L. R. (già presidente della Regione Siciliana, nella sua specifica qualità di assessore “ad interim” alla Formazione Professionale per un brevissimo periodo nel giugno 2009), i quali, ignorando la normativa di riferimento ed il contenuto della circolare
n.6 dell’11.6.2004 (che era stato espressamente recepito nei provvedimenti con cui erano stati approvati il P.R.O.F. 2007 ed erano stati assegnati i finanziamenti ai singoli Enti ed era stato, altresì, formalmente accettato dai medesimi Enti in sede della sottoscrizione degli “atti di adesione”), avevano emanato i provvedimenti mediante i quali erano stati concessi i finanziamenti integrativi indebiti.
Tali comportamenti, ad avviso del Giudice di primo grado, erano stati indubbiamente caratterizzati (sia pure con diverse gradazioni, a seconda delle funzioni istituzionalmente svolte dai soggetti sopra indicati) da colpa grave, sotto i profili dell’inescusabile negligenza, dell’ingiustificabile inosservanza delle disposizioni vigenti in materia, del macroscopico disinteresse per la sana ed oculata gestione delle risorse finanziarie pubbliche, della palese superficialità nell’assunzione di scelte incidenti in maniera particolarmente  onerosa sulle finanze della Regione Siciliana.
In tale contesto, la Sezione di primo grado ha affermato che non potevano considerarsi idonee ad elidere o ad attenuare la colpa grave talune circostanze addotte dai soggetti convenuti in giudizio, quali:
la prassi, invalsa da tempo nell’assessorato, di concedere finanziamenti integrativi agli Enti che asserivano di aver sostenuto costi maggiori (soprattutto per il personale impiegato nei corsi di formazione) rispetto a quelli che erano stati da essi stessi preventivati in sede di presentazione dei progetti e che erano stati finanziati dall’Amministrazione mediante l’approvazione del P.R.O.F. annuale;
taluni orientamenti giurisprudenziali dei Giudici del Lavoro, secondo i quali la Regione Siciliana sarebbe stata, comunque, tenuta a fornire una sorta di “garanzia impropria” in ordine all’adempimento delle obbligazioni gravanti sugli Enti di Formazione per la corresponsione al personale impiegato nell’espletamento dei corsi dei trattamenti economici previsti dalla contrattazione collettiva;
l’avvenuta registrazione (sia pure in contesti diversi rispetto a quelli oggetto del presente giudizio di responsabilità amministrativa), da parte della Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione siciliana, di alcuni provvedimenti con i quali erano stati, a suo tempo, concessi finanziamenti integrativi.
Infatti, ad avviso della Sezione di primo grado:

il conformarsi in maniera acritica ad una prassi (quale quella della concessione di finanziamenti integrativi “extrabudget”) priva di qualsiasi valida giustificazione giuridica, ed, anzi, palesemente contraria ai principii agevolmente desumibili dal quadro normativo vigente in materia, costituisce ulteriore dimostrazione di comportamenti connotati da inescusabili negligenza e superficialità nonchè da macroscopico disinteresse per l’oculata gestione delle risorse finanziarie pubbliche e per il buon andamento dell’azione amministrativa; il richiamo “ex post” a taluni orientamenti giurisprudenziali del  Giudice del Lavoro, oltre che essere inappropriato in rapporto alle peculiari fattispecie oggetto del presente giudizio di responsabilità (nell’ambito delle quali la Regione Siciliana aveva già integralmente erogato agli Enti di Formazione i finanziamenti originariamente concordati e fissati in sede d’approvazione del P.R.O.F. 2007), non può giustificare l’inosservanza dei principii chiaramente desumibili  dal quadro normativo vigente, secondo i quali “per i progetti inseriti nel P.R.O.F. il tetto massimo delle risorse finanziarie riconoscibili è rappresentato dagli importi assegnati con il provvedimento di finanziamento”;
nelle specifiche fattispecie oggetto del presente giudizio non v’era stata alcuna registrazione di provvedimenti da parte della Sezione di Controllo della Corte dei Conti (non trattandosi di spese cofinanziate dall’Unione Europea) ed, in ogni caso, il richiamo “ex post” a qualche episodico visto dell’Organo di Controllo non può consentire di ritenere esenti da colpa grave comportamenti chiaramente non conformi al quadro normativo di riferimento ed improntati ad una scriteriata gestione delle risorse finanziarie regionali.
Tenuto conto delle istanze risarcitorie, così come parzialmente riformulate dalla Procura durante l’udienza del 18.12.2013 (nella quale il P.M. aveva chiesto che fossero detratte dall’ammontare delle varie partite di danno le somme che risultavano essere state effettivamente  ed incontrovertibilmente recuperate dall’Amministrazione a carico di taluni Enti), la Sezione di primo grado ha conclusivamente condannato i seguenti soggetti a pagare alla Regione Siciliana le somme a fianco di ciascuno indicate (da maggiorarsi della rivalutazione monetaria e degli interessi legali, secondo le modalità specificate nel dispositivo della medesima sentenza):
F. S. (ex assessore regionale alla Formazione Professionale): € 378.783,96; I. C. (ex assessore regionale alla Formazione Professionale): € 830.638,60; L. R. (in qualità di ex assessore “ad interim” alla Formazione Professionale, in carica per un brevissimo periodo nel giugno 2009): € 224.184,67; G. L. (ex assessore regionale alla Formazione Professionale): € 224.184,67; R. A. (ex dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale): € 378.783,96M. G. (ex dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale): € 1.279.007,04; D.           M. (ex dirigente del Servizio Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 473.654,83E.        A. (ex dirigente dapprima presso il Servizio Rendicontazione e poi presso il Servizio Gestione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 365.430,84;D. S. (funzionario presso il Servizio Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 108.223,99.

Nel determinare l’onere risarcitorio posto a carico di ciascuno dei predetti soggetti, la Sezione di primo grado ha tenuto conto:
da un lato, degli specifici procedimenti di concessione dei finanziamenti integrativi cui il medesimo aveva effettivamente partecipato;
da un altro lato, della rilevanza delle funzioni da lui istituzionalmente svolte e del loro grado d’incidenza concausale nell’ambito del singolo procedimento.
In tale ottica, il medesimo Giudice (aderendo alla prospettazione della Procura) ha ritenuto che, nell’ambito di ciascuna partita di danno, il correlativo onere risarcitorio dovesse essere ripartito nelle seguenti misure:
il 70%, a sua volta da suddividersi in quote uguali tra loro, a carico di coloro che avevano ricoperto la carica di assessore o di dirigente generale;
il restante 30%, anch’esso da suddividersi in quote uguali tra loro, a carico degli altri dirigenti e funzionari.
La Sezione di primo grado ha, infine, ritenuto che non fossero ravvisabili profili di responsabilità amministrativa a carico di E. L. , dirigente della Ragioneria centrale presso l’assessorato alla Formazione Professionale, considerato che:
in base a quanto disposto dall’art. 9 del D.P.R. n.38 del 1998, il controllo demandato alla Ragioneria concerne la legittimità della spesa dal punto di vista prettamente finanziario e contabile ed, inoltre, non assume più valenza impeditiva dell’efficacia degli atti ad esso sottoposti; conseguentemente, ponendosi l’attività di controllo al di fuori dei procedimenti amministrativi di formazione dei provvedimenti con cui erano stati concessi i finanziamenti integrativi agli Enti interessati, essa non aveva assunto un effettivo ruolo concausale nella produzione del danno erariale in questione.
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ATTI D’APPELLO DELLE PARTI PRIVATE.

Avverso la sentenza n.401/2014 hanno proposto appello tutti i soggetti condannati in primo grado, la Procura regionale, limitatamente all’assoluzione della dott.ssa E. (dirigente della Ragioneria), e la stessa E. (che, pur risultata vittoriosa nel merito nel giudizio di primo grado, ha così inteso contestare i capi della sentenza che avevano definito in senso sfavorevole alle sue tesi talune problematiche).
Dalla disamina dei vari atti d’appello si desume agevolmente che numerose tematiche risultano sostanzialmente comuni a più gravami mentre altre riguardano profili particolari, inerenti la posizione di questo o di quel soggetto.
* * * * *

Le questioni preliminari che sono state sollevate possono essere riassunte secondo lo schema seguente.

A)  R. A., D. M., D. S. ed E. L. hanno riproposto l’eccezione (già dichiarata infondata dalla Sezione di primo grado) secondo cui l’istruttoria condotta dalla Procura regionale e la correlativa citazione in giudizio emessa nei loro confronti sarebbero affette da nullità per violazione delle disposizioni contenute nell’art. 17, comma 30-ter, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, modificate dall’art. 1, comma 1, lett. C, n.1, del D.L. n.103/2009, conv. in L. n.141/2009, concernenti la necessità della sussistenza di una “specifica e concreta notizia di danno” affinchè la Procura della Corte dei Conti possa avviare attività istruttoria per l’accertamento di una fattispecie di responsabilità amministrativa.
A tal proposito, i predetti soggetti hanno sostenuto che il P.M. avrebbe avviato indagini sugli asseritamente illegittimi finanziamenti integrativi concessi agli Enti di Formazione che avevano partecipato alle attività contemplate nel P.R.O.F. 2007, basandosi essenzialmente su esposti pervenuti in Procura agli inizi del 2011, i quali, però, riguardavano direttamente taluni finanziamenti “extrabudget” disposti nell’ambito dei P.R.O.F. relativi agli anni 2009, 2010 e 2011, nonchè su qualche articolo di stampa piuttosto generico.
D’altro canto, la relazione datata 18.1.2012, redatta dai funzionari incaricati dal P.M. contabile di eseguire approfondimenti istruttori in ordine alle circostanze segnalate nei predetti esposti, pur riferendo che la prassi di concedere illegittimi finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione risaliva già alle annualità 2006, 2007 e 2008, non conteneva, tuttavia, elementi sufficientemente dettagliati e, quindi, idonei a consentire l’effettuazione di nuove indagini da parte del P.M. relativamente ad ipotizzate illiceità, produttive di danno erariale, afferenti il P.R.O.F. 2007.
B)  L’ex assessore I. C. ha eccepito il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti nei proprii confronti, asserendo che egli, in qualità di Organo di natura politica, non avrebbe potuto esercitare (così come disposto dall’art. 2 della L.R. n.10/2000) funzioni di tipo gestionale, quali quelle inerenti la concessione di finanziamenti integrativi in favore di Enti di Formazione Professionale.
Tali specifiche funzioni, infatti, rientrerebbero nelle competenze istituzionali dei dirigenti del Dipartimento.
Ciò premesso, l’I. ha sostenuto che il decreto n.1062, da lui emesso in data 7.4.2009, avrebbe assunto esclusivamente la valenza di una sorta d’approvazione preventiva, da parte dell’assessore, di un atto  di natura gestionale di competenza esclusiva del dirigente generale. In tale ottica, quindi, dal decreto da lui emesso non sarebbero scaturiti effetti giuridici diretti nella definizione della procedura di concessione dei finanziamenti integrativi, effetti che sarebbero, invece, derivati esclusivamente dal successivo decreto n.1116 del 18.6.2009, con cui la dirigente generale M. aveva assunto i relativi impegni di spesa.
Ad avviso dell’I., sarebbe, pertanto, applicabile nella fattispecie in esame la norma di cui all’art. 1, comma 1-ter, della L. n.20/1994, la quale dispone che: “Nel caso di atti che rientrano nella competenza propria degli Uffici tecnici o amministrativi, la responsabilità non si estende ai titolari degli Organi politici, che, in buona fede, li abbiano approvati ovvero ne abbiano consentito o autorizzato l’esecuzione”.
C)  L’ex assessore I. C. e l’ex dirigente generale M. G. hanno riproposto l’eccezione (già dichiarata infondata dalla Sezione  di primo grado) concernente la presunta “disintegrità del contraddittorio processuale”.
Infatti, ad avviso dei medesimi, nel presente giudizio di responsabilità amministrativa avrebbero dovuto essere citati anche i singoli Enti di Formazione Professionale, che, a suo tempo, avevano chiesto ed ottenuto la concessione dei finanziamenti integrativi (ritenuti illegittimi dalla Procura e dal Giudice di primo grado).
Inoltre, secondo la M. , avrebbero dovuto essere chiamati in giudizio anche i componenti della Commissione Regionale per l’Impiego, che aveva espresso il proprio parere nella fase prodromica all’approvazione del P.R.O.F. 2007, nonché altri dirigenti regionali (quali il ragioniere generale OMISSIS...).
I predetti appellanti hanno, pertanto, chiesto che, previo annullamento della sentenza n.401/2014, il presente giudizio sia rinviato alla Sezione di primo grado, affinchè provveda all’integrazione del contraddittorio nei sensi da essi auspicati.
D)  L’ex assessore S. F. aveva eccepito, in sede di proposizione dell’appello, la nullità della sentenza, che sarebbe stata dovuta ad una presunta irregolarità della notifica dell’atto di citazione.
Con la memoria conclusionale del 30.1.2015 ed all’odierna udienza,  il   F.   ha,  però,  formalmente  rinunziato  alla   predetta eccezionericonoscendo (in adesione a quanto evidenziato dalla Procura Generale) che la notificazione della citazione nei suoi confronti era avvenuta in maniera legittima.
E)  R. A. , D. M. , D. S. ed E. A. hanno riproposto l’eccezione (già dichiarata infondata dalla Sezione di primo grado) di prescrizione (perlomeno parziale) delle pretese risarcitorie che sono state azionate nei loro confronti dalla Procura regionale.
Ad avviso dei medesimi, infatti, il Giudice di primo grado avrebbe dovuto dichiarare la maturata prescrizione quinquennale relativamente alle partite di danno erariale corrispondenti ai finanziamenti integrativi concessi a vari Enti di Formazione durante l’anno 2007.
A tal proposito, i predetti soggetti hanno sostenuto che non sarebbero stati idonei ad interrompere il decorso della prescrizione gli atti di costituzione in mora, contenuti negli inviti a dedurre loro notificati dal P.M. nell’ottobre 2012, ed, inoltre, che il “dies a quo” della prescrizione decorrerebbe dalle date in cui furono posti in essere i singoli comportamenti illegittimi e non da quelle in cui si verificarono (mediante i concreti versamenti dei finanziamenti integrativi agli Enti interessati) gli eventi lesivi per le finanze regionali.
F)  L’ex dirigente generale M. ha lamentato che la Sezione di primo grado avrebbe tenuto conto, in violazione dei “principii del giusto processo”, delle risultanze di alcune audizioni personali (quali quelle dei dirigenti OMISSIS…), che il P.M. aveva disposto dopo l’emissione dell’atto di citazione e sinanche in prossimità dell’udienza di trattazione del giudizio

Le questioni di merito che sono state prospettate nei vari atti di appello possono essere riassunte secondo lo schema seguente.

1)  Gli ex assessori I. C. e G. L. , le ex dirigenti generali del Dipartimento della Formazione Professionale M. G. e R. A. (quest’ultima soltanto nella memoria del 13.3.2015), l’ex dirigente del Servizio Programmazione D. M. C., il funzionario D. S. e la dirigente della Ragioneria Centrale presso l’assessorato alla Formazione Professionale E. L. hanno riproposto le tesi (già disattese dalla Sezione di primo grado) secondo cui:
dovrebbe essere ravvisata l’inattualità delle partite di danno erariale loro contestate dalla Procura;
conseguentemente, dovrebbe essere dichiarata l’intervenuta cessazione della materia del contendere o l’improcedibilità dell’azione risarcitoria, promossa dalla Procura, per carenza dell’interesse di cui all’art. 100 del c.p.c..

A tal proposito, i soggetti sopra indicati hanno riferito che: nel periodo aprile-luglio 2013 (ossia dopo la citazione in giudizio degli amministratori e funzionari pubblici, ritenuti dalla Procura  responsabili del danno erariale), il nuovo dirigente generale pro tempore (dott.ssa OMISSIS) del Dipartimento della Formazione Professionale aveva proceduto ad annullare in autotutela i vari decreti dirigenziali con cui erano stati, a suo tempo, concessi i finanziamenti integrativi, pretesi dagli Enti di Formazione rispetto a quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F. 2007, intimando, altresì, ai medesimi Enti di provvedere, entro trenta giorni, alla restituzione delle relative somme, mediante versamenti da effettuarsi sul capitolo d’entrata n.3724 del bilancio regionale, e di depositare le corrispondenti quietanze (mod. 121/T) rilasciate dalla Tesoreria; successivamente, il medesimo dirigente generale, avendo constatato che il predetto termine di trenta giorni era decorso infruttuosamente, aveva provveduto agli accertamenti in entrata (sul capitolo 3724, capo X) delle somme che avrebbero dovuto essere recuperate a carico dei vari Enti, previa effettuazione di appositi “accantonamenti” a valere sulle quote di finanziamento che erano state nel frattempo contabilmente impegnate in favore degli Enti incaricati della realizzazione  dei  nuovi   progetti    di    formazione, recentemente approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011; nei decreti dirigenziali in questione si disponeva, in particolare, che le somme assoggettate alle operazioni di accantonamento venissero liquidate in favore della Regione Siciliana e, quindi, incamerate tramite l’emissione di mandati speciali (cosiddetti “mandati verdi”); con tali “mandati verdi” l’Amministrazione aveva, quindi, disposto, con riferimento a ciascuno degli Enti di Formazione interessati, la “commutazione in entrata della ritenuta eseguita in misura pari all’importo dal medesimo Ente dovuto”, con correlativa imputazione al capitolo di entrata n.3724 del bilancio regionale, rubricato “recuperi e rimborsi vari da altri soggetti”.
Ciò premesso, le suddette parti appellanti hanno sostenuto che le varie partite di danno erariale sarebbero venute meno per effetto delle operazioni contabili sopra illustrate, che avrebbero comportato  una forma di “compensazione” tra:
i crediti vantati dall’Amministrazione regionale per la restituzione, da parte degli Enti di Formazione, dei finanziamenti integrativi (ritenuti illegittimi dalla Procura e dalla Sezione di primo grado) che erano stati loro concessi (tra il 2007 ed il 2009), in aggiunta a quelli già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007, e che sono stati revocati mediante i decreti dirigenziali emanati nel 2013;
i crediti di cui sarebbero già divenuti titolari, nei confronti della Regione Siciliana, gli Enti di Formazione ai quali sono state assegnate quote di finanziamento, finalizzate alla realizzazione dei progetti formativi ricompresi nell’ambito dell’Avviso n.20 del 2011.
Si tratterebbe, infatti, di crediti (e debiti) reciproci, che sarebbero dotati dei requisiti della certezza, della liquidità e dell’esigibilità, idonei a consentirne la compensazione ai sensi dell’art. 1241 del c.c.. A dimostrazione di tali recuperi tramite compensazione, sono state allegate, tra l’altro:
la nota datata 27.11.2013 del Servizio Gestione;

la nota n.81109 del 16.12.2013 del medesimo Servizio;

le note n.36513 del 25.6.2014 e n.3274 del 22.1.2015, a firma del dirigente del Servizio Tesoro della Ragioneria Generale della Regione Siciliana, in cui si riferisce testualmente che: “A fronte dei mandati verdi di regolazione contabile emessi dal Dipartimento della Formazione Professionale a valere sui capitoli di spesa nn. 717914 e 717910, sono state predisposte le quietanze d’entrata al bilancio della Regione Siciliana, analiticamente di seguito descritte, imputate al capitolo d’entrata n.3724, capo X, esercizio contabile 2013…. Attesa la competenza del predetto Dipartimento, cui s’intesta l’azione di recupero, si ritiene che ulteriori dati ed informazioni circa lo stato dello stesso recupero debbano essere chiesti a tale Dipartimento”.
Le suddette parti appellanti hanno, infine, sottolineato che i contenziosi instaurati dai vari Enti di formazione innanzi al T.A.R. (avverso i decreti del 2013 con cui erano stati revocati i finanziamenti integrativi loro concessi sul P.R.O.F. 2007 ed era stata intimata la restituzione delle somme da essi riscosse a tale titolo) od al Giudice Ordinario (avverso i provvedimenti con cui erano stati disposti i recuperi a loro carico, mediante lo strumento della compensazione sopra illustrato) sono ancora pendenti per la decisione nel merito; tuttavia, alcune istanze cautelari proposte dai medesimi Enti risultano essere state, nel frattempo, rigettate.
2)  Le parti appellanti I., G. , M. , R. , D. , E. , D. ed E. hanno ribadito che non sarebbero, comunque, ravvisabili profili d’illegittimità nei procedimenti e nei provvedimenti mediante i quali erano stati, a suo tempo, concessi i finanziamenti integrativi, richiesti dai vari Enti di Formazione Professionale in aggiunta alle somme loro già assegnate nell’ambito del P.R.O.F. 2007.
Infatti, trattandosi dell’espletamento di un “servizio pubblico” affidato dalla Regione Sicilliana ad Enti privati non aventi scopo di lucro, l’Amministrazione sarebbe sempre incondizionatamente tenuta a coprire tutti i costi ed, in particolare, i “costi del personale”, gravando su di essa una sorta di “garanzia impropria” per l’adempimento, da parte degli Enti di Formazione, delle obbligazioni di corrispondere al personale impiegato nei corsi i trattamenti economici stabiliti dalla contrattazione collettiva.
D’altro canto, non sarebbe ravvisabile a carico dell’Amministrazione alcun effettivo vincolo giuridico di non superabilità del limite di spesa previsto, in sede di approvazione del P.R.O.F., nei riguardi di ciascun Ente né tantomeno potrebbero desumersi tassativi divieti in tal senso dalla circolare n.6 dell’11.6.2004, che peraltro, all’epoca (periodo 2007-2009) in cui si verificarono i fatti oggetto del presente giudizio, non sarebbe stata più efficace.
In tale contesto, quindi, alle integrazioni finanziarie pretese dagli Enti si sarebbe legittimamente provveduto “ex post”, utilizzando le economie di spesa già realizzate e reiscritte nei pertinenti capitoli di bilancio, così come consentito dall’art. 9 della L.R. n.21/2007.
Pertanto, secondo le predette parti appellanti, i comportamenti da esse tenuti e gli atti ed i provvedimenti emessi non sarebbero viziati da profili di antigiuridicità produttiva di danno erariale.
3)  Tutti gli appellanti (ossia gli ex assessori F. , I. , G. e L. , le ex dirigenti generali R. e M. , i dirigenti di settore D. ed E. , il funzionario
D.  , l’ex dirigente della Ragioneria E. ) hanno sostenuto che, in ogni caso, non sarebbe ravvisabile alcun concreto nesso di causalità giuridicamente apprezzabile tra i comportamenti rispettivamente tenuti da ciascuno di essi ed i danni patrimoniali, che, secondo la Procura ed il Giudice di primo grado, sarebbero stati patiti dalla Regione Siciliana.

Più in particolare, gli ex assessori F. , I.    e G. hanno affermato che: in base ai vigenti criteri di ripartizione delle competenze tra gli Organi di vertice politico-amministrativo e la dirigenza degli Enti Pubblici, le funzioni di natura gestionale spettano ai dirigenti;
pertanto, il presunto danno sarebbe causalmente riconducibile non ai decreti emanati dagli assessori, con i quali vennero apportate modifiche al P.R.O.F. 2007, prevedendosi determinate integrazioni finanziarie a favore degli Enti di Formazione che le avevano  richieste, bensì ai successivi decreti emessi dal dirigente generale pro tempore (ossia dalla R. , in carica nel 2007, e dalla M. , in carica nel 2009), con i quali vennero concretamente assunti i correlativi impegni di spesa e disposti i pagamenti ai vari Enti.
Il L. , per quanto riguarda la sua specifica posizione, ha evidenziato che:
egli, già presidente della Regione Siciliana, si trovò a ricoprire per un brevissimo periodo nel giugno 2009 (nelle more della costituzione di una nuova Giunta), tra le altre, anche la carica di assessore “ad interim” all’Istruzione ed alla Formazione Professionale;
in tale contesto, egli non emanò alcuno dei decreti contenenti modifiche al P.R.O.F. 2007, con cui vennero previste ed autorizzate integrazioni finanziarie postume a favore di Enti di Formazione;
egli si limitò, infatti, ad apporre una firma, non accompagnata da alcuna dicitura avente valenza approvativa, su un promemoria che era stato redatto dalla struttura burocratica ed era già stato sottoscritto dal dirigente generale; si trattò, quindi, di una “mera presa d’atto” da parte sua, non avente alcuna efficacia giuridica;
ciò trova puntuale conferma nel fatto che la pratica, rimasta all’epoca inesitata, venne successivamente sottoposta all’esame del nuovo assessore G., il quale, effettuate autonomamente le proprie valutazioni, emanò il decreto n.1804 del 28.7.2009, con cui apportò modifiche al decreto n.852 del 3.4.2007 (che aveva, a suo tempo, approvato il P.R.O.F. 2007) e riconobbe la spettanza di finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione “A.N.F.E. Sicilia”, “CIOFS-FP” e “I.A.L.-C.I.S.L.” per complessivi € 1.281.055,26.
In conclusione, ad avviso del L. , egli non avrebbe assunto alcun ruolo concausale nella produzione di tale partita di danno, ragion per cui la condanna al risarcimento di € 224.184,67, pronunziata a suo carico dalla Sezione di primo grado, dovrebbe essere annullata, in quanto priva di valido fondamento.
I dirigenti e funzionari sopra menzionati (ossia M. , R. , D. , E. , D. ed

E.  ) hanno, invece, sostenuto che:

in base alla normativa speciale contenuta nell’art. 6 della L.R. n.24/1976, la competenza ad approvare ed a modificare il Piano Regionale dell’Offerta Formativa spetta istituzionalmente all’assessore pro tempore alla Formazione Professionale;
la predetta competenza è stata puntualmente esercitata, per quanto concerne le fattispecie oggetto del presente giudizio, dagli assessori in carica, come inequivocabilmente comprovato dai decreti da essi emessi;

in tale contesto, pertanto, i decreti d’impegno delle relative spese, emanati dai dirigenti generali, avrebbero avuto una funzione “attuativa” delle determinazioni già definitivamente assunte dall’assessore, mentre i vari atti (note, promemoria, pareri, proposte ecc.) predisposti dai dirigenti e funzionari delle strutture burocratiche (Servizio Gestione, Servizio Rendicontazione, Servizio Programmazione, Dirigenza Generale del Dipartimento) avrebbero avuto una valenza istruttoria meramente endoprocedimentale, sostanzialmente priva di efficacia concausale nel determinismo delle varie partite di danno erariale.
4)  Tutte le parti appellanti hanno sostenuto che, anche nel caso in cui si ravvisasse l’oggettiva illegittimità della concessione dei finanziamenti integrativi, i comportamenti da essi tenuti nella vicenda in esame non sarebbero stati, comunque, caratterizzati da profili d’inescusabile violazione di norme, di marchiana negligenza e di scriteriata superficialità, tali da integrare gli estremi della colpa grave. A sostegno di tale tesi, è stato affermato, in linea generale, che:
dal quadro normativo in materia non erano desumibili chiari divieti concernenti la concessione di finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione;
nell’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale era peraltro, da tempo, invalsa la prassi di concedere finanziamenti integrativi postumi, soprattutto al fine di consentire la copertura dei maggiori costi di personale rispetto a quelli preventivati dagli Enti, considerato anche che doveva tenersi presente la circostanza che, in base al prevalente orientamento giurisprudenziale dei Giudici del Lavoro, l’Amministrazione regionale sarebbe stata,  comunque, tenuta a fornire una sorta di “garanzia impropria” in ordine all’adempimento delle obbligazioni, gravanti direttamente sugli Enti di Formazione, riguardanti la corresponsione al personale, impiegato nell’espletamento dei corsi, dei trattamenti economici fissati dalla contrattazione collettiva;
d’altronde, sia pure al di fuori dei procedimenti divenuti oggetto di contestazione nel presente giudizio di responsabilità amministrativa, la Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana aveva in precedenza ammesso a visto e registrazione alcuni provvedimenti concessivi di finanziamenti integrativi (che erano stati sottoposti al suo esame in quanto comportanti l’utilizzo di risorse finanziarie provenienti dall’Unione Europea), senza formulare specifici rilievi in ordine ad eventuali profili d’illegittimità di tali operazioni;
la suddetta circostanza avrebbe, quindi, contribuito a corroborare la convinzione degli amministratori e dirigenti regionali, che s’erano successivamente occupati di problematiche similari, che non vi fossero ostacoli giuridici all’attribuibilità di finanziamenti integrativi agli Enti che li avessero richiesti;
in tale contesto, pertanto, dovrebbe farsi applicazione, sia pur in via analogica (dato che i provvedimenti ritenuti illegittimi nel presente giudizio non furono sottoposti al controllo della Corte dei Conti, in quanto non comportanti l’utilizzo di risorse finanziarie stanziate dall’Unione Europea), del principio recentemente introdotto dall’art. 17, comma 30-quater, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, secondo cui: “In ogni caso è esclusa la gravità della colpa quando il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo preventivo di legittimità, limitatamente ai profili presi in considerazione nell’esercizio del controllo”.
Gli ex assessori F., G. ed I. , al fine di escludere profili di colpa grave nei comportamenti da essi tenuti, hanno, altresì, affermato di aver riposto affidamento sulle attività istruttorie che erano state svolte dai dirigenti dei competenti Servizi (Gestione, Programmazione ecc.) nonché dal dirigente generale pro tempore, ritenendo, pertanto, di poter condividere, in buona fede, il contenuto delle note, dei promemoria, dei pareri provenienti da tali soggetti, in cui si reputavano meritevoli di accoglimento le richieste avanzate dai vari Enti di Formazione.
A loro volta, gli ex dirigenti generali R. e M. hanno sostenuto, sempre al fine di escludere profili di colpa grave nelle loro condotte, di  essersi basati sulle risultanze degli atti istruttori provenienti dai Servizi sottordinati e successivamente, in sede di emissione dei decreti di assunzione degli impegni di spesa, d’aver dato puntuale esecuzione alle determinazioni assunte dall’assessore pro tempore.
I dirigenti e funzionari di settore (D. , E. , D. ) hanno affermato di essersi attenuti alle direttive vigenti nell’ambito del Dipartimento, favorevoli alla concessione dei finanziamenti integrativi.
5)  Tutte le parti appellanti hanno chiesto che questa Corte, overitenesse persistenti i profili di responsabilità amministrativa loro contestati dalla Procura, applichi in loro favore il “potere riduttivo dell’addebito”, di cui all’art. 52 del R.D. n.1214/1934.
* * * * *

Dopo aver illustrato i motivi di gravame (concernenti il merito della complessa vicenda) comuni a tutte le parti private appellanti o, comunque, alla maggior parte di esse, deve darsi conto di talune tematiche particolari, prospettate da singoli soggetti.
6)  L’ex assessore F. , nel chiedere il ridimensionamento dell’onere risarcitorio posto a suo carico, ha sostenuto che, in tale ottica, dovrebbe valutarsi il ruolo che, nel 2007 (ossia all’epoca della prima fase di concessione dei finanziamenti integrativi, in cui egli risulta coinvolto), avrebbe assunto la Commissione Regionale per l’Impiego, in sede di formulazione del parere (obbligatorio anche se non vincolante) da essa espresso in occasione dell’approvazione del
P.R.O.F. 2007.

7)  D. S. (funzionario direttivo presso il Servizio Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale) ha sottolineato di non aver posto in essere alcun atto d’impulso o d’avallo, avente efficacia concausale nella produzione della partita di danno erariale che gli è stata contestata dalla Procura.
D’altronde, egli, rivestendo la qualifica di semplice funzionario amministrativo, non aveva la potestà di formulare proposte o di esprimere pareri, funzioni che competevano istituzionalmente al dirigente del Servizio (v. l’art. 8 della L.R. n.10/2000). Ciò premesso, il D. ha osservato che l’unica contestazione che gli è stata rivolta dalla Procura concerne il promemoria prot. n.3657 del 19.12.2007.
Orbene, tale promemoria era stato da lui redatto, su richiesta della dirigente generale R. , in un momento in cui era assente dal servizio la D. (dirigente del Servizio Programmazione) ed in presenza di una situazione d’urgenza correlata all’imminente chiusura dell’esercizio finanziario 2007.
Con il suddetto promemoria egli si limitò a trasmettere alla dirigente generale R. il quadro riassuntivo delle richieste dei finanziamenti integrativi sino ad allora pervenute, osservando, altresì, che eventuali impegni di spesa avrebbero potuto essere assunti prima della scadenza dell’esercizio finanziario e, comunque, nei limiti delle risorse finanziarie ancora disponibili.
Qualsiasi valutazione in merito spettava, quindi, al dirigente generale (che, ai sensi della L.R. n.10/2000, in quel momento aveva anche il compito di sovrintendere al Settore Programmazione, data la temporanea assenza della D. ), che, in tale contesto, avrebbe dovuto tener conto, tra l’altro, della circostanza, debitamente segnalata dal D. , che non erano ancora pervenute le risultanze delle verifiche disposte dal Servizio Programmazione in ordine alle attività effettivamente svolte dagli Enti di Formazione interessati.
Il D. ha, pertanto, chiesto la riforma della statuizione di condanna formulata a suo carico dal Giudice di primo grado.
8)  L’ex assessore I. ha evidenziato che: con il decreto n.1062, da lui emesso il 7.4.2009, erano stati autorizzati finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione Cormorano Felix, ENFAGA Palermo, A.R.A.M. e CE.FO.P., per un ammontare complessivo di € 2.282.287,17; con il decreto n.1116 del 18.6.2009 la dirigente generale M. , pur tenendo conto delle osservazioni formulate dalla Ragioneria Centrale dell’assessorato in ordine a talune rettifiche da effettuarsi relativamente agli importi assegnati agli Enti ENFAGA Palermo ed A.R.A.M., aveva, però, impegnato per la concessione delle integrazioni in favore dei predetti Enti la somma complessiva di € 2.373.253,13, superiore per € 90.965,96 a quella di € 2.282.287,17 prevista nel decreto assessoriale n.1062 del 7.4.2009. L’I. ha, quindi, eccepito che egli non può essere tenuto a rispondere “pro quota” della maggior somma di € 90.965,96.
9)  La D. , dirigente del Servizio Programmazione, ha affermato, con specifico riferimento agli incrementi che erano stati concessi ad alcuni Enti (più precisamente: Consorzio E-laborando, Mathesis Italia, E.N.F.A.G.A. Palermo, Movimento Apostolico Ciechi) “in concomitanza alla fase di realizzazione dei progetti formativi ricompresi nel P.R.O.F. 2007”, che non si sarebbe trattato di veri e proprii “finanziamenti integrativi” bensì di somme erogate al fine di porre rimedio a presunti errori che sarebbero stati compiuti in sede d’approvazione del P.R.O.F. 2007.
10)  Per quanto riguarda L. R. , si fa rinvio a quanto sopra già ampiamente esposto.


APPELLO DELLA PROCURA AVVERSO E. L. ED APPELLO INCIDENTALE DELLA MEDESIMA E. .
Con atto notificato il 20.6.2014, la Procura regionale ha proposto appello avverso la sentenza n.401/2014, nella parte in cui la Sezione di primo grado ha dichiarato esente da responsabilità amministrativa
E.             L. , che, all’epoca dei fatti di causa, svolgeva le funzioni di dirigente del Servizio Ragioneria presso l’assessorato alla Formazione Professionale.
Ad avviso del P.M., pur essendo vero (come osservato dal Giudice di primo grado) che il controllo di competenza delle Ragionerie ha ormai perduto, per effetto dell’art. 9 del D.P.R. n.38/1998, la tradizionale valenza impeditiva dell’efficacia degli atti, deve, tuttavia, ritenersi che la verifica della legittimità di una spesa sotto il profilo finanziario e contabile (copertura finanziaria, corretta imputazione al pertinente capitolo di bilancio, regolarità e completezza della documentazione giustificativa ecc.) non possa, comunque, prescindere dal preventivo accertamento riguardante l’intrinseca “legalità” della medesima spesa, ossia la sussistenza di una norma giuridica che ne consenta l’effettuazione.
In tale ottica, come si desume anche dalla circolare n.3, datata 26.1.2005, della Ragioneria Generale della Regione Siciliana, la competente Ragioneria Centrale presso ciascun assessorato può, entro dieci giorni dalla registrazione dell’atto comportante un impegno di spesa, formulare osservazioni in ordine ad eventuali profili di non legalità della medesima, restando, comunque, riservata all’Amministrazione interessata la decisione finale sull’effettiva esecuzione della spesa disposta con il provvedimento oggetto dei rilievi della Ragioneria.
Ciò premesso, la Procura ha sostenuto che, nell’espletamento delle proprie funzioni di dirigente della Ragioneria, la E. avrebbe negligentemente tralasciato di verificare se i decreti assessoriali, con cui venivano concessi i finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione, ed i decreti del dirigente generale del Dipartimento, con cui venivano assunti i correlativi impegni di spesa, fossero basati o meno su apposite norme autorizzative e, quindi, di formulare all’Amministrazione le opportune osservazioni in ordine a tale delicata problematica, al fine di indurla a riconsiderare il proprio operato.
La Procura ha conclusivamente affermato che i comportamenti negligenti e superficiali della E. avrebbero assunto un significativo ruolo concausale nel determinismo del danno erariale scaturito dalla concessione dei finanziamenti integrativi illegittimi agli Enti di Formazione, ragion per cui ella dovrebbe essere condannata al risarcimento in favore della Regione Siciliana nella misura di € 473.654,83 (da maggiorarsi degli accessori), così come precisato dal
P.M. nel corso dell’udienza del 18.12.2013, tenutasi innanzi alla Sezione di primo grado.
* * * * *

Nel costituirsi in giudizio, la E. :  
ha (come sopra ampiamente riferito) proposto, a sua volta, appello incidentale avverso la sentenza n.401/2014, limitatamente alle parti in cui la Sezione di primo grado (pur avendola prosciolta dagli addebiti sostanziali che le erano stati contestati dalla Procura) aveva risolto in senso a lei sfavorevole talune problematiche di rito e di merito;
ha, altresì, controdedotto al gravame proposto nei suoi confronti dalla Procura regionale, evidenziando quanto segue.
In primo luogo, l’appello del P.M. dovrebbe essere dichiarato inammissibile per tardività, considerato che:
la Procura aveva notificato la sentenza n.401/2014 a tutti i soggetti condannati al risarcimento del danno, a partire da metà marzo 2014; 
da tale epoca, quindi, era  iniziato  a   decorrere    (secondo   la consolidata giurisprudenza sia della Corte di Cassazione sia della Corte dei Conti) anche per la stessa Procura il termine breve di sessanta giorni per proporre eventuale appello avverso la E. (assolta dal Giudice di primo grado);
la Procura ha, invece, provveduto a notificare il gravame alla E. soltanto in data 20.6.2014, quand’era ormai abbondantemente scaduto il predetto termine breve.
In secondo luogo, l’appello sarebbe inammissibile anche perché il

P.M. avrebbe formulato nei riguardi della E. contestazioni diverse rispetto a quelle contenute nell’originaria citazione in giudizio, incorrendo, quindi, in una sorta di “mutatio libelli”, vietata dall’art. 345 del c.p.c.. 
Infatti, mentre nella citazione si sosteneva che la E. aveva negligentemente ammesso a registrazione i  provvedimenti concessivi dei finanziamenti integrativi e di assunzione dei correlativi impegni di spesa, nell’appello si afferma che la medesima, pur non potendo esimersi dal provvedere alla registrazione di tali atti, avrebbe omesso di inviare osservazioni all’Amministrazione in ordine alla carenza di legalità della spesa.
L’appello della Procura sarebbe, infine, infondato anche nel merito, essendo condivisibili le argomentazioni contenute nella sentenza di primo grado, relativamente alle caratteristiche recentemente assunte dal controllo di competenza delle Ragionerie.
* * * * *

CONCLUSIONI DELLA PROCURA GENERALE SUGLI APPELLI DELLE PARTI PRIVATE.
La Procura Generale presso questa Corte ha depositato le proprie conclusioni in ordine agli appelli proposti dalle varie parti private, confutando analiticamente le eccezioni e le tesi difensive in essi contenute e chiedendone il rigetto.
Inoltre, per quanto  riguarda  specificamente  l’appello proposto da M. G. , la Procura Generale ha sostenuto che tale gravame dev’essere dichiarato inammissibile o, comunque, improcedibile, per violazione delle tassative disposizioni contenute nell’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994, n.19, il quale stabilisce che:

“L’appello avverso le sentenze emesse dalla Corte dei Conti è proponibile dalle parti, dal Procuratore regionale competente per territorio o dal Procuratore Generale entro sessanta giorni dalla notificazione o, comunque, entro un anno dalla pubblicazione della sentenza.
Entro  i  trenta  giorni  successivi,  esso  dev’essere  depositato  nella  segreteria del Giudice d’Appello con la prova delle avvenute notifiche ed unitamente alla copia della sentenza impugnata”.

A sua volta, l’art. 8 del R.D. 13.8.1933, n.1038 (recante il “Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei Conti”), dispone che:
I termini stabiliti per la proposizione dei gravami sono perentori. Le decadenze hanno luogo di diritto e devono essere pronunziate  anche d’ufficio”.

Ciò premesso, la Procura Generale ha osservato che:

il gravame della M. è stato oggetto di notifica al P.M. in data  26.5.2014;
l’atto d’appello è stato depositato presso la segreteria di questa Sezione in data 27.5.2014, senza, però, essere corredato della prova dell’avvenuta notifica al destinatario;
la prova dell’avvenuta notifica (operazione che era stata effettuata dalla difesa della M. tramite l’invio di raccomandata con avviso di ricevimento, ai sensi della L. n.53/1994) è stata depositata (mediante l’allegazione del cartoncino proveniente dall’ufficio postale, attestante il regolare recapito della raccomandata) presso la segreteria della Sezione d’Appello soltanto in data 31.7.2014, ossia ben oltre la scadenza del termine di trenta giorni (decorrente dalla concreta notifica del gravame al destinatario, avvenuta il 26.5.2014), tassativamente prescritto dall’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994, n.19.
* * * * *

La difesa della M. ha replicato all’eccezione d’inammissibilità od improcedibilità dell’appello, sollevata dalla Procura Generale, sostenendo (v. pagg. 6-8 della memoria inoltrata il 30.1.2015) che:
il gravame era stato depositato presso la segreteria della Sezione d’Appello in data 27.5.2014 con la prova delle operazioni di notifica che erano state effettuate dai difensori della M. il 23.5.2014, mediante spedizione per posta di plico raccomandato (come attestato dal timbro apposto dall’ufficio postale che aveva accettato il medesimo plico);
infatti, in caso di notifica eseguita a mezzo posta direttamente dall’avvocato a ciò autorizzato dal Consiglio dell’Ordine, la “prova dell’avvenuta notifica” (avente rilevanza per il soggetto notificante) sarebbe fornita dalla data indicata nel timbro “Guller”, apposto dall’Ufficio postale dal quale era stata spedita la raccomandata, mentre la cartolina di ricevimento proverebbe non l’avvenuta effettuazione dell’operazione di notifica da parte del soggetto notificante bensì il regolare perfezionamento della notifica  nei riguardi del soggetto destinatario.
Ciò premesso, dovrebbe, quindi, ritenersi che:

all’epoca (27.5.2014) di deposito del ricorso, da parte della difesa della M. , presso la segreteria della Sezione d’Appello, v’era la “prova dell’avvenuta notifica”, dato che l’atto recava il timbro dell’ufficio postale accettante e che ad esso era allegata la ricevuta di spedizione (in data 23.5.2014) della raccomandata;
il successivo deposito in data 31.7.2014 della cartolina attestante il regolare recapito (avvenuto il 26.5.2014) della raccomandata al destinatario era stato finalizzato soltanto a dimostrare il buon esito della notifica.
A sostegno delle proprie tesi, la difesa della M. ha osservato che, secondo la recente giurisprudenza, in caso di notifica curata direttamente dall’avvocato, a ciò autorizzato dal Consiglio dell’Ordine, mediante consegna di raccomandata all’ufficio postale ai sensi dell’art. 1 della L. n.53/1994, trova applicazione il principio desumibile dalla sentenza della Corte Costituzionale n.477 del 2002, secondo cui, una volta che il plico sia pervenuto al destinatario, la notificazione risulta efficace per il notificante già al momento in cui l’atto venne da lui consegnato all’ufficio postale per la spedizione.
Conseguentemente, dovrebbe essere rigettata l’eccezione d’inammissibilità o d’improcedibilità dell’appello, sollevata dalla Procura Generale.
* * * * *

CONCLUSIONI INTEGRATIVE DELLA PROCURA GENERALE E MEMORIE DI REPLICA DI ALCUNE DELLE PARTI PRIVATE.
In prossimità dell’udienza fissata per la trattazione degli appelli, la Procura Generale ha contestato ulteriormente la validità della tesi, prospettata dagli appellanti I., G. , M. , R. , D. , D. ed E. , secondo cui dovrebbe essere ravvisata l’inattualità delle partite di danno erariale loro contestate dal P.M. e, conseguentemente, dovrebbe essere dichiarata l’intervenuta cessazione della materia del contendere o l’improcedibilità dell’azione risarcitoria per carenza dell’interesse di cui all’art. 100 del c.p.c., dato che il Dipartimento della Formazione Professionale ha provveduto, nel frattempo, ad annullare in autotutela i decreti dirigenziali con cui erano stati precedentemente concessi i finanziamenti integrativi (erogati ai vari Enti di Formazione in aggiunta a quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F. 2007) e ad attivare le procedure di recupero a carico dei medesimi Enti, mediante una forma di “compensazione” tra:
i crediti vantati dall’Amministrazione regionale per la restituzione, da parte degli Enti di Formazione, dei predetti finanziamenti “extrabudget”;
i crediti di cui sarebbero già divenuti titolari, nei confronti della Regione Siciliana, gli Enti ai quali sono state recentemente assegnati finanziamenti finalizzati alla realizzazione dei progetti formativi ricompresi nell’ambito dell’Avviso n.20 del 2011.
A tal proposito, la Procura Generale (v. memoria del 6.2.2015) ha riferito che sull’operato dell’Amministrazione regionale è stata recentemente avviata un’indagine da parte dell’O.L.A.F. (Ufficio Europeo Anti Frode), che ha manifestato forti dubbi e perplessità sulla giuridica ammissibilità (alla luce delle statuizioni già contenute nell’art. 80 del Regolamento C.E. n.1083/2006 ed attualmente trasfuse nell’art. 153 del nuovo Regolamento CE n.153/2013) delle predette operazioni di recupero tramite compensazione, essendo esse state predisposte mediante “accantonamenti” e successivi “incameramenti” da parte della Regione di quote delle risorse assegnate agli Enti di Formazione inseriti nel P.R.O.F. 2011, che risulta finanziato, in gran parte, con contributi stanziati dall’Unione Europea.
Su tale tematica s’è sviluppato un serrato dibattito tra la Procura Generale (che ha depositato, in allegato ad una nuova memoria, la deliberazione n.107/2015, emessa dalla Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, nella quale, con riferimento ad una fattispecie concreta esulante da quelle oggetto del presente giudizio di responsabilità, sono state illustrate alcune opzioni interpretative inerenti l’effettiva portata della predetta normativa CE) e le parti appellanti interessate (v. memorie depositate a metà marzo 2015), le quali hanno, a loro volta, ribadito la legittimità delle operazioni di recupero recentemente poste in essere dal Dipartimento della Formazione Professionale ed escluso che, in tale contesto, vi siano state violazioni delle norme comunitarie, in quanto gli “accantonamenti” sarebbero stati effettuati esclusivamente con riferimento alle quote delle risorse finanziarie stanziate direttamente dalla Regione Siciliana.
* * * * *
All’odierna udienza, i difensori delle parti private ed il Pubblico Ministero hanno ampiamente illustrato le rispettive tesi, confermando le conclusioni già formulate per iscritto, per quanto riguarda sia le questioni di rito che quelle di merito.


DIRITTO


DISAMINA DELLE QUESTIONI INERENTI L’AMMISSIBILITA’ O LA PROCEDIBILITA’ DI TALUNI APPELLI.
Preliminarmente, il Collegio Giudicante deve verificare (considerato anche che sono state sollevate puntuali eccezioni da parte, rispettivamente, della Procura Generale e della dott.ssa E. ) l’ammissibilità e la procedibilità degli appelli che sono stati proposti, al fine d’ottenere la riforma della sentenza n.401/2014, da M. G. avverso il P.M. e dalla Procura regionale della Corte dei Conti nei riguardi di E. L. .
 Per quanto riguarda specificamente l’appello proposto dalla M. , si osserva che l’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994, n.19, stabilisce che:
“L’appello avverso le sentenze emesse dalla Corte dei Conti è proponibile dalle parti, dal Procuratore regionale competente per territorio o dal Procuratore Generale entro sessanta giorni dalla notificazione o, comunque, entro un anno dalla pubblicazione della sentenza.
Entro  i  trenta  giorni  successivi,  esso  dev’essere  depositato  nella  segreteria del Giudice d’Appello con la prova delle avvenute notifiche ed unitamente alla copia della sentenza impugnata”.

A sua volta, l’art. 8 del R.D. 13.8.1933, n.1038 (recante il “Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei Conti”), dispone che:
I termini stabiliti per la proposizione dei gravami sono perentori. Le decadenze hanno luogo di diritto e devono essere pronunziate  anche d’ufficio”.

Il modello processuale vigente per i giudizi di competenza della Corte dei Conti prevede, quindi, che:
l’atto d’appello venga previamente notificato alla controparte, con l’osservanza del “termine breve” di sessanta giorni, a decorrere dalla notificazione della sentenza di primo grado, o del “termine lungo” di un anno, a partire dalla data di pubblicazione della medesima sentenza (nel caso in cui essa non sia stata notificata);
entro i trenta giorni successivi all’avvenuto perfezionamento della notifica alla controparte, l’atto d’appello venga depositato presso la segreteria del Giudice adito, con la prova dell’eseguita notifica ed unitamente alla copia della sentenza impugnata.
Orbene, in ordine all’esatta interpretazione di tale normativa hanno avuto modo di pronunziarsi, in sede di risoluzione di apposita “questione di massima”, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti con la sentenza n.8/2009/Q.M., emessa in data 21.12.2009, la quale, ai sensi dell’art. 42, comma 2, della L. 18.6.2009, n.69 (che, modificando l’art. 1, comma 7, della L. n.19/1994, ha ridisciplinato la funzione nomofilattica attribuita alle Sezioni Riunite), assume una peculiare “valenza vincolante” per i Giudici di merito.
In particolare, le Sezioni Riunite, dopo aver effettuato una dettagliata disamina (alla quale, per ragioni di economia espositiva, si fa, in questa sede, espresso rinvio) degli orientamenti della giurisprudenza della Corte Costituzionale nonché della Corte di Cassazione, hanno enunziato il principio di diritto secondo cui: “Il termine perentorio di trenta giorni per il deposito dell’atto d’appello con la prova dell’avvenuta notifica, di cui all’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994, n.19, decorre dalla data in cui la notifica s’è perfezionata anche nei confronti del destinatario e non già da quella in cui la notifica s’è perfezionata per il soggetto notificante (e ciò tenuto conto di quanto sancito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.477/2002, in ordine alla scissione soggettiva del momento perfezionativo del procedimento di notificazione, rispettivamente, per la parte notificante e per quella destinataria della notifica)”.
In sostanza, onde attenersi correttamente a quanto tassativamente disposto dall’art. 1, comma 5-bis, della L. n.19/1994 e non incorrere nella conseguenziale decadenza prevista dall’art. 8 del R.D. n.1038/1933, la parte appellante deve attendere il buon esito della notifica del gravame al soggetto destinatario, prima di depositare, entro e non oltre i trenta giorni successivi a tale evento, nella segreteria del Giudice competente l’atto d’appello corredato della prova dell’avvenuta regolare notifica alla controparte.
Orbene, dall’esame della documentazione acquisita al fascicolo processuale si desume inequivocabilmente che:
l’appello della M. è stato notificato alla Procura, tramite plico raccomandato, in data 26.5.2014;
l’atto d’appello è stato depositato presso la segreteria di questa Sezione in data 27.5.2014, senza, però, essere corredato della prova dell’avvenuta regolare notifica al destinatario;


la prova dell’avvenuta notifica (operazione che era stata effettuata dalla difesa della M. mediante l’invio di plico raccomandato con avviso di ricevimento, ai sensi della L. n.53/1994) è stata depositata (mediante l’allegazione del cartoncino proveniente dall’ufficio postale, attestante il regolare recapito della raccomandata alla Procura) presso la segreteria di questa Sezione d’Appello soltanto in data 31.7.2014, ossia ben oltre la scadenza del termine di trenta giorni (decorrente dalla concreta regolare notificazione al destinatario del gravame, avvenuta il 26.5.2014), tassativamente prescritto dall’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994, n.19.
D’altro canto, a fronte della puntuale contestazione, da parte della Procura Generale, dell’inosservanza delle prescrizioni tassativamente imposte dalla normativa sopra citata, la M. non ha addotto alcuna concreta giustificazione, limitandosi ad affermare (v. le pagg. 6-8 della memoria del 30.1.2015) che, in sede di deposito dell’atto d’appello (avvenuto il 27.5.2014), le “prove dell’avvenuta notifica” (avente rilevanza per il soggetto notificante) sarebbero state costituite dall’indicazione della data (23.5.2014) risultante nel timbro “Guller” apposto dall’Ufficio postale dal quale era stato spedito il plico raccomandato e dalla ricevuta di spedizione in pari data del medesimo plico.
Il Collegio Giudicante reputa, conclusivamente, che, sulla base delle chiare norme sopra citate e del principio di diritto enunziato dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti nella sentenza n.8/2009/Q.M., che questa Sezione condivide pienamente e di cui ha già fatto applicazione in fattispecie analoghe (v., ex plurimis, la recente sentenza n.55/2015), l’appello proposto da M. G. debba essere dichiarato inammissibile.
Deve, peraltro, sottolinearsi che, per le ragioni che verranno dettagliatamente esposte nel prosieguo di questa sentenza, con riferimento ad analoghe problematiche prospettate da altre parti appellanti, i vari motivi di gravame addotti dalla M. risultano privi di giuridico fondamento e, quindi, non sarebbero stati, comunque, suscettibili di accoglimento.
* * * * *

 Passando all’esame dell’appello proposto dalla Procura regionale nei confronti  di  E.  L.  ,  il  Collegio  Giudicante  reputa  che  esso debba essere dichiarato inammissibile per intempestività.

A tal proposito, deve rammentarsi che questa Sezione d’Appello ha già avuto modo di evidenziare (v. la sentenza n.341/2008, dai cui principii non v’è alcun motivo di discostarsi) che:
“E’ stato più volte affermato dalla Corte di Cassazione che, nell’ipotesi in cui la sentenza impugnata si sia pronunziata su cause legate da uno stretto rapporto di dipendenza, risulta applicabile la normativa vigente in materia di cause inscindibili.
In tal senso, il concetto di cause inscindibili (v. Corte di Cassazione n.1867 del 1981 e n.567 del 1998) va riferito non soltanto alle ipotesi di litisconsorzio necessario sostanziale ma anche a quelle di litisconsorzio processuale ed a quelle di in cui è necessario che la decisione venga emessa in contraddittorio tra tutte le parti, onde evitare la possibilità del formarsi di giudicati contrastanti.
Ciò ricorre indubbiamente anche ove il fatto illecito e produttivo di danno erariale sia stato sostanzialmente unitario ed alla sua causazione abbiano contribuito più soggetti, poi chiamati a risponderne a titolo di responsabilità amministrativa innanzi al Giudice contabile.
Ne consegue che in tema di impugnazioni va applicato il principio in base al quale nel processo con pluralità di parti, stante l’unitarietà del termine per appellare, la notificazione della sentenza che sia stata eseguita ad iniziativa di una sola delle parti determina, nei riguardi sia della stessa parte notificante sia di quelle destinatarie delle notifiche, l’inizio del decorso del termine breve per la proposizione dell’appello anche contro tutte le altre parti (v.: Corte di Cassazione n.25097/2005, n.9564/2000, n.6514/1996)”.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante rileva che nella fattispecie oggetto del presente giudizio:
la Procura aveva notificato la sentenza n.401/2014 a tutti i soggetti condannati al risarcimento del danno, a partire da metà marzo 2014; conseguentemente, da tale epoca iniziava a decorrere anche per la stessa Procura il termine breve di sessanta giorni (di cui dall’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994, n.19) per proporre eventuale appello avverso la E. (soggetto che era stato assolto dal Giudice di primo grado);

il P.M. ha, invece, provveduto a notificare il gravame alla E. soltanto in data 20.6.2014, quand’era ormai abbondantemente scaduto il predetto termine perentorio.
Ovviamente, stante la declaratoria d’inammissibilità del gravame proposto dalla Procura nei riguardi della E. (già assolta nel merito dalla Sezione di primo grado), non v’è luogo ad esaminare i motivi dell’appello incidentale (peraltro giuridicamente superfluo), che è stato inoltrato dalla medesima E. avverso la sentenza n.401/2014.
Il Collegio Giudicante rileva, infine, che, non venendo emessa da questa Sezione alcuna “pronunzia assolutoria nel merito” in favore della E. , non v’è luogo a provvedere in ordine alla liquidazione delle spese di difesa (e ciò in conformità a quanto disposto dall’art. 10 bis, comma 10, del D.L. 30.9.2005, n.203, conv. in L. 2.12.2005, n.248, e successive modifiche).

* * * * *

DISAMINA DELLE ECCEZIONI PRELIMINARI SOLLEVATE DALLE PARTI PRIVATE APPELLANTI.
A)  In primo luogo, dev’essere vagliata l’eccezione (già dichiarata infondata dalla Sezione di primo grado), riproposta da alcune parti appellanti (più precisamente R. A. , D. M. , D. S. ), secondo cui l’istruttoria condotta dalla Procura regionale e la correlativa citazione in giudizio emessa nei loro confronti sarebbero affette da nullità per violazione delle disposizioni contenute nell’art. 17, comma 30-ter, del
D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, come modificate dall’art. 1, comma 1, lett. C, n.1, del D.L. n.103/2009, conv. in L. n.141/2009, concernenti la necessità della sussistenza di una specifica e concreta notizia di danno, affinchè la Procura della Corte dei Conti possa avviare attività istruttoria per l’accertamento di una fattispecie di responsabilità amministrativa.
Orbene, esaminati gli atti acquisiti al fascicolo processuale, il Collegio Giudicante reputa che tale eccezione sia palesemente infondata.
In proposito, si rileva che in date 18.1.2011 e 23.3.2011 pervennero alla Procura contabile due esposti (il primo corredato anche da un articolo di stampa del 15.1.2011), in cui venivano descritti e segnalati sprechi di denaro pubblico e gravi irregolarità in materia di finanziamenti integrativi indebitamente concessi dalla Regione Siciliana a vari Enti di Formazione Professionale.
In tali esposti si evidenziava, tra l’altro, che la prassi di concedere finanziamenti integrativi, senza validi titoli giuridici ed in maniera assolutamente non trasparente, era invalsa da tempo nell’Amministrazione regionale, anzi, “era esplosa già negli anni 2007, 2008 e 2009”.
La conferma di tali anomale circostanze pervenne al P.M. dai funzionari incaricati di acquisire documentazione presso l’Assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale (v. la relazione del 18.1.2012, in cui veniva sottolineato che le procedure concernenti la concessione di illegittimi finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione risalivano agli anni 2007, 2008, 2009).
Non v’è dubbio, quindi, che la Procura della Corte dei Conti fosse pienamente legittimata ad attivare mirate indagini su tali eventi, assai verosimilmente caratterizzati da gravi illegittimità e da sprechi di denaro pubblico, anche per quanto riguardava i finanziamenti “extrabudget” che erano stati indiscriminatamente concessi a numerosi Enti inseriti nel P.R.O.F. 2007.
B)  Il Collegio Giudicante ritiene priva di qualsiasi valido fondamento giuridico l’eccezione sollevata dall’ex assessore I. C. , secondo cui egli, avendo agito in qualità di Organo di natura politica, non sarebbe assoggettabile all’azione di responsabilità amministrativa, rientrante nella sfera giurisdizionale della Corte dei Conti.
A tal proposito, appare del tutto evidente che l’I. è stato citato in giudizio di responsabilità amministrativa non in relazione all’espletamento di funzioni di natura politica bensì per rispondere del danno erariale che, secondo la Procura della Corte dei Conti, è scaturito dall’illegittimo decreto n.1062 del 7.4.2009, con cui l’I. , nell’esercizio delle funzioni di natura prettamente amministrativa attribuitegli dall’art. 6 della L.R. n.24/1976, aveva apportato modifiche al decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007 (con cui era stato approvato, a suo tempo, il P.R.O.F. 2007), disponendo la concessione di indebiti finanziamenti integrativi (ossia aggiuntivi rispetto a quelli loro già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007) agli enti Cormorano Felix, ENFAGA Palermo, A.R.A.M. e CE.FO.P. ed individuando, altresì, dettagliatamente le correlative risorse finanziarie da impegnarsi sul pertinente capitolo di bilancio della Regione Siciliana.

C)  Proseguendo nell’esame delle questioni preliminari, il Collegio Giudicante rileva l’infondatezza dell’eccezione, riproposta dall’ex assessore I.  (nonché dall’ex dirigente generale M. , il cui gravame   è, però, già stato dichiarato inammissibile), di presunta “disintegrità del contraddittorio processuale”.
Infatti, secondo tale tesi:

nel presente giudizio di responsabilità amministrativa avrebbero dovuto essere citati anche i singoli Enti di Formazione Professionale, che, a suo tempo, avevano ottenuto la concessione dei finanziamenti integrativi (ritenuti illegittimi dalla Procura e dal Giudice di primo grado);
l’omessa integrazione del contraddittorio comporterebbe, pertanto, la necessità di dichiarare la nullità della sentenza n.401/2014 e di rinviare il giudizio alla Sezione di primo grado per gli adempimenti di competenza, ai sensi degli artt. 102 e 354 del c.p.c. e dell’art. 105 del R.D. n.1038/1933.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante osserva che, secondo la prospettazione contenuta nell’atto di citazione della Procura regionale (condivisa dalla Sezione di primo grado):
il danno erariale è scaturito dalle concessioni di finanziamenti integrativi a vari Enti di Formazione Professionale inseriti nel
P.R.O.F. 2007, che erano state disposte “ex post” dall’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale senza alcun valido titolo giuridico;
le responsabilità per tali fattispecie dannose vanno imputate agli assessori, dirigenti e funzionari pubblici, che, con i loro comportamenti caratterizzati da inescusabili violazioni degli obblighi di servizio e da colpa grave, hanno contribuito all’erogazione degli indebiti finanziamenti “extrabudget”.
In tale ottica appare, quindi, del tutto evidente che il giudizio di responsabilità amministrativa sia stato correttamente instaurato nei confronti di quegli specifici soggetti che, secondo la Procura, non avevano ottemperato ai proprii doveri istituzionali nei riguardi dell’Amministrazione d’appartenenza, operando in maniera notevolmente negligente e superficiale nonché in violazione del quadro normativo vigente in materia.
D’altro canto, non è dato comprendere quali sarebbero stati i presunti comportamenti illeciti, tenuti dagli Enti di Formazione in violazione di specifici doveri di servizio e con dolo o colpa grave, che avrebbero dovuto indurre la Procura (nonché la Sezione di primo grado) a disporre la chiamata in giudizio dei medesimi Enti, considerato che: essi si limitarono ad inoltrare al Dipartimento della Formazione Professionale le proprie richieste di finanziamenti  integrativi, adducendo le ragioni che, a loro avviso, avrebbero potuto giustificare tali pretese;
era, quindi, compito esclusivo dei competenti Organi ed Uffici dell’Amministrazione valutare in maniera diligente ed approfondita la sussistenza o meno dei presupposti inerenti l’ammissibilità e la legittimità di tali richieste, prima di adottare i provvedimenti conseguenziali.

D)  Il Collegio Giudicante rileva la palese infondatezza dell’eccezione (riproposta da R. A. , D. M. , D. S. ed E. A. ) di maturata prescrizione quinquennale (perlomeno parziale) delle pretese risarcitorie che sono state azionate nei loro confronti dalla Procura.
Premesso che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte (v., ex plurimis, Sezioni Riunite n.14/2011/Q.M.), nei casi di danno diretto derivante dall’illegittimo esborso di somme di denaro  da parte della P.A., la prescrizione dell’azione di responsabilità amministrativa inizia a decorrere dal momento in cui, per effetto dell’emissione del relativo mandato di pagamento in favore del soggetto beneficiario, è venuta a concretizzarsi la diminuzione patrimoniale per l’Ente Pubblico, il Collegio Giudicante rileva che:
l’effettiva erogazione dei finanziamenti integrativi in favore dei vari Enti di Formazione ha avuto inizio in epoca successiva all’emissione dei decreti assessoriali nn. 2907, 2908 e 2909 del 21.12.2007 e del decreto del dirigente generale n.1911 del 24.12.2007 (con cui vennero assunti i correlativi impegni di spesa);
nei confronti dei soggetti sopra indicati (nonché di tutti gli altri presunti responsabili del danno erariale) la Procura regionale ha emesso in data 28.9.2012 invito a dedurre contenente anche formale atto di costituzione in mora, in cui venivano dettagliatamente  illustrate le singole fattispecie di danno erariale (quantificato nel rispettivo ammontare) scaturite dalla concessione degli illegittimi finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione, venivano individuate e contestate le responsabilità imputabili ai singoli amministratori, dirigenti e funzionari pubblici coinvolti nella complessa vicenda, venivano infine chiaramente manifestate, con specifico richiamo agli artt. 1219 e 2943 del c.c., le pretese risarcitorie nei riguardi di ciascuno di essi;
per quanto interessa specificamente in questa sede, il predetto atto è stato ritualmente notificato: al D. in data 6.10.2012, all’E.  il 9.10.2012, alla D. il 16.10.2012 ed alla R. il 26.10.2012.
Appare, quindi, del tutto evidente che la Procura ha tempestivamente interrotto la prescrizione dell’azione di responsabilità amministrativa nei confronti di tutti i soggetti interessati, ragion per cui le eccezioni proposte dai medesimi vanno respinte.
E)  A conclusione della disamina delle eccezioni preliminari, il Collegio Giudicante osserva che non appare ravvisabile alcuna violazione dei principii del “giusto processo”, imputabile alla Procura regionale e non censurata dal Giudice di primo grado.
Infatti, dalla documentazione acquisita al fascicolo processuale si desume che, dopo l’emissione dell’atto di citazione in giudizio ed in prossimità dell’udienza di trattazione della causa, la Procura s’è limitata a chiedere alcune informazioni e/o delucidazioni ai competenti uffici dell’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale su profili prettamente tecnici, riguardanti essenzialmente le iniziative di recupero, che (secondo quanto riferito dai soggetti convenuti in giudizio) erano state avviate a carico degli Enti di Formazione beneficiari degli illegittimi finanziamenti “extrabudget”. La documentazione così acquisita è stata allegata al fascicolo processuale, al fine di garantire il contraddittorio con le controparti, le quali, a loro volta, hanno depositato ulteriori atti riguardanti la predetta problematica e formulato le deduzioni ritenute opportune.
* * * * * DISAMINA DELLE QUESTIONI DI MERITO.
1)  Come già riferito nella “parte in fatto”, vari soggetti (più precisamente: l’I. , il G. , la R. , la D. , il D. nonchè la M. e la E. , le posizioni delle quali sono, però, già state definite da questa Corte con le statuizioni relative all’inammissibilità del gravame proposto dalla M. ed all’inammissibilità dell’appello proposto dalla Procura avverso la E. , già assolta in primo grado) hanno riproposto le tesi secondo cui:
dovrebbe essere ravvisata l’inattualità delle partite di danno erariale loro contestate dalla Procura;
conseguentemente, dovrebbe essere dichiarata l’intervenuta cessazione della materia del contendere o l’improcedibilità dell’azione risarcitoria, promossa dal P.M., per carenza dell’interesse di cui all’art. 100 del c.p.c..
A tal proposito, i predetti soggetti hanno riferito che:

nel periodo aprile-luglio 2013 (ossia dopo la citazione in giudizio degli amministratori e funzionari pubblici, ritenuti dalla Procura responsabili del danno erariale), il nuovo dirigente generale pro tempore (dott.ssa OMISSIS) del Dipartimento della Formazione Professionale aveva provveduto ad annullare in autotutela i decretidirigenziali con cui erano stati, a suo tempo, concessi i finanziamenti integrativi, richiesti dai vari Enti di Formazione in aggiunta a quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F. 2007, intimando ai medesimi Enti di provvedere, entro trenta giorni, alla restituzione delle relative somme, mediante versamenti da effettuarsi sul capitolo d’entrata n.3724 del bilancio  regionale, e di depositare      le corrispondenti quietanze (mod. 121/T) rilasciate dalla Tesoreria; successivamente, il medesimo dirigente generale, avendo constatato che il predetto termine di trenta giorni era decorso infruttuosamente, aveva proceduto agli accertamenti in entrata (sul capitolo 3724, capo X) delle somme che avrebbero dovuto essere recuperate a carico dei vari Enti, previa effettuazione di appositi “accantonamenti” a valere sulle quote di finanziamento che erano state recentemente impegnate in favore degli Enti incaricati della realizzazione dei nuovi progetti di formazione, approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011;
nei decreti dirigenziali in questione si disponeva, in particolare, che le somme assoggettate alle operazioni di “accantonamento” venissero liquidate in favore della Regione Siciliana e, quindi, “incamerate” tramite l’emissione di mandati speciali (cosiddetti “mandati verdi”); con tali “mandati verdi” l’Amministrazione aveva, quindi, disposto, con riferimento a ciascuno degli Enti di Formazione interessati, la “commutazione in entrata della ritenuta eseguita in misura pari all’importo da esso Ente dovuto”, con correlativa imputazione al capitolo n.3724 del bilancio regionale, rubricato “recuperi e rimborsi vari da altri soggetti”.
Ciò premesso, le parti appellanti hanno sostenuto che le varie partite di danno erariale sarebbero venute meno per effetto delle operazioni contabili sopra illustrate, che avrebbero comportato una forma di “compensazione” tra:
i crediti vantati dall’Amministrazione regionale per la restituzione, da parte degli Enti di Formazione, dei finanziamenti integrativi (ritenuti illegittimi dalla Procura e dalla Sezione di primo grado) che erano stati loro concessi (tra il 2007 ed il 2009), in aggiunta a quelli già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007, e che sono stati oggetto di revoca mediante i decreti dirigenziali emanati nel 2013;
i crediti di cui sarebbero già divenuti titolari, nei confronti della Regione Siciliana, gli Enti di Formazione, ai quali sono state recentemente assegnate quote di finanziamento finalizzate alla realizzazione dei progetti formativi ricompresi nell’ambito dell’Avviso n.20 del 2011.

Si tratterebbe, infatti, di crediti (e debiti) reciproci, che sarebbero dotati dei requisiti della certezza, della liquidità e dell’esigibilità, idonei a consentirne la compensazione ai sensi dell’art. 1241 del c.c.. A dimostrazione di tali recuperi tramite compensazione, sono state allegate (tra l’altro):
la nota datata 27.11.2013 del Servizio Gestione;

la nota n.81109 del 16.12.2013 del medesimo Servizio;

le note n.36513 del 25.6.2014 e n.3274 del 22.1.2015, a firma del dirigente del Servizio Tesoro della Ragioneria Generale della Regione Siciliana, in cui si riferisce testualmente che: “A fronte dei mandati verdi di regolazione contabile emessi dal Dipartimento della Formazione Professionale a valere sui capitoli di spesa nn. 717914 e 717910, sono state predisposte le quietanze d’entrata al bilancio della Regione Siciliana, analiticamente di seguito descritte, imputate al capitolo d’entrata 3724, capo X, esercizio contabile 2013…. Attesa la competenza del predetto Dipartimento, cui s’intesta l’azione di recupero, si ritiene che ulteriori dati ed informazioni circa lo stato dello stesso recupero debbano essere chiesti a tale Dipartimento”.
Il Collegio Giudicante ritiene che tali argomentazioni, eccezioni e conclusioni non siano affatto giuridicamente condivisibili e debbano, quindi, essere rigettate.
A tal proposito, deve, in primo luogo, evidenziarsi che dall’esame dei singoli decreti di “incameramento di somme”, che sono stati emessi, nel corso del 2013, dal Dipartimento della Formazione Professionale, si evince agevolmente la “illiquidità” sia dei (presunti) debiti dell’Amministrazione nei confronti dei vari Enti di Formazione interessati sia dei correlativi (presunti) crediti dei medesimi Enti, che sarebbero maturati in loro favore in relazione all’espletamento (all’epoca ancora “in itinere”) delle attività di  formazione professionale ricomprese nell’ambito del cosiddetto “Avviso n.20 del 2011”.
Infatti, nei predetti decreti dirigenziali del 2013 l’Amministrazione, una volta effettuata “l’operazione di accantonamento, a valere sulle somme impegnate per l’Avviso n. 20/2011, di una quota parte proporzionale al debito del singolo Ente”, ha provveduto alla successiva “liquidazione” del credito, di pari importo, in favore della Regione Siciliana (e ciò in misura corrispondente alle somme ritenute illegittimamente corrisposte, a suo tempo, all’Ente a titolo di finanziamenti integrativi a valere sul P.R.O.F. 2007).
Nessun riferimento è stato, invece, operato nei decreti in esame alla fase del procedimento di spesa concernente specificamente la “liquidazione” del credito che sarebbe maturato in favore del singolo Ente in rapporto all’Avviso n. 20/2011, liquidazione che in tanto avrebbe potuto essere legittimamente disposta, in quanto fosse già stata presentata, esaminata e debitamente approvata la rendicontazione delle attività effettivamente svolte in tale specifico ambito.
Infatti, l’, che è stato assunto dall’Amministrazione con il decreto dirigenziale emanato a seguito dell’approvazione definitiva della graduatoria dei progetti formativi ricompresi nell’Avviso n. 20/2011, non attribuisce “tout court” all’Ente interessato un “diritto di credito certo, liquido ed esigibile” né appare idoneo a far ritenere “effettivamente spettante” al medesimo Ente l’importo ivi indicato, importo che potrà essere definito tale soltanto a seguito della regolare rendicontazione dell’attività concretamente svolta, debitamente controllata e formalmente approvata dall’Amministrazione.
In sostanza, l’operazione di “liquidazione” del credito di pertinenza dell’Amministrazione (traente titolo dall’attivazione del recupero degli esborsi da essa sostenuti, a suo tempo, in occasione dell’illegittima concessione dei finanziamenti integrativi nell’ambito del P.R.O.F. 2007) non risulta (per quanto si desume dai decreti dirigenziali in questione) essere stata preceduta dalla correlativa ed indispensabile “liquidazione” del debito della stessa Amministrazione nei confronti del singolo Ente, per le attività da esso concretamente svolte nell’ambito del programma di formazione di cui all’Avviso n. 20/2011, operazione da ritenersi indubbiamente propedeutica all’emissione del titolo di pagamento nonché necessaria affinchè si potesse procedere ad un’eventuale estinzione delle reciproche obbligazioni mediante compensazione.
Ne consegue che l’ che è stato posto in essere dall’Amministrazione, consistente nello “incamerare” le somme da recuperare mediante l’emissione dei mandati speciali (c.d. mandati verdi), oltre che difettare del presupposto legittimativo, ossia della ragione giuridica sulla base della quale operare il predetto “accantonamento” (alias “ritenuta”) a valere sulle somme contabilmente “impegnate” recentemente in favore dei singoli Enti di Formazione Professionale, non ha conferito il carattere della “effettività” all’asserito recupero, in quanto s’é trattata di una “mera operazione contabile”, che non ha comportato alcuna reale movimentazione di somme di denaro presso la Tesoreria regionale.
A tal proposito, deve rammentarsi che i c.d. “mandati verdi” (emessi dal Dipartimento della Formazione Professionale ed acquisiti agli atti del presente giudizio) sono ordinativi speciali, già previsti dall’art. 408, comma 1, del “Regolamento di contabilità generale dello Stato”, approvato con R.D. 23.5.1924, n. 827, il quale dispone che: “Gli ordinativi sono distinti, in modo appariscente, in due specie, a seconda che essi comportino effettivo movimento di denaro, ovvero debbano essere estinti: mediante commutazione in quietanza di entrata o di versamento in conto corrente di amministrazioni e gestioni autonome, oppure mediante semplici registrazioni nelle scritture contabili”.
A loro volta, le Istruzioni Generali sui Servizi di Tesoreria prevedono, all’art. 77, che:
“I titoli di spesa da estinguere mediante commutazione in documenti di entrata sono intestati al creditore, con vincolo di commutazione nei suddetti documenti.
Quando trattasi di regolazione di ritenute erariali, ovvero di somme comunque dovute all’Erario, i titoli di spesa vanno intestati al , con vincolo di commutazione in quietanza di entrata e con l’indicazione, nella parte riservata alla causale, dei nominativi degli interessati”.
In pratica, gli ordinativi di pagamento possono essere disposti o con titoli che si estinguono con l’effettivo versamento di denaro presso la Tesoreria oppure con titoli speciali che si estinguono mediante commutazione in documenti di entrata o semplici registrazioni nelle scritture, le quali si configurano come operazioni contabili che non comportano movimento di denaro, come avviene, per l’appunto, nelle ipotesi di emissione dei c.d. “mandati verdi”.

D’altronde, l’utilizzo di tali titoli speciali di pagamento viene normalmente disposto dalle Amministrazioni Pubbliche, ed, in particolare, dall’Amministrazione regionale siciliana, per la contabilizzazione di movimentazioni di fondi tra le contabilità speciali di Tesoreria Unica, accese a favore dei soggetti tenuti al rispetto della normativa di cui all’art. 1 della L. 29.10.1984, n.720 (v. l’art. 144 delle II.SS.TT.), o per la contabilizzazione delle ritenute erariali e contributive operate sulle retribuzioni del personale; a tal fine, infatti, il Dipartimento regionale del Personale e dei Servizi generali di Quiescenza, Previdenza ed Assistenza del Personale ha costantemente diramato direttive a tutti i Dipartimenti regionali (prot. 142691 del 3/10/2006, prot. 37246 del 9/3/2007, prot. 71220 del 17 aprile 2009, tutte pubblicate sul sito istituzionale) in ordine all’utilizzo, per la contabilizzazione delle citate ritenute, dei “mandati verdi”, titoli speciali da estinguersi mediante semplice registrazione nelle scritture contabili, con imputazione ai capitoli di entrata relativi ai contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi.
Non risulta, invece, che in altre circolari della Regione Siciliana sia mai stata autorizzata l’emissione di “mandati verdi” come strumento per operare l’estinzione di obbligazioni della P.A. sorte sulla base di altri titoli giuridici.
Il Collegio Giudicante ritiene, pertanto, che l’operazione di “compensazione” disposta nel 2013 dal Dipartimento della Formazione   Professionale   sia   stata   posta   in   essere mediante  l’impropria utilizzazione di tali titoli speciali di pagamento, i quali sono stati emessi al precipuo fine di evidenziare la contabilizzazione, sul capitolo n.3724 del bilancio regionale, di entrate in misura pari alle somme che erano state, a suo tempo, illegittimamente erogate ai vari Enti di Formazione a titolo di finanziamenti “extrabudget” nell’ambito del P.R.O.F. 2007, senza, però, che sia intervenuta alcuna reale variazione incrementativa in termini di cassa per l’erario regionale; infatti, come sopra rilevato, il contestuale “pagamento” in favore dell’Amministrazione, menzionato nella causale dei rispettivi titoli, altro non era che la contabilizzazione dell’accantonamento della quota parte di un credito asseritamente vantato dai singoli Enti, che, però, allo “status quo” non era né certo né liquido né esigibile, in quanto attinente ad un’attività ancora “in itinere”, da espletarsi nell’ambito di un programma di formazione professionale (di cui all’Avviso n.20 del 2011) ben diverso da quello (il P.R.O.F. 2007) nel quale erano stati erogati indebitamente i finanziamenti integrativi, e, quindi, non ancora definitivamente rendicontata.
In tale peculiare ottica vanno, quindi, intese e valutate le dichiarazioni contenute nelle note prot. n.36513 del 25.6.2014 e n.3274 del 22.1.2015, con le quali il dirigente del Servizio di Tesoreria della Ragioneria Generale della Regione Siciliana s’è limitato a riferire semplicemente che: “A fronte dei mandati verdi di regolazione contabile emessi dal Dipartimento della Formazione Professionale a valere sui capitoli di spesa nn. 717914 e 717910, sono state predisposte le quietanze d’entrata al bilancio della Regione Siciliana, analiticamente di seguito descritte, imputate al capitolo d’entrata n.3724, capo X, dell’esercizio contabile 2013…. Attesa la competenza del predetto Dipartimento, cui s’intesta l’azione di recupero, si ritiene che ulteriori dati ed informazioni circa lo stato dello stesso recupero debbano essere chiesti a tale Dipartimento”.
In pratica, nelle predette note si fa presente esclusivamente l’avvenuta operazione di contabilizzazione, sul capitolo di entrata n.3724, degli importi indicati in distinto allegato, rimarcandosi, però, l’esclusiva competenza e la responsabilità del Dipartimento della Formazione Professionale, che aveva emesso i singoli “mandati verdi”, per quanto riguarda l’operazione sostanziale sottostante, riportata, nel titolo informatico, nel “campo” rubricato sotto la voce “ritenute”.
Ad avviso del Collegio Giudicante, pertanto, deve affermarsi che, a fronte dell’effettivo depauperamento subito dall’Amministrazione regionale a causa dell’esborso delle somme corrispondenti agli illegittimi finanziamenti “extrabudget”, non risulta dimostrato che sia venuto a corrispondere un ristoro effettivo, certo e definitivo, che possa definirsi realmente incrementativo delle finanze regionali in pari misura e possa, quindi, considerarsi idoneo a far ritenere cessata la materia del contendere.
Infatti, con i provvedimenti dirigenziali emessi nel 2013 (sopra ampiamente illustrati) è stata posta in essere un’operazione squisitamente contabile, che non ha comportato alcun reale movimento di cassa. In altri termini, l’attivazione di un mero “strumento contabile”, attraverso il quale rappresentare lo spostamento di una serie di importi dal capitolo di spesa 717914 al capitolo di entrata 3724 del bilancio regionale, non risulta assolutamente sufficiente a determinare una forma di compensazione con effetto estintivo delle obbligazioni sottostanti, dato che l’adozione del predetto mero “strumento contabile” non è idonea a conferire il carattere della “liquidità” ad un credito originariamente “illiquido” (quale quello asseritamente vantato da ciascun Ente in relazione agli importi contabilmente assegnatigli con il provvedimento d’approvazione del
P.R.O.F. di cui all’Avviso n.20/2011), “liquidità” che costituisce, ai sensi dell’art. 1241 del c.c., presupposto indefettibile affinché una compensazione tra crediti reciproci possa considerarsi giuridicamente “esistente”, prima ancora che “legittima”, e tutto ciò a prescindere da qualsiasi valutazione in ordine all’utilizzabilità della compensazione “in subjecta materia”, con particolare riferimento alle disposizioni comunitarie di cui all’art. 80 del Regolamento (CE) 11 luglio 2006, n. 1083, trasfuse nel vigente articolo 153 del Regolamento (UE) n. 1303 del 2013.
Le argomentazioni sopra ampiamente illustrate in ordine alla “non effettività dei recuperi” disposti dall’Amministrazione regionale con le predette modalità esimono il Collegio Giudicante dall’affrontare la problematica relativa all’applicabilità o meno nel presente giudizio delle predette norme dell’ordinamento comunitario.
Trattasi, infatti, di questione da ritenersi indubbiamente “assorbita” per effetto delle conclusioni alle quali è pervenuta questa Corte in ordine alla “non effettività dei recuperi” disposti dall’Amministrazione regionale, ragion per cui non ricorre il presupposto giuridico, invocato da alcune delle parti appellanti, che avrebbe potuto indurre questo Giudice a sollevare la c.d. “pregiudiziale comunitaria” innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
* * * * *

2)  Quasi tutte le parti appellanti hanno affermato che non sarebbero ravvisabili profili d’illegittimità nei procedimenti e nei provvedimenti mediante i quali erano stati, a suo tempo, concessi i finanziamenti integrativi richiesti dai vari Enti di Formazione Professionale, in aggiunta a quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F. 2007. Infatti, trattandosi dell’espletamento di un “servizio pubblico” affidato dalla Regione Siciliana ad Enti privati non aventi scopo di lucro, l’Amministrazione sarebbe sempre incondizionatamente tenuta a coprire integralmente, anche “ex post”, tutti i costi ed, in particolare, i “costi del personale”, gravando su di essa una sorta di “garanzia impropria” per l’adempimento, da parte degli Enti di Formazione, delle obbligazioni di corrispondere al personale impiegato nei corsi i trattamenti economici stabiliti dalla contrattazione collettiva.
D’altro canto, non sarebbe ravvisabile a carico dell’Amministrazione alcun effettivo vincolo giuridico di non superabilità del limite di spesa preventivato, in sede di approvazione del P.R.O.F., nei riguardi di ciascun Ente né tantomeno potrebbero desumersi divieti in tal senso dalla circolare n.6 dell’11.6.2004, che peraltro, all’epoca del verificarsi (periodo 2007-2009) dei fatti oggetto del presente giudizio, non sarebbe stata più efficace.
In tale contesto, quindi, alle integrazioni finanziarie richieste dagli Enti (in aggiunta ai finanziamenti loro già assegnati nell’ambito del
P.R.O.F. 2007) si sarebbe legittimamente provveduto utilizzando le economie di spesa realizzate e reiscritte nei pertinenti capitoli di bilancio, così come consentito dall’art. 9 della L.R. n.21/2007. Conclusivamente, secondo le parti appellanti, i comportamenti da esse tenuti nonché gli atti redatti ed i provvedimenti emessi non sarebbero viziati da profili di antigiuridicità produttiva di danno erariale.
Orbene, il Collegio Giudicante reputa che tali tesi siano giuridicamente infondate e, quindi, assolutamente non condivisibili.
Come ben argomentato dalla Sezione di primo grado, debbono, infatti, ritenersi illegittime nonché foriere di danno erariale, in quanto comportanti per la P.A. ingiustificati e sostanzialmente inutili esborsi di ingentissime risorse finanziarie, le procedure con cui l’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale ha concesso in varie fasi, dapprima a fine anno 2007 e poi nel corso del 2009, a numerosi Enti finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli loro già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007.
A tal proposito, il Collegio Giudicante osserva che (come sottolineato da questa Sezione d’Appello nella sentenza n.259/2013, riguardante una fattispecie per molti aspetti essenziali analoga a quelle oggetto del presente giudizio) non si rinvengono nell’ordinamento regionale norme o principii generali che consentano l’indiscriminata concessione di finanziamenti integrativi,  estemporaneamente richiesti da Enti già inseriti, a seguito dell’espletamento di complesse istruttorie, nell’ambito del Piano Regionale dell’Offerta Formativa, annualmente approvato con apposito decreto dell’assessore all’Istruzione ed alla Formazione Professionale.
Al contrario, deve ritenersi immanente nell’ordinamento regionale il principio generale di “non incrementabilità” del finanziamento così assegnato all’Ente interessato.
In tale ottica, deve rammentarsi che, in base alla L.R. n.24/1976, la Formazione Professionale costituisce un “servizio pubblico”, finalizzato a favorire l’incremento della cultura e delle capacità tecniche dei lavoratori, onde agevolare le loro possibilità di occupazione.
In questo ambito viene ad assumere un ruolo fondamentale l’assessorato regionale all’Istruzione ed alla Formazione Professionale, il quale provvede a programmare ed organizzare i corsi di formazione, avvalendosi, tra l’altro, degli “enti giuridicamente riconosciuti o di fatto e delle loro relative forme associative, che abbiano per fine, senza scopo di lucro, la formazione professionale” (art. 4 della L.R. n.24/1976).
L’assessorato procede, quindi, annualmente all’elaborazione del Piano Regionale per l’Offerta Formativa (P.R.O.F.), mediante, tra l’altro, una “rigorosa selezione delle iniziative da ammettere a contributo, sotto i profili dell’efficienza e dell’idoneità tecnica dei Centri di Formazione e dell’aderenza delle loro proposte ai programmi regionali” (art. 5 della L.R. n.24/1976).

Per il finanziamento delle attività formative commissionate a soggetti esterni, l’Amministrazione deve prevedere, anche sulla scorta delle proposte avanzate dai singoli Enti (v. l’art. 6, comma 2, della L.R. n.24/1976), specifici stanziamenti, finalizzati a coprire le varie categorie di spese elencate nell’art. 9.
Il P.R.O.F. dev’essere approvato mediante apposito decreto  emanato dall’assessore, il quale, qualora successivamente all’approvazione si verificassero “condizioni particolari”, è autorizzato a provvedere alle necessarie modifiche ed integrazioni, sentito il parere (obbligatorio ma non vincolante) della Commissione Regionale per l’Impiego (art. 6, comma 3, della L.R. n.24/1976).
Appare, quindi, evidente che il P.R.O.F., una volta definitivamente approvato, possa essere modificato esclusivamente in presenza di “situazioni particolari”, ossia eccezionali, straordinarie e non prevedibili “ex ante”, e, comunque, sempre per la tutela dei preminenti interessi pubblici sottesi al delicato settore della Formazione Professionale, dovendo ritenersi, invece, giuridicamente inammissibili modifiche ed integrazioni finanziarie disposte per ottemperare a richieste estemporaneamente inoltrate da questo o da quell’Ente per il soddisfacimento di proprie asserite esigenze organizzative e/o gestionali.
D’altro canto, deve rammentarsi che è lo stesso Ente partecipante alla selezione ad evidenza pubblica, finalizzata all’inserimento nel P.R.O.F., ad elaborare il progetto di formazione che intende realizzare ed a quantificarne dettagliatamente i costi, sottoponendo  le proprie proposte all’Amministrazione, la quale, soltanto a seguito  di una complessa istruttoria, valuta l’ammissibilità del progetto in rapporto alle finalità pubbliche da perseguire, la congruità dei costi ivi preventivati nonché la relativa compatibilità con le risorse finanziarie disponibili, che dovranno essere equamente assegnate, in osservanza degli ineludibili canoni di economicità, efficienza, efficacia, trasparenza ed imparzialità, ai vari Enti affidatari degli incarichi.
Orbene, i criteri operativi per l’elaborazione del P.R.O.F., per l’inserimento in esso degli Enti interessati e per l’espletamento delle relative attività sono stati compendiati nella circolare n.6 dell’11.6.2004, intitolata “Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la rendicontazione dei progetti formativi”, emessa dallo stesso assessorato alla Formazione Professionale.
In particolare, per quanto interessa specificamente in questa sede, tra i punti più rilevanti della predetta circolare figurano i seguenti: ciascun Ente di Formazione interessato a partecipare alla selezione ad evidenza pubblica, annualmente bandita, deve indicare quale o quali corsi intenda organizzare e specificare analiticamente gli  importi dei finanziamenti all’uopo occorrenti (ovviamente nei limiti delle categorie di spese ammissibili, così come individuate dall’art. 9 della L.R. n.24/1976 e dalle relative disposizioni applicative);
una volta operata la selezione comparativa delle proposte formulate dagli Enti, l’assessorato redige il Piano Regionale dell’Offerta  Formativa per l’anno di riferimento, in cui, per ciascun progetto approvato, viene specificato l’ammontare del finanziamento concesso all’Ente attuatore;
in tale contesto, vige tassativamente il principio secondo cui: “Per i progetti inseriti nel P.R.O.F., il tetto massimo delle risorse finanziarie riconoscibili è rappresentato dagli importi assegnati con il provvedimento di finanziamento” (v. capo II, par. 6, 3° cpv.);
i rapporti giuridici tra il Dipartimento della Formazione Professionale e l’Ente attuatore del progetto ammesso al finanziamento debbono essere formalmente disciplinati da un apposito “atto di adesione” (v. capo V, par. 9);
nel sottoscrivere l’atto di adesione, l’Ente deve, tra l’altro, accettare espressamente le clausole secondo cui: “Il finanziamento assegnato con il provvedimento amministrativo viene riconosciuto spettante soltanto provvisoriamente e costituisce, altresì, il limite massimo di spesa” e “Il finanziamento concesso rappresenta la misura massima del contributo erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese ammissibili e documentate superino quelle preventivate”.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante rileva che il contenuto della circolare n.6 dell’11.6.2004 risulta essere stato espressamente richiamato:
nell’Avviso Pubblico n.2/06/FP del 9.6.2006 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione del 16.6.2006), con cui l’assessore ha diramato le “Direttive per la programmazione e la presentazione dei progetti a valere sul Piano Regionale dell’Offerta Formativa per il 2007”, nel cui capo II, par. II.1, è stato comunque ribadito, a scanso di equivoci, che: “Gli importi finanziati per i progetti inseriti nel
P.R.O.F. costituiranno il tetto massimo delle risorse riferibili a ciascun progetto ammesso a finanziamento”;
nel decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007, con cui è stata approvata la “Graduatoria definitiva dei progetti valutati, afferenti il P.R.O.F. 2007”; nel decreto del dirigente generale con cui sono stati assunti i correlativi impegni di spesa;
nei vari “atti di adesione”, sottoscritti nel 2007 dai legali rappresentanti degli Enti di Formazione inseriti nel P.R.O.F.;
in tutti i successivi provvedimenti (sia quelli emessi a fine anno 2007 sia quelli emessi nel 2009) con cui sono stati concessi i finanziamenti integrativi, oggetto di contestazione nel presente giudizio.
Non può, pertanto, minimamente dubitarsi che i competenti Organi dell’assessorato fossero tenuti all’osservanza di tali essenziali prescrizioni generali, tanto più che esse erano state formalmente accettate anche dagli Enti di Formazione interessati.
Tenuto conto dei predetti elementi, risultano, quindi, palesemente pretestuose ed inconferenti le affermazioni, contenute in quasi tutti gli atti d’appello, secondo cui la circolare n.6 dell’11.6.2004 avrebbe perso efficacia dopo il 31.12.2006.
A parte il fatto che non risulta dimostrato che dopo tale data siano state emanate prescrizioni generali aventi contenuto diametralmente opposto a quello della predetta circolare (in modo da consentire “ex post” indiscriminate concessioni di finanziamenti integrativi, “ad libitum” degli Enti di Formazione interessati), la stessa circostanza che le “Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la rendicontazione dei progetti formativi”, diramate con la circolare
n.6 dell’11.6.2004, siano state espressamente richiamate in tutti i provvedimenti sopra indicati (emessi successivamente al 31.12.2006) dimostra inequivocabilmente le perduranti validità ed efficacia dei principii fondamentali ivi espressi.
Va, infine, sottolineato, “ad abundantiam”, che la persistente vigenza della circolare n.6 dell’11.6.2004 è stata esplicitamente riconosciuta persino nei recenti decreti emessi nel 2013 dal dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale, con cui l’Amministrazione ha ritenuto di dover revocare in autotutela i finanziamenti integrativi (oggetto di contestazione nel presente giudizio di responsabilità amministrativa) erogati agli Enti a fine anno 2007 e nel corso del 2009.
In tali decreti del 2013, infatti, si menziona la “circolare assessoriale n.6 dell’11.6.2004… la cui validità è prorogata sino all’emanazione di nuove disposizioni”.
Ciò assodato, il Collegio Giudicante ritiene, altresì, che non possa rinvenirsi alcuna legittimazione all’indiscriminata concessione di finanziamenti integrativi postumi nell’art. 9 della L.R. n.21/2007, secondo cui le economie realizzate sugli stanziamenti finalizzati, in base alla L.R. n.24/1976, all’espletamento delle attività di formazione professionale possono essere reiscritte in bilancio per essere destinate ad altri interventi in materia.
Infatti, come già evidenziato dal Giudice di primo grado nonché da questa Sezione d’Appello nella sentenza n.259/2013, una corretta esegesi (da effettuarsi anche alla luce dei fondamentali canoni di economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, chiaramente enunziati nell’art. 1 della L. n.241/1990 e costituenti logici corollari del principio di “buon andamento della Pubblica Amministrazione”, che è stato consacrato nell’art. 97 della Costituzione) induce a ritenere che:
il legislatore non abbia affatto inteso consentire che le economie realizzate ed accertate possano essere utilizzate dall’Amministrazione per erogare finanziamenti integrativi a qualsivoglia Ente, che (dopo aver avuto assegnata la propria quota di risorse) riferisca di aver effettuato spese in misura maggiore rispetto a quella che era stata da esso stesso preventivata in sede di partecipazione alla selezione ad evidenza pubblica e che era stata autorizzata dalla medesima Amministrazione, previa effettuazione di una rigorosa e complessa istruttoria, in sede di ammissione al finanziamento disposto con l’approvazione del P.R.O.F. annuale;
la norma contenuta nell’art. 9 della L.R. n.21/2007 vada, invece, razionalmente interpretata nel senso che le economie realizzate possano essere reiscritte in bilancio per essere destinate, in osservanza dei fondamentali canoni di sana programmazione, di economicità, di efficienza e d’ineludibile trasparenza, esclusivamente all’effettuazione di nuovi interventi formativi, finalizzati a soddisfare preminenti interessi pubblici, da definirsi secondo le modalità e con l’osservanza delle procedure previste dalla legge (v., in particolare, l’art. 6 della L.R. n.24/1976).
Le argomentazioni e le conclusioni sopra esposte valgono indubbiamente anche per le ipotesi in cui, mediante l’erogazione di finanziamenti integrativi, s’intendesse sopperire a maggiori costi per  il personale, che l’Ente di Formazione asserisca d’aver sostenuto.
Il costo del personale costituisce, infatti, una delle componenti della spesa, che dev’essere accuratamente preventivata, assieme alle altre, in sede di elaborazione della proposta che lo stesso Ente di Formazione si accinge a sottoporre all’esame dell’Amministrazione e che quest’ultima deve ponderatamente valutare in sede di verifica dell’ammissibilità dell’inserimento dell’Ente nel P.R.O.F. annuale.
Eventuali maggiori costi che l’Ente di Formazione affermi d’aver sostenuto per il personale non possono, quindi, comportare automaticamente la conseguenza che l’Amministrazione regionale sia, comunque, tenuta a sopportare oneri finanziari ulteriori rispetto a quelli che erano stati preventivati su proposta dello stesso Ente.
Opinare diversamente equivarrebbe, in dispregio dei più elementari canoni di razionalità e di “buona amministrazione”, a vanificare qualsiasi forma di doverosa programmazione della gestione delle risorse finanziarie pubbliche e ad agevolare il verificarsi di fenomeni di sperpero ingiustificabile.
D’altro canto, le parti appellanti rispettivamente interessate non hanno specificato e dimostrato nei loro gravami, con riferimento a ciascuno dei vari Enti cui furono a suo tempo concessi i  finanziamenti integrativi, quali sarebbero state le “condizioni particolari” (di cui all’art. 6 della L.R. n.24/1976), ossia eccezionali,  straordinarie e non prevedibili “ex ante”, che avrebbero fatto  lievitare

i costi del personale e/o quelli di gestione, rispetto a quelli previsti in sede d’approvazione del P.R.O.F. 2007, e che pertanto, a loro avviso, avrebbero potuto, in qualche modo, giustificare le assegnazioni postume dei finanziamenti “extrabudget”.
Va, inoltre, sottolineato che neppure nei provvedimenti con i quali vennero concessi i finanziamenti integrativi sono state specificate quali fossero tali “condizioni particolari”.
D’altro canto, contrariamente a quanto asserito dalla dott.ssa D. (ex dirigente del Servizio Programmazione), eventuali inesattezze, verificatesi in sede di quantificazione di una voce di spesa riguardante qualcuno degli Enti, avrebbero dovuto essere oggetto di segnalazione e di correzione durante la lunga fase istruttoria propedeutica all’approvazione definitiva del P.R.O.F., non potendo costituire valido motivo, in base a quanto disposto dall’art. 6 della L.R. n.24/1976, per procedere a modifiche postume del P.R.O.F. già in vigore.
Il Collegio Giudicante reputa, pertanto, che non siano meritevoli di censura le conclusioni cui è pervenuto il Giudice di primo grado in ordine alla sussistenza delle illegittimità produttive di danno erariale, che hanno caratterizzato, in linea generale, i procedimenti seguiti ed i provvedimenti emessi per la concessione dei finanziamenti integrativi.
* * * * *
3)   A questo punto debbono essere esaminate le doglianze prospettate dai vari soggetti appellanti in ordine:
alla sussistenza, ravvisata dalla Sezione di primo grado, di un effettivo nesso di causalità o concausalità tra i comportamenti da ciascuno tenuti e le partite di danno erariale, rispettivamente, contestate dalla Procura;
alla ravvisabilità in tali comportamenti di profili di colpa grave.
In tale ambito, il Collegio Gudicante ritiene di dover esaminare, in primo luogo, la posizione di L. R. .
Orbene, risulta dagli atti che il L. , già presidente della Regione Siciliana, si trovò a ricoprire per un breve periodo nel giugno 2009 (nelle more della costituzione di una nuova Giunta regionale), tra le altre, anche la carica di assessore “ad interim” all’Istruzione ed alla Formazione Professionale.
In tale contesto, egli non emanò alcuno dei decreti contenenti modifiche al P.R.O.F. 2007, con cui vennero previste ed autorizzate integrazioni finanziarie postume a favore di vari Enti di Formazione.
Egli si limitò, infatti, ad apporre una firma, non accompagnata da alcuna dicitura avente valenza approvativa, su un promemoria che era stato predisposto dal Servizio Programmazione ed era stato sottoscritto dal dirigente generale.
Si trattò, quindi, di una “mera presa d’atto” da parte sua, non avente alcuna concreta efficacia giuridica.

Ciò trova puntuale ed inequivocabile conferma nel fatto che la pratica, rimasta all’epoca inesitata, venne successivamente sottoposta all’esame del nuovo assessore L. G. , il quale, effettuate le proprie valutazioni, emanò il decreto n.1804 del 28.7.2009, con cui apportò rilevanti modifiche al decreto n.852 del 3.4.2007 (con cui era stato, a suo tempo, approvato il P.R.O.F. 2007), riconoscendo la spettanza di ingenti finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione “A.N.F.E. Sicilia”, “CIOFS-FP” e “I.A.L.-C.I.S.L.”, per complessivi € 1.281.055,26.
Appare, quindi, evidente che il L. non venne ad assumere né formalmente né sostanzialmente alcun effettivo ruolo concausale nella produzione di tale partita di danno, ragion per cui la condanna al risarcimento di € 224.184,67, pronunziata a suo carico dalla Sezione di primo grado sull’erroneo presupposto (v. pag. 80) che egli avesse emesso uno dei decreti concessivi dei finanziamenti integrativi, va annullata, in quanto sprovvista di valido fondamento giuridico.
Per effetto del proscioglimento nel merito ed ai sensi dell’art. 10 bis, comma 10, del D.L. 30.9.2005, n.203, conv. in L. 2.12.2005, n.248, e successive modifiche ed integrazioni, si liquidano in favore del L. le spese di difesa (ai fini del loro rimborso da parte della Regione Siciliana) nelle seguenti misure: € 2.000,00, per quanto riguarda il giudizio di primo grado, ed € 3.000,00, per quanto concerne il giudizio d’appello (somme da maggiorarsi di I.V.A. e C.P.A.).

In secondo luogo, va esaminata la posizione di D. S. (funzionario  direttivo presso il Servizio Programmazione), nei cui riguardi è stata rivolta dalla Procura l’unica contestazione di aver predisposto il promemoria prot. n.3657 del 19.12.2007.
A tal proposito, il D. ha sostenuto che il predetto promemoria era stato da lui redatto, su richiesta della dirigente generale del Dipartimento dott.ssa R. , in un momento in cui era assente la D. (dirigente del Servizio Programmazione) ed in presenza di una situazione d’urgenza, correlata all’imminente chiusura dell’esercizio finanziario 2007.
Orbene, esaminando il promemoria in questione, il Collegio Giudicante rileva che il D. si limitò a trasmettere alla dirigente generale il quadro riassuntivo delle richieste dei finanziamenti integrativi che erano state, sino ad allora, inoltrate al Servizio Programmazione, osservando, altresì, in maniera del tutto ovvia, che gli eventuali impegni di spesa sarebbero potuti avvenire prima della scadenza dell’esercizio finanziario e limitatamente alle risorse ancora disponibili (assai inferiori rispetto all’ammontare complessivo delle istanze pervenute).
Appare, quindi, del tutto evidente che qualsiasi valutazione in merito spettava al dirigente generale (che, ai sensi della L.R. n.10/2000, in quel momento aveva anche il compito di sovrintendere al Settore Programmazione, data la temporanea assenza della D.) ed all’assessore.
D’altronde, rivestendo il D. la qualifica di semplice funzionario, egli non aveva la potestà di formulare proposte o di esprimere pareri in senso tecnico, funzioni che competevano istituzionalmente al dirigente del Servizio (v. l’art. 8 della L.R. n.10/2000).
Il Collegio Giudicante ritiene, pertanto, che:

non possa essere imputato al D. alcun comportamento avente una reale efficienza concausale nella produzione della partita di danno erariale che gli è stata contestata dalla Procura ed, altresì, connotato da colpa grave nell’espletamento delle mansioni lavorative svolte; debba essere annullata la statuizione con cui la Sezione di primo grado ha condannato il D. a pagare alla Regione Siciliana la somma di € 108.223,99.
Per effetto del proscioglimento nel merito ed ai sensi dell’art. 10 bis, comma 10, del D.L. 30.9.2005, n.203, conv. in L. 2.12.2005, n.248, e successive modifiche ed integrazioni, si liquidano in favore del D. le spese di difesa (ai fini del loro rimborso da parte della Regione Siciliana) nelle seguenti misure: € 1.500,00, per quanto riguarda il giudizio di primo grado, ed € 2.000,00, per quanto concerne il giudizio d’appello (somme da maggiorarsi di I.V.A. e C.P.A.).
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Per quanto riguarda le doglianze prospettate dagli altri soggetti appellanti in ordine alla problematica della sussistenza di un effettivo nesso di concausalità tra i comportamenti da essi rispettivamente tenuti e le partite di danno erariale loro contestate, il Collegio Giudicante ritiene di dover esaminare, in primo luogo, le posizioni degli ex assessori all’Istruzione ed alla Formazione Professionale F. S. , I. C. e G. L. . I medesimi hanno, in particolare, affermato che:
in base ai vigenti criteri generali di ripartizione delle competenze tra gli Organi di vertice politico-amministrativo e la dirigenza degli Enti Pubblici, le funzioni di tipo gestionale spettano ai dirigenti;
pertanto, il presunto danno erariale sarebbe causalmente riconducibile non ai provvedimenti emanati dagli assessori, con i quali vennero apportate modifiche al P.R.O.F. 2007, prevedendosi determinate integrazioni finanziarie a favore degli Enti di Formazione che le avevano richieste, bensì ai successivi decreti emessi dal dirigente generale pro tempore, con i quali vennero assunti i relativi impegni di spesa e disposti i pagamenti in favore dei singoli Enti.
Orbene, il Collegio Giudicante ritiene che tale tesi non sia assolutamente condivisibile per quanto concerne la peculiare fattispecie in esame.
A tal proposito, è sufficiente rammentare che la L.R. 6.3.1976, n.24, recante tuttora la normativa fondamentale vigente in materia di formazione professionale nell’ambito della Regione Siciliana, dispone espressamente, all’art. 6, che la competenza ad approvare annualmente il Piano Regionale dell’Offerta Formativa e ad apportarvi (soltanto ove si verificassero “condizioni particolari”) modifiche ed integrazioni spetta istituzionalmente all’assessore preposto al ramo e non ai dirigenti.
Ad avviso del Collegio Giudicante, non v’è dubbio che,nell’espletamento di tali funzioni (comportanti l’adozione di puntuali decisioni in ordine all’approvazione della graduatoria dei progetti formativi ammissibili a finanziamento, all’inserimento o meno di ciascun Ente nel P.R.O.F., previa “rigorosa selezione delle iniziative da ammettere a contributo, sotto i profili dell’efficienza e dell’idoneità tecnica dei Centri di Formazione e dell’aderenza delle loro proposte ai programmi regionali”, all’assegnazione ed all’eventuale redistribuzione delle risorse finanziarie disponibili ai singoli Enti, alla verifica di eventuali “condizioni particolari” sopravvenute ecc.), l’assessore operi in qualità di Organo investito direttamente dalla legge di peculiari competenze di natura amministrativa e non politica. D’altro canto, la conferma che nella fattispecie in esame si sia  trattato effettivamente di puntuali e dettagliati provvedimenti amministrativi (e non di atti d’indirizzo politico o di direttive generali) si trae agevolmente dall’analisi del contenuto dei singoli decreti (acquisiti al fascicolo processuale) emanati dagli assessori F. (nn. 2907, 2908 e 2909 del 21.12.2007), I. (n.1062 del 7.4.2009) e G. n.1804 del 28.7.2009).

Appare, quindi, evidente che tali decreti si sono innestati formalmente e sostanzialmente nei procedimenti amministrativi con i quali vennero concessi i finanziamenti integrativi ai vari Enti di Formazione, costituendo, da un lato, espressione della fase decisoria (di competenza assessoriale) concernente la spettanza di una determinata ulteriore somma all’Ente interessato e, da un altro lato, configurandosi come presupposto giuridico indispensabile per la successiva assunzione, da parte del dirigente generale, dei correlativi impegni di spesa.
Non può esservi alcun dubbio, pertanto, sul fatto che i  comportamenti tenuti dagli assessori ed i provvedimenti da essi emanati abbiano assunto una reale efficacia concausale nella produzione del danno erariale in questione.
Deve, infine, evidenziarsi che (come già rilevato dal Giudice di primo grado) in tale peculiare contesto non sia ravvisabile alcuna significativa valenza concausale riconducibile al parere (peraltro non vincolante), che era stato espresso, nella fase di approvazione del
P.R.O.F. 2007 (avvenuta con il decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007), dalla Commissione Regionale per l’Impiego.
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Il Collegio Giudicante ritiene che una notevole efficacia concausale nella produzione del danno sia ravvisabile anche nei comportamenti tenuti dai dirigenti di settore E. A. (preposto inizialmente all’U.O. 2  del Servizio Rendicontazione e successivamente al Servizio Gestione del Dipartimento della Formazione Professionale) e D. M.(preposta al Servizio Programmazione) e dai dirigenti generali R.
A. nonché M. G. (per quanto riguarda quest’ultima, deve peraltro rammentarsi che l’appello da essa proposto è già stato dichiarato inammissibile per le ragioni sopra ampiamente illustrate).
Infatti, dalla disamina degli atti acquisiti si evince che l’E. ha, in più occasioni (v. le note n.1664 del 20.5.2008, n.293 e n.295 del 10.2.2009, n.383 del 16.2.2009, nn. 694, 695 e 696 del 12.3.2009), dichiarato che risultavano: “congrue”, “pertinenti”, “plausibili”, “giustificate” ecc. le richieste di finanziamenti integrativi postumi provenienti dagli Enti di Formazione interessati (alle quali si sarebbe dovuto far fronte “utilizzando le economie realizzate nel P.R.O.F. 2007”), senza mai rilevare e segnalare che tali istanze erano, in realtà, prive di qualsiasi valido fondamento giuridico, ostandovi il chiaro quadro normativo sopra ampiamente illustrato.
A sua volta, la D. (in qualità di dirigente del Servizio Programmazione) ha, in più occasioni, redatto e poi trasmesso note e promemoria al dirigente generale ed all’assessore pro tempore, con le quali ella, da un lato, ha provveduto sostanzialmente ad avallare le richieste di finanziamenti integrativi provenienti dai vari Enti (specificando, altresì, che ad esse si sarebbe dovuto far fronte “utilizzando le economie realizzate nel P.R.O.F. 2007”) e, da un altro lato, ha dato ulteriore impulso all’iter procedimentale, senza mai rilevare e segnalare che tali istanze erano, in realtà, prive di qualsiasi valido fondamento giuridico e non avrebbero potuto essere accolte, non essendosi verificate le “condizioni particolari” (ossia eventi straordinari ed imprevedibili all’epoca di approvazione del P.R.O.F.), di cui all’art. 6 della L.R. n.24/1976, ed ostandovi, altresì, le prescrizioni contenute nella circolare n.6 dell’11.6.2004 in materia di “non incrementabilità” dei finanziamenti originariamente attribuiti.
Analoghe considerazioni valgono relativamente all’individuazione di un effettivo nesso di concausalità intercorrente tra i comportamenti tenuti dai soggetti che hanno ricoperto la carica di dirigente generale ed il danno erariale.

Infatti, anche costoro hanno avallato sostanzialmente, nell’esercizio delle proprie funzioni, le istanze di finanziamenti integrativi provenienti dai vari Enti e dato impulso ai relativi procedimenti, senza mai rilevare e segnalare che tali istanze erano, in realtà, prive di qualsiasi valido fondamento giuridico.
Inoltre, i soggetti che hanno svolto le funzioni di dirigente generale hanno provveduto ad emanare i decreti di assunzione dei relativi impegni di spesa, indispensabili per la concreta erogazione delle somme agli Enti interessati.
Il Collegio Giudicante reputa conclusivamente (condividendo le tesi della Sezione di primo grado e della Procura) che nelle sequenze procedimentali che hanno condotto alle erogazioni degli illegittimi finanziamenti integrativi abbiano influito in maniera efficiente e determinante (sia pure con le dovute distinzioni correlate alla maggiore o minore rilevanza delle funzioni rispettivamente svolte dai singoli soggetti) i comportamenti tenuti, di volta in volta, dagli assessori F. , I. e G.  e dai dirigenti generali  (R. e M.) e di settore  (E. e D.).
* * * * *

Proseguendo nell’esame dei motivi d’appello, il Collegio Giudicante ritiene assolutamente non condivisibili le tesi secondo le quali, anche ammettendosi l’oggettiva sussistenza delle gravi illegittimità che caratterizzarono i procedimenti ed i provvedimenti con i quali furono concessi ed erogati i finanziamenti integrativi “extrabudget”, non sarebbero, tuttavia, ravvisabili profili di colpa grave nei comportamenti tenuti dai singoli amministratori e dirigenti coinvolti nella vicenda.
A tal proposito, il Collegio Giudicante osserva che, sulla scorta di quanto sopra dettagliatamente illustrato, sia del tutto evidente che i comportamenti tenuti dai predetti assessori e dirigenti (generali e di settore) siano stati caratterizzati, di volta in volta, da profili d’inescusabile negligenza, di palese superficialità nell’espletamento delle proprie funzioni, d’ingiustificabile inosservanza del quadro normativo vigente in materia, di macroscopico disinteresse per la sana ed oculata gestione delle risorse finanziarie pubbliche.
Ovviamente, i profili di colpa grave risultano ancor più marcati per quanto riguarda i soggetti che hanno ricoperto la carica di assessore o di dirigente generale, i quali avrebbero dovuto essere assai più attenti e solerti nell’espletamento di delicate funzioni amministrative, aventi una notevolissima incidenza sulle finanze regionali (considerate le ingenti somme che venivano richieste dagli Enti a titolo di finanziamenti “extrabudget”).
In tale contesto, non può, quindi, assumere alcuna concreta valenza esimente per gli ex assessori l’affermazione secondo cui essi avrebbero fatto affidamento sulle attività istruttorie che erano state svolte dai dirigenti dei competenti Servizi (Gestione, Programmazione ecc.) nonché dal dirigente generale pro tempore, ritenendo, pertanto, di poter condividere, in buona fede, il contenuto delle note, dei promemoria, dei pareri, delle proposte provenienti da
tali soggetti, in cui si reputavano meritevoli di accoglimento le pretese avanzate dai vari Enti di Formazione.
In proposito, il Collegio Giudicante osserva che, essendo normativamente riservata all’assessore la decisione finale concernente le eventuali modifiche al P.R.O.F. precedentemente approvato (v. l’art. 6 della L.R. n.24/1976), il medesimo non avrebbe potuto esimersi dall’affrontare personalmente, in maniera approfondita, e dal risolvere in maniera congrua ed esaustiva dal punto di vista giuridico l’essenziale problematica riguardante l’effettiva sussistenza o meno dei presupposti legali che avrebbero potuto concretamente consentire la concessione dei finanziamenti integrativi.
Orbene, dagli atti acquisiti al fascicolo processuale non risulta che gli ex assessori si siano comportati con il grado di diligenza necessariamente richiesto dalle delicatissime funzioni di loro competenza.
Il Collegio Giudicante ritiene, altresì, che non sia idonea ad escludere la sussistenza di profili di colpa grave nei comportamenti tenuti dagli assessori e dirigenti la circostanza che, da tempo, fosse invalsa nell’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale la “prassi” di concedere finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione, che asserivano di aver sostenuto maggiori spese rispetto a quelle preventivate nel P.R.O.F. o, comunque, di necessitare di ulteriori risorse finanziarie per il personale impiegato nei corsi. 
Non v’è dubbio, infatti, che l’uniformarsi acriticamente e superficialmente ad una prassi priva di valido fondamento giuridico ed, anzi, come nella fattispecie in esame, in contrasto con il quadro normativo agevolmente conoscibile (basti pensare all’art. 6 della L.R. n.24/1976 ed alle prescrizioni generali in materia di “non incrementabilità dei finanziamenti originariamente concessi in sede d’approvazione del P.R.O.F.”, contenute nella circolare n.6 dell’11.6.2004, puntualmente richiamate nel decreto di approvazione del P.R.O.F. 2007, negli atti di adesione sottoscritti dai legali rappresentanti degli Enti ecc. ecc.) costituisce indizio di ancor più marchiana negligenza e di macroscopico disinteresse per la sana ed oculata gestione delle risorse finanziarie pubbliche.
D’altronde, è ben noto che sugli amministratori e dirigenti pubblici incombe il preciso dovere di verificare, in maniera costante e sistematica, la legittimità e la congruità dei modelli comportamentali seguiti, al fine di incrementare i livelli di economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa e di eliminare fonti di sperpero delle (sempre più esigue) risorse finanziarie pubbliche.
Il Collegio Giudicante ritiene che non possa considerarsi idonea ad escludere la sussistenza della colpa grave neppure la tesi secondo la quale:
sia pure al di fuori dei procedimenti divenuti oggetto del presente giudizio di responsabilità amministrativa, la Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana aveva, in precedenza, ammesso a visto e registrazione alcuni provvedimenti concessivi di finanziamenti integrativi (sottoposti al suo esame, in quanto comportanti l’utilizzo anche di risorse finanziarie stanziate dall’Unione Europea), senza formulare specifici rilievi in ordine a profili d’intrinseca illegittimità di tali operazioni;
la suddetta circostanza avrebbe, quindi, contribuito a corroborare la convinzione degli amministratori e dirigenti regionali, che s’erano successivamente occupati di problematiche similari, che non vi fossero ostacoli giuridici all’attribuibilità di finanziamenti integrativi “extrabudget” agli Enti che li avessero richiesti;
in tale contesto, dovrebbe, pertanto, farsi applicazione, sia pur in via analogica, del principio recentemente introdotto dall’art. 17, comma 30-quater, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009 (integrativo del contenuto dell’art. 1 della L. n.20/1994), secondo cui: “In ogni caso, è esclusa la gravità della colpa quando il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo preventivo di legittimità, limitatamente ai profili presi in considerazione nell’esercizio del controllo”.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante osserva, in primo luogo (e ciò assume indubbiamente una valenza troncante), che i provvedimenti che sono stati contestati come illegittimi e dannosi nel presente giudizio di responsabilità amministrativa non furono sottoposti al controllo preventivo della competente Sezione regionale della Corte dei Conti, in quanto (v. l’art. 2, comma 1, del D.L.vo 18.6.1999, n.200) non comportavano l’utilizzo di risorse finanziarie stanziate dall’Unione Europea, ragion per cui su di essi non è mai stato apposto alcun visto e non figurano estremi di avvenuta registrazione. Ne consegue, con tutta evidenza, che, per quanto riguarda le fattispecie contestate in questo giudizio, non può assolutamente farsi applicazione diretta della norma sopra citata.
Il Collegio Giudicante ritiene, peraltro, di dover sottolineare che, ai  fini di una corretta individuazione dell’effettiva portata dell’art. 17, comma 30-quater, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, vanno tenute ben presenti le modalità in cui si articola il controllo preventivo di legittimità di competenza della Corte dei Conti.
A tal proposito, deve rammentarsi che, ai sensi dell’art. 7-quater del “Regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei Conti” (approvato con la deliberazione delle Sezioni Riunite
n.14 del 16.6.2000 e modificato dalla deliberazione del Consiglio di Presidenza n.229 del 19.6.2008), l’ammissione al visto degli atti assoggettati al controllo preventivo di legittimità è di competenza del consigliere delegato, su conforme richiesta del magistrato istruttore, e non si estrinseca in una formale motivazione.
Nei casi di dissenso o di concorde richiesta di ricusazione del visto, la questione va, invece, devoluta all’esame della Sezione regionale di controllo, con le modalità previste dall’art. 3 della L. 14.1.1994, n. 20, e successive modifiche ed integrazioni.
Orbene, ad avviso di questa Corte:

solamente la deliberazione dell’Organo collegiale, emessa in contraddittorio con l’Amministrazione interessata, ancorché riferita al caso concreto che era stato deferito dal competente consigliere delegato, viene a costituire espressione di una valutazione di legittimità dell’atto amministrativo, da parte della Sezione regionale di controllo, ampia e particolarmente approfondita, in quanto esposta in una specifica e dettagliata motivazione (che è, invece, assente nell’ipotesi di mera ammissione a visto del provvedimento);
ne consegue che soltanto tale motivata valutazione in ordine alla legittimità di un provvedimento amministrativo, trasfusa in un’apposita formale deliberazione, consente di ricostruire l’esatto iter logico-giuridico seguito dall’Organo di controllo e risulta, quindi, idonea, da un lato, a costituire “giurisprudenza”, in grado d’assumere un’effettiva valenza di “autorevole orientamento” per l’espletamento della futura attività dell’amministrazione controllata, e, da un altro lato, ad ingenerare negli amministratori e funzionari pubblici un ponderato e giustificato affidamento in ordine alla presumibile insussistenza di profili d’illegittimità nella soluzione data ad una determinata problematica giuridica (con conseguente non ravvisabilità di colpa grave nei loro futuri comportamenti).
D’altro canto, non a caso il legislatore ha inserito nell’art. 17, comma 30-quater, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, l’inciso “limitatamente ai profili presi in considerazione nell’esercizio del controllo”.
Ciò costituisce inequivocabile conferma del fatto che, al fine di escludere la colpa grave degli amministratori e funzionari pubblici, non è affatto sufficiente che un provvedimento amministrativo (oggettivamente viziato da un profilo d’illegittimità) sia stato meramente vistato e registrato dall’Organo di controllo, occorrendo, invece, che quella specifica problematica sia stata oggetto di una motivata e formale pronunzia del medesimo Organo, come tale idonea ad ingenerare un ponderato e ragionevole affidamento in ordine alla presumibile insussistenza di una determinata illegittimità in quel provvedimento ed in altri analoghi.
Ciò assodato dal punto di vista generale e tornando all’esame delle fattispecie oggetto del presente giudizio, il Collegio Giudicante rileva che:
da un lato, la Sezione regionale di controllo non aveva mai emesso alcuna formale deliberazione contenente una motivata valutazione in ordine alla problematica dell’intrinseca legittimità o meno dei provvedimenti concessivi dei finanziamenti integrativi;
da un altro lato, gli amministratori e dirigenti regionali erano perfettamente a conoscenza delle disposizioni contenute nell’art. 6 della L.R. n.24/1976 e delle prescrizioni generali contenute nella circolare n.6 dell’11.6.2004, peraltro da essi espressamente richiamata in tutti gli atti riguardanti il P.R.O.F. 2007 nonché nei singoli decreti con cui vennero concessi i finanziamenti integrativi ai vari Enti di Formazione.
A ciò si aggiunge la circostanza che negli atti istruttori e nei decreti (assessoriali e dirigenziali), facenti parte dei singoli procedimenti che portarono all’erogazione degli illegittimi finanziamenti integrativi nell’ambito del P.R.O.F. 2007, non si rinviene alcun riferimento a visti di legittimità precedentemente apposti dalla Sezione di Controllo della Corte dei Conti su provvedimenti similari. 
Ne consegue che il richiamo “ex post”, a meri fini difensivi nell’ambito del presente giudizio di responsabilità amministrativa, a qualche episodico e risalente visto dell’Organo di Controllo non può assolutamente consentire di ritenere esenti da colpa grave comportamenti chiaramente non conformi al quadro normativo di riferimento (sopra ampiamente illustrato) ed, altresì, improntati ad una scriteriata gestione delle risorse finanziarie regionali.
* * * * *

Per quanto riguarda le doglianze inerenti la quantificazione degli oneri risarcitori, il Collegio Giudicante ritiene che (escludendo ovviamente il L. ed il D. , che questa Sezione ritiene esenti da responsabilità amministrativa) sia meritevole d’accoglimento esclusivamente quella prospettata dall’ex assessore I. , il quale ha evidenziato che:
con il decreto n.1062, da lui emesso il 7.4.2009, erano stati autorizzati finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione: Cormorano Felix, ENFAGA Palermo, A.R.A.M. e CE.FO.P., per un ammontare complessivo di € 2.282.287,17;
con il decreto n.1116 del 18.6.2009 la dirigente generale M. , pur tenendo conto delle osservazioni formulate dalla Ragioneria Centrale dell’assessorato in ordine a talune marginali rettifiche da effettuarsi relativamente agli importi assegnati agli Enti ENFAGA Palermo ed A.R.A.M., aveva, però, impegnato per le integrazioni in favore dei suddetti quattro Enti la somma complessiva di € 2.373.253,13,superiore per € 90.965,96 a quella di € 2.282.287,17, fissata nel decreto assessoriale n.1062 del 7.4.2009;
conseguentemente, egli non sarebbe tenuto a rispondere “pro quota” della maggior somma di € 90.965,96. Ciò premesso, questa Sezione d’Appello, rilevato che: il Giudice di primo grado ha condannato l’I. al pagamento di € 830.638,60, pari alla metà del 70% di € 2.373.253,13; dall’importo di € 2.373.253,13 vanno detratti € 90.965,96; ridetermina in € 798.800,50, pari alla metà del 70% di € 2.282.287,17, la somma (da maggiorarsi degli accessori, così come specificati nella sentenza di primo grado) che l’I. deve pagare alla Regione Siciliana.
* * * * *
Il Collegio Giudicante reputa, infine, che, tenuto conto di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi che hanno caratterizzato la complessa vicenda in esame, non siano ravvisabili i presupposti per l’applicazione del “potere riduttivo dell’addebito” in favore di alcuno dei soggetti nei cui confronti viene confermata la condanna al risarcimento dei danni patiti dalla Regione Siciliana.
* * * * *

Riepilogando, il Collegio Giudicante ritiene conclusivamente che: debba essere dichiarato inammissibile l’appello proposto da M. G.; 
debba essere dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Procura regionale nei confronti di E. L. ebbano essere respinti gli appelli proposti da F. S. , G. L. , R. A. , D. M.ed E. A. ;  debba    essere    accolto    parzialmente,   con   esclusivo   riferimento all’ammontare  dell’onere  risarcitorio posto a suo   carico     (€ 798.800,50, anziché € 830.638,60), l’appello proposto da I.  C.; debbano essere accolti gli appelli proposti da L. R. e da D. S. , con conseguente annullamento delle statuizioni di condanna pronunziate a loro carico dalla Sezione di primo grado. In base al principio della “soccombenza legale”, i predetti F. , G. , I. ,M. , R. , D. ed E. vengono condannati al pagamento, in favore dello Stato, delle spese inerenti il presente giudizio d’appello, così come quantificate nel dispositivo.  Resta  “assorbita”  ogni  ulteriore  questione,  in  quanto  ritenuta  dal Collegio  Giudicante  non  influente  sulla  decisione  degli  appelli  in esame.

PER QUESTI MOTIVI


la Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana, definitivamente pronunciando sui gravami in epigrafe indicati (riuniti ai sensi dell’art. 335 del c.p.c.), proposti avverso la sentenza n.401/2014, emessa dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana in data 14.3.2014:
dichiara inammissibile l’appello proposto da M. G. (con conseguente conferma delle statuizioni di condanna emesse a suo carico dal Giudice di primo grado);
dichiara inammissibile l’appello proposto dalla Procura regionale nei confronti di E. L. (in favore della quale non vengono, tuttavia, liquidate le spese di difesa per le ragioni esposte in motivazione); rigetta integralmente gli appelli proposti da F. S. , G. L. , R. A. , D. M. ed E. A. (con conseguente conferma delle statuizioni di condanna emesse a loro carico dal Giudice di primo grado);
accoglie parzialmente, con esclusivo riferimento all’ammontare dell’onere risarcitorio posto a suo carico (€ 798.800,50, da maggiorarsi degli accessori, anziché € 830.638,60), l’appello proposto da I. C.;
accoglie gli appelli proposti da L. R. e da D. S. , con conseguente annullamento delle statuizioni di condanna pronunziate a loro carico dalla Sezione di primo grado;
liquida le spese di difesa per entrambi i gradi di giudizio (ai fini del loro rimborso da parte della Regione Siciliana) in favore di L. R. , nella misura di complessivi € 5.000,00 (da maggiorarsi di I.V.A. e C.P.A.), e di D. S., nella misura di complessivi € 3.500,00 (da maggiorarsi di I.V.A. e C.P.A.);
in base al principio della “soccombenza legale”, condanna i predetti

F. , G. , I. , M. , R. , D. ed E. al pagamento, in favore dello Stato, delle spese inerenti il presente giudizio d’appello, che vengono quantificate, a tutt’oggi, in complessivi € 16.747.32, da suddividersi tra loro in parti uguali.
Così deciso in Palermo, nelle camere di consiglio del 24 e del 25 marzo 2015.
L’ESTENSORE                                               IL PRESIDENTE

F.to (Valter Del Rosario)                                    F.to (Agostino Basta)

sentenza depositata in segreteria nei modi di legge Palermo, 21/07/2015
Per il direttore della segreteria (Fabio Cultrera)
F.to (Giancarlo Lentini)


http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/sentenze/2015/sentenza_179_2015_sicilia_appello.pdf
Corte dei conti

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA SICILIA

sent. n. 401 del 14/03/2014

Presidente:SAVAGNONE Luciana
Estensore:PETRIGNI Guido


Patrizia Monterosso, segretario generale della presidenza della Regione  il più alto burocrate della Regione siciliana  si pronunciava su un incarico del marito , l’avvocato Claudio Alongi. presso la stessa amministrazione regionale!




Sent. n. 401/2014

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA SICILIA






composta dai magistrati:
Dott.ssa Luciana Savagnone Presidente
Dott. Vincenzo Lo Presti Consigliere
Dott. Guido Petrigni Consigliere – relatore
ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A N.401/2014

nel giudizio per responsabilità amministrativa, iscritto al n. 60799 del registro di segreteria, promosso dal Procuratore Regionale della Corte dei Conti per la Sicilia nei confronti di:

- FORMICA Santi (c.f. FRMSNT52S27I084V), nato a San Pier Niceto (ME) il 27 novembre 1952 ed elettivamente domiciliato in S. Salvatore di Fitalia, via dei Mille n. 3, presso lo studio dell’avv. Rosario Ventimiglia, che lo rappresenta e difende;
- INCARDONA Carmelo (c.f. NCRCML64A08H163Q), nato a Ragusa il 8 gennaio 1964, rappresentato e difeso dagli avv.ti Pietro Luigi Matta e Vincenzo Bullara, ed elettivamente domiciliato in Palermo, Via Giovanni Pacini n. 12 presso lo studio di quest’ultimo.
- LOMBARDO Raffaele (c.f. LMBRFL50R29C351L), nato a Catania il 29/10/1950, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Gaetano Armao e Tiziana Milana ed elettivamente domiciliato presso il loro studio in Palermo, via Noto 12;
- GENTILE Luigi (c.f. GNTLGU59S11H159A), nato a Raffadali (AG) il 11 novembre 1959, ed elettivamente domiciliato in Palermo, via Oberdan n. 5 presso lo studio dell’avv. Girolamo Rubino, dal quale è rappresentato e difeso, sia unitamente che disgiuntamente agli avvocati Giuseppe Impiduglia e Lucia Alfieri;
- RUSSO Alessandra (c.f. RSSLSN58P52G273D), nata a Palermo il 12 settembre 1958, ed elettivamente domiciliata in Palermo, via Caltanissetta n. 1, presso lo studio degli avv.ti Giuseppe Mazzarella e Alessandro Maggio, che la rappresentano e difendono;
- MONTEROSSO Giuseppa Patrizia (c.f. MNTGPP67H52G273N), nata a Palermo il 12 giugno 1967 ed ivi elettivamente dom.ta in P.le Ungheri, 58 c/o lo studio dell’avv.Claudio Alongi, dal quale è rappresentata e difesa;
- DI BARTOLO Maria Carmela (c.f. DBRMCR59P65F830S), nata a Mussomeli (CL) il 25 settembre 1959, elettivamente domiciliata in Palermo, via Libertà n. 171, presso lo studio dell’avv. Maurizio Lino, che la rappresenta e difende;
- DI FRANCESCA Salvatore (c.f. DFRSVT64R19C421Z), nato a Cefalù il 19/10/1964 e residente a Palermo in via Saverio Cavallari, 6, rappresentato e difeso dall’avv. Alessandra Gazzè ed elettivamente domiciliato presso il suo studio a Palermo, nella Via Libertà n. 171;
- ESPOSITO Loredana (c.f. SPSLDN54P41G273P), nata a Palermo il 1° settembre 1954 ed ivi residente in viale Emilia n. 66, rappresentata e difesa dall’avv. Massimiliano Mangano, ed elettivamente domiciliata presso il suo studio, in Palermo, via Nunzio Morello n. 40;
- EMANUELE Antonino (c.f. MNLNNN52T09B666M), nato a Capo d’Orlando (ME) il 9 dicembre 1952 e residente a Palermo in via Ferdinando Ferri n. 18, difeso dall’avv. Anna Mannone ed elettivamente domiciliato in Palermo, Via Giuseppe Alessi n. 22, presso il suo studio;



Visti: il T.U. 12.7.1934, n.1214; il R.D. 13.8.1933, n.1038; il D.L. 15.11.1993, n.453, convertito, con modificazioni, in L. 14.1.1994, n.19; la L. 14.1.1994, n.20; il D.L. 23.10.1996, n.543, convertito, con modificazioni, in L. 20.12.1996, n.639.



Visti tutti gli atti e documenti di causa.



Uditi, nella pubblica udienza del 18 dicembre 2013, il relatore dott. Guido Petrigni, il Pubblico Ministero dr. Gianluca Albo e gli avvocati Pietro Luigi Matta e Vincenzo Bullara per il convenuto Incardona Carmelo; l’avv. Claudio Alongi per la convenuta Monterosso Patrizia; l’avv. Anna Mannone per il convenuto Emanuele Antonino; gli avv. ti Gaetano Armao e Tiziana Milana per il convenuto Lombardo Raffaele; gli avv.ti Giuseppe Mazzarellla e Alessandro Maggio per la convenuta Russo Alessandra; l’avv. Massimiliano Mangano per la convenuta Esposito Loredana; l’avv. Maurizio Lino per la convenuta Di Bartolo Maria Carmela; l’avv. Gazzè per la convenuta Di Francesca l’avv. Rosario Ventimiglia per il convenuto Formica Santi; gli avv.ti Girolamo Rubino e Monica Di Giorgio (per delega dell’avv. Lucia Alfieri) per il convenuto Gentile Luigi.



FATTO
In premessa l’organo requirente assume che l’ipotesi di danno erariale contestata è similare a quella per cui è intervenuta sentenza di questa Sezione nr. 2947 dell’11/7/29.10.2012, con la quale si accoglieva la domanda attorea per il danno erariale scaturente da erogazione sine titulo di finanziamenti integrativi, rispetto al decreto di FINANZIAMENTO originario, disposti nel 2010 in favore dell’ente di formazione professionale A.N.F.E.



L’ipotesi oggi contestata presenta ambiti soggettivi e cronologici differenti, in quanto comprende le fattispecie di danno erariale derivanti dalla erogazione di somme sine titulo, in beneficio di vari enti di formazione professionale, ad integrazione dei finanziamenti in loro favore disposti per il Piano Regionale dell’Offerta Formativa per l’anno 2007 (Prof. 2007).



L’organo che procede, avvalendosi della collaborazione di funzionari nominati ex art. 2 l. 19/94, nonché della Guardia di Finanza, ha ricostruito l’intera vicenda nei seguenti passi essenziali.
Per l’assegnazione dei finanziamenti dei Prof. 2007, la procedura ad evidenza pubblica ha avuto inizio con la pubblicazione sulla G.U. della Regione Sicilia n. 29 del 16/6/2006 dell’Avviso pubblico n. 2/06/FP del 9 giugno 2006.



La graduatoria definitiva dei progetti 2007 ammessi al FINANZIAMENTO, era approvata con D.A. n. 852 del 3 aprile 2007 dall’Assessore pro tempore On.le Santi Formica, con cui si finanziavano progetti per complessivi € 257.747.855,00.



Gli impegni di spesa per l’attuazione dei Prof. 2007 venivano adottati dal dirigente generale pro tempore Alessandra Russo.



Dal punto di vista cronologico, le procedure di integrazione finanziaria hanno avuto inizio immediatamente a ridosso dei decreti di FINANZIAMENTO e sono proseguite fino al 2009.



Le integrazioni finanziarie accertate possono distinguersi in:
• integrazioni concomitanti alla definizione dei progetti ammessi a FINANZIAMENTO dal Prof. 2007;
• integrazioni successive alla definizione del Prof. 2007.



Tutte le integrazioni finanziarie oggetto della presente contestazione sono caratterizzate da una richiesta sine titulo da parte degli enti di formazione di integrazione finanziaria al FINANZIAMENTO in loro favore disposto per il Prof.2007 e da un avallo sine titulo della richiesta da parte dell’Amministrazione regionale.
1. Con riferimento alle integrazioni concomitanti alla definizione dei progetti ammessi al FINANZIAMENTO dei Prof. 2007, viene descritto il primo procedimento di integrazione finanziaria sine titulo nei seguenti termini.



Il 6 giugno 2007, il Dirigente del Servizio Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale, Maria Carmela Di Bartolo, trasmetteva all’Assessore Formica un pro memoria (prot. 0924/Prof/2007) avente ad oggetto “ Richieste integrazioni al FINANZIAMENTO e variazioni D.A: n. 852 del 3 aprile 2007”, ed in cui, oltre alle proposte di variazioni ad alcuni progetti, venivano riportate 22 richieste di vari enti, già destinatari di finanziamenti del Prof. 2007 i quali richiedevano ulteriori risorse finanziarie per la voce “ Personale e/o per la voce “ Gestione”.

In calce a tale nota, il Dirigente Generale D.ssa Russo, si rimetteva alle valutazioni dell’Assessore Formica, che sul punto (relativo alle integrazioni) restituiva il pro memoria, “data la genericità delle richieste presentate dagli enti”, e restava in attesa di una dettagliata relazione supportata da tutti gli atti istruttori necessari”.

Il 9 novembre 2007, con nota pro memoria prot. 3246, il Dirigente del Servizio Programmazione, Maria Carmela Di Bartolo, rispondeva all’Assessore, limitatamente a 4 enti (Consorzio Elaborando, Matheis Italia, E.N.F.A.G.A. Palermo, M.A.C.), offrendo motivazioni empiriche di avallo delle rispettive richieste di integrazione, e predisponendo la “ rettifica” al D.A: 852 del 3 aprile 2007 con l’assegnazione di ulteriori risorse per i finanziamenti integrativi: in calce alla nota si rinvengono i pareri favorevoli sia del Dirigente Generale, D.ssa Russo, sia dell’Assessore, On.le Formica.
Il 19 dicembre 2007, con nota prot. 3657, il Funzionario Direttivo del Servizio Programmazione, Salvatore Di Francesca, indirizzava all’Assessore un nuovo pro memoria, in cui rappresentava di non avere ancora avuto riscontro alla richiesta di rendicontazione dei progetti degli enti che avevano fatto richiesta di integrazione al finanziamento per un ammontare complessivo di € 7.098.870,93, e che la disponibilità, sul capitolo di spese pertinente, era di € 1.050.242,20.

Lo stesso funzionario precisava che, a causa dell’approssimarsi della chiusura dell’esercizio finanziario 2007 e della necessità consequenziale di impegnare con tempestività le somme ancora disponibili, valutava l’opportunità di assegnare la disponibilità residua di € 1.050.242,20, esclusivamente, in favore degli Enti richiedenti l’integrazione del finanziamento per la voce di spesa “ Personale” ed in quota proporzionale agli importi richiesti.
In calce alla citata nota, il Dirigente Generale, Dott.ssa Di Alessandra Russo, concordava sull’impegno contabile tempestivo, ma subordinava il pagamento delle somme alla relativa verifica nei rendiconti; a seguire l’Assessore Formica apponeva la dicitura “ Visto si concorda”.
Il 20 dicembre 2007, con nota prot. 4756, il dirigente dell’U.O.2 del Servizio Rendicontazione, Dott. Antonino Emanuele, trasmetteva al Servizio Programmazione le richieste risultanze trimestrali solo nei confronti dell’Ente ISSTREF, reputando congruo un fabbisogno aggiuntivo di € 52.000,00 per le spese del “ Personale”.
Stante quanto sopra, rammenta il PM, l’Assessore pro tempore, On.le Formica, decretava, senza alcuna motivazione giuridicamente rilevante, una serie di integrazioni finanziarie a favore di enti già definitivamente finanziati per Prof. 2007.

Nella specie:
i) con D.A. n. 2907 del 21 dicembre 2007, l’assessore decretava l’integrazione del FINANZIAMENTO in favore degli enti:
- C& B S.r.l., nella misura di € 45.022,36, per la voce “ Costo personale”, inerente il progetto prot. 0190 intitolato “ Lo sviluppo di professionalità nel settore informatico”;
- ISSTREF nella misura di € 52.000,00, per la voce “ Costo personale”, inerente il corso prot. 0369 intitolato “ Formazione per l’integrazione sociale”.



Le due integrazioni determinavano un maggiore onere per l’importo di € 97.022,36 sul capitolo n. 717910 del Bilancio della regione per l’esercizio finanziario 2007.
ii) con D.A n. 2908 del 21 dicembre 2007, l’assessore, nel richiamare le proprie determinazioni espresse in calce al pro memoria sopra evocato (n. 3246 del 9 novembre 2007), disponeva l’integrazione del FINANZIAMENTO in favore degli enti:
- Consorzio E-labor @ndo nella misura di € 55.370,00, per la voce Costo del personale, inerente il progetto 0647 intitolato “Esperto nella valorizzazione e promozione turistico locale”, nonché nella misura di € 26.488,00, per la voce “ Costo personale”, inerente il progetto prot. 0649 intitolato “ Responsabile aziende agrobiologiche”:
- MATHESIS Italia S.rl., nella misura di € 5.562,00 per la voce “ Costo gestione” inerente il progetto n. 0805 intitolato “ Dios Kuroi”;
- M.A.C. Movimento Apostolico Ciechi, nella misura di € 45.074,00 per la voce “ Costo personale” inerente il progetto prot. 0816 intitolato “ MAC SR Progetto Fas”;
- ENFAGA Palermo, nella misura di € 59.128,92 per la voce “ Costo gestione” inerente il progetto prot.0866 intitolato “ Peter Pan”.
Le su cennate integrazioni comportavano un maggior onere, sul capitolo n. 717910 del Bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2007, per un complessivo importo di € 191.622,92;
iii) con D.A. n. 2909 del 21 dicembre 2007, l’Assessore, nel richiamare le proprie determinazioni stese in calce al precitato pro memoria n. 3657 del 19 dicembre 2007, disponeva l’integrazione al FINANZIAMENTO, per l’importo corrispondente al totale delle somme disponibili al 31/12/2007 sul capitolo 717910 (€ 1.050.242,20), in favore degli enti:
- INTEREFOP, nella misura di € 63.285,00, per i progetti nn. IF2007A0081, IF2007B0124 e IF2007C0177;
- Associazione Nuovo Cammino, nella misura di € 33.183,10, per il progetto n. IF2007C0141;
- Fondazione C.A.S., nella misura di € 37.289,74 per i progetti nn. IF2007A0071, IF2007B0120 e IF 2007C0173;
- Cormorano Felix Soc. Coop, nella misura di € 5.472,94, per il progetto n. IF2007A0041;
- Geoinformatica So. Coop. A.r.l. nella misura di € 9.166,60 per i progetti nn. IF2007A00223 e IF 2007B0274;
- ASAINFORM (già En. A.I.P. Trapani), nella misura di € 6.111,07, per i progetti nn. IF2007A0067, IF2007B0270 e IF2007C0169;
- ECAP Agrigento, nella misura di € 129.163,24, per i progetti nn. IF2007A0050, IF2007B0100 e IF2007C0154;
Associazione Politeia, nella misura di € 19.689,86, per il progetto n. IF2007A0016;
- C.I.R.S. Onlus Messina, nella misura di € 6.825,70, per i progetti nn. IF2007A0038 e IF2007C0149;
- Ecap Palermo, nella misura di € 28.481,30, per i progetti nn. IF2007A0054, IF2007C0156 e IF2007B0104;
- Endofap, nella misura di € 12.986,77, per i progetti nn. IF2007A0068 e IF2007C0170;
- En.A.I.P. Palermo, nella misura di € 16.523,65, per il progetto n. IF2007A0064;
- I.R.A.P.S., nella misura di € 75.157,12, per i progetti nn. IF2007B0275, IF2007C0316 e IF2007A0073;
- ANFE Catania, nella misura di € 111.262,29, per i progetti nn. IF2007C0133, IF2007A0006 e IF2007B0093;
- Associazione ERIS, nella misura di € 7.530,34, per il progetto n. IF2007A0015;
- A.R.A.M., nella misura di € 294.264,38, per i progetti nn. IF2007A0008, IF2007B0257 e IF2007C0136;
- E.CO.FORM. - CISAL, nella misura di € 58.687,95, per i progetti nn.IF2007A0044 e IF2007C0151;
- A.N.F.E. Siracusa, nella misura di € 11.806,88, per i progetti nn. IF2007B0255 e IF2007C0135;
- CE.SI.FO.P., nella misura di € 81.059,20, per i progetti nn. IF2007A0031, IF2007B0266 e IF2007C0146;
- IRIPA SICILIA, nella misura di € 21.197,01, per i progetti nn. IF2007A0082 e IF2007B0125;
- Consorzio NOE’, nella misura di € 2.433,73, per i progetti nn. IF2007A0205 e IF2007C0305;
- En.A.I.P. Agrigento, nella misura di € 4.889,87, per i progetti nn. IF2007A0061 e IF2007C0163;
- C.F.P. “SAN PANCRAZIO” ONLUS, nella misura di € 6.448,92, per il progetto: n. IF2007A0032;
- ECAP Caltanissetta, nella misura di € 5.045,03, per i progetti nn. IF2007A0051 e IF2007B0101;
- A.E.G.E.E. - PALERMO, nella misura di € 1.739,91, per il progetto n. IF2007C0130.



Il 24 dicembre 2007 con il D.D.G. n. 1911, il Dirigente Generale D.ssa A. Russo adottava l’atto di gestione attuativo dei citati decreti assessoriali di integrazione, assumendo l’impegno di spesa per € 1.388.887,48, sul cap. 717910.



L’importo risulta, sostanzialmente, pari alle somme delle integrazioni disposte con i citati decreti assessoriali:
D.A. n. 2907 del 21 dicembre 2007, con cui si è disposta l’integrazione finanziaria di € 97.022,36;
D.A. n. 2908 del 21 dicembre 2007, con cui si è disposta l’integrazione finanziaria di € 191.622,92;
D.A. n. 2909 del 21 dicembre 2007, con cui si è disposta l’integrazione finanziaria di € 1.050.242,20.
2. Con riferimento alle integrazioni successive alla definizione del Prof. 2007, ricorda il PM che, nel corso degli anni 2008 e soprattutto 2009, facevano seguito numerose note del Dipartimento della Formazione Professionale, relative ad ulteriori richieste di integrazione finanziaria del Prof. 2007 da parte di numerosi enti di formazione professionale.



Si verifica un secondo ed un terzo procedimento di integrazione finanziaria, rispetto ai precedenti caratterizzati dall’essere intervenuti successivamente all’attività di rendicontazione dei progetti finanziati con il Prof. 2007, ma sovrapponibili alle precedenti integrazioni essendo connotati dalla medesima sequenza svincolata da motivazioni giuridicamente rilevanti, ovvero richiesta sine titulo da parte degli enti di formazione di integrazione al FINANZIAMENTO in loro favore disposto per il Prof. 2007 e avallo sine titulo della richiesta da parte dell’amministrazione regionale.



Il secondo procedimento di integrazione ha comportato un ingente esborso finanziario, come facilmente evincibile dalla documentazione acquisita e così sussunta.



Con nota prot. n. 1464 del 20 maggio 2008 del Servizio Rendicontazione, il Dirigente U.O. 2 Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione che, a seguito di revisione (rendicontazione) delle attività svolte nel progetto n. 1999.IT.16.PO.01/3.02/7.24/867 ( ex IF2007A0041) per le quali l’Ente Cormorano Felix aveva chiesto una maggiore somma di € 33.122,39 per risorse umane, si ritiene congrua un’integrazione di € 33.122,39 per la voce personale.



Con nota prot. n. 293/U.O.2 del 10 febbraio 2009, il Dirigente del Servizio Gestione, Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente Generale della Formazione Professionale, che, a seguito di revisione delle attività dell’ente E.N.F.A.G.A. Palermo, appariva plausibile e giustificato un provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere all’ente in misura eccedente il FINANZIAMENTOaccordato con il P.R.O.F. 2007 ed in particolare:
- € 17.647,82 per il progetto 1999/IT/16.1PO.011/5.03/7.2.4/030 (ex IF2007C0152);
- € 69.108,67 per il progetto IF2007A0048.



L’integrazione complessiva proposta era così di € 86.756,49.
Con nota prot. n. 295/U.O.2 del 10 febbraio 2009 , il Dirigente del Servizio Gestione, Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio 



Programmazione ed al Dirigente Generale della Formazione Professionale che, dopo una revisione delle attività dell’ente A.R.A.M, appariva pertinente, congruo e giustificato un provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere all’ente in misura eccedente il FINANZIAMENTOaccordato con il P.R.O.F. 2007.



In particolare:
- € 166.607,75 per il progetto IF2007A0008;
- € 52.508,49 per il progetto IF2007B0257;
- € 487.856,12 per il prog. 1999/IT/16.1.PO.011/5.3/7.2.4/021 (ex IF2007C0136);
- € 53.764,44 per il prog. 1999/IT/16.1.PO.011/3.02/7.2.4/944 (ex IF2007D0002).



L’integrazione complessiva proposta era così di € 760.736,80.



Con nota prot. n. 383/U.O.2 del 16 febbraio 2009, il Dirigente del Servizio Gestione, Dott. Antonino Emanuele informava il Servizio Programmazione ed il Dirigente Generale della Formazione Professionale che, a seguito di revisione delle attività dell’ente CEFOP, appariva pertinent, congruo, plausibile e giustificato un provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere all’ente nella misura complessiva di € 2.120.000,00, così ripartita:
- € 60.000,00 per il progetto IF2007B0096;
-€1.460.000,00 per il progetto 1999.IT.16.1.PO.011/3.04/7.2.4/7.2.4/440 (ex IF2007C0145);
-€260.000,00 per il progetto 1999.IT.16.1.PO.011/3.02/7.2.4/7.2.4/859 (ex IF2007A0030);
- €340.000,00 per il progetto 1999.IT.16.1.PO.011/3.04/7.2.4/7.2.4/954.



Con nota pro-memoria n. 325 del 18 febbraio 2009 del Servizio 
Programmazione, il Dirigente, Maria Carmela Di Bartolo, nel richiamare le note del Servizio Rendicontazione (prot. n. 1664 del 20 maggio 2008) e del Servizio Gestione (prot. n. 293/UO2; prot.n. 295/UO2; prot. n. 383/UO2) precedentemente indicate, e relative alle richieste di integrazione degli enti Cormorano Felix, E.N.F.A.G.A. Palermo, A.R.A.M. e CEFOP, riferiva all’Assessore Carmelo Incardona che il fabbisogno complessivo necessario era di € 2.336.051,61 (“al netto delle economie realizzate nella voce “gestione” dei progetti del CEFOP, pari a € 324.564,07”) e che il riconoscimento delle richieste di integrazione era da finanziare con l’utilizzo delle economie realizzate nell’ambito del P.R.O.F. 2007 sul capitolo 717910 del Bilancio regionale secondo le modalità previste all’articolo 9 della L.R. n. 21/2007.



Sulla precitata nota erano, in calce, riportati il parere della Dott.ssa G. Patrizia Monterosso ed il “si concorda” dell’Assessore On.le Avv. Carmelo Incardona. 



Quest’ultimo, in sede di audizione, pur disconoscendo la grafia del “si concorda”, ha confermato che, alla sottoscrizione del promemoria, era da ricondurre una sua volontà di condivisione del contenuto.

Veniva, dunque, emesso dall’Assessore Incardona il D.A. n. 1062 del 7 aprile 2009 , che integrava il FINANZIAMENTO originario per l’ulteriore importo complessivo di € 2.282.287,17.

Il D.A. n. 1062 veniva registrato dalla Ragioneria Centrale Lavoro il 15/06/2009, pur se , contestualmente, con nota prot. n. 33511 del 15/06/2009, a firma del Direttore Capo, Loredana Esposito, la stessa Ragioneria aveva inviato al Servizio Programmazione l’avvertenza n. 406, nella quale, dopo aver effettuato piccole correzioni alle integrazioni erogate all’ente ENFAGA (€ 2.060,86 in meno per il corso IF2007A0048 ed € 272,61 in meno per il corso IF2007C0152), dichiarava di non ritenere rientrante, tra le spese ammissibili per il PROF 2007, l’integrazione di € 262.236,67 in favore dell’ente ARAM, poiché relativa al pagamento di arretrati contrattuali, così come evidente nel prospetto analitico allegato alla nota 295 del 10/02/2009.

Seguiva il D.D.G n. 1116 del 18 giugno 2009, registrato dalla Ragioneria Centrale in data 19 giugno 2009 al n. 984, con cui il Dirigente Generale, D.ssa Monterosso, modificando il D.D.G. n. 824 del 21 maggio 2007, correggeva e dava attuazione al D.A. n. 1062 del 7 aprile 2009, impegnando sul capitolo 717910 dell’esercizio finanziario 2009 la somma di € 2.373.253,13 superiore, quindi, di € 90.965,96 rispetto a quello del D.A. n. 1062 del 7 aprile 2009.
Gli importi delle integrazioni concesse con il D.D.G. n. 1116 sono pari ad € 2.373.253,13.
3. Infine, seguiva il terzo procedimento di integrazione finanziaria del P.R.O.F. 2007, così calendato nei suoi passaggi essenziali .
Con nota prot. n. 694/U.O.2 del 12 marzo 2009, il Dirigente del Servizio Gestione, Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente Generale della Formazione Professionale, che, a seguito di revisione delle attività dell’ente A.N.F.E. Palermo, si riconosceva congrua una integrazione di FINANZIAMENTO nella misura di :
- € 499.904,52 per il progetto mis. 3.02/842;
- € 165.637,23 per il progetto mis. 3.04/434;
- € 37.977,76 per il progetto IF2007B0254;



Il Dirigente precisava, nelle sue conclusioni, che sembrava plausibile e giustificato un provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere adoperando le economie realizzate nel PROF 2007.



L’integrazione complessiva proposta era così di € 703.519,51.
Con nota prot. n. 695/U.O.2 del 12 marzo 2009 del Servizio Gestione, il Dirigente, Dott. Antonino Emanuele comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente Generale della Formazione Professionale, che, a seguito di revisione delle attività dell’ente CIOFS-FP di Catania, si valutava pertinente e congruo un riconoscimento pari ad € 205.525,79 eccedenti il FINANZIAMENTO concesso.



Rilevava, da ultimo, il Dirigente che il riconoscimento sembrava plausibile, giustificandosi un provvedimento di integrazione di spesa cui far fronte con le economie realizzate nel PROF 2007.
Ancora, con nota prot. n. 696/U.O.2 del 12 marzo 2009 del Servizio Gestione, il Dirigente, Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente Generale della Formazione Professionale che, a seguito di revisione (rendicontazione) delle attività dell’ente IAL-CISL di Palermo, si riconosceva congrua un’integrazione di FINANZIAMENTO” nella misura di :
- € 196.547,25 per il progetto mis. 3.02/895;
- € 31.224,93 per il progetto mis. 3.02/977;
- € 135.769,82 per il progetto mis. 3.04/444;
- € 39.692,89 per il progetto IF2007B0123.



Concludeva il Dirigente del Servizio Gestione reputando plausibile e giustificato un provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere utilizzando le economie realizzate nel PROF 2007.
L’integrazione complessiva proposta era di € 403.234,89.
Con nota “pro-memoria” prot. n. 1242 del 4 giugno 2009 del Servizio 
Programmazione, il Dirigente, Maria Carmela Di Bartolo, nel richiamare, sia il precedente pro-memoria prot. 325 del 18.2.2009 nel quale l’assessore pro tempore si era dichiarato favorevole alle richieste di integrazioni finanziarie di alcuni enti (Cormorano Felix, ENFAGA Palermo, ARAM e CEFOP sui progetti del PROF 2007), sia le note del Servizio Gestione (prot. n. 694/UO2; prot.n. 695/UO2; prot. n. 696/UO2) appena indicate afferenti le richieste di integrazione degli enti A.N.F.E. – Delegazione Regionale Sicilia, CIOFS-FP ed IAL-CISL, comunicava all’Assessore ad interim, On. Raffaele Lombardo, che:
- il fabbisogno complessivo necessario era di € 1.281.055,26 e che il riconoscimento delle richieste di integrazione era da finanziare “mediante l’utilizzo delle economie realizzate nell’ambito del P.R.O.F. 2007 sul capitolo 717910 del Bilancio regionale con le modalità previste all’articolo 9 della L.R. n. 21/2007”.



Su tale nota si leggono, in calce, il parere della Dott.ssa G. Patrizia Monterosso e la firma del Presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo, Assessore ad interim.

Veniva, allora, emesso il D.A. n. 1804 del 28 luglio 2009, registrato dalla Ragioneria Centrale Lavoro, in data 31 dicembre 2009, al n. 645 (scheda n. 2240), a firma dell’Assessore Dott. Luigi Gentile, che integrava il FINANZIAMENTO originario per l’ulteriore importo complessivo di € 1.281.055,26.



Seguiva, quindi, il D.D.G. n. 3427 del 30 dicembre 2009 , a firma del Dirigente Generale Patrizia Monterosso, registrato dalla Ragioneria Centrale in data 31 dicembre 2009 al n. 224 con impegno definitivo assunto n. 76 sul capitolo 717910 dell’esercizio finanziario 2009 di € 1.281.055,26.



La Ragioneria Centrale Lavoro, con nota prot. n. 29 del 4 gennaio 2010, inviava al Servizio Programmazione Avvertenza n. 1046/09 nella quale metteva in risalto che, pur avendo registrato il D.A. n. 1804 del 28 luglio 2009 al n. 215 del 30/12/2009 e, pur avendo assunto l’impegno relativo al D.D.G. n. 3427 del 30/12/2009, riscontrava una serie di criticità.



La lettura degli atti procedimentali e decreti sopra descritti permette di rilevare la realizzazione di integrazioni economiche a vari enti di formazione professionale riguardo ai finanziamenti già assegnati con il P.R.O.F. 2007.



In breve, le integrazioni economiche concesse nell’ambito del P.R.O.F. 2007 sono quantificabili in € 4.992.195,87, come di seguito elencate:
D.A. n. 2907 del 21/12/2007 - D.A. 2908 del 21/12/2007 - D.A. 2909 del 21/12/2007
D.D.G. 1911 del 24 dicembre 2007
N. ENTE N. PROGETTO INTEGRAZIONE
1 ISSTREF 369 € 52.000,00
2 C&B S.r.l 190 € 45.022,36
3 Consorzio e-labor@ndo 647 € 55.370,00
4 649 € 26.488,00
5 Mathesis Italia S.r.l. 805 € 5.562,00
6 M.A.C. Mov. Apostolico Ciechi 816 € 45.074,00
7 E.N.F.A.G.A. Palermo 866 € 59.128,92
8 A.N.F.E. Catania IF2007C0133 € 111.262,29
9 IF2007A0006
10 IF2007B0093
11 Ass. ERIS IF2007A0015 € 7.530,34
12 ARAM IF2007A0008 € 294.264,38
13 IF2007B0257
14 IF2007C0136
15 E.CO.FORM. Cisal IF2007A0044 € 58.687,95
16 IF2007C0151
17 A.N.F.E. Siracusa IF2007B0255 € 11.806,88
18 IF2007C0135
19 CE.SI.FO.P. IF2007A0031 € 81.059,20
20 IF2007B0266
21 IF2007C0146
22 IRIPA Sicilia IF2007A0082 € 21.197,01
23 IF2007B0125
24 Consorzio NOE' IF2007A0205 € 2.433,73
25 IF2007C0305
26 EN.A.I.P. Agrigento IF2007A0061 € 4.889,87
27 IF2007C0163
28 C.F.P. San Pancrazio ONLUS IF2007A0032 € 6.448,92
29 E.C.A.P. Caltanissetta IF2007A0051 € 5.045,03
30 IF2007B0101
31 A.E.G.E.E. Palermo IF2007C0130 € 1.739,91
32 INTEREFOP IF2007A0081 € 63.825,60
33 IF2007B0124
34 IF2007C0177
35 Associazione Nuovo Cammino IF2007C0141 € 33.183,10
36
37 Fondazione CAS IF2007A0071 € 37.289,74
38 IF2007B0120
39 IF2007C0173
40 Cormorano FELIX Soc. Coop. IF2007A0041 € 5.472,94
41 Geoinformatica Soc. Coop. A r.l. IF2007A0223 € 9.166,60
42 IF2007B0274
43 ASAFORM En.a.i.p. Sicilia IF2007A0067 € 6.111,07
44 IF2007B0270
45 IF2007C0169
46 E.C.A.P. Agrigento IF2007A0050 € 129.163,24
47 IF2007B0100
48 IF2007C0154
49 Associazione Politea IF2007A0016 € 19.689,86
50 C.I.R.S. Onlus Messina IF2007A0038 € 6.825,70
51 IF2007C0149
52 E.C.A.P. Palermo IF2007A0054 € 28.481,30
53 IF2007C0156
54 IF2007B0104
56 Endo-fap IF2007A0068 € 12.986,77
57 IF2007C0170
58 En.a.i.p. Palermo IF2007A0064 € 16.523,65
59 I.R.A.P.S. IF2007B0275 € 75.157,12
60 IF2007C0316
61 IF2007A0073
Totale € 1.338.887,48
D.A. 1062 del 7/04/2009
D.D.G. 1116 del 18/06/2009
N. ENTE N. PROGETTO INTEGRAZIONE
1 Cormorano FELIX Soc. Coop. IF2007A0041 € 33.122,39
2 E.N.F.A.G.A. Palermo IF2007A0048 € 67.047,81
3 IF2007C0152 € 17.351,41
4 A.R.A.M. IF2007A0008 € 166.607,75
5 IF2007B0257 € 52.508,49
6 IF2007C0136 € 487.856,12
7 CEFOP IF2007A0030 € 260.000,00
8 IF2007B0096 € 44.940,12
9 IF2007C0145 € 1.243.819,04
Totale
€ 2.373.253,13
D.A. 1804 del 28 luglio 2009
D.D.G. 3427 del 30 dicembre 2009
N. ENTE PROGETTO INTEGRAZIONE
1 A.N.F.E. Delegazione Reg. Sicilia IF2007A0005 € 499.904,52
2 IF2007B0254 € 37.977,76
3 IF2007C0132 € 165.637,23
4 CIOFS-FP Sicilia IF2007A0036 € 205.525,79
5 IAL-CISL IF2007A0079 € 196.547,25
6 IF2007B0123 € 39.692,89
7 IF2007C0175 € 135.769,82
Totale
€ 1.281.055,26



E’ stato, infine, accertato che le somme impegnate con i D.D.G. 1116 del 18/06/2009 e D.D.G. 3427 del 30 dicembre 2009, sono state interamente corrisposte agli enti beneficiari.
Per quanto concerne, invece, il DDG 1911 del 24 dicembre 2007, a fronte di un impegno di € 1.338.887,48, sono stati corrisposti agli enti beneficiari € 1.103.682,81.



Secondo la prospettazione attorea, con la predeterminazione del FINANZIAMENTO, la Regione individua il limite massimo dell’onere erariale sostenibile per la remunerazione dello specifico servizio di formazione reso dall’ente privato ammesso a quello specifico FINANZIAMENTO, che lo stesso ente privato si era obbligato a svolgere, a quelle condizioni, con «atto di accettazione».
Nessuna norma primaria o secondaria legittima l’ente privato a richiedere (e la Regione ad erogare) somme ulteriori rispetto a quelle oggetto della richiesta di FINANZIAMENTO e predeterminate nel decreto di FINANZIAMENTO.



La stessa Corte costituzionale ha affermato il divieto di qualsiasi intervento normativo a sostegno dei livelli occupazionali degli enti di formazione.
Ha poi aggiunto la Procura che l’avviso pubblico n. 2/06/FP del 9 giugno 2006, con il quale l’amministrazione regionale ha bandito la procedura ad evidenza pubblica relativa al PROF 2007, che costituisce lex specialis, stabiliva che “ Gli importi finanziati ai progetti inseriti nel Piano regionale dell’offerta formativa costituiranno il tetto massimo delle risorse riferibili a ciascun progetto ammesso a finanziamento …”.
Su tale presupposto, la Procura riteneva che l’integrazione del finanziamento integrasse una trasgressione dei canoni comportamentali rivenienti, oltre che dal buon senso comune, secondo cui un ente privato non può gestire arbitrariamente risorse pubbliche sostenendo, senza preventiva autorizzazione, costi significativamente maggiori di quelli originariamente indicati nel budget approvato dall’Amministrazione, anche dal buon senso gestionale e dalle regole di sana gestione finanziaria, espressi dai principi di efficacia, trasparenza ed economicità, di cui all’art. 1 della L. 241/1990, corollari del canone costituzionale di buona amministrazione, di cui all’art. 97 Cost.
Secondo la Procura, il disinvolto avallo delle richieste di integrazione sprovviste di un titolo giuridico a loro sostegno e di qualsiasi utilità costituisce espressione di intollerabile leggerezza e negligenza .
Nessuna esigenza occupazionale può giustificare un’allocazione di risorse arbitrarie e per finalità extrafunzionali.
Pertanto, ravvisava inescusabile superficialità e negligenza funzionale nelle condotte che avevano concorso a determinare eziologicamente la concessione e l’erogazione dell’integrazione di finanziamenti asseritamente indebiti.



Il segnalato danno veniva ritenuto causalmente riconducibile alla violazione degli obblighi di servizio di vari soggetti.



La catena causale del danno erariale risulta conseguentemente costituita dalle condotte funzionali di impulso e/o di avallo alla richiesta di integrazione sine titulo e, quindi, da tutte quelle violazioni degli obblighi di servizio che si sono concretizzate in atti formali di impulso e/o di avallo alla richiesta di integrazione, nonostante l’insussistenza di alcun titolo legale per potersi riconoscere la richiesta integrazione e la inutilità dell’esborso integrativo.



Nella prospettazione attorea, tali atti formali di impulso e/o avallo da parte dell’Amministrazione attiva, per le ragioni indicate, espressione di massima leggerezza e negligenza funzionale, risultano in sequenza logica adottati:
- dai dirigenti pro tempore del servizio gestione, del servizio programmazione , i quali con le loro note e pro memoria hanno sempre dato impulso e/o avallo alle richieste di integrazioni sine titulo; impulso e/o avallo in alcuni casi reso anche dal dirigente del servizio rendicontazione;
- dal dirigente generale che ha avallato gli atti prodromici proposti dai dirigenti dei servizi, i quali, come presuppost, avevano le richieste sine titulo degli enti di formazione e ha impegnato le risorse per le integrazioni sine titulo decretate dall’Assessore pro tempore;
- dagli assessori pro tempore che hanno condiviso i pro memoria contenenti le richieste di integrazione sine titulo e adottato i decreti di integrazione finanziaria in carenza di qualsiasi titolo giuridicamente legittimante.



Rilevanza eziologica sul danno accertato viene ad assumere, secondo il PM, la condotta dell’organo di controllo, in particolare del dirigente della ragioneria pro tempore, che, sebbene deputato, ex art. 9 comma 1DPR 20.2.1998 n. 38 e 62 l.r. 10/09, al controllo anche di legalità sui decreti assessoriali e sui decreti del dirigente generale , li ha registrati.
In alcuni casi, addirittura, pur avendo effettuato dei rilievi nonostante l’evidente carenza di un titolo legale legittimante l’integrazione del FINANZIAMENTO, in carenza di titolo legale che legittimasse dette integrazioni e, per di più, sulla base di un’attività istruttoria fondata sui presupposti giuridicamente irrilevanti e logicamente inconsistenti



Per il ruolo apicale e la piena disponibilità sull’an della concessione dell’integrazione, maggiore efficienza causale va ravvisata nella condotta degli assessori pro tempore, che hanno statuito l’integrazione dell’originario FINANZIAMENTO, in carenza di qualsiasi titolo legale che legittimasse dette integrazioni e, per di più, sulla base di un’attività istruttoria fondata sui presupposti giuridicamente irrilevanti e logicamente inconsistenti.
Equivalente alla condotta contestata all’assessore pro tempore appare, secondo la Procura, la condotta dei dirigenti generali pro tempore, i quali hanno avallato le richieste di FINANZIAMENTO proposte dai dirigenti di servizi, e quindi hanno data esecuzione tempestivamente ai citati decreti assessoriali, impegnando le relative somme sul bilancio regionale, gestendo di tal guisa risorse finanziarie in carenza di una legittimazione legale all’integrazione di FINANZIAMENTO decretata dall’assessore.
Minore efficienza causale va rilevata nelle condotte dei dirigenti di servizio e ragioneria.



La Procura ha, quindi, contestato un danno erariale coincidente alle integrazioni effettivamente erogate pari ad € 4.757.001,20 (€ 4.992.195,87 -235.194,67) ,la quota del 70% va ripartita in parti eguali tra l’Assessore pro tempore e il Dirigente Generale; il restante 30%, in considerazione dell’equivalenza causale delle loro condotte, va ripartita in parti eguali tra i dirigenti che hanno avviato e dato impulso alle procedure di finanziamento e i dirigenti della Ragioneria che hanno registrato il titolo di spesa.
Conclusivamente, secondo la Procura, non essendovi alcuna norma che consente le integrazioni ad un decreto originario di FINANZIAMENTO, non potendosi ipotizzare alcun sopravvenuta utilità e non ammettendo la Corte costituzionale alcun intervento di natura assistenziale da parte della Regione Siciliana in favore degli enti di formazione professionale, costituisce danno erariale, quale esborso ingiustificato privo di alcuna utilità, l’intero ammontare delle integrazioni del FINANZIAMENTO che, nella fattispecie concreta in esame, è risultato complessivamente pari a € 4.757.001,20, somma corrispondente alle integrazioni effettivamente erogate.



Sul complessivo danno erariale oggetto di contestazione, pari a € 4.757.001,20, la quota del 70 % va ripartita in parti uguali tra l’Assessore pro tempore e il Dirigente Generale, mentre il rimanente 30%, in virtù dell’equivalenza causale delle loro condotte, va ripartita in parti eguali tra i dirigenti e/o funzionari di servizio che hanno avviato e dato impulso alla proceduta di finanziamento e i dirigenti della Ragioneria che hanno registrato il titolo di spesa.



Per rendere più agevole l’individuazione della responsabilità parziaria, la Procura ha rammentato gli atti dell’amministrazione attiva che, avendo dato impulso e/o avallo alle richieste di integrazione sine titulo, hanno, unitamente all’avallo della Ragioneria nella fase di controllo, cagionato il danno contestato, pari alle somme impegnate ed effettivamente erogate.
1. D.D.G. n. 1911 del 24/12/2007 di € 1.338.887,48 a firma di RUSSO Alessandra:
- D.A. n. 2907 del 21 dicembre 2007, D.A. n. 2908 del 21 dicembre 2007, D.A. n. 2909 del 21 dicembre 2007, a firma FORMICA Santi;
- Pro-memoria prot. 0924 del 06 giugno 2007 a firma DI BARTOLO Maria Carmela, RUSSO Alessandra e FORMICA Santi;
- Pro-memoria prot. 3246 del 09 novembre 2007 a firma DI BARTOLO Maria Carmela, RUSSO Alessandra e FORMICA Santi;
- Pro-memoria prot. 3657 del 19 dicembre 2007 a firma DI FRANCESCA Salvatore, FORMICA Santi e RUSSO Alessandra;
- nota prot. n. 4756 del 20 dicembre 2007 a firma EMANUELE Nino.



A fronte dell’impegno di euro 1.338.887,48 operato con il DDG 1911/2007, in favore degli enti di formazione beneficiari delle integrazioni, risulta erogata la minor somma di euro 1.103.682,81
2. D.D.G. n. 1116 del 18/06/2009 di euro 2.373.253,13, a firma di MONTEROSSO Patrizia:
- D.A. 1062 del 07/04/2009 a firma INCARDONA Carmelo;
- nota prot. n. 1664 del 20 maggio 2008 a firma EMANUELE Nino;
- nota prot. n. 293/U.O.2 del 10 febbraio 2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota prot. n. 295/U.O.2 del 10 febbraio 2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota prot. n. 383/U.O.2 del 16 febbraio 2009 a firma EMANUELE Nino;
-nota pro-memoria n. 325 del 18 febbraio 2009 a firma DI BARTOLO Maria Carmela, MONTEROSSO Patrizia e INCARDONA Carmelo.
3. D.D.G. n. 3427 del 30/12/2009 di euro 1.281.055,26 a firma MONTEROSSO Patrizia:
- D.A. n. 1804 del 28/07/2009 a firma GENTILE Luigi;
- nota prot. n. 694/U.O.2 del 12/03/2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota prot. n. 695/U.O.2 del 12/03/2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota prot. n. 696/U.O.2 del 12/03/2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota pro-memoria prot. n. 1242 del 04/06/2009 a firma DI BARTOLO Maria Carmela, MONTEROSSO G. Patrizia e LOMBARDO Raffaele.
I D.D.G. n. 1911 del 24/12/2007 di euro 1.338.887,48, n. 1116 del 18/06/2009 di euro 2.373.253,13 e n. 3427 del 30/12/2009 di euro 1.281.055,26, sono stati tutti registrati presso la Ragioneria Centrale dal direttore pro-tempore ESPOSITO Loredana.
Conseguentemente il danno erariale complessivo di € 4.757.991,20, secondo la Procura, va articolato e ripartito come segue:
-Assessore Formica Santi, euro 386.288,98 (= ½ del 70% Sub 1);
-Assessore Incardona Carmelo, euro 830.638,60 (= ½ del 70% Sub2);
-Presidente-Assessore Lombardo Raffaele, euro 224.184,67 (= ¼ del 70% Sub 3);
-Assessore Gentile Luigi, euro 224.184,67 (= ¼ del 70% Sub 3);
-Dirigente Gen.le Russo Alessandra, euro 386.288,98 (= ½ del 70% Sub 1);
-Dirigente Gen.le Monterosso Patrizia, euro 1.279.007,94 (= ½ del 70% Sub 2 + ½ del 70% Sub 3);
-Dirigente di Servizio Di Bartolo Maria Carmela, euro 475.799,12 (= ⅓ del 30% Sub 1 + ⅓ del 30% Sub 2 + ⅓ del 30% Sub 3);
-Funzionario Direttivo Di Francesca Salvatore, euro 110.368,28 (= ⅓ del 30% Sub 1);
-Dirigente di Servizio Esposito Loredana, euro 475.799,12 (= ⅓ del 30% Sub 1 + ⅓ del 30% Sub 2 + ⅓ del 30% Sub 3);
-Dirigente di Servizio Emanuele Antonino, euro 365.430,84 (= ⅓ del 30% Sub 3);
In data 22 aprile 2013, si costituiva il Dott. EMANUELE Antonino il quale, avvalendosi del patrocinio dell’ Avv.to Anna Mannone, ha contestato l’ipotizzata responsabilità deducendo, in primo luogo, che nel caso in specie, l’integrazione concessa nell’ambito del Prof. 2007, trova il suo fondamento e la sua legittimità nella legge regionale 24/76 (e successive modifiche), che regola il rapporto di sovvenzione tra Regione Siciliana e gli Enti gestori.
Ha poi aggiunto che, al maggior onere finanziario, l’Amministrazione regionale ha ottemperato attraverso le economie di gestione, in attuazione di quanto disposto dalla legge regionale n. 21 dell’8/11/2007, quindi, senza impiegare maggiori risorse di bilancio.
Nell’articolata memoria si dà contezza del fatto che l’Amministrazione Regionale sopperisce al maggiore onere finanziario attraverso le economie di gestione, in attuazione di quanto disposto dalla legge regionale n. 21 dell’8/11/2007.
La difesa si è poi soffermata sulla circostanza che le denegate integrazioni al FINANZIAMENTO sono state registrate e la loro effettiva erogazione è avvenuta soltanto dopo il controllo preventivo della Corte dei Conti Sezione controllo.
In particolare i decreti di integrazione, dopo essere stati emessi, venivano trasmessi alla Corte dei conti per la registrazione, nel caso di cofinanziamento del piano formativo con risorse del Fondo Sociale Europeo, mentre altri decreti di impugnazione non sono stati inviati alla Sezione di Controllo della Corte dei Conti perché beneficiavano soltanto di finanziamenti regionali e, pertanto, non soggetti ad un controllo preventivo.
Conclusivamente non può esservi alcuna responsabilità da parte del Dott. Antonino Emanuele.
In data 24 aprile 2013, si costituiva il Dott. FORMICA Santi che, avvalendosi del patrocinio dell’Avv.to Ventimiglia Rosario, ha contestato l’ipotizzata responsabilità deducendo che, nel caso in specie, per l’anno 2007, l’assegnazione di ulteriori risorse non è avvenuta in privato, bensì dopo l’attivazione di un sub procedimento ad evidenza pubblica, imposto nel parere della CRI ed attivato attraverso la pubblicazione del D.A. 852 del 3 aprile 2007.
In via istruttoria è stata chiesta l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i componenti della CRI che hanno espresso il parere al Prof. 2007, nella seduta del 29 marzo 2007; nonché di ordinare alla Regione Sicilia di produrre la sentenza di condanna relativa al pagamento in favore degli Enti gestori degli arretrati contrattuali ; infine, di accertare, rispetto allo stanziamento integrativo per l’anno 2007, quante somme sono state effettivamente pagate e se si sono verificati recuperi o restituzioni.
Sempre in data 24 aprile 2013, si costituiva la Dott.ssa Alessandra Russo che, avvalendosi del patrocinio degli Avv.ti Giuseppe Mazzarella e Alessandro Maggio, ha contestato l’ipotizzata responsabilità.
Ha dedotto, in via preliminare, che proprio la circolare del 2004, richiamata dalla Procura fa riferimento alla legge regionale n. 24/1976, all’art. 2 della legge regionale n. 25/1993 e all’art. 39 della legge n. 23/2002.
Contrariamente a quanto contestato dalla Procura, il provvedimento contestato, vale a dire il Decreto dirigenziale n. 1911 del 24 dicembre 2007 (ed analoghe considerazioni possono essere svolte per i decreti assessoriali nn. 2907,2908 e 2909), contiene un esplicito riferimento alle fonti normative richiamate, che, dunque, sono state poste a fondamento delle determinazioni adottate.
Sull’asserita violazione degli obblighi di servizio, il comportamento della dott.ssa Alessandra Russo, oltre che frutto di un’istruttoria dettagliata e particolarmente approfondita, è stato sempre improntato al rispetto delle norme che regolano il settore.
Sull’inesistenza di ogni e qualsiasi ipotesi di colpa grave, ha precisato la difesa che la sequenza procedimentale contestata, oltre ad essere fondata su precisi riferimenti normativi, ha ricevuto l’avallo della Sezione Controllo della Corte dei Conti.
La Corte, lungi dal contestare l’ammissibilità e/o liceità del ricorso allo strumento dell’integrazione, ha regolarmente proceduto alla registrazione dei decreti dirigenziali (entrambi a firma della dott.ssa Alessandra Russo) n. 533 del 29.11.2006 e n. 552 del 12.12.2006, e ciò dopo aver chiesto ed ottenuto chiarimenti sul punto.
Si impone, allora, l’applicazione dell’art. 1 della legge n. 20/94, a mente del quale è esclusa la gravità della colpa quando il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo di legittimità, limitatamente ai profili presi in considerazione nell’esercizio del controllo.
Nella memoria, inoltre, si eccepisce la violazione ex art. 17, comma 30 ter decreto legge 1 luglio 2009 n. 78, convertito in legge 102 /2009, ossia la nullità dell’atto di citazione .
La difesa ha, anche, eccepito la prescrizione, nel riflesso che il provvedimento contestato alla Dott.ssa Russo (Decreto dirigenziale n. 1911 del 24.12.2007) afferisce somme ormai prescritte.
Sempre in data 24 aprile 2013, si costituiva la Dott.ssa Giuseppa Patrizia Monterosso che, avvalendosi del patrocinio dell’Avv. Claudio Alongi, ha contestato l’ipotizzata responsabilità.
Ha dedotto, in via preliminare, l’improcedibilità ed inammissibilità per carenza di interesse.
L’Amministrazione, infatti, si è cautelata munendosi di un titolo esecutivo, ex RD 639/1910, nei confronti degli Enti gestori destinatari dei provvedimenti di integrazione dei finanziamenti ottenuti con l’affidamento dei progetti formativi nell’ambito del Prof. 2007,per i medesimi importi richiesti alla dr.ssa Monterosso con l’odierno giudizio.
Va, pertanto, dichiarata l’inammissibilità dell’atto di citazione, per sopravvenuta carenza di interesse. Infatti, a seguito della sentenza n. 2947/2012 del 29/10/2012, l’Amministrazione regionale si è determinata ad attivare le procedure per il recupero di tutte le somme erogate a titolo di integrazione al FINANZIAMENTO originario, annullando i precedenti decreti dirigenziali ed emettendo contestualmente la prescritta ingiunzione di pagamento.
Ha poi fatto richiesta di integrazione del contraddittorio nei confronti degli Enti gestori beneficiari dei provvedimenti di integrazione dei finanziamenti.
Secondo la difesa appare ingiusto che la proposizione dell’azione amministrativa, obbligatoria ed irrinunciabile, possa colpire il dipendente e l’amministrazione pubblica che abbiano violato colposamente i doveri di ufficio e non il soggetto che, in violazione delle stesse o di altre regole giuridiche, abbia agito dolosamente e/o, come nel caso in esame, si sia illecitamente appropriato (secondo la ricostruzione fatta dal PM), arricchendosi di denaro pubblico.
Sulla scorta dei principi di diritto sopra evidenziati, ha chiesto che venga disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti del Ragioniere Generale della Regione Siciliana pro tempore che ha provveduto di seguito all’emanazione del Decreto Assessoriale concessivo delle integrazioni dei citati finanziamenti, nei confronti dell’ex Assessore regionale alla Formazione professionale, dr. Mario Centorrino e dell’ex dirigente generale della Formazione professionale, dr. Ludovico Albert.
In ogni caso l’azione è infondata per mancanza di colpa grave e per inesistenza del danno.
Con memoria integrativa di costituzione (depositata il 29 aprile 2013), la dott.ssa Monterosso ha sviluppato le difese già formulate con la memoria di costituzione già versata.
In data 24 aprile 2013, si costituiva la Dott.ssa Maria Carmela Di Bartolo che, avvalendosi del patrocinio dell’Avv. Maurizio Lino, ha contestato l’ipotizzata responsabilità.
La difesa ha altresì eccepito la prescrizione quinquennale, l’erronea ripartizione del danno; in via subordinata, comunque, ha postulato l’applicazione del potere riduttivo.
Sempre in data 24 aprile 2013, si costituiva in giudizio il Sig. Salvatore Di Francesca che, avvalendosi del patrocinio dell’avvocato Alessandra Gazzè, ha contestato l’ipotizzata responsabilità.
Il convenuto ha, poi, dedotto la mancanza di qualsivoglia responsabilità, deducendo che nessun atto di impulso o avallo avrebbe potuto dare, dal momento che nessun atto di impulso o avallo può essere mai stato posto in essere in ragione della qualifica rivestita, non sottacendo che il pro memoria è stato redatto, pur non rientrando tra le sue competenze, su espressa richiesta verbale del Dirigente Generale, stante la precaria assenza del Dirigente all’uopo preposto, nonché dall’assoluta urgenza, rappresentata dal suddetto Dirigente Generale, connessa all’approssimarsi della chiusura dell’esercizio finanziario del 2007.
Tra l’altro il convenuto si è limitato a trasmettere il quadro riassuntivo delle richieste di integrazione, rimettendo all’On.le Assessore per le determinazioni che riteneva opportuno adottare in merito.
In relazione a detto pro memoria, dunque, nessuna forma di impulso o avallo è, in alcun modo, configurabile.
Del resto, dal combinato disposto di cui all’art. 6 della legge regionale 24 del 1976 e dell’art. 2 della Legge regionale n. 10 del 2009 , è dato evincere che l’unico organo con potere di apportare modifiche ed integrazioni al piano formativo, in quanto di sua esclusiva competenza, è l’Assessore.
Il Di Francesca ha, poi, dedotto la nullità o comunque improcedibilità o inammissibilità della citazione per violazione dell’art. 163 cpc. e art. 3 r.d. 13 agosto 1933 n. 1038.
In ogni caso, giammai colposo (gravemente) può definirsi il comportamento dell’odierno convenuto, in considerazione del fatto che, nel porre in essere l’atto contestato , lo stesso si è ispirato e conformato all’iter procedimentale seguito dall’Amministrazione regionale relativo al Prof. 2005 , ove le integrazioni avevano ricevuto gli autorevoli visti di rito della Corte, apposti in esito alle puntuali risposte fornite dal servizio programmazione e sottoscritte anche dal convenuto.
Ha, poi, eccepito la prescrizione e dedotto l’erronea ripartizione del danno; ha, altresì invocato l’esercizio del potere riduttivo sino alla concorrenza dell’intero danno contestato.
In data 26 aprile 2013 , si costituiva l’On.le Dott. Raffaele Lombardo, avvalendosi del patrocinio degli Avv.ti Gaetano Armao e Tiziana Milana, che ha contestato l’ipotizzata responsabilità deducendo, in primo luogo, che il pro memoria, a firma del dirigente generale, trasmesso al convenuto, mirava ad acquisire una mera presa d’atto.
Ha poi ricordato che il Presidente Lombardo, con 11 decreti presidenziali del 25 maggio 2009, aveva revocato i componenti dell’intera Giunta Regionale (con la sola eccezione dell’Assessore alla Sanità) e il pro memoria reca la data del 4 giugno 2009.
Infatti, solo con il D.P. 17 giugno 2009, all’Assessore regionale, On. Luigi Gentile, preposto, ai sensi del superiore art. 1, all’Assessorato regionale dei lavori pubblici, sono state conferite temporaneamente le funzioni ad interim di Assessore regionale per il lavoro, la previdenza sociale , la formazione professionale, e l’emigrazione, per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione .
Secondo la puntuale difesa, allorchè è stato sottoscritto “quell’ininfluente pro memoria”, il Presidente della Regione, già gravato da operosissimi impegni istituzionali e politici, doveva far fronte, da solo, a quasi l’intera Amministrazione regionale.
Con successivo D.D. G. n. 3427 del 30 dicembre 2009, il Dirigente Generale Dott.ssa Monterosso assumeva l’impegno di spesa nella misura complessiva di € 1.281.055,26, senza fare alcun rilievo sulla procedura della cui validità la stessa aveva assunto l’intera guida amministrativa.
In punto di diritto, ha dedotto l’insussistenza della responsabilità, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, comma 1 ter della legge 20/94 (cd. scriminante politica).
Ha, poi, aggiunto che gli aspetti giuridici e finanziari non potevano che sfuggire del tutto ad un Presidente della Regione, Assessore ad interim di ben dieci assessorati, di fronte ad un atto che riassumeva quanto determinato dagli organi burocratici.
In conclusione, il pro memoria de quo è un mero atto endoprocedimentale, privo di qualsiasi rilevanza esterna. L’articolata memoria defensionale ha, poi, dedotto che la sequenza procedimentale, nella quale si è estrinsecata la condotta dell’Assessore pro tempore On.le Lombardo, esclude la sussistenza di colpa grave, in presenza di un palese contrasto normativo e di una prassi consolidata nel tempo ( e mai contestata dagli organi di controllo).
Infine, ha eccepito la compensatio lucri cum damno e, in subordine, l’applicazione del potere riduttivo per le considerazioni svolte.
In data 26 aprile 2013 , si costituiva in giudizio la Sig.ra Esposito Loredana che, avvalendosi del patrocinio dell’avvocato Massimiliano Mangano, ha contestato l’ipotizzata responsabilità, chiedendo l’assoluzione da ogni addebito.
In data 26 aprile 2013 , si costituiva l’On.le Gentile Luigi il quale, avvalendosi del patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino, ha dedotto che l’intero procedimento è stato posto in essere dai competenti uffici dell’amministrazione regionale , esulando dalle funzioni degli organi di governo.
Ha poi aggiunto che, nel gennaio 2013, l’Amministrazione regionale ha avviato il procedimento di recupero delle somme erogate a favore degli enti di formazione in conseguenza dei contestati illeciti e dunque manca l’attualità del danno.
Infine, ha chiesto che si tenga conto, nella determinazione del danno, se qualche beneficio l’amministrazione abbia ricevuto e venga, in ogni caso, fatta applicazione del potere riduttivo dell’addebito.
In data 26 aprile 2013 , si è costituito il dott. Incardona Carmelo, il quale, avvalendosi del patrocinio degli avvocati Pietro Luigi Matta e Vincenzo Bullara, ha contestato l’ipotizzata responsabilità deducendo l’insussistenza della responsabilità, ai sensi dell’art. 1, comma 1, ter della legge 20/94, cd. scriminante politica.
A conferma dell’oggettiva rilevanza di tale circostanza nel giudizio di valutazione della condotta del convenuto, la difesa ha chiesto che venga ammessa prova testimoniale su precisi articolati sviluppati in memoria, con il teste Gaetano Di Blasi, brigadiere capo a riposo della guardia di finanza, che ricopriva il ruolo di segretario particolare dell’assessore.
Nella denegata ipotesi di mancato accoglimento dell’invocata scriminante politica , l’addebito mosso non può che essere imputato al’organo di gestione e di direzione amministrativa, posto che il procedimento posto in essere dagli uffici dell’amministrazione regionale esula dalle funzioni degli organi di governo dell’Ente le quali consistono in funzioni di indirizzo e controllo politico amministrativo.
Nessuna violazione di norme giuridiche che regolano l’esercizio delle funzioni amministrative e alle sue presunte conseguenze dannose per l’erario, può imputarsi al dott. Incardona, non sussistendo alcun carattere doloso e, tantomeno, gravemente colposo nel comportamento posto in essere dallo stesso.
Da ultimo, pur richiedendo la completa assoluzione, da qualsivoglia addebito, in via subordinata, ha chiesto che sia fatta applicazione del potere riduttivo.
La Procura ha depositato, in data 3 maggio 2013, memoria per replicare alle osservazioni stese nelle memorie difensive, osservando quanto segue.
La procedura prevista negli articoli 2 e ss. del RD 639/1010 è particolarmente complessa e delicata e nulla ha allegato la difesa per dimostrare la correttezza formale e sostanziale .
Dall’audizione dell’Arch. Lacagnina si evince che, alla data del 2 maggio 2013, il procedimento di incameramento disposto dalla D.ssa Corsello era in itinere e nessuna prova contraria è stata fornita.
Nessuna integrazione del contraddittorio è plausibile nei confronti degli enti beneficiari, atteso che la violazione degli obblighi di servizio è imputabile solo in capo ai funzionari che hanno dato impulso ad una mera richiesta, priva di rilevanza giuridica.
Con ulteriore memoria, depositata in data 10 maggio 2013, il convenuto Di Francesca Salvatore ha eccepito la violazione ex art. 17, comma 30 te, decreto legge 1 luglio 2009 n. 78, convertito in legge 102 /2009, ossia la nullità dell’atto di citazione.
Con ulteriore memoria versata in atti, in data 10 maggio 2013, la dott.ssa Di Bartolo ha insistito nelle eccezioni e deduzioni ampiamente articolate nella memoria depositata il 24 aprile u.s; ha, poi, eccepito la nullità per violazione dell’art. 17 comma 30 ter decreto legge 1 luglio 2009 n. 78, convertito in legge 3 agosto 2009 n. 102,
Ha ribadito che, non avendo mosso la Sezione di controllo della Corte dei conti mosso alcuna censura rispetto all’attività di integrazione a suo tempo perfezionata, ciò, di fatto, ha finito per confortare l’operato, anche, per le successive annualità.
Con ulteriore memoria versata in atti in data 10 maggio 2013, la dott.ssa Russo ha insistito nelle eccezioni e deduzioni già formulate.
In data 13 maggio 2013 la Procura depositava la nota dell’avv. Anna Rosa Corsello, dirigente generale dell’Assessorato regionale dell’ Istruzione e Formazione Professionale, priva, però, degli allegati richiamati.
All’udienza del 13 maggio 2013, in via preliminare, veniva rilevato il deposito della precitata nota dell’avv. Corsello.
Dopo aver sentito i difensori intervenuti sugli aspetti preliminari, veniva disposto il rinvio del giudizio, al fine di acquisire la documentazione richiamata e, quindi, per garantire il contraddittorio.
Al termine della lettura dell’ordinanza, la Procura depositava e metteva a disposizione la documentazione richiamata.
In data 26 novembre 2013, la difesa dell’On.le dr. Raffaele Lombardo depositava la nota prot. 67531 del 22/10/2013, a firma del dirigente del servizio gestione interventi in materia di formazione professionale, architetto Lacagnina.
Sempre il 26 novembre 2013 la dott.ssa Russo ha depositato memoria con la quale ha precisato che è immanente nel sistema giuridico non già” il principio di immodificabilità”, bensì quello di autotutela, in pieno rispetto dell’art. 97 della Costituzione, dal momento che la sua applicazione costituisce diretta attuazione dei canoni di imparzialità e buon andamento.
La difesa ha, poi, precisato che, nel corso dell’anno, sono intervenuti i mandati verdi, attraverso i quali l’Amministrazione regionale, mediante lo strumento della compensazione con i crediti (per i nuovi progetti formativi) vantati dagli Enti, ha proceduto a recuperare l’intero importo ritenuto danno erariale dalla Procura.
In data 27 novembre 2013, i convenuti Di Bartolo e Di Francesca hanno depositato ulteriore memoria per avversare le contestazioni fatte dal PM.
Sempre in data 27 novembre 2013 la Procura ha depositato memoria con la quale è stato ribadito l’impianto accusatorio, peraltro, confortato dall’intervenuta sentenza, n. 259/2013, della locale Sezione di Appello della Corte dei Conti.
La dott.ssa Monterosso, in data 13 dicembre 2013, ha depositato memoria difensiva, deducendo l’improcedibilità dell’azione di responsabilità per sopravvenuta carenza di interesse ad agire, posto che l’Amministrazione regionale ha provveduto al recupero delle somme erogate a titolo di integrazione dei finanziamenti a valere sul Prof. 2007.
In particolare, dai c.d. mandati verdi depositati in atti, l’Amministrazione regionale, a definizione delle procedure amministrative in autotutela per il recupero dell’indebito oggettivo, ha incamerato tutte le somme in precedenza corrisposte (per un totale recuperato, pari a € 4.041.106,39).
Ne consegue che, in relazione alle contestazioni mosse alla dr.ssa Monterosso, l’Amministrazione regionale ha provveduto a recuperare, integralmente, tutte le somme erogate nei confronti dei sopraelencati enti di formazione con il DDG n. 1116 del 18 giugno 2009 ( € 2.373.253,13) e DDG n. 3427 del 30/12/2009 ( € 1.281.055,26) per complessivi € 3.654.308,39.
Essendo venuto mento il contestato danno, la predetta dovrà essere assolta da ogni addebito.
Ad oggi, nessun danno patrimoniale risarcibile, ai sensi degli articoli 2043, 2056 e 1123 cod. civ., sussiste in favore dell’amministrazione regionale.
Ha concluso chiedendo che sia esperita istruttoria, al fine di acquisire apposta certificazione attestante l’esatto ammontare delle somme effettivamente recuperate ed incamerate nei confronti degli enti di formazione richiamati e che sia ammessa prova testimoniale nella persona dell’Ass. Stancanelli su precisi capitoli di domanda contenuti nella memoria richiamata.
In data 10 dicembre 2013 la convenuta Esposito Loredana ha eccepito la mancanza del nesso causale, deducendo che l’omologa dirigente della ragioneria dell’Assessorato Regionale al lavoro è stata prosciolta da ogni addebito dalla locale Sez. di Appello con la citata sentenza n. 259/2013.
In ogni caso nessuna condotta riprovevole è possibile scorgere nella condotta della dott.ssa Esposito.
In più di un’occasione la Corte dei conti ha registrato i DDG che disponevano l’integrazione dei finanziamenti.
Ulteriori memorie sono state versate dai convenuti On.li, Incardona Carmelo e Gentile Luigi.
Con la prima, la difesa (avv.ti Matta e Bullara) ha precisato che l’Amministrazione regionale ha, dapprima, provveduto ad annullare in autotutela i decreti dirigenziali con cui erano state disposte le integrazioni dei finanziamenti a valere sui Prof. 2007 e, successivamente, ha provveduto al recupero, in via definitiva, delle somme nei confronti dei quali non erano state ancora erogate le contestate integrazioni.
A ciò si aggiunga la circostanza che gli Organi giurisdizionali investiti della legittimità dell’atto hanno negato la sospensione dell’efficacia degli atti impugnati, ritenendo, sotto il profilo del fumus, doverosa la condotta dell’amministrazione regionale.
Essendo state recuperate tutte le somme oggetto del presunto danno erariale, è carente l’interesse (art.100 c.p.c).
Manca del tutto la colpa grave, atteso che l’Organo di controllo (Corte dei Conti) ha esercitato la registrazione dei provvedimenti che, negli anni, si sono succeduti; poi, qualunque decisione avveniva previa consultazione del suo Capo di Gabinetto, dott.ssa Maria Rosa Corsello e del suo capo dell’ufficio tecnico, dott. Alessandro Spalletta.
La difesa (avv. Rubino) dell’on. Gentile, nel depositare memoria in data 16/12/2013, ha chiesto che l’atto di citazione sia dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse alla pronuncia.
All’udienza del 18 dicembre 2013, il Pubblico Ministero riquantificava gli addebiti, tenuto conto di quanto, effettivamente recuperato, solo per i seguenti soggetti Formica Santi (€ 378.783,96), Russo Alessandra (€ 378.783,96) , Di Bartolo Maria Carmela ( € 473.654,83), Esposito Loredana ( € 473.654,83), Di Francesca Salvatore (€ 108.223,99). Chiedeva la condanna, per gli altri convenuti, per gli importi addebitati nell’atto di citazione.
Gli avvocati intervenuti hanno rispettivamente reiterato le conclusioni formulate in atti. La difesa dell’On. Gentile, tra, l’altro, ha chiesto la rimessione alle Sezioni riunite della Corte in ordine ad un lamentato contrasto tra la giurisprudenza della locale Sezione di Appello e la III Sezione Centrale in ordine all’attualità del danno in presenza di “recuperi”.
DIRITTO
1. La fattispecie sottoposta all’esame del Collegio attiene all’accertamento di responsabilità amministrativa in capo agli odierni convenuti afferente ad un’ipotesi di danno erariale derivante dall’erogazione di integrazioni concomitanti e successive alla definizione dei progetti ammessi al finanziamento dei Prof. 2007, accordate a diversi progetti di formazione, alla cui produzione avrebbero concorso, seppur con apporti causali disomogenei, i protagonisti, oggi qui convenuti, della sequenza procedimentale esitata con l’erogazione dei predetti finanziamenti aggiuntivi.
2. In via preliminare va esaminata l’eccezione di nullità dell’atto di citazione, ai sensi dell’art. 17, comma 30 ter, del decreto legge n. 78/2009 convertito in legge n. 102/2009, nonché l’art. 1, comma 1, lett. c) n. 1, del decreto legge n. 103/2009 convertito in legge n. 78/2009 (cd. lodo Bernardo).
La lettura della norma consente di rilevare che le “Le Procure della Corte dei conti possono iniziare l’attività istruttoria ai fini dell’esercizio dell’azione di danno erariale a fronte di specifica e concreta notizia di danno, fatte salve le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge. …”.
La lucuzione “specifica e concreta notizia di danno”, recata dall’art. 17, comma 30-ter), è stata chiarita dalle Sezioni riunite con sentenza QM/12/2001, nei seguenti termini: “Il termine notizia, comunque non equiparabile a quello di denunzia, è da intendersi, secondo la comune accezione, come dato cognitivo derivante da apposita comunicazione, oppure percepibile da strumenti di informazione di pubblico dominio; l’aggettivo specifica è da intendersi come informazione che abbia una sua peculiarità e individualità e che non sia riferibile ad una pluralità indifferenziata di fatti, tale da non apparire generica, bensì ragionevolmente circostanziata; l’aggettivo concreta è da intendersi come obiettivamente attinente alla realtà e non a mere ipotesi o supposizioni. L’espressione nel suo complesso deve, pertanto, intendersi riferita non già ad una pluralità indifferenziata di fatti, ma ad uno o più fatti, ragionevolmente individuati nei loro tratti essenziali e non meramente ipotetici, con verosimile pregiudizio per gli interessi finanziari pubblici, onde evitare che l’indagine del PM contabile sia assolutamente libera nel suo oggetto, assurgendo ad un non consentito controllo generalizzato”.
In tale contesto, la notizia di danno per fungere da presupposto dell’attività di indagine del pubblico ministero è sufficiente che rappresenti, nei suoi tratti salienti, un fatto costituente ( almeno astrattamente) un illecito contabile, dal momento che ogni ulteriore valutazione è rimessa dall’ordinamento, dapprima, all’organo requirente all’esito della mirata attività istruttoria, e successivamente al giudice, a conclusione del giudizio di merito.
I requisiti di cui sopra sussistono ogniqualvolta la notizia sia in grado di indirizzare l’attività di indagine del pubblico ministero in una direzione ben determinata, con esclusione di indagini a tappeto su un intero ambito operativo dell’Amministrazione “presunta” danneggiata.
Nella specie un esposto indicava, chiaramente, che la pratica delle integrazioni era esplosa negli anni 2007-2008-2009, e con modalità meno trasparenti... e sollecitava attività istruttoria.
Per le ragioni sopra esposte, l’eccezione (formulata inzilamente dalla dott.ssa Russo e , poi, da altri convenuti) , va rigettata.
3.Eccezione di cessazione della materia del contendere nonché improcedibiltà e carenza di interesse.
Il Collegio non reputa accoglibile la richiesta formulata dai convenuti, tutti, di declaratoria di cessazione della materia del contendere.
Le difese si sono prodigate a versare i DDG di revoca in autotutela delle integrazioni e contestuale ingiunzione a restituirle, sia i successivi DDG di accertamento in entrata e di contestuale ordine di versamento mediante mandati verdi sulle quote dell’avviso 20 spettanti agli enti.
Sul punto, in premessa, deve precisarsi che, in effetti, il DDG n. 498 del 20/2/2013 di annullamento in autotutela dei ddg. di integrazione e contestuale ingiunzione agli enti di restituzione delle somme ritenute non dovute, comprende sia le integrazioni al Prof 2009, già contestata in altro giudizio ad altri convenuti, sia le integrazioni al Prof. 2007 oggi contestate; inoltre anche il DDG 1522 del 12/4/2013 di incameramento e accertamento in entrata è unico, con evidente impossibilità di imputare i recuperi alle specifiche integrazioni.
Si aggiunga che, avverso gli atti di ingiunzione, sono stati notificati ricorsi in opposizione dinanzi al giudice ordinario .
Il danno, allora , va considerato, certo, attuale e concreto, non potendosi desumere alcuna efficacia estintiva da un titolo esecutivo non consolidato.
Infatti, se il credito dell’amministrazione è condizionato da un contenzioso pendente (in virtù dell’opposizione all’ingiunzione), mai può ritenersi un credito, certo, attuale e concreto.
Certamente, ferme restando le peculiarità del giudizio di responsabilità amministrativa e la sua piena esperibilità, pur nel caso in cui l’amministrazione danneggiata possa avvalersi di strumenti alternativi per ottenere il ristoro del pregiudizio patrimoniale subito, l’opposizione agli atti di ingiunzione non può determinare alcuna efficacia estintiva del danno contestato.
In tal senso costante è l’orientamento della giurisprudenza della locale Corte dei Cont, Sezione di Appello (cfr. nn. 131/2013 e, appunto, la evocata n. 259/A/2013).
Il recupero, di cui si ha certezza, è stato indicato dal Procuratore che, in limine litis, ha ridimensionato l’addebito nei confronti di alcuni degli odierni convenuti.
Evidentemente, delle somme ulteriori che, nelle more dell’eventuale gravame, potranno essere realmente recuperate, dovrà tenersi conto in sede di esecuzione della presente sentenza.
Del resto ci troviamo dinanzi ad azioni diverse.
L’azione della Regione è nei confronti degli enti che hanno fruit, indebitamente, delle indicate integrazioni dei finanziamenti. Quella della Procura è diretta nei confronti di soggetti diversi. Diversa è, all’evidenza, la causa petendi.
Nel caso in specie, l’Amministrazione regionale ha espressamente risposto, con nota del 22 novembre 2013, che la maggior parte degli enti (ISSTREF, Cefop, Cesifop, Ciofs-FP, Iripa Sicilia, Ecap di Agrigento, Iterefop, Aram, Anfe, Catania, Anfe delegazione Sicilia) ha impugnato gli atti di ingiunzione.
Peraltro, il dirigente del servizio che ha curato i mandati verdi, Arch. Lacagnina, ha trasmesso con nota del 27 novembre 2013, versata in atti dalla Procura, un prospetto riepilogativo che dà contezza, per ciascun ente, degli importi dei DDG di integrazione riportati nella tabella indicati nell’atto di citazione ( pagg. 18-20); degli importi accertati in entrata con DDG; degli importi recuperati mediante mandati verdi ( trattenendo gli acconti dell’Avviso 20); degli importi recuperati con versamento spontaneo.
Soltanto per gli enti che non hanno impugnato le ingiunzioni, versando spontaneamente quanto dovuto, può predicarsi, allo stato, efficacia estintiva del danno.
Parimenti non accoglibile, per le ragioni sopra esposte, è la richiesta degli odierni convenuti di rinvio del giudizio in attesa della definizione delle procedure di recupero (intraprese dall’Amministrazione regionale) delle integrazioni concesse agli Enti.
Tenuto conto di tali notazioni, occorre respingere la richiesta (formulata dalla difesa dell’On. Gentile) di rimessione, alle Sezioni riunite di questa Corte, della questione di massima relativa all’asserito recupero per intero delle somme e, dunque, della insussistenza del danno.
La postulata rimessione è stata avanzata per contrasto (asserito) della giurisprudenza della locale Sezione di Appello della Corte con quella della III Sezione centrale ( sentenza 187/2007).
In realtà, in disparte quanto sopra evidenziato, sol prestando attenzione alla sentenza evocata (sentenza della III Sezione centrale, n. 187/2007), si legge testualmente che “ anche se è indubitabile che il recupero di cui all'art. 3 r.d.l. n. 295/1939 non esclude il giudizio di responsabilità amministrativa a carico di coloro che abbiano disposto o consentito gli indebiti pagamenti di retribuzioni o pensioni, tale giudizio non può prescindere dall’ attualità del danno, requisito che, come esattamente affermato dalla Sezione territoriale, non può coesistere con un procedimento di recupero in atto il cui provvedimento dispositivo non sia stato impugnato dalla parte debitrice”.
La mancanza, già nella delineata prospettazione, di alcun contrast, rende agevole la reiezione della richiesta in esame.
4. Il Di Francesca ha, poi, dedotto la nullità o comunque improcedibilità o inammissibilità della citazione per violazione dell’art. 163 cpc. e art. 3 r.d. 13/8/1933 n. 1038.
L'eccezione è priva di pregio.
Quest’ultima (difesa) ha controdedotto non genericamente, ma puntualmente in ordine ai fatti imputati a ciascun singolo convenuto (C. Conti Lazio, Sez. giurisdiz., 03/12/2010, n. 2350): ciò dimostra, semmai, la completezza e contezza degli elementi offerti dal PM.
In disparte tali considerazioni, l’atto introduttivo appare tutto fuorchè generico e indeterminato.
Certo, la prospettazione può essere condivisibile o meno, ma non può predicarsi, affatto, un’asserita indeterminatezza o genericità.
5. Va, del pari, rigettata l’eccezione di compensazione sollevata dalla difesa della dott.ssa Monterosso, nel riflesso che l’Amministrazione regionale avrebbe compensato i propri crediti verso gli enti di formazione, derivanti dall’annullamento in autotutela delle integrazioni, con i propri debiti verso i medesimi enti, emergenti dai progetti formativi finanziati negli anni successivi.
Rebus sic stantibus, trattasi, però , di un credito che non può trovare compensazione con il debito attuale in quanto, ai fini della compensazione, occorre che i crediti siano certi , liquidi ed esigibili.
Sul punto, si osserva che, nel caso in specie, non vi è affatto certezza del credito, perché i crediti sono disomogenei e perché non vengono fatte le rendicontazioni.
6. Sempre in via preliminare, il Collegio deve esaminare la richiesta formulata dalle parti di integrazione del contraddittorio nei confronti degli Enti beneficiari, nei confronti di altri soggetti che dovrebbero, se del caso, rispondere a pieno titolo della responsabilità oggi contestata ( dott.ri. Centorrino, Albert e Ragioniere Generale pro tempore della Regione Siciliana e componenti della CRI ).
La richiesta è infondata.
Anzitutto, si ricorda che la plurisoggettività dei rapporti obbligatori, anche risarcitori, non configura una condizione per il litisconsorzio necessario.
Reputa, infatti, il Collegio che non sia consentito alla Corte dei conti disporre l'integrazione del contraddittorio nei confronti di soggetti inizialmente non convenuti in giudizio sulla base di motivate argomentazioni contenute nell'atto introduttivo del giudizio, anche per effetto dell’intervenuta modificazione degli elementi che caratterizzano la responsabilità amministrativa, quali la parziarietà e la personalità, che impongono al giudice di valutare ed eventualmente condannare ciascun concorrente esclusivamente per l'efficienza causale che il suo comportamento ha assunto nella produzione del danno, a prescindere da quello di ipotetici corresponsabili ( C. Conti Sicilia, Sez. giurisdiz., 26/02/2001, n.22).
Del resto, la prospettazione del danno (fatta dal requirente)
è correlata al comportamento dei vari soggetti, che, agendo in contrasto con i doveri di ufficio in violazione della normativa di riferimento, avrebbero ritenuto ammissibile e, quindi, concesso ed erogato il finanziamento integrativo in accoglimento delle richieste relative ad un presunto maggiore costo che sarebbe stato sostenuto per il personale applicato nella gestione dei progetti in questione. Ciò viene a costituire spesa che non può essere compresa nei progetti approvati, in quanto eccedente i finanziamenti assegnati per l’anno 2007; il danno è , dunque, predicabile soltanto come conseguenza della condotta imputabile agli odierni convenuti, ritenuti responsabili nella prospettazione attorea.
7. Disattese le eccezioni preliminari, reputa il Collegio di dover esaminare l’eccezione di prescrizione del diritto al risarcimento del danno sollevata dai convenuti Russo, Di Francesca e Di Bartolo.
L’eccezione è infondata.
Com'è noto, ai sensi dell'art. 1 comma 2, della legge n. 20 del 14 gennaio 1994, come sostituito dall'art. 3, comma 1, lett. B) l. 20.12.1996, n. 639, il diritto al risarcimento del danno erariale si prescrive in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta.
Per fatto dannoso deve intendersi, in generale, non il momento del comportamento difforme dalle regole, ma quello del verificarsi dell'eventus damni: è da tale momento che l'organo inquirente contabile può legittimamente esercitare l'actio damni (ex plurimis, C.conti Sez. I n. 130 del 12.05.1998; id. n. 441 del 16.12.2002;id Sez. II n. 339 del 11.11.2002).
In particolare, la giurisprudenza consolidata di questa Corte afferma che, in tema di responsabilità per erogazione di somme non dovute, la prescrizione decorre dal momento in cui avviene il pagamento, senza che si debba tener conto della data del fatto che ha reso dovuta l'erogazione (ex multis, C.conti, Sez. Giur.le I n. 272 del 01.08.2002; id. Sez. I n. 304 del 18.09.2003; id. Sez. II n. 97 del 26.03.2002; id. Sez. III n. 343 del 23.07.2003).
Non v’è dubbio che nessuna prescrizione può dirsi decorsa, considerate le date di erogazione dei finanziamenti, tanto più che l’atto di citazione risulta preceduto da inviti a dedurre con valenza interruttiva della prescrizione (C. Conti, Sez. riunite, 20/12/2000, n.14).
8. Si passa ora ad esaminare la richiesta formulata, in via istruttoria, di procedere all’ ammissione della prova per testi nonché di acquisizione di documentazione.
Orbene, la previsione di cui all'art. 15 r.d. 13 agosto 1933 n. 1038, secondo cui la Corte dei conti può "disporre l'assunzione di testimoni ed ammettere gli altri mezzi istruttori che crederà del caso...", trova applicazione ove si tratti di acquisire prove o mezzi di prova da formare in giudizio e in occasione di esso (prove costituende), mediante operazioni che vengono compiute dal giudice per la cognizione dei fatti rilevanti per la decisione.
Si rileva, però, che le dedotte prove non appaiono rilevanti ai fini del decidere, tenuto conto del materiale probatorio contenuto nel fascicolo processuale.
9. Quanto ai profili del merito si osserva quanto segue.
9.1. Le norme che integrano la disciplina quadro di riferimento nell’ambito della Regione Sicilia sono contenute nella LR 6 marzo 1976, n. 24, rubricata «Addestramento professionale dei lavoratori».
In virtù di tale legge, l’azione formativa è tesa ad offrire un servizio pubblico volto a favorire lo sviluppo della personalità, della cultura e delle capacità tecniche dei lavoratori, e potenziare le occasioni di più elevata capacità professionale, onde agevolare l'allargamento delle possibilità di occupazione (art. 1, comma 2).
Ruolo fondamentale per la concreta attuazione di tale azione assume l’Assessorato Regionale del Lavoro e della Cooperazione (ora dell’Istruzione e della Formazione Professionale), onerato di promuovere, programmare, dirigere e coordinare le iniziative di formazione professionale (art. 1, comma 1).
L'Assessorato, in base alla previsione contenuta nell’art. 4, realizza i corsi e le altre iniziative formative avvalendosi, fra l’altro, per quanto di rilievo in questa sede, «degli enti giuridicamente riconosciuti o di fatto e delle loro relative forme associative, che abbiano per fine, senza scopo di lucro, la formazione professionale».
L’art. 5 prevede che l’Assessorato regionale «procede ogni anno alla elaborazione del piano regionale per la formazione professionale», volto, fra l’altro, a «c) operare una rigorosa selezione delle iniziative da ammettere a contributo, sotto il profilo dell'efficienza e dell'idoneità tecnica dei centri e dell'aderenza delle proposte ai programmi regionali».
Per il finanziamento dell’attività di formazione esternalizzata, l’art. 9 della legge regionale dispone che, l’Amministrazione regionale, oltre a farsi carico dell’onere relativo all’assegno giornaliero di frequenza da corrispondere a ciascun allievo e degli oneri per la sistemazione convittuale o semi-convittuale per gli allievi medesimi, eroghi un contributo che «potrà, inoltre, coprire le spese relative:
a) all'assistenza fisiopsichica ai fini dell'orientamento professionale ed alle visite mediche periodiche (…);
b) all'acquisto del materiale didattico e di rapido consumo nella misura minima di una quota allievo (…);
c) al trasporto degli allievi che non usufruiscono di sistemazione convittuale;
d) agli oneri relativi all'assicurazione contro gli infortuni per gli allievi e per il personale addetto ai corsi;
e) alla retribuzione ed agli oneri sociali di legge e contrattuali per il personale degli enti;
f) all'acquisto di macchinari ed attrezzature, agli ammortamenti, alla manutenzione degli immobili, all'ampliamento e riammodernamento dei centri, all'eliminazione delle barriere architettoniche;
g) all'organizzazione e gestione dei centri e dei corsi di formazione professionale;
h) al funzionamento delle commissioni di cui all'art. 12 ed all'art. 15.
i) alla retribuzione ed ai relativi oneri sociali per gli operatori docenti e non docenti degli enti di formazione, nel periodo che intercorre tra la chiusura di un anno formativo e l'inizio del successivo e per un massimo di due mesi ogni anno o frazione di anno non inferiore a sette mesi di servizio (…)».
9.2. Nell’ambito di tali previsioni normative, arricchite dalle prescrizioni di principio contenute nella “Legge quadro in materia di formazione professionale” 21/12/1978, n. 845 e da altre prescrizioni di dettaglio di fonte regionale, l’Amministrazione regionale ha emanato la Circolare 11 giugno 2004, n. 6, contenente le “Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la rendicontazione dei progetti formativi”.
In tale atto l’amministrazione forniva indicazioni in via generale e astratta in ordine alle modalità cui dovevano comportarsi in futuro i propri dipendenti e i propri uffici. In particolare veniva specificato che, ai fini della partecipazione alla selezione annualmente bandita, gli enti interessati dovevano presentare istanza di finanziamento per i progetti formativi.
L’importo dell’auspicato finanziamento è preventivato dal richiedente considerando le categorie di spese ammissibili, espressamente previste.
Una volta operata la selezione, viene redatto il Piano regionale dell’Offerta Formativa relativo all’anno di riferimento, nel quale, per ciascun progetto formativo, è determinato l’ammontare del finanziamento.
A termini del cap. II, par. 6, 3° cpv, «Per i progetti inseriti nel Piano regionale dell’Offerta Formativa - P.R.O.F – il tetto massimo delle risorse riconoscibili è rappresentato dagli importi assegnati con i provvedimenti di finanziamento».
La Circolare (Cap. V, par. 9) prevede, poi, che, nell’ipotesi in cui l’intervento risulti ammesso a finanziamento, il rapporto del soggetto selezionato con il Dipartimento regionale della Formazione Professionale sia regolato da apposito atto di adesione, secondo un modello predeterminato, allegato alla circolare, che dovrà essere sottoscritto prima dell’avvio, pena l’inammissibilità delle spese sostenute antecedentemente. In tale modello è previsto che il soggetto selezionato per svolgere l’attività formativa espressamente accetti «che il finanziamento assegnato con il provvedimento amministrativo di ammissione citato nel presente atto di adesione è solo provvisoriamente riconosciuto e costituisce limite massimo di spesa».
L’ insuperabilità del finanziamento è ribadita anche nel Cap. III, par. 1.1. 6° cpv, ove, nel disciplinare gli “obiettivi, modalità e termini di presentazione delle istanze”, si afferma che «Il finanziamento concesso rappresenta la misura massima del contributo erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese ammissibili e documentate superino quelle preventivate» nonché nel Cap. VIII, par. 1.1, riguardante la regolamentazione dell’attività di verifica degli uffici sui rendiconti dei beneficiari del finanziamento, dove è previsto che «Il finanziamento concesso rappresenta la misura massima del contributo erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese ammissibili e documentate superino quelle preventivate».
Tale circolare, dunque, ribadisce, più volte e a chiare lettere, il principio secondo cui la consistenza del finanziamento determinata nel PROF costituisce una soglia non superabile.
9.3. Necessita acclarare se tale limite si imponeva anche in relazione al PROF 2007, cui afferiscono i progetti rifinanziati sopra specificati.
Tale verifica è dettata dal rilievo, messo in luce dai convenuti, che la precitata circolare aveva una «validità generale sino al 31 dicembre 2006». Dunque, secondo, la deduzione sollevata, risulterebbe carente di forza precettiva nel periodo cui si riferiscono i fatti di causa.
Come già ritenuto da questa Sezione, in altra composizione (sentenza n. 2947/2012), la doglianza non è condivisibile.
Sembra bastevole, per confutarla, rilevare che il contenuto complessivo della previsione riguardante il limite temporale finale dell’efficacia della circolare non induce, in alcun modo, a ritenere che, alla data indicata, avrebbe avuto luogo il completo ed irreversibile depotenziamento della forza precettiva dell’atto.
L’indicazione della data è accompagnata, infatti, dalla puntualizzazione che «ed è soggetta ad integrazioni e aggiornamenti periodici, qualora necessari».
Questa formula sarebbe superflua se, con essa, l’Amministrazione avesse voluto affermare il mantenimento del potere di emendare il contenuto della circolare: con o senza quella precisazione, comunque, sarebbe stato possibile apportare, per motivate esigenze, modifiche ed integrazioni al testo.
A ben vedere, quella precisazione implicitamente, ma in modo perspicuo, è da intendere come protesa a stabilire la perdurante efficacia delle prescrizioni contenute nella circolare anche oltre la soglia temporale indicata, salvo eventuali interventi di manutenzione imposti da circostanze contingenti.
In ogni caso, dirimente è la constatazione secondo cui la circolare è stata espressamente evocata nei provvedimenti che hanno riguardato i progetti ammessi al finanziamento per l’anno formativo 2007.
Tale richiamo non può che avere natura recettizia e rende applicabili le prescrizioni contenute nella circolare, indipendentemente dai confini temporali di efficacia che l’Amministrazione aveva avuto in animo di limitare.
Il termine conclusivo di efficacia della citata circolare, dunque, non è divenuto operativo, da un lato, perché, non si sono manifestate esigenze di integrazioni ed aggiornamenti, e quindi non si è fatto luogo ad interventi emendativi del testo originariamente elaborato, e, dall’altro, perché, attraverso il diretto richiamo della circolare, nei provvedimenti relativi alla formazione per l’anno 2007, sono stati importati i contenuti precettivi della stessa, fra i quali anche quelli riguardanti la non incrementabilità della misura del finanziamento inizialmente accordato.
A suffragare il convincimento della piena operatività di tale insuperabile limite, vanno svolte due notazioni.
La prima riposa nel fatto che l’ostacolo all’integrazione del finanziamento assegnato in sede di elaborazione del PROF 2007 era talmente chiaro ed ineludibile che, per superarlo, è stato necessario far ricorso ad una apposita norma di legge, che autorizzasse l’Amministrazione ad agire in deroga.
Ciò è accaduto con l’art. 39 della LR 23/12/2002, n. 23, con il quale è stata prevista l’assegnazione di risorse aggiuntive agli enti gestori di attività formative già ammesse a finanziamento, destinate all’impiego per le spese del personale.
D’altro canto, non può essere ignorato che il finanziamento è stato concesso all’esito di una procedura selettiva pubblica per la partecipazione alla quale era indispensabile la formulazione di un preventivo di spesa, articolato per macrocategorie, tenendo conto dei parametri di riferimento previamente determinati.
La misura massima del contributo erogabile costituisce, certamente, una variabile non secondaria, in grado di incidere sulle dinamiche concorrenziali, alterandole in modo assai significativo.
La possibilità per l’erogatore del finanziamento di incrementarne la consistenza a richiesta del beneficiario, soprattutto per ragioni non preventivamente e pubblicamente ostentate, infatti, finirebbe per alterare il fisiologico svolgimento delle procedure per l’esternalizzazione di un pubblico servizio, finalizzate a garantire una corretta allocazione delle ingenti risorse pubbliche destinata alla formazione professionale.
Quella possibilità, in definitiva, collocherebbe i soggetti selezionati, già destinatari di un finanziamento dagli stessi stimato congruamente remunerativo dell’attività di formazione, in una posizione di ingiustificato privilegio, potendo beneficiare di finanziamenti aggiuntivi per evenienze che ordinariamente si verificano nei rapporti di durata (nella specie, peraltro, assai breve, essendo annuale).
La sussistenza di oggettive preclusioni alla possibilità di integrare la consistenza del finanziamento originariamente determinata, infine, è talmente, chiara che - come risulta dal verbale dell’audizione, svoltasi in data 8/5/2012 su vicende analoghe a quelle qui esaminate, versato in atti in data 11/6/2012 – l’allora Dirigente Generale del Dipartimento regionale della Formazione Professionale ha dichiarato che «non esiste la possibilità giuridica di integrare in esubero il tetto del finanziamento originario».
Del resto, come esattamente (e in modo condivisibile) ha precisato la Sezione di Appello ( sentenza n. 259/A/2013)
“ espressione cardine del principio di non incrementabilità siano da considerare le limitazioni contenute nella legge regionale n. 24 del 1976 e successive modifiche ed integrazioni, che ha dettato la normativa fondamentale della Regione Siciliana sulle iniziative di formazione professionale e sulla promozione, istituzione, e finanziamento da parte della amministrazione regionale dei corsi di formazione; tali limitazioni sono esplicitate nella circolare applicativa n. 6 del 2004, a cui viene fatto ampio riferimento nei provvedimenti emessi per l’erogazione delle integrazioni…”.
Tale preclusione non viene meno neppure laddove si voglia valorizzare la causa che ha dato origine alla richiesta di integrazione del finanziamento, ossia la necessità di consentire all’ente attuatore dei programmi formativi, di garantire ai propri operatori il trattamento economico stabilito dal contratto collettivo nazionale di categoria.
9. 4. In disparte la considerazione che, in generale, per la chiara disciplina di settore (espressamente accettata dall’ente con l’atto di adesione), non possono ripercuotersi sull’Amministrazione le vicende, successive alla elaborazione del PROF, che influiscono sui costi aziendali e che alterano l’equilibrio di convenienza ritenuto accettabile dall’ente, allorquando ha chiesto di partecipare alla selezione pubblica, confermano la insensibilità del patrimonio regionale alle previsioni della contrattazione collettiva le considerazioni operate dalla Corte Costituzionale nelle sentenze nn. 437/1994, 407/1995 e 127/1996.
In tali arresti, nello scrutinare la legittimità costituzionale di norme regionali concernenti i rapporti tra Regione Siciliana ed enti di formazione, il Giudice delle leggi ha escluso la possibilità di un ribaltamento sull’Amministrazione del carico retributivo gravante sugli enti che si avvalgono del personale cui deve applicarsi il contratto collettivo, non essendo la medesima Amministrazione gravata di obblighi assistenziali nei confronti degli operatori della formazione.
Quindi, l’Erario regionale non “è strutturalmente permeabile alle vicende contrattuali riguardanti gli operatori della formazione e gli enti a beneficio dei quali tali soggetti prestano lavoro, né tale può diventare attraverso il riconoscimento di finanziamenti integrativi”.
In presenza di tali elementi, sembra plausibile ritenere che l’esigenza di rispettate il principio di non incrementabilità del finanziamento gravi sugli organi competenti della Regione, che avrebbero dovuto vigilare in modo da evitare che tale principio fosse disatteso dagli enti di formazione. Non è affatto consentita , in base alla normativa sulla formazione professionale vigente nella Regione Siciliana, l’ammissione al finanziamento integrativo di maggiori costi nell’ambito di un’attività autorizzata e dallo stesso ente di formazione richiesta ed accettata .
In tale contesto, del pari condivisibili appaiono le considerazioni svolte dalla Sezione di Appello per la Regione Siciliana in ordine alla corretta esegesi dell’art. 9 della legge regionale 21/2007, secondo cui le economie realizzate sugli stanziamenti finalizzati alla legge regionale n. 24 del 1976 (attività di formazione professionale) possono essere reiscritte in bilancio, per essere destinate a interventi finalizzati alla medesima legge.
L’interpretazione più corretta non è quella che consenta di veicolare le economie per qualsivoglia integrazione di spese, già autonomamente effettuate dagli enti di formazione, al di fuori delle previsioni del Prof e, in ogni caso, non programmate all’interno del procedimento in cui avviene la selezione dei progetti da ammettere al finanziamento.
Ragioni di comune buon senso (e di logica giuridica) fanno ritenere che ciò esuli dalla ratio della legge. Infatti, l’art. 6 della citata legge n. 24 del 1976, all’art. 2, statuisce che il piano regionale annuale è predisposto dal competente Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, sentito il parere obbligatorio della Commissione regionale per la formazione professionale, anche sulla scorta delle proposte avanzate dagli enti di formazione; al comma 4 statuisce che qualora, successivamente all’approvazione del piano annuale, dovessero determinarsi condizioni particolari, l’Assessore regionale (oggi dell’ istruzione e della formazione professionale) è autorizzato, sentito il parere obbligatorio della predetta Commissione regionale, ad apportare modifiche ed integrazioni al piano stesso.
Va escluso che le economie realizzate possano essere destinate per attività che l’ente ha già portato a termine sforando i finanziamenti assegnati.
E’ agevole pensare, allora, che le economie realizzate non possano che essere destinate, nell’ottica dei principi di programmazione, economicità e trasparenza, a nuovi interventi che si riferiscono all’offerta formativa annuale complessiva da mettere in campo secondo le garanzie e nel rispetto delle procedure volute sia per l’approvazione del piano annuale che per gli interventi da eseguire a modifica ed integrazione del piano stesso, come previsto dal citato art. 6, commi 2 e 4, della legge n. 24 del 1976 e successive modifiche e integrazioni.
Tali considerazioni valgono anche nel caso in cui, mediante l’erogazione di integrazioni di fondi, siano finanziati maggiori costi del personale che sarebbe stato impiegato dall’ente di formazione nella gestione dei corsi formativi.
Il costo del personale, in ogni caso, costituisce una componente della spesa , unitamente alle altre previste per lo svolgimento dei corsi di formazione, per cui non può essere riservata al costo del personale un binario diverso per attrarre suppletivi finanziamenti al di fuori di qualsiasi controllo dell’amministrazione pubblica erogante.
Le integrazioni di finanziamento assentite al di fuori delle normali procedure previste dalla normativa di legge, non si appalesano legittime sol perché con esse siano finanziate maggiori spese per i costi retributivi del personale asseritamente sostenute dagli enti di formazione.
Non vale ad accreditare la legittimità dell’erogazione dell’integrazione disposta in favore degli Enti sopra cennati, la vigenza ( asserita) di tenere l’ente di formazione indenne, sempre e comunque, dai costi del personale impiegato nell’attività corsuale e, quindi, anche dagli eventuali maggiori costi derivanti da aumenti retributivi stabiliti dal CCNL di categoria intervenuti durante la gestione non coperti dal decretato finanziamento.
Si osserva, infatti, che il comma 1 dell’art. 2 della l.r. n. 25 del 1993 stabilisce, in via di principio, che al personale iscritto all’albo, previsto dall’art. 14 della legge n. 24 del 1976, con rapporto di lavoro indeterminato, è garantita la continuità lavorativa e riconosciuto il trattamento economico e normativo previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria. La qualcosa sta a significare che a detto personale è riconosciuto lo status di appartenente alla categoria del personale della formazione professionale a livello nazionale.
Non ritiene il Collegio che da tali premesse possa trarsi il convincimento che gli oneri finanziari ricadano sempre e comunque sull’amministrazione regionale.
La circostanza, poi, che l’art. 39,comma 3, della legge regionale n. 23 del 2002 imponga agli enti di formazione l’obbligo di accendere un apposito conto da utilizzare esclusivamente per le spese del personale nella misura necessaria alla copertura integrale della spesa, non sta certo a significare che il principio di non incrementabilità del finanziamento per ogni singola spesa diventi recessivo, allorchè siano presenti costi che, comunque, riguardino la spesa per il personale impiegato nella gestione dei progetti formativi.
Il Legislatore, con tale norma, ha voluto disciplinare l’attività di gestione degli enti di formazione per renderla trasparente, prestando attenzione alle finalità del corretto utilizzo dei fondi assegnati.
Infatti, per le finalità di cui al citato 3° comma, il successivo 4° comma statuisce , solo per l’esercizio finanziario 2002, che il dipartimento della formazione professionale avrebbe potuto autorizzare gli enti gestori di cui alla legge n. 24 del 1976 ad utilizzare gli avanzi di gestione maturati escludendo qualsiasi integrazione di finanziamento da parte della Regione oltre quello decretato.
Non si rinviene altra norma di legge regionale che abbia autorizzato per gli esercizi successivi il finanziamento per le finalità suindicate.
9.5. Nel solco dei principi affermati da questa Sezione (sentenza n. 2947/2012), poi confermata dalla locale Sezione di Appello (sentenza n. 259/A/2013), rileva quest’Organo adito che la corretta impostazione di fondo delle erogazioni dei finanziamenti destinati alla formazione professionale sia soltanto quella della programmazione che, naturalmente, non investe unicamente la tipologia e le modalità di svolgimento delle attività formativa, ma anche i costi (indicati nei progetti da eseguire) delle attività che saranno svolte.
Ne consegue che la quantificazione dei costi deve essere svolta in via preventiva. Tale significato di programmazione trova fondamento, in via primaria, nella legge n. 24 del 1976 e, in sede esplicativa , nella circolare assessoriale del 17 febbraio 2003 n. 1/03, dove, per quanto riguarda il possibile incremento dei costi, in particolare di quelli relativi al personale impiegato dagli enti gestori per l’attività di formazione professionale, è chiaramente indicato che l’incremento dei costi per il personale non possa che avvenire a saldo invariato rimodulando in diminuzione, se necessario, la distinta voce “ gestione”.
10. Accertata, quindi, la sussistenza del danno erariale, costituito dall’esborso ingiustificato, sostenuto per le integrazioni di finanziamento , come sopra descritte, e come tale non utile per le finalità che l’Amministrazione regional, è chiamata a perseguire, in conformità della legislazione del settore della formazione professionale, ritiene il Collegio che il danno erariale subito dall’Erario regionale sia pari all’importo globale dei finanziamenti integrativi erogati, detratto l’importo di cui l’Amministrazione, nelle more della celebrazione dell’odierno processo, è riuscita, effettivamente, a recuperare, come espressamente indicato dal PM in udienza, di guisa che gli importi di danno, per alcuni convenuti, sono stati opportunamente rideterminati.
Indipendentemente dalle causali che hanno determinato la lievitazione delle spese sostenute dall’ente di formazione, per quanto sopra evidenziato, i finanziamenti integrativi costituiscono un esborso ingiustificato e, come tale, dannoso per l’Amministrazione che ne ha sopportato l’onere.
L’erogazione dei tre finanziamenti integrativi ha avuto luogo all’esito di una sequenza procedurale, nella quale hanno assunto la veste di protagonisti, ponendo in essere condotte causalmente determinanti, gli odierni convenuti.
11. Sotto il profilo del nesso causale e della colpa grave, esaminando la progressione istruttoria, rispetto all’erogazione integrativa, si pongono quali antecedenti causali:
- le condotte del dirigente e funzionario del servizio programmazione, i quali con le loro note e pro memoria hanno sempre dato impulso e/o avallo alle richieste di integrazione sine titulo ( dirigente Di Bartolo Maria Carmela funzionario Di Francesca Salvatore ); la condotta del Servizio Rendicontazione (Dr. Emanuele Antonino ); le condotte dei dirigenti generali Dr.ssa Russo e Dr.ssa Monterosso, i quali, con le loro note, hanno sempre ritenuto di «poter riconoscere un provvedimento di integrazione di spesa all’Ente», pur in assenza di una previsione abilitativa che tanto consentisse (anzi, più correttamente, in presenza di plurime previsioni, nella circolare che governava il pertinente segmento dell’attività amministrativa, che escludevano la possibilità di maggiorare il finanziamento);
- la condotta degli Assessori On.le Carmelo Incardona, Luigi Gentile , Santi Formica e del Presidente pro tempore Raffaele Lombardo, i quali, ignorando del tutto l’inequivoca disciplina di riferimento, hanno adottato, i vari decreti amministrativi con cui è stata disposta l’integrazione dei finanziamenti concessi ai diversi Enti.
Tali condotte, per il contesto nel quale hanno avuto luogo, nonché per i ruoli apicali rivestiti nelle rispettive porzioni di attività e per l’elevata qualificazione professionale dagli agenti, sono addebitabili a titolo di colpa grave.
Nella vicenda in esame, in tutti i livelli di progressione della sequenza procedurale, è ravvisabile una macroscopica manifestazione di disinteresse per l’oculata gestione delle risorse pubbliche.
Nella prima fase, è stata del tutto ignorata la sussistenza di invalicabili, evidenti preclusioni alla possibilità di erogare risorse finanziarie aggiuntive per le attività di formazione svolte.
Nelle successive articolazioni della procedura, il mancato rispetto dei principi posti a presidio dell’esternalizzazione dei servizi pubblici e delle regole di settore, che l’Amministrazione stessa aveva posto per il trasparente ed ordinato esercizio dei suoi compiti, ha trovato rinnovato vigore inducendo i soggetti coinvolti nell’azione a contribuire, ciascuno per gli adempimenti di competenza, all’erogazione di un finanziamento integrativo non dovuto.
12. Diverse, a vario titolo, sono le esimenti invocate dalle difese per elidere od attenuare la colpa grave.
12.1. In primo luogo, ad esimente delle condotte gravemente colpose riconosciute esistenti, è stata invocata la reiterata pratica di concedere finanziamenti postumi ulteriori alle attività formative per le quali, in sede di rendiconto, erano stati documentati costi maggiori di quelli preventivati e finanziati.
Per ciò che attiene a tale aspetto, pur volendo qualificare come “prassi” l’intervenuta assunzione, da parte della medesima Amministrazione, in passato, di iniziative identiche a quelle generatrici del contestato danno, la soglia di gravità della colpa di coloro che quel modello comportamentale hanno replicato non potrebbe, per ciò solo, risultare ridotta.
Giammai, infatti, l’omologarsi ad una prassi non legittima può trasformare la reiterazione di censurabili iniziative in un agire “ sterilizzato “ dalla colpa grave.
Dunque, ben difficilmente una condotta improntata ad un pregresso modello comportamentale totalmente e manifestamente erroneo, poiché contrario alla disciplina di settore, potrebbe essere idonea ad esimere da responsabilità l’agente, comunque, tenuto all’esercizio delle funzioni pubbliche in modo avveduto e prudente, salvaguardando, in via prioritaria, il buon andamento dell’amministrazione.
Semmai, la pervicace volontà di reiterare una linea di condotta non conforme a specifici e chiari canoni comportamentali costituisce una circostanza che, lungi da produrre effetti esimenti, può appalesarsi quale circostanza aggravante, essendo piuttosto indicativa dell’omessa adozione delle appropriate misure correttive.
Quanto sopra vale per tutti i livelli dell’organizzazione: nel caso di specie, dal vertice politico che, senza evidenti o quantomeno apprezzabili vantaggi per l’Amministrazione o la comunità amministrata, ha ritenuto di perseverare in un’azione amministrativa estremamente favorevole per gli attuatori dei progetti di formazione e, correlativamente, assai gravosa per l’Amministrazione medesima, ai vertici delle strutture burocratiche che hanno remissivamente avallato una misura operativa (erogazione di finanziamenti integrativi senza che ne ricorressero i presupposti), il cui effetto è stato la smodata ed ingiustificabile crescita dei costi della formazione professionale.
12.2. In secondo luogo, è stata prospettata la sussistenza di orientamenti giurisprudenziali che inducevano a procedere in tale direzione.
Neanche tale approccio pare accoglibile.
Non può, infatti, essere correlata valenza esimente a quell’orientamento giurisprudenziale, elaborato nell’ambito di giudizi promossi dal personale di enti di formazione professionale per il riconoscimento di spettanze economiche e normative di cui al contratto collettivo di settore, secondo cui la Regione, pur non assumendo una garanzia diretta per l'adempimento da parte dell'ente, delle obbligazioni inerenti il rapporto di lavoro, assume una «garanzia impropria» nei confronti dell’ente medesimo (cfr. Cass., Ordinanza n. 11636 del 10/07/2012).
Secondo le difese dei convenuti, tale orientamento giurisprudenziale avrebbe giustificato il riconoscimento di un’integrazione al finanziamento originario perché, consentendo agli enti beneficiari di riconoscere le spettanze previste dalla contrattazione collettiva, avrebbe evitato il coinvolgimento dell’Amministrazione nei contenziosi giuslavoristici e, quindi, evitato gli oneri connessi a tale coinvolgimento dagli esiti asseritamente scontati.
Ora, senza volersi soffermare sulla circostanza (non peregrina) che, all’epoca dei fatti, l’orientamento giurisprudenziale era tutt’altro che consolidato, decisiva è la riflessione che il precitato indirizzo si riferiva ad una situazione obiettivamente diversa.
Nei casi esaminati, la Regione non aveva erogato una porzione del finanziamento originariamente accordato, cioè non aveva corrisposto quanto riconosciuto spettante in occasione della selezione del programma formativo proposto. Da ciò la configurabilità di una c.d. garanzia impropria della medesima Regione per il soddisfacimento delle fondate pretese degli operatori degli enti di formazione professionale.
Nella vicenda per la quale v’è causa, invece, il contributo originariamente determinato è stato corrisposto, e la questione riguarda l’erogabilità di un supplemento di finanziamento per consentire all’ente di scaricare sull’erario regionale propri costi d’impresa, asseritamente cresciuti nel corso dell’espletamento dell’attività di formazione.
Pertanto, l’orientamento giurisprudenziale richiamato non appare conferente e, in ogni caso, insufficiente per giustificare le richieste di finanziamento aggiuntivo.
12.3. Nessuna efficacia esimente ha poi nella vicenda in esame, secondo il convincimento maturato da questo Collegio, il parere reso della CRI (Commissione Regionale dell’Impiego) il 29 marzo 2007.
Il parere reso dalla CRI sul Prof. 2007, ai sensi del comma 2 dell’art. 6 della legge regionale n. 24/76, è obbligatorio ma non conforme.
La lettura del parere consente di constatare la visione assistenziale della Formazione Professionale, censurata dalle sentenze della Corte Costituzionale (cfr. pronunzie nn. 437/1994; 407/1995; 127/1996).
Si osserva allora che l’Assessore (Formica), ai sensi del comma 6 dell’art. 2 della legge regionale n. 24/76, aveva l’obbligo di sentire la CRI, ma di non conformarsi a qualsiasi volontà assistenziale della medesima non sorretta da titolo giuridico. Gravava sull’assessore di sentire la CRI, ma non di appiattirsi a quanto indicato da un organo che non aveva alcun potere di gestione del Prof. 2007, già predisposto dall’Assessore regionale al Lavoro.
Va da sè che l’obbligatorietà del tetto massimo di spesa dell’ importo ammesso a finanziamento non è derogabile da un parere obbligatorio di un organo consultivo come la CRI.
12. 4. Si osserva, poi, che la cd. esimente politica, prevista dall’articolo 1, comma 1-ter, secondo periodo, della legge n. 20 del 1994 (secondo cui “Nel caso di atti che rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi la responsabilità non si estende ai titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito l'esecuzione”), trova applicazione nel caso in cui l’intervento, in buona fede, del titolare dell’organo politico consista nell’approvazione di un atto di gestione adottato dal competente ufficio amministrativo ovvero nell’autorizzazione o nel consenso prestato all’esecuzione di tale atto.
Nel caso di specie, invece, non vi è un atto di gestione adottato dal competente ufficio amministrativo e meramente assentito dal titolare dell’organo politico, ma vi è,anche un atto di gestione adottato direttamente da quest’ultimo, sicché questi ne risponderà, comunque, sia nel caso in cui, avendo la competenza al riguardo, l’ha esercitata male, sia nel caso in cui, pur non avendola, si è ingerito nella competenza altrui (Corte dei conti, Sez. II App., sent. n. 291 dell’8 maggio 2012),adottando un atto di gestione che ha prodotto effetti.
Gli Assessori, a vario titolo, hanno disposto le integrazioni recependo mere richieste degli enti di formazione e l’avallo incondizionato, ma non giustificato, delle medesime contenute nelle note dei dirigenti.
L’eccezione sollevata dalle difese dei convenuti Incardona e Lombardo va, dunque, disattesa.
12.5. Tutte le difese hanno poi invocato, come esimente, talune pronunce della Sezione di controllo della Corte dei Conti.
In particolare, hanno soggiunto le difese, i decreti d’integrazione, dopo essere stati emessi, erano trasmessi alla Corte dei conti per la registrazione, nel caso di cofinanziamento del piano formativo con risorse del Fondo Sociale Europeo, mentre altri decreti non sono stati inviati alla Sezione di Controllo della Corte dei Conti perché beneficiavano soltanto di finanziamenti regionali e, pertanto, non soggetti ad un controllo preventivo.
Al riguardo, a titolo esemplificativo, sono stati richiamati i D.D.G. n. 533 del 29/11/2006 e DDG n. 552/2006, entrambi registrati alla Corte dei Conti il 16 marzo 2007: il primo nel Reg. I Foglio n. 57; il secondo nel Reg. 1 Foglio n. 56.
Orbene, sul punto chiaramente la Procura (cfr. memoria depositata in data 3/5/2013) ha sottolineato che tutte le integrazioni sono state effettuale con fondi regionali e non comunitari e quindi nessuna registrazione della Sezione di controllo rileva direttamente nel presente giudizio.
Doveroso è il rinvio alla lettura degli atti per constatare che il contenuto degli iniziali rilievi effettuati dalla Sezione di controllo non viene considerato nelle giustificazioni in cui l’Amministrazione non fa altro che rassicurare la Sezione affermando un’ interpretazione assistenzialista delle norme, però preclusa dalla Corte costituzionale.
Dopo i rilievi, la Sezione ( sempre il Procuratore lo ricorda) avrebbe con il proprio visto convalidato gli argomenti contenuti nelle giustificazioni n. 00661 e 0662 del 2 marzo 2007, a firma della dr.ssa Russo e dei funzionari Di Francesca e Di Bartolo.
Le difese dei convenuti (tutti) però, per desumere la non sussistenza della colpa grave, hanno messo in risalto che la Sezione di Controllo di questa Corte, aveva comunque registrato integrazioni finanziarie operanti su fondi comunitari .
La questione così prospettata involge allora i rapporti tra azione promossa dal Procuratore e funzione di controllo esercitata dalla Corte stessa.
Un limite certo e indiscutibile è quello della preesistenza, “ a monte di un fatto dannoso”, di un atto che abbia superato il vaglio del controllo preventivo di legittimità.
Il Legislatore ha introdotto, con l’art. 17 della L. 3 agosto 2009, n. 102 (come modificato dall'art. 1 del D.L. 3 agosto 2009, n. 103 e convertito con L. 3 ottobre 2009, n. 141) una presunzione di assenza di colpa grave allorchè il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo, limitatamente, però (secondo l’aggiunta operata con il decreto legge 103, poi convertito in legge), ai profili presi in considerazione.
Le difese hanno voluto, però, valorizzare l’assenza di colpa grave, ritenendo che il comportamento dei convenuti è stato virtuoso e, comunque, non censurabile perché, in fattispecie similari (integrazione per finanziamenti della Comunità Europea), la Corte aveva apposto il visto.
La Procura, al riguardo, ha messo in luce, tra l’altro, l’episodicità di tali visti.
Ora, in disparte tale considerazione, occorre valutare se anche un mero visto su un provvedimento di integrazione, sia pure per finanziamenti comunitari, legittimasse o meno gli operatori, di guisa che la colpa ( grave) possa ritenersi elisa.
In un primo approccio si ritiene che il visto della Corte dei Conti in sede di controllo sui titoli di spesa ha ad oggetto la sola legittimità degli atti e non preclude alla stessa Corte, in sede giurisdizionale l’accertamento giudiziale dell’illiceità dell’atto medesimo e l’attribuzione della conseguente responsabilità amministrativa a carico dei funzionari coinvolti nel procedimento (Corte dei Conti Sardegna, 5 luglio 1994 n. 285).
In secondo luogo il visto della Corte in sede di controllo si estrinseca in un’attività di mero accertamento in posizione di assoluta indipendenza rispetto al provvedimento oggetto di sindacato ed estraneo nei confronti del suo procedimento formativo (Corte dei conti Sez. riun. 27 giugno 1969 n. 96).
Il vero è che la responsabilità amministrativa, si presenta come modello dotato di centralità nella duplice funzione di protezione degli interessi finanziari della pubblica amministrazione, e di incentivo all’efficienza del decidere e dell’agire amministrativo (cfr. Corte Cost. n.371/1998), in un sistema contraddistinto dalla «co-intestazione» alla Corte dei Conti delle attribuzioni di controllo separate, ma parallele alle attribuzioni giurisdizionali.
La centralità del regime di responsabilità amministrativa nella tutela degli interessi finanziari della P.A. discende non solo dal regime binario fondato sulla distinzione tra il dolo e la colpa grave –, ma anche dalla sopravvenienza di normative che rafforzano i collegamenti processuali costituendo rapporti non più di pregiudizialità ma di presupposizion, interdipendenza e complementarità reciproca tra i diversi processi.
In un sistema a pluralità di azioni esperibili per la tutela della P.A., è stato condivisibilmente affermato che il risarcimento del danno compie un «salto di qualità» non solo perché diviene lo «standard minimo di tutela» degli interessi finanziari pubblici, ma soprattutto perché l’azione di responsabilità amministrativa e contabile conferita al Pubblico Ministero istituito presso la Corte dei Conti si presenta quale misura idonea a conferire concretezza, adeguatezza e proporzionalità dissuasiva di fenomeni d’inefficienza nella gestione delle risorse finanziarie di derivazione e/o destinazione pubblica.
Mai l’agire del PM può dirsi recessivo dinanzi ad un chiaro ed evidente principio di non incrementabilità del finanziamento originario e ad un’evidente illiceità delle integrazioni finanziarie sine titulo.
Mai la condotta improntata ad un pregresso modello comportamentale totalmente e manifestamente sbagliato, perché contrario alla disciplina di settore, potrebbe essere idonea ad esimere da responsabilità l’agente, comunque, tenuto all’esercizio delle funzioni pubbliche in modo avveduto e prudente, salvaguardando prioritariamente il buon andamento dell’amministrazione (in tutte le accezioni in cui esso si declina, fra cui l’oculata gestione delle scarse risorse (Nei termini, questa stessa Sezione, sentenza n. 2947/2012, poi confermata in Appello con sentenza n. 259/2013).
Le difese, però, per desumere la non sussistenza dell’elemento psicologico, hanno valorizzato, proprio, talune registrazioni della Sezione di controllo su integrazioni finanziarie operate su altro, ossia su fondi comunitari.
In particolare, dopo i rilievi , secondo le difese, la Sezione di controllo avrebbe con il visto convalidato gli argomenti difensivi contenuti nelle giustificazioni rese con i prott. 0661 e 0662 del 2/3/2007 a firma del dirigente Alessandra Russo e dei funzionari diretti Di Francesca e Di Bartolo.
La mera lettura degli atti consente di rilevare che il contenuto degli iniziali rilievi effettuati dalla Sezione di Controllo non viene considerato nelle giustificazioni, in cui l’Amministrazione altro non fa che rassicurare la Sezione affermando un’ interpretazione assistenzialista delle norme, già preclusa, però dai plurimi interventi della Corte costituzionale.
13. In adesione alla prospettazione della Procura, il Collegio reputa che il danno subito dall’erario regionale sia pari all’importo globale dei finanziamenti integrativi erogati per i progetti formativi sopra specificati, detratto l’importo di cui l’Amministrazione, nelle more della celebrazione del processo, è riuscita a recuperare.
In particolare, le responsabilità dei convenuti sopra indicati appare confortata dalla completezza del corredo probatorio offerto dalla Procura.
Ad essi, nelle misure delineate dalla Procura, va ascritta la responsabilità amministrativa.
Sulla richiesta di applicabilità dell’istituto della compensatio lucri cum damno (cfr memoria On.le Lombardo), come osservato più volte da questa Sezione in fattispecie come queste, non può trovare ingresso il principio in questione con cui è possibile dare rilievo ai risultati comunque conseguiti dall’organo contestato nell’interesse della comunità amministrata: il vizio che colpisce la struttura e/o i poteri di un organo pubblico, infatti, fa sì che gli oneri finanziari da questo generati siano completamente e irrimediabilmente contra legem, e perciò costituiscono integralmente danno erariale, restando così preclusa qualsivoglia operazione compensativa.
14. Conclusivamente, il Collegio, in accoglimento della richiesta attorea, reputa sussistenti i presupposti per
la configurabilità della responsabilità amministrativa in capo ai convenuti Dr.ssa Russo Alessandra, del dott. Emanuele Antonino, della Dr.ssa Monterosso Giuseppa Patrizia, dei funzionari Di Bartolo Maria Carmela e Di Francesca Salvatore e degli Assessori pro tempore On.le Incardona Carmelo, Gentile Luigi, Formica Santi e del Presidente pro tempore, On.le Lombardo Raffaele.
Il danno, ai medesimi imputabile a titolo di colpa grave, è da ripartire, in conformità alla richiesta attorea.
Ne consegue che i convenuti devono essere condannati al pagamento, nei confronti della Regione Siciliana, delle somme di seguito specificate.
• Formica Santi € 378.783,96
• Incardona Carmelo € 830.638,60
• Lombardo Raffaele € 224.184,67
• Gentile Luigi € 224.184,67
• Russo Alessandra € 378.783,96
• Monterosso Giuseppa Patrizia € 1.279.007,04
• Di Bartolo Maria Carmela € 473.654,83
• Di Francesca Salvatore € 108.223,99
• Emanuele Antonino € 365.430,84
Atteso che la pretesa azionata ha ad oggetto un debito di valore, detti importi dovranno essere maggiorati della rivalutazione monetaria nel frattempo intervenuta, da computarsi secondo l'indice dei prezzi calcolato dall’ISTAT, dalla data di emissione dei mandati di pagamento dei finanziamenti integrativi alla data di pubblicazione della presente sentenza.
Sulle somme in tal modo rivalutate andranno corrisposti gli interessi nella misura legale, decorrenti dalla data di deposito della presente decisione e fino all’effettivo soddisfo.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano, in favore dello Stato, ponendone l’onere del pagamento in capo ai condannati in parti eguali.
Il Collegio deve, poi, esaminare la posizione della convenuta Esposito Loredana.
Questa Sezione ritiene insussistente la responsabilità ascritta al dirigente della Ragioneria centrale presso l’Assessorato regionale dell’Istruzione, e della Formazione professionale, dott.ssa Esposito Loredana, essendo palese nei suoi confronti la carenza del nesso di causalità con il danno azionato dal PM.
In tal senso, in conformità all’opzione ermeneutica svolta dalla locale Sezione di Appello (sentenza più volte evocata n. 259/A/2013) , alla luce della normativa di cui all’art. 9 del DPR n. 38 del 1988, il controllo della Ragioneria Centrale viene circoscritto alla verifica di legittimità contabile della spesa e, soprattutto, perde le caratteristiche di controllo impeditivo sull’efficacia degli atti.
Ciò premesso, rimane circostanza indiscutibile che il ruolo della Ragioneria Centrale e, nella specie, della dott.ssa Esposito Loredana, si colloca fuori dal procedimento amministrativo in base al quale sono stati emessi i diversi provvedimenti, causativi del danno. Ciò esclude che la convenuta Esposito Loredana abbia concorso alla formazione dei suddetti atti da cui è scaturito il danno erariale.



Ne consegue, secondo il percorso logico giuridico che il Collegio ha seguito, che va dichiarata esente da responsabilità la convenuta ora attenzionata.



In favore della dr.ssa Esposito Loredana, dichiarata esente da responsabilità, il Collegio, in relazione al suo definitivo proscioglimento nel merito, liquida, ai sensi del combinato disposto dell’art. 10 , del dl, n. 203/2005, convertito in legge n. 248/2005, come da ultimo modificato dall’art. 17, comma 30 quinquies, deld.l. n. 78/2009, convertito in legge n. 102/2009 e dell’art. 3,comma 2 bis, del d.l. n. 543/96, convertito inlegge n. 639/96, le spese del giudizio, a fini del rimborso spese da parte della Regione Siciliana, in complessivi € 2.000,00, di cui 1.700,00 per onorari e € 300,00 per diritti , oltre IVA e CPA.
P.Q.M.

La Corte dei Conti
Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana
definitivamente pronunciando nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 60799 del registro di segreteria, in parziale accoglimento della domanda del Procuratore Regionale, condanna
• FORMICA Santi , nato a San Pier Niceto (ME) il 27 novembre 1952, al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 378.783,96 (Euro trecentosettantottomilasettecentottantre/96);
• INCARDONA Carmelo, nato a Ragusa l’8 gennaio 1964, al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 830.638,60 (Euro ottocentotrentamilaseicentotrentotto/60);
• LOMBARDO Raffael, nato a Catania il 29 ottobre 1950, al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 224.184,67 (Euro duecentoventiquattromilacentottantaquattro/67);
• GENTILE Luigi, nato a Raffadali (AG) il 11 novembre 1959,al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 224.184,67 (duecentoventiquattromilacentottantaquattro/67);
• RUSSO Alessandra, nata a Palermo il 12 settembre 1958, al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 378.783,96 (trecentosettantottomilasettecentottantre/96);
• MONTEROSSO Giuseppa Patrizia, nata a Palermo il 12 giugno 1967, al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 1.279.007,04 ( Un milione duecentosettantanovemilazerosette/04;
• DI BARTOLO Maria Carmela , nata a Mussomeli (CL) il 25 settembre 1959, al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 473.654,83 (quattrocentosettantreseicentocinquanta/83);
• DI FRANCESCA Salvatore, nato a Cefalù (Pa) il 19 ottobre 1964, al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 108.223,99 (centottomiladuecentoventitre/99);
• EMANUELE Antonino, nato a Capo D’Orlando (ME) il 9/12/1952 al pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 365.430,84 (trecentosessantacinquemilaquattrocentotrenta/84);
somme da maggiorare della rivalutazione monetaria, da computarsi, secondo l'indice dei prezzi calcolato dall’ISTAT, dalla data di emissione dei mandati di pagamento dei finanziamenti integrativi alla data di pubblicazione della presente sentenza, nonché degli interessi legali maturandi, sull'importo rivalutato, dalla data di pubblicazione della presente sentenza fino all’effettivo soddisfo.



Condanna altresì i medesimi soggetti al pagamento, in favore dello Stato, delle spese di giustizia che, sino al deposito della presente decisione, si liquidano in complessivi € 3.693,64 ripartendone l’onere in parti eguali.
Assolve la convenuta ESPOSITO Loredana, nata a Palermo il 1° settembre 1954, dagli addebiti ascritti.



Liquida, in favore della stessa, le spese del giudizio, a fini del rimborso spese da parte della Regione Siciliana, in complessivi € 2.000,00, di cui 1.700,00 per onorari e € 300,00 per diritti , oltre IVA e CPA.



Manda alla Segreteria per gli adempimenti conseguenti.



Così deciso in Palermo, nelle Camere di Consiglio del 18 dicembre 2013 e del 23 gennaio 2014.




L’Estensore Il Presidente
F.to Dr. Guido Petrigni F.to Dr.ssa Luciana Savagnone
Depositata in segreteria nei modi di legge.
Palermo, 14 marzo 2014
Il Direttore della segreteria
F.to Dott.ssa Rita Casamichele

http://www.respamm.it/giurisprudenza/viewdec_s.php?id=%C3%F7%92v2_i%0EtI%A8%B8%2F*H%B8%023%BC%8E%277%D0%408t%F6%16%23%60%1C&or=5



CORTE DEI CONTI SEZIONE Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana  MONTEROSSO PATRIZIA GIUSEPPA INCARDONA GENTILE LUIGI SENTENZA 179 A 2015  SENTENZA 401 2014 



ALONGI, BARRESI, CANNOVA, CORSELLO, CROCETTA, DI LIBERTI, GENTILE GIAMMANCO, GIGLIONE, INCARDONA, Lo Nigro, Lombardo, LUMIA, Marino, MONTANTE, MONTEROSSO, PALMA, RUSSO, Sansone, TOLOMEO, Zuccarello,