CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

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Thursday, July 30, 2015

SENTENZA CASSAZIONE Diffamazione: il danno non si presume

Diffamazione: il danno non si presume


L’offesa all’onore e alla reputazione arrecata con la diffamazione, il danno, la prova, le presunzioni, la quantificazione in base alla professione e alla gravità dell’offesa.   Nel caso di diffamazione a mezzo stampa, il danno all’onore e alla reputazione della vittima non si presume, ma va sempre dimostrato. La prova può essere fornita anche con semplici presunzioni, anche sulla base della gravità dell’offesa, della professione del danneggiato e della diffusione ed autorevolezza del quotidiano su cui viene pubblicato l’articolo diffamatorio. Alla luce poi di tali elementi, se non vi è prova sul “quantitativo” del danno, questo può essere liquidato “in via equitativa” dal giudice. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza di ieri [1]. 



La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 30 aprile – 29 luglio 2015, n. 16055
Presidente Salmé – Relatore Sestini
Svolgimento del processo

A seguito di querela sporta da Y.N. e da A.G.H., il GUP del Tribunale di Milano dispose il rinvio a giudizio di G.O. (giornalista) e di Ferruccio D.B.


(direttore responsabile del (omissis)) in relazione ai reati di diffamazione a mezzo stampa e di omesso controllo loro rispettivamente contestati con riferimento ad un articolo pubblicato il 20.10.1997 sul supplemento (omissis) del (omissis): i querelanti lamentavano che l’articolo, intitolato (omissis), attribuisse loro attività di finanziamento di gruppi terroristici islamici tramite la (omissis) e la (omissis) di cui gli stessi erano ai vertici.



Il Tribunale di Milano mandò assolti entrambi gli imputati, mentre la Corte di Appello, confermata l’assoluzione del D.B., dichiarò l’estinzione del reato ascritto all’O. per intervenuta prescrizione, condannando il giornalista al risarcimento dei danni -da liquidarsi in separata sede- in favore delle parti civili.

A seguito di ricorso proposto dall’O. , la sentenza venne annullata dalla Corte di Cassazione, che dispose il rinvio al giudice di appello in sede civile.

Pronunciando sulla causa riassunta, la Corte di Appello di Milano ha accertato la responsabilità dell’O., condannandolo al risarcimento dei danni e al pagamento della sanzione pecuniaria (quantificati -rispettivamente- in 40.000,00 ed in 6.000,00 euro per ciascuno dei danneggiati).

Ricorre per cassazione l’O., affidandosi a cinque motivi illustrati da memoria; resistono il N. e l’H. a mezzo di controricorso.

Motivi della decisione

1. Risulta infondata l’eccezione di “invalidità e/o inesistenza della procura apposta in calce al ricorso”, che è stata sollevata dai controricorrenti sul duplice rilievo che “la procura difetta del requisito necessario della specialità” e reca una data anteriore a quella del ricorso.

Va considerato, infatti, che, benché abbia un contenuto generico (ma, comunque, esteso anche al ricorso per cassazione), non esistono elementi che consentano di ritenere che la procura non si riferisca allo specifico giudizio per cassazione introdotto dal ricorso (ed in tal senso depone anche l’elezione di domicilio in Roma); non rileva, inoltre, la circostanza che la data della procura (30.4.12) sia anteriore a quella del ricorso (11.5.2012), giacché ciò che esclude sicuramente la specialità è solo l’anteriorità della procura rispetto alla sentenza impugnata.

2. Richiamati i criteri (della pertinenza, della continenza e della verità) che valgono ad integrare la scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca, la Corte di Appello ha preso in esame alcuni passaggi dell’articolo giornalistico ed ha affermato che “risulta ictu oculi … la portata diffamatoria dell’articolo per l’onore e la reputazione (in ispecie professionale) di Y.N. e di A.G.H.”, anche perché l’autore ha “operato un accostamento suggestivo tra le attività finanziarie dirette dagli appellanti e la lotta armata nel nome dell’Islam”; ciò premesso, ha escluso che sia ravvisabile la scriminante del diritto di cronaca giornalistica, in quanto “non appare rispettato il principio di verità delle notizie riferite”, neppure sotto il profilo della verità putativa, che “resta esclusa a priori dalla circostanza che il giornalista -cui incombeva il relativo onere- neppure ë stato in grado di offrire idonea prova delle fonti di prova utilizzate, rimaste essenzialmente non rivelate”; in relazione alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di diffamazione, ha - poi­ osservato che “non soltanto è ravvisabile nel giornalista la volontà della propria condotta e la consapevolezza della sua capacità offensiva …, ma vieppiù la mancanza di prova circa l’attività di diligente verifica delle fonti, attesta l’accettazione da parte dell’autore del rischio della comunicazione di fatti falsi pur di darne la notizia”; quanto, infine ai profili liquidatori, ha affermato che doveva compiersi una “valutazione necessariamente equitativa ex art. 1226 c.c.”, con riferimento alla gravità dell’offesa all’onore e alla reputazione dei soggetti diffamati, alla diffusione e alla autorevolezza del quotidiano e alla professione delle parti lese.

3. Col primo motivo, il ricorrente deduce “violazione e/o falsa applicazione … degli artt. 21 Cost., 51 e 59 c.p., oltre che dell’artt. 627, comma 3 c.p.p. e, comunque dell’art. 384 cpv C.P.C.” e si duole che, con una motivazione “apparente e/o contraddittoria” e disattendendo i principi affermati dalla sentenza di rinvio, non gli sia stata riconosciuta la “scriminante del legittimo esercizio del diritto di cronaca, quantomeno sotto il profilo putativo”: rileva che la sentenza rescindente aveva affermato che, perché sia esclusa la causa di giustificazione dell’esercizio del diritto di cronaca, occorre che risulti la non verità, ovvero la falsità, del fatto narrato ed evidenzia che l’articolo “era basato su fonti confidenziali dell’epoca, rivelatesi poi attendibili” e che -pertanto­ ricorreva la “verosimiglianza delle informazioni assunte dal giornalista e poi divulgate”, senza che tale verosimiglianza potesse essere esclusa dall’esito delle investigazioni (avvenuto molti anni dopo la pubblicazione dell’articolo e risultante da documenti che non avrebbero dovuto trovare ingresso nel giudizio di rinvio).

3.1. Col secondo motivo (che deduce, oltre alla omessa e contraddittoria motivazione sul punto, la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 42 cpv, 47 e 595 c.p.), l’O. si duole che la Corte non abbia valutato, neppure incidenter tantum, la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato ed evidenzia che il giudice di rinvio “confonde” le categorie giuridiche della putatività della scriminante e dell’errore che esclude il dolo.

3.2. Il terzo motivo (“violazione e/o falsa applicazione dell’art. 627, comma 3 c.p.p. e, comunque, dell’art. 384 cpv C.P.C.” e omessa motivazione) ribadisce che il giudice di rinvio avrebbe dovuto “rivalutare tutti gli elementi di fatto già acquisiti … dal Tribunale, ivi compresi i fondamentali … dossier dei servizi informativi”, al fine di “giungere alla affermazione della verità (o comunque della verosimiglianza) dei fatti esposti dal giornalista” e “con la già ricordata avvertenza … che solo la comprovata falsità di quanto riportato nell’articolo avrebbe potuto condurre ad un giudizio negativo sulla condotta del ricorrente”.

3.3. Il quarto motivo prospetta la violazione dell’art. 345 C.P.C. “avendo la Corte d’Appello deciso la causa sulla base di elementi di prova inammissibili e, comunque, avendo valorizzato documenti riportanti fatti successivi rispetto alla data di pubblicazione dell’articolo”: assume l’O. che la verosimiglianza dei fatti narrati può ben essere provata anche con documenti formati successivamente, purché relativi a fatti verificatisi prima della pubblicazione, mentre non possono trarsi elementi negativi, ossia volti a negare l’applicazione della scriminante della verità putativa, “da atti non solo formatisi successivamente, ma aventi ad oggetto fatti verificatisi dopo la pubblicazione dell’articolo e perciò non conoscibili -in allora- da parte dell’autore”.

3.4. L’ultimo motivo prospetta la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 2043 e 2059 c.c. e dell’art. 185 c.p. e censura la sentenza per avere liquidato il danno non patrimoniale “in difetto di alcuna prova al riguardo” e comunque in “totale carenza motivazionale”: afferma che il danno non può “mai essere considerato sussistente in re ipsa” incombendo sul richiedente “l’onere di dedurre e provare gli elementi che attestino la effettiva esistenza di un pregiudizio, anche soltanto di natura non patrimoniale”.

4. I primi quattro motivi risultano inammissibili per difetto di autosufficienza giacché sono incentrati -sotto vari profili- sul contenuto dell’articolo giornalistico, che non risulta tuttavia trascritto -neppure in minima parte- nel ricorso.

Più specificamente, va considerato che i primi tre motivi sono volti -nel loro complesso- a censurare l’affermazione della sussistenza della diffamazione, dolendosi il ricorrente della ritenuta ricorrenza dell’elemento soggettivo del reato e del mancato riconoscimento della scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca (anche in relazione alla verità putativa dei fatti narrati); il quarto motivo -ancorché concernente in via diretta l’ammissione di prove documentali che si assumono tardive- attiene anch’esso all’accertamento della diffamazione (in quanto le prove contestate sono state utilizzate per escludere la verità dei fatti narrati).

Ciò premesso, deve rilevarsi che questa Corte ha avuto modo di affermare che, “in relazione ad una causa risarcitoria avente ad oggetto dichiarazioni asseritamente diffamatorie compiute a mezzo stampa, la parte che muova critiche alla valutazione compiuta dal giudice di appello, sia in fatto che in diritto, circa la natura diffamatoria dello scritto in questione e la sussistenza del relativo reato, è tenuta, in ossequio al c.d. principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, ad individuare – se del caso riproducendolo direttamente, ove necessario in relazione all’oggetto della critica di cui al motivo, ed eventualmente indirettamente, ove l’apprezzamento della critica lo consenta – il contenuto dell’articolo nella parte cui la critica si riferisce, specificando anche dove la Corte possa esaminarlo per verificarne la conformità del contenuto riprodotto rispetto a quello effettivo” (Cass. n. 3338/2009).

Alla luce di tale principio di diritto -che merita continuità- deve ritenersi che, in difetto di trascrizione (anche parziale e per le parti di specifico interesse) del contenuto dell’articolo di cui il ricorrente nega il carattere diffamatorio e in carenza di qualsiasi indicazione utile al suo reperimento nell’ambito degli atti processuali, i motivi siano inammissibili in quanto non pongono la Corte nella condizione di poter valutare la fondatezza o meno delle censure mosse alla sentenza impugnata.

5.       Il quinto motivo è infondato.
A prescindere dall’erronea affermazione che il danno deve considerarsi sussistente in re ipsa (cfr. Cass. n. 24474/2014, che ha sottolineato che “nella diffamazione a mezzo stampa, il danno alla reputazione, di cui si invoca il risarcimento, non è `in re ipsa’, ma richiede che ne sia data prova, anche a mezzo di presunzioni semplici”), deve considerarsi che la Corte ha mostrato di avere correttamente presunto l’esistenza del danno sulla base degli elementi -espressamente richiamati­ della gravità dell’offesa (“tale da determinare … discredito sociale financo a livello di comunità internazionale”), della professione svolta dai danneggiati (“dirigenti bancari e manager di livello internazionale”) e della diffusione ed autorevolezza del quotidiano sul cui supplemento era stato pubblicato l’articolo; altrettanto correttamente -e sulla base degli stessi elementi­la Corte ha proceduto ad una liquidazione necessariamente equitativa del danno.

6. Le spese di lite seguono la soccombenza.

P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere alla parte controricorrente le spese di lite, liquidate in euro 5.800,00 (di cui euro 200,00 per esborsi), oltre rimborso spese forfettarie e accessori di legge.



Vi raccontiamo perché Renzi, Berlusconi e Alfano faranno chiudere la trazzera di Caltavuturo Giulio Ambrosetti [30 Jul 2015 |

Vi raccontiamo perché Renzi, Berlusconi e Alfano faranno chiudere la trazzera di Caltavuturo 


Giulio Ambrosetti [30 Jul 2015 |

Si inaugura la trazzera di Caltavuturo. Una liberazione per i siciliani che percorrono l’autostrada Palermo-Catania. Ma anche un’opera che mette in evidenza l’incapacità del governo Renzi e del governo Crocetta. Quest’ultimo non conta nulla. Ma Renzi e i suoi alleati (Berlusconi e Alfano) non potranno accettare di farsi umiliare dai grillini siciliani. Per questo si inventeranno qualcosa per chiuderla. Il comunicato dei grillini
Il 31 luglio i “coraggiosi”, quelli veri, però, inaugureranno la strada che taglierà dall’isolamento gli abitanti di Caltavuturo, consentendo, contemporaneamente, agli automobilisti che percorrono l’autostrada Palermo-Catania (in entrambe le direzioni) di non arrampicarsi più fino a Polizzi Generosa. Parliamo della trazzera, diventata in questi mesi famosa, realizzata non da uno Stato assente e da una Regione siciliana sempre più inutile, ma da normali cittadini - in testa il sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo - e dai parlamentari del Movimento 5 Stelle. Sono stati questi ultimi - per la precisione, i quattordici deputati grillini del Parlamento siciliano - a mettere a disposizione buona parte della somma (circa 300 mila euro) per realizzare i lavori. Gli altri soldi sono stati raccolti dai cittadini di Caltavuturo con lodevoli iniziative culturali e sociali.
Ricordiamo che tutto questo è avvenuto mentre, a oltre tre mesi dalla frana, il governo nazionale di Matteo Renzi e il governo regionale di Rosario Crocetta non hanno fatto praticamente nulla. Quando parliamo della frana, ovviamente, ci riferiamo alla collina che, oltre tre mesi fa, ha ‘inghiottito’ il viadotto Imera lungo l’autostrada Palermo-Catania, determinando il blocco dell’unica autostrada che collega queste due città. Frana, lo ricordiamo sempre, che era in corso dal 2005 e della quale le tante ‘autorità’ non si sono occupate.
Fatta questa doverosa premessa, arriviamo al significato di questa nostra riflessione. Cominciando col dire che siamo preoccupati. Perché da giorni, sulla rete, non facciamo altro che leggere commenti, da parte di esponenti della cosiddetta ‘sinistra’ rappresentata dal PD renziano, che denigrano i lavori per la stabilizzazione della trazzera. Secondo questi signori - che, ripetiamo, sono tutti riconducibili al Partito Democratico di scuola renziana - i lavori effettuati su questa strada sarebbero insufficienti, la stessa strada sarebbe pericolosa, con una pendenza eccessiva, insicura e bla bla bla. Questo martellamento per denigrare un fatto politico e sociale importante va letto per quello che rappresenta.
Ricordiamoci - l’abbiamo già accennato - che il governo Renzi e il governo Crocetta, a oltre tre mesi dalla frana, hanno solo prodotto chiacchiere. L’unica cosa che è emersa con chiarezza è che, forse, l’autostrada Palermo-Catania verrà riaperta al traffico il prossimo anno, non si sa se in primavera, in estate o in autunno. Ovviamente, dopo che le solite ‘cooperative’ - possibilmente del Centro Italia - avranno lucrato sugli appalti, facendo ‘bagnare il becco’ alle mafie locali.
Non solo. Come ha segnalato più volte il professore Vincenzo Liguori - docente presso la facoltà di Ingegneria di Palermo - i ‘tecnici’ dei governi nazionale e regionale non hanno nemmeno ipotizzato iniziative per consolidare la frana, tutt’ora in corso (come vi abbiamo raccontato qui)
Renzi e Berlusconi
Ebbene, Renzi, Crocetta e i vari tirapiedi di questi due personaggi da tregenda non solo non hanno fatto nulla per riaprire l’autostrada che, da oltre tre mesi, arreca disagi enormi ai cittadini siciliani, ma hanno più volte criticato l’iniziativa dei grillini e degli abitanti di Caltavuturo. Quasi che il ruolo di un presidente della Regione - giusto per parlare di Saro da Gela - davanti a un dramma economico e sociale che colpisce la comunità che amministra, non sia quello di provare a risolvere i problemi, ma di aspettare che tutto vada a catafascio. Occupandosi, magari, di telefonate che prima avrebbe ammesso di aver fatto, ricordando di non aver sentito bene certe affermazioni, per poi negare l’esistenza di stessa di una telefonata che, a rigor di logica, avrebbe dovuto escludere prima e non dopo il pronunciamento dei magistrati che ne negano l'esistenza!.
Insomma, secondo voi, un presidente della Regione che parla al telefono delle nomine ai vertici della sanità, dimostrano tutta la propria inadeguatezza (o la sicurezza che, tanto, la magistratura lo avrebbe protetto comunque?), è in grado di occuparsi di cose serie? E’ in grado di riaprire un’autostrada colpita da una frana? Secondo noi, no. E infatti la Regione retta da lui, come già ricordato, è rimasta con le mani in mano.
Siamo arrivati al cuore del problema. Venerdì, con l’inaugurazione della trazzera stabilizzata - che, piaccia o no, è una risposta al nullismo del governo nazionale e del governo regionale - i protagonisti di tale impresa ridicolizzeranno, in un colpo solo, il governo nazionale, il governo regionale e, in generale, tutta la vecchia politica italiana che oggi governa l’Italia. Il caso ha voluto che mercoledì, al Senato, il PD abbia salvato dalla galera un parlamentare - Azzollini, del Nuovo Centrodestra del Ministro Angelino Alfano - che metteva in riga le suore di una comunità, minacciando di pisciare sulla bocca di chi avrebbe ostacolato i propri disegni (come potete leggere qui).
Ebbene, con la trazzera che si inaugura domani i cittadini italiani avranno davanti agli occhi due modi di
Angelino Alfano
fare politica. Da una parte il PD, il Nuovo Centrodestra Democratico, Berlusconi (è chiaro che dietro Verdini e i suoi nove parlamentari che vanno in sostegno del governo Renzi c’è il placet dell’ex Cavaliere) e ‘frattaglie’ varie che fanno politica derubando i cittadini e utilizzando le prerogative parlamentari per parare il culo ai propri sodali che la magistratura vuole arrestare (è il caso, per l’appunto, del senatore Azzollini); dall’altra parte ci sono politici - i parlamentari del Movimento 5 Stelle - che mettono a disposizione i soldi delle proprie diarie parlamentari per realizzare una strada nell’interesse dei cittadini.
E’ chiaro, è lapalissiano che la vecchia politica italiana che oggi governa (si fa per dire, ovviamente: perché la parola ‘governo’ è una cosa troppo seria per essere associata a personaggi come Renzi & compagnia bella!) non può tollerare la presenza di un’opera pubblica che li umilia. Insomma, in termini metaforici, la trazzera che si inaugura il 31 luglio si configura come la trascrizione simbolica di migliaia di cittadini che pisciano in testa ai vecchi politici italiani: e questo la vecchia politica del nostro Paese non lo può tollerare! I protagonisti di questa vicenda, asfaltando la vecchia trazzera di Caltavuturo, hanno ‘asfaltato’ anche il governo Renzi e i suoi affaristi, il partito degli affari del Ministro Alfano e lo stesso Berlusconi che, ormai, è parte integrante della compagnia governativa.
Ricordiamoci che, da questo week end in poi, ogni cittadino che percorrerà la trazzera lungo l’autostrada Palermo-Catania non potrà fare a meno di pensare all’incapacità dei governi Renzi e Crocetta e alla serietà di chi ha messo a disposizione i propri soldi per realizzare un lavoro utile alla collettività.
Ebbene, questo Renzi, Berlusconi e Alfano non possono reggerlo, perché sanno che ogni automobilista che percorrerà la trazzera significherà - nel 90 per cento dei casi - due o più cittadini che non voteranno per il PD e per Berlusconi (escludiamo dal conto il Nuovo Centrodestra che non verrà votato da nessuno a prescindere: non a caso Alfano e compagni si stanno prenotando i seggi nel PD, ovviamente nelle liste bloccate dell’Italicum: auguri agli elettori del PD che, come tanti ‘crasti’, dovranno votarli…). 
La trazzera aperta sarà un'emorragia di voti per PD, Berlusconi e Nuovo Centrodestra di Alfano. Perché la riflessione sull'incapacità di governo nazionale e regionale verrà fatta da palermitani, catanesi, abitanti dei paesi delle Madonie, nisseni, ennesi e via continuando. 
Cosa vogliamo dire? Che la campagna lanciata sulla rete dai militanti del PD renziano non è casuale. A nostro modesto avviso, in un modo o nell’altro, la trazzera di Caltavuturo verrà chiusa. Ricordiamoci che stiamo parlando di delinquenti della politica. Gente totalmente priva di scrupoli. Questi signori si saranno già fatti quattro conti. E avranno calcolato che la trazzera chiusa gli farà perdere meno voti della trazzera aperta. 
Non sappiamo se faranno intervenire le varie ‘autorità’ che inizieranno a cavillare su staticità della strada e collaudi vari. O se, molto più semplicemente , incaricheranno qualche Zu’ Totò del luogo di sabotare la strada per renderla impercorribile. La sensazione, lo ribadiamo, è che la vecchia politica siciliana non reggerà la presenza di questa trazzera aperta.
Aggiornamento ore 11,55 di giovedì, 30 luglio: Comunicato del Movimento 5 Stelle
Scorciatoia per la A19, domani l'inaugurazione, apertura l'1 agosto
Ci sarà anche Di Maio. M5S: “Lavori in tempi da Guinness”

Sarà inaugurata domani, per essere aperta al traffico il primo agosto la scorciatoia di Caltavuturo che servirà a bypassare l’interruzione della A19,. Alla cerimonia, prevista per le 11, 30, saranno presenti i deputati M5S all'Ars, numerosi deputati Cinquestelle nazionali, tra cui il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, attivisti M5S, i sindaci dei comuni del circondario e semplici cittadini.
A un mese dall’avvio dei lavori, l'opera, finanziata con i soldi che mensilmente restituiscono i deputati del Movimento 5 stelle, è quindi una realtà e farà tirare un grandissimo sospiro di sollievo alle decine di migliaia di automobilisti che con enorme fatica sono costretti ad inerpicarsi sulle montagne di Polizzi per passare dalla Sicilia orientale a quelle occidentale e viceversa.
Da Guinness dei primati, o quasi, i tempi per la realizzazione: 50 giorni dall’annuncio, 37 dall’avvio della prima ruspa.
L’arteria finanziata dal Movimento è la sistemazione di una regia trazzera, riportata in vita da due imprese del luogo nei giorni immediatamente successivi al crollo del ponte. Il tratto è lungo circa un chilometro e largo  cinque metri e mette in comunicazione la Ss 643 con la Sp 24, che a loro volta immettono agli svincoli di Scillato e Tremonzelli. La scorciatoia è costata poco più di 300 mila euro, ed è stata realizzata in calcestruzzo,  con canali di gronda e  guardrail ed un impianto semaforico (il primo nella storia di Caltavuturo) posto a ridosso della trazzera, dove la circolazione avverrà a senso unico alternato.
“Certo – dicono i deputati – ci saranno delle limitazioni, come il limite di velocità a 20 chilometri orari e l’inibizione alla circolazione ai mezzi pesanti, superiori alla tre tonnellate e mezzo. Da qui a dire che potranno circolare solo trattori e mezzi agricoli, come ha voluto far credere qualcuno, ce ne corre. Questa strada è nettamente più agevole, e meno pericolosa di quella per Polizzi, che attualmente percorre chi si sposta da Palermo verso Catania e viceversa. Non è certo la soluzione definitiva al problema dell’autostrada, questo ci teniamo a sottolinearlo, ma sarà certamente una valvola di sfogo, considerato che consentirà agli automobilisti di risparmiare chilometri e tempi di percorrenza (si prevedono almeno 40 minuti in meno rispetto al giro di Polizzi)”.
“La soluzione definitiva – continuano i parlamentari Cinquestelle – è ancora colpevolmente chiusa nei cassetti delle belle intenzioni di chi ci governa, che ha ignorato anche un altro progetto del Movimento 5 Stelle, che sarebbe costato molto meno e sarebbe potuto andare in porto in pochissimo tempo. Archiviata la scorciatoia continueremo a fare un pressing asfissiante  per riavere l'autostrada prima possibile”.


http://www.palermotoday.it/cronaca/scomparsa-maiorana-ricerche-villagrazia-carini-video-30-luglio-2015.html

LUCIDO ANTONINO TAR PALERMO Numero 01086/2015 e data 22/10/2015

Numero 01086/2015 e data 22/10/2015









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REPUBBLICA ITALIANA

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 7 luglio 2015

NUMERO AFFARE 00956/2014
OGGETTO:

Ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana proposto da LUCIDO Antonino contro il comune di Isola delleFemmine per l’annullamento del provvedimento del 30/10/13 n. 157 avente ad oggetto la ratifica della determina del 10/5/2013 n. 40 con la quale è stata dichiarata la decadenza della concessione cimiteriale del 9 novembre 1994, lotto n. 7/A.
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 17689/71.14.8 del 10/09/2014 con la quale la Presidenza della Regione Sicilia – Ufficio Legislativo e Legale – ha formulato a questo Consiglio di Giustizia Amministrativa la richiesta di parere obbligatorio sul ricorso straordinario indicato in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Salvatore Virzi';

IN FATTO E DIRITTO
1.- Il ricorrente ha ritualmente impugnato in via straordinaria, chiedendone l'annullamento, il provvedimento indicato in oggetto per i seguenti motivi di diritto:
a) Difetto di motivazione.
La determinazione n. 157 del 30.10.2013 con la quale è stata ratificata la determina del 10/5/2013 n. 40 (con la quale è stata dichiarata la decadenza della concessione cimiteriale del 9 novembre 1994, lotto n. 7/A) non conterrebbe alcuna motivazione, limitandosi a dichiarare la ratifica del precedente atto.
b) Eccesso di potere per contraddittorietà fra la motivazione addotta ed il comportamento precedentemente tenuto dalla P.A..
Il provvedimento di decadenza sarebbe frutto di un travisamento dei fatti ed una lacunosa istruttoria, in quanto il ricorrente ha avviato il procedimento teso ad ottenere il titolo abilitante alla realizzazione della cappella.
c) Eccesso di potere per difetto di motivazione in ordine all’interesse pubblico sotteso alla revoca della concessione.
Il comune intimato non avrebbe compiutamente motivato sul pubblico interesse all’adozione della dichiarazione di decadenza.
1.1.- L'Ufficio Legislativo e Legale ha formulato, in via principale, richiesta di inammissibilità del gravame per violazione del principio di alternatività (avendo il ricorrente impugnato in sede giurisdizionale il provvedimento numero 40 del 10-05-2013), ed in via gradata l'accoglimento nel merito del ricorso siccome il comune intimato non avrebbe correttamente esercitato il potere di auto tutela ai sensi dell'articolo 21/nonies legge n. 241/1990.
2.- Il Consiglio in adesione all’ordine di trattazione delle questioni di rito rispetto a quelle di merito tratteggiato da Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n. 3/2011 e 10/2011 (indirizzo confermato con l’Adunanza Plenaria n. 9/2014) ai sensi dell’art. 276 c.p.c. – richiamato espressamente dall’art. 76, comma 4 c.p.a. (D. Lgs. n. 104/2010) – pone, d’ufficio, come prioritario l’esame della questione sulla giurisdizione.
Il rapporto intercorso tra le parti trae origine dall’atto del 9 novembre 1994, riconducibile all'istituto del “contratto ad oggetto pubblico” e segnatamente allo schema della “concessione-contratto” in quanto nell’unico atto (quello del 9 novembre 1994) coesiste il provvedimento concessorio (con il quale è stata attribuita al ricorrente la disponibilità del lotto 7/A) e la convenzione di diritto privato (attraverso la quale sono pattiziamente regolati i profili patrimoniali ed esecutivi): il modello che viene in rilievo è caratterizzato dalla contestuale presenza di un atto amministrativo unilaterale ed un contratto concluso tra la stessa amministrazione concedente e il concessionario.
Con il primo la pubblica amministrazione ha disposto del bene in via autoritativa, con il secondo sono stati regolati convenzionalmente tra le parti i profili patrimoniali della concessione nonché gli aspetti esecutivi del rapporto: in tale schema rimane fermo il potere dell'amministrazione di incidere unilateralmente sul provvedimento e pertanto tra provvedimento e contratto sussiste una corrispondenza univoca, in base alla quale il primo può condizionare l'esistenza del secondo ma non viceversa; l'annullamento o la revoca del provvedimento amministrativo può, dunque, incidere in via derivata sul contratto, senza tuttavia che le vicende relative al contratto possano riverberare effetti sul provvedimento concessorio.
Così descritto il rapporto instaurato tra le parti, l'originaria determinazione numero 40 del 10-05-2013 va correttamente qualificata come espressione del generale potere di auto tutela così come disciplinato dagli articoli 21/quinquies e 21/nonies legge n. 241/1990: in particolare, alla stregua del concreto modo di atteggiarsi dell'esercizio di tale potere questo Consiglio ritiene di dover accedere allo schema all'articolo 21/quinquies della legge n. 241/1990 che al comma 1 stabilisce che “Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la
inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo”.
Infatti, il comune intimato sulla base di determinate circostanze di fatto (la mancata utilizzazione del lotto di terreno) ha ritenuto di procedere ad una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, approdando alla conclusione della prevalenza dell’interesse pubblico (a che altri dispongano del lotto di terreno) rispetto al recessivo interesse del privato che attraverso l’inerzia protratta nel tempo avrebbe “ipso facto” dimostrato di non avere più interesse alla realizzazione dello scopo originario.
Rebus sic stantibus, la giurisdizione si appartiene al giudice amministrativo, sia perché la configurabilità del rapporto come “concessorio” attrae la controversia ai sensi dell’art. 133, lett. b), c.p.a. (D. Lgs. n. 104/2010) nell’ambito della sua giurisdizione esclusiva, sia perché, in ogni caso, la controversia rientrerebbe nella sua giurisdizione generale di legittimità avendo ad oggetto la legittimità dell’esercizio del potere di autotutela a fronte del quale la posizione giuridica del privato è di interesse legittimo.
3.- Il Consiglio reputa, a tal punto, opportuno concentrare la propria attenzione sull’ulteriore questione preliminare di inammissibilità del gravame per (presunta) violazione del principio di alternatività sancito dall'articolo 8 del d.P.R. 1199/1971 (“Contro gli atti amministrativi definitivi è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per motivi di legittimità da parte di chi vi abbia interesse. Quando l'atto sia stato impugnato con ricorso giurisdizionale, non è ammesso il ricorso straordinario da parte dello stesso interessato”), sollevata dall’ufficio riferente e fondata sulla pendenza di ricorso giurisdizionale innanzi al tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, Palermo, proposto per l'annullamento dell'originario provvedimento di decadenza della concessione cimiteriale numero 40 del 10-05-2013.
Pertanto, il provvedimento di decadenza del 10-05-2013 risulta in atto impugnato in sede giurisdizionale, mentre il provvedimento numero 157 del 30-10-2013 – avente ad oggetto la ratifica dell'originario provvedimento di decadenza del 10-05-2013 – risulta impugnato in via straordinaria e posto all'attenzione di questo Consiglio; l'eccezione, tuttavia, non ha pregio giuridico in quanto occorre considerare che nell'ambito del generale istituto della convalescenza dell'atto amministrativo l'ipotesi della ratifica risulta essere una particolare “species” di tale genus, avendo ad oggetto il particolare caso in cui il provvedimento da convalidare sia affetto dal vizio di incompetenza relativa; in tal caso è ormai pacifico che la pubblica amministrazione possa provvedere ad effettuare il salvataggio del provvedimento viziato da incompetenza attraverso un successivo atto adottato dall'organo competente, motivando espressamente sulla esistenza del vizio da sanare e sulla volontà di voler provvedere a tale sanatoria. Il particolare effetto del provvedimento ratificante è quello della efficacia ex tunc, cioè di svolgere effetto fin dal momento in cui è stato adottato l'atto ratificato.
Dal punto di vista processuale, dunque, non si è in presenza di due diversi provvedimenti (l’atto viziato e l’atto ratificante) bensì di uno solo, in quanto l'atto avente ad oggetto la ratifica si salda giuridicamente con l'atto originario esplicando effetti unitari fin dal momento in cui è stato adottato l'atto successivamente sottoposto al potere di ratifica (a condizione che l'effetto utile sia giuridicamente ancora possibile non essendo intervenuto alcun provvedimento giurisdizionale di annullamento dell'atto viziato); da tale conclusione scaturisce l'inevitabile corollario che il ricorso straordinario ha impugnato l'unitario provvedimento risultante dalla giuridica fusione dei due diversi atti con l'effetto che non sussistono i presupposti (impugnativa del medesimo atto davanti a due diversi giudici) che fondano l’ipotesi di inammissibilità prevista dall’art. 8 del d.P.R. 1199/1971: il ricorso è pertanto ammissibile e può essere scrutinato nel merito.
4.- Il ricorso è complessivamente fondato e va accolto.
4.1.- Il punto 5 della concessione-contratto del 9 novembre 1994 nel disciplinare i tempi di realizzazione della tomba di famiglia stabilisce: « i lavori di costruzione della bomba dovranno essere iniziati immediatamente e dovranno procedere in modo da risultare perfettamente compiuti entro il termine massimo di mesi 36 dalla data odierna in caso di ritardo dell'ultimazione dell'opera rispetto al detto termine di mesi 36, la giunta comunale avrà facoltà di concedere una proroga fino al limite di ulteriori 12 mesi, previo pagamento, da parte dei concessionari, di una somma pari ad un sesto del corrispettivo globale della concessione, escluse le spese di contratto e registrazione. Se l'inadempienza dovesse perdurare oltre la scadenza del termine prorogato o non prorogato, l'amministrazione sarà in diritto di dichiarare la decadenza della presente concessione rimborsando soltanto due terzi del corrispettivo globale della concessione dell’area, sempre escluse le spese di contratto e di registrazione, escluse anche quelle eventuali per lavori eseguiti ».
A giudizio di questo Consiglio emerge dal substrato motivazionale della revoca impugnata un profilo di insufficienza della motivazione – come rilevato a pag. 6 del ricorso in disamina – in quanto in essa non è rappresentata l’attualità dell’interesse pubblico tenuto conto che la “concessione-contratto” risale all’anno 1994 e che la scadenza dei tre anni per il completamento dell’opera è scaduto, a sua volta, nell’anno 1997; in altri termini, non spiega il provvedimento impugnato perché ha ritenuto di esercitare (solo) nell’anno 2013 il potere di autotutela del quale in astratto avrebbe potuto avvalersi almeno a far data l’anno 1997 e cioè 16 anni prima.
Sotto diverso profilo va rilevato che il ricorrente ha avviato il procedimento amministrativo finalizzato ad ottenere la concessione edilizia (v. istanza dell’11.06.1997), ottenendo i favorevoli pareri sia della Soprintendenza BB.CC.AA. (del 19.11.1997) che della Commissione edilizia comunale (del 21.04.1998), ma il comune non ha mai definito il procedimento rilasciando, come avrebbe dovuto ed era suo preciso obbligo, la concessione edilizia.
In tale intreccio di comportamenti – che vanno letti alla luce del generale principio di buona fede – seppur è vero che il ricorrente è rimasto inerte di fronte alla mancata adozione della concessione edilizia, è tuttavia altrettanto indubbio che il comune ha passivamente tollerato il trascorrere del tempo (oltre 16 anni) senza mai nulla eccepire; nel momento in cui il comune ha (finalmente) messo mano alla pratica, dunque, sarebbe stato più corretto ed improntato a buona fede l’immediato rilascio della concessione edilizia e non procedere, come invece ha fatto, alla revoca della concessione cimiteriale.
Infatti, non v’è chi non avverta come l’inerzia del privato, cioè la mancata realizzazione della tomba di famiglia nei tempi indicati nella concessione-contratto del 9 novembre 1994, trova comunque giustificazione nella mancanza della concessione edilizia mai rilasciata dall’ente; il ricorrente non avrebbe (legalmente) potuto avviare i lavori senza il previo ottenimento della concessione edilizia e tale circostanza (factum principis) esime il medesimo da ogni responsabilità comportamentale con l’effetto che sono fondati il secondo e terzo motivo di gravame e vanno accolti e dichiarata l’illegittimità del provvedimento impugnato che va, conseguentemente, annullato.
P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso debba essere accolto.

L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Salvatore Virzi'Claudio Zucchelli
IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo


https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=6G7TUYVXVE6SLA5BWDACKQTURY&q=ISOLA%20or%20DELLE%20or%20FEMMINE     

LUCIDO, LUCIDO ANTONINO TAR PALERMO Numero 01086/2015 e data 22/10/2015, Lucido Maria Stella, PALESTRA, RISO, 
LUCIDO ANTONINO TAR PALERMO Numero 01086/2015 e data 22/10/2015  

Isola Pulita: TAR PALERMO 01986 2015 CARUSO CALUDIO BELLIS ERNESTA

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)

N. 01986/2015 REG.PROV.COLL





N. 00768/2015 REG.RIC



ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 768 del 2015, proposto da CARUSO Claudio, rappresentato e difeso dall'avv. Danilo Giracello, con domicilio eletto in Palermo, Via E. Fermi, 58, presso lo studio del predetto difensore; 
contro
- il Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Alessandro Savoca, con domicilio eletto in Palermo, Via L. Da Vinci, 94, presso lo studio del predetto difensore; 
per l'annullamento
previa sospensione
- dell'ordine prot. n. 679/int/UTC del 5/11/2004 - prot. gen. n. 15/11/2014 del 5/11/20014 di non eseguire i lavori di cui alla denunzia di inizio attività per l'ampliamento dell’edificio in catasto al foglio 3, p.lla 2005, realizzato con C.E. n. 32 del 6/10/1998;
- di ogni altro atto, presupposto e/o consequenziale;


e per il riconoscimento del diritto
- a realizzare la costruzione di cui alla denunzia di inizio attività.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista l’ordinanza collegiale cautelare n.482 del 25 maggio 2015, di fissazione dell’udienza pubblica di trattazione nel merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a.;
Vista la memoria di costituzione in giudizio, con i relativi allegati, del Comune di Isola delle Femmine;
Vista la memoria di replica depositata in termini da parte ricorrente ;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore la dott.ssa Anna Pignataro;
Uditi, nell'udienza pubblica del giorno 9 giugno 2015, per le parti i difensori, presenti così come specificato nel verbale d’udienza;


FATTO
Con ricorso ritualmente notificato e depositato, il Sig. Claudio Caruso, in qualità di proprietario dell’edificio in catasto al foglio 3, p.lla 2005, realizzato con C.E. n. 32 del 6/10/1998, ha impugnato, al fine dell’annullamento previa sospensione cautelare, il divieto di esecuzione dei lavori di cui alla denuncia di inizio attività presentata il 23 ottobre 2014, consistenti nella realizzazione di un corpo di fabbrica con struttura in cemento armato, costituito da un piano seminterrato e da un piano fuori terra, adiacente all’edificio già esistente.
Nella motivazione del divieto di esecuzione dei lavori impugnato è spiegato che l’area oggetto di ampliamento ricade in Z.T.O C2 “Residenza stagionale” in forza del P.R.G. approvato con D.A. n. 121 del 24 marzo 1983 e in Zona G “Servizi – Parcheggio” secondo il Piano Particolareggiato delle Zone C decaduto in data 14 maggio 2002, per decorrenza del termine di validità previsto dall’art. 16 della l. n. 1150 del 1942: tuttavia, per effetto dell’art. 17, comma 3, della Legge 17 agosto 1942, n. 1150, aggiunto dall’art. 5, comma 8-bis, del D.L. 13 maggio 2011, n.70, convertito dalla Legge 12 luglio 2011, n. 106, applicabile in Sicilia in virtù del comma 18 dell’art. 47 della L.R. 28 gennaio 2014, n.5, il rilascio del titolo edilizio sarebbe sempre subordinato al rispetto dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduto e alle destinazioni d’uso delle aree pubbliche ivi stabilite.
Ne deduce l’illegittimità per i motivi di:
1) “Violazione e falsa applicazione dell’art.17 legge 1150/1942; violazione e falsa applicazione del principio tempus regit actum e disparità di trattamento; eccesso di potere per manifesta illogicità e contraddittorietà; violazione e falsa applicazione dell’art.17, comma 3 della legge 1150/1942 L.U. come aggiunto dall’art. 5, comma 8 bis del D.L. n.70 del 2011 introdotto in sede di conversione dalla legge 12 luglio 2011, n.106; eccesso di potere per carenza del presupposto; eccesso di potere per illogicità e travisamento dei fatti, illogicità e sviamento; eccesso di potere per carenza di presupposto (altro profilo) e difetto assoluto di motivazione; eccesso di potere per difetto di istruttoria”.
Sarebbe errata l’interpretazione del Comune circa l’effettivo ambito di applicazione dell’art. 17, comma 3, della Legge 17 agosto 1942, n. 1150, poiché, per costante giurisprudenza, la decadenza del piano particolareggiato comporterebbe la riespansione dello jus edificandi anche nell’area destinata a standard permanendo soltanto l’obbligo a tempo indeterminato di osservare nella costruzione di nuovi edifici, o loro modificazione, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano attuativo medesimo; l’area, poi, ricadrebbe pacificamente in zona C2 del P.R.G. vigente dovendosi escludere che la stessa possa essere qualificata come zona bianca in quanto la disciplina del P.R.G. sarebbe sufficientemente completa, tant’è che il Comune avrebbe consentito l’edificazione nei lotti limitrofi a quello per il quale è causa.
L’area sulla quale insiste l’immobile da ampliare, dunque, sarebbe edificabile secondo i parametri delle N.T.A. del P.R.G. vigente, in particolare degli artt. 12 e 13.
2) “violazione e falsa applicazione dell’art.17, comma 3 della legge 1150/1942 L.U. come aggiunto dall’art. 5, comma 8 bis del D.L. n.70 del 2011 introdotto in sede di conversione dalla legge 12 luglio 2011, n.106; violazione e falsa applicazione degli artt. 9, 10 e 11 DPR 327/2011; violazione dell’art. 42 della costituzione, dell’articolo 1 del protocollo addizionale CEDU (firmato a Parigi il 20 marzo 1952) per la durata enorme e inutile del vincolo reiterato e degli artt. 832 e 834 cod. civ.; violazione dell’art. 9 del DPR 8 giugno 2001, n. 237; nullità per mancanza dei requisiti essenziali ovvero violazione dell’art. 3 della legge 7.8,1990, n. 241; eccesso di potere per carenza di motivazione; travisamento dei fatti. In subordine, illegittimità costituzionale dell’art.17, comma 3 della L.U:, come aggiunto dall’art.5, comma 8 bis, della legge 12 luglio 2011, n.106 (di conversione del D.L. n.70 del 2011)”.
L’area da edificare non è area pubblica, né fondiaria, le uniche per le quali il comma 3 dell’art. 17 cit, pone il vincolo di ultrattività del piano attuativo decaduto, trattandosi, invece, di area privata per la quale la reiterazione sine die di vincoli espropriativi già scaduti per effetto di proroghe legislative, senza la previsione di un indennizzo, sarebbe illegittima per contrasto con gli articoli 3 e 42 della Costituzione.
Il Comune di Isola delle Femmine, costituitosi in giudizio dopo l’accoglimento della domanda cautelare, ha controdedotto affermando che:
1) l’edificazione sarebbe, comunque, impedita dalla vigenza delle misure di salvaguardia (art.12, c. 3, del D.P.R. n.380 del 2001) introdotte a seguito dell’adozione del nuovo P.R.G. con deliberazione del Consiglio Comunale n.33 del 1° agosto 2007 alla stregua del quale l’area di che trattasi ricade in zona “G - Parcheggio Pubblico” ed è sottoposta a vincolo paesaggistico;
2) l’indice di densità della zona compresa tra i 150 e 500 m dalla battigia, sarebbe pari a 0,75 mc/mq e non a 0,94 mc/mq come erroneamente indicato nella relazione tecnica allegata alla D.I.A.;
3) lo strumento attuativo sarebbe comunque indispensabile poiché l’area non può ritenersi dotata di sufficienti opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Parte ricorrente ha replicato con memoria, ribadendo le proprie tesi esposte in ricorso.
Il ricorso è stato chiamato per la discussione all’udienza pubblica del 9 giugno 2014 ed ivi, sentiti i difensori delle parti, è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Va, in primo luogo, rilevato che nessuna delle argomentazioni sviluppate dalla difesa comunale trae spunto dalla motivazione del provvedimento impugnato: tali difese assumono perciò la natura di motivazione postuma che non è ammessa.
La giurisprudenza è pacifica nell’affermare che “l’atto amministrativo, oggetto di impugnazione, non può essere integrato con motivazione postuma nel corso del giudizio, con la conseguenza che va esaminato alla stregua delle sole ragioni poste a suo sostegno ed in esse esplicitate” (cfr. Consiglio di Stato, IV, 28.10.1975, n. 1382; 29.4.2002, n. 2281; Sezione V, 1 ottobre 2011, n. 5187).
Residua, perciò, esclusivamente, da verificare se è corretta l’applicazione al caso di specie dell’art. 17, comma 3, della Legge 17 agosto 1942, n. 1150, il cui testo nella versione ultima, è così formulato:
Decorso il termine stabilito per la esecuzione del piano particolareggiato questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato l'obbligo di osservare nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso.
Ove il Comune non provveda a presentare un nuovo piano per il necessario assesto della parte di piano particolareggiato che sia rimasta inattuata per decorso di termine, la compilazione potrà essere disposta dal prefetto a norma del secondo comma dell'art. 14.
Qualora, decorsi due anni dal termine per l’esecuzione del piano particolareggiato, non abbia trovato applicazione il secondo comma, nell’interesse improcrastinabile dell’Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all’attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell’intero sub-comparto, purché non modifichino la destinazione d’uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza l’applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16
Secondo la giurisprudenza più recente (Consiglio di Stato, IV, 26 agosto 2014, n. 42781) in materia di efficacia del piano di attuazione (o di strumenti urbanistici analoghi, quale un piano di lottizzazione o un piano di zona per l'edilizia economica e popolare) dopo la scadenza del termine previsto per la sua esecuzione, alla stregua di una corretta interpretazione dell’art. 17 della legge n. 1150/1942 discendono i seguenti principi:
a) le previsioni dello strumento attuativo comportano la concreta e dettagliata conformazione della proprietà privata, con specificazione delle regole di conformazione disposte dal piano regolatore generale;
b) in linea di principio, le medesime previsioni rimangono efficaci a tempo indeterminato, nel senso che costituiscono le regole determinative del contenuto della proprietà delle aree incluse nel piano attuativo;
c) col decorso del termine, diventano inefficaci unicamente le previsioni del piano attuativo che non abbiano avuto concreta attuazione, cosicché non potranno più eseguirsi gli espropri preordinati alla realizzazione delle opere pubbliche e delle opere di urbanizzazione primaria, né si potrà procedere all'edificazione residenziale, salva la possibilità di ulteriori costruzioni coerenti con le vigenti previsioni del piano regolatore generale e con le prescrizioni del piano attuativo che per questa parte ha efficacia ultrattiva.
Al riguardo e in ordine alle censure mosse dalla parte ricorrente secondo cui il Comune avrebbe illegittimamente ritenuto che l’ultima versione del 3° comma dell’art. 17 postulasse l’ultrattività del vincolo espropriativo rispetto alla scadenza del piano particolareggiato, va condiviso l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l'intervenuta inefficacia di un pregresso vincolo urbanistico di destinazione a pubblico servizio (di natura espropriativa) di una determinata area prevista da un piano particolareggiato comporta la restituzione della stessa alla precedente destinazione urbanistica recata dal P.R.G.
Pur non dubitandosi che la novella legislativa introdotta nel 2011, di cui al terzo comma dell’art. 17 della legge urbanistica, consente di adoperare lo strumento del comparto su base volontaria, con la connessa salvaguardia contestuale delle originarie previsioni relative alla destinazione di aree pubbliche, è fatto certo che nella specie non è stata data attuazione a tale meccanismo, e perciò l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto della vigenza della previsione di P.R.G. e sulla base di essa avrebbe dovuto pronunciarsi, accertando, però, se effettivamente l’edificazione era, comunque, impedita dalla vigenza delle misure di salvaguardia (art.12, c. 3, del D.P.R. n.380 del 2001) scattate a seguito dell’adozione del nuovo P.R.G. con deliberazione del Consiglio Comunale n.33 del 1° agosto 2007 alla stregua del quale l’area di che trattasi ricade in zona “G - Parcheggio Pubblico” ed è sottoposta a vincolo paesaggistico.
Avrebbe dovuto altresì accertare quale era l’indice di densità della zona e la eventuale necessità dello strumento attuativo qualora l’area non potesse ritenersi dotata di sufficienti opere di urbanizzazione primaria e secondaria, elementi da appurare in via istruttoria e dei quali invece il Comune ha sostenuto l’indefettibilità soltanto in sede difensiva, posto che di essi non si fa alcun cenno nell’atto impugnato.
Pertanto, il Collegio reputa che l’impugnativa de qua, con assorbimento di ogni profilo di censura non esaminato, debba essere accolta con annullamento del provvedimento impugnato, salvo il potere dell’Amministrazione di provvedere in sede di riedizione dell’atto, da motivare adeguatamente, tenendo conto del dictum della presente sentenza, della richiesta e delle prospettazioni di parte ricorrente e della normativa urbanistica nella specie conferente.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio, attesa la peculiarità della fattispecie.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, ai sensi e con gli effetti di cui in motivazione, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Anna Pignataro, Primo Referendario, Estensore
Giuseppe La Greca, Primo Referendario
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 29/07/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



CARUSO CLAUDIO RICORSO TAR 768 2015  SENTENZA 25 MARZO 2015 
N.
00482/2015 REG.PROV.CAU.
N.
00768/2015
REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il
Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione
Seconda)
ha
pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 768 del 2015, proposto da
CARUSO Claudio, rappresentato e difeso dall'avv. Danilo Giracello, con
domicilio eletto in Palermo, Via E. Fermi, 58, presso lo studio del predetto
difensore;




contro
- il Comune di Isola delle Femmine,
non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) dell'ordine prot. n. 679/int/UTC del 5/11/2004 - prot. gen. n.
15/11/2014 del 5/11/20014 di non eseguire i lavori di cui alla denunzia di
inizio attività per l'ampliamento di un edificio realizzato con C.E. n. 32 del
6/10/1998;
b) di ogni altro atto, presupposto e/o consequenziale;




e per il riconoscimento
- del diritto a realizzare la costruzione di cui alla citata
denunzia.




VISTO il ricorso con i relativi allegati;
VISTA la domanda di sospensione dell’efficacia del provvedimento
impugnato;
RELATORE il Primo Referendario Anna Pignataro;
VISTA la documentazione tutta in atti;
UDITO, nella camera di consiglio del 24 marzo 2015, il difensore
di parte ricorrente, presente così come da verbale d’udienza;




RITENUTO che al sommario esame proprio della fase cautelare e
salvo l’ulteriore approfondimento nel merito, sussiste il fumus boni iuris e le
esigenze del ricorrente, sotto il profilo del periculum, siano tutelabili
adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito ai sensi
dell’art. 55, comma 10, c.p.a.;
RITENUTO, in ordine alle spese della fase cautelare, che le stesse
vanno dichiarate irripetibili nei confronti del Comune intimato non
costituitosi in giudizio;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione
seconda, fissa la data dell’udienza pubblica del 9 giugno 2015 per la
discussione nel merito del ricorso.
Spese della fase cautelare irripetibili.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è
depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne
comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 24
marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di
Paola, Presidente
Anna
Pignataro, Primo Referendario, Estensore
Sebastiano
Zafarana, Referendario


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE









DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 25/03/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


N.
00259/2014 REG.PROV.CAU.
N.
02254/2013
REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il
Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione
Seconda)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 2254 del 2013, proposto
dal Sig. Claudio CARUSO, rappresentato e difeso dall'avv. Pasquale Foti, con
domicilio eletto presso Segreteria TAR in Palermo, via Butera, 6;




contro
Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T.; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) del provvedimento n. 14 del 6/6/2013, con la quale il Comune di Isola delle Femmine dichiarava l'avvenuta decadenza della
concessione assentita di cui alla comunicazione prot. n. 5537 del 30/3/2011 ai
sensi dell'art. 2 L.R. 17/94;
b) di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale.




Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento
impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Nominato Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 marzo
2014 il Cons. Avv. C. Modica de Mohac e udito l’Avv. A. Agueci in sostituzione
e per delega dell'avv. P. Foti;




CONSIDERATO che risulta per
tabulas
 che il ricorrente ha
iniziato i lavori oltre il termine di un anno dalla data di perfezionamento del
titolo edilizio; e che, conseguentemente, l’interessato deve chiedere, ai sensi
dell’art.36 della L. reg. n.71 del 1978, il rilascio di una nuova concessione;
RITENUTO, pertanto, che a seguito del decorso del termine in
questione, correttamente
l’Amministrazione ha dichiarato l’intervenuta decadenza del titolo
precedentemente
formatosi;
RITENUTO, in definitiva, che il ricorso non sia assistito da
sufficiente fumus boni juris e che pertanto non sussistono i
presupposti per l’accoglimento della invocata domanda cautelare,
RITENUTO, infine, che la mancata costituzione in giudizio
dell’Amministrazione intimata esima il Collegio da ogni pronunzia in ordine
alle spese relative alla presente fase processuale;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda),
respinge la domanda cautelare.
Nulla statuisce i ordine alle spese.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è
depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne
comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21
marzo 2014 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Filippo Giamportone,
Presidente
Carlo Modica de Mohac,
Consigliere, Estensore
Anna Pignataro, Primo
Referendario






DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 24/03/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod.
proc. amm.)

N. 00345/2013 REG.PROV.CAU.
N. 01503/2012
REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il
Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione
Seconda)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 1503 del 2012, proposto
dai Sig.ri Daniele Caruso e Claudio Caruso, rappresentati e difesi dall'avv.
Pasquale Foti, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Danilo Giracello
in Palermo, via E. Fermi 58;




contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco p.t., non
costituitosi in giudizio; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
- del provvedimento n. 97 del 24.4.123, con il quale è stato
negato il rilascio della C.E. in sanatoria richiesta ai sensi del DL 30.9.2003
n. 269;
- di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento
impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2013 il
Cons. Avv. C. Modica de Mohac e uditi per le parti l'Avv. A. Agueci in
sostituzione e per delega dell'Avv. P. Fonti;

Considerato che il pregiudizio paventato dai ricorrenti non appare
immediato (né comunque attuale);
ritenuto, pertanto, che la domanda cautelare non meriti
accoglimento; e che la mancata costituzione del Comune esima il Collegio da
ogni pronunzia sulle spese.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sez. II^,
respinge la domanda cautelare.
Nulla statuisce in ordine alle spese.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è
depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne
comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 22
maggio 2013 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Filippo Giamportone,
Presidente
Carlo Modica de Mohac,
Consigliere, Estensore
Sebastiano Zafarana,
Referendario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 22/05/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod.
proc. amm.)

A
CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE















Presa Diretta - RAI 3 - del 08-MAR-2015 - Rifiuti di daviluciano





http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/03/presa-diretta-rai-3-del-08-mar-2015.html 





DINIEGO CONCESSIONE EDILIZIA BELLIS ERNESTA CARUSO DANIELE E CLAUDIO ISOLA DELLE FEMMINE


COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE






PROVINCIA DI PALERMO






Ufficio Tecnico - III Settore UTC: II Servizio Sanatoria e Abusivismo






Via C. Colombo n.3 – 90040 - Isola delle Femmine












DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA N.07 del 24/04/2012






Il Responsabile del III Settore






• Vista l’istanza di Sanatoria Edilizia presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 in data 07/12/04, prot. n. 14233, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, comprendente due sub-istanze:






1. Istanza progr. 01 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 2;






2. Istanza progr. 02 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 3;






• Considerato che la sig.ra Bellis Ernesta, sopra generalizzata, risulta deceduta in Isola delle Femmine il 19/08/11 e pertanto gli eredi risultano essere i figli CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273M, e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z;






• Visti gli atti tecnico progettuali allegati alla domanda;






• Viste le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, rese ai sensi del D.P.R. 445/2000, nelle quali la sig. Bellis Ernesta, sopra generalizzata, dichiara che le opere oggetto di istanza di sanatoria prot. n. 14233 del 07/12/04, progr. 01 e 02 sono state realizzate alla data del 10/01/03;






• Accertato, sulla base dei riscontri effettuati da questo ufficio sulla cartografia acquisita dall’Assessorato Territorio e Ambiente ed in particolare Carta Numerica Regionale Foglio 5940310 – Ripresa aerea Agosto 2004 e quindi in epoca successiva al 31/03/2003 indicato dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003 quale termine per l’ultimazione delle opere abusive suscettibili di sanatoria, che il terreno sito in viale dei Saraceni del Comune di Isola delle Femmine ed individuato in catasto al foglio 3 particella 1766 sul quale sono state realizzate le opere abusive oggetto dell’istanza di sanatoria prot. n° 14233 del 07/12/2004, alla data della ripresa aerea (agosto 2004) era libero da fabbricati e/o costruzioni;






• Ritenuto, pertanto, pacificamente acclarato che alla data del 31/03/2003 le opere abusive in oggetto specificate non erano state né iniziate, né tanto meno ultimate e che conseguentemente per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria, ed in particolare quello della ultimazione delle opere entro il termine legislativamente previsto;






• Vista la richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012, prot. n. 0003590 a carico di Caruso Daniele, e l’ulteriore richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012 prot. n. 0003591, a carico di Caruso Claudio;






• Considerato che il Preavviso di Diniego di Concessione Edilizia in Sanatoria ai sensi dell’art. 11 bis, comma 1 della L.R. n. 10/91, del 07/03/2012 prot. n. 0003589, è stato regolarmente notificato al Sig. Caruso Claudio, sopra generalizzato, in data 15/03/12 secondo le modalità previste dall’art. 140 c.p.c. dall’ufficio messi del comune di Padova, ed al sig. Caruso Daniele, sopra generalizzato, in data 15/03/12 regolarmente notificato all’interessato dall’ufficio messi del comune di Palermo;






• Rilevato che entro il termine assegnato per la presentazione di osservazioni, è pervenuta in data 23/03/12, prot. n. 4432, da parte della ditta Caruso Daniele, sopra generalizzato, una richiesta di archiviazione del procedimento per decorrenza dei termini;






• Considerato che nelle osservazioni fatte pervenire dalla ditta Caruso Daniele non è contenuto alcun elemento utile a superare i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di condono, limitandosi l’interessato a ritenere che “le motivazioni ostative addotte da questo Ufficio Tecnico siano frutto di errore”;






• Accertato, tuttavia, che le opere realizzate abusivamente per le quali è stata richiesta la relativa legittimazione, non risultano suscettibili di sanatoria in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; b) le opere abusive sono comunque non suscettibili di sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;






• Visto l’art. 32, comma 25, del D. L. 30 settembre 2003, n. 269 convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003 n. 326;






• Rilevato che gli immobili risultano censiti al N.C.E.U. del Comune di Isola delle Femmine al foglio n. 3 particella 2314, sub 1 (corte), sub. 2 e sub 3;






• Vista la Legge 28 febbraio 1985 n. 47 recepita dalla L.R. n. 37/85 e ss.mm.ii.;






• Visto l’art. 32 della Legge 30 settembre 2003 n. 326;






• Visto l’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;






• Visto l’art. 24 della L.R. 5 novembre 2004 n. 15;






• Visto l’art. 107 del D. Lgs del 18 agosto 2000 n. 267;






• Visti gli strumenti urbanistici comunali vigenti;






DENEGA






• La concessione edilizia in sanatoria per le opere abusive oggetto dell’istanza di condono edilizio presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 convertito con modificazioni dalla L.24 novembre 2003, n. 326, in data 07/12/04, prot. n. 14233, progr. 01 e 02, pratica n. 79/04, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 2 (progr. 01) e fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 3 (progr. 02), oggi di proprietà di CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273M e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z, stante l’improcedibilità della stessa in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; b) le opere abusive sono comunque non suscettibili di sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;






DISPONE






Di notificare agli interessati a cura del messo comunale, l’originale del presente atto, nei modi prescritti dalla legge.






Avverso il presente provvedimento l’interessato può proporre ricorso giurisdizionale al competente T.A.R., entro 60 giorni dalla data di notifica.






Il Responsabile del Servizio Il Responsabile del Settore Urbanistica






F.to Arch. Monica Giambruno F.to Ing. Francesca Usticano


http://www.comune.isoladellefemmine.pa.it/pagina530_concessioni-edilizie-2012.html













ORDINANZA DELL’UTC – Ripristino dello stato dei luoghi a carico di CARUSO DANIELE FIGLIO DELLA DECEDUTA BELLIS ERNESTA VIALE DEI SARACENI 29 2012 albo n.62.12 – Ord 5.12 utc




DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA N.07 del 24/04/2012






ORDINANZA DI DEMOLIZIONE E RIPRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI a carico di CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97












SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54 81 53 80 68 89 SAMANTA COSTR CANEPA SALVATORE LIC 27 89 SIALMA COSTR SOCIO MANNINO GIUSEPPE TOMMASO CEC 79 88 PIETRO BRUNO


http://lagendarossadiisoladellefemmine.blogspot.it/2012/07/sentenza-226-98-proc-2585-90-5236-93.html?spref=bl



http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/07/sentenza-226-98-proc-2585-90-5236-93-conc-52-88-54-81-53-80-68-89-samanta-costr-canepa-salvatore-lic-27-89-sialma-costr-socio-mannino-giuseppe-tommaso-cec-79-88-pietro-bruno1.pdf



SENTENZA 652 00 PROC 1791 95 6166 95 CONC AGIB ABITAB IN ASSENZA VARIANTE SU LIC 9 1990 PAGANO COSIMO CUTINO PIETRO EDIL ROMEO ALBERT NOTO ANTONIO BRUNO MARIA LAURA BOLOGNA


http://lagendarossadiisoladellefemmine.blogspot.it/2012/07/sentenza-652-00-proc-1791-95-6166-95.html



http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/07/sentenza-652-00-proc-1791-95-6166-95-conc-agib-abitab-in-assenza-variante-su-lic-9-1990-pagano-cosimo-cutino-pietro-edil-romeo-albert-noto-antonio-bruno-maria-laura-bologna3.pdf


















ISOLA DELLE FEMMINE, si dimettono i consiglieri comunali di minoranza


Si profila la nomina di un commissario straordinario che sostituirà l'assise


ISOLA DELLE FEMMINE. Terremoto politico in paese. Si sono dimessi dalla carica di consigliere comunale i sei componenti della minoranza appartenenti al gruppo “Rinascita isolana”. La decisione presa da Giuseppe Caltanissetta, capogruppo, Angelo Mannino, Orazio Billeci, Francesco Crisci, Rosario Mignano e Benedetto Nuvoloso arriva dopo l’accesso agli atti del Comune disposto dal ministero degli Interni, per accertare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose. Si profila, adesso, la possibilità della nomina di un commissario straordinario che sostituirà l’assise civica, dato che anche gli atri otto consiglieri della stessa lista di opposizione, non eletti alle amministrative del giugno 2009, (Rosario Rappa, Bartola Guercio, Santo Sanfilippo, Francesco Millocca, Gaetano Ferrante, Giovanna Croce, Salvatore Colonna e Stefania Oliva) hanno contestualmente rinunciato alla surroga. I particolari nel TG 7


( 24 aprile 2012 )












Movimento Politico – Gruppo Consiliare “Rinascita Isolana”






COMUNICATO STAMPA




I consiglieri comunali del Gruppo “ Rinascita Isolana”, minoranza in seno all’assise civica del Comune di Isola delle Femmine, affidano alla presente nota le ragioni della propria scelta politica di abbandonare l’organo assembleare, rassegnando le dimissioni dalla carica istituzionale rivestita.


Il 16 aprile scorso, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa e confermato dal Sindaco Portobello, ha avuto inizio l’accesso ispettivo, presso l’ente locale, della commissione prefettizia, incaricata dal Ministero dell’Interno di accertare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose nell’Amministrazione di Isola delle Femmine.

Tale evento costituisce l’epilogo, drammaticamente atteso, della complessa vicenda relativa alle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, il cui risultato è stato palesemente condizionato da interessi e pressioni, del tutto estranei alla sana dialettica politica ed al confronto democratico.




I sospetti che hanno spinto le Forze dell’Ordine e le Autorità di Governo a disporre il citato intervento testimoniano la serietà e gravità di quanto ripetutamente denunciato dalle opposizioni e confermato la tesi, da sempre sostenuta da “Rinascita Isolana” e da tutti i liberi cittadini di Isola delle Femmine, secondo il quale il voto del 2009 è stato falsato ed inquinato.





In questi due anni di legislatura, i consiglieri di minoranza – derisi, giudicati come visionari, denigrati, fatti oggetto di una serie stucchevole di querele – hanno esercitato una costante e coraggiosa attività di controllo dell’operato della Giunta e degli Uffici, costituendo di fatto l’unico argine politico al dilagare degli illeciti e alla mala gestio della cosa pubblica.

Nella seduta consiliare del 12 marzo 2010,  in particolare, “Rinascita Isolana” ha descritto, senza timore alcuno, il quadro a tinte fosche che si andava progressivamente disegnando intorno al governo dell’ente locale – il fitto intrico di affari e speculazioni che ha costituito l’unico vero collante del gruppo Portobello: paradossalmente, alla luce delle indiscrezioni pubblicate sui mezzi di informazione circa le ragioni dell’eccesso ispettivo disposto dal Ministero dell’Interno, i consiglieri dimissionari devono riconoscere, con amarezza, che i dubbi e le ansie paventati in seno all’assise civica non erano che la punta di un iceberg, di cui ancora non è dato conoscere l’effettiva estensione.

Le funzioni di controllo sin ad ora esercitate dall’opposizione, peraltro, sono state ormai dolorosamente assunte dai componenti del pool, che sta passando al setaccio gli atti comunali, per cui sarebbe ultroneo ogni intervento dei consiglieri comunali.

In presenza di un’Amministrazione ormai al tramonto, questo è si il momento dell’indignazione sociale e della liberazione dal giogo del governo del cemento, ma deve essere - al tempo stesso – l’inizio di una nuova fase politica e sociale, in cui assumere decisioni di responsabilità, finalizzate a restituire, nel più breve tempo possibile, ai cittadini di Isola delle Femmine, il diritto di scegliere in libertà i propri governanti.

Il gruppo consigliare “Rinascita Isolana”, ringraziando quanti – in questi drammatici anni – hanno condotto al loro fianco questa battaglia di giustizia, legalità e civiltà; fiero di aver compiuto fedelmente la propria missione cui sono stati chiamati dai loro elettori; orgoglioso di aver provato a rappresentare anche coloro i quali non hanno avuto voce in consiglio; rimette nelle mani degli isolani il mandato istituzionale ricevuto, impegnandosi sin d’ora a programmare, con rinnovato entusiasmo e sincere speranze, una nuova avventura politica, al fianco e al servizio dei propri concittadini



firmato : Movimento Politico – Gruppo Consiliare “Rinascita Isolana”





BELLIS ERNESTA,CARUSO DANIELE CLAUDIO,PARTICELLA 1766 FOGLIO 3,ABUSIVISMO,SIINO ANTONIO,ALBERT GIOVANNI,CANEPA,RAPPA ROCCO,BRUNO PIETRO,SENTENZE 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/04/isola-delle-femmine-si-dimettono-i.html