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Tuesday, May 19, 2015

La Regione e la guerra degli aliscafi Tutti i dubbi sul bando di Riccardo Lo Verso Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi

La Regione e la guerra degli aliscafi  Tutti i dubbi sul bando  


di Riccardo Lo Verso


È una tregua armata quella fra il governo regionale e Ustica Lines. Domani prevista l'audizione in commissione Trasporti del Senato dei vertici della compagnia di navigazione e dell'assessore regionale alla Mobilità. I conti non tornerebbero: c'è una differenza di oltre 10 milioni di euro.

PALERMO - È una tregua armata quella fra il governo regionale e Ustica Lines. Prossima tappa l'audizione, prevista per domani, dei vertici della compagnia di navigazione e dell'assessore regionale alla Mobilità, Giovanni Pizzo, davanti alla commissione trasporti del Senato.

Alla Regione restano fermi sulle loro posizioni, sollevando pesanti dubbi sul bando vinto da Ustica Lines che, dal canto suo, contrattacca: "La Regione Siciliana non ha mai contestato nulla all'Ustica Lines, né per quanto riguarda l'espletamento del servizio, né relativamente al corrispettivo, ma ha affermato piuttosto di avere essa stessa commesso un errore nella definizione dell'ultimo bando (e non dei precedenti) aggiudicato all'Ustica Lines”.

Il bando è quello milionario sfociato nell'appalto del 14 febbraio 2014. Due i lotti previsti: collegamenti con le isole Egadi (base d'asta 24 milioni) e con le isole Eolie (base d'asta 39 milioni di euro) per ventuno mesi, fino al 31 dicembre 2015. L'appalto è stato aggiudicato alla Ustica Lines con un ribasso di appena 0,05 per cento. La Compagnia delle Isole, seconda partecipante alla gara, fu esclusa per "difetto dei requisiti".

Nell'attesa delle verifiche necessarie, il servizio per ragioni d'urgenza è stato affidato alla Ustica Lines. La Compagnia delle Isole ha fatto ricorso al Tar e ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Il dipartimento regionale alle Infrastrutture ha deciso di attendere l'esito del contenzioso amministrativo prima della stipula del contratto. Nel frattempo, il Dipartimento si è preparato per indire i nuovi bandi. E così ha consultato il “Registro italiano navale” per verificare i costi di produzione. Risultato: per garantire i collegamenti, secondo l'assessorato, sarebbero necessari molti meno soldi di quelli previsti dal bando di febbraio 2014. A conti fatti, la Regione potrebbe risparmiare 10 milioni e mezzo di euro di finanziamenti.

In assessorato hanno sentito puzza di bruciato e spulciando il vecchio bando avrebbero scoperto alcune presunte anomalie. E domani le presenteranno in Commissione al Senato. Innanzitutto, i costi dei servizi marittimi, punto di partenza per quantificare la base d'asta dei lotti aggiudicati alla Ustica Lines, sarebbero stati richiesti dal Dipartimento regionale ed elaborati dal ministero delle Infrastrutture, facendo riferimento ai costi non di navi "generiche" ma di quelle della Ustica Lines, già vincitrice delle gare precedenti. Dunque, la Regione solleverebbe dubbi anche sull'operato dei funzionari romani.

Ed ancora, la voci relative agli "utili di impresa e all'organizzazione", anch'essi fondamentali per stabilire il prezzo di partenza per l'asta, sarebbero stati conteggiati due volte. Dubbi che si aggiungono al presunto conflitto di interessi, già emerso nei mesi scorsi, della dirigente che allora guidava il servizio: la figlia era alle dipendenze della Ustica Lines.

Nei giorni scorsi si è arrivati allo scontro. La Regione sostiene infatti di avere anticipato alla compagnia 20 milioni di euro per i collegamenti dal 1 aprile 2014 al 30 marzo 2015, e si dice disposta a mettere di nuovo mani al portafogli ma solo dopo che Ustica Lines avrà fornito tutte le pezze d'appoggio che consentano le verifiche dei costi sostenuti. La compagnia affida la sua risposta ad una dura nota: “La Regione sostiene che il corrispettivo di questo bando per i servizi sarebbe sovradimensionato del 15 per cento sulla base di uno studio fornito dal Registro Italiano Navale, ma lo stesso Registro Italiano Navale nei giorni scorsi ha ufficialmente smentito la Regione affermando, tra l'altro, che i dati che forniti sono stati rimodulati dalla Regione stessa. In ogni caso, l'infondatezza delle "valutazioni" della Regione saranno dimostrate dall'Ustica Lines nelle opportune sedi".

Ed ancora: "Ustica Lines ha partecipato ad un bando europeo, si è aggiudicata la gara in via definitiva ed ha eseguito i servizi richiesti per ottemperare ad ordinanze della Regione. Per oltre un anno l'Ustica Lines non ha percepito un solo euro di quanto dovuto e la Regione, dopo oltre un anno, non ha sottoscritto i contratti, sottraendosi così ai suoi obblighi, pretendendo però che l'Ustica Lines continui ad effettuare i servizi per proprio conto. Non si può continuare a volere scaricare sull'Ustica Lines responsabilità che sono esclusivamente della Regione Siciliana e non si può continuare a gettare strumentalmente discredito su un'Azienda che ha svolto sempre la propria attività nel rispetto di quanto richiesto dai bandi, contribuendo al rilancio economico-sociale-occupazionale della Sicilia".



Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi


Giulio Ambrosetti

Il governo Renzi non ha alcuna intenzione di restituire ai cittadini italiani le pensioni ‘trafugate’ da Monti. Al contrario, prepara una manovra che si annuncia molto più pesante di quella di Monti del 2011. Perché l’unico potere che oggi difende i cittadini italiani è la magistratura. L'ennesimo scippo di 4 miliardi alla Sicilia 



Tra due settimane milioni di italiani verranno chiamati al voto per le amministrative. Sarebbe auspicabile, per i cittadini, andare alle urne conoscendo la verità su quello che sta succedendo e su quello che succederà nel Belpaese nei prossimi mesi. Ma, a quanto pare, non è così. C’è chi preferisce nascondere la verità, magari per prendere in giro i cittadini-elettori. Emblematica, al riguardo, la sceneggiata che sta accompagnando la recente sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Con il governo Renzi che, di fatto, annuncia che tale sentenza verrà applicata - ma non subito - per alcuni cittadini e non verrà applicata per altri cittadini. Di fatto, siamo davanti a un’insubordinazione del potere esecutivo verso un pronunciamento della Corte Costituzionale. Proviamo a raccontare quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere.
In tanti, in Italia, fanno finta di non aver capito il vero significato della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Si tratta di un pronunciamento coraggioso in difesa di un diritto costituzionalmente garantito (la pensione) e, in generale, in difesa della democrazia. Ancora una volta (è già successo con il Muos di Niscemi ed è ormai la normalità nella lotta alla mafia), la magistratura (in questo caso è la Corte Costituzionale) si sostituisce alla politica per difendere i cittadini italiani dalla prepotenza antidemocratica di un governo - il governo Renzi - che non ha alle spalle un andato popolare ma, con molta probabilità, forze e interessi che nulla hanno a che spartire con il nostro Paese.
La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni è importante. Perché ristabilisce un principio che è nella nostra Costituzione: e cioè che le pensioni dei cittadini, una volta stabilite per legge, non possono essere toccate. Questo lo sapevano bene anche Mario Monti e Giorgio Napolitano. Ma nel nome del “Ce lo chiede l’Europa” hanno sacrificato un diritto acquisito dai cittadini. Diritto che la Corte Costituzionale ha ripristinato. Cosa, questa, che avrebbe dovuto fare la politica. Solo che il Parlamento italiano è fatto da ‘nominati’ dalle segretarie dei partiti. Così, piuttosto che opporsi all’incostituzionale taglio delle pensioni, i parlamentari hanno avallato tale provvedimento. Ma a ripristinare la legalità hanno pensato i giudici della Consulta, che hanno ‘bocciato’ lo scippo del governo ai pensionati. Dalla stessa Corte Costituzionale, prima del pronunciamento sulle pensioni, è arrivato anche la ‘bocciatura’ del Porcellum, legge elettorale che la Consulta ha definito incostituzionale.
Per tutta risposta, il Parlamento ha varato una nuova legge elettorale - l’Italicum - che ripropone, almeno in parte, i vizi di incostituzionalità segnalati dalla Consulta (200 parlamentari ancora una volta ‘nominati’ dalle segreterie dei partiti) e un nuovo elemento che l’Italia ha già conosciuto con l’avvento del fascismo con la legge Acerbo: un abnorme premio di maggioranza. Premio di maggioranza che, in teoria, dovrebbe andare al partito (e non alla coalizione!) che raggiungerà il 40 per cento dei consensi. Ma che, in realtà, andrà a uno dei due partiti che prenderà più voti al ballottaggio. Di fatto, un partito del 30-32 per cento potrebbe avere la maggioranza dei parlamentari nell’unica Camera che è rimasta, dopo la sostanziale abolizione del Senato. Se ci fate caso, la differenza con la legge Acerbo è di appena 5 punti (la legge Acerbo dava la maggioranza al partito che raggiungeva il 25 per cento dei voti). Ma con un frazionamento dei quadro politico e parlamentare non è detto che non si torni alle percentuali della legge Acerbo. Ormai siamo lì, in tutti i sensi…
Detto questo, solo i ciechi, o gli uomini di malafede, non vedono, nei pronunciamenti della Corte Costituzionale e nel ruolo di garanzia della magistratura, l’unico argine a un potere esecutivo ormai sempre più debordante e antidemocratico. In questo senso ci si sarebbe aspettati di più dal nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che invece ha firmato una legge elettorale - l’Italicum - palesemente incostituzionale che, come abbiamo visto, ripropone, addirittura, scenari che il nostro Paese ha già vissuto nell’inglorioso ventennio fascista. Tra l’altro - fatto non certo secondario - Mattarella ha fatto parte, in qualità di giudice costituzionale, della Consulta che ha ‘bocciato’ il Porcellum: cosa, questa, che avrebbe dovuto far riflettere di più il Presidente della Repubblica. Ma tant’è.
Di più. Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulle pensioni viene volutamente sottovalutato dal Governo e da ampi settori del Pd. Si fa finta di non capire che in Italia c’è un potere dello Stato (la magistratura) e un organo di rilevanza costituzionale (la Corte Costituzionale) che non hanno alcuna intenzione di sacrificare i diritti dei cittadini italiani e lo spirito della Costituzione italiana del 1948 ai dettami di un’Unione europea dell’euro in buona parte fallimentare e antidemocratica. La magistratura, di fatto, si è sostituita alla politica nel difendere i cittadini siciliani dagli effetti non ancora chiari del Muos di Niscemi. Mentre la Corte Costituzionale ha ricordato al governo Renzi che non si possono 'saccheggiare' le pensioni dei cittadini garantite dalla Costituzione. Anche su questo fronte ci si aspettava di più da parte del Presidente Mattarella, che si è limitato a un demagogico taglio della propria indennità di docente universitario e all’imposizione del tetto di 250 mila euro ai dirigenti del Quirinale: provvedimento, in questo caso, giusto.
Manca, però, il coraggio di cominciare a riconoscere un fatto che è nelle cose: e cioè che l’Unione europea dell’euro mal si concilia con la Costituzione italiana in parte già oltraggiata dal pareggio di Bilancio (leggere Fiscal Compact) e, soprattutto, con la democrazia. La storia del debito pubblico italiano non giustifica affatto il rigore che si cerca di imporre all’Italia, se è vero che ci sono altri Paesi al mondo - vedi Giappone e Usa - dove il debito pubblico è ben più elevato rispetto a quello dell'Italia. Sono i tedeschi che, come negli anni ’30 del secolo passato, vogliono imporre all’Europa i propri dettami. Ed è paradossale che un Paese come la Germania - che ha ammazzato 6 milioni di persone nei campi di concentramento, senza mai pagare i debiti di guerra - imponga adesso ai Paesi dell’Unione europea la trasformazione del debito pubblico in debiti delle famiglie e delle imprese!
Davanti a questa nefandezza, che peraltro calpesta i principi del keynesismo economico, c’è la reazione orgogliosa della Grecia di Tsipras, mentre il nostro Presidente del Consiglio, Renzi, preferisce recarsi dalla signora Merkel con il cappello tra le mani...
La speranza è che la magistratura e la Corte Costituzionale mantengano la schiena dritta. E che, magari, si svegli anche il Quirinale, iniziando a segnalare una doverosa discontinuità rispetto alla stagione di Napolitano. Del resto, la politica italiana, tranne rare eccezioni, non ha mai difeso i cittadini contro la mafia. Ci ha pensato, spesso in solitudine e pagando prezzi altissimi, la magistratura. E non è un caso se, oggi, davanti alla prepotenza antidemocratica e per certi versi fascista dell’Europa dell’euro, a difendere i cittadini italiani siano sempre i magistrati e i giudici costituzionali (che per due terzi, lo ricordiamo, sono magistrati).
Quanto al governo Renzi, invece di continuare con la demagogia spicciola, farebbe bene a dire la verità. E la verità è che l’Unione europea dell’euro chiede all’Italia, da qui a dicembre, una nuova manovra che dovrebbe oscillare da 16 a 25 miliardi di euro. Una follia. Altri soldi che dovrebbero essere strappati dalle tasche delle famiglie e delle imprese italiane. Soldi che dovrebbero servire per pagare il prezzo del ‘rigore’ imposto dalla solita Germania della signora Merkel. Altro che restituzione di 500 euro ai 4 milioni di pensionati italiani!
Il governo Renzi si prepara a infliggere agl’italiani un nuovo, pesantissimo salasso. E conta di farlo dopo il voto delle amministrative. L'antipasto è già stato anticipato in Sicilia. Con lo scippo, nel silenzio generale, di 4 miliardi di euro dal Bilancio della Regione siciliana 2015. Sono debiti dello Stato verso la Regione siciliana. Che il governo Renzi ha incamerato con una truffaldina operazione di contabilità finanziaria (come vi abbiamo raccontato in questo articolo dove l'operazione viene dettagliata punto per punto).
Non solo il governo Renzi non ha alcuna intenzione di applicare la sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Ma si prepara, con l’appoggio della Germania, ad effettuare una manovra che sarà molto più pesante di quella fatta dal governo Monti nel 2011. Cosa, questa, che dovrebbe fare riflettere gl’italiani sul Pd di Renzi.   





Isola Pulita: Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi

"Una villa in cambio di fondi Ue": indagato l'ex presidente dell'Ars Cascio Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi


"Una villa in cambio di fondi Ue": indagato l'ex presidente dell'Ars Cascio

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Autori dell'omaggio sarebbero stati gli imprenditori Giuseppe e Gianluigi Lapis, padre e figlio, titolari della ditta che costruì il Golf Club Le Madonie. Indagati anche gli ex dirigenti Agostino Porretto e Aldo Greco

L'ex vicepresidente della Regione Sicilia, Francesco Cascio, che fu anche presidente dell'Assemblea regionale siciliana, è indagato per corruzione dalla Procura di Palermo: avrebbe consentito a una società titolare di un resort e di un impianto sportivo adibito a campi da golf di ottenere fondi europei; in cambio l'esponente politico oggi Ncd avrebbe ricevuto in regalo una villetta a Collesano (Palermo). Autori dell'"omaggio" sarebbero stati gli imprenditori Giuseppe e Gianluigi Lapis, padre e figlio, titolari della Ecotecna srl (oggi fallita), che costruì il Golf Club Le Madonie, con sede nello stesso paese a cinquanta chilometri dal capoluogo di regione, e che ottennero un finanziamento di oltre 6 milioni. Assieme ai Lapis e a Cascio, indagato nella qualità di ex assessore regionale al Turismo del governo Cuffaro, in carica dal 2001 al 2004, sono coinvolti nell'indagine anche due dirigenti regionali, Agostino Porretto e Aldo Greco.

Immediata la replica dell'attuale deputato del partito di Angelino Alfano: "La villetta - spiega - sorge nel territorio di Collesano, ma da tutt'altra parte rispetto agli impianti da golf. E' di appena ottanta metri quadrati, l'ho pagata fino all'ultimo millesimo e ho pure ritrovato le fatture della ditta e le matrici degli assegni". Ai cinque indagati sono stati notificati gli avvisi di garanzia: saranno sentiti nei prossimi giorni. Nel mirino della Guardia di Finanza ci sono la delibera 149 del 20-21 marzo 2001, con cui la giunta Cuffaro approvò il documento di attuazione del Programma operativo regionale 2000-2006, consentendo alla Ecotecna di ampliarsi, e la circolare 4 del 26 settembre 2001, che integrò e modificò la disciplina dei finanziamenti dei programmi.

Giuseppe Lapis, amministratore di fatto, e il figlio Gianluigi, rappresentante legale
 dell'azienda, avrebbero ingannato la Regione, dimostrando falsamente di avere le carte in regola per ottenere un finanziamento di 6.152.419,93 euro per ampliare il "Borgo delle vacanze e del tempo libero", nell'ambito di un programma da 22 milioni 621 mila euro. Il finanziamento reale fu di 6.112.479,13. Per questo i due imprenditori rispondono pure di truffa aggravata ai danni della Regione. I Lapis ora rischiano di essere anche indagati per la bancarotta della Ecotec

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/05/19/news/_una_villa_in_cambio_di_fondi_ue_indagato_l_ex_presidente_dell_ars_cascio-114726335/



Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi


Giulio Ambrosetti

Il governo Renzi non ha alcuna intenzione di restituire ai cittadini italiani le pensioni ‘trafugate’ da Monti. Al contrario, prepara una manovra che si annuncia molto più pesante di quella di Monti del 2011. Perché l’unico potere che oggi difende i cittadini italiani è la magistratura. L'ennesimo scippo di 4 miliardi alla Sicilia 



Tra due settimane milioni di italiani verranno chiamati al voto per le amministrative. Sarebbe auspicabile, per i cittadini, andare alle urne conoscendo la verità su quello che sta succedendo e su quello che succederà nel Belpaese nei prossimi mesi. Ma, a quanto pare, non è così. C’è chi preferisce nascondere la verità, magari per prendere in giro i cittadini-elettori. Emblematica, al riguardo, la sceneggiata che sta accompagnando la recente sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Con il governo Renzi che, di fatto, annuncia che tale sentenza verrà applicata - ma non subito - per alcuni cittadini e non verrà applicata per altri cittadini. Di fatto, siamo davanti a un’insubordinazione del potere esecutivo verso un pronunciamento della Corte Costituzionale. Proviamo a raccontare quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere.
In tanti, in Italia, fanno finta di non aver capito il vero significato della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Si tratta di un pronunciamento coraggioso in difesa di un diritto costituzionalmente garantito (la pensione) e, in generale, in difesa della democrazia. Ancora una volta (è già successo con il Muos di Niscemi ed è ormai la normalità nella lotta alla mafia), la magistratura (in questo caso è la Corte Costituzionale) si sostituisce alla politica per difendere i cittadini italiani dalla prepotenza antidemocratica di un governo - il governo Renzi - che non ha alle spalle un andato popolare ma, con molta probabilità, forze e interessi che nulla hanno a che spartire con il nostro Paese.
La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni è importante. Perché ristabilisce un principio che è nella nostra Costituzione: e cioè che le pensioni dei cittadini, una volta stabilite per legge, non possono essere toccate. Questo lo sapevano bene anche Mario Monti e Giorgio Napolitano. Ma nel nome del “Ce lo chiede l’Europa” hanno sacrificato un diritto acquisito dai cittadini. Diritto che la Corte Costituzionale ha ripristinato. Cosa, questa, che avrebbe dovuto fare la politica. Solo che il Parlamento italiano è fatto da ‘nominati’ dalle segretarie dei partiti. Così, piuttosto che opporsi all’incostituzionale taglio delle pensioni, i parlamentari hanno avallato tale provvedimento. Ma a ripristinare la legalità hanno pensato i giudici della Consulta, che hanno ‘bocciato’ lo scippo del governo ai pensionati. Dalla stessa Corte Costituzionale, prima del pronunciamento sulle pensioni, è arrivato anche la ‘bocciatura’ del Porcellum, legge elettorale che la Consulta ha definito incostituzionale.
Per tutta risposta, il Parlamento ha varato una nuova legge elettorale - l’Italicum - che ripropone, almeno in parte, i vizi di incostituzionalità segnalati dalla Consulta (200 parlamentari ancora una volta ‘nominati’ dalle segreterie dei partiti) e un nuovo elemento che l’Italia ha già conosciuto con l’avvento del fascismo con la legge Acerbo: un abnorme premio di maggioranza. Premio di maggioranza che, in teoria, dovrebbe andare al partito (e non alla coalizione!) che raggiungerà il 40 per cento dei consensi. Ma che, in realtà, andrà a uno dei due partiti che prenderà più voti al ballottaggio. Di fatto, un partito del 30-32 per cento potrebbe avere la maggioranza dei parlamentari nell’unica Camera che è rimasta, dopo la sostanziale abolizione del Senato. Se ci fate caso, la differenza con la legge Acerbo è di appena 5 punti (la legge Acerbo dava la maggioranza al partito che raggiungeva il 25 per cento dei voti). Ma con un frazionamento dei quadro politico e parlamentare non è detto che non si torni alle percentuali della legge Acerbo. Ormai siamo lì, in tutti i sensi…
Detto questo, solo i ciechi, o gli uomini di malafede, non vedono, nei pronunciamenti della Corte Costituzionale e nel ruolo di garanzia della magistratura, l’unico argine a un potere esecutivo ormai sempre più debordante e antidemocratico. In questo senso ci si sarebbe aspettati di più dal nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che invece ha firmato una legge elettorale - l’Italicum - palesemente incostituzionale che, come abbiamo visto, ripropone, addirittura, scenari che il nostro Paese ha già vissuto nell’inglorioso ventennio fascista. Tra l’altro - fatto non certo secondario - Mattarella ha fatto parte, in qualità di giudice costituzionale, della Consulta che ha ‘bocciato’ il Porcellum: cosa, questa, che avrebbe dovuto far riflettere di più il Presidente della Repubblica. Ma tant’è.
Di più. Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulle pensioni viene volutamente sottovalutato dal Governo e da ampi settori del Pd. Si fa finta di non capire che in Italia c’è un potere dello Stato (la magistratura) e un organo di rilevanza costituzionale (la Corte Costituzionale) che non hanno alcuna intenzione di sacrificare i diritti dei cittadini italiani e lo spirito della Costituzione italiana del 1948 ai dettami di un’Unione europea dell’euro in buona parte fallimentare e antidemocratica. La magistratura, di fatto, si è sostituita alla politica nel difendere i cittadini siciliani dagli effetti non ancora chiari del Muos di Niscemi. Mentre la Corte Costituzionale ha ricordato al governo Renzi che non si possono 'saccheggiare' le pensioni dei cittadini garantite dalla Costituzione. Anche su questo fronte ci si aspettava di più da parte del Presidente Mattarella, che si è limitato a un demagogico taglio della propria indennità di docente universitario e all’imposizione del tetto di 250 mila euro ai dirigenti del Quirinale: provvedimento, in questo caso, giusto.
Manca, però, il coraggio di cominciare a riconoscere un fatto che è nelle cose: e cioè che l’Unione europea dell’euro mal si concilia con la Costituzione italiana in parte già oltraggiata dal pareggio di Bilancio (leggere Fiscal Compact) e, soprattutto, con la democrazia. La storia del debito pubblico italiano non giustifica affatto il rigore che si cerca di imporre all’Italia, se è vero che ci sono altri Paesi al mondo - vedi Giappone e Usa - dove il debito pubblico è ben più elevato rispetto a quello dell'Italia. Sono i tedeschi che, come negli anni ’30 del secolo passato, vogliono imporre all’Europa i propri dettami. Ed è paradossale che un Paese come la Germania - che ha ammazzato 6 milioni di persone nei campi di concentramento, senza mai pagare i debiti di guerra - imponga adesso ai Paesi dell’Unione europea la trasformazione del debito pubblico in debiti delle famiglie e delle imprese!
Davanti a questa nefandezza, che peraltro calpesta i principi del keynesismo economico, c’è la reazione orgogliosa della Grecia di Tsipras, mentre il nostro Presidente del Consiglio, Renzi, preferisce recarsi dalla signora Merkel con il cappello tra le mani...
La speranza è che la magistratura e la Corte Costituzionale mantengano la schiena dritta. E che, magari, si svegli anche il Quirinale, iniziando a segnalare una doverosa discontinuità rispetto alla stagione di Napolitano. Del resto, la politica italiana, tranne rare eccezioni, non ha mai difeso i cittadini contro la mafia. Ci ha pensato, spesso in solitudine e pagando prezzi altissimi, la magistratura. E non è un caso se, oggi, davanti alla prepotenza antidemocratica e per certi versi fascista dell’Europa dell’euro, a difendere i cittadini italiani siano sempre i magistrati e i giudici costituzionali (che per due terzi, lo ricordiamo, sono magistrati).
Quanto al governo Renzi, invece di continuare con la demagogia spicciola, farebbe bene a dire la verità. E la verità è che l’Unione europea dell’euro chiede all’Italia, da qui a dicembre, una nuova manovra che dovrebbe oscillare da 16 a 25 miliardi di euro. Una follia. Altri soldi che dovrebbero essere strappati dalle tasche delle famiglie e delle imprese italiane. Soldi che dovrebbero servire per pagare il prezzo del ‘rigore’ imposto dalla solita Germania della signora Merkel. Altro che restituzione di 500 euro ai 4 milioni di pensionati italiani!
Il governo Renzi si prepara a infliggere agl’italiani un nuovo, pesantissimo salasso. E conta di farlo dopo il voto delle amministrative. L'antipasto è già stato anticipato in Sicilia. Con lo scippo, nel silenzio generale, di 4 miliardi di euro dal Bilancio della Regione siciliana 2015. Sono debiti dello Stato verso la Regione siciliana. Che il governo Renzi ha incamerato con una truffaldina operazione di contabilità finanziaria (come vi abbiamo raccontato in questo articolo dove l'operazione viene dettagliata punto per punto).
Non solo il governo Renzi non ha alcuna intenzione di applicare la sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Ma si prepara, con l’appoggio della Germania, ad effettuare una manovra che sarà molto più pesante di quella fatta dal governo Monti nel 2011. Cosa, questa, che dovrebbe fare riflettere gl’italiani sul Pd di Renzi.   


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CASCIO FRANCESCO,CUFFARO,  GIORGIO NAPOLITANO, GIULIO AMBROSETTI, PORRETTO AGOSTINO,GRECO ALDO, MAGISTRATURA, MARIO MONTI, LAPIS GIANLUIGI, PENSIONI,LAPIS GIUSEPPE, RENZI, SERGIO MATTARELLA,


"Una villa in cambio di fondi Ue": indagato l'ex presidente dell'Ars Cascio  

Il Consiglio di Stato conferma lo stop all’inceneritore della Versilia Processo Falascaia, condannati in quattro

Il Consiglio di Stato conferma lo stop all’inceneritore della Versilia



Respinta la richiesta di Tev di annullare la sentenza del Tar che aveva dato ragione alla Provincia. Si chiude così il contenzioso sull’annullamento dell’autorizzazione all’impianto di Pietrasanta






PIETRASANTA. La parola fine, in calce ad una vicenda, quella dell’inceneritore del Pollino intrisa di veleni e carte bollate, è stata scritta nei giorni sorsi dal Consiglio di Stato. Sentenza che, nella sostanza, ha dato ragione alla Provincia di Lucca in merito al ricorso di Tev – la società che gestiva l’inceneritore - sull'annullamento dell'autorizzazione all'impianto e ha respinto la richiesta di annullamento della precedente sentenza del Tar della Toscana.
Si chiude in questo modo il principale contenzioso partito dall'annullamento delle concessioni della Provincia, avvenuto nel 2011, quando il servizio ambiente dell'amministrazione provinciale, tenendo conto dei dati tecnici disponibili, decise, di fatto, la sospensione dell'attività dell'impianto del Pollino, località Falascaia.
L’annullamento dell’autorizzazione, rilasciata dalla Provincia all'impianto di Falascaia nel 2006, era stato realizzato attraverso un procedimento di autotutela. Al momento del rilascio, infatti, vi era stato un collaudo dell'impianto che utilizzava i dati del sistema di monitoraggio in continuo dell'impianto stesso, forniti dal gestore al collaudatore e, di conseguenza, alla Provincia stessa, dati che sembravano rispettare i limiti di legge.
La decisione della revoca era stata presa dopo che l'ente di Palazzo Ducale aveva potuto acquisire dalla Procura di Lucca la relazione che dimostrava come tali dati forniti da Tev non fossero veritieri e, pertanto, venivano a mancare i presupposti di legittimità per l’atto fatto a suo tempo. Provvedimento contrastato da Tev che decise, come detto, di ricorrere al Tar per far valere le proprie ragioni. Tev aveva già incassato la sentenza negativa al ricorso presentato al Tar della Toscana su tre atti: l'ordinanza di bonifica, l'annullamento dell'autorizzazione e il mancato rilascio dell'autorizzazione dello scarico delle acque reflue, chiedendo un risarcimento di oltre otto milioni di euro al rappresentante legale della Provincia.
«Il Tar, infatti, si era pronunciato a favore della Provincia, respingendo i tre ricorsi, con ampia e piena condivisione dell'operato e delle argomentazioni della Servizio Ambiente dell’amministrazione provinciale che aveva tenuto conto dei dati tecnici disponibili e dei contributi istruttori autonomamente acquisiti nel 2011» si legge in una nota.
Il successivo approdo dalle parti del Consiglio di Stato, per Tev, è stato però un nuovo fallimento alla voce sentenze in quanto il provvedimento impugnato non è stato ritenuto come ingiusto, illogico, sproporzionato o irragionevole. Al contrario, sempre il Consiglio di Stato ha giudicato
l'operato dell'amministrazione provinciale di Lucca «saldamente ancorato - aggiunge la nota - alle proprie necessarie condizioni di legittimità, in quanto esistevano in concreto tutte le condizioni sia tecniche, sia giudiziarie per l'iniziativa di autotutela intrapresa».


Processo Falascaia, condannati in quattro



Manager e tecnici di Tev-Veolia chiamati anche a risarcire le parti civili Sversarono nel Baccatoio le acque inquinate dell’inceneritore oggi chiuso


PIETRASANTA. Colpevoli di aver violato l'articolo 674 del codice penale in base al quale è punito con l'arresto fino ad un mese o con una sanzione fino a 206 euro «chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti». La vicenda è quella dello sversamento nel torrente Baccatoio delle acque inquinate dalla diossina, e non solo, provenienti dall'inceneritore di Falascaia. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Lucca, giudice monocratico Valeria Marino, a carico di Thierry Pierre Marie Hubert, Enrico Fritz, Marco Albertosi e Stefano Danieli, tutti manager e tecnici di Tev-Veolia, per i quali il giudice ha sospeso la pena.
Ma gli imputati - condannati anche per il capo “D” del rinvio a giudizio, ovvero il superamento del limite consentito per il rame, finito nelle acque superficiali e da lì nel torrente Baccatoio - dovranno risarcire i danni patiti, così indica il dispositivo della sentenza, da Comune di Pietrasanta, Regione, Consorzio di bonifica della Versilia, associazione Wwf. Tutti costituitosi parti civili nel processo. Oltre al danno morale per tutte le altre parti civili, nella misura di mille euro per ciascuna delle parti.
Tutti e quattro sono stati condannati anche al pagamento delle spese legali per le parti civili assistite dagli avvocati Enrico Marzaduri, Sergio Nunzi, Fabio Ciari, Alessio Menconi, Gabriele Dalle Luche, Ilaria Bartoli e Filippo Antonini.
La vera pena - così la conclusione della requisitoria del pubblico ministero della procura di Lucca, Lucia Rugani, impegnata sul fronte delle indagini ambientali - è la chiusura dell'inceneritore, sequestrato nel luglio del 2010, mai più riaperto ed escluso dal Piano regionale dei rifiuti e dalla pianificazione dell'Ambito territoriale (Ato Toscana Costa). Dopo anni e anni - va sottolineato - di battaglie di comitati e cittadini che ancora oggi e chissà per quanto affrontano le conseguenze sanitarie della presenza dell’inceneritore.
Nella penultima udienza, formulando al richiesta di condanna e relativa pena, era stata ancora Lucia Rugani a ricordare che la ditta non ha mai presentato i documenti richiesti dal magistrato se non ad indagine già avviata e con l'impianto già sequestrato.
In aula, ieri pomeriggio, erano presenti anche il sindaco Domenico Lombardi ed Italo Viti, assessore all'ambiente. Per il primo Falascaia non sarà più un problema amministrativo, ma - casomai - di impegno persone e civile; per il secondo, candidato alle primarie del Pd, un eventuale prossimo incarico nella Giunta che succederà a quella Lombardi potrebbe vederlo nuovamente alle prese con il futuro del colosso
che si staglia in mezzo ai campi a ridosso, appunto, del torrente Baccatoio.
Al momento l’impianto è affidato a Versilia ambiente, l’impresa creata da Sea ambiente e Sea risorse, che ha il compito di tenerlo in sicurezza dopo l’uscita di scena di Veolia.
http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2015/01/30/news/processo-falascaia-condannati-in-quattro-1.10768518



La provincia di Lucca, dove a seguito del sequestro dell’impianto di incenerimento di Pietrasanta (che aveva avvelenato due torrenti che sfociano dopo pochi chilometri direttamente sulla spiaggia della Versilia) si è deciso di adottare un piano di gestione rifiuti che non prevede l’utilizzo di inceneritori. Gestire in modo corretto i rifiuti senza fare ricorso all’incenerimento è possibile ed auspicabile, ma serve la volontà politica per farlo.

"Tirreno Venerdì 30 Gennaio 2015 

Oggetto: Falascaia, tutti i dettagli della sentenza contro i dirigenti Tev Veolia


Condannati per lo sversamento nel torrente Baccatoio di acque potenzialmente nocive (articolo 674 cpp) ma assolti perché il fatto non sussiste per quanto attiene all'articolo 137 del decreto legislativo 152/2006 (Norme in materia ambientale), comma 1, che riguarda "chiunque apra o effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione, oppure continui (...) dopo che l'autorizzazione sia stata sospesa o revocata". Assolti perché il fatto non sussiste anche dall'accusa di danneggiamento, in riferimento all'articolo 635 cpp. Questa la sentenza riguardante quattro manager e dirigenti tecnici di Tev-Veolia, nel processo per l'inceneritore di Falascaia a Pietrasanta, arrivato a conclusione il 29 gennaio nell'aula prima penale del tribunale di Lucca.

I quattro imputati sono Pierre Marie Thierry Hubert, presidente del Cda e legale rappresentante di Tev dall'ottobre 2007, Enrico Fritz, ad di Tev dal settembre 2008, Marco Albertosi, responsabile tecnico e di gestione dell'impianto dal febbraio 2009 e Stefano Danieli, procuratore speciale di Tev nominato il 3 settembre 2009. La giudice Valeria Marino ha assolto con le medesime motivazioni anche Stefano Ghetti, capo impianto dal novembre 2005 al giugno 2008 e Francesco Sbrana,
 amministratore delegatoDescrizione: http://cdncache1-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10x10.png e legale rappresentante di Tev spa dal settembre 2005 al settembre 2008. I due sono stati assolti per non aver commesso il fatto anche dall'accusa di sversamento in relazione all'articolo 674 cpp (riguardante il getto e lo sversamento di sostanze potenzialmente nocive) e dall'accusa di aver deteriorato il rio Baccatoio ("provocandone la contaminazione da diossina fino alla foce" recitava il rinvio a giudizio al capo C) perché il fatto non sussiste.

Fritz, Albertosi e Danieli, inoltre, sono stati assolti perché il fatto non sussiste in relazione al capo B, quello riguardante lo smaltimento senza autorizzazione di rifiuti liquidi pericolosi nelle condotte di Gaia spa, all'insaputa della società.
Si direbbe una sostanziale vittoria per i sei imputati e per i loro legali, se non fosse che il rinvio a giudizio, in materia di reati ambientali, è già di per sé un atto significativo. Caduta l'accusa di danneggiamento, secondo il difensore di Danieli Roberto Losengo, "resta il contentino per il quale noi avevamo anche proposto l'oblazione" dello sversamento e del superamento dei limiti di rame.

Ma intanto l'inceneritore di Falascaia non è stato più riaperto. Questo è il risultato più eclatante dell'indagine della magistratura condotta dal pm Lucia Rugani, che operò il sequestro l'8 luglio del 2010 dal quale è derivato poi il mancato rinnovo dell'autorizzazione provinciale. L'impianto non è più in organico nel piano regionale dei rifiuti, né in quello di Ato Costa. Resta il problema della bonifica, tema in discussione proprio ieri sera al Cav dei Comuni versiliesi.
Ed è oramai entrata nell'opinione comune la certezza che "senza inceneritori è meglio", al di là del gioco delle soglie minime di sostanze inquinanti sul quale, anche nell'ultima udienza in tribunale, gli avvocati delle difese hanno puntato molto. La colpa, se c'è, sarebbe della vecchia discarica a monte dell'impianto e della bonifica fatta male del vecchio "forno" degli anni Settanta. La colpa sarebbe anche dei cattivi campionamenti, contestati nel merito di come e quando sono stati fatti. E poi quell'area dei veleni "non è un parco giochi", ha detto forse a proposito l'avvocato Losengo, dato che l'idea del Comune sarebbe di portarci le scolaresche a fare didattica ambientale.

Un'amministrazione che sulla destinazione dell'area nel nuovo piano regolatore si è scontrata con la Regione Toscana e che ora si trova con altre emergenze emerse nel frattempo nel territorio: dal tallio nell'acqua del rubinetto, che riguarda potenzialmente migliaia di persone nell'arco di decenni, alle ex miniere Edem a monte dell'ormai famoso rio Baccatoio, oltre ai soliti divieti di balneazione nel mezzo della stagione turistica. Intanto però vale il principio secondo cui "contaminazione non significa danneggiamento". Un'altra delle finezze della difesa di Danieli. Quando è arrivata la sentenza, intorno alle 16, il sindaco Domenico Lombardi e l'assessore all'ambiente Italo Viti erano in aula fin dalla mattina, insieme a una trentina di attivisti fra i quali Daniela Bertolucci, Cinzia Bertuccelli e Stefania Brandinelli che tramite l'associazione per la tutela ambientale della Versilia hanno fatto decine di ricorsi nel corso degli anni contro l'impianto. C'erano Andrea Cecchini, Enrico Santambrogio, Daniele Ferrante, Amelia Tacca della Rete ambientale della Versilia, Mario Giannelli e Alessandro Giannetti del Blocco anticapitalista, David Lucii e Nicola Briganti del M5S di Pietrasanta. Insieme a loro le signore dai capelli bianchi che vivono nella bella zona agricola del Pollino, dov'è facile vedere gli aironi bianchi sulle rive dei molti corsi d'acqua.

Sono dei cittadini le foto che immortalano i vapori prodotti dall'acqua calda proveniente dall'impianto, nel momento in cui colava nel Baccatoio. L'inceneritore, o termovalorizzatore come viene chiamato grazie alla sua funzione di produrre energia dalla combustione, per anni ha emesso fumi al di fuori dei parametri, tanto che "qualcuno" inventò un software per tenerli sempre in regola artificialmente. Anche su questo i cittadini hanno dato battaglia e la vicenda è sfociata in un altro processo, terminato nel 2012 con due patteggiamenti da parte di Francesco Sbrana e del tecnico Umberto Ricci, che se la sono cavata con circa 4mila euro ciascuno di multa.

Dal sequestro dell'impianto in poi, passando per il mancato rinnovo del contratto con i Comuni versiliesi per la gestione dei rifiuti nel 2012, le sventure di Veolia si sono moltiplicate fino al fallimento. Il lavoro per gli avvocati non manca. Enrico Fritz è tuttora sotto indagine in qualità di
 amministratore delegatoDescrizione: http://cdncache1-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10x10.png di Tec spa (Termo Energia Calabria), insieme ad altri dirigenti della società e tecnici di impianti vari e discariche, fra cui il termovalorizzatore di Gioia Tauro. Tabula rasa l'hanno chiamata i Carabinieri del comando per la tutela dell'ambiente di Roma. Ventinove persone sono accusate di far parte di un'associazione a delinquere per lo smaltimento illecito, bruciati e messi in discarica, di rifiuti tal quali, trattati solo "sulla carta".

Fra gli elementi di rilievo di quest'indagine, corredata da molte intercettazioni telefoniche, emerge "il colossale e diabolico affare che ruota intorno al meccanismo del Cip6", ovvero il meccanismo dei certificati verdi e della vendita a prezzo maggiorato dell'energia prodotta con la combustione dei rifiuti al Gestore elettrico. Bruciare rifiuti negli inceneritori è stato equiparato dalla normativa italiana ad utilizzare fonti rinnovabili e di questo favore ha beneficiato per anni tutto il sistema degli impianti, facendolo pagare ai cittadini nella bolletta.

Daniela Francesconi
 " 

N. 00557/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00859/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 859 del 2010, proposto da T.E.V. Termo Energia Versilia S.p.A., rappresentata e difesa dagli avv. Andrea Fantappie' e Alberto Bianchi, con domicilio eletto presso il loro studio in Firenze, Via Palestro 3; 
contro
Provincia di Lucca in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Duccio M. Traina, con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via Lamarmora 14; 
nei confronti di
- Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via B. Varchi 59;
- Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distr.le dello Stato e domiciliato in Firenze, Via degli Arazzieri 4;
- Comune di Pietrasanta, Comune di Massarosa., ATO Toscana Costa, Regione Toscana , Agenzia regionale protezione ambiente (ARPA) - Toscana; non costituiti in giudizio;
per l'annullamento
della determinazione n. 2606 del 10 maggio 2010, trasmessa con comunicazione prot. 104378/9.12.3 del 13 maggio 2010, con cui è stata modificata parzialmente la precedente autorizzazione n. 125 del 8/08/2006;
- di tutti gli atti ad essa presupposti, conseguenti e comunque connessi.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Provincia di Lucca, del Consorzio Ambiente Versilia e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 marzo 2015 il dott. Carlo Testori e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO
1) Con il provvedimento dirigenziale n. 125 dell’8/8/2006 la Provincia di Lucca ha rilasciato alla società T.E.V. Termo Energia Versilia S.p.A., in qualità di gestore dell'impianto di incenerimento sito in località Falascaia nel Comune di Pietrasanta, l'autorizzazione all'esercizio dell'impianto stesso. Con la successiva determinazione dirigenziale n. 2606 del 10/5/2010 la predetta Provincia ha modificato parzialmente la precedente autorizzazione n. 125/2006 eliminando dal punto 1) del testo la lettera b).
Contro quest'ultimo provvedimento T.E.V. ha proposto il ricorso in epigrafe, per resistere al quale si sono costituiti in giudizio la Provincia di Lucca, il Consorzio Ambiente Versilia e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Nella camera di consiglio del 22 giugno 2010 questo Tribunale, con ordinanza n. 511, ha respinto la domanda cautelare formulata dalla parte ricorrente; tale decisione è stata appellata davanti al Consiglio di Stato da T.E.V., che ha poi rinunciato all'appello cautelare.
Per la trattazione della causa nel merito è stata fissata la pubblica udienza del 12 marzo 2015, in vista della quale:
- la difesa di T.E.V. ha depositato un'istanza di interruzione del giudizio, in relazione al sopravvenuto fallimento della società, dichiarato con sentenza del Tribunale di La Spezia n. 31 del 26 giugno 2014;
- la difesa del Consorzio Ambiente Versilia ha eccepito l'estinzione del giudizio per mancata prosecuzione/riassunzione nel termine previsto dall’art. 80 c.p.a.
Nella predetta udienza la causa è passata in decisione.
2) Il giudizio va dichiarato estinto.
L’art. 43 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267 prevede al comma 3 (aggiunto dall' art. 41 comma 1 del D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5) "L'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo".
Come chiarito dalla giurisprudenza amministrativa (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 21 novembre 2014 n. 5738; TAR Brescia, sez. I, 26 giugno 2014 n. 708; TAR Catania, sez. IV, 14 aprile 2014 n. 1135) la disposizione citata trova applicazione anche nel processo amministrativo e determina l'interruzione automatica del processo non appena viene dichiarato il fallimento di una delle parti, senza necessità di alcuna dichiarazione o presa d'atto; dal verificarsi di tale evento decorre, per la parte che ne è colpita, il termine per effettuare la riassunzione del processo, mentre per le altre parti il termine decorre dalla conoscenza dell'evento stesso. Nel caso in esame, il termine di 90 giorni previsto dall’art. 80 comma 3 c.p.a. decorreva, per il Fallimento T.E.V. (in persona del curatore), dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento, che risale al 26 giugno 2014; e anche a tener conto del periodo (45 giorni) di sospensione feriale dei termini, il termine per riassumere il giudizio è senz'altro decorso prima della presentazione della citata istanza di interruzione.
Quanto alle altre parti del giudizio si osserva: che il Consorzio Ambiente Versilia non ha certo interesse, né intenzione di riassumere il giudizio, visto che ne ha chiesto l'estinzione; che altrettanto può dirsi per la Provincia di Lucca, che non ha manifestato nessuna intenzione in tal senso e per il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, costituitosi in giudizio solo con una memoria formale, a cui non ha fatto seguito alcun ulteriore atto.
In relazione a quanto sopra il giudizio va dichiarato estinto. Tale esito giustifica la compensazione tra le parti delle spese di causa.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, dichiara estinto il giudizio sul ricorso in epigrafe.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 12 marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:
Saverio Romano, Presidente
Eleonora Di Santo, Consigliere
Carlo Testori, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/04/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



N. 00493/2015 REG.PROV.COLL.
N. 01975/2009 REG.RIC.
N. 01976/2009 REG.RIC.
N. 00141/2010 REG.RIC.
N. 00159/2010 REG.RIC.
N. 00160/2010 REG.RIC.
N. 00368/2010 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
A) sul ricorso numero di registro generale 1975 del 2009, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Fallimento della T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., rappresentato e difeso dagli avv. Alberto Bianchi, Andrea Fantappiè, con domicilio eletto presso Alberto Bianchi in Firenze, Via Palestro 3; 
contro
Comune di Viareggio in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Maria Lidia Iascone, con domicilio eletto presso - Segreteria T.A.R. in Firenze, Via Ricasoli 40;
Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso Maurizio Manetti in Firenze, Via B. Varchi 59;
Comune di Pietrasanta, Comune di Massarosa, Comune di Camaiore, Comune di Forte dei Marmi, Comune di Seravezza, Provincia di Lucca, Comunità di Ambito Ato Toscana Costa, Regione Toscana, non costituiti in giudizio; 



B) sul ricorso numero di registro generale 1976 del 2009, proposto da:
Fallimento della T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., rappresentato e difeso dagli avv. Alberto Bianchi, Andrea Fantappiè, con domicilio eletto presso Alberto Bianchi in Firenze, Via Palestro 3;
contro
Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso Maurizio Manetti in Firenze, Via B. Varchi 59;
Comune di Pietrasanta, Comune di Massarosa, Comune di Camaiore, Comune di Forte dei Marmi, Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Comunità di Ambito Ato Toscana Costa, Regione Toscana, non costituiti in giudizio;



C) sul ricorso numero di registro generale 141 del 2010, proposto da:
Fallimento della T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., rappresentato e difeso dagli avv. Alberto Bianchi, Andrea Fantappiè, con domicilio eletto presso Alberto Bianchi in Firenze, Via Palestro 3; 
contro
Comune di Forte dei Marmi in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Giuliano Turri, con domicilio eletto presso Natale Giallongo in Firenze, Via Vittorio Alfieri n. 19; Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso Maurizio Manetti in Firenze, Via B. Varchi 59;
Comune di Pietrasanta, Comune di Massarosa, Comune di Camaiore, Comune di Serravezza, Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Comunità di Ambito Ato Toscana Costa, Regione Toscana, non costituiti in giudizio;



D) sul ricorso numero di registro generale 159 del 2010, proposto da:
Fallimento della T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., rappresentato e difeso dagli avv. Alberto Bianchi, Andrea Fantappiè, con domicilio eletto presso Alberto Bianchi in Firenze, Via Palestro 3;
contro
Comune di Massarosa in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Walter Bianculli, con domicilio eletto presso - Segreteria T.A.R. in Firenze, Via Ricasoli 40;
Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso Maurizio Manetti in Firenze, Via B. Varchi 59;
Comune di Pietrasanta, Comune di Forte dei Marmi, Comune di Camaiore, Comune di Serravezza, Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Comunità di Ambito Ato Toscana Costa, Regione Toscana, non costituiti in giudizio;



E) sul ricorso numero di registro generale 160 del 2010, proposto da:
Fallimento della T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., rappresentato e difeso dagli avv. Alberto Bianchi, Andrea Fantappiè, con domicilio eletto presso Alberto Bianchi in Firenze, Via Palestro 3;
contro
Comune di Camaiore in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Maria Grazia Zicari, con domicilio eletto presso - Segreteria T.A.R. in Firenze, Via Ricasoli 40;
Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso Maurizio Manetti in Firenze, Via B. Varchi 59;
Comune di Pietrasanta, Comune di Forte dei Marmi, Comune di Massarosa, Comune di Serravezza, Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Comunità di Ambito Ato Toscana Costa, Regione Toscana, non costituiti in giudizio.



F) sul ricorso numero di registro generale 368 del 2010, proposto da:
Fallimento della T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., rappresentato e difeso dagli avv. Alberto Bianchi, Andrea Fantappiè, con domicilio eletto presso Alberto Bianchi in Firenze, Via Palestro 3; 
contro
Comune di Pietrasanta in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Marco Orzalesi, con domicilio eletto presso - Studio Associato Gracili in Firenze, via dei Servi 38;
Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso Maurizio Manetti in Firenze, Via B. Varchi 59;
Comune di Camaiore, Comune di Forte dei Marmi, Comune di Massarosa, Comune di Serravezza, Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Comunità di Ambito Ato Toscana Costa, Regione Toscana, non costituiti in giudizio.
per l'annullamento
A) quanto al ricorso n. 1975 del 2009:
- della delibera della Giunta Comunale di Viareggio n. 394 del 4 agosto 2009, di cui si parla nella nota del Comune di Viareggio contestazione della tariffa del1 settembre 2009- e successivamente trasmessa a TEV atto parimenti impugnato, nonché degli atti ivi indicati e allo stato non conosciuti, avverso i quali si fa riserva di proporre motivi aggiunti, ovvero:
-della delibera dell'assemblea Consortile del Consorzio Ambiente Versilia del 14.04.2009, nonché delle considerazioni svolte dalla Commissione di Vigilanza e Controllo nella lettera prot. n. 019-0/cvc del 2.12.2008;
- della delibera della Giunta Comunale di Viareggio n. 510 del 20 ottobre 2009, trasmesso con lettera del 27 ottobre 2009;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti;
e per la condanna dell’Amministrazione comunale di Viareggio a riconoscere alla ricorrente l’adeguamento tariffario per gli anni 2008 e 2009;


e a seguito dei motivi aggiunti depositati in data 4 febbraio 2010;
- della delibera della Giunta Comunale di Viareggio n.196 del 22.04.2010;
-della presupposta nota prot. 63 del 26/11/2009 del CAV ;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti..
B) quanto al ricorso n. 1976 del 2009:
- della delibera della Giunta Comunale di Serravezza n. 76 del 20 maggio 200, comunicata a TEV con lettera del Comune di contestazione della tariffa del 22 settembre 2009- atto parimenti impugnato, nonché degli atti ivi indicati e allo stato non consciuti, avverso i quali si fa riserva di proporre motivi aggiunti, ovvero:
-della delibera dell'assemblea Consortile del Consorzio Ambiente Versilia del 14.04.200, nonché delle considerazioni svolte dalla Commissione di Vigilanza e Controllo nella lettera prot. n. 019-08/cv del 2.12.2008 e del verbale di collaudo n. 9 redatto dalla stessa Commissione e agli atti del Consorzio;
- della nota del Consorzio ambiente Versilia n. 55 del 26.08.2009 di cui si parla nella lettera del Comune di contestazione della tariffa del 22 settembre 2009 e del 10.11.2009 atto comunque parimenti impugnato, nonché della relativa approvazione da parte della A.C. di cui non viene fornito alcun riferimento;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti;
e per la condanna dell’Amministrazione comunale di Serravezza a riconoscere alla ricorrente l’adeguamento tariffario per gli anni 2008 e 2009;


e a seguito dei motivi aggiunti depositati in data 4 febbraio 2010;
- della delibera della Giunta Comunale di Seravezza n.127 del 23.09.2009 trasmessa a TEV dal Comune con lettera del 14 dicembre 2009 e ricevuta il 23 dicembre 2009;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti;


e a seguito dei motivi aggiunti depositati in data 15 marzo 2010;
- della delibera della Giunta Comunale di Seravezza n.3 del 13.1.2010, trasmessa a TEV dal Comune con lettera del 22 gennaio 2010 e ricevuta il 29 dicembre 2010;


C) quanto al ricorso n. 141 del 2010:
- della delibera della Giunta Comunale del Comune di Forte dei Marmi n. 118 del 15/07/2009 e della delibera della Giunta municipale del Comune di Forte dei Marmi n. 151 del 02/09/2009 comunicate a TEV con lettera di contestazione della tariffa del Comune del 16 novembre 2009 successivamente ricevuta,-atto parimenti impugnato-, nonché degli atti ivi indicati e allo stato non conosciuti, avverso i quali si fa riserva di proporre motivi aggiunti, ovvero la delibera consortile del Consorzio Ambiente Versilia n. 3 del 14.04.2009, e della nota del Consorzio Ambiente Versilia del 26.08.2009;
- della delibera della Giunta Comunale del Comune di Forte dei Marmi n. 244 del 24/12/2009 trasmessa a TEV con lettera del 7 gennaio 2010, nonché della nota del CAV del 26 novembre 2009 citata nella delibera di Forte dei Marmi e degli atti ivi indicati e allo stato non conosciuti, avverso i quali si fa riserva di proporre motivi aggiunti, ed in specie delle delibere Consortili del CAV del 4 agosto 2009 e del 7 ottobre 2009 peraltro già richieste con istanza di accesso da parte di TEV in data 3.12.2009 e non inviate;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti;
e per la condanna dell’Amministrazione comunale di Forte dei Marmi a riconoscere alla ricorrente l’adeguamento tariffario per gli anni 2008 e 2009;
D) quanto al ricorso n. 159 del 2010:
- della delibera della Giunta Comunale di Massarosa n. 70 del 7 agosto 2009, comunicata a TEV con lettera del Comune del 26 novembre 2009 -atto parimenti impugnato- (all. A), relativa al riconoscimento della tariffa 2008, nonché degli atti ivi richiamati ed in specie delle considerazioni svolte dalla Commissione di Vigilanza e Controllo nella lettera Prot. N. 019 – 08/cv del 02.12.2008 e del verbale di collaudo n. 9 redatto dalla stessa Commissione e agli atti del Consorzio avverso il quale si fa riserva di motivi aggiunti:
- della delibera del Consiglio Comunale di Massarosa n. 92 del 28.10.2009 pubblicata all’albo pretorio del Comune dal 5 novembre 2009 per quindici giorni consecutivi (atto successivamente ed informalmente consegnato) (all. B), nonché delle decisioni assunte dal Consorzio citate nel dispositivo della delibera e mai comunicate a TEV);
- della successiva nota di contestazione del Comune di Massarosa, a firma del Dirigente Ufficio Ambiente e Protezione civile, del 14 dicembre 2009 relativa alla tariffa anno 200 (all. C)
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti;
e per la condanna dell’Amministrazione comunale di Massarosa a riconoscere alla ricorrente l’adeguamento tariffario per gli anni 2008 e 2009;
E) quanto al ricorso n. 160 del 2010:
- della delibera della Giunta Comunale di Camaiore n. 244 del 18 giugno 2009 (All. A), relativa alla tariffa 2008;
- della delibera della Giunta Comunale di Camaiore n. 374 del 2 ottobre 2009 (all. B), delibere entrambe comunicate a TEV con nota del Comune di Camaiore del 26 novembre 2009 (all. C);
- nonché degli atti ivi indicati e allo stato non conosciuti, avverso i quali si fa riserva di proporre motivi aggiunti, ovvero:
- delle considerazioni svolte dalla Commissione di Vigilanza e Controllo nella lettera Prot. N. 019 – 08/cv del 02.12.2008 e del verbale di collaudo n. 9 redatto dalla stessa Commissione e agli atti del Consorzio (atti mai comunicati a TEV);
- della nota del Consorzio Ambiente Versilia n. 55 del 26/08/09 (atto mai comunicato a TEV)
- nonché per quanto occorrer possa delle note di contestazione del Comune di Camaiore del 5 agosto 2009 (all. D) e del 10 settembre 2009 (all. E) spedite con raccomandate giunte a TEV entrambe in data 19 novembre 2009;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti;
e per la condanna dell’Amministrazione comunale di Camaiore a riconoscere alla ricorrente l’adeguamento tariffario per gli anni 2008 e 2009;


e a seguito dei motivi aggiunti del 27 aprile 2010;
- della delibera della Giunta Comunale di Camaiore n.91 del 4.03.2010;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi, anche ignoti e contro i quali si fa riserva di motivi aggiunti.
F) quanto al ricorso n. 368 del 2010:
- della delibera del Consiglio comunale di Pietrasanta n. 48 del 23/11/2009, ricevuta da TEV in data 4 gennaio 2010 (all. A), nonché di tutti gli atti e documenti allegati ed in specie della delibera n. 3 dell’assemblea consortile del CAV del 14.04.2009 e della delibera tenuta nell’assemblea consortile del CAV del 16 settembre 2009;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, connessi e consequenziali;
e per la condanna dell’Amministrazione comunale di Pietrasanta a riconoscere alla ricorrente l’adeguamento tariffario per gli anni 2008 e 2009.
Visti i ricorsi i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Consorzio Ambiente Versilia in tutti i giudizi; del Comune di Viareggio nel ricorso R.G. n. 1975/2009; del Comune di Forte dei Marmi, nel ricorso R.G. n. 141/2010; del Comune di Massarosa nel ricorso R.G. n. 159/2010; del Comune di Camaiore nel ricorso R.G. n. 160/2010; del Comune di Pietrasanta nel ricorso R.G. n. 368/2010;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 marzo 2015 il dott. Luigi Viola e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO
1) I ricorsi in epigrafe sono stati proposti dalla società T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., costituita con atto del 19/11/1997 da Termomeccanica s.p.a. e dal Consorzio Etruria soc. coop. a r.l. per provvedere alla costruzione e gestione dell'impianto di selezione, trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani in località Pioppogatto nel Comune di Massarosa e dell'impianto di termoconversione con produzione di energia elettrica in località Falascaia nel Comune di Pietrasanta, in esecuzione della convenzione di concessione stipulata il 31/7/1997 tra il raggruppamento temporaneo costituito dalle predette imprese e la Regione Toscana - Commissario straordinario per la realizzazione del sistema integrato per lo smaltimento dei RSU della Versilia.
In base all’art. 13 della predetta convenzione tutti i relativi diritti e obblighi fanno capo ai Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza e Viareggio, che a tal fine hanno costituito nel 2008 un consorzio pubblico di enti locali ai sensi dell’art. 31 del TUEL denominato Consorzio Ambiente Versilia (C.A.V.).
Le numerose divergenze insorte tra le parti del rapporto convenzionale hanno dato origine nel tempo a un vasto contenzioso (tanto davanti al giudice amministrativo, quanto davanti al giudice ordinario) nell'ambito del quale si inseriscono anche i ricorsi in esame, con cui T.E.V. ha impugnato le deliberazioni – distinte, ma aventi contenuto sostanzialmente identico - adottate dalle Giunte comunali di Viareggio (R.G. n. 1975/2009), Serravezza (R.G. 1976/2009), Forte dei Marmi (R.G. n. 141/2010), Massarosa (R.G. n. 159/2010), Camaiore (R.G. n. 160/2010) e Pietrasanta (R.G. n. 368/2010) e relative alla determinazione della tariffa provvisoria di smaltimento RSU da riconoscere alla società ricorrente per gli anni 2008 e 2009.
Contro tali provvedimenti T.E.V. ha formulato censure di difetto di attribuzione, incompetenza, violazione di legge e della convenzione, eccesso di potere sotto diversi profili.
2) Per resistere ai ricorsi, formulando eccezioni di rito e controdeducendo nel merito, si sono costituiti: il Consorzio Ambiente Versilia in tutti i giudizi; il Comune di Viareggio nel ricorso R.G. n. 1975/2009; il Comune di Forte dei Marmi, nel ricorso R.G. n. 141/2010; il Comune di Massarosa nel ricorso R.G. n. 159/2010; il Comune di Camaiore nel ricorso R.G. n. 160/2010 e il Comune di Pietrasanta nel ricorso R.G. n. 368/2010.
A seguito del fallimento, intervenuto in data 26 giugno 2014, della T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., si costituiva in giudizio la curatela fallimentare della detta società.
3) Le parti hanno depositato memorie e repliche in vista dell'udienza del 12 marzo 2015, in cui tutte le cause sono passate in decisione.
DIRITTO
1) Preliminarmente va disposta la riunione dei giudizi sui ricorsi in epigrafe, tenuto conto degli evidenti profili di connessione soggettiva e oggettiva e della sostanziale identità delle questioni da trattare.
2) La prima di tali questioni riguarda la giurisdizione, sulla quale le parti si sono diffusamente intrattenute nei loro scritti.
La problematica è già stata affrontata dalla Sezione, con la sentenza 28 marzo 2014 n. 598 (non appellata in Consiglio di Stato ed ormai passata in giudicato), in controversia vertente tra le stesse parti ed avente ad oggetto identico contenuto; è pertanto sufficiente richiamare quanto sostenuto in quella sede in ordine al difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo: <
Le controparti hanno replicato negando la natura autoritativa degli atti impugnati.
Per decidere sul punto occorre muovere dalla sentenza 6 luglio 2004 n. 204 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 33, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80…, come sostituito dall'art. 7, lettera a, della legge 21 luglio 2000, n. 205…, nella parte in cui prevede che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo «tutte le controversie in materia di pubblici servizi, ivi compresi quelli» anziché «le controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla pubblica amministrazione o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento amministrativo disciplinato dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, ovvero ancora relative all'affidamento di un pubblico servizio, ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonché» ". Il testo del citato art. 33, come riscritto dalla Corte costituzionale, è stato poi sostanzialmente trasfuso nell’art. 133 del codice del processo amministrativo, che attribuisce alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, tra le altre (comma 1 lett. c) "le controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla pubblica amministrazione o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento amministrativo…".
La predetta Corte è pervenuta alla pronuncia di incostituzionalità di cui sopra affermando: "La materia dei pubblici servizi può essere oggetto di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo se in essa la pubblica amministrazione agisce esercitando il suo potere autoritativo ovvero, attesa la facoltà, riconosciutale dalla legge, di adottare strumenti negoziali in sostituzione del potere autoritativo, se si vale di tale facoltà (la quale, tuttavia, presuppone l'esistenza del potere autoritativo: art. 11 della legge n. 241 del 1990)… ".
In relazione a quanto sopra la sussistenza o meno della giurisdizione di questo TAR sulle controversie in epigrafe dipende dalla circostanza che gli atti impugnati siano o meno qualificabili come esercizio di poteri autoritativi da parte dei Comuni che li hanno adottati.
Nelle deliberazioni di cui si controverte si fa riferimento:
- ad un accordo sottoscritto nell'aprile/maggio 2007 in cui T.E.V. e i Comuni interessati hanno manifestato la disponibilità a ricercare modalità di definizione dei molteplici contenziosi pendenti tra le parti, che si sono tra l'altro impegnate "a sospendere i procedimenti in corso fino alla data del 30 giugno 2007 al fine di esaminare tutte le concrete soluzioni possibili in ordine alla determinazione in contraddittorio di una tariffa/corrispettivo che tenga conto di tutti gli adeguamenti di fatto e di diritto intervenuti tra la data di sottoscrizione della Convenzione rep. 11029 del 31.07.97… e quella odierna …"; e alla nomina, a tal fine, di un'apposita commissione tecnica;
- alla comunicazione del 15/1/2008 della Commissione di vigilanza e controllo della gestione del sistema integrato RSU della Versilia, relativo alla determinazione della tariffa applicata da T.E.V. ai Comuni per il 2007;
- alla circostanza che, essendo ancora in corso la trattativa con T.E.V. per la definizione della tariffa, appare contrario al pubblico interesse riconoscere al concessionario gli adeguamenti della tariffa 2007 richiesti dal medesimo.
Sulla base di tali presupposti i Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza e Viareggio hanno adottato le deliberazioni impugnate riconoscendo a T.E.V. per il 2007 gli importi ivi indicati per i conferimenti di rifiuti, dichiaratamente "in via provvisoria e con ogni riserva di determinazione in più od in meno all'esito della trattativa con TEV S.p.a. ovvero, in difetto, di un apposito giudizio da radicarsi nelle forme di legge e di contratto".
Ad avviso del Collegio gli atti impugnati non hanno natura autoritativa. Essi attengono, infatti, alla fase di esecuzione del rapporto contrattuale intercorrente tra le parti e, più precisamente, si inseriscono in una fase di trattativa pendente tra i soggetti pubblici concedenti e la società privata concessionaria del servizio, quantificando l'importo da riconoscere provvisoriamente a quest'ultima nelle more del raggiungimento di un accordo sulla tariffa da corrispondere per il 2007. In sostanza, dunque, le Amministrazioni resistenti non hanno imposto unilateralmente al concessionario una tariffa (o, più esattamente, un corrispettivo) per il servizio prestato, ma si sono limitate a quantificare l'importo che intendevano corrispondere a T.E.V. (a riconoscimento, quantomeno parziale, del debito a loro carico) in via provvisoria, in attesa di pervenire a una definizione concordata del quantum, ovvero (in caso contrario) a una definizione per via giudiziale. In tale quadro le posizioni delle parti hanno natura paritetica e il confronto tra le stesse verte sull'applicazione dei parametri convenzionalmente stabiliti dall’art. 6 dell'atto stipulato il 31/7/1997; parametri di cui la società ricorrente lamenta la violazione, insieme a quella delle procedure di definizione convenzionale della tariffa aggiornata. In realtà, però, tale modalità di definizione non è stata pregiudicata dagli atti impugnati, attesa la natura dichiaratamente provvisoria degli importi ivi quantificati e dell'espresso rinvio ad un (auspicato) esito favorevole della trattativa in corso. In altre parole, benché adottate nelle forme tipiche dell'attività della pubblica amministrazione, le deliberazioni impugnate non costituiscono esercizio di funzioni o poteri amministrativi, ma si configurano come atti di gestione del rapporto contrattuale in corso con T.E.V. che, per la natura dichiaratamente provvisoria di quanto deliberato, non pregiudicano le possibilità di definizione convenzionale del corrispettivo spettante al concessionario del servizio di cui si tratta. Tant'è che con le medesime deliberazioni i Comuni resistenti hanno dato mandato a C.A.V. di sollecitare T.E.V. "alla definizione entro la data del 30 marzo 2008 della quantificazione della giusta tariffa al fine di evitare l'insorgere di contenziosi da parte del concessionario, riservandosi, in difetto, di dare mandato per l'inizio di un'azione comune innanzi ai competenti organi giurisdizionali finalizzata alla determinazione della corretta tariffa…">> (T.A.R. Toscana, sez. II, 28 marzo 2014 n. 598).
Le precedenti considerazioni portano a concludere che le controversie introdotte con i ricorsi in epigrafe sono sottratte alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di pubblici servizi (con specifico riferimento alle concessioni di pubblici servizi), sussistendo invece la giurisdizione del giudice ordinario, al quale le cause vanno rinviate, ai sensi dell’art. 11 del codice del processo amministrativo.
3) Le spese seguono la soccombenza e devono essere liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando:
a) riunisce i giudizi sui ricorsi in epigrafe;
b) dichiara il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sui ricorsi predetti, con rinvio delle cause al giudice ordinario, ai sensi dell’art. 11 del codice del processo amministrativo.
Condanna la ricorrente alla corresponsione, nei confronti del Consorzio Ambiente Versilia, della somma di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre ad IVA e CAP, a titolo di spese del giudizio.
Condanna la ricorrente alla corresponsione, nei confronti del Comune di Viareggio, della somma di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre ad IVA e CAP, a titolo di spese del giudizio.
Condanna la ricorrente alla corresponsione, nei confronti del Comune di Forte dei Marmi, della somma di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre ad IVA e CAP, a titolo di spese del giudizio.
Condanna la ricorrente alla corresponsione, nei confronti del Comune di Massarosa, della somma di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre ad IVA e CAP, a titolo di spese del giudizio.
Condanna la ricorrente alla corresponsione, nei confronti del Comune di Camaiore, della somma di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre ad IVA e CAP, a titolo di spese del giudizio.
Condanna la ricorrente alla corresponsione, nei confronti del Comune di Pietrasanta, della somma di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre ad IVA e CAP, a titolo di spese del giudizio.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 12 marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:
Saverio Romano, Presidente
Carlo Testori, Consigliere
Luigi Viola, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 26/03/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
N. 00481/2015 REG.PROV.COLL.
N. 01478/2009 REG.RIC
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1478 del 2009, proposto da T.E.V. Termo Energia Versilia S.p.A. (rappresentata e difesa dagli avv. Alberto Bianchi e Andrea Fantappie') e proseguito dal Fallimento T.E.V. S.r.l. Termo Energia Versilia in liquidazione, rappresentato e difeso dall'avv. Andrea Fantappie', con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via Palestro 3; 
contro
- Autorita' per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani ATO Toscana Costa (già Comunità di ambito ATO Toscana Costa), rappresentata e difesa dagli avv. Germano Scarafiocca e Massimo Abbagnale, con domicilio eletto presso il secondo in Firenze, Via Duca D'Aosta 16;
- Consorzio Ambiente Versilia, rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via B. Varchi 59;
- Provincia di Lucca in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Lorenzo Corsi, con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via Senese 12;
- Comune di Massarosa, Comune di Pietrasanta, Comune di Camaiore, Comune di Forte dei Marmi, Comune di Seravezza, Comune di Viareggio, Provincia di Pisa, Provincia di Massa Carrara, Provincia di Livorno, Regione Toscana; non costituiti in giudizio;
per l'annullamento
- della lettera prot. 614 del 29 maggio 2009 comunicata a TEV via fax in data 1 giugno 2009 nella parte in cui nell’allegato 1 stabilisce una “ripartizione dei flussi interni della Provincia di Lucca, per provenienza e destinazione, alla luce di quanto previsto nell’Allegato A alla bozza di accordo approvato con Deliberazione di CdA dell’Ato Toscana Costa n. 19/2009” in contrasto con la Convenzione del 31 luglio 1997 in corso con il Concessionario TEV S.p.a.,
- della delibera del Consiglio di Amministrazione della Comunità di Ambito ATO Toscana Costa n. 19 del 13.05.2009 consegnata a TEV a seguito di richiesta di accesso in data 30 giugno 2009 sempre nella parte in cui nell’allegato A e nell’allegato B stabilisce una ripartizione dei flussi in contrasto con la Convenzione del 31 luglio 1997 in corso con il Concessionario;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Autorita' per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani ATO Toscana Costa, del Consorzio Ambiente Versilia e della Provincia di Lucca;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 marzo 2015 il dott. Carlo Testori e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO
1) Con legge 18 maggio 1998 n. 25 (art. 23 ss.) la Regione Toscana ha istituito gli Ambiti territoriali ottimali (ATO) ai fini della gestione integrata dei rifiuti urbani. A seguito di successive modifiche il territorio regionale è stato suddiviso in tre Ambiti, tra i quali ATO Toscana Costa, costituito dai Comuni compresi nelle province di Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno.
Con la L.R. 22 novembre 2007 n. 61 sono state istituite le comunità d'ambito, che sono subentrate "in tutti i rapporti attivi e passivi delle corrispondenti comunità degli ATO già esistenti" (art. 24).
Con la L.R. 28 dicembre 2011 n. 69 è stata istituita per ciascuno degli ATO già individuati "l’autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, ente rappresentativo di tutti i comuni appartenenti all'ambito territoriale ottimale di riferimento" (art. 30), denominata "autorità servizio rifiuti".
2) Con la deliberazione n. 19 del 13/5/2009 il Consiglio di amministrazione della Comunità di ambito ATO Toscana Costa ha approvato una bozza di accordo (da sottoscrivere con le Province di Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa) volta a disciplinare "l'integrazione della gestione di taluni flussi di rifiuti interni ed esterni all’ATO Toscana Costa" riguardanti, tra gli altri, l'impianto di Pioppogatto di Massarosa (in provincia di Lucca); con atto del 29/5/2009 n. 614 la predetta Comunità di ambito ha poi comunicato ai soggetti interessati la ripartizione dei flussi interni della Provincia di Lucca.
3) Quest'ultimo atto, unitamente alla presupposta deliberazione, sono stati impugnati con il ricorso in epigrafe dalla società T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a., che a quell'epoca gestiva l'impianto di selezione, trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani in località Pioppogatto nel Comune di Massarosa (oltre che l'impianto di termoconversione con produzione di energia elettrica in località Falascaia nel Comune di Pietrasanta). Contro tali atti la predetta società ha formulato censure di violazione di legge e di eccesso di potere sotto diversi profili.
Per resistere al gravame si sono costituiti in giudizio la Comunità d'ambito ATO Toscana Costa (a cui è poi succeduta l'Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani ATO Toscana Costa), la Provincia di Lucca e il Consorzio Ambiente Versilia (C.A.V., costituito dai Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Seravezza, Pietrasanta e Viareggio); le predette controparti hanno formulato numerose eccezioni di rito e ampiamente controdedotto nel merito.
Con atto depositato il 4/11/2014 si è costituito in giudizio il Fallimento T.E.V. Termo Energia Versilia s.r.l., dopo che la società originaria ricorrente era stata dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di La Spezia n. 31 del 26 giugno 2014.
Le parti hanno depositato memorie e repliche in vista dell'udienza del 12 marzo 2015, in cui la causa è passata in decisione.
4) Il presente giudizio costituisce l'ennesima puntata del lungo, articolato e complesso contenzioso che ha visto e vede tuttora contrapposti, in diverse sedi giudiziarie, dapprima la società T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a. (poi fallita) e poi il Fallimento T.E.V. Termo Energia Versilia s.r.l. alle controparti pubbliche costituite principalmente (ma non solo) dai Comuni della Versilia, dal Consorzio Ambiente Versilia, dall’ATO Toscana Costa e dalla Provincia di Lucca.
T.E.V. era stata costituita con atto del 19/11/1997 da Termomeccanica s.p.a. e dal Consorzio Etruria soc. coop. a r.l. per provvedere alla costruzione e gestione dell'impianto di selezione, trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani in località Pioppogatto nel Comune di Massarosa e dell'impianto di termoconversione con produzione di energia elettrica in localitàFalascaia nel Comune di Pietrasanta, in esecuzione della convenzione di concessione stipulata il 31/7/1997 tra il raggruppamento temporaneo costituito dalle predette imprese e la Regione Toscana - Commissario straordinario per la realizzazione del sistema integrato per lo smaltimento dei RSU della Versilia.
In base all’art. 13 della predetta convenzione tutti i relativi diritti e obblighi fanno capo ai Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza e Viareggio, che a tal fine hanno costituito nel 2008 un consorzio pubblico di enti locali, ai sensi dell’art. 31 del TUEL, denominato Consorzio Ambiente Versilia (C.A.V.).
5) Il ricorso in esame ha ad oggetto gli atti indicati in epigrafe, adottati dalla Comunità di ambito ATO Toscana Costa, costituita il 18/11/2008 ai sensi delle leggi regionali n. 25/1998 e n. 61/2007.
Con la deliberazione n. 19 del 13/5/2009 (avente ad oggetto "flussi dei rifiuti - indirizzi") il Consiglio di amministrazione della predetta Comunità di ambito ha approvato una bozza di accordo (da sottoscrivere con le Province di Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa) volta a disciplinare "l'integrazione della gestione di taluni flussi di rifiuti interni ed esterni all’ATO Toscana Costa"; ciò allo scopo di "traguardare una parte significativa del periodo della gestione transitoria decorrente dal Piano Straordinario al Piano Interprovinciale ed al conseguente successivo Piano Industriale". Nella motivazione della deliberazione:
- si rilevava che erano in corso di elaborazione gli atti di pianificazione previsti dalle LL.RR. precedentemente citate;
- si esprimeva l'avviso che fosse opportuno regolamentare, in via transitoria, "l'allocazione dei flussi interni, al fine di scongiurare il verificarsi di possibili situazioni di emergenza di varia natura"; e che fosse "quindi necessario addivenire ad un accordo di pianificazione "straordinaria" tra Ato Toscana Costa e Province, sulla base del quale prefigurare un arco temporale necessario per il superamento dell'attuale fase transitoria fino al Piano Interprovinciale ed al conseguente successivo Piano Industriale che dovrà essere elaborato dall’Ato Toscana Costa".
La natura transitoria dell'accordo era evidenziata dalla scelta di fissarne la decorrenza dalla data della sua sottoscrizione e fino al 31/12/2009.
L'allegato A alla bozza di accordo (avente ad oggetto "flussi interni per l'anno 2009") prevedeva, tra l'altro , il conferimento di RSU prodotti dalla Provincia di Lucca "all'impianto di Pioppogatto di Massarosa (LU) in ottemperanza al contratto esistente per la quota residua a 110.000 t dalla data di sottoscrizione del presente accordo"; l'allegato B (avente ad oggetto "proposta flussi extra ambito per l'anno 2009") prevedeva, nella ripartizione dei RSU provenienti dall’ATO Toscana Centro, il conferimento di 40.000 t presso l'impianto di cui sopra.
6) Preliminarmente il Collegio ritiene di doversi pronunciare sull’istanza, depositata il 30/1/2015 dalla parte ricorrente, di riunione del ricorso n. 1478/2009 con il ricorso n. 1846/2009, anch’esso chiamato all'udienza del 12 marzo 2015. L'istanza va respinta, atteso che la decisione sul ricorso n. 1478/2009 può prescindere dalle questioni sollevate nel ricorso n. 1846/2009.
7) Il primo problema da affrontare, oggetto di controversia tra le parti, è quello relativo alla giurisdizione, che la ricorrente ritiene attribuita a questo TAR.
A questo riguardo è opportuno richiamare la sentenza della Sezione n. 598 del 28 marzo 2014 pronunciata su ricorsi proposti da T.E.V. contro deliberazioni adottate dai Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza e Viareggio relativamente alla determinazione della tariffa provvisoria di smaltimento RSU da riconoscere alla società ricorrente per l'anno 2007. In quella decisione (non appellata) il TAR ha negato la propria giurisdizione (in favore del giudice ordinario) affermando che gli atti impugnati non avevano natura autoritativa, attenendo essi alla fase di esecuzione del rapporto contrattuale intercorrente tra le parti, in cui le rispettive posizioni avevano natura paritetica e il confronto tra le stesse verteva sull'applicazione dei parametri convenzionalmente stabiliti dall’art. 6 dell'atto stipulato il 31/7/1997. In sostanza, benché adottate nelle forme tipiche dell'attività della pubblica amministrazione, le deliberazioni impugnate non costituivano esercizio di funzioni o poteri amministrativi, ma si configuravano come atti di gestione del rapporto contrattuale in corso con T.E.V.
Il richiamo alla sentenza citata è utile per evidenziare che nel presente giudizio, a differenza del caso oggetto della decisione del 2014, gli atti di cui si controverte sono stati adottati dalla Comunità di ambito dell’ATO Toscana Costa nell'esercizio di poteri autoritativi, riconducibili alle previsioni di cui all’art. 201 comma 3 del D.Lgs. n. 152/2006, a norma del quale in materia di gestione integrata dei rifiuti urbani l’ATO "organizza il servizio e determina gli obiettivi da perseguire per garantirne la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia, di economicità e di trasparenza"; nonché alle disposizioni delle LL.RR. nn. 25/1998 e 61/2007 espressamente richiamate nell'impugnata deliberazione n. 19/2009. In sostanza, con quella deliberazione del C.d.A. e con la successiva nota del 29/5/2009 del Direttore p.t., la Comunità di ambito dell’ATO Toscana Costa è intervenuta a disciplinare in via transitoria e di urgenza i flussi dei RSU (limitatamente al 2009) interni alla Provincia di Lucca (allegato A) e di quelli provenienti dall’ATO Toscana Centro (allegato B). Si tratta di atti di programmazione che, pur destinati a produrre effetti sulla gestione degli impianti affidati in concessione alla società ricorrente, non attengono tuttavia alla fase di esecuzione del rapporto contrattuale regolato dalla convenzione del 1997, ma costituiscono esercizio di poteri amministrativi che investono le scelte operate "a monte" dalle autorità preposte alla gestione integrata dei rifiuti solidi urbani. Ne consegue che sulle controversie relative agli atti in questione sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo.
8) Risolto in senso favorevole alla parte ricorrente il problema della giurisdizione, il ricorso va comunque dichiarato inammissibile per carenza di interesse. Come evidenziato dalla difesa della Comunità di ambito dell’ATO Toscana Costa nella memoria depositata il 31/8/2011 (si vedano le conclusioni alle pp. 11 e 12) e ribadito poi nella memoria del 9/2/2015 depositata dall'Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani ATO Toscana Costa, gli atti impugnati non sono infatti lesivi per la ricorrente.
In primo luogo si deve osservare come sia stata la stessa società T.E.V. a segnalare con nota del 30/3/2009 alla Regione Toscana e all’ATO Toscana Costa che i conferimenti di RSU all'impianto di Pioppogatto si stavano attestando "abbondantemente sotto la media storica nonché la media contrattuale". Stando così le cose e premesso che in base all’art. 5 della convenzione del 1997 era previsto l'impegno del concedente a far conferire all'impianto in questione un quantitativo annuo di 110.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani, l'intervento dell’ATO, finalizzato ad assicurare - in dichiarata ottemperanza al contratto predetto - il raggiungimento nel 2009 del quantitativo previsto, nonché il conferimento di ulteriori 40.000 tonnellate garantite da flussi extra ambito, appare non solo non pregiudizievole, ma anzi vantaggioso per il concessionario.
In secondo luogo gli atti impugnati non contengono disposizioni immediatamente prescrittive, posto che si limitano a operare una programmazione di flussi da recepire in un accordo ancora da sottoscrivere con le Province interessate (e che a sua volta avrebbe impegnato i contraenti a cercare di coinvolgere l’ATO Toscana Centro e le Province di Firenze e Prato per la predisposizione di ulteriori accordi): si tratta dunque di atti che, al momento dell'impugnazione, erano improduttivi di effetti e dunque non lesivi per la società ricorrente.
A ciò si aggiunga che non risulta che il complesso percorso così avviato abbia poi portato ad un esito conforme a quanto previsto negli atti impugnati; basta leggere, in proposito, quanto riportato nella deliberazione del Consiglio di Amministrazione della Comunità di ambito ATO Toscana Costa n. 27 del 17/7/2009 da cui risulta che nella seduta del C.d.A. dell'8/6/2009 il Presidente del Consorzio Ambiente Versilia, Sindaco del Comune di Seravezza "ha riferito che la pianificazione dei flussi interni alla Provincia di Lucca, per il 2009, regolamentata con deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell’ATO Toscana Costa n. 19 del 13.05.2009, non è risultata attuabile a causa dell'attuale carenza di un quadro di riferimento tariffario certo per il ciclo di trattamento/smaltimento dei rifiuti afferenti al Sistema Integrato di Pioppogatto – Falascaia".
9) In relazione a quanto sopra il presente giudizio va definito con una pronuncia di inammissibilità del ricorso.
Le spese vanno poste a carico della parte ricorrente e sono liquidate nel dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, dichiara inammissibile il ricorso in epigrafe.
Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore delle parti resistenti nella misura di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00) oltre agli accessori di legge per ciascuna delle predette controparti (per un totale di € 7.500,00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 12 marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:
Saverio Romano, Presidente
Eleonora Di Santo, Consigliere
Carlo Testori, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 26/03/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

N. 00477/2015 REG.PROV.COLL.
N. 02165/2010 REG.RIC
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2165 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da T.E.V. Termo Energia Versilia S.p.A. (rappresentata e difesa dagli avv. Alberto Bianchi e Andrea Fantappie') e proseguito dal Fallimento T.E.V. S.r.l. Termo Energia Versilia in liquidazione, rappresentato e difeso dall'avv. Andrea Fantappie', con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via Palestro 3; 
contro
- Consorzio Ambiente Versilia, in persona del legale rappresentante p.t. rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via B. Varchi 59;
- Comune di Seravezza in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Maurizio Manetti, con domicilio eletto presso il suo studio in Firenze, Via B. Varchi 59;
- Comune di Forte dei Marmi in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Giuliano Turri, con domicilio eletto presso l’avv. Natale Giallongo in Firenze, Via Vittorio Alfieri 19;
- Comune di Camaiore in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Maria Grazia Zicari, con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R. in Firenze, Via Ricasoli 40;
- Comune di Massarosa, Comune di Pietrasanta, Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Autorita' ATO Toscana Costa, Regione Toscana; non costituiti in giudizio; 
per l'annullamento
A) con l'atto introduttivo del giudizio:
- della delibera dell’assemblea del Consorzio Ambiente Versilia (CAV) del 24 settembre 2010 con la quale è stato quantificato il corrispettivo da riconoscere a titolo di indennità a TEV per lo smaltimento di RSU, a decorrere dal mese di luglio 2010, stabilendolo in € 159,00/ton;
- della presupposta nota prot. 13-2010/ccg della Commissione di Controllo della Gestione;
- della delibera della G.C. del Comune di Forte dei Marmi n. 265 del 29 settembre 2010;
- della delibera della G.C. del Comune di Seravezza n. 124 del 7 ottobre 2010, trasmessa con lettera del 15 ottobre 2010, con cui, a rettifica della precedente delibera G.C. n. 120 del 29.09.2010 parimenti impugnata, è stata approvata la delibera del CAV del 24 settembre 2010 e riconosciuta a TEV, con decorrenza 1.07.2010, un’indennità pari ad Euro/t 159,00;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi;
nonché per la condanna di tutti i Comuni facenti parte del CAV (Pietrasanta, Massarosa, Seravezza, Forte dei Marmi, Viareggio, Camaiore), che conferiscono RSU all’impianto di Pioppogatto, al pagamento della tariffa nella misura indicata nell’accordo del 19 febbraio 2010.
B) con i motivi aggiunti depositati in data 22 febbraio 2011:
- della delibera della Giunta Comunale di Camaiore n. 408 dell' 11 ottobre 2010;
- della delibera della Giunta Comunale di Massarosa n.215 del 29 settembre 2010;
- di tutti gli atti ad essi presupposti, conseguenti e comunque connessi.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Consorzio Ambiente Versilia e dei Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi e Seravezza;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 marzo 2015 il dott. Carlo Testori e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1) La società T.E.V. Termo Energia Versilia s.p.a. era stata costituita con atto del 19/11/1997 da Termomeccanica s.p.a. e dal Consorzio Etruria soc. coop. a r.l. per provvedere alla costruzione e gestione dell'impianto di selezione, trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani in località Pioppogatto nel Comune di Massarosa e dell'impianto di termoconversione con produzione di energia elettrica in località Falascaia nel Comune di Pietrasanta, in esecuzione della convenzione di concessione stipulata il 31/7/1997 tra il raggruppamento temporaneo costituito dalle predette imprese e la Regione Toscana - Commissario straordinario per la realizzazione del sistema integrato per lo smaltimento dei RSU della Versilia.
Le vicende successive hanno dato origine ad un lungo, articolato e complesso contenzioso che ha visto e vede tuttora contrapposti, in diverse sedi giudiziarie, dapprima la predetta società (poi fallita) e poi il Fallimento T.E.V. Termo Energia Versilia s.r.l. alle controparti pubbliche costituite principalmente (ma non solo) dai Comuni della Versilia, dal Consorzio Ambiente Versilia, dall’ATO Toscana Costa e dalla Provincia di Lucca.
In questo quadro si inserisce il presente giudizio, che ha ad oggetto il ricorso e i motivi aggiunti successivamente proposti con cui T.E.V. ha impugnato gli atti indicati in epigrafe, formulando censure di violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili.
Per resistere all'azione avversaria si sono costituiti in giudizio il Consorzio Ambiente Versilia e i Comuni di Forte dei Marmi, Seravezza e Camaiore.
Con atto depositato il 4/11/2014 si è costituito in giudizio il Fallimento T.E.V. Termo Energia Versilia s.r.l., dopo che la società originaria ricorrente era stata dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di La Spezia n. 31 del 26 giugno 2014.
Le parti hanno depositato memorie e repliche in vista dell'udienza del 12 marzo 2015, in cui la causa è passata in decisione.
2) La parte ricorrente ha impugnato:
a) la delibera in data 24/9/2010 con cui l'assemblea del Consorzio Ambiente Versilia, sulla base delle valutazioni espresse dalla Commissione di controllo della gestione circa la "questione tariffaria nella fase emergenziale del sequestro dell'impianto" di Falascaia, ha approvato l'importo di € 159,00/Tonn (oltre IVA) quantificato dalla predetta Commissione a titolo di indennità in relazione alle attività di smaltimento dei rifiuti gestite da T.E.V. nella "fase di sequestro giudiziario dell'impianto di Falascaia e pertanto di inattività dello stesso e nelle more di una più ampia valutazione su tutte le problematiche connesse sotto il profilo contrattuale ed economico";
b) le deliberazioni con cui i Comuni di Forte dei Marmi, Seravezza, Camaiore e Massarosa hanno fatto propri i contenuti del verbale dell'assemblea del C.A.V. del 24/9/2010 e hanno conseguentemente riconosciuto a T.E.V., con decorrenza 1/7/2010, un'indennità pari a € 159,00/t.
3) La prima questione da affrontare, oggetto di controversia tra le parti, è quella relativa alla giurisdizione, che la ricorrente ritiene attribuita a questo TAR.
A questo riguardo è opportuno richiamare la sentenza della Sezione n. 598 del 28 marzo 2014 pronunciata su ricorsi proposti da T.E.V. contro deliberazioni adottate dai Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza e Viareggio relativamente alla determinazione della tariffa provvisoria di smaltimento RSU da riconoscere alla società ricorrente per l'anno 2007. In quella decisione (non appellata) il TAR ha negato la propria giurisdizione (in favore del giudice ordinario) affermando che gli atti impugnati non avevano natura autoritativa, attenendo essi alla fase di esecuzione del rapporto contrattuale intercorrente tra le parti, in cui le rispettive posizioni avevano natura paritetica e il confronto tra le stesse verteva sull'applicazione dei parametri convenzionalmente stabiliti dall’art. 6 dell'atto stipulato il 31/7/1997. In sostanza, benché adottate nelle forme tipiche dell'attività della pubblica amministrazione, le deliberazioni impugnate non costituivano esercizio di funzioni o poteri amministrativi, ma si configuravano come atti di gestione del rapporto contrattuale in corso con T.E.V.
Alle medesime conclusioni si deve pervenire nel presente giudizio. Anche in questo caso, infatti, gli atti impugnati non presentano natura autoritativa, essendo qualificabili non come esercizio di funzioni o poteri amministrativi, ma come atti di gestione del rapporto contrattuale in corso con T.E.V.; e che la controversia, attinente alla fase di esecuzione di tale rapporto contrattuale, riguardi le posizioni paritetiche dei soggetti pubblici e privati, parti della convenzione del 1997 trova conferma nella circostanza che la domanda conclusivamente formulata dalla parte ricorrente sia nel ricorso originario, sia nei motivi aggiunti successivamente proposti, è volta ad ottenere, "previo occorrendo accertamento e dichiarazione che la tariffa per lo smaltimento RSU per l'anno 2010 è quella stabilita dall'accordo del 19 febbraio 2010", la condanna dei Comuni facenti parte del C.A.V. al pagamento della tariffa nella misura indicata in tale accordo.
Non basta, per indurre a diverse conclusioni, il richiamo a quanto deciso nella sentenza di questa Sezione n. 598/2014 in ordine alle spese dei giudizi riuniti, che sono state compensate "tenuto conto dei margini di incertezza che le questioni di giurisdizione coinvolte presentano". Riconoscere che sussistono "margini di incertezza" su questioni di non agevole soluzione, ai soli e specifici fini della pronuncia sulle spese, non vale a indebolire le argomentazioni su cui si fonda la soluzione prescelta, che merita di essere integralmente confermata nel presente giudizio.
4) Ciò porta a concludere che la controversia in esame è sottratta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di pubblici servizi (con specifico riferimento alle concessioni di pubblici servizi), sussistendo invece la giurisdizione del giudice ordinario, al quale le cause vanno rinviate, ai sensi dell’art. 11 del codice del processo amministrativo.
Le spese vanno poste a carico della parte ricorrente e sono liquidate nel dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sul ricorso in epigrafe, con rinvio della causa al giudice ordinario, ai sensi dell’art. 11 del codice del processo amministrativo.
Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore delle parti resistenti nella misura di € 2.500,00 (duemilacinquecento/00) oltre agli accessori di legge per ciascuna delle predette controparti (per un totale di € 10.000,00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 12 marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:
Saverio Romano, Presidente
Eleonora Di Santo, Consigliere
Carlo Testori, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 26/03/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


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In merito dalle osservazioni formulate da varie parti nel corso del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale
Inceneritore di Scarlino: le risposte tecniche sono state date
21/09/2016
Il procedimento coordinato di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) relativo all'impianto della Scarlino Energia di “Termovalorizzatore e impianto di trattamento rifiuti liquidi in Comune di Scarlino (GR)”, avviato il 20 marzo 2015 si è concluso con la riunione della Conferenza dei Servizi (CdS) del 9 settembre scorso (l'ultima di sei riunioni effettuate). Fra il 3 luglio ed il 4 agosto si è tenuta anche la relativa Inchiesta Pubblica.
Tutti gli atti ed i documenti presentati nell'ambito del procedimento sono disponibili sul sito della regione Toscana:http://www.regione.toscana.it/-/progetti-sottoposti-a-procedura-di-valutazione-di-impatto-ambientale.
Tutta la documentazione inerente l'inchiesta pubblica è disponibile sul sito della Regione Toscana: http://www.regione.toscana.it/-/valutazione-di-impatto-ambientale-via-
ARPAT ha partecipato alla seduta del 23 luglio dell'inchiesta pubblica ed a tutte le riunioni della CDS ed ha redatto i seguenti contributi tecnici, disponibili sul sito della regione:
  • 17/04/2015, su qualità dell'aria e aree di ricaduta delle emissioni nella Piana di Scalino;
  • 25/05/2015, valutazioni della documentazione depositata dal proponente all'avvio del procedimento VIA ed AIA - richiesta chiarimenti
  •  09/06/2015, relazione di sintesi sui contenuti del contributo istruttorio ARPAT di cui sopra.
  • 10/07/2015, valutazione dei chiarimenti e delle controproposte presentate dal proponente/gestore
  • 02/09/2015, valutazione delle osservazioni presentate dal pubblico nel corso del procedimento VIA AIA e dell'inchiesta pubblica indetta dalla Regione Toscana con DGR 672/2015.
  • 03/09/2015, contributo istruttorio conclusivo ARPAT per il procedimento VIA AIA
  • 07/09/2015, valutazione delle ulteriori osservazioni presentate dalpubblico (per le CDS dell'08/09/2015 e dell'09/09/2015).
ARPAT ha fornito il proprio contributo anche partecipando all'inchiesta pubblica e dimostrandosi disponibile a rispondere ai quesiti sollevati dalla platea, oltre che alle richiesta della presidenza.
Il contributo dell'Agenzia è stato molto articolato ed approfondito, ed è stato realizzato coinvolgendo varie strutture specialistiche di ARPAT, proprio con l'intento di fornire un apporto di elevato livello tecnico-scientifico.
In particolare, visto che sulla stampa sono riportate da giorni numerose affermazioni, secondo le quali non sarebbero state fornite riposte alle domande e questioni formulate da taluni esperti intervenuti nel procedimento e nell'inchiesta pubblica a supporto di associazioni e comitati locali, si segnalano gli specifici contributi di ARPAT con i quali sono state espresse valutazioni e considerazioni circostanziate riguardo a tutti i temi posti. In particolare si segnalano:
  • valutazioni su varie osservazioni pervenute (allegati 1-2-3-4  e allegato 5 alla nota ARPAT del 2 settembre 2015);
  • ulteriori valutazioni sulle relazioni dell'ing. Vincenzo Annino, per conto di ISDE (all. n.1 e n.2 alla nota ARPAT del 7 settembre 2015). 
http://www.arpat.toscana.it/notizie/comunicati-stampa/2015/ineneritore-di-scarlino-le-risposte-tecniche-sono-state-date