CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, January 29, 2015

Angelica Pirtoli, uccisa dopo sua madre. “Risolto caso più nero della Sacra Corona”

 Angelica Pirtoli, uccisa dopo sua madre. “Risolto caso più nero della Sacra Corona”





Angelica, 2 anni, venne uccisa nel marzo 1991 assieme alla mamma Paola. Dopo 24 anni, è stato risolto il rebus dell’omicidio di mafia più nero del Salento: notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a Biagio Toma. A giugno sarebbe stato scarcerato dopo aver scontato una pena per estorsione



“Ci aveva chiesto di spostare un sacco da lì, di portarlo da un’altra parte. Una cosa, un sacco che era sotto quel pino”. Così ha parlato un testimone, agli inizi del 2014. “Un sacco”. Non un cadavere. Questo non lo ha ammesso mai. “Ma ci è bastato per capire. Per avere la conferma”. La ricorda quella parola, la pronuncia per bene, la scandisce uno degli investigatori. “Un sacco”. Sapevano cosa cercare i carabinieri del Ros. Chi ascoltare. Ma dei tanti uno solo ha detto. A denti stretti. “Ed è stato sufficiente”. Non c’è spazio per le emozioni, quando si indaga. Ma ora il cerchio è chiuso e lo si può ammettere: “Non è stata una storia semplice, da nessun punto di vista”.
Dopo ventiquattro anni, ha un nome quello che per gli inquirentiè stato il sicario della piccola Angelica Pirtoli, due anni, la vittima del delitto di mafia più agghiacciante di cui il Salento abbia memoria. Anzi, di nomi ora ne ha due: Luigi De Matteis e Biagio Toma. Il primo, nel maggio del 1999, lasciò ammutoliti i giudici della Corte d’Assise di Lecce: “Nnu la facia chiui cu tegnu questo segreto qua, anche perché ci ho due figlie ed ogni volta che io le guardavo…”. Una confessione piena. E dettagli insopportabili, contro suo cognato: “Biagio Toma è sceso dalla macchina, ha preso la bambina per i piedi e l’ha sbattuta quattro-cinque volte vicino al muro e niente, cioè era morta la bambina”. Per i piedi. Contro il muro. Quattro-cinque volte. Il cranio fracassato. Come in Novecento, il film di Bertolucci. I fotogrammi stavolta erano veri: Parabita, Lecce, 20 marzo 1991. 

Finora, nessun altro riscontro c’era stato contro Toma. Niente che potesse incastrarlo. Fino a quel “sacco”. E lui, lui che già assaporava il sole di Gallipoli assieme alla moglie e ai tre figli, avrà pensato che il momento di fare i conti con la verità è arrivato, quando, nel carcere di Trani, in mattinata, gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare. Firmata dal gip Simona Panzera, su richiesta del pm Giuseppe Capoccia della Procura Distrettuale Antimafia di Lecce, spazza via anche l’istanza già depositata per ottenere la detenzione domiciliare. Per il reato di estorsione aveva patteggiato una pena a 3 anni e 8 mesi; per due volte era già stato processato e assolto, per rapina e per possesso di stupefacenti. Gli era stata riconosciuta anche l’ingiusta detenzione. Ma ora, ora niente gli dev’essere sembrato uguale. Perché per lui, 47 anni, quel fine pena fissato a giugno rischia di tramutarsi in un fine pena mai.
Concorso in duplice omicidio pluriaggravato”. Questa l’accusa. Perché di morti in questa storia che ne sono due. Angelica e sua mamma. Paola Rizzello aveva appena 27 anni. La scostò, spavalda, la canna del fucile che De Matteis le aveva puntato contro: “Non mi fai paura”. Partì il primo colpo, diretto alla pancia. Colpì anche la bimba che lei teneva in braccio, al piedino destro. La scarpetta volò via. Angelica si mise a piangere. E poi il secondo colpo, sul petto. Paola è morta così. Ma lei, la piccola, lei era ancora viva. Loro la lasciarono lì, in quella campagna, vicino al casolare. Al buio. Ma ci ritornarono. 

“Vabbè, tanto cresceva come la madre”. Tra di loro, si giustificarono con questa frase. Forse anche per dare un senso al comando che avevano ricevuto: “Se trovano la bambina in quelle condizioni, automaticamente si capisce che alla madre le è successo qualcosa, qualcosa di brutto … No, la bambina non si può lasciare. Voi sapete cosa dovete fare”. Questo era l’ordine che aveva impartito Donato Mercuri, colui che aveva pianificato l’omicidio nonché amante di Paola. Ma la sentenza, la condanna a morte, l’aveva firmata qualcun altro. Ma chi? Luigi Giannelli, a capo dell’omonimo clan di Parabita, uno dei grani della Sacra Corona Unita. Anche lui aveva avuto una relazione con la mamma di Angelica, agli inizi degli anni ’80. Paola sapeva troppo. Sapeva delle dinamiche del gruppo, sapeva dei delitti più eclatanti, conosceva i luoghi in cui veniva nascosta la droga, tanto da essere sospettata di averne sottratta un bel po’ per sé.
E poi faceva troppe domande. Chiedeva di Luigi Calzolari, suo fidanzato, fatto fuori nel 1985. Sospettava che il mandante dell’uccisione fosse Giannelli. Per questo, lo disse, il boss, a sua moglie, in un colloquio in carcere: Paola andava eliminata. E per lei, Anna De Matteis (sorella di Luigi), “Anna morte”, fu gioco semplice affidare l’esecuzione a Mercuri: odiava quella donna, che le aveva quasi rubato il marito; la odiava così tanto da farci a botte, un giorno, al mercato. È per quest’intreccio perverso che ad Angelica è stata rubata la vita. Luigi De Matteis e Biagio Tomafecero sparire i due corpi: “Abbiamo preso la Rizzello, che era bruciata e quando l’abbiamo presa si è spezzata in due e l’abbiamo buttata nella cisterna. […] C’era la bambina… siccome lì vicino c’erano dei sacchetti di plastica dei contadini, di concime, si è preso un sacchetto, si è messa la bambina e l’abbiamo portata dove è stata ritrovata”.
Il cadavere irriconoscibile di mamma Paola è stato rinvenuto il 19 febbraio 1997, durante uno scavo in contrada Tuli, a Parabita. Due anni dopo, il 4 maggio 1999, è stata la volta di Angelica, un corpicino nascosto dentro quel sacco, sulla collina di Sant’Eleuterio. Tutti, tranne Toma, sono già stati condannati all’ergastolo. “Nella storia criminale nazionale – ha scritto ora il gip – non si ricordano condotte comparabili con quelle tanto sprezzanti del dolore innocente di una bambina di due anni, rimasta ferita in maniera non grave al piedino, lasciata disperata, nottetempo al buio in campagna, accanto al cadavere della madre ammazzata (un teste aveva ricordato di aver udito nel buio un cagnolino che ululava!) e quindi uccisa, senza nemmeno la pietà che si usa verso gli ovini”.

EDIL ROMEO BOLOGNA CUTINO ALBERT BRUNO NOTO CARUSO CLAUDIO CARUSO DANIELE BELLIS ERNESTA RICORSO AL T.A.R. PALERMO




N. 02978/2014 REG.PROV.COLL






N. 01359/2013 REG.RIC




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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1359 del 2013, proposto da Cosimo Pagano e Pietro Cutino, in proprio e nella qualità di legali rappresentanti e, solo il sig. Pagano, nella qualità di liquidatore della ditta Edil Romeo s.n.c., rappresentati e difesi dall'avv. Francesco Rappa, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, Via Sferracavallo N.146/A; 
contro
- il Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Vittorio Fiasconaro, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, Via delle Alpi N.52;
- l’Uff. Tecnico III Sett. UTC, Servizio Urban. ed Ed. Priv. dello stesso Comune, non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
- della determinazione n. 39 del 9/5/2013, con la quale il Comune di Isola delle Femmine ha determinato e richiesto ai ricorrenti il pagamento della somma di euro 30.728,85, asseritamente dovuta per oneri di urbanizzazione, interessi e sanzioni relativi alla concessione edilizia n. 9/90 del 28/9/1990;
- nonchè, di ogni altro atto e/o provvedimento comunque allegato, connesso, consequenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune intimato;
Viste le ordinanze collegiali nn. 1689/2013 e 91/2014;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 novembre 2014 il dott. Filippo Giamportone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
Con ricorso notificato il 4.7.2013 e depositato l’8 successivo, i ricorrenti hanno impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione degli effetti, il provvedimento in epigrafe specificato, con il quale il Comune di Isola delle Femmine ha determinato e richiesto loro il pagamento della somma di euro 30.728,85, dovuta per oneri di urbanizzazione, interessi e sanzioni relativi alla concessione edilizia n. 9/90 del 28/9/1990.
Il ricorso è stato affidato alle seguenti censure:
1) Violazione dell’art. 2946 c.c.;
2) Eccesso di potere per contraddittorietà;
3) Eccesso di potere per carenza assoluta di motivazione sotto il profilo della omessa indicazione dell’interesse pubblico e omessa comparazione del sacrificio imposto all’interesse privato. Conclusivamente, i ricorrenti hanno chiesto, previa sospensione, l’annullamento del provvedimento impugnato con vittoria delle spese.
Per resistere all’impugnativa si è costituto in giudizio il Comune intimato, chiedendone con memoria il rigetto, vinte le spese.
Con ordinanza collegiale n. 1689 del 18.9.13 sono stati disposti incombenti istruttori;
Con successiva ordinanza collegiale n. 91 del 24.1.2014 la domanda cautelare è stata accolta.
Il ricorso è fondato sotto l’assorbente censura, prospettata dai ricorrenti con il primo mezzo di gravame, di avvenuta prescrizione del credito vantato dal Comune a titolo di oneri concessori.
Al riguardo, va rilevato che per i crediti di che trattasi la giurisprudenza consolidata ha infatti riconosciuto che in materia di oneri di urbanizzazione e dei contributi commisurati al costo di costruzione, in assenza di diversa disposizione normativa, il termine prescrizionale è quello ordinario decennale (ex multis cfr. di recente, T.A.R. Sicilia Palermo, Sez. II, 11 giugno 2014 n.1493, 11 febbraio 2014 n. 412 e 16 ottobre 2014 2013 n. 1888; T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 14 gennaio 2011 , n. 152). Il "dies a quo" , come rimarcato dalla parte ricorrente, decorre dal rilascio della concessione edilizia, e, quindi, da un momento in cui sono esattamente noti tutti gli elementi utili alla determinazione dell'entità del contributo.
Nel caso in esame risulta che a seguito della nota dell’8.7.2000 (prot. n. 7933), con cui il sig. Pagano rappresentava al Comune di voler effettuare il pagamento degli oneri di urbanizzazione scomputati, attesa l’impossibilità della cessione in sui favore delle aree urbanizzate, detto Comune non ha posto in essere alcun idoneo atto interruttivo della prescrizione del diritto. Alla data della notifica dell’atto impugnato (13.5.2013) il diritto di credito vantato dal Comune di Isola delle Femmine si è estinto per decorso del termine prescrizionale decennale, come correttamente eccepito dalla parte ricorrente.
Né, di contro, rileva, contrariamente all’assunto del Comune resistente, la circostanza che i ricorrenti con lettera del 6.10.2010 hanno chiesto al Comune medesimo se fossero rimasti debitori in ordine al pagamento degli oneri concessori relativamente alla concessione edilizia n. 9/1990, manifestando con ciò un riconoscimento di debito ai sensi dell’art. 2944 c.c.
In proposito, è sufficiente rilevare che la menzionata lettera, tenuto conto del carattere interlocutorio ed ipotetico, non può avere il valore attribuito dal Comune, stante che il riconoscimento del diritto idoneo ad interrompere il corso della prescrizione può essere anche tacito e non formalizzato, ma esso deve essere chiaro, inequivoco ed incompatibile con la volontà di disconoscere la pretesa del creditore (cfr. Cass. 31.10.2014n n. 23288 e 15.12.1982, n. 6909).
Né, infine, può avere rilevanza, ai fini interruttivi, la nota n. 11961 del 13.10.2008, menzionata nel provvedimento impugnato, con cui il Comune comunicava ai ricorrenti l’importo dovuto per gli oneri di urbanizzazione.
Infatti, di tale nota i ricorrenti assumono di non avere mai avuto conoscenza; né il Comune è stato in grado di fornire prova contraria.
Sul punto va rilevato che con ordinanza collegiale istruttoria n. 1689/2013 questo Decidente ha chiesto appositi chiarimenti al Comune resistente, il quale, in esecuzione di detta ordinanza, ha depositato agli atti causa la nota n. 13695 del 10.10.2013, rappresentando che nel relativo fascicolo edilizio non è stata rinvenuta la nota n. 11961/2008 e che non si evince la modalità della sua notifica.
In conclusione, il ricorso, assorbito quant’altro, risulta fondato e va quindi accolto con conseguente annullamento degli atti impugnati.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
Considerato, poi, i possibili riflessi sul piano della responsabilità amministrativa ed erariale, ritiene il Collegio di dover disporre la trasmissione della presente sentenza alla Procura Regionale della Corte dei Conti, per le valutazioni di competenza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Condanna il Comune di Isola delle Femmine al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle spese di lite che liquida in complessivi €.1500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge.
Dispone che copia della presente sentenza sia trasmessa dalla Segreteria alla Procura Regionale della Corte dei Conti, per le valutazioni di competenza.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 7 novembre 2014 con l'intervento dei magistrati:
Filippo Giamportone, Presidente, Estensore
Anna Pignataro, Primo Referendario
Sebastiano Zafarana, Referendario
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 21/11/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)







EDIL ROMEO 1990 SENTENZA 652  LICENZA EDILIZIA 9/90   28/9/1990 ABITABILITA' VARIANTI SOPRALLUOGHI PAGANO CUTINO BOLOGNA ALBERT NOTO BRUNO






SENTENZA 652 2000 LICENZA EDILIZIA 9/90 28/9/1990 ABITABILITA' VARIANTI SOPRALLUOGHI PAGANO CUTINO BOLOGNA ALBERT NOTO BRUNO





EDIL ROMEO 2013 RICHIESTA ONERI URBANIZZAZIONE DETERMINA 3 SETTORE USTICANO N 39 SU LICENZA EDILIZIA 9 1990 28 SETT 1990 SENTENZA 652 00 PROCEDIMENTO 1791-95-6166 95 ABITABILITA' VARIANTI SOPRALLUOGHI PAGANO CUTINO BOLOGNA ALBERT NOTO BRUNO






   



N. 00482/2015 REG.PROV.CAU.
N. 00768/2015 REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 768 del 2015, proposto da CARUSO Claudio, rappresentato e difeso dall'avv. Danilo Giracello, con domicilio eletto in Palermo, Via E. Fermi, 58, presso lo studio del predetto difensore;


contro
- il Comune di Isola delle Femmine, non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) dell'ordine prot. n. 679/int/UTC del 5/11/2004 - prot. gen. n. 15/11/2014 del 5/11/20014 di non eseguire i lavori di cui alla denunzia di inizio attività per l'ampliamento di un edificio realizzato con C.E. n. 32 del 6/10/1998;
b) di ogni altro atto, presupposto e/o consequenziale;
e per il riconoscimento
- del diritto a realizzare la costruzione di cui alla citata denunzia.
VISTO il ricorso con i relativi allegati;
VISTA la domanda di sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato;
RELATORE il Primo Referendario Anna Pignataro;
VISTA la documentazione tutta in atti;
UDITO, nella camera di consiglio del 24 marzo 2015, il difensore di parte ricorrente, presente così come da verbale d’udienza;

RITENUTO che al sommario esame proprio della fase cautelare e salvo l’ulteriore approfondimento nel merito, sussiste il fumus boni iuris e le esigenze del ricorrente, sotto il profilo del periculum, siano tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a.;
RITENUTO, in ordine alle spese della fase cautelare, che le stesse vanno dichiarate irripetibili nei confronti del Comune intimato non costituitosi in giudizio;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione seconda, fissa la data dell’udienza pubblica del 9 giugno 2015 per la discussione nel merito del ricorso.
Spese della fase cautelare irripetibili.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 24 marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Anna Pignataro, Primo Referendario, Estensore
Sebastiano Zafarana, Referendario

L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE






DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 25/03/2015
IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


N. 00259/2014 REG.PROV.CAU.
N. 02254/2013 REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 2254 del 2013, proposto dal Sig. Claudio CARUSO, rappresentato e difeso dall'avv. Pasquale Foti, con domicilio eletto presso Segreteria TAR in Palermo, via Butera, 6;


contro
Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T.; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) del provvedimento n. 14 del 6/6/2013, con la quale il Comune di Isola delle Femmine dichiarava l'avvenuta decadenza della concessione assentita di cui alla comunicazione prot. n. 5537 del 30/3/2011 ai sensi dell'art. 2 L.R. 17/94;
b) di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Nominato Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 marzo 2014 il Cons. Avv. C. Modica de Mohac e udito l’Avv. A. Agueci in sostituzione e per delega dell'avv. P. Foti;


CONSIDERATO che risulta per tabulas che il ricorrente ha iniziato i lavori oltre il termine di un anno dalla data di perfezionamento del titolo edilizio; e che, conseguentemente, l’interessato deve chiedere, ai sensi dell’art.36 della L. reg. n.71 del 1978, il rilascio di una nuova concessione;
RITENUTO, pertanto, che a seguito del decorso del termine in questione, correttamente l’Amministrazione ha dichiarato l’intervenuta decadenza del titoloprecedentemente formatosi;
RITENUTO, in definitiva, che il ricorso non sia assistito da sufficiente fumus boni juris e che pertanto non sussistono i presupposti per l’accoglimento della invocata domanda cautelare,
RITENUTO, infine, che la mancata costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata esima il Collegio da ogni pronunzia in ordine alle spese relative alla presente fase processuale;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), respinge la domanda cautelare.
Nulla statuisce i ordine alle spese.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21 marzo 2014 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Filippo Giamportone, Presidente
Carlo Modica de Mohac, Consigliere, Estensore
Anna Pignataro, Primo Referendario



DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 24/03/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

N. 00345/2013 REG.PROV.CAU.
N. 01503/2012 REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 1503 del 2012, proposto dai Sig.ri Daniele Caruso e Claudio Caruso, rappresentati e difesi dall'avv. Pasquale Foti, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Danilo Giracello in Palermo, via E. Fermi 58;


contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco p.t., non costituitosi in giudizio; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
- del provvedimento n. 97 del 24.4.123, con il quale è stato negato il rilascio della C.E. in sanatoria richiesta ai sensi del DL 30.9.2003 n. 269;
- di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2013 il Cons. Avv. C. Modica de Mohac e uditi per le parti l'Avv. A. Agueci in sostituzione e per delega dell'Avv. P. Fonti;

Considerato che il pregiudizio paventato dai ricorrenti non appare immediato (né comunque attuale);
ritenuto, pertanto, che la domanda cautelare non meriti accoglimento; e che la mancata costituzione del Comune esima il Collegio da ogni pronunzia sulle spese.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sez. II^, respinge la domanda cautelare.
Nulla statuisce in ordine alle spese.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2013 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Filippo Giamportone, Presidente
Carlo Modica de Mohac, Consigliere, Estensore
Sebastiano Zafarana, Referendario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 22/05/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

Wednesday, January 21, 2015

IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE" LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO

IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE"





La verità sulla scomparsa di Antonio Maiorana e di suo figlio Stefano è sepolta dentro il residence che stavano realizzando a Isola delle Femmine. L'ultimo pentito di Cosa nostra, Vito Galatolo, svela ai magistrati di Palermo che i due imprenditori sarebbero stati uccisi per pesanti contrasti nella gestione di quel cantiere. E fa il nome di un uomo, sarebbe lui il mandante dell'omicidio. È un imprenditore che si muove nella zona grigia fra mafia e colletti bianchi. Il suo nome è top secret, il pool coordinato dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi ha già avviato nuove INDAGINI sul giallo dell'estate 2007.

Così, Galatolo ha già riaperto uno dei misteri di Palermo. Non è l'unico di cui si stanno occupando in questi giorni i pm Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia. L'ex boss dell'Acquasanta sta raccontando i retroscena di tanti altri omicidi avvenuti negli ultimi anni in città. Omicidi messi in campo dalle cosche. Uno dei più efferati fu quello di Davide Romano, rampollo in ascesa del Borgo Vecchio: attirato in una trappola, interrogato, picchiato e ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Era l'aprile del 2011. "È stato Calogero Lo Presti", mette a verbale Galatolo. E spiega il motivo dell'esecuzione: "Romano, appena uscito dal carcere, comprava la droga fuori dalla borgata e voleva comandare". E al capo del mandamento non stava bene.

"Vito Galatolo appare soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile", scrivono i giudici del Tribunale del riesame, che hanno ribadito il carcere per uno dei capimafia citati dal pentito, Vincenzo Graziano. È la prima importante attestazione di attendibilità per il boss che due mesi fa ha saltato il fosso rivelando un progetto di attentato nei confronti del pm Nino Di Matteo.

Galatolo è un fiume in piena. Parla degli insospettabili complici dei boss e dei loro ultimi affari. Parla soprattutto delle strategie di Cosa nostra palermitana, che sembra tutt'altro che fiaccata da arresti e processi. È il presente della Palermo criminale. Poi, c'è il recente passato. E un anno in particolare, il 2007, la stagione in cui i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo erano i padroni di Palermo. Sembra però che loro non abbiano avuto alcun ruolo nella scomparsa dei Maiorana, come già altri pentiti avevano detto, facendo scattare l'archiviazione del caso. Chi ha ucciso allora gli imprenditori Maiorana? Chi poteva avere tanta forza da organizzare il sequestro e l'assassinio di due persone? Galatolo indica una pista ben precisa. In Cosa nostra qualcuno seppe, e probabilmente autorizzò


http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/21/news/il_pentito_galatolo_riapre_il_giallo_dei_maiorana_uccisi_per_contrasti_all_interno_del_loro_cantiere-105405608/


LA SCOMPARSA DEI MAIORANA:  IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO


L’imprenditore edile scompare insieme al figlio Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Adesso il pentito dell’Acquasanta ha raccontato ai pm che l’omicidio dei due fu ordinato per motivi d’affari. E fa un nome
di Patrizio Maggio

Stefano e Antonio Maiorana 
Il motivo della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana è da ricercare negli affari, nella gestione del cantiere aperto a Isola della Femmine. A rivelarlo ai pm della procura di Palermo è Vito Galatolo, il picciotto dell’Acquasanta che da alcuni mesi ha deciso di collaborare con la magistratura. L’imprenditore edile Antonio Maiorana scompare insieme al figlio ventiduenne Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Galatolo ha invece raccontato ai pm, coordinati dal procuratore aggiuntoVittorio Teresi, che il sequestro e l’omicidio de due è stato ordinato da un imprenditore, che era entrato in contrasto con Maiorana per motivi d’affari. Il nome del mandante del duplice omicidio, come racconta l’edizione locale di Repubblica, è ancora rimasto top secret.
Soltanto ieri il tribunale del Riesame aveva giudicato Galatolo “soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile”, nell’ordinanza con cui rigetta la richiesta di Vincenzo Graziano, considerato il reggente del mandamento dell’Acquasanta e  arrestato il 16 dicembre 2014. Graziano è l’uomo che custodiva il tritolo che doveva essere utilizzato per eliminare il pm che indaga sulla Trattativa Stato mafia: suo principale accusatore era  proprio Galatolo.
“Le dichiarazioni medesime, proprio per la loro rilevantissima valenza, non solo sono in grado di aggiungere elementi ulteriori a carico di Vincenzo Graziano ma -scrivono  i giudici del Riesame – consentono anche di chiarire, di valorizzare e di attribuire maggiore forza dimostrativa agli elementi già acquisiti che quindi ormai assumono ben altro ‘spessore’ una volta ‘illuminati’ da quanto desumibile dalle dichiarazione di Galatolo“. Per i giudici del Riesame, dunque: “Le dichiarazioni di Vito Galatolo descrivono in modo ampio, preciso e circostanziato un ruolo di assoluto rilievo e direttivo di Vincenzo Graziano nelle dinamiche di cosa nostra, anche in tempi recenti e successivi alla scarcerazione, avvenuta nel gennaio 2012″.
Galatolo è il pentito che ha rivelato l’ esistenza dell’attentato organizzato a fine 2012 per eliminare il pm Nino Di Matteo: un piano di morte ordinato da Matteo Messina Denaro.


Mafia, il pentito Galatolo parla della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana




Contrasti nel mondo della droga avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare anche l'omicidio del boss di Borgo Vecchio Davide Romano, ha detto il pentito


 - Il pentito di mafia Vito Galatolo avrebbe messo a verbale dichiarazioni utili per le INDAGINI sulla scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana, (padre e figlio di 47 e 23 anni), spariti a Palermo il 3 agosto 2007. A ottobre il gip archiviò l'indagine sui due uomini scomparsi dopo aver lasciato il cantiere edile di Isola delle Femmine dove stavano realizzando degli immobili. La loro auto venne trovata nel parcheggio dell'aeroporto
Rossella Accardo, madre di Stefano ed ex moglie di Antonio Maiorana che da anni  si batte per far luce sul caso, ha appreso dai giornali le rivelazioni fatte dal pentito. Contattata da Tgcom24, la signora non ha potuto rilasciare alcun commento visto che stamattina è stata colpita da un malore. Le indiscrezioni trapelate oggi sull'interrogatorio di Galatolo sono infatti la prima conferma ufficiale della morte dei due congiunti, nonché la conferma implicita a quanto da lei sempre sospettato: pure il suicidio del figlio minore, Marco, sarebbe da imputare alla Mafia.


Galatolo avrebbe svelato anche retroscena dell'omicidio di Davide Romano, trovato nudo e incaprettato in un'auto a Palermo il 6 aprile 2011. Il pentito parlerebbe di contrasti nel mondo della droga che avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare l'assassinio di Romano e anche quello di Giuseppe Ruggeri genero del mafioso Antonino Lauricella che si sarebbe messo in società con Romano per vendere la droga al di fuori dai circuiti decisi da Cosa nostra.

La sera in cui Romano venne ucciso la polizia arrestò Nicolò Pecoraro in un condominio di corso dei Mille con una pistola in pugno. Subito vene ipotizzato che Romano fosse lì per minacciare o uccidere qualcuno. In quell'edificio abita Ruggeri. Quest'ultimo e Romano vennero arrestati insieme nel 2008 in un'operazione antidroga.


http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/mafia-il-pentito-galatolo-parla-della-scomparsa-di-antonio-e-stefano-maiorana_2090819-201502a.shtml


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