CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

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Sunday, October 05, 2014

"Soldi mai restituiti per incarichi" Controlli sui dirigenti regionali di Riccardo Lo Verso Isola delle Femmine Piano Giovani Sicilia, si va verso l’archiviazione Isola Pulita: Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento...


"Soldi mai restituiti per incarichi"  Controlli sui dirigenti regionali  


di Riccardo Lo Verso

Un esposto anonimo rilancia il caso sollevato da Livesicilia nei mesi scorsi. Il responsabile della Funzione pubblica regionale chiede dati e cifre di migliaia di pratiche. C'è il sospetto che pochissimi dirigenti abbiano rispettato la legge che impone loro, per qualsiasi incarico esterno, di versare la metà del compenso in un fondo regionale.


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PALERMO - È stato il suo ultimo atto prima di andare in ferie. Al rientro sul tavolo del dirigente generale della Funzione pubblica, Luciana Giammanco, inizieranno ad arrivare i dati. Potrebbero essere le prime conferme su quello che rischia di essere uno dei più grossi scandali della pubblica amministrazione siciliana.

Ai dirigenti regionali che ottengono un incarico aggiuntivo spetta solo la metà del compenso. Il 50 per cento (anche meno se si considerano le tasse) deve restare nelle casse dell'amministrazione. Così non sarebbe accaduto in moltissimi casi. Quanti? Nessuno conosce l'entità del fenomeno, perché nessuno finora aveva deciso di controllare il capitolo dove i soldi devono confluire. Di certo sono migliaia gli incarichi su cui adesso si accenderanno i riflettori.

La Giammanco, che è anche commissario anticorruzione, conferma di avere inviato il 13 agosto una circolare ai dirigenti generali di tutti i "Dipartimenti regionali, degli Uffici speciali e ai Capi di gabinetto degli uffici di diretta collaborazione". Si limita ad aggiungere che "bisogna attendere. Non si possono fare considerazioni affrettate. Il monitoraggio serve a capire come stanno le cose". Non entra nel merito dell'articolo con cui Livesicilia aveva sollevato nei mesi scorsi i dubbi sui compensi aggiuntivi. E neppure sull'anonimo che ha pungolato la burocrazia regionale l'11 agosto, spedendo un esposto al ragioniere generale che lo ha girato alla Funzione pubblica.

Un anonimo piuttosto informato. Fa nomi e cognomi, e racconta circostanze precise. Ed è stato preso in seria considerazione dalla Giammanco se è vero, com'è vero, che l'alto burocrate il 13 agosto scriva che “alla luce dei contenuti dell'esposto anonimo e tenuto conto del lasso di tempo trascorso dalle suddette circolari, si ritiene necessario procedere ad un monitoraggio degli incarichi aggiuntivi”.

Le “suddette circolari” furono emanate nel 2009 ed applicavano in Sicilia la legge 2 del 6 febbraio 2008. Una legge che riguarda “qualsiasi incarico conferito ai dirigenti dalla Regione o su designazione della stessa”. La procedura è semplice: l'ente presso cui il dirigente ha espletato l'incarico liquida alla Regione l'intero compenso; quindi la Ragioneria generale paga il 50 per cento della somma al dipendente e la restante metà viene trasferita in un fondo a cui poi si attingerà per pagare le indennità di risultati e quelle variabili previste nei contratti dei dirigenti. In molti casi l'ente avrebbe pagato l'intera somma direttamente al dirigente, saltando il passaggio dal Bilancio. C'è chi si sarebbe messo (quanti?) tutti i soldi in tasca. I dirigenti regionali sono poco meno di 1.800. Ciascuno di loro può essere chiamato a ricoprire incarichi altrove. Presidenti e consiglieri di amministrazione di enti, commissari straordinari, responsabili unici dei procedimenti nelle gare d'appalto: si parla di migliaia e migliaia di incarichi.

La Funzione pubblica ora chiede dati e cifre. E non si potrà bluffare perché basterà confrontare l'elenco degli incarichi con quello delle operazioni transitate sul fondo. I dirigenti saranno "costretti" a dire la verità e, secondo alcuni di loro, a mettere mano al portafogli. Se così fosse si tratterebbe di uno scandalo a sei cifre.


http://livesicilia.it/2014/08/30/controlli-incarichi-dirigenti-regionali-soldi-esposto-anonimo-regione-siciliana_532253/


Piano Giovani Sicilia, si va verso l’archiviazione


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Andrebbe verso l’archiviazione l’indagine, aperta dalla Procura di Palermo, sulla gestione del cosiddetto click-day, il progetto dell’assessorato regionale alla Formazione che avrebbe dovuto mettere in contatto giovani disoccupati e imprese. Il piano saltò perché il sistema informatico andò in tilt per l’eccesso di richieste. Unica indagata è la dirigente Annarosa Corselloche risponde di abuso d’ufficio.
La Corsello è stata interrogata, su sua richiesta, dal pm Piero Padova e dall’aggiunto Dino Petralia, la scorsa settimana. Al centro dell’indagine c’è l’affidamento diretto del servizio informatico, assegnato senza passare dunque per una gara, alla Ett. Sembra cadere la tesi che la dirigente avrebbe favorito la Ett per un presunto rapporto di lavoro della figlia con la società. La ragazza, infatti, avrebbe avuto solo un co.co.pro di un mese e non con la azienda scelta dalla madre, ma con una ditta che faceva parte di una Associazione Temporanea di Imprese a cui apparteneva anche la Ett.
La scelta della azienda, poi, sarebbe stata consentita dalla legge che permette l’affidamento diretto in presenza di servizi che richiedono particolari competenze: la Ett aveva già predisposto un sistema di software per la Regione e l’affidamento a una terza società sarebbe stato antieconomico. I pm stanno completando gli accertamenti documentali, ma sembrano, alla luce di quanto finora emerso, intenzionati ad archiviare l’inchiesta.

http://www.si24.it/2014/10/14/piano-giovani-sicilia-si-va-verso-archiviazione-annarosa-corsello-abuso-ufficio/70095/

  •    CORSELLO E MONTEROSSO NEI GUAI  L'EUROPA VUOLE INDIETRO TRE MILIONI  

  • TUTTI GLI UOMINI (E LE DONNE) DEL PRESIDENTE CATALOGO GIUDIZIARIO DEL CERCHIO MAGICO
  • ARNONE GIOVANNI REVOCA INCARICO GULLO BOLOGNA CORSELLO MONTEROSSO LUPO GIAMMANCO GELARDI FEBBRAIO 2013.

·         Anna Rosa Corsello sostituisce Albert Ma in giunta si parla di patto di stabilità

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/04/m5s-gestione-rifiuti-dirigente.html

·         Patrizia Monterosso nuovo capo   di gabinetto di Raffaele Lombardo

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/04/il-fantasma-di-lombardo-live-sicilia.html 
  • L'INCHIESTA SUL FLOP-DAY, ANNA ROSA CORSELLO: "AI MAGISTRATI HO CONSEGNATO LE CARTE E SPIEGATO TUTTO"

·         IL RITORNO DELLA CORSELLO

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/07/appunti-su-isola-delle-femmine-e.html

·         REGIONE, MOTO PERPETUO AI VERTICI  COME CROCETTA MACINA I DIRETTORI GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/03/regione-moto-perpetuo-ai-vertici-come.html


      ·         BUFERA SULLA MONTEROSSO CONDANNATA. CROCETTA: "RIMUOVERLA SAREBBE UN ABUSO"


Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento per la Italcementi Spa. Sentenza storica del Tribunale di Foggia





Condanna e risarcimento milionario per la Italcementi Spa. Proprio nella terra dell’Ilva di Taranto, dell’eterna contesa tra il diritto alla salute e quello al lavoro, a soccombere è un colosso dell’industria italiana, il quinto produttore mondiale di cemento. È una sentenza storica quella del Tribunale di Foggia (sezione lavoro), pronunciata dal giudice Andrea Basta, che ha riconosciuto il nesso di casualità tra il lavoro svolto ed il tumore che ha stroncato la vita di un lavoratore foggiano 17 anni fa. Per i legali della società, il decesso sarebbe stato determinato dal fatto che “il lavoratore fosse un forte fumatore”. Ma le perizie hanno dimostrato ben altro, a cominciare dalle sostanze inquinanti presenti negli stabilimenti. A rendere giustizia ai familiari, lo studio del dottor Gerardo Cela, medico legale specialista in medicina del lavoro, il quale ha accertato che “il lavoratore versava in buone condizioni di salute sino al 1984; iniziava a presentare delle obiettive alterazioni relative all’apparato respiratorio, riscontrate nelle visite effettuate nel 1984, nel 1990 e nel 1991 presso l’istituto di Medicina del lavoro dell’Università di Bari; ‘decedeva per neoplasia polmonare maligna (microcitoma) con metastasi ai linfonodi peripancreatici”. Per il consulente giudiziale, dunque, “l’esposizione alla inalazione di sostanze nocive per l’apparato respiratorio nell’ambiente di lavoro, durata circa 25 anni, provocava prima l’insorgenza di una affezione cronica broncopolmonare e poi l’evoluzione di detta broncopatia verso la neoplasia”. Rapporto di causa-effetto e condanna, con relativo risarcimento per oltre 2 milioni di euro ai familiari.
tribunale fg

2 visite mediche in 15 anni, nonostante i “veleni”

“Biossido di silicio e cromo, usato come colorante del cemento e cancerogeno”. Le motivazioni della decisione del Tribunale di Foggia sono perentorie, al contrario delle dichiarazioni dei direttori degli stabilimenti di Guardiaregia, Salerno, Trento, secondo cui i dipendenti avevano tutti “le mascherine protettive”, escludendo la “natura nociva delle polveri presenti nell’ambiente di lavoro”. Tesi confermata dal medico legale della Italcementi, che ha sottolineato l’esistenza di “impianti di depolverizzazione ed abbattimento delle polveri nel periodo 1984-1989, ed il regolare assoggettamento dei dipendenti a visite mediche annuali”. Per il giudice, però, le cose non stavano esattamente in questi termini. A maggior ragione in virtù dell’accordo sottoscritto dalla Italcementi con il Ministero del Lavoro a Roma, sul personale “esposto a rischi con frequenza annuale e di affidare agli istituti universitari l’individuazione dei rischi”. L’accordo impegnava l’azienda a “procedere alle valutazioni ambientali sulla presenza di inquinanti, tra cui polveri, nei rispetti dei limiti dell’American Conferenze of Governamental Industrial Hygienists, a raccogliere i risultati delle rilevazioni in un registro istituito presso ciascuno stabilimento”. Ciononostante, stando alla documentazione prodotta agli atti, “se dal 1990 in poi la cadenza annuale è rispettata, non risulta eseguita alcuna visita dal 1973 al 1983 e dal 1986 al 1989; dal 1973 al 1989 risultano eseguite 2 visite mediche in su un arco temporale pari a circa 16 anni”. Deve essere per questo che, qualche mese fa, secondo quanto riferito a l’Immediato, gli avvocati della Italcementi avrebbero proposto ai parenti una transazione di “50mila euro” per chiudere il caso. Una cifra ritenuta “offensiva della dignità e della memoria di chi ha perso la vita per il lavoro”.

Lavoro, “maledetto” lavoro

201301311701273493_Italcementi sacchi
Nella pronuncia del Tribunale, la contesa è stata forte sull’effettiva mansione svolta dal lavoratore. Sì perché secondo la Italcementi si sarebbe occupato delle dell’attività “dello stivatore, dunque addetto a caricare i sacchi di cemento sui camion”; mentre per la famiglia ricorrente in giudizio, faceva l’ “insaccatore”. In ogni caso, tuttavia, vista la documentazione prodotta dalla Spa, il giudice ha ritenuto di dover valutare come “potenzialmente nocivo” l’ambiente di lavoro. “A fronte di un ambiente di lavoro potenzialmente nocivo – scrive il dottor Basta nella pronuncia – che la parte resistente (Italcementi) si era impegnata a monitorare e non ha monitorato, o non ha comunque provato di aver monitorato, non vi è alcuna possibilità di affermare che le misure di sicurezza indicate dai testimoni fossero idonee a scongiurare i rischi esistenti”. Per di più, la società di Bergamo, per controbattere alla perizia del consulente, ha prodotto alcuni documenti sulla “sicurezza dei cementi comuni” del 2011, ma che non hanno attinenza con tutto il periodo precedente. Anche per questo il Tribunale di Foggia, in primo grado, ha reso giustizia alla famiglia. Aprendo al contempo uno scenario spaventoso: quanti lavoratori alle dipendenze del colosso italiano del cemento nello stesso periodo potrebbero aver attraversato le stesse vicende cristallizzate nella sentenza?




OSSERVAZIONI RINNOVO A.I.A. ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE 02-09-14



Torre di Italcementi a
Isola si mobilita il comitato per il no

L' Italcementi vuole realizzare un nuovo
impianto nello stabilimento di Isola delle Femmine. Una grande colonna, alta
cento metri e larga venti che «però - sostiene l' azienda - contribuirà a un
abbassamento delle emissioni inquinanti». L' investimento programmato è di
circa 70 milioni ed è già al vaglio degli uffici della Regione. Ma gli
ambientalisti sono sul piede di guerra e hanno presentato un esposto al
ministero dell' Ambiente per chiedere «l' invio immediato di ispettori a Isola
delle Femmine». L' Italcementi ieri ha inaugurato una campagna informativa ai
cittadini che abitano accanto allo stabilimento, ma non solo: «Tutti i giovedì,
fino al 14 giugno, i cancelli saranno aperti ai cittadini dalle 16 alle 20 -
spiega Stefano Gardi, responsabile del servizio ecologia di Italcementi, che ha
inaugurato il punto informativo - Ad accoglierli ci saranno dei tecnici che
spiegheranno il progetto che vogliamo realizzare e perché si tratta di un' opera
importante per migliorare l' impatto ambientale della fabbrica, e che darà
lavoro a oltre 350 persone». Italcementi, attraverso la realizzazione del nuovo
impianto, conta di abbassare del 90 per cento l' attuale emissione di biossido
di ozono, del 50 per cento l' emissione di polveri sottili e, infine, del 10
per cento del biossido di azoto. «Tenendo presente che i livelli attuali sono
ben al di sotto delle soglie previste dalla legge», continua Gardi. Ieri i
dirigenti di Italcementi hanno aperto, per la prima volta, l' azienda al
pubblico e incontrato il vicesindaco di Isola delle Femmine, Paolo Aiello e
Mario Ayello, il rappresentante del cartello di associazioni ambientaliste che
racchiude l' associazione per la Tutela del mare, la Lipu e la rete di Lilliput.
«Siamo contrari alla costruzione di un nuovo impianto che avrà comunque un
pesante impatto paesaggistico - dice Ayello - La nuova torre di emissioni dei
fumi porterà a un incremento della produttività del 25 per cento, ma anche ad
una crescita dei consumi d' energia del 20 per cento e a un aumento di
estrazioni di materie prime del 15 per cento. Questo sito, di grande interesse
ambientale, non può sopportare incrementi di questo genere». La Regione ha
chiesto all' Italcementi di presentare un documento di impatto ambientale: «Ma
contiamo di avere a breve tutte le autorizzazioni, che per un impianto uguale,
a Matera, abbiamo già ottenuto - conclude Gardi - Siamo pronti a dare tutte le
spiegazioni ai cittadini che vorranno visitare la fabbrica nelle prossime
settimane, abbiamo già preso appuntamenti con associazioni dei commercianti e
scolaresche». a. fras.


IL VENTO CHE ACCAREZZA
ISOLA DELLE FEMMINE

del 20-05-2007

IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA
Isola delle Femmine (Palermo)

Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del
piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora
Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.

Oggi quello stesso allestimento sembra non
rispondere più alle esigenze di

una
realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato
per anni derivando dallo stesso paese la
maggior parte della forza lavoro della 
fabbrica.

Le attenzioni della popolazione sembrano,
però, col tempo, essersi spostate
dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento
portava, agli
inevitabili effetti
che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.

Preoccupazioni che, a quanto riferisce
Antonino Rubino, impiegato
amministrativo della Italcementi SPA, non sono
passate inosservate alla stessa

fabbrica
che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza
imposti dalle normative nazionali ed europee
sulle esalazioni causate dall’

incenerimento
dei rifiuti di produzione.

Nonostante queste rassicurazioni buona parte
dei cittadini continua ad essere
preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e,
rappresentata Da
Pino Ciampolillo e dal
suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia
chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.

La questione,che è riconosciuta come la
principale da entrambe le voci in
campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che
questo ha sulla
salute.

Uno, in particolare, il nome che esce fuori da
qualsiasi documento riguardante

la faccenda:
Petcoke.

Facciamo un po’ di scienze.

Il petcoke è una sostanza derivata dalla
ulteriore lavorazione degli scarti del
petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi,
quali quelli
della Italcementi,
permette notevole risparmio energetico nonché economico.

Il problema è che per rimanere nei limiti di
utilizzabilità e di sicurezza deve
continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si
brucia, allora
si producono emissioni
altamente pericolose per la salute umana.

Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione
Regionale Protezione Ambiente) ha 
effettuato un sopralluogo presso il deposito
di combustibile solido della
Italcementi,
evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione
delle aree per lo stoccaggio del petcoke.

Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare
che l’ARPA “non ha però rilevato
infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle
opere
necessarie a
raggiungere la sicurezza del sito”.

Dopo numerosi atti di diffida presentati all’
azienda a partire da quello stesso
anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un
percorso
dispendioso (70 mln di
euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le
emissioni nocive.

È infatti in corso un iter burocratico per la
costruzione di un impianto
produttivo che andrebbe a sostituire quello
tuttora in funzione.

La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai
40, avrebbe un negativo impatto

ambientale
ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le
emissioni gassose.

Bisogna sottolineare che ancora non è pronto
nemmeno il progetto di questa

torre e
che l’impianto continua a produrre gas nocivi.

Pronte le critiche del comitato Isolapulita.

Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici
hanno l’obbligo di utilizzare le
migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare
l’inquinamento
atmosferico.

La nuova torre ha però un difetto.

Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di
influenza negativa su Isola, ma, a causa
della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone
circostanti di Palermo e 
Capaci”.

Le critiche non si fermano qui; “ […] il
progetto” continua Ciampolillo “è stato
presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun
cenno alle
emissioni che vengono
prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti
guardare i mulini e uno dei camini in
funzione, alto 65m) o il ricavo stesso
della materia prima che continua a mettere in pericolo la
stabilità stessa della 
montagna”.

Questo ultimo punto è molto interessante.

Già in passato, infatti, la montagna, dalla
quale si ricava la materia necessaria
ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e
costretto
l’azienda a terminare
i lavori per spostarsi su altri versanti.

Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già
detto che è una sostanza
altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo,
durante l’intervista, ci informa
che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto
alla stessa
stregua delle armi
chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni
accorgimenti.

Già il fatto che la Italcementi lo abbia
bruciato per un certo periodo nei suoi
lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non
è un fatto
positivo, ma egli ci
informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un
certo periodo di tempo le scorie petrolifere venivano
maneggiate dagli operai
dell’azienda senza
alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi
adibite (si fa per dire) al trasporto.

“Gli effetti che l’ uso indiscriminato di
questa sostanza ha avuto sulla
popolazione è rintracciabile in alcuni referti
medici”, non necessariamente
riconducibili,
aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.

Nonostante tutte le critiche mosse all’
impiego di questa sostanza, Rubino
insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende
specializzate,
un’ analisi sugli
effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati 
degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.

Concludiamo con una questione che non ci
sembra di secondaria importanza.

La popolazione che vive a Isola è divisa tra
chi appoggia l’ industria, chi la
critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.

È facile riconoscere nei fiancheggiatori della
fabbrica i suoi operai che, almeno 
pubblicamente, non si esprimono in modo
negativo sul lavoro dell’azienda.

Degli oppositori abbiamo parlato lungamente,
riconoscendo nelle loro tesi il

timore
per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.

Gli altri, appartengono a quella razza che si
dimostra essere conciliante con

entrambe
le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa
regola) o che, adeguatamente accontentato, non
si angoscia nel cercare un
motivo di
preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da
parte dell’ azienda in questione).

Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa,
quindi non ci esprimiamo in
favore di una o
dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune
di fare chiarezza e stabilire regole comuni,
nonché il bisogno di fare valere le
proprie posizioni.

Non possiamo però esimerci dal riportare il
sentimento di disagio della
popolazione a causa dell’inutile apatia di chi
non ha rispetto né per se stesso, 
né per le istituzioni che rappresenta, né per
le posizioni che ha dovere di

prendere
in merito al benessere della sua stessa società.

Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo
ma non per questo giustificabile.

Marco Salici


isola
delle femmine Il Tar conferma "No al pet-coke" No all' utilizzo del
pet-coke da parte della Italcementi a Isola delle Femmine. Il Tar ha rigettato
nel merito il ricorso presentato dalla cementeria contro l' assessorato
Ambiente che di fatto bloccava l' utilizzo di questo combustibile. «Il pet-coke
è il combustibile primario per l' industria del cemento in Europa e lo usiamo
in tutti gli altri nostri impianti», replica Italcementi.




Isola delle femmine Fumo alla
Italcementi esposto in Procura Una nube di fumo nero, proveniente dai capannoni
della Italcementi di Isola delle Femmine, si è alzata in cielo provocando il
panico tra i residenti. Dopo la diffida dell' assessorato Ambiente all'
azienda, gli atti sono stati già trasmessi in Procura.





la diffida

«Le emissioni dell' Italcementi di Isola delle
Femmine sono inquinanti e cancerogene». Per questo motivo l' assessorato
regionale al Territorio ha
diffidato l' azienda, dopo che lo scorso anno alcune associazioni
ambientaliste avevano presentato un esposto. Secondo la perizia dell' Arpa «l'
azienda di Isola delle Femmine causa
variazioni della qualità dell' aria per gli
inquinanti emessi in atmosfera, modifiche all' impianto e al ciclo produttivo
senza preventiva autorizzazione, utilizzo del petcoke, sottoprodotto della
lavorazione del petrolio, come combustibile».
La diffida dell' assessorato arriva
dopo che lo steso provvedimento era stato preso dal comune di Isola. «La ditta
- si legge nella diffida - non ha indicato i combustibili autorizzati nè la
data di inizio di impiego del petcoke. La natura del petcoke non compare nei
rapporti di prova relativi alle misure periodiche delle emissioni in atmosfera
e le modalità di gestione non sono citate nei decreti autorizzativi».

Timori e tremori sotto
le ciminiere viaggio a Isola, paese nella polvere

Piove cemento nel paese che trema. Il prezzo
del progresso a Isola delle Femmine lo paga chi sta accanto alla Cementeria.
Respira le polveri che arrivano ovunque e convive con il fremito provocato
dagli impianti. Le centraline dell' inquinamento dell' Arpa e della Provincia
non sempre funzionano, ma lo stabilimento della Italcementi lavora sempre. Al
banco dello sviluppo si scambia la salute per un posto di lavoro, e così Isola
soffre e tace. Chiunque ha un parente o un amico che lavora là dentro, e la
risposta è un ritornello: «Non voglio guai - dice un ex dipendente che abita
vicino alla guardia medica - ma a casa mia, a causa del
rumore e dei movimenti
causati dai macchinari, le mattonelle del balcone si sono allargate e in un
pilastro è spuntata una crepa.
Ci vorrebbe un avvocato, ma chi lo paga?». L' ultimo
allarme
proviene
da un canale di acque reflue che si riverserebbe nel torrente Rio Fosso Morto e
che ha fatto scattare la denuncia per i titolari della Italcementi e della
Isac, la ditta cui è affidata la gestione della cava dalla quale si estrae il
materiale per la fabbrica.
«Non ho ricevuto alcun provvedimento dell' autorità
giudiziaria - dice Giovanni La Maestra, direttore della Cementeria - Non
abbiamo scarichi illegali nel golfo. Siamo disponibili a fornire le
informazioni necessarie. Riguardo alle vibrazioni che i cittadini lamentano, le
abbiamo già ridotte». Inquinamento e rumori a parte, sono le
polveri a far paura. Chi se la passa
peggio abita nelle case popolari, costruite vicino all' impianto. «Questa
fabbrica mi ha dato il pane - dice Pietra Paternò indicando le ciminiere dalla
finestra - perché mio marito ci lavorava fino a poco tempo fa, ma adesso non ne
posso più. Per pulire non basta l' acqua,
ci vuole lo scalpello. Stiamo chiusi in
casa». Chi deve stare fuori perché ha un negozio, invece, non rinuncia a dare
battaglia: «Non ho niente da perdere - dice Antonino Cardinale, fabbro - Sono
costretto a lavare con l' acido muriatico perfino la ciotola del cane. Le
finestre non scorrono più, per il cemento che si accumula. e la grondaia è
diventata pesante, perché l' acqua trasporta anche la polvere che proviene da
là dietro». Al cemento si aggiunge il rumore. La porta in metallo verde che
chiude il negozio trema per i macchinari della fabbrica: «A volte non si riesce
neanche a dormire». Il sindaco Gaetano Portobello ha già avviato un tavolo di
concertazione: «Aspettiamo il prossimo incontro di aprile - dice - e
analizzeremo i dati delle centraline». Nel frattempo è nato il Comitato tutti
per Isola, coordinamento tra residenti e associazioni ambientaliste, per fare
chiarezza anche sulla messa in sicurezza del
pet-coke, un combustibile classificato come
pericoloso e cancerogeno, utilizzato dalla Cementeria. L' Arpa, in una nota del
30 gennaio, a seguito di un sopralluogo al deposito di combustibile della
Italcementi in località Raffo Rosso, scrive che sul sito bisognerebbe «valutare
la necessità di un intervento di
bonifica, adeguare l' impermeabilizzazione di tutto
il fondo della cava e predisporre un piano di monitoraggio delle acque e dell'
aria per controllare il contenimento delle emissioni
».
ADRIANA FALSONE





L' Italcementi e l'
inquinamento
Simone D' Angelo, Gioacchino Lucido, Giuseppe Rubino,
Baldassarre Privolizzi Rsu Italcementi,
Isola delle Femmine In
riferimento all' articolo sull' Italcementi pubblicato due giorni fa sulle
pagine locali di Repubblica. I lavoratori dell' Italcementi, rappresentati
dall' Rsu, vogliono puntualizzare che non si è mai scambiata la salute per un
posto di lavoro. La lotta sindacale, all' interno dello stabilimento si è
sempre fatta nel rispetto del contratto di lavoro e della salute dei
lavoratori. I lavoratori che per la maggior parte abitano a Isola delle Femmine
hanno a cuore come e più di tanti altri l' ambiente perché ad Isola vivono i
loro familiari e credono che nessuno possa mettere a rischio la salute dei
propri figli, barattandola al banco dello sviluppo per un posto di lavoro. Noi
vogliamo puntualizzare che non siamo preoccupati in nessun modo del pericolo di
perdere il posto di lavoro perché siamo consapevoli che vengono rispettate le
norme. L' Italcementi ha investito ed investe nel miglioramento degli impianti
soprattutto sotto il profilo ambientale che per la qualità. Quindi facciamo
cemento, lo sappiamo fare e lo continueremo a fare nel rispetto delle regole e
delle leggi. L' impatto della presenza nel territorio, da oltre 50 anni non ha
certamente impedito la preservazione di siti ambientali che oggi sono riserve
naturali. Circa l' impatto negativo della nostra attività crediamo che molte
dichiarazioni siano solo frutto di rancori personali. Bisogna parlare con fatti
e numeri alla mano e se anche le centraline dell' Arpa, come dice la stampa, in
alcune occasioni non funzionano, non hanno mai rilevato alcun superamento dei
limiti stabiliti dalle leggi. è giusto controllare ma non strumentalizzare. Ad
Isola non piove cemento, l' aria è pulita e c' è un bellissimo mare. Infatti
molte persone si sono trasferite dalla città nel nostro paese e noi siamo fieri
di abitarci e di lavorare all' Italcementi. A seguito delle notizie apparse
sulla stampa nazionale i rappresentanti della RSU, a nome dei lavoratori,
precisano, inoltre, quanto segue: la produzione all' interno dello stabilimento
avviene nel rispetto delle normative esistenti, sia riguardo le emissioni sia
riguardo la sicurezza dei lavoratori. Il costante miglioramento dell' impatto
ambientale oltre i minimi di legge e inoltre lo stabilimento è certificato
secondo la norma europea per il rispetto ambientale. 

LUCIO FORTE  03
marzo 2006 
sez.




 A Isola delle Femmine,
la magistratura è intervenuta dopo la scoperta di un
canale di
scolo illegale dove confluivano le acque reflue provenienti dallo stabilimento
Italcementi e mediante il quale venivano poi immesse nel torrente Rio Fosso
Morto.
I carabinieri del nucleo operativo ecologico hanno
denunciato, con l' accusa di scarico di acque reflue nel sottosuolo, il
rappresentante dello stabilimento di Italcementi Giovanni La Maestra e due
rappresentanti della ditta Isac di Palermo a cui è affidata la gestione della
cava da cui si estrae il materiale per la fabbrica.

 a. f.




Isola, il cielo si
tinge di rosso Italcementi ora deve spiegare

Succede spesso, accade che il cielo diventi
opaco e si tinga di rosso. Proprio lì, sopra le cementerie di Isola delle
Femmine. Da anni i residenti denunciano quello che temono sia
una nube tossica. Ma nonostante i
controlli e le rassicurazioni successive, il fenomeno si ripete e dopo il
Parlamento europeo il caso è arrivato adesso all' Assemblea regionale e alla
Camera. La difficile convivenza tra l' impianto industriale di Italcementi e la
gente di Isola, del resto, ha prodotto un carteggio alto una spanna. Intorno al
temuto rischio i residenti si sono mobilitati e hanno coinvolto anche un
comitato intercomunale. Perché se l' epicentro di quella che sembra una
minaccia ambientale è certamente Isola, a dirsi preoccupati sono anche i
residenti di Torretta e Capaci. «Vorremmo chiarezza. Il cielo si colora di
rosso e questo certamente non è normale - dice Mario Ajello presidente dell'
Associazione per la difesa del mare e del territorio - Tra l' altro il meccanismo
di misurazione delle emissioni suscita qualche perplessità, ma le cause di
questi strani fenomeni non sono state accertate». La Italcementi però rassicura
e di fronte alle preoccupazioni oppone i risultati delle analisi condotte
tramite i misuratori di continuo di cui è dotato l' impianto. Tuttavia non
basta a fugare i dubbi. «Al contrario - aggiunge Ajello - sappiamo che se da
una parte l' Arpa, l' agenzia regionale di protezione ambientale, non è in
grado di rilevare l' aria che esce dai comignoli, dall' altra
la cementeria ha un
impianto che ad ogni anomalia smette di funzionare e non registra più nulla.
La Provincia ci ha
offerto un apparecchio mobile per monitorare le emissioni ma alla fine si è
guastato». Un supplemento di controlli a questo punto si impone. E' quanto
chiedono i deputati europei con una interrogazione depositata da
Monica Frassoni, vice presidente del
gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. «Secondo il registro europeo delle
emissioni inquinanti, - si legge nell' interrogazione - gli impianti della
cementeria emettono
monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, ossido
di zolfo e polveri sottili, provocando fenomeni frequenti e diffusi di
inquinamento atmosferico e acustico, con grave danno per la popolazione residente
e per le

attività turistiche». Queste preoccupazioni sono riprese anche nell'
interpellanza depositata all' Ars da
Leoluca Orlando e Lillo Miccichè di Sicilia 2010.
Nell' atto ispettivo, a cui hanno fatto seguito interrogazioni alla Camera
firmate da
Giovanni
Russo Spena del Prc
, Ermete Realacci della Margherita, Luana Zanella e Paolo Cento
dei Verdi, Fulvia Bandoli e Fabrizio Vigni dei Ds - si sottolinea l' importanza
economica della cementeria ma, nello stesso tempo, si chiedono iniziative a
tutela dell' ambiente e della salute dei dipendenti e dei cittadini. L'
interpellanza sollecita il recupero ambientale della zona oltre che verifiche e
valutazione dei progetti secondo le normative Ue, l' applicazione di standard
di controllo adeguati su tutti gli scarichi allo scopo di salvaguardare l'
integrità delle falde idriche.


ADRIANA
FALSONE
20 ottobre 2005 sez.






Isola delle Femmine Isola Pulita: Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento...: FABBRICHE DEI VELENI, CONDANNA E MAXI RISARCIMENTO PER LA ITALCEMENTI SPA SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE DI FOGGIA Fabbriche dei vele...

Piano giovani, indagata la Corsello "Ho chiesto di essere convocata" Lunedì 22 Settembre 2014 - 06:00 di Riccardo Lo Verso Interrogata la Corsello Fiume in piena, accusa la Scilabra 09 Ottobre 2014 - 22:02 di Riccardo Lo Verso ISOLA DELLE FEMMINE ALLE ELEZIONI MUNICIPALI? ATTO ISPETTIVO SENATORE CAMPANELLA

Piano giovani, indagata la Corsello  "Ho chiesto di essere convocata" 

Lunedì 22 Settembre 2014 - 06:00 di Riccardo Lo Verso

I pubblici ministeri di Palermo hanno deciso di iscriverla nel registro degli indagati. L'ex dirigente generale della Formazione professionale ha chiesto di essere sentita e ha consegnato in Questura gli sms che la solleverebbero da ogni eventuale responsabilità.




PALERMO - Una convocazione che segna la svolta nell'inchiesta sul "Piano giovani". E' pronta la convocazione di Anna Rosa Corsello al Palazzo di giustizia di Palermo. Non sappiamo quando, ma si dovrà presentare accompagnata dal suo avvocato. Questo vuol dire dire che i pubblici ministeri hanno deciso di iscrivere l'ex dirigente generale della Formazione professionale nel registro degli indagati.

Il fascicolo aperto dal procuratore aggiunto aggiunto Dino Petralia, dunque, partito come “conoscitivo”è passato “a carico di noti” con l'ipotesi di abuso d'ufficio. Una svolta per la Procura, ma attesa probabilmente dalla stessa Corsello. Se da un lato, infatti, l'aggiunto Petralia e il sostituto Piero Padova, al termine di un mese di ricognizione, hanno ritenuto che ci siano i margini per andare ancora più a fondo nella vicenda, dall'altro la Corsello avrà la possibilità di raccontare la sua versione ai pubblici ministeri. Lo farà non in qualità di persona informata sui fatti, come accaduto agli assessori alla Formazione Nelli Scilabra e al Lavoro Giuseppe Bruno, ma come indagata. Indiscrezioni vogliono che l'invito sia pronto a partire.

Tutti i segnali fin qui raccolti confermerebbero che la Corsello ha una gran voglia di confrontarsi con i magistrati. Lo dimostra, soprattutto, la scelta di fare certificare alla Questura l'esistenza di una lista di sms ricevuti dalla Scilabra, o a persone a lei vicine, nei giorni del fallimentare click day. A proposito della Scilabra, oggi sappiamo che il giovane assessore è stato sentito due volte negli uffici della sezione reati contro la Pubblica amministrazione della Squadra mobile, a cui la Procura ha delegato le indagini. La prima volta, il 21 agosto, i cronisti erano stati dribblati con la decisione di convocare l'assessore negli uffici della polizia e non al Palazzo di giustizia. La seconda audizione, di qualche giorno successiva, è stata ancora più riservata visto che finora era rimasta confinata nel segreto istruttorio.

Lo scontro durissimo fra l'assessore e la dirigente è stato e sarà al centro delle indagini. La prima ha individuato nella seconda uno dei principali ostacoli al mandato "rivoluzionario" ricevuto dal governatore Rosario Crocetta. L'avrebbe indicata come uno dei simboli della vecchia gestione della Formazione, addebitandole le colpe principali del fallimento del click day, quando la piattaforma per la registrazione dei ragazzi a caccia di un posto negli stage formativi andò in tilt. La Scilabra in un comunicato ufficiale parlò di "piena disponibilità alla magistratura per chiarire i tratti di una vicenda piuttosto torbida. Abbiamo iniziato a ricostruire fatti e circostanze e continueremo nelle prossime settimane". E ha fornito il suo punto in due interrogatori, nel corso delle quali è stata comunque pungolata da magistrati e poliziotti.

Dal canto suo la Corsello, in audizione all'Ars, ha rimarcato che l'assessore non solo conosceva tutti i dettagli del "Piano giovani", ma ne sarebbe stata responsabile. A cominciare dagli affidamenti diretti su cui si concentrano le maggiori attenzioni dei magistrati: circa 500 mila euro assegnati alla società Genovese Ett per gestire la piattaforma informatica - la stessa piattaforma andata in tilt -, 5 milioni di euro assegnati, anche questi senza gara, a Italia Lavoro per elaborare i dati dei tirocinanti e fornire assistenza ai centri regionali per l'impiego.

“Gli affidamenti sono atti puramente gestionali - si era difeso l'assessore Scilabra in commissione - decisi e voluti da Anna Rosa Corsello. Non mi sono mai occupata di aspetti di quel tipo. A me interessava che il Piano giovani funzionasse”. Gli sms della Corsello potrebbero fornire ulteriori spunti. Ecco perché il dirigente regionale aveva chiesto di essere ascoltata.

A Live Sicilia l'ormai ex dirigente generale dei dipartimenti Lavoro e Formazione dichiara:"Quelle che ho letto sono indiscrezioni, che rimangono tali. Non ho ricevuto alcuna convocazione, ma anzi ho richiesto di essere sentita. Quando ciò accadrà - aggiunge la Corsello - avrò finalmente l'occasione di rappresentare nelle sedi competenti come si sono svolti i fatti, poi sarà la magistratura a valutare".


http://livesicilia.it/2014/09/22/formazione-professionale-inchiesta-piano-giovani-anna-rosa-corsello-nelli-scilabra-palermo-procura_540678/


Interrogata la Corsello Fiume in piena, accusa la Scilabra 

di Riccardo Lo Verso

Più di cinque ore di interrogatorio. Anna Rosa Corsello si presenta da indagata in Procura, a Palermo, e prova a vestire i panni della grande accusatrice. Dubbi dei pm sull'assunzione della figlia della dirigente.

PALERMO- Più di cinque ore di interrogatorio. Anna Rosa Corsello è un fiume in piena davanti ai pubblici ministeri che la interrogano nell'ambito dell'inchiesta sul "Piano giovani". Si presenta da accusata e prova a vestire i panni della grande accusatrice. Anche se le tocca giustificare il fatto che in una delle aziende del consorzio incaricato di gestire il Piano lavorasse sua figlia.


La Corsello punta il dito contro l'operato dell'assessore regionale alla Formazione Nelli Scilabra a cui accolla ogni scelta. Risponde così al giovane assessore che l'aveva tirata pesantemente in ballo quando era stata sentita come persona informata sui fatti. La Corsello, ex dirigente generale del dipartimento della Formazione, usa parole pesanti per definire il comportamento della Scilabra, a cui fa da contraltare la grande stima che ribadisce nei confronti del presidente della Regione, Rosario Crocetta. Dopo l'interrogatorio dirà di "non avere mosso accuse nei confronti di alcuno, avevo chieso di essere sentita e per questo sono andata a spiegare le procedure amministrative e i documenti che ho prodotto. Atti che servono a chiarire le ragioni di determinate scelte amministrarive".


La Corsello si presenta all'appuntamento con i pm Piero Padova e Luca Battinieri, sono coordinati dall'aggiunto Dino Petralia, con una carpetta piena di documenti per dimostrare la trasparenza del suo operato. È accompagnata dagli avvocati Salvatore Modica e Salvatore Tamburo, che è anche il marito della dirigente. Con sé ha pure la copia degli sms che si è scambiata nei giorni precedenti e successivi al click day che doveva servire per raccogliere le domande degli stagisti ed è diventato un fallimento. Non c'è stato bisogno di consegnare i messaggi visto che i magistrati ne erano già in possesso.

È lei, però, a doversi difendere dall'accusa di abuso d'ufficio. È lei l'unica iscritta nel registro degli indagati. Della circostanza si dice sorpresa visto che lei ha eseguito solo direttive prese da altri. E per dimostrarlo non solo consegna la corposa documentazione, ma cita pure alcuni testimoni presenti nei momenti chiave del "Piano giovani". Dunque, la Corsello alza il tiro e dice che ciò che lei dichiara può essere verificato.

Tutti i segnali fino ad oggi raccolti confermavano che la Corsello avesse una gran voglia di confrontarsi con i magistrati. Lo dimostrava, soprattutto, la scelta di fare certificare alla Questura l'esistenza di una lista di sms ricevuti dalla Scilabra e la richiesta di essere ascoltata ancora prima di finire nel registro degli indagati.

Di fatto la dirigente ribadisce quanto detto in audizione all'Ars, rimarcando che l'assessore non solo conosceva tutti i dettagli del "Piano giovani", ma ne sarebbe stata responsabile. A cominciare dagli affidamenti diretti su cui si concentrano le maggiori attenzioni dei magistrati: circa 500 mila euro assegnati alla società Genovese Ett per gestire la piattaforma informatica - la stessa piattaforma andata in tilt -, 5 milioni di euro assegnati, anche questi senza gara, a Italia Lavoro per elaborare i dati dei tirocinanti e fornire assistenza ai centri regionali per l'impiego.

“Gli affidamenti sono atti puramente gestionali - si era difeso l'assessore Scilabra in commissione - decisi e voluti da Anna Rosa Corsello. Non mi sono mai occupata di aspetti di quel tipo. A me interessava che il Piano giovani funzionasse”.

C'è un punto che la dirigente non digerisce proprio: l'accusa di avere sfruttato il suo ruolo per piazzare la figlia in una società legata alla Ett. Balle, dice, si tratta solo di un contratto a progetto per un solo mese pagato 800 euro e senza alcun collegamento con le faccende del "Piano giovani". A fronte di un decennio di impegno nel mondo della Formazione per conto della Regione.

La Corsello arriva al palazzo di Giustizia di Palermo alle quindici e trenta e va via che sono quasi le nove della sera.

Nessuno, forse neppure i pm, si aspettavano che il suo interrogatorio durasse tanto. Avrà convinto i pubblici ministeri?
http://m.livesicilia.it/2014/10/09/piano-giovani-iformazione-anna-rosa-corsello-nelli-scilabra_549450/

ISOLA DELLE FEMMINE ALLE ELEZIONI MUNICIPALI? ATTO ISPETTIVO SENATORE CAMPANELLA

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01248


Atto n. 3-01248 (in Commissione) 

Pubblicato il 1 ottobre 2014, nella seduta n. 321



CAMPANELLA , BOCCHINO - Al Ministro dell'interno. -
Premesso che:
il Consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) è stato sciolto con decreto del Presidente della Repubblica in data 12 novembre 2012, registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012, per la durata di mesi 18, ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, essendo stati riscontrati fenomeni di infiltrazione e condizionamento da parte della criminalità organizzata;
per effetto dell'avvenuto scioglimento, la gestione dell'ente è stata affidata ad una commissione straordinaria che ha perseguito l'obiettivo del ripristino della legalità, pur in presenza di un ambiente reso estremamente difficile per la pervicace e radicata presenza della criminalità organizzata;
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

il pubblico ministero, dottoressa Francesca Mazzocco, nelle conclusioni depositate in data 18 marzo 2013 presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, chiedeva la dichiarazione d'ineleggibilità per l'ex sindaco Gaspare Portobello, i componenti della giunta assessoriale ed i componenti del Consiglio comunale, "essendo emerse gravi irregolarità che traggono origine in fatti e legami parentali che prescindono dagli schieramenti politici, e che si sono ripetuti nel tempo nonostante l'avvicendarsi di diverse liste civiche, con il concorso di tutti i soggetti menzionati";

con relazione del 6 febbraio 2014 del prefetto di Palermo, le cui considerazioni sono state condivise dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica nel corso della riunione che si è tenuta, alla presenza del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, in data 3 febbraio 2014, veniva richiesta e concessa ai sensi del comma 10 dell'art. 143 del decreto legislativo, la proroga della gestione commissariale;

nella relazione si evidenziava come nonostante i positivi risultati conseguiti dall'organo di gestione straordinaria, "l'avviata riorganizzazione e il risanamento dell'ente locale non erano da ritenersi conclusi";

con deliberazione n. 251 del 16 settembre 2014, la Giunta regionale siciliana ha deciso di fissare per il giorni 16 e 17 novembre 2014, con eventuale ballottaggio nei giorni 30 novembre ed 1° dicembre 2014, la convocazione dei comizi per le elezioni amministrative in turno straordinario ex art. 143, comma 10, del decreto legislativo per il rinnovo degli organi elettivi dei Comuni di Campobello di Mazara, Isola delle Femmine e Misilmeri (tutti in provincia di Palermo),

si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti che, all'esito delle risultanze provenienti dalle indagini presso la Direzione distrettuale antimafia nei confronti dell'ex sindaco di Isola delle Femmine, della Giunta e dei consiglieri comunali coinvolti, si stia procedendo o meno giudiziariamente nei loro confronti;

se sia in grado di poter confermare che, dopo la gestione commissariale, la riorganizzazione ed il risanamento dell'ente siano da ritenersi effettivamente conclusi e quali azioni intenda portare avanti affinché, in maniera preventiva, si possa dare certezza agli elettori che tra le candidature per il rinnovamento dell'amministrazione isolana siano presenti soggetti di specchiata onorabilità, al fine di scongiurare la riproposizione di scenari analoghi a quelli che hanno indotto allo scioglimento dell'ente.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=00803957&stampa=si&toc=no




PALERMO, LA SENTENZA DI PRIMO GRADO
Mafia a San Lorenzo, condanne  Nuovo colpo al clan Lo Piccolo

Martedì 01 Luglio 2014 - 00:06 di Riccardo Lo Verso

Pugno duro del Tribunale di Palermo al processo denominato Addiopizzo 5. Pene pesanti per decine di imputati.


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I boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo
PALERMO - E' l'ennesimo duro colpo al clan dei Lo Piccolo, di cui restano ormai le ceneri. Ad infliggerlo è stato il Tribunale di Palermo, presieduto da Mario Fontana. Le condanne sono trenta su trentadue imputati. La ricostruzione della Procura è granitica. L'elenco dei condannati si apre con i 30 anni ciascuno inflitti a Salvatore e Sandro Lo Piccolo che a San Lorenzo erano i signori incontrastati.

Il processo prendeva il nome dall'operazione Addiopizzo 5. Nel 2010 si concludeva la decriptazione dei pizzini trovati nel covo di Giardinello dove finiva la latitanza dei capimafia, padre e figlio. E sarebbe stato dato un nome ai mafiosi che gestivano il potere anche a Capaci, Cinisi e Terrasini. Complessivamente nelle cinque operazioni gli agenti della Squadra mobile di Palermo arrestarono 184 persone e portarono a galla 87 estorsioni.

I reati contestati dai pubblici ministeri Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene prevedevano tutto il repertorio tipico di Cosa nostra. Dall'associazione a delinquere di stampo mafioso all’estorsione, dall’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; e ancora al porto e detenzione illegale d'armi da fuoco, intestazione fittizia di beni.

Gli investigatori accertarono il pagamento del pizzo da parte di imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell’aeroporto Falcone e Borsellino, nella realizzazione della caserma Bighelli dell’esercito, in viale Strasburgo, e di un asilo materno a Cinisi (Palermo). Tredici commercianti decisero, però, di rompere il giogo a cui erano costretti da anni.

Gli unici assolti sono Alberto Evola, Salvatore Liga e Guido Spina, Isidoro Lo Cascio, Giuseppe Nicoletti, Giuseppe Di Maggio. Vista la mole di condanne è stato un successo per gli avvocati Enrico Tignini, Claudio Gallina Montana, Giovanni Mannino e Francesca Russo.

Condannati, oltre ai Lo Piccolo, anche Giuseppe Lo Cascio (13 anni), Francesco Paolo Di Piazza (15 anni) Salvatore Baucina (12 anni), Filippo Lo Piccolo (13 anni), Michele Acquisto (12 anni), Felisiano Tognetti (13 anni), Pietro Bruno (14 anni), Domenico Ciaramitaro (3 anni in continuazione con una precedente condanna), Pietro Cinà (18 anni in continuazione con un'altra condanna), Giovanni Corrao (5 anni e due mesi), Anello Cusimano (7 anni), Nicolò Cusimano (13 anni), Salvatore D’Anna (12 anni), Fabio Daricca (13 anni), Giuseppe Di Bella (14 anni), Lorenzo Di Maggio (13 anni in continuazione con un'altra condanna), Procopio Di Maggio (12 anni e sei mesi), Giuseppe Enea (quattro anni e due mesi), Giuseppe Messina (12 anni), Vito Mario Palazzolo (12 anni), Salvatore Randazzo (tre anni che si aggiungono ad una precedente condanna), Nunzio Serio (20 anni in continuazione con un'altra sentenza di condanna).

Riconosciuto il risarcimento danni alle parti civili: Sos Impresa, Centro studi Pio La Torre, Associazione Addiopizzo, Coordinamento vittime delle estorsioni, Solidaria, Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dell'Economia, Regione Siciliana, Consorzio Asi di Palermo, Confindustria Palermo e i comuni di Cinisi, Capaci, Isola delle Femmine e Terrasini (avvocati Salvatore Caradonna, Ettore Barcellona, Ennio Tinaglia, Giangiacomo Palazzolo).



  •    CORSELLO E MONTEROSSO NEI GUAI  L'EUROPA VUOLE INDIETRO TRE MILIONI  

  • TUTTI GLI UOMINI (E LE DONNE) DEL PRESIDENTE CATALOGO GIUDIZIARIO DEL CERCHIO MAGICO
  • ARNONE GIOVANNI REVOCA INCARICO GULLO BOLOGNA CORSELLO MONTEROSSO LUPO GIAMMANCO GELARDI FEBBRAIO 2013.

·         Anna Rosa Corsello sostituisce Albert Ma in giunta si parla di patto di stabilità

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/04/m5s-gestione-rifiuti-dirigente.html

·         Patrizia Monterosso nuovo capo   di gabinetto di Raffaele Lombardo

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/04/il-fantasma-di-lombardo-live-sicilia.html 
  • L'INCHIESTA SUL FLOP-DAY, ANNA ROSA CORSELLO: "AI MAGISTRATI HO CONSEGNATO LE CARTE E SPIEGATO TUTTO"

·         IL RITORNO DELLA CORSELLO

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/07/appunti-su-isola-delle-femmine-e.html

·         REGIONE, MOTO PERPETUO AI VERTICI  COME CROCETTA MACINA I DIRETTORI GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2015/03/regione-moto-perpetuo-ai-vertici-come.html


      ·         BUFERA SULLA MONTEROSSO CONDANNATA. CROCETTA: "RIMUOVERLA SAREBBE UN ABUSO"


ISOLA DELLE FEMMINE ELEZIONI AMMINISTRATIVE 16 17 NOVEMBRE 2014 RUBINO CANDIDATO A SINDACO PER LA LISTA "INSIEME" SI RITIRA 



AIELLO, BOLOGNA, ELEZIONI 2014 A ISOLA DELLE FEMMINE, INCANDIDABILITA'.INFILTRAZIONI MAFIOSE, Napoleone, POMIERO, PORTOBELLO, RUBINO,


ISOLA DELLE FEMMINE ALLE ELEZIONI MUNICIPALI?  ATTO ISPETTIVO SENATORE CAMPANELLA