CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Sunday, March 30, 2014

C'è l'ombra della mafia, maxi sequestro ai Rappa Un patrimonio sterminato che vale 800 milioni Mafia, beni confiscati azzerati gli amministratori


C'è l'ombra della mafia, maxi sequestro ai Rappa
Un patrimonio sterminato che vale 800 milioni

Il provvedimento riguarda il capostipite ormai deceduto, ma colpisce, a cascata, gli eredi di una delle più note famiglie di imprenditori palermitani. Sotto sequestro ville, edifici, terreni, l'emittente televisiva Trm, la concessionaria di pubblicità Pubblimed, le concessionarie di auto, con sede a Isola delle Femmine e Catania, che commercializzano marchi di lusso come Bmw, Mini e Jaguar. Nessuno degli eredi è indagato. La replica: "Non conosciamo ancora il provvedimento"

LA CONCESSIONARIA DI ISOLA DELLE FEMMINE
VIALE DELLE INDUSTRIE 


LA CONCESSIONARIA DI ISOLA DELLE FEMMINE
VIALE DELLE INDUSTRIE 


PALERMO - Il sequestro riguarda il capostipite ormai deceduto, ma colpisce, a cascata, gli eredi di una delle più note famiglie di imprenditori palermitani. E si tratta di un mega sequestro. I beni di Vincenzo Rappa valgono 800 milioni di euro. Il provvedimento, deciso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, arriva su proposta della Direzione investigativa antimafia.

Sono stati gli investigatori della Dia, coordinati dal direttore nazionale Arturo De Felice, e dal capo centro di Palermo, Giuseppe D'Agata, a fare lo screening dei beni dei Rappa. Sotto sequestro sono finiti ville, edifici, terreni, l'emittente televisiva Trm, la concessionaria di pubblicità Pubblimed, le concessionarie di auto, con sede a Isola delle Femmine e Catania, che commercializzano marchi di lusso come Bmw, Mini e Jaguar. Gli eredi di Rappa sono stati invitati a comparire all'udienza del prossimo 12 giugno davanti al Tribunale presieduto da Silvana Saguto. Si tratta di Filippo Rappa (figlio di Vincenzo), e dei nipoti Sergio, Vincenzo, Vincenzo Corrado e Gabriele. Nessuna replica da parte loro, anche perché, si limita a dire l'avvocato Raffaele Bonsignore, “non siamo ancora in possesso del decreto di sequestro e dunque non ne conosciamo il contenuto”. Nessuno degli eredi Rappa è indagato.

Rappa senior era stato condannato, con sentenza definitiva, a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Come previsto dalla legge sulle misure di prevenzione gli investigatori avevano cinque anni di tempo per estendere le indagini agli eredi. Scadenza prevista proprio in questi giorni. Ed è arrivato il provvedimento di sequestro deciso dal Tribunale, che ha affidato l'amministrazione giudiziaria dei beni e delle società (che proseguono regolarmente l'attività) all'amministratore Walter Virga.

Secondo le accuse, che ressero al vaglio dei tre gradi giudizio, Rappa senior era la tipica figura dell'imprenditore in affari con Cosa nostra. Aveva seguito la metamorfosi della stessa organizzazione criminale. Rappa, quando si occupava ancora solo di edilizia, era uno dei tanti imprenditori costretti a pagare il pizzo. Poi, quando i boss capirono che con il cemento si potevano fare soldi a palate, ecco che il costruttore nativo di Borgetto, come tanti altri, sarebbe diventato uno dei soggetti con cui fare il salto di qualità. La mafia voleva farsi imprenditrice. E così Rappa, secondo l'accusa, divenne il punto di rifermento per potenti famiglie mafiose come quelle della Noce (in particolare con il capomafia Raffaele Ganci), di Resuttana e dell'Acquasanta. A mediare i rapporti fu Ciccio Rappa (solo omonimo dell'imprenditore), storico boss di Borgetto. Quindi si aggiunsero pure le dichiarazioni dei pentiti Caloggero Ganci, Giovanni Brusca, Francesco Paolo Anzelmo e Salvatore Cancemi. In primo grado Rappa fu condannato per concorso esterno a otto anni, che divennero quattro in appello.

La Cassazione rese definitiva la sentenza. All'indomani del sigillo dei supremi giudici sono iniziate le indagini sul patrimonio di Rappa. Gli agenti della Dia avrebbero ricostruito quello che nel provvedimento di sequestro viene descritto come “un esercito di attività di impresa” che avrebbe beneficiato del “rapporto preferenziale instaurato con Cosa nostra”. E così si è arrivati al sequestro che una sfilza di beni, fra cui Impresa Vincenzo Rappa, Villa Heloise costruzioni, Cipedil, Fin Med Spa, Med Group, Radio day, Gei Generali imprese, Benso Costruzioni, Auto Ra.Ma, Telemed, Pubblimed, Crc società cooperativa, Sicilia 7 srl, Simsider, I.R.S.A.L.AInsomma, secondo l'accusa, lo sterminato patrimonio accumulato da Rappa, e passato in eredità a figlio e nipoti, sarebbe viziato dagli originari rapporti fra il costruttore e Cosa nostra.




http://livesicilia.it/2014/03/30/ce-lombra-della-mafia-maxi-sequestro-ai-rappa-un-patrimonio-sterminato-che-vale-800-milioni_465839/  


Un patrimonio sterminato che vale 800 milioni  Mafia, beni confiscati azzerati gli amministratori



Il direttore dell'Agenzia Caruso: gestione privata per costruire vitalizi. L'avvocato Cappellano: menzogne

É UN vero e proprio valzer delle nomine quello che, suscitando non poche irritazioni tra i giudici delle misure di prevenzione del tribunale, porta la firma di Giuseppe Caruso, il direttore dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati. E il suo è un pesantissimo atto d'accusa. "Alcuni hanno ritenuto di poter disporre dei beni confiscati come "privati" su cui costruire i loro vitalizi. Non è normale che i tre quarti del patrimonio confiscati alla criminalità organizzata siano nelle mani di poche persone che li gestiscono spesso con discutibile efficienza e senza rispettare le disposizioni di legge. La rotazione nelle amministrazioni giudiziarie è prevista dalla legge così come la destinazione dei beni dovrebbe avvenire entro 90 giorni o al massimo 180 mentre ci sono patrimoni miliardari, come l'Immobiliare Strasburgo già del costruttore Vincenzo Piazza, da 15 anni nelle mani dello stesso professionista che, per altro, prendeva al tempo stesso una parcella d'oro (7 milioni di euro) come amministratore giudiziario e 150 mila euro come presidente del consiglio di amministrazione. Vi pare normale che il controllore e il controllato siano la stessa persona?".


Accuse e polemiche rilanciate negli ultimi giorni da un anonimo fatto recapitare a diversi indirizzi, dal Quirinale alla procura della Repubblica di Palermo. "Batto i tacchi e bacio la bandiera, sono rispettoso delle decisioni dell'Agenzia  -  è la replica dell'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, uno dei professionisti che ha subito la revoca di diversi incarichi  -  Faccio questo lavoro da 28 anni con uno studio di 35 professionisti formati per farlo e non mi sembra che i nuovi amministratori siano stati nominati dall'Agenzia con criteri obiettivamente diversi da quelli utilizzati dal tribunale considerato che non esiste un albo e spesso si tratta di persone che non hanno esperienza e cultura di amministrazione giudiziaria. A Palermo ci sono 150 amministratori con incarichi conferiti. Quanto ai compensi, una cosa è gestire l'amministrazione dinamica di un'impresa che richiede progettualità e rischio, come abbiamo fatto noi fino al 2010, altra cosa è liquidare un'azienda secondo quelle che sono ora le direttive dell'Agenzia per i beni confiscati".

Le revoche firmate negli ultimi mesi dal prefetto Caruso riguardano alcuni tra i patrimoni più consistenti passati allo Stato, a cominciare dall'Immobiliare Strasburgo di Vincenzo Piazza. Da qui provengono le decine di appartamenti appena passati al Comune di Palermo o quelli dai quali il Comune potrà iscrivere a bilancio i redditi da affitto da convertire poi come "buoni casa" per i senza tetto. "Un'operazione  -  dice Caruso  -  portata a termine dai nuovi amministratori che fino ad ora non si era mai riusciti a fare". L'altra parte della medaglia, quella vista da Cappellano Seminara:"Dal 2007, con la condivisione dell'Agenzia per il demanio abbiamo definito l'assegnazione delle misure patrimoniali Piazza e Sansone e in sette mesi avremmo assegnato tutto e trovato la soluzione per mantenere i circa 100 dipendenti. Il progetto è rimasto ignorato dal commissario per i beni confiscati, riproposto all'Agenzia e rimasto ugualmente fermo. Ciò comprova il fatto che dal momento della confisca ero pronto a definire il mio mandato consapevole della necessita di destinare i beni".

Nuovi cda con nomi illustri come quello dell'ex procuratore generale di Palermo Luigi Croce e del prefetto Giosuè Marino anche a Villa Santa Teresa, fino a qualche mese fa gestita da Andrea Dara. Fa discutere anche la rimozione di Luigi Turchio dall'amministrazione dei beni di Pietro Lo Sicco e l'affidamento dell'incarico per la liquidazione all'avvocato Mario Bellavista che di Lo Sicco (come ha lui stesso obiettato) in passato è stato difensore di fiducia. Nella polemica interviene anche Sonia Alfano, presidente dell'Antimafia della Ue. "Si corre il rischio che queste  scelte suonino come un atto di sfiducia verso le sezioni Misure di Prevenzione che hanno lavorato finora in modo efficiente facendo recuperare alle casse dello Stato beni di mafiosi e rendendoli produttivi. I giudici e l'Agenzia per i beni confiscati dovrebbero lavorare in tandem"


Maxi parcelle e presunti incarichi alla moglie di Alfano: guerra sui beni confiscati

La presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi ha avuto in audizione il prefetto Caruso. Il capo dell'Agenzia attaccato dal Pd per la sua gestione degli incarichi
Immagine articolo - Il sito d'Italia
(di nicola salvetti) Scoppia la guerra sull'Agenzia per i beni confiscati. Il Pd parte all'attacco e snocciola un lungo cahier de doleance sulle modalità con le quali il suo direttore, il prefetto Giuseppe Caruso, ha gestito l'agenzia. Sul banco dell'accusa il presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi, che ha avuto in audizione l'ex questore e prefetto di Palermo. Tra le doglianze, i ritardi nel sostituire amministratori giudiziari considerati inefficienti e strapagati e nel nominarne di nuovi e maggiormente meritevoli. E ancora, lentezze nell'approntare un registro informatico delle procedure, ritardo che ha causato finora la dipendenza da quello del Demanio.
 
 "l'Agenzia per i beni confiscati alla mafia dovrà subire interventi" - ha attaccato la Bindi.  Un atto d'accusa politico diretto nei confronti del prefetto, considerato vicino al titolare del Viminale Angelino Alfano e finito sotto i riflettori per una serie di rimozioni e nuovi incarichi per la gestione dei patrimoni confiscati che hanno provocato reazioni e attriti soprattutto in Procura a Palermo. Il capo dell'Agenzia Caruso è stato sentito in Antimafia, e per prima cosa ha smentito alcuni brani di una intervista:"Non ho rilasciato nessuna intervista a Repubblica, il pezzo riporta considerazioni già fatte in passato". Ma cosa contiene di tanto imbarazzante quel pezzo? Nell'articolo, uscito proprio oggi, giorno dell'audizione, Caruso riferisce che nelle casse di Equitalia giace bloccato un tesoretto da 2 miliardi (metà contanti, metà in titoli) sottratto alle mafie, che costituisce il Fug, Fondo unico di giustizia. Ma soprattutto torna su quelle nomine oggetto di malumori. Al punto che in questi giorni si è parlato di uno scritto anonimo circolato nei palazzi in cui si sosterrebbe che le nomine riguardano persone vicine a uomini politici. "Non ne so nulla, ne ho letto sui giornali", ha detto poi Caruso ai cronisti. E da questo è scaturita l'audizione voluta dal Pd in antimafia.
 
Il confronto che ne è nato in commissione è stato teso, e non poteva essere diversamente. Incalzato da alcuni parlamentari, Caruso ha ricostruito e spiegato tutti i punti oggetto di obiezioni e critiche.  Secondo il capo dell'Agenzia alcuni amministratori hanno "usato a fini personali" i beni confiscati, bloccando il conferimento dei beni agli enti destinatari. Il tutto sarebbe stato fatto non soltanto percependo "parcelle stratosferiche", ma mantenendo addirittura poltrone dei cda delle aziende confiscate, così da fare "il controllato e il controllore". Il nome che Caruso fa più spesso in proposito è quello dell'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, che ha gestito una grande fetta dei patrimoni confiscati in Sicilia, in particolare quella del sequestro al costruttore Vincenzo Piazza.
 
La ricostruzione del prefetto però non è piaciuta a Rosy Bindi che gli ha chiesto conto e ragione della mancata immediata rimozione dell'avvocato. La spiegazione "tecnica" di Caruso, che ha chiamato in causa la necessità di confermare fino alla scadenza del mandato gli amministratori che hanno seguito la fase giudiziaria "per mantenere il patrimonio di conoscenze validato dalla magistratura" non è piaciuta alla presidente dell'antimafia che ha bacchettato l'ex questore di Palermo.
 
Il fuoco di fila sul prefetto non ha risparmiato illazioni e indiscrezioni su incarichi o presunte "parentopoli". Tra le domande, infatti, quella relativa lla veridicità della voce secondo la quale Andrea Gemma, associato di Diritto Privato all'Università di Palermo, nominato per la gestione del sequestro Piazza, lavori nello studio legale della moglie del ministro Alfano. Oppure quella sull'avvocato "di un mafioso" (Mario Bellavista ndr) che avrebbe avuto una nomina. "L'avvocato Mario Bellavista", incaricato della liquidazione dei beni di Pietro Lo Sicco - ha risposto Caruso - ha difeso Lo Sicco in passato, ma non per un reato di mafia. Dopo la nomina lo ha fatto rilevare e ha dato le dimissioni, e benché non ci sia incompatibilità, per motivi di opportunità abbiamo accettato". Quanto a Gemma "E' un professore universitario, non mi risulta faccia parte dello studio della moglie di Alfano. Sta di fatto che ha risolto il problema Valtur, ha sbloccato decine di assegnazioni verso il comune di Palermo, è stato remunerato con totali 150mila euro per lui e altri due giovani avvocati, lo stesso importo che prima prendeva una sola persona", ossia Cappellano Seminara.
 
Tensione alle stelle quando la Bindi ha affermato che le parole del prefetto "hanno l'effetto di delegittimare i rappresentanti dell'autorità giudiziaria che quegli amministratori avevano nominato", trattandosi di giudizi basati su "un'accusa generalizzata al sistema" e "a magistrati che rischiano la vita". "Dire che ho inteso delegittimare l'autorità giudiziaria - ha ribattuto Caruso piccato - non corrisponde a verità". La guerra sulla gestione dei beni confiscati è soltanto all'inizio. Il secondo round sarà a Palermo, dove il 17,18 e 19 febbraio si riunirà la commissione antimafia per ascoltare direttamente i soggetti interessati


Mafia Sotto sequestro i negozi Bagagli di
Palermo, Catania e Bagheria. OPERAZIONE DELLA DIA 
15/mag/2013   lavedo nera















ERA L'ANNO............. e





ELAUTO variante in corso d'opera











COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
III SETTORE – I SERVIZIO: URBANISTICA ED EDILIZIA PRIVATA
allegati n. 5:
- relazione tecnica -
- elaborati grafici nn. 2.1 – 2.2 – 3.0 – 8.0.
AUTORIZZAZIONE DI VARIANTE in corso d’opera n° 05 del 24/02/2010
ALLA CONCESSIONE EDILIZIA N. 34 DEL 07/12/2006
(pratiche edilizie nn. 31/2008 -13/2006 )
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE U.T.C.
Vista la Legge urbanistica n. 1150/42 e successive modifiche ed integrazioni;
Vista la Legge n. 10 del 28/01/1977;
Vista il D.M. LL.PP. del 10/05/1977;
Vista la Legge n. 457 del 05/08/1978;
Vista la Legge Regionale n. 71 del 27/12/1978;
Vista la Legge Regionale n. 70 del 18/04/1981;
Vista la L.R. n. 4 del 2003;
Vista La L.R. n. 7 del 2003;
Visto il D.P.R. N. 380/2001;
Vista la domanda presentata in data 20/01/2010 – p.llo n. 722 dalla ditta dalla Ditta
ELAUTO s.r.l., di variante in corso d’opera al progetto di cui alla concessione edilizia n° 34
del 14.12.2006 ed alla successiva variante n° 07 del 07/05/2009, con allegati gli elaborati
grafici a firma dell’architetto Filippo Quattrocchi, nella qualità di progettista e direttore dei
lavori, iscritto all’ordine degli architetti della provincia di Palermo al n° 2222;
Vista la concessione edilizia originaria n. 34 del 14.12.2006 (pratica edilizia n. 13/2006),
trascritta presso la CC.RR.II. in data 04.01.2007 ai nn. 865/560;
Vista la comunicazione di inizio lavori del 27 marzo 2007 – p.llo n° 3838;
Vista l'autorizzazione edilizia di variante in corso d'opera n° 07/2009;
Visti gli elaborati grafici a firma del tecnico incaricato, allegati alla nota del 20/01/2010 –
p.llo n. 722 e successiva integrazione del 23/02/2010, secondo cui sono previste solo varianti
alla disposizione interna e l'allocazione del locate tecnico per riserva idrica.
Considerato che la nuova disposizione del locale tecnico non inficia la superficie complessiva
destinata a parcheggio che risulta comunque sufficiente rimanendo l'obbligo da parte del
concessionario della rettifica del vincolo a parcheggio prima della comunicazione di fine lavori;
Vista la sospensione dei lavori protocollo n. 12974 del 19/08/2009 relativa alla realizzazione
dei soppalchi, autorizzati già con variante n. 7 del 07/05/2009, emessa in funzione del
diniego del Genio Civile;
Visto il nuovo deposito effettuato presso il Genio Civile di Palermo in data 11/01/2010 – p.llo
n. 262, per la realizzazione degli stessi soppalchi oggetto di sospensione;
Visto il Parere favorevole dell’ASP PALERMO (azienda sanitaria provinciale), Dipartimento di
Prevenzione – Area Dipartimentale di Igiene e sanità Pubblica – p.llo n. 325 del 15/02/2010;
per tutto quanto sopra,
fatti salvi i diritti di terzi,
AUTORIZZA
-in variante alla concessione edilizia n. 34/2006 – e successiva variante n° 07 del 07/05/2009 -
La ditta Elauto srl, con sede in Palermo, via Cardinale Rampolla n. 10, codice fiscale:
03804780827, nella persona del sig. Ferrarella Nunzio, nato a Palermo il 14.09/1951 ed ivi
residente in via Giovanni D’Austria n. 23, nella qualità di amministratore unico della società,
ad eseguire le opere edilizie in variante alla concessione edilizia originaria n. 34 del
14.12.2006, e successiva variante del 07 del 07/05/2009 nella concessionaria realizzanda
BMW consistenti nella:
a) diversa distribuzione dei vani interni; b) nella nuova allocazione del locale “tecnico” da
destinare a riserva idrica e antincendio.
La presente autorizzazione di variante alla concessione edilizia originaria n° 34/2006 e
successiva variante n. 7 del 07/05/2009, viene rilasciata in conformità al progetto allegato,
trasmesso con nota protocollo n° 722 del 20/01/2010, che ne fa parte integrante rispetto ai
precedenti provvedimenti rilasciati, e sotto l’osservanza dei regolamenti comunali di edilizia e
di igiene e di tutte le disposizioni vigenti e delle seguenti prescrizioni:
- Nessuna modifica può essere apportata al progetto senza autorizzazione comunale,
pena le sanzioni di cui alla L.R. 37/85 e ss.mm.ii.;
- Debbono essere fatti salvi, riservati e rispettati tutti i diritti di terzi;
- Le opere dovranno avere ultimate e rese agibili entro, tre anni dall’inizio lavori,
ovvero entro il 27 marzo 2010, pena la decadenza;
- Nel cantiere deve essere esposta una tabella indicante numero, data e oggetto
della concessione, anche di variante, le generalità del proprietario, del progettista, del
direttore del Lavori, e dell’assuntore dei lavori, come prescritto dalla L.R. 37/85, del
coordinatore per la progettazione, coordinatore per l’esecuzione e responsabile dei lavori,
di cui alla L. 494/94 e successive modifiche ed integrazioni;
- Il cantiere sui lati prospicienti spazi pubblici deve essere chiuso con assiti e
delineato con segnalazioni anche notturne. L’eventuale occupazione di suolo pubblico
dovrà essere preventivamente autorizzata;
- E’ vietata la manomissione dei manufatti dei servizi pubblici, la cui presenza dovrà
essere segnalata subito all’Ente proprietario;
- La presente autorizzazione in variante dovrà essere custodita sul luogo dei lavori ed
esibita al personale di vigilanza e di controllo del Comune, autorizzato ad accedere al
cantiere, come prescritto dalla L.R.37/85 e ss.mm.ii.
- E’ prescritta l’osservanza di tutte le disposizioni di legge e regolamenti vigenti in
materia, anche se non richiamate nel presente provvedimento;
- Le violazioni e le inosservanze delle norme vigenti o di quanto prescritto con la
presente concessione saranno punite come previsto dalle L.R. 71/78, e 37/85 e L.47/85;
La presente variante fa parte integrante e sostanziale della n. C.E. n. 34 del 14.12.2006
(pratica edilizia n. 13/2006), trascritta presso la CC.RR.II. in data 04.01.2007 ai nn. 865/560,
della successiva variante n. 7 del 07/05/2009.
Il Responsabile del I Servizio
Architetto Sergio Valguarnera
Il Responsabile del III Settore U.T.C.
Architetto Sandro D’Arpa
Curiosando all’albo pretorio Concessioni Edilizie 2009 risultano vuote le caselle n. 7 8 15 c’è qualche motivo particolare?
N. 7 VUOTA
N. 8 VUOTA
N. 15 VUOTA
……..
Sino alla n.
Era forse stata fatta presente la situazione? Cerchiamo di capirne qualcosa in più, quelli che noi usiamo definire i FATTI:


Con la delibera del Consiglio Comunale 33 del 1 Agosto 2007 “Adozione del PRG e le sue norme di salvaguardia” a Isola delle Femmine.


Il PRG stabilisce che nel viale delle industrie è stata individuata un’area adibita a parco urbano.

In precedenza con lo schema di massima che il consiglio comunale aveva approvato nell’anno 2003 una parte dell’area di viale dell’industria era destinata a pubblico parcheggio.

Concessioni Edilizie n 32 del 7 dicembre 2006 e n 34 del 14 dicembre del 2006

Inizio lavori 27.3.2007

Durata 120 gioni

Ditta Costruttrice: Impresa Almeida S.p.a.
In data 12 ottobre 2007 L'Ufficio Tecnico Comunale di Isola delle Femmine emette due concessioni edilizie n 32 e 34 a seguito della richiesta avanzata dalla ditta ELAUTO s.r.l. per la costruzione di 2 capannoni nella zona di via delle Industrie (sul terreno della ex BOTTEGONI), la condizione si rielabori il progetto presentato per quanto riguarda l'area destinata a parcheggio che insiste su un'area destinazione VERDE AGRICOLO. Dall'esame del nuovo progetto presentato dalla ditta Elauto risulta in contrasto con il PRG adottato nell'agosto del 2007, che destina detta area ad un PARCO PUBBLICO. Probabilmente l'Ufficio Tecnico Comunale nelle concessioni edilizie non solo si è distratto dalla normativa del PRG di Agosto/07, purtroppo ha altresì tralasciato lo SCHEMA DI MASSIMA approvato sempre il mese di Agosto ma del 2003.

Ci chiediamo perchè l'UFFICIO Tecnico Comunale di Isola delle Femmine nel concedere dette licenze di costruzione su aree non edificabili, non si è adoperato per ricercare una nuova area da destinare a PARCO PUBBLICO? Sono i misteri della burocrazia?



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Ufficio Tecnico Comunale di Isola delle Femmine





Scoperto l’arcano della mancata protocollazione all’albo pretorio delle Licenze Edilizie in Variante/AUTORIZZAZIONE in variante la n 7 oltre che la numero 8 dell’anno 2009. Forse la vera motivazione della mancata PUBBLICA protocollazione è da ricercare nel tipo di AUTORIZZAZIONE/LICENZA concessa? La lettura del Regolamento edilizio e precisamente l’articolo 15, REGOLAMENTA in maniera esplicita e molto CHIARAMENTE le modalità per la CONCESSIONE EDILIZIA in VARIANTE.

Art. 15.-Richiesta di concessione edilizia in variante

I lavori per i quali è stata rilasciata la concessione edilizia dovranno essere eseguiti conformemente al progetto presentato a corredo della richiesta ed alle eventuali prescrizioni riportate nella stessa concessione.
Nel caso si intendesse apportare varianti al progetto approvato relativamente alla struttura, alla distribuzione e destinazione dei locali o ai prospetti degli edifici deve essere richiesta apposita concessione edilizia in variante entro i termini e modi di legge. La richiesta di tale concessione deve essere corredata dal progetto di variante, redatto con le modalità indicate nel precedente art. 14.
Si intende per variante qualsiasi opera che, pur non alterando il volume complessivo dell’edificio, di questi ne modifica l’ubicazione all’interno del sedime indicato per la realizzazione dell’opera, la struttura portante, la distribuzione e la destinazione d’uso dei locali, l’estetica e la destinazione d’uso delle pertinenze. Il parere reso dal responsabile del procedimento ed il rilascio della concessione edilizia sui progetti presentati come varianti al progetto originario, avverranno entro il termine di trenta giorni dalla data di presentazione dei progetti stessi.
Le opere in variante non potranno comunque essere eseguite prima del rilascio della concessione.
Ogni altra opera che comporti anche una variazione di volume comporterà la richiesta di una concessione.
Per il rilascio di concessione edilizia in variante vale la normativa in materia di silenzio
assenso ai sensi della L.R. 31/05/1994 n. 17.




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IMPRESA: ALMEIDA 












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IL PIZZO 






ELAUTO "AUTORIZZAZIONE" IN VARIANTE IN CORSO D'OPERA N 8 DEL 7.5.09 SU CONCESSIONE EDILIZIA N 32 DEL 7.12.06




















Isola delle Femmine Regolamento Edilizio Emendato




ELAUTO "AUTORIZZAZIONE" IN VARIANTE IN CORSO D'OPERA N 7 DEL 7.5.09 SU CONCESSIONE EDILIZIA N 34 DEL 7.12.06



E’ giusto far sapere ai cittadini di Isola delle Femmine che, grazie al comportamento ostativo del Presidente del C.C., i Consiglieri non hanno mai potuto vedere lo schema di massima del P.R.G. e l’esito degli emendamenti presentati, mentre al Presidente del C.C. venivano rilasciate dal Sindaco e dal Capo dell’Ufficio Tecnico i seguenti atti più o meno illegittimi :
§ autorizzazione edilizia in sanatoria per una piscina abusiva;
§ concessione edilizia (al padre) per completamento di un fabbricato abusivo nei 150 metri dalla battigia (nel rilievo aerofotogrammetrico del 1977 il fabbricato non esiste);
§ concessione edilizia per la costruzione di un villino bifamiliare in “lotto intercluso” ove già aveva realizzato una villa unifamiliare e piscina con un’altra concessione edilizia.
CONSIDERAZIONE FINALE : ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA E DELLE SFINGE DI SAN GIUSEPPE.
MORALE DELLA FAVOLA : ANCORA ISOLA DELLE FEMMINE E’ SENZA UN P.R.G. E LA STORIA CONTINUA



vai al link leggi:
Maxisequestro tra cui appartamento a Isola delle Femmine

Ordinanza 67/R.O. 4.12.05 di Sospensione dei lavori

ROS sequestrano 15 milioni di beni ai mafiosi tra Palermo Cinisi Carini Isola delle Femmine

Licenza Edilizia 1 del 2010 Lucido Coniglio Puglisi Baldassare

Licenza Edilizia Riso Rosaria 26 Novembre 09 Dionisi Vincenzo

Licenze Edilizie Crivello Crivello Costanzo Sorelle Pomiero Progettista geom Impastato Giovanni Amministratore

P.R.G. e Comparto 1 di Isola delle Femmine

P.R.G. Isola delle Femmine e i compromessi

P.r.g. Isola delle Femmine

Elauto ufficio tecnico comunale prg parcheggio pubblico

ELAUTO variante in corso d'opera

Concessione Edilizia in variante n 4 23.2.2010 Signor Ardizzone Giorgio

M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche

Solemar Consorzio Turistico Siciliano

LA CALLIOPE E GLI APPARTAMENTI

Hotel Saracen Isola Ufficio Tecnico Comunale e………..

in questi ultimi mesi sento parlare con sempre piu' insistenza che ...

Isola delle Femmine l'isola felice del Sindaco Portobello

prg fasone calliope raddoppio ferroviario la paloma riepilogo ...

Ordinanza Sindacale affidamento Raccolta Rifiuti ditta AL.TA. s.r.l.

Mafia e Dintorni

Tutela e miglioramento qualità ambiente servizio idrico integrato 2007 2013

LEGGE 15 luglio 2009, n. 94 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica. (09G0096) (Suppl. Ordinario n. 128)

5 aprile 2010 Manifestazione a Isola delle Femmine






CALLIOPE,BRUNO,D'ARPA,ELAUTO,RAPPA,MAFIA,LO PICCOLO,PULIZZI,FERRARELLA NUNZIO, IMPASTATO, PALazzotto, QUATTROCCHI, S.I.S. S.P.A.,PUGLISI,DIMAGGIO PORTOBELLO,BAGAGLI,MAFIA,


Saturday, March 22, 2014

«Fu strangolato e sciolto nell'acido» Tre arresti per omicidio boss Villabate

IL CASO DI LUPARA BIANCA DODICI ANNI FA «Fu strangolato e sciolto nell'acido» Tre arresti per omicidio boss Villabate 

Così deciso in Genova nella camera di consiglio del 13 marzo 2013.

Risolto, grazie a tre pentiti, il giallo dell'omicidio di Andrea Cottone: a volerlo morto fu Provenzano


PALERMO - Sarebbe stato strangolato e sciolto nell'acido. È stato risolto dopo quasi dodici anni il giallo di un omicidio di mafia avvenuto a Villabate, nel Palermitano, con il metodo della «lupara bianca». I carabinieri, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia hanno arrestato Ignazio Fontana, di 41 anni, Onofrio Morreale, di 48, e Michele Rubino, di 54, per l'omicidio di Andrea Cottone, un imprenditore sequestrato e ucciso nel novembre del 2002 senza che il cadavere venisse più ritrovato. Fontana e Morreale sono detenuti dal 25 gennaio 2005, dopo l'operazione Grande Mandamento che smantellò la rete di fiancheggiatori del boss Bernardo Provenzano; Rubino è stato arrestato questa notte. I carabinieri sono riusciti a fare luce sull'omicidio grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia come Mario Cusimano, Stefano Lo Verso e Sergio Flamia.
OK DA PROVENZANO - Andrea Cottone il 6 settembre del 1995 era stato arrestato per associazione mafiosa perché ritenuto «capodecina» della «famiglia» di Villabate. Nel 1999, dopo la sua scarcerazione, aveva continuato ad essere vicino alla cosca dei Montalto, reggenti della famiglia mafiosa di Villabate. Già in quel periodo sarebbe stata chiesta l'autorizzazione a uccidere Cottone; secondo gli investigatori, Biagio Picciurro e Salvatore Pitarresi (alla guida di una cosca rivale) avrebbero ottenuto il via libera da Bernardo Provenzano solo dopo l'arresto dei Montalto.
ACIDO - Sono stati tre collaboratori di giustizia a ricostruire le ultime ore di vita dell'imprenditore di Villabate Andrea Cottone, ucciso con il metodo della «lupara bianca» nel corso dell'inchiesta coordinata dal procuratore capo Francesco Messineo, dall'aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli. Il 13 novembre del 2002 l'imprenditore venne accompagnato a bordo della propria auto al ristorante minigolf di Ficarazzi, apparentemente per discutere con Onofrio Morreale su alcuni furti ai danni dello stesso Cottone. Da quel giorno si persero le sue tracce. La moglie presentò denuncia di scomparsa. Due settimane dopo l'autovettura dell'imprenditore fu trovata a Termini Imerese regolarmente parcheggiata. Secondo il racconto dei pentiti ad attendere Cottone al minigolf, c'erano le tre persone destinatarie dell'ordinanza di custodia cautelare notificata oggi. Il commando avrebbe dovuto eliminare anche la persona che aveva accompagnato l'imprenditore. Ma l'uomo si salvò perché il killer si accorse che in quel momento c'era un testimone. Per Cottone, invece, non ci fu scampo: venne strangolato con una cintura e il suo corpo fu sciolto nell'acido in un deposito di marmi di Bagheria. Lo stesso pomeriggio nel mare di Aspra vennero buttati in mare anche alcuni oggetti che appartenevano a Cottone. Il commando prima di ucciderlo avrebbe dovuto interrogarlo per sapere se il clan Montalto aveva intenzione di dichiarare guerra alla cosca rivale capeggiata da Nicola Mandalà. A distanza di qualche anno dall'omicidio lo stesso Onofrio Morreale avrebbe confidato in dialetto: «Siamo stati noi a soffocarlo...».
E CON I SOLDI DELLA VITTIMA FECERO SHOPPING - I pentiti Mario Cusimano, Stefano Lo Verso, Francesco Campanella e Sergio Flamia hanno raccontato che nel giorno dell'omicidio addosso a Cottone erano stati trovati 4000 mila euro in contanti e un assegno da 7 mila euro. Parte dei soldi vennero usati per acquistare vestiti per 2 mila euro nel negozio "Giglio In". Stefano Lo Verso e Andrea Cottone si erano incontrati la prima volta tra maggio e giugno del 2002. L'imprenditore si era rivolto al pentito per chiedere aiuto per recuperare un cavallo che era stato rubato ad un suo amico a Villabate. Sia Lo Verso che Cottone in quel periodo erano stati vittime di furti. Per cercare di capire cosa stesse succedendo si incontrarono con Onofrio Morreale, proprio nel minigolf di Ficarazzi, dove successivamente i carabinieri trovarono un cimitero di mafia. All'agguato era casualmente presente Rosario Rammacca, operaio del Coinres, che era nella zona del minigolf per rintracciare il gestore dell'impianto. Secondo quanto racconta il pentito Lo Verso anche lui doveva essere ucciso. Solo che la presenza dell'operaio Coinres, testimone involontario, fece cambiare i programmi. A portare via il cadavere dell'imprenditore sarebbe stato, secondo il pentito Cusumano, il boss Nicola Mandalà che ripulì il corpo e lo caricò sul furgone per poi scioglierlo nell'acido in una fabbrica di marmi a Bagheria.

PALERMO - Sarebbe stato strangolato e sciolto nell'acido. È stato risolto dopo quasi dodici anni il giallo di un omicidio di mafia avvenuto a Villabate, nel Palermitano, con il metodo della «lupara bianca». I carabinieri, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia hanno arrestato Ignazio Fontana, di 41 anni, Onofrio Morreale, di 48, e Michele Rubino, di 54, per l'omicidio di Andrea Cottone, un imprenditore sequestrato e ucciso nel novembre del 2002 senza che il cadavere venisse più ritrovato. Fontana e Morreale sono detenuti dal 25 gennaio 2005, dopo l'operazione Grande Mandamento che smantellò la rete di fiancheggiatori del boss Bernardo Provenzano; Rubino è stato arrestato questa notte. I carabinieri sono riusciti a fare luce sull'omicidio grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia come Mario Cusimano, Stefano Lo Verso e Sergio Flamia.
OK DA PROVENZANO - Andrea Cottone il 6 settembre del 1995 era stato arrestato per associazione mafiosa perché ritenuto «capodecina» della «famiglia» di Villabate. Nel 1999, dopo la sua scarcerazione, aveva continuato ad essere vicino alla cosca dei Montalto, reggenti della famiglia mafiosa di Villabate. Già in quel periodo sarebbe stata chiesta l'autorizzazione a uccidere Cottone; secondo gli investigatori, Biagio Picciurro e Salvatore Pitarresi (alla guida di una cosca rivale) avrebbero ottenuto il via libera da Bernardo Provenzano solo dopo l'arresto dei Montalto.
ACIDO - Sono stati tre collaboratori di giustizia a ricostruire le ultime ore di vita dell'imprenditore di Villabate Andrea Cottone, ucciso con il metodo della «lupara bianca» nel corso dell'inchiesta coordinata dal procuratore capo Francesco Messineo, dall'aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli. Il 13 novembre del 2002 l'imprenditore venne accompagnato a bordo della propria auto al ristorante minigolf di Ficarazzi, apparentemente per discutere con Onofrio Morreale su alcuni furti ai danni dello stesso Cottone. Da quel giorno si persero le sue tracce. La moglie presentò denuncia di scomparsa. Due settimane dopo l'autovettura dell'imprenditore fu trovata a Termini Imerese regolarmente parcheggiata. Secondo il racconto dei pentiti ad attendere Cottone al minigolf, c'erano le tre persone destinatarie dell'ordinanza di custodia cautelare notificata oggi. Il commando avrebbe dovuto eliminare anche la persona che aveva accompagnato l'imprenditore. Ma l'uomo si salvò perché il killer si accorse che in quel momento c'era un testimone. Per Cottone, invece, non ci fu scampo: venne strangolato con una cintura e il suo corpo fu sciolto nell'acido in un deposito di marmi di Bagheria. Lo stesso pomeriggio nel mare di Aspra vennero buttati in mare anche alcuni oggetti che appartenevano a Cottone. Il commando prima di ucciderlo avrebbe dovuto interrogarlo per sapere se il clan Montalto aveva intenzione di dichiarare guerra alla cosca rivale capeggiata da Nicola Mandalà. A distanza di qualche anno dall'omicidio lo stesso Onofrio Morreale avrebbe confidato in dialetto: «Siamo stati noi a soffocarlo...».
E CON I SOLDI DELLA VITTIMA FECERO SHOPPING - I pentiti Mario Cusimano, Stefano Lo Verso, Francesco Campanella e Sergio Flamia hanno raccontato che nel giorno dell'omicidio addosso a Cottone erano stati trovati 4000 mila euro in contanti e un assegno da 7 mila euro. Parte dei soldi vennero usati per acquistare vestiti per 2 mila euro nel negozio "Giglio In". Stefano Lo Verso e Andrea Cottone si erano incontrati la prima volta tra maggio e giugno del 2002. L'imprenditore si era rivolto al pentito per chiedere aiuto per recuperare un cavallo che era stato rubato ad un suo amico a Villabate. Sia Lo Verso che Cottone in quel periodo erano stati vittime di furti. Per cercare di capire cosa stesse succedendo si incontrarono con Onofrio Morreale, proprio nel minigolf di Ficarazzi, dove successivamente i carabinieri trovarono un cimitero di mafia. All'agguato era casualmente presente Rosario Rammacca, operaio del Coinres, che era nella zona del minigolf per rintracciare il gestore dell'impianto. Secondo quanto racconta il pentito Lo Verso anche lui doveva essere ucciso. Solo che la presenza dell'operaio Coinres, testimone involontario, fece cambiare i programmi. A portare via il cadavere dell'imprenditore sarebbe stato, secondo il pentito Cusumano, il boss Nicola Mandalà che ripulì il corpo e lo caricò sul furgone per poi scioglierlo nell'acido in una fabbrica di marmi a Bagheria.




PALERMO. Morto un papa se ne fa un altro. La vecchia regola vale a maggior ragione per Cosa nostra, dove un lungo vuoto di potere non è ammissibile. Il problema, dunque, è arrivare alla «elezione» del nuovo padrino in tempi rapidi. I favoriti sono due, naturalmente entrambi ricercatissimi dalle forze dell’ordine. Totuccio Lo Piccolo è il capomandamento di Palermo, territorio reso più vasto dallultima ripartizione decisa proprio da Provenzano. 

La sua ora potrebbe scattare anche perché da troppo tempo la zona non esprime più il capo dei capi. Il rivale, ma si potrebbe arrivare a una scelta concordata senza spargimento di sangue, è Matteo Messina Denaro, erede di una famiglia di primissimo piano della vecchia mafia trapanese. Ciò che conta di più, tuttavia, è individuare la strategia di Cosa nostra per gli anni a venire. Continuerà l’opera per così dire di distensione avviata da Provenzano o si tornerà a una tattica più aggressiva, anche se non proprio stragista come ai tempi di Riina? Su questa scelta di fondo si giocherà probabilmente la successione al vecchio boss che lascia il comando.



Matteo Messina Denaro
nell'ultima foto scattata
dieci anni fa 
Mitra e videogiochi per il killer spietato: Matteo Messina Denaro
L'ultima fotografia che Matteo Messina Denaro ha lasciato in eredità risale a poco più di dieci anni fa. L'hanno trovata in una perquisizione a casa di un suo fedelissimo. E' quella che lo ritrae con i Ray-ban a goccia, modello Anni 70, con lenti fumé che lo fanno un po' Vallanzasca. Ma lui è un rampollo, un figlio d'arte, anche se un po' ribelle e rivoluzionario per certe antiche e consolidate regole di Cosa nostra. Oggi Matteo Messina Denaro è uno dei papabili - l'altro è Salvatore Lo Piccolo, del mandamento palermitano di San Lorenzo - alla successione del Capo dei capi di Cosa nostra, di Bernardo Provenzano. Raccontava Balduccio Di Maggio, il pentito che ha fatto arrestare Totò Riina: «E' un giovane rampante, anche se non è già capo, e suo padre gli ha dato un'ampia delega di rappresentanza del mandamento».

Attraverso le testimonianze dei pentiti viene fuori il ritratto di un boss: «Già a capo si atteggiava - è la testimonianza del killer di padre Puglisi, Salvatore Grigoli - quando veniva a Palermo». Che racconta anche un aneddotto: «Lo soprannominammo Diabolik per via di quei due mitra che voleva sistemare nel frontale della sua "164"». E un altro pentito, Vincenzo Sinacori: «Una volta voleva uccidere Bernardo Provenzano per uno sgarbo. Giovanni Brusca lo dissuase». Matteo Messina Denaro era un fedelissimo di Totò Riina (che ha sempre potuto contare su Trapani anche per la latitanza) e non apprezzava le idee e la direzione della organizzazione di Bernardo Provenzano.

A sentire chi lo conosce da anni e che lo ha visto anche prima che si rendesse latitante, la sua giovane età - tra due settimane compirà 44 anni, avendo già alle spalle una carriera ventennale di killer e di boss -, le idee un po' strane per i vecchi codici mafiosi, le frequentazioni allegre, le belle donne, i Rolex, le Mercedes e le Bmw, non devono fuorviare. Di donne ne ha avute e ne ha tante. Nel covo dove riparò a metà degli Anni 90, a Bagheria, in quella casa di fronte agli uffici della sua amante, Maria Mesi, gli investigatori hanno trovato anche il suo passatempo preferito: un Nintendo, un gioco elettronico.

Per una donna, per l'austriaca Andrea Haslner, ha fatto spese pazze. Ha anche ucciso il direttore dell'hotel «Paradise Beach» di Selinunte, Nicola Consales, che sparlava di lui e in paese raccontava che il boss portava nel suo albergo «donnine di mezza età». Ma appunto queste sono debolezze, che non devono essere equivocate. Lui è un capo che «esercita un forte carisma nei confronti della sua base». Il suo autista, Vito Signorello, professore di educazione fisica, in una intercettazione telefonica suggerisce a un interlocutore: «Lu bene vene da lu Siccu. Lo dobbiamo adorare, è u Diu, è u bene di nuiatri». Lu «siccu», il magro, è il soprannome con cui i suoi fedelissimi lo venerano come un dio.

Dieci anni di Antimafia, di arresti, di covi perquisiti, di tesori ritrovati, hanno lasciato molti materiali interessanti. Anche i pizzini, le lettere con le quali comunicano tra di loro i mafiosi: «In nome di dio... Che padre Pio ti conservi... Che la madonna di Lourdes...». Un dio, anche se è un killer spietato. Che ha strangolato una donna incinta, Antonella Bonomo, compagna di Vincenzo Milazzo, capofamiglia di Alcamo, ucciso anche lui per ordine di Giovanni Brusca. Ed è sempre lui che davanti a un tribunale di Cosa nostra strangola con una corda quattro condannati a morte, e poi li butta nella calce viva. Famiglia di antica saggezza (mafiosa), quella dei Messina Denaro.

Il padrino, don Francesco, era il capomandamento della famiglia di Castelvetrano. Campiere del feudo dei D'Alì, agrari ma anche proprietari della Banca Sicula (poi acquisita dalla Comit), i suoi figli, Matteo e Salvatore, frequentavano la famiglia dei feudatari, anche Antonio, che sarebbe poi diventato sottosegretario all'Interno. Salvatore, tra l'altro, prima di finire in carcere per mafia, era dipendente della banca dei D'Alì. E Matteo ha organizzato una vera estorsione nei confronti dei feudatari benefattori, organizzando una finta transazione di un appezzamento di terreno che pagò solo nominalmente (350 milioni).

La carriera mafiosa di Matteo, per lo Stato, inizia ufficialmente nel 1989, quando viene denunciato per associazione mafiosa, il primo mandato di cattura arriva nel '93, quando è costretto a volatilizzarsi: «Parto per molto tempo - racconta a una delle sue donne - per colpa di una macchinazione contro di me». Sono gli anni in cui Matteo Messina Denaro è fortemente impegnato nel progetto eversivo di Cosa nostra, nelle stragi del continente, di Firenze, Roma e Milano del 1993, per le quali sarà condannato all'ergastolo. E da allora la sua carriera criminale è sempre stata in ascesa. A Trapani, aspettano adesso il «Conclave».
di Guido Ruotolo
 





Totuccio Lo Piccolo,
latitante da 25 anniLa «primula rossa» tra appalti e coca: Salvatore Lo Piccolo
Il padrino più potente di Palermo si chiama Salvatore Lo Piccolo. E' il capo indiscusso del mandamento cittadino di Tommaso Natale, ed è latitante da 25 anni; suo figlio Sandro, 30 anni, è ricercato da sei con alle spalle una condanna all'ergastolo. Il nome non dice nulla, ma il voluto anonimato del buon «Totuccio» Lo Piccolo nasconde il cuore e la furbizia del vero capo. Il borsino di Cosa nostra lo colloca in cima alla scala, sullo stesso gradino di Matteo Messina Denaro. «Totuccio» ha navigato a vista flirtando con successo coi corleonesi di Totò Riina, senza mai esporsi del tutto.

Già condannato all'ergastolo, ha eliminato parecchia gente e ha fatto ricchi traffici con la cocaina e con gli appalti pubblici. E' in contatto con i «cugini» d'America, con i quali ha avviato affari intercontinentali, ed ha messo le mani sul fiorente mercato del pizzo alle imprese del mandamento mafioso di San Lorenzo, che costituisce una delle articolazioni più vaste dell'organizzazione mafiosa. Il territorio dei Lo Piccolo comprende non solo la parte nord-occidentale della zona metropolitana di Palermo, ma anche le famiglie dei comuni di Capaci, Isola delle Femmine, Carini, Villagrazia di Carini, Sferracavallo e Partanna-Mondello.

Dopo la cattura del capomafia trapanese Vincenzo Virga, Lo Piccolo ha esteso la sua influenza anche ad alcune zone della provincia di Trapani. Sandro e Salvatore Lo Piccolo restano però i «padroni» dello Zen, una vasta zona a residenza popolare alla periferia della città, inesauribile serbatoio di manodopera e formidabile nascondiglio per ogni genere di necessità, nel cuore del mandamento mafioso di cui padree e figlio sono al vertice. E allo Zen finiscono i bottini dei mille traffici della zona Nord della città. Lì si ricoverano armi e auto per gli assalti e i raid. E con la droga si alimenta il bilancio degli stipendi dei galoppini.

Da quando i Lo Piccolo hanno messo sotto il loro tallone anche lo Zen è stato di aiuto mettersi al riparo dell'ala protettrice di Bernardo Provenzano con il quale avevano costanti rapporti personali ed epistolari. Col tempo e con una regia accorta di alleanze hanno consegnato al vecchio padrino corleonese mezza città. Gli hanno offerto un braccio armato di cui era sprovvisto, intento a costruire relazioni verso l'alto. Ne hanno ricevuto in cambio un via libera incondizionato di Provenzano.

Sul finire degli anni Novanta «Totuccio» Lo Piccolo si è anche smarcato dal ruolo angusto di alleato territoriale più vicino al feudo di Vito Vitale da Partinico, paese a trenta chiometri da Palermo, un boss che si era alleato con Brusca. Sotterranea, la frattura ha prodotto un paio di cadaveri. La storia del clan è storia relativamente recente che punta al controllo degli appalti, a partire dalla realizzazione degli svincoli autostradali, estorsioni e guardianie. Ma anche l'esazione sistematica di una quota sociale per le utenze elettriche: 15 euro per non avere problemi e tenere le lampadine accese nei cubi di cemento con i muri in cartongesso dello Zen2.

Con l'incoronazione che li ha fatti padrini, i Lo Piccolo hanno avviato una campagna di reclutamento, annettendosi anche un pezzo della vecchia mafia di San Lorenzo e Tommaso Natale: due mandamenti che sono da sempre un termometro sensibile di ciò che accade all'interno dell'organizzazione. La tregua è rotta di rado. E l'atmosfera che i boss impongono è quella di una calma piatta che tiene lontani guai e curiosità. Così come ha insegnato loro Bernardo Provenzano. Mezza imprenditoria che ha messo radici da quelle parti è stata coinvolta in indagini antimafia: per collusioni e intimidazioni.

Così anche l'elenco dei fiancheggiatori dei Lo Piccolo, degli amici, degli indifferenti è lunghissimo. Con una costante ricorrente. Nei racconti dei pentiti, padre e figlio sono sempre da qualche parte dello Zen: visibili a tutti meno che ai segugi dell'antimafia. Visibili e mobilissimi. L'ultimo collaboratore di giustizia, Francesco Campanella, un piccolo politico di Villabate, racconta che in un bar Totucccio Lo Piccolo abbia incontrato Bernardo Provenzano.

In un altro interrogatorio, sempre Campanella, conferma quel che già era noto: l'asse di ferro che lo lega a Matteo Messina Denaro, il principe del Trapanese. Un patto cementato ancora una volta durante un incontro ravvicinato. Una stretta di mano tra i due principi destinati, ciascuno a suo modo, a un futuro da re nell'era dei postcorleonesi adesso che il vecchio padrino è finito in cella dopo 43 anni di latitanza.
di Lirio Abbate 



http://www.lastampa.it/2006/04/13/italia/cronache/cosa-nostra-cerca-il-nuovo-padrino-hkikuRULXP4gIWfVHC3lkO/pagina.html


Isola PulitaComitato Cittadino


Associazione per la Difesa del Mare e del Territorio
ADMT@Riconciliazione.it

Lilliputtuttiperisola@tuttiperisola.cjb.net

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Al Sig. Sindaco
del Comune di Isola delle Femmine

In riferimento alla notizia riportata dal giornale di sicilia di 40 di casi di bagnanti di Isola delle Femmine ricorsi al pronto soccorso , i sottoscritti cittadini residenti ed utenti dei servizi turistici
chiedono:
1. che vengano resi pubblici i risultati delle analisi sui campioni prelevati dalla
capitaneria di porto;
2. che vengano resi pubblici dall'ARPA e delle aziende i dati sui risultati delle
rilevazioni in area industriale delle emissioni gassose nell’aria ;
3. che venga ripristinato il servizio di monitoraggio dell'aria da parte della provincia, da
subito con mezzi mobili ed in prospettiva con centraline fisse;
4. se risponda al vero che le autorità sanitarie e diversi cittadini abbiano informato i
Carabinieri dei fatti e se si con quali esiti;
5. se sia informato sull’esito degli esposti delle associazioni ambientaliste presentati
presso sindaci, arpa, ASI e procura; nonché gli atti parlamentari svolti da deputati
di diversa appartenenza politica;
Interrogazione d’iniziativa popolare

( art.11 statuto del Comune di Isola delle Femmine)
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I dati personali verranno trattati per le sole finalità della presente petizione nel rispetto della L. 675/96 (Legge sulla Privacy).
ALAMIA,Bruno Francesco, CALLIOPE, CAMPANELLA, CAMPO DI CALCIO, CASE POPOLARI, CIMITERO, COTTONE ANDREA, ISOLA DELLE FEMMINE, LO JACONO, LO PICCOLO, MAFIA, MATTEO MESSINA DENARO, RICCOBONO, SAN LORENZO, ALTADONNA,