CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, February 24, 2014

FINALMENTE IL TAR SI PRONUNCIA SUL'UFFICIALE DI MARINA DAVID GRASSI

N. 00128/2014 REG.PROV.COLL.
N. 01289/2002 REG.RIC
N. 00948/2006 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1289 del 2002, proposto da:
David Grassi, rappresentato e difeso dall'avv. Roberto Giromini, con domicilio eletto presso la segreteria del T.A.R. Liguria in Genova, via dei Mille, 9; 
contro
Ministero della difesa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege in Genova, viale Brigate Partigiane, 2; 

sul ricorso numero di registro generale 948 del 2006, proposto da:
David Grassi, rappresentato e difeso dall'avv. Roberto Giromini, con domicilio eletto presso la segreteria del T.A.R. Liguria in Genova, via dei Mille, 9; 
contro
Ministero della difesa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege in Genova, viale Brigate Partigiane, 2; 
per l'annullamento
quanto al ricorso n. 1289 del 2002:
del provvedimento della Marina militare – Nave Maestrale, a firma del Comandante, del 25/2/2002, con cui è stata comunicata al ricorrente la punizione di 15 giorni di consegna di rigore per un’asserita infrazione commessa il 23/2/2002 nel grado di tenente di vascello;
della scheda valutativa per ufficiale redatta dal Ministero della difesa – Marina – MDPT La Spezia – Nave Maestrale, del 22/8/2002, per il periodo dal 22/10/2001 al 28/7/2002;
di ogni atto presupposto e/o connesso e/o consequenziale e/o di esecuzione;
quanto al ricorso n. 948 del 2006:
del provvedimento della Marina militare - Direzione generale personale militare foglio d’ordine n. 36, datato 6/9/2006, con cui è stata comunicata al ricorrente la promozione da tenente di vascello a capitano di corvetta al 6° posto in graduatoria;
di ogni atto presupposto e/o connesso e/o consequenziale e/o di esecuzione.

Visti i ricorsi e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della difesa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti dei due giudizi;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 dicembre 2013 il dott. Richard Goso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso ritualmente notificato il 30 settembre 2002 e depositato il 17 ottobre 2002 (classificato al r.g. n. 1289 del 2002), l’esponente, ufficiale della Marina militare, ha impugnato il provvedimento del 28 febbraio 2002 con cui gli era stata irrogata la sanzione disciplinare della consegna di rigore per giorni quindici.
La misura punitiva concerneva episodi verificatisi a bordo della nave “Maestrale”, durante una missione in acque internazionali.
In tale contesto, il ricorrente, con il grado di tenente di vascello, si sarebbe reso responsabile di rilevanti violazioni dei doveri attinenti al servizio e al rapporto gerarchico, avendo omesso di eseguire le disposizioni impartitegli dall’ufficiale direttore di macchina e provvedendo, in difetto di autorizzazione, a precostituire elementi di prova (quali riprese fotografiche non autorizzate dei locali macchine della nave) a fini di tutela nei confronti di eventuali comportamenti ritorsivi del Comando.
L’esponente sostiene di aver dovuto adottare tale linea di condotta onde evitare che fossero scaricati in mare liquidi oleosi provenienti dai motori della nave, con grave compromissione dell’ambiente marino; per quanto concerne i rilievi fotografici, si sarebbe trattato di comportamenti non inediti, riconducibili alle incombenze proprie del servizio e sempre accettati dai superiori gerarchici.
Sulla base di tale ricostruzione fattuale, il ricorrente denuncia l’insussistenza dei presupposti della sanzione disciplinare nonché la violazione delle proprie prerogative difensive.
Con il ricorso n. 1289 del 2002, è stata anche impugnata la scheda valutativa relativa al periodo dal 22 ottobre 2001 al 28 luglio 2002, con cui era stata attribuita all’interessato la qualifica “nella media”.
Ad avviso dell’esponente, tale valutazione, inferiore a quelle ricevute in precedenza, sarebbe conseguenza diretta della misura disciplinare contestata in principalità, non potendosi altrimenti giustificare il repentino mutamento in peius di gran parte delle note caratteristiche.
Il Ministero della difesa si costituiva in giudizio solo formalmente.
Con decreto n. 2422 del 19 dicembre 2011, il ricorso veniva dichiarato perento.
A seguito di opposizione dell’interessato, il ricorso medesimo è stato nuovamente iscritto a ruolo con ordinanza n. 1187 del 11 ottobre 2012.
L’Amministrazione resistente ha svolto le proprie argomentazioni difensive con memoria depositata il 26 settembre 2013, eccependo la parziale improcedibilità del ricorso in quanto, con provvedimento ministeriale del 7 settembre 2004, era stata accolta l’istanza di cancellazione della sanzione de qua; le doglianze formulate nei confronti della scheda valutativa, invece, sarebbero prive di giuridico fondamento, poiché tale documento non conteneva alcun riferimento alla sanzione disciplinare.
Nelle more del primo giudizio, il ricorrente è stato promosso, con provvedimento del 3 agosto 2006, al grado di capitano di corvetta.
Egli ritiene, comunque, che tale determinazione sia lesiva dei suoi interessi, laddove comporta l’attribuzione di un punteggio tale da farlo retrocedere dal secondo al sesto posto della graduatoria formata ai fini dell’avanzamento a scelta.
Sostiene l’esponente che tale deteriore valutazione sarebbe censurabile sotto il profilo della carenza di motivazione ed in quanto univoca conseguenza dell’illegittima sanzione disciplinare irrogatagli nel 2002.
Per tali ragioni, con ricorso ritualmente notificato il 30 ottobre 2006 e depositato il 16 novembre 2006 (classificato al r.g. n. 948 del 2006), l’interessato agisce per conseguire l’annullamento del provvedimento impugnato e la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni.
Con ricorso per motivi aggiunti successivamente notificato, è stato impugnato, sulla scorta di identiche censure, il provvedimento del 16 novembre 2006, recante definitivo collocamento nella sopra indicata posizione di graduatoria.
Anche in questo giudizio, il Ministero della difesa dapprima si è costituito con comparsa di stile, quindi ha esposto, con memoria depositata il 26 settembre 2013, argomentazioni tese a dimostrare l’infondatezza del ricorso nel merito.
In prossimità della pubblica udienza, parte ricorrente ha depositato una breve memoria difensiva.
I due ricorsi, infine, sono stati chiamati all’udienza del 5 dicembre 2013 e ritenuti in decisione.
DIRITTO
1) I ricorsi in trattazione hanno ad oggetto vicende del rapporto di impiego dell’esponente, ufficiale della Marina militare.
Nella prospettazione di parte ricorrente, i provvedimenti impugnati con i due ricorsi sono collegati dal punto di vista causale, atteso che le deteriori valutazioni ricevute trarrebbero tutte origine da un episodio che l’Amministrazione ha ritenuto meritevole di essere sanzionato sul piano disciplinare.
Sussiste, in ogni caso, un evidente rapporto di connessione oggettiva e soggettiva fra i ricorsi in epigrafe che rende opportuno disporne la riunione ai sensi dell’art. 70 cod. proc. amm.
2) Con il primo ricorso (r.g. n. 1289 del 2002), l’esponente ha impugnato la sanzione disciplinare della consegna di rigore per giorni quindici, irrogatagli con provvedimento del 28 febbraio 2002, e la scheda valutativa relativa al periodo di servizio dal 22 ottobre 2001 al 28 luglio 2002, con cui gli era stata attribuita la qualifica “nella media”.
3) Va preliminarmente rilevato, pur in assenza di eccezioni di parte, che il ricorso, notificato il 30 settembre 2002, è stato proposto ben oltre la scadenza del termine di sessanta giorni decorrente dalla notifica della sanzione disciplinare irrogata con provvedimento in pari data (28 febbraio 2002).
Precisa il ricorrente, però, di essersi trovato nella materiale impossibilità di proporre l’azione giurisdizionale prima del giorno (19 giugno 2002) in cui la nave sulla quale era imbarcato per una missione in acque internazionali ha fatto rientro nel porto della Spezia.
La circostanza e i connessi riferimenti temporali devono ritenersi adeguatamente comprovati in quanto non contraddetti dalla difesa erariale.
In tali condizioni, il militare era palesemente impossibilitato, per cause indipendenti dalla sua volontà, ad agire in giudizio avverso il provvedimento lesivo dei suoi interessi.
Egli, pertanto, deve essere rimesso in termini ai fini dell’impugnazione, giusta la previsione di cui all’art. 153 cod. proc. civ. che, anche prima del rinvio esterno disposto dall’art. 39 cod. proc. amm., trovava applicazione nel processo amministrativo in quanto espressione di un principio generale posto a tutela del diritto di difesa.
4) Ancora in via preliminare, deve essere scrutinata l’eccezione di improcedibilità proposta dalla difesa erariale, limitatamente all’impugnativa della sanzione disciplinare.
Rileva l’amministrazione che la sanzione de qua è stata cancellata con provvedimento del 7 settembre 2004, in accoglimento della richiesta presentata dall’interessato ai sensi dell’art. 75 del Regolamento di disciplina militare (D.P.R. 18 luglio 1986, n. 545, ora sostituito dall’art. 1369 del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66), cosicché sarebbe venuto meno l’interesse del ricorrente a coltivare l’impugnazione di un provvedimento non più esistente.
L’eccezione non ha pregio.
L’art. 75 citato prevede, al comma 1, che “ i militari possono chiedere la cessazione di ogni effetto delle sanzioni trascritte nella documentazione personale”.
Il comma 3 dello stesso art. 75 stabilisce che “in caso di accoglimento dell’istanza le annotazioni relative alla sanzione inflitta sono eliminate dalla documentazione personale, esclusa peraltro ogni efficacia retroattiva”.
La cancellazione di cui ha beneficiato l’odierno ricorrente, pertanto, ha fatto venir meno solo ex nunc gli effetti della sanzione disciplinare, senza incidere sul periodo pregresso.
In conseguenza, siffatta misura non può ritenersi pienamente satisfattiva della pretesa azionata in giudizio e neppure idonea a determinare l’improcedibilità del ricorso in quanto, nella prospettazione di parte ricorrente, le valutazioni deteriori successivamente ricevute erano conseguenza della sanzione.
Per tale ragione, il ricorrente conserva interesse attuale allo scrutinio e all’eventuale declaratoria di illegittimità del provvedimento disciplinare adottato nei suoi confronti.
5) Nel merito, il primo motivo di ricorso, con cui l’esponente denuncia la compromissione delle sue prerogative difensive nell’ambito del procedimento disciplinare, è inammissibile per genericità, mancando qualsiasi specificazione in ordine alle norme e alle guarentigie che sarebbero state violate nel caso di specie.
Non risponde al vero, comunque, l’affermazione secondo cui l’incolpato non avrebbe potuto svolgere alcuna attività difensiva, risultando dalla documentazione in atti che egli si è avvalso della facoltà di nominare un difensore il quale è intervenuto attivamente nel procedimento (cfr. doc. amministrazione nn. 5 e 6).
6) Le censure di legittimità dedotte con il secondo motivo di ricorso risultano sostanzialmente tese a denunciare l’insussistenza dei presupposti della sanzione irrogata nella fattispecie, attesa l’irrilevanza, sul piano disciplinare, delle condotte ascritte al ricorrente.
6.1) Lo scrutinio di tali doglianze presuppone una più puntuale ricostruzione dei fatti, come riferiti dalla documentazione in atti (rapporto disciplinare, provvedimento di applicazione della sanzione, dichiarazioni sottoscritte dai militari presenti) e dagli scritti difensivi delle parti.
Questi gli aspetti essenziali della vicenda che ha dato luogo all’applicazione della contestata sanzione:
- durante la navigazione, si manifestava un problema di malfunzionamento dell’impianto di trattamento delle acque oleose di sentina, ossia dei liquidi provenienti dall’apparato motore della nave;
- tale impianto è dotato di un sistema di separazione della “fase acqua-olio” che, qualora le acque superino determinati valori di concentrazione delle parti di olio, ne impedisce lo scarico fuori bordo, depositandole in sentina;
- nel caso di specie, si sarebbe appunto verificato un problema di innalzamento delle acque di sentina che ne impediva lo scarico, con intuibili inconvenienti per la sicurezza della navigazione causati dall’accumulo di tali liquidi;
- la soluzione del problema richiedeva, ad avviso del ricorrente, che la nave fosse ricoverata in porto per consentire l’intervento di un’impresa specializzata;
- al contrario, l’ufficiale direttore di macchina, onde non interrompere la navigazione, avrebbe comunque inteso effettuare lo scarico fuori bordo delle acque di sentina;
- l’odierno ricorrente, insieme a due colleghi, si opponeva vibratamente alla realizzazione di tale manovra, per evitare danni all’ambiente marino, e minacciava di presentare denunce al Comando nonché, qualora lo scarico fosse stato effettivamente compiuto, di portare l’accaduto a conoscenza degli organi di stampa;
- egli provvedeva, inoltre, ad effettuare riprese fotografiche non autorizzate della sala macchine ed a raccogliere campioni dei liquidi di sentina;
- in tali condotte, l’autorità militare ha ravvisato gli estremi degli illeciti previsti dagli artt. 10 (violazione dei doveri attinenti al grado) e 12 (violazione dei doveri attinenti alla dipendenza gerarchica) del Regolamento di disciplina militare.
6.2) Sulla base di tale ricostruzione dei fatti (che, giova ribadire, non viene contraddetta dall’amministrazione e, anzi, risulta sostanzialmente confermata dal contenuto della documentazione in atti) è agevole concludere nel senso della fondatezza dei rilievi di legittimità formulati dall’esponente, non contrastati nel merito dalla difesa erariale.
Non consta, infatti, che l’odierno ricorrente avesse apertamente violato il dovere di obbedienza nei confronti dei superiori gerarchici ovvero avesse omesso di dare esecuzione ad alcun ordine specificamente impartitogli.
La sua condotta si era concretizzata, invece, in una ferma azione preventiva intesa ad evitare che potessero essere scaricati rifiuti in mare (sub specie di acque e oli di sentina della navigazione), anziché conferirli, come doveroso, presso gli impianti portuali di raccolta.
Il comportamento censurato, in altre parole, si sostanziava in un’opera di dissuasione che, verosimilmente, ha impedito un episodio di ingiustificabile danneggiamento dell’ambiente marino.
Né risulta che, in alcuna circostanza, il ricorrente avesse adottato modalità relazionali incompatibili con il rapporto gerarchico ovvero dato luogo a comportamenti suscettibili di costituire esempio negativo per gli altri militari.
Rimane la questione afferente all’irrituale attività di raccolta di elementi probatori (fotografie e campionamenti) che, peraltro, non può giustificare di per sé l’applicazione della più grave fra le sanzioni di corpo e, in quanto precostituita ad acquisire elementi a tutela della posizione del militare coinvolto, costituiva un’anticipata manifestazione del diritto di difesa non incompatibile con i doveri del grado e con gli obblighi connessi al rapporto gerarchico.
6.3) Per tali ragioni, l’impugnata sanzione disciplinare si appalesa illegittima e meritevole di annullamento.
7) Con il terzo motivo di ricorso, l’esponente contesta la legittimità della scheda di valutazione del servizio prestato dal 22 ottobre 2001 al 28 luglio 2002, con cui gli era stata attribuita la qualifica “nella media”, inferiore a quella riportata nella precedente valutazione (“superiore alla media”).
7.1) Il ricorrente sostiene sbrigativamente che l’abbassamento della valutazione sarebbe conseguenza dell’illegittima sanzione disciplinare irrogatagli nel periodo de quo.
La difesa erariale ritiene, invece, che il giudizio in contestazione abbia tenuto conto del rendimento complessivo offerto dal militare, senza implicare uno specifico riferimento alla sanzione disciplinare, e che tale valutazione sfugga al vaglio di legittimità del giudice amministrativo in quanto non affetta da evidenti profili di arbitrarietà o illogicità.
7.2) Occorre premettere che il giudizio de quo, equivalente a mera sufficienza ed inferiore alle precedenti valutazioni periodiche, risultava senz’altro lesivo degli interessi del militare esaminato.
Ad un primo esame, il giudizio medesimo appare sorretto da un supporto motivazionale articolato che, a prescindere dall’episodio inerente alla sanzione disciplinare, effettivamente non menzionato, risulterebbe in astratto idoneo a rendere conto delle ragioni sottese alla valutazione non lusinghiera.
Occorre considerare, però, il drastico mutamento in peius delle indicazioni di sintesi contenute nella scheda valutativa, comprese le aggettivazioni riferite alle qualità morali e di carattere.
La precedente scheda valutativa, ad esempio, descriveva l’interessato come “franco e sincero, di provata lealtà e rettitudine”; nel periodo immediatamente successivo, invece, è stato considerato “ambiguo, poco leale, accomodante”.
Altrettanto vale per le qualità intellettuali e professionali: il “buon senso” del militare, precedentemente qualificato con il termine “molto”, è divenuto “scarso”; l’“atteggiamento verso superiori, colleghi e inferiori”, prima “rispettoso, amichevole, comprensivo”, viene descritto come “ambiguo, presuntuoso, altezzoso”; nella “capacità di giudicare i dipendenti”, l’ufficiale, dapprima “preciso, obiettivo”, viene poi giudicato “partigiano, arbitrario”.
Ciò non significa che le attitudini e il carattere del soggetto sottoposto a valutazione non possano mutare nel corso degli anni; deve escludersi, però, che buona parte dei tratti fondamentali di un individuo possano radicalmente modificarsi in senso deteriore nell’arco di pochi mesi, tanto più che le motivazioni della scheda valutativa non riferiscono particolari eventi, anche verificatisi al di fuori del servizio, che possano eventualmente aver influito sul militare e determinato un così radicale mutamento dei suoi tratti caratteristici.
La tesi di parte ricorrente appare conforme, perciò, ad un evidente canone di logicità, poiché il contestato abbassamento della valutazione non può che essere stato determinato, in misura esclusiva o prevalente, dalla sanzione disciplinare precedentemente irrogata all’ufficiale valutato, anche se di essa non viene fatta menzione nella motivazione del documento di valutazione.
L’illegittimità della sanzione si riflette sul provvedimento susseguente, inficiandolo per illegittimità derivata e rendendolo meritevole di annullamento giurisdizionale.
8) Il ricorso n. 1289 del 2002, in conclusione, è fondato e deve essere accolto.
9) Con il secondo ricorso (r.g. n. 948 del 2006) e i motivi aggiunti, l’esponente contesta la legittimità dei provvedimenti di promozione, all’esito di procedura ordinaria di avanzamento, al grado superiore di capitano di corvetta.
Come anticipato in permessa, l’interessato si ritiene leso da tali determinazioni che, pur avendo comportato una modificazionein melius del rapporto d’impiego, hanno tuttavia comportato la sua retrocessione dal secondo al sesto posto della graduatoria di avanzamento.
Il ricorrente propone anche domanda di risarcimento dei danni.
10) La censura di legittimità dedotta con il primo motivo di ricorso concerne il preteso difetto di motivazione degli atti gravati, nei quali non si rende conto delle ragioni che hanno determinato l’accennato declassamento.
A prescindere da ogni considerazione relativa alla sufficienza o meno del punteggio numerico attribuito in sede di scrutinio ai fini dell’avanzamento a scelta, la censura è infondata in fatto in quanto, come si evince dalla documentazione prodotta dalla difesa erariale, la Commissione ordinaria di avanzamento non si è limitata ad attribuire un punteggio di merito ai singoli candidati, ma ha anche esposto in modo sufficientemente esteso le ragioni alla base del giudizio (cfr. verbale del 23 maggio 2006).
11) Il secondo motivo di ricorso è privo di pregio giuridico in quanto, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la “retrocessione” in graduatoria non può essere univocamente fatta risalire alla sanzione disciplinare illegittimamente irrogatagli quattro anni prima.
E’ sufficiente rilevare, al riguardo, come l’interessato non abbia conseguito, anche nei periodi successivi a quello comprendente l’episodio di rilievo disciplinare, valutazioni incondizionatamente positive, essendogli stata prevalentemente attribuita (come riferito dalla difesa erariale e non contraddetto dal ricorrente) la qualifica “superiore alla media” che, nell’ordinamento militare, non equivale a valutazione lusinghiera o del tutto positiva.
Tale elemento consente di escludere che la peggiore posizione in graduatoria sia stata determinata da un unico, risalente episodio disciplinare, anziché dai risultati del servizio medio tempore prestato.
12) Per tali ragioni, il ricorso n. 948 del 2006 è infondato e deve essere respinto, anche per quanto concerne l’istanza risarcitoria che, in ogni caso, risulterebbe soggetta a diagnosi di inammissibilità in quanto dedotta del tutto genericamente, senza l’allegazione di alcun elemento a comprova della natura e dell’entità dei pregiudizi subiti.
13) Considerando l’esito dei giudizi riuniti, le spese processuali, forfetariamente liquidate nell’importo complesso di tremila euro oltre accessori di legge, devono essere compensate per la metà e poste per il residuo a carico dell’Amministrazione resistente.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sui ricorsi in epigrafe, previamente riuniti:
- accoglie il ricorso n. 1289 del 2002 e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati;
- respinge il ricorso n. 948 del 2006, i motivi aggiunti e la domanda di risarcimento dei danni;
- compensa per la metà le spese dei giudizi riuniti e condanna l’Amministrazione resistente al pagamento a favore del ricorrente della restante metà pari a € 1.500 (millecinquecento euro), oltre IVA e CPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 5 dicembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Roberto Pupilella, Presidente
Luca Morbelli, Consigliere
Richard Goso, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 23/01/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
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 FINALMENTE IL TAR SI PRONUNCIA SUL'UFFICIALE DI MARINA DAVID GRASSI 

2002, 2014, AMBIENTE MARINO, CAPITANO DI CORVETTA, DAVID GRASSI, MAESTRALE, MARINA MILITARE, MINISTERO DELLA DIFESA, OLI, rifiuti, RIFIUTO, SOSTANZE INQUINANTI, TAR GENOVA, TENENTE DI VASCELLO,

Saturday, February 22, 2014

Parcelle d'oro e incarichi "in famiglia" i nuovi re delle consulenze alla Regione

Parcelle d'oro e incarichi "in famiglia"  i nuovi re delle consulenze alla Regione


Il grande business delle consulenze legali affidate dalle società partecipate a professionisti esterni. Da Alongi a Polizzotto, da Piazza a Fortuna, ecco gli studi che ricevono il maggior numero d'incarichi legali dalle spa di Palazzo d'Orleans che stanno spodestando Armao, D'Alcontres e Pitruzzella

di ANTONIO FRASCHILLA



IN PASSATO i principi del foro erano Gaetano Armao e Giovanni Pitruzzella. Oggi all'orizzonte si affacciano volti nuovi, come quelli di Claudio Alongi e Stefano Polizzotto. E studi da anni sul campo, come quelli di Garilli, Galasso e Fortuna. La torta che si dividono è il business milionario nato e cresciuto sotto i governi di Cuffaro e Lombardo con il boom delle società partecipate: quello delle consulenze legali e tributarie e degli incarichi per difese in giudizio. Un business che sembra studiato per alimentare gli incarichi esterni: in nessuna delle società è mai stata prevista la presenza di uffici legali, né di uffici appositi per elaborare le buste paga. Creando così all'esterno un giro d'affari a sei zeri che vede studi professionali più o meno noti farla da padrone. E contendersi parcelle anche da oltre un milione all'anno. Se il governatore Rosario Crocetta ha alzato il velo sulla mega-consulenza affidata da Riscossione Sicilia allo studio D'Alcontres, Astone e Sorci nei primi anni Duemila, e chiusa nel 2010 per un costo complessivo di circa 10 milioni, tanti sono stati gli incarichi eccellenti. E oggi il mercato continua a proliferare.



STUDI E PARCELLE D'ORO
La madre di tutte le maxi consulenze è certamente quella assegnata dalla Serit allo studio D'Alcontres, Astone e Sorci. Ma spulciando tra gli incarichi assicurati negli anni scorsi dalle partecipate di Palazzo d'Orleans si trovano altri contratti da capogiro. L'Ast, ad esempio, nel 2006 ha liquidato una parcella da 350 mila euro all'avvocato Alberto Stagno d'Alcontres per pareri riguardo al "passaggio della società da ente pubblico a spa". Siciliacque nel 2007 ha dato due incarichi annuali da 120 mila euro per difese in giudizio sempre ad Alberto Stagno d'Alcontres e Giovanni Pitruzzella. Nel 2009 l'importo è stato dimezzato e Pitruzzella, appena nominato lo scorso anno alla presidenza dell'Antitrust, ha lasciato subito l'incarico e chiuso lo studio professionale. La consulenza è stata quindi affidata all'avvocato Francesco Stallone, in passato socio di Pitruzzella.
Tra le controllate della Regione che negli anni hanno assegnato un elevato numero d'incarichi professionali ad avvocati esterni c'è sicuramente l'Ente acquedotti siciliani. Anche se, a dir la verità, spesso non ha pagato le parcelle in toto. Sul tavolo del commissario dell'ente, Dario Bonanno, ci sono richieste di liquidazione parcelle per circa 3 milioni di euro: lo studio dell'ex assessore Gaetano Armao chiede 790 mila euro, quello dell'avvocato Stefano Vinti 250 mila euro e quello di Tullio Fortuna 110 mila. Quest'ultimo per anni ha ricevuto incarichi dalla Beni culturali spa ed è consulente della Servizi ausiliari Sicilia (Sas), che ha incorporato Multiservizi e Biosphera. Nella Beni culturali spa per difese legali fatte dal 2007 al 2009 ha ricevuto un compenso da 60 mila euro anche l'avvocato Sergio Monaco.
La Serit ha poi liquidato parcelle da 16 mila euro all'anno allo studio Pinelli-Schifani, fondato dell'ex presidente del Senato, Renato, e poi trasferito al figlio Roberto.

I NUOVI RE DEGLI INCARICHI
La Sas, appena nata, è già prolifica in materia di consulenze e d'incarichi. Ad averne ricevuto il
maggior numero è certamente l'avvocato Claudio Alongi, già commissario dell'Aran, l'Agenzia per la contrattazione dei dioendenti regionali, e marito del segretario generale di Palazzo d'Orleans, Patrizia Monterosso. Tra il 2012 e il 2013 Alongi ha ricevuto circa 130 incarichi di difesa in giudizio contro dipendenti o interinali: ogni incarico prevede un compenso da minimo tariffario, che sommando totalizzeranno una parcella di oltre 200 mila euro. Alongi è anche consulente della Sas, con contratto firmato il 15 giugno 2012 e a giorni in scadenza: compenso 16 mila euro. Per il riordino delle società confluite nella Sas ha ottenuto un incarico da 19.230 euro (per quattro mesi di lavoro nel 2012) un altro avvocato spesso chiamato a lavorare nelle spa regionali: Alessandro Garilli, ex sottosegretario nel primo governo Prodi, che fino allo scorso dicembre è stato consulente anche della Serit, compenso da 20 mila euro l'anno.
Con l'arrivo del governo Crocetta altri volti, vecchi e nuovi, si stanno affacciando tra gli avvocati che ricevono affidamenti dalle spa: Sviluppo Italia Sicilia ha dato quattro incarichi per difesa in giudizio ad Alongi e altri quattro a Stefano Polizzotto, attuale capo della segreteria tecnica di Palazzo d'Orleans. Polizzotto, che siede anche nel cda della Sas, ha ricevuto un quinto incarico per difendere l'Irsap, che ha accorpato tutte le ex Asi. L'Irsap, oggi guidata da Alfonso Cicero, sta affidando poi diversi incarichi ad altri legali: tra questi Nicola Piazza, ex presidente di Sviluppo Italia, e Alfredo Galasso, con importi variano dai 5 ai 7 mila euro. La Seus invece ha come esperti legali, con compenso da 40 mila euro all'anno, Giuseppe Mazzarella e Marco Marazza.

LA GALASSIA DELLE CONSULENZE
Il governo in Finanziaria ha previsto lo stop alle consulenze, in materia legale e non, nelle partecipate. Ma oggi sono ancora decine gli incarichi in vigore. Il Parco scientifico ha tra i suoi consulenti Giorgio Sangiorgio (compenso da 16 mila euro), Paolo La Pergola (3 mila) e Giovanni Mottese (3 mila). Sicilia e-Servizi ha Francesco Ioppolo e Antonino Li Volsi (24 mila euro). Sicilia e-Ricerca si rivolge al commercialista Errante Parrino (9 mila euro). Otto i consulenti della Seus, tra cui il presidente dell'Ordine dei commercialisti Fabrizio Escheri (28.800 euro) e Marco Vitale (12.500). Lavoro Sicilia, in liquidazione, ha a libro paga una decina di esterni: i principali sono Paola Maria Iracani (20 mila euro) e Alessandro La Marca (14 mila euro). La Sas ha come esperti anche l'avvocato Domenico Di Benedetto (17.500 euro) e l'architetto Domenica Cicero (37 mila euro). La Trinacria onlus ha affidato a un gruppo di studi, tra cui quello di Girolamo Morisco, la compilazione delle buste paga: costo, 500 mila euro all'anno.


http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/04/20/news/parcelle_d_oro_e_incarichi_in_famiglia_i_nuovi_re_delle_consulenze_alla_regione-57083521/


  •    CORSELLO E MONTEROSSO NEI GUAI  L'EUROPA VUOLE INDIETRO TRE MILIONI  


  • TUTTI GLI UOMINI (E LE DONNE) DEL PRESIDENTE CATALOGO GIUDIZIARIO DEL CERCHIO MAGICO
  • ARNONE GIOVANNI REVOCA INCARICO GULLO BOLOGNA CORSELLO MONTEROSSO LUPO GIAMMANCO GELARDI FEBBRAIO 2013.

·         Anna Rosa Corsello sostituisce Albert Ma in giunta si parla di patto di stabilità

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/04/m5s-gestione-rifiuti-dirigente.html

·         Patrizia Monterosso nuovo capo   di gabinetto di Raffaele Lombardo

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·         IL RITORNO DELLA CORSELLO

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      ·         BUFERA SULLA MONTEROSSO CONDANNATA. CROCETTA: "RIMUOVERLA SAREBBE UN ABUSO"




ASSESSORE AMBIENTE SICILIA LO BELLO E DR CAPILLI COAUTORE PIANO IN AUDIZIONE ALLA COMMISSIONE AMBIENTE ARS DEL 26 09 2013 DICHIARANO: IL PIANO ARIA SICILIA E' COPIATO

Al nostro Blog è
pervenuta una email con allegato    la registrazione audio  della
audizione  della Commissione
Ambiente della Regione Sicilia  tenutasi
il  26 settembre 2013, con la richiesta
di pubblicazione 












AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA











AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA





Audizione sulle problematiche inerenti il passaggio a livello di via Paestum e ilsistema ferroviario presso il  comune  di Ragusa.

Commissione QUARTA - Ambiente e Territorio 26 settembre 2013
   La seduta inizia alle ore 11.00.




Il PRESIDENTE dichiara aperta la seduta e riferisce che sul tema relativo al piano regionale di risanamento della qualità dell’aria
sono state intraprese numerose attività e auspica che si raggiungano dei risultati, vista la presenza dell’Assessore per il territorio e per l’ambiente.





L’onorevole CIRONE ricorda gli atti ispettivi che ha presentato e la risoluzione approvata in Commissione. Dichiara che si tratta di un tema molto delicato che coinvolge interessi sensibili, quale la salute.


Rammenta dell’incontro che la Commissione ha tenuto presso il comune di Melilli e la grave situazione che interessa
la popolazione della provincia di Siracusa, che attendono risposte concrete e risolutive avverso i fattori inquinanti causati dall’industrializzazione.



L’onorevole SORBELLO, in relazione alla zona di Siracusa, considera prioritari due obiettivi: da una parte la necessità
della rivisitazione dell’autorizzazione integrata ambientale e dall’altra la opportunità di programmare una nuova collocazione delle centraline, in grado di monitorare costantemente gli agenti inquinanti.



Nonostante consideri apprezzabile l’attività svolta da parte della Provincia di Siracusa e dall’ARPA, allo stato attuale, un’area di 10 chilometri è interessata da emissioni di sostanze altamente pericolose provenienti dalle industrie
che sono ivi insediate.



Il dott. LICATA di BAUCINA, dirigente generale ARPA Sicilia, rinvia alle dichiarazione già espresse nella seduta n. 56 dell’11 luglio scorso circa il piano regionale di risanamento della qualità dell’aria, ricordando che l’ARPA ha stipulato con l’assessorato del territorio un protocollo per fornire i dati utili per l’adeguamento del piano al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Sulla problematica riguardante la zona di Siracusa comunica che ha trasmesso al Ministero dell’ambiente una nota con la quale viene chiesta una rivisitazione dell’AIA nella zona de qua.
Tuttavia, non essendo organo competente ad inoltrare tale istanza è stata trasmessa all’assessorato del territorio affinchè provvedano.



Il sig. GENCHI, CGIL, osserva che sei anni fa Legambiente denunciava che il piano regionale sulla qualità dell’aria era il prodotto di un copiato dal piano della Regione Veneto. Nonostante una particolare attenzione mediatica, non è susseguito alcun intervento. Infatti, il piano contiene dei riferimenti che non risultano compatibili con il territorio siciliano,anzi, vi sono rinvii a territori pianeggianti e percorsi che appartengono alla realtà veneta. E sebbene sia stata chiesta più volte la revoca del piano, ancora oggi sul sito dell’assessorato del territorio si trova pubblicato il suddetto piano con delle lievi modifiche. Sulle
aree ad elevato rischio ambientale, come Siracusa, erano state stanziate ingenti somme per il risanamento dell’aria, di cui non si è visto alcun beneficio. Stigmatizza, inoltre, i contenuti della recente AIA sul petrolchimico di Siracusa, che opera dei rinvii in un’ottica di prospettive future.



La sig.ra LO BELLO, Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, esprime compiacimento per le iniziative intraprese sull’argomento in merito al quale ha dato risposta alle interrogazioni presentate.


Ammette che il piano in questione è stato frutto di una riproduzione di un piano di altre regioni, ma assicura che i dati ivi contenuti sono della Regione siciliana. E su tali dati si è provveduto a dare attuazione mediante l’adozione di decreti assessoriali.
Sostiene che il ritiro del piano comporterebbe una lacuna e che, pertanto, sarebbe più opportuno procedere ad un aggiornamento dello stesso. Informa che ha avviato dei tavoli su tale tema, affinchè la Regione si adegui alle direttive del decreto legislativo n. 155 del 2010. Assicura che un’attenzione particolare è dedicata all’aria di Siracusa. A tal proposito informa di un prossimo incontro presso il Ministero dell’ambiente sulla rivisitazione dell’AIA di cui ha parlato il dott. LICATA di BAUCINA e sulla rete di monitoraggio dati che deve essere attivata nella Regione. Deposita una relazione redatta dai propri uffici
sull’argomento datata il 22 marzo scorso.
L’onorevole SORBELLO chiede che prima di procedere alla rivisitazione dell’AIA vengano coinvolti gli enti locali della zona interessata.


Il dott. CAPILLI (uno dei redattori del Piano n.d.a.), dirigente dell’Assessorato delterritorio e dell’ambiente, riconosce che il piano sia stato copiato da altre regioni, ma è operativo da sei anni ed ha prodotto anche effetti, contenuti in alcuni decreti assessoriali.


Il sig. CIAMPOLILLO, Comitato Cittadino Isola Pulita,rappresenta che il piano attualmente ancora vigente non contiene alcun riferimento alle zone interessate da cementifici. Chiede come l’Italcementi presso Isola delle Femmine abbia
ottenuto l’AIA se tali zone non risultano presenti nel piano.



Il PRESIDENTE chiede chiarimenti in merito al rilascio dell’AIA al citato cementificio, senza il presupposto, ovvero la previsione all’interno del piano regionale


Il dott. CAPILLI riconosce che il piano non contiene alcunché sui cementifici, si limita a prevedere l’inventario regionale delle emissioni.


La dott.ssa NICOTRA, esperta in materia ambientale, elenca una serie di sostanze inquinanti che risultano presenti in tutta la zona di Siracusa. Riferisce che le sostanze rilevate sono
altamente pericolose per la salute umana e il decreto legislativo n. 155 non le elenca tutte. Pertanto, propone che la Regione si faccia carico di aggiungere all’elenco nazionale tali sostanze mediante un atto proprio. Tra queste ricorda le emissioni di PM10 provenienti dalle torce del petrolchimico che sono continuamente accese e le emissioni provenienti dai camini. Dichiara, inoltre, che nella zona sono presenti inceneritori i cui
controlli sono deferiti alle stesse società titolari dell’impianto. Ritiene che i controlli debbano essere compiuti da un
organo esterno, quale potrebbe essere l’ARPA.



Il PRESIDENTE condivide la proposta di adottare un atto regionale, trattandosi di materia che operando in via restrittiva nel rispetto dell’ambiente e della salute rientra tra le competenze regionali.


L’onorevole CIRONE ritiene che la soluzione sia da individuare nell’adozione di un decreto assessoriale riferisce
di un lavoro di monitoraggio di sostanze non soggette a controllo da parte della prefettura.



Il sig. GENCHI rappresenta le anomalie delle torce che sono sempre accese, sostenendo che servono non come segnale di mal funzionamento, bensì per bruciare alcune sostanze. Avverte sulla necessità di intervenire a disciplinare le bolle di raffineria, su cui riferisce di avere redatto nel 2006, quando prestava servizio presso l’assessorato del territorio, una relazione che contiene proposte normative sulla materia.


Il sig. LA ROSA, CGIL, suggerisce all’Assessore di avviare una consultazione con i rappresentanti di tutte le categorie prima di redigere un nuovo piano sulla qualità dell’aria. E aggiunge che tale piano deve essere coordinato con gli altri piani
regionali, quale ad esempio quello dell’energia.



Il Prof. LOMBARDO, Università di Palermo, contesta le modalità di redazione del piano, non essendo sufficiente inserire dei dati di una regione in un contesto di un’altra regione.


Il PRESIDENTE condivide il suggerimento di creare una rete di coordinamento tra tutti i piani regionali.


L’Assessore LO BELLO chiarisce che gli effetti citati che il piano ha finora prodotto sono effetti relativi all’organizzazione amministrativa. Ritiene meritorio il contributo che la Commissione sta offrendo con la seduta odierna. Si impegna ad organizzare un incontro con le parti presenti successivo al confronto con gli organi ministeriali.


Il sig. CIAMPOLILLO ribadisce l’opportunità di revocare il piano attualmente pubblicato sul sito dell’assessorato.

Il PRESIDENTE dichiara concluso il primo punto all'ordine del giorno e passa al secondo punto.



Sig.ra LO BELLO Maria, assessore regionale per il territorio e l'ambiente
Dott. BARTOLOTTA Antonino, assessore regionale per le infrastrutture e la
mobilità
Dott. GULLO Gaetano, dirigente generale dipartimento regionale ambiente
Dott. ARNONE Giovanni, dirigente generale dipartimento regionale
infrastrutture, mobilità e trasporti
Dott. LICATA di BAUCINA Francesco, dirigente generale ARPA Sicilia
Dott. PICCITTO Federico, sindaco del comune di Ragusa
Ing. CUCINOTTA Andrea, direttore generale responsabile per la Sicilia di RFI
Prof. LOMBARDO Alberto, Università di Palermo
Dott. FONTANA Domenico, Legambiente Sicilia
Sig. LA ROSA Alfio, CGIL
Sig. GENCHI Gioacchino, CGIL
Sig. JANNI Leandro, Italia Nostra
Sig. PALMIERI Angelo, WWF
Prof. SOLARINO Luigi, Decontaminazione Sicilia
Sig. CASELLA Mario, Decontaminazione Sicilia
Sig.a BIANCO Asessandra, AugustAmbiente
Sig. CIAMPOLILLO Giuseppe, Comitato Cittadino Isola Pulita
Sig. GURRIERI Giuseppe, CUB trasporti provinciale
Sig. RAGUSA Salvatore, CUB trasporti provinciale
Sig. PATRIARCA Andrea, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. COSTA Giuseppe, comitato pendolari e per il rilancio della ferrovia
Sig. FIRRINCIELI Sergio, comitato NO MURO





  



Ambiente, verso un nuovo piano della qualità dell’aria

settembre 27, 2013 • 1 Comments


PALERMO – Il governo regionale sta lavorando ad un nuovo Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria. Lo ha detto ieri, 26 settembre, in Commissione all’Ars, l’assessore al ramo che ha anche accolto la richiesta di associazioni e della di “rendere più cogenti” i controlli sull’inquinamento dell’aria in Sicilia.




«Lo faremo attraverso un testo di legge anzi, se possibile, con decreto assessoriale», ha detto Lo Bello.
Al centro delle preoccupazioni della Commissione, Cgil e associazioni ambientaliste, situazioni come quella dell’area industriale di Siracusa con 10 km di impianti industriali e alcuni inquinanti che, dice Trizzino “non sono neppure contemplati nei decreti legislativi nazionali che regolano la materia. E’ per questo che abbiamo chiesto un intervento legislativo aggiuntivo che migliori e perfezioni la lotta all’inquinamento dell’aria sull’isola”. Sotto i riflettori anche l’operato dell’Arpa.


«Ci sono situazioni paradossali– dice il presidente della Commissione, – A Gela, ad esempio, dove sono presenti 48 camini industriali, per i controlli c’è un solo tecnico dell’Agenzia».


Un capitolo spinoso, quello dell’inquinamento dell’aria in Sicilia.


Non solo per lo scandalo del Piano regionale di risanamento finito nel mirino anche della Procura perché si scoprì – era il 2007, l’assessore era allora Rosanna Inerlandi e il dirigente responsabile, Salvatore Anzà –che il piano era un “copia incolla” di quello del Veneto, ma perché dopo il Piano di risanamento e soprattutto con norme più stringenti rispetto alle emissioni inquinanti, molte aziende potrebbero essere chiamate a un adeguamento degli impianti.


Ma quali sono i tempi del nuovo Piano regionale?


«Lo Bello – dice Trizzino –ha riferito alla Commissione che la programmazione generale è già all’esame del Ministero. E che, una volta avuto l’ok da Roma, il governo riunirà il Tavolo tecnico per stilare il Piano definitivo”.


Di fatto dal 2007 ad oggi, da quando cioé Legambiente svelò in una conferenza stampa che il Piano della Regione siciliana altro non era che la fotocopia di quello della Regione Veneto (risalente al 2000 e, bocciato dalla Commissione Europea), l’isola è rimasta senza un vero strumento di programmazione e pianificazione per il risanamento dell’aria. Per questo, lo scorso aprile i deputati del M5S avevano presentato all’Ars una interpellanza al presidente della Regione, Rosario Crocetta.


E il Gup di Palermo rinviato a giudizio, ad aprile, i presidenti Cuffaro e Lombardo insieme ai rispettivi assessori all’Ambiente. A scandalizzare l’opinione pubblica del Piano fotocopia fu il fatto che tra le parti copiate ce n’erano alcune ch generavano, come si legge nell’interpellanza dei Cinque Stelle “inedite comunanze climatiche tra il Veneto e la Sicilia: tipo il sistema aerologico padano della Regione Sicilia o la limitazione dell’utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima».
http://www.ilmattinodisicilia.it/ambiente-verso-nuovo-piano-della-qualita-dellaria/#sthash.bAme1uee.dpuf


IN SICILIA DAL 9 AGOSTO DELL’ANNO 2007 NON SI RESPIRA LA STESSA ARIA


Il “rigido clima della Sicilia” ci ha reso più Europei,
Oltre al Bacino aerologico Padano” in Sicilia abbiamo le “piste ciclabili lungo l’argine dei fiumi e dei canali” presenti nei centri storici dei comuni siciliani


Dal 9 AGOSTO 2007 sembra che in Sicilia sia mutato anche l'assetto autonomistico, dato che anche il Parlamento, l’Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale, come quello del Veneto”


Sono tornate le comunità montane, l'intero territorio è diventato pianeggiante sono nati il Sistema Ferroviario Metropolitano regionale (SFMR), il Comitato di indirizzo e Sorveglianza (CIS), i Tavoli Tecnici Zonali (TTZ), il bollettino dei Centri Operativi Provinciali (COP), ma, di contro, non c'è traccia dei 3 poli petrolchimici, delle centrali termoelettriche, dei cementifici e della distilleria più grande d'Europa; la Gazzetta Ufficiale Siciliana si chiama GUN e non GURS e tra i progetti previsti ne figura uno persino della Regione Lombardia approvato con Decreto della Giunta lombarda e corredato da varie Delibere della medesima Giunta; talune Direttive comunitarie e normative nazionali sono citate in via di emanazione o vigenti, nonostante siano intervenuti l'emanazione, il recepimento e in qualche caso l'abrogazione.


Per ogni eventuale dubbio esplicativo o interpretativo, a pag 26, cap 1,§ 1.6, sub § 1.6.1., era indicato il link http://servizi regionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, salvo scoprire che non si era indirizzati ad un documento siciliano, ma direttamente al cap 4 del Piano della Regione Veneto.

Risultato:un pot-pourri di dati siciliani e soluzioni venete.




INDIVIDUATE LE FONTI DA CUI SONO STATE LETTERALMENTE
TRATTE PAGINE INTERE DEL “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007



Complessivamente il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007:


Le 241 pagine risultano tratte dalle 323 pagine, o da porzioni di esse, tratte da 27 FONTI presenti anche in rete (N.B.: alcuni siti originari hanno subito cambiamenti negli anni, ma le pagine oggetto della copiatura sono state salvate)


Il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” è stato COPIATO da:
  • COPIATE dal “Piano Regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera”
    D.G.R. 902 del 4 Aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE dal "Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera" DGR 902 del 4 aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131
  • COPIATE da Programma Pluriennale regionale attuativo
    regolamento CEE 2080 biennio 98/99 pagine n 6
  • COPIATE da Il Turismo in Sicilia pagine n 1
  • COPIATE da Relazione Stato dell’Ambiente Agenda 21 Comune
    Palermo pagine 7
  • COPIATE da Annuario ARPA 2005 pagine n 18
  • COPIATE da Annuario ARPA 2004 pagine n 49
  • COPIATE da Provincia Torino Ambiente Inquinamento Biossido di Azoto Zolfo pagine n 3
  • COPIATE da Annuario ARPA 2006 pagine n 18
  • COPIATE da AMIA Palermo realzione 1997 1998 pagine n 4
  • COPIATE da AMIA PA III Relazione pagine n 7
  • COPIATE da Carta Climatica e Atlante Climatologico della
    Sicilia pagine n 15
  • COPIATE da Università Ferrara Tesi di Laurea
    “L’Ambiente Naturale”
    pagine n 1
  • COPIATE da Enea 1999 pagine n 4
  • COPIATE da I Processi di desertificazione pagine n 1
  • COPIATE da Istituto Veneto Tesi di Laurea pagine n 2
  • COPIATE da Piano Provinciale Tutela Qualità aria Prov Autonoma
    Trento pagine n 1
  • COPIATE da AMIA V Relazione pagine n 9
  • COPIATE da APAT Biomonitoraggio 2005 pagine n 2
  • COPIATE da Linee Guida Comprensorio del Mela pagine n 3
  • COPIATE da ARPA Laboratorio Mobile Milazzo pagine n 15
  • COPIATE da AMIA 3-4-5- Relazione pagine n 1
  • COPIATE da D.M. 261/02
    Normativa pagine n 4
  • COPIATE da Genchi Cammarata pagine n 11
  • COPIATE da Piano Direttore Assessorato Turismo Trasporti Sicilia pagine n 3
A cura del Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine





http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/




PIANO REGIONE SICILIA DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA AMBIENTE ADOTTATO CON D.A. N 176/GAB DEL 9 AGOSTO 2007


Il Piano oltre a rappresentare un collage di capitoli, paragrafi ….. integralmente trascritti da pubblicazioni di altri Enti ed Amministrazioni, riproduce delle “inverosimili” SIMILITUDINI SOMIGLIANZE COPIATURE REFUSI ERRORI …….con l’omologo piano:


IL “PIANO DELLA REGIONE VENETO PER LA TUTELA E IL RISANAMENTO DELL’ARIA” (delibera 452 15 febbraio 2000) ADOTTATO CON DELIBERAZIONE N 57 DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO L’11.11.2004 che nell’APRILE 2006 LA COMMISSIONE AUROPEA BOCCIA


La distribuzione delle pagine del Piano Aria Regione Sicilia Copiato con il
relativo numero di pagine oltre al Piano Veneto dalle oltre 20 fonti da cui si è “ricopiato”



Capitolo 1:
11 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto 16 Pagine. Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 16 (riportate nel fascicolo da pagina 8 a pagina 16 e da pag 22 a pagina 28) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 8


Capitolo 2:
34 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 15 (riportate nel fascicolo pagine 5-6-8-10-16-17-18-21-43-53 e da pag 55 a pagina 59) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19


Capitolo 3:
30 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 10 (riportate nel fascicolo pagine 4-6-9-12-38 e da pag 46 a pag 9 e pag 56) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 19


Capitolo 4-5-6-7-8-9-10-bibliografia glossario:
36 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto Pagine interamente copiate dal Piano Veneto in N° 27 (riportate nel fascicolo da pag 24 a pag 36 da pag 40 a pag 43 pagine 46 e 47- pagine 51-56-57-58 e da pagina 63 a pagina 66) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate
oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 24



RIEPILOGO DEL NUMERO DI PAGINE COPIATE:


131 paginedel Piano Aria Veneto
ricopiate nel Piano Aria Regione Sicilia composto di 241 pagine Pagine intere copiate dal Piano Veneto in N° 68 Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente
copiate
oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 70





COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO











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