CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Monday, July 08, 2013

Ircac, un commissario da 5 anni Cordaro: "Non sono troppi?" di Accursio Sabella IINTERROGAZIONE ONOREVOLE CORDARO

Ircac, un commissario da 5 anni  Cordaro: "Non sono troppi?" 

di Accursio Sabella

Il deputato del Cantiere popolare punta il dito contro la gestione di Antonio Carullo e contro la mancanza, nell'ente, del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei revisori. "E un commissario straordinario costa più di un dirigente regionale".

Il commissario straordinario dell'Ircac, Antonio Carullo

PALERMO - Inamovibile. Passano i governi, i presidenti, le stagioni politiche. Ma lui è sempre lì. E adesso qualcuno ha deciso di chiedere ufficialmente come mai. Antonio Carullo è il “dominus” assoluto dell'Ircac, l'ente regionale che si occupa dei finanziamenti alle cooperative siciliane, fin dal 2004. Ex deputato regionale della Democrazia Cristiana tra il 1996 e il 1998, Carullo fu nominato presidente dell'ente appunto nove anni fa, quando presidente della Regione era Totò Cuffaro.

Ma Carullo, come detto, ha resistito a lungo anche agli avvicendamenti che portarono a Palazzo d'Orleans prima l'ex governatore dell'Udc, poi Raffaele Lombardo, infine Rosario Crocetta. Lombardo, a dire il vero, cambia lo “status” di Carullo da quello di presidente a quello di commissario. Nel giugno del 2008, infatti, “scade” il consiglio di amministrazione dell'ente. Da quel momento guida solo Carullo.

Commissario straordinario, appunto. Che, per legge, dovrebbe rimanere in sella per un periodo limitato e per fatti specifici. E invece, la “reggenza” di Carullo si protrae di mese in mese. Anzi, di anno in anno. E pochi giorni fa ha festeggiato i cinque anni di “commissariamento”. Un risultato straordinario, appunto. E per qualcuno, anche incomprensibile.

Il deputato del Cantiere popolare Toto Cordaro, infatti, ha chiesto spiegazioni al nuovo governo. Che, nel solco delle decisioni prese da Lombardo, non ha ancora colmato la lacuna dell'Ircac. Insomma, non ha (ri)costituito il Consiglio di amministrazione. “Nel giugno del 2008, ossia da ben cinque anni - racconta Cordaro nella sua interrogazione - risulta scaduto e mai ricostituito il Consiglio di Amministrazione dell’Ircac, l’Istituto Regionale per il Credito alla Cooperazione. Da tale momento – prosegue Cordaro - risulta nominato e più volte confermato un commissario straordinario che ha già precedentemente ricoperto l’incarico di Presidente dell’Ente, e che quindi riveste il delicato incarico di vertice dell’Ircac da più di nove anni”. Ma il problema ovviamente non è solo di natura “temporale”. “Tale commissario straordinario non essendo un dirigente dell’Amministrazione Regionale – spiega Cordato - percepisce un’indennità di funzione, da cinque anni, superiore a quella riconosciuta ai dirigenti chiamati alle funzioni commissariali, oltre le spese di trasferta e soggiorno. Da due anni – aggiunge il deputato del Cantiere popolare - risulta scaduto e non ricostituito il Collegio dei revisori dell’ente, rilevante organo di controllo interno. Tale perdurante gestione monocratica, priva peraltro del controllo interno prescritto dalla legge, rappresenta una violazione del sistema di gestione di un ente regionale che spoglia le associazioni di rappresentanza delle cooperative siciliane del loro legittimo ruolo, peraltro istituzionalmente riconosciuto e garantito dalla legge istitutiva dell’Ircac e dello statuto”. Insomma, Cordaro chiede al governo quali siano i motivi che hanno finora ostacolato, e per ben cinque anni, la formazione del Consiglio di amministrazione. Ma soprattutto domanda: “Dopo nove anni, il governo ha intenzione di cambiare la guida dell'Ircac?”.




XVI Legislatura ARS
INTERROGAZIONE
(risposta orale)
N. 943 - Notizie in ordine al commissariamento dell'IRCAC e (V. nota) al mancato rinnovo del consiglio di amministrazione.
Al Presidente della Regione e all'Assessore per nel giugno del 2008, ossia da ben cinque anni l'economia, premesso che:
risulta scaduto e mai ricostituito il Consiglio di il Credito alla Cooperazione;
Amministrazione dell'IRCAC, l'Istituto Regionale per da tale momento risulta nominato e più volte dell'Ente, e che quindi riveste il delicato incarico confermato un commissario straordinario che ha già precedentemente ricoperto l'incarico di Presidente un'indennità di funzione, da cinque anni, superiore di vertice dell'IRCAC da più di nove anni;
 
considerato che:
tale commissario straordinario non essendo un dirigente dell'Amministrazione regionale percepisce da due anni risulta scaduto e non ricostituito il a quella riconosciuta ai dirigenti chiamati alle funzioni commissariali, oltre le spese di trasferta Collegio dei Revisori dell'Ente, rilevante organo di e soggiorno;
gestione di un ente regionale che spoglia le controllo interno;
tale perdurante gestione monocratica, priva peraltro del controllo interno prescritto dalla legge, rappresenta una violazione del sistema di
per sapere:

             Associazioni  di  rappresentanza  delle  cooperative  siciliane  del  loro   legittimo  ruolo,  peraltro  istituzionalmente riconosciuto e garantito  dalla legge istitutiva dell'IRCAC e dello statuto;


quali siano i motivi che impediscono la se siano a conoscenza di quanto sopra rappresentato;
quali siano i motivi che impediscono la ricostituzione del Consiglio di Amministrazione dell'IRCAC; ricostituzione del Collegio dei Revisori dell'Ente;
CORDARO
se intendano mantenere in capo all'attuale commissario straordinario la gestione dell'Ente nonostante i nove anni trascorsi. (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza) (5 luglio 2013) ********
per le attività produttive.
- Con nota prot. n. 25670/IN.16 del 29/05/2014,
il Presidente della Regione ha delegato l'Assessore

http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=17

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Wednesday, July 03, 2013

Lupo: "Le carte parlano chiaro Nessun termovalorizzatore" Inceneritore a Bellolampo? I 5 Stelle contro Crocetta

 Lupo: "Le carte parlano chiaro  Nessun termovalorizzatore"


Sabato 03 Agosto 2013 - 12:43 



Il commissario regionale per l'emergenza rifiuti, Marco Lupo, risponde al deputato regionale Ciaccio, ribadendo l'infondatezza delle voci su un possibile inceneritore a Bellolampo.

PALERMO - "Non riesco a comprendere a chi giovi questa sterile ed inutile polemica relativa ad un inesistente impianto di termovalorizzazione o comunque di valorizzazione energetica da realizzare a bellolampo".  Il commissario regionale per l'emergenza rifiuti, Marco Lupo, replica con forza alle parole del deputato regionale Ciaccio, che sostiene che la Regione stia lavorando per la costruzione di un inceneritore a Bellolampo.

"La notizia è assolutamente falsa e priva di fondamento - dice Lupo - e ritengo che più che le mie dichiarazioni debbano parlare gli atti. Ebbene gli atti sono contenuti nel procedimento Aia che il sottoscritto ha già concluso positivamente e con parere favorevole di tutti gli enti competenti in materia, con tanto di pubblicazione per estratto sui quotidiani e dopo aver messo i progetti a disposizione del pubblico secondo quanto previsto dalla normativa ambientale. E' sufficiente consultare quegli atti per verificare che la struttura commissariale non prevede di realizzare a bellolampo alcun impianto di termovalorizzazione o pirolisi o quant'altro ma semplicemente un impianto di biostabilizzazione della frazione umida, una linea specifica per l'umido da raccolta differenziata ed un impianto per il trattamento del percolato. Impianti che potranno essere utilizzati, una volta incrementata la differenziata nella citta di palermo, anche dagli altri 18 comuni che appartengono alla Srr. Questi sono gli atti e questi sono i fatti compiuti da chi ha la competenza in materia ossia il commissario delegato ed il dipartimento acqua e rifiuti. Il dott Pirillo non si occupa della programmazione dell'impiantistica connessa al ciclo integrato dei rifiuti e l'ing ingrassi neppure visto che il dirigente del servizio acque".

"La struttura commissariale dopo aver ultimato la procedura autorizzativa AIA ed aver avviato la bonifica della discarica, che oggi e' stata riportata in una situazione di sicurezza, sta ora lavorando, insieme al CONAI sull'implementazione della raccolta differenziata porta a porta nel comune di Palermo. Nelle prossime settimane su questo progetto di raccolta differenziata convocherò per un confronto, insieme al comune, le più importanti associazioni ambientaliste per condividerne il contenuto e per chiedere un loro coinvolgimento nella realizzazione".

http://livesicilia.it/2013/08/03/lupo-le-carte-parlano-chiaro-nessun-termovalorizzatore_357245/


Inceneritore a Bellolampo?  I 5 Stelle contro Crocetta

Il Movimento 5 Stelle denuncia: la Regione prepara la realizzazione di un inceneritore nella discarica palermitana. Ciaccio: "Netta continuità col governo Lombardo"

PALERMO - La Regione starebbe lavorando ad un inceneritore a Bellolampo. E' quanto risulta dalle carte che i parlamentari all'Ars hanno ottenuto grazie ad una richiesta di accesso agli atti fatta al dipartimento regionale della Protezione civile. Lo denuncia in un comunicato stampa il Movimento 5 Stelle.
"In un verbale del 3 gennaio scorso - si legge nella nota dei grillini - relativo alla 'realizzazione degli impianti e delle infrastrutture di completamento della piattaforma integrata di Bellolampo' il responsabile unico del procedimento 'rappresenta la necessità di determinare un quadro planimetrico dell'intera piattaforma di Bellolampo...individuando anche un'area per la localizzazione di un impianto di valorizzazione termica del rifiuto residuale da TMB' (le note ecoballe ndr)".

"In un verbale di qualche giorno prima - prosegue la nota - il responsabile unico del procedimento precisa che 'l'impostazione progettuale...produrrà una frazione residuale secca che...dovrà essere inviata ad un impianto di valorizzazione energetica (es pirolisi o altro) da prevedere anche nell'ambito della medesima piattaforma di Bellolampo per il completamento del ciclo'".

“La volontà della Regione – afferma il deputato Giorgio Ciaccio - appare evidentissima da questi documenti e mostra una netta continuità col governo Lombardo. Crocetta non può continuare a dire che non vuole l'inceneritore e demandare ai suoi sottoposti di procedere sottobanco nella realizzazione del primo step che invece porta in quella direzione: il TMB, cioè l'Impianto di trattamento meccanico biologico che servirà a produrre le famose ecoballe”.

“Quando si parla di parte residuale – continua Ciaccio - ci si riferisce alla parte residua dopo la raccolta differenziata. Se a Palermo la raccolta differenziata è pari al 6% circa, vuol dire che tutto sarà trattato per produrre ecoballe. Ci diranno che l'impianto è pulito che le ecoballe possono essere esportate... Sono frottole. Non si capirebbe perché, allora, prevedere la realizzazione di un impianto del genere in montagna e non vicino al porto o ad una stazione, per ridurre i costi di trasporto. La verità è che vogliono accatastare le ecoballe per farle finire, alla prossima emergenza, nell'inceneritore”.

Dei progetti delle Regione, secondo il Movimento 5 Stelle, sarebbe all'oscuro pure il sindaco Orlando che recentemente ha tenuto un incontro all'Ars con i responsabile del gruppo Ambiente del Movimento Cinque Stelle di Palermo.

“Sia il sindaco che l'assessore alla vivibilità Barbera - sostiene Ciaccio - si sono mostrati sorpresi nel prendere visione dei verbali che abbiamo avuto tramite la nostra richiesta di accesso agli atti. Una cosa è certa: noi non permetteremo mai la realizzazione di un inceneritore. Piuttosto ci incateniamo a Bellolampo”.

“Il governo – afferma il deputato Claudia La Rocca - deve fare chiarezza. Chi parla di raccolta differenziata non può parlare, al contempo, di distruzione termica della materia. Ci chiediamo perché si pensa alla costruzione di "impianti di valorizzazione energetica", invece di impianti di estrusione a freddo per il recupero di gran parte dell'indifferenziato. E tutto ciò contrariamente a quanto previsto nelle direttive europee, che vedono recupero energetico e discariche agli ultimi due posti nella gerarchia della gestione dei rifiuti. Evidentemente la Sicilia è partita dall'ultimo gradino, ampliando le discariche e paventando la costruzione di inceneritori e simili”.

http://m.livesicilia.it/2013/07/17/inceneritore-a-bellolampo-i-5-stelle-contro-crocetta_350306/



REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO PER IL TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO DELLA FRAZIONE RESIDUA DI RSU IN LOCALITA' BELLOLAMPO - PALERMO - PROGETTO DEFINITIVO - I° LOTTO FUNZIONALE


 A V V I S O

Appalto per la progettazione esecutiva e l'esecuzione dei lavori di realizzazione di un impianto per il trattamento meccanico e biologico della frazione residuale e della frazione organica dei rifiuti urbani da realizzare in contrada Bellolampo nel Comune di Palermo - 1° lotto funzionale

CUP: J74E12000220001
CIG: 531962121F

Importo complessivo dell'appalto: €. 32.480.892,54
Importo dei lavori soggetto a ribasso: €. 31.724.884,92
Importo oneri di sicurezza non soggetto a ribasso: €. 345.492,06
Importo per servizi di ingegneria soggetto a ribasso: €. 410.515,56
Termine per il ricevimento delle domande di partecipazione: 11/11/2013 ore 13:00
Inizio apertura delle Buste: 13/11/2013 ore 09:00

AGGIUDICAZIONE GARA




La direttiva europea “Discariche” 1999/31/CE, recepita in legge con il D.lgs. 13 gennaio 2003, n. 36 vieta il conferimento di rifiuti tal quale in discarica e prescrive opportuni trattamenti (p.es. trattamento meccanico biologico o TMB) allo scopo di ostacolare la produzione di percolato e meglio tutelare l’igiene e la salute pubblica. Pertanto da ben 11 anni molte discariche italiane – ed in particolare quasi tutte le discariche, fra cui quella di Mazzarrà S.Andrea – sono illegali ed hanno operato in deroga. Nel 2007 la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per lo stato di illegalità nel quale 208 discariche hanno operato, e dopo ben 7 anni di pazienza ha comminato all’Italia una sanzione di 40 milioni di euro per il pregresso dal 2007, e ben 42.8 milioni ogni 6 mesi (salvo scontarne quote man mano che discariche vengono messe a norma).
Da queste circostanze legislative, Messinambiente elaborò il progetto in questione che venne approvato nell’ottobre 2008, in deroga alla ZPS, probabilmente per ragioni emergenziali e sulla quale se ne obietta la legittimità. Zero Waste Sicilia auspica che la magistratura al più presto si pronunci sulla legittimità del progetto e si dichiara incompetente a valutare questa questione.
Dal punto di vista tecnico gli impianti di TMB servono a separare dalla frazione residua dei rifiuti urbani (R.U.R) la frazione umida (che resta comunque un po’ sporca di metalli, plastiche, vetro, ecc.) e la frazione secca indifferenziata (che resta comunque un po’ sporca di frazione organica).
La biostabilizzazione serve a sottrarre l’umidità e a rendere la frazione umida il più possibile inerte, e quindi ad impedire la formazione del percolato per alcuni anni. Si producono il cosiddetto compost grigio, che può essere usato per bonificare le discariche non a norma (e.g. Portella Arena). A questo punto sono possibili almeno due opzioni:
a) quella indicata dal progetto ovvero l’abbancamento nella stessa area di Pace in due invasi opportunamente predisposti e relativamente piccoli, e/o l’eventuale predisposizione per la produzione di combustibile da rifiuti con la frazione secca (C.S.S.);
b) quella auspicata dalla mia associazione ovvero quella del massimo recupero di materia trasformandolo a costo zero in TMB-RM, cioè TMB a recupero di materia.
La prima opzione potrebbe far gola ad un gestore privato – che si mormorava fosse l’idea dei vertici di Messinambiente di allora – che mediante il CSS potrebbe realizzare ulteriori interessanti profitti, vendendolo a cementifici o centrali elettriche, eventualità che Zero Waste Sicilia aborrisce per due motivi:
1) è concorrenziale con la raccolta differenziata e con il recupero di materia;
2) è un combustibile fortemente inquinante che può produrre emissioni nocive (diossine, furani, PCB, metalli pesanti polveri sottili, ultrasottili, ecc.), tant’è che insieme ad altre 6 associazioni nazionali abbiamo denunciato alla Commissione Europea l’incongruità del Decreto Clini, che ha legalizzato il CSS in Italia, perché in violazione di parecchie direttive europee.
Una gestione dell’impianto non interessata ad un profitto immediato è invece quello del massimo possibile recupero di materie prime seconde dai materiali scartati ed è coerente con la Strategia Rifiuti Zero 2020, oltre che con la direzione indicata dal Parlamento Europeo con crescente pressione sui governi. Infatti la risoluzione del Parlamento Europeo del 20/05/2012 dal titolo “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse ” al punto 34: …sottolinea che le discariche esistenti potrebbero essere utilizzate come DEPOSITI DI MATERIE PRIME (estrazione mineraria urbana) … . A nostro parere questo comma è di grande rilevanza per la questione in esame. Una discarica messa a norma smette di essere quella bomba ecologica cui siamo abituati, ma diventa un deposito temporaneo da quale è possibile estrarre continuamente materie prime seconde, senza alcun pericolo per igiene e salute pubblica, ed un serio aiuto alla diminuzione del saccheggio delle risorse del pianeta. In Gran Bretagna i comuni concedono già da qualche anno l’ingresso in discarica a compagnie private per questa innovativa estrazione mineraria urbana.
Alla base di questa risoluzione del Parlamento Europeo c’è l’indicazione di una circolarizzazione dell’economia, esplicitata nella decisione (Gazzetta dell’UE del 28 dicembre 2013) che adotta il VII programma d’azione in campo ambientale (7° PAA).
Tale programma prevede la realizzazione da parte dell’UE da un lato e degli Stati membri dall`altro, di misure nel quadro di 9 obiettivi prioritari. Citiamo due brevi stralci del piano:
“…Prosperità e ambiente sano saranno basati su UN’ECONOMIA CIRCOLARE senza sprechi, in cui le risorse naturali sono gestite in modo sostenibile e la biodiversità è protetta, valorizzata e ripristinata in modo tale da rafforzare la resilienza della nostra società. …”
“…Gli attuali sistemi di produzione e di consumo dell’economia globale generano molti rifiuti e assieme alla domanda crescente di beni e servizi e all’esaurimento delle risorse contribuiscono ad aumentare i costi di materie prime fondamentali, minerali ed energia, generando ancora più inquinamento e rifiuti, aumentando le emissioni globali di gas serra e inasprendo il degrado del suolo, la deforestazione e la perdita di biodiversità. Quasi due terzi degli ecosistemi mondiali sono in declino ed è comprovato che i limiti del pianeta per la biodiversità, i cambiamenti climatici e il ciclo dell’azoto sono già stati superati. “…
In buona sostanza, come abbiamo avuto modo di sostenere in altre audizioni presso questa commissione, l’Europa ritiene che il recupero di materie prime seconde dai nostri scarti sia una opzione strategica. Il sistema industriale europeo (soprattutto quello italiano) necessita di materie prime che in gran parte vanno importate. Tuttavia i paesi principali fornitori (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), sono in grande sviluppo ed è facile prevedere che in futuro tenderanno ad usare le materie prime sempre più per i loro consumi interni. Pertanto ne esporteranno in Europa sempre meno e sempre a più caro prezzo. In questo scenario l’Europa intravede lo spettro della desertificazione industriale nel medio-lungo periodo e, pertanto, suggerisce quella che ritiene essere l’alternativa più valida e miglire dal punto di vista ambientale.
In conclusione Zero Waste Sicilia intravede i seguenti:
Vantaggi:
1) No spese di trasporto a siti lontani
2) No emissioni inquinanti nel trasporto, né sgrondi ed altro
3) Assenza o al peggio limitatezza di emissioni odorigene
4) Riduzione dell’inquinamento
5) Questione etica: chi fa rifiuti se li tenga vicino e non ne scarichi i disagi ad altri
Svantaggi:
1) Mezzi d’opera nel sito
2) L’umido non diventa compost (fino a quando non si realizza anche un impianto di compostaggio comunale, o non si procede al revamping del depuratore di Mili per biodigerire anche l’umido di qualità).
Ne concludiamo che a condizione di una gestione pubblica dell’impianto di Pace, impostata su una concezione dello stesso differente dagli intendimenti iniziali ma dirett al massimo recupero possibile di materia, in accordo a quanto indicato dalla politica ambientale europea sia una opzione accettabile e praticabile.
Beniamino Ginatempo
pres. Zero Waste Sicilia
firmatario Cambiamo Messina dal Basso


“…Meno male che la D.I.A. c’è…eee!” Scritto da Francesco Saverio Di Lorenzo Assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia un Padrino tutto di un p...

“…Meno male che la D.I.A. c’è…eee!”  


Scritto da Francesco Saverio Di Lorenzo


dia sede catanzaro 003



Il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione – (Presidente D.ssa Silvana Saguto) condividendo e riunendo le proposte per l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale nonché personale nei confronti i di taluni soggetti, avanzate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo (Proc.Agg. dr Vittorio Teresi) e dal Direttore della Direzione Investigativa Antimafia (Dr Arturo De Felice), ai sensi della vigente normativa antimafia, con il provvedimento nr. 263/11 R.M.P. del 28/02/2013, ha disposto il sequestro della totalità delle quote sociali e dei beni aziendali delle seguenti società:
New Port S.pA., con sede a Palermo;
Portitalia S.r.l., con sede a Palermo;
TCP – Terminal Containers Palermo S.r.l.,  con sede a Palermo;
C.S.P. Compagnia Servizi Portuali S.r.l. a socio unico, con sede a Palermo;
C.L.P. G. Tutrone Società Cooperativa a r.l., con sede a Palermo.
Tutte Società nella disponibilità effettiva degli appartenenti e/o contigui all’associazione criminosa denominata “cosa nostra” facenti capo a:
SPADARO Antonino, nato a Palermo il 3.10.1956;
SPADARO Antonino, nato a Palermo il 04.07.1948;
GIOE’ Maurizio, nato a Palermo il 7.1.1959;
BUCCAFUSCA Girolamo, nato a Palermo il 6.4.1957.

La NEW PORT. S.p.A. nasce dalla trasformazione delle Compagnie Portuali in società, statuito con la legge nr. 84 del 28 gennaio 1994, caratterizzata da un ampio oggetto sociale nel settore portuale, aeroportuale e ferroviario ed attività correlate opera, di fatto, in situazione di monopolio all’interno degli spazi portuali di Palermo e Termini Imerese. Per il trasporto, la logistica e la distribuzione delle merci nei due principali scali portuali dell’area palermitana fino alla prima metà del 2011, quando, nel mese di giugno, la New Port S.p.A., a seguito dei provvedimenti interdettivi emessi dalla Prefettura di Palermo, ha ceduto i propri rami d’azienda a due nuove società, la Portitalia S.r.l. e la TCP Soc. Coop. a r.l.
La ricostruzione storica delle vicende societarie dell’azienda ha permesso di evidenziare il vero livello di influenza e di condizionamento esercitato dalla stessa all’interno del porto di Palermo.
In effetti, a mezzo di successive acquisizioni e partecipazioni societarie, tra le quali quella strategica della MEDLOG – Percorsi Mediterranei – società consortile per azioni – , la NEW PORT S.p.A. aveva costituito un network capace di garantire il collegamento tra i vari soggetti nei punti strategici del Mediterraneo, quali i porti di Savona, Genova, Palermo, Termini Imerse (PA) e Valencia, in Spagna.
Un’attenta analisi dei vari passaggi che avevano caratterizzato la trasformazione della vecchia cooperativa lavoratori portuali, fino alla creazione della “NEW PORT S.p.A”, evidenzia che il cambiamento della ragione sociale, di fatto, non ha mutato la reale composizione dei titolari delle quote azionarie, con riferimento a quei soggetti, coinvolti a vario titolo, in vicende di mafia.
Nel corso dei vari accertamenti è altresì emersa una singolare procedura di restyling, nel corso della quale sono stati allontanati, formalmente, alcuni soggetti pregiudicati per reati di criminalità organizzata di tipo mafioso, nonché persone con legami di parentela od affinità ad elementi inseriti in “cosa nostra”, nella convinzione, da parte dei componenti il Consiglio di Amministrazione della New Port S.p:A., che tale procedura potesse, concretamente, risolvere il problema dell’infiltrazione mafiosa nell’impresa, aggirando i provvedimenti interdettivi emessi dalla locale Autorità di Governo.
La New Port annovera  fra i soci, anche lavoratori, numerosi soggetti pregiudicati per vari reati, nonché personaggi sodali e/o contigui a “cosa nostra”, tra i quali:
SPADARO Antonino, nato a Palermo il 3.10.1956 – nell’ambito del sodalizio criminoso “cosa nostra”, si inquadra quale presunto affiliato della “famiglia mafiosa” della Kalsa, con intese criminali con le famiglie di Corso dei Mille e Brancaccio. La sfera di influenza territoriale della famiglia di appartenenza coincide con l’omonimo quartiere, comprendente il rione prospiciente l’area portuale.
La particolare dislocazione urbana, in passato, ha favorito lo sviluppo dell’attività del contrabbando, grazie alla quale la cosca ha costruito, nel tempo, oltre alle proprie fortune economiche, anche una fitta rete di contatti di varia natura con altre organizzazioni criminali operanti nel bacino del mediterraneo.
SPADARO Antonino, nato a Palermo il 04.07.1948 – , lo stesso risulta essere stato denunciato per associazione per delinquere nel 1982. Figlio di Vincenzo, nato a Palermo il 2.1.1925, condannato in via definitiva, per associazione di tipo mafioso alla pena di anni 11 e mesi 6 di reclusione (Corte d’Assise di Palermo del 10.12.1990). Cugino del sopracitato SPADARO Antonino cl. 56, nonché nipote del noto esponente di cosa nostra SPADARO Tommaso cl. 37.
GIOE’ Maurizio, nato a Palermo il 07.01.1959, lo stesso risulta essere figlio di Filippo, nato a Palermo il 13.03.1920, schedato mafioso ed ucciso in Palermo, in data 16.09.2001. Genero di SAVOCA Vincenzo, nato a Lampedusa (AG) il 16.7.1933, avendo sposato la figlia Rosaria, nata a Palermo il 16.1.1965. Nipote acquisito di SAVOCA Giuseppe, nato a Lampedusa (AG) il 10.09.1934, fratello di Vincenzo e fratello di GIOE’ Gaetano, nato a Palermo il 2.1.1945, indiziato di essere un fiancheggiatore della “mafia” per i rapporti d’affari intrattenuti, tra l’altro, con i fratelli GRAVIANO, noti capi della “famiglia di Brancaccio” per conto dei quali riciclava denaro.
BUCCAFUSCA Girolamo, nato a Palermo il 06.04.1957 – lo stesso risulta affiliato, assieme ai cugini Buccafusca Vincenzo, nato a Palermo il 1.6.1955, Girolamo, nato a Palermo il 24.3.1951 e Salvatore, nato a Palermo il 27.4.1953, alla famiglia mafiosa della Kalsa. Con precedenti per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, associazione di tipo mafioso ed estorsione, condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. In data 27.07.2001 (già sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere con ordinanza del 14.4.2000) veniva condannato giusta Sentenza del GUP presso il Tribunale di Palermo, emessa a seguito del Giudizio abbreviato, alle pena di anni otto di reclusione, per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. (in Palermo fino all’aprile 2000), nonché per tentata estorsione ai danni di locali imprese commerciali, aggravata dall’appartenenza e dalla finalità di agevolazione della associazione mafiosa (in Palermo, nel marzo – aprile 1999), ed ancora per il delitto di cui all’art. 74, commi 1, 2 e 5 del D.P.R. 309/90 (in Palermo ed altrove dall’estate al dicembre del 1999).
Dalle risultanze investigative, supportate da diverse intercettazioni ambientali tra il marzo ed il giugno del 1999, prodromiche sia all’Ordinanza Custodiale, sia all’ordinanza del GUP, veniva accertato l’inserimento del BUCCAFUSCA nell’associazione mafiosa “ cosa nostra” ed in particolare la sua appartenenza al mandamento di “ Porta Nuova”.
I soci dell’azienda in parola, che in gran parte sono anche lavoratori della stessa, hanno ottenuto la proprietà delle quote in forza di un atto di trasferimento delle medesime, operato dalle disposizioni normative succedutesi nel tempo.
Appare indubbio come l’intrinseco valore economico delle singole quote non sia significativo. Le stesse non rappresentano un “valore economico” di rilievo, ma rivestono una significativa valenza che si riflette sul diritto di essere parte di un’azienda che opera negli spazi portuali.
Detta valenza, altresì, assume anche un forte impatto simbolico, attesa la quasi impermeabilità alla cessione delle quote che “storicamente” sono in capo sempre agli stessi soci, con intuibili conseguenze nel caso in cui taluni di essi, anche se in grande minoranza rispetto al numero complessivo dei soci, sono sodali, organici e/o in qualche modo risultano avere collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso come gli Spadaro Antonino, Gioè Maurizio e Buccafusca Girolamo, che rappresentano i “dominus” delle intere quote sociali delle imprese operanti in ambito portuale.
E’ infatti notorio che l’obiettivo di “cosa nostra” è il controllo del territorio, dal quale ne discerne successivamente anche il vantaggio economico.
Sebbene la New Port avesse provveduto attraverso mirate operazioni di restyling ad allontanare i soggetti di cui sopra, nonché a cedere il ramo d’azienda alle altre due società appena costituite, PORTITALIA S.r.l. – T.C.P. soc. coop. r.l., le relative modalità di pagamento della cessione, che prevedendo in entrambi i casi il limite temporale di 18 anni per il saldo del prezzo di vendita, apparivano chiaramente calibrate per una operazione di riassetto formale ed al fine di eludere l’interdettiva Prefettizia.
L’odierno provvedimento di sequestro ha interessato nella totalità le quote sociali ed i beni aziendali dellepredette società, per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro.

http://www.mondoliberonline.it/meno-male-che-la-d-i-a-ceeee/30516/

http://cronacaisolana.webnode.it/news/mafia-palermo-sequestrata-catena-negozi-di-lusso-bagagli-taranto-arrestato-presidente-provincia-minacce-a-chi-non-favoriva-ilva/


http://cattolicaeracleaonline.it/processo-minoa-sentito-il-sindaco-piro/

N

COMMISSARIO STRAORDINARIO Avv. ANTONIO CARULLO L'Ircac dà il via libera a finanziamenti per 11 cooperative



COMMISSARIO STRAORDINARIO  Avv. ANTONIO CARULLO

Antonio Carullo, avvocato, 63 anni è nato Caltagirone (Ct) dove vive.

E’ Presidente dell’Ircac dal 29 aprile del 2004.

Laureato in giurisprudenza ha svolto numerosi incarichi direttivi fra l’altro come direttore amministrativo dell’USL 29 di Caltagirone – dal 1983 al 1994 , e dell’Usl 2 di Caltanissetta dal 1997 al 1999. Nel 2001 e 2002 è stato direttore generale del Comune di Niscemi.
 
Consigliere comunale di Caltagirone dal 1974, successivamente è stato sindaco, per tre legislature, di quella città dal 1978 al 1985; è stato assessore della provincia regionale di Catania dal 1985 al 1990 e consigliere provinciale da quell’anno fino al 1993. 1996. 
 
Deputato all’Assemblea regionale siciliana nella XI^ legislatura dal 1994 al 1996.


Ha ricoperto le cariche di consigliere nazionale dell’Anci dal 1979 al 1985 e successivamente componente della direzione dell’Anci sicilia dal 1988, componente del consiglio regionale dell’Unione province siciliane dal 1986 e componente del consiglio nazionale dell’Upi nel 1992/1993. 
 
E’ stato, inoltre, presidente regionale dell’AICCRE (Associazione Italiana Consiglio Comuni e Regioni d’Europa) dal 1974 al 1994 e segretario dell’ARSAEL dal 1983 al 1990. 
 
E’ autore di numerosi articoli e pubblicazioni di carattere scientifico.


http://www.ircac.it/root/organi_presidente_1305.asp



L'Ircac dà il via libera  a finanziamenti per 11 cooperative


Finanziamenti diretti ed indiretti per quasi un milione di euro sono stati approvati dal commissario straordinario Antonio Carullo. Tra i beneficiari la cooperativa Vulcano navigazione di Lipari (Me) e la cooperativa 5 elementi di Palermo.
Antonio Carullo, commissario straordinario Ircac


PALERMO - Finanziamenti diretti ed indiretti per quasi un milione di euro sono stati approvati dal commissario straordinario dell’Ircac Antonio Carullo che ha deliberato interventi in favore di undici cooperative siciliane. In particolare, sono stati concessi crediti a medio termine per la ricapitalizzazione societaria alla cooperativa Vulcano navigazione di Lipari (Me) che svolge servizio di trasporti marittimo per passeggeri e alla cooperativa 5 elementi di Palermo che svolge attività di assistenza domiciliare pere gestisce anche servizi di assistenza balneare per disabili.

Crediti di esercizio per lo start-up di impresa sono stati approvati per le cooperative G&B costruzioni e restauro di Caltagirone (ct) ; Casetta Manfredi di Palermo che gestisce una casa famiglia per anziani; MOVI.TE di Caltagirone che noleggia mezzi agricoli con personale ed esegue lavori edilizi vari; People costruzioni e Costruiamo insieme, entrambe di Mazara del Vallo (Tp), che si occupano di lavori di edilizia e manutenzione; Arcobaleno 2013 di Sommatino (Cl) Che gestisce una comunità alloggio per minori;Sviluppo siciliano di marsala (Tp) che gestisce discoteche e sale da ballo. Ancora, è stato approvato un credito a medio termine per la realizzazione di un impianto fotovoltaico per la cooperativa Monaco di Mezzo di Palermo mentre un contributo interessi per debiti pregressi a cooperative agricole (art.18 l.r.6/09) è stato concesso alla cooperativa agricola Valle del Belice di Poggioreale.



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