CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, May 23, 2013

CORTE DEI CONTI SEZIONE CAMPANIA PARERE 213 2013 DEBITI FUORI BILANCIO



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Corte dei Conti
                      SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA CAMPANIA
                                                                                   Parere n. 213  /2013

Composta dai seguenti magistrati:
Presidente                     Dr. Ciro Valentino
Consigliere                     Dr. Silvano Di Salvo
Consigliere                     Dr. Tommaso Viciglione                 
Referendario                   Dr.ssa Rossella Bocci           Relatore
Referendario                  Dr.ssa Zaffina Innocenza
Referendario                  Dr.ssa Raffaella Miranda
Referendario                   Dr.ssa Carla Serbassi

ha adottato la seguente deliberazione nella camera di consiglio del  23 maggio 2013

Visto l’art.100, comma 2, della Costituzione;
Vista la legge costituzionale 18 ottobre 2001 n° 3;
Vista la legge 5 giugno 2003 n° 131, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001 n° 3;
Visto il r.d. 12 luglio 1934, n° 1214 e le successive modificazioni ed integrazioni, recante l’approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti;
Vista la legge 14 gennaio 1994 n° 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti;
Visto il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, approvato dalle Sezioni riunite con deliberazione n° 14/DEL/2000 del 16 giugno 2000 e successive modificazioni;
Vista, in particolare, la deliberazione n° 229 del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti, approvata in data 19 giugno 2008 ai sensi dell’art. 3, comma 62, della legge 24 dicembre 2007 n° 244;
Vista la deliberazione n° 9/SEZAUT/2009/INPR della Sezione delle autonomie della Corte dei conti in data 4 giugno-3 luglio 2009;
Visto l’art. 17, comma 31, del decreto-legge 1° luglio 2009 n° 78, convertito nella legge 3 agosto 2009 n° 102;
Vista la deliberazione della Sezione regionale di controllo per la Campania n° 74/2009 del 30 settembre 2009;
Viste, altresì, la deliberazione n° 8/AUT/2008 del 12 maggio-4 luglio 2008, nonché la nota del Presidente della Corte dei conti n° 2789 del 28 settembre 2009;
Vista la deliberazione della Corte dei conti, Sezione Riunite, del 26 marzo 2010, n. 8 recante “Pronuncia di orientamento generale sull’attività consultiva”;
Vista la deliberazione della Corte dei conti, Sezione Riunite in sede di controllo, del 17 novembre 2010, n. 54;
Vista la deliberazione del 17 gennaio 2013, n. 1/2013 con la quale la Sezione regionale di controllo per la Campania ha approvato il “Programma dell’attività di controllo della Sezione regionale di controllo per la Campania per l’anno 2013”;
Vista la nota n. 2128 del 16.04.2013 – prot. CdC n. 2159 del 19.04.2013 a firma del Sindaco del Comune di Forino (Av) con la quale viene richiesto parere di questa Sezione ai sensi dell’art. 7, comma 8, della legge 5 giugno 2003 n° 131;
Vista l’ordinanza presidenziale n°12 /2013 con la quale la questione è stata deferita all’esame collegiale della Sezione;
Udito il relatore, Referendario Rossella Bocci,

FATTO

Il Sindaco del Comune di Forino con la nota in epigrafe ha avanzato richiesta di parere “in merito al riconoscimento di debiti fuori bilancio nel periodo di gestione dell’esercizio provvisorio”. In particolare la richiesta di parere, riguarda “la procedura da porre in essere nel periodo di gestione dell’esercizio provvisorio al fine di contemperare la necessità di riconoscimento del debito e la copertura finanziaria della spesa differenziando due possibili ipotesi:
a)    se la spesa relativa al debito da riconoscere trova capienza nel limite degli stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato;
b)    se la spesa relativa al debito da riconoscere non trova capienza nel limite degli stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato”.
Il quesito riguarda, in particolare, tale ultima ipotesi: se sia possibile riconoscere solo formalmente il debito, rinviando il pagamento ad avvenuta approvazione del bilancio, perché, all’atto dell’assunzione della deliberazione del dovuto riconoscimento, non si ha il capitolo su cui imputare la spesa.
DIRITTO
1. In rito va preliminarmente accertata l’ammissibilità della richiesta di parere, secondo ormai consolidati orientamenti assunti dalla Corte dei conti in tema di pareri da esprimere ai sensi dell’art. 7, comma 8, della legge n. 131 del 2003. Occorre, pertanto, verificare in via preliminare se la richiesta di parere formulata presenti i necessari requisiti di ammissibilità, sia
sotto il profilo soggettivo, che riguarda la legittimazione dell’organo richiedente, sia sotto il profilo oggettivo, che concerne l’attinenza del quesito alla materia della contabilità pubblica, come espressamente previsto dalla legge, e la coerenza dell’espressione di un parere con la posizione costituzionale assegnata alla Corte dei conti ed il ruolo specifico delle Sezioni regionali di controllo.
2. In relazione alla sussistenza del requisito soggettivo di ammissibilità delle richieste di parere in materia di contabilità pubblica avanzate direttamente dall’organo munito di rappresentanza legale esterna e nelle more della istituzione del Consiglio delle Autonomie Locali nella Regione Campania, nel richiamare l’orientamento sin qui seguito dalla Sezione, ritiene il Collegio ammissibile l’istanza avanzata dal Sindaco del Comune di Forino (Av), in quanto formulata dall’organo di vertice dell’Amministrazione, legittimato istituzionalmente ad esprimere la volontà dell’Ente ai sensi dell’art. 50 del D.Lgs. n. 267/2000.
3. In relazione all’ammissibilità del quesito, sottoposto all’attenzione della Sezione, sotto il profilo oggettivo, si rende, necessario vagliare la ricorrenza delle condizioni e dei requisiti previsti dalla vigente normativa ed elaborati dalla consolidata giurisprudenza delle Sezioni Riunite in sede di controllo, della Sezione delle Autonomie, nonché delle Sezioni regionali di controllo. In via preliminare, la sussistenza delle condizioni oggettive di ammissibilità va scrutinata mediante la verifica dell’attinenza del parere richiesto con la materia della contabilità pubblica (in base al citato art. 7, comma 8, della Legge 131/2003) che comprende, oltre alle questioni tradizionalmente riconducibili al concetto di contabilità pubblica (sistema di principi e norme che regolano l’attività finanziaria e patrimoniale dello Stato e degli enti pubblici) anche i «quesiti che risultino connessi alle modalità di utilizzo delle risorse pubbliche, nel quadro di specifici obiettivi di contenimento della spesa sanciti dai principi di coordinamento della finanza pubblica (…) contenuti nelle leggi finanziarie, in grado di ripercuotersi direttamente sulla sana gestione finanziari dell’Ente e sui pertinenti equilibri di bilancio» (SS.RR., Deliberazione 17 novembre 2010, n.54). In ogni caso possono essere oggetto della funzione consultiva della Corte dei Conti le sole richieste di parere volte ad ottenere un esame da un punto di vista astratto e su temi di carattere generale, di modo che il parere non vada ad incidere su specifiche fattispecie concrete sulle quali potrebbero pronunciarsi nell’ambito della loro competenza, altri organi, quali, ad esempio, il Procuratore regionale o la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti. Devono quindi ritenersi inammissibili le richieste concernenti valutazioni su casi o atti gestionali specifici, tali da determinare un’ingerenza della Corte nella concreta attività dell’Ente e che possono sovrapporsi con l’esercizio di altre funzioni di controllo della Corte o con l’esercizio di funzioni giurisdizionali (in sede civile, penale, amministrativa o contabile), ferma restando l’autonomia e la discrezionalità dell’Ente nella scelta della concreta opzione organizzativa rimessa alla propria potestà organizzativa. La richiesta di parere in esame, esaminata sotto il profilo oggettivo, alla luce dei suesposti profili, è da considerarsi ammissibile.
4. Nel merito, il quesito posto dal sindaco interpellante riguarda la possibilità per l’ente locale di riconoscere debiti fuori bilancio, derivanti da sentenze esecutive ex art. 194 comma 1 lett.a) del Tuel, durante l’esercizio provvisorio di bilancio, di assenza di stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato, al fine di evitare ulteriori atti esecutivi da parte dei creditori e le conseguenti maggiori spese. In particolare si vuole sapere se un debito fuori bilancio, derivante da sentenza esecutiva, possa essere riconosciuto:
- solo formalmente e senza impegno di spesa;
- durante l’esercizio provvisorio di bilancio ex art. 163, comma 3 del Tuel.
4.1 La richiesta di parere in esame involge la tematica dei debiti fuori bilancio che, secondo l’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, costituiscono un’obbligazione pecuniaria riferibile all’ente, assunta in violazione delle norme di contabilità pubblica che attengono alla fase della spesa e, in particolare, di quelle che disciplinano l’assunzione degli impegni ex art. 194 Tuel.
I debiti fuori bilancio costituiscono posizioni debitorie maturate al di fuori del sistema del bilancio in quanto riferiscono ad uscite per le quali manca un’originaria previsione di spesa ovvero a spese effettuate in violazione delle procedure stabilite dalle norme di contabilità. La corretta programmazione e gestione finanziaria dell’Ente locale impone, infatti, che tutte le spese siano anticipatamente previste nel documento di bilancio approvato dal Consiglio Comunale e che le decisioni di spesa siano assunte nel rispetto delle norme giuscontabili che ne disciplinano la procedura (artt. 151 e 191 TUEL). Tutto ciò costituisce la diretta conseguenza della funzione autorizzatoria cui assolve il bilancio di previsione degli EELL i quali possono effettuare le sole spese autorizzate dal Consiglio Comunale che, attraverso l’approvazione del bilancio annuale e pluriennale, esercita le sue prerogative di organo di indirizzo dell’attività politico-amministrativa dell’Ente.
Per effetto della deliberazione consiliare il debito fuori bilancio viene ricondotto all’interno del sistema del bilancio dell’Ente e, conseguentemente, si rende possibile provvedere al relativo pagamento: l’art. 194 del TUEL contiene l’elencazione delle fattispecie debitorie che possono essere riconosciute. Ai sensi della citata disposizione sono riconoscibili i debiti relativi a sentenze esecutive (lettera a); a copertura di disavanzi di consorzi, aziende speciali ed istituzioni (lettera b); ricapitalizzazione di società di capitali (lettera c); procedure espropriative o di occupazione di urgenza per opere di pubblica utilità (lettera d); acquisizione di beni e servizi in violazione degli obblighi dei primi tre commi dell’art. 191 del D. Lgs. 267/00, nei limiti dell’utilità e dell’arricchimento dell’Ente (lettera e).
La giurisprudenza della Corte dei Conti ha avuto modo di evidenziare la sostanziale diversità tra la fattispecie concernente le sentenze esecutive e le altre fattispecie previste dall’art. 194 TUEL (SSRR n. 12/2007/QM). Mentre nel caso di sentenza di condanna il Consiglio Comunale non ha alcun margine di discrezionalità per valutare l’an e il quantum del debito, poiché la misura del pagamento rimane stabilita nella misura indicata dal provvedimento dell’autorità giudiziaria, nelle altre ipotesi descritte dall’art. 194 TUEL l’organo consiliare esercita un ampio apprezzamento discrezionale che, ad esempio, riguardo alla lett. e), concerne l’accertamento dell’utilità e dell’arricchimento derivanti dalla fornitura effettuata in violazione delle procedure di spesa.  Peraltro a proposito dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenza esecutive è stato prospettato che gli organi locali amministrativi, accertata la sussistenza del provvedimento giurisdizionale, possano procedere al relativo pagamento anche prima della deliberazione consiliare di riconoscimento (cfr. Corte dei conti, S.R. Regione Sicilia, par. 2/05; sez. contr. Sardegna, par. 6/05 e 12/06). La giurisprudenza contabile maggioritaria, cui questo Collegio aderisce, esclude, peraltro, che sia ammissibile il pagamento del debito fuori bilancio prima della delibera consiliare di riconoscimento (Corte dei conti, sez. contr. Lombardia, 1/2007, 401/2012; sez. contr. Emilia Romagna, 20/07, 301/2011; sez. contr. Campania, 22/09, 15/2013). In mancanza di una disposizione che preveda una disciplina specifica e diversa per le “sentenze esecutive”, il Collegio reputa che non sia consentito discostarsi dalla stretta interpretazione dell’art. 194 TUEL ai sensi del quale il “riconoscimento” del debito avviene, prima del pagamento, con atto di Consiglio comunale (in senso conforme cfr. Sezione di controllo Campania, Del./Par. 22/09) in considerazione del fatto che in tutte le fattispecie previste dall’art. 194 TUEL la delibera di Consiglio serve per ricondurre all’interno del sistema del bilancio un fenomeno di rilevanza finanziaria che è maturato al di fuori delle normali procedure di programmazione e di gestione delle spese. In altri termini, la valenza della delibera consiliare ex art. 194 comma 1 lett. a) T.U.E.L. non è solo quella di riconoscere la legittimità di una obbligazione, la cui validità è stata oggetto di delibazione in sede giudiziaria, quanto una funzione giuscontabilistica individuabile nella salvaguardia degli equilibri di bilancio (mediante l’individuazione delle risorse necessarie a finanziare il debito), ed anche garantista, consistente nell’accertamento di chi sia responsabile della formazione della fattispecie debitoria che si è formata al di fuori della ordinaria contabilità dell’ente. In base a quanto esposto non è possibile aderire all’interpretazione proposta dall’ente interpellante ammettendo un riconoscimento  solo “formale” del debito da parte del Consiglio comunale con rinvio del pagamento dello stesso a successiva approvazione del bilancio e ciò al solo fine di impedire il maturare di interessi, rivalutazione monetaria e ulteriori spese legali. In base a quanto esposto è indubbio, in quanto connaturata alla sua funzione, che la delibera di riconoscimento dei debiti fuori bilancio deve necessariamente provvedere ad indicare i mezzi finanziari destinati alla loro copertura, completandosi in questo modo il procedimento che ha per fine quello di far rientrare nella corretta gestione di bilancio quelle spese che ne erano del tutto fuori. Tra l’altro è consentito farvi fronte con ogni mezzo finanziario a disposizione dell'ente, secondo quanto espressamente indicato dall’art. 193 comma 3 del Tuel, richiamato dall’art. 194 citato: ”Ai fini del comma 2 possono  essere  utilizzate  per  l'anno  in corso e per i due successivi tutte le entrate e le disponibilità, ad eccezione di quelle provenienti  dall'assunzione  di  prestiti  e  di quelle aventi specifica destinazione per legge,  nonchè  i  proventi derivanti da  alienazione  di  beni  patrimoniali  disponibili ((con riferimento a squilibri di parte capitale. Per  il  ripristino  degli equilibri di bilancio e in deroga all'articolo 1,  comma  169,  della legge 27 dicembre 2006, n. 296, l'ente può modificare le  tariffe  e le aliquote relative ai tributi di propria competenza entro  la  data di cui al comma 2))”.  Si rammenta altresì che “la mancata adozione, da parte dell'ente,  dei  provvedimenti  di riequilibrio previsti dal presente articolo  e'  equiparata  ad  ogni effetto alla mancata approvazione del bilancio di previsione  di  cui all'articolo 141, con applicazione della procedura prevista dal comma 2 del medesimo articolo ad eccezione delle entrate provenienti dall'assunzione di prestiti e di quelle aventi specifica destinazione per legge, nonché con i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili”.  Da quanto esposto consegue che il riconoscimento di un debito fuori bilancio derivante da sentenza esecutiva necessita di regolare copertura finanziaria negli stanziamenti di bilancio, presupposto ineliminabile  dell’attivazione del procedimento di spesa nel sistema di bilancio (cfr. Principio contabile n. 2 per gli enti locali- Gestione nel sistema del bilancio, n. 65-73).
4.2. Il quesito in esame pone a questa Sezione un ulteriore dubbio interpretativo attinente al profilo temporale della ammissibilità della procedura del riconoscimento di debiti fuori bilancio da parte del Consiglio comunale durante l’esercizio provvisorio di bilancio. A tale proposito si rammenta che per esercizio provvisorio si intende, in primo luogo, l’ipotesi in cui, iniziato il nuovo periodo amministrativo di riferimento, il bilancio precedentemente o successivamente deliberato dal Consiglio, non sia stato approvato dall’Organo di controllo ex art. 163 comma 1 del Tuel, che, a seguito del venir meno dei Co.Re.Co per effetto della legge costituzionale 3/2001, è eventualità superata. Per esercizio provvisorio si intende, altresì, l’ipotesi qui in esame ex art. 163 comma 3 del Tuel, in cui la scadenza del termine per la deliberazione del bilancio di previsione sia stata prorogata da norme statali in un periodo successivo all’inizio dell’esercizio finanziario di riferimento, che costituisce, peraltro, una evenienza ricorrente, stante il frequente differimento del termine per l’approvazione del bilancio di previsione da parte del legislatore statale. In tale ultima situazione l’ente locale si trova automaticamente in esercizio provvisorio, durante il quale è possibile impegnare, per ciascun intervento, spese nei limiti di un dodicesimo mensile delle previsioni del bilancio del precedente esercizio, fatta eccezione per le spese tassativamente regolate dalla legge e per quelle non frazionabili in dodicesimi (comma 1).
L’Ordinamento ammette il riconoscimento dei debiti fuori bilancio in sede di approvazione del bilancio di previsione o in occasione della delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio a norma dell’art. 193 comma 2, ferma restando la possibilità di disporre a livello regolamentare il riconoscimento dei debiti fuori bilancio in ogni fase dell'esercizio, secondo il dettato dell’art. 194, comma 1 Tuel. Viceversa durante la vacanza del nuovo bilancio- esercizio provvisorio- in mancanza di apposita previsione legislativa e non essendo frazionabile, il debito fuori bilancio non può essere riconosciuto. Tale regola discende innanzitutto dalla considerazione del carattere autorizzatorio del bilancio di previsione e dei relativi stanziamenti, tenendo presente che  alla funzione autorizzativa economico-finanziaria attribuita al sistema di bilancio è connessa l’analisi della destinazione delle risorse a preventivo e la verifica del loro corretto impiego, anche attraverso la considerazione degli effetti prodotti sui cittadini e sul territorio. Ne consegue un ruolo di indirizzo e di guida dell’azione esecutiva, di coordinamento dell’attività stessa e della sua rendicontazione” (Quadro giuridico generale di riferimento- Punto 19- Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali del 12.03.2008). In secondo luogo va rilevata, come sopra visto, l’eccezionalità della fattispecie dei debiti fuori bilancio ex art. 194 del Tuel, unitamente alla tipicità e tassatività delle ipotesi di spese consentite durante l’esercizio provvisorio ex art. 163 commi 1 e 3 del Tuel. Tali considerazioni impongono, pertanto, la massima prudenza all’ente nella gestione delle risorse destinate alla copertura dei debiti fuori bilancio, soprattutto durante la vacanza del bilancio come nel quesito prospettato. E’ vero che il mancato tempestivo pagamento dei debiti fuori bilancio espone l’ente locale al rischio di azioni esecutive. E’ altrettanto vero che i 120 giorni di tempo dalla notifica del titolo esecutivo previsto dall’art. 14, del Decreto Legge 31 dicembre 1996, n. 669 convertito in legge 28 febbraio 1997, n. 30 come modificato dall’art. 147 della Legge 23 dicembre 2000, n. 288 ai fini dell’avvio di procedure esecutive nei confronti della P.A. costituiscono, in base al principio di buon andamento dell’agire amministrativo di cui all’art. 97 Cost. “un termine sufficientemente ampio per provvedere agli adempimenti di cui all´art. 194 del TUEL” (cfr. Corte dei Conti, sezione Controllo Puglia, par. 9/2012). Tale termine, ad avviso della Sezione, è da ritenersi “ragionevole” anche per consentire all’ente, che si trovi in situazione di esercizio provvisorio di bilancio ex art. 163 comma 3 del Tuel, di addivenire alla delibera di approvazione del bilancio di previsione, adottando i provvedimenti necessari a stanziare le risorse per i debiti fuori bilancio ex art. 194 ovvero per assumere le misure correttive idonee a ristabilire gli equilibri di bilancio ai sensi dell’art. 193 del Tuel– salvaguardia degli equilibri di bilancio. E’ evidente che, in mancanza di una precedente allocazione in bilancio di risorse finanziarie per fronteggiare passività derivanti da potenziali sentenze di condanna, si impone all’ente locale di “adottare tempestivamente e contestualmente gli atti necessari a riportare in equilibrio la gestione modificando, se necessario, le priorità in ordine alle spese già deliberate per assicurare la copertura dei debiti fuori bilancio insorti” (Principio contabile n° 2 degli enti locali, punto 94, dell’Osservatorio  per la finanza e la contabilità degli enti locali del 12.03.2008)”, pena altrimenti la strada della Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale (art. 243-bis del Tuel)  ovvero del dissesto (art. 244 Tuel). Si osserva, infine, che il differimento del termine per l’approvazione del bilancio degli enti locali, ad opera del legislatore statale, non può consentire agli enti locali di derogare al rispetto di principi e regole giuscontabilistiche poste a salvaguardia degli equilibri di bilancio.
PQM
Nelle suesposte considerazioni è il parere della Sezione.
Copia della presente deliberazione sarà trasmessa, per il tramite della Segreteria del Servizio di supporto, all’Amministrazione interessata.
Così deliberato in Napoli, nella camera di consiglio del 23.05.2013.      
IL RELATORE                                                  IL PRESIDENTE
  f.to  Ref. Rossella Bocci                                         f.to  Ciro Valentino



Depositato in Segreteria in data 23 maggio 2013




           Il Funzionario preposto                                                                                f.to    Dott. Mauro Grimaldi


BOLOGNA, corte dei conti, DEBITI FUORI BILANCIO, DELIBERA 213 2013 CAMPANIA, ISOLA DELLE FEMMINE, LO BIANCO, LO JACONO, 
BOLOGNA, corte dei conti, DEBITI FUORI BILANCIO,DELIA, DELIBERA 213 2013 CAMPANIA, ISOLA DELLE FEMMINE, LO BIANCO, LO JACONO, PALERMO CORTE DEI CONTI SEZIONE CAMPANIA PARERE 213 2013 DEBITI FUORI BILANCIO

Wednesday, May 22, 2013

Isola delle Femmine, omicidio Enea. Il Pm chiede 30 anni per Francesco Bruno

ISOLA DELLE FEMMINE. Omicidio Enea, condanna a 30 anni per Francesco Bruno

Il Gup Piergiorgio Morosini ha accolto la richiesta del pm Del Bene


Per l’omicidio del costruttore di Isola delle Femmine, Vincenzo Enea, avvenuto nel giugno del 1982 c’è un colpevole. Il gup Piergiorgio Morosini, accogliendo la richiesta del pm, Francesco Del Bene, ha condannato a trent’anni il boss ergastolano Francesco Bruno. La sentenza è stata pronunciata oggi pomeriggio, a conclusione del rito abbreviato che si è celebrato in corte d’Assise. Nella vicenda Enea, riaperta grazie alle testimonianze dei figli della vittima e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i familiari del costruttore ucciso sono parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Marchì. Nel corso della requisitoria Del Bene ha collegato l’omicidio Enea con un altro fatto di sangue, l’omicidio di Benedetto D’Agostino, caduto sotto i colpi dei killer pochi giorni prima di Enea. Diversamente da quel che accadde per D’Agostino, in cui non ci sono testimoni che possano confermare le accuse dei pentiti, per il secondo delitto c’è la testimonianza del figlio, Pietro Enea, oggi residente negli Stati Uniti, rimasto per anni in silenzio per paura, e che ha deposto un paio di anni fa. Lui ha fornito però elementi soltanto contro Bruno, la cui auto, più o meno all’ora del delitto, era posteggiata nei pressi del cantiere in cui stava lavorando Vincenzo Enea, in via Palermo, a Isola. I familiari di Enea non hanno mai smesso di cercare giustizia. Per questo, quando hanno parlato i pentiti, hanno aggiunto il loro contributo alle attività dei carabinieri, coordinati dal pm Del Bene. Pagando però un prezzo: «Da quando è cominciata questa storia molte persone, qui a Isola, non mi salutano più. È una cosa che proprio non mi va giù, ma io vado avanti, assieme ai miei fratelli», aveva detto uno dei figli della vittima, Riccardo Enea, il mese scorso. Il giudice ha concesso anche una provvisionale di 100 mila euro, ma i familiari in sede civile hanno chiesto 6 milioni di euro e il riconoscimento del padre quale vittima di mafia.







Isola delle Femmine, omicidio Enea. Il Pm chiede 30 anni per Francesco Bruno

I familiari chiedono per il padre il riconoscimento di vittima della mafia

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per Francesco Bruno, ritenuto uno degli esecutori materiali dell'omicidio dell'imprenditore di Isola delle Femmine, Francesco Enea, avvenuto l'8 giugno del 1982. Nella requisitoria di oggi, davanti al giudice della corte d'Assise di Palermo, Piergiorgio Morosini, la pubblica accusa ha ricostruito il contesto storico in cui è avvenuto l'agguato, preceduto dall'assassinio di Emanuele D'Agostino, della famiglia di Cinisi. I legali dell'imputato nella precedente udienza avevano chiesto il rito abbreviato per Bruno, che sta scontando un ergastolo. I fatti risalgono a più di 30 anni fa, Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola delle Femmine. Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto. E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine. Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingoia e il sostituto Francesco Del Bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati. Francesco Bruno è da tempo all’ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Padova, per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. I legali di parte civile della famiglia Enea hanno chiesto il risarcimento di un milione di euro a testa mentre per Pietro Enea è stato chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro oltre al riconoscimento per il padre di vittima della mafia.




Palermo 23 Aprile 2013 Corte d’Assise. Hanno chiesto il rito abbreviato i difensori del boss Francesco Bruno   nel processo dell’omicidio dell’imprenditore edile di Isola delle Femmine Vincenzo Enea  nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise di Palermo.
Il Giudice Pier Giorgio Morosini ha fissato la prossima udienza al 21 maggio.
I fatti risalgono all’8 giugno del 1982 , Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola.
Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando  uno dei possibili esecutore del delitto.
E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante   le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine.
Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingroia e il sostituto Francesco Del bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati.
Bruno Francesco già all’ergastolo, nel carcere di massima sicurezza di Padova,  da tempo per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. Bruno per uccidere Vincenzo Enea non avrebbe agito da solo ma finora non erano stati individuati né i killer né i mandanti   






Il CANTIERE DELLA “DISCORDIA” A RIDOSSO DELLA COSTA CORSARA COMPRESO NEL QUADRILATERO DI CORSO ITALIA VIA DELLE PALME CON LA via DEI PINI 
CORSO ITALIA   COSTA CORSARA COSTRUITA DALLA B.B.P. s.n.c. CHE "PRESUMIBILMENTE" INVADE L'AREA DEI CARDINALE EREDI  INSERITA NEL PROGETTO DI ENEA VINCENZO 

ENEA VINCENZO  IMPRENDITORE EDILE CHE ACQUISTA TERRENI IN PERMUTA E COSTRUISCE 

A ISOLA DELLE FEMMINE OPERANO I PIÙ  IMPORTANTI IMPRENDITORI MAFIOSI 

DOPO L'OMICIDIO DI ENEA CESSA OGNI TIPO DI "PRESSIONE E/O VESSAZIONE" NEI CONFRONTI DEGLI EREDI CARDINALE

20.05.2011 UN TESTE SENTITO IN PROCURA:  "non sono a conoscenza che la B.B.P. abbia invaso l'area degli EREDI CARDINALE"






Enea Vincenzo si rompe il muro del silenzio sull'omicidio




Ergastolano Siciliano l'ergastolano Bruno Francesco






Finalmente, dopo circa trenta anni e  grazie al coraggio dei propri figli si rompe il silenzio sull'omicidio di Vincenzo Enea avvenuto nell'anno 1982. Si riaprono le indagini su un omicidio che ha visto coinvolti gli stessi personaggi protagonisti del  processo "tempesta".
La speranza da parte dei figli che l'apertura delle indagini possa portare all'individuazione degli esecutori e dei mandanti del delito di chiara matrice mafiosa.











CAPACI ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….

OPERAZI0NE SAN LORENZO

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE


La strage degli innocenti



LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA IL PENTITO NAIMO AL PROCESSO





26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA UN INTERVENTO SULLA BRUTALE AGGRESSIONE AL PROFESSORE




Intercettato al telefono con l ’ing. Galluzzo della S.I.S.  il Sindaco di Isola delle Femmine Professore Gaspare Portobello chiedeva posti di lavoro per i suoi concittadini di Isola delle Femmine
http://pinociampolillo.wordpress.com/2012/04/22/intercettato-al-telefono-con-ling-galluzzo-della-s-i-s-il-sindaco-di-isola-delle-femmine-professore-gaspare-portobello-chiedeva-posti-di-lavoro-per-i-suoi-concittadini-di-isola-delle-femmine/



MICALIZZI MICHELE: genero di Riccobono.
MUTOLO GASPARE: elemento di spicco della famiglia di Rosario Riccobono.
RICCOBONO ROSARIO: rappresentante di Partanna Mondello nel 1975 e dal 1978. Suo fratello Giuseppe, a sua volta rappresentante di Partanna-Mondello, venne ucciso il 27.7.1961. Condannato all'ergastolo. Scomparso, forse vittima di lupara bianca nel 1982. era socio della cooperativa edilizia Liberta'. Reggeva i contatti con alcuni membri della famiglia Santapaola a Catania.
BADALAMENTI GAETANO (zu' Tanu)(**): capo famiglia di Cinisi dal 1962 quando succede, pacificamente, a Cesare Manzella rappresentante in seno alla commissione. Rappresentante della famiglia di Cinisi nel 1975, viene espulso da Cosa Nostra nel 1978 per motivi oscuri. E' attivo nel traffico degli stupefacenti anche dopo questa data, il 22.5.84, infatti, viene colpito da mandato di cattura. Viene arrestato a Madrid l'8.4.1984.
BADALAMENTI SILVIO: nipote di Gaetano, assassinato il 2.6.1983.
BADALAMENTI VITO(**): di Gaetano. Arrestato con il padre a Madrid l'8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
ALFANO PIETRO(**): Cugino di Gaetano Badalamenti. Arrestato con Gaetano Badalamenti a Madrid l'8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
D'AGOSTINO EMANUELE: elemento di spicco della famiglia di S.Maria del Gesu'. Fedelissimo di Bontate, scompare dopo la morte di quest'ultimo. Coinvolto nel traffico di stupefacenti.
D'AGOSTINO ROSARIO: catturato mentre si nascondeva con Giuseppe Grado nella villa di questi a Besano. Era il guardaspalle di quest'ultimo. Traffico di stupefacenti.
D'AGOSTINO ROSARIO: di Ignazio e di Bonanno Caterina, Palermo ?/6/1946. Detenuto (~).
GALLINA STEFANO: membro della famiglia di Cinisi, ucciso il 1.10.1981.



Il Giudizio abbreviato. La disciplina ed i vantaggi.

Il Giudizio abbreviato

E’ un rito alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero).
E’ un giudizio che si celebra allo stato degli atti ovvero sulla base di quelli che sono i risultati delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del Pubblico Ministero.
Non verranno – di norma – sentiti testimoni né dell’accusa né della difesa.
Se la difesa intende argomentare con documenti o per iscritto dovrà farlo con un apposito deposito nel fascicolo del PM PRIMA della richiesta di abbreviato.
Il Giudizio abbreviato si celebra avanti al GIP (ovvero un giudice unico qualunque sia il reato per il quale si procede) in camera di consiglio ovvero senza la presenza del pubblico (PM, difesa e Giudice non indossano la toga; solitamente si celebra nella stanza del Giudice).
La richiesta di Giudizio abbreviato è un diritto dell’imputato ed è prevista per qualsiasi tipo di reato.
Il processo in abbreviato si celebra in Camera di Consiglio avanti al GIP una volta che l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura speciale.
L’abbreviato – dopo il controllo delle formalità relative alla citazione dell’imputato e del suo difensore – si apre con la requisitoria del PM alla quale segue l’arringa del difensore.
Può partecipare anche la persona offesa che può costituirsi parte civile con il suo avvocato (V. per la costituzione di parte civile in questa stessa categoria del sito).
Il Giudice – letti i documenti del fascicolo del PM ed eventualmente quelli depositati dalla difesa PRIMA della richiesta di abbreviato nonché ascoltati sia il PM che la difesa – deciderà se condannare o assolvere l’imputato.
L’assoluzione è sempre ovviamente astrattamente possibile.
In caso di condanna il rito prevede una premialità per l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta.
La riduzione è “secca” ovvero non può essere né maggiore né minore di un terzo della pena che irrogherebbe il giudice senza riduzione ed è stata pensata dal Legislatore per indurre gli imputati ad evitare processi lunghi e costosi.
Il Giudizio abbreviato deve essere richiesto o durante l’Udienza preliminare, oppure – se questa manca data la natura del reato – nella fase preliminare della prima udienza dibattimentale e, comunque, in sostanza, prima che inizi la celebrazione del processo con il rito ordinario.
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Il Giudizio abbreviato condizionato.
Come detto, il Giudizio abbreviato si svolge allo stato degli atti ovvero tutti quegli atti e documenti contenuti nel fascicolo del PM al momento della richiesta di abbreviato (che, lo ricordiamo, può essere chiesto solo e solamente dall’imputato ed il PM non vi si può in alcun modo opporre ed il Giudice per accogliere la richiesta deve solo considerare la correttezza formale della domanda).
Ma non è sempre così.
La procedura penale prevede il Giudizio abbreviato condizionato ovvero un giudizio allo stato degli atti ma con la possibilità di assumere ex novo la prova (o le prove) indicate dall’imputato che, difatti, “condiziona” la sua richiesta di abbreviato all’acquisizione delle prove che lui stesso indicherà.
Il PM come non può chiedere che si proceda con il  Giudizio abbreviato, così non può avanzare nessuna richiesta di condizione (semmai si può opporre a quelle richieste dalla difesa).
La richiesta delle nuove assunzioni probatorie avanzata dalla difesa deve necessariamente essere compatibile con la natura del Giudizio abbreviato: si dovrà trattare di prove necessarie e che non stravolgano quella celerità e speditezza e quello “stato degli atti” tipici del Giudizio abbreviato.
Il PM potrà addurre prove contrarie.
In ogni caso, qualora il compendio accusatorio (ovvero, in generale, tutti gli contenuti nel fascicolo del PM) non sia sufficiente per il GIP per addivenire ad una decisone (sia di condanna che di colpevolezza), il Giudice – di ufficio – potrà provvedere ad assumere nuove prove (sia in caso di Giudizio abbreviato “normale” che condizionato).
La Sentenza del Giudizio abbreviato può essere impugnata in Appello come una Sentenza emessa a seguito di celebrazione con il rito ordinario.
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Il Giudizio abbreviato può essere opportuno in diverse occasioni:
§                         Nel caso di colpevolezza certa e provata già nella fase delle indagini preliminari. Lo sconto di un terzo è sicuramente il migliore risultato che si può ottenere in una sempre auspicabile e pragmatica ottica difensiva;
§                         Nel caso in cui gli indizi raccolti durante le fase delle indagini non siano tali da potersi dire superato il ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell’incolpato (un approfondimento dibattimentale in contraddittorio tra le parti potrebbe colmare le lacune cristallizzate nelle indagini);
§                         Il coacervo accusatorio – che l’imputato conoscerà fin dal  momento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. (V. nella categoria “cose da sapere” del sito) ovvero ben prima del momento per la richiesta di Giudizio abbreviato – cristallizzato negli atti delle indagini preliminari potrebbe indicare all’imputato ed al suo difensore importati temi di prova da indagare in sede di indagini investigative difensive (testimoni, documenti ed ogni altra circostanza di fatto e di diritto di segno opposto rispetto a quella posta dagli investigatori alla base della pretesa punitiva). Il quadro probatorio del PM, dunque, a seguito delle indagini o dalle considerazioni svolte dalla difesa, potrà essere completato (e, direi, contraddetto e minato) con tutti gli elementi raccolti dalla difesa e depositati nel fascicolo del PM cosicché (al momento della celebrazione dell’abbreviato) il Giudice troverà già nel fascicolo che studierà per la decisione tutti i “buchi” della tesi accusatoria e l’illustrazione delle piste e deduzioni alternative a sostegno dell’innocenza dell’imputato.

Pagine correlate:

§                         Il Giudizio abbreviato. I vantaggi.
§                         L’udienza preliminare. Gli scopi e la disciplina.
§                         Il Giudizio Immediato. Peculiarit , particolarit e…
§                         Il giudizio “per direttissima”
§                         Il C.d. “patteggiamento”.
http://www.studiolegaledelalla.it/cose_da_sapere/il-giudizio-abbreviato-la-disciplina-ed-i-vantaggi/


B.B.P.,BADALAMENTI,BRUNO FRANCESCO,CATALDO, COPACABANA,D' AGOSTINO,ENEA VINCENZO,IMPASTATO,EREDI CARDINALE,LO PICCOLO,LUCIDO, MICALIZZI;MUTOLO, ONORATO FRANCESCO,ROSARIO NAIMO,ROSARIO RICCOBONO,GALLINA