CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE:

PER LA LEGALITA', PER LA PARTECIPAZIONE, PER LA TRASPARENZA. PER IL CONFRONTO,PER LA CONDIVISIONE, PER L'INCLUSIONE, PER LA SOLIDARIETA', PER LA PROGETTUALITA', PER LA REALIZZAZIONE, PER L'ACCOGLIENZA, PER IL RISPETTO








Thursday, April 25, 2013

I PENTITI: " VINCENZO ENEA UN OMICIDIO DI MAFIA" IL PROCESSO PER LA GIUSTIZIA

I PENTITI: " VINCENZO ENEA UN OMICIDIO DI MAFIA" IL PROCESSO PER LA GIUSTIZIA

Palermo 23 Aprile 2013 Corte d’Assise. Hanno chiesto il rito abbreviato i difensori del boss Francesco Bruno   nel processo dell’omicidio dell’imprenditore edile di Isola delle Femmine Vincenzo Enea  nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise di Palermo.
Il Giudice Pier Giorgio Morosini ha fissato la prossima udienza al 21 maggio.
I fatti risalgono all’8 giugno del 1982 , Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola.
Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando  uno dei possibili esecutore del delitto.
E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante   le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine.
Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingoia e il sostituto Francesco Del bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati.
Bruno Francesco già all’ergastolo, nel carcere di massima sicurezza di Padova,  da tempo per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. Bruno per uccidere Vincenzo Enea non avrebbe agito da solo ma finora non erano stati individuati né i killer né i mandanti   










Finalmente, dopo circa trenta anni e  grazie al coraggio dei propri figli si rompe il silenzio sull'omicidio di Vincenzo Enea avvenuto nell'anno 1982. Si riaprono le indagini su un omicidio che ha visto coinvolti gli stessi personaggi protagonisti del  processo "tempesta".
La speranza da parte dei figli che l'apertura delle indagini possa portare all'individuazione degli esecutori e dei mandanti del delito di chiara matrice mafiosa.











CAPACI ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….

OPERAZI0NE SAN LORENZO

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE


La strage degli innocenti



LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA IL PENTITO NAIMO AL PROCESSO





26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA UN INTERVENTO SULLA BRUTALE AGGRESSIONE AL PROFESSORE




Intercettato al telefono con l ’ing. Galluzzo della S.I.S.  il Sindaco di Isola delle Femmine Professore Gaspare Portobello chiedeva posti di lavoro per i suoi concittadini di Isola delle Femmine
http://pinociampolillo.wordpress.com/2012/04/22/intercettato-al-telefono-con-ling-galluzzo-della-s-i-s-il-sindaco-di-isola-delle-femmine-professore-gaspare-portobello-chiedeva-posti-di-lavoro-per-i-suoi-concittadini-di-isola-delle-femmine/



MICALIZZI MICHELE: genero di Riccobono.
MUTOLO GASPARE: elemento di spicco della famiglia di Rosario Riccobono.
RICCOBONO ROSARIO: rappresentante di Partanna Mondello nel 1975 e dal 1978. Suo fratello Giuseppe, a sua volta rappresentante di Partanna-Mondello, venne ucciso il 27.7.1961. Condannato all'ergastolo. Scomparso, forse vittima di lupara bianca nel 1982. era socio della cooperativa edilizia Liberta'. Reggeva i contatti con alcuni membri della famiglia Santapaola a Catania.
BADALAMENTI GAETANO (zu' Tanu)(**): capo famiglia di Cinisi dal 1962 quando succede, pacificamente, a Cesare Manzella rappresentante in seno alla commissione. Rappresentante della famiglia di Cinisi nel 1975, viene espulso da Cosa Nostra nel 1978 per motivi oscuri. E' attivo nel traffico degli stupefacenti anche dopo questa data, il 22.5.84, infatti, viene colpito da mandato di cattura. Viene arrestato a Madrid l'8.4.1984.
BADALAMENTI SILVIO: nipote di Gaetano, assassinato il 2.6.1983.
BADALAMENTI VITO(**): di Gaetano. Arrestato con il padre a Madrid l'8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
ALFANO PIETRO(**): Cugino di Gaetano Badalamenti. Arrestato con Gaetano Badalamenti a Madrid l'8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
D'AGOSTINO EMANUELE: elemento di spicco della famiglia di S.Maria del Gesu'. Fedelissimo di Bontate, scompare dopo la morte di quest'ultimo. Coinvolto nel traffico di stupefacenti.
D'AGOSTINO ROSARIO: catturato mentre si nascondeva con Giuseppe Grado nella villa di questi a Besano. Era il guardaspalle di quest'ultimo. Traffico di stupefacenti.
D'AGOSTINO ROSARIO: di Ignazio e di Bonanno Caterina, Palermo ?/6/1946. Detenuto (~).
GALLINA STEFANO: membro della famiglia di Cinisi, ucciso il 1.10.1981.



Il Giudizio abbreviato. La disciplina ed i vantaggi.

Il Giudizio abbreviato

E’ un rito alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero).
E’ un giudizio che si celebra allo stato degli atti ovvero sulla base di quelli che sono i risultati delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del Pubblico Ministero.
Non verranno – di norma – sentiti testimoni né dell’accusa né della difesa.
Se la difesa intende argomentare con documenti o per iscritto dovrà farlo con un apposito deposito nel fascicolo del PM PRIMA della richiesta di abbreviato.
Il Giudizio abbreviato si celebra avanti al GIP (ovvero un giudice unico qualunque sia il reato per il quale si procede) in camera di consiglio ovvero senza la presenza del pubblico (PM, difesa e Giudice non indossano la toga; solitamente si celebra nella stanza del Giudice).
La richiesta di Giudizio abbreviato è un diritto dell’imputato ed è prevista per qualsiasi tipo di reato.
Il processo in abbreviato si celebra in Camera di Consiglio avanti al GIP una volta che l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura speciale.
L’abbreviato – dopo il controllo delle formalità relative alla citazione dell’imputato e del suo difensore – si apre con la requisitoria del PM alla quale segue l’arringa del difensore.
Può partecipare anche la persona offesa che può costituirsi parte civile con il suo avvocato (V. per la costituzione di parte civile in questa stessa categoria del sito).
Il Giudice – letti i documenti del fascicolo del PM ed eventualmente quelli depositati dalla difesa PRIMA della richiesta di abbreviato nonché ascoltati sia il PM che la difesa – deciderà se condannare o assolvere l’imputato.
L’assoluzione è sempre ovviamente astrattamente possibile.
In caso di condanna il rito prevede una premialità per l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta.
La riduzione è “secca” ovvero non può essere né maggiore né minore di un terzo della pena che irrogherebbe il giudice senza riduzione ed è stata pensata dal Legislatore per indurre gli imputati ad evitare processi lunghi e costosi.
Il Giudizio abbreviato deve essere richiesto o durante l’Udienza preliminare, oppure – se questa manca data la natura del reato – nella fase preliminare della prima udienza dibattimentale e, comunque, in sostanza, prima che inizi la celebrazione del processo con il rito ordinario.
****
Il Giudizio abbreviato condizionato.
Come detto, il Giudizio abbreviato si svolge allo stato degli atti ovvero tutti quegli atti e documenti contenuti nel fascicolo del PM al momento della richiesta di abbreviato (che, lo ricordiamo, può essere chiesto solo e solamente dall’imputato ed il PM non vi si può in alcun modo opporre ed il Giudice per accogliere la richiesta deve solo considerare la correttezza formale della domanda).
Ma non è sempre così.
La procedura penale prevede il Giudizio abbreviato condizionato ovvero un giudizio allo stato degli atti ma con la possibilità di assumere ex novo la prova (o le prove) indicate dall’imputato che, difatti, “condiziona” la sua richiesta di abbreviato all’acquisizione delle prove che lui stesso indicherà.
Il PM come non può chiedere che si proceda con il  Giudizio abbreviato, così non può avanzare nessuna richiesta di condizione (semmai si può opporre a quelle richieste dalla difesa).
La richiesta delle nuove assunzioni probatorie avanzata dalla difesa deve necessariamente essere compatibile con la natura del Giudizio abbreviato: si dovrà trattare di prove necessarie e che non stravolgano quella celerità e speditezza e quello “stato degli atti” tipici del Giudizio abbreviato.
Il PM potrà addurre prove contrarie.
In ogni caso, qualora il compendio accusatorio (ovvero, in generale, tutti gli contenuti nel fascicolo del PM) non sia sufficiente per il GIP per addivenire ad una decisone (sia di condanna che di colpevolezza), il Giudice – di ufficio – potrà provvedere ad assumere nuove prove (sia in caso di Giudizio abbreviato “normale” che condizionato).
La Sentenza del Giudizio abbreviato può essere impugnata in Appello come una Sentenza emessa a seguito di celebrazione con il rito ordinario.
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Il Giudizio abbreviato può essere opportuno in diverse occasioni:
§                         Nel caso di colpevolezza certa e provata già nella fase delle indagini preliminari. Lo sconto di un terzo è sicuramente il migliore risultato che si può ottenere in una sempre auspicabile e pragmatica ottica difensiva;
§                         Nel caso in cui gli indizi raccolti durante le fase delle indagini non siano tali da potersi dire superato il ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell’incolpato (un approfondimento dibattimentale in contraddittorio tra le parti potrebbe colmare le lacune cristallizzate nelle indagini);
§                         Il coacervo accusatorio – che l’imputato conoscerà fin dal  momento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. (V. nella categoria “cose da sapere” del sito) ovvero ben prima del momento per la richiesta di Giudizio abbreviato – cristallizzato negli atti delle indagini preliminari potrebbe indicare all’imputato ed al suo difensore importati temi di prova da indagare in sede di indagini investigative difensive (testimoni, documenti ed ogni altra circostanza di fatto e di diritto di segno opposto rispetto a quella posta dagli investigatori alla base della pretesa punitiva). Il quadro probatorio del PM, dunque, a seguito delle indagini o dalle considerazioni svolte dalla difesa, potrà essere completato (e, direi, contraddetto e minato) con tutti gli elementi raccolti dalla difesa e depositati nel fascicolo del PM cosicché (al momento della celebrazione dell’abbreviato) il Giudice troverà già nel fascicolo che studierà per la decisione tutti i “buchi” della tesi accusatoria e l’illustrazione delle piste e deduzioni alternative a sostegno dell’innocenza dell’imputato.

Pagine correlate:

§                         Il Giudizio abbreviato. I vantaggi.
§                         L’udienza preliminare. Gli scopi e la disciplina.
§                         Il Giudizio Immediato. Peculiarit , particolarit e…
§                         Il giudizio “per direttissima”
§                         Il C.d. “patteggiamento”.
http://www.studiolegaledelalla.it/cose_da_sapere/il-giudizio-abbreviato-la-disciplina-ed-i-vantaggi/

B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, D' Agostino, Enea Vincenzo, IMPASTATO, Lo Duca, LO PICCOLO, LUCIDO, Micalizzi;Mutolo, ONORATO FRANCESCO, ROSARIO NAIMO, Rosario Riccobono, Stefano Gallina,

SENTENZA N. 60 ANNO 2013 BILANCI DECRETI REGOLAMENTI ENTI LOCALI INTERPELLANZA Chiarimenti sulle inadempienze riguardanti il Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria

SENTENZA N. 60 ANNO 2013  BILANCI DECRETI REGOLAMENTI ENTI LOCALI


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
-          Franco                          GALLO                                            Presidente
-          Luigi                             MAZZELLA                                        Giudice
-          Gaetano                        SILVESTRI                                               ”
-          Sabino                          CASSESE                                                 ”
-          Giuseppe                      TESAURO                                                ”
-          Paolo Maria                  NAPOLITANO                                        ”
-          Giuseppe                      FRIGO                                                      ”
-          Alessandro                   CRISCUOLO                                           ”
-          Paolo                            GROSSI                                                    ”
-          Giorgio                         LATTANZI                                               ”
-          Aldo                             CAROSI                                                   ”
-          Marta                           CARTABIA                                              ”
-          Sergio                           MATTARELLA                             ”
-          Mario Rosario              MORELLI                                                 ”
-          Giancarlo                      CORAGGIO                                             ”
ha pronunciato la seguente

SENTENZA
nel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito della deliberazione della Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, del 19 dicembre 2011, n. 4/2011/INPR, concernente “L’approvazione del programma dei controlli e delle analisi della sezione di controllo di Bolzano per l’anno 2012”, proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano, con ricorso notificato il 18-23 febbraio 2012, depositato in cancelleria il 27 febbraio 2012, ed iscritto al n. 1 del registro conflitti tra enti 2012.
Visto l’atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri e del Presidente della Corte dei conti;
udito nell’udienza pubblica del 26 febbraio 2013 il Giudice relatore Sergio Mattarella;
uditi l’avvocato dello Stato Giuseppe Albenzio per il Presidente del Consiglio dei ministri e per il Presidente della Corte dei conti e gli avvocati Giuseppe Franco Ferrari e Roland Riz per la Provincia autonoma di Bolzano.
Ritenuto in fatto
1.— Con ricorso spedito per la notifica a mezzo del servizio postale il 18 febbraio 2012, notificato il successivo 23 febbraio e depositato il 27 febbraio 2012, iscritto al n. 1 del registro conflitti tra enti 2012, la Provincia autonoma di Bolzano ha proposto – in riferimento all’articolo 79, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), all’articolo 6, comma 3-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 305 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige per l’istituzione delle sezioni di controllo della Corte dei conti di Trento e di Bolzano e per il personale ad esse addetto), e all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento) – conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, del Presidente della Corte dei conti, del Presidente della Corte dei conti, sezioni riunite in sede di controllo, del Presidente della Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, in relazione alla deliberazione della Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, n. 4/2011/INPR, concernente l’approvazione del programma dei controlli e delle analisi della sezione di controllo di Bolzano per l’anno 2012, assunta in data 19 dicembre 2011 e comunicata il successivo 20 dicembre alla Provincia autonoma di Bolzano con nota del Dirigente del Servizio di supporto alla sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, della Corte dei conti, n. prot. 0000646 – SCBZ-U10-P (reg. confl. enti n. 1 del 2012).
2.— Premette anzitutto la Provincia autonoma ricorrente che, con la richiamata delibera n. 4/2011/INPR, la sezione regionale di controllo della Corte dei conti ha approvato il programma dei controlli e delle analisi per l’anno 2012, con particolare riferimento ai seguenti profili:
- attività di verifica del rendiconto generale della Provincia autonoma di Bolzano per l’esercizio finanziario 2011 e osservazioni sul modo con cui l’amministrazione si è conformata alle leggi (articolo 10 del d.P.R. n. 305 del 1988, come modificato dall’articolo 1, comma terzo, del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 166), con analisi, in particolare, dei profili finanziari-contabili e patrimoniali della gestione, del patto di stabilità interno, della programmazione provinciale, delle opere pubbliche, dell’edilizia abitativa agevolata, della spesa sanitaria e del patto per la salute, della gestione dei fondi comunitari, dei controlli interni, dell’organizzazione e della gestione delle risorse umane, delle collaborazioni esterne, delle società partecipate e degli enti funzionali;
- accertamenti inerenti alla sana gestione finanziaria dell’Azienda sanitaria della Provincia autonoma di Bolzano, sulla base dei criteri e delle linee guida approvati dalla sezione delle autonomie della Corte dei conti;
- accertamenti inerenti alla sana gestione finanziaria (bilanci di previsione 2012) dei seguenti comuni con popolazione superiore ai settemila abitanti (al 31 dicembre 2010): Appiano sulla strada del vino, Bolzano, Bressanone, Brunico, Caldaro sulla strada del vino, Laives, Lana, Merano e Renon, sulla base dei criteri e delle linee guida approvati dalla sezione delle autonomie della Corte dei conti.
I suddetti controlli avranno, tra l’altro, ad oggetto l’accertamento:
- della realizzazione dei piani e programmi adottati in sede normativa e amministrativa;
- del modo in cui si è svolta l’azione amministrativa, con riguardo ai parametri della legittimità e della sana gestione finanziaria, valutando i risultati in termini di efficacia, efficienza ed economicità, anche alla luce delle norme metodologiche e di controllo pubblicate dall’Organizzazione internazionale delle istituzioni superiori di controllo (INTOSAI) e dei criteri guida comunitari di attuazione delle norme di controllo INTOSAI (1988);
- della rispondenza dell’attività alle regole che ne disciplinano lo svolgimento sotto l’aspetto finanziario-contabile;
- del funzionamento dei controlli interni.
2.1.— La Provincia autonoma di Bolzano lamenta quindi la violazione delle proprie prerogative costituzionali, atteso che siffatta deliberazione – comunicata con nota del Dirigente del servizio di supporto alla sezione di controllo per la Regione Trentino Alto Adige, sede di Bolzano, della Corte dei conti (n. prot. 0000646 – SCBZ-U10-P) in data 20 dicembre 2011 – invaderebbe illegittimamente le competenze provinciali «sancite dal Titolo VI dello Statuto di autonomia, nonché dalle norme di attuazione statutaria, in punto di poteri di controllo funzionali all’attività di vigilanza sul raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e di controllo successivo sulla sana gestione finanziaria degli enti locali e degli altri enti ed organismi di cui all’art. 79, comma 3, St. di autonomia».
A sostegno di quanto dedotto, la ricorrente fornisce una ricostruzione del quadro normativo inerente all’assetto dei propri rapporti finanziari con lo Stato, anzitutto eccependo come, con il cosiddetto Accordo di Milano – sottoscritto il 30 novembre del 2009 tra i Ministri dell’economia e delle finanze e per la Semplificazione normativa e i Presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano – come presupposto per la modificazione delle richiamate norme statutarie, successivamente disposta dall’art. 2, commi da 107 a 125, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2010) –, sia stato ulteriormente differenziato lo statuto di autonomia in materia finanziaria e tributaria. In particolare, l’art. 79, terzo comma, dello Statuto dispone che «al fine di assicurare il concorso agli obiettivi di finanza pubblica, la regione e le province concordano con il Ministro dell’economia e delle finanze gli obblighi relativi al patto di stabilità interno con riferimento ai saldi di bilancio da conseguire in ciascun periodo. Fermi restando gli obiettivi complessivi di finanza pubblica, spetta alle province stabilire gli obblighi relativi al patto di stabilità interno e provvedere alle funzioni di coordinamento con riferimento agli enti locali, ai propri enti e organismi strumentali, alle aziende sanitarie, alle università non statali di cui all’articolo 17, comma 120, della legge 15 maggio 1997, n. 127, alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e agli altri enti od organismi a ordinamento regionale o provinciale finanziati dalle stesse in via ordinaria. Non si applicano le misure adottate per le regioni e per gli altri enti nel restante territorio nazionale. A decorrere dall’anno 2010, gli obiettivi del patto di stabilità interno sono determinati tenendo conto anche degli effetti positivi in termini di indebitamento netto derivanti dall’applicazione delle disposizioni recate dal presente articolo e dalle relative norme di attuazione. Le province vigilano sul raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica da parte degli enti di cui al presente comma ed esercitano sugli stessi il controllo successivo sulla gestione dando notizia degli esiti alla competente sezione della Corte dei conti».
Osserva la Provincia autonoma di Bolzano che anche le norme di attuazione statutaria sono state modificate, in maniera tale da garantire le peculiari condizioni di autonomia finanziaria e tributaria previste dal modificato Titolo VI dello statuto stesso. Al riguardo, viene tra l’altro richiamato l’art. 6, comma 3-bis, del d.P.R. n. 305 del 1988, introdotto dall’art. 1, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 166 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recanti modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 305, in materia di controllo della Corte dei conti), il quale dispone che «in attuazione e per le finalità di cui all’articolo 79 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, sono esercitati rispettivamente dalla Provincia di Trento e dalla Provincia di Bolzano i controlli, anche di natura collaborativa, funzionali all'attività di vigilanza sul raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e il controllo successivo sulla sana gestione relativi agli enti locali e agli altri enti e organismi individuati dall’articolo 79, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 670 del 1972; degli esiti dei controlli è data notizia alla competente sezione della Corte dei conti».
Ne consegue che sarebbero espressamente riservate all’amministrazione provinciale «funzioni di controllo e vigilanza sul raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e sulla sana gestione da parte, inter alia, degli enti locali, dei propri enti e organismi strumentali e delle aziende sanitarie».
2.2.— Tale conclusione sarebbe – secondo la ricorrente – ulteriormente corroborata da quanto previsto dall’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), ai sensi del quale, tra l’altro, «nelle materie di competenza propria della regione o delle province autonome la legge non può attribuire agli organi statali funzioni amministrative, comprese quelle di vigilanza, di polizia amministrativa e di accertamento di violazioni amministrative, diverse da quelle spettanti allo Stato secondo lo statuto speciale e le relative norme di attuazione».
2.3.— Da quanto dedotto, conseguirebbe che l’impugnata deliberazione della sezione regionale della Corte dei conti, avocando a sé la funzione di controllo spettante invece alla Provincia autonoma, violerebbe le richiamate norme statutarie e di relativa attuazione, nonché il principio di leale collaborazione, invadendo la sfera di competenza riservata all’ente dotato di autonomia speciale in materia di vigilanza e controllo sul rispetto degli obiettivi di governo dei conti pubblici e di sana gestione finanziaria degli enti e organismi ad esso riconducibili ai sensi dell’art. 79, terzo comma, dello statuto, mediante la previsione, in particolare, di «accertamenti interni sulla sana gestione finanziaria della Azienda sanitaria della Provincia autonoma di Bolzano» e dei «comuni con popolazione superiore ai 7.000 abitanti».
Al riguardo, la Provincia autonoma ricorrente richiama le sentenze della Corte costituzionale n. 228 del 1993 e n. 171 del 2005, con le quali è stato negato, rispettivamente, che spetti al Ministero del tesoro esercitare poteri di verifica e di ispezione nei confronti di una unità sanitaria locale della Provincia autonoma di Bolzano e che spetti alla Corte dei conti sottoporre alla certificazione di compatibilità con gli strumenti di programmazione e di bilancio l’ipotesi di accordo di settore per il personale con la qualifica di direttore della Provincia autonoma di Trento.
3.— Con memoria depositata in data 5 febbraio 2012 la Provincia autonoma di Bolzano ha ribadito il contenuto delle doglianze formulate con il ricorso.
Osserva, anzitutto, la ricorrente che l’art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, non consente l’applicazione delle disposizioni del Titolo V della Parte II della Costituzione alle Province autonome di Trento e di Bolzano se non per «le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite» dallo statuto speciale. Al riguardo, sono richiamate le sentenze della Corte costituzionale n. 145 del 2005n. 314n. 103 e n. 48 del 2003, e n. 408 del 2002, nonché l’ordinanza n. 377 del 2002, con le quali è stata interpretata la summenzionata “clausola di maggior favore” nei confronti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, giungendo, in talune circostante, a declaratorie di incostituzionalità di norme statali lesive delle competenze statutarie delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Ne consegue che lo Stato non può invocare le proprie prerogative connesse alla materia di potestà concorrente «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario» al fine di legittimare il controllo successivo sulla gestione degli enti locali e delle aziende sanitarie della Provincia autonoma da parte della sezione regionale della Corte dei conti, atteso che l’art. 79 del d.P.R. n. 670 del 1972 e l’art. 6, comma 3-bis, del d.P.R. n. 305 del 1988 costituiscono concreta applicazione delle «modalità di coordinamento della finanza pubblica» concordate tra lo Stato e le Province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi degli articoli 104 e 107 dello statuto di autonomia. Al riguardo, la ricorrente richiama le sentenze della Corte costituzionale n. 323 del 2011n. 287 e n. 263 del 2005 e n. 520 del 2000, con le quali è stata tra l’altro riconosciuta la facoltà di integrare il parametro del giudizio di costituzionalità con le norme di modifica o integrazione del Titolo VI dello statuto speciale, adottate con legge ordinaria, secondo lo speciale procedimento previsto dall’art. 104 dello statuto stesso, nonché con le norme di attuazione statutaria.
La ricorrente Provincia autonoma di Bolzano ha quindi ribadito le conclusioni già rassegnate nel ricorso circa l’illegittimità dell’impugnata deliberazione n. 4/2011/INPR, atteso che la Corte dei conti avrebbe «unicamente la funzione di effettuare una valutazione “a valle” delle risultanze trasmesse dalla Provincia Autonoma di Bolzano» senza poter intervenire «in modo diretto ed immediato sulla sana gestione finanziaria degli enti locali e delle aziende sanitarie».
4.— Con ordinanza dibattimentale n. 145, è stata dichiarata inammissibile la costituzione in giudizio del Presidente del Consiglio dei ministri, avvenuta in assenza di previa deliberazione dell’organo collegiale, depositata nella cancelleria di questa Corte tardivamente, oltre i termini previsti dagli articoli 25, terzo comma, e 41 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e dall’art. 25, commi 3 e 4, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, considerati perentori per costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 332 del 2011n. 149 del 2009 e n. 313 del 2006).
Considerato in diritto
1.— La Provincia autonoma di Bolzano ha proposto – in riferimento all’articolo 79, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), all’articolo 6, comma 3-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 305 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige per l’istituzione delle sezioni di controllo della Corte dei conti di Trento e di Bolzano e per il personale ad esse addetto), e all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento) – conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, affinché sia dichiarato che non spettava allo Stato e, per esso, alla Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, adottare la deliberazione n. 4/2011/INPR, assunta in data 19 dicembre 2011, concernente l’approvazione del programma dei controlli e delle analisi della sezione di controllo di Bolzano per l’anno 2012.
2.— I termini essenziali del conflitto possono essere sintetizzati nei punti seguenti.
2.1.— L’impugnata deliberazione n. 4/2011/INPR della Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, sarebbe illegittima anzitutto in riferimento all’art. 79, terzo comma, del d.P.R. n. 670 del 1972, perché usurperebbe le funzioni provinciali di vigilanza sulla finanza pubblica degli enti locali e delle aziende sanitarie, nonché il relativo controllo successivo sulla gestione, espressamente riservato alla Provincia di Bolzano.
2.2.— In secondo luogo, essa sarebbe in contrasto con l’art. 6, comma 3-bis, del d.P.R. n. 305 del 1988, come modificato dall’art. 1, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 166 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recanti modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 305, in materia di controllo della Corte dei conti), perché l’impugnata deliberazione della Corte dei conti prescinderebbe dagli esiti del controllo successivo sugli obiettivi di coordinamento della finanza pubblica e sulla sana gestione, avocando allo Stato funzioni di controllo spettanti invece alla Provincia autonoma.
2.3.— Infine, è affermato il contrasto dell’impugnata deliberazione con l’art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 266 del 1992, che vieta al legislatore, nelle materie di competenza propria della Regione Trentino-Alto Adige o delle Province autonome, di attribuire agli organi statali funzioni amministrative, comprese quelle di vigilanza, di polizia amministrativa e di accertamento di violazioni amministrative, diverse da quelle spettanti allo Stato secondo lo statuto speciale e le relative norme di attuazione.
2.4.— In sintesi, la Provincia autonoma ricorrente lamenta sia l’usurpazione da parte dello Stato delle suddette funzioni di controllo e di vigilanza, asserendo la propria esclusiva titolarità in materia per effetto dei richiamati parametri statutari e delle relative norme di attuazione, sia l’illegittimità dell’impugnata deliberazione della Corte dei conti, atteso che i parametri richiamati vieterebbero alla sezione regionale dell’organo di controllo di avviare i pertinenti procedimenti sino all’espletamento dei controlli spettanti all’amministrazione provinciale, la quale è infatti tenuta a dare comunicazione alla stessa Corte dei conti degli esiti dei controlli ad essa riservati.
3.— Nel merito, il ricorso è infondato.
Ai fini della presente decisione, è opportuno distinguere le censure mosse dalla ricorrente in due gruppi in relazione agli argomenti che ne costituiscono i presupposti: il primo si basa sull’assunto che lo Stato e, per esso, la Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, avrebbe avocato a sé funzioni di controllo ascrivibili in via esclusiva all’amministrazione provinciale; il secondo sul convincimento che l’impugnata delibera dell’organo di controllo sarebbe illegittima in quanto lesiva delle prerogative provinciali nella materia «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario», garantite dagli invocati parametri statutari e dalle relative norme di attuazione, interpretate anche alla luce della “clausola di maggior favore” di cui all’art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), e perché all’organo statale di controllo sarebbe preclusa dai medesimi parametri statutari la possibilità di avviare i pertinenti procedimenti sino all’espletamento delle funzioni di vigilanza spettanti all’amministrazione provinciale, sulla base del presupposto che, nel caso di specie, quelli della Corte dei conti sarebbero configurabili come controlli di secondo grado.
4.— Quanto al primo gruppo di censure, con riguardo all’invocata lesione dell’art. 79, terzo comma, dello Statuto di autonomia, va anzitutto osservato che la previsione che la Provincia di Bolzano concordi con lo Stato «gli obblighi relativi al patto di stabilità interno con riferimento ai saldi di bilancio da conseguire in ciascun periodo» – evenienza ormai prevista, sia pure in termini facoltizzanti, dall’art. 20 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con riguardo alla generalità degli enti territoriali – non determina, di per sé, alcuna alterazione del regime dei controlli finanziari orientati alla salvaguardia degli «obiettivi complessivi di finanza pubblica», essendo il conseguimento di questi ultimi tra l’altro espressamente ribadito dallo stesso parametro invocato dalla ricorrente. Al riguardo, questa Corte ha affermato che «l’accordo è lo strumento […] per conciliare e regolare in modo negoziato […] il concorso alla manovra di finanza pubblica delle Regioni a Statuto speciale» (sentenze n. 118 del 2012 e n. 82 del 2007), come peraltro postulato, sotto analogo profilo, anche dall’articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione), alla cui attuazione gli invocati parametri statutari e le relative norme di attuazione sono dichiaratamente rivolti. Ne consegue che le modalità positivamente determinate mediante le quali le Province autonome di Trento e di Bolzano concordano con il Ministro dell’economia gli obiettivi di finanza pubblica ed esercitano le relative funzioni di coordinamento degli enti locali e delle aziende sanitarie, non attribuiscono alle medesime Province alcun titolo di esclusività nello svolgimento delle pertinenti funzioni di controllo e vigilanza.
4.1.— In secondo luogo, anche a prescindere dalle modalità di determinazione del contributo fornito dalla Provincia autonoma di Bolzano agli obiettivi di finanza pubblica previsti dal patto di stabilità interno, il combinato disposto degli artt. 79, terzo comma, del d.P.R. n. 670 del 1972 e 6, comma 3-bis, del d.P.R. n. 305 del 1988 non vale ad attribuire all’amministrazione provinciale le funzioni di controllo e vigilanza sul conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica degli enti locali e delle aziende sanitarie in modo da escludere anche quello della Corte dei conti.
Al riguardo, è necessario fornire una breve ricostruzione del quadro normativo in cui si colloca l’impugnata delibera della sezione regionale della Corte dei conti. Introdotto dall’articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti), il controllo successivo sulla gestione economico-finanziaria del complesso delle amministrazioni pubbliche, assunto in funzione di referto al Parlamento e alle altre assemblee elettive, è volto a verificare, anche in corso di esercizio, la legittimità e la regolarità delle gestioni, nonché il funzionamento dei controlli interni di ciascuna amministrazione. La funzione di controllo sugli equilibri di bilancio spettante alla Corte dei conti è stata espressamente estesa a tutti gli enti territoriali dall’articolo 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), ai fini del coordinamento della finanza pubblica, in relazione al patto di stabilità interno e ai vincoli derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. Successivamente, in punto di controlli sugli enti locali e sugli enti del Servizio sanitario nazionale – ai quali si riferiscono le censure della ricorrente nel presente giudizio –, l’articolo 1, commi da 166 a 172, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006) ha attribuito alla Corte dei conti un controllo diretto sui bilanci anche attraverso i revisori dei conti, nei confronti dei quali vengono emanate apposite linee-guida (art. 1, comma 167, della legge n. 266 del 2005). Le richiamate disposizioni hanno pertanto esteso a tutto il territorio nazionale i controlli sugli enti locali e sugli enti del Servizio sanitario nazionale ai fini del rispetto del patto di stabilità interno e degli equilibri della finanza pubblica, configurando un sindacato generale ed obbligatorio sui bilanci preventivi e consuntivi di ciascun ente locale. Infine, l’art. 148-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), introdotto dall’art. 3, comma 1, lettera e), del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, entrato in vigore nelle more del presente giudizio, ha rafforzato i controlli attribuiti alle sezioni regionali della Corte dei conti sui bilanci preventivi e sui rendiconti consuntivi degli enti locali, ai fini della verifica degli equilibri di bilancio, in esito ai quali – in caso di mancato adeguamento dell’ente locale alle pronunce di accertamento di irregolarità contabili o di eventuali scostamenti dagli obiettivi di finanza pubblica – è preclusa l’attuazione dei programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata copertura o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria.
4.2.— Tanto premesso, questa Corte ha chiarito che il suddetto controllo – positivamente disciplinato dalle norme summenzionate e, per gli enti locali e per gli enti del Servizio sanitario nazionale, dall’art. 1, commi da 166 a 172, della legge n. 266 del 2005 – è finalizzato ad assicurare, in vista della tutela dell’unità economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, la sana gestione finanziaria del complesso degli enti territoriali, nonché il rispetto del patto di stabilità interno e degli obiettivi di governo dei conti pubblici concordati in sede europea (ex plurimis, sentenze n. 198 del 2012n. 37 del 2011n. 179 del 2007n. 267 del 2006). Esso si colloca nell’ambito materiale del coordinamento della finanza pubblica, in riferimento agli articoli 97, primo comma, 28, 81 e 119 della Costituzione, che la Corte dei conti contribuisce ad assicurare, quale organo terzo ed imparziale di garanzia dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive, in quanto al servizio dello Stato-ordinamento (sentenze n. 267 del 2006; analogamente, anche le sentenze n. 198 del 2012n. 37 del 2011 e n. 179 del 2007). Ne consegue che tale controllo si pone in una prospettiva non più statica – come, invece, il tradizionale controllo di legalità-regolarità – ma dinamica, in grado di finalizzare il confronto tra fattispecie e parametro normativo alla adozione di effettive misure correttive funzionali a garantire il rispetto complessivo degli equilibri di bilancio (sentenze n. 198 del 2012n. 179 del 2007 e n. 267 del 2006).
Nel pronunciarsi sulla conformità a Costituzione delle norme che disciplinano tale tipologia di controllo, in relazione agli enti locali e agli enti del Servizio sanitario nazionale (art. 1, commi da 166 a 172, della legge n. 266 del 2005), questa Corte ha altresì affermato che esso «è ascrivibile alla categoria del sindacato di legalità e di regolarità, di tipo complementare al controllo sulla gestione amministrativa» (sentenza n. 179 del 2007), di cui invece la ricorrente Provincia autonoma di Bolzano rivendica la titolarità esclusiva in forza dei richiamati parametri statutari e delle norme di attuazione.
Dal quadro normativo sopra ricostruito e dalla richiamata giurisprudenza di questa Corte consegue che tale controllo si pone su un piano distinto da quello ascrivibile alle funzioni di controllo e vigilanza sulla gestione amministrativa spettanti alla Provincia autonoma di Bolzano, non potendosi desumere dalle norme statutarie e dalle relative norme di attuazione, invocate a parametro nel presente giudizio, alcun principio di esclusività in merito alla titolarità di funzioni di controllo e di vigilanza sul conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica degli enti locali e delle aziende sanitarie. Né, in maniera speculare, il suddetto controllo della Corte dei conti sulla gestione economico-finanziaria preclude in alcun modo l’istituzione di ulteriori controlli riconducibili all’amministrazione provinciale ai sensi di quanto previsto dall’art. 79, terzo comma, del d.P.R. n. 670 del 1972 e dall’art. 6, comma 3-bis, del d.P.R. n. 305 del 1988, a fortiori in seguito alle modificazioni e integrazioni apportate dall’articolo 2, commi da 107 a 125, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2010) alle norme statutarie, in esito al cosiddetto Accordo di Milano (sottoscritto il 30 novembre del 2009 tra i Ministri dell’economia e delle finanze e per la semplificazione normativa e i Presidenti delle Province autonome di Trento e di Bolzano), le quali hanno ulteriormente differenziato lo statuto di autonomia in materia finanziaria e tributaria.
Non vale, in senso contrario, richiamare il carattere “collaborativo” dei controlli sugli enti locali e sulle aziende sanitarie attribuiti alla Provincia autonoma di Bolzano, espressamente affermato dall’art. 6, comma 3-bis, del d.P.R. n. 305 del 1988, al fine di dedurre l’interferenza dei controlli programmati dall’impugnata delibera della sezione regionale della Corte dei conti con il piano dei controlli riservati all’amministrazione provinciale. Infatti, l’art. 1, commi da 166 a 172, della legge n. 266 del 2005 e l’art. 148-bis del d.lgs. n. 267 del 2000, introdotto dall’art. 3, comma 1, lettera e), del d. l. n. 174 del 2012, hanno istituito ulteriori tipologie di controllo, estese alla generalità degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale, piuttosto ascrivibili a controlli di natura preventiva finalizzati ad evitare danni irreparabili all’equilibrio di bilancio, che si collocano pertanto su un piano distinto rispetto al controllo sulla gestione amministrativa, almeno per quel che riguarda gli esiti del controllo spettante alla Corte dei conti sulla legittimità e la regolarità dei conti. Né si potrebbe, sotto altro profilo, lamentare un’irragionevole limitazione dell’autonomia degli enti locali – in ogni caso semmai imputabile al suddetto ius superveniens, non oggetto di impugnazione nel presente giudizio –, in forza del diverso interesse alla legalità costituzionale-finanziaria e alla tutela dell’unità economica della Repubblica perseguito dai suddetti controlli in riferimento agli artt. 81, 119 e 120 Cost., rispetto ai quali l’art. 1, commi da 166 a 172, della legge n. 266 del 2005 – puntualmente richiamato nella premessa della delibera oggetto di impugnazione – integra i parametri interposti di costituzionalità nel presente conflitto. In ciò infatti tra l’altro si differenziano, quanto a parametro e finalità perseguite, i controlli della Corte dei conti rispetto a quelli spettanti alla Provincia autonoma, a fortiori alla luce del peculiare status che connota le autonomie locali nelle regioni ad autonomia differenziata e che conseguentemente giustifica il concorso dei controlli esterni, attribuiti ad un organo di garanzia terzo e indipendente rispetto all’amministrazione provinciale, a fini di tutela degli obiettivi di coordinamento della finanza pubblica.
In definitiva, le norme statutarie e quelle di relativa attuazione (invocate, queste ultime, dalla ricorrente a parametro interposto nel presente giudizio), nonché il quadro normativo e quello delineato dalla giurisprudenza di questa Corte, non consentono di ricondurre in via esclusiva all’amministrazione provinciale le funzioni di controllo e di vigilanza sul conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica degli enti locali e delle aziende sanitarie. Diversamente, non si spiegherebbero, tra l’altro, i previsti obblighi di comunicazione degli esiti dei controlli spettanti all’amministrazione provinciale alla competente sezione della Corte dei conti (art. 79, terzo comma, ultimo periodo, del d.P.R. n. 670 del 1972 e art. 6, comma 3-bis, ultimo periodo, del d.P.R. n. 305 del 1988).
4.3.— Risulta infine inconferente il richiamo della Provincia autonoma ricorrente all’art. 4, comma 1, del decreto legislativo n. 266 del 1992, avendo questa Corte già espressamente affermato la compatibilità di funzioni statali di controllo e sanzionatorie con la norma di attuazione statutaria invocata a parametro interposto nel presente giudizio (sentenze n. 159 del 2008 e n. 97 del 2001). Ne consegue che la sopra menzionata norma di attuazione statutaria non determina effetti preclusivi rispetto all’esercizio della funzione di controllo sulla gestione economico-finanziaria in riferimento ai richiamati parametri costituzionali e comunitari, che risulta comunque distinta dalle funzioni di vigilanza alle quali invece si riferisce, stando al suo tenore letterale, l’art. 4, comma 1, del decreto legislativo n. 266 del 1992 (su tale distinzione, sentenze n. 161 e n. 63 del 2012n. 153 e n. 78 del 2011). Del resto questa Corte, anche alla luce della richiamata distinzione tra funzioni di controllo sulla legalità e regolarità della gestione economico-finanziaria spettanti alla Corte dei conti e funzioni di controllo e vigilanza svolte dalle Regioni e dagli enti locali sulla gestione amministrativa, ha espressamente affermato – anche in riferimento agli enti territoriali dotati di autonomia speciale – che il legislatore è comunque libero di assegnare alla Corte dei conti qualsiasi altra forma di controllo, purché questo abbia un suo fondamento costituzionale (ex plurimis, sentenze n. 179 del 2007n. 267 del 2006 e n. 29 del 1995).
Né vale, al fine di affermare il carattere esclusivo delle funzioni di controllo e di vigilanza sugli obiettivi di finanza pubblica e di sana gestione degli enti locali e delle aziende sanitarie, attribuito all’amministrazione provinciale dai menzionati parametri statutari e dalle relative norme di attuazione, il richiamo della Provincia autonoma ricorrente alle sentenze di questa Corte n. 228 del 1993 e n. 171 del 2005, peraltro riferibili al quadro normativo previgente alle sopravvenute modificazioni della norma statutaria e delle relative norme di attuazione invocate a parametro nel presente giudizio.
Il richiamo a tali precedenti è inconferente. Infatti, con la prima sentenza, è stata annullata la lettera-avviso del Ministro del tesoro che rivendicava poteri di ispezione sull’unità sanitaria locale n. 2 di Merano, i quali si collocavano, sulla base della disciplina dettata dall’art. 29 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440 (Nuove disposizioni sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato) e dall’articolo 3 della legge 26 luglio 1939, n. 1037 (Ordinamento della Ragioneria generale dello Stato), su un piano sovrapponibile ai poteri di vigilanza attribuiti all’amministrazione provinciale dalle norme statutarie e di relativa attuazione allora vigenti (sentenza n. 182 del 1997). La ricostruita funzione di controllo sulla legalità e regolarità della gestione economico-finanziaria svolta dalla Corte dei conti si configura invece in termini ben diversi, quanto a parametro e finalità perseguite: questi ineriscono alla tutela degli equilibri complessivi della finanza pubblica posti dai menzionati parametri costituzionali e dai richiamati obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. Con la seconda sentenza richiamata dalla ricorrente, questa Corte ha invece negato che spetti alla Corte dei conti sottoporre alla certificazione di compatibilità con gli strumenti di programmazione e di bilancio l’ipotesi di accordo di settore per il personale con la qualifica di direttore della Provincia autonoma di Trento. In quel giudizio, la pronuncia è stata motivata sulla base della circostanza che l’art. 60, comma 3, della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7 (Revisione dell’ordinamento del personale della Provincia autonoma di Trento), in materia di contrattazione collettiva, configurava un modello di controllo che replicava quello previsto dall’art. 51 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione della organizzazione delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell’articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), quando era ancora prevista l’autorizzazione governativa alla sottoscrizione dell’accordo. Di conseguenza, una volta modificata la norma a cui rinviava la sopra menzionata legge provinciale, non operando quest’ultima un rinvio “mobile” ma un rinvio “fisso”, veniva a mancare il presupposto normativo affinché la Corte dei conti potesse esercitare la propria funzione di controllo. Il dispositivo della sentenza richiamata dalla ricorrente risulta quindi strettamente connesso alle sopravvenute modificazioni del quadro normativo allora vigente.
5.— Con un secondo gruppo di censure, argomentate più approfonditamente nella memoria depositata in data 5 febbraio 2012, la Provincia autonoma ricorrente deduce l’illegittimità dell’impugnata delibera della sezione regionale della Corte dei conti in quanto lesiva delle prerogative provinciali nella materia «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario» nonché in forza del divieto opponibile all’organo statale di controllo di avviare i pertinenti procedimenti sino all’espletamento delle funzioni di vigilanza spettanti all’amministrazione provinciale e alla comunicazione dei relativi esiti.
Tali censure non sono fondate.
5.1.— Quanto al primo argomento dedotto dalla ricorrente, questa Corte ha già affermato che il sopra ricostruito controllo di legalità e regolarità della gestione economico-finanziaria risulta estensibile alle Regioni e alle Province dotate di autonomia differenziata (sentenze n. 198 del 2012n. 179 del 2007 e n. 267 del 2006), non potendo dubitarsi che anche la loro finanza sia parte della “finanza pubblica allargata” (sentenza n. 425 del 2004) e che pertanto sono ad esse opponibili i principi di coordinamento della finanza pubblica (ex plurimis, sentenze n. 229 del 2011n. 289 e n. 120 del 2008). Infatti, le norme sopra menzionate – e, in particolare l’articolo 1, commi da 166 a 172, della legge n. 266 del 2005, a cui si richiama la delibera impugnata nel presente giudizio – concorrendo «alla formazione di una visione unitaria della finanza pubblica, ai fini della tutela dell’equilibrio finanziario e di osservanza del patto di stabilità interno» (sentenze n. 198 del 2012 e n. 179 del 2007), hanno introdotto controlli di legalità e di regolarità sulle finanze pubbliche attribuiti alla Corte dei conti in riferimento alle compatibilità poste dagli articoli 81 e 119 Cost. e agli obiettivi parametrici di governo dei conti pubblici concordati in sede europea ai quali il legislatore regionale, ancorché dotato di autonomia speciale, non può sottrarre gli enti locali e gli enti del Servizio sanitario nazionale.
5.2.— Quanto al secondo argomento dedotto, la Provincia autonoma ricorrente muove dal presupposto errato che le funzioni spettanti alla Corte dei conti siano configurabili come controlli di secondo grado. Alla luce del quadro normativo già delineato dall’art. 3, comma 4, della legge n. 20 de1 1994, questa Corte ha invece chiarito che il controllo sulla gestione economico-finanziaria degli enti territoriali non si connota, in senso stretto, come controllo di secondo grado. Intervenendo infatti anche in via preventiva e in corso di esercizio, ed essendo attribuito alla Corte dei conti in veste di organo terzo (ex plurimis, sentenze n. 267 del 2006 e n. 64 del 2005), al servizio dello Stato-ordinamento (ex plurimis, sentenze n. 267 del 2006n. 470 del 1997 e n. 29 del 1995), esso risulta piuttosto collocabile nel quadro delle complessive relazioni sinergiche e funzionali con riguardo all’esercizio dell’attività di controllo esterno, finalizzate a garantire il rispetto dei richiamati parametri costituzionali e degli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea (ex plurimis, sentenze n. 267 del 2006n. 181 del 1999n. 470 del 1997n. 29 del 1995).
Ne consegue l’infondatezza del ricorso, posta la collocazione delle funzioni di controllo rispettivamente spettanti alla Corte dei conti e alla Provincia autonoma di Bolzano su piani distinti, seppur concorrenti nella verifica delle condizioni di tenuta del sistema economico-finanziario nazionale. Alla Corte dei conti è infatti attribuito il controllo sull’equilibrio economico-finanziario del complesso delle amministrazioni pubbliche a tutela dell’unità economica della Repubblica, in riferimento a parametri costituzionali (artt. 81, 119 e 120 Cost.) e ai vincoli derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (artt. 11 e 117, primo comma, Cost.): equilibrio e vincoli che trovano generale presidio nel sindacato della Corte dei conti quale magistratura neutrale ed indipendente, garante imparziale dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico. Alla Provincia autonoma spettano invece diverse forme di controllo interno sulla gestione delle risorse finanziarie, ancorché declinate in forma differenziata rispetto agli altri enti territoriali secondo quanto previsto dalle peculiari condizioni dello statuto di autonomia. Né può trascurarsi che tale distinzione, su cui poggia l’estensione agli enti territoriali dotati di autonomia speciale del controllo sulla legalità e sulla regolarità della gestione economico-finanziaria, assuma ancora maggior rilievo nel quadro delineato dall’art. 2, comma 1, della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale), che, nel comma premesso all’art. 97 Cost., richiama il complesso delle pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, ad assicurare l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara che spettava allo Stato e, per esso, alla Corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, adottare la deliberazione n. 4/2011/INPR, concernente l’approvazione del programma dei controlli e delle analisi della sezione di controllo di Bolzano per l’anno 2012, impugnata dalla Provincia autonoma di Bolzano con il ricorso per conflitto di attribuzione indicato in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 marzo 2013.
F.to:
Franco GALLO, Presidente
Sergio MATTARELLA, Redattore
Gabriella MELATTI, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 5 aprile 2013.

Allegato

ORDINANZA
Rilevato che l'ultima notifica regolarmente avvenuta del ricorso per conflitto di attribuzione ha avuto luogo il 23 febbraio 2012 e che, pertanto, ai sensi dell’art. 25, commi 3 e 4, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il termine per la costituzione in giudizio della parte scadeva il 3 aprile 2012;
che il deposito della memoria di costituzione in giudizio dell'Avvocatura generale dello Stato è avvenuto in data 27 marzo 2012;
che la deliberazione di resistenza in giudizio del Consiglio dei ministri è intervenuta nella riunione del 3 aprile 2012 ed è stata depositata nella cancelleria di questa Corte il successivo 16 aprile, e, quindi, oltre il sopra richiamato termine di costituzione in giudizio;
che i termini per la costituzione nel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti, previsti dagli articoli 25, terzo comma, e 41 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e dall’art. 25, comma 4, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, devono essere considerati perentori per costante giurisprudenza di questa Corte (v. le sentenze n. 332 del 2011n. 149 del 2009 e n. 313 del 2006);
che, inoltre, questa Corte ha affermato l’esigenza della previa deliberazione da parte dell'organo collegiale ai fini della presentazione del ricorso o della costituzione in giudizio (ex plurimis, sentenze n. 61 del 2011n. 51 del 2007n. 54 del 1990);
che, pertanto, in assenza di una previa deliberazione del Consiglio dei ministri, la costituzione in giudizio dell'Avvocatura generale dello Stato è inammissibile.
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara inammissibile la costituzione in giudizio del Presidente del Consiglio dei ministri.

F.to: Franco GALLO, Presidente
http://www.giurcost.org/decisioni/2013/0060s-13.html

Articolo 11 del D.Lgs. 118 del 2011 (Schemi di bilancio) COMMA 6

l comma 6 novellato prevede che la relazione sulla gestione allegata al rendiconto è un documento illustrativo della gestione dell'ente, nonché dei fatti di rilievo verificatisi dopo la chiusura dell'esercizio e di ogni eventuale informazione utile ad una migliore comprensione dei dati contabili. In particolare la relazione illustra: a) i criteri di valutazione utilizzati; b) le principali voci del conto del bilancio; c) le principali variazioni alle previsioni finanziarie intervenute in corso d'anno, comprendendo l'utilizzazione dei fondi di riserva e gli utilizzi delle quote vincolate e accantonate del risultato di amministrazione al 1° gennaio dell’esercizio precedente, distinguendo i vincoli derivanti dalla legge e dai principi contabili, dai trasferimenti, da mutui e altri finanziamenti, vincoli formalmente attribuiti dall'ente; d) l'elenco analitico delle quote vincolate e accantonate del risultato di amministrazione al 31 dicembre dell’esercizio precedente, distinguendo i vincoli derivanti dalla legge e dai principi contabili, dai trasferimenti, da mutui e altri finanziamenti, vincoli formalmente attribuiti dall'ente; e) le ragioni della persistenza dei residui con anzianità superiore ai cinque anni e di maggiore consistenza, nonché sulla fondatezza degli stessi, compresi i crediti di cui al comma 4, lettera o); f) l'elenco delle movimentazioni effettuate nel corso dell’esercizio sui capitoli di entrata e di spesa riguardanti l'anticipazione, evidenziando l'utilizzo medio e l'utilizzo massimo dell'anticipazione nel corso dell'anno, nel caso in cui il conto del bilancio, in deroga al principio generale dell'integrità, espone il saldo al 31 dicembre dell’anticipazione attivata al netto dei relativi rimborsi; g) l'elencazione dei diritti reali di godimento e la loro illustrazione; h) l'elenco dei propri enti e organismi strumentali, con la precisazione che i relativi rendiconti o bilanci di esercizio sono consultabili nel proprio sito internet; i) l'elenco delle partecipazioni dirette possedute con l'indicazione della relativa quota percentuale; j) gli esiti della verifica dei crediti e debiti reciproci con i propri enti strumentali e le società controllate e partecipate. La predetta informativa, asseverata dai rispettivi organi di revisione, evidenzia analiticamente eventuali discordanze e ne fornisce la motivazione; in tal caso l'ente assume senza indugio, e comunque non oltre il termine dell'esercizio finanziario in corso, i provvedimenti necessari ai fini della riconciliazione delle partite debitorie e creditori e; k) gli oneri e gli impegni sostenuti, derivanti da contratti relativi a strumenti finanziari derivati o da contratti di finanziamento che includono una componente derivata; l) l'elenco delle garanzie principali o sussidiarie prestate dall'ente a favore di enti e di altri soggetti ai sensi delle leggi vigenti, con l'indicazione delle eventuali richieste di escussione nei confronti dell'ente e del rischio di applicazione dell'articolo 3, comma 17 della legge 24 dicembre 2003, n. 350; m) l'elenco descrittivo dei beni appartenenti al patrimonio immobiliare dell'ente alla data di chiusura dell'esercizio cui il conto si riferisce, con l'indicazione delle rispettive destinazioni e degli eventuali proventi da essi prodotti; n) gli elementi richiesti dall'articolo 2427 e dagli altri articoli del codice civile, nonché da altre norme di legge e dai documenti sui principi contabili applicabili; o) altre informazioni riguardanti i risultati della gestione, richieste dalla legge o necessarie per l'interpretazione del rendiconto.








INTERPELLANZA
(risposta scritta con urgenza)


N. -  Chiarimenti sulle inadempienze riguardanti il Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria



DESTINATARI:

Al Presidente della Regione, all'Assessore del territorio e dell'ambiente,  


                                                                       TESTO


Rilevato che

più di 5 anni fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;

gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;

la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio, nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;

l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione

a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate. 

Considerato che

il c.d., Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;

nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;

detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana  e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;

a fine gennaio di quest’anno il Tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d. Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria contiene “vistose copiature di un piano di un’altra regione” e si condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione l'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, poichè nell'esercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti opinabili in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;
lo scorso 13 marzo il GUP del Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, nonostante fossero a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria, gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, ed il processo si aprirà il prossimo 3 giugno.

si chiede di  conoscere

- quali iniziative ritenga di voler adottare, ed in che tempi (dopo quasi 6 anni) per la revoca immediata del Piano copiato;

- come intende procedere per fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto godere nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi;

- per quali motivi il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della copiatura e quindi della non conformità, il tutto ancor più aggravato dall’intervenuta condanna penale a carico del responsabile della redazione della copiatura del Piano;

- per quali motivi sono rimaste senza risposta, a distanza di oltre 4 mesi, le richieste di ritiro del Piano inoltrate all’attuale assessore al territorio da parte di Legambiente e della CGIL, ulteriormente sollecitate, anche con formale diffida, dalle associazioni Comitato Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente, Italia Nostra, WWF Palermo, disattendendo le norme sui procedimenti e sulla trasparenza amministrativa di cui alla L.R. 5/2011;  

- se sono stati intrapresi provvedimenti nei confronti del dott. Salvatore Anzà a seguito della sua condanna e se il Governo intenda costituirsi parte civile nel processo contro gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, e gli ex assessori al territorio e ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, che si aprirà il 3 giugno prossimo presso il Tribunale di Palermo;

- quando intende adottare un vero Piano regionale di risanamento 
della qualità dell’aria.

(Gli interpellante chiedono  lo svolgimento  con urgenza)


(15 Aprile 2013)                                                                           Firmatari:       Stefano Zito (M5S)
Cancelleri Giovanni Carlo
Cappello Francesco
 Ciaccio Giorgio
 Ciancio Gianina
 Ferreri Vanessa
Foti Angela
La Rocca Claudia
 Mangiacavallo Matteo
 Palmeri Valentina
Siragusa Salvatore
 Trizzino Giampiero
 Troisi Sergio                                                                                                                        Venturino Antonio
 Zafarana Valentina



INTERPELLANZA



N.  0000 - Qualità dell’aria e probabile aumento di tumori nella provincia di Siracusa. Proposta di un decreto ad hoc per gli inquinanti di origine petrolchimica e di un Piano di Risanamento dell’aria


DESTINATARI:

Al Presidente della Regione, all’Assessore per il territorio e l’ambiente, all’Assessorato per la Salute.


                                                                       TESTO

Premesso che:

Con decreto legislativo n. 155 del 13 agosto 2010 (So n. 217 alla Gu 15 settembre 2010 n. 216), attuazione della direttiva 2008/50/Ce, sostituente a sua volta le disposizioni di attuazione delle direttiva 2004/107/Ce nonché le recenti normative fra cui il D.M. 60/2002, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa, gli inquinanti che raggiungono il valore limite ovvero il livello fissato in base alle conoscenze scientifiche, incluse quelle relative alle migliori tecnologie disponibili, al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana o per l'ambiente nel suo complesso, che deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e che non deve essere successivamente superato, sono le concentrazioni di biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), benzene (C6H6), monossido di carbonio (CO), ozono (O3), piombo (Pb), PM10 (polveri sottili), PM2.5 (polveri ultrasottili), metalli pesanti, tra cui: arsenico (As), cadmio (Cd), nichel (Ni), mercurio (Hg) e tra gli Ipa solo il benzo(a)pirene (BaP), che secondo lo Iarc è l’idrocarburo policiclico aromatico classificato come “probabile” cancerogeno.

Le stime della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che nove persone su centomila esposte ad una concentrazione di 1 ng/m3 (1 nanogrammo è un miliardesimo di grammo) di benzo(a)pirene sono a rischio di contrarre il cancro.
Il benzo(a)pirene nel 2010 e nel 2011 è stato riscontrato a Priolo e a Scala Greca in concentrazioni superiori al limite di legge (vedi relazione scientifica in allegato).
L’Occupational Safety and Health Administration (OSHA) ha stabilito un limite di 0,2 mg di IPA per m3 d’aria.
Il National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) raccomanda che i livelli nell’aria siano inferiore a 0,1 mg/m3 per un giorno lavorativo di 10 ore nell’ambito di 40 ore settimanali di lavoro.
A quanto pare l’Asp di Siracusa ai lavoratori esposti fa effettuare solo le analisi di routine.

Con decreto regionale n. 888/17 (oggi del 14.06.2006) invece oltre a disciplinare in atmosfera SO2, NO2, O3, PM10 e PM2, si rilevano gli NMHC (idrocarburi non metanici) e il Toluene-etil Benzene O-M-P Xilene.
Questo decreto stabilisce delle soglie oltre le quali devono essere operate delle azioni correttive alle emissioni da parte delle Aziende operanti nel comprensorio industriale del Siracusano. Sulla base dei dati prodotti dalla Rete Interconnessa (Arpa-Provincia-Cipa), istituita per il controllo dell’inquinamento atmosferico, ogni ora una routine verifica, secondo gli algoritmi di calcolo contenuti nel Decreto, se vi sia un superamento delle “soglie” previste per l'attivazione dei “Livelli di intervento”.
Gli interventi previsti, come detto, mirati a prevenire fenomeni di degrado della qualità dell’aria, si articolano su tre livelli a seconda delle concentrazioni raggiunte dalle diverse sostanze monitorate (SO2,  NO2 e O3, se associato a un  superamento di NMHC). Più alto è il livello delle concentrazioni rilevate maggiore è il livello di intervento che viene diramato e più energiche sono le azioni di contenimento delle emissioni che le Aziende devono mettere in atto.
Gli inquinanti atmosferici menzionati sono quelli elencati nell’allegato I della Direttiva 96/62/CE, come modificata nella Decisione 2001/752/CE.

Osservando entrambi i Decreti si notano delle grosse inadempienze, nel senso che sia il Decreto n. 155/2010 sia il Decreto 888/17 non fissano i valori limiti per la maggior parte degli inquinanti di origine petrolchimica, come i mercaptani, l’acido solfidrico (H2S), gli idrocarburi policiclici aromatici quali: benzo(a)antracene, benzo(K)fluorantene, dibenzo(a,h) antracene, indeno(1,2,3-cd)pirene, definiti dallo Iarc come “possibili” cancerogeni, e per quanto riguarda il benzene (idrocarburo aromatico volatile), si rilevano soltanto il limite annuale (5 μg/m3 ) e non quello orario giornaliero, che a quanto pare nell’anno 2009 e 2010 alla Sasol (Augusta) raggiungeva dei picchi orari spaventosi (300 μg/m3 ) piuttosto significativi. Dalla letteratura si evince che brevi esposizioni di 5-10 minuti a livelli molto alti di benzene nell’aria (10000-20000 ppm) possono condurre alla morte. Livelli di concentrazione più bassi (700-3000 ppm) possono causare vari sintomi come sonnolenza, aumento del battito cardiaco, tremori, confusione e perdita di coscienza.
Concentrazioni minori, ma più prolungate nel tempo, possono alterare la memoria e certe capacità psichiche. Il benzene è responsabile di disturbi e di un effetto irritante sulla pelle e sulle mucose (oculare e respiratoria in particolare).

Rilevato che:

L’esposizione al benzene è stata anche collegata al danno ai cromosomi, la parte delle cellule responsabile dello sviluppo delle caratteristiche ereditarie e a danni a livello degli organi riproduttivi.

Uno studio condotto dall’equipe di Paolo Crosignani, direttore dell’Unità Operativa Registro Tumori dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, ha verificato la correlazione tra la concentrazione di benzene e l’insorgenza di leucemie infantili.

Studi recenti (Cocima, 2013) dimostrano come questa sostanza provenga sia dalle emissioni convogliate e controllate sia, soprattutto, dalle emissioni diffuse e fuggitive: dai parchi serbatoi di benzine e gasoli per evaporazione, dalle torce, dagli impianti per perdite varie o per incidenti, incendi compresi. Dispersioni per lesioni dei serbatoi e di alcune condotte hanno determinato l’inquinamento dei suoli e delle falde (Aureli, 1985; Arpa 2002; Arpa 2012).

Nell’anno 2010-2011 sia a Priolo che a Scala Greca sono state riscontrate, sulle polveri (PM10), concentrazioni di benzo(a)antracene, benzo(K)fluorantene, di benzo(a,h)antracene, indeno(1,2,3-cd)pirene del valore limite superiore a 1 ng/m3, ma non essendoci un valore limite fissato dagli attuali Decreti, non sappiamo che danno hanno comportato alla salute umana
.
Per quanto attiene all’acido solfidrico, altra sostanza non normata, in data 19/08/2011 si è riscontrato un picco di 73.2 µg/Nm3 e in data 01/06/2012 una concentrazione 65.3 µg/Nm3  riscontrato a Melilli (SR). Da letteratura mette in evidenza una soglia olfattiva di circa 7 µg/Nm3 e un limite di esposizione consigliato dall'OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) di 150 µg/Nm3 come media nelle 24 ore.

Nel polo petrolchimico siracusano dal mese di dicembre 2011 al mese di luglio 2012 è stato dimostrato dagli organi di controllo preposti, a seguito di diversi eventi e/o incidenti rilevanti, che l’H2S fuoriesce dalle raffinerie, in particolare: sistema torce, impianti di trattamento acque di scarico, linee e impianti che processano detto inquinante. Inoltre è stato rilevato che tutte le aziende del petrolchimico (Esso, Isab impianti sud, Isab impianti nord, Isab Energy) non sono dotate di analizzatori che h/24 svolgono funzione di sorveglianza dei livelli di questo gas negli ambienti di lavoro.

In pratica gli attuali Decreti in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente sembrano riconoscere come inquinanti soltanto le sostanze derivanti da traffico veicolare (SO2; NOx; O3). E’ come se non si volessero considerare le raffinerie come fonti principali di inquinamento atmosferico. È come se le aree a rischio in Sicilia non fossero mai esistite.

Malgrado ciò, nel 1990 l’area del quadrilatero industriale Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa è stata dichiarata “ad elevato rischio di crisi ambientale” in conformità alla legge 349 del 08/07/86, in quanto caratterizzata da gravi alterazioni negli equilibri ambientali (AERCA), quindi, da sottoporre a risanamento tramite appositi piani. Inoltre è stata perimetrata, ai sensi della legge 426/1998, sito di interesse nazionale (SIN), dunque, da sottoporre a bonifica e ripristino ambientale, così come le altre 2 aree a rischio siciliane: Gela e Milazzo.

Le sostanze inquinanti non normate che sono state descritte vengono rilevate dall’Arpa, che oltre a trasmetterle alle autorità preposte li invia all’Asp 8 di Siracusa. L’Asp, in qualità di organo competente per la protezione della salute umana a quanto sembrerebbe non correla i dati con i tumori nella provincia di Siracusa. È chiaro che da parte dell’Asp oltre all’assenza di un archivio storico dei dati utile per monitorare negli anni l’andamento delle emissioni inquinanti in atmosfera, non è ancora stata attivata una forma incisiva di monitoraggio sanitario.

Nel 2001 gli studi del RTP (Registro tumori provinciale) di Siracusa segnalano una alta incidenza di Malformazioni Congenite nell’area di Augusta e dintorni. I tassi più elevati si raggruppano in un cluster comprendente la zona costiera che si sviluppa da Augusta a Siracusa fino ai comuni del più vicino retroterra, anche a seguito di altre segnalazioni parte una indagine della Procura di Siracusa. Si riscontra una forte contaminazione da mercurio nella rada di Augusta (per illeciti smaltimenti dall’impianto Cloro-Soda dell’Enichem, oggi Syndial). Tant’è che l’azienda colpevole ma non imputata dona a 101 famiglie, che avevano avuto figli malformati, undici milioni di euro.

Nel 2003 vengono pubblicati i risultati di uno studio (Nicotra, 2007) di monitoraggio della rada, i cui sedimenti marini erano contaminati di metalli pesanti, tra cui il mercurio 22 volte il limite tabellare, e idrocarburi policiclici aromatici superiori al valore di riferimento.

Nello stesso anno,  da una perizia della procura di Siracusa viene fuori che le concentrazioni di mercurio nei capelli delle donne di Augusta (1,45 mg/g) sono risultate maggiori che nelle donne di Catania (1,14 mg/g) con differenze statisticamente significative (p 0.01).

Volendo ricorrere a confronti con aree geografiche coinvolte in passato da gravi contaminazioni da mercurio, i valori osservati ad Augusta si collocano tra quelli osservati a Minamata (1,76 mg/g) e quelli osservati ad Elubo nel Ghana (1,21 mg/g).

Per quanto riguarda i tumori, dal 1999 al 2002, si afferma che il Distretto con la più alta incidenza di Tumori è quello di Augusta, i cui valori tra i maschi si attestano ben oltre quelli del Pool Italia. Tra le sedi neoplastiche in eccesso: i Tumori di Fegato (M-F), Pancreas (M-F), Polmoni (M), Melanomi (F), Torace (M), Pleura (M-F), Utero, Ovaio, Encefalo (M-F), Tiroide (M-F), Linfomi H (F) e Mielomi (F). In tutto 12 Sedi Tumorali che, con poche eccezioni, collocano Augusta nell’ambito di un profilo epidemiologico tipico delle aree fortemente industrializzate.

Al 2° posto si colloca il Distretto di Siracusa, i cui TSI si attestano al di sotto di quelli di Augusta. Tra le sedi neoplastiche in eccesso: i Tumori di Pleura (M), Utero, Encefalo (M), Tiroide.


Visto e considerato che la qualità della vita di una comunità dipende essenzialmente dalla caratterizzazione dei siti contaminati, dagli interventi di bonifica, da un Piano di Risanamento dell’aria che si respira, ove in Sicilia sono fermi al palo, rispettivamente, dal 2008 (nonostante soldi pubblici stanziati, 770 milioni di euro) e dal 1999  nonché di un monitoraggio h/24 sanitario sia delle emissioni che sui lavoratori esposti a inquinanti petrolchimici, soprattutto di IPA.


PER CONOSCERE SE NON RITENGANO OPPORTUNO 

1.      Provvedere alla realizzazione immediata di un Decreto Regionale ad hoc per le sostanze di derivazione delle raffinerie del petrolchimico site nella regione siciliana.

2.      Provvedere all’applicazione di un Piano di risanamento ambientale dell’aria.
La mancanza di un Piano di Tutela e Risanamento della qualità dell’Aria, del qual fatto vanno individuate e censurate le responsabilità politiche e burocratiche, costituisce una grave “omissione di soccorso” nei confronti dei cittadini e dell’ambiente intero. Si ricorda che per questa inadempienza l’Unione Europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

3.      Provvedere al’applicazione dell’accordo di programma per le bonifiche: “Interventi di riqualificazione ambientale funzionali alla reindustrializzazione e infrastrutturazione delle aree comprese nel sito di interesse nazionale di Priolo”.


            (Gli interpellanti chiedono  lo svolgimento  con urgenza)



(15 Aprile 2013)                                                                           Firmatari:       Stefano Zito (M5S)
Cancelleri Giovanni Carlo
Cappello Francesco
 Ciaccio Giorgio
 Ciancio Gianina
 Ferreri Vanessa
Foti Angela
La Rocca Claudia
 Mangiacavallo Matteo
 Palmeri Valentina
Siragusa Salvatore
 Trizzino Giampiero
 Troisi Sergio
                                                                                                                          Venturino Antonio
 Zafarana Valentina




Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13 90040  Isola delle Femmine

  

Al Servizio 4

"Ufficio unico procedimenti disciplinari",

dipartimento della Funzione Pubblica,

viale  Regione Siciliana 2194, 90100 Palermo


tel: 091 - 70.72826    -   fax : 091 - 70.72843
inviato dal numeo 0918616100 9,13

 

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta
Piazza Indipendenza 21
fax :  091 7075302 90129 Palermo email: rcrocetta@ars.sicilia.it
inviato dal numeo 0918616100 9,01
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia

Dott.sa Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
fax : 091 7077963 90146 Palermo  email: assessore.territorioambiente@regione.sicilia.it
inviato dal numeo 0918616100 9,43

e  p.c. IV Commissione  Ambiente e Territorio

Assemblea Regionale Siciliana
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
fax : 0917054564 90146 Palermo  email:  trzgpr@gmail.com
inviato dal numeo 0918616100 9,59


Anticipata via email  Fax

OGGETTO: richiesta informazioni sui provvedimenti adottati a carico del Dottor Anzà a seguito della condanna penale n. 5055 del 18/10/2012

Il sottoscritto Giuseppe Ciampolillo coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita sezione Legambiente di Isola delle Femmine, con la presente chiede di conoscere, ai sensi della normativa vigente in materia di trasparenza amministrativa, i provvedimenti che questo spettabile Ufficio ha adottato nei confronti del dirigente pro tempore del Dipartimento Ambiente della Regione Sicilia, Salvatore Anzà, a seguito della condanna n 5455 del 18 ottobre 2012 che lo ha visto condannato a 1 anno e 8 mesi, e che fa seguito alla condanna 2708 del 2010 depositata il 5/3/2010.per diffamazione ai danni di Giuseppe Messina, portavoce cittadino di Legambiente, emessa dal Tribunale Civile di Palermo con sentenza

Il sottoscritto avanza tale richiesta in quanto parte in causa  in diversi procedimenti giudiziari connessi all'attività del dottor Salvatore Anzà nell'esercizio delle sue funzioni di dirigente presso il Dipartimento Ambiente.





Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,
Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:  Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allega
  1. sentenza di condanna a 1 anno e 8 mesi n 5455 2012 del 18 ottobre 2012 a carico del dr. Salvatore Anzà:
  2. sentenza di condanna per diffamazione  del dr. Salvatore Anzà n. 2708 2010 depositata il 5 3 2010 ;
  3. Articolo Quotidiano di Sicilia Luigi Solarino “Piano dell’aria finisce in tribunale condannato direttore del progetto






Isola delle Femmine 16 aprile 2013  



Sicilia – “Respiriamo” ancora l’aria del “Piano aria pulita del Veneto”



In Sicilia ancora “aria pulita del Veneto”. Forse qualcuno ricorda la ridicola storia interpretata dagli uomini di Lombardo che gestivano l’assessorato territorio e ambiente della regione siciliana. Le risate che la Petrix ha suscitato con le sue “interviste” dei protagonisti (progettisti, assessore e dirigente regionale). Bene dopo 5 anni dalla “stesura” con copia incolla di quel piano, e dopo che un dirigente è stato condannato per aver calunniato e ingiuriato persone ed associazioni ambientaliste, nessun intervento è stato adottato dal Governo regionale per ridare ai siciliani la possibilità di “respirare” un po’ d’aria della Trinacria.
Era abbastanza prevedibile che nessun intervento sarebbe stato posto in essere dal governo (si fa per dire) Lombardo per riparare – se non altro – alla mala figura, in fondo si trattava di uomini di fiducia del governatore; per altro aver spostato il dirigente generale dal territorio al Corpo Forestale era stata già una cosa eccezionale – a sentire il personale del Corpo ne avrebbero fatto volentieri a meno. Ma che ancora oggi nemmeno il Governo del rivoluzionario Crocetta ha aperto una finestra per respirare aria di Sicilia, ci sembra un tantino strano.
Ancora più strano è parso alle associazioni: Legambiente Sicilia, Cgil Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita; le quali, dopo aver atteso l’inserimento della Giunta Crocetta, hanno segnalato “l’anomalia” alla nuova amministrazione, chiedendo all’assessore al territorio e ambiente Maria Lo Bello di chiudere definitivamente la finestra sul Veneto ed aprire quella sulla Conca d’oro.
Nella lettera delle associazioni si legge:
“A fronte di questa situazione a dir poco paradossale – lettera firmata da Mimmo Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia – che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione”.
La segnalazione appare più che opportuna ed è sorretta dalla speranza che rifacendo il piano, nel caso di copiature, ci si rifaccia ai tanti testi sull’ambiente siciliano.

http://www.nuovosoldo.it/2013/03/10/sicilia-respiriamo-ancora-laria-del-piano-aria-pulita-del-veneto/









A NOI AMBIENTALISTI Siciliani  l’idea di realizzare le “piste ciclabili sfruttando argini di fiumi e canali” ci aveva insospettito NON POCO  e quindi……….

“PUO’ RITENERSI ACCERTATO CHE IL PIANO CONTENEVA SE NON ERRORI, COMUNQUE VISTOSE COPIATURE DI UN PIANO DI ALTRA REGIONE

La teste Interlandi Rosanna, all’epoca dei fatti Assessore Regionale per il territorio ed Ambiente, la quale ha spiegato che all’Anzà era stata affidata la redazione del “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” che era stato pubblicato ad agosto 2007 sul sito dell’Assessorato.

Il piano era stato elaborato con ritardo rispetto ai tempi dovuti, ritardo per il quale era stata attivata un procedura comunitaria per infrazione.

Era però emerso che il “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” oltre a contenere ERRORI DI SINTASSI vari, era una COPIATURA di un precedente piano redatto per la regione  Veneto e tale circostanza risultava da una serie di INDICAZIONI e RIFERIMENTI che erano del tutto ILLOGICI ed INCONGRUI ove riferiti al territorio siciliano.

In particolare si faceva riferimento alle immissioni atmosferiche derivanti dall’uso dei riscaldamenti domestici dovuti al CLIMA RIGIDO, si indicava quale soluzioni dell’inquinamento da traffico il potenziamento delle PISTE CICLABILI da realizzare sugli ARGINI DEI FIUMI CHE ATTRAVERSANO I CENTRI STORICI e, in alcuni casi si trovava addirittura il link della Regione Veneto (pag 14 verbale del 24.11.2011).

Appare quindi evidente che non possono ritenersi credibili i testi Barbaro e Tolomeo che hanno parlato di correzioni effettuate dalla segreteria e nel tempo di ventiminuti – mezz’ora; ma soprattutto appare evidente che gli errori del “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria”, non potevano essere semplici “refusi”, giacchè non potrebbe logicamente giustificarsi la creazione ad hoc di una commissione composta da tre soggetti che ha lavorato per quattro mesi, per la correzione di un elaborato di appena 385 pagine, compresi gli allegati.


….lungi da essere meri refusi come dichiarato eufemisticamente  da testi interessati anche ad escludere ovvero attenuare proprie responsabilità  amministrative, erano vere e proprie COPIATURE.

Peraltro, nello stesso “decreto di correzione relativo al piano regionale per la tutela della qualità dell’aria”  si legge di “comunità montane”, “argini di fiumi e vcanali”, “intero territorio pianeggiante della regione”, “bacino aerologico padano” eccc..

….il “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” conteneva effettivamente degli errori che per la loro evidenza e natura erano tali da rendere legittime le critiche…..

Per quanto riguarda la commisurazione della pena, rileva questo Giudice che NON si ravvisano motivi per la concessione  delle circostanze ATTENUANTI e ciò sia per motivi processuali che per motivi sostanziali.

…Infatti la vicenda presenta profili di indubbia gravità……….per formulare offese personali connotate da una fortissima violenza verbale, violenza di cui l’IMPUTATO non è sembrato neppure rendersi conto nel corso del suo esame dibattimentale.


DICHIARA Anzà Salvatore responsabile del REATO continuato a lui ascrittoi e lo CONDANNA ALLA PENA di UNO ANNO e MESI OTTO  di RECLUSIONE, oltre che al pagamento delle spese processuali………….


Sentenza  n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, nei confronti di Anzà Salvatore EX DIRIGENTE ASSESSORATO TERRTORIO AMBIENTE DELLA REGIONE. L’accusa: diffamazione   in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .

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Diffamazione – Condannato dirigente Regione Siciliana




PALERMO -  Con sentenza n° 5455/12 il dirigente regionale Salvatore Anzà è stato condannato ad 1 anno e 8 mesi di reclusione per diffamazione per mezzo di atti pubblici del suo ufficio dell’Assessorato Territorio e Ambiente, unitamente al pagamento delle spese processuali. Dal giudice non sono state concesse le attenuanti generiche.

Tutto partì da una conferenza stampa del 21 nov. 2007 nel quale Legambiente denunciò che il Piano Regionale di Coordinamento per la Tutela della Qualità dell’Aria, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’Assessore al Territorio e Ambiente Rosanna Interlandi, era un copiato da un simile piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, che già era stato bocciato dalla Comunità Europea, nonché una mescolanza di capitoli, paragrafi, e contenuti. integralmente ripresi da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni.

Legambiente, il suo presidente regionale Domenico Fontana ed i partecipanti a quella conferenza del 21 novembre 2007, mediante diverse note redatte su carta intestata del Dipartimento Ambiente, divennero bersaglio di attacchi da parte dell’Anzà che a seguito delle note indirizzate agli ambientalisti  venne dagli stessi querelato.

La condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione inflitta con sentenza di condanna è stata sospesa, poiché essendo il dr. Anzà incensurato è stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena.


Sentenza  n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana. E il procedimento aperto in relazione alla denuncia di Legambiente per le  note inviate dall’Anzà a vari enti, in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .

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ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 1

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 2

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 3

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 4
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 5

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 6

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 7

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 8

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 9

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 10

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 11

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A  UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 12

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 13

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 14
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 15
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 16

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 17

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 18

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 19
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 20

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 21

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 22

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 23

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 24

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 25







Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13

  

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta
Piazza Indipendenza 21
Fax 091 7075302 90129 Palermo fax inviato 19.2.13 h. 17,58 rac rr 1424411893871
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
Dott.sa Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
Fax 091 7077963 90146 Palermo  fax inviato 19.2.13 h. 17,55 rac rr  90040130219004220 posta express

e  p.c. IV Commissione  Ambiente e Territorio

Assemblea Regionale Siciliana
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
Fax 0917054564 inviato 19.2.13 h. 17,51 racc rr 14241189396


Anticipata via Fax

OGGETTO: ATTO D’INVITO E DIFFIDA A PROVVEDERE CON ISTANZA IN AUTOTUTELA ALLA REVOCA ED AL RITIRO DAL SITO WEB   DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE  DEL " PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA QUALITA' DELL'ARIA AMBIENTE" 


Sig. Presidente,  Sig. Assessore, on.le Presidente IV commissione

poichè ad oggi risulta senza seguito la richiesta inoltrata con R.R.  il 21  e 22 gennaio 2013  alle SS.VV. da parte delle scriventi Associazioni e fin dal 24 dicembre 2012 da parte di Legambiente e della CGIL al fine del ritiro del “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” (2007) in quanto copiato quasi 6 anni fa da quello omologo della Regione Veneto e da vari documenti già editi da altri Enti, le scriventi Associazioni, anche alla luce della sentenza del Tribunale di Palermo (allegata alla presente) che ha condannato il dott. Salvatore Anzà del Dipartimento Ambiente alla pena di 1 anno e 8 mesi per la vicenda in questione, reiterano la richiesta e diffidano a volerle  dare immediato adempimento, non da ultimo quale segnale di concreta applicazione dei principi di legalità e trasparenza di cui il Governo dichiara di farsi interprete.       

n.b.  n. raccomandate inviate il 31 gennaio 2013 142411891787- 1424411892562  ricevute entrambe il 31 gennaio 2013


FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni presidente di  Italia Nostra,
WWF Palermo,
Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,

Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:  Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allega
  1. Sentenza di Condanna  emessa in data 18 ottobre 2012 nei confronti  del  Dottor Anzà Salvatore Autore del Piano









Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13 Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta
Piazza Indipendenza 21
Fax 091 7075302 90129 Palermo
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
Dott.sa Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
Fax 091 7077963 90146 Palermo 

Anticipata via Fax

Sig. Presidente e Sig. Assessore,
il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegato).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata     del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.
 E’ di queste giorni la notizia del Tribunale penale  di Palermo Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010  che  nell’udienza del 18 ottobre 2012, è stata emessa la sentenza n. 5455/2012,   di condanna   a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana.
L’operato del dr. Anzà  risulta  a nostro parere di una gravità estrema, in quanto dette  note sono state redatte su carta intestata dell'ARTA e firmate dall'Anzà nelle funzioni ufficiali di responsabile del Servizio 3 verso l'esterno in rappresentanza dello stesso ARTA.

FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni presidente di  Italia Nostra,
WWF Palermo,
Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,
Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:  Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allegano:
1.      Piano Siciliano e Fonti copiate
2.      Guida lettura Piano

 Raccomandata 142411891787 ricevuta 31 gennaio 2013 inviata da isola delle femmine 22 gennaio 2013
 Raccomandata  90040130122003650 inviata da Isola delle Femmine il 22 gennaio 2013 






                                                                     
Al Presidente della Regione
                                                                                                                          All’Assessore Regionale
                                                                                                                   del Territorio e dell’Ambiente


Sig. Presidente e Sig. Assessore,

il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegati).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata    
del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.

Palermo,

         Legambiente Sicilia                                                     CGIL Sicilia
          Domenico Fontana                                                     Antonio Riolo
                  


XVI Legislatura ARS
INTERROGAZIONE
(risposta scritta)

Al Signor Presidente della Regione


Iniziative finalizzate alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute della popolazione dall’inquinamento atmosferico nella Regione Siciliana – Inadempienze circa la redazione del Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria ed aberrazioni in merito all’adozione da oltre 5 anni di un Piano copiato dall’omologo della Regione Veneto e da documenti editi da altre fonti


premesso che,
•   più di 5 anni fa, iI 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia, denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;

•  gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, dott. Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto (anno 2000), cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;

•  la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;

•  l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione;

•   a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate;   
e considerato che

•  il c.d. Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato per giunta già bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;

•         nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;

•         detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana  e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;

•   lo scorso mese di novembre si è appreso dagli organi di stampa che la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, degli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro;  

•  è di questi giorni la notizia che il Tribunale di Palermo ha emesso la sentenza n. 5455/2012 di condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa) nei confronti dell'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, il quale , nell'esercizio delle sue funzioni, aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti gravemente diffamatori e offensivi in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;

per sapere quali iniziative ritenga di adottare, ed in che tempi, al fine di

porre immediatamente termine, dopo oltre 5 anni e mezzo, con la revoca del Piano copiato, a questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione;

fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto impunemente godere a tutti i livelli nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi e di un sistema di connivenze tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione fare conoscere i motivi per i quali il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno dei vertici politici e burocratici che si sono succeduti negli anni sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della ben nota copiatura e quindi della macroscopica non conformità, tanto è vero che nessuno degli stessi vertici e degli uffici lo ha messo in atto;

adottare un vero Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria

 (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

PAGINA 24 DELLA SENTENZA 




















PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 1474 23 dic 2008 contratto Ing Vincenzo Sansone
formalizzato dirigente 2 VIA VAS 17 DIC 2008 A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008
PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 155 29 GENN 2009 contratto
Ing NATALE ZUCCARELLO NOMINA dirigente RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA
ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008













ITALCEMENTI 16.2. 2013 AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE illegittima ?


http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/italcementi-autorizzazione-integrata-ambientale-decreto-693-18-luglio-2013-diffida-ritiro-decreto-e-denuncia-ai-carabinieri2.pdf

  • DEPURAZIONE BONIFICA RISANAMENTO AMBIENTALE GOVERNO BERLUSCONI 19 FEBBRAIO 2010 ORDINANZA COMMISSARIALE EMERGENZA RIFIUTI




















http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/italcementi-autorizzazione-integrata-ambientale-decreto-693-18-luglio-2013-diffida-ritiro-decreto-e-denuncia-ai-carabinieri1.pdf


anza, ARNONE, CAVALLARO, ciampolillo, Cirincione, Fontana, GENCHI, interlandi, LEGAMBIENTE, MESSINA, PELLERITO, PIANO AEROLOGICO PADANO, Sansone, Sentenza 5455/2012, SMOG MAZZARA, TOLOMEO, Trizzino, zuccarello,